Silvio Cirillo

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Silvio Cirillo

Un poeta pugliese

di Nicola Lupo
 

Oltre ad avere speso una vita nello studio e nell’insegnamento delle sue amate Lettere Classiche, e segnatamente il prediletto Latino, in cui è stato non solo maestro di grammatica, ma anche fine poeta, formato per carattere congeniale su Virgilio, epico, bucolico e georgico, del quale ha tradotto in versi tutta l’opera in appropriati endecasillabi di squisita fattura; oltre ad essersi cimentato anche in lavori storici e di carattere scolastico, concludendo questo suo laborioso ciclo con “ITER (Epistola ad Adrianum)”(1), che è un delicato poemetto latino, in esametri, che non ha nulla da invidiare agli analoghi scritti del Pascoli, con relativa libera traduzione in versi endecasillabi, e che sarebbe stato degno di miglior fortuna, perché ci dà non solo il godimento della poesia sia latina che italiana, ma anche una immagine della Puglia, a Lui cara, dal punto di vista geografico, storico ed artistico, che include anche personali e originali visioni dei fatti e delle situazioni narrate, Silvio Cirillo dagli anni ’50 ha commentato i “fatti del giorno”, con sonetti in romanesco e in lingua, con fine ironia o moderato sarcasmo, specialmente nel campo scolastico educativo, mentre spende ora i suoi forzati ozi nel commentare i principali “acta diurna” con lo stesso stile, sempre più raffinato, e con lo stesso spirito critico e con la stessa consumata ironia, cogliendo i punti deboli della politica e della società quali si vanno ingarbugliando sempre più in questa Italia che non sa né uscire dalla Prima né entrare nella Seconda Repubblica.

L’intelligente e delicato “De nova Repubblica”, raccoglie componimenti che vanno dal 1950 ad oggi, divisi in tre libri, nei quali espone, analizza, critica e staffila uomini e azioni che vanno dai problemi dell’infanzia a quelli sanitari, dall’incendio doloso del Teatro Petruzzelli, alle esternazioni di Cossiga, dai congiuntivi di Bossi, all’azione criticabile della stampa, dall’ineffabile Sgarbi al pragmatico Berlusconi, dal sardonico Andreotti a La Malfa,che parla in nome del padre, dal divorzio alla critica di certa magistratura politicizzata, alla “par condicio”, ecc. ecc.: il tutto per circa duecento componimenti che avvincono e divertono il lettore anche quando qualche tesi non è perfettamente condivisibile.

La lingua usata dal Silvio Cirillo è, come è stato detto, ora il romanesco ora l’italiano, ma sempre ancorata alla sua solida base umanistica, classica e, a tratti, romantica quando parla di problemi della famiglia o educativi, problemi dell’infanzia e della religione.

La sua fine, e mai volgare, satira non offende, ma stimola alla giusta comprensione dei problemi trattati e alla civile discussione, talvolta accademica, ma sempre costruttiva e rispettosa dell’opinione altrui.

I sonetti, e quelli caudati che egli ama chiamare “sonettacci”, ricordano non solo quelli del Belli e del Trilussa, ma anche quelli più recenti di Antonello Trombadori, il quale aveva in comune con il Cirillo la passione per l’arte pittorica di cui era eccellente critico.

Ogni componimento è preceduto da un sottotitolo-sommario che inquadra il fatto e ne specifica le circostanze, descrive i personaggi e ne stigmatizza i comporta­menti: il tutto sempre con le sue abituali finezza e signorilità.

Silvio Cirillo ironizza anche nel titolo di questa raccolta: infatti, partendo dal latino per il quale si battè strenuamente quando, travisata la lotta tra scuola per tutti o scuole differenziate (come sta avvenendo ancora adesso con la riforma Moratti), la disputa si trasformò in Latino sì o Latino no, sdrammatizza optando per il roma­nesco e si immedesima con Don Chisciotte che, dopo le inutili battaglie contro i mulini a vento, esorta il fido Sancho Panza a battere in ritirata e tornare a casa.

Perciò Egli merita di essere letto e meditato non solo per quello che scrive, ma per come lo espone, e va indicato alle nuove generazioni come esempio non solo di studioso, ma anche di cittadino “compos sui”.

[Nicola Lupo, Bari, novembre 2004]

Bibliografia di Silvio Cirillo

Egli è nato a Bari, dove tuttora vive e lavora, nel 1919; ha stu­diato in questa città seguendo gli studi classici nel presti­gio­so Liceo Statale Orazio Flacco ed ha conseguito la laurea in Lettere classiche presso l’Università di Napoli.
Ha prestato il servizio militare partecipando alle operazioni della seconda guerra mondiale, finita la quale, ha intrapreso l’inse­gnamento prima nella Scuola Media (dove ho avuto il piacere di cono­scerlo e l’onore di diventarGli amico, di una amicizia che dura tuttora anche se non condividiamo l’orien­tamento politico), poi negli Istituti Tecnici e nel Magistrale, mentre, per venti anni, insegnava anche Latino nella Facoltà di Magistero dell’Università di Bari. (Nicola Lupo)

Romana - antologia di autori latini per la Scuola Media (in collaborazione con G. Ferrara) Bari 1947
P. Virgilio Marone, Eneide libri 12 - Bari 1964/75
G. Valerio Catullo, La chioma di Berenice, Bari 1969
G. Valerio Catullo, L’ epitalamio di Teti e Peleo - Bari 1972
G. Valerio Catullo, Carme LXVIII - Bari 1970
Un Juke box per Ovidio Nasone (questioni scolastiche) Bari 1965
Presenza di Virgilio oltre il Lete - Bari 1965
Per una nota introduttiva alla poesia latina di G. Pascoli. Bari 1963
Della lettera di P. Bracciolini a F. Barbaro (nota filologica per una introduzione alle “Selve” di P. Stazio - Bari 1966
Di Francesco Gonfalonieri e della giornata del 20 aprile 1814 in Milano - Bari 1970
Lesbia una e tre nel c. LXVIII di Catullo - Bari 1970
Il carme LXIV di V. Catullo, ovvero della paura di amare - Bari 1971
Noterelle manzoniane in margine al centenario - Bari 1975
Virgilio, Le Georgiche (versione poetica) inedito - Bari 1986/7
C’ è qualcuno con me (e altre poesie) Bari 1962

Qualche brano di critica:

La lingua latina “morta non è: può ancora esprimere senti­menti, descrivere paesaggi, magari dar voce all’ indignazione.
E addirittura fare da roboante, quanto malinconico richiamo “turistico” […]. Iter è in realtà un nostalgico viaggio per la ter­ra di Puglia […] di 697 versi che reca a fronte la versione in endecasillabi del medesimo Cirillo, e tavole di Renato Giaco­vazzo. […] il percorso di Cirillo è quasi una ricerca del tempo felice, lastricato di elegiache reminiscenze e per nulla ispido di arguzia e ironia.
Più sulle orme di Virgilio che del celeberrimo “Viaggio in Puglia” di Orazio.
Tanto che possono ancora scorgersi improbabili quadretti bucolici, plausibili solo nella rievocazione di un tempo che fu: - nel vespro di perla, quando tutto/ si piega al sonno, liberati i buoi/ stanchi dal giogo, il buon colono a casa/ s’affretta e l’accompagnano le stelle.-
[…] Ovunque aleggia l’ansia del tempo che passa inesorabilmente, l’ombra di una vecchiaia incombente e preoccupata di lasciare ai posteri il fotogramma sublimato e struggente di un secolo felice e perduto. Ma Adriano - il dedicatario di questa Epistola testamentaria […] ne saprà decifrare la suprema angoscia, serpeggiante nella quasi esoterica metrica antica?”

(da “Puglia l’ultima guida è in latino” di Giacomo Annibaldis su La Gazzetta del Mezzogiorno di Bari)

Per gentile concessione dell’Autore riportiamo qui di seguito alcuni Suoi componimenti scelti da Lui stesso per i visitatori di Bronte Insieme.

A mo’ di attenuante al mio amico “seceliano”

Alga marina bianca, alga marina
bianca siccome un seno adolescente,
sulla mia bocca s’indugiò il ponente
e mi portò il ricordo di Taormina,

e l’ho pensata in nebbia cilestrina
distendersi così, languidamente
come sbadiglia voluttuosamente
Frine nuda nel sol della mattina,

e nella mente il verde fu già lieve
luce di sole che attraversa l’onda
e luce non fu ancor nel mio pennello,

e fu,quel fianco candido di neve
il supercilio di una donna bionda,
dolce come un profilo di Antonello.

(Bari, 8 Marzo 1950)

Gli avevo regalato una scatola di colori e mi aveva promesso il suo primo quadro riproducente una veduta dell’Etna dal San Domenico di Taormina, che ora fa parte della mia piccola pinacoteca. (n. l.)

Er probblema de fonno

Al congresso dei sorci,
trattannose la “crisi della scola”,
ebbe la precedenza
e ottenne la parola, un vecchio sorco
che bazzicava ne la presidenza:
“Per me, fece, sarebbe
sortanto ‘na questione de didattica
e me spiego; (per cui
pronunciò ‘n’ orazione
con tanta passione,
con tanta competenza e precisione
che nun ce capì gnente manco lui.
“Io, disse mamma sorca, so’ ‘na mamma,
dunque penso che er dramma
stia tutto nel latino,
per cui, se nun dispiace, proporrebbe
de levallo un tantino!
Co’ sti lumi de luna, me parrebbe
che per mejo servì la civiltà
è il caso de abbolì l’ umanità;
e giiacchè poi ce semo
lascerebbe, al postremo,
un po’ de geografia,
er canto, la ginnastica,
e, se proprio la voi, l’ economia.
“Voi sete troppo bbona, sorca mia,
intervenne Battista,
er sorcio riformista
che s’ entendeva de psicologia,
per me, nun ve nasconno,
che er problema de fonno
consiste proprio ne li professori,
sicchè la soluzione
sarebbe “incrementà l’emigrazzione“,
mannalli fora, a faticà nel monno!”
‘Nsomma, batti e ribatti,
chi strillava de qua,
chi zompava de là
parevano li matti in parlatorio
e quasi se credevano
de stà a Montecitorio,
e tutto a un tratto, ecchete er finimondo;
tonfi, resucchi, carcinacci, tuoni,
travi, vetri, mattoni,
ferri, pezzi di scale;
‘na specie de giudizzio universale!
Viceversa, era stato
che l’antico palazzo der congresso
che, manco a fallo apposta, era ‘na scola
in quer momento istesso
a sentir ‘sti discorsi, s’era scosso,
insomma, s’era commosso,
e, stanco de sta’ su, s’era seduto.
E quanno fu cessato er polverio
de quell’iradeddio,
giocanno co’ la coda de velluto
der povero Battista
(er sorcio riformista):
“Però, concluse er micio,
me sa che questa “crisi de la scola”
è tutta ‘na questione d’edificio”.

(1965)

“Nel bel Paese là dove il sì suona“

(Al signor Gerry (?) Scotti e a chi come lui…)
Contro la violenta invasione di voci, modi e costumi anglo-americani nella lingua italiana: e non si salvano nemmeno i testi di letteratura classica in uso nei nostri licei. Come se non si sappia che cosa ci sia dietro l’imponere linguam. (cfr. Bilinguismo al Nord n. 140)

O padre Dante, se il gravoso carco
in quel primo giron meno vi pesi(5)
e men l’andare con le spalle ad arco
tra gli spirti che son lassù sospesi,
se tosto giunga il sospirato varco
dove a voi i cieli si apriran distesi
quando per voi fu assunto l’alto incarco
di dar lingua agli italici paesi,
di dar voce all’italico sermone
e nacque la più bella e melodiosa
e dolce lingua che nel mondo sia,
dite, qual pena meritar dovrìa
lui che la rende squallida e fangosa
pur con gli osceni miagolìi di Albione?

(Bari, Ottobre 2003)


Note:
(1) Edito da Schena di Fasano (BR) 1993 (L. 25.000).
(2) Vedi Radici 1 n. 180
(3) Vedi “La giornata dell’ orgoglio gay “ n. 102
(4) Foscolo, I Sepolcri
(5) Dante, Purgatorio, canto XIII, verso 138.
(6) Dante, Purgatorio, VI – 120
(7) Dante, Paradiso, XXII _ 151

A Michele Mirabella

(a proposito dei congiuntivi dell’on. Bossi)

Michè, forse te sbaj: nun è questo
er punto; nun se tratta d’ignoranza!
Lui te minaccia tutto ‘sto dissesto
e tu je dai buffetti su la panza.
Quello già se scatena nella danza
de guera, cor kalasnicoffe e il resto
e tu me parli de dimenticanza
der congiuntivo che gli è un po’ indigesto.
Ma forse ci hai raggione; chè, ‘n sostanza
la lingua unisce er Piemontese ar Sardo,
chi nacque in ‘n Puja e chi lassù, ‘n Brianza.
Chi così disse era anche lui Lombardo
come Bossi: ma c’è carciofo e cardo,
pesce bbono e fornaccio de paranza,
e nun me meravijo
si manco lo conosce e la distanza
tra loro è tanta: c’è tra loro un Mijo.

(Marzo 1993)


Il bimbo d’oggi e gli esempi della televisione

E’ in corso di svolgimento presso la Facoltà di Pedagogia dell’Università di Bari un seminario di studio sulla influenza del mezzo televisivo sulla formazione del bambino. Vorrei proporre questi miei versi in romanesco:

La nipotina mia, che ci ha quattr’anni,
è ‘na pipetta bella come un fiore,
tutta sincerità, tutta candore,
tutta grazia e mossette e ameni inganni;
me ruzza attorno attorno a tutte l’ore,
me zompa addosso, me rovina i panni
e a me me ÿ quama dentro ar petto er core
e me scordo dell’anni e dell’affanni.
Ma proprio nun me va, quanno de botto
me dà de tajo che me mozza er fiato
ar gargarozzo,come fa er campione
de karatè, né quanno sur barcone
se sente d’esse’ er Supermascherato
e vorrebbe buttasse giù de sotto.

(Bari, Gennaio 1982)

Radici 2 (2)

Le affermazioni di Rocco Bottiglione, aspirante poco gradito agli omosessuali ad un importante seggio del governo dell’Europa unita, hanno destato fortissime proteste da parte della sinistra.

Pasìfe, fosti grande e ognor lo sei
Come modello di comportamento
per chi, pur di raggiungere il suo intento
non bada a nulla (come fece lei)
perché ognuno è padrone a quanto sento
come fu detto nel novantasei
nella “giornata dell’orgoglio gay” (3)
di dare forma e corpo al suo talento:
chè gay vuol dire ad un attento esame
“libero e sciolto da ogni legge o norma”
ed io propongo loro una bandiera
che illustri a tutti la natura vera
del modo di pensare, ed abbia forma
di un grosso vaso pieno di letame.

(Novembre 2004)

Halloween

Ormai la cosiddetta “festa di halloween”, imbevuta di nordico squallore si è introdotta nelle nostre scuole.

Ugo!(4), è pur vero! Ai suburbani avelli
trasser prime le vergini britanne
convenute da ville e da castelli
da città popolose e da capanne
onde da lor, tra i canti degli uccelli
fluisse a genti italiche e alemanne
la rimembranza dolce dei fratelli
scomparsi e di tutti i cari estinti.
E ben venga il ricordo! Ma la indegna
gazzarra di Halloween con le sue streghe
e gli zuccotti sforacchiati e stinti
se tanto Albione ad esportar s’impegna
stian lontani da noi le mille leghe.

(Bari, novembre ’04)

Democrazia
Il Sud secondo Mediaset

Palermo è mafia, Napoli è camorra,
la Puglia è sol “sacra corona unita”
e, un po’ più giù, c’è il rischio che tu incorra
nella potente ‘ndrangheta gestita
da Reggio, sì che par che, al Sud, la vita
fra droga e clans in lotta e la zavorra
di una prostituzione bene assortita
or si proponga Sodoma e Gomorra.
In quanto al Nord, non c’è che la follia
delle sette sataniche, e il dileggio
di una allegra giustizia che non c’è,
onde ancor piange Mirko e Desirèe
e penso: E’ tempo di democrazia:
quanto era meglio quando stavo peggio!

(Novembre 2004)

Pasqua 2007

O padre Dante, tu che sei vicino
tanto al Padre Celeste, che talvolta
parla con te nel corso del divino
viaggio tra terra e ciel parla e t’ascolta,
se tal felicità non ti sia tolta
e possa ancor segnare il tuo destino
pregaLo che riguardi anche una volta(6)
su questa nostra aiuola(7) il cui declino
più non si arresta tra violenza e guerra
ed odio tra gli uman. L’augurio mio
è che il Cristo risorto porti pace
vera dovunque e in ogni tempo, in terra
né più vi sia chi all’armi altrui soggiace
ma regni ovunque pace e amor di Dio.

Silvio Cirillo, luminoso cultore della letteratura classica, poeta e scrittore, educatore emerito di tante generazioni di giovani, si è spento a 89 anni il 1° Febbraio 2008.

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