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Visitiamo, insieme, i monumenti di Bronte

Le foto di Bronte, insieme

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Bronte ebbe il teatro sin dall’epoca della riunione dei Casali

Il Teatro comunale

Luogo di spettacoli ma sopratutto di aggregazione sociale e di confronto pubblico

Piazza Spedalieri, Il Monumento ai Caduti, Il viale di rimembranza

Il Teatro comunale, unitamente all’antico prospetto della Chiesa di San Silvestro, a ciò che rimane del Monastero di Santa Scolastica e all’edificio scolastico, caratterizza la principale piazza di Bronte, il suo “salotto”, Piazza Nicola Spedalieri.

Completamente ristrutturato sia all’interno che nell’aspetto esterno, è stato inaugurato nella sua nuova versione agli inizi del 2001 ed adibito a sala cinematografica, a sporadiche rappresentazioni teatrali e ad eventi e manifestazioni di carattere sociale.

Il Teatro ha una storia secolare ed ha sempre accolto al suo interno ed accompagnato la vita sociale e politica brontese.

La vecchia struttura, di sobrio stile neoclassico, fu iniziata a costruire nei primi anni del 1800 e fu completata dal sindaco Antonino Cimbali nella seconda metà dello stesso secolo. Prima, ci ricorda Benedetto Radice, il Teatro comunale sorgeva «nel quartiere S. Rocco, dove è ora il Collegio Capizzi» ma fu ceduto «al Grande Benefattore e fu incorporato al Collegio». Successivamente a spese di privati cittadini e del Comune, nel principio del secolo XIX, ne fu edificato «un altro più grande, al piano della Badìa; […] esso ha tre ordini di palchi con 32 logge».

Stranamente nell’agosto del 1860, in occasione dei disumani “Fatti di Bronte”, il teatro, assieme all’archivio comunale, al Casino dei Civili e a numerose case private, fu bruciato dai contadini in rivolta. Il motivo stupisce e non si comprende ancora, forse perché identificato come luogo di ritrovo dei “cappelli”, dato che “i signori” che avevano contribuito alla sua costruzione avevano per contratto il proprio palco.

Nel 1883 l’altro storico brontese, p. Gesualdo De Luca, scriveva addirittura che «l’attuale Bronte ebbe il teatro sin dall’epoca della riunione dei casali (1535, ndr), in fondo del paese sopra lo Schiccitto, che ancora appellasi il teatro vecchio». «Poi l’ebbe in piè del Collegio del Ven. Capizzi, e consta da lettere di lui. In fine fu costrutto, ove trovasi, nel largo del monastero di S. Scolastica».

Un edificio dalle antiche origini, quindi, legato alla storia di Bronte ma soprattutto legato strettamente alla sua vita sociale, alla “polis “ che nel corso dei secoli ivi si è sempre riunita nelle occasioni importanti, per celebrarvi eventi significativi, organizzarvi convegni, dibattiti politici e non, feste e "focosi veglioni", manifestazioni dal grande contenuto sociale e culturale ed anche per riunioni del Consiglio comunale.

Fra gli innumerevoli esempi di utilizzo sociale vogliamo ricordarne quattro di epoche passate:

2 maggio 1889: «L’avvocato Giuseppe Cimbali, vecchia conoscenza dei nostri lettori, - scriveva il “Corriere di Parma” (Anno I, n. 125 del 16 giugno 1889) - che ne apprezzano l’alto ingegno, ha tenuto un discorso, nel Teatro comunale di quella forte terra ciclopica, per dar principio alla agitazione in favore del monumento a Nicola Spedalieri, da erigersi, il 26 novembre 1895, giorno in cui ricorrerà il primo centenario della morte dell’autore: Dei diritti dell’uomo e dell’Arte di governare».

3 febbraio 1902: «Stamane – scriveva Il Corriere di Catania (n. 34 del 3 Febbraio 1902) in un articolo dal titolo Il comizio di Bronte - apparve affisso alle cantonate un manifesto che invitava il popolo a riunirsi in comizio alle ore 15 nel nostro teatro per propugnare i diritti di Bronte nella quistione territoriale con Cesarò e per far voti d’esa­crazione contro chi trasandò i diritti del comune….»

 
Bronte, Teatro comunale (1987)

Nelle due foto a sinistra, il prospetto del Teatro comunale nel 1987 ed una veduta dell'in­ter­no durante una pubblica manifestazione. Nelle due foto a destra il nuovo interno del Teatro co­mu­nale dopo la radi­cale ricostruzione.

 

Il Teatro com'era agli inizi del 1900 e ( foto sotto) nella nuova veste. Co­me si nota ben poco è rimasto del­l'antico pro­spetto, neanche il mae­sto­so portale d'ingres­so in pietra lavica che è stato nel 2009 ricompo­sto nella stessa piazza ma in adia­cenza al monu­mento ai caduti.
Completamente demolito e rico­strui­to, è stato inaugurato agli inizi del 2001 (dopo circa 15 anni di lavo­ri) ed adibito a sala cinemato­grafi­ca ed a sporadiche rappresen­tazio­ni teatrali.
Il vecchio Teatro, di sobrio stile neo­classico, dato alle fiamme durante i cruenti Fatti del 1860, era stato com­ple­tato dal sindaco An­tonino Cimbali alla fine dello stesso secolo. Oggi ha una capien­za di 230 po­sti, di cui 110 in platea e 120 nei tre ordini di palchi.

Bronte, Teatro comunale

Il sabato fascista: «Mio padre - scrive Nicola Lupo - era una persona leale, pertanto, iscrittosi al Fascio, si comportò lealmente, ma il Segretario dell’epoca (…), un po’ perché mio padre sapeva scrivere e parlare, lo destinò alla propaganda come commentatore delle “veline” che arrivavano dalla Federazione e che dovevano essere ampliate e portate a conoscenza del pubblico nelle adunate del “sabato fascista” che si tenevano al teatro Comunale».

1945, il Liceo-Ginnasio: nel 1945, tre giovani professori brontesi, Calogero (detto Lillo) Meli, Gregorio Sofia e Nicola Lupo, sottoponevano una rela­zione ad una affollata assemblea popolare, convocata al Teatro Comunale, che si concluse con un o.d.g., votato a grandissima maggioranza, che chiedeva a gran voce al Presidente del Consiglio Parri, la statalizzazione del Liceo-Ginnasio Pareggiato, funzionante nel Collegio Capizzi.

Insomma, il Teatro comunale è sempre stato un luogo dove si fa spettacolo ma anche e sopratutto di aggregazione sociale e di confronto pubblico.

Oggi la ristrutturazione ne ha radicalmente modificato l’aspetto e questo antico monumento costruito secoli fa dai brontesi “al piano della Badìa” o, meglio, “nel largo del monastero di S. Scolastica”, ha cambiato aspetto adeguandosi ai tempi moderni.

Come si nota dalle foto nulla è rimasto dell’antico prospetto, soprattutto nell'ingresso principale dove un tempo lo rendeva imponente e spiccava l’antico maestoso portale d’ingresso, con un chiave centrale con decorazione scultorea ad alto rilievo della lira musicale; fortunatamente recuperato nel 2005, è stato nel 2009 ricomposto e ricostruito pietra dopo pietra nelle vicinan­ze, nella stessa piazza Spedalieri (diremmo meglio è stato “imposto” alla piazza), in adiacenza al monumento ai caduti.

I motivi addotti da chi ristrutturò il nuovo edificio e non mantenne inalterata la struttura e la facciata sulla Piazza Spedalieri, furono quelli di necessità tecniche e di normativa; nella nuova facciata il progettista ha comunque fatto riferimento, mutandoli ed accostandoli all’esistente, ai due motivi architettonici più importanti del vecchio edificio, ovvero il portale in pietra lavica e l’ampia cornice marcapiano, situata all’attuale livello di copertura.

Il motivo del portale è stato ripetuto nelle altre due nuove aperture, con evidente criterio di simmetria, per adeguare il numero degli ingressi alle norme di sicurezza; la cornice marcapiano è stata lasciata inalterata sia per necessità tecniche come anche allo scopo di mediare gli elementi formali preesistenti e quelli della nuova progettazione.

La parte di copertura prospiciente la facciata è rimasta anch’essa formalmente inalterata, rifinita con tegole e coppi.

Insomma Bronte ha avuto un nuovo teatro ma in qualche modo un’altra memoria storica è andata definitivamente perduta, restandoci ora solo il ricordo di poche sbiadite fotografie.

L’antico portale d’ingres­so, con chiave cen­trale portante una decorazione ad alto rilie­vo della lira musicale, mon­tato  in adiacenza al monumento ai caduti.

Il “nuovo” Teatro comunale è stato inaugurato agli inizi dell’anno 2001, dopo oltre un decennio di lavori e di peripezie.

La decisione di ristrutturarlo era stata presa infatti nel 1987 e giustificata da due diversi ordini di necessità: da un lato, quello di «adeguare l’edificio esistente ad un grado di funzionalità propria di uno stabile a carattere comu­ni­tario, in grado di offrire strutture di supporto adeguate all’evolversi della vita culturale e pubblica brontese, dal­l’altro quello di mantenere qualitativamente inalterato il rapporto dell’edificio preesistente con la Città».

In quegli anni il secolare edificio, di sobrio stile neoclassico, nato 500 anni prima per avere una funzione di soste­gno e di incremento della vita culturale della Città, era in uno stato fatiscente; i decenni precedenti lo avevano visto relegato e degradato all’uso più modesto solo di Cinema e, mancando oltretutto la necessaria sicurezza d’uso e le specifiche strutture tecniche indispensabili per poterlo utilizzare, il Comune alla fine lo aveva definitivamente chiuso.

La stessa cosa era successa nei primi anni del 1900 quando – scrive il Radice - «in tempi di progredita civiltà, per colpevole oblìo degli amministratori del Comune, il teatro era in biasimevole stato».

Pertanto, giusta la decisione di adeguarlo e riportarlo alle potenzialità d’uso originario, offrendo alla cittadinanza un’infrastruttura pubblica completa e funzionante.

Oggi il “nuovo” Teatro si presenta con pavimentazioni e rivestimenti di elevata qualità, caratterizzati da una buona inerzia acustica per favorirne un miglior uso e da un’alta resistenza al fuoco, essendo i materiali in gran parte autoestinguenti.

Al di sopra della separazione fra l’area della platea e dei palchi ed il boccascena, sono state realizzate opere com­plementari di supporto all’attività teatrale, quali camerini completi di servizi, oltre ad ambienti per gruppi di comparse.

Rispetto all’antica struttura esistono ora due nuovi corpi scala, di cui uno a servizio dei palchi e delle bouvette, l’altro riservato agli ambienti degli artisti. E’ stata ricavata anche un’area per bar-bouvette da servire per il teatro e, a tutti i livelli, compresi quelli dei palchi, sono stati aggiunti gruppi di servizi igienici.

La capienza complessiva del Teatro è di 230 posti, di cui 110 in platea e 120 nei tre ordini di pilastri.

Inizialmente era stata prevista una spesa complessiva di lire 1.500 milioni suddivisa in due lotti rispettivamente di 700 ed 800 milioni. Il primo lotto di lavori, finanziato dalla Regione per interessamento dell'on. Salvatore Leanza fu appaltato il 4 giugno 1987. Ma furono necessari ulteriori cospicui finanziamenti e quasi quindici anni per portare l’opera a compimento ed inaugurarla ad inizio 2001.
(aL)

 

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