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ANTICO VOCABOLARIO POPOLARE BRONTESE

Archeologia lessicale

da un'idea di Nicola Lupo

VOCABOLARIO

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Aforismi brontesi

(L’aforisma, come tutti sanno, è una massima che racchiude un concetto o una norma espressa con poche parole)

A-C  d-o  p-z

A

Ábburu chi non fa fruttu tàgghiaru
Non andare mai dietro alle cose inutili o futili.

Ábburu vecchiu e càvuru fiurùtu, facci zzoccu vò, è tempu piddutu
Il tempo giusto per ogni cosa ed ogni cosa a suo tempo.

'A casza capi quantu vori u patrùni
Ognuno nelle sue cose è il giudice unico (LC).

’A cira squagghia ppi tia
Il tempo (una candela che brucia) passa per te, svegliati!

'A codda gruppa gruppa a strogghj cu non ci cuppa
A volte tocca a chi non ha nessuna colpa o responsabilità addossarsi errori non suoi o risolvere i problemi creati da altri (LC).

Acqua, cunsìgghi e sari a cu non dumanda non ci 'ndi rari
Motto egoistico che contrasta con la “carità cristiana” ma non sempre offrire o dare qualcosa, anche consigli, è ben accetto.





 

VOCABOLARIO BRONTESE

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Acqua e focu racci locu
Fai spazio all'acqua ed al fuoco. Un ottimo consiglio per non concentrare i pericoli, diluirli per renderli un pò meno pericolosi.

Acqua r'avanti e ventu r'arretu, a’ iuta mi si savva e a vinuta nno
Detto per chi non vuole ascoltare i consigli, perciò è come dire "fai ciò che vuoi e che il signore te la mandi buona". (A. C.)
Ma anche in senso malevolo, come dire “vai a quel paese!” (nl)

Acqua ri agustu potta ogghiu, meri e mustu
(vedi mesi dell'anno)

Acqua ri giugnu cunsuma u munnu
(vedi mesi dell'anno)

'A fammi si tagghia cu cutellu
La fame è così dura che si può tagliare col coltello (LC). Certamente meglio a Milano dove qualche volta tagliano così solo la nebbia.

’A gallina chi camina, tonna ca bbozza china
Questa frase mette in evidenza l’attività dell’uomo che porta sempre dei benefici ed i suoi buoni frutti.

’A gallina fa l’ovu e o gallo ci brùsgia 'u curu
Spesso non si riconoscono fatica e merito.

‘A gallina mmenzu ra via non viriva ‘a bozza c’aviva (LC)
Non vediamo quasi mai i nostri difetti mentre quelli degli altri ci saltano subito agli occhi. Ogni tanto una guardatina allo specchio ci farebbe bene.

’A gallina si pinna motta
Era il detto di chi, sollecitato/a (ante mortem naturalmente) a dividere i suoi beni agli eredi, rispondeva così.

Agustu capu i ’nvennu, Agustu ti veni a ssustu
(vedi mesi dell'anno)

’A lingua n’avi ossa e rumpi l’ossa (LC)
La forza della parola. Parlare a sproposito ferisce come un’arma.

’A livata ru bbonu
Attenti alla ribellione del buono! (LC). «Sugnu bbonu e caru ma si mi siddiu... sunu guai e tacch'i rogghiu»

Ama a Diu e futti o pròssimu
Bolla chi ipocritamente è devoto, ma in pratica è un profittatore.

Ama l'ommu tò secundu i vizzi sò
Ma to mamma nenti ti rissi? Domanda superflua perchè questa raccomandazione le mamme di un tempo che fu non tralasciavano mai di darla alle proprie figlie.

'A mara pècura ca ddari ‘a lana
Povero e sventurato chi è sottoposto!

Amma e cammisa ravimmu divisa
Come dire, niente, ma proprio niente, ci unisce. Ognuno per conto suo!

‘A matinata fa ‘a junnàta
Come dire che la mattina ha l’oro in bocca.

‘A menti è un firu 'i capillu
Il sottilissimo limite fra il ragionare e la pazzia. Come dire anche che "‘A testa è un raloggiu".

‘A menu cosza è ‘a grattaròra
Non vale la pena di preoccuparsi delle cose minime. Se non si ha il formaggio è inutile pensare alla grattugia.

Amici to pàrracci chiaru
Patti chiari, amicizia lunga. (dall’avv. Pietro De Luca)

‘A motti e a’ mugghièri non ci riri quandu veni
Fai sempre l’improvvisata.

A motti non c'è peggiu
Asserisce l’evidenza ed, in qualche modo, consola nelle situazioni difficili.

‘A mugghieri è menza spisza
Un cuore e una capanna! Ma la moglie vale quanto una mezza spesa! Una variante vuole che anche «'u lettu è menza spisza», nel senso che il riposo provoca quasi gli stessi benefici del mangiare. Ma non ne siamo certi.

A Natari un passu i maiali, a pasrina un boru i gallina
A Natale un passo di maiale, a Capodanno un volo di gallina. Indica le giornate più corte sotto Natale, che a Capodanno cominciano ad allungarsi. (A. C.)

A nivi ri mazzu e aprili rura quantu me nora gentili
La neve nei mesi di marzo e aprile dura poco, così come i buoni rapporti fra suocera e nuora (M.G.P.). Questo dei rapporti fra suocera e nuora è stato un punto dolente da sempre e i detti e gli aforismi in merito si sprecano, vedi per es. «'a Nivi mazzaròra» che «rura quantu a sòggira ca nora» o per essere più precisi «Sòggira e nora gatta e cagnòra».

‘A pignata ‘ncomùni non bugghj mai
Le società non vanno bene. Il detto riflette l’amara situazione della scarsa propensione all’associazionismo che caratterizza in genere il meridione.

‘A pignata tariàta non bugghi mai

È anche un motto di superstizione, ma come dicono i Napoletani “non è vero, ma ci credo”. A questo proposito devo raccontare un fatto accaduto proprio a me: quando eravamo giovani e, in estate, stavamo alla Cisterna,qualche volta restavamo soli noi ragazzi e, quindi, dovevamo fare tutto da noi; mio fratello Ugo cucinava certi piatti di spaghetti al pomodoro e melanzane da leccarsi i baffi, ma quando accanto a noi c’era il contadino nostro vicino (la nostra villetta non aveva distanze di rispetto) e quindi il vicino sentiva tutti gli odori, la nostra pentola non bolliva se prima il contadino non se ne andava, e questo incredibile avvenimento lo abbiamo constatato varie volte; un giorno decidemmo di invitarlo a pranzo e, meraviglia, la pentola bollì regolarmente, con soddisfazione di tutti!

‘A pisciacòzza in menzu a la via non si guaddava 'a jumba ch’avìva
La gobba della tartaruga è utile per esortare a guardare prima i difetti propri e poi quelli degli altri.

A pò ma cunti!
Raccontamela un altra volta. Ma a chi la vuoi dare a bere, ma ti sembro scemo?

‘A potta si grapri ri intra
La porta d’ingresso si apre dalla parte interna e l’accesso è dato solo a chi si vuole che entri. Una indicazione che un tempo si usava anche per bollare la donna che aveva ceduto alle lusinghe di un amante. (LC)

Aprìri non luvari e non mintìri
(vedi mesi dell'anno)

‘A pùvviri scaccia i balli (A. F.)
Indica la forza propellente degli avvenimenti.

A quandu a quandu fici ‘u battiàri mancu ‘a gallina si potti dubbàri
La spilorceria (o la miseria?) si manifestano anche nelle grandi occasioni.

Arangi, arangi, cu avi guai si ciangi
Ancora un motto egoistico che contrasta con la “carità cristiana” e consiglia il più becero egoismo.

‘A scattizza è commu ‘a canìgghia e u gnegnu è commu ‘a maiòcca
La furbizia sta all’intelligenza come la crusca sta alla semola.

A squagghiata ra nivi si vìrunu i pittùsza
Sii sincero e limpido. E’ inutile nasconderti c’è sempre un giorno nel quale la verità viene a galla. (LC)

‘A tàvura è stisza, cu non mangia peddi ‘a spisza
Chi non partecipa al banchetto perde l’occasione. Cogli l’attimo, insomma!

A tempu 'i cacarella ci vori curu strittu
Questa volgare ma colorita frase vuol dire che “in tempi difficili bisogna saper resistere.

A tempu ri frastùchi si offrunu mènduri
Sono così preziose che neppure si offrono (LC). A volte è così: quando qualcosa non serve è sempre disponibile e pronta, ta schfìanu mussu mussu!

A tempu ri guerra è guerra ppi tutti
Quando c'è guerra, quando i tempi sono difficili, nessuno sfugge, tutti ne subiscono le conseguenze.

‘A testa è un raloggiu (LC)
Si può sempre rompere e non sempre funziona a dovere. Come dire anche che «‘A menti è un firu 'i capillu».

A un pammu ru me’ curu cu futti futti
Bolla l’egoismo umano e la relativa indifferenza, sottolineata, quest’ultima, dall’altra frase: “mi ‘ndi futtu” = me ne frego.

B

Babbalùci a sucàri e fìmmini a basari non si po’ saziari
I baci ad una donna sono come le ciliegie o le lumache, una tira l’altra (LC). Quando una cosa piace non c’è limite all’ingordigia.

Baraffè!
Voglia il cielo che! La frase potrebbe derivare da "bara + affè" (fede), che sarebbe il "giudizio di Dio" per scoprire l'autore di un omicidio: esponendo il cadavere in una bara e facendolo toccare dal sospettato si credeva, nel Medioevo, che la ferita mortale ritornasse a sanguinare se a toccarla fosse stato l'assassino. (F. C.)

Beata a casza c'avi 'a chicca rasza
Un tempo era una fortuna avere un prete in casa. Cambiava tutto. Come cambia tutto se nelle vita si ha anche un pò di fortuna.

Brusgiàri u pagghiùni

Non pagare una prestazione sessuale ad una prostituta.

Bbuttìgghia ra scecca!
cioè letteralmente "Bottiglia dell'asina". Esclamazione che si pronuncia in momenti di leggero disappunto nei confronti di una particolare situazione o fatto accaduto, credo che sia non altro che l'eufemizzazione di un altra espressione più triviale iniziante sempre per “b” e avente come oggetto il mestiere più antico del mondo... stavolta attribuito ad un'ignara e inconsapevole asina, che non sa nemmeno cos'è una “bottiglia”. Grazie ancora... spero di non essere stato volgare. (G. D. B.). E’ una esclamazione di contrarietà che inizia con una parolaccia camuffata. Infatti una volta per non dire “ca…” con due “z”, si diceva con due “l” cioè “callu”. Il nostro gentile collaboratore non si preoccupi perché la volgarità non è tanto nelle parole riferite o usate ma nelle intenzioni ostentate. (nl)

Bon tempu e maru tempu non dura tuttu ‘u tempu
Qualsiasi condizione, buona o cattiva che sia, non è durevole.

C

Cani e scupetta… u cunigghiu i spetta

Se il coniglio si sa nascondere o corre velocissimo sfugge al cacciatore. Riferito all’uomo che deve essere prudente e diffidente verso chi ha armi pericolose o migliori delle sue. Ricordate il film Il buono il brutto e il cattivo? Se un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto. (LC)

Capilli longhi e sintimentu cuttu
E’ detto di alcune donne che hanno tanta bellezza ma poco senno (LC).

Carà carù carammu!?
Allora ragazzi scendiamo! (A. Cam.). Più che un aforisma un bel gioco di parole per invitare gli amici a farsi una passeggiata lungo il Corso.

Càrati juncu ca passa la china
Piegati giunco finchè non passa la piena dell'acqua. Il motto della povera gente che preferisce subire finchè non trova l'occasione per riscattarsi. Tempo fa ho letto da qualche parte che questo aforisma sarebbe stato coniato dalla mafia: io non credo a questa tesi, ma penso che la mafia lo abbia semplicemente adottato per indicare ai suoi adepti la condotta da tenere in caso di turbolenze e in attesa di tempi migliori (nl). L'aforismo invita ad essere flessibili nelle avversità per riprendere le proprie posizioni non appena i momenti critici sono passati (L. M.).

Casca anellu ma no ‘u jritèllu
Il nobile perde i beni ma non il titolo (LC). La dignità (se uno ce l’ha) rimane sempre anche se cambia lo stato sociale.

Casza lodda genti aspetta
Le cose a volte accadono quando meno te lo aspetti e nei momenti meno opportuni.

Ccatta quandu si pprittatu e vindi quandu si ciccatu
Compra quando ciò qualcosa ti viene insistentemente offerta e vendi quando ti viene richiesto. Approfitta insomma delle occasioni che la vita ti offre. (LC)

Ccàtta un riàvuru cent'ùnzi e nnò un bàbbu trì tarì
Serviti di operai (ommi) svegli ed energici, anche se costano di più e non di stupidi nonostante costino meno (M.G.P.).

Cazzu rritatu non guadda parentatu (A. F.)
La prepotenza della passione incontrollata.

Cca' bbanda e lla' bbanda me nora
Spostarsi da una parte all'altra (A. C.). Critica alla nuora fannullona, secondo la suocera esigente. Anche perchè i loro rapporti sono come 'a nivi mazzarora... (aL)

Cchiù scuru 'i menzanotti non ppò fari
O, nella variante, sempri scuru non ppo fari! In qualche modo sono l'esaltazione della rassegnazione ed insieme dell'ottimismo.

Cecca l'àgghiu ppi rutari
Trovar la scusa per litigare. (A. M.)

Cchianàri mura lisci
Il dover affrontare difficoltà della vita (muri) senza appigli: “Ora sindi dduna, havi vogghja a cchianari mura lisci!”. Ed anche il classico arrampicarsi sugli specchi.

Chilli sunu curu e cammìsa
Indica amici intimi, ma perlopiù complici in affari poco puliti.

Chillu chi fa pi me renti, non fa pi me parenti
Sulla stessa falsariga di altri numerosi aforismi consiglia il più becero egoismo e non fa guardare al di là del proprio naso. Altri aforismi che denunciano e bollano questo diffuso individualismo sono quelli di «Mastru Peppi piricùllu…» o di colui che «Quandu llesti ri mangiàri...».

Chi nnicchi e nnacchi!
Ma che c'entra! La frase deriva probabilmente dal latino "Quid nam ho est in hac re!" (F. C.)

Chi ritàgghj non si fanu vistiti
Veru è! Però caccùnu a pensa i natra manera, picchì - rici - chi "ogni ficatell'i musca è sustanza". (aL)

Ccià livanu a cciappa o funnu
Hanno tolto il coperchio di chiusura del forno, come a dire che il sole picchia forte e fa un caldo atroce.
Ciangi e riri commu a gatta ‘i San Basìri
Prende in giro lo sciocco che cambia umore come un animale.

Ciàngiri ‘u mottu su làcrimi persi
E’ inutile disperarsi per gli eventi definitivi (anche se qualcun altro dice che  “’u mottu insìgna a ciàngiri”).

Ciccu, populu e Sicilia
Non ci cuntati nenti a chillu, picchi orrora u veni e sapi Ciccu, populu e Sicilia! Se raccontiamo un segreto a qualcuno poco riservato, in breve tempo lo scopriranno una moltitudine di persone (M.G.P.).

Cìciri chi non si còciunu (da A. F.)
Indica soluzioni impossibili. (vedi anche Peculiarità del dialetto brontese)

Ci lassu u furrìzzu a cu mi viu o capìzzu
E’ l’eterno (quanto l’uomo) tema dell’eredità. Così gli anziani avvertono gli eredi che coloro che avranno cura di loro saranno i prediletti: "Lascio le mie cose ('u furrìzzu è la sedia contadina) a chi mi assiste (a chi vedo al mio capezzale)".

Crisci e nnobirìsci
Cresci e nobilitati! Due parole di augurio dette dai genitori ai figli prendendoli per le orecchie e sollevandoli leggermente da terra nel momento in cui suona il Gloria, nella domenica di Pasqua (aL).
«Quando suonavano le campane di tutte le chiese di Bronte per annunziare la Resurrezione, tutte le mamme di qualunque ceto sociale, sospendevano quello che stavano facendo in quel momento (e c’era tanto da fare in quei giorni di festa) e, presi uno alla volta i propri figli, a cominciare dal più grande, e sollevandolo verso il cielo, gridavano, ripetutamente, di gioia: “Crisci e nubbirisci!” e li baciavano sulla bocca, ed era una commozione ed un augurio generale.» (N. Lupo, La Pasqua)

Cu ama a Diu campa felici (V. S.)
Si può considerare un aforisma morale, con il quale, però, si cerca di mettersi al riparo da ogni responsabilità. In genere è la risposta che si da alla domanda "Chi dici?" o "Chi si rici?".

Cu avi cchiù sari consa ‘a minestra
Il più intelligente deve trovare la soluzione del problema in discussione (nl). Chi è prudente e ha cervello aggiusta situazioni difficili (LC).

Cu avi u maru vicinu avi u maru matinu
Ogni giornata comincia sempre male se non hai un buon vicinato.

Cu campa vecchiu si fa!
Bello, pertinente e consolatorio specie per chi ha una certa età, come dire "se vivrai diventerai vecchio anche tu" (aL).

Cu cangia 'a vecchia quà nova trìvuri trova (LC)
Non sempre modificare le vecchie abitudini od uscire dal solito tran-tran porta benefici, anzi può invece causare tormento ed angustie (trìvuri).

Cu cciàvi ‘u maru vicinu cciàvi ‘u maru matinu
Un buon vicino rende sempre più tranquilla la sveglia ed anche... la giornata. (aL)

Cu cunta ci menti a junta
Sarebbe come “la calunnia è un venticello…” e in qualche modo fa il verso a “cu manìa non pinìa”.

Cucuzzi e miruni a tempu e stasgiuni
Ogni cosa a suo tempo o, meglio, c'è un tempo per ogni cosa. (LC)

Cu è riccu r'amici è scassu ri guai
Decisamente lapalissiana la sua interpretazione nonchè molto significativa. (A. M.)

Cu futti futti Diu pidduna a tutti (da A. F.)
Esempio di cinismo.

Cu granìa (o manìa) non pinìa
Chi maneggia ricchezza, non soffre, in quanto, per dritto o per rovescio, beneficia anch’egli di quella ricchezza. Esempio i massari che diventavano più ricchi dei proprietari. (Vedi anche l’altro detto “Cu manìa non pinìa”)

Cu joca suru, mai s’incagna!
Per non litigare bisognerebbe giocare da soli; ma dove andrebbe a finire la socializzazione e la solidarietà?

Cumandàri è megghiu ‘i fùttiri!
Questo “detto” è universalmente condiviso, ma c’è qualcuno a cui piace fare l’una cosa e l’altra.

Cu mangia babbalùci caca conna (o nella versione... vegetariana) Cu mangia carrùbbi caca lignu
Come dire che ognuno restituisce quello che ha assimilato con l’esperienza, l’educazione, l'istruzione, la cultura, la sensibilità e la conoscenza dei suoi simili.

Cu mangia fa mullichi
Chi rischia o fa qualcosa inevitabilmente commette qualche piccolo errore.

Cu mangia pisci a vita ci crisci
Sicuramente questo aforisma l’ha messo in giro ‘u figghju ru pisciàru. Mi ricorda l’altro del consumo di birra che fa campàri cent’anni. (LC)

Cu manìa (o granìa) non pinìa (da A. F.)
Su questo aspetto della natura umana di approfittare sempre delle occasioni abbondano gli aforismi. Questo corrisponde infatti agli altri detti “u murinaru si ‘nfarina” o “cu cunta ci menti a junta”.

Cu metti ligna a mara banda po' si va ricògghi
Certamente riguarda tempi ormai passati quando per un pò di legna si rischiava anche la vita, ma non saprei dire quale messaggio tramanda. Forse di stare attenti dove si conservano le proprie cose in quanto prima o poi serviranno e bisogna recuperarle (A. L.). Significa che chi sbaglia paga con la morte (nl). Chi si comporta male o fa qualcosa di illegale prima o poi ne pagherà le conseguenze (aL).

Cu mmazza cani e gatti cent'anni ci cumbatti
Esorta al rispetto degli animali, minacciando una pena feroce.

Cu ‘na mani ravanti e l’atra rarrètu
Essere nella miseria più assoluta. Quanto meno, meglio “‘Na mani ravanti e una rarreri e ‘ndo menzu San Micheri”, almeno c’è qualcosa che in qualche modo conforta!

Cu nasci tundu non pò mòriri quatratu
E' difficile cambiare il proprio temperamento od il proprio destino. (A. L.)

Cu nesci rinesci
Osservazione sui brontesi che fuori avevano trovato migliore sistemazione o addirittura fortuna.

Cu non fa nenti no sbagghia nenti
L’inettitudine non fa commettere alcun errore, chi fa qualcosa è soggetto inevitabilmente anche a sbagliare.

Cu non pò mangiari canni bivi broru
Chi non può avere il meglio delle cose si accontenta di poco. (A. C.)

Cu pècura si fa lupu sa mangia
Ammonisce a non essere troppo remissivi.

Cu picca havi caru teni
Chi ha poco lo tiene caro. Esortazione alla prudenza a saper conservare quanto si ha.

Cu pi figghi e i nipùti si sbrazza sarà pigghiàtu a coppi ri mazza (LC)
Mah! Tolto il significato letterale non saprei proprio quale recondito messaggio voglia trasmettere. Lo sappiamo tutti che la riconoscenza non è di questo mondo.

Cu pràtica cu zzoppu all’annu tira ‘a coscia (da A. F.)
Detto che mette in evidenza la potenza dell’esempio e della emulazione.

Cu ri vecchi s’innammura si ruvina ’a vintura (LC)
Chi s’innamora dei vecchi si rovina la sorte. Certo qualche piccolo grattacapo ci potrebbe essere, ma rovinarsi addirittura ‘a vintura… sembra eccessivo. Ma i nostri anziani forse avevano la vista più acuta e così dicevano.

Cu ri vènniri riri sabatu ciangi
Richiamando il tradizionale rispetto per la giornata del venerdì sottolinea l’alternanza dei sentimenti umani.

Cu ru sceccu fa un pullìtru i primmi caci su i sò
La riconoscenza non è di questo mondo.

Cu savva ppi rumàni savva ppi cani
Gli spilorci conservano per chi non merita. Goditi la vita insomma, non pensare al futuro anche se qualche altro consiglia di risparmiare "a farina quandu a cascia è chjna".

Cu scecchi caccia e fìmmini criri, faccì ri parariszu non viri!
Credo voglia dire che chi crede o si fida troppo delle donne non vedrà mai il paradiso. Credo che questo parte del proverbio sia legata alla credenza che le donne ne sanno una più del diavolo ed è comunque eredità del peccato originale di Eva. Per quanto riguarda l'azione di "cacciare" gli asini non ho mai capito bene se si riferisse a "cacciare" nel senso di andare a caccia di asini o "cacciare" nel senso di mandare via, es. "cacciari i pecuri", inteso anche come pascolare. (M.G.P.)

Cu si cucca cu i piccirìlli ‘a matina si trova cacatu
Chi frequenta persone inferiori in definitiva perde prestigio o che non è il caso di avere a che fare con chi non è all’altezza della situazione.

Cu si guaddà si savvà
Chi è previdente è al sicuro e si salva da cattive sorprese.

Cu si marita sta cuntentu un jonnu, cu mmazza u poccu sta cuntentu un annu (LC)
Che dire? Il povero contadino un tempo badava al sodo e non aveva mai dubbi sulle scelte da fare nella vita. Certo è anche che le due cose non si escludono a vicenda. Il non plus ultra: maritàrisi e 'mazzàri 'u poccu!

Cu s’innammura ri capilli e denti s’innammura ri nenti (LC)
L’apparenza inganna, non guardare alla forma ma cerca la sostanza.

Cu' si vesti ra robba r'atri prestu si spogghia
Chi indossa vestiti altrui presto si spoglia. Sintetizza la favola del tacchino che si era vestito delle penne del pavone.

Cu so pagandu futti cantandu
Anche se in maniera volgare ci ricorda che quando si hanno risorse economiche e si paga si ottiene tutto più facilmente e si può anche dettare legge.

Cu spatti avi a mègghiu patti
Fra i due litiganti il terzo gode od anche chi divide si prende il meglio anche perchè "cu manìa non pinìa". (A. C.)

Cu sta allatu a quaràra o si tingi o si mmascàra (LC)
Consequenziale come una legge di fisica e con un messaggio che ci dice chiaramente di valutare sempre le conseguenze di ciò che si fa. Consimile all'altro che recita che "Cu si cucca cu i piccirìlli 'a matina si trova cacàtu".

Cu strigghia u s’o cavallu, non si chiamma gazzùni
Vuol dire che ogni lavoro è nobile specialmente se è fatto per sé e la sua famiglia.

Cuttu e maru cavàtu
Un piccolo (ma solo di statura) malandrino. L'opposto c'è sempre: "longu e fissa!"

Cu zzappa bivi l'acqua, cu non zzappa bivi a' butti!
Le ingiustizie della vita!

Piccolo vocabolario brontese di N. Lupo

Aforismi brontesi:  A-C  d-o  p-z

Indice  

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