I SINDACI DI BRONTE

Le carte, i luoghi, la memoria...

I personaggi illustri di Bronte, insieme

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Dal 1800 al 1862 - dal 1863 al 1903 - dal 1903 al 1914 - dal 1914 al 1952 - dal 1952 al 1968 - dal 1968 al 1993- dal 1993 al 2005 - dal 2005 ad oggi

1903

LIMONGELLI ALFONSO

avvocato della prefettura di Bologna, regio commissario al Comune da fine Gennaio 1903 (a sinistra in una caricatura).

Fu nominato in seguito allo scioglimento del Consi­glio comunale disposto per decreto regio controfirmato da Giolitti in seguito ad una ispezione amministrativa condotta nel 1902 dal commis­sario prefettizio Poidomani.

Encomiabile per l'attività svolta in difesa del Comune nel conflitto territoriale che Bronte ebbe con Cesarò, provvide anche alla riorganiz­zazione degli uffici del Comune e del corpo delle guardie municipali dal quale allontanò alcuni elementi poco idonei.

Ma, nominato per guidare il paese alle elezioni, fu apertamente accusato di partigianeria e di voler favorire il "partito dei ducali" e la disciolta precedente amministrazione del sindaco Placido De Luca contro il partito dell'on. Francesco Cimbali che guidava "i comunisti" (così chiamati perchè dicevano di fare gli interessi del Comune).

Limongelli restò in carica fino al 16 Maggio, quando dopo le elezioni comunali venne insediata la nuova amministrazione guidata dal neoeletto sindaco on. Fran­ce­sco Cimbali.

Un giornale dell'epoca (La Montagna, del 3 Maggio 1903) così descriveva l'ambiente brontese un mese prima delle elezioni accompagnando l'articolo con una gradevole vignetta.

Da Bronte
Follie commissariali

«Il regio Limongelli spinge la sua follia fino al parossismo o l'avvicinarsi delle elezioni gli esacerba l'animo, specialmente per l'animazione fattasi vivacissima tra le file del partito della disciolta amministrazione. Egli ha emesso parecchie deliberazioni e questa volta le ha pubblicate nell'albo pretorio, forse perché ha creduto di farne conoscere qualcuna ai gonzi per intimidirli... (...); ma solo due di tali deliberazioni hanno attirato maggiormente la nostra attenzione.
Una riguarda il pagamento di lire 500 alla signora Cecilia Spedalieri è, come si rileva dalla stessa deliberazione, tale pagamento avrebbe dovuto eseguire soltanto nel 1904.» (La signora Cecilia Spedalieri non era un nome qualsiasi ma figlia di Nicolò, delegato di pubblica sicurezza nell’agosto 1860 e, soprattutto, moglie di William Grisley, figlio di Samuele, fedele impiegato della Ducea della quale fu anche amministratore dal 1873 al 1874 quando morì).

«Un tal fatto - continua il giornale - è del tutto subdolo per un regio venuto qui per far fronte al famoso disavanzo di lire 60,000, ma poi trova modo di violare gli stessi obblighi contrattuali prelevando dal bilancio somme così rilevanti prima del tempo stabilito.» (...)

«Gli avversari della disciolta amministrazione strombazzano ai quattro venti che non potendo coi voti cercheranno di vincere con la violenza sotto l'egida com­mis­sa­riale e si sentono autorizzati perfino a dire "che i certificati saranno distri­buiti, all'ultima ora" per seminare zizzania nel corso della votazione.

«Noi ci ridiamo di ciò, ma se per avventura tali parole saranno messe in atto, in parola di onore che alla violenza ci opporremo colla violenza, al ferro col ferro e il fuoco illuminerà le nostre ragioni se a questi estremi ci si costringe.

«Noi faremo rispettare i nostri diritti dalle insidie sopraffini o meno che da chiunque ci potessero venire.» (...)

«Intanto non possiamo chiudere senza rivolgere al "regio un avvertimento ed una preghiera". L'avvertimento è che egli faccia rispettare la legge con tutto il rigore e da chicchessia, evitando così possibili guai di cui egli è decisamente sarebbe il responsabile di fronte ai suoi superiori e di fronte alla vilipesa cittadinanza.

La preghiera è: che, oltre alla già assunta carica di direttore didattico, assuma an­che quella di ufficiale sanitario, di esattore, di becchino e di cappellano del Comu­ne; con quest'ultima carica darà l'acqua benedetta nel funerale che cele­bre­remo il 10 maggio p. v. per il partito demo-villico-borbonico che è venuto a sostenere.​»

La vignetta - "Il vero significato delle prossime elezioni amministrative": Giolitti, al centro, con un ampio mantello copre il prefetto (a sinistra, che spedisce un telegramma con la notizia dell'«ese­guita saputa decapitazione») e il commissario regio Limongelli, assassino politico di Fran­cesco Cimbali (rappresentato da un bue legato alla parete del "macello governativo") che "pietoso" dice a Giolitti - Padre, al novantadue tu mi vestiti, queste misere carni or tu le spogli? E con ira al beccaio: - Eppure dovevo aspettarmela, dal tuo principale... Dopo Dante, dopo Bronte, ha finito col truffare anche me!.

1903

Cimbali Francesco

Francesco Cimbali, secondo deputato bronteseFrancesco Cimbali, medico, fu sindaco di Bronte dal Maggio 1903 fino al 1905. Era stato sindaco di Bronte anche nel 1895 e lo sarà ancora nel 1914.

Fu dal 1893 al 95 il nostro secondo deputato a Montecitorio.

Al Comune, l'opposizione (l'ex amministrazione uscente sciolta nel Gennaio 1903 da regio decreto) in quegli anni era rappresentata dal partito dei ducali (sostenuto apertamente dalla Ducea dei Nelson) e dai due grossi personaggi politici: i due consiglieri provinciali cav. Pace De Luca Vincenzo (futuro sindaco nel 1908) e cav. Placido De Luca (già sin­daco di Bronte nel 1895).

«A Vostra Ecc., - scriveva quest'ultimo al Duchino di Bronte il 26 aprile 1903, un mese prima delle elezioni - che rappresenta nella sua vastissima azienda una parte essenzialissima della vita economica ed amministrativa di questo Comune, ci rivolgiamo per avere l'appoggio di cui ci è stato sempre favorevole. Noi speriamo che Ella vorrà ajutarci in questa lotta che è lotta d'indipendenza e di moralità».

Malgrado ciò i brontesi votarono Francesco Cimbali che riuscì a vincere le elezioni tenutesi a Maggio 1903.

Nella lista dei nuovi trenta consiglieri risultati eletti nelle elezioni comunali che lo portarono a ricoprire la carica di sindaco, cinque erano preti, due dei quali furono i primi eletti.

Il Consiglio comunale del 1903

Ecco l'elenco dei trenta consiglieri comunali risultati eletti nelle elezioni amministrative svoltesi a Bronte nel Maggio del 1903 (fateci caso, cinque consiglieri su trenta erano preti e furono fra i più votati):

1. Biuso Sac. Gregorio voti 504
2. Fallico Sac. Francesco 485
(questi due nomi furono comuni alle due liste)
3. Cimbali Dott. Francesco 292
4. Cimbali Notar Leone 27
5. Grisley Dr. Nicolò 274
6. Meli Sac. Benedetto 27
7. Leotta Guglielmino 272
8. Interdonato Giuseppe 271
9. Luca Domenico 270
10. Spedalieri Pietro 270
11. Spedalieri Dr. Arcangelo 269
12. Saitta Avv. Vincenzo  269
13. Portaro Gaetano 268
14. Liuzzo Gabriele 267
15. Isola Gaetano 266
16. Di Bella Giuseppe 265

17. Ciraldo Nunzio 265
18. Dominedò Lorenzo 265
19. Castiglione Giuseppe 265
20. De Luca Avv. Placido (ex sindaco) 264
21. Radice Luigi 263
22. Pace Cav. Salvatore 263
23. Cannata Giuseppe 262
24. Battaglia Ignazio 261
26. Camuto Giuseppe 259
26. Rizzo Vincenzo 259
27. Salanitri Sac. Giuseppe 259
28. Pace Nunzio 259
29. Malaponte Sac. Giuseppe 258
30. Leanza Mauro Antonino 258

SUCCEDEVA ANCHE QUESTO
Saccheggio nei boschi comunali di Bronte

Catania, 13 – Avendo il comune di Bronte concesso il ta­glio an­nuale del bosco comunale Foreste Vecchia, l'ap­paltante, abu­san­do della poca vigilanza della ammi­ni­strazione comunale, e, secon­do altri, con l'annuenza cri­minosa di alcuni rappresentanti del Muni­cipio, tagliò al­be­ri, non compresi nella martel­lata, in numero di oltre duemila, per un valore di L. 62 mila. Tale accertamento è stato fatto giudiziariamente dal pretore.

Sul riguardo ieri ebbe luogo a Bronte una seduta consi­lia­re tempestosissima. Ha sor­preso come il sindaco, rispondendo al consigliere De Luca abbia dichiarato che il danno constatato sia di L. 4000, contro le risultanze peritali giudiziarie.

(La Tribuna, anno XXII, numero 258, Roma 15 Settembre 1904)

"A Bronte - cose a posto"

«Come si vede dall'elenco dei nuovi consiglieri  - scriveva La Gazzetta della Sera,
gior­nale catanese, il 26 Maggio 1903 - l'ex sindaco De Luca riuscì eletto il ventesimo; il Cav. Pace il ventiduesimo.

D'altra parte non fu eletto l'avv. Luigi Saitta procuratore del Duca Nelson e Capo del partito sconfitto; come non fu eletto il sig. Rizzo Gaetano ex assessore e pezzo grosso di tale partito, essendo nipote del denaroso zio Vincenzo e genero del Sig. Pietro Margaglio Tesoriere, Esattore e appaltatore dei dazi e consumo del Comune; e non fu nemmeno eletto l'ex assessore Mauro Nunzio capo d'una famiglia che nel disciolto consiglio aveva quattro rappresentanti. (…)»

(Gazzetta della Sera, anno VII, n. 110, Catania, Martedì 26 Maggio 1903)

1905

Spedalieri Pietro

in carica fino all’anno 1908. Esponente del partito dei democratico-cristiani era definito "Travicello" e fra i suoi assessori figurava anche il rev. can. Gregorio Biuso.

In questo periodo fu approvata dal Consiglio comunale la delibera di costruire un edificio scolastico nel Monastero di Santa Scolastica in Piazza Spedalieri. L'edificio fu poi costruito 30 anni dopo, nel 1935.

Scriveva il Corriere di Catania (giornale dei Partiti Popolari, anno XXVII n. 283 di lunedì 16 Ottobre 1905) che: «…la meschina e balorda figura del sindaco travicello che riceveva continuamente l’imbeccata dal segretario, (avv. Vasta, ndr) che ha un potere formidabile su di lui, era oggetto di unanime commiserazione».

Della sindacatura Spedalieri riportiamo il resoconto (ma sembrano articoli di cronaca nera!?) di due tumultuose sedute del Consiglio comu­nale del 31 Maggio 1904 e del 9 Ottobre 1905.

Sono state tratte rispettivamente da Il Giornale di Catania, politico-quotidiano, anno I, n. 117 del 6-7 Giugno 1904 e dal Corriere di Catania, del 16 Ottobre 1905.

Il giornalista si firma con lo pseudonimo "Veritas" (!?) e, considerando tale firma, c'è da credergli!
 

Il Giornale di Catania, 6-7 Giugno 1904
Bronte 1 giugno 1904

Una Seduta Consiliare del 1904

Veritas). Ieri ebbero principio e fine in questo consiglio, le sedute pri­maverili. Intervennero, in seconda convocazione, solo quindici consi­glieri, undici della maggioranza e quattro della minoranza. Dichiarata aperta seduta … si passò alla lettura del verbale della seduta prece­dente.

Il consigliere della minoranza, Liuzzo fece osservare che quel verbale non era l'espressione sincera e fedele di quanto si svolse nella prece­dente seduta, ma era un componimento inventato ed ideato del segretario Comunale.

Infatti fece osservare che, non si rilevava dal verbale la presenza del­l'avv. Saitta, che non era fedelmente trascritto quanto l'avv. Saitta ebbe a rimproverare all'attuale amministrazione per la riorga­nizzazione delle camarille, a danno del Comune, specie quella del dazio e della legna, che l’avv. Saitta minacciò gravi rivelazioni, che battezzò il Sin­daco incipiente a reggere le sorte d'un paese, man­dandolo a zappet­tare le botteghe, ed in ultimo non si fece nem­manco cenno della rispo­sta da lui data al Cav. De Luca …

(…) Dopo di ciò il prosindaco comunica ai consiglieri che il comune si trova con un deficit di L. 96000 (sic) e con un disavanzo di oltre le 35000 lire, e quindi nella necessità, di chiedere che venga deliberato un taglio straordinario di legno per l'ammontare di L. 40000 (povero comune) perchè date le condizioni miserrime del bilancio, non si può più amministrare il comune.

Il tesoriere ha anticipato oltre L. 20000 e non vuole più anticiparne, quindi non provvedendo d'urgenza assisteremo allo spettacolo, che fra otto giorni resterà il paese senza illuminazione….

Il consigliere Liuzzo osserva che, se il comune si riduce in tale stato miserando, si deve all'insipienza amministrativa di un pugno di vana­gloriosi. Non crede onesto devastare i boschi, essendo che questi do­vrebbero servire per gli usi civici del popolo e non per coprire le maga­gne ardite d'una insana amministrazione.

(…) Si passa poscia alla nomina d'un membro della Congregazione di ca­rità in rimpiazzo del Sig. Interdonato Giuseppe, dichiarato decaduto dal prefetto Trincando, per così aiutare la cricca clerico-borbonica di questo sventurato paese, capitanata dal vanaglorioso e nefasto sa­cer­dote Prestianni, che ha saputo e bene, rovinare l'amministrazione della Congregazione di carità, per la smania di far spendere oltre lire 150,000 per la costruzione di un ospedale dei poveri, quando l'ammi­nistrazione dell'ospedale dei poveri non può disporre che d'una irrisoria rendita annuale di L. 2000 avendo fatto vendere fabbricati di proprietà della opera.

Oggi la camerilla è rinforzata, così possono maggiormente lasciare a dormire la pratica, contro il duca Nelson, debitore dello ospedale, di oltre L. 40000.

Consiglieri comunali presenti nella seduta pubblica del 6.9.1906

Spedalieri Pietro, presidente, Can. Gregorio Biuso, Ciraldo Nunzio, De Luca cav. Placido, Rizzo Vincenzo, Salanitri sac. Giuseppe, Pace Saitta Nunzio, Malaponte sac. Giuseppe, Leanza Mauro Antonino, Sofia Gregorio, Schilirò Carmelo, Prestianni sac. Giuseppe.


 

«LA SCENA INDECENTE NON E' DEGNA DI COMMENTI»

Corriere di Catania, 16 Ottobre 1905

«Al Consiglio Comunale di Bronte tumultuosa seduta

Bronte 13. Fra gli oggetti a trattare nell’ordine del giorno del 9 ottobre. si discussero, con vivacità, quelli riguar­danti i so­liti favori, il riappalto del dazio e lo sfollamento della 3. se­zio­ne del bosco per gli usi civici.

Dei 13 con­si­glieri della minoranza soli 5 erano presenti alla seduta: gli altri ritennero inutile il loro intervento.

Ed hanno avuto ragione: è cosa ormai risaputa che la mag­gioranza va in Consiglio con previo concerto; non cura nem­meno, certe volte, ribadire le ragioni della mino­ranza, che spesso spesso è sopraffatta dallo strac­cio che si fa delle leggi, scrivendo financo in verbale ciò che le pare e piace.
Insomma, le sedu­te di questo Consi­glio somigliano assai ai processi inquisitoriali.

Anzi, stavolta, la maggioranza, a par del Tribunale del san­t'uffizio, portò con sè un «Esecutore» che ebbe l'a­dacia di slanciarsi furibondo su un consigliere della mino­ranza. (…) Qui scoppiò un pandemonio.

La minoranza cosi vilmente offesa e sopraffatta sdegnosa­mente protestò, e il consigliere Saitta (l'avv. V. Saitta, il nostro futuro deputato del 1921, ndr) rimproverò al segre­tario quella mistificazione di fatti perfidamente calcolata: co­stui saltò fuori dal banco della presidenza, e mettendo mano in saccoc­cia, cercò scagliarsi contro il Saitta; ma ven­ne trattenuto dal suocero e dal cugino.

Il Saitta, a quell'atto scavalcò la barra per andargli incon­tro; ma il Dele­gato ed il Maresciallo che si precipi­tarono pel recinto dei consiglieri, scongiurarono un pugilato.

Se i carabinieri non avessero trattenuto a tempo i bravi ed i gar­zoni che porta seco la maggioranza, armati di coltelli e revol­vers, chi sa quali guai e quale massacro si sarebbe deplorato, perchè il popolo sovrano era li a rivendicare le ingiustizie!?

Difatti voleva slanciarsi anch'esso, ma la forza pubblica lo scacciò fuori dell'aula, da dove a fischi, urla assordanti chia­mava abbasso un sindaco inerte e un amministrazione […]

La scena indecente non è degna di commento.

Ci auguriamo che le autorità provvedano ad allontanare questo segretario provo­catore pernicioso, da un posto che non può più oc­cu­pare […]»

 

1908

Pace De Luca Vincenzo

Fu uno dei notabili dell'epoca e governò Bronte sotto lo sguardo benevolo della Ducea e la protezione dello zio, l'ex sinda­co del 1895, all'epoca deputato provinciale Placido De Luca.

Ben piazzato politicamente ma nel contempo debole e sem­pre criticato e messo in discussione, era molto vicino al Duca Nelson ed all’onorevole barone Giovanni Romeo Delle Ter­razze del suo stesso partito.

In seno al Consiglio comunale gli venne più volte criticata la trascuratezza e la mancanza di vigilanza specie sulla riscos­sione delle entrate ed il sistema pernicioso ed irregolare con cui si procedeva all'erogazione delle spese.

In una Relazione sullo stato amministrativo e finanziario del Comune, redatta il 20 settembre 1914 dal rag. Domenico Torrisi (Stab. Tipografico Sociale, Bronte 1914) veniva definita “poco rassicurante» la situazione finanziaria del Comune che minacciava di diventare disastrosa ed «allar­mante la trascuranza usata sul patrimonio comunale».

Ma non era tutto.

Torrisi scrive anche che nella spesa si era constatato che «molti mandati di pagamento sono stati emessi e pagati senza che la relativa deliberazione di Giunta o di Consiglio forse stata presa, o, per meglio dire la deliberazione veniva presa dopo l'emissione del mandato e parecchie volte anche dopo il pagamento».

Molti mandati non erano firmati dal Segretario, in altri, anche di rilevante impor­to, mancavano le quietanze o erano stati emessi e pagati senza la relativa deliberazione di Giunta, «mentre la somma stanziata in bilancio, sulla quale fu gravato, era una somma a calcolo, non una spesa fissa».

«La foga irresistibile nell'emettere mandati di paga­mento – puntualizza poi Torrisi - si manifestò più acuta nel periodo che precedette le elezioni generali. Dal 1 gennaio al 7 luglio 1914 si emisero N. 463 mandati, senza preoccuparsi spesso della legalità di forma e di sostanza.»

Ma questo, allora come oggi, non era una novità.

Il relatore infine stigmatizza che «ciò di cui l'On. Amministrazione deve princi­palmente occuparsi è la sistemazione dello Archivio che trovasi in un disordine incredibile e del quale nessuno ha in atto ha responsabilità, giacchè un effettivo Archivista responsabile non c'è.

Ed è stato lecito finora a chiunque poter sot­trarre impunemente carte e documenti importanti per il Comune.

Pochissime sono le pratiche che si trovano al completo, la maggior parte di­mez­zate ed in grande disordine.

Disordine che si riflette sull'espletamento dei vari affari riguardanti gl'interessi del Comune.»

Insomma un’allegra gestione della casa comunale che si è protratta per ben sei anni anche se, bisogna dirlo, le persone che dovevano farla funzionare, erano veramente ben poche.

Nel 1914, anno della relazione, gli impiegati amministrativi del Comune, se­con­do il regolamento organico deliberato dal Consiglio Comunale il 19 dicembre 1912, ed approvato dalla Giunta Provinciale Amministrativa il 14 luglio 1913, erano solo sette: un segretario con stipendio annuale di L. 2.300; un vice-se­gre­tario (1.500), quattro applicati di 1a classe (3.200) ed un applicato di 2a (700), per un totale di spesa per il personale di L. 7.400 (30.817,41 euro).

Un solo impiegato accudiva all’Ufficio dello Stato Civile anche se gli abitanti erano quasi quanto oggi. Infatti, nel censimento di pochi anni prima, del 1911, a Bronte risultavano 18.260 abitanti.

A fine Gennaio 1911, l'opposizione al Consiglio comunale era com­posta da persone di tutto rispetto: dott. Francesco Cimbali, notar Leone Cimbali, notaio avv. Venia Serafino, Grisley Nicolò, avv. Luigi Castiglione, avv. Saitta Vincenzo Luca, avv. Pettinato Vincenzo, farmacista Cannata Ignazio, Liuzzo Gabriele, Interdonato Giuseppe e Schilirò Carmelo.

Giova ancora notare anche che nello stesso mese di quell'anno (domenica, 8 gennaio 1911), durante la sindacatura di Vincenzo Pace De Luca, causa l'in­ven­zione di altre nuove ed originali tasse comunali e l'au­men­to di quelle esistenti, la popola­zione «in preda all'ira brutale e sanguinaria» si sollevò dando vita a violenti tumulti, devastazioni, sac­cheg­gi e all'incendio di tutti i casotti daziari, posti alle entrate del paese.

Per for­tuna questa volta non ci furono massacri né pro­cessi immediati, solo contusi, qual­che ferito, molti incendi e tanta paura.

Ma il sindaco aveva ritenuto cosa più giusta scappare a Cata­nia.

«Aveva lo stretto obbligo - scriveva un giornale del­l'epoca - di cooperarsi a calmare gli animi ed a mettere la pace nel paese, ed invece alla vigilia dell'8 gennaio partì per Catania e tornò in paese quando già i moti vandalici erano comin­ciati», barri­candosi in casa sotto la protezione dei pochi soldati che si trovavano in paese, «dando agio al popolino di tumultuare libera­mente senza ostacolo di sorta ed incen­diare i casotti daziari».

Pace De Luca Vincenzo è stato sindaco di Bronte anche negli anni 1921, 1923.

Una chicca su di lui: «... è stato denunziato al prefetto per avere negato al consigliere dott. Grisley prima, e poscia al consigliere Liuzzo Gabriele (della minoranza), il permesso di poter prendere visione dell'in­carto di alcune pratiche relative ad interessi del comune. (...)

Invitiamo il Sindaco a smettere questi metodi di lotta nè civili nè utili, ed ad inaugurare un metodo di lotta corretto, leale, coraggioso e tollerante...».

Il brano è tratto dal quindicinale brontese "La Voce del Popolo" (periodico democratico, anno I, numero 3 del 6 Marzo 1910). Il giornale aveva per motto una frase dello Spedalieri: "la sorgente della sovranità è il popolo".

Sopra e a destra due caricature del sindaco Pace De Luca (tratte da un altro giornale politico-umoristico dell'epoca, "U Trabanti", anno I, n. 3 del 5 ottobre 1913).
In quella di destra, dal titolo "Attenti ai troppi­coni!", il sindaco  è aiutato dal deputato randazzese Romeo. La didascalia recita:
«Il sindaco: ohimè! le stampelle amministrative sono fracite e staio abbuccando!
Il Deputato: non temere, ci sono io
».


Ed un'altra chicca del periodo della sindacatura di Pace De Luca Vincenzo è questo articolo di giornale del 1909:


Bronte nel 1909

«Un paese fuori legge!

«Mai, come oggi, Il nostro ricco paese di ventiquattromila abitanti era caduto tanto in basso, per l'opera, insipiente, deleteria, disonesta di un pugno d'igno­ranti, oziosi, vagabondi, che da tempo, senza pietà alcuna ne dilaniano le sue povere carni.

Mai, come oggi, s'era visto tanto scempio di umana dignità, di carattere citta­dino di fierezza paesana soggiogati, vinti, dominati dall’inqualificabile prepo­tenza, dalla più nera ingiustizia, dalla camorra meglio organizzata, dal furto più largamente consumato.

Quanto di progresso, di attività, di avvenire, di vita veramente civile cittadina, quì, viene soffocata dà speculatori immondi e d'affaristi della peggiore razza, i quali, non permettono che la patria illustre di Nicola Spedalieri cammini coi tem­pi, si riscaldi nei trovati della scienza, si illumini di vera civiltà, migliori e perfe­zioni nei suoi usi e costumi, prosperi nelle sue industrie e nel suo com­mercio per se e per le generazioni future.

Mentre, paesetti di poche migliaia di abitanti, borghi e sobborghi di nessunissima impor­tanza hanno acqua potabile a sufficienza, edifizi scolastici, strade ben messe e sempre pulite, luce elettrica, orfanotrofi, ritrovi intellettuali, garentita l'igiene con scrupolosità ed esattezza, sorveglianza accurata nelle rivendite di pasta, pane, carne, frutta, ver­dure ed altri commestibili, corpo di guardia ben ordinato e meglio diretto, tutela degli interessi cittadini sapientemente fatta e con santità vera di affetti, entusiasmo dove­roso e sublime per il bene collettivo e per la grandezza del luogo natio, qui, per non crepare di sete, si è costretti ricorrere alle malsane acque del fiume lontano, con quanto danno della salute pubblica; ben si capisce.

In vere e proprie topaje dalle nude pareti, prive di luce, di aria di sole umide e fredde, dove penetra il vento e la pioggia si accalcano i nostri amati fanciulli.

E' questa la scuola, dove, il maestro, nono pagato da ben sette mesi del suo stipen­dio, mutua il pane dell'avvenire e della scienza a quelle care creaturine febbricitanti, tossenti, dal visuccio cereo, scalzi, nella maggioranza ignudi e quasi sempre digiuni.

Di edifizio scolastico non è a parlarne; le topaje, fruttano lauti fitti a pezzi grossi del paese, eppoi, s'infrangerebbero i comandi dei beati porci, con rispetto parlando! e dire, che il paese paga gravi interessi al governo per il mutuo, da anni, debitamente approvato.

Strade, le stesse dalla fondazione della cittadina, assolutamente impraticabili, prive di qualunque manutenzione, avvallate, dirute, affossate, mantenute nella più fitta oscurità e nella più nauseante, colpevole sporcizia, vere fogne pesti­lenziali i cui miasmi danno al cittadino la febbre infettiva, il tifo, la tisi, quando non lo spaventano della noce del collo.

Il comune paga lire seimila per l'illuminazione, e più migliaja di lire per lo spazza­mento, ma i fanali non si accendono quasi mai, in omaggio alla teorica sacrista, che l'oscurità fa bene agli occhi acuisce la vista, e non disturba alle indiscrete filippiche l'entrata notturna dei sacri portoni.

Se la spazzatura poi, resta a concimazione delle vie, la colpa non è dell'ap­pal­tatore, persona di ogni scrupolo, che si confessa ogni sabato e si precetta tutte le feste, ma, degli spazzaturai municipali, testaccie dure, veri asini in veste umana, che in questi tempi di aumento di salari, pretendono troppa biada!

(…) Il signor Medico Provinciale Sanitario, il Prefetto Comm. Minervini, il Pro­curatore del Re, le autorità tutorie, perché non pensano a riparare tanto delitto?»

Bronte, 1.1.1909 (Caritas)

(dal settimanale “Il fuoco”, nell’arte – nella vita – nella politica, Anno II, n. 7, Catania 6.1.1909)



3 Luglio 1910

«Il risultato delle elezioni

Da una parte combatteva il vecchio partito Clerico-Moderato, composto di tutto il vecchiume e di tutte le anticaglie del Paese... dall'altra il Nuovo Partito Democratico, capitanato dell'On. Cimbali e formato dalle migliori delle più colte e delle più sane forze giovani

Il 19 Giugno 1910 è una data che dovrà essere scritta a lettere d'oro nella Storia di Bronte, perchè in quel giorno memorabile fu combattuta e vinta una battaglia che segna il principio d'un'era nuova di libertà di progresso e di civiltà.

Mai in Bronte s'era avuta una lotta d'idee e di principi ma sempre lotte sterili tra partiti e tra persone che miravano a conquistare i pubblici poteri per soddisfare le loro vuote ambizioni o per fare i loro interessi.

E le conseguenze di queste lotte fratricide sono state sempre disastrose pel paese: perchè nessuno, tranne qualche rara eccezione, s'è mai occupato del paese, i cui interessi sono stati quasi sempre traditi in omaggio alla vanità ed all'egoismo dei suoi indegni rappresen­tanti, ed i cui grandi ed urgenti bisogni sono stati quasi sempre trascurati e dimenticati.

Questa volta però, per opera del nuovo Partito Democratico, che dalle colonne di questo Giornale, con Publiche conferenze e con una continua ed instancabile propaganda, ha saputo illuminare e sviluppare la coscienza dei cittadini, le cose sono andate in modo diverso.

Da una parte combatteva il vecchio partito Clerico-Moderato, composto di tutto il vecchiume e di tutte le anticaglie del Paese, - del­l'Am­ministrazione della Ducea Nelson, del Clero, del Sacerdote Prestianni Rettore del Collegio Capizzi, dei due Consiglieri Provinciali Cav.ri Pace e De Luca, e di tutto l’ingranaggio affaristico creato e mantenuto in tredici anni di dominio assoluto esercitato nel paese,- senza programma, senza idee, senza principi, ed animato solo dal sentimento di voler dominare ad ogni costo,

Dall'altra il Nuovo Partito Democratico, capitanato dell'On. Cimbali e formato dalle migliori delle più colte e delle più sane forze giovani del paese, che vuole un'am­ministrazione Comunale onesta, cosciente, capace, energica e piena di buona volontà, che curi gl'interessi e soddisfi i veri bisogni del­l’intero Comune, e non già quelli soli d'un partito e delle persone che lo compongono, che vuole l'acqua potabile, le strade, l'illuminazione, un buon sistema di spazzatura, l’igiene dell'abitato, l'edificio Scolastico, la scuola primaria bene organizzata e bene diretta, l'Ospedale, la buona organizzazione e la severa vigilanza di tutti pubblici servizi.

La lotta impegnatasi fu aspra ed anche un po' selvaggia, perchè i Clerico-Moderati, che volevano vincere ad ogni costo, si servivano delle solite armi immorali e brutali della minaccia, della vendetta, della lusinga, della promessa e del favore.

A chi aveva la disgrazia d'avere qualche debito presso una nota Banca Clericale (la Cassagraria, ndr), si fece comprendere che, non dando il voto ai beniamini del Clero, si sarebbe subito protestata la cambiale.

A qualcuno che si credeva di coscienza debole si facevano pregustare le terribili pene dell'inferno qualora si fosse permesso di votare pei candidati Democratici, nemici dichiarati della Religione e della Chiesa.

Agl'impiegati pubblici e privati si fece comprendere che non votando la lista Clerico-Moderata avrebbero inesorabilmente perduto l'impiego.

Ad un povero padre di famiglia, cieco e vecchio, che fu soldato di Garibaldi, e che ha un figlio colla Patente di mae­stro elementare, si mandò ad intimare dal Sindaco a mezzo di un Prete che votando in favore dei Candidati Democratici, l’Amm. Comunale non avrebbe fatta al figlio la nomina di maestro pel prossimo anno Scolastico!

Durante il periodo elettorale, che fortunatamente durò pochi giorni, i poveri elettori furono tormentati, torturati e stretti come in cerchio di ferro dai vari elementi che compongono il partito Clerico-Moderato.

Nulla fu, trascurato per intimorire, scoraggiare e conquistare gli elettori: tutti i mezzi abominevoli furono escogitati ed usati.

Con tutto, questo però, e malgrado le potenti forze di cui disponevano i Clerico-moderati, la vittoria fu della Democrazia Brontese che conquistò il Consiglio sette posti su undici (I nuovi consiglieri comunali furono Cimbali, Grisley, Pettinato, Castiglione, Saitta Vincenzo-Luigi, Liuzzo e Cannata, NDR).

La Democrazia non aveva nè pubblici poteri, nè titoli nobiliari pomposi, nè feudi estesi, disponeva solo d'un programma a base di libertà, di progresso e di civiltà; e vinse perchè la grandissima maggioranza dei cittadini vuole che il paese sia subito messo nella via del miglio­ramento e del progresso.

Questa vittoria Democratica è una grande e solenne lezione pei Clerico-moderati, i quali da ora innanzi debbono cominciare a compren­dere che il popolo è stanco dei sistemi d'Amministrazione a base di partigianeria, di vendetta, d'affarismo e d'ingiustizia da loro inau­gurati ed applicati per tredici lunghi anni; e che sopratutto non vuole la sfacciata e nauseante inframittenza dei Preti nelle cose del Comune.

Tanto vero che l'unico Prete portato nella lista dei Clerico-Moderati non fu eletto e riportò il minor numero dei voti; e che invece fu eletto col maggior numero dei voti un candidato della Democrazia odiato dai preti e che da costoro non si voleva in consiglio pei suoi principi anticlericali!»

(La Voce del Popolo, Anno I, numero 10, Bronte 3 Luglio 1910) (vedi anche l'analogo articolo "Vittoria popolare" del Corriere di Catania)

 


Un volantino del 26 Febbraio 1911

E per dare un’idea dell'acceso clima politico dell’epoca vi sottoponiamo anche un vo­lantino a firma "Gl'indiscreti", stampato dallo Stab. Tip. Sociale nel 1911, dove, senza riguardi e peli sulla lingua, si parla del deputato del Collegio di Bronte (do­vrebbe trattarsi del barone Giovanni Romeo), dei Consi­glieri provinciali (i due "cav.": Pace e Placido De Luca) e dei consi­glieri comunali.

Sembra ricalcare il pensiero o i discorsi di qualche brontese del nostro tempo, eppure sono passati quasi cent’anni.


«Agli elettori di buona volontà

Letterina aperta

Una delle conquiste più benefiche della civiltà e della democrazia fu, senza dubbio, la rappresentanza popolare, che in ultima analisi si risolve nella sanzione del diritto dei più.

Sventuratamente però, nei paesi meno progrediti, questo sistema costituzionale e democratico diventa un'amara ironia, un orpello, che i furbi e gli ambiziosi sfruttano a danno del popolo.

La prova più apodittica ci viene fornita dai rappresentanti nostri.

Cominciamo dall'alto.

Il deputato c’è, o ci dovrebbe essere, per rappresentare e difendere gl'interessi del collegio in seno al Parlamento, dove si discutono i vari bisogni del paese e si emanano le opportune leggi; cosicchè urge mandare là le persone più capaci, più integre, che vogliano e sappiano far valere i diritti degli elettori rappre­sentati.

- Noi invece abbiamo un deputato inutile, deficiente, incapace non solo di dare una franca risposta all'appello nominale della Camera, ma eziandio di ringraziare quei dab­ben'uomini che lo hanno eletto – un essere che, per sventura nostra, accettò il grave mandato della deputazione per l'ambizione matta di unire la medaglietta all'ereditato blasone.

l Consiglieri Provinciali si eleggono perchè vadano a portare nel supremo con­sesso della provincia l'energica voce dei Comuni, a fine di coordinarne gli interessi, farne rispettare i diritti, ottenere aiuti e tutela.

- Noi invece abbiamo due consiglieri provinciali prettamente inutili, che non vanno mai al Consiglio o ci vanno senza idee e senza programma: l'uno chiuso, incartocciato ne' suoi gretti orizzonti, non sente che l'assillo, l'intrigo di parte; l'altro allettato dalla geor­gica tranquillità, sogna cavalli e campi;

- e Bronte non si è ancora accorto d'es­sere rappresentato in provincia, non ha mai goduto il benchè minimo vantaggio nelle relazioni intercomunali, nella viabilità rurale, ne' bisogni cittadini.

I Consiglieri Comunali, si sa, vengono eletti ad una missione che tocca più da vicino gl'interessi del paese. Essi devono amministrare e costodire il patrimonio, pubblico, accrescere il benessere locale, spingere il Comune alla stregua dei paesi civili, farsi gli apostoli del moderno indirizzo della scienza municipale.

- Noi invece ad un compito così difficile abbiamo scelto gli individui più impre­parati e meno fattivi, un manipolo d'oziosi che accettano la responsabilità amministrativa come accetterebbero l'offerta d'una partita a briscola o d'un esercizio sportivo.

Per conseguenza Bronte è nello stato miserevole di cent'anni fa: senz'acqua, senza luce, senza vie, senza igiene - e con la sola novità, sgradita a tutti perchè non impiegata in bene: l'aumento de' balzelli.

Non convenite dunque che una tale rappresentanza è più perniciosa che utile, e che se essa non ci fosse, si starebbe meglio, per lo meno lo stesso?

No, non diciamo per celia: senza un'amministrazione di tal genere, pagheremmo meno, e, fatti i conti, non perderemmo che le poche, assonnate e meste lucer­ne di via Umberto I - considerato che le altre si accendono, sì e no, in circostanze straordinarie.

E sfidiamo il sindaco a provarci che perderemmo dell'altro.

Ma sì, forse perderemmo qualche altra cosa: lui, con la sua scienza di codici, articoli e regolamenti, e la sua sagace maggioranza, dall'aria sorniona, ma pure così elastica, così allenata alle alzate e sedute delle votazioni. Non altro perderemmo.

Eppure la civica rappresentanza - flagrante tradimento di volontà popolare - sta là, tuttavia, a sgovernare: come e perchè, lo vedremo.

Bronte, 26 febbraio 1911
Gl'indiscreti

  

1909: la Trazzera Maniaci

Brontesi! ...

Questo Consi­glio Comu­nale ha deliberato a favore del Duca Nelson la cessio­ne della trazzera Maniaci, che pas­sa avanti il di lui Castello, vietandocci di transitare.
Quest'atto crudele e parti­giano esplicita una spo­glia­zione la più mal­vagia con­tro il vostro di dritto; ed è così che voi, per andare a coltivare le vostre terre e provvedere della legna e carbone la famiglia, sarete costretti a sfidare la sorte col darvi alla corrente del fiume.

Brontesi!... elevate la voce verso le autorità tutorie in senso di protesta contro questo Consiglio Comunale che spu­dora­ta­mente ha perpetrato l'inu­mana ingiustizia contro un antico Diritto di passaggio ...

Questo Circolo Liberale Democratico ha già deliberato per rivolgersi alle competenti autorità reclamando un dritto oppresso, ed alla sua voce di difesa, unite la vostra perché cessino una buona volta gl'intrighi sfacciati e le camerille partigiane.
Il Circolo Lib. Democratico Bronte


 

19 Giugno 1910

«Le forze erano ineguali, almeno si giudicavano tali»
La vittoria dei socialisti nelle elezioni del giugno 1910 ed il rev. canonico "dalle scar­pe lucide e dai sospiri lan­guidi" ...asses­sore  alla pulizia urbana

«Vittoria popolare

Bronte, 20.6.1910 – Ieri ebbero luogo le elezioni ammi­ni­strative. Trattandosi della rinnovazione d'un solo ter­zo di consiglieri, la lotta non avrebbe dovuto avere gran­de im­portanza; ma ebbe invece un significato altis­si­mo rispetto ai principi ed alle idee civili, giusto perciò che si conosca un pò di storia paesana per attribuire alla vittoria d'oggi il giusto valore.

Per tredici anni il povero comune nostro è stato am­mi­nistrato da un impasto di clericali, sedicenti cle­ricali e di sei preti, uno dei quali ha pure fatto parte della Giunta, e, oggi, doveva essere rieletto.

La lotta fu fiera e con forze ineguali, militando nella par­te opposta non solo i due attuali nostri consiglieri pro­vinciali, Pace e De Luca, la Ducea, il Rettore del Colle­gio, l'Esattore e Tesoriere comunale, la Banca, il potere alla mano, gli amministratori del Duca, il cla­moroso Riz­zo, ecc., ma anco il clero. (…)

Le forse erano ineguali, almeno si giudicavano tali, le armi degli avversari erano sediziose… minaccie, su­per­stizioni, prepotenze, turlupinamento, e chi più ne ha più ne metta. (…)

Sorge l'alba del 19 Giugno. Tutto è movimento, i ga­loppini corrono, tutti si affaccendono, tutti sono in fer­mento. I clericali scovano i loro segugi, nelle case e nel­le cam­pagne gli elettori dipendenti che non vor­rebbero saperne di loro, e che per questo se l’eran fatta alla larga, e con questi s’impongono, si arrab­biano, implorano, infine…

Alle 16, quando incomincia lo scrutinio, l’ansia in tut­ti è indescrivibile. (…) I meno voti (non è credibile ma è vero) li riportò il pre­te, l'assessore uscente Gregorio Biu­so, cano­nico per giun­ta. Dicendo i meno, s’in­ten­de che uno fra i candi­dati soc­combenti, egli fu l’ultimo. ...

Indescrivibile, fu la gioia del popolo all’annunzio della vit­toria: il grido di soddisfazione morale fu una­nime. Il popolo inneggiando la fede sociale si riversò a fiu­mana sulla strada principale, al grido unanime: Viva Bronte, via il Socialismo.
Dinnanzi il Casino dei Civili si fece sosta: si volle ad ogni costo che l’avv. Saitta parlasse al popolo entu­siasta.»

«Ecco il risultato della votazione:
Avv. Saitta Vincenzo 319, socialista, - Cimbali dott. Fran­cesco, 313, radicale - Avv. Dott. Nicolò Grisley, 306, ra­di­cale - Avv. Saitta Leanza Vincenzo, 302, cleri­ca­le - Liuz­zo Gabriele 302, radicale - Cannata Igna­zio, 300, ra­di­cale - Leanza Mauro Antonino, 299, cle­ricale - Av­vo­cato Pettinato Vincenzo, 299, socia­lista – De Luca Pla­ci­do, 294, moderato - Rizzo Vin­cen­zo, 293, cleri­cale.

Riportarono voti: Di Bella avv. Salvatore, 290, mo­de­ra­to - Radice Luigi, 287, radicale - Cesare Nun­zio, 286, socia­lista – Luca Giuseppe, 283, mode­rato - Pecorino Ago­stino, 273, clericale - Catania Anto­ni­no, 261, cleri­cale - Sac. Biuso Gregorio, 260, cleri­cale.»

(Dal "Corriere di Catania", anno XXXII, n. 169, del 23 Giugno 1910 - in merito vedi anche analogo articolo "Il risultato delle elezioni" de La voce del Popolo)


 

1910: anche Allora mancavano i Postini...

CRONACA

«... Bronte ha un solo portalettere, mentre Ran­daz­zo, Adernò e Biancavilla ne hanno due.
E dire che la popolazione di Bronte è maggiore di quel­la delle cit­tadine circonvicine;
e dire che il grande con­tingente che il nostro paese ha dato all'emi­gra­zione ha fatto crescere il traffico po­sta­le;
e dire che è infe­licissi­ma la posizione topografica del nostro paese, spar­so sopra territorio relativamente va­sto e allacciato da strade sempre incomode e fan­gose.

Le Autorità locali si occupino dell'in­conveniente, che, do­po tut­to, ridonda a danno di Bronte e dei suoi abi­tan­ti.»

(La Voce del Popolo, n. 3 del 6.3. 1910)


 

1910: una Interpellanza

LE SCUOLE ELEMENTARI

«I sottoscritti interpellano il Sig. sin­daco per cono­scere le ragioni che lo indussero a seppellire in ar­chivio la pratica riguardante la costruzione del­l'edi­ficio scolastico nell'ex-monastero di S.ta Scola­stica, approvata dal Con­si­glio comunale nel 1905 e riap­provata dal medesimo nel Novembre del 1908.
Bronte, 11 Agosto 1910
Francesco Cimbali, Nicolò Grisley, Luigi Castiglione»

(L'edificio scolastico di Piazza Spedalieri fu co­struito, su progetto dell'arch. An­fuso, solo molti anni dopo: nel 1935)


 

Da "U Trabanti" (1913) leggi pure

"Il cittadino che protesta
'U Trabanti e le elezioni del 1913


 

1911: da un Volantino

I NOSTRI CO0NSIGLIERI

«I Consiglieri comunali, si sa, vengono eletti ad una mis­sione che tocca più da vicino gl’interessi del paese.

Essi devono amministrare e custodire il patrimonio pub­bli­co, accrescere il be­nes­sere locale, spingere il Comune alla stre­gua dei paesi civili, farsi gli apostoli del moderno indi­rizzo della scienza municipale.

Noi invece ad un compito così difficile abbiamo scelto gli indi­vidui più impre­parati e meno fattivi, un manipolo d’ozio­si che accettano la responsabilità amministrativa come accet­terebbero l’of­ferta d’una partita a briscola o d’un esercizio sportivo.

Per conseguenza Bronte è nello stato miserevolo di cen­t’an­ni fa: senz’ac­qua, senza luce, senza vie, senza igiene e con la sola novità, sgradita a tutti per­chè non impiegata in bene: l’aumento de’ balzelli.

Non convenite dunque che una tale rappresentanza è più perniciosa che utile, e che se essa non ci fosse, si starebbe meglio, o per lo meno lo stesso?»


 

1912: Una Lettera al Duca

L'ACQUA DEL BIVIERE

9 Agosto 1912 - Il sindaco Pace chiede un colloquio ad Ale­xander Nelson Hood, V Duca di Bronte, per discutere del pro­blema della demanialità del­l'acqua del Biviere di Ma­niace, oggetto di una controversia decennale tra il Comune e i Nelson, che si conclu­derà decen­ni dopo tra cause, vio­len­te op­po­sizioni, denunce ed interventi del­l'Ambasciata in­gle­se e del Governo con la costruzione dell'acque­dotto Ma­nia­ce-Bronte. Una delle poche volte che vide una conclu­sione posi­tiva per il Comune.

 



8 GENNAIO 1911: SI BRUCIA IL DAZIO

 

I SINDACI Dal 1800 al 1862 - dal 1863 al 1903 - dal 1903 al 1914 - dal 1914 al 1952 - dal 1952 al 1968 - dal 1968 al 1993 - dal 1993 al 2005 - dal 2005 ad oggi

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