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Antico vocabolario popolare brontese

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da un'idea di Nicola Lupo, a cura di Nino Liuzzo

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T



Tabaccàru = tabaccaio.

Tabacchèra = tabacchiera.

Tabacchìnu = tabaccheria.

Tabbarè = dal francese cabaret: vassoio, guantiera (M. R.)

Tabbùtu (dal greco “tafos”, sepolcro e dall’arabo tabut) = bara, cassa da morto.

Tacca (plur. tacchj) = macchia. Ma chi facisti? Si chjnu 'i tacchj r'ogghiu! | 'Ndaiu guai e tacchi r'ogghju ...!

Tacchiàri = macchiare; correre via (alzare i tacchi). (M. R.) | Anche camminare veloce, andare su e giù perché sfaccendato. (S.T.) | Tacchìa ch'è taddu! | 'Nda facìmmu 'na tacchiata?

Tacci [Dallo spagnolo “tacha” = chiodo. (M. R.)] = chiodi.

Taddu = Tardi | Taddu ma... ca bruccetta!

Tagghia = pezzo di ferla tagliato a fischietto un tempo in uso dai mugnai e dai fabbri; vi si incideva un contrassegno dell’utente e il numero delle prestazioni per il grano macinato o dei ferri messi negli zoccoli degli asini. Quando l’utente saldava il conto gli si consegnava a tagghia; da qui il detto: Rari a tagghia, per indicare il dover rendere conto, specie nell’espressione: Picchì ccià dari sa tagghia? Per dire: Perché devi rendere conto? (L. M.)

Tagghiàri = tagliare

Tagghiarìni (dal latino Taliare = tagliare): pasta fresca fatta in casa con farina di grano duro e acqua, tagliata a mano in striscioline sottili; tagliatelle.

Tàju (dall’ebraico tajat) = luto, fango, che indurito serve per le costruzioni. Noi lo interpretavamo come “ pietra”, infatti si diceva “testa di taju”= testa dura.

Tallarìta = Farfallino, papillon (M.G.P.) | Pipistrello, in senso traslato, cravattino. (S.T.)

Tallàtu = tessuto roso dalle tignole (agg.). (S.T.)

Talli (dal greco “tallos”) = parti tenere delle verdure (es. “i cimmi ‘i cucuzza”).

Tanaddu = appellativo con cui venivano indicati gli abitanti di Cesarò. Forse originariamente significava aggressivo, scorbutico. (L. M.)

Tandu (dal latino ante annum) = allora.

Tanfu = odore sgradevole.

Tantiàri (dal latino tentare) = brancolare.

Tantìcchia (dal latino “tantillum”) = un poco.

Tappìna (dal catalano tapì) = pianella, ciabatta. (A. F.)



 

Vocabolario brontese

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Aforismi e modi di dire

Tappinara (da tappina, pianella, pantofola: vedi voce precedente) è una parola che in senso letterale significherebbe donna che fa uso delle tappine, ma in realtà è usata quasi soltanto in senso traslato per indicare una donna di facili costumi, quasi una passeggiatrice. Può anche significare fabbricatrice di pianelle e, in questo caso, sempre in senso metaforico, colei che sparge qua e là maldicenze, ossia pettegola. (N. R.)

Taràllu (dal greco thyra + alos) = anello. Noi indichiamo un biscotto ad anello.

Tàramu (dal latino talamus) = talamo, alcova, letto nuziale |  'U tàramu era anche il catafalco che le Confraternite montavano dinanzi all'altare maggiore nella chiesa di appartenenza per collocarvi la bara dei propri soci durante la funzione funebre. Rinomato è rimasto quello della Misericordia (Chiesa della Batia), scolpito dal maestro Ronsisvalle.

Tarì = moneta (coniata dagli Arabi in Sicilia e poi adottata da Svevi e Normanni). Valeva 8,50 soldi e nel 1906 con 4 tarì si compravano 18 kg. di grano, o 17 bottiglie di vino (nl). "Tarì" è anche usato con il significato di "guarda" (imperativo del verbo tariari): "Tarì quant' è llaria chilla!" (aL).

Tariàri = guardare (dal sic. gen. taliari per rotacismo della "l") (N. R.)

Tarioru/a: etimo dubbio. Tuttavia è possibile (e probabile) che derivi dalla voce brontese tariari (per rotacismo dal siciliano comune taliari = guardare, spiare), volendo significare una persona pettegola, sempre mal disposta verso il prossimo, tanto da provare piacere nel curiosare per conoscere e spargere maldicenze e anche calunnie. Il rotacismo, come è scritto in Alcune peculiarità …, è la tendenza (non solo del dialetto brontese) a trasformare in r la l e la d intervocaliche o iniziali (in latino anche la s. Es. honos, honoris, invece di honosis). Latino: dicit - Italiano: dice - Siciliano: dici - Brontese: rici. E così muru, invece di mulu, rumani invece di dumani, Maronna invece di Madonna, ecc.  (N. R.)

Tascappàni = tascapane (sacca in tela, da portare a tracolla, usata dai militari per contenervi cibo e munizioni).

Taschéttu (dal francese casquette) = Berretto con visiera, tipico dei brontesi (M. R.) | Sinonimo di “còppura” (nl)

Tastàri (dal latino taxitare) = gustare per sentire il sapore o la cottura.

 

Tavacca = spalliera e pediera del letto ('a tavacca ru lettu). (LC)

Tavèlla (dal latino tabella) = tavoletta. I nostri muratori usavano l’accrescitivo tavilluni.

Tavurella = piccolo pezzo di tavola, tavoletta.

Tavurìnu = tavolino.

Tàvuri = tavole. “I tavuri ru lettu” (“le tavole del letto”): in genere sei tavole poste su tre trespoli (“i trispiti”) modellate in modo da lasciare fra l’una e l’altra uno spazio che serviva ad arieggiare i materassi.

Tàvuru = tavolo

Tia (dal latino "tibi") = è pronome personale indiretto; per esempio si dice: a ttia = a te; e altrettanto Mia: a mmia = a me.

Ticchièra = sedile in muratura davanti le case di campagna ma anche nelle stalle per posare i finimenti del cavallo. (LC)

Tignuszu = calvo.

Timogna = bica costituita da covoni in attesa della trebbia (L. M.) | U grillu supra a timogna (si dice di cose o di una coppia male assortita fisicamente, lui piccolo e lei imponente.

Timpa = luogo elevato, scosceso e disagevole (M. R.). Deriva dal greco tymbos = pendice. Frase: “jri pi li timpi timpi”= andare per i monti. Anche una via di Bronte, scoscesa e ripida, porta il nome Timpa.

Timpagnu = doga, es. "un coppu o ciccu e un coppu o timpagnu" = un colpo al cerchio e un colpo alla doga (della botte).

Tinàgghia = tenaglia. (S.T.)

Tinghitè (a) (dal catalano à tingut tè) = in quantità spropositata, a bizzeffe o a volontà ("Oggi mi ricriavu, mangiavu a tinghitè").

Tìngiri = tingere | Tìngiri a unu (imbrogliarlo, carpirne la buona fede e spillargli soldi).

Tingituri = imbianchino.

Tingiùtu = tinto, dipinto. (S.T.)

Tintu (dal latino tinctus) = letteralmente “tinto”, in senso figurato malvagio, vile (vedi Peculiarità del dialetto brontese). La parola italiana "tinto" si dice tingiutu.

Tira = tela.

Tirafùmmi = tiraforme. Attrezzo per calzolai che serviva a tirare fuori la forma dalla scarpa finita | A proposito nei miei “Fantasmi” ho raccontato un aneddoto su “I Botta”. (nl)


Un tavurinu ri petra



Via Timpa

Tirapètri = fionda (M.G.P.).

Tiràri = tirare, lanciare, percepire | tirari 'na petra | tirari avanti | tirari a nsittari o a campari (tirare ad indovinare o a campare | Non ti vutari è tira ddrittu p’a to srata (non ti voltare e vai per la tua strada) | Quantu tiri o miszi? (quanto guadagni al mese?).

Tiresa = Teresa. "Si fìmmina ri casa, si veni tò maritu ti pìzzica e ti basa", recitava la filastrocca.

Tirilliàri = fare a pezzi.

Tiresa, Tiresa
si fìmmina ri casa, si veni tò maritu ti pìzzica e ti basa

Ttirrìri = spaventare, atterrire. Dal latino "terreo, es, terrui, térritum, terrére". Dall'intensivo "perterreo, es, ..." (= atterrire fortemente), preceduto dal prefisso "in" deriva "mpittirrìri". L'italiano atterrire deriva sempre da "terreo", però preceduto dal prefisso "a(d)" (N. R.).

Ttiszàri = raddrizzare, stendere, distendere | Ttìszà i peri e murì!

Tiszu = dritto. “Ingiuria” di un prete (Patri Tiszu) che suonava bene l’organo.

Tizzuni = Pezzi di legno non completamente carbonizzati che emettono ancora fumo (LC). "Ma stùtaru stu tizzuni! No viri commu ndi sta nnigghiandu?

To’ = tuo, tua, tuoi, tue.

Tocca = tocchi, rubi.

Toccimussu = piccolo legno con all'estremità un cappio per torcere il muso ad animali da ferrare per farli stare fermi.

Tomàticu = bottone automatico. (S.T.)

Tòmu (dal latino tomu) = letteralmente “volume” di un’opera, in senso figurato “riservato“. Esiste raddoppiato “tomu-tomu” che corrisponderebbe al nostro “fesso-fesso” o al detto di Totò “cacchio cacchio”.

Toppi = trucioli, pezzi di legno | Primmu ccampa tutt'i toppi e pò tinni pò jri.

Tòtimu = (gioco del): sorta di cubetto di legno, che si lanciava. Costruito sul proprio asse, recava su ciascuna delle facce particolari simboli: T = tutto; M = mettà; 1 = una parte; N = niente. (M. R.)

Trabanti (dallo spagnolo Trabajante) = attendente | 'U Trabanti era il titolo di un quindicinale che si definiva "politico-umoristico" fondato da Vincenzo Schilirò nel 1913.

Trabbughiàrisi = dispiacersi. (O. C.)

Tracchìggiu (?) = andirivieni, via vai continuo, traffico, confusione | Oh! Ma ch'è stu tracchiggiu?! Sta casza pari un fùndacu!.

Tracullàri (dal provenzale tremula) = tramontare. Frase per indicare luna piena: “Tandu è ‘a vera quinta quandu u suri colla e ‘a luna spunta”.

Trainèllu = voce palermitana: tranello, inganno. (M. R.)

Tramenzu = separatoio.

Tranchiùtu = grosso, impettito, tarchiato. (S.T.)

Tranturiàri = Tremare per il freddo.

Trànturu (dal greco trantàzo) = tremito.

Trappìtu (dal latino trapetum) = trappeto o frantoio. Il vecchio trappìtu a Bronte è scomparso dopo il 1930, quando furono fatti quelli moderni, il primo dei quali fu quello denominato Oleificio S. Giuseppe, sito in via Cardinale De Luca, fondato dal maestro V. Franchina, fratelli Isola, E. Interdonato e A. G. Lupo (mio padre).
L’ultimo trappitu che ricordo io si trovava in Corso Umberto tra via A. Corelli e Piazza Piave. C’era la macina girata da un mulo munito di paraocchi, una pressa a mano, una vasca in cui scolava l’olio, che poi veniva raccolto col famoso piattu dal trappitaru esperto. In un angolo, vicino al fuoco che serviva anche per riscaldare l’acqua per pulire le sporte che contene­vano la pasta delle olive macinate, stazionava spesso fra Savvaturi il monaco questuante che attendeva l’elemosina dai vari clienti. Egli, grande e grosso, con un faccione bonario, coperto da una folta barba cacio e pepe, si presentava con un Pace e Bene e ‘a tabacchera aperta per una presa di tabacco, di cui era sempre sporca la sua vecchia tonica. (nl)

Trapurèru (da trappola?, dal francese trompeur) = imbroglione, bugiardo.

Trarimintùszu = ingannevole, falso, insidioso.

Traszìri = entrare | A traszi e nesci (a doppio senso, dire e non dire) | Ma chi cci traszi? (ma che c'entra?) | 'U miszi (o l'annu) chi traszi (il prossimo mese od anno).

Travagghiari (dal francese travailler) = Lavorare (LC).

Travagghiu = Lavoro.

Traviàri = barcollare, traballare.

Trazzèra (da “traccia”): viottolo di campagna, strada campestre, termine usato in Sicilia e in Calabria per indicare il tratturo.  

Trigghiùni = grossa triglia (?). Era l’ingiuria-soprannome di un aiuto fuggiaru di don France­sco Paolo Benvegna, il quale la sera faceva l’operatore al cinema (gestito dai f.lli Benvegna) e diventava il bersaglio della marmaglia quando la pellicola si rompeva (il che accadeva molto spesso) o quando molti non riuscivano a leggere per intero le didascalie perchè allora non c’era ancora il sonoro.

Trimurizzu (o trumurizzu) = tremolio.

 

Trincettu = lama d'acciaio affilata da una sola parte utilizzata dal calzolaio per tagliare il cuoio.

Trincètti = saltelli scomposti durante il ballo. (S.T.)

Trìnguri-mìnguri: nome di un personaggio fantastico di una filastrocca. “Trìnguri-mìnguri jva fujèndu, Tentazioni ci jva r’arretu, ssi non era ppi’ Coscistotti, Trìnguri-mìnguri jva a la motti”. Una filastrocca, di origine popolare e dal riferimento incerto (nl).
Altra versione sentita da padre Nunzio Modica, rettore della chiesa dell’Annunziata, intorno al 1940: Trìnguri mìnguri pi la so via jiva, e u maru ristino rappressu puttava, e si non’era pi cosci stotti, tringuri-minguri jiva a la motti. Il riferimento era alla pecora che cammi­nando rischiava di essere aggredita dal lupo; se non fosse stato per il cane (cosci stotti) sarebba andata incontro alla morte (L. M.).

Trìnguri-mìnguri jva fujèndu,

Tentazioni ci jva r’arretu,
ssi non era ppi’ Coscistotti,
Trìnguri-mìnguri jva a la motti

Triporu = trespolo per appoggiare il paiolo nel caminetto. (N. S.)

Tripòrunu = trepiedi. Cerchio di ferro poggiante su tre sostegni, usato per mettere una grossa pentola (‘u menzarangiu) sul fuoco.

Trippàri (dal francese triper) = saltellare,  ballare confusamente senza ordine e in senso figurato “darsi alla pazza gioia”.

Trippèri (tre piedi) = trespolo per appoggiare la bacinella per lavarsi ('u bacìri).

Trippu (da trippari) =  allegria, pazza gioia.

Trirenti = tridente, forcone utilizzato nell’aia per trebbiare il frumento, od altri cereali, gettandolo in alto e separando con l’aiuto del vento i chicchi dalla paglia e dalle parti non edibili delle spighe (vedi la Trebbiatura).  

Trìrici = tredici | Lassari in trìrici = squagliarsela senza preavviso, lasciare in asso, abbandonare (come il Signore che lasciò i tredici apostoli e se ne salì in cielo).

Tririntùni = forcone (a tre punte) per paglia o fieno. (V. S.)

Trisdèi = esclamazione innanzi a cose brutte, sempre seguita dalla parola Trisdòmini e dal segno della croce.

Trisòru (dal latino thesaurus) = tesoro.

Trìspiti = trespoli. Frase: “trispiti e tavuri” era il modo di dire del popolino per indicare i mobili indispensabili per il matrimonio e cioè il letto, la cui base era formata da due trespoli fatti da un fabbro su modello standard e sei tavole modellate in modo da lasciare fra l’una e l’altra uno spazio che serviva ad arieggiare i materassi. I quali erano quattro: due di crine per l’ estate e due di lana per l’inverno. I più poveri usavano, invece, foglie di granturco o paglia di segale, che facevano gran rumore al minimo movimento. Il letto risultava alto, tanto che le donne bassine e corpulente usavano uno sgabello per salirvi. Per i piccoli, che dormivano fra i genitori, si usava una pelle di pecora per non far bagnare e sporcare i materassi.

Trizza = treccia (S.T.)

Trizziàri (dal latino tricae) = beffare. Perciò, giocando a carte, si diceva “staiu trizziandu” per significare “sto vedendo”.

Tròccura = (raganèlla) tipo di strumento musicale. E' una tavola di legno con manico e maniglie pure di legno o di ferro, con una lamina ed ruota dentata che girando attorno un perno, mossa velocemente in senso rotatorio, produce appunto un suono "legnoso" (nl). Durante i riti della Settimana Santa era (è) utilizzata nelle chiese e portata lungo le strade e nella processione del Venerdì.  Dal dopopranzo del Giovedì (quando inizia la visita ai sepolcri) fino alla Risurrezione, la chiesa è in lutto e non si suonano le campane perché legate. Il silenzio può essere rotto solo dalla tròccula (A. F.).

Troffa = ciuffo d’erba, mazzetto, cespo; (nà troffa ´i cicòina” = un mazzetto di cicoria (M. R.). Può avere anche il significato di "donna obesa" (A. F.)

Trona = tuoni (al sing. tronu) | Trona e llampi (tuoni e fulmini).

Tròpiku = Collera (S.T.).

Trùbburu = torbido, offuscato (LC).

Truccu (dal tedesco troc) = inganno. “U truccu c’è ma non si viri!”

Truccuriàri = mettere le mani dappertutto senza concludere nulla. (A. F.)

Trumba = tromba, strumento da fiato (in senso traslato = muso grosso, broncio). (S.T.)

Trumò (dal francese trumeau) = specchio con mensola, generalmente posto fra due finestre.

Trunzu = torsolo.

Truppicari = inciampare.

Truppicùni = caduta rovinosa, inciampo | Pigghiavu un truppicuni chi mi stava rumpendu 'u cutruzzu! | Oh! Ma lèvaru su truppicuni! Caccunu pò scillicari!

Trùscia (dal francese “trousse”, fardello) = pacco confezionato con un grande fazzoletto, fagotto | Ccàmpati i to trusci e vatindi!


U triporu e a pignata 'i rammu



I trìspiti e, supra 'a
maìlla, i crivi e 'u scanatùri

'A tròccura (la raganella)
'A tròccura

Trussu = torso, torsolo | Oggi mi pari un trussu 'i lattuca.

Truvàiu = trovò.

Truzzàri (dal latino trusare) = urtare o toccare | Dal francese toucer = toccare leggermente, sfiorare | Non mmi truzzari chi mi scòzzuru!

Tucciniuni = dolori viscerali ("tucciniuni 'i stommacu").

Tuddu = tonto, tardo di comprendonio.

Tuffu = pietra friabile, residui del caffè.

Tugànu (dal greco teganum) = tegame, pentola di terracotta, munita di un solo manico.

Tumàzzu: (da “toma”) = formaggio. Riporto (cu rispettu parrandu!) il motto volgarotto ma colorito dei nostri (brontesi) anarchici: “Pani e tumazzu e libertà ri cazzu!”

Tumbarellu = girino (M.R.).

Tumburiàri = ruzzolare (S.T.)

Tumma (dal francese tomme) = toma, formaggio fresco.

Tùmminu o Tùmmunu (?) = unità di misura per cereali equivalente a Kg. 18 – ma anche di superficie equivalente a mq. 2.200. Sottomultipli erano «u dumundella» e «'a garozza», multiplo «'a samma» (vedi).

Tumpuràta (?) = schiaffo. A mio avviso la parola “Tumpurata” o “Tumpuruni” che dir si voglia è onomatopeico e cioè nella parola si ripete il suono (tump) causato proprio dallo schiaffo. (A. C.)

Tùndiri o Tundìri = tosare.

Tundu = rotondo. Lo sapete, vero?, che "cu nasci tundu non pò mòriri quatratu?" | 'U Tundu è anche il belvedere che si incontra arrivando da Catania subito dopo la chiesa della Madonna delle Grazie, (Piazza Nicolò Zappia).

Tungana = persona che parla a voce bassa, confusa e precipitosa. Detto di donna intontita e che non capisce. Sta tungana … (L. M.)

Ttuppari = otturare od arrivare all'improvviso | Ttuppari un pittuszu | U sa cu mi ttuppà aieri? Me soggira!

Tuppu (dal normanno toupin o dal francese toupet ) = treccia di capelli sulla nuca, crocchia.

Tuppuriari = bussare, battere.

Tturràta = tostata. Si diceva della mollica di pane tostata, che sostituiva spesso il formaggio.

Turi e Turìllu = dim. e vezz. di Salvatore.

Tturràri (dal latino torrere) = tostare (nl) | Tostare, abbrustolire, esponendo al fuoco senza cuocere del tutto e senza bruciare, però sterilizzando. Da qui forse il detto ch’illu è ‘n’omu cu i cugghiuna ’tturrati, cioè insensibile agli stimoli sessuali. Oppure insensibile tout court (N.R.).

Tuvàgghia = tovaglia. Si usa lo stesso termine specificandone l’uso come per l’asciugamano | Tuvàgghia ‘i facci (asciugamano) e Tuvagghia i tàvura.

Tuzzuriàri (dal latino titio) = attizzare il fuoco, ma, in senso figurato, stizzire.

'U tuddu e l'angirellu

Un binomio perfetto




'U tumazzu cu ì spezzi



Ci vòruno ddu dumundèlla ppi fari un tùmmunu.


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