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OGNI TANTO UNO SGUARDO AL FEMMINILE AL MONDO CHE CI CIRCONDA

Pensieri, commenti, critiche, curiosità, riflessioni, … su tutto e di più di una brontese doc

  INDICE


Il condizionale libero

E’ facile coniugare il condizionale presente del verbo essere: io sarei, tu saresti, egli sarebbe… ma potrebbe capitare di essere usato erroneamente, anche da chi ha fatto gli studi classici, se perde di vista le concordanze, i tempi e i modi.

Ma ci sono cose ben più importanti nella vita che farsi un cruccio per un condizionale anche se la sintassi, come qualche volta la legge, non è uguale per tutti!

Per esempio, se un comune mortale ne sbaglia l’uso corretto non è giudicato allo stesso modo di alcuni giornalisti, conduttori e politici che commettendo lo stesso errore o “reato” non vengono condannati ma assolti con l’attenuante dello stress della diretta e meno che mai all’ignoranza.

E comunque, noi che non siamo in diretta dobbiamo usarlo sempre per indicare un evento che ha luogo solo se esiste una determinata condizione:

 - io sarei libera se non ti avessi sposato! -

E meno che mai per mettere in dubbio qualcosa o la reputazione di qualcuno e ne sto scrivendo, non per dare lezioni ai miei affezionati lettori che non ne hanno bisogno e meno che mai riceverle dalla sottoscritta, ma per ritardare l’effetto di un episodio alquanto singolare che mi è capitato fra le orecchie.

Un distinto, elegante, un po’ borioso signore, nel fare le presentazioni dei suoi familiari, con orgogliosa enfasi così ha esordito:

 - vi presento mia moglie e… questo… sarebbe mio figlio.

Dall’uso personale del condizionale sono stata colta di sorpresa e ne ho dedotto che il signore in oggetto quando parla non ascolta ciò che dice e con in bocca il “sarebbe”, un semplice, inoffensivo, mite condizionale e in contemporaneo, come un omicidio d’impeto, ne ha fatto fuori tre: il se stesso cornuto, la moglie puttana e il figlio di puttana.

Qui ci sta a fagiolo l’aforisma: ’a lingua n’avi ossa e rumpi l’ossa.

Sbagliare il condizionale ferisce come un’arma.

Ma la lingua cosa c’entra?

Quel poveretto, l’ha detto in buona fede! Gli è sfuggito un lapsus!

Era in diretta… lo vogliamo condannare?

Assolviamolo!

Porca miseria però, che danno può combinare un condizionale quando si lascia andare libero!

Maggio 2015




FUORI RAZZA

A méndura non quagghià!

Perché tanto rancore e violenza in famiglia?
La responsabilità è dei geni o dell’ambiente?

Adrian Raine, psichiatra inglese, sostiene che vi sono nel cervello umano due aree: la corteccia prefrontale che aiuta a riflettere; l’amigdala (dal greco mandorla) che frena dal compiere azioni insensate e quando non funziona potrebbe causare comportamenti anche violenti.


PENSIERANDO

Laura Castiglione su La Sicilia

La nostra Laura Castiglione approda nel quo­tidiano La Sicilia, dove, dal 25 Giugno 2017, nell'edi­zione di Cata­nia, ogni dome­ni­ca cura una sua rubri­ca: "Pensie­ran­do".

Vi ripropone alcuni dei suoi pezzi più bril­lan­ti di queste nostre pa­gine. La potete leg­ge­re setti­manal­mente nella pa­gi­na "Pau­sa Caf­fè".

A Laura che ci ha deliziato per quasi dieci an­ni con i suoi "pensieri", vanno i nostri più vivi compli­menti ed auguri.

Edoardo Boncinelli, psichiatra italiano, aggiunge che giocano un ruolo fondamentale il contesto sociale ed eventi casuali che accadono nei primi 20 anni di vita.

Io, semplice osservatrice di comportamenti umani, simpatizzo per la tesi di Raine.

Guardiamo una famiglia tipo di ieri in cui su tre figli di sesso diverso, amati e seguiti con lo stesso metodo educativo, quando uno solo usciva “fuori razza” si diceva: a mèndura non ci quagghià, la mandorla non si è maturata.

Il “fuori razza” lamenta di essere stato trascurato, addirittura maltrattato e oggetto di ingiustizia da parte dei genitori e dei fratelli.

In alcune famiglie a volte capita che i genitori prediligano un figlio rispetto agli altri e raramente che tutti siano contro uno.

Se parliamo con amici e conoscenti, scopriamo che in molte famiglie c’è il fuori razza che ha in comune con altri fuori razza proprio lo stesso comportamento, gli stessi infantili ricordi e col rimpianto dell’infanzia e della giovinezza che gli sono state negate.

Se è una femmina lamenta di non aver posseduto un vestito nuovo se non quello dismesso della sorella; se è un maschio, ricorda con schifo la sua zuppa di latte e pane mentre guardava desiderandola la granita con i biscotti dei fratelli; se è un gay rimpiange quel ragazzo di cui si era innamorato e che poi l’ha sposato la sorella.

Si potrebbe chiamare gelosia verso quei fratelli che però, a loro dire, non si sono mai accorti delle ingiustizie di cui lamenta il fratello; perché sono stati insensibili? Si ni futtivanu? Diventati adulti giustificano gli errori fatti dai propri genitori?

Il fuori razza rivanga per il sadico gusto di recare dispiaceri, oppure, come sostiene Boncinelli, ha subito un evento casuale ma sconosciuto a tutta la sua famiglia che l’ha segnato?

Io penso di dare ragione al ricercatore inglese Adrian Raine quando dice: l’amigdala is not matured!

Tradotto in lingua brontese: a mendura non ci qquagghià!

Aprile 2015

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Di Laura Castiglione leggi: Il pane e altro, Artigiani a Bronte, Le donne al Collegio, Ciccio e Ciccina

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