L'OPINIONE DI ...

RIFLESSIONI al FEMMINILE

a cura di Laura Castiglione

OGNI TANTO UNO SGUARDO AL FEMMINILE AL MONDO CHE CI CIRCONDA

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Il Club del training autogeno

Non resta che piangere... con ottimismo

Quando i figli lavorano fuori, i loro genitori si fanno compagnia e si aiutano. Ma se uno dei due viene a mancare, nasce il problema e i figli per stare “sereni” mettono il genitore superstite in una “Casa serena”.

Lo accompagnano in camera, sintonizzano i canali tv a lui preferiti e lasciano il numero del cellulare per tenersi in contatto, caso mai! Baci, abbracci e lacrimucce.

E’ a volte una necessità o una scelta che gli amici dell’amico pensionante, quelli che restano in casa propria con la badante o col nipote affezionato alla loro pensione, non condividono. Lo chiamano al telefono e, non ricevendo risposta, uno di loro lo va a trovare.
Varca la porta della sua camera e la trova vuota. - Ecco perché non rispondeva! E’ morto! Ma in queste “case”, appena si entra, si muore? -

Invece, per fortuna, l’amico non sentiva il telefono perché impegnato a giocare a carte con gli altri pensionanti. Lo scenario è tutt’altro che triste! Un signore recita le sue poesie che nessuno ha voluto mai ascoltare; uno suona il pianoforte; una coppia balla òciò... ciò; un altro vanta le passate performance cui il pubblico si sbellica dal ridere; altri dicono di aver girato il mondo dopo essere andati in pensione per dimenticare il tempo sprecato a comandare invece di fare altro.
Una signora ricorda i corteggiatori che ha voluto rifiutare e, un’altra, invece, confida d’essersi pentita ad un vicino di posto, il quale ci prova e le fa piedino. C’é anche chi invidia le romantiche passeggiate di due diversamente giovani che si sono ritrovati e vivono le emozioni risvegliate del primo amore.

Non manca neppure chi perde il filo del discorso, perché fa andirivieni dal bagno e, rimproverato, costringe chi racconta a ripetersi. Fanno una pausa a merenda e, sia i credenti, sia gli atei, recitano il Santo Rosario, ma saltano i misteri dolorosi. Poi cenano e gareggiano con la tv a chi indovina i quiz, finché, suona la ritirata.

Si augura un felice risveglio anche a chi continuerà a dormire ma non per sua scelta.

E’ il club del training autogeno, dove si fa terapia di gruppo, ci si rilassa, si confida il proprio passato, ci si capisce e si condividono le delusioni, come quelle che danno i figli, forse un po’ ingrati, ma tutto sommato se ne fottono: acqua r'avanti e ventu r'arretu!

Febbraio 2019

La vendetta che appaga

In un mio precedente articolo ”Odio e dintorni” ho scritto che ci sono alcuni che nutrono odio per una o più persone da cui credono di avere ricevuto un torto. E per completezza ho pensato di integrarlo.

La vendetta di chi odia, temendo la galera, è verbale col detto: 'U Signuri ccià pinzari! Nel significato di incitare Dio a non distrarsi e chiamare a Sé chi odiano.

Questo arcaico detto che nei tempi antichi era in uso, lascia il tempo che trova perché, ammesso che la maledizione vada a segno, l’odiatore non otterrebbe una vendetta che paga e neppure che lo appaghi. E per avanzare una teoria che sia in parte condivisibile, bisogna sforzarsi di entrare nei panni di chi sa odiare per mestiere.

Entriamo!

L’odio é un istinto che alcuni riescono a controllare, elaborare per poi perdonare. Altri ne sono incapaci, non per limitata intelligenza, ma perché l’odio è nel loro DNA e non possono perdonare.

La religione cattolica insegna il perdono. Per i peccati meno gravi ha immaginato il purgatorio che funge da depuratore e rende le anime limpide per raggiungere il paradiso. Per i peccati gravi e senza pentimento le fiamme dell’inferno resteranno accese per sempre. Ma sembrerebbe una contraddizione sostenere la teoria del perdono congiunta alla punizione eterna, infatti, giunge a proposito la fede nella misericordia di Dio che perdona tutti i peccati anche i più efferati.

E’ certo che non si sa cosa ci sia nel dopo vita, anche perché nemmeno i santi, nelle loro apparizioni, hanno mai fornito prove. Tanto che, ci poniamo da secoli le stesse domande: esiste l’aldilà, il perdono, il castigo, le fiamme che non si spengono mai?

Dunque, che senso ha augurare la morte di chi si odia se non si è sicuri che con la sua morte soffrirà le pene dell’inferno?

E se del doman non v’é certezza, non c’è soddisfazione! Sarebbe conveniente augurare a chi si odia una lunga vita ma di solitudine e di sofferenze: lutti e lacrime. Non è un suggerimento che si vuole dare all’odiatore seriale, non ne ha bisogno, perché cambi il suo modo di agire, ma è per farlo riflettere che odiando si farà tanti nemici, anche i parenti lo abbandoneranno e, rimasto senza chi odiare, non gli rimarrà che guardarsi allo specchio: illu sa canta e illu sa sona, e finirà per odiare se stesso!

Dopo questa odiosa riflessione, causa di un forte mal di testa, vado alla Peppino De Filippo: e ho detto tutto!

Gennaio 2019, è iniziato un nuovo anno

VENDESI

L’agente immobiliare

Hai un appartamento da vendere? Ci pensiamo noi. Veniamo a vederlo, lo valutiamo gratis e senza impegno, concordiamo il prezzo più conveniente per te, facciamo le foto, lo mettiamo in pubblicità e ci lavoriamo.

Si presenta un giovanotto di bella presenza, di facile parlantina, di modi garbati, se occorre galanti, vestito casual e cravatta, borsa documenti e chiavi, scarpe lustrate, casco, moto di facile parcheggio, occhiali da sole che fa scivolare lungo il naso, solo e quando deve puntare dritto negli occhi il cliente.

Osserva con attenzione tutti i piccoli particolari che servono ad abbassare il valore dell’immobile, scatta foto da professionista per colpire l’interesse dell’acquirente che, a suo dire, lo aspetta in ufficio. Contratta e mercanteggia sul prezzo al ribasso come se fosse lui l’interessato all’acquisto.

Ispira fiducia e gli si danno le chiavi degli appartamentini arredati messi in affitto che, se gli capita, li utilizza per una sveltina ma senza nulla a pretendere perché è fedele al suo celibato. E come si dice: si lavora e si fatica pi la panza e pi la fica. Poi riprende il giro della sua vasta clientela e nel frattempo si gode la città. Conosce tanta gente e prende contatti. Che cosa può pretende di più dalla vita?

Fare l’agente immobiliare è uno fra i mestieri più antichi del mondo. Una volta, si chiamava sensale, dall’arabo simsar, mediatore che si occupava d’immobili e di terreni ma, quando combinava matrimoni, prendeva anche il soprannome di ‘ncucchia bbullichi.

Il mediatore, ieri come oggi, a ccu runa e a ccu prummetti, ha il compito di convincere il venditore e l’acquirente e se l’affare non va in porto: acqua r'avanti e ventu r'arretu, e, ndo cattàri e ndo vindìri non c’è pregiudiziu.

Ma quando l’affare è concluso e, il venditore, conta e riconta il denaro ricevuto dalla vendita, capisce, anche se in ritardo, chi fici 'a motti ru suggi! 
Pretende restituita la percentuale data all’agenzia, la quale, a sua volta, la pretende dal giovane agente che non ci ha saputo fare ma l’ha già spesa a tarallucci e vino.

Hai un appartamento da vendere?

Chi nnicchi e nnacchi! Cu joca suru, mai s’incagna... ghe pensu mi!-

Dal brontese pura lingua, al milanese: dal sud al nord la musica è la stessa!

Dicembre 2018

FACCIA A FACCIA

Genitori e figli

Sono pochi i figli che pensano di conoscere o di aver conosciuto veramente in fondo le due persone più importanti della loro vita: i genitori.

Non c’è una casistica e per farsi un’idea chi ha fratelli e sorelle può toccare con mano che ognuno di loro si è fatto degli stessi genitori un’opinione diversa, se non addirittura opposta.

Eppure, tutti i figli hanno iniziato lo stesso percorso di comunicazione con i genitori: il primo vagito e, per tutta l’infanzia, le carezze, i baci, gli abbracci che li hanno stretti come in una morsa, fino ad esserne soffocati.

Sono stati un tutt’uno indissolubile.

Ma all’improvviso scoppia in faccia l’adolescenza che a colpi di ribellione e contestazione incrinerà quell’amore fino alla giovinezza, in cui, un altro amore si frapporrà fra loro, così totalizzante da fare, a volte, dimenticare quel vincolo naturale, impresso nei geni e non sostituibile.

Ormai adulti e, diventati genitori anche loro, potrebbero capire i loro genitori ma hanno altro cui pensare o non vogliono pensare.

Il tempo scorre velocemente e presi alla sprovvista ad un tratto si accorgono dei genitori, i quali, quasi a loro insaputa, l’uno dopo l’altro li lasciano.

Piangono sui ricordi ormai sbiaditi, recriminano inesistenti e banali disparità o ingiustizie subite, rancori non spiegati, errori commessi senza le scuse che si sono fatte attendere e poi se ne sono capaci sentono il rimorso.

Molti figli, come se seguissero un copione, si comportano quasi allo stesso modo, ma perché se hanno ricevuto solo amore da due persone così sempre presenti e che ad un certo punto considerano quasi come estranei. E sono estranei, perché i figli li vedono solo come genitori e non individui con le loro aspettative, i sogni, le ambizioni cui hanno aspirato, se sono stati felici, delusi o traditi, se hanno saputo amare, se sono stati amati, se hanno odiato chi li ha feriti e poi se hanno saputo perdonare.

Chi ha la fortuna di avere ancora i genitori non abbia paura di sapere chi sono: conoscerli è una grande opportunità da non perdere e comunque vada, sono dei grandi!

I fiori sulla loro tomba sono per quietare la coscienza e non per loro.

Novembre 2018

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Di Laura Castiglione leggi: Il pane e altro, Artigiani a Bronte, Le donne al Collegio, Ciccio e Ciccina

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