I SINDACI DI BRONTE

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I personaggi illustri di Bronte, insieme

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dal 1800 al 1862 - dal 1863 al 1903 - dal 1903 al 1914dal 1914 al 1952 - dal 1952 al 1968 - dal 1968 al 1993 - - dal 1993 al 2005 - dal 2005 ad oggi

1863

Zappia Giuseppe, notaio, facente funzioni dal 20 gennaio

1863

LEANZA ANTONINO (in carica almeno fino a 1864). Consigliere anziano D. Bernardo Meli.

Nel mese di Dicembre 1864 facevano parte del Consiglio comunale, che approvò la costruzione della strada rotabile "da Bronte alla Casina di Maniaci, propria della Duchessa Nelson", oltre al sindaco, i sigg.: Graziano Messineo, Not. D. Antonino Spedalieri, Not. D. Giuseppe Gatto, Giuseppe Camuto, Lorenzo Luca, Antonino Saccullo, D. Ignazio Caldarera, D. Antonino Artale, Dr. D. Luigi Saitta, Sac. D. Domenico Artale, D. Giuseppe Liuzzo, Sac. D. Nunzio Lanza, Gregorio Venia, Antonino Luca, Gaetano Lupo, D. Francesco Margaglio, D. Nicolò Leanza, D. Arcangelo Spedalieri, Not. Giuseppe Zappia, Gaetano Isola, Sac. D. Gaetano Rizzo e D. Bernardo Meli.

1865

Messa avv. Angelo, Regio Commissario straordinario.

1866

Meli Bernardo (in carica fino all’anno 1868). Suoi assessori furono, fra altri, D. Giuseppe Liuzzo e D. Antonino Leanza.

1869

Cimbali dr. Antonino, in carica fino all’anno 1875. E' di questo periodo il primo Piano regolatore redatto dall'ing. Pasquale Placido Luca nel 1870. Antonino Cimbali è stato sindaco di Bronte anche negli anni 1862, 1888 e 1890.

1876

Baratta cav. Gennaro, originario di Ucria (ME), esponente di spicco del partito dei "ducali", fu sindaco di Bronte anche nel 1881.

1879

Leanza Antonino, con funzioni di sindaco fino al mese di Novembre.

1879

LEOTTA GUGLIELMO, facente funzioni dal 29 Novembre. Di lui si ricorda il dono di 61 volumi provenienti dai soppressi conventi dei padri Cappuccini, dei Minori Osservanti e dei Basiliani di S. Blandano alla Biblioteca del Collegio Capizzi. Fu sindaco di Bronte anche nel 1882, 1886 e 1889.

1880

Lombardo Placido, facente funzioni dal mese di Dicembre 1879

1880

Baratta Gennaro

Il cav. Gennaro Baratta capeggiava una Giunta, nominata dalla Giunta Distrettuale di Catania ad Ottobre 1880, composta anche dal Notaio Pace Luigi, Cimbali dott. Antonino e Grisley Guglielmo.

Era molto devoto e legato al IV° Duca Alexander Nelson Hood e personaggio di spicco del partito dei "ducali". Cognato di Franco Thovez fratello di Filippo e William che erano stati amministratori della Ducea, Baratta era l'orecchio e la voce del Duca a Bronte e lo teneva aggiornato con una fitto e periodico carteggio, relazioni, lettere e dettagliati resoconti sulla vita sociale e politica del Comune e sugli sviluppi degli affari e degli interessi ducali che gli venivano affidati e che lui seguiva con puntigliosa obbedienza. Centinaia sono queste sue lettere conservate nell'Archivio Nelson.

E, natu­ralmente, il primo a sapere della sua nomina a sindaco fu il Duca al quale il cav. Baratta così scriveva il I° ottobre 1880: «Ieri sera (...) mi fu comunicato dal Prefetto di Catania il R. decreto di nomina a Sindaco di questo Comune, ve ne do partecipazione sapendo bene che gradirete questa notizia».

Otto mesi dopo ci furono le elezioni e questa volta la musica cambiava: «E' stata - scriveva Baratta al Duca - una lotta corpo a corpo ciò nondimeno restammo vinti».

Pochi giorni prima, infatti, il suo "partito" aveva perso mala­mente le elezioni munici­pali e provinciali (alla Provincia fu eletto Enrico Cimbali) contro la fazione dei "comunali" capeggiata dalla famiglia Cimbali.

E dopo averlo ringraziato a nome suo «e degli amici nostri» per «la valevolissima agevolazione che ci avete favorita per mezzo del Sig. Fabre (l'amministratore del Duca, ndr), il quale non risparmiò fatica per far risultare i nostri candidati», promette al Duca che, prima di dimettersi, «provvederà allo appalto della strada provinciale per allacciare le contrade (del Duca) a quella del Ponte Cantera» (che tanto interessava alla Ducea) e che avrebbe speso «tutto il denaro e quel che resta vincolarlo in modo che il Cimbali e composti resteranno a denti asciutti» (Archivio Nelson, vol. 592-3, p. 106).

Insomma un perfetto servitore (si firmava sempre come "devotissimo servo") del Duca più che amministratore della cosa pubblica!

Il CONSIGLIO COMUNALE del 1881

Anto­nino Aidala, Sac. Giuseppe Ardizzone, cav. Gennaro Baratta (sin­daco), Igna­zio Caldarera, dr. An­tonino Cimbali, Felice Cimbali, avv. Leo­ne Cimbali, sac. Giu­seppe Di Bella, sac. Francesco Fallico, sac. Antonino Fiorini, Enrico ba­rone Gri­maldi Serravalle, Antonino Isola, Notar Nunzio Lean­za, Guglielmo Leot­ta, avv. Ignazio Liuzzo, dr. Placido Lombardo, Nunzio Mauro, Vincenzo Mauro, cav. Ma­riano Meli, Antoni­no Minissale, Luigi notar Pace,  Francesco Pettinato (con­si­gliere anziano), Vin­cenzo Politi, sac. Giuseppe Prestianni, sac. Gaetano Rizzo, Vincenzo Rizzo, avv. Luigi Saitta, dr. Ar­cangelo Spedalieri, Nicolò Spe­dalieri, dr. Giuseppe Zappia».

«Credetemi per la vita, vostro divotissimo servi­tore», così chiude la sua lettera inviata al Duca il sindaco Gennaro Baratta.

L'Archivio Nelson conserva tantissime relazioni, lettere e  resoconti inviati, anche durante il periodo della sua sindacatura, da Gennaro Baratta al IV° Duca di Bronte, Alexander Nelson Hood, per tenerlo sempre informato ed aggior­nato sugli avveni­menti, sulla vita sociale e politica di Bronte e sugli affari ducali a lui affidati.

Il 18 ottobre 1881, il Consiglio comunale fu chia­mato a «delibe­rare sul progetto di ferrovia a scartamento ridotto da Catania per Adernò, Randazzo con possibile congiun­gimento alla Sta­zione di Giarre-Riposto», approvato pochi mesi prima dal Con­siglio Provinciale.

Solo dieci i consiglieri presenti alla seduta. La delibera fu appro­vata, per alzata di mano, da 9 di loro. L'unico astenuto, il notaio Luigi Pace (del partito dei ducali), non condivise il fatto di chie­dere al Sig. Duca Alexander Nelson Hood, IV Duca di Bronte, di mettersi in consorzio con il Comune ed unirsi alle spese dato che la linea "avrebbe portato utili e van­taggi al paese ma per la maggior parte, per non dire nel­l’intiero al duca di Bronte”.

1881

ALATI avv. TOMMASO, Regio Delegato straordinario dal 12 ottobre. Agli inizi del 1882 cercò di risollevare le sorti del Real Collegio Capizzi, in piena deca­denza, il cui ginnasio, pareggiato da pochi anni, vivacchiava appena, stanziando nel bilancio un assegno annuo di lire 1000 e stabi­lendo d’accordo colla Deputazione una commissione mista di consiglieri, presieduta dal sindaco per l’amministrazione, soggetta alla Deputazione provinciale e al Consiglio provinciale scolastico per la parte didattica.

Nelle elezioni del mese di dicembre per il rinnovo del Consiglio comunale, molti brontesi diserta­rono le urne: votarono solo 127 elettori dei 320 aventi diritto perchè, scriveva al Duca un suo impiegato, Guglielmo Grisley, consigliere comunale nel 1880 e 1889, «mancava un personale veramente buono a cui affidare l'Azienda Comunale, perchè o volere o nolere gli eletti sono sempre quei stessi che vi erano prima e prevedo che quanto prima si scioglierà nuovamente il Consiglio» (Arch. Nelson, vol. 603-E, p. 273).

La previsione non fu esatta il sindaco eletto, Guglielmo Leotta, durò infatti in carica per quasi 4 anni.

1882

Leotta Guglielmo

Guglielmo Leotta, in carica fino all’anno 1884, fu sindaco di Bronte anche nel 1879, 1886 e 1889.
«Al Sindaco signor D. Guglielmo Leotta comunemente si attribuisce eccellente probità, pratica degli affari, cortesi modi, e lodevole amor patrio. Sono amicissimi e rassomiglianti a lui gli Assessori i signori Spedalieri Arcangelo, De Luca Domenico, Aidala Antonino, Isola Antonino. Speriamo che si mostrino attivissimi e laboriosissimi, intelligenti, e circospetti nel promuovere ogni sorta di patrio bene. (...)

Fu dal Consiglio Civico assegnata la pensione annua di onze cento al Sindaco. Il signor Leotta D. Guglielmo, ritenendone ferma l'asse­gna­zione, non l'ha voluta nella sua tasca, ma generosamente l'ha assegnata pel mantenimento di un secondo segretario a maggiore e più spedito servizio della Cancelleria Comunale e di tutti gli affari...»

(P. Gesualdo De Luca, Storia della Città di Bronte, Milano 1883)

1885

Palermo Filippo

Filippo Palermo si dimise poco dopo essere stato eletto. «In Consiglio comunale il consigliere Luigi Saitta, dipendente del Duca Nelson, ingaggiò una guerra ad oltranza contro il sindaco reputato quasi reo di lesa maestà, tanto che quest'ultimo dovette dimettersi.» (Le vertenze tra il Municipio di Bronte ed il Duca Nelson, 1896).

Motivo del contendere il fatto che il sindaco aveva elevato contravvenzione al Duca reo di aver chiuso e vietato al transito la trazzera Ricchisgia che da Bronte conduceva in Contrada Barbaro ed al Comune di Adrano.

1885

Spedalieri Nicolò, in carica fino al 25 settembre.

1886

Leotta Guglielmo

Guglielmo Leotta, in carica fino agli ultimi mesi del 1887, fu sindaco di Bronte anche nel 1879, 1882 e 1889. Benedetto Radice scrive che, un anno dopo l'elezione a sindaco di Leotta, nel 1887, a causa di un'epidemia di colera, fuggirono da Bronte sindaco ed assessori ("scapparono sindaco e assessori") e venne nominato il Regio commissario Sorge.

Anche a Maletto, scrive Giorgio M. Luca, "la maggiore parte degli amministratori fuggirono dal centro abitato per paura della malattia".

1887

Sorge avv. Giuseppe, Regio commissario straordinario (il Consiglio civico fu sciolto a causa del comportamento tenuto durante l’epidemia di colera; tutti i poteri negli ultimi tre mesi del 1887 furono concentrati sul Commissario Sorge).

1888

Cimbali Antonino

Sotto la sindacatura di Antonino Cimbali furono iniziati i progetti di trasfor­mazione del Convento dei padri Basiliani (adiacente alla chiesa di San Blan­dano) in "Casa Comunale" (fino al 1866 Bronte non ne aveva una propria, venivano utilizzati i locali del Collegio di Maria, dati a fuoco dal popolo nei tragici Fatti dell'Agosto 1860), di completamento del Camposanto e dell'al­lestimento del Teatro Comunale.

Antonino Cimbali si dimise il 28 Gennaio 1889, durante una tumultuosa se­du­ta del Con­siglio comunale per evitare l'approvazione di una delibera, voluta dal partito dei Ducali che, guidato dall'avvocato e procuratore della Du­cea Nelson, Luigi Saitta, aveva la maggioranza in Consiglio.

La delibera obbligava il Comune a «ridurre a ruota la strada che dalla con­trada Càntera porta al Castello centro degli affari ducali e dimora del­l'Am­ministratore Generale della Ducea, signor Alessandro Nelson Hood, figlio del Duca».

Costo dell'opera 50.000 Lire, «e si voleva perchè al Duca faceva comodo averla, senza che Egli d'altra parte volesse contri­buire nelle spese occor­renti».

(Le vertenze tra il Municipio di Bronte ed il Duca Nelson per reintegra di strade comu­nali, Roma 1896, Archivio della Ducea, Volume 193/6)

«Signor Prefetto, io non sono uomo da lasciarmi imporre da nessuno nell'esercizio dei miei doveri.
Amante sempre della Libertà del mio paese, fui io che con una transazione tolsi via le pendenze tutte tra la Ducea di Bronte e questo comune.
Oggi siamo ognuno per proprio con­to. D'accordo possiamo fa­re ciò che potrà tornare utile a tutti; ma vo­lersi imporre con me alla testa è tempo perduto. Qui siamo in Bronte, pro­vincia di Catania, Regno d'Italia, non mica in Irlanda.»

E' la risposta data il 25 Gennaio 1889 dal sindaco Antonino Cimbali al Prefetto di Catania che gli aveva impo­sto la convocazione del Con­siglio comunale per deliberare sulla costruzione della stra­da Cantera-Ducea di Maniace. (Archivio Nelson, vol. 296-c, pag. 10)

Antonino Cimbali è stato sindaco di Bronte anche negli anni 1862, 1869 e 1890.

«Tre volte - scrive  in Ricordi e lettere ai figli - e in momenti difficili, 1848, 1860, 1870, mi sono messo alla testa della cosa pubblica, ho salvato il paese ... ricevendone l'infamia e il più nero tradimento».

Dopo le sue dimissioni da sindaco del gennaio 1889 i brontesi furono chiamati alle urne nel novembre dello stesso anno quando il Partito Ducale (prima in maggioranza nel Consiglio comunale) andò incontro ad una sonora sconfitta riuscendo a portare in Consiglio appena un consigliere.

Il fedele avvocato del Duca, Luigi Saitta, non fu rieletto (prese appena 198 voti) e l'unico consigliere dei ducali risultò Pace Saitta Nunzio fu Vincenzo (208 voti).

I brontesi questa volta non avevano seguito la sirena del Duca e lo stesso Saitta ne aveva avuto qualche sentore. Così infatti, il 28 ot­tobre 1889, il "dev.mo servo" (era la sua firma), senza avvertire il minimo "conflitto di interessi" nè alcuna vergogna, scriveva al Duchino Alexander (il futuro V Duca): «Si fa correre la voce che io non voglio più immischiarmi in affari del Comune, e che del resto essendo un dipendente della Ducea non posso servire due padroni, Ducea e Comune, che sempre hanno o possono avere interessi opposti» (archivi Nelson, vol. 596-2, p. 253).

Il risultato delle elezioni fu comunicato al Duca «Monsieur A. Nelson Hood» dall'amministratore  Mons. Louis Fabre: «Je vous envoie le bien triste resultat des élections munici­pa­les, dû au caractere del Mr. Saitta!! Il ne a que Pace qui a passè de notre liste, tous le autres sont opposés».

Pochi giorni dopo la batosta elettorale, l'8 novembre di quell'anno, lo stesso avv. Luigi Saitta così commentava il risultato elettorale, giu­sti­ficando anche il suo com­por­tamento, in una lettera indirizzata all'Arciprete sac. Giuseppe Minissale (Archivio Nelson, vol. n. 383-B):

«Devo assicurarla che la mia presenza in Consiglio, è più nell'Amministrazione (del Duca, ndr), era l'anello di congiunzione, di avvicina­men­to, di reciprocanza di interessi, di unione, di comunanza di azione tra Comune e Ducea (...); eliminata la mia persona dalla rappresentanza comunale, senza mio dispiacere, non so quale le conseguenze potranno essere; sì perché nessuno occhiò sorveglierà nelle cose del Comu­ne, sì perché i buoni rapporti tra Ducea e Comune, non so se per parte della prima, avendone ben donde rallentate, potranno farsi tese, per l'opposizione di ladroncelli e ladroni componenti una vera associazione di malfattori, sotto nome di rappresentanza comunale salvo qual­che persona.
Perciò solo la Ducea può essere disgustata come ogni altra giuridica persona, mai scossa, o compromessa. Qualche giorno proverò che il Comune corre in rovina per le interne ed esterne lotte, effetto delle elezioni 3 Novembre molto compromittenti ...».

Pochi giorni dopo veniva eletto sindaco di Bronte Guglielmo Leotta.

1889

Baratta Gennaro, facente funzioni fino al 7 Settembre. Esponente di spicco del partito dei "Ducali" era stato sindaco di Bronte nel 1881.

1889

Leotta Guglielmo

facente funzioni. Era stato già sindaco di Bronte nel 1879, 1882 e 1886.

Alla data del 26 Ottobre 1889 i 30 componenti il Consiglio comunale erano:

Cannata Giuseppe fu Antonino, Cimbali Antonino fu Francesco, Cimbali dr. Antonino fu Giacomo, Ciraldo Nunzio di Nunzio, De Luca Placido di Vincenzo, Di Gaetano Ferdi­nando fu Giuseppe, Di Piazza Giuseppe di Signorino, Inter­donato Giuseppe fu Angelo, Isola Antonino di Serafino, Isola dr. Filippo fu Antonino, Isola Filippo di Nunzio, Isola Gaetano di Antonino, Grisley Guglielmo fu Samuele, Leanza Antonino fu Placido, Leanza Antonino fu Pasquale, Leotta Guglielmo fu Rosario, Lo Turco Giovanni fu Vincenzo, Lupo Ignazio fu Giuseppe, Lupo Tommaso fu Nunzio, Margaglio Francesco di Francesco, Minissale avv. Michele di Anto­nino, Pace Nunzio fu Carmelo, Pace Saitta Nunzio fu Vin­cenzo, Politi Luigi fu Giosuè, Rizzo Giuseppe fu Luigi, Schi­lirò Giuseppe fu Ignazio, Schilirò Carmelo fu Giuseppe, Sofia Vincenzo fu Salvatore, Don Spedalieri Arcangelo fu Giu­seppe, Spedalieri Pietro fu Francesco.

Quel 26 ottobre il Consiglio era stato urgentemente convo­ca­to in seduta straordinaria per discutere sulle modifiche unilaterali ed arbitrarie apportate dalla Società conces­sio­naria della Ferrovia Circumetnea sul luogo dove costruire la Stazione di Bronte e su «un nuovo tracciato in contraddi­zione a quello sanzionato nel contratto tra S. E. il Ministro dei lavori Pubblici e la Società Concessionaria».

E' da notare che per le leggi dell'epoca i consiglieri resta­vano in carica per cinque anni, ma dovevano rinnovarsi ogni anno di un quinto, pur essendo sempre eleggibili, secondo una scansione casuale.

Gli elettori erano i cittadini maschi che avessero compiuto i 25 anni, che godessero dei diritti civili, sapessero leggere e scrivere e che pagassero da almeno sei mesi un certo tributo rapportato alla classe del comune.

La politica d'allora in una poesia scritta dal medico-poeta Filippo Isola (1860-1919)
nel 1889 consigliere comunale

A Bronte
D’incliti ingegni terra mia feconda
e di nobili cuori, onde orgogliosa
va del tuo nome la sicana sponda
qual fanciulla che al crin porti una rosa;

or perchè giaci in apatia profonda
per ogni bella e duratura cosa,
e sol odio fraterno par t’infonda
pieno ardore di vita bellicosa?


Mentre per tutto a civiltà s’inneggia,
emula alcuna, terra mia, non rida
della gloria che in te più non lampeggia.

I tuoi figli pei floridi sentieri
sospingi, dove troveranno a guida
Castiglione, Capizzi e Spedalieri!

Note dell’Autore:
Verso 6: L’eccezione alla regola generale è fatta qui dal Rev. Sac. Giuseppe Prestianni. Il quale ha compiuto il Collegio Capizzi, ne ha ristorato le condi­zioni economiche, l’ha fatto rinascere a vita rigogliosa dal languore in cui giaceva ed ha inol­tre brigato per la erezione di un nuovo ospedale, non potendo quello del baro­ne Castiglione più rispon­dere alle esigenze dei tempi presenti.

Verso 8: Alludo all’accanimento pugnace nelle elezioni municipali e politiche avversan­do financo per odio di parte la candidatura di qualche degno compaesano. Io non pos­so che esprimere gratitudine per la vittoria costante nelle candidature a consigliere comu­nale e provinciale.

Il dott. Filippo Isola, "comunista", seguace del partito dell'on. Francesco Cimbali, nel 1893 è elet­to Consigliere provinciale con 400 voti contro i 360 del cav. Nicolò Pace, seguace del partito Saitta-Pace, di ispirazione ducale.

1890

Cimbali Antonino, dimessosi un anno dopo. Durante la sua sindacatura furono iniziati i lavori di trasformazione del Convento dei PP. Basiliani in Casa comunale, di completamento del Camposanto e del Teatro comunale e suo allestimento. Antonino Cimbali è stato sindaco di Bronte anche negli anni 1862, 1869, e 1888.

1891

Minissale Michele, avvocato. Il 23 maggio firma un'ordinanza che intima al Duca di eliminare i cancelli costruiti in alcune pubbliche traz­zere di Maniace e Santa Venera e di rimuovere la catena che impediva il passaggio sul ponte in legno sul torrente Saracena davanti al Castello Nelson, "restituendo al pubblico passaggio le strade". Questa vertenza contro i Nelson sul ripristino di alcune regie trazzere indebitamente ridotte, chiuse o transennate con cancelli si trascinerà per oltre 20 anni.

1891

Isola Dr. Filippo, sindaco f. f. dal mese di Giugno 1891. E sua la firma che reitera l'ordinanza emessa dal precedente sindaco per il reintegro della viabilità su alcune trazzere del territorio.

1892

POLITI LUIGI

Luigi Politi restò in carica fino al mese di febbraio del 1893, quando il Prefetto sciolse il consiglio civico. Ebbe come assessori i sigg. Pietro Spedalieri, Placido De Luca, Nunzio Pace Saitta e Salvatore Di Bella.

(Gazzetta di Catania, n. 303 del 31.10.1892)

1893

Diodato avv. Sansone, consigliere di prefettura, Regio Commissario straordinario nominato il 6 marzo. Un mese prima, a febbraio, era stato sciolto il Consiglio comunale. E l'«amico» Prefetto della Provincia di Catania, Caracciolo, con un telegramma cifrato del 9 febbraio così comunicava al Duca le decisioni prese: «Confido a Lei informevolmente che fu sciolto Consiglio comunale Bronte e che verrà da ora un abilissimo Commissario. Sono lieto che tale misura incontri pure suo favore.» (Archivio Nelson vol. 602-F, p. 77)

Il Regio Commissario Sansone lasciò Bronte a fine maggio successivamente alle elezioni che rinnovarono il Consiglio comunale. Vi ritornò, sempre nella veste di Regio commissario, due anni dopo.

1893

Spedalieri Nicolò, in carica dal 6 Giugno fino all’anno 1894. Ebbe come assessori Francesco Cimbali ed Giuseppe Interdonato.

1894

Spedalieri dott. Arcangelo, dimessosi il 24 Giugno per motivi familiari. Restò in carica ancora per molti mesi, fino alla nomina del Commis­sario perchè ancora il 27 Agosto firmava un'ordinanza contro il Duca Nelson per il ripristino della larghezza di alcune trazzere comunali.

1895

Diodato avv. Sansone, Regio commissario. Lo era stato anche nel 1893.

1895

Cimbali Francesco

Francesco Cimbali, medico, facente funzioni di sindaco. Figlio di Antonino (il padre è stato diverse volte sindaco di Bronte negli anni 1862, 1869, 1888 e 1890), Francesco Cimbali ricoprì la carica di sindaco di Bronte anche negli anni 1903 e 1914.

E' stato anche il nostro secondo deputato a sedere a Montecitorio.

Similmente al 1860 in quel periodo a Bronte si fronteg­gia­vano ancora i soliti due partiti: quello dei "ducali" (fau­tori degli interessi dei Nelson) e l'altro dei "comu­nisti" ("i cim­ba­liani"), che parteg­giavano per quelli del Comune.

Questa volta la causa della vertenza (fra qualche altra) era la chiusura da parte ducale di alcune regie trazzere che da Bronte conducevano a Marotta o, attra­versando il fiume, ai boschi dei Nebrodi.

E, come sempre, il Duca per vincere metteva in campo anche i "ducali" di Bronte, la sua influen­za, i politici amici (fra tutti il randazzese Vagliasindi), i suoi innu­merevoli agganci ed anche, come nel 1860, il solito Console inglese.

Di Francesco Cimbali vogliamo ricordare l'interrogazione presentata, un anno prima, il 9 luglio 1894, alla Camera dei Deputati in relazione a queste tra­me poco decorose, alle volute lungaggini ed agli atti di servilismo nei confronti dei Nelson che si compivano dal Ministero dell'Interno e dalla Prefettura a danno del Comune di Bronte:

«Il sottoscritto chiede d'interrogare l'on. Presidente del Consiglio, Ministro dell' Interno, sulle con­tinue, gravi ed este­se usurpazioni di pubbliche strade rurali consumate dal Duca Nelson nel comune di Bronte, e sulla dannosa lentez­za dell'autorità tu­toria ad ordinare gli urgenti provvedimenti di giustizia insistentemente reclamati dall'amministrazione Comunale».

Francesco Cimbali lasciò la carica di sindaco a Maggio 1895. Gli succedette il cav. Placido De Luca che, con una maggioranza di 24 consiglieri su tren­ta, vinse le elezioni comunali tenutesi nello stesso mese.

Nella guerra continua fra gli inte­ressi del Comune e quelli della Ducea, De Luca era forte­mente appoggiato dal partito dei "ducali" e, anche se non apertamente, dal IV° Duca Alexander Nelson Hood.

L'avvocato notaro, dipendente del Duca, consigliere comunale ed esponente di spicco dei "ducali"

Concittadini!
Le molestie ed insulti che da quattro anni durano contro il Sig. Duca Nelson, costrin­sero costui ad una lite contro il Comune.

Prevedesi lunga, dispen­diosa e qualunque l'esito, sarà sempre fatale pel Comune, che ha tutto da perdere niente da guada­gnare.

La mia posizione nella Ducea, non mi permette di temermi estraneo, tanto più che le molestie e gl'insulti avvengono allo scopo di dare a me l'ostra­cismo delle cose d'interesse pubblico colla pretesa anche di non ingerirmi, di lasciar fare.
Il signor Duca è estraneo, superiore ai partiti: lo assicuro.

Il non poter scongiurare la lire, mi rammarica; a nulla valgo; però se potrà venirsi ad un amichevole componimento, non mi terrò mai estraneo per concorrere con i miei buoni uffici, solo a riguardo del Comune, senza punto compromettermi nei principi del libero cittadino e professionista.

Abbiatemi sempre vostro

Bronte, Gennaio 1895

Luigi Saitta

«Prendo il piacere - scriveva al Duca il 27 maggio 1895 il "devotissimo servo" Gennaro Baratta (l'ex sindaco "ducale" del 1880) in uno dei resoconti periodici che gli inviava - di annunciare la brillante rivincita che abbiamo preso ... il Cimbali con tutto il suo partito è stato completamente battuto: le prepotenze, gli insulti, le aggressioni perpetrate da loro dal 92 a questa parte sono pienamente vendicati. (...) Stia contenta e tranquilla, possiamo prevenire e all'uopo sgominare qualunque attentato potran meditare.» (Archivio Nelson,vol. 590-C1, pag. 249).

Ed un'altro esponente dei "ducali", il fedele avv. brontese dei Nelson nonchè consigliere comunale, Luigi Saitta, comunicava, questa volta al Duchino, "la completa sconfitta dei Cimbali" addirittura su carta intestata del Comune: «Dalla carta sulla quale scrivo, V. E. Ill.ma si persuaderà che sono nell'Ufficio (...), Bronte ha dato una lezione ben meritata".

Tre anni dopo, a luglio 1902, il francese monsieur Louis Fabre, amministratore della Ducea, senza mezzi termini comunicava al Duca la vittoria della «nostra lista al Consiglio comunale».

Francesco Cimbali si prese la sua rivincita otto anni dopo, nelle elezioni del 1903, successive allo scioglimento del Consiglio comunale da parte del Re con nomina di un Commissario regio.

1895

1899

1902

Placido De Luca

Il cav. uff. avv. Placido De Luca fu sindaco di Bronte dal 27 Agosto 1895 fino al 1903.

Discendente (erano suoi zii) dai più famosi cardinale Antonio Saverio e dal prof. Placido, è nato a Bronte il 12 Giugno 1861, da Vincenzo De Luca e da Nunzia Minissale. E’ morto a Bronte il 16 marzo 1926.

Iniziò gli studi (da convittore) nel Collegio Capizzi per prose­guirli, chiamato dallo zio cardinale, in un Liceo di Roma e nella locale Università; morto lo zio cardinale, ritornò a Catania dove conse­guì nel 1885 la laurea in Giurisprudenza; non esercitò però mai la professione forense.

Rientrato a Bronte, prese parte alla vita pubblica.

Iscritto nel Partito Liberale fu eletto consigliere comunale già dal giugno 1885, carica che gli venne riconfermata fino al 1925.

E’ stato per parecchi anni e varie volte sindaco di Bronte e consigliere provinciale.

Benedetto Radice, scrive di lui: « …eletto sindaco del Comune, amministrò rettamente e sapientemente. Fu sempre difensore dei nostri diritti, come i suoi antenati il Prof. Placido e il Cardinale Antonino Saverio, sia nelle liti eterne colla ducea (abbracciò il “partito del popolo”), sia nella grave annosa questione territoriale tra Bronte e Cesarò.»

«… Consigliere provinciale per parecchi anni portò con dignità la carica affidatagli, difendendo nei consigli della Provincia gli interessi del paese.»

Uomo molto colto e dai modi gentili fu uno dei grandi benefattori nella costruzione del nostro Ospedale.

Per ben due volte fu insignito dal Re con la Croce di Cavaliere e, con regio decreto del 24.8.22, il Ministro dell’Interno gli conferì la meda­glia di bronzo al merito della sanità pubblica (anche per il suo eroico comportamento in occasione delle varie epidemie che infestavano il paese).

L'avv. cav. uff. Placido De Luca fu eletto sindaco in seguito alle elezioni comunali del Giugno 1895 (aveva una maggioranza di 24 consiglieri su trenta).

Fu riconfermato anche nelle successive elezioni comunali del 1899 e del luglio 1902 (il candidato dell'opposizione era Francesco Cimbali).

A differenza di quel che scrive il Radice, fu, comunque, anche un personaggio molto discusso specie per i suoi stretti rapporti con l'ambiente della Ducea e il suo, come scriveva nella sua relazione il Commissario mandato da Giolitti, fu soprattutto "un Comune mal governato".

In ottime relazioni con mons. Louis Fabre e l’avv. notaro Luigi Saitta, rispettivamente amministratore e procuratore e difensore del duca Nelson, nonchè presi­dente del comi­tato per l’elezione a sindaco del De Luca, vinse le elezioni del 1902 ma durò ancora pochi mesi, fino al Gennaio 1903.

Il Consiglio comunale, infatti, dopo un’ispezione amministrativa, fu sciolto con regio decreto controfirmato da Giolitti che mandò a Bronte il regio commissario Limongelli.

La Gazzetta sella Sera di Catania (anno VI, n. 161, del 14-15 Luglio 1902) scriveva che nella seduta del 28 gennaio 1902 «il Sindaco De Luca…, fece votare al Consiglio una transazione colla quale allegramente si regalavano al Duca tutti i diritti, che il Comune aveva sulle strade e trazzere reintegrate e si obbligava altresì, il comune a rendere rotabile per comodità del duca la strada Cantera-Maniaci, facendo anche un ponte sul torrente Saracena.»

Ancora lo stesso giornale scriveva il 18-Luglio che «... un bel giorno (il 28 gennaio 1902) fu presentato al Consiglio uno schema di transazione col Duca, colla quale si faceva omag­gio a costui di tutti i diritti del Comune, per cui s’era tanto litigato e tanto speso. Il Consiglio, formato di persone devote al Duca, approvò ciecamente la donazione.»

La Giunta Provinciale Amministrativa non approvò però il deliberato del Consiglio.

Riportata la transazione nuovamente in Consiglio fu respinta, particolarmente per l’oppo­sizione del consigliere sac. Francesco Fallico.

Scriveva dal suo canto Il Corriere di Catania (n. 30 del 30.1.1902) che la transazione «fu votata con 24 voti favorevoli e un solo contrario.

Quest’atto importantissimo con cui si da fine ad una lite dispendiosa e durata oltre 10 anni, costituisce uno dei più segnalati servizii resi dall’amministrazione comunale al paese il quale saprà rilevarne tutta l’impor­tanza e vedrà frattanto riattaccare, e speriamo per sempre, i buoni rapporti tra Comune e Duca.»

Come si vede opinioni contrastanti ed opposti giudizi.

I tempi del De Luca furono anche quelli dell’annosa vertenza Bronte-Cesarò sui confini territoriali: un decreto del 13 giu­gno 1901, confermato da sentenza della IV sezione del Consiglio di Stato, «distaccava 12.000 ettari (dodici ex “feudi”, fra cui quello di Foresta­vecchia) da Bronte per darlo (“con un sol tratto di penna”) a Cesarò» spo­glian­do Bronte della parte più produttiva del suo territorio.

La vertenza si trascinò per molti anni con violente polemiche politiche e dispendiose controversie risolte alla fine favorevolmente per Bronte.

Placido De Luca morì a 65 anni il 16 marzo 1926.

La sua morte commosse ogni ordine di cittadini che, senza distinzione di partito o di classe, numerosi accor­sero a renderne solenni i funerali.

 

CONSIGLIERI COMUNALI al 28 Gennaio 1902

Aidala Giuseppe, Ardizzone Nunzio, Ba­ratta cav. Gennaro, Biuso Sac. Gre­go­rio, De Luca Placido, Di Bella Sal­va­tore, Do­mi­nedò Lorenzo,  Fal­lico sac. Fran­ce­sco, Gulino Giusep­pe, In­ter­do­nato Giu­seppe, Isola Nun­zio, Lean­za Mauro Anto­nino, Lu­ca Giu­seppe, Mau­ro Nun­zio, Me­li prof. Gae­tano, Mi­nissale Pie­tro, Pa­ce Nun­zio, Pace Salva­tore, Por­ta­ro Gae­tano, Pre­stian­ni sac. Giu­sep­pe, Rizzo Gae­ta­no, Rubino Giu­sep­pe, So­fia Gre­go­rio, Zappia Pie­tro.

 


STU CASCITTUNI DI SINDACO

Un volantino del 1902

«Cittadini
Stu cascittuni di Sindaco ci voli fare fari la tran­sa­zio­ne o Duca perchè ci lassau 14 mila lire che vin­ciu alla Curti di Palermo e per que­sto voi ro­vi­nari u paisi e cossì fare ag­gettare nel fiume i po­ve­rel­li che vanno ai boschi
».

In quel periodo era in corso (fra le altre) una cau­sa tra il Comune e la Ducea per la chiusura da parte ducale di diverse strade, ponti e trazzere che da Bronte conducevano a Marotta ed alla Ric­chisga o, attraversando il fiume, ai boschi dei Nebrodi.
Evidentemente per qualcuno il sindaco De Luca più che gli interessi del Comune sembrava fare quelli del Duca Nelson. Eppure l'avv. Luigi Saitta, legale della Ducea e consigliere comunale nel Par­tito dei Ducali, scriveva al Duchino Ales­san­dro che  «il Sindaco è infingardo, nulla sa fare, a niente è buono» (Arch. Nelson, vol. 606, p. 332).

Significativa anche una lettera del sindaco al Duca Nelson del 17.4.1900 (vedi sotto). Accom­pa­gnava l'in­vio di una copia del ricorso del Co­mu­ne pre­sentato al Consiglio di Stato nella ver­tenza terri­toriale Bronte Cesarò: «Dalla lettura di esso - scri­veva il De Luca -  la S. V. Ill.ma può ben rile­vare come e con quan­to ardore l'Ammi­ni­stra­zione Comunale sia intesa a tutelare gl'in­teressi di questi Cittadini  e di Lei più parti­colar­men­te».

Un'ultima annotazione riguarda l'approvazione durante la sindacatura di Placido De Luca del Regolamento interno del Consiglio comunale e del primo Regolamento edilizio adottato nel nostro Comune.

Quest'ultimo, deliberato dal Consiglio comunale del 28 febbraio e 4 maggio 1901 (in ap­pe­na due sedute), fu approvato dalla Giunta provinciale Amministrativa il 15 giugno 1901 e vistato dal Prefetto della Provincia il 2 agosto.

E' durato fino del 1968 quando un nuovo Regolamento edilizio con annesso Program­ma di fabbricazione veniva adottato dal Commissario Francesco Emmi.

Il Regolamento interno del Consiglio comunale fu il primo del genere: si compone di 65 articoli, deliberato il 6 agosto 1896 ed approvato il 3 ottobre dello stresso anno. All'art. 19 era previsto che "sorgendo tumulto nel Consiglio il Presidente si copre il capo, allora deve cessare ogni discussione. Se il tumulto continua...». All'art. 42 era previsto invece che la votazione per scrutinio segreto poteva aver luogo anche "con palle" («ogni consigliere riceve una palla bianca significante approvazione ed una nera, esprimente rigetto della proposta»).

Due anni dopo l'approvazione del Regolamento Edilizio, nel 1903, il Consiglio comunale veniva sciolto dal ministro Giolitti per gravi irrego­larità gestionali. La gestione del Comune era affidata al regio commissario Limongelli Alfonso, avvocato della prefettura di Bologna.

La relazione che segue da un'immagine veramente penosa dello stato politico-amministrativo in cui viveva Bronte nell'ultimo periodo della sindacatura del cav. uff. avv. Placido De Luca.


Gennaio 1903

La relazione sullo scioglimento del Consiglio Comunale

Lo scioglimento del Consiglio avvenne successivamente ad un’inchiesta amministrativa disposta da Giolitti nel 1902 e fatta dal commissario prefettizio Poidomani che riscontrò gravi irregolarità e malversazioni sia nella ge­stione amministrativa del Comune sia a carico anche del Tesoriere comunale del tempo, Pietro Margaglio (gestiva la tesoreria comunale fin dal 1891).

Di seguito vi proponiamo l'articolo che il Giornale di Sicilia, dell' 8-9 Febbraio 1903 dedicò all'avvenimento:

«Troppo tardi per essere pubblicato nella precedente edizione, ci è giunto stanotte il seguente telegramma che ci reca quasi testual­mente la relazione che precede il decreto di scioglimento del Consiglio comunale di Bronte. Questo provvedimento s'imponeva, spe­cial­mente dopo i gravi disordini che perturbarono quell'importante comune.
E s'imponeva tanto più quanto più gravi sono le constatazioni fatte nell’inchiesta governativa e che risultano con molta eloquenza dalla relazione telegrafataci.

Una sola osservazione noi crediamo necessario di fare e, cioè, che la situazione anormale, irregolare rivelata a Bronte è su per giù quella di buona parte dei comuni delta nostra Isola. (...)»

(Nostro telegramma part.)

«Un Comune mal governato

Roma 7, ore 22; 15 - (Rossi) La Gazzetta Ufficiale pubblica stasera l'importante relazione al Decreto di scioglimento del Consiglio comunale di Bronte. La relazione dice: In conseguenza degli erronei criterii adottati dall'amministrazione municipale di Bronte nella compilazione e gestione dei bilanci si è formato un disavanzo di lire 60 mila, somma questa ben rilevante in rapporto all’importanza e potenzialità del comune, onde la finanza comunale è ridotta a tristi condizioni con grave scapito dei pubblici servizi.

Tale situazione reclama solleciti e acconci provvedimenti; invece quegli amministratori non solo si mo­strano impotenti fino al punto che hanno sentito il bisogno di chiedere la cooperazione di un Commis­sario inquirente, ma con le loro sistematiche trascuratezze e con colpose compiacenze tendono, se non a rendere più grave il dissesto, a mantenerlo in modo permanente.

Terre comunali e boschi

Essi intatti non si sono curati di fare prestare la dovuta cauzione a taluni gabelloti di terre comu­nali e spesso nel fitto dei pascoli preferiscono offerte meno vantaggiose nella riscossione dei canoni e non fan­no osservare al tesoriere lo obbligo contrattuale del non riscosso per riscosso e lasciano indefiniti antichi crediti per quote controverse che naturalmente vengono poi a prescriversi.

Il servizio dei boschi che potrebbe fruttare al comune una cospicua entrata è disorganizzalo e nel ta­glio delle piante si permisero gravi abusi in favore di pochi spuntatori; oppure le piante stesse furono facile preda di tutti.

Dalla vendita degli alberi di otto sezioni di bosco si ricavarono circa 64.900 lire, mentre la perizia preventiva era di lire 97.00 e ciò perchè si volle effettuare la vendita a trattativa privata ed a piccoli lotti di 50 alberi ciascuno, con il pretesto di farvi concorrere tutti i cittadini e specie i carbonai. Ma la vendita fu poi fatta a poche persone.

I 5422 alberi di sezione furono messi in vendita a trattativa privata con l'aumento del 15,010 sul prezzo di stima. Si vendette cosi la meta e l'altra meta fa venduta a una sola persona con lo aumento del 5,010 e senza l'autorizzazione del Consiglio, il quale deliberò un mese dopo, moti­vando la riduzione del prezzo col dire che parecchi alberi erano rimasti invenduti, mentre erano stati venduti tutti.

Intanto il compratore di tali piante le rivendette subito per un maggior prezzo e il tesoriere per le consegne al secondo acquisitore staccò la bolletta da un bollettario diverso di quello in uso, ap­po­nendovi egli stesso la firma del sindaco; circostanza questa che non solo potrebbe con­durre alla constatazione di un vero reato, ma é congiunta al fatto che il compratore è un nullate­nente e può anche far supporre una illecita cointeressanza del tesoriere in questa operazione.

In altri boschi gli alberi furono abbandonati o venduti a un prezzo inferiore a quello di stima. Per una sezione fu autorizzato il taglio a favore di un consigliere che non pagò il prezzo.

Il dazio di consumo

Il dazio di consumo appaltato dava un’entrata di circa 57 mila lire annue; ora tenuto in economia produce una media annua di lire 44 mila. In tale servizio l’amministrazione non spiega alcuna sorveglianza lasciando che tutto proceda ad arbitrio dell'ispettore, il quale cumula le funzioni di direttore, di ricevitore, di collettore e di pagatore.
Egli stesso riscuote dai ricevitori le percezioni giornaliere, paga senza deliberazioni nè controllo, facendo poi versamenti ogni mese anzichè ogni giorno. Nè l'ispettore, nè i ricevitori hanno prestata la cauzione e il contrabbando può essere molto facilmente esercitato.

I diritti di Segreteria e Stato Civile

I diritti di segreteria e di Stato civile sono riscossi senza controllo e non sono versati nella cassa comunale ogni mese, ma alla fine dell'anno.
Non è curata l'esazione di rilevanti crediti; sicchè taluno è ora inesigibile o quasi. Uno dei crediti rimonta al 1894 ed è dovuto dal parente di un consigliere. Per realizzare un credito di L. 2200 verso l'ex tesoriere si procede con la massima lentezza dall'esattore.

Altre gravi irregolarità

Anche il tesoriere speciale è retribuito vale a dire che il comune sopporta un maggiore onere per una separazione di esercizii che di fatto non esiste; oltre ciò il tesoriere ha prestata una cauzione inferiore a quella stabilita con la nomina e gli si permette di non adempiere all'obbligo del non riscosso per riscosso.

Mentre si vantava creditore del comune egli è risultato in debito di lire 12000.

Cosi si è dimostrato come egli abbia indebitamente percepiti interessi sopra somme che faceva figurare anticipate.

Le spese sono fatte irregolarmente e senza criterii economici, quelle a calcolo ordinate dal bilancio sono fatte da qualche assessore senza sentire la Giunta, talvolta si fanno pagamenti in base a deliberazioni annullate dal prefetto o respinte dalla Giunta provinciale amministrativa.

Manca una regolare contabilità patrimoniale e quella finanziaria è fatta in modo da non potere dare situazioni esatte. L’economo maneggia fondi superiori al bisogno e al limite massimo autorizzato, tantochè non si è peritato di impiegare una parte esuberante in prestiti privati.
Egli non tiene alcun registro e rende i conti quando e come crede.

Il pessimo funzionamento dell'amministrazione

La polizia urbana e l'igiene nonostante i frequenti richiami della prefettura sono abbandonate; nessuna vigilanza viene esercitata sull'annona, per l'acqua potabile attualmente scarsa e inquinata si sono fatti varii e dispendiosi tentativi ma nulla finora si è conchiuso.

Nelle opere pubbliche si elude il precetto dei pubblici incanti.

Per le liti il comune stipendiava prima due avvocati senza nomina regolare, ma sopravvenute due vertenze col duca Nelson e col comune di Cesarò si sono aggiunti altri nove avvocati, numero esagerato per quanto sia l'importanza delle due questioni.
La prima di esse poi si e affrettatamente transatta senza neppure sentire la difesa del Comune a condizione che ritengonsi poco vantaggiose.

Per la seconda pendente innanzi la quarta sezione del Consiglio di Stato gli amministratori per tutto lo scorso mese di settembre senza alcuna deliberazione che li autorizzasse, spesero circa L. 6000 per soli viaggi fra Catania e Roma.

Le ricette gratuite per medicinali costosi vengono rilasciate anche ai non poveri e persino dai medici che non essendo a servizio del comune, non hanno alcuna facoltà in proposito.

L'amministrazione è molto trascurata anche nelle trattazioni degli affari ordinarii, oltre ciò il sindaco e l'assessore si sono assentati dal comune da circa tre mesi e due assessori sono da recente dimissionarii.

Giolitti conclude: "Dati gli abusi e le i irregolarità così gravi che furono accertate, mediante un’accurata inchiesta, i mezzi ordinarii sono assolutamente insufficienti onde mi reco a dovere di sottoporre alla firma di Vostra Maestà lo schema del decreto che scioglie il Consiglio comunale e affida a un commissario il compito di ricondurre quel Municipio al normale funzionamento.»

(Giornale di Sicilia, anno XLIII n. 39, Palermo, Domenica-Lunedì 8-9 Febbraio 1903) 

Il Ministro dell'Interno
Roma I° gennaio 1903
Onorevole Signore,
Le partecipo che ieri S.M. il Re ha fir­ma­to il Decreto che scioglie il Con­si­glio comunale di Bronte  e no­mi­na R. Com­missario il Dottor Al­fon­so Limon­gelli, Segretario della Prefet­tura di Bo­logna.
Con perfetta osservanza
Suo Giovanni Giolitti

La lettera di Giolitti, all'epoca Mini­stro degli Interni, è indirizzata a
On. Sig. Dr. Francesco Cimbali
ex deputato al Parlamento
Bronte

 

Estratto dalla Gazzetta Ufficiale del 7 febbraio 1903, N. 31

«Relazione di S. E. il Ministro dell'In­ter­no a S. M. il Re , in udienza del 18 gen­naio 1903, sul decreto che scio­glie il Con­siglio comunale di Bron­te (Catania)

Sire!.
In conseguenza degli erronei criteri adottati dall'amministrazione muni­cipale di Bronte nella .....»

I SINDACI: dal 1800 al 1862 - dal 1863 al 1903 - dal 1903 al 1914dal 1914 al 1952 - dal 1952 al 1968 - dal 1968 al 1993 - dal 1993 al 2005dal 2005 ad oggi

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