L'OPINIONE DI ...

RIFLESSIONI al FEMMINILE

a cura di Laura Castiglione

OGNI TANTO UNO SGUARDO AL FEMMINILE AL MONDO CHE CI CIRCONDA

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L’abito non fa la sposa

... e neppure lo sposo

L’abito da cerimonia rappresentava nel passato la sposa e il ceto della famiglia cui apparteneva.
Era un manufatto di svariate fogge, di tessuti ricamati e ornati di merletti pregiati, di colori vivaci e perfino il rosso era usato in Cina e India.

L’uso dell’abito bianco risale al 1406 in Inghilterra, indossato dalla principessa Filippa, figlia di Enrico IV, un secolo e mezzo più tardi da Maria Stuarda e dalla regina Vittoria. Così iniziò il suo percorso, il cui stile ha seguito la moda per rappresentare l’eleganza e, il bianco, la verginità della sposa.

Oggi, tra agosto, settembre e anche primi di ottobre, sotto il segno zodiacale della vergine, i matrimoni sono sospesi, le spose sono in crisi, soprattutto per non potere indossare l’abito nuziale, per il quale hanno messo da parte i jeans strappati e chiesto un mutuo.

Neanche lo sposo potrà indossare il suo classico abito scuro, come per un vanto di non essere vergine e con un tocco di colore solo alla cravatta.

Ma oggi, in molti, prima del matrimonio convivono e, superato l’innamoramento, messo al mondo un figlio, intrapresa la strada del mal di testa, si sposano per non dire più che si ha un compagno?

Per organizzare un catering all’insegna degli sprechi?

Perché la donna indossi l’abito bianco che è, oltre partorire, il privilegio che non chiede di spartire con l’uomo?

Però, da qualche anno, l’uomo sta abbandonando l’abito scuro, lo spezzato è con gilè o pantaloni bianchi, se lo lascia intero è di colore beige chiaro.

Che sia il preludio dell’abito bianco per l’uomo e col significato di verginità?

Attenzione!

Se l’uomo perseguirà la strada verso l’abito bianco, la donna deve impedirlo e imporsi con fermezza e non per averne lei l’esclusiva, ma per non sembrare di sposare un Papa: l’unico vergine di bianco vestito.

Gennaio 2022

Il panettone e la cassata
oggi “sposi”

Il patrimonio siciliano è misto di culture. Alcuni popoli sono venuti in Sicilia per dominarla e altri per rimpiazzarli ma rientrati nei loro paesi di origine vi hanno lasciato il cuore, l’arte, la filosofia e i vocaboli derivati dalla loro lingua.

La Sicilia è stata un pied à terre, accogliente con chi dal sud mirava al nord e dal nord al sud e lo è ancora, ma con ospiti e turisti come Matteo Salvini che, venuto in Sicilia per vedere l’Etna e prendersi il sole vi ha lasciato un pezzettino del suo cuore: la Lega.

Ma pare che alcuni siciliani vogliano conquistare il nord e con dolcezza, come Nicola Fiasconaro, sorriso furbo e accattivante, che, col suo cappello da pasticciere, come fosse un prete ha sposato il panettone e la cassata.

Nicola Fiasconaro, il pasticcere di CastelbuonoE’ un matrimonio morganatico: lui, di padre sconosciuto e di madre milanese, lei una nobildonna il cui albero genealogico risale agli arabi, ai normanni, ai fenici, ai greci, agli spagnoli, in un connubio di religiosità nelle mani esperte delle sante monache del convento della Martorana a Palermo.

Il rinomato pasticcere non rispettando la riservatezza altrui, com’è in uso oggi fare uno scoop, ha ripreso la coppia: il panettone dal viso scuro e butterato, si sdraia gonfio di sé sulla morbida e dolce ricotta dalla pelle chiara, delicata e col cuore coperto da un velo bianco di verginità.

Per lei non è un rapporto d’amore, non la lusinga sposare un milanese e forse nemmeno lui è sicuro di volere sposare una siciliana, però, la condivide con gli amici sui social.

Questo “prete” come un padre che, pur amando la figlia, incurante dei sentimenti che lei prova e che non ha detto “si lo voglio”, la sposa al primo panettone venuto.

“Questo matrimonio non s’ha da fare, né oggi né mai”.

Ma è stato già fatto.

La “Sacra Rota” di casa mia lo dichiara nullo oggi e pure domani.

Natale 2021

 palloni gonfiati

Sono lords o lordi d'invidia?

La palla, femminile, è una camera d’aria rivestita di cuoio; il suo plurale è palle, il maschile è pallone.
Su questa piccola parola si sono costruiti tanti modi di dire: prendere la palla al balzo, avere una palla al piede, avere due palle, rom­pere le palle, andare in pallone.

E ancora, la partita di pallone che le donne non andavano a vedere perché stimolava tanta di quella gelosia che Rita Pavone ne ha fatto una canzone di successo: “perché la domenica mi lasci sempre sola, per andare a vedere la partita…”.

Oggi agli stadi si recano anche le tifose, si scatenano quanto i tifosi e tutti insieme schiamazzano e urlano una sola parola ricordando la "buonanima": “vincere e vinceremo”.
Basta una piccola palla che, potente come una bomba, entra in porta e, senza strategie tattiche, diplomatiche, spionaggio o armi segrete, scoppia, scatena l’esultanza dei fans dei vincitori e come in una guerra fa vittime.

Nella cerimonia di chiusura del recente Campionato europeo di calcio, i vincitori (l'Italia) concedono ai perdenti l’onore delle armi, la medaglia d’argento che non è accettata perché (gli inglesi) credono, anche di fronte all’evidenza della sconfitta, di meritare loro la Coppa. E non solo, accompagnano l’inno nazionale italiano con fischi e pernacchie.

Ma come mai? Gli inglesi? Proprio loro che sono famosi in tutto il mondo per il fair play, per scusarsi sempre troppo e dire ”sorry” anche quando non pestano i piedi ad alcuno?
E l’eleganza? A chi non ce l’ha, la insegnano i cappellini blu, rosso e bianco della regina Elisabetta, che sono i colori della bandiera che rappresenta tutti, nobili e cafoni, insigniti a pari merito del titolo di lords!

Ma allora, sono dei palloni gonfiati se perdono la testa per una partita di pallone?

Comunque, fatti famma e va cùccati: sempre lords sono, anche se lordi d’invidia.

Tempi di Covid

Il pensionato senza speranze

Un signore va in pensione, progetta di spendere al meglio la buonuscita ma senza avere fatto i conti col Covid. Dopo un lavoro sedentario vuol mettersi in forma e fa un giro per palestre e piscine, accompagnato dalla moglie. All’ingresso, di fronte ai posters che ritraggono giovani muscolosi, si vede in essi come riflesso allo specchio, mentre in sala attrezzi, nota persone anziane e chiede spiegazioni all’accompagnatrice:

- Scusi! ‘Ndì sta palestra suru vecchi pigghjati? -

- I giovani vengono la sera, dopo il lavoro. -

Guarda perplesso la piscina, non sa nuotare ma pensa che con una bella istruttrice potrebbe imparare:

- Scusi signorina, l’acqua è alta? -

- Stai sereno, nella piscina dei bambini l’acqua è bassa! -

Lui sogghigna: - mi dà già del tu, come è buona lei, mi vede bambino e non come mia moglie, un rimbambito in pensione.

Istruttrice: - Signura, ma so maritu è fotti! -

La signora: - Si, tutti i santi giorni, Santo Stefano, San Silvestro, Sant’Agata e San Giuseppe. Il primo maggio si riposa! -

L’istruttrice: - Gli uomini sono tutti uguali! Lo sa che da domani saremo chiusi? -

I congiunti si recano in agenzia per prenotare un viaggio o una crociera ma delusi la trovano chiusa. Non resta che prendere un caffè seduti al bar e decidere cosa fare ma il bar è chiuso.

Telefonano agli amici per confortarsi: - Ci vediamo oggi? - Ma gli amici, chiusi in casa dai figli non hanno la doppia chiave.

I due rassegnati, per investire in bot la buonuscita, vanno in banca e la trovano chiusa.

Che disdetta il Covid! La buonuscita è chiusa, la palestra sigillata, l’agenzia sprangata, il bar tappato, la banca sbarrata, gli amici murati.

Lui:- Chissà se sono chiuse le case chiuse? -

Lei:- Già dal 1958, in ogni caso, anche tu sei un uomo chiuso. -

Lui:- Chiuso con te? Cunsumatu sugnu! -

Ottobre 2021

Chi non si vaccina non sa che ...

Ascoltare le esperienze di chi ha vissuto la guerra, se ne fa l’idea. Il nemico ha una divisa che lo distingue e per amor di patria, si combatte con le armi, il coraggio e la solidarietà.

Il Covid non ha sembianze umane e per combatterlo basta una siringa con un sottile ago incastrato e, spinto lo stantuffo, spara come una pistola un liquido letale per salvare tutti, soprattutto i deboli e gli indifesi.

Ci sono alcuni, tra maschi e femmine che, come in guerra, non obbediscono agli ordini del comandante, disertano e alla richiesta se abbiano partecipato alla battaglia si offendono considerandola un attacco alla privacy.

In guerra, chi diserta è fucilato, in questa pandemia è il nemico Covid a giustiziare.

Si vuole ricordare a costoro che i dati anagrafici sono iscritti nei registri della parrocchia, dei comuni di residenza, delle banche, della scuola, nei cellulari con le impronte digitali e perfino al cimitero con una foto che ritrae sorridenti. Il loro utilizzo non sarà illecito, anzi è per espletare il diritto ad una libera e sicura circolazione e, finalmente, per riappropriarsi di tutti i contatti che si sono persi.

Non si pretende che costoro abbiano la perspicacia di capire che si stanno fregando con le loro stesse mani e pur non vaccinati dovranno comunque indossare la mascherina e mantenere le distanze.

Ed è qui che sta l’inghippo: le distanze.

Per i maschi, le uniche donne disponibili a stare loro vicino sono le anziane intraprendenti che, persa ogni speranza, oggi non credono ai propri occhi e, grazie al vaccino fatto, sbandierano le mani: la sinistra a pugno chiuso tiene aperto l’indice e il medio in segno di vittoria, mentre la destra tiene aperto il medio.

E per le femmine? Se la vedranno con la concorrenza.

Settembre 2021

 

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