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OGNI TANTO UNO SGUARDO AL FEMMINILE AL MONDO CHE CI CIRCONDA

Pensieri, commenti, critiche, curiosità, riflessioni, … su tutto e di più di una brontese doc

  INDICE

Odio e dintorni

Casi clinici ed aforismi

L’odio è disprezzo, ostilità, voglia di nuocere a qualcuno e non si può considerare un sentimento, perché non riguarda il mondo delle emozioni di gioia, di orgoglio, di pietà e di amore.

Può accadere di provare disprezzo per qualcuno ma se alla ragionevolezza si fa strada, si domina e, nel tempo, più o meno lungo si mitiga, si supera e si dimentica.

Dipende soprattutto dal carattere e dalla maturità di ciascuno ma, ad alcuni, viene difficile se non impossibile, e dimostrano che nell’odio ci stanno bene, si sentono vivi perché capaci di forti “sentimenti”. Pare che passino il loro tempo a progettare come possono vendicarsi e dimenticano che la vendetta non paga ma li appaga.

Il loro destinatario non è sempre la stessa persona che, al limite, se hanno ricevuto un’offesa imperdonabile si potrebbero anche capire, invece cambiano spesso bersaglio, ora è l’avversario politico, ora l’amico, il vicino di casa, il fratello e la sorella, la mamma o il padre, il marito o la moglie.

Se non trovano il “coraggio” di eliminare fisicamente l’oggetto del loro odio, uccidono la sua reputazione.

Sono dei killer professionisti con lo spargimento di sangue dell’onore, e colpiscono con l’inganno, la calunnia, la diffamazione.

Un’altra arma che prediligono sono le maledizioni, sotto forma di aforismi: sa rùmpiri ‘u collu, chi i gambi i fanu ‘i lignu.

Fanno le cose per bene, non auspicano il male minore di rompersi le gambe che si riparano con le protesi o che abbiano un colpo di frusta: si devono rompere il collo.

Il loro profilo risponde anche a ferventi cristiani, fanno voti, esortano quel loro Dio personale a non distrarsi e che chiami il loro nemico a Se: u Signuri ci ha pinsari! Sono anche vigliacchi che delegano un Altro a fare il lavoro sporco.

Come difendersi se non con aforismi: i gastìmmi su’ commu 'i fogghi, cu ‘i manda s’i ricogghi! Le maledizioni ricadono su chi le manda. C’è anche: o cavallu gastimatu ci lluci ’u piru! Che le maledizioni provochino l’effetto contrario e ci si augura una luccicante salute.

Concludo di augurare a chi ci odia il male minore e, costatato che parla troppo e gli si secca la lingua: pipita gallinara! E’ la tipica malattia della lingua dei polli.

Giugno 2018

'I spini ra fògghia 'i lattùca

Sensibile o permaloso?

Capita, ogni tanto, d’imbattersi in alcune persone che hanno intolleranza ad un giudizio critico nei loro confronti.

A volte è quasi impossibile sostenere una conversazione pacata per dimostrare loro che si sbagliano, specialmente, se sostengono tesi discutibili a volte inaccettabili e che poggiano solo sulla loro fervida fantasia.

L’intenzione di chi le ascolta non è di volerli offendere o contrastare a prescindere, ma solo per avere un dialogo e un costruttivo confronto.

Ad un occhio poco attento, questo atteggiamento potrebbe fare intendere un carattere forte, determinazione nelle proprie posizioni, anche se le presentano come principi fondamentali.

A volte, usano l’aggressività e per farsi ragione, alzano la voce, sopraffanno ritenendo di essere nel giusto.

Nel caso in cui dovessero avere la peggio, non se ne assumono mai la responsabilità e accusano l’interlocutore che non sa riconoscere la loro sensibilità.

E’ il caso di dire: càspita! si spina cu‘à fògghia ‘i lattùca” e “sa tuccari ca pezza o si scuzzùra”!

Al contrario c’è chi cerca il sostegno di amici o di estranei, accetta le critiche che gli vengono fatte per capire e conoscere quanto e se le proprie idee siano giuste o da cambiare, se non tutte, almeno alcune.

Sente il bisogno di confrontarsi e, quasi col timore di non essere compreso della validità delle proprie idee, cerca di esporle con chiarezza all’interlocutore, dandogli la possibilità di confutare, contraddire o condividere e, alla fine, riceve quasi sempre un insostituibile arricchimento.

La prima posizione mostra sicurezza e, l’altra, debolezza? Ma siamo sicuri che le cose vadano solo in un senso o nell’altro e che non esista una via giusta di confronto?

Il detto popolare “si spina cu‘à fògghia ‘i lattuca” non si rivolge alle persone che si ritengono sensibili ma a quelle permalose, di limitata e non elastica intelligenza.

La sensibilità è soprattutto ben altro!

Consiste nel rispetto di sapere ascoltare e accettare le critiche, per imparare a soppesare le diverse esperienze, arginare i propri limiti con quell’umiltà che faccia scudo a spinose critiche che potranno essere ben più pericolose delle spine dell’innocua lattuga.

Maggio 2018

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Di Laura Castiglione leggi: Il pane e altro, Artigiani a Bronte, Le donne al Collegio, Ciccio e Ciccina

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