I SINDACI DI BRONTE

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I personaggi illustri di Bronte, insieme

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Dal 1800 al 1862 - dal 1863 al 1903 - dal 1903 al 1914 - dal 1914 al 1952 - dal 1952 al 1968dal 1968 al 1993 - - dal 1993 al 2005 - dal 2055 ad oggi

1802

DINARO NICOLO' (dal 15 Luglio). Quasi due secoli prima della sua nomina, nel 1638, i brontesi avevano acquistato il diritto di nominare gli ufficiali preposti alla giurisdizione civile e criminale. Bronte vide così innalzata allo Scialandro la forca, segno del mero e misto impero. «Di questo dritto, - scrive B. Radice - del quale godeva l’Università di Bronte, nel 1802 tentò spogliarlo il duca Nelson eleggendo in Catania una corte superiore con manifesto danno della popolazione brontese. Contro tale attentato insorse il sindaco Nicolò Dinaro il 15 luglio 1802.»

Nelll'Archivio Nelson (vol. 212-B-1) risulta una «elezione fatta da Forcella in persona di Margaglio per governadore di Bronte», in data 14 agosto 1801). La donazione di Ferdinando del 1799 accordava infatti all'Ammiraglio Horatio Nelson «la facoltà di poter eleggere nella di Lui terra di Bronte gli officiali per l'amministrazione di quell'Università». Era un privilegio che per un triennio assicurava ai Nelson ed ai loro amministratori un controllo completo dell'amministrazione comunale e soprattutto docili sindaci molto utili in tempi di con­tinue e furibonde liti giudiziarie tra la Ducea ed i vassalli di Bronte.

1803

Don NICOLO' SPITALERI (1741-1831) nominato sindaco il 23 giugno, su una terna di nomi indicati dal Consiglio, dal palermitano marchese Don Antonio Forcella, procuratore di Horatio Nelson ed amministratore della Ducea. La nomina era rinnovata il 10 settembre 1806. Fonte di questa notizia l'Archivio Nelson (vol. 212-B-1).

Un lapide murata all'interno della Chiesa della Matrice ci ricorda ancora che don Nicolò Spedalieri, "uomo di solida virtù, di ingegno straordinario, perseve­rante ed esemplare nella pratica della fede", visse 90 anni, 3 mesi e 4 giorni, "assai benemerito di Dio e della Patria, avendo ricoperto, in modo integerrimo, tutti i pubblici uffici". Uno dei suoi figli, Gioacchino, fu sindaco di Bronte dal 1818 al 1820.

1809

Don GENNARO MINISSALE. Il 21 agosto 1809 il Marchese Forcella «volentieri eligge e nomina in sindaco delli terre di Bronti lo spettabile D. Don Gennaro Minissale benchè assente vaglia come presente» e «ciò con tutti quegli onori, dipendenze e molumenti, ed altri della carica di sindaco dovuti ed appartenenti, giusta le leggi e consuetudini stabilite in questo Regno di Sicilia, e come li hanno goduti li predecessori sindaci, e non altrimenti» (archivio Nelson, vol. 214-b, pag. 259).

1818

Don SPEDALIERI GIOACCHINO
Durante i moti rivoluzionari del 1820 tentò inutilmente la via della neutralità e del temporeggiamento ricevendo emissari sia da Palermo che da Catania ora con fasce tricolori e gialle, ora con fasce di altri colori. Alla fine fuggì a Randazzo. (Il sindaco Spedalieri, - scrive di lui B. Radice - nonostante le preghiere del Municipio, era rimasto a Randazzo a dirigere ...la paura).

Suo padre, Don Nicolò, era stato sindaco di Bronte nel 1803. A quarantasei anni, nel 1833, troviamo Gioacchino Spedalieri a Napoli, capo della Sezione per gli affari di Sicilia; si era sposato "con Donna Maria Carolina Graefer di Caserta di anni trentotto" (figlia del giardiniere Andrea, 1° amministratore della Ducea) dalla quale il 5 gennaio aveva avuto un figlio maschio al quale dava i nomi di Luigi Salvatore Epifanio Francesco di Paola. Un altro figlio della coppia fu il barone Giuseppe Nicola (nato nel 1812) esperto di dottrine esoteriche.

1821

CIMBALI GIACOMO

Giacomo Cimbali nato nel 1779 da Antonino e Dorotea Verso, si sposò con Nunzia Palermo, fu padre di Antonino e quindi nonno dei celebri fratelli Cimbali: Enrico, Giuseppe, Francesco ed Eduardo. Morì a Bronte il 6 Aprile 1835. L'avv. Don Giacomo Benedetto Gaetano Cimbali (questo il nome com­pleto), odiato ferocemente dai "ducali", si dimise dalla carica di sindaco a gennaio del 1823 con lettera di dimissioni inoltrata all'Inten­dente Valle di Catania, Barone Mandrascate. La causa? La lunga lite dinnanzi ai Tribunali che i brontesi avevano intra­preso con gli eredi di Horatio Nelson perchè "fossero mante­nuti nel godimento e libero possesso de' loro diritti sulle abbadie di Maniace e di San Filippo di Fragalà e dello Stato di Bronte".

La causa era già al limite della prescrizione e - scriverà in seguito il figlio Antonino - furono esercitate sul padre «le più potenti pressioni, le più lusinghiere tentazioni... per indurlo a chiudere gli occhi e lasciare che cosa di tanta importanza passasse inosservata nell'interesse del nuovo Duca» e andasse in prescrizione.
«Ma la di lui onestà, il di lui amore di patria seppe fortemente resistere ...» e «gli attacchi più spudorati ed indecenti furono messi in opera». Giacomo Cimbali "per riacquistare la perduta quiete" si dimise dalle funzioni di sindaco con lettera del 28 Gennaio 1823.

La sua firma di sindaco di Bronte figura comunque ancora nel 1825 in diversi documenti dell'Ar­chivio Nelson ed in particolare negli atti di citazione contro Lord Guglielmo Nelson dell'8 Giugno e dell'8 agosto 1825, che reclamavano ancora una volta il diritto di pascere e raccogliere legna nei territorio del Comune (cfr vol. 584-B, p. 271).

Alcuni decenni dopo, nel 1862, e in diversi altri periodi anche il figlio Antonino ed il nipote Francesco di Giacomo Cimbali ricoprirono la carica di sindaco di Bronte.

1826

VINCENZO CATANIA (sua la Memoria legale del 2 agosto 1826 sui "Diritti propri dei comunisti di Bronte sui boschi degli ex feudi di Maniaci e S. Filippo di Fragalà", Catania 1851). Ebbe come collaboratori il Dr. Ferdinando Margaglio, primo eletto, e il Dr. Lorenzo De Luca, secondo eletto. Organi dell'amministrazione comunale erano, infatti, il sindaco (nella duplice veste di capo dell'amministrazione comunale ed ufficiale di governo), due eletti ed il Decurionato o Collegio decurionale (l'attuale Consiglio comunale, tre decurioni ogni mille abitanti, fino ad un massimo di trenta).

1828

D. FRANCESCO LEANZA (primo eletto dott. Giacomo Cimbali, secondo eletto Cesareo Cannata). Ancora una richiesta fatta il 29 marzo 1828 dal sindaco e dal secondo elet­to "alli signori componenti la Commissione per lo scioglimento dei diritti promiscui del Valle di Catania" per riavere «i diritti di pascere, d'innestare alberi silvestri, di piantare alberi e viti, di legnare e di ghiandare sulli boschi situati alle falde dell'Etna».

Il 20 Agosto del 1828 in un documento legale dell'Archivio Nelson, risulta funzionante da sindaco il decurione Don Basilio Morici, futuro sindaco nel 1837 (Vol. n. 213-B, pag. 258).

1830

Zappia Dr. Giuseppe, don Giacomo Cimbali primo eletto.

1834

Barone D. MELI VINCENZO sindaco, don Vito Margaglio primo eletto e don Francesco Sanfilippo secondo eletto.

Il decurionato (oggi Consiglio comunale) era composto da Don Vito Margaglio, Dr. d. Vin­cenzo Meli Copani, sigg. Vin­cenzo Rus­so, Sebastiano Luca, Vincen­zo Tirendi, Basi­lio Cata­nia, d. Anto­nino Fran­zone, d. Antonio Stan­ca­nelli, d. Rocco, d. Michele e d. Anto­nino Rizzo,  mastro Gia­como Carastro, d. Diego Man­cani, d. Vincenzo Casella, Dr. d. Vincenzo Aidala,

Bronte nel 1832 (da un dipinto di Giuseppe Politi)

Bronte nel 1832 (particolare tratto dal quadro di Giuseppe Politi «Eruzione dell'Etna - la notte del 31 Ottobre 1832»

d. Basilio Morici, d. Illuminato Turco, Dr. d. Luigi Saitta, mastro Carmelo Camuto, Dr. D. Giuseppe Galbato, d. Francesco Biuso (seduta del 28 settembre 1834, 21 componenti di cui solo tre illetterati, tutti "don" e "mastro", segretario del Decurionato era Giacomo Del Vecchio).

1836

Dr. Don GIUSEPPE AIDALA, decurione funzionante da sindaco: sua la firma della citazione contro Lady Carlotta Nelson, "per riassumere - si legge nelle carte dell'archivio Nelson - nella qualità di erede dell'estinto Lord Guglielmo Nelson l'istanza spinta coll'atto di citazione del dì 8 Agosto 1825". Insieme a lui firma anche il Dr. D. Vito Margaglio, nella qualità di "primo eletto di detto Comune". Secondo eletto era Francesco Sanfilippo.

1837

BASILIO MORICI

Di questa sindacatura di don Basilio Morici dà notizia p. Gesualdo De Luca nella sua Storia della Città di Bronte scrivendo della epidemia di peste colerica che quell'anno imperversava in Sicilia.

A Bronte - scrive il frate cappuccino - «ne morì un solo, che notte tempo fu sepolto nella Chiesa di S. Rocco, e questo fatto rimase celato al popolo per la solertissima vigilanza del signor Barone D. Vincenzo Meli (sindaco di Bronte nel 1848); che di notte e di giorno invigilava per tutto il paese, la sera ritirava in suo potere le chiavi delle chiese; ordinava stazioni, guardie e pattuglie dentro e fuori l’abitato. Operava di concerto al Sindaco D. Basilio Morice ed all’Arciprete D. Giuseppe De Luca.»

A destra la firma di Basilio Morici, tratta da una sua lettera del 15 maggio 1837 contenuta nell'Archivio Nelson, dove si firmava come "il decurione da sindaco provvisorio".

Era il periodo centrale della secolare lotta del Comune con la Ducea dei Nelson ed il sindaco scrivendo all'Intendente del Valle di Catania (il prefetto di allora) lamentava come l'amministratore della Duchessa Carlotta Maria Nelson, Guglielmo Thovez, «dalla legge obbligato e dagli ordini del Governo non vuole ubbidire, e gl'interessi comunali son posti a cimento per le di lui capricciose interpolazioni sempre rinascenti».

Nel 1938, primo eletto collaboratore del Sindaco era don Carmelo Minissale.

1839

Aidala Giuseppe (dal 2 gennaio).

Zappia Giuseppe, decurione facente funzioni da sindaco (dal mese di settembre), D. Carmelo Minissale primo eletto.

1840

Don Casimiro Dinaro, il 24 gennaio, nella qualità di sindaco di Bronte, riceve notifica ad istanza di Lady Carlotta Maria, duchessa di Bronte, di una delle tante sentenze emesse nella lunga causa intentata dal Comune sullo "Demanialità universale e rivendica dei diritti di pascere, legnare e seminare".

1840

Saitta Dr. Luigi (dal mese di maggio) - E' stato sindaco di Bronte anche nel 1843, 1847 e nel 1850.

1841

Margaglio Dr. Vito. Sindaco anche 10 anni dopo, nel 1851.

1842

SAITTA DR. LUIGI

fervido "comunista", sostenitore cioè degli interessi del Comune nella secolare lite contro la Ducea dei Nelson, all'epoca rappresentata dal III Duca di Bronte, Lady Carlotta Nelson.

E' sua la firma in calce ad una lettera indirizzata a Lady Carlotta in data 16 giugno 1843, nella quale raccomandava che nella divisione in quattro di alcuni terreni, masserie e vigne, delle quali un quarto toccava al Comune «nel fare le quattro porzioni si facciano in modo da far entrare in ciascuna nella più uguale porzione possibile il buono ed il cattivo, le terre di buona e cattiva qualità per esposizione e natura", «per indi scegliere la Comune una di queste porzioni, quale sarà più conveniente agli interessi della giustizia». (Archivio Nelson, Vol. 212-C, pag.150)

Luigi Saitta è stato sindaco di Bronte anche nel 1840, 1847 e nel 1850, quando le forti pressioni dei "ducali" lo fecero destituire. Nel 1842  ebbe come collaboratore, primo eletto, don Vincenzo Meli Copani. E' stato sindaco fino al mese di settembre del 1843.

1843

Catania Vincenzo (dal mese di settembre), primo eletto dr. don Vincenzo Meli, secondo eletto Meli Dr. Mariano, futuro sindaco l'anno successivo.

1844

Meli Dr. Mariano (dal 23 marzo al mese di novembre), secondo eletto funzionante da sindaco (primo eletto era il dr. don Vincenzo Meli Copani)

1845

D. Vincenzo Catania

1846

Antonino Gatto (secondo eletto Bernardo Meli)

1847

SAITTA Dr. LUIGI

Da un documento dell'Archivio Nelson, il 21 marzo 1847, risulta notificata dall'Usciere presso la Giustizia Circondariale di Bronte, "ad istanza di donna Maria Benedetta Verso, abbadessa del Venerabile Monastero di Santa Scolastica", una sentenza "alli signori D. Bernardo Meli, secondo eletto fun­zio­nante da sindaco e Dr. D. Luigi Spedalieri primo eletto della Comune di Bronti".

1848

MELI VINCENZO, barone, (dal 30 gennaio). Rinuncia alla carica nel mese di aprile, dopo i moti del 1848. Presiedette il Comitato rivoluzio­nario, formato da trenta persone, che inneggiava al Papa liberale (Pio IX) e alla costituzione palermitana contro il re borbone Ferdinando II. Era stato sindaco di Bronte anche nel 1834.

Battaglia Ignazio, Presidente del Municipio, facente funzioni fino al 30 Giugno.

Margaglio Dr. Ferdinando, Presidente del Municipio nei mesi di luglio/settembre

Sanfilippo Vincenzo, eletto alla carica di sindaco il 3 Ottobre.

1850

MELI BERNARDO
secondo eletto funzionante da sindaco. Figura in carica di sindaco in data 9 febbraio destinatario di un atto di citazione di Lady Carlotta Nelson e in data 9 Agosto quale firmatario nella stipula di diversi contratti di affitto e di gabella.

All'epoca, organi amministrativi dei Comuni erano per importanza il sindaco (nella duplice veste di capo dell'amministrazione comunale ed ufficiale di governo), due eletti (primo e secondo) ed il decurionato (l'attuale Consiglio comunale, tre decurioni ogni mille abitanti, fino ad un massimo di trenta).

Bernardo Meli fu sindaco di Bronte anche nel 1853.

1850

SAITTA DR. LUIGI

Luigi Saitta, (in carica dal mese di ottobre, destituito a giugno del 1851) era un «Comunista»: sostenitore del «partito» del Comune, in contrapposizione con i «ducali», sostenitori del «partito» che appoggiava la Ducea Nelson. Primo eletto nella sua amministrazione era Don Placido Leanza, ma dopo la sue dimissioni alle funzioni di sindaco fu chiamato D. Bernardo Meli.

Scrive Gino Longhitano che Luigi Saitta «nel giugno del 1851 veniva destituito dalla carica di sindaco, dietro pressione del rappresentante della Ducea, perché, amministrando gl'interessi del comune, si era reso responsabile di "abuso di potere" in danno degli interessi della duchessa Nelson.»

Aveva emesso ordinanze relative ai diritti promiscui dei cittadini brontesi sui boschi del territorio (uso e diritto legnare, di pascere e far ghiande) che la Ducea riteneva lesive dei propri inte­ressi ed aveva intrapreso ogni utile iniziativa per bloccare l'operato del Sindaco.

Già a Marzo del 1851 era più volte intervenuto il sig. Giovanni Goodwin, console di S. M. Britan­nica a Palermo (lo stesso che 9 anni dopo, nell'agosto del 1860, incalzerà Cavour e Garibaldi ad una dura repressione) scrivendo al Ministro; denunciava, chiedendo opportuni provvedimenti, la "ostinata opposizione" contro i Nelson di Luigi Saitta e lo accusava di "agire mosso da spirito di privata vendetta" e "in modo illegale"; lo stesso Intendente di Catania (il Prefetto di oggi) in un rapporto al Governo definiva le ordinanze emesse contro gli interessi boschivi di Lady Nelson dal sindaco «essenzial­mente nulle, abusive ed esorbitanti e violatrici di tutti i principi legali».

Ed il Direttore dell'Interno Nicastro invitava il Luogotenente Generale di S. M. "ad esaminare se conveniva sospen­dere il Sindaco o provocare altre disposizioni a di lui carico".

Insomma, fuoco incrociato e non c'era scampo per il sindaco di Bronte. Comune e Ducea agivano su piani diversi di conoscenze, protezioni, pressioni diplomatiche e di possibilità di manovra ed il 10 giu­gno 1851 il coraggioso sindaco Luigi Saitta veniva destituito dal Luogo­tenente di S. M. il Borbone.

Ma non basta anche dopo la destituzione Luigi Saitta restò ancora nel mirino di Thovez e dei Nel­son. La Gran­de lite tra Bronte ed i Nelson era in pieno svolgimento e bisognava dare un esempio agli altri sindaci che sarebbero venuti dopo.

Continuarono ancora forti le sollecitazioni e le pressioni del Console inglese per punirlo. Ed il Mini­stro di Grazia e Giustizia non si tirava indietro; l'8  dicembre 1851, scriveva allo stesso Console che «sonosi date al Procuratore Generale del Re presso la Gran Corte Civile di Catania le dispo­sizioni coerenti ... pei carichi che vengon fatti allo ex sindaco di Bronte D. Luigi Saitta; e che compiti gli atti istruttori ai termini della vigente procedura nei giudizi penali, saranno emessi gli ulteriori provvedimenti di giustizia» (Archivio Nelson, vol. 367 pag. 341).

Luigi Saitta era stato già sindaco di Bronte negli anni 1840, 1843 e 1847.

L'ESONERO DEL SINDACO SAITTA

Al Sig. Intendente di Catania

Palermo 10 Giugno 1851,

In valuta delle circostanze comu­nicate da di lei rap­porto dei 24 Marzo ultimo n. 100 e del­l'avviso della Com­mis­sio­ne Con­sultiva dei Pre­sidenti dalla G. C. dei Conti e facen­do uso dei poteri conce­datimi da S. M. N. S., ho riso­luto esonerare l'at­tuale Sin­da­co di Bronte Dr. Luigi Sait­ta. Le comunico tale deter­minazione pel sollecito adem­pimento.
Il Luogotenente

1851

MARGAGLIO Dr. Vito (dal 7 agosto, Dr. D. Placido Leanza primo eletto; D. Bernardo Meli secondo eletto). Vito Margaglio era stato già sindaco nel 1841.

1853

MELI BERNARDO COPANI (dal 19 maggio). I componenti del partito dei ducali (sostenitori del duca Nelson) lo definirono «immorale» per la sua partecipazione ai fatti del 1848. Dalle carte dell'Archivio Nelson, in data 7 dicembre 1855, risulta una notifica di documenti fatta ad istanza di Lady Nelson. Le notifica venne fatta anche al primo dei non eletti Pietro Paolo Colavecchia. Nel marzo del 1855 risulta come primo eletto il dr. don Placido Leanza.

Il barone Bernardo Meli era stato sindaco di Bronte anche nel 1850.

1857

LEANZA ANTONINO

Dall''Archivio Nelson ricaviamo che il 13 maggio 1857, al sindaco Leanza ed al primo degli eletti, Dr. Pietro Paolo Colavecchia, viene notificato da Guglielmo Thovez, procuratore del 3° duca di Bronte, Lady Maria Carlotta Nelson, il deposito di 191 documenti presso la Gran Corte di Palermo nella procedura di arbitramento colla Comune di Bronte della secolare causa con la Ducea per lo scioglimento dei diritti promiscui.

Nello stesso atto il Thovez notifica che si avvarrà anche «di tutti gli altri documenti comunicati il 20 marzo 1855 ... (altri centinaia) e di tutti gli altri notificati nel dichiaratorio ... oltre a quelli che si riserva di produrre e comunicare nel corso dei giudizi».

Ed infatti il 15 giugno viene notificato al sindaco il deposito di altri 78 documenti.

Il 24 giugno il Collegio decurionale riunito sotto la presi­denza del sindaco Leanza approvava la nomina dell'arbitro definitivo ed inappellabile del giudice Carme­lo Martorana, disposta da Re Ferdinando II con sovrani rescritti del 15 febbraio e 9 giugno 1854.

Il sindaco Leanza Antonino fu dichiarato decaduto con decreto del 14 maggio 1860. A Febbraio del 1858 collaborava con lui il «primo eletto della Comune di Bronte», D. Pietro Paolo Colavecchia, a maggio Don Antonino Parrinello. Organi dell'amministrazione comunale dell'epoca erano, infatti, il sindaco, due eletti ed il decurionato (l'attuale Consiglio comunale).

1860

DE LUCA SEBASTIANO

LIBERTA', DISEGNO DI BRUNO CARUSOEletto sindaco nel mese di Giugno. Alla Commissione mista eccezionale di guerra costituita da Bixio, il De Luca, uno dei "Cappelli" eletto presidente del Municipio, il 7 agosto  cogliendo l'occasione per togliere di mezzo i suoi avversari politici (Nicolò Lombardo, Luigi Saitta e Carmelo Minissale), dà questa sua subdola narrazione, spiegando i motivi che provocarono la sanguinosa rivolta del 1860:

«Mi chiamo Sebastiano Luca del fu Vincenzo di anni 60 proprietario da Bronte... Era qui formato il Consiglio Civico, nonché il municipio.

Presidente del primo si fu Baronello Don Giuseppe Meli, del secondo se fui io.

Portò questa elezione un’invidia nei Signori Don Nicolò e Don Placido fratelli Lombardo, Don Carmelo e Don Silvestro fratelli Minisale, Don Luigi Saitta (sindaco "comunista" nel 1850, ndr), Don Salvatore Meli Stizzera, Don Filippo e Don Pietro fratelli Sanfilippo, i quali tutti pretendevano il predominio di questo paese.

Corrucciati incominciarono a spargere voci sediziose da prima e poi diedero opera ad una congiura tendente a far dichiarare abbasso i detti Presidenti: a riuscire nella stessa sparsero voce che i Cappelli impedivano la divisione delle terre dimaniali; perché Sorci, ed incitavano i villici alla strage di tutti i Cappelli, e porzione de’ Maestri: a qual uopo si riunivano nella casa di Don Nicolò Lombardo, ed in quella dei fratelli Minisale, ed ivi chiamavano or venti, or trenta villici istruendoli del modo come distruggere i Cappelli di questo Paese, incoraggiandoli a saccheggiare le loro case ed indicando il modo come incominciare la detta strage, che si era quello di chiamare abbasso il Municipio, ed il Consiglio Civico, creando il nuovo, ad oggetto che questi divedessero le terre demaniali.

Tali incitamenti furono reiterati per il corso di quasi due mesi. La molla primiera di tali incitamenti si era che Don Nicolò Lombardo dovea essere Presidente del Municipio e Don Luigi Saitta del Consiglio Civico, gli altri ambivano i Posti di giurati e segretarj.»

Pochi giorni dopo, l'8 agosto 1860, Sebastiano De Luca era nominato "presidente del Municipio" da Nino Bixio unitamente agli assessori Don Pietro Paolo Colavecchia e Dr. Antonino Cimbali.

1860

LOMBARDO AVV. NICOLO'

Nicola Nunzio Vincenzo Lombardo (questo il nome completo riportato nei registri parroc­chiali) nato a Bronte il 15 Maggio 1812, figlio del notaio Don Francesco e di Donna Carmela Denaro, ritenuto come il capo del partito liberale a Bronte, sostenitore e capo del partito dei «comunisti» (fautori degli interessi del Comune, in contrapposizione con il partito dei «ducali», sostenitori degli interessi della Ducea), fu nominato sindaco dai rivoltosi durante i tragici Fatti di Bronte (probabilmente dal 4 agosto).

All'alba del 10 Agosto 1860, al termine di un sommario processo, fu fatto fucilare da Nino Bixio nella piazzetta antistante il Convento di San Vito.

Bronte che ha dedicato una via a Bixio (nel 2010 ridenominata via Libertà) si è dimen­ticato di questo liberale che ha difeso sino alla morte gli interessi del Comune e dei brontesi.

Scrive lo storico B. Radice che «egli andò a morte per i sobillamenti dei suoi nemici, e per soddisfazione della nazione britannica».

Lo stesso Radice riporta una lettera ricevuta dal senatore Carnazza Amari, «figlio di quel Sebastiano Carnazza, che per la libertà patì torture, carceri ed esilio» che parlando dell'avv. Nicolò Lombardo gli scriveva:

«Ricordo benissimo che Nicolò Lombardo era molto amico di mio padre, che da lui e dai contemporanei era ritenuto come il capo del partito liberale di Bronte; ... che nei primi giorni della rivoluzione del 1848 il Lombardo venne in Catania da mio padre, dicendogli che la rivoluzione era scoppiata in Bronte, ed egli veniva in Catania per prendere gli opportuni accordi con mio padre e con i liberali...

Quando fu fucilato nessun sospettò che ciò fosse avvenuto, perchè ritenuto borbonico, ma invece come eccessivamente rivoluzionario: e molti ebbero cagione di credere che quella fucilazione abbia avuto causa in un fatale errore del Bixio; il quale, in quel momen­to febbrile, accolse come verità iniqui sobillamenti, fattigli dai nemici del Lombardo».

E da parte sua il Radice aggiunge che «molti cittadini e preti e frati convengono ch’egli non volle mai la strage; ma che la plebe briaca andò di là dalle sue intenzioni; che veri aizzatori ai saccheggi, agli incendii, alle uccisioni furono i malfattori usciti dalle carceri, e specialmente quei venuti da Adernò, Biancavilla, Alcara li Fusi. Egli prese partito perico­loso, perocchè è facile muovere la plebe, ma difficile il frenarla...».

L'avv. Nicolò Lombardo, nelle prime ore del 10 Agosto 1860 prima di essere fucilato, sposò "in articulo mortis" la quarantaquattrenne Maria Schilirò vedova di Antonino Calanna e figlia di Mastro Vincenzo Schilirò e Domenica Calaciura.

Nicolò Lombardo testimone

La firma di Nicolò Lombardo

18 Aprile 1861: l'atto dotale per il matrimonio della «sig.na Rosa Spedalieri figlia di don Giuseppe spo­sa e Sig. Don Antonino Cannata figlio del sig. No­taro Don Ignazio, sposo» porta in calce, oltre alle fir­me dei fu­turi sposi e del padre della sposa (Giu­sep­pe Speda­lieri) anche quelle del notaio Ignazio Cannata e del testimone «Don Nicolò Lom­bardo del fu Notaro Don Fran­cesco..., domiciliato nella Sezio­ne dell'An­nunziata...».

Doveva per forza essere un amico di famiglia per far da testimone, a quei tempi, ad un evento così tanto significativo ed importante.

Pochi mesi dopo, per opposti motivi, Ignazio Canna­ta ed il figlio Antonino e Nicolò Lombardo finirono tra­gicamente tutti e tre trucidati nei sanguinosi Fatti del 1860.


Nicolò Lombardo visto da L. Sciascia

Chi dici Nicò
Una canzone dedicata a Lombardo
 

L'avv. Guido Ziccone, nel Processo a Bixio del 1985, dichiarò che nella lotta politica fra Nicolò Lombardo e Sebastiano De Luca «non si è trattato di uno scontro di personalismi tra chi vuole fare il sindaco e chi non vuole farglielo fare, queste sono cose che capitano nel 1985, in tempo di pace, quando la gente non ha più ideali, quando la gente non combatte per nulla. Lombardo non combatte per essere sindaco contro chi vuoi mantenere la carica di sindaco. (...)

Fu quella una lotta per l’affermazione di ideali politici. Lombardo fu perdente e venne fucilato, se avesse vinto forse oggi avrebbe una statua nella piazza principale di Bronte. Ma quando si tratta di lotte ideologiche al di là del giudizio politico, sul piano morale spesso chi perde è di statura non inferiore al vincitore; e se l’ordinamento giuridico esige che il perdente venga giudicato colpevole e condannato, il giudizio della storia, ad oltre un secolo dai fatti, ci consente di dire che se Bixio ha fatto il suo dovere agendo nella linea dell’Unità d’Italia che è quella che storicamente è stata riconosciuta valida, anche Nicolò Lombardo ha compiuto il suo dovere cercando di raggiungere quegli obbiettivi che la sua fede politica gli indicava.»

1860

DE LUCA SEBASTIANO

Firma di Sebastiano De Luca (1860)Sebastiano De Luca, esponente del partito dei "ducali" e dei "cappelli" fu presidente del Consiglio municipale dall'8 agosto 1860 al 15 febbraio 1861 (a destra la sua firma). Lo era stato già nei due mesi che precedettero la sanguinosa rivolta dell'agosto 1860. Ma sia durante la rivolta che dopo, nel corso del processo sommario davanti alla Commissione mista eccezionale di guerra, era riuscito subito a ben riciclarsi come antiborbone accusando apertamente l'avv. Nicolò Lombardo.

E Nino Bixio l'8 agosto lo premia nominandolo direttamente "presidente del Municipio" unitamente agli assessori Don Pietro Paolo Colavecchia e Dr. Antonino Cimbali.

Scrive la storica M. Sofia. Messana Virga che «a Bronte Bixio aveva lasciato il Municipio, necessariamente, in mano ad elementi della borghesia locale; i soli capaci di reggere la cosa pubblica. Costoro appartenevano tutti al partito dei "ducali", contrari alla revisione dei titoli di proprietà e alla spartizione delle terre comunali. Cosìcche, appena insediati nelle loro cariche inviarono al Governatore di Catania il verbale nella prima seduta del Consiglio e le conclusioni in essa raggiunte, che sono a dir poco sconcertanti.

Il Consiglio civico comunica che intende opporsi al Governatore che ha deciso di far applicare il decreto del 2 giugno per eliminare la ragione dei contrasti nel paese. I componenti del Consiglio sostengono che il Governatore "male si è avvisato secondo cui gli si è fatto a appren­dere che la ragione degli orrendi eccidi ci fu perché non fatta la divisione delle terre comunali, da poiché se terre a dividersi ci sono, queste e non si ritengono dalla gente civile ma si amministrano dal Comune come indivise fra questo ultimo e la Nelson Duchessa di Bronte". Dunque, nel credere che la somossa abbia avuta a motivazione precise richieste e rivendicazioni socio-economiche, il Governatore "è caduto in scandaloso errore indegno dell'onesto sentire italiano"».

Il Consiglio municipale il 16 settembre del 1860 era così composto: D. Giuseppe Meli presidente, Giuseppe Aidala, Giuseppe Barbaria, Nunzio Carastro, Giuseppe Cesare, Antonino De Luca, sac. Giuseppe Di Bella, Placido Leanza, sac. Vincenzo Leanza, sac. Gaetano Nigro, sac. Luigi Palermo, Nunzio Pace, sac. Salvatore Politi arciprete, sac. Giuseppe Politi, Antonino Rizzo, Giuseppe Sanfilippo, Gregorio Salvia, Antonino Spedalieri, dr d. Arcangelo Spedalieri, Giuseppe Carmelo Vincenzo Reina, sac. Francesco Verso, sac. Antonino Zappia, Giuseppe notar Zappia, cancelliere segretario.

Come si può notare su 23 consiglieri più di un terzo erano preti, eppure questo Consiglio civico, eletto pochi mesi dopo i sanguinosi fatti dell'agosto 1860, continuava ad essere espressione solo della volontà di una esigua componente della popolazione brontese ("ducali" e "cappelli") tanto da chiedere ripetutamente che il processo contro i rivoltosi non fosse celebrato a Catania ma a Bronte e dal Consiglio di Guerra.

Il processo, come si sa, fu celebrato tra il 1862 e il 1863 davanti alla Corte d’Assise di Catania solo per l'opposizione del Governatore di Catania. Lo stesso Consiglio civico, quando Garibaldi, dopo la vittoria del Volturno emanò, il 29 ottobre 1860 il decreto d'indulto, dette mandato ai suoi avvocati perché si interessassero a Catania per non fare estendere agli imputati del processo per i fatti dell'agosto i benefici dell'indulto.

1861

Zappia Giuseppe, presidente (dal 23 Marzo)

1861

MELI BERNARDO (dal 9 maggio al 6 aprile 1862). E' "D. Bernardo Meli del fu D. Giuseppe" a firmare il 1° Giugno 1861, con «Don Giuseppe notar Zappia, del fu Don Pietro, Don Antonino Caudullo di Don Nunzio, e maestro Nunzio Carastro del fu maestro Giuseppe, nella qualità di assessori del Comune di Bronte», l'atto di transazione con Guglielmo Thovez Procuratore della Duchessa Charlotte Mary Nelson che mise tempo­ranea­mente fine alla secolare lite giudiziaria Comune-Ducea Nelson. Facevano parte del Consiglio comunale anche Giuseppe Liuzzo, Antonino De Luca e Giuseppe Luca.

1862

Antonino Cimbali (sindaco 1862)CIMBALI ANTONINO

facente funzioni di sindaco dal 13 Giugno 1862. è stato sindaco di Bronte anche negli anni 1869, 1888 e 1890.
Nacque a Bronte nel 1822 da Giacomo e da Nunzia Palermo. E' morto a Bronte il 23 aprile 1897).

Medico, letterato, insegnante, il capostipite Antonino si sposò nel 1855 con Marianna Leanza e fu il padre di quattro illustri figli che raggiunsero alti livelli culturali in campi diversi: Enrico (Bronte 1855 – Messina 1887), Giuseppe (1858-1924), Francesco (1860-1930, secondo deputato brontese a Montecitorio e sindaco di Bronte negli anni 1895, 1914 e 1903) e Eduardo (1862-1934). Può ben dirsi che la famiglia Cimbali che espresse sindaci, consiglieri provinciali e deputati al parlamento italiano, segnò per molti decenni la politica brontese nel periodo post-unitario.

«Quello che siamo, - scriveva il figlio Giuseppe nel 1905 - tutto dobbiamo a lui: nulla saremmo senza le sue straordinarie iniziative, senza i suoi eroici sacrifici, senza il suo nobile esempio, senza la sua scuola singolare materiata di affetto, di entusiasmo, di ingegno, di dottrina e di equili­brata esperienza della vita.» (nella foto a destra Antonino posa con i suoi quattro figli: da sinistra, Francesco, Edoardo, Giuseppe ed Enrico).

Antonino Cimbali, rimasto orfano a 13 anni, ebbe un'infanzia non priva di problemi e di umiliazioni e, dopo i primi studi fatti sotto la guida illuminata e severa di mons. Giuseppe Saitta, vescovo di Patti e suo parente per parte materna, si industriò in diversi modi per vivere.

Dopo una prima deludente esperienza di lavoro presso il Collegio Capizzi, si recò a Palermo per se­guire i corsi, mai potuti completare, di medicina sperando nella protezione dei suoi due concitta­dini, l’abate Giuseppe Castiglione e il sacerdote Giacomo Meli della Congregazione dei Padri Olive­ta­ni, ma deluso nelle sue aspettative, si trasferì a Napoli, sperando sempre nella protezione di un altro suo concittadino, Antonino De Luca, il futuro Cardinale, già allora vescovo di Aversa; ma deluso anche da questo, dopo qualche mese, ritornò a Bronte.

Fu capitano giustiziere, ricevitore del Registro e professore di Scienze naturali al Real Collegio Capizzi (nel 1874). Cercò di fare il medico (con poca fortuna, "mi trovai medico - scriveva - senza volerlo e senza saperlo") ma era senza i titoli prescritti, per cui fu presto impedito; concorse addirittura per la Cattedra di Patologia Generale presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Catania. Si interessò anche della vita pubblica indossando i panni del grande mediatore.

L'8 agosto 1860, due giorni dopo il suo arrivo a Bronte dove era stato spedito da Garibaldi per sedare la sanguinosa rivolta, il generale Nino Bixio, lo nomina «membro del Consiglio Municipale sotto la presidenza del Sig. Sebastiano De Luca insieme al Sig. Paolo Colavecchia»; un mese dopo viene chiamato alla carica di delegato per la Sicurezza Pubblica.

Antonino Cimbali fu deputato provinciale e sindaco di Bronte anche negli anni 1869, 1888 e 1890. «Tre volte - scrisse - e in momenti difficili, 1848, 1860 e 1870, mi sono messo alla testa della cosa pubblica, ho salvato il paese… ricevendone l’infamia e il più nero tradimento.»

Il suo carattere umano e generoso, la sua fermezza e la sua rettitudine servirono in appena pochi anni a pacificare i brontesi, a rassere­nare gli animi, a sollevare le esauste finanze comunali, a far intraprendere importanti opere pubbliche (cimitero, casa comunale, teatro).

Gesualdo De Luca che visse in quegli anni scrisse che il sindaco «volle che nel centro delle vie cittadine vi fosse un gran condotto sotter­raneo detto tubolato, e dei buchi ai lati dei marciapiedi, che versassero nel tubolato le acque piovane, ed in tempo di dirotte pioggie non si avesse il dan­no di traversare a piedi grossi torrentacci, o traversarli sopra ponti di ferro; (...) si volle in Bronte la via centrale dallo Scialandro sino alla Chiesa di S. Giovanni: e nello Scialandro si volle smontare la strada del 1829, trasportandone i materiali in fine di quella corsa, a prepa­rare il sostrato di una bella ed ariosa passeggiata. Ad un tempo fu rifatta la via circolare detta la strada dei santi, perchè le sacre proces­sioni incedono quasi tutte lungo questa via. La spesa fu grande, senza che il municipio vi contraesse alcun debito.
L’intelligente e laborioso Sindaco seppe fare tutto in modo, da non gravare di alcun debito il Comune. (...) i posteri avranno a saperne grado all’iniziatore Sindaco Dott. Cimbali Antonino.»

Il Cimbali riuscì anche riportare nella proprietà e piena disponibilità del Comune terreni usurpati da secoli, portando a compimento, dopo i cruenti fatti del 1860, con l'amministratore della Ducea W. Thovez una transazione per la positiva conclu­sione dell'annosa vertenza con la Ducea.
Fu firmata il 10 Giugno 1861, intervenendovi da parte della Duchessa Charlotte Mary Nelson il suo Procuratore D. Guglielmo Thovez; da parte del Comune di Bronte il Sindaco Bernando Meli e gli Assessori Caudullo e Carastro.

«La mia soddisfazione fu grande. - scrive il Cimbali (Ricordi e lettere ai figli) - Io concepii la transazione, io la trattai a tempo ed io la portai a compimento. Restituii così l'ordine e la tranquillità nel paese e, nel migliore dei modi possibile, stabili e duraturi, giudicai compiuta la mia missione e quindi rassegnai l'incarico ricevuto di delegato di pubblica sicurezza.»

Per rendergli omaggio, le sue memorie e la copiosa corrispondenza inviata ai quattro figli furono pubblicate nel 1903 dal figlio Giuseppe, giurista e filosofo, ("Ricordi e lettere ai figli", Torino, Fratelli Bocca Editori). Vi emergono uno squarcio reale della vita socio-politica brontese ed un quadro significativo della storia di Bronte dal 1822 fino ai tragici fatti del 1861, oltre, naturalmente, agli ideali ed alla saggezza di un padre che, con grandi sacrifici, riuscì a fare dei quattro figli il vanto della piccola città in cui viveva.

A distanza di un secolo, con un un'iniziativa che merita il plauso di tutti i brontesi, il libro è stato ottimamente ristampato dalla Banca Popolare di Bronte (Tipolito Centrostampa, 2002, a cura di Biagio Saitta e Franco Cimbali), l'antica Cassa Agraria fondata nel 1912, oggi scomparsa. Dai Ricordi di Antonino Cimbali leggi "Morte al dornese!

Leggi di V. Pappalardo: Il capitano Antonino Cimbali

I SINDACI: Dal 1800 al 1862 - dal 1863 al 1903 - dal 1903 al 1914dal 1914 al 1952 - dal 1952 al 1968dal 1968 al 1993dal 1993 al 2005 - dal 2005 ad oggi

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