Home

Tutto sulla Città di Bronte

Tradizioni brontesi

Ti trovi in:  Home-> Tradizioni-> Vocabolario brontese

Antico vocabolario popolare brontese

ARCHEOLOGIA LESSICALE

da un'idea di Nicola Lupo(1)

A B C D E F G H I J L M N O P Q R S T U V Z

Premessa

Nicola Lupo: inseguendo gli 88Rimuginavo da tempo di raccogliere e spiegare i più antichi vocaboli della parlata brontese e a tale scopo desideravo rintracciare la tesi di laurea del mio caro amico Gregorio Sofia che se ne era interessato.

Purtroppo egli non c’è più e la famiglia non ha trovato traccia del suo lavoro.

Tuttavia io ho ricordato alcune parole nei miei brani di Tradi­zioni Popolari, pubblicati dai miei amici di Bronte Insieme, ed ora sto cercando di metterle in ordine alfabetico, corredan­dole non solo del significato, ma anche dell’etimologia e delle frasi in cui compaiono.

Quando ho intrapreso questo lavoro ho iniziato con l’impo­stare l’alfabeto italiano completo con la presunzione che scorrendo le diverse lettere sgorgassero dalla mia ferrea e lontana memoria le parole da snocciolare di seguito; ma era una vera presunzione nel senso deteriore del termine, perché di fronte alle varie lettere non veniva nessuna parola, con mia grande disdetta.

E a quel punto ho pensato di partire ricordando qualche frase e registrando tutti i termini in essa contenuti.

L’esperimento è riuscito quasi subito e, come avviene quando si mangiano le ciliegie, che una tira l’altra, il mio compito prese ad andare con mia soddisfazione.

Scritto il vocabolo (ed ho trovato qualche difficoltà nell’indicarne graficamente la pronunzia) ho messo in evidenza l’etimologia perché il dialetto brontese usa parole e termini derivanti dal greco, dal latino, dall’arabo, dallo spagnolo, dal francese e dall’inglese, per cui compaiono molti punti interrogativi ai quali spero voglia rispondere qualche volenteroso studente di lingue, anche di quella araba.

A proposito della grafia delle parole e frasi in dialetto brontese devo premettere in primo luogo che il dialetto, come dice il termine greco dialektos, è una parlata che, quando viene scritta cessa in qualche modo di essere dialetto, che io definirei forma dialettale, e crea problemi nella grafia.

Detto questo, io, che intendo riprodurre al meglio il parlato volto in iscritto, ho deciso di proporre una mia soluzione per la “s” e per il gruppo “str”, che hanno un suono speciale: per rendere la “s“ brontese scriverò “sz”, come nelle parole: biszazza, cafiszu, caruszi, coszaruci, caszamè, e simili; per il gruppo “str” io userò le stesse consonanti “str“, ma con la “t” in corsivo, per indicare che quasi non si sente, come in “mastru” di “maestro” (operaio), mentre il maestro di scuola è “maestru”.

Spero, così, di non creare incertezze e malintesi e di non suscitare critiche inutili.

Ringrazio gli amici Cirillo, Camuto e, in modo particolare, Nino Liuzzo e Franco Cimbali dell’Associazione Bronte Insieme Onlus, che hanno condiviso con me quest’idea e collaborato a questo mio lavoro rendendolo attuabile.

Nicola Lupo

Bari, 9 marzo 2006


NOTA STATISTICA

Avrò riportato circa 750 vocaboli e, supponendo che siano il 50% di quelli effettivamente usati dai nostri vecchi, in maggioranza analfabeti, si può ipotizzare che i Brontesi della prima metà del secolo scorso disponessero di un lessico di circa 1500 parole.

Accingendomi a integrare il nostro vocabolario con un robusto numero di voci, complete di etimologia, ritengo utile aggiungere che un dialetto è l’adattamento di una lingua alle esigenze fonetiche di una popolazione. La quale procede per semplificazione che può consistere nella eliminazione di una vocale o sillaba iniziale, mediana o finale, cosa che i grammatici hanno chiamato rispettivamente aferesi, sincope e apocope, nel cambiamento di una consonante con un’altra o anche attribuendo ad un termine un significato alquanto diverso da quello che ha nella lingua originale, come si potrà constatare scorrendo il vocabolario stesso. (nl)

Maggio 2008



NOTA

Alle elementari i vocaboli dialettali ci venivano spiegati e tradotti in italiano dal maestro, ma io avrei voluto un vocabolario “Brontese-Italiano”, ma non ho avuto mai il coraggio di chiedere a mio padre, che era maestro, di farmelo lui, perché insegnava fuori ed era sempre indaffarato per provvedere alla famiglia che era già numerosa: infatti quando io cominciai ad andare a scuola eravamo già quattro figli, e tutti maschi… e di buon appetito, (non per niente ci chiamiamo “lupo”!).
(nl)

 

Questo vocabolario è aperto a tutti

chiunque, a conoscenza di altre antiche parole o detti brontesi, può comunicarli a “Bronte Insieme” che provvederà a inserirli.
Potrai intervenire inserendo nuovi etimi o altri vocaboli e soprattutto frasi interessanti. Anche i «?» sono stati volutamente lasciati in attesa di una tua integrazione.
 

Osservazioni

- La “a” diventa “u”: es. erano = erunu.
- La “b” diventa “g”: es. “cambiare” diventa “cangiari”.
- La “b” si raddoppia: es. “nobilitati” diventa “nubbirìsci”.
- La doppia “bb” diventa “v” e la “r” passa dopo la “f” nella parola febbre = frevi.
- La “c” diventa “qu”: es. “calze” diventa “quazetti”.
- La doppia “cc” o “ss” diventano doppia “zz”: es. “bisaccia” diventa “biscazza” e “casseruola” diventa “cazzarora”.
- La sillaba “cia” diventa “sa”: es. “camicia” diventa “cammisa”.
- “di” diventa “‘i”
- la “d” diventa “r”: es. “Madonna” diventa “Maronna”.
- La “d” diventa “l” in “mastro d’ascia” che diventa “mastrulascia”.
- “d” diventa “t” in “ospedale = spitari”
- La “e” diventa “i ”: es. fasce = fasci, nevica = nìvica.
- La “f” di fiummi (fiume), seguita dal dittongo “iu”, diventa muta e quindi va sostituita dalla “h” e perciò deve scriversi hiummi.
- “g“ diventa “j”: es. “gettare” diventa “jìttari”.
- La “g” diventa “rr”: es. sega = serra.
- “g” diventa “c” in “sugo = sucu”.
- La doppia “gg” diventa “j”: es. “fuggire = fujìri”.
- Il gruppo “gl” diventa “ggh”: es. “figlia = figghia”.
- La “i” diventa “u” es. “grandine” diventa “granduri”.
- Il dittongo “ie” diventa “e”: es. “niente = nenti”.
- “il“ diventa “u”: es. “il tarì = u tarì”.
- “io“ qualche volta diventa “i’
- “io” diventa “ru”: es. “rasoio = rasoru”.
- La “l” spesso diventa “r”: es. “baccalà” diventa “baccarà”.
- La “l“ davanti ad altra consonante raddoppia questa : es. “Malta” = “Matta”; “palmento = pammentu”.
- La “l” davanti alla “t” cade: es. saltare = satàri.
- Il gruppo “ltr” perde la “l”: es. altra = atra.
- La doppia “mm” diventa “m”: es. “camminare” diventa “caminari”.
- La “o” diventa “a”: es. fico = fica.
- La “o” diventa “u”: es. “botte” diventa “butti”.
- La “o” scompare in “ospedale = spitari”.
- La “p” diventa “b”: es. “palle” diventa “balli”.
- La “p” diventa “c”: es. “piange” diventa “ciangi”, o “ch”; es. “piove” diventa “chiovi”.
- La “r” scompare davanti ad altra consonante che raddoppia: es. “barba” diventa “babba”.
- “ rd “ diventa “dd”: es. “lardo” diventa “laddu”.
- Il gruppo “rs” diventa “zz”: es. “borsa” diventa “buzza”.
- La “s” diventa “sz”: es. “casa” diventa “casza”.
- La doppia “ss” diventa “sc”: es. “prossimo” diventa “pròscimu”.
- Il gruppo “str” diventa “s t r”: es. “maestro” diventa “maestru” e “mastro” diventa “mastru”.
- La “t” diventa “r”: es. “grata” diventa “grara”.
- La doppia “tt” diventa “t”: es: “mattina” diventa “matina”.
- La “u” iniziale cade: es. “una” diventa “ ‘na”
- La “u” diventa “o”: es. uccellare = ocilliari. In questo caso la doppia “cc” diventa semplice “c”, mentre il fenomeno prevalente era quello di raddoppiare certe consonanti.
- Il dittongo “uo” si contrare in “o”: es. fuoco = focu; uomo = ommu.
- La “v” diventa “g” es. “vallone” diventa “galluni”.
- Alcuni vocaboli sono invariabili: es. “u bo’”, “i bo’”.
- Alcuni nomi sono invariabili sia al plurale che al femminile: es. “u cani”, ‘a cani”, “i cani”: Quasi tutti i sostantivi hanno il plurale in “i” sia al maschile che al femminile.
- Anche l’articolo “i” è invariabile e vale sia per il maschile che per il femminile: es.: i limuni, i scappi.
- Sono frequenti le doppie consonanti anche all’inizio di parola: es. “ccattari”, “Rroma”.
- Plurali in “a” come i neutri latini: es. pìritu, “pìrita”; come dal latino “peditum, pedita”.

RINGRAZIAMO PER LE SEGNALAZIONI INVIATECI:

(A. C.) - Angelica Catania, (ha ragione nel dire che ...in realtà è un pò difficile rendere alcuni concetti in italiano). Come tutti gli altri è indicata dopo le parole e gli aforismi segnalati con una sigla racchiusa fra parentesi Es. la sigla (A. C.) sta per Angelica Catania.
(A. Car.) - Antonio Caruso.
(A. Cam.) - Alfio Camuto
, di Novara.
(A. F.) - Antonino Faia, per alcune caratteristiche frasi ed altri innumerevoli vocaboli e suggerimenti: «Certo che diventa sempre più difficile trovare delle parole che non siano già state inserite nel vocabolario, ma ci provo, e ne ho anche delle belle».
(A. M.) - Alfredo Meli, che ringraziamo per il suo plauso al nostro «...encomiabile lavoro atto a condividere e rafforzare i legami che caratterizzano la nostra cultura».
(A. P.) - Antonio Petronaci per alcune parole che "non ha trovato nel già ricchissimo vocabolario"
(A. R.) - Antonino R.
(da Valfenera, AT) per il termine che indica anche una vedova: Cattiva
(F. C.) - Franco C.
per i molti aforismi brontesi che ci ha segnalato.
(F. Z.) - Flavia Z.
per il termine d'origine albanese Cuppìnu
(G. D. B.) - Giuseppe Di Bella
, per la frase "Mi miragghjàvu attàgghju 'o matapènnu" ed altre parole e simpatici aforismi.
(LC) - Laura C.  che nel segnalarci qualcosa è arrivata per ultima ma si è subito ritrovata fra i primi per i molti vocaboli e gli aforismi che ha voluto mandarci.
(L. C.) - Letizia Catania (da Gravina): "Mi sovviene un termine che sentivo quando ero piccola..., grazie per il lavoro che avete fatto"
(L. M.) - Luigi Minio, che ringraziamo particolarmente per il corposo contributo che ha voluto dare inviandoci termini, vocaboli e frasi, alcuni ormai dimenticati, in disuso e lontani dalla parlata attuale ma che fanno sempre parte del nostro patrimonio linguistico.
(L. P.) - Luigi Parrinello (da Pisa) per i due termini Novè e Piritùppiti ed altri vocaboli.
(L. Z.) - Loredana Z.
per le parole Birìci e Stizza.
(M. A.) - Maria Amato
per il vocabolo "cilliari".
(M.G.P.) - Mannino Gaetano Giuseppe per i molti aforismi che ci ha segnalati (es. "Cu scecchi caccia...") e tanti altri innumerevoli, curiosi vocaboli sconosciuti ed oggi da molti dimenticati.
(M. R.) - Mario Rappazzo, per le etimologie sulle parole già presenti nel vocabolario e contrassegnate dal (?) ed i numerosi vocaboli da lui segnalati: «Mi sono adoperato con ogni mezzo a mia disposizione (vocabolari greco, latino, spagnolo, francese, ecc.) per trovare un possibile significato da attribuire a quelle parole, assai antiche ma ancora oggi correnti, delle quali nel vocabolario non risulta etimologia né radice semantica. Di qualche termine ho trovato radici certe; di altri mi sono accontentato di ricostruzioni ed interpretazioni. In ogni modo, non essendovi certezza…..».
(N. C.) - Nunzio Cavallaro.
(N. L.) - Nunzio Longhitano
per l'antica filastrocca per proteggersi da tuoni e fulmini "u vebbu", altri vocaboli e la spiegazione socio-linguistica su 'i zubbi.
(N. R.) - Nino Russo, che ringraziamo per la precisione nell'indicare le etimologie e la dettagliata descrizione di ogni singolo vocabolo.
(N. S.) - Nunzio Samperi, indicato dopo le parole segnalate con la sigla (N. S.)
(N. Sc.) - Nunzio Sciacca
che ci scrive da Schaffhausen (Svizzera).
(P. L.) - Pippo Longhitano
, di S. M. di Licodia.
(O. C.) - Oriana C.
, indicata dopo le parole segnalate con la sigla (O. C.).
(S. P.) - Salvatore Passè
(V. S.) - Vincenzo Serravalle,
da Biancavilla che ringraziamo per le continue, numerose segnalazioni.

... E TANTI ALTRI ANCORA  che non vogliono figurare in quest'elenco e che abbiamo indicato solo con la sigla, non riportata in questo elenco, apposta accanto a quanto da loro ci è stato segnalato.

A B C D E F G H I J L M N O P Q R S T U V Z  

VOCABOLARIO BRONTESE

Vers.1.1 in

di Nicola Lupo:
Tradizioni popolari    "Fantasmi", storiette paesane    Vincenzo Schilirò-Educatore e letterato   Florilegio delle "Memorie storiche"

Powered by Associazione Bronte Insieme - Bibliografia minima

   AFORISMI BRONTESI