L'OPINIONE DI ...

RIFLESSIONI al FEMMINILE

a cura di Laura Castiglione

OGNI TANTO UNO SGUARDO AL FEMMINILE AL MONDO CHE CI CIRCONDA

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Nella storia delle famiglie del secolo scorso

I sigritanzi ra Cuttunina

‘U linzoro ‘i lana era un lenzuolo di lana cardata che serviva per coprire il pane durante la lievitazione. ‘A cutra, in italiano coltre, era una coperta di mezzo tempo di lana, tessuta con una lavorazione faticosa a telaio.

Tanti di noi non se la ricordano o non l’hanno mai vista ma gli aforismi restano nella memoria e nell’uso comune perché sono trascritti. “Chissa è ‘na cutra”, “avi ‘na cutra ‘n casza” come per dire che una ragazza zitella, era un peso per la famiglia.

Eppure, per la cuttunina non si usa lo stesso aforisma e anche la sua fattura è differente come il suo peso specifico. ‘A cuttunina era una coperta pesante, trapunta e imbottita di cotone sciuszu, non filato e chi aveva la possibilità economica usava un tessuto unica tinta da un lato e dall’altro a fiori.

Chi invece era scassu ri soddi univa resti di stoffa di svariati colori e li univa formando quadrati o rettangoli. Da questo tipo di lavoro a pezzi deriva il Patchwork diffuso principalmente in America.

Ormai, sia ‘a cutra sia ‘a cuttunina non esistono in nessuna casa perché soppiantati da termocoperte e piumoni. Le antiche coperte meritano comunque di essere menzionate perché hanno fatto parte della storia di ogni famiglia fino ai primi del novecento. Ma quella che merita più attenzione è ‘a cuttunina che faceva così parte del corredo di una ragazza da far nascere un altro aforisma: “a zzita maiurina nun si gori ‘a cuttunina”.

Ma perché fosse così importante non occorre chiederselo, nelle rigide notti umide brontesi svolgeva un compito importante anche di aggregazione tra figli e genitori e soprattutto fra la coppia.

Immaginiamo di incontrare da un anziano rigattiere, ‘na cuttunina e di farle un’intervista.

- Buon giorno, Signora Cuttunina, come se la passa qui tutta sola? -

- Mi sento dimenticata dopo una vita di lavoro. Mi mancano i bambini abbracciati alle loro mamme che riscaldavo e stretti ci stringevamo. -

- E mi racconti signora, ai suoi tempi, la coppia come faceva l’amore? -

- Ah! Non so come lo fa oggi, ma ieri era tanto romantico! Mi ricordo ancora le parole che si scambiava una coppia innamoratissima. Lui le si avvicinava dolcemente e le diceva: amurittu bbrazzàmmuni stritti chi cc’è friddu. E lei rispondeva: picchì? Chi ‘ntenzioni hai?

E lui: nenti t’assicuru, amuri, vita, curina ru me cori, ti vogghiu quariari sutta sta bella cuttunina.

- E poi? -

- Signuruzza, lei troppu vori sapiri! Su sigritanzi chi tegnu pi mmia! -

Giugno 2019, il caldo si avvicina

La "sparacognite", l'amaro amore dei brontesi

Elogio della Sparacogna

Non si capisce come il Tamaro, pianta erbacea che cresce nel sottobosco dell’Etna tra aprile e maggio abbia conquistato tutti i brontesi che l’hanno rinominata in dialetto sparacogna.

Come accade nel nostro espressivo brontese la pianta di genere maschile si nomina al femminile. L’ulivo è “oriva”, il pistacchio ‘a frastuca, il fico ‘a ficara, il mandorlo ‘a mindurara, l’asparago ‘a sparacogna.

E non basta, nel nominarla lùccicanu l’occhi e per due mesi chi più ne compra più ne ha e non bada a spese. Chi possiede una campagna imbraccia il fucile e fa la guardia alle sue sparacogne perché i sparacugnari si aggirano furtivi, le rubano e poi le vendono per le strade di Bronte e nei negozi di frutta e verdura che sono presi d’assalto.

Ogni famiglia, nessuna esclusa, le cucina allo stesso modo; le aggiunge nel sugo, nelle frittate, nella pasta, negli sformati e se potesse le metterebbe anche nei dolci anche solo come decoro per dare dignità ad ogni pietanza.

La primavera a Bronte pervade le strade del solo profumo di sparacogne. E’ come una attrazione comune, una malattia, ma che non sorprende, né meraviglia e da quando in ogni casa alberga il congelatore, le scorte si fanno per tutto l’anno come se finiti i mesi di raccolta e venisse voglia di sparacogne, non avendole si potesse rischiare l’astinenza e la morte.

Da dove nasce tanto interesse nessuno se lo chiede perché lo ritiene normale. Eppure, l’asparago comune ci somiglia e si trova quasi tutto l’anno ma non è come ‘a sparacogna: sottile, affusolata, alta, scura, elegante, sinuosa come una bella donna che con le sue foglioline di edera avvince come l’edera.
Il suo sapore non è amaro, per i brontesi è come un caffè corposo, scuro come la notte, dolce come l’amore.

Fine aprile 2019, puttroppu 'i sparacogni stanu llistendu

Al di sopra di ogni sospetto

Mariticidio o incidente?

Un signore, malgrado non avesse l’età, festeggia l’ottantesimo compleanno con la moglie e si gratifica allo specchio per la sua perfor­mance ma, distratto, inciampa e sbatte la fronte su uno spigolo. Il sangue sgorga a getto. Porta la mano sulla fronte, barcolla, si rialza dal pavimento, si appoggia alle pareti e al buio, per non svegliare la moglie, tasta con le mani imbrattate, riconosce il letto, vi si stravacca, abbraccia il cuscino e tampona la ferita. Ma, ancora grondante, pensa di orientarsi verso l’armadietto dei medicinali in cerca di un cerotto.

La moglie che era immersa nel sonno, si sveglia e, sorpresa da quella mattanza, grida, chiama il marito che non la sente, scorre le stanze guidata dalla scia di sangue e trovato il marito lo investe di domande. Gli medica la ferita ne stringe i lembi ma servono i punti.

Il marito si rifiuta di andare in ospedale, qualcuno imputerà la banale caduta a un vecchio rimbambito e sarebbe dura convincerlo che solo un’ora prima aveva fatto sesso. Il sangue finalmente cessa di fluire e l’incauto è scortato fino al letto.

La moglie non ha sonno e pensa a cosa sarebbe potuto accadere se non si fosse svegliata in tempo. Immagina di alzarsi come ogni mattina alle sette e trova il marito riverso, annegato nel suo stesso sangue. Chiama il suo medico che, alla vista di una scena sospetta, crede suo dovere avvertire le forze dell’ordine, le quali non faranno scrupolose indagini, per non smentire la nomea che Catania sia il luogo migliore per un assassino di farla franca! Infatti, affermano che sia la scena di un delitto e non di un incidente!

Interviene il comandante: ci sono chiari indizi che il de cuius si sia difeso, la ferita non è stata mortale e il medico legale sostiene che risale intorno all’una.

Nelle sei ore prima di denunciare il fatto, signora, lei dov’era? L’arma dov’é? -

- Sono innocente, non so cosa sia successo, dormivo! Lei capisce che dopo... -

- Non è un alibi, la accusiamo di mariticidio, ha diritto al suo avvocato. -

- Ho già l’avvocato, è mio figlio. -

- Avvocato, convinca sua madre a confessare e ce ne andiamo tutti a casa. -

- Mamma, vuoi fare tutto tu! Ti avrei aiutato io a fare una cosa pulita! Ora, tutto questo sangue, chi lo leva? -

In attesa della primavera

Il Club del training autogeno

Non resta che piangere... con ottimismo

Quando i figli lavorano fuori, i loro genitori si fanno compagnia e si aiutano. Ma se uno dei due viene a mancare, nasce il problema e i figli per stare “sereni” mettono il genitore superstite in una “Casa serena”.

Lo accompagnano in camera, sintonizzano i canali tv a lui preferiti e lasciano il numero del cellulare per tenersi in contatto, caso mai! Baci, abbracci e lacrimucce.

E’ a volte una necessità o una scelta che gli amici dell’amico pensionante, quelli che restano in casa propria con la badante o col nipote affezionato alla loro pensione, non condividono. Lo chiamano al telefono e, non ricevendo risposta, uno di loro lo va a trovare.
Varca la porta della sua camera e la trova vuota. - Ecco perché non rispondeva! E’ morto! Ma in queste “case”, appena si entra, si muore? -

Invece, per fortuna, l’amico non sentiva il telefono perché impegnato a giocare a carte con gli altri pensionanti. Lo scenario è tutt’altro che triste! Un signore recita le sue poesie che nessuno ha voluto mai ascoltare; uno suona il pianoforte; una coppia balla òciò... ciò; un altro vanta le passate performance cui il pubblico si sbellica dal ridere; altri dicono di aver girato il mondo dopo essere andati in pensione per dimenticare il tempo sprecato a comandare invece di fare altro.
Una signora ricorda i corteggiatori che ha voluto rifiutare e, un’altra, invece, confida d’essersi pentita ad un vicino di posto, il quale ci prova e le fa piedino. C’é anche chi invidia le romantiche passeggiate di due diversamente giovani che si sono ritrovati e vivono le emozioni risvegliate del primo amore.

Non manca neppure chi perde il filo del discorso, perché fa andirivieni dal bagno e, rimproverato, costringe chi racconta a ripetersi. Fanno una pausa a merenda e, sia i credenti, sia gli atei, recitano il Santo Rosario, ma saltano i misteri dolorosi. Poi cenano e gareggiano con la tv a chi indovina i quiz, finché, suona la ritirata.

Si augura un felice risveglio anche a chi continuerà a dormire ma non per sua scelta.

E’ il club del training autogeno, dove si fa terapia di gruppo, ci si rilassa, si confida il proprio passato, ci si capisce e si condividono le delusioni, come quelle che danno i figli, forse un po’ ingrati, ma tutto sommato se ne fottono: acqua r'avanti e ventu r'arretu!

Febbraio 2019

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Di Laura Castiglione leggi: Il pane e altro, Artigiani a Bronte, Le donne al Collegio, Ciccio e Ciccina

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