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ANTICO VOCABOLARIO POPOLARE BRONTESE

Archeologia lessicale

da un'idea di Nicola Lupo

 

AFORISMI BRONTESI

( a-c  d-o  P-Z )

P

Pani e tumazzu e libertà ri cazzu!
Il motto degli anarchici brontesi. Poveri ma liberi!

Pani e vinu s'invita 'u parrinu
Esprime l’essenzialità della vita, la festa quando si ha il necessario per vivere e si riesce a soddisfare i bisogni elementari.

Panza e presenza
Bolla ironicamente chi approfitta e sfrutta il lavoro o l’impegno degli altri. E’ detto di chi non collabora o non partecipa ma si fa avanti e si presenta ugualmente solo per approfittare di quello che hanno fatto gli altri o per mangiare a sbafo: “Ci menti suru panza e presenza!”.

Passata a quarantina un malannu ogni matina
Come si è allungata la vita! oggi i malanni cominciano a ottanta anni.





VOCABOLARIO BRONTESE

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Picca e nenti sunu parenti
Poco e niente sono parenti. Pessimistica considerazione che contrasta con quella che dice: Meglio poco che niente.

Ppi motti ‘a nivi arretu i potti
(vedi mesi dell'anno)

Pi’ non fari piacìri a la motti, vurissi mòriri cu’ l’ucchiuzzi avetti
Poetico irrazionale desiderio.

Pipita gallinara
Zitto!!

Pistàri l’acqua ‘nto muttàru
Significa fare una cosa inutile e perdere tempo.

Pizzicari i minni o riàvuru
Compiere un'azione azzardata che provoca una reazione immediata e decisa da parte della persona offesa. (A. F.)

Q

Quando ‘a gatta non c’è i suggi trìppanu
Quando non c’è sorveglianza ognuno fa ciò che vuole (n.l.).

Quandu ‘a pira è matura casca sura
Col trascorrere del tempo le situazioni si chiariscono da sole.

Quandu llesti ri mangiari chiamma a tutti i so cumpari
Il solito egoista che mangia da solo, e chiama gli amici solo quando ha finito (vedi altro esempio di bieco egoista in Mastru Peppi piricùllu…).

Quandu u bò va o macellu tutti cùrrunu cu’ cutellu
Il detto bolla coloro che approfittano di chi cade in disgrazia.

Quandu u rìavuru t’accarizza vori l’amma
Le lusinghe mirano sempre a fare del male (n.l.).

Quantu capi a biszazza non capi a sacchìna
Non tutti abbiamo le stesse capacità (LC).

Quantu è lària 'a vista e l'occhi
"Fatti gli affari tuoi!", "Non guardarmi!".

Quantu sapi un’obbu a so casza no sapi chillu chi ciavi cent’occhi
Come dire che a casa sua ognuno è il re (A. Car.).

Quantu tira un firu 'i piru non tira un carru ri bbò
La forza del sesso (aL).

Quazàri e papìti
Quanto ero più piccolo, sentivo dire un detto “Chi facìti?” e l'altro rispondeva «Quazàri e Papìti». Probabilmente il detto si riferiva alle calzette (“Quazàri”) e agli zoccoli di una volta (“Papìti”). (S. P.)

R

Rammi tempu chi ti pecciu
Corrisponde al latino “gutta cavat lapidem” = La goccia buca la roccia.

Riàvuru mi ti pìgghia e mi ti potta (N. Sc.).
“Vai al diavolo” è notevolmente più gentile.

Riciannòvi soddi cu na lira
Come dire che "se non è zuppa e pan bagnato" o, alla brontese, "un pani menu ddu menzi", quasi identici, simili ma insignificanti tutti e due. (aL)

Rici u cappillanu a batissa: “senza rinari non si canta missa!”
Dice il cappellano alla badessa che senza soldi non si canta messa. “Religiosa” massima sulla diffidenza, che la prostituta traduceva così: “soddi supra u bancùni e minchia intr'o picciùni.” Ogni cosa ha un suo prezzo e bisogna pagare per averla.

Ricugnìrisi i pupa
Raccogliere le proprie cose ed andarsene via: "Ma quandu ti ricògghj 'i pupa e tindi va?"

Ri patrùni a gazzùni
Osservazione su chi, non avendo saputo amministrare i propri beni, si era ridotto in povertà.

Risparmia a farina quandu a cascia è chjna
Si può risparmiare quando si sta bene o si ha qualcosa da mettere da parte; "quandu u fundu pari non ccè cchiù nenti 'i fari" (F.C.). Il rovescio della medaglia sta nell'altro aforismo che recita che "cu savva ppi rumàni savva ppi cani".

Ri undi vegnu, vegnu ru murinu
cioè “...da qualsiasi luogo stia arrivando, vengo dal mulino!”. A parte il significato letterale di cui non saprei individuare l'origine, il detto si usa di persona che dopo aver pazientato a lungo su una determinata questione, si lascia andare “cu tuttu u sceccu” tralasciando le formalità e le buone maniere in uno sfogo repentino e a volte violento. Almeno credo... (G. D. B.). Forse un tempo tornando dal mulino si era sempre arrabbiati per la tassa da pagare sul macinato e perché il mugnaio non sempre risultava onestissimo (ndr). L’aforisma è una espressione che indica comunque soddisfazione di portare a casa la farina per il pane quotidiano! Altri tempi in cui si era soddisfatti del necessario! (nl)

S

Sa chi cci passà pa testa
Chissà cosa avrà pensato, cosa gli è frullato in testa per aver avuto questo momento di follia.

Sari (o Mistùra) menticcìndi ‘na biszàzza, cònsira commu vo’ sempri è cucuzza!
E’ inutile voler cambiare uomini e cose con vari espedienti. E' inutile insistere con gli zucconi! (nl). E' il corrispettivo del detto "Chi nasce tondo non può morir quadrato" (A. P.). Una donna si può imbellettare come vuole ma se è brutta brutta resta (LC).

Savva ‘a pezza pi quandu cc'è 'u pittuszu
Chi la fà l'aspetti (V. S.). Ma anche: essere previdenti (nl). O mettere da parte risorse per i tempi di crisi (LC).

Sconza brigghia (LC)
Detto di chi per sua abitudine (o per malizia) è portato sempre a scombinare o a mandare all’aria i progetti (birilli) degli altri. “Chillu ci scunzà i brigghia!”

Sempri scuru non ppò fari!
O, nella variante, Cchiù scuru 'i menzanotti non ppo fari! In qualche modo sono l'esaltazione della rassegnazione ed insieme dell'ottimismo.

Sevvi l’ommu tò secundu u vizziu sò
Assecondare l’uomo che si ama anche nei suoi vizi; il che asseconda la supina sottomissione della donna all’uomo (tempo fà naturalmente!?!).

Si chiuri 'na potta e si grapi un putticatu
Non scoraggiarti se perdi un’occasione ne arriverà un’altra nettamente migliore (LC). E’ la frase che si rivolge per consolare, in qualche modo e con un briciolo di ottimismo, chi ha fallito qualche obiettivo.

Si commu l’ovu, chiù coci cchiù duru diventi (LC)
La cocciutaggine non ha limiti. Cchiù crisci e cchiù nicu resti, nessuna esperienza riesce a farti riflettere! A volte la maturazione di un individuo è proprio un optional.

Si fici mèntiri i cugghjùni ‘nda cascia
Assoggettare qualcuno (privandolo degli ...attributi e facendoglieli mettere in una cassapanca).

Si jungìnu, a fàmmi cà sìti
Connubbio tra due persone poco raccomandabili o di bassa estrazione sociale (M.G.P.). Od anche unione di persone o cose incompatibili fra loro o poco omogenee.

Si lavora (o si campa) e si fatica ppi la panza e pi la fica (LC)
Una visione prettamente materialistica della vita, limitata a due sole alternative e vissuta senza altri orizzonti.  Non è, però, un detto propriamente brontese: il termine "fica", infatti, (per indicare i genitali femminili) non è per niente caratteristico del parlare brontese che usualmente preferisce utilizzare le parole sticchiu o pacchiu.

Simàna rutta pèddira tutta
Era un detto che evidenziava che una festa o malattia infrasettimanale rovinava il lavoro.

Si miszi l’acqua ‘n casza
Si è messo in casa una cosa utile e piacevole. Una volta era un avvenimento avere l’acqua nei rubinetti e non nella cisterna (LC). Non sono sicuro che il significato della frase sia proprio questa, a me risulta detta di un avvenimento inopportuno o spiacevole, come se in casa piovesse (aL).

Si u cchiù nicu vori ciangìri, cu cchiù randi s’a mintìri
Una verità lapalissiana: il più debole ("u cchiù nicu") non può sfidare il più forte ("u cchiù randi"). Ma Davide dimostrò che era possibile battere Golia (n.l.).

Si vvo' mpuvvirìri manda l'ommu e non ci jri
Chi vuole vada e chi non vuole manda o in altri termini, come si dice in Italia, “l’occhio del padrone ingrassa il cavallo”. (A. Car.)

Si vvo stari bbonu, lamèntati
Lamentarsi per stare bene, senza farsi invidiare (V. S.). Elogio alla ipocrisia e alla superstizione! (n.l.) Invito ad approfittare della bontà altrui senza averne alcun bisogno.

Sòggira e nora gatta e cagnòra
La tradizionale e sempreverde incomunicabilità tra suocera e nuora è come quella del gatto col cane (LC). E se ci fosse anche una pur minima intesa quanto dura? Una altro aforisma ci da la risposta: sono come la neve di marzo, infatti «nivi mazzaròra rura quantu a sòggira ca nora» o, rimarcando ancora «A nivi ri mazzu e aprili rura quantu me nora gentili».

Spaccari u capillu n quattru
Dividere un capello in quattro: il non plus ultra del pignolo.

Spassu i fora e trìvuru 'n casza.
Spasso degli amici e tribolazione dei familiari. Giusta osservazione sul comportamento di alcuni uomini (o donne) che fuori sono allegri/e e in casa parlano solo di guai.

Stendi u peri pi quantu teni
Fare il passo a misura della gamba, altra esortazione alla prudenza nel fare spese.

Sunu Rapìti cu Maniàci
Gli abitanti di Rapiti o meglio della Rocca o Casale Rapiti, che sorgeva fra Bolo e Maniace, furono nemici accaniti ed instancabili con quelli di Maniace.
Della Rocca – scriveva lo storico B. Radice un secolo fa - «non resta che qualche avanzo, il nome e il detto tradizionale che si ode spesso nella bocca dei Brontesi, quando si parla di due nemici irreconciliabili e feroci: Sono come Maniace e Rapiti. Ecco tutta una storia di delitti e di sangue!»
La Rocca di Rapiti continua a vivere nella tradizione dei brontesi perché vista da Bronte assume un aspetto particolare: la sua cresta frastagliata si trasforma nella testa di un gigante adagiato sui monti, il cui profilo nella fantasia popolare assomiglia a quello di Mussolini, tanto che ancor oggi dagli anziani è denominata «’A testa ’i Mussolini!». (aL)

Rocca di Rapiti, «'A testa 'i Mussolini»

T

Ttacca 'u sceccu undi vori 'u patrùni
Rispetta, con rassegnazione, le indicazioni del proprietario anche se le reputi errate e ricordati sempre che «'u piritu ru mastru non fa fetu!»

Taddu ma ca bruccètta
Come a dire: "Hai dovuto aspettare tanto (taddu) ma ne è valsa la pena (ora si mangia bene, non in piedi ma seduti e con la forchetta)".

Tanti cchiètti, tanti buttùni
Ogni cosa deve stare al suo posto e tutto deve essere in proporzione.

Tanti testi, tanti mazzi
Il caos più completo. Ognuno si tiene la propria convinzione od il proprio potere ("mazzi", come bastoni del potere).

Tantu va a quattara all’acqua ca o si rumpi o si sciacca
Ricadere negli stesi errori è dannoso (LC).

Tantu va a quattara all'acqua ffina cchi si rumpi
Le cose tirate alla lunga finiscono male (V. S.). Equivale al detto italiano “Tanto va la gatta al lardo finché ci lascia lo zampino!” (n.l.).

Tempu chiaru non havi paura 'i trona
Chi non si comporta male non deve avere paura. Fa rima con l'altro aforisma "Mali non fari paura non avìri".

Trispiti e tàvuri
L’indispensabile per sposarsi! Una volta!!

Truvàri ‘a pezza a curùri
Trovare la scusa giusta.

Tutti i cunsigghi pìgghiri ma u to no lassari
Ascolta tutti i consigli, ma non tralasciare il tuo. (dall’avv. P. De Luca)

U

U bò su mangià e 'a cura c'ingruppà
Per indicare chi non riesce a completare a dovere un’azione pur avendone svolto il maggior lavoro (si è mangiato un intero bue ma...) e fermandosi alla fine per un'inezia (...la coda gli è rimasta in groppo).

‘U cani mùzzica sempri ‘u spaddatu
I guai capitano (quasi sempre!) a chi ne ha già abbastanza. Insomma il classico “piove sul bagnato”. (F. C.)

U cchiù puritu havi 'a rugna
Son tutti della stessa pasta!

Un coppu o ciccu e un coppu o timpagnu
Il più perfetto equilibrismo o la massima equidistanza.

'U curu ci robba ‘a cammìsa
Indica una persona sospettosa ed avara; e infine “chillu avi curu!” per dire che è fortunato.

'U fiummi tira petri (A. F.)
Il destino porta guai o peggio di così non potrebbe andare. La “f” di fiummi (fiume), seguita dal dittongo “iu”, diventa muta e quindi va sostituita dalla “h” e perciò deve scriversi hiummi (nl).

'U friddu ri Mazzu traszi ‘ndo collu ru bbo
Non conoscevo questo motto, ma credo che voglia dire che il freddo di Marzo è sentito anche dal collo del bue che è un animale molto resistente alle intemperie. E per estensione esso vale anche per le persone anche le più temprate. (nl)

‘U fuìri è vrigogna ma è savvamèntu ‘i vita
Fuggire è vergognoso, ma è salvezza.

'U funnu conza e sconza (LC)
Se la temperatura del forno non è adeguata il pane non viene cotto bene ma si brucia. Come dire stai attento a come utilizzi le cose, se non usate nel modo giusto possono dare effetti diversi.

'U gallu futti e s’u scodda
E’ la stigmatizzazione del comportamento umano basato sulla mancanza di responsabilità e sulla indifferenza. Ogni riferimento a uomini politici è puramente casuale.

'U jonnu vaiu undi vògghiu e a’ sira spaddu l’ògghiu
Perdere tempo e denaro, giorno dopo giorno.

'U lettu è menza spisza
Il riposo provoca quasi gli stessi benefici del mangiare (LC) - Una variante del più saggio aforismo «'a mugghjeri è menza spisza».

'U lignu si drizza quand'è viddi
L’educazione si deve impartire da giovani per ottenere buoni risultati (LC). E’ come ‘u ferru chi si batti quand’è càvuru: Non bisogna essere indecisi ma cogliere l’attimo, non rimandare a dopo ed approfittare delle occasioni che ci si presentano.

'U longu cogghj 'i fica e u cuttu si lambìca
Chi è all'altezza della situazione ne coglie sempre tutte le opportunità e i benefici.

'U lupu ‘i mara cuscenza commu òpira penza
Non conoscevo neppure questo detto e spero che non si possa applicare né al mio operato, né al mio pensiero che è stato sempre chiaro e conseguente. (n.l.)

'U mastru è mastru ma u patruni è capu mastru (LC)
E tu ‘ttacca 'u sceccu undi vori 'u patrùni. Se poi è vero che ù pìritu ru mastru non fa mai fetu quello del padrone dovrebbe essere un vero profumo ma, poi... c’è sempre qualcun altro sopra il padrone.

'U megghiu cumpanàggiu è ’u pitittu
Quando si ha fame non si va tanto per il sottile, si mangia anche «pani e cutellu» cioè «pani sciuttu» senza alcun companatico. Se poi non... hai fame, «metti ’u pani e renti ca fammi si senti!»

'U mottu ‘nsìgna a ciàngiri
Gli eventi insegnano a comportarci o l’esperienza è una grande maestra di vita. Ma c'è anche il detto che "ciàngiri u mottu su lacrimi persi".

Undi mi chiovi mi scìllica
L’assoluta indifferenza.

Undi si fici a stasgiuni si fa ’u ’nvennu
Si deve prendere il bello come il cattivo tempo (LC). Alcuni atteggiamenti o cose sembrano non cambiare mai, immutabili e perennemente fermi.

Un pani menu ddu menzi (da A. F.)
Definisce egregiamente chi è povero in canna o sconclusionato.

U pani fa panza e a pasta fa sustanza (LC)
Un detto da interpretare: forse il popolo contadino aveva come primo piatto la pasta e come secondo il pane, entrambi farinacei; la carne non l’avevano e si consolavano con questa frase.

‘U picca mi bbasta e u cchiù mi ssuvècchia
Il poco mi basta, è sufficiente e il dippiù mi avanza. Il che si può sintetizzare nel motto: chi si accontenta gode.

'U pìritu ru mastru non fa fetu
Turati il naso, sopporta tutto, fai di necessità virtù perchè il padrone (o il datore di lavoro) ha sempre ragione.

'U pisci feti ra testa
Come dire il problema sta a monte. (A. C.)

'U rispettu è miszuràtu, cu lu potta l’avi puttatu
Chiaro monito: se vuoi essere rispettato, devi rispettare gli altri! (n.l.)

'U sangu murì ora è broru ppì cani
Indica che dopo la morte si cade facilmente nel dimenticatio. (A. M.)

’U Signuri pruvviri ‘u riccu picchì ‘u pòviru cc’è ‘nsignatu
Fa perfetta rima con l'altro aforisma "O riccu ricchizzi o pòviru povertà"

U Signuri runa i biscotti a ccu n’avi renti
Le occasioni e la fortuna vanno (a volte?) a chi non le merita o non sa approfittarne (LC).

U Signurùzzu e villani cci aviva a ffari l'occhi ‘nde jnocchi; cussì si nnubbàvanu caminandu ‘nda ristùccia
Dileggio dell’ignoranza, da un ignorante presuntuoso.

U sparagnu è u primmu guaragnu
Il risparmio è il primo guadagno. Ottima e semplice regola di economia.

’U supecchiu è commu ’u mancanti
Il superfluo può essere inutile, un pò di moderazione, please! Gli eccessi danno gli stessi risultati negativi delle privazioni. Il senso letterale è questo ma non saprei cosa altro vorrebbe raccomandare questo detto stante che ’u supecchiu non ha mai fatto morire di fame nessuno (aL).

U suri ‘i mazzu nnnurìca u catinàzzu
il sole di marzo annerisce il catenaccio - per significare che oltre al freddo anche il sole di marzo lascia già il segno.

U vo vìriri a l'ommu minchiùni? Quandu e fìmmini ci teni u cuttuni!
Modo ironico delle donne di una volta di accettare la superiorità dell'uomo.

V

Viddùra crura e fìmmina nura, pòttano l'ommu a seputtùra
Gli eccessi della gola ed i vizi in genere, si sa, non fanno certo bene.

Vigna tigna, ottu ommu mottu
Quanta fatica per il povero contadino il coltivare una vigna (una vera rogna) o un piccolo orticello.

Virendu facendu
Non fare progetti fantasiosi ma vedi un pò com'è la situazione ed agisci di conseguenza adattandoti alla situazione reale.

Vori l'àgghiu ppi rutari
Cercare la scusa per attaccare briga. (A. C.) Ogni scusa, un minimo appiglio o il più innocuo pretesto per qualcuno son sempre occasioni buone per attaccar briga: Ma tu vò sempri l'àgghju pi rutàri!?.

Vori pàgghia pi centu cavalli
Per indicare uno o una ingordo/a, che non si accontenta mai.

Vo’ stari ‘n paci? Marìtati luntanu ri sòggiri e cugnati!
Saggio consiglio: stare lontano dai parenti dell’uno e dell’altro coniuge, per non dover subire consigli e critiche. A proposito voglio sottolineare che il dialetto brontese usa il verbo “maritàrisi” anche se riferito all’uomo. (n.l.)

Z

Zzoccu simìni ricogghi
Quel che semini raccogli.

Zzò, zzò! Ognunu cu’ì so’!
Delimita la differenza di famiglia o ceto sociale e può equivalere a quella italiana: “mogli e buoi dei paesi tuoi.” In questi tempi di "respingimento" e di "Bossi-Fini" il detto può essere tranquillamente utilizzato dalle nostre forze navali!

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