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Antico vocabolario popolare brontese

Archeologia Lessicale

da un'idea di Nicola Lupo

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A


A
: articolo determinativo femm, sing, = la.
A’ = alla. Ed anche troncatura di Alfio: “Sebbenerìca zzù A’” (Mi benedica, buon giorno zio Alfio).
Abèntu (dal lat. adventus ) = abento, quiete, riposo. Nella frase: “Non havi abbentu” = non ha riposo, cioè è ansioso o irrequieto.
Àccia (dal lat. “apium” = “appio”) = sedano.
Accu 'i Novè = (arco di Noè) arcobaleno. (L. M.)
Acquaròru = chi porta o vende acqua. (M. R.)
Acquazzina = brina, rugiada.
Accura = attento. “Sta accura e màchini!” (sta attento alle auto!).

Acussì = così.
Addarìlla (?) = tipo cresciuto da solo (A. Car.).
Addaùra = dal latino “ad horam” = entro un’ora, presto (es. prima del tramonto) (M. R.)
Addrìtta
= in piedi.

Àgghiu = aglio. Resta sempre famoso e, da qualcuno, sempre ricercato l'«àgghju pi rutari».
A’ grara ‘e pisci = pescheria. Era chiamata così l’unica pescheria di Bronte che si trovava in via Scafiti e dove si servivano i clienti, che stavano all’esterno, attraverso la grata della finestra.
Aghitànu = Gaetano. Una curiosa storietta del mio tempo: Gaetano Di Bella, ragazzino della prima elementare, richiesto dal maestro di fare l’esempio di un nome che cominciasse con la “a”, rispose pronto e sicuro: “Aghitanu, signor maestro!

A gunìa = (l’agonia) era pia usanza nel paese che, quando una persona era in agonia, la campana della chiesa di san Giovanni ne desse l’annunzio con rintocchi diradati. La gente s’informava chi fosse il moribondo - era un passa-parola - e al rintocco della campana si sussurrava una preghiera. Erano altri tempi, meno frenetici, quando l’intera comunità partecipava ai momenti cruciali che il singolo viveva. (L. M.)

A llatu: accanto. Dal latino ad latus (vicino al fianco). (N. R.)

Amàri = amare o pl. di amaro. La frase “ama a Diu e futti o proscimu” bolla chi ipocritamente è devoto, ma in pratica è un profittatore.
Ammaru = animale.
Ammuàrru (dal francese armoire) = armadio con specchio per abiti. (LC)
A mmucciùni (?) = di nascosto.
Amùri = frutti del Rovo molto ricercati per uso alimentare. (aL)
Ancìnu = arnese in ferro ricurvo con manico in legno, in forma di grossa falce, che insieme ’a fuccìna serviva ad agevolare la formazione dei covoni, in modo da poterli legare in fascio più facilmente. (L. M.)
Angilla = anguilla. L'ho scritta in questo modo strano perchè davanti a questo termine andrebbe l'articolo 'a, quindi, per evitare le due "a" se ne elimina una.
Ancurìnu (?) = fittaiolo, inquilino. Con questo termine un tempo si indicavano i numerosi fittavoli sparsi nei grossi appezzamenti terrieri. Nel mio terreno in contrada Placa, la suddivisione delle zone di lavoro porta ancora il nome dei vecchi inquilini : "Oggi cugghìmmu ndì Rècimu (decimo) e rumani ndì Ddorìu e ndì Patrittu" (M.G.P.).

Angiòvi: (dal fr. “anchois” o dall’ingl. anchovy o dallo spagnolo anjova) = acciughe.
Annatrànnu = il prossimo anno (V. S.).
Annunca, ’nnunca = Invece. (L. M.)
A 'ntrasàtta (?) = all'improvviso.
Ástricu (dal latino astrum) = terrazzo.
Antùra (dal latino “ante horam” = prima di un’ora) = poco fa. (M. R.)
Anturìtta = Pochissimo tempo fa, proprio ora (aL)
Apèttu, pl. apetti = aperto.
Apò = Dopo, in un tempo successivo. "Apò ma cunti!".
A quandu a quandu = Per una volta che…
Aràngi = arance.
Aria = Aria ma anche aia.
Armenti = Gregge, mandria (LC).
Arrancari (dal tedesco rank) = muoversi con affanno (LC).
Arrassàri (dall’arabo ‘arasa) = allontanare.
Arrèri (dal francese arriere) = avv. di nuovo o addietro.
A tinchitè = a iosa, a volontà (A. F.). “Tinni pò mangiari a tinchitè, basta chi non tti ffuchi”.
Attagghiu = vicino, accanto. (G. Di Bella)
Attangirùszu (dal latino tango) = che si ammala facilmente, ma anche permaloso ("ma commu divintàsti attangirùszu!").
Atu = alto.
Avàja (dallo spagnolo vaya) = esclamazione usata in vari sensi: per es. orsù.
Avi = ha.
Avògghia = a volontà, in quantità superiore al bisogno. (M. R.)
Azari = debordare dalla pentola di un liquido in ebollizione. Sta attentu a pignata chi sta azando. (L. M.)
Azòru = azolo (dim. di azzurro). Colorante blu che si metteva nell’acqua di risciacquo della biancheria.


B



Babba
= barba, bonacciona




 

VOCABOLARIO BRONTESE

Vers. 1.1 in
70 pag., 2226 KB


Aforismi brontesi




 

Via Scafiti
«'A grara ‘e pisci», ccussì è ancora chiamata 'a ruga ri via Scafiti


Amuri a tinchitè 'ndè campagni ri Bronti

Babbalùci (da “bava” più “luce”, la bava che luccica) = lumaca. Durante il fascismo circolava questa frase: “Viva il duce che ci conduce commu tanti babbalùci!”.
Babbasùni = stupido. (O. C.)
Babbèri = barbiere
Babbiari (dal greco babazo)  = scherzare (LC). Ed anche gironzolare: "Ma picchì va sempri babbiandu peri peri?"
Babbu, babbiùni (dal gr. babion ) = babbeo; scaldino (nell’indovinello).
Babbu ri mìnchia
= stupido. (A. F.)
Baccàgghiu (da Becchime?) = dar pasto.
Baccarà = baccalà.
Baccaràcciu (o Baccalacciu) = Ingiuria di un sacrestano di cui non ho mai conosciuto il cognome.
Bacchittuniari: fare finta di lavorare, ma in realtà non fare nulla. (A. F.)
Bacirèlla = Barattolo di latta (lattina) o cosa scassata, vecchia. (V. S.)

Bacuccu (?) = bordo sporgente e arrotondato di un ciglio (scalino o marciapiede). Tutti i marciapiedi in pietra lavica “ra Chiazza” avevano “u bacuccu”; poi negli anni ’50 un "intelligente" sindaco lo ha fatto tagliare «per allargare la sede stradale di circa 20 cm». Si sono salvati solo quelli di alcuni marciapiedi molto stretti e sono ancora visibili: di fronte l’edicola Sciavarrello, in un piccolo tratto sotto il muro davanti Piazza Cappuccini e specialmente (perché si nota bene il prima ed il dopo), in un altro piccolo e stretto marciapiede prospiciente la chiesa di S. Giovanni, di fronte alla farmacia). Bisogna dire che i nostri avi avevano molto più senso estetico.

Baddàsciu (dall’arabo ?) = ragazzo.
Baddunàru = bastaio. Era l’“ingiuria” con cui veniva indicato il sig. Reitano che aveva il laboratorio nel sottano del palazzo Saitta.
Baddùni (da barda) = basto.
Bafè (dal gr. bafe ) = tinto. Filastrocca: “Bafè biscottu e minè”.
Baganàzzu (da bàganu cioè un grosso recipiente, anche in pietra, in cui si facevano mangiare gli animali) = colui che parla sempre per vantare le sue cose o a voce alta. (A. F.) (Io non lo ricordo usato in questo senso, n. l.)
Bàganu = vaso a tronco conico (dal latino “bacar”), utilizzato per alimenti o altri usi.
Bagghiòru =
dal mento sporgente. Per est.: adulto che ancora gode del baliaggio (lattante). (M. R.)
Bàgghiu
(dal franc. Baile o dallo spagnolo Patio) = cortile interno all’abitazione o (raramente) recinto per animali da cortile.
Baggiànu (dal franc. bejanne ) = vanitoso.
Bàju (dal lat. bajulus) = garzone. Da noi mi pare indichi il particolare colore di un cavallo.
Ballatùri: piccola piazzola sull'uscio di casa. (A. F.)
Balli = palle (nel senso di testicoli.) Nella frase a doppio senso balli sta per scattiori.
Ballunàru (da pallone?) = colui che racconta frottole o “balle”. (A. F.)

Bambuscìtti = un tipo di erba selvatica con la quale si possono preparare buone frittate (A. F.). I Bambuscitti (turioni di Pungitopo o Spinaporci o Scoparina) che, in primavera, emergono dal rizoma fra gli spinosissimi rami dell'anno precedente, si consumano come gli asparagi ma sono più amari e richiedono un maggior tempo di cottura. Chi non apprezza il loro sapore amaricante, elimina l'acqua della prima sbollentatura. In ogni caso, una volta lessati, si mangiano conditi con sale, olio e succo di limone, oppure si usano come ingredienti per le frittate. (aL)
«Nelle zone desertiche dell'Arabia Saudita, ho trovato una pianta che prima di fiorire aveva un “turione” simile ad un cazzo con dei rigonfiamenti alla base che chiamavano “Zubb al …” ovvero Cazzo d'Asino. I “Zubbi marittara” corrispondono alla specie botanica Asfodeline Lutea, e della quale anche i brontesi ne mangiavano i teneri germogli con il nome di “Bambuscitti”». (Prof. Nunzio Longhitano)

Banchìtta = banchetto. Precisamente quello particolare dei calzolai: basso e attrezzato per contenere gli attrezzi e i materiali necessari al loro lavoro.
Bancùni
= bancone. In particolare quello dei mastrulascia aut falegnami, adeguatamente attrezzati con morsa, vano attrezzi ed altro.
Banda
(dal gr. banda ) = Compagnia di fanteria, complesso musicale e anche luogo, posto, come nella frase: “Undi va’? A nulla banda” = “Dove vai? In nessun luogo in particolare”, (cioè a zonzo).
Bandiàri = bandire nel senso di reclamizzare a voce; ma anche “cantarle”, in un diverbio, ad un avversario.

Bandiatùri = banditore; chi a voce portava a conoscenza del pubblico una merce o una disposizione delle autorità comunali. Negli anni ‘20/’30 “u bandiaturi” ufficiale a Bronte era un Malettese, “u su Savvaturi”, mutilato di un occhio della grande guerra, che ogni mattina veniva da Maletto a Bronte (6 km. a piedi, spesso scalzi,) per reclamizzare a voce, preceduta da rullo di tamburo o squillo di trombetta, merci o avvisi. Si raccontava che una volta doveva dire: “Sintìti, sintìti: ordini superiuri, cu avi pocci si li chiura!” Ma dopo aver ripetuto per tutto il paese una frase difficile per lui, disse: “sintìti, sintìti, ordini ri pocci, cu avi superiori si li chiura!” Ma forse era una stoccata indiretta agli amministratori. (nl)
L'ultimo bandiaturi ufficiale fu Braszi Piattella, un netturbino tuttofare, accalappiacani e "bandiaturi" con trombetta regolamentare del Comune. Salì anche agli onori della cronaca per aver acquistato una lussuosa bara con tanto di lapide di marmo che teneva "pronta" vicino al letto e spesso e volentieri spolverava e lucidava convinto che altrimenti nessuno ci avrebbe pensato. (aL)
Bàracu (dal gr. baracos ) = violacciocca, fiore profumatissimo utilizzato in occasione dei “Sepolcri” (Settimana Santa).
Baràti = basole. “Cunta barati”, sfaccendato che bighellona sempre nel corso Umberto.
Barràcca = baracca. Questo nome mi ricorda una tipica trattoria familiare che era sorta negli anni ’50 alla fine della salita per Maletto, di fronte alla contrada Difesa, e da dove si può godere la più bella vista dell’ Etna e della vallata di Bronte. Ora quella trattoria è scomparsa e nessuno ha utilizzato quel luogo magnifico, segno di scarsa sensibilità paesaggistica e poco fiuto turistico!
Bàsami Còsimu= baciami Cosimo. In questa frase funge anche da nome proprio: “‘na vota Còsimu e Bàsami erunu ‘n campagna e Còsimu cugghiva i fica e Bàsimi i balli”. Raccontata da un ragazzino in presenza di un Reverendo che, insieme alle signore astanti, si fece le più matte risate.
Bàscia (?) = bassa. Indica pure una danza antica.
Bascùlla (dal francese bascule) = bàscula o bascùlla (come nel nostro dialetto), bilancia con grande piano di carico. (N. S.)
Basiricò (dal gr. basilicos = erba regia) = basìlico. In Sicilia c’è una qualità di basilico a foglia piccola, tenera e più profumata; e nelle case con balconi o sui davanzali c’era sempre un vaso di geranio e uno di basilico rigoglioso. Quando due popolane avevano avuto un’accesa discussione, una delle due per chiudere la lite, esclamava con chiara allusione: “Ca! ora m’u pinnu u basiricò!”; e se era più volgare, diceva: “Ca! ora m’ u pinnu!” facendo un gesto molto significativo e inequivocabile.
Bastaddùni = cavolfiore, così detto perché ottenuto per ibridazione, imbastardito.
Bastàszi (dal gr. bastazo = portare ) = facchino.
Bastùni = bastone. Ma era anche l’ingiuria di un grosso agricoltore dal cognome Longhitano (se non ricordo male) che aveva un bel palazzo nella Piazza dell’Annunziata, e che aveva un solo figlio maschio professore che era andato ad insegnare Italiano all’estero e aveva scelto la Spagna, ma non ricordo in quale città.
Basùni (dal lat. basium) = bacio. (Invariabile). Frase: “basùni a pizzirunnàchiti"; era un bacio sulle labbra scambiato prendendo entrambi le guance dell’altro con il pollice e l’indice a mo’ di pizzicotto. Avveniva generalmente fra genitori o parenti e un piccolo di casa. Il bacio, almeno fra familiari, era in bocca; in casa nostra durò fino al 1936, anno in cui mio fratello Nino, che era il primogenito, tornando da Venezia, dove si era iscritto alla facoltà di Economia e Commercio, ci disse che al Nord non si usava baciarsi in bocca (usanza certamente orientale!) e, quindi, da allora ci baciammo sulle guance.

Batìa (dal gr. bateia) = abazìa. “U chianu ‘a batìa” ancora oggi identifica Piazza Spedalieri, dove un tempo, adiacente alla Chiesa di S. Silvestro, esisteva un monastero. Oggi la piazza è stata rifatta ma... Chianittu ra Batìa quant'eri bellu!
Il termine si usa anche nell’espressione nisciutellu ra batìa per indicare una persona ingenua, come se avesse passato la vita in convento. (L. M.)
Batìssa = badessa.


'U babbaluci


'U
bacuccu


'A banchìtta ru scapparu

'u bandiaturi I bandiatùri ('na fotu ri primmi anni ru 900: "i tamburinèri")



I barati ra chiazza

'
A bascùlla


La «vecchia» Piazza Sedalieri, foto G. Longhitano
U vecchiu e u novu chianu 'a Batia
VEDUTA DELLA NUOVA PIAZZA SPEDALIERI

Battemmàtri (dal latino stabat mater) = era il canto (i lamenti) che gli anziani intonavano durante la processione del Venerdì Santo. (A. F.). Fra gli altri lo cantava Pecciavanèlla un contadino della mia ruga; ne parlo in qualche mio scritto. (n. l.)
Battiari (dal gr. baptismos ) = battesimo e battezzare. Frase: “A quandu a quandu fici u battiari mancu ‘a gallina potti dubbari!”.
Battindè = E con ciò? (L. M.)
Bazariòtu
[Dall’arabo “bazar” = mercato. Quindi: rivenditore, mercante. (M. R.)] = birichino, monello.
Bellameggiòia = bella mia gioia! Era l’“ingiuria” della famiglia Marcantonio di cui parlo sia nei miei “Fantasmi” sia nel ricordo di Padre Marcantonio.
Bellicapìlli = bei capelli. “Ingiuria” di un reduce dall’America di via Marconi, che aveva una fisarmonica che suonava ogni sera al ritorno dalla campagna.
Bèllura = animale, della famiglia dei mustelidi, simile all’ermellino. Donnola. (M. R.)
Benerìciti: (dal lat. Benedicite= benedite, forma di saluto.
Bbètturi = doppia bisaccia posta sul basto con le due tasche pendenti lateralmente.

Bìfara (dal latino bifer) = una specie di fico (LC).
Bindòzzu (?) = “Ingiuria” o soprannome di una famiglia Meli, (discendenti da un barone. Vedi B. Radice) nostri amici.
Una volta a Bronte le persone erano conosciute o distinte più dalle “ingiurieo soprannomi che dai cognomi.

Biriàrisi = arrabbiarsi, diventare gialli o verdi per la bile (LC).

Biriàtu = (Biliatu): da bile; arrabbiato, stizzito (M. R.).
Birìci = valigie (L. Z.)
Biscotti: Dolce povero di zucchero, a forma di "S", grosso e adatto per zuppa. Era riservato a ospiti non di riguardo e affamati.
Biszàzza (dal lat. “bisaccium”, doppio sacco). = bisaccia.
Bivèri (da bere) = sorgente nel territorio della Ducea Nelson donde provenne la prima acqua a Bronte.
Bivi = beve.

Biviratura = Ampia vasca in pietra o cemento, di solito rettangolare e addossata a un muro, alimentata da una sorgente, situata spesso nelle strade di accesso al paese, dove gli animali tornando dalla campagna avevano la possibilità di bere. (L. M.)
Bizzèffi (dall’arabo bezzaf) = assai.
Bizzuni = gemelli.
Bo’ (dal gr. bous, boos ) = bue. “Quandu u bo’ è o macellu tutti currunu cu’ cutellu”. Per voler dire che si approfitta di chi cade in disgrazia.
Bocura ‘nzita = Gioco fatto coi bambini che si mettevano a cavalcioni sulle gambe degli adulti e tenuti per le mani si buttavano indietro e venivano poi tirati su, mentre si recitava la filastrocca: Bocura ìnzita, spezza cannata, e si proseguiva elencando oggetti, anche in modo estemporaneo. (L. M.)


I bbetturi

'A biviratùra ra Lifisza 


 

Boffa (dal franc. bufe) = schiaffo.
Bonu, bona, pl. boni, = buono. Frase augurale: “Bon Capurannu e bonu fini 'i miszi, tutti li vecchi stammu tiszi!”
Bòria = Aria, darsi arie ed anche vento; da cui deriva il nome brontese di “aquilone(M. R.).
Bbotta: ictus, colpo violento e improvviso, disgrazia, ecc. L’etimo è incerto. Forse si tratta di una radice onomatopeica: bott! (N. R.)

Bbozza = il gozzo della gallina ("Tòccacci 'a bozza 'a gallina e viri si mangià!"). Vedi anche l'aforismo “’A gallina chi camina, tonna ca bbozza china” = “la gal­lina che va in giro a razzolare torna con lo stomaco pieno”.

Bon Capurannu
e bon fini ri miszi,
tutti li vecchi
stammu tiszi!

Bracàtu (o Bragatu) = rauco. (M. R.)
Brachittùni = Stipite della porta. Detto anche di qualcuno allampanato e inconcludente. (L. M.)

Bramàri (da bamba) = gridare. Ind. pres. 3° sing. bràmma = grida (bramma ...chi ti passa!)..
Bratta (dal latino blatta ) = scarafaggio.

Braszi = Biagio. Conoscevo un “mastru Braszi” che era il sacrestano della chiesa Madre ed abitava vicino a casa nostra, forse nell’attuale via Corelli. Di lui si raccontava che era uno sfacciato petomane e una volta, tornando dalla chiesa a casa sua, si trovò dietro ad un uomo che emetteva piccoli peti; allora il nostro sacrestano cercò di raggiungerlo e subito gli disse: “Vossia chi avi tanti soddi minuti mi scangia chistu?” e gli mollò un forte peto che lasciò quel poveretto di sale.
Brìgghia = gioco popolare con birilli. Altra voce: cinghie di finimento poste attorno alla testa del cavallo per guidarlo. (M. R.)

Brìgghiu (da bricke) = birillo.
Brignòru (dal franc. brignoles) = susine brune. Brignolo è anche una contrada di Bronte.
Bròccuri = broccoli. Specialità di Bronte: pasta con broccuri stufati e con mullica tturrata.
Brògna (dal greco bromias) = buccina.
Bronchìti
= bronchite. Era il termine scientifico più conosciuto. Il vecchio Dott. Zappia alle sue pazienti usava dire in dialetto: “Aviti i gattunelli ‘ndo pettu”.
Bronti
(dal gr. bronte = tuono, ma anche nome di un ciclope ) = Bronte.
Broru = brodo (vedi l'aforisma "Cu non pò mangiari canni bivi broru").
Bruccètta (dal franc. frouchette) = forchetta. Il suo aforisma è "Taddu ma ca bruccetta!"
Brùgghiu = ciò che cola dal naso nei bambini (A. F.). Secrezione del muco nasale (LC).

Brunìa = contenitore in vetro con collo largo per conservare ulive, ortaggi sotto aceto o altro. (L. M.)
Brusca (dal latino busca) = brusco, pezzettino.
Bruzza = piccolo frammento di foglia, legno, pagliuzza. (M. R.)
Bua = Detto ai bambini per indicare un inconveniente fisico o qualcosa che può fare male. (L. M.)

 

Bucalàci (dal greco bucalos) = chiocciola.
Bucari = Boccale.
Buccàri
= da “abboccare”, chinare. Pendere, protendersi, perdere l’equilibrio (M. R.). Dallo spagnolo "abocar" = capovolgere o travasare (LC).
Bbuccèri (dal francese boucher ) = macellaio.
Bucch'e l'amma
= letteralmente bocca dell'anima e indica la parte bassa dell'esofago. (A. P.)
Buccuràgghiu (dal latino buccola) = pappagorgia.
Buddunàru =
Conduttore di muli, carovaniere. (M. R.)
Buffàrisi =(da “buffa”, rospo): gonfiarsi come un rospo, mangiare troppo. (M. R.)
Buffètta (dal francese buffet ) = piccolo tavolo da cucinan .
Buffiàri = Arcaismo per “schiaffeggiare”, rendere la faccia gonfia come un rospo. (M. R.)
Buffiniari = scherzare, prendere in giro, deridere. Finìscira ‘i buffiniari e parra seriamenti: finiscila di scherzare e parla seriamente (G. L.).
Bbugghìri = contenitore ottenuto dalla pelle di un agnello neonato scuoiato per intero e legato ad un’estremità. Si usava, rivoltato in modo che il pelo fosse nella parte intera, per conservare il caglio o le ulive infornate e condite con olio. Il pelo serviva a mantenere umido il contenuto; l’igiene, … a quei tempi non costituiva un problema! (L. M.)
Bbugghiu nettu = Modo ci cucinare i cibi. Bollito con aromi. (L. M.)
Buggiàcca (dal latino bulgea) = carniera.
Bùggiu (dall’arabo burg) = massa di biade o di paglia. La bica (bbuggiu) del fieno era costituita da un mucchio di covoni da utilizzare durante l'inverno per le necessità alimentari del bestiame. Veniva assemblata nei pressi della stalla, impartendo ai covoni accatastati l'aspetto di un casolare con la parte superiore a due spioventi. Una particolare copertura realizzata dal contadino proteggeva il fieno dalle intemperie.
Bullicu = ombelico.
Bullichèllu
= piccolo ombelico. “Ingiuria” di uno dei fratelli Isola, detti anche “masticabroru”.
Bùmburu (dal greco bombos) recipiente di argilla, ad anfora, di piccole dimensioni con manici e con imboccatura adatta a poterci bere, per tenere fresca l’acqua. [Ha anche il significato di bernoccolo. "Scillicavu e mi fici un bellu bùmburo 'nda testa" (A. F.)]
Bunàca = giaccone. [Sicuramente è una voce calabrese. Indica un giacca corta con tasca posteriore da usare in campagna e durante la caccia. Una conferma si ha dal termine greco “bounos” = campagna. Per cui, “giaccone da usare in campagna”. (M. R.)]
Bunachìnu = Giacchetta, a differenza della bunaca molto larga e con ampie tasche. (L. M.)
Buffiniàri = (da “buffone”):deridere, sbeffeggiare, burlare. (M. R.)
Burella = budella. Aviri u burellu vutatu, essere irritabile, permaloso od avere la luna di traverso. (aL)
Burilluzzu = (dim. di budello ) era l'appendicite, difatti con la frase “Ci vutà ‘u burilluzzu e murì” si intendeva la complicazione peritonitica dell'appendicite acuta. (A. F.)
Bburnia = Boccione. In genere era utilizzato per conservare le olive in salamoia. Allo scopo di tenere immerse le olive e di impedire, così, di ammuffire, alla superficie dei boccioni si ponevano a mo' di cercine fusti già fruttificati di finocchio selvatico (finocchiu rrizzu) che inoltre trasmetteva alle olive i tipici aromi della pianta. (aL)
Burràini = borragine o erba pelosa. L’aspetto ispido non scoraggia gli appassionati di quest'erba, poiché i peli perdono la loro rigidità con la cottura. E' consumata come verdura cotta, lessata in poca acqua e condita con olio (cunsata ‘n facci) oppure come ingrediente di minestre e zuppe, tra cui, quella di lenticchie o, soprattutto, con i frascaturi (polenta fatta con farina di ceci).
Burrellu = fascio di steli di fave falciati alla base legati e raccolti in un covone che viene poi lasciato sul campo isolato ad asciugare.
Butàna (dall’ arabo betana) = coperta multiuso, tessuta in casa; sacco enorme di forma cilindrica che può contenere quintali di frutta secca od altro.
Butìca (dal greco apothch = deposito, magazzino, e successivamente, in greco moderno, farmacia - Altra derivazione francofona: boutique) = bottega: nel doppio senso di “laboratorio” e di “negozio” ("a butica 'o vinu").
Buticàru = bottegaio.
Butàna (dall’ arabo betana) = coperta.
Buttàna = puttana.
Bbuttaniari = bighellonare piacevolmente (LC).
Buttaniàrisi = scambiarsi offese, ma anche: vanagloriarsi come una prostituta. (M. R.))
Butti = botte (di vino).
Bbuttigghjùni = Bottiglione. Serviva per riporvi il vino da consumare giornalmente. Per essere protetto dagli insulti meccanici, era rivestito da listelli di canna, vimini e paglia (‘mpaggliatura), mediante una tecnica di lavorazione denominata incamiciatura. (aL)
Buttùni = bottoni.
Buturò = Aggettivo dispregiativo. Si dice per offendere chi è sovrappeso o comunque nei confronti di individui grassi. “Chillu è un pezz’ì buturò(M.G.P.).
Buzza = borsa.
Buzzunèttu (dallo spagnolo bacinette) = borsellino, ramajolo.
Buzzuni = sacchetto. (L. M.)

 


Supra 'a buffetta cc'è misza 'a frastuca, u buttigghjuni e u lumi a petroliu


'u furrìzzu, 'a quattàra e 'u bumbùru,
U furrìzzu, a quattàra e u bùmburu


Fiore di Borragine
'U fiuri ra burraina


'U buttigghjuni ppi tèniri 'u vinu


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Questo vocabolario è aperto a tutti: chiunque, a conoscenza di altre antiche parole o detti brontesi, può comunicarli a “Bronte Insieme” che provvederà a inserirli. Potrai interve­nire inserendo nuovi etimi o altri vocaboli o frasi interessanti. Anche i «?» sono stati volutamente lasciati in attesa di una tua integrazione.

AFORISMI BRONTESI

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