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Antico vocabolario popolare brontese

ARCHEOLOGIA LESSICALE

da un'idea di Nicola Lupo

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Q



Quacchi = qualche.
Quacìna = calce, malta.

Quagghiàri = rapprendersi oppure addormentarsi (U  viristi? Quagghià 'a nivi! - quagghiari ru sonnu) od anche cagliare (a quagghiasti 'a ricotta?) (A. F.). Frase : "Illu chi non quàgghja, u picuràru chi na rimìna, a gatta chi s'à llicca, a fuscella spittuszata e a tàvur'è cunzata" (Giuseppe D.). Il termine ha anche ill significato di maturare; infatti per qualcuno che si comporta da adulto come un ragazzo si dice: “chissu non ccià quagghiatu ancora a mèndura”. Mèndura, in dialetto ma in anatomia, amigdala, è una parte del cervello a forma di mandorla che gestisce le emozioni e i freni che trattengono dal compiere azioni insensate (LC).

Quandu = quando.
Quaràra (dall’arabo harara) = caldaia, grosso pentolone di rame.
Quariàri = riscaldare.

Illu chi non quàgghja,
u picuràru chi na rimìna,
a gatta chi s'à llicca,
a fuscella spittuszata e
a tàvur'è cunzata

Quariàrisi = scaldarsi, riscaldarsi (quarìati i peri), od anche accalorarsi (non c’è biszognu i quariàrisi tantu pi na fissaria comm'a chista).
Quarìna (?) = pianticelle di broccoli da trapiantare (Aièri mi chiantavu un mazzu 'i quarina).
Quatènnu = quaderno.

Quattàra = brocca. Vaso di terracotta così detto perché corrispondeva alla quarta parte di un barile.
Quazètti = calze per uomo o per donna, sempre di cotone o lana lavorate a mano coi ferri.
Quererè = chiunque (A.F.)


R



Ra
= della
Racìna (dal francese raisin ) = uva
Raggiàtu = arrabbiato
Rajetta = striscia metallica usata per sigillare involucri e casse metalliche o lignee (M. R.)
Rraggiuniari = discutere insieme per chiarire qualcosa ragionando (L. M.).
Rallatu = particolarmente sporco con incrostazioni (L. M.)
Rancàta = da “rancare” - Breve spazio di tempo. Fari nà rancàta: lavorare per un breve periodo di tempo (M. R.).

Ranciurùtu = arrugginito (V. S.). Si usava anche per evidenziare le macchie della vecchiaia sulla pelle del viso (nl).
Randazzìszi
= Randazzese. “u randazziszi” era l’ingiuria del sig. Maugeri che aveva sposato una Meli guaddarutàru e aveva un caffè sul Corso Umberto, angolo via Prof. Placido De Luca.

Rràngura = rancore, odio, sdegno. (M. R.)

Rrastrellu = rastrello.
Rrantùni
= persona zotica, zoticone (M. R.). Io lo ricordo come disturbo dei bronchi (nl)

Rrattèllu, (?) pl. i = piccolo lavoro o riparazione a domicilio. Era una usanza quasi medievale che non veniva pagata, se non con qualche omaggio in natura. Ora è tutto il contrario: si paga la chiamata più l’eventuale riparazione.
Rapè =
derivato da “rapa”, testa di rapa, o da “rapare”, tagliare i capelli a zero. “Ingiuria” di quel suonatore di piatti di cui parlo nei miei nuovi “Fantasmi”.

R’arrèri = dietro.
R’arrètu = di dietro (avv.).
Rascurùszu = ruvido. (A. C.)
Rasòriu = rosolio.
Rasòru = rasoio.
Rrastu = Fiuto canino. (M. R.)
Rrasza = rasiera. Asse cilindrico usato nella misurazione di cereali o legumi cu dumundella, per portare a livello il contenuto eliminando la quantità in eccesso (L. M.).

Razari (o forse lazari) = nascondere un oggetto. Me zza Prazzita, quando giocavo a palla in casa sua, col rischio di fare danni, mi minacciava che mi razava a palla (L. M.).




'A quarara


'u furrìzzu, 'a quattàra e 'u bumbùru,
'U furrìzzu, 'a quattàra e u bùmburu e, sutta, 'a racìna.

Rèficu (dal greco rafì) = refe, cucitura finale.
Rèja = dal verbo greco reomai = precipitarsi, fare presto. Si usava quasi sempre raddoppiato (reja reja) (M. R.). Vattìnni unni vò ma fa reja (vai dove vuoi ma fai presto).
Reluttu (dal lat. recludo = giocare contro; o da religere, lat. legare, affrancare) = ballo fra uomini; naturalmente può indicare anche il luogo in cui si svolge. Rinomato e, quando apriva, sempre affollato era a Bronte ‘U reluttu posto agli inizi della via Santi.

Rèntu (dallo spagnolo relente) = l’umido della sera, fresco.
Rèputu (o rèpitu) = Piagnisteo; lamento funebre (M. R.). (Io ricordo “ripòtu”, nl)
Retipuntu = dietropunto, cucitura a macchina. (M. R.)
Ribuccàri (da bocca) = rimboccare.
Ricampàrisi (dal provenzale ecampa) = ritirarsi.
Richiàrisi = saziarsi. “Ti richiasti?” (Sei sazio?)
Rici = dice (celebra).
Ricugghìrisi = ritornare a casa. "Ricògghiti prestu = torna presto". (V. S.)
Rriddùtu (dal tedesco riden) = intirizzito.
Rifriggèriu = sollievo, avere o trovare sollievo, refrigerio al fresco, all’ombra o con una bibita. (LC)
Rrìganu = Origano. 'U rrìganu (Origano meridionale) è ampiamente utiliz­zato nella cucina quale ingrediente aromatico di varie pietanze, tra cui la pizza. Si raccoglie nel nostro il territorio da giugno ad ottobre. Le fronde fiorite delle piante vengono essiccate all'ombra e, infine, sbricio­late (scuzzurati) e conservate in contenitori di vetro. (aL)
Rrimiggiàri (dal francese arrimer) = mettere in ordine.
Riminàri (?)
= mescolare. (A. F.)
Rimullatu = privo di forze, moscio. (LC)
Rimundàri o Rimundiàri = rimondare, potare.
Rinarera = comodino. Così chiamata perché in origine vi si conservava u rinari (il vaso da notte). (L. M.)

Rinàri = vaso da notte. (O. C.)
Rìnchjri = riempire (M. R.)

Ripappàri (da pappa?) = far raffreddare. Si usava nelle frasi come: far raffreddare la pappa dei bambini o in genere far raffreddare una minestra troppo calda.
Ripigghiatu = migliorato, rinvigorito, rinato alla vita.

Ripigghiaturi = piccola quantità di pasta fermentata che si conservava per ottenere successivamente u criscenti, il lievito destinato a far fermentare la pasta per la panificazione. (L. M.)

Ripotu (?) = il pianto del morto di cui si ricordano i meriti. Ricorda le prefiche che avevano questo compito. In tempi più recenti le prefiche vennero sostituite dai bambini degli orfanotrofi che seguivano il funerale pregando per il morto.

Riputari(si) = Piangere in occasione di morti. Lamentarsi noiosamente (M. R.)
Risbigghiàri = svegliare. “Risbigghiàri u cani chi dommi”.
Risbigghiàrisi = risvegliarsi (V. S.). “Chi ssì ddummisciùtu? Risbìgghiati!
Rriscèriri (dal francese rechercher) = cercare qualcuno per avere sue notizie o sapere come sta, “me nora cetti jonna mancu mi riscèri (LC).
Ristatigghj = piccoli resti.

Ristùccia = la parte di paglia che rimane nei campi dopo la mietitura. Stoppia (M. R.) (Uno dei "cappelli" del 1860: «U Signirùzzu e villani cci ava a ffari l'occhi nde jnocchi; cussì si nubbàvanu caminandu nda ristuccia»).

Rrituni = contenitore a rete impiegato nell'edilizia (N. S.). Contenitori a rete per il trasporto della paglia (L. M.).

Rrizèttu = pace, tranquillità, quiete ed anche ospitalità. Ecco il motto della antica Locanda Lupo: “Ospite, non temere di Lupo il tetto: trovi senza periglio agio e ricetto!“

Rrizittàri = rassettare, ordinare, mettere a posto.
Rrizittàrisi = sistemarsi – quietarsi.

Rizzuni = fascio di arbusti spinosi usato a volte per chiudere l’ingresso della mandria. ‘Ngghiuria di un ramo della famiglia Mineo. (L. M.))

LE INFLUENZE GALLOITALICHE NEL DIALETTO BRONTESE

Nel periodo della dominazione normanna molti centri siciliani furono colonizzati da popolazioni lombarde, piemontesi e liguri.

Nel comune di Bronte non avvenne mai questa colonizzazione a dif­fe­renza del contiguo comune di Maniace il quale, nel­l'epo­ca nor­manna, accolse una colonia proveniente dal Monferrato al seguito della contes­sa Adelasia, moglie di Ruggero I.

Il comune di Maniace, quindi, faceva parte della cosiddetta “Lom­bardia siciliana perduta”, che comprendeva, oltre al comune mes­si­nese di Ca­pizzi, anche Maniace con i suoi casali.

Bronte, quindi, non fu colonizzata dalle popolazioni dell'Italia setten­trio­nale, ma, secondo la testimonianza di Benedetto Radice, scom­parendo nel 1425 Maniace come centro abitato, si verifica una “emi­grazione di massa” dei cittadini maniacesi verso il comune brontese e ciò spieghe­rebbe la presenza delle influenze galloita­liche nel dialetto brontese.

Nel caso del dialetto brontese, in realtà, l'influenza galloitalica è limitata alla com­ponente fonologica, a differenza dei comuni della cosiddetta “area alloglotta gallo­italica siciliana” quali San Fratello, Acquedolci, Novara di Sicilia, Fondachelli Fantina in provincia di Messina, Nicosia, Sperlinga, Aidone e Piazza Armerina nell'Ennese.

Andando alle caratteristiche del dialetto brontese c'è da dire che, per quanto riguar­da i vocalismi, il fenomeno più importante da riscontrare sta nel fatto che, nella parlata locale brontese le vocali e ed o sono sem­pre chiuse, per esempio in parole come fora (fuori) o appressu (ap­presso) la o di fora e la e di appressu vengono pro­nunciate chiuse.

Ovviamente, il concetto di chiuso si riferisce alla posizione delle labbra durante la pronuncia, infatti una vocale pronunciata con le labbra aper­te dà origine ad una vo­cale aperta, mentre quando le labbra tendono a chiudersi si hanno le vocali chiuse.

Bisogna dire che questo fenomeno è molto importante per far capire la particolarità del dialetto brontese; infatti nel dialetto siciliano le vocali e ed o sono sempre aper­te, per cui tale fenomeno è indice di un'influenza esterna che appunto è l'influenza lombarda.

Andando ai consonantismi possiamo notare che il nesso consonan­tico – ll -, che in siciliano diventa – dd -, in brontese rimane inva­riato, ad esem­pio un catanese enuncia bbeddu, mentre un bron­tese dice bbellu; riman­gono invariati anche i nessi – mb - e – nd - che in siciliano ven­go­no assi­milati, infatti, per un catanese è nor­ma­le dire quannu veni u bbamminu dove, come evidente si ha l’as­simila­zione di – mb - in bam­bino, che diventa – mm -, e del nesso – nd - in quando, che diventa – nn -.

Questo tratto è anche esteso a parole siciliane come stommacu che non derivano dal nesso – mb -, infatti in brontese si dice stom­macu.
I fenomeni linguistici esposti esplicano la particolarità del dialetto brontese.

Da queste considerazioni inoltre si può dedurre che il dialetto è, non so­lo uno stru­mento di comunicazione, ma anche uno strumento cultu­rale che può essere usato come reperto al pari degli scavi archeologici.

E' quindi evidente che il dialetto può essere utilizzato quale ottimo stru­mento di indagine per l'analisi diacronica di una determinata società.

Dario Milazzo

Da Bloc Notes, periodico di attualità, cultura e informazione, n. 8, Ottobre 2010, Adrano]

Rròbba (dall’arabo raba’) = insieme dei beni immobili o vestiti. “Rrobba fotti” = grano duro; “i rrobbi” = vestiti o proprietà varie. “L’amma a Diu, ‘a robba a ccu veni” (nl). Possedimenti, beni e anche stoffe, tessuti; dal germanico “rauba” (= bottino, preda, ma anche tessuto, stoffa). (N. R.)
Rròrruri = piccole scottature a forma circolare, dolorose ed an­tieste­tiche, alle gambe o anche più su che ci si procurava (specialmente le donne) stando troppo vicino alla “conca”.

Rossa = grossa. Ho usato la R corsiva per indicare il suono dolce.
Rotirarrùtta = vecchio, scassata. (V. S.)
Ru = del
Rrubbàri: sottrarre la roba altrui. Vedi il vocabolo “robba”. (N. R.)
Rrucchèllu = rocchetto.

Rruga (dal francese rue ) = via o anche rione. "Aggregati di case che e si affacciano sulla stessa via con annessi «cuttigghi», piazzette e ballatoi" (Lillo Meli)

Rrullariàri = rotolare. “Immu rullariandu”: tiriamo avanti alla men peggio (V. S.)

Rrùllaru = cerchio per giocare. Rrùllaru a pallini è il cuscinetto a sfera.
Rrùnca = in brontese significa falce! Tempo fa inviai pure l'aggettivo Rìccabburuni ma non è stato pubblicato, "non fari u Rìccabburuni" cioè non darti troppe arie (M.G.P.).


I rùllari a pallini
 

Rrunchiàrisi = raccogliersi, restringersi a gruppo, rimpicciolirsi (M. R.)
Rumalla (?) = fanghiglia. (A. L.)

Rrumbicari = masticare senza denti (riferito a chi è privo di denti) (M. R.)

Rrumanellu = spago di grosse dimensioni. (A. F.)

Rumàni = domani. "Rumàni è sabbatu, mindi vaiu a villa e paru 'na pupilla".

Rrumburiàri (dal greco ròmbos) = brontolare.

Rrumazzàri = stramazzare (M. R.).

Rumàni è sabbatu,
mi 'nzaiu l'àbitu
mindi vaiu a villa
e paru 'na pupilla

Rrumazzata = strapazzata, spelacchiata, smagrita. "Pari na gatta rrumazzata!", epiteto in genere rivolto alle donne emaciate o trasandate.
Rruminaturi
= bastone per rimescolare in un pentolone o in una caldaia, specie in pastorizia nella lavorazione del latte. (L. M.)
Rumìnica = domenica.
Rùnami (dal lat. dare) = dammi.
R'undi = (ri undi) da dove ("R'undi veni?").
Runfari (dal francese ronfler) = russare (LC).
Rupizzàri = rattoppare.
Rrùriri o Rrurěri= Rosicchiare (M.G.P.).
Rurùri = dolore.

Rrustùtu = arrostito.
Rrutàri = eruttare o ruttare. Rutà 'u figghiu? - Tu vò sempri l'àgghju pi rutàri.
Ruvetti = (roveti) rovi, cespugli spinosi che producono le more. (L. M.)
Ruvvicàri (dal latino volvere ) = seppellire.
Rrussu
= rosso.

Oggi è Rumìnica,
cci tagghiammu a testa a Mìnicu,
Mìnicu non c’è
ccià tagghiammu a lu rre,
lu rre è maratu
ccià tagghiammu a lu suddatu,
lu suddatu è a la guerra,
tiritùppiti cu curru ‘n terra


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