L'OPINIONE DI ...

RIFLESSIONI al FEMMINILE

a cura di Laura Castiglione

OGNI TANTO UNO SGUARDO AL FEMMINILE AL MONDO CHE CI CIRCONDA

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In Continente, al freddo e al gelo

A casa del figlio

Ma commu ‘ndi finì!

Quanti di noi abbiamo i figli sparsi nelle città del nord! Siamo contenti che siano sistemati ma quando la nostalgia di loro ci attanaglia, prendiamo il primo aereo e ci saltiamo sopra.

I primi giorni, baci e tenere carezze ai figli e ai nipoti per chi ce li ha, ma dopo la prima settimana, la Sicilia senza di noi soffre.

Le case dei nostri figli sono quasi tutte piccole, con un solo servizio e quando scappa, i turni si devono rispettare; al contrario delle nostre che sono spaziose e al nord ci sentiamo chiusi come in una “grotta.”

I figli lavorano tutto il giorno e li vediamo la sera, ma ci godiamo i nipoti. Li accompagniamo e li prendiamo da scuola, dal catechismo, dall’insegnante d’inglese, dalla palestra e dalle feste di compleanno.

Facciamo insieme i compiti, diversi da quelli dei nostri tempi e ce li dobbiamo studiare! Se ci va bene li capiamo, altrimenti telefoniamo ad un amico insegnante per farceli spiegare.

Quando arriva la sera, il menù che avevamo preparato per loro non è gradito, e se mancano gl’ingredienti richiesti, il nonno ormai in pigiama, s’infila il giubbotto e va al supermercato.

… “La pasta della nonna è buona ma quella della mamma è più buona!”…

Rientrati i figli si cena, ma i bambini eccitati dalla presenza dei genitori non vogliono addormentarsi senza un racconto, ed esaurite le fiabe classiche si passa a quelle inventate e, a gentile richiesta, anche mimate.

- Hai!… haiai!… simmu  rrutti! -

- ‘Nda fumammu na sicarittella? -

Al freddo e al gelo commu Gesù bambinu… ma sul balcone!

Ci si sveglia “col buio” e si sgattaiola per andare a bere un caffè nell’unico bar aperto dei cinesi che non capiscono l’italiano e sorridono sempre, anche quando gli diciamo: ma picchì non vi nni tunnati nda Cina?

Alle sette apre il “Bar Caffè I Disperati” gestito da siciliani rientrati dalla Germania che raccontano di quanto siano precisi e gentili i tedeschi, diversi dagli italiani arraffoni. “I Disperati” però, capiscono e parlano il siciliano e alla domanda:

- Ma picchì non vi nni tunnati a Gemmania? -

Rispondono: “picchì, a gemmania, eramu i cammareri re tedeschi, cca, facimmu i patruni!

Viva l’Italia!

Maggio 2016

Viva il divorzio breve!
E… lunga vita ai nonni!

Ne sono passate coppie sotto i ponti, da quando è in vigore la legge sul divorzio!

Ci sono state negli anni delle modifiche per l’evolversi della società.

Il mantenimento non è sempre concesso alla moglie; non c’è la colpa; è obbligatorio il mantenimento ai figli oltre la maggiore età; l’affidamento dei minori non è più esclusivo alla mamma; non più tempi lunghi ma brevi se consensuali.

Molte donne oggi hanno un lavoro, è giusto che non si facciano mantenere.

Non c’è più la colpa imputata all’uomo che tradisce e, per par condicio, non si imputa alla donna che tradisce anche lei.

L’affidamento condiviso è un diritto del minore ed è un bene che qualcuno se ne sia accorto.

Se un figlio di trent’anni è disoccupato, ha diritto alle ferie pagate dal genitore benestante.

Il divorzio è “breve come un sospiro” e non se ne parli più: si chìuri na potta e si grapi un putticatu!

La prossima modifica riguarderà il diritto dei figli che non vogliono vivere con i genitori.

L’obbiettivo di chi ha preceduto la donna odierna, quando veniva abbandonata per una puttana, anche se era una brava ragazza, sempre puttana era per l’ex, era la vendetta. Si dedicava solo ai figli che usava come scudo per prendere due piccioni con una fava: il marito in mutande e la sua nuova compagna che doveva mantenerlo.

Ed era lontano da lei ricominciare con un altro stronzo perché, come si suole dire, era scandariata!

Ma i tempi cambiano di continuo, molte donne hanno conquistato l’indipendenza economica, fanno carriera, si concedono affettuose amicizie e, anche a causa del divorzio, sono caricate più dell’uomo dal peso dei figli, diventati sempre più esigenti.

Non ce la fanno più da sole e sono esaurite! Al diavolo la genetica e chi l’ha inventata! Non solo i diritti, ma uguali ruoli!

Il padre deve fare anche da mamma, non può tenersi i figli un weekend si e uno no, ma possibilmente tutti i weekend, perché la mamma curriculare ha altri impegni improrogabili per la sua salute.

E meno male che è arrivato il divorzio breve, così, le coppie scoppiate saranno d’accordo in tutto e soprattutto a quale coppia di nonni lasciare i figli nei weekend.

Lunga vita ai nonni!

12 Aprile 2016


CUOCHI E DINTORNI

La ricetta

Una volta in tv faceva scuola il maestro Manzi con “non è mai troppo tardi”; oggi la fanno i maestri cuochi, in ogni canale, in tutte le salse, con ricette di piatti tradizionali trasformati in micro porzioni artistiche, belle solo da vedere.

C’è chi cambia canale, finché ne trova uno che parli d’altro, certo d’essere salvo, almeno in casa propria, perché in tempo di crisi, gli italiani, non potendo mangiare come prima, si consolano parlando di cucina e, ovunque si vada, si vedono ricette volare.

Un’anziana signora, entra dal pescivendolo e chiede un pesce facile da cucinare e il suo badante Mohamed le indica col dito la spigola: “bbona… chella!”

Il pescivendolo approva e vedendo la signora un po’ confusa per come cucinarla, s’improvvisa cuoco: a so motti è ‘ccu sari!.

Signora: ho la pressione alta e devo mangiare liscia.

Pescivendolo: la spigola si prende il sale da sola, e quello giusto!

Signora: davvero? E come fa?

Pescivendolo: mi spiego, prenda un chilo di sale fino, uno di sale grosso, sbatti u biancu ‘i l’ovu e cciù ‘mbisca; copre la spigola ri sutta e ri supra, la mette nel forno, mezz’ora precisa, e poi… mi rici chi mangia!

Signora: allora, prendo due chili di sale, sbatto un uovo e… lo friggo?

Pescivendolo: noo, solo il bianco, u russu u ietta.

Signora: Mohamed, lo mangi tu il tuorlo?

Mohamed: tollo? Io no tollo!

Signora: tuorlo, si dice… tu..or..lo!

Pescivendolo: e si scrivi russu… appostu! Quando la esce dal forno, ci vuole forza pi rrùmpiri a crusta ru sari, ma se non ce la fa, c’è Mohamed.

Signora: ma lui è il mio autista, non è badante, mangia con me, io cucino e sono sola… come faccio? Mohamed… oggi… facciamo carne?

Una signora, in attesa che la signora si allontani, si rivolge allo chef: ma a lei, cu ccià potta a dari ricetti, non ha visto che è anziana?

Pescivendolo: in che posso servirla?

La signora: giovanotto, ho i capelli bianchi, queste rughe sono d’espressione e non voglio ricette... mi dia queste cozze. Ma… scusi… in un chilo, quante ce ne trovo morte?

Pescivendolo: sono vivissime, no senti chi pàrranu e si pòttunu a testa… commu a lei?

La signora: ri sèntiri, i sentu… parlano spagnolo… e non le capisco!

Pasqua è vicina… Auguri!

SENTIMENTI, DESIDERI, DIRITTI ED ALTRO

La Family Gay

Se due persone dello stesso sesso s’innamorano e si amano; se sono gelose e litigano; se mantengono rancore o fanno subito pace; se si tradiscono, si perdonano o si lasciano; se vanno al mare o in montagna; se sono atei o credenti; se piangono quando uno dei due soffre o muore; se vogliono essere accettati come loro accettano le coppie etero; se chiedono di avere gli stessi diritti umani e civili di ogni cittadino italiano: è un pensare omosessuale?

Se quella omosessuale non la si ritiene una famiglia, perché non è composta da madre, padre e figlio, e la si chiama un’altra cosa nella difficoltà di trovarle un nome; se si crede che un bambino non possa essere protetto dai pregiudizi che incontrerà lungo il percorso di crescita, da due mamme o due papà; se si parla e si giudica in nome dell’etica e di principi invalicabili in chiesa, in parlamento, al bar e in strada; se si usano toni forti e in mala fede: è un pensare etero?

E’ un tempo di trasformazioni e smarrimenti, sia per chi è fuori, sia per chi è dentro la cosiddetta normalità. E i sentimenti, come i desideri, a volte confliggono con i diritti.

Si nasce uomini per lasciare un ricordo di sé agli amici ma soprattutto a un figlio, anche se adottato, purché continui il percorso d’amore e di generosità iniziato da chiunque l’abbia preso in cura!

Se chiedessimo a un bambino con quali genitori vorrebbe vivere, se con queste o quelli, con questa e quello o se crescere in un contesto di verità anche a scuola, con una maestra che ha cuore, con i compagni di classe e con gli amici che siano figli di genitori che hanno cuore, che risposta darebbe?

Finché sarà un minore la sua risposta non conta e i suoi sentimenti a volte contano poco!

Mentre conta tanto per alcuni sostenere che una coppia omosessuale non può adottare un bambino perché si andrebbe contro natura.

E la dea natura, si sa, non ama fare discussioni e non si fa trovare per non dire come la pensa!

Ma se dovesse decidere di lasciare l’olimpo e parlare al popolo ignorante, il suo responso sarà di una natura omosessuale o etero?

Fine febbraio 2016

Il collutorio

L’uomo bambino e la donna mamma

Tutti sanno a cosa serve il collutorio, tranne che si sia dotati di una fila di denti resistenti come quelli della patella, che per staccarla dallo scoglio cui è aggrappata bisogna impugnare un coltello affilato.

Hanno fatto in TV la pubblicità all’azienda che prepara il collutorio, con una sceneggiatura ben studiata, incisiva, da non dimenticare.

Un uomo con le gengive arrossate, come un bambino mostra la “bua” alla sua compagna che solerte fa la diagnosi, ordina il collutorio e la posologia, ne elogia gli effetti benefici e immediati. Alla prima dose, l’uomo mostra le gengive già guarite ed è gratificato dalla sua compagna con due buffetti.

Un’altra pubblicità, ma per un prodotto diverso, mostra un uomo raffreddato e sofferente, che piagnucolando dice alla moglie: voglio la mamma! La moglie gli lancia il farmaco adatto, con un gesto esplicativo: tiè! e io chi sono?

La pubblicità sfrutta l’immaginario comune, promuove un prodotto, manda un messaggio subliminale, non fa riflettere, anzi, porta a essere impulsivi: “esco, così come sono, in mutande, e lo compro!

L’uomo è presentato oltre che ignorante, imbranato, perché ha dell’incredibile che non abbia mai avuto un raffreddore o una gengivite e non conosca collutorio e spray nasale! Di contro la donna, ci fa la sua bella figura!

Dobbiamo fare un atto di fede o possiamo pensare che sotto sotto ci sia dell’altro? C’è il sospetto che l’autore della pubblicità sia una donna. La conferma arriva da un’attenta ricerca e le responsabili sono addirittura due: l’architetto Laura Pelissero e la copy Francesca Palazzo.

Senza dubbio, le autrici, oltre ad essere state ispirate dall’uomo con cui vivono, avranno fatto un’indagine allargata, per arrivare a simili conclusioni disarmanti, sia per l’uomo bambino sia per la donna nel ruolo di mamma!

Che diamine, però, un po’ di riservatezza! Non c’è più religione! Dicevano gli antichi! Era proprio necessario fare sapere a tutta l’Italia cosa c’è, oggi, all’interno della coppia? E poi ci meravigliamo quando qualcuno si scopre di avere altre preferenze!

Però, scusate, anch’io non posso resistere a dare il mio disinteressato consiglio: cari uomini-bambini sappiate che il collutorio oltre che sulle gengive è efficace anche sui …

Io non l’ho scritto!

Ma ve lo immaginate se qualcuno ci crede e lo fa veramente?

Vorrei tanto esserci!

Febbraio 2016

TO BE, OR NOT TO BE, THAT IS THE QUESTION

Il Signore chiama solo i migliori

Non guasta nella vita una sana e giusta cattiveria

Quando capita di andare ad un funerale si sentono espressioni come questa:

il Signore l’ha chiamato a sè”, “è tornato alla casa del Padre”, “i fiori più belli li vuole il Signore”, “sono sempre i migliori che se ne vanno”.

Nella sua poesia, ‘A livella, Totò scrive che dopo la morte siamo tutti uguali e le pagliacciate appartengono ai vivi. Dopo la morte!

Ma se il morto è ormai chiuso nella bara, coperto di fiori e in chiesa l’organo ha dato il la del requiem, si può considerare morto o è ancora un po’ vivo?

Ognuno vorrebbe fare all’amico scomparso il suo discorsetto di commiato ma, solo in due o tre ci riescono e non essendosi messi d’accordo sulla stesura del testo, ripetono fino alla noia le stesse cose. Parlano a tu per tu col morto-vivo come se potesse sentirli, approvarli e condividere.

Però chi li ascolta sente puzzo di ipocrisia! Elogiano del defunto tutti i pregi che le lacrime non inumidiscono ma il loro fazzoletto pulitore testimonia che sgorgano. Dimenticano le malefatte o le vigliaccate che ha commesso l’amico e interrompono ad arte il discorso, sopraffatti dalla commozione. Poi finalmente concludono con tono enfatico: era un uomo vero!

Lo vorrebbero addirittura accompagnare, non solo fino al cimitero, che sarebbe logico, ma addirittura nel lungo viaggio per l’aldilà e consegnarlo di persona al Creatore, caso mai dovesse perdersi per strada.

Poveretto! Penserà qualcuno, era un giovane anziano morto così presto, e come uomo vero è morto tardi!

C’è da riflettere: se i migliori, il Padreterno li vuole con sé, bisogna augurarsi che una sana e giusta cattiveria nella vita non guasta. Non conviene proprio, darsi tanto da fare, tutta una vita per mantenere l’onore e la dignità sopra ogni cosa, essere leali, altruisti e rispettosi degli altri.

Perché, tanto, al funerale di ogni uomo, sia si tratti di un galantuomo sia si tratti di un mascalzone, tutti ne parleranno bene, lo saluteranno con un ciao e la vocina moscia, ma non troppo per farsi sentire da tutti e dentro di loro grideranno un sonoro addio.

Per fortuna il Signore chiama solo i migliori!

Gli altri dopo, molto dopo!

Gennaio 2016 - Auguri per il nuovo anno!

Il figlio dopo i quaranta - Le rivoluzioni delle primipare attempate

Giocattoli che danno la felicità

Alcune donne, sopra i quaranta, vogliono avere un figlio. Si sottopongono a bombardamenti ormonali e a stress psicologici.

Sono preparate sul processo biologico della fecondazione, sugli effetti negativi dell’ansia e, come fossero allo stadio, incitano lo spermatozoo quando rallenta la corsa al richiamo dell’eccitato ovulo.

Alle indiscrete domande dei parenti rispondono omertose che hanno programmato un periodo di attesa responsabile.

Gli anni passano e i primi sintomi della menopausa sono letti come una fallita gravidanza.

Perché tanto accanimento?

Per quel senso materno insito in ogni donna, portatrice di affetto incondizionato, o per non sentirsi chiamare zia?

In alcune di queste donne, quando diventano mamme, c’è dell’altro: dare al figlio ciò che loro non hanno avuto. Giocano con lui, costruiscono i Lego, lo accompagnano a tutte le festicciole, in piscina, in palestra, alla danza, al cinema e in ogni luogo voglia andare.

Ma, com’è nel destino di ogni mamma, il gioco dura dieci anni, anno più, anno meno. Il sogno svanisce, i ruoli s’invertono e sarà il figlio a giocare con la sua mamma, e non allo stesso gioco, non allo stesso tavolo, perché si farà sedurre dai propri interessi e da quelli che neppure chiede.

Ma oggi tutte le mamme educano i figli alla stessa maniera e non solo le primipare attempate! Eppure, l’educazione che hanno ricevuto non era così rigida. C’erano regole che si accettavano e tempravano le energie a guardare lontano per stabilire ciò che si doveva fare per una scelta responsabile. Non c’erano i Lego ma s’inventavano costruzioni alternative, né parchi giochi, discoteche e marijuana.

I compleanni si festeggiavano in famiglia, si ballava, si cantava e si fumavano le nazionali senza filtro.

La famiglia non era allargata, è vero, i genitori non erano in competizione, e oggi queste mamme credono di fare il cambiamento con la loro rivoluzione tagliando teste di innocenti. Ma agli errori delle loro mamme, aggiungono i loro.

E purtroppo, nessuno è felice!

A questi figli di mamma, avidi di giochi natalizi che per l’Epifania hanno già rotto, vogliamo proporre un Natale diverso: se sapranno privarsi di uno solo dei tanti regali che troveranno sotto l’albero e donarlo a un coetaneo di colore, conosceranno cosa voglia dire essere felici.

Auguro Buone feste a tutti i miei lettori.

Laura

Natale 2015

Cronaca di una pollastrella morta ammazzata

Un signore, mette un’inserzione su eBay: signore di età, ben portante, congrua pensione, cerca pollastrella in carne, per affettuosa e occasionale amicizia.

All’annuncio segue risposta e pronta consegna a domicilio. L’uomo la spoglia, la controlla, la palpa da intenditore, cerca l’attrezzo e sceglie fra i tanti coltelli quello che gli sembra più adatto.

Inizia la dissezione dell’avvenente gallinella che si presenta un po’ duretta e l’anziano, ormai arrapato, pensa di avere bisogno di un aiutino e, non conoscendo l’anatomia dell’animale, cambia attrezzo e a colpi di mannaia la violenta sul letto di marmo di Carrara del piano cucina. Dopo dura fatica, ne ha finalmente soddisfazione!

La mette in pentola con tutti gli aromi e la fa cuocere nel suo brodo. Rimette in ordine e attende il rientro della moglie che ignara si guarda intorno, si meraviglia di “cotanto” ordine e soddisfatta pensa che finalmente il marito abbia imparato a non fare troppo casino.

Sono stato bravo - ripetutamente dice l’uomo - ho lavato e riordinato tutto com’era prima… solo… ma ormai è successo… un piccolo incidente… si è graffiato il marmo: la pollastra non voleva starci, mi ha a lungo resistito!

La moglie guarda, cerca il graffietto che non trova, mentre il marito, timoroso, sposta uno strofinaccio che lo nasconde.

Un grido sovrumano di disperazione della donna raggiunge anche tutto il vicinato: non era stato un piccolo incidente, come sosteneva lui, né un graffietto ma tanti solchi profondi irreparabili.

La donna, presa da ira funesta, cerca qualcosa con cui colpire il fedifrago e avvista proprio lì, non lontano, l’unico attrezzo lasciato imprudentemente e avventatamente fuori posto: un coltellaccio dalla lunga lama appuntita che la seduce: “prendimi, che aspetti! Vedrai, ti darò venti soddisfazioni e ripetibili!

La donna è tentata, sfiora il coltellaccio, l’afferra pure, ci pensa, ci sta pensando… sono attimi di eternità… perde l’occasione e… molla la presa!

E perché? Perché teme la galera? Perché finirebbe nei telegiornali come una delle pochissime donne che uccidono il marito? Perché gli amici direbbero di lei che era tanto brava e che ha avuto solo un raptus? Perché un omicidio è peccato mortale?

Noo!

Per un motivo pratico: si sporcherebbe la cucina di rosso e, purtroppo, non in tinta col pavimento!

Al danno, la beffa!

Novembre 2015 è ormai agli sgoccioli

Il tono delle domande

Favorisca…

Non sempre ad alcune domande seguono risposte adeguate o scontate: dipende dal tono e dal modo con cui si porgono. Le reazioni che ne scaturiscono possono essere diverse o a volte inattese. Vediamone una.

Ad uno slargo, una signora è fermata da una pattuglia di carabinieri. Le si avvicina un agente, la saluta cortesemente portando la mano sulla visiera del berretto, formula la classica domanda: mi favorisca patente e libretto di circolazione.

La signora prende il libretto dal cruscotto, lo consegna e cerca affannosamente nella borsa, fra tutte le cianfrusaglie, il portafogli dove rovista e non trova la patente.

Il panico si fa strada. Carta d’identità, no. Carta Rinascente, no. Carta supermercato, no. Carta di credito, no. Bancomat, no. Carta benzina, no. Tessera sanitaria, no. Codice fiscale, no. E mentre c’è, elimina gli scontrini fiscali, non si sa mai si fosse mimetizzata fra loro.

Ormai le è chiaro: non c’è.

Cerca di ricordare dove si sia potuta nascondere per il gusto di farle uno scherzetto che le costerà caro, proprio oggi che è stata fermata dai carabinieri.

Si scusa che nella fretta di uscire ha cambiato borsa, giura di possederla, e se il carabiniere avrà la pazienza di aspettare si recherà a casa a prenderla.

E’ creduta sulla parola ma è stata fermata perché non indossava la cintura di sicurezza e purtroppo per lei viene multata.

Vediamo ora quando una domanda viene posta da un carabiniere che, in maniera non ufficiale o tradizionale, si avvicina alla macchina e saluta portando la mano sulla visiera del berretto: buon giorno, signora, me lo spiega, cortesemente, perché non indossa la cintura di sicurezza?

La signora ci pensa un attimino e reagisce: mi voglio suicidare!

Il carabiniere incuriosito e quasi dispiaciuto: e perché?

La signora: amo troppo mio marito e gli voglio dare l’opportunità di prendersene una più giovane e più bella!

Il carabiniere: ma lei, è una bella signora!

La signora: grazie, anche se non è a cavallo, lei, è un amore di carabiniere, un cavaliere d’altri tempi!

Il carabiniere: vada… vada… signora… e non dimentichi di indossare la cintura!

Nel frattempo il brav’uomo si allontana e, pensando di non essere sentito, si rivolge al collega: a lassaiu pèddiri ….chissa … è tanticchia… scimunita!!!

22 Ottobre 2015

Mala tempora currunt sed peiora parantur

Il mariticidio

Signora di sessantotto anni uccide il marito di settantatré, mentre dorme, dopo anni di violenze e percosse. Senza scendere nei dettagli della casistica, gli omicidi degli uomini contro le donne superano di gran lunga quelli delle donne contro gli uomini.

Gli autori sono stati mariti, conviventi, ex fidanzati o amanti. Il movente è stato la gelosia o la non rassegnazione all’abbandono.

Gli esperti sostengono che l’uomo metabolizza con maggiore difficoltà, rispetto alla donna, gli attentati alla propria autostima, perché è dotato di inferiori capacità di adattamento. A parte la famiglia e il lavoro, i rapporti sociali dell’uomo sono meno sviluppati rispetto alla donna, perché sono centrati sul fare qualcosa: giocare a calcetto, andare allo stadio, a caccia e a puttane.

Mentre quelli della donna sono centrati sulla comunicazione, condivisione e confronto, sul raccon­tarsi il quotidiano, le delusioni sentimentali, i problemi di famiglia o di coppia; va anche a uomini e raramente a gigolò. E pare ci sia anche il timore dell’uomo che, pensando al suo futuro, non possa trovare, gestire o sottomettere un’altra donna.

Al contrario della donna che quando si libera di un uomo non vuole sentirne più di un altro. Almeno! Se è giovane, ne trova un altro, mentre se ha una certa età, non può scappare neppure col primo che incontra, perché non si ferma.

Raramente le donne uccidono per gelosia ma per il patrimonio e tutte, o molte, non lo fanno per­ché giustificano, colpevolizzandosi, i tradimenti dell’amato sperando di riconquistarlo o recuperarlo, anche se è uno stronzo.

Tanto che, quando avviene un omicidio, le cronache ne danno risonanza come fatto eccezionale rilevandone il movente della provocazione per maltrattamenti.

E se le donne tradite, invece, decidessero di uccidere? Uscirebbero dalla casistica per entrare nella carneficina!

Prova ne è il risultato di un’indagine personale condotta con la domanda: cosa ne pensate di questa donna che ha ucciso il marito?

La risposta è stata corale: bonu fici!

Questo articolo non è un’istigazione al mariticidio ma un suggerimento ai mariti a stare attenti, sia alle mogli ben piazzate, sia alle mingherline, a dormire in camere separate, a chiudere la porta a chiave e a non cedere alle lusinghe perché: brutti tempi corrono, ma peggiori si preparano.

Siamo già in autunno

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