Il Real Collegio Capizzi

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Cenni storici sulla Città di Bronte

I Salesiani al Collegio Capizzi (1892 - 1916)

di Nicola Lupo

Premessa - I documenti storici - Le richieste di statalizzazione - I padri salesiani - Conclusioni - Bibliografia


 “Unicuique suum!”

Nicola LupoPremessa

Perché questo lavoro e perché in esponente il motto latino che figura sotto la testata dell’Osservatore Romano, a destra,?

Semplice: perché, viste le prime due fonti storiche, riportate in bibliografia, intenderei rendere giustizia storica alla benemerita Congregazione dei Salesiani, raccogliendo altre testimonianze che ne possano documentare e valutare il loro lavoro espletato a favore dei Brontesi e dei Convittori forestieri, nei 24 anni della loro permanenza nel nostro paese.

Accanto al suddetto motivo fondamentale, se ne aggiunge un altro, parzial­mente personale e contingente.

Nel 1945, per l’ennesima volta (come si evince dalle Memorie del nostro Don Benedetto Radi­ce) tre giovani professori brontesi, Calogero (detto Lillo) Meli, Gregorio Sofia ed il sottoscrit­to(1), viste, per la lungimirante concessione di Padre Giuseppe Calanna, allora bibliotecario del Collegio, lette e commentate le “Regole” del ven. Ignazio Capizzi, sottoponemmo una rela­zione, da me stilata, (e purtroppo perduta) ad una affollata assemblea popolare, convo­cata al Teatro Comunale, che si concluse con un o.d.g., votato a grandissima maggioranza, che chiedeva a gran voce al Presidente del Consiglio Parri, la statalizzazione del Liceo-Ginnasio Pareggiato, funzionante nel Collegio, lasciando lo stesso all’Amministrazione vigente.

A questa stragrande maggioranza si opponeva l’appena risorta Democrazia Cristiana che, per bocca del suo Segretario, Notaio Nunzio Azzia, proponeva di riaffidare il Collegio in toto alla gestione dei PP. Salesiani, con i quali, egli aveva preso contatti a Randazzo, dove aveva esercitato (e forse esercitava ancora) la sua professione.

Io, che ero stato alunno dei Salesiani di Pedara negli anni ‘30/’33 e ne ammiravo il metodo educativo e didattico, sapendo che a Randazzo c’era don Politi, adranese, che era stato mio professore e poi si era laureato nel ’42 contemporaneamente a me, mi ero recato in quella cittadina, dove aveva insegnato mio padre che aveva lasciato un buon ricordo anche presso quei Salesiani, e, accolto affettuosamente e invitato a pranzo, avevo chiesto se rispondeva al vero che essi erano interessati ad assumere la gestione del Collegio Capizzi.

La loro risposta fu un “no” secco che io riferii all’assemblea sconfessando quanto aveva as­sicurato il Notaio Azzia.

Dopo alcuni giorni da quella assemblea cittadina, sulla Littorina che mi portava a Catania as­sieme a mio fratello Nino, incontrai Don Politi che veniva da Randazzo e andava ad Adrano dai suoi familiari. Noi ci avvicinammo per salutarlo, ma egli mi apostrofò addebitandomi una cattiva figura subita dalla sua comunità in quella trattativa, che poi fallì.

Nel frattempo arrivammo ad Adrano ed egli scese ed io non ebbi più né tempo né voglia di chiarire un evidente malinteso.

Adesso, ricostruendo il tutto, chiarisco che io non avevo nulla contro i Salesiani, ai quali dovevo il metodo di studio e la lealtà di comportamento, ma volevo, per motivi economici e giuridici, assieme alla maggioranza dei miei concittadini, le scuole statali alla portata di tutti, che le successive amministrazioni comunali ottennero.





 

Nella storia del prestigioso Real Collegio Capizzi l'unità d'Italia e l'accentramento dello Stato furono an­che causa di una grave crisi.

I convittori, che nel 1797 avevano rag­giunto il nume­ro di 195, e nel 1859 di 400, scesero nel 1863-64 a 134, e, pochi anni dopo nel 1880, il pre­sti­gio­so Istituto, in piena crisi  con il minimo di 40 colle­giali, per far qua­drare i bilanci fu costretto ad aumen­tare la retta an­nuale a 24 onze.

Per dare un segnale di svolta ed ovviare al lento de­cre­mento delle presenze, nel 1892 il Collegio ven­ne affidato alla congregazione dei Salesiani con l'au­spi­cio "che i figli di Don Bosco potessero rimet­tere in auge il vecchio Istituto".

I padri salesiani vi insegnarono per 24 anni ripor­tando il Real Collegio Capizzi agli antichi splendori (la­scia­rono l'Istituto nel 1916).

Delle vicissitudini di questo delicato periodo ci parla Nicola Lupo in que­sta sua ricerca storica (ed an­che in qualche modo autobiografica).

(aL)


I documenti storici

Ed ora passiamo ai documenti storici:

Benedetto Radice nelle sue Memorie storiche di Bronte, e precisamente nella sua monografia “Il Collegio Capizzi”, che occupa 83 pagine dalla 523 alla 606, e in particolare alla pagina 598 e segg., dice:
«Nel 1892 fu eletto rettore il sac. Prestianni Giuseppe, il quale, d’accordo con la deputazione, affidò le sorti dell’insegnamento alla congregazione dei Salesiani.

Nelle condizioni misere in cui versava l’istituto, fallita la speranza di renderlo governativo, l’averlo racco­man­dato ad una congregazione religiosa che può disporre d’insegnanti, stimo essere stato il partito migliore.

“Il rettore tenne per sé l’amministrazione del convitto. Direttore del ginnasio fu don Bartolomeo Fasce, uomo erudito e di lettere. […]»

«Rimase il collegio 22 anni sotto il governo dei PP. Salesiani e sempre prosperando(2).

Finito l’anno scolastico 1914 dichiararono che non intendevano più continuare nella missione affidata ove non fosse stata loro ceduta la gestione amministrativa del Convitto.

I deputati, colti all’impensata, forse dubitando che, partiti i Salesiani, l’Istituto avrebbe corso il rischio di rimanere temporaneamente chiuso (incombeva allora la guerra europea e difettavano insegnanti, istitutori, servitori) timorosi acconsentirono, non per nove anni però come essi chiedevano, ma per tre appena.

Il giovane clero(3), avuto sentore della cosa, nel giornaletto locale, il Domani, levò alto la voce contro l’im­provvisa cessione e spinse il Comune ad agire. Il consiglio nell’adunanza del 19 dicembre 1914 deliberò la revoca di quel contratto dannoso al Collegio e richiamò il Rettore all’esatta osservanza delle regole del fondatore.

La questione dalla Prefettura fu rimessa al consiglio provinciale scolastico, il quale nel 13 novembre 1915 ricordò alla deputazione del Collegio il dovere di revocare l’improvvisa deliberazione o di modificarla. I PP. Salesiani, vistisi contrariati nelle loro intenzioni, nell’aprile del 1916 presentarono le dimissioni e nel luglio seguente abbandonarono il Convitto, non senza aver prima notificata a tutte le famiglie dei convittori la loro partenza definitiva. […]»

Antonio Corsaro, nell’elegante volume “Il Real Collegio Capizzi“, a pag. 124, ci dice: “[…] il quale (Pre­stianni) chiama i Salesiani ad impartire l’insegnamento. Senonché quando questi avanzano la pretesa di gestire anche l’amministrazione, nel 1914, ancora per nove anni, il clero si oppone. Interviene il Comu­ne. E il 19 dicembre il consiglio revoca la concessione data per tre anni. La Deputazione del Collegio resiste alla richiesta fatta dal consiglio provinciale scolastico di ritirare la deliberazione. E’ il 15 novembre 1915. Dall’aprile dell’anno successivo al luglio i Salesiani insistono ma senza esito. E se ne vanno, dopo ventidue anni(4). […]

Alcune osservazioni a queste due citazioni, oltre quelle fatte in note: meraviglia il fatto che lo Schilirò (che già insegnava nel Collegio dal 1912,) (vedi sito Internet www.bronteinsieme.it, Nicola Lupo, Vincenzo Schilirò cap. 1, pag. 1) nella sua lunga e multiforme attività non abbia mai parlato dei Salesiani e della loro opera educativa e culturale svolta a Bronte, cosa che mi riservo di appurare e approfondire nelle ricerche che ho avviato sia all’archivio della biblioteca del Collegio che a quello dei Salesiani dell’Ispettoria di Catania.

Altro fatto da stigmatizzare è quello del Corsaro che si è limitato a copiare l’errore dei 22 anni dal Radice senza accennare neppure un pur sintetico giudizio sull’opera dei Salesiani al Collegio, neanche riportando lo striminzito giudizio del Radice.

Nicola Lupo Calogero (detto Lillo) Meli

I tre professori
del R.C.C.:
un giovanissimo Nicola Lupo,
Lillo Meli
e, accanto, Gregorio Sofia

Gregorio Sofia
Nunzio Azzia

Il Notaio Nunzio Azzia

Giuseppe Prestianni

Giuseppe Prestianni,
rettore del R.C.C. dal 1892 e uno dei due fondatori dell'Ospedale che porta il suo nome (Il "Castiglione Prestianni")


Le richieste di statalizzazione

Altra osservazione a proposito della richiesta di statalizzare le scuole a Bronte: esse furono almeno 6 fino alla settima di Lupo, Meli e Sofia del 1945, e precisamente:

A memoria del Radice
:

1) 1862 “Nel 1862 intanto il prof. Angelo Maiorana, Ispettore e Provveditore agli Studi, manifestò il disegno di trasformare il Collegio in Convitto Nazionale, ma il clero, che ha creduto sempre di avere se non la proprietà asso­luta, il dominio utile del Collegio, sorse come un solo uomo, temendo di perdere il monopolio dell’insegnamento.
Il nuovo governo però gli tolse l’amministrazione dei beni e l’assegno annuo regio delle 400 onze; ma […] manten­nero al Collegio la sua autonomia, assoggettandolo in quanto agli studi alle leggi dello Stato. Il ministero della Pubblica Istruzione e il Consiglio di Stato nel 1864 […] dichiararono laicale il Collegio e promisero di cooperare al suo miglioramento; e […] nel 1866 gli restituirono l’amministrazione dei beni distratti.

2) 1867 – “Il rettore Giuseppe Di Bella comprese bene che le istituzioni, se vogliono vivere, conviene che mutino e si evolvano coi tempi; onde, contrariamente alla volontà del clero, e in ciò è da ammirarsi, curò di dare maggiore stabilità alle scuole, facendo dichiarare pareggiato il ginnasio (decreto 22 novembre 1867).
[…] In quello stesso anno volle il Di Bella dotare le scuole di altre due discipline: le scienze naturali, il cui insegna­mento commise al dottor Antonino Cimbali, e la filosofia del diritto, all’avv. Giuseppe Liuzzo, oratore facondo: ambedue i più colti uomini laici del paese. Fra gli uomini colti in quel tempo era anche venuto in istima il D. Luigi Saitta che professava omeopatia. Ebbe il Di Bella devozione e culto agli uomini insigni di Bronte, dei quali curò eternare la memoria facendone dipingere l’effigie al pittore Agostino Attinà brontese.

3) 1878 – “Nel 1878 dal consiglio del comune e della deputazione, con a capo il rettore Di Bella, si pensò a un più sicuro e migliore avvenire del Collegio. Il prof. Sac. Antonino Zappìa Biuso, uno degli otto membri della Commissione creata dal consiglio comunale, presentò un bel progetto di riforma del ginnasio, di stabilimento di scuole tecniche e liceali di II classe per la cui effettuazione occorrevano solo lire 33100.
Il consiglio comunale deliberava accogliersi il progetto […] e stanziava nel bilancio del 1879 lire 12000; ma la pro­gettata riforma del ginnasio, le progettate scuole tecniche e liceali, come tutti i progetti di acqua, sono rimaste nella deliberazione del consiglio, nel desiderio dei cittadini e nella fantasia del progettante, […].”

4) 1886 – “Nel 24 settembre del 1886 si rinnova la commedia. Il consiglio […] fa plauso alla deliberazione dei deputati del Collegio […] affinché il ginnasio venga dichiarato governativo […] Ma anche questa volta il clero, non volendo rinunziare al fantastico, ipotetico diritto, come se il Collegio non fosse patrimonio del popolo, che lo edificò, circuì […] i consiglieri più […] incoscienti, e il partito fu vinto. […]

5) 1904 - Fu rinnovata la proposta nel 1904 dal sindaco Francesco Cimbali coll’accordo del deputato del Collegio, ma anche questa volta andò a monte ogni cosa. Sic erat in fatis!”(5)
“Nel 1918 fu creata una sezione femminile richiesta dai nuovi bisogni, e istituito il primo corso liceale. Per l’anno scolastico 1919/20 si sono aggiunti gli altri due corsi del liceo classico e si è in attesa del pareggiamento, con quanto vantaggio delle famiglie ognun vede(6).”

Nel Radice, dopo il 1918, c’è una lacuna parzialmente colmata dal figlio Renato che, però, non fa cenno della proposta dello Schilirò. Il quale,

6) nel 1921, scrive senza firmare:
«Il Liceo Capizzi
(La statalizzazione) era un'antica aspirazione della cittadinanza brontese: un'aspirazione che aveva suggeriti molti lodevoli tentativi, purtroppo sempre falliti. Dire minuziosamente perché quei tentativi fallissero, sarebbe opera oziosa e saprebbe forse di postuma recriminazione.

Basterà quindi ricordare quanto penoso e difficile riuscisse a un Comune povero di santoni politici (specie in quei beati tempi che la minorità amministrativa del Mezzogiorno era quasi ufficialmente sancita) ottenere dal governo un provvedimento di una qualche importanza; e ciò nella fortunata ipotesi che la cittadinanza di quel Comune fosse unanime nel domandare; e si comprenderà di leggieri come dovesse senz'altro fallire una pratica quando la ritrosia burocratica o governativa trovava un sostegno nello spirito di contraddizione di qualche consigliere o patrono del Comune postulante.

Vincenzo Schilirò

Vincenzo Schilirò,
(Bronte 7.1.1883 – Catania 3.7.1950) sacerdote, profes­sore al R.C.C., fu una singo­la­re figura di sociologo, cri­tico, letterato e poeta.

Giuseppe Di Bella,
 rettore del Collegio per 18 anni (dal 1872 al 1879) e, sot­to, il
dott. Antonino Cimbali,
professore di Scien­ze natu­rali al Collegio e sindaco di Bronte in diver­si periodi

Antonino Cimbali

Fu questa per lungo tempo la sorte di Bronte, che inesorabilmente invocava l'istituzione di un liceo; e così fallirono i diversi tentativi fatti a cominciare dal 1878 sino al 1921.

E’ inutile dire che evidenti ragioni finanziarie avevano sempre consigliato di chiedere un liceo regio; e quando la riforma dell'istituto del pareg­giamento rese illusori i privilegi libertari delle scuole pareggiate, anche l'attuale Amm.ne del R. Collegio accedette alle stesse vedute, e nel febbraio del 1921 avanzò formale proposta perché il Comune, garantito da un contributo dell'Ente, chiedesse l'istituzione d'un R. Liceo Ginnasio.

La proposta destò fariseismi, diffidenze e incomprensioni: ma, energicamente difesa dal prof. Schilirò in due tornate consigliari del marzo 1921 e sostenuta dal comm. V. Pace, venne approvata dalla maggioranza. Ma, come al solito con poca fortuna poiché la pratica si smarrì e si perdette nei meandri bui della politica settaria, e il liceo nacque in forma privata.

Con l'avvento del fascismo rifiorì la speranza di dargli veste giuridica e definitiva, ma, purtroppo, sulle agevolazioni finanziarie non si poteva più contare, perché la politica del nuovo Governo, preoccupata del risanamento del bilancio nazionale, diceva netto e lealmente che avrebbe, si, incoraggiato l'istituzione di nuove scuole, ma non si sarebbe addossati degli oneri nuovi.

In tale stato di cose l'Amm.ne del Capizzi, tenuto conto dell'obbligo incombente sui Comuni nei riguardi dell'istruzione media, con istanza del 20 maggio 1923 sollecitava al Consiglio civico un impegno di contributo annuo a favore dell'Ente Capizzi, il quale, ai fini dell'unicità d'indirizzo didattico-scolastico, avrebbe richiesto il pareggiamento del suo liceo.

L'istanza, accolta dalla Giunta Municipale nell'adunanza del 2 giugno 1923 e ampiamente illustrata dall'avv. Vincenzo Luigi Saitta e dal sindaco comm. Pace nella seduta del Consiglio del 10 giugno, venne approvata nei seguenti termini: «di corrispondere all'Ente Capizzi, a datare dall'anno scolastico 1923-24, un contributo annuo di L. 22.000, a condizione sempre che, mantenendo così com'è l'attuale ginnasio, si ottenga e funzioni anche il liceo pareggiato».

La deliberazione consigliare, confermata nell'adunanza del 22 luglio, veniva approvata dalla G.P.A. nella seduta del 13 agosto 1923 con invito al Comune «di provvedere ai mezzi occorrenti pel pagamento del contributo».

Cosi la pratica del pareggiamento del Liceo Capizzi fu messa sulla buona strada; il 24 marzo del 1926 s'otteneva il seguente Decreto, con valore retroattivo, a datare, cioè dal 10 ottobre 1925:

IL MINISTRO DELLA P.I.
Veduto il R.D. 6 maggio 1923, numero 1054;
veduto il Reg. 6 giugno 1925, n. 1084;
Veduto il Decreto interministeriale 14 ottobre 1925, registrato alla Corte dei Conti il giorno 9 novembre 1925 reg. 26 foglio 282;
Veduta l'istanza in data 15 settembre 1925, con la quale il Presidente dell'Amministrazione del R. Collegio Capizzi di Bronte chiede che il liceo classico mantenuto dal Collegio medesimo sia pareggiato ai corrispondenti istituti regi;
Veduta la deliberazione in data 30 settembre, con la quale la Giunta per l'istruzione media della Sicilia esprime parere favorevole al detto pareggiamento;
DECRETA
A decorrere dal 10 ottobre 1925, il liceo classico mantenuto dal R. Collegio "Capizzi" di Bronte è pareggiato, per il valore legale degli studi che vi si compiono, ai corrispondenti istituti regi.
Il presente decreto sarà pubblicato nel Bollettino Ufficiale del Ministero della Pubblica Istruzione.
Roma, 24 marzo 1926
f.to FEDELE

E perché la cittadinanza sappia a chi dev'esser grata della magnifica istituzione, sentiamo il dovere di ricordare la fatica diuturna del Rettore prof. Vincenzo Portaro in collaborazione assidua col prof. Vincenzo Schilirò, la solidarietà costante dei deputati cav. Dott. Grisley e dell'avv. V. Saitta, la completa adesione del commendatore Pace sindaco del tempo, e l'interessamento del R. Commissario al Comune e del Segretario politico del fascio prof. Sanfilippo, che sollecitarono con gli amici della provincia l'emissione del decreto.

Oramai il liceo esiste e tiene alto il decoro del Capizzi: lo dicono i giudizi lusinghieri e costanti di tutte le Ispezioni e di tutte le Commissioni esaminatrici per la maturità classica.

Sta ai Brontesi valutarne tutta l'importanza e non negargli mai il conforto della solidarietà; e sta agli Amministratori del Comune non metterne a repentaglio la floridezza, procrastinando il pagamento del contributo all'Ente, che sopporta per la nuova scuola sacrifici non comuni.»

E infine Nicola Lupo scrive:

7) 1945 – «Sconcertante, ma piacevole sorpresa: io che, assieme ai compianti colleghi Calogero (detto Lillo) Meli e Gregorio Sofia, credevo di essere stato il primo (nel 1945) a chiedere, in una affollata assemblea popolare, tenuta nel teatro comunale di Bronte, all'allora presidente del Consiglio Parri, in base all'interpretazione delle Regole del ven. Capizzi, costitutive di scuole pubbliche per i Brontesi, la statalizzazione del nostro Liceo Ginnasio Pareggiato, dall'articolo seguente, intitolato Il Liceo Capizzi, non firmato ma sicuramente dello Schilirò, ho dovuto apprendere che in quella nostra richiesta eravamo stati preceduti, ma purtroppo con lo stesso esito negativo, proprio da Vincenzo Schilirò. Ma questa sua richiesta contrasta con quanto da Lui scritto nel 1945 in Libertà e Democrazia!»

Vincenzo Saitta

L’avv. Vincenzo Luigi Saitta, deputato dal 1921 al 1924


Francesco Sanfilippo

Il maestro Francesco Sanfi­lippo, segretario politico del Fascio e Presidente dell’Opera Nazionale Balilla

«Mi ha sorpreso la seguente asserzione:
Libertà di educazione implica necessariamente un'altra libertà: quella d'insegnamento. Presso le nazioni veramente civili dovrebbe cessare lo sconcio del monopolio scolastico statale.
Fermo il principio che la formazione giovanile spetta decisamente ai capi di famiglia, risulta logica e necessaria l'esistenza di liberi istituti d'educazione e d'insegnamento.
Perché, d'accordo sul primo periodo, noto una insolita durezza di linguaggio in Padre Schilirò che parla di sconcio del monopolio scolastico statale, nel secondo periodo, cosa che, se riferita, come sembrerebbe, all'Italia di allora, non risponde affatto alla realtà: infatti non c'era monopolio e prosperavano «liberi istituti d'educazione e di insegnamento».
«È vero, però, che proprio nel 1944-45 cominciarono richieste di statalizzazione di scuole private ma solo per motivi economici, in quanto dette scuole costavano troppo ai loro utenti.
Vedi, proprio, il caso di Bronte, che solo dopo quella richiesta ottenne scuole statali per tutti. Ma ciò non ha nulla in contrasto con la "libertà di insegnamento" e di educazione, se non implica l'aspetto finanziario. Questo concetto entrò poi nella Costituzione del 1948.»

(www.bronteinsieme.it, cap. 8/2, pag. 8.)


Note:

(1) Tutti e tre licenziati: io per una volontaria infrazione, come narro ne “Il mio 1943” (Vedi www.bronteinsieme.it ), e gli altri due nel ’45, “perché non in linea con le Regole del Collegio” e ad opera dello stesso Rettore sac. Mariano Russo di cui A. Corsaro a pag. 134 del suo “Il Real Collegio Capizzi” citato, scrive:
«A reggere il Collegio dal 1941 al 1946 fu chiamato il sacerdote professore Mariano Russo, che risiedeva e insegnava a Catania nelle scuole dello Stato. […] La presenza discontinua del rettore danneggiava il buon andamento dell’attività scolastica che venne affidata ad un sostituto di fiducia. (il sac. Mariano Gatto. N.d.A.) […] Il consiglio d’amministrazione (la Deputazione. N.d.A.) invitò il Russo a stare in sede o dimettersi, ma senza esito immediato. […]
Io per l’anno scolastico 44/45 andai in Calabria a Siderno e l’anno successivo a Locri; Gregorio Sofia nel 45/46 venne prima a Locri, ma dopo un mese andò a Empoli; Lillo Meli nel 45/46 andò a Piacenza.

(2) A parte l’errore di numero di anni che, se la matematica non è un’opinione, furono 24, il giudizio che il Radice formula sulla lunga e certamente proficua attività dei Salesiani si limita a quel “sempre prosperando”.

(3) Ibidem cit. pag. 599 – Mi meraviglia che il Radice si sia mantenuto sul generico mentre avrebbe dovuto dire il giovane sacerdote prof. Vincenzo Schilirò, insegnante nel Collegio, fondatore e direttore del Domani! (politico – amministrativo che durò fino al 1915 ). Vedi: Lupo Nicola, Vincenzo Schilirò (Educatore e letterato) www.bronteinsieme.it, cap. 3 pag.7.

(4) Anche il Corsaro ripete l’errore di numero e non spreca neppure una parola sul lungo operato dei Salesiani!

(5) Ibidem cit. pagg. 597/98 passim.

Il Rettore don Vincenzo Portaro(6) Ibidem cit. pag. 600 - La nota (84), evidentemente del figlio avv. Renato, dice: “Nell’agosto di quest’anno 1936, il Rettore Portaro (foto a destra), per gravi motivi di salute si è dovuto dimettere. Gli succede, in un periodo critico della vita del collegio, il Sac. Prof. Anselmo Di Bella, la cui intelligenza ed energia danno affidamento sicuro, ed al quale auguriamo di tutto cuore che possa risollevare le sorti del Col­legio andate purtroppo in questi ultimi anni un po’ alla deriva.
Alla attività del Rettore Portaro molto deve il Collegio al quale egli dedicò tutte le sue forze. Di lui si deve lodare senza riserve lo spirito di sacrificio e il buon volere, la grande esperienza didattica e la assoluta onestà. Non possiamo purtroppo per la verità non dire, che la sua eccessiva bontà nei riguardi di molti profittatori, ha profonda­mente inciso nell’anda­men­to generale del Collegio.
Si devono al Rettore Portaro la creazione e il pareggiamento del liceo classico, la risoluzione del problema igienico con la costruzione di un cosiddetto Polisportivo molto discutibile invero sia dal lato artistico che pratico. Volle anche rifare la antica e storica facciata dell’Istituto, ma ebbe il torto di permettere all’architetto una libertà che non ha affatto rispettato il vecchio e ottimo progetto del Marvuglia, facendo così scomparire una delle cose più belle del paese.
Nel 1935 aveva affidato la Direzione del Collegio alla Congregazione dei Fratelli Maristi.”

Il Real Collegio Capizzi

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