I SINDACI DI BRONTE

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Dal 1800 al 1862 - dal 1863 al 1903 - dal 1903 al 1914 - dal 1914 al 1952 - dal 1952 al 1968 - dal 1968 al 1993 - dal 1993 al 2005 - dal 2005 ad oggi

1914

Cimbali Francesco

Francesco Cimbali, medico, ebbe l'incarico di sindaco dal luglio 1914 fino all’anno 1916. Era stato sindaco di Bronte anche negli anni 1895 e 1903.

Fu professore di scienze naturali al Real Collegio Capizzi, deputato provinciale ed anche il nostro secondo deputato eletto a Montecitorio nel 1893-95 (foto a sinistra).

Ebbe come assessori Pietro Spedalieri, il notaio Serafino Venia, Nicolò Grisley e Giuseppe Interdonato.

Come primo atto la nuova amministrazione comunale si propose di portare l'acqua nelle case di Bronte sostenendo, contro la tesi dei partito "ducale", la piena proprietà dell'acqua delle sorgenti Gullia-Biviere.

«La nuova amministrazione che si formerà questa mattina - scriveva il 14 luglio 1914 al Duca l'avv. ducale Vincenzo Saitta Leanza - licenzierà la difesa del Comune perchè questa in un parere richiesto dall'ex sindaco Pace (il sindaco uscente, ndr) ha affermato che l'acqua è di proprietà del Duca, mentre la nuova amministrazione sosterrà che l'acqua s'appartiene al Comune. Avremo altre liti in vista!»

Per inciso, l'avv. Saitta, consigliere uscente, nelle elezioni che videro trionfare Francesco Cimbali, non era stato rieletto, era stato trombato: "ho perduto per soli 6 voti", scrisse al Duca.

Per meglio comprendere le contrapposizioni presenti nel paese ed il clima politico dell'epoca (non è che poi sia cambiato tanto da allora!) di seguito vi sottoponiamo un articolo che "La Voce del Popolo" (periodico del Partito Democratico che vinse le elezioni ammini­strative per il rinnovo di un terzo dei consiglieri):

«Il risultato delle elezioni

Da una parte combatteva il vecchio partito Clerico-Moderato, composto di tutto il vecchiume e di tutte le anticaglie del Paese... dall'altra il Nuovo Partito Democratico, capitanato dell'On. Cimbali e formato dalle migliori delle più colte e delle più sane forze giovani

Il 19 Giugno 1910 è una data che dovrà essere scritta a lettere d'oro nella Storia di Bronte, perchè in quel giorno memorabile fu combattuta e vinta una battaglia che segna il principio d'un'era nuova di libertà di progresso e di civiltà.

Mai in Bronte s'era avuta una lotta d'idee e di principi ma sempre lotte sterili tra partiti e tra persone che miravano a conquistare i pubblici poteri per soddisfare le loro vuote ambizioni o per fare i loro interessi.

E le conseguenze di queste lotte fratricide sono state sempre disastrose pel paese: perchè nessuno, tranne qualche rara eccezione, s'è mai occupato del paese, i cui interessi sono stati quasi sempre traditi in omaggio alla vanità ed all'egoismo dei suoi indegni rappresen­tanti, ed i cui grandi ed urgenti bisogni sono stati quasi sempre trascurati e dimenticati.

Questa volta però, per opera del nuovo Partito Democratico, che dalle colonne di questo Giornale, con Publiche conferenze e con una continua ed instancabile propaganda, ha saputo illuminare e sviluppare la coscienza dei cittadini, le cose sono andate in modo diverso.

Da una parte combatteva il vecchio partito Clerico-Moderato, composto di tutto il vecchiume e di tutte le anticaglie del Paese, - del­l'Am­ministrazione della Ducea Nelson, del Clero, del Sacerdote Prestianni Rettore del Collegio Capizzi, dei due Consiglieri Provinciali Cav.ri Pace e De Luca, e di tutto l’ingranaggio affaristico creato e mantenuto in tredici anni di dominio assoluto esercitato nel paese,- senza programma, senza idee, senza principi, ed animato solo dal sentimento di voler dominare ad ogni costo; dall'altra il Nuovo Partito Democratico, capitanato dell'On. Cimbali e formato dalle migliori delle più colte e delle più sane forze giovani del paese, che vuole un'am­ministrazione Comunale onesta, cosciente, capace, energica e piena di buona volontà, che curi gl'interessi e soddisfi i veri bisogni del­l’intero Comune, e non già quelli soli d'un partito e delle persone che lo compongono, che vuole l'acqua potabile, le strade, l'illuminazione, un buon sistema di spazzatura, l’igiene dell'abitato, l'edificio Scolastico, la scuola primaria bene organizzata e bene diretta, l'Ospedale, la buona organizzazione e la severa vigilanza di tutti pubblici servizi.

La lotta impegnatasi fu aspra ed anche un po' selvaggia, perchè i Clerico-Moderati, che volevano vincere ad ogni costo, si servivano delle solite armi immorali e brutali della minaccia, della vendetta, della lusinga, della promessa e del favore.

A chi aveva la disgrazia d'avere qualche debito presso una nota Banca Clericale (la Cassagraria, ndr), si fece comprendere che, non dando il voto ai beniamini del Clero, si sarebbe subito protestata la cambiale; a qualcuno che si credeva di coscienza debole si facevano pregustare le terribili pene dell'inferno qualora si fosse permesso di votare pei candidati Democratici, nemici dichiarati della Religione e della Chiesa; agl'impiegati pubblici e privati si fece comprendere che non votando la lista Clerico-Moderata avrebbero inesorabilmente perduto l'impiego; ad un povero padre di famiglia, cieco e vecchio, che fu soldato di Garibaldi, e che ha un figlio colla Patente di mae­stro elementare, si mandò ad intimare dal Sindaco a mezzo di un Prete che votando in favore dei Candidati Democratici, l’Amm. Comunale non avrebbe fatta al figlio la nomina di maestro pel prossimo anno Scolastico!

Durante il periodo elettorale, che fortunatamente durò pochi giorni, i poveri elettori furono tormentati, torturati e stretti come in cerchio di ferro dai vari elementi che compongono il partito Clerico-Moderato.

Nulla fu, trascurato per intimorire, scoraggiare e conquistare gli elettori: tutti i mezzi abominevoli furono escogitati ed usati.

Con tutto, questo però, e malgrado le potenti forze di cui disponevano i Clerico-moderati, la vittoria fu della Democrazia Brontese che conquistò il Consiglio sette posti su undici (I nuovi consiglieri comunali furono Cimbali, Grisley, Pettinato, Castiglione, Saitta Vincenzo-Luigi, Liuzzo e Cannata, NDR).

La Democrazia non aveva nè pubblici poteri, nè titoli nobiliari pomposi, nè feudi estesi, disponeva solo d'un programma a base di libertà, di progresso e di civiltà; e vinse perchè la grandissima maggioranza dei cittadini vuole che il paese sia subito messo nella via del miglio­ramento e del progresso.

Questa vittoria Democratica è una grande e solenne lezione pei Clerico-moderati, i quali da ora innanzi debbono cominciare a compren­dere che il popolo è stanco dei sistemi d'Amministrazione a base di partigianeria, di vendetta, d'affarismo e d'ingiustizia da loro inau­gurati ed applicati per tredici lunghi anni; e che sopratutto non vuole la sfacciata e nauseante inframittenza dei Preti nelle cose del Comune.

Tanto vero che l'unico Prete portato nella lista dei Clerico-Moderati non fu eletto e riportò il minor numero dei voti; e che invece fu eletto col maggior numero dei voti un candidato della Democrazia odiato dai preti e che da costoro non si voleva in consiglio pei suoi principi anticlericali!»

(La Voce del Popolo, Anno I, numero 10, Bronte 3 Luglio 1910) (vedi anche l'analogo articolo "Vittoria popolare" del Corriere di Catania)

1917

Nicolò Grisley

Il dott. Nicolò Grisley fu Guglielmo è stato sindaco di Bronte dal 1917 al 1919. E' lui a citare in giudizio a novembre del 1917 il Duca di Bronte rivendicando il pieno possesso e godimento della Saja di Maniace proveniente dal Biviere.

Fu uno dei tanti atti che consentì, dopo una lunga vertenza con i Nelson, la creazione del Consorzio e della condotta d'acqua che dal Biviere di Maniace arrivava a Bronte ed altri paesi etnei.

Due anni dopo, il 20 marzo 1919, il sindaco Grisley veniva citato a comparire "nel solito locale di sedute del Giudice, in via Card. De Luca, Palazzo Collegio Capizzi" per discutere sempre del Biviere in una delle tanti cause intentate contro il Comune dall'On. Sir Alexander Nelson-Hood, V Duca di Bronte. «E' ormai tempo di troncare avanti il Tribunale ogni altra lungaggine e tergiversazione e a tanto mi dedicherò al mio ritorno», scriveva da Londra il Duca al suo legale di Bronte nonchè consigliere comunale, avv. Vincenzo Saitta Leanza.

Successivamente alla sindacatura Nicolò Grisley fu eletto presidente del Consorzio Acque di Maniace (successivamente Consorzio Acquedotto Etneo).

1920

Cav. Dott. Verdiramo Concetto, avvocato, regio commissario nominato con R. D. del 1 gennaio 1920. Sue alcune deliberazioni per portare l'acqua del Biviere di Maniace a Bronte, cozzando naturalmente contro i forti interessi della Ducea.

1921

Pace De Luca Vincenzo

E' stato sindaco di Bronte anche negli anni 1909 (vedi) e 1923 (il disegno a sinistra che lo raffigura è tratto dal quindicinale brontese «'U Trabanti» del 7 settembre 1913).

Ottobre 1921 - Un articolo tratto da "Bandiera Bianca", il giornale dei «Popolari» brontesi fondato e diretto dall'avv. Nunzio Azzia (nella foto a destra), dava il resoconto dell'assemblea della sezione brontese del Partito Popolare Italiano: «Il 1 ottobre corr. si è riunita l'assemblea dei tesserati del Partito Popolare nei propri locali sociali per la nomina dei delegati da inviare al prossimo congresso del partito a Venezia. Presiedeva il Sac. Antonino Zingale, fungeva da Segretario Azzia Nunzio.l'avv. Nunzio Azzia (Partito Popolare Italiano)

Dopo una breve relazione del presidente sui mezzi per allargare le fila del nostro partito, alla quale presero parte molti dei presenti, insistendo specialmente sulla sincerità e franchezza che ogni tesserato deve avere nel professare le proprie idee, si passò alla nomina dei delegati. Vengono eletti il Sac. Cariola Domenico e Azzia Nunzio (...).

Il giorno 9 si riunì nuovamente la Sezione del Partito per procedere alla rinnovazione della Direzione. Procedutosi alla votazione vengono eletti: 1. Sac. Aidala Francesco; 2. Sac. Zingale Antonino; 3. Margaglio Luigi; 4. Azzia Nunzio; 5. Catania Giuseppe; 6. Salvi Salvatore; 7. Reitano Salvatore. Ai nuovi eletti, a disposizione dei quali si mette il nostro giornale, l'augurio che dalla loro attività, la sezione possa raggiungere una più salda costituzione e un più largo sviluppo.»
(Bandiera Bianca, 16 Ottobre 1921).

Pace De Luca Vincenzo, dopo una beve interruzione nella quale verrà sostituito da Francesco Benvegna, tornerà a fare il sindaco nel 1922. Era stato sindaco di Bronte anche nel 1908.

1922

Francesco Benvegna (sindaco di Bronte nel 1922 per un breve periodo di tempo)

1922

PACE DE LUCA VINCENZO. Già sindaco di Bronte dal 1921, torna a farlo dopo una breve interruzione. Ben piazzato politicamente ma nel contempo debole e senza carattere, era molto vicino al Duca Nelson e la sua sindacatura, come la precedente del 1908, fu poco brillante, molto chiacchierata, messa in discussione e conclusa con lo scioglimento del Consiglio ed il commissariamento.

Leggete cosa scriveva il Giornale dell'Isola del 26 novembre 1924, dopo un'ispezione negli uffici del Comune ordinata dal Prefetto, in un articolo dal titolo "L'inchiesta di Bronte":

«Si è avuto la spudoratezza di andare strombazzando ai quattro venti che l'inchiesta contro l'Amministrazione comunale di Bronte non ha trovato nulla di grave e che il Consiglio non sarà sciolto.

Benissimo! questo può anche darsi: ma mettiamoci prima d'accordo sul significato di quel nulla di grave.

Se per ciò s'intendeva che il Sindaco ed i Consiglieri avessero dovuto essere sorpresi nell'atto di rifornirsi le tasche col denaro del Comune, o che il Municipio non dovesse esistere o il Paese distrutto, oh! ai rasserenino i pavidi, non si è trovato nulla. (...)

Il Sindaco per quattro anni, con l'assiduità di chi non ha nulla da fare, c'è andato ogni mattina a scaldare la sua sedia, senza peraltro concludere niente, proprio come fanno i ragazzini che vanno a scuola per scaldare la panca.

Il Paese anch'esso è in piedi, ma è un porcile (...)

E veniamo ora a quello che ha trovato la inchiesta:

1) Anarchia a disordine in tutti gli uffici, e qualcuno dei più importanti affidato a persona inadatta e incompetente.

2) Abbandono dei servizi di annona e spazzatura ed illuminazione. Per parecchi mesi il paese è rimasto al buio completo ed è cosa notoria.

3) Le terre del demanio comunale abbandonate alla merce di usurpatori che non vengono disturbati per pagamento del più piccolo canone.

4) Debiti col Collegio, colle Scuole, coll'impresa della luce, con quella della spazzatura, con tutti gli impiegati, col Tesoriere, con l'esattore, colla ditta fornitrice degli strumenti musicali, con gli scrutatori, col fornitore del petrolio, e come se questo non bastasse, fitti riscossi anticipatamente. Il tutto formante un deficit di L. 500.000, in cifra tonda fino al 30 settembre 1924.

5) L'inchiesta ha rilevato inoltre che la maggior parte dei verbali delle guardie comunali, - poichè il Sindaco non vi ha pensato - non hanno avuto esecuzione (...)

6) Sussidi ospedalieri sono stati concessi al persone di cui tutti sappiamo che si trovano in buone condizioni finanziarie. (...)

Dopo tutto questo po' di roba dite pure che nulla di grave è risultato dall'inchiesta: tutto è relativo alla moralità di chi giudica. (...)

In quattro anni di amministrazione assoluta, nulla è stato fatto di bene per il nostro paese.»

Insomma, oggi come allora, nulla cambia; nulla di grave, un Comune ben amministrato e, infatti, subito dopo arrivò il Commissario governativo Covelli.

1925

Avv. cav. Achille Covelli, ex funzionario di polizia, regio commissario al Comune dal mese di settembre.

1928

Roberto Fonte, colonnello del Regio esercito, primo Regio Podestà di Bronte. All'epoca, segretario politico del Fascio era il cav. Attilio Longhitano.

1930

De Luca avv. Placido, podestà. In questo periodo, su progetto dell'arch. Anfuso, fu costruito l'edificio scolastico che ospita le scuole ele­men­tari in Piazza Spedalieri. La delibera di costruire l'edificio nell'ex-monastero di Santa Scolastica era stata approvata dal Consiglio comunale trent'anni prima, nel 1905, e riap­provata nel Novembre del 1908.

1936

Sanfilippo Francesco, podestà, dimessosi nel 1941

1941

De Luca avv. Placido

1943

Saitta Vincenzo

Vincenzo Saitta, socialista, avvocato, nominato dal generale Alexander commissario del Comune, nel luglio 1943, con l’entrata a Bronte delle truppe inglesi. Vincenzo Saitta è stato anche deputato provinciale ed il terzo deputato brontese a sedere a Montecitorio (dal 1921 al 1924)

Fece parte della Consulta Regionale Siciliana (1944-1945) e della Consulta nazionale (25 settembre 45 – 1 Giugno 1946, la prima assemblea democratica del nostro Paese).

1944

TORRISI, funzionario di Prefettura, nominato commissario al comune subito dopo la fine della guerra.
L'unico atto per cui si ricordi è l'affidamento "d'urgenza" della redazione del primo piano regolatore di Bronte all'ing. Russo (in seguito associatosi con l'arch. Aloisio). Così, su "Il Ciclope" del 16.5.1948 (n. 10) l'ing. G. Di Bella parlava di questo dott. Torrisi: "Commissario al Comune immediatamente dopo l'emergenza, quando cioè era necessaria un'opera ricostruttrice, che Egli non ha fatto, o fatto male, nelle sue saltuarie apparizioni".

1946

De Luca Placido

De-Luca-Placido-(sindaco di Bronte, 1946)Placido De Luca fu il primo a ricoprire la carica di sindaco dopo il periodo fascista e la Costituzione della Repubblica (elezioni amministrative del 7 aprile 1946).

Militante nel partito della Democrazia Cristiana, capeggiò una giunta bicolore (Democrazia Cristiana - Partito Socialista) ed ebbe come assessori Castiglione Vincenzo (del PS, futuro sindaco nel 1956), Franchina Leone e Palermo Giuseppe (della DC), Meli Calogero e Di Bella Salvatore (assessori supplenti, del PS).

Durò in carica pochi mesi, fino al mese di giugno, quando la Giunta fu sciolta per contrasti interni nella Democrazia Cristiana.

Gli successe nella carica di Sindaco il consigliere Giuseppe Interdonato.

Nelle elezioni amministrative del 7 Aprile 1946 (le prime che si tennero a Bronte dopo la caduta del Fascismo) furono presentate due liste di 24 candidati ciascuna:

quella della Democrazia Cristiana (dove figuravano diversi notabili, esponenti dell'Azione Cattolica e delle classi più agiate del paese) e quella della "Spiga" (che comprendeva candidati di cinque partiti: PdA (Partito d’Azione, Comunisti, Socialisti, Repubblicani e Liberali).

Il Partito Comunista, anche se scarsamente organizzato, era attivo a Bronte nel dopoguerra ed aveva come leader il geom. Vincenzo Galvagno, impiegato comunale.

La DC, anche e soprattutto per l'esplicito appoggio del clero, stravinse le elezioni con il 73,3% dei voti contro il 26,7% della Spiga.

Il primo Consiglio Comunale del dopoguerra

(24 consiglieri della "DC" e 6 della lista "Spiga")

"Democrazia Cristiana" (24 consiglieri)
Grisley Antonio, Interdo­nato Giuseppe (futuro sin­daco nel 1946), Lom­bardo Anna, Reitano Maria, De Luca Placido, Nociforo Salvatore, Camuto Car­melo, Fran­china Leone, Paparo Biagio, Catania Nunzio, Saitta Giuseppe, Rizzo Vin­cenzo, Di Bella Nun­zio, Badalato Giuseppe, Maz­zaglia Vin­cen­zo, Talamo Gennaro (foto a destra), Pinzone Nun­zio, Saitta Francesco, Caudulo Giu­seppe, Cara­stro Mario, Meli Pietro, Mauro Luigi, Lupo Tomma­so, Azzia Nunzio,

"Spiga" (6 consiglieri)
Biuso Gregorio e Meli Ca­lo­gero (del Partito d'Azio­ne), Meli Nunzio, Attinà Francesco, Castiglione Vincenzo, Camuto Antonino

ELEZIONI COMUNALI DEL 1946

 

2 Giugno 1946

Risultati del voto per l'Assemblea Costituente

DC 54,6% (4.800 voti) - PSIUP 13,7% (1.192) - PdA 5,9% (488) - PCI 3,0% (266) - PRI 0,5% (44)

(Totale voti pro-Repubblica 77,7%)

Udn 9,1% (788) - Bnl-Mnr 3,95%

(Totale voti pro-Monarchia 13%)

UQ 2,2% - Indipendentisti 7,1%

(Totale partiti agnostici 9,3%)

Risultati del Referendum

Repubblica 45,5%
Monarchia 55,5%

Bronte votò in controtendenza, favorevole alla Mo­narchia. A li­vello nazio­na­le, infatti, votò a fa­vo­re del Re solo il 45,7%. I risultati furono pro­cla­ma­ti dalla Corte di Cas­sazione il 10 giugno 1946. Per la pri­ma volta il voto fu a suffragio uni­versale e votarono anche le donne.


I 24 candidati della Democrazia Cristiana

Azzia cav. Nunzio, notaro
Badalato Giuseppe, professore (Az. Cattolica)
Camuto Carmelo, muratore
Carastro Mario, impiegato ducea,
Catania Nunzio, agricoltore,
Caudullo Giuseppe, agricoltore
De Luca cav. Placido, dottore
Di Bella Nunzio, ebanista
Franchina Leone Vincenzo, insegnante
Grisley Antonino, avvocato (il più votato)
Interdonato Giuseppe, funzionario di banca
Lombardo Annetta, prof.ssa. (Azione Cattolica)
Lupo Tommaso Signorino, falegname
Mauro Luigi, negoziante,
Mazzaglia Vincenzo, mugnaio
Meli Pietro, cementista
Nociforo Salvatore, muratore
Paparo Santangelo Biagio, agricoltore
Pinzone Nunzio, muratore
Reitano Maria Concetta, insegn. (Az. Catt
Saitta Francesco fu Pasquale, falegname
Saitta Giuseppe fu Francesco Paolo, reduce
Talamo Gennaro, sarto.


I 24 candidati della lista "Spiga"

Attinà Francesco, avvocato
Biuso Gregorio, insegnante (del PdA)
Camuto Antonino, falegname
Castiglione Vincenzo (sindaco nel 1956),
Caudullo Alfio, agricoltore
Di Caudo Gregorio, insegnante (del PdA)
Di Franco Salvatore, muratore
Isola Antonino, sarto
Lazzaro Vincenzo, agricoltore
Lombardo Antonino, agricoltore
Longhitano Giuseppe, agricoltore
Lupo Silvestro, autista
Mauro Raffaele, sarto
Meli Calogero, insegnante (del PdA)
Meli Nunzio (futuro sindaco nel 1962),
Palermo Giuseppe, ragioniere
Paparo Antonino, agricoltore
Parrinello Natale, falegname
Russo Vincenzo, commerciante
Scarlata Antonino, insegnante
Sciacca Sebastiano, agricoltore
Spatafora Nunzio Antonino, agricoltore
Venia Antonino (futuro sindaco nel 1968),
Venia Pietro.

Il notaio cav. Nunzio Azzia (DC)Il capolista della Democrazia Cristiana, notaio cav. Nunzio Azzia (1.8.1896 - 15.5.1971), all'epoca fu uno dei maggiori protagonisti della vita politica ed amministrativa di Bronte.

Già nel 1921 era stato il fondatore e il direttore responsabile di "Bandiera Bianca", il quindicinale dei "Popolari" brontesi (il partito fondato da Luigi Sturzo nel 1919) chiuso dal regime fascista nel 1924.

Vent'anni dopo, caduto il fascismo, nel 1946, Azzia guidava la sezione brontese della Democrazia Cristiana, di cui fu segretario fino al 1956. Ed è proprio in quegli anni (elezioni politiche del 18 aprile 1948) che la DC brontese raggiunse il 65,5% dei consensi, percentuale mai più raggiunta degli anni seguenti.

Nelle elezioni comunali del '46 il notaio Nunzio Azzia fu capolista della DC, ma non fece il sindaco.

Un anno dopo, nel 1947, unita­mente all'avv. Vincenzo Schilirò, partecipò anche alle prime elezioni regionali ma non fu eletto (fu eletto invece l'avv. Luigi Castiglione che con l'avv. Antonino Isola e Giovanni Gorgone si erano presentati nelle liste del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani).

Lo storico Santi Correnti in una pubblicazione del 1982 lo definì un “popolare d’assalto”, scrivendo che «se guardiamo la figura di Nunzio Azzia come politico nel PPI prima e nella DC dopo, possia­mo serenamente affermare che fu un politico dal grande carisma rimasto sempre fino alla fine un grande idealista ed un incorreggibile sentimentale, con una visione sostanzialmente etica della politica, saldamente legata ai valori ed ai principi del popolarismo cattolico.

Queste doti di uomo e di politico gli suscitarono simpatie e consensi, facendo della sua figura un autentico mito ricordato, ancora oggi, con commozione dai brontesi non più giovani.

Alle elezioni politiche del 1956, la DC di Bronte perse le elezioni per soli 42 voti contro la coalizione di tutti i Partiti cittadini. Lo stesso giorno Nunzio Azzia si dimise da segretario della DC. Faceva parte del suo modo di stare in politica.»

Nel marzo del 1962 Azzia fu eletto consigliere provinciale della DC (ed anche Asses­sore al contenzioso, presidente della Provincia era l'ing. Antonino Drago) unita­men­te a Vincenzo Castiglione (PSI) e a Biagio Pecorino (MSI).

Fu il suo ultimo impegno politico. Nel 1970, dopo 40 anni di attività professionale, chiuse lo studio notarile. Scomparve il 15 maggio dell'anno successivo, circondato dall'affetto dei suoi figli e dalla grande stima dei brontesi.

Nel 1989, la Pro loco gli conferì alla memoria il "Premio XXIV Casali". La targa di bronzo fu consegnata al nipote Filippo che aveva appena vinto il concorso di notaio.

«Nella Croce (la DC) la sua fede» così Il Ciclope del Marzo 1947 nella didascalia che accompagnava una simpatica caricatura dedicata al notaio Azzia.

Bronte, dieci anni dopo la sua morte, ha rinominato l'antica Piazza Maddalena dedicandola ad Azzia.

1946: Un depliant elettorale della D.C.

"... Non vi promettiamo miracoli. Giustizia, benefi­cen­za, strade, fognatura, nettezza Urbana, disci­plina, so­no i problemi che affronteremo nonostante le difficoltà dei tempi." ...

La legge elettorale prevedeva il sistema del cosid­detto "voto limitato", che consentiva all'elet­tore la facoltà di votare per i 4/5 dei con­siglieri da eleg­gere, sceglien­doli anche fra i candidati di più liste. Ecco le istruzioni di voto stampate nella scheda elettorale:

Le avvertenze sulla scheda elettorale

Comune di Bronte - Elezioni comunali - Anno 1946
Consiglieri da eleggere N. 30

1. Ciascun elettore ha diritto di votare per un numero massimo di 24 candidati.
2. Il voto si esprime tracciando il segno di croce (X) nel­le apposite caselle a fianco dei nomi prescelti. È con­sen­tita l’espressione del voto tracciando il segno di croce nella apposita casella a fianco del contrassegno di lista in tal caso il voto si intende dato a tutti i can­didati compresi nella lista salvo quelli cancellati dal­l’elettore.
3. L'elettore che ha contrassegnato una lista può votare anche per singoli candidati compresi in altre liste, ap­po­nendo il segno di croce nella casella posta a fianco dei rispettivi nomi, purchè il numero dei voti complessi­vamente attribuiti non ecceda quello indicalo al numero 1.
A tal fine:
 a) se la lista prescelta non è completa, l'elettore potrà ripartire tra le altre liste i voti che ancora rimanessero disponibili;
b) se la lista prescelta ha il numero massimo di candi­dati, o se, pur essendo la lista incompleta, il numero dei candidati in essa compresi ecce­de, con l’aggiunta dei voti attribuiti indivi­dualmente a candidati di altre liste, il limite massimo per il quale l’elettore può votare, questi dovrà procedere alla cancellazione di tanti nomi (mediante un tratto di matita) quanti ne occorrono per contenere nel limite predetto il numero dei voti attri­buiti.
4. È nulla la scheda che contenga un numero di voti superiore a quello indicato nella avvertenza n. 1.

 

1946

Interdonato Giuseppe

Giuseppe Interdonato, sindaco di Bronte nel 1946Giuseppe Interdonato (Bronte 3 Novem­bre 1888 - 15 Febbraio 1974), è stato sindaco di Bronte dal 1946 al 1952, gli anni difficili del dopoguerra, delle estreme ristrettezze econo­miche, della miseria e della ricostruzione di Bronte distrutta dai bombardamenti alleati e dalle mine tedesche.

Eletto alla carica di primo cittadino nel giugno 1946, dopo lo scioglimento della Giunta De Luca, fu a capo di una giunta bicolore (DC - PS).

Ebbe, fra i 34 consiglieri comunali eletti, come primi assessori Luigi Mauro (del Partito Socialista), il notaio Nunzio Azzia (vicesindaco e segretario della DC) e Leone Franchina (DC) e, come assessori supplenti, Gennaro Talamo e Nunzio Di Bella (ambedue della DC).

Successivamente fecero parte della Giunta anche l'avv. Nino Grisley, Giuseppe Saitta, e Tommaso Lupo.

Il Cav. Giuseppe Interdonato ("Don Peppinello", così era  amichevol­mente chiamato), fu anche Presidente dell'Ospedale Castiglione-Prestianni nel periodo bellico e, fino al 1959, Direttore della locale «Ban­ca Mutua Popolare di Bronte» (l'antica Cassa Agraria di Mutuo fondata nel 1912), da pochi anni scomparsa perchè venduta ad una Banca del nord Italia (la ex Banca Popolare di Lodi, oggi Banca Popolare Italiana).

Interdonato (a destra in una caricatura de Il Ciclope) si presentò quale candidato nelle file della Democrazia Cri­stiana alle elezioni ammini­stra­tive del 9 marzo '46 e fu eletto dai consiglieri comunali Sindaco di Bronte nel mese di giugno.

Fu lottato dai suoi stessi compagni di cordata (i demo­cristiani erano anche divisi in due opposti gruppi capeg­giati dal notaio Nunzio Azzia e dall'avv. Fortunato Attinà) ma era un tipo "tosto", tacciato di essere estremamente cocciuto ed amante della propria opinione.

«Il nostro sindaco - scriveva Il Ciclope agli inizi del 1950 - ha il grosso guaio di avere dei consiglieri che non lo consigliano e quando lo fanno e lui che non li ascolta. Possiamo dire che è più autoritario del Podestà.»

Si fidava, infatti, poco dei suoi collaboratori e degli "amici" di partito e pretendeva che tutte le pratiche in evasione dovevano essere da lui personalmente con­trollate.

Fu lottato per questo ma tenne durò e nei sei anni della sua sindacatura riuscì a traghettare il paese dalla miseria e dagli stenti del dopo­guerra, verso un certo benessere.

Sempre al servizio del proprio paese, recepì, infatti, il desiderio di rinascita del dopoguerra e la voglia di risveglio economico, politico non­chè culturale che animava la gente, pro­di­gandosi alla realizzazione di opere e di servizi sociali allora veramente urgenti e necessari alla collettività.

Molti lo ricordavano trascorrere intere gior­na­te sul treno per raggiungere Palermo o Roma o davanti alle porte di deputati e fun­zionari a perorare e chiedere insistentemente finanzia­menti per opere da realizzare nel nostro paese.

Non a caso, durante la sua carica di Sindaco, pur tra mille difficoltà di ordine econo­mico, furono realizzati la rete fognante, le case popolari di viale Della Regione, il Pa­lazzo Comunale (il progetto, redatto dall'ing. Filippo Rao, venne dal Consiglio comu­na­le approvato il 3 maggio 1948 all'unanimità), il plesso scolastico «Mazzini», la casa del Reduce e, cosa importante, migliorate le strade del paese e realizzate altre strade in varie zone agricole.

Fu anche adottato il primo Piano regolatore di Bronte (redatto dagli ing. Russo-Aloisi, deliberato il 22.9.47 e definito dalle locali Associazione Pubblico Impiego e Camera del Lavoro "...assolutamente inattuabile nel tempo e nello spazio per gli iperbolici mezzi finanziari occorrenti, di giammai possibile disponibilità, prevedendo la demoli­zione integrale di interi quartieri e della maggior parte dei fabbricati del paese".

Infine parecchi progetti da intrapresi da Interdonato furono finanziati ed eseguiti dopo la sua sindacatura.

Restò in carica dal 1946 fino alle elezioni amministrative del Giugno '52, quando fu eletto consigliere ma non fu più eletto sindaco dal Consiglio comunale.

Le elezioni regionali del 1947



LA PAROLA E' ALL'OPPOSIZIONE

In questo articolo, pubblicato da Il Ciclope l'11 luglio 1948, Vincenzo Casti­glione (capo indiscus­so dell'opposizione in Consiglio comunale) parla del­l'amministrazione Interdonato.
L'avv. Castiglione era l'unica voce di opposizione rimasta nel Consiglio comu­nale. Infatti dei sei con­siglieri della lista "Spiga", Biuso Gregorio e Meli Calo­gero (del Partito d'Azione) abbandonarono il Consiglio per motivi personali, Attinà Francesco e Camuto Antonino dopo le dimissioni del prof. Meli Nunzio aderirono alla DC lasciando al solo Castiglione il compito di rappresentare la voce dell'opposizione.

«Errori a catena caratterizzano l’attività dell’attuale Amministrazione Comunale

«[…] In seno alla maggioranza democristiana non esistono veri e propri con­trasti di tendenze. (Potrei dire, anzi, che hanno tutti una stessa tendenza: quella di man­dare a rotoli le finanze del Comune).

Esiste soltanto qualche piccola malcelata ambizioncella e qualche bega perso­nale, causata sempre da ragioni d'interesse.

I consiglieri di maggioranza, noi li conosciamo tutti: sono buoni padri di famiglia, ottimi amministratori della propria casa, instancabili lavoratori; di essi, però, l'80 per cento non ha alcuna idealità politica e sconosce i più elementari canoni di una pubblica amministrazione.

Non si preoccupano di problemi collettivi e confondono gli interessi personali con quelli della comunità.

Fanno i consiglieri comunali un pò per stupida vanità ed un pò per aver modo, se­con­do loro, di salvaguardare meglio i propri interessi.

Vengono al Consiglio soltanto per scaldare la sedia, con la stessa leg­gerezza con cui si recano alle fiere o al caffè o ad un pubblico spet­tacolo.

Tante volte il povero Sindaco deve sguinzagliare tutte le guardie comunali per rintracciarli e trascinarli alla riunione. […]»

(Il Ciclope - Anno III, n. 14, Domenica 11 Luglio 1948)

Gli Anni di Interdonato

Interdonato visto da Il CiclopeInterdonato può essere con­si­derato il sindaco della rico­struzione quando Bronte doveva risorgere sotto tutti i punti di vista, a partire dalle macerie nate dai bombar­damenti degli alleati.

Fra le altre opere realizzò il Palazzo Comu­nale, le case popolari di Viale della Regio­ne, il plesso scolastico Mazzini e la rete fognante. Inoltre furono miglio­rate le strade e realizzate altre in diverse zone agricole.

I suoi anni furono quelli del dopo­guerra, anni di stenti e di vera fame; delle tes­sere per aver diritto al chilo di zucchero o al bac­calà, dei pac­chi inviati ai brontesi dai "parenti ricchi" emi­grati in America, del "vestiario, scarpe e generi alimen­tari donati dall'Unrra e distribuiti ai redu­ci, ai combattenti ed ai sinistrati".

Ma furono anche gli anni de "Il Ciclo­pe" che risvegliò so­cial­mente e cultu­ral­mente la sonnacchiosa Bronte ed anche di un indimen­ticato nubifra­gio che il 15 settem­bre 1948, in appena mez­zora, distrusse strade, ponti, l'acque­dotto, e migliaia di ettari di terreno della parte più fertile di Bronte.

Interdonato fu anche collaboratore del Il Ciclope che lo gratificò con una caricatura (vedi sopra) accompagnata da una sim­patica poesia di Luigi Margaglio.

Tratti dallo stesso quindicinale di seguito vi diamo alcuni flash di come si viveva a Bronte negli anni di Interdonato

14 luglio 1946 (Da "Il Ciclope", Anno 1°, n. 2 )

Notizie annonarie

Sono in distribuzione i seguenti generi razionati:
Zucchero: grammi 200 a persona, per i mesi di Maggio e Giugno
Farina, ultima decade di luglio
Pasta, mezzo chilo a persona, a Lire 26,50 il chilo.
Baccalà senza tessera, a lire 90 kg.
Petrolio, due decilidri a persona, a lire 35 il litro (lire otto a razione), presso i rivenditori Camuto e Raciti».

28 luglio 1946 (Da "Il Ciclope", Anno 1°, n. 3 )

La fognatura

«Il consiglio comunale, nella seduta del 18 corrente, ha de­liberato all'unanimità di affidare l'assistenza  dei lavori per il 2° tronco della fognatura, all'Ing. Anfuso. Nell'ap­prendere la notizia ce ne congra­tuliamo, poichè siamo certi che ne verrà fuori un altro capola­voro tipo edificio sco­lastico, del quale l'Ing. Anfuso ne è l'autore.»

Il “piccolo esercito dell’igiene”

19 Gennaio 1947 (Da "Il Ciclope", Anno 2°, n. 2)

L’appalto per la spazzatura

Rilevato per un milione e mezzo – Un autocarro, 2 carretti, 4 asini e 12 uomini dovrebbero entrare al più presto in servizio
Pare che finalmente l'antico e pur sempre nuovo problema della pubblica spazzatura in Bronte sia stato risolto. La ditta Tomaselli Pietro di Adrano ha rilevato lo appalto per la somma annua di lire 1.500.000 ed ha già depositato la cauzione di lire 300,000.
La cittadinanza, che già soffre tra fango ed immondizie, profusi in ogni dove, certamente si domanderà: Ma quando comincerà a funzionare questo benedetto servizio per la pulizia delle strade cittadine? Si può rispondere che Ira breve anche tale servizio sarà un fatto compiuto.
La nuova ditta ha assunto l'obbligo di disimpegnare il servizio valendosi di un autocarro, due carri con muli, quattro asini con apposite ceste e quattro carrettelle a mano.
Il personale deve essere composto di dodici spazzini oltre i conducenti dei mezzi semoventi.
Come si vede dunque è un piccolo esercito …dell'igiene che dovrà essere impiantato a Bronte, previa verifica e nulla osta dell'Autorità Sanitaria, poichè fra gli oneri di capitolato vi è anche quello che i cestelli, i carri e il camion siano attrezzati in modo tale da evitare nocive esalazioni.
La ditta appaltatrice quanto prima, come ha assicurato, inizierà il servizio e noi non possiamo fare a meno dal ralleggrarci, nell’attesa di vedere una buona volta anche a Bronte, le strade pulite.

19 Gennaio / 2 Febbraio 1947 (Da "Il Ciclope", Anno 2°, n. 2 e n. 3)

Niente baccalà per Bronte

La stampa ha avvertito gli spacci autorizzati del capoluogo e dei pae­si con popolazione superiore ai ventimila abitanti di prelevare e distribuire agli aventi diritto una razione di baccalà.
Bronte è escluso da questa assegnazione.
Se questo centro abitato raggiunge circa ventiduemila persone, per­chè il Comune non comu­nica a chi ai dovere tale notizia per non vedersi escluso da eventuali bonifici?


Ne baccalà nè stocco fisso

"Ci sanno dire le Autorità Provinciali per quale motivo i cittadini debbono essere divisi in due categorie e ad una debba essere fornito il baccalà e all'altra debba essere negato lo stesso genere?"
 

26 Settembre 1948 ("Il Ciclope", Anno 3°, n. 19)

All'Assessore dell'annona: e le uova?

L'Assessore all'Annona sa che le uova si vanno facendo sempre più rare e che il loro prezzo conseguentemente di giorno in giorno au­men­ta sensibilmente?
Sa che le uova vengono portate via dai forestieri, cata­nesi in testa, malgrado ci sia un'ordinanza del Sindaco che ne vieta l'esportazione?
Si rende conto che, fra non mol­to, se vogliamo comprare un uovo, dobbiamo recarci a Catania?
Non sarebbe opportuno che egli s'interessasse un po' della faccenda e facesse muovere le guardie comu­nali per l'os­servanza della dispo­sizione del Sindaco?
Crediamo di non pretendere troppo.

I SINDACI Dal 1800 al 1862 - dal 1863 al 1903 - dal 1903 al 1914 - dal 1914 al 1952 - dal 1952 al 1968 - dal 1968 al 1993 - dal 1993 al 2005 - dal 2005 ad oggi

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