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Gli anni del Ciclope

Bronte allo specchio

(1946 - 1950)

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Spigolando da Il Ciclope, 60 anni dopo

Gli altri giornali di Bronte

 


Altri giornali erano stati fondati e videro la luce a Bronte prima che negli anni '50 uscisse "Il Ciclope". In genere trattavasi
sempre di quindicinali, erano stampati dallo Stabilimento Tipografico Sociale e riuscivano a tirare avanti solo per pochi anni. Furono:

Il Propagandista - U Trabanti - Domani - La voce del Popolo - Nova Juventus - Bandiera bianca - Voce Amica
 

«Il Propagandista»

uscito per un breve periodo nel primo decennio del 1900 (1909-1910, “morto soffocato” e “di felice memoria” lo ricordarono in seguito). Tra i suoi fondatori e collaboratori molti erano giovani preti e sicuramente fra loro c'era Vincenzo Schilirò.

Cessò le pubblicazioni, come riportava lo stesso giornale nell'ultimo numero, per ordine delle autorità ecclesiastiche perchè la linea del giornale "non collimava con l’indirizzo locale politico-amministrativo".

Così il giornale palermitano L'Ora (di Sabato 1 – Domenica 2 Gennaio 1910) riportava la notizia della cessazione delle pubblicazioni. L'articolo è datato Bronte 26 Dicembre 1909 ed è firmato con lo pseudonimo "Spartaco" ma dietro s'intravede lo stile e la mano proprio del giovane prete Vincenzo Schilirò, allora cappellano della chiesa di Sant'Antonino.

E forse il "richiamo per imprecisate questioni, assieme ad altri sacerdoti, del cardinale Francica Nava" di cui parla Nicola Lupo nel suo "Vincen­zo Schilirò - Educatore e letterato" deriva proprio da questo, dal voler diffondere "con calore nel Popolo principii di democrazia sociale".

«Cessazione di pubblicazione di giornale
Bisogni cittadini

Bronte, 26 - (Spartaco). Apprendiamo con dispiacere la cessazione della pubblicazione del locale giornale quindicinale Il Propagandista, che da circa un anno era venuto interessandosi con amore delle cose del nostro Comune, e diffondeva con calore nel Popolo principii di democrazia sociale. Il giornaletto usciva dalla colla­bo­razione di giovani preti, ma si mostrava conscio delle nuove esigenze sociali e scevro di quella fossilità di principii e tradizioni che fanno del vecchio claricalume il nemico ostinato di ogni progresso. Le cessazione della pubblicazione è avvenuta, per ordine dell'autorità ecclesiastica, perchè, dice l'ultimo numero del giornale, la condotta leale di queste non collimava con l’indirizzo locale politico-amministrativo.

Così è spento il primo raggio di coscienza cittadina.

Ma i bisogni di cui è affaticato il nostro paese non si sono spenti, il desiderio di un miglioramento civile è ancora vivo e ardente; la necessità di dare al paese uno sviluppo conforme alle mutate condizioni dei tempi è imprescindibile.
Mentre tutti i paesi gareggiano nel raccogliere i prodotti della civiltà e si muovono con ardore per migliorare le loro condizioni, Bronte è lasciato immutato, allo stato primitivo, con i soliti pozzi che danno a bere la solita acqua potabile, con le solite strade e i soliti larghi coperti dalla solita fanghiglia, con la solita illuminazione e così via via.

Ma chi di coloro che siano usciti fuori l'abitato, ritornando dal visitare le bellezze e il movimento di qualche vicina città o le migliorate condizioni di qualche vicino pae­se, non sia stato preso nel rivedere l'immutato patrio suolo dall'amarezza e dallo sconforto?
Chi confrontando cose e cose non è rimasto ferito nell’amor del logo natio e non ha sentito venirsi su una vampata di orgoglio cittadino offeso, e non è arso dal desi­derio di migliore avvenire?
Il bisogno di trasformare e di progredire è probamente sentito da tutta la cittadinanza, e già comincia a sorgere un nucleo di giovani volenterosi che facendo appello a tutte le più sane e pure energie cittadine, senza distinzione di partiti, e con proposito di bandire il sistema delle personalità, intende alla preparazione di un pro­gramma per il miglioramento morale e materiale del paese. (L’Ora, corriere politico quotidiano della Sicilia, Anno XI, n. 1, Palermo Sabato 1 – Domenica 2 Gennaio 1910)

Nella foto in alto a destra il numero 12 (anno I) del 30 Agosto 1909 del Propagandista dedicato alla festa della Madonna Annunziata. Il periodico con Redazione ed Amministrazione in Corso Umberto 139, usciva ogni venti giorni stampato dallo Stabilimento Tipografico Sociale. Gerente e Responsabile era Illuminato Pace.

 

«U Trabanti»

U Trabanti, testata del n. 4Era un quindicinale che si definiva "politico-umoristico"; fu fondato da Vincenzo Schilirò (anche questo giornale gli causò guai ed in particolare l'accusa di Modernismo).

Stampato dallo Stabilimento Tipografico Sociale pubblicò solo pochi numeri (il primo porta la data del  7 settembre 1913).

Con il tono del più fine humor - scriveva Antos nel suo "Vincenzo Schilirò - Profilo" (1931) uscì «fino al quarto numero nel periodo che più infuriava la lotta politica del 1913, e redatto in un miscuglio di dialetti della provincia, non escluso il latino maccheronico.
In esso l'amara ironia del popolo brontese, che spesso è beffa, e la contesa di parte si svestono, per opera dello Schilirò che scrive o dirige, d'una forma originale e artistica che rende piacevole la lettura del foglio anche a chi non è interessato alla lotta.»
Aveva come "gerente responsabile" Illuminato Pace, «inteso “Bajorcu” - scrive Francesco Longhitano Ferraù -, che era il cameriere del Circolo dei nobili di Bronte E. Cimbali».

Questo quindicinale, ricco di vignette, caricature e poesie (ha anticipato in qualche modo quello che sarebbe stato negli anni '50 "Il Ciclope"), aveva la caratteristica di cambiare ad ogni numero il colore di stampa utilizzando inchiostri di diverse tonalità: rosso il primo numero, verde il secondo, rosso-azzurro il terzo e così via.

Le firme del politico umoristico “U Trabanti”?

Eccole: Il futurista (forse dietro c'era lo stesso Schilirò), Lo stròlico di Cesarò, Mastru Pasquali, Il barone Mbuttapaglia.

Il titolo delle News?: “Notizie ammuzzu”.

Il primo numero si presentò con questo editoriale in rime baciate:

NEL PRESENTARMI

Nel presentarmi a te, lettore caro,
mi trema quasi quasi il pillizzone
e sento in bocca lo sputazzo amaro.
Somiglio all'onorevole barone(*)
che in Adernò parlando si smarria
e del discorso fece un minestrone.
Lo stomaco anche a me pollicinìa
e dal calcagno al sommo dei capelli
tutta la carne mi formicolìa.
Che volete? ai periodici novelli
sfidare il pubblico non è un piacere
com'è dolce socar de' caramelli.
Un giornaletto frisco ha da temere
e forficia e minacce e sparramento
quando non pur carezze nel sedere.
Ma sa qual'è il mio massimo spavento
che qual pollastra in sen mi sbolazzìa
esser trabante per convincimento.
Però m'arraggio sino alla follia
se qualche volta vedo sbeffeggiare
un povero trabante sulla via.
(...)

(*) Si riferiva all'on. Giovanni Romeo, sostenitore dell'allora sindaco di Bronte, Vincenzo Pace De Luca.


Da "U Trabanti" vi riproponiamo due pezzi: "C'era una volta", una satira di costume dell'epoca (o forse anche di oggi!?) con la vignetta che accompagnava il pezzo (la caricatura della guardia  - come annota nel giornale Longhitano Francesco Ferraù - è quella di Salvatore Talamo) e "Il cittadino che protesta" sull'eterno problema dell'acqua a Bronte:


C'ERA UNA VOLTA...
«...una vanella piena di sdirriponi e scilliconi, da far rompere il catenaccio del collo.

Le donne di quella vanella pensarono, confabularono, e stabilirono il come e la maniera. La più tosta e la più spartana, la comare Nina, fece il giro delle comari e raccolse un palancone da ciascuna.

La somma, tre tarì e quindici grana, fu investita in sedici uova grosse, che parevano di papara. Poi fu scelta una commissione di quattro comari, che si recò dal Mastro di piazza o vice sindaco.

Parlò la signa Antonina:
- Arritorniamo a pregare, se Vossia tanto crire, di fare il lampione nella nostra vanella…

Rispose lui: - Si vede che non conoscete il regolamento, qualmente dice che fra un lampione e l'altro ci vuole la lontananza legale...

Allora si voltò la signa Marianna e ci disse: - Voscenza scusa, la vanella è troppo storta e il scuro si pezzìa.

Egli arrispose: - Impossibile, il regolamento lo dice chiaro e tondo.

Allora la signa Peppa, femmina di mondo, scoprendo il canestro con le uova, disse:
- Se voscenza vuole, tutto è fatto. 'Mpremorare la preghiamo d'azzittare questo fiure.
- Che? per sedici uova devo fare il lampione?

A questo punto la moglie del Mastro di piazza, vedendo il marito arraggiato, si avvicina e gli dice nell'orecchio: Poverelli, facci il lampione e accetta le uova che sono di razza, perchè divo riempire la fiocca che da quattro giorni è allitticata e divo riempirla prima della scunchitura della luna.

I vice sindaco, si calma, prende le uova, e congedando le comari, aggiunge: Io farò il lampione, ma ricordatevi che sedici uova sono troppo picca.»

("U Trabanti", numero 2, anno I, del 21.9.1913)


IL CITTADINO CHE PROTESTA

Signor Sindaco
(all'epoca era il cav. Pace De Luca Vincenzo),
ce l'ho detto l'altra viaggia: io non sogno di quelli che fanno due faccie come le cipulle; quello che aio di dire, senza fare tanti scagliozzi, lo spipito davanti a chi sia sia, perché nella panza non saccio tenere niente.

Per esempio l'altra volta lo sentii ciocioliare per qualche ora di sechito e mi assiccò il cuore quando, nel terminare il descurso, disse tutto contento: Fra due o tre anni avremo in Bronte l'acqua potabile.

E con questo siccarizzo, Signor Sindaco, como si fa?

Io ho dovuto lavarmi la impigna una volta la settimana e cambiarmi la cammisa ed i cazitira ogni mise per mancanza di acqua. Anzi ci sono altri guai e tacchi d'oglio.

 

'U Trabanti e le elezioni del 1913

I colori de "U trabanti""U Trabanti" (soldato a servizio di ufficiale), giornale politico-umoristico brontese è sorto, grazie alla iniziativa del Rev. Prof. Vincenzo Schilirò, in occasione delle elezioni politiche (secondo Governo Giolitti del Novembre 1913)

In quelle elezioni vennero a “singolar tenzone” il partito del cav. Vincenzo Pace De Luca, sindaco pro tempore di Bronte, allea­tosi col Barone Romeo da Randazzo, contro il partito cimba­liano il cui candidato era il brontese Giuseppe Cimbali, alto fun­zio­nario presso il Ministero dei LL. PP. e libero docente pres­so la Regia Università “La Sapienza” di Roma.

Dello Schilirò, l’enciclopedia popolare Sonzogno a pagina 323 del volume 18°, ci tramanda, lapidariamente, il suo profilo di se­guito riportato: «Critico, cultore di estetica e poeta italiano nato a Bronte il 7 Gennaio 1883 (e deceduto a Catania il 2 Luglio 1950, oggi dimenticato e sconosciuto)

I fogli del giornale, a tiratura quindicinale, quattro in tutto, con amara ironia compendiamo la miserevole situazione in cui ver­sano i brontesi del tempo considerati alla stessa stregua di pe­core da tosare  e irretire, con promesse, soprat­tutto in occasio­ne di elezioni sia amministrative che politiche.

Gli articoli, creati dalla mente vulcanica del Nostro, sono redatti in un miscuglio di dialetti, (randazzese, malettese, brontese, adornese e biancavilloto, lingue parlate nei co­mu­ni che costi­tui­vano il 2° Collegio di Catania) come pure in un latino mac­che­ronico.

Il sindaco Pace in una caricatura del TrabantiIl Nostro, dal giornale, con vignette satiriche, prosa e quant’al­tro in suo potere cerca di mettere in ridicolo gli amministratori loca­li, personaggi inetti dal punto di vista gestionale, ma ben disposti al compromesso soprattutto se quest’ultimo proviene dall’Eccellentissimo Signor Gio­vanni Romeo, barone delle Tor­razze, legato da vincoli col Re Vittorio Emanuele III°; col mini­stro Giolitti; col Prefetto di Catania, longa manus del Governo romano; col Duca Alexander Nelson Hood e Grandi Elettori del Collegio.

Egli, il Torrazza, povero di materia grigia ma ricco feudatario, trova nel sindaco Pace De Luca l’elemento giusto, pronto a creare divisioni tra l’elettorato del Collegio brontese e ben disposto a vendersi per il classico piatto di lenticchie.

Con queste condizioni “climatiche” pre-elettorali, senten­do­si strattonata la “cajella”, il romeo si sveglia dal lungo sonno nel quale era immerso ed accetta la candi­datura contro Giuseppe Cimbali. Fatto miracoloso, in quel mo­men­to una nuova luca appare all’orizzonte (Trabanti del 5 Ottobre), nasce una nuova stella nel firmamento politico del Collegio.

Lo Schilirò, allora trentenne, attento cono­scitore di uomini e cose della “nostra so­cietà”, desi­derando scuotere il dormiveglia popolare e non vedendo nella candida­tura del Romeo niente di proficuo per il misero nostro comunel­lo, si schiera dalla parte del Cimbali tentando, dal giornale, con frizzi, lacci, battute pungenti, di mettere in difficoltà l’avversario. Ciò malgrado l’esito dell’urna non è quello sperato da Lui né dal Cimbali.

Il Romeo, grazie alle protezioni e alle regalie in moneta sonan­te, vino e sigari viene eletto deputato del 2° Collegio di Catania. Il Cimbali, il 3 Novembre 1913, lunedì, scrive nel suo diario: «Nel­la lotta politica sono caduto e, dei due vinti, io ho avuto il minor numero di voti.»

Sempre nel suo diario, ma in data 15 Settembre1913, antece­dente le elezioni, egli annota: «Quest’oggi mi è stata comu­ni­cata con un certo ritardo causato dall’assenza del Ministro  dei LL. PP. (On. Sacchi), la deliberazione del mio collocamento a riposo. Nel dichiarare, per iscritto, che ne prendevo atto senza nulla osservare, ho provato una certa emozione.».

E continuando scrive: «a Bronte, la mia presenza vale per la massa, ma i grandi elettori del Collegio ne ridono, agendo ef­ficacemente con documenti con documenti ufficiali nelle mani, a mio danno. Infatti fin dallo stesso giorno delle elezioni circolava un telegramma di Giolitti in cui si diceva che la mia posizione burocratica era invariata (quindi ineleggibile).»

Annota ancora il 19 Novembre 1913, mercoledì: «Fatti i conti la campagna elettorale mi è costata non meno di L. 5.000; all’av­versario non meno di L. 200.000. Ma ciò non mi consola dav­vero.»

Concludendo evinciamo che la pubblicazione del giornale fu di breve durata non arrivando all’esito elettorale poiché il Papa Pio X condannò, con enciclica, tutte le idee ed iniziative sospettate di creare disordini sociali che avrebbero aperti la strada del­l’atei­smo.

Lo Schilirò, sospettato di modernismo, fece cessare la pubbli­cazione del “Trabanti” sicuramente nell’Ottobre dello stesso an­no, in obbedienza alle direttive che gli giunsero dal Vaticano tramite l’Arcivescovo di Catania.

(Franco Cimbali per Bronte Insieme)

Giorni addietro, se si ricorda, quando sotto i loggi portarono i ciavorelli, ce ne accattai un quarterone della regnonata per mia moglie, la quale poveretta, è impacciata da sette mesi, e per me mi accattai una posente coratella.
Andai a casa per cucinarla ma prima volevo darci una sciasqualiata perchè, come lei mi insegna, le coratelle sogliono essere un poco lordate! Andai al quartararo e mi addono nella quartarotta grande ma acqua non ce n'era; poi nella lancella, ma nemmeno, poi nel cocomello, manco una stizza.

Ci dico la verità, mandai qualque gastimma e forse anche a lei, perchè mi nichiai. Ma dico la verità, siccome stavo allampando dalla fame diedi una poliziata come fu fu alla colatella, la bottai nella patella e la misi sopra. Quando fu cotta, me la mangiai, ma era un poco amarostica. Tando non ci feci soppa, ma quando penso che ho mangiato tutte quelle schefenzie, mi arrammarico e mi affronto macari a dirlo.

Ora, Signor Sindaco, scusa se ci dico questa palora: lei l'ha fatto laria, laria davvero!
Vossignoria che è il nostro caporione, che è uomo di mondo, avrebbe dovuto pensare che la povera cittadinanza ha moruto e muore di sete. Che cosa ce n'era a lei, o sindaco amabolissimo, di arritirare per mezzo dei vagoni che chiamano giosterna, un poco di acqua di Adernò ove ce n'è in grande abbondanza?
Ma lei per sua costumanza se ne è stato intabaccato e frisco più delle rose. Non pensi solo al suo Romeo, Signor Sindaco, pensi anche per noi!! [Mastru Pasquali]

(“U Trabanti”, anno I n. 3 del 5.10.1913)

[Sul problema dell'acqua a Bronte, vedi ciò che scriveva G. De Luca nel 1883]


«Domani!»

Domani,quindicinale politico-amministrativo stampato a Bronte nel 1913 e che durò fino allo scoppio della grande guerra del 15-18.
Anche questo giornale fu fondato da Vincenzo Schilirò e spediva agli abbonati circa 400 copie per numero.

Antos (Antonino Schilirò) nel suo "Vincenzo Schilirò, profilo" (Soc. Anonima Editrice Dante Alighieri, Milano 1931) scrive "che visse battagliero fino all'entrata nella guerra mondiale... dopo aver combattuto una nobile battaglia a favore dell'indipendenza e dell'integrità amministrativa del R. Collegio Capizzi" e che "in mano dello Schilirò fu un'arma temibile nella lotta a viso aperto".


«La Voce del Popolo»

La Voce del Popolo ("periodico democratico" stampato nel 1910), era un quindicinale politico-culturale diretto da Gaetano Buda (fino al n. 4) e da Pace Nicolò.

Ne “La Voce del Popolo” fra gli altri, vi scrivevano, esprimendo liberamente le loro opinioni e con assoluta indipendenza, Giuseppe Cimbali, Placido Mauro, A. Sottile. Aveva redazione e amministrazione in via Imbriani 63 e fu stampato a Bronte dallo Stabilimento Tipografico Sociale solo fino al numero 3.

"La Voce del Popolo" contrastava il “partito ducale” e subì pressioni e censure anche dalla stessa tipografia brontese. Ecco, infatti, cosa scriveva lo stesso quindicinale nel N. 4 del 27 Marzo 1910:

«Chiediamo scusa ai cortesi lettori, se il giornale viene pubblicato con qualche giorno di ritardo.

La colpa non è nostra ma dei proprietari di questo stabilimento tipografico sociale, che, non sappiamo, per quali ragioni, intendevano esercitare un severo controllo sulla nostra opera giornalistica, e porre il veto a quegli articoli che non incontravano la loro approvazione.

Noi, che teniamo alla nostra completa ed assoluta libertà ed indipendenza, e che non riconosciamo altri freni ed altri Le testate dei due giornalicontrolli fuori quelli che c'imponiamo noi stessi, ci ribellammo sdegnosamente all'assurda pretesa dei proprietari della tipografia.

Rifiutatisi allora questi Signori alla pubblicazione di alcuni articoli, che secondo loro puzzavano d'anticlericalismo, fummo costretti a rivolgerci ad altra tipografia (lo Stabilimento Tipografico A. Platania di Adernò, NdR) con maggiori spese e sacrificio. Lo ripentiamo oggi in altra Tipografia, non senza protestare contro questo non lodevole tentativo d'ostruzionismo che ci si volle fare, augurandoci di poter continuare a svolgere il nostro programma o le nostre idee senza nuovi ostacoli e nuove inframmettenze.»

[Leggi da La voce del Popolo Il risultato delle elezioni (numero 10 del 3 Luglio 1910) e Igiene (numero 3 del 6 Marzo 1910)]


«Bandiera Bianca»

Bandiera Bianca era quindicinale politico della sezione brontese del «Partito Popolare Italiano» fondato
nel 1921 dal sac. Domenico Cariola, l'avv. Salvatore Reina e da Nunzio Azzia che lo diresse fino al 1924 quando il periodico venne soppresso dal regime fascista.

Aveva come motto "per l'avvento di Cristo e l'avvento del popolo" e gli uffici di Redazione e Amministrazione in via Umberto I, 229 (Casa del Popolo). Tratto da "Bandiera Bian­ca" leggi in questo sito Commemorazione manzoniana.


Testata della Nova Juventus«Nova Juventus»

Nova Juventus era il nome dato nel 1915 alla squadra di ginnastica del Real Collegio Capizzi ma anche il nome del bollet­tino fondato nel 1920 ancora una volta dal prof. sac. Vincenzo Schilirò, professore di Lettere nello stesso Istituto, che non ne firmò però mai la Direzione. Fu diretto, salvo pochi numeri, dal collega prof. padre Maccarione.

Fu pubblicato, senza una vera periodicità, dal Marzo 1920 fino al Giugno del 1931 ed era inizialmente diretto a tenere informate le famiglie dei convittori e degli alunni esterni sull'andamento della vita del collegio e della scuola.

Ben presto però diventò una specie di diario dell'Istituto e, sopratutto, la palestra in cui si esibivano professori e alunni su argomenti vari: vita interna del collegio, letteratura (interessanti gli articoli letterari - le "Bricicche" - e le poesie a firma dello stesso Schilirò), storia, notizie politiche, giochi, teatro ecc..

Di Nova Juventus parla più diffusamente N. Lupo nel suo "Vincenzo Schilirò - Educatore e letterato" (vedi). In questo sito web leggi l'Inno della Squadra di Ginna­stica, parole di Vincenzo Schi­lirò musicate dal M. Giusep­pe Torresi.
 


Testata della Voce amica «Voce amica»

Voce Amica era fin dai primi decenni del 1900 (ma lo è ancora) uno dei mezzi di comunicazione sociale delle parrocchie.

A Bronte questo bollettino parrocchiale della forania locale, era stampato, in collabora­zione con la Diocesi, negli anni ’50 e rappresentava la voce delle forti ed influenti gerarchie ecclesiastiche locali, con un direttore respon­sabile indicato in Renato Magnani.

Ma il vero direttore e principale collaboratore del bollettino era il poeta-scrittore Luigi Margaglio (vedi riquadro a destra) uno dei fondatori del prestigioso quindicinale Il Ciclope.

Il logo del bollettino riportava accanto al titolo una foto della statua della Madonna Annunziata, forse per far capire che la "voce amica" era quella della Patrona di Bronte.

Tutto soft ed accattivante ma la comunicazione sociale sembrava avere come unico scopo quello di combattere e criticare aspramente le attività delle sinistre locali (Partito socialista ma soprattutto il PCI), con roventi polemiche e "prediche" anti-comuniste.

Faceva una espressa propaganda elettorale a favore della DC anche con esplicite indicazioni di voto ed anche con azioni di discredito nei riguardi dei dirigenti ed attivisti di parte avversa.

In merito leggi in questo sito gli articoli tratti dal bollettino "Voce amica" Strascichi elettorali - Le esequie negate e Il peccato.

Luigi Margaglio Cesare

Luigi MargaglioLuigi Margaglio Cesare è nato il 2 Gennaio 1889 a Bronte dove è morto a 81 anni il 26 Feb­braio 1970.

Poeta e scrittore è stata una figura di spicco negli anni del dopoguerra. Molte le sue opere, tutte edi­te a Bronte dallo Stabili­men­to Tipografico So­cia­le A. Santangelo, fra le quali citiamo: "Pause d'az­zurro" (liriche, 1938), "Sera d'autun­no: a San Damiano" (affresco drammatico ducen­tesco), "Il coro delle allodole" (poemetto drammatico) e "L'ombra del sogno" (poema drammatico in tre atti), "Preludio" (1940). Da un altro libro di poesie (I canti del vespero, Catania, 1969) abbiamo tratto la lirica "Nostra donna (del Gagini)" dedicata alla Madonna Annunziata, Patrona di Bronte.

Luigi Margaglio Cesare è stato anche professore al Real Collegio Capizzi, uno dei fondatori e primo direttore responsabile per oltre due anni del prestigioso quindicinale brontese "Il Ciclope" (1946 - 1949) ed uno dei principali collaboratori di Voce Amica, un bollettino parrocchiale degli anni '50.

Di Luigi Margaglio leggi San Vito e le due poesie "Nostra Donna del Gagini", dedicata alla Madonna Annunziata, e "Santa Caritosa", dedicata alla martire fanciulla il cui corpo è custodito nella Chiesa del Sacro Cuore.

In un'altra poesia, Il mio orizzonte, riportata nel nostro sito, l'Autore descri­ve l'am­biente variegato della sua Bron­te. La poesia è tratta dal volume “Sin­fonia in bian­co e nero”, Liriche, edito a Bronte nel 1939 dallo Stabi­li­mento Tipo­gra­fico Sociale.

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