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Giuseppe Di Bella, maestro e rettore

I personaggi illustri di Bronte, insieme

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Giuseppe Di Bella

Dotto e pio arciprete, Rettore del Real Collegio Capizzi dal 1862 al 1879

Di Bella Giuseppe, arciprete Bronte (1830-1897)Giuseppe Di Bella è nato a Bronte nel 1830 da Salvatore Di Bella e da Innoccenza Pace. Profes­sore e rettore per molti anni nel Real Collegio Capizzi, vicario foraneo, parroco ed arciprete della Matrice, è morto a 66 anni il 5 Febbraio 1897.

Studiò vincendo una borsa di studio nel Collegio fondato dal Ven. Capizzi. Per i progressi fatti in brevissimo tempo nelle lettere, nelle scienze ed anche nelle materie filosofiche e teologiche fu oggetto di ammirazione presso i suoi superiori e maestri.

Continuò gli studi nel seminario arcivescovile di Catania dove fu ordinato sacerdote.

Poco sappiamo dei suoi primi anni di apostolato. A 28 anni, nel 1858, lo troviamo in qualità di Direttore spirituale dove aveva iniziato i suoi studi, il Real Collegio Capizzi. Per la sua preparazione e la singolare attitudine didattica fu ben presto incari­cato nello stesso Collegio dell’insegnamento di filosofia e lettere matema­tiche e poi per parecchi anni di letteratura italiana e latina di cui ebbe profonda conoscenza.

Sappiamo anche che avrebbe voluto svolgere il suo apostolato in un campo diverso, più vasto ed impegnativo; chiese a D. Giovanni Bosco di far parte dell’associazione, da lui fondata in quegli anni, dei religiosi della “Società di San Francesco di Sales”. Ma Don Bosco gli rispose che era il suo paese natale ad aver bisogno di lui; e, davvero, fu gran fortuna per la nostra cittadina che il Di Bella abbia continuato a vivere a Bronte e rimanere in patria.

Si deve, infatti, al suo interessamento e sollecitudini se, negli anni successivi, Don Bosco autorizzò i Salesiani ad aprire un Oratorio festivo per i ragazzi e le benemerite figlie di Maria Ausiliatrice a venire nel 1880 a Bronte nel Collegio di Maria per impartire fino ai giorni nostri alle giovanette l'istruzione scolastica di base ed una soda educazione religiosa.

E’ stato per lui se l’ospedale della città, l’antico Nosocomio del barone Lorenzo Castiglione Pace ed il nuovo realizzato nei primi decenni del 1900 dal Sac. Giuseppe Prestianni, venne diretto ed assistito da dette suore, le quali con operosità e carità hanno alleviato per quasi un secolo pene e infermità di migliaia di infelici.

È per lui che ebbe vita a Bronte l’Opera degl’infermi a domicilio, istituzione mirabile che aiutava e curava anche nelle catapecchie dei poveri malattie e miserie.

Ed a questa sua opera si deve in gran parte se negli anni successivi il Collegio, un’altra volta decaduto, venne affidato per molti anni alle cure dei Sacerdoti Salesiani.

Seppe disimpegnare così bene i suoi diversi uffici e la attività d’insegnamento che i progressi fatti nella scienza dai suoi alunni furono univer­salmente ammirati e riconosciuti.

Era una persona attiva e decisa, ben voluta da tutti ma si faceva soprattutto notare per la sua bontà d’animo e queste sue doti furono tanto apprezzate specialmente nei giorni burrascosi dell’Agosto 1860, quando restò l’unico conforto e l’unica garanzia per le numerose famiglie incerte e trepidanti per i loro figli che si trovavano nel Collegio.

In quei giorni di massacri e di vendette il sacerdote cercò in tutti i modi di calmare la folla inferocita ed evitare gli eccidi. Non meno coraggioso e forte di altri vantati eroi, si conduceva con evidente pericolo della sua vita in mezzo ai rivoltosi, fra fuoco e furore per mettere tra gli animi esasperati dei cittadini quella pace di cui sapeva e sentiva di essere ministro.

E i due storici brontesi, Benedetto Radice e Gesualdo De Luca, scrivendo di quei tumultuosi giorni ne rendono molte testimonianze ricordandone spesso la figura e l’intensa attività.

Giuseppe Di Bella fu anche uno dei testimoni citati a sua discolpa dall’avv. Nicolò Lombardo nel processo intentato da Bixio contro i cinque malcapitati brontesi conclusosi con la fucilazione. Ma non fu ascoltato dai giudici; la discolpa, come si sa, fu respinta perchè presentata in ritardo.

Si schierò apertamente anche in difesa del Convento dei Padri Cappuccini e di padre Gesualdo De Luca nella lunga vertenza che il frate ebbe contro l’arciprete e unico parroco di Bronte Salvatore Politi.

Due anni dopo i Fatti di Bronte, nel 1862, a seguito del breve e turbolento rettorato del Calaciura, cacciato dopo un anno da una sommossa giovanile, Giuseppe Di Bella fu chiamato a dirigere e risollevare le sorti del Real Collegio Capizzi.

Il suo rettorato fu uno dei più lunghi, durò per 17 anni fino al 1879 (nella foto a destra gli uffici del Rettore). «Egli – scrive il Radice - fu l’ultimo dei padri rettori che conservò la tradizione classica brontese».

Soleva ripetere che solo l’educazione profondamente cattolica dei giovani poteva trarre a salvezza la società. E per ben 17 anni resse con intelligenza ed amore, con impareggiabile zelo e disinteresse il nostro Real Collegio.

In quell’epoca l'Istituto dava segni di crescente crisi, pareva minacciasse rovinare e il Comune, la Deputazione, il clero e le famiglie interessate per l’educazione dei figli furono tutti d’ac­cordo nella sua nomina come l’unico capace a sostenere il peso della direzione di un istituto così antico e venerando, unico capace per restituirlo al primitivo splendore.

E non sbagliavano. Gli alunni infatti in pochi anni risalirono al numero di 180 (erano stati fino a 300 nel 1842) e da tutte le parti dell’Isola si vide nuovamente un generale accorrere al Collegio di Bronte.

Nel 1867 - scrive B. Radice – il Rettore «comprese bene che le istituzioni, se vogliono vivere, conviene che mutino e si evolvano coi tempi; onde, contrariamente alla volontà del clero, e in ciò è da ammirarsi, curò di dare maggiore stabilità alle scuole, facendo dichiarare pareg­giato il ginnasio».

Istituì pure altre due materie scolastiche: Scienze naturali, il cui insegnamento fu dato all’ex sindaco Anto­nino Cimbali, e Filosofia del diritto che affidò all’avv. Giuseppe Liuzzo, brillante oratore: ambedue docenti all’altezza del compito ed espressione della cultura laica del paese.

«Il Collegio – continua B. Radice -, sebbene scemato di numero, mantenne sempre la sua riputazione sino al 1880. Dopo il Di Bella esso non ebbe più rettori veramente colti, ma amministratori più o meno onesti ed oculati; onde esso per l’aprirsi di novelle scuole in parecchie città dell’isola, andava ogni giorni intri­stendo e immiserendo. Avvenne al Collegio ciò che è nella natura di ogni umana istituzione, che giunta alla sua perfezione conviene che scenda.»

Nello stesso periodo il rettore Giuseppe Di Bella ebbe l’incarico di maestro della venerabile antica Confra­ternita del Ss. Sacramento e, dopo la morte del fondatore Pietro Graziano Calanna (1832), aveva diretto le Regie pubbliche scuole delle donzelle di Bronte, aprendone, oltre alle quattro esistenti, anche una nuova sede, quella di S. Vito.

ATTINA' AGOSTINO, UOMINI ILLUSTRI DI BRONTE (1874), PART. Fra tanti impegni assidui e molteplici sentì sempre vivo il culto dell’arte e delle belle lettere, nutrito e cresciuto come fu alla scuola dei più grandi maestri delle nostre tradizioni paesane. Ebbe anche attenzione e rispetto per gli uomini insigni di Bronte, dei quali curò di eternare la memoria facendo dipingere nel 1874, dal pittore brontese Agostino Attinà, il grande quadro con la loro effigie, ancora visibile nella scalinata interna del Real Collegio Capizzi (vedi un particolare a destra e leggi sui 26 Uomini illustri di Bronte conve­nuti a "far corte" al Venerabile).

Ad onore di Bronte e del Collegio, fece fare anche i ritratti dei sacerdoti Nunzio Leanza e Giosuè Calaciura, di mons. Giacomo Biuso e del card. Antonino Saverio De Luca.

La sua umiltà, che lo aveva messo in ansia quando si seppe che la Santa Sede aveva posto l’occhio su di lui per innalzarlo alla dignità vescovile, si risentì anche e non poco quando si vide costretto dall’ubbidienza a partecipare al concorso per l’Arcipretura di Bronte.

Aveva lasciato da pochi anni il rettorato del Collegio e non voleva altri incarichi, ma nella lotta tra la sua umiltà e la sua obbedienza, vinse quest’ultima e tutti gioirono quando lo si vide rivestito di questo nuovo incarico.

Il Cardinale Dusmet che ne conosceva i grandi meriti e che nel 1877 lo aveva già scelto come suo Vicario Foraneo, il 29 giugno 1891 lo nominò Arciprete e Parroco di Bronte. Carica che tenne fino alla sua morte.

Giuseppe Di Bella è morto il 5 Febbraio 1897 a 66 anni.

E' stato sepolto nella cappella dei SS. Pietro e Paolo al Cimitero. La sua morte fu pianta da ogni ceto di persone che lo amavano e stimavano come amatissimo padre. Noi con queste scarne righe vogliamo rinfrescarne il ricordo.

Come molti altri maestri, anche se valente latinista e uomo di cultura non curò di lasciare nulla di se, solo qualche traduzione in versi latini di epigrammi.

L'unica immagine che abbiamo di lui è un quadro ad olio appeso in una parete della sacrestia della Matrice, porta la data del 1897 e fu probabilmente dipinto dopo la sua morte.

Riporta in basso la seguente scritta (in latino): «Giuseppe Di Bella Arciprete. Uomo di ingegno, dottrina, pietà e prudenza. Lode gli meritò la solerzia con cui resse per 17 anni il Collegio Capizzi ove egregia­mente insegnò metrica e letteratura latina. Eletto parroco nel 1891 si dedicò al bene delle anime e di cuore promosse il decoro della casa di Dio. Pianto da tutti morì nel Signore il 5 febbraio 1897 all’età di 66 anni».

(aL)
Aprile 2017

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