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ANTICO VOCABOLARIO POPOLARE BRONTESE

Archeologia lessicale

da un'idea di Nicola Lupo, a cura di Nino Liuzzo

Vocabolario

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AFORISMI e MODI di DIRE

A-B C D-L M-O P-S T-Z

A

Abbìri a ttia
Per colpa, per causa tua! Un simpatico modo di dire.

Ábburu chi non fa fruttu tàgghiaru
L'aforisma ci raccomanda di non andare mai dietro alle cose inutili o futili.

Ábburu vecchiu e càvuru fiurùtu, facci zzoccu vò, è tempu piddutu
Il tempo giusto per ogni cosa ed ogni cosa a suo tempo. E' difficile far rinsavire chi è già assuefatto al male.

'A casza capi quantu vori u patrùni
Ognuno nelle sue cose è il giudice unico (LC) | Con l'ordine e la buona volontà si trova sempre posto per le cose più care.

A ccasz'e Cristu
A casa di Cristo, intendendo con ciò una località molto lontana o difficilmente raggiungibile.

’A cira squagghia ppi ttia
Il tempo (una candela che brucia) passa per te, svegliati! Datti una mossa!

A cocciu a cocciu
Ad uno ad uno.

'A codda gruppa gruppa a strogghj cu non ci cuppa
A volte tocca a chi non ha nessuna colpa o responsabilità addossarsi errori non suoi o risolvere i problemi creati da altri (LC).

Acqua, cunsìgghi e sari a cu non dumanda non ci 'ndi rari
Motto egoistico che contrasta con la “carità cristiana” ma non sempre offrire o dare qualcosa, anche consigli, è ben accetto.

Acqua currenti bìvira cuntenti
Non aver paura nè timori dalle cose genuine.

Acqua e focu racci locu
Fai spazio, dai luogo all'acqua ed al fuoco. Un ottimo consiglio per non concentrare i pericoli, diluirli per renderli un pò meno pericolosi.

Acqua passata non màcina murinu
L'acqua scorre e va via e non macina più. E' inutile rammaricarsi e recriminare sulle occasioni perse. Quando passa il nostro treno bisogna salirci e non lasciarlo andare, non sempre le occasioni si ripresentano.

Acqua r'avanti e ventu r'arretu, a’ iuta mi si savva e a vinuta nno
Detto per chi non vuole ascoltare i consigli, perciò è come dire "fai ciò che vuoi e che il signore te la mandi buona". (A. C.) | Ma anche in senso malevolo, come dire “vai a quel paese!” (nl)

Acqua ri agustu potta ogghiu, meri e mustu
(vedi mesi dell'anno)

Acqua ri giugnu cunsuma u munnu
(vedi mesi dell'anno)


L’aforisma è una massima (ma anche un det­to, un mot­to, un precetto che a volte pren­de la for­ma di sen­tenza o defi­nizione) che in for­ma sin­te­tica rias­sume e rac­chiu­de il risul­tato di con­si­de­ra­zio­ni, osser­va­zioni, espe­rien­ze, un pensiero morale o un sapere pratico.

Questa forma popolare di espressione è nata, si può dire, con l’uomo. La sua origine si per­de nel­la notte dei tempi, ba­sta pen­sa­re ai biblici “proverbi” di Re Salo­mone.

Gli aforismi, d'altra parte, più sono vecchi più so­no cre­dibili; in essi può cogliersi il pen­sie­ro e l’ani­ma di un popo­lo o di una piccola comu­nità.

Aristotele li considerò “avanzi dell’antica filo­so­fia” con­ser­vatisi fra molte rovine per la loro bre­vità ed oppor­tu­nità. Plu­tarco invece li con­si­de­rò “misteri sacri” e “mez­zo di espres­sione del divino”.

In queste pagine ve li presentiamo unita­men­te ad alcuni modi di dire brontesi, proverbi e qual­che nostra ‘ndimi­nàg­ghia, da noi pazien­te­men­te raccolti e, forse anche con qualche pic­colo errore, in qual­che modo, com­mentati.

Molti sono tipicamente brontesi, altri della no­stra regione o genericamente italiani, trava­sati e tradotti nel no­stro caratteristico dia­letto.

Restiamo, comunque, sempre aperti alla vo­stra pre­ziosa colla­bo­ra­zione: se conoscete altri aforismi, anti­che paro­le, detti, preghiere o fra­si della tra­di­zione orale brontese comuni­ca­te­cele.

Noi li faremo conoscere a tutti i brontesi.

Buona lettura

A ccu figghj e a ccu figghjastri
Le disparità della vita, preferire od avvantaggiare qualcuno che dovrebbe essere trattato come gli altri.

A ccu runa e a ccu prummetti
Il vero uomo del fare, l'impetuoso che non guarda in faccia nessuno, non ha alcuna riserva verso chicchessia minacciando e promettendo batoste a chiunque.

A facci i cu non vori
E' quasi un rimprovero a chi, invidioso, non apprezza con gioia una avvenimento.

'A fammi si tagghia cu cutellu
La fame è così dura che si può tagliare col coltello (LC). Certamente meglio a Milano dove qualche volta tagliano così solo la nebbia.

’A gallina chi camina, tonna ca bbozza china
Questa frase mette in evidenza l’attività dell’uomo che porta sempre dei benefici ed i suoi buoni frutti.

’A gallina fa l’ovu e o gallo ci brùsgia 'u curu
Spesso non si riconoscono fatica e merito.

Aforismi e modi di dire

Vers. 1.4 in
44 pagg., 2.507 Kb



VOCABOLARIO BRONTESE

VERSIONE IN

106 pagg., 3586 Kb

‘A gallina mmenzu ra via non viriva ‘a bozza c’aviva (LC)
Non vediamo quasi mai i nostri difetti mentre quelli degli altri ci saltano subito agli occhi. Ogni tanto una guardatina allo specchio ci farebbe bene.

’A gallina si pinna motta
Era il detto di chi, sollecitato/a (ante mortem naturalmente) a dividere i suoi beni agli eredi, rispondeva così. Sempre in tema di eredità, a volte, si era anche più espliciti: Ci lassu u furrìzzu a ccu mi viu o capìzzu! Ma, comunque, alla fine vale sempre la regola di l'amma a Diu e a robba a ccu veni.

A granu a granu si ccucchia un tarì
Un antico consiglio al risparmio ed alla parsimonia. Piccoli passi per arrivare lontano e per realizzare cose che a prima vista sembrano irraggiungibili.

Agustu capu i ’nvennu, Agustu ti veni a ssustu
(vedi mesi dell'anno)

Aiutàrisi ccu mani e ccu peri
Fare di tutto, anche l'impossibile, per riuscire in qualche cosa.

’A lingua n’avi ossa e rumpi l’ossa (LC)
La forza della parola. Parlare a sproposito ferisce come un’arma.

’A livata ru bbonu
Attenti alla ribellione del buono! (LC). «Sugnu bbonu e caru ma si mi siddiu... sunu guai e tacch'i rogghiu»

All’ùttimi vintitrì uri e tri quatti
All'ultimo momento utile.

A luna di jnnaru lluci commu jornu chiaru
(lett. la luna di Gennaio illumina come giorno chiaro) | Oltre a questo poi si sa che 'a luna ri Bronti è tutt'altra cosa, est cchiù bella!

Ama a Diu e futti o pròssimu
Bolla chi ipocritamente è devoto, ma in pratica è un profittatore.

Ama l'ommu tò secundu i vizzi sò
Amalo senza curarti dei suoi difetti ed assecondalo nei suoi desideri | Ma to mamma nenti ti rissi? Domanda superflua perchè questo consiglio le mamme di un tempo che fu non tralasciavano mai di darlo alle proprie figlie.

A mamma è amma cu’à peddi na guaragna
La mamma è l’anima dei figli, chi la perde non la ritrova più.

'A mamma ti dota e 'a vicina ti marita
La mamma ti dota ma e la vicina che ti sposa, nel senso che i vicini di casa, un tempo, portavano i megghju pattiti. Non lo facevano per interesse o per mestiere come 'i ruffiani ma lo facevano e 'a ruga aiutava ed approvava.

'A mara ebba non mori mai
L’erba cattiva non muore mai, son sempre i più buoni, i migliori che se ne vanno (all'altro mondo).

'A mara pècura ca ddari ‘a lana
Povero e sventurato chi è sottoposto e sfruttato!

Ambàtura t'affanni e fai cannora, 'u santu è ri màmmuru e non sura
 
E' dura questa volta. Nessun appoggio o raccomandazione, nessun vassoio di cannoli alla ricotta o di rotonde dolci fillette al pistacchio possono servire a smuovere il "santo". Una colorita espressione, non solo brontese ma ricorrente, anche con altre diciture (ca 'ntrizzi e fai cannola, ca t'allisci e fai cannola, ...), in tutta la Sicilia, per definire un interlocutore freddo e distaccato, insensibile ed incapace di provare la benchè minima emozione anche amorosa.

Amma e cammisa ravimmu divisa
Come dire, niente, ma proprio niente, ci unisce. Ognuno per conto suo!

‘A matinata fa ‘a junnàta
Come dire che la mattina ha l’oro in bocca.

‘A menti è un firu 'i capillu
Il sottilissimo limite fra il ragionare e la pazzia. Come dire anche che "‘A testa è un raloggiu".

‘A menu cosza è ‘a grattaròra
Non vale la pena di preoccuparsi delle cose minime. Se non si ha il formaggio è inutile pensare alla grattugia.

Amici to pàrracci chiaru
Patti chiari, amicizia lunga. (dall’avv. P. De Luca)

Amicu cu tutti e firiri cu nullu
Amico con tutti ma fedele con nessuno. Egocentrismo ed assoluta mancanza di fiducia negli altri la fanno da padrone in questo detto.

‘A motti e a’ mugghièri non ci riri quandu veni
Fai sempre l’improvvisata.

A motti non c'è peggiu
Asserisce l’evidenza ed, in qualche modo, consola nelle situazioni difficili.

A motti subbitània
All’improvviso, senza il minimo avviso. Si vutà llà banda e murì.

‘A mugghieri è menza spisza
Un cuore e una capanna! Ma la moglie vale quanto una mezza spesa! Una variante vuole che anche «'u lettu è menza spisza», nel senso che il riposo provoca quasi gli stessi benefici del mangiare. Ma non ne siamo certi.

Amuri e giruszìa su’ sempri ‘n compagnìa
Amore e gelosia stanno sempre insieme, camminano di pari passo. Certo è che se poi l'amore è commu 'u broru 'i cìciri...

A Natari un passu i maiali, a pasrina un boru i gallina
A Natale un passo di maiale, a Capodanno un volo di gallina. Indica le giornate più corte sotto Natale, che a Capodanno cominciano ad allungarsi. (A. C.)

A nivi ri mazzu e aprili rura quantu me nora gentili
La neve nei mesi di marzo e aprile dura poco, così come i buoni rapporti fra suocera e nuora (M.G.P.). Questo dei rapporti fra suocera e nuora è stato un punto dolente da sempre e i detti e gli aforismi in merito si sprecano, vedi per es. «'a Nivi mazzaròra» che «rura quantu a sòggira ca nora» o per essere più precisi «Sòggira e nora gatta e cagnòra».

A nnommi ri Ddiu!
La frase augurale (nel nome di Dio!) è usata all'inizio di qualunque attività. Cambia in 'n nomu du Patri ed identifica il numero 1 quando si inizia la conta. Caratteristica e tradizionale era la conta del contadino brontese alla fine della trebbiatura quando si procedeva a misurare il raccolto, “rito” culminante che veniva “celebrato” con solennità. (vedi La vita di campagna, di L. Minio).

‘A pignata ‘ncomùni non bugghj mai
Gli affari con gli altri non vanno bene. Il detto riflette l’amara situazione della scarsa propensione all’associazionismo che caratterizza in genere il meridione.

‘A pignata tariàta non bugghj mai
È anche un motto di superstizione, ma come dicono i Napoletani “non è vero, ma ci credo”. A questo proposito devo raccontare un fatto accaduto proprio a me: quando eravamo giovani e, in estate, stavamo alla Cisterna, qualche volta restavamo soli noi ragazzi e, quindi, dovevamo fare tutto da noi; mio fratello Ugo cucinava certi piatti di spaghetti al pomodoro e melanzane da leccarsi i baffi, ma quando accanto a noi c’era il contadino nostro vicino (la nostra villetta non aveva distanze di rispetto) e quindi il vicino sentiva tutti gli odori, la nostra pentola non bolliva se prima il contadino non se ne andava, e questo incredibile avvenimento lo abbiamo constatato varie volte; un giorno decidemmo di invitarlo a pranzo e, meraviglia, la pentola bollì regolarmente, con soddisfazione di tutti! (nl)

‘A pisciacòzza in menzu a la via non si guaddava 'a jumba ch’avìva
La gobba della tartaruga è utile per esortare a guardare prima i difetti propri e poi quelli degli altri. Fa rima con l'altro detto supra 'u bo’ chi rici cunnutu o sceccu.

A pò ma cunti!
Raccontamela un altra volta. Ma a chi la vuoi dare a bere, ma ti sembro scemo?

‘A potta si grapri ri intra
La porta d’ingresso si apre dalla parte interna e l’accesso è dato solo a chi si vuole che entri. Una indicazione che un tempo si usava anche per bollare la donna che aveva ceduto alle lusinghe di un amante. (LC)

Aprìri non luvari e non mintìri
(vedi mesi dell'anno)

‘A pùvviri scaccia i balli (A. F.)
Indica la forza propellente degli avvenimenti.

A quandu a quandu fici ‘u battiàri mancu ‘a gallina si potti dubbàri
La spilorceria (o la miseria?) si manifestano anche nelle grandi occasioni.

A quattana chi va all’acqua o si rumpi o si sciacca
La brocca che va all’acqua corre il rischio di rompersi o di lesionarsi. L'ineluttabilità di certi fatti della vita, contro cui non si può lottare, a cui non è possibile opporsi | L'aforisma ci è stato segnalato anche in un altra forma: tantu va a quattara all’acqua ca o si rumpi o si sciacca.

Arangi, arangi, cu avi guai si ciangi
Ancora un motto egoistico che contrasta con la “carità cristiana” e consiglia il più becero egoismo. In qualche modo fa la rima con l'altro "consiglio" "cu havi figghj mi si nnaca".

A ringu a ringu
Proprio tutti, uno dopo l'altro, senza esclusioni, a cocciu a cocciu.

‘A scattizza è commu ‘a canìgghia e u gnegnu è commu ‘a maiòcca
La furbizia sta all’intelligenza come la crusca sta alla semola.

A squagghiata ra nivi si vìrunu i pittùsza
Sii sincero e limpido. E’ inutile nasconderti c’è sempre un giorno nel quale la verità viene a galla. (LC)

'A tarìa e cci squàgghja
Un vero innamorato. La guarda e va in sollùcchero.

‘A tàvura è stisza, cu non mangia peddi ‘a spisza
Chi non approfitta della tavola apparecchiata e partecipa al banchetto perde l’occasione. Gli altri mangiano e non ti lasciano niente. Cogli l’attimo, insomma!

A tempu 'i cacarella ci vori curu strittu
Questa volgare ma colorita frase vuol dire che “in tempi difficili bisogna saper resistere”. Bisogna sopportare e lottare. Passerà e verrà un tempo migliore.

A tempu 'i caristia ogni funtana leva 'a siti
Nei momenti di bisogno, in tempi difficili, quando si è costretti a risparmiare, qualsiasi cosa, specie se gratuita, è utile a soddisfare le più piccole necessità.

A tempu ri frastùchi si òffrunu mènduri
Sono così preziose che neppure si offrono (LC). A volte è così: quando qualcosa non serve è sempre disponibile e pronta, ta schfìanu mussu mussu!

A tempu ri guerra è guerra ppi tutti
Quando c'è guerra, quando i tempi sono difficili, nessuno sfugge, tutti ne subiscono le conseguenze anche cu non ci cuppa.

‘A testa è un raloggiu (LC)
Si può sempre rompere e non sempre funziona a dovere. Come dire anche che «‘A menti è un firu 'i capillu».

A un pammu ru me’ curu cu futti futti
Bolla l’egoismo umano e la relativa indifferenza, sottolineata, quest’ultima, dall’altra frase: “mi ‘ndi futtu” = me ne frego, come d'altra parte  consiglia spesso qualcuno ("Futtitinni!").

Aviri 'a lupa
Mangiare avidamente in quantità esagerata. Per il contadino brontese“’a lupa” è una pianta erbacea che vive a spese delle piantine vicine (es. le fave), togliendo ogni sostanza e non facendole crescere adeguatamente.

Aviri cchiù conna chi capilli
L'esagerazione al quadrato, ed il peggio è che (forse) lui non lo sa nemmeno.

Avìri cchiù rràggia chi ragiuni
Avere più rabbia che ragione. Un modo di dire per significare che chi grida più forte dell'altro non è che abbia più ragione, forse ha torto pur gridando in tutti i modi le sue argomentazioni.

Aviri i catti macchiati
Avere una vita giudiziaria non impeccabile, macchiata, cioè con precedenti penali ed il Casellario giudiziario ben fornito.

Aviri l'ari carati
A volte capita di sentirsi disilluso come un uccello che non ha voglia di spiccare il volo.

Aviri  ‘na manica lagga e una stritta
Si diceva dei monaci che avevano una manica molto larga (per prendere o ricevere) e una stretta (per dare).

Aviri ù burellu vutatu
Essere irritabile, suscettibile od avere la luna di traverso (le budella rivoltate). A volte capita, non è giornata!

Aviri 'u cori ndò zzùccuru
Essere allegro.

B

Babbalùci a sucàri e fìmmini a basari non si po’ saziari
I baci ad una donna sono come le ciliegie o le lumache, una tira l’altra (LC) | Quando una cosa piace non c’è limite all’ingordigia. C'è anche una variante a questo aforisma con, al centro, sempre ‘a fìmmina: Cacòcciri a pinnari e fìmmini a basari non ti stancanu mai.

Bagnàrici 'u pani
Cercare di assecondare chi maligna o fa uno scherzo, senza darlo a vedere.

Bagnàrisi primma chi cchiovi
Essere eccessivamente apprensivi ed ansiosi.

Baraffè!
Esclamazione di meraviglia = magari, voglia Dio, voglia il cielo che! La frase potrebbe derivare da "bara + affè" (fede), che sarebbe il "giudizio di Dio" per scoprire l'autore di un omicidio: esponendo il cadavere in una bara e facendolo toccare dal sospettato si credeva, nel Medioevo, che la ferita mortale ritornasse a sanguinare se a toccarla fosse stato l'assassino. (F. C.)

Bbasta ca ...
Purchè, a condizione che.

Basta chi cc'è 'a saruti
Tutti i possibili guai sono passeggeri, necessario è che ci sia buona salute.

Bella Matri!
Il giuramento solenne dei brontesi che non ammette repliche. Giuro sulla bella Madre (la Madonna Annunziata) | Tu fusti? No! Bella Matri!

Bella testa ppi fari pirocchi
Modo sarcastico per definire chi non vuol capire od ostenta sapere o conoscenze che non ha.

Biata a casza c'avi 'a chicca rasza
Un tempo era una fortuna avere un prete (la testa con la chierica) in casa. Cambiava tutto. Come cambia tutto se nelle vita si ha anche un pò di fortuna. Bronte in passato ha avuto un clero sempre numeroso, di elevato livello di formazione e, fortunatamente, schierato quasi sempre in difesa della popolazione nella sua secolare lotta e, cosa rara, con una antica abitudine all'insegnamento. Facciamo un esempio tornando al XVII secolo. Scrive Adolfo Longhitano che «nel 1681 c’erano complessivamente a Bronte 90 ecclesiastici (cioè sessanta sacerdoti e 30 chierici). A questi bisognava aggiungere i 20 sacerdoti dei due conventi dei Frati minori e dei Cappuccini e i 3 dell’Oratorio di S. Filippo Neri nella casa attigua alla chiesa S. Maria della Catena.» Centotredici ecclesiastici su una popolazione di circa 8.000 abitanti era un bel numero. Ma, come recita il nostro aforisma, erano altrettanto le famiglie “beate” di averli perché matrimoniu o viscuvatu ri lu celu è mandatu.

Botta ri sangu!
Violenta imprecazione contro qualcuno.

Brusgiàri u pagghiùni

Non pagare una prestazione sessuale ad una prostituta; fregare o frodare qualcuno.

Bbuttìgghia ra scecca!
cioè letteralmente "Bottiglia dell'asina". Esclamazione che si pronuncia in momenti di leggero disappunto nei confronti di una particolare situazione o fatto accaduto, credo che sia non altro che l'eufemizzazione di un altra espressione più triviale iniziante sempre per “b” e avente come oggetto il mestiere più antico del mondo... stavolta attribuito ad un'ignara e inconsapevole asina, che non sa nemmeno cos'è una “bottiglia”. Grazie ancora... spero di non essere stato volgare. (G. D. B.) | E’ una esclamazione di contrarietà che inizia con una parolaccia camuffata. Infatti una volta per non dire “ca…” con due “z”, si diceva con due “l” cioè “callu”. Il nostro gentile collaboratore non si preoccupi perché la volgarità non è tanto nelle parole riferite o usate ma nelle intenzioni ostentate. (nl)

Bon tempu e maru tempu non dura tuttu ‘u tempu
Qualsiasi condizione, buona o cattiva che sia, non è durevole. 
 

Piccolo vocabolario brontese di N. Lupo

Aforismi e modi di dire
A-B C D-L M-O P-S T-Z

Indice  

Le influenze galloitaliche nel dialetto brontese  - Peculiarità del dialetto brontese - Le cosiddette ingiurie a Bronte - Facce di brontesì

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