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OGNI TANTO UNO SGUARDO AL FEMMINILE AL MONDO CHE CI CIRCONDA

Pensieri, commenti, critiche, curiosità, riflessioni, … su tutto e di più di una brontese doc

  INDICE

VENDESI

L’agente immobiliare

Hai un appartamento da vendere? Ci pensiamo noi. Veniamo a vederlo, lo valutiamo gratis e senza impegno, concordiamo il prezzo più conveniente per te, facciamo le foto, lo mettiamo in pubblicità e ci lavoriamo.

Si presenta un giovanotto di bella presenza, di facile parlantina, di modi garbati, se occorre galanti, vestito casual e cravatta, borsa documenti e chiavi, scarpe lustrate, casco, moto di facile parcheggio, occhiali da sole che fa scivolare lungo il naso, solo e quando deve puntare dritto negli occhi il cliente.

Osserva con attenzione tutti i piccoli particolari che servono ad abbassare il valore dell’immobile, scatta foto da professionista per colpire l’interesse dell’acquirente che, a suo dire, lo aspetta in ufficio. Contratta e mercanteggia sul prezzo al ribasso come se fosse lui l’interessato all’acquisto.

Ispira fiducia e gli si danno le chiavi degli appartamentini arredati messi in affitto che, se gli capita, li utilizza per una sveltina ma senza nulla a pretendere perché è fedele al suo celibato. E come si dice: si lavora e si fatica pi la panza e pi la fica. Poi riprende il giro della sua vasta clientela e nel frattempo si gode la città. Conosce tanta gente e prende contatti. Che cosa può pretende di più dalla vita?

Fare l’agente immobiliare è uno fra i mestieri più antichi del mondo. Una volta, si chiamava sensale, dall’arabo simsar, mediatore che si occupava d’immobili e di terreni ma, quando combinava matrimoni, prendeva anche il soprannome di ‘ncucchia bbullichi.

Il mediatore, ieri come oggi, a ccu runa e a ccu prummetti, ha il compito di convincere il venditore e l’acquirente e se l’affare non va in porto: acqua r'avanti e ventu r'arretu, e, ndo cattàri e ndo vindìri non c’è pregiudiziu.

Ma quando l’affare è concluso e, il venditore, conta e riconta il denaro ricevuto dalla vendita, capisce, anche se in ritardo, chi fici 'a motti ru suggi! 
Pretende restituita la percentuale data all’agenzia, la quale, a sua volta, la pretende dal giovane agente che non ci ha saputo fare ma l’ha già spesa a tarallucci e vino.

Hai un appartamento da vendere?

Chi nnicchi e nnacchi! Cu joca suru, mai s’incagna... ghe pensu mi!-

Dal brontese pura lingua, al milanese: dal sud al nord la musica è la stessa!

Dicembre 2018

FACCIA A FACCIA

Genitori e figli

Sono pochi i figli che pensano di conoscere o di aver conosciuto veramente in fondo le due persone più importanti della loro vita: i genitori.

Non c’è una casistica e per farsi un’idea chi ha fratelli e sorelle può toccare con mano che ognuno di loro si è fatto degli stessi genitori un’opinione diversa, se non addirittura opposta.

Eppure, tutti i figli hanno iniziato lo stesso percorso di comunicazione con i genitori: il primo vagito e, per tutta l’infanzia, le carezze, i baci, gli abbracci che li hanno stretti come in una morsa, fino ad esserne soffocati.

Sono stati un tutt’uno indissolubile.

Ma all’improvviso scoppia in faccia l’adolescenza che a colpi di ribellione e contestazione incrinerà quell’amore fino alla giovinezza, in cui, un altro amore si frapporrà fra loro, così totalizzante da fare, a volte, dimenticare quel vincolo naturale, impresso nei geni e non sostituibile.

Ormai adulti e, diventati genitori anche loro, potrebbero capire i loro genitori ma hanno altro cui pensare o non vogliono pensare.

Il tempo scorre velocemente e presi alla sprovvista ad un tratto si accorgono dei genitori, i quali, quasi a loro insaputa, l’uno dopo l’altro li lasciano.

Piangono sui ricordi ormai sbiaditi, recriminano inesistenti e banali disparità o ingiustizie subite, rancori non spiegati, errori commessi senza le scuse che si sono fatte attendere e poi se ne sono capaci sentono il rimorso.

Molti figli, come se seguissero un copione, si comportano quasi allo stesso modo, ma perché se hanno ricevuto solo amore da due persone così sempre presenti e che ad un certo punto considerano quasi come estranei. E sono estranei, perché i figli li vedono solo come genitori e non individui con le loro aspettative, i sogni, le ambizioni cui hanno aspirato, se sono stati felici, delusi o traditi, se hanno saputo amare, se sono stati amati, se hanno odiato chi li ha feriti e poi se hanno saputo perdonare.

Chi ha la fortuna di avere ancora i genitori non abbia paura di sapere chi sono: conoscerli è una grande opportunità da non perdere e comunque vada, sono dei grandi!

I fiori sulla loro tomba sono per quietare la coscienza e non per loro.

Novembre 2018

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Di Laura Castiglione leggi: Il pane e altro, Artigiani a Bronte, Le donne al Collegio, Ciccio e Ciccina

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