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Pensieri, commenti, critiche, curiosità, riflessioni, … 
su tutto e di più di una brontese doc

C’è troppo sole!

Lo spermatozoo Y, il più stronzo di tutti!

Lo spermatozoo Y ... il più stronzo di tutti La mamma del maschio

E’ tempo di vacanza. Al mare o ai monti si fanno i soliti discorsi e sotto il sole che scotta, qualcuno legge a voce alta un fatto di cronaca: Coppia si separa per incompatibilità di carattere “con la suocera.”

Si apre il dibattito? no, l’omertà.

C’è chi annuisce, chi tace e chi senza troppa convinzione osa: “per me mia nuora è come una figlia!”

“The question”, il problema, e a differenza di quello matematico si capisce che non ha soluzione.

Io ho già espresso la mia idea in questa rubrica (vedi:”A proposito di suocere”) e per completezza vorrei aggiungere una personale, anzi molto personale teoria.

Andiamo a curiosare come si diventa suocera D.O.C, cioè, mamma del maschio.

Anche se è noto il processo biologico della fecondazione, mi piace ricordarlo: fra milioni di spermatozoi (con cromosoma 50% X e 50% Y), uno solo, a caso, istintivamente, viene spinto verso l’ovulo (con cromosoma X ), lo penetra (x+x = femmina  -  x+y = maschio) e inizia lo sviluppo embrionale.

Immaginiamo invece che le cose si svolgano diversamente e che non sia lasciato tutto al caso: lo spermatozoo Y non è una testa calda, ma un esserino “tutto testa” intelligente e con capacità decisionali autonome, il più stronzo di tutti che, individuato l’ovulo, ne esamina le caratteristiche idonee e decide se:

A - cedere il passo ad uno spermatozoo X

B - cambiare strada

C - andare di persona.

E la “testa di Y” va di persona, penetra l’ovulo X, dà origine ad un maschio, “e ti rovina la festa”.

Congratulazioni alla gestante che è diventata in tempo reale mamma ma anche suocera D.O.C.

Senza dubbio, qualcuno dirà: “è facile spacciare per buona una teoria che è la conseguenza di un’insolazione e senza uno straccio di prova scientifica.”

E… rraggione ha! ...ma a mia …runni mi vinni?

Va bene va, mettiamoci all’ombra …. c’è troppo sole!

Agosto 2009

Il dialogo?

no, c’è di meglio!

Oggi alcuni giovani trentenni che vivono ancora con i genitori vorrebbero con loro un “dialogo” migliore.

Ma questi signorini che tipo di dialogo vorrebbero se i loro genitori fin dal primo vagito li hanno viziati, gli hanno dato insieme al carillon la tutina Burberry e il triciclo; sempre pronti a giustificarli, a difenderli e a compiangerli: “Sono sfortunati, poveri ragazzi, e non chiedono mai!”

E’ proprio vero, si è sfortunati quando non “si deve chiedere mai” ricevendo tutto!

E la pensa così anche chi li vede girare nei loro jeans “strappati” e si sente quasi imbarazzato ad avere un lavoro che gli consenta almeno di mettersi le pezze al culo.

Lo vogliamo dire con convinzione che questi giovani appartengono ad un’altra generazione e la chiudiamo qua o come ormai è nostra abitudine riflettiamo?

I genitori di questi giovanotti hanno sentito la necessità di modificare radicalmente il metodo educativo dei loro padri.

Forse l’hanno ritenuto troppo rigido, inadeguato e frustrante ? E’ vero che ai loro tempi il dialogo era limitato all’essenziale: “o fai così o te ne vai”. E loro facevano così. “Prenditi questo, perché quello non è sicuro”. E prendevano questo. L’azienda di famiglia? “questa è, ringrazia il cielo”. E ringraziavano. E non parliamo dei nonni: l’amore? - “poi viene” - Il sesso? - “se ne può fare a meno”. Mio marito torna tardi… - “basta che si corica a casa...” E ricordando Dante: “maestro il senso lor m’è duro”.

E’ chiaro che bisognava attenersi alle regole anche non condividendole, ma davano certezze soprattutto ai più intraprendenti che decidevano di imboccare strade diverse.

Ma c’erano i presupposti per fare una rivoluzione?

E come ogni rivoluzione che si rispetti c’è stato uno spargimento di sangue: quello di questi figli che sono insicuri perché non hanno i gomiti per farsi strada e quello dei genitori che per fare i democratici ed essere loro amici hanno perduto l’autorevolezza necessaria.

Non c’è fortuna o responsabilità? Vogliono aggiustare il tiro dandosi una smossa o continuare a farsi illudere dall’onorevole di turno.

E in attesa che i giovanotti prendano coscienza ce ne vogliamo stare con le mani in mano?

Io un’idea l’avrei, ispirata da un metodo antico ma infallibile: immagino di guardare questi signorini affacciati al balcone a dorso nudo, col cellulare incollato all’orecchio, nei loro jeans abbassati fino al coccige, ed eccitata dalla loro invitante nudità e presa da un improvviso bisogno di soddisfazione faccio schioccare la frustra:

- “la vera fortuna è avere un culo rosso” -

- “ma, scusi, mi viene chiesto da una voce sconosciuta, che tonalità di rosso”-

- “rosso sangue contro il malocchio” -

- “Ah! giustamente, se sono sfortunati!”-

10 Luglio 2009

E finché ci siamo noi…!

Noi, che abbiamo avuto la fortuna del posto fisso con pensione sicura; e i nostri figli?

Anche con un contratto a tempo indeterminato ottenuto a quasi quarant’anni, non avranno le nostre stesse certezze. Certezze? scadenze e più di un momento di difficoltà!

E meno male che ci siamo noi, genitori degni di questo nome che mettiamo mano al portafoglio mentre non possiamo fare a meno di pensare che sono finiti i tempi in cui si diceva “a gallina si pinna morta”“ci lassu u furrizzu a cu mi viu o capizzu” e “mi tegnu i catti o pettu”.

Detti popolari che indicavano l’insicurezza di chi non potendo contare sulla pensione non si voleva  “spugghiari”, mentre noi che ci possiamo contare ci sentiamo ricchi e lo siamo perché in grado di dare e fare e qualche volta anche strafare disarmandoci per i nostri figli.

Ma la tristezza e la preoccupazione ci sorprendono nella gioia di essere utili al loro grazie imbarazzato.

Pensiamo a come faranno quando non ci saremo e anche loro lo pensano. Purtroppo!

Ma che possiamo fare? Riflettiamo, forse una soluzione c’è. Un lasciapassare per l’immortalità? E perché nò.

Per prima cosa non facciamo testamento, naturalmente parlo di quello biologico, dell’altro ne parleremo un’altra volta. E se questi nostri figli sono intelligenti come ci auguriamo, potranno farci vivere finché gli saremo utili.
“Ma il testamento biologico ci può aiutare se siamo in coma e non capiamo più nulla.”

Leggo con piacere
le note di Laura Castiglione
.

Davvero acute, non banali; e legate alla real­tà locale, nel senso che partono dalla "cultu­ra" bron­te­se, dai vez­zi e mal­vezzi del luo­go, per sviluppare riflessioni originali, punti di vista in­consueti (ma fondati), conclusioni feli­ce­men­te inquie­tanti.

Spero di continuare a leggere anche per il fu­turo cose analo­ghe; e, magari, di cono­sce­re l'Autrice.

Piero M.

Milano, Friday, July 10, 2009

Io penso che se siamo vivi si capisce che lo siamo!

E specialmente chi è credente non se lo chiede che non è ancora in paradiso?… “nca sicuru! ….”

E se questo progetto non sarà attuabile?
Ma quale progetto e progetto, bisogna possedere tatticismo per ottenere ciò che si vuole e l’ultima risorsa potrebbe essere quella di denunciare i medici ottenendo un risarcimento per negligenza verso un genitore di 150 anni autosufficiente e perfetto.

“Si... perfetto?” solo poco poco piscione, ma tutto amore.

6 Giugno 2009

La donna vive più a lungo dell’uomo!

Eh… allora?

Le statistiche la danno “piazzata” o “vincente”, come i cavalli: sette donne contro un uomo. In tanti ci stanno studiando sopra perché i fenomeni sono complessi e in differenti contesti geografici e socio-culturali nel mondo; con la sola eccezione in Sardegna in cui il rapporto è due a uno. Forse i sardi hanno geni diversi da quelli degli altri? l’ambiente gioca un ruolo determinante?

Non si sa, la sola certezza sono i certificati di morte. E visti gli incerti risultati dei ricercatori, azzardare un’altra ipotesi potrebbe stimolare gli uomini ad osservare le loro coetanee per un risultato di parità. Ma se ciò avvenisse sapremmo essere “cavalieri” cedendo il passo.

Premesso che gli uomini non hanno lo stesso allenamento al dolore, una costruttiva rassegnazione, il coraggio nella prudenza ma neppure l’anomalia nell’uso dei due aggettivi controversi “vedova e allegra”; facciamo due esempi facili facili, uno frutto di fantasia e uno reale in cui uomini e donne trovandosi nella stessa circostanza reagiscono in modo totalmente differente.

Immaginiamo di assistere ad una maratona Catania-Reggio-Calabria in cui entrambi partono insieme.

Mentre le donne se la prendono comoda bevendo un caffè a Messina in attesa di traghettare, gli uomini che non amano aspettare attraversano lo stretto a nuoto sordi alle grida di quel furbacchione di Berlusconi: “We, terun! aspetta che mi ghe fà el pont!” Non occorre traduzione, la Sicilia è in Italia anche senza il ponte.

Altro esempio. Puntiamo l’attenzione sulla così detta “vedova allegra” che trascorsi i primi mesi di sconforto, un raggio di luce squarcia nella notte il soffitto sotto il quale ella dorme.

Le appare la buonanima, giovane come non era, sorridente con tutti i suoi denti veri e le si sdraia accanto. Qualcosa non quadra: “sono morta? avrei voluto morire insieme a lui, ma non pensavo che sarei stata presa alla lettera!”

Si sveglia. Meno male era un sogno! Un sogno? un ricatto!

I morti non hanno corpo, non accarezzano, non baciano e figuriamoci se… mentre con i sogni condizionano, illudono e con i numeri uscenti dell’otto prendono al laccio come i cowboys… hii... hiuu! e la bella addormentata entra nel recinto delle vedove inconsolabili. Mentre la vedova-sveglia ci riflette, segue un corso accelerato di gesti significativi, mette in fuga le apparizioni e incomincia a vivere.

Lunedì: passeggiata per i mercatini e parla con tutti. Consulta il quotidiano per inserire un funerale nel suo carnet (un’occasione per incontrare gente). Va in piscina. Martedì: la signora delle pulizie le racconta gli affari privati delle altre signore. Cine-club con la vicina con cui divide il pianerottolo e il taxi abusivo. Mercoledì: colazione al bar con l’amica del cuore. Massaggi alla schiena. Giovedì: volontariato: bambini o ragazze-madri, gli anziani non sono ammessi. Va in Piscina. Venerdì: biscottini e tè per le socie del burraco. Sabato: parrucchiere per la serata mondana; pizza in un localino alla mano con amiche e qualche marito al seguito che ancora non molla. Gelato al bar con sfondo città by night.

Domenica: santa messa col parroco che organizza viaggi all’estero. Garofani al cimitero, parla col morto della sua solitudine, ma senza nulla a pretendere! Pomeriggio, al telefono con le vecchie compagne di scuola trasferite al nord.

Ci sono abbastanza elementi? mancano gli uomini.

Avete mai visto vedovi-allegri farsi compagnia, andare al cinema o a prendersi la pizza? ma dove se la fanno?

“Quanti dì solitari!” passeggiano… da soli, al bar da... soli, la palestra… ad una certa età è inutile, al cinema… niente di romantico, solo films d’azione e sesso, al cimitero in ubbidiente silenzio… ma come prima!
La televisione è la sola compagnia insieme alla famosa collezione di farfalle che nessuno vuole salire a vedere.

“O mia fuggita estate, quante vedove notti!”. Sospirano “…per me… ormai..!” mentre oscillano il capo davanti alla scena del vecchio film “Amarcord” dove Ciccio Ingrassia sopra un albero impersonando il pazzo gridava: “voglioo una donnaaaa!” Ma… fra le signore di cui sopra?....

Neanche a pensarci!

La riflessione serve per riflettere se vale la pena di cambiare vita.

Noi donne non stiamo là a riflettere, cambiamo subito vita. Mentre ai nostri cari compagni di viaggio (tant pour parler) proponiamo il pensierino della notte: “è vero che la donna vive più a lungo dell’uomo, eh allora? Ammettetelo!”

Ce li ha o non ce li ha? i… nervi saldi!

8 Maggio 2009

La generosità fa male

La generosità a chi la esercita e a chi la riceve provoca sospetti, oggi come ieri.

“Perché mio fratello mi ha ceduto quel terreno?” non vale nulla?

“Perché mia sorella mi ha ricompensato con denaro?” si sente in obbligo? E chi più ne ha, più ne metta.

Chi riceve generosità soffre e si tormenta perché non riesce a trovare una motivazione logica nel perché. Chi la esercita soffre sentendosi tradito e disapprovato per aver inflitto l’insostenibile peso della riconoscenza. Si potrebbe dire che non sono sospetti, ma gelosia.

Ma se si ottiene un beneficio di quale gelosia si sta parlando? Forse di quella gelosia che impedisce di essere altruisti e di donare senza un motivo di ritorno. O forse semplicemente perché non si accettano lezioni su come gestire gli affetti.

E’ difficile percorrere i sentimenti umani, ci hanno tentato illustri analisti e ci tentano ancora, ma per chi come noi vive una vita normale, senza scomodare i tecnici della mente, si fa domande difficili a cui dà risposte semplici.

Ci si guarda intorno, si ascoltano le esperienze altrui, si confrontano e ci si accorge con amarezza che vanno perfettamente ad incastro e rassegnati si può dire a voce alta come in un editto: “udite udite in questo giorno di Pasqua, Gesù è risorto per noi, abbracciamo i nostri fratelli e le nostre sorelle anche se… la generosità fa male.”

Pasqua 2009

“Badante Dop”

Secondo il Devoto-Oli, persona addetta all’assistenza di ammalati, disabili e anziani. E si potrebbe aggiungere anche vecchi sporcaccioni!

Girano per Bronte tante signore perbene che lasciano il loro paese, mariti e figli spinte dal bisogno.

Anche la Sicilia ha conosciuto l’emigrazione ma per le nostre donne era impensabile lasciare il marito (forse questo sì, il divorzio ancora non c’era) e i figli e partire in cerca di lavoro. Tranne quelle che avevano avuto il famigerato “foglio di via”.

Forse la nostra cultura era arretrata ed è rimasta tale rispetto ad altre. O forse i nostri uomini erano egoisti preferendo andare loro all’estero e qualche volta morire di stenti anche durante il viaggio anziché offrire la moglie a qualche vecchio sporcaccione.

Ma poi, perché sporcaccione?

Cerchiamo di tracciare il profilo di un uomo anziano ma ben messo che ricevuta in regalo la vedovanza non si rassegna all’idea di presentarsi al Creatore senza potergli dimostrare la gratitudine che si aspetta.

Complimenti ed auguri

a Laura Castiglione per la sua let­tera iro­nica e spregiudicata sulla condi­zio­ne dei vec­chi "spor­cac­cioni" i quali, se­condo i soliti "ben­pen­santi", non avreb­bero dirit­to a pulsioni ero­tiche ad una certa età.

Nicola Lupo
3 Aprile 2009

Con tutto il rispetto dobbiamo dire che Dio è maschio e con tutta onestà che le donne nel ruolo di mogli sono pesanti: “non ti sporcare, non fare disordine, dove vai, quando torni, non ti sai organizzare, come hai speso i cinque euro che ti ho dato ieri, devo fare tutto io…” e non dimentichiamo la frase più ricorrente a ferragosto: “è da natale che ho un mal di testa!”

Altro che sporcaccione quel signore là, se non avessero chiuso le famose case si ci sarebbe trasferito con pensione e buona uscita in pianta stabile. Invece quasi imbarazzato nella sua parca, non porca, ma nel senso di misurata richiesta con l’indice alzato ne vuole “unitta” anche se nostalgica della famiglia lontana.

Lo vogliamo noi criticare o peggio condannare? Spero proprio di no!

Ma i figli sì, anzi, sono incazzati neri per tanta esuberanza senile! Pensano alla mamma, agli oggetti che lei amava, ai pranzi domenicali “li belli maccarruni cu sucu”, ai nipotini che non vedrà crescere, alle passeggiate e ai viaggi che non potrà fare con la macchina nuova. E piagnucolano sospirando!

Ma quanto sono romantici e nostalgici questi figli di puttana, pardon, di oggi!

Sembrano duri e indifferenti, egoisti e opportunisti e invece sono pronti a sacrificarsi con affetto e dedizione pur di tenere il padre, pardon, la situazione sotto controllo. E sono anche bravi e attenti a tutti i desideri del vecchio genitore.

Affittano perfino un pulmino per raccogliere tutti i vecchi amici e glieli portano a casa per farlo giocare a carte: briscola, un pokerino, scopa, no! quella no!, potrebbe risvegliare antiche abitudini. E lo avviano pian piano verso una triste fine come se questo poveretto nella vita fosse stato un debosciato trascurando moglie e figli.

“Ma lasciatelo morire, pardon, vivere contento e non pensate sempre ai soldi”.

26 Marzo 2009

P. S.: Il senatore Ignazio Marino del Partito Democratico propone una legge sul testamento biologico in cui si indicano i figli a decidere se sospendere le cure mediche ai genitori. Mio marito simpatizzante di sinistra ha condiviso subito ma dopo aver letto queste poche righe ci ha ripensato e vorrebbe sapere: “il sesso è compreso?” “…e poi dicono che uno si butta a destra”. Come diceva il grande Totò.

Il cane

E' solo il vero amico dell’uomo?

Entra nella tua casa all’improvviso come quel figlio indesiderato che poi si ama più degli altri.

Lo curi, lo coccoli, lo culli come un bambino, ma è solo un cucciolo.

Nel gioco lo educhi e torni bambino.

Salti gli ostacoli con lui, ti nascondi e ti cerca,si nasconde e lo cerchi.

Ti trova e lo trovi, vi stringete felici.

Rosicchia il tuo divano migliore e lo sgridi ma si sdraia mostrandoti il ventre e con occhi adoranti ti chiede perdono.
Dimentichi e lo accarezzi. Lui finge di dimenticare e ricomincia. Vuole altre coccole. Sei tutto per lui e lui è tutto per te.

Gli parli e capisce, ti abbaia e sai cosa vuole con un linguaggio a due, una lingua speciale tra l’italiano e il dialetto, un gesto e un’intimazione, una carezza e un sorriso, proprio così un sorriso.

Poi cresce e si fa cane con l’irruenza d’un cane.

Ti salta addosso quando rincasi e si ribella quando lo lasci.

S’insinua fra te e gli altri allontanandoli. S’infila nel tuo letto, poggia la sua testa accanto alla tua sul cuscino e fa finta di dormire.

E’ cresciuto bene, educato, mite, ubbidiente, tranquillo,un amore di cane.

Un’esperienza unica che tutti dovrebbero fare e chi non la prova non sa ed è infastidito da tanto attaccamento al limite del ridicolo: “amare un animale ma come si può?”

E lui indifferente ascolta e si avvicina all’estraneo per conquistarlo e viene respinto, capisce e si allontana. Cosa gliene importa, in fondo l’amore suo è li che lo guarda, lo rassicura, lo chiama a sé, l’accarezza.

Finalmente l’estraneo se ne va e il cane l’accompagna con l’occhio annoiato alla porta ma vede lei che bacia lui e lui che bacia lei.

I suoi occhi si arrossano, le orecchie si drizzano, il cuore gli scoppia in petto e si agita, ancora e ancora e ancora, ha paura e non capisce, ringhia e ringhia, soffoca, e con un balzo addenta al collo l’estraneo, lo scuote e lo scuote, finché sente il sapore del sangue affonda la stretta finale e l’uccide.

Torna a sdraiarsi indifferente e non ascolta: “perché? perché? perché l’hai fatto?”

Il cane non è solo il vero amico dell’uomo, è dipendenza e disperazione nella lontananza, ma è anche gelosia.

Finché morte non lo separi.

20 Marzo 2009

Ma quante ne dobbiamo sentire ancora!

La satira non è satira se non è sferzante. Il comico non fa bene il proprio mestiere se non fa ridere.
L’opposizione non è opposizione se non si oppone.
Il sindacato sciopera solo se disturba i cittadini o si astiene.
Veltroni sbatte la porta e guarda deluso dal buco della serra­tura se qualcuno lo ferma.
Franceschini: “se vinciamo noi diamo soldi a tutti.”
Solo la sinistra prova comprensione per le classi più deboli.
Le battute spiritose di Berlusconi non fanno ridere.
I razzisti devono accogliere il diverso. Il diverso vuo­le essere accolto in un albergo a quattro stelle.
Alcuni rumeni fanno quadrare il loro bilancio sessuale: pren­dono il quattro per una. Gli assassini sono inno­centi e gl’in­nocenti stanno in galera.

Morire di fame o di sete? Posso scegliere? Basta dirlo da giovani.
La povera Eluana finalmente si è tolta dalle scatole un padre troppo riflessivo.
I cattolici devono saper perdonare. Il cinque in con­dot­ta per le mamme è un sopruso.
Il maestro unico non vuol prenderle solo lui.
Il pensionato vuo­le una seconda social card, la prima se l’è presa il figlio.
Il precario ha accettato un contratto a termine e i conti non gli tornano.
Il pil cerca il pilo nell’uovo.
Nicolas Sarkozi fa così e Obama fa la Barac ai ricchi.
La crisi è crisi allora che crisi sarebbe. E meno male che c’è Sanremo.

… Sincerità elemento imprescindibile… …fare l’amore e rifare l’amore e avere poche cose da dirsi… Sincerità per sincerità non è una novità!

Ma quante ne dobbiamo sentire ancora?

17 Marzo 2009

E’ una proposta accettabile il 20% in più?

Molti di noi ristrutturando la propria casa e avendone la possibilità, con lo sguardo fisso solo sul proprio dirimpettaio, ha costruito una veranda, ha allargato il soggiorno, ha aperto un’altra porta realizzando un secondo appartamento, ha sfruttato il sottotetto.
E non parliamo in questa sede dei grandi abusi. Tutto in barba ai controlli e nei casi sfortunati ci siamo viste applicate sanzioni tutto sommato accettabili rispetto al beneficio ottenuto.

Una cattiva abitudine italiana? Certamente!

Oggi sembra che il governo se ne voglia fare carico e non potendo frustare né educare gli italiani al rispetto dell’ambiente e delle regole propone: Caro italiano visto che sei indisciplinato veniamo ad un accordo,io ti concedo il 20% in più sui metri quadri che possiedi se tu da oggi lo sfrutterai come dico io”. Almeno si spera che il governo faccia bene e le parti ne discutano, accettino e firmino quest’accordo.
Io ci sto riflettendo!

Se possiedo, per esempio, una villetta in campagna o nella periferia di Bronte, aggiungo due vani, la divido e la regalo ai miei figli. Mio cugino il geometra sfrutta il suo diploma e fa le pratiche per il frazionamento. Il notaio redige un atto di donazione ai figli per risparmiare l’ici sulla prima casa. I miei figli, fidanzati da anni e con un salario minimo possono aspirare al matrimonio.

Faccio un po’ di conti e preventivo una spesa tutto incluso di 40 mila euro circa. Se non mi voglio privare di tutti i miei risparmi faccio un piccolo prestito e rendo felice la mia banca. Il mio amico ingegnere chiama a raccolta artigiani e operai che accorrono tutti puntuali.

I fornitori mi salutano quando m’incontrano. I miei con suoceri ormai in pensione, stanchi di avere i figli trentenni ancora a carico, pregustano l’agognata libertà e partecipano alle spese dell’arredamento. L’Etna Garden o l’Etrusca preparano il pranzo per accogliere i novelli sposi.

La signora Claudia Luca si organizza per vestire la mamma dello sposo e della sposa e se le girano anche per un originale ma sfruttabile abito nuziale. Scarpe e borse per tutti gl’invitati. E perché no anche un piccolo ma significativo anello di fidanzamento per la sposa e un orologio per lo sposo.

E il fotografo ce lo siamo dimenticati? E il fioraio? Stanco dei garofani per i defunti finalmente ordina e canta “rose rosse per te”.

L’agenzia di viaggi propone un viaggio di nozze in offerta speciale a Venezia, gondola inclusa. l parroco si prepara una predica speciale sulle responsabilità della coppia e spero che non calchi troppo la mano prima che non se ne fa niente. E non parliamo dei nipoti che verranno ad allietare i nonni!

Se tutto proseguirà secondo programma questo “20% in più” è una proposta accettabile.

10 Marzo 2009

La signora Zanicchi e il signor Benigni

Niente da dire sul festival di Sanremo, l’ho visto durante la pubblicità su un altro canale.

Ma hanno attratto la mia attenzione le polemiche sulla canzone della signora Zanicchi che giudico per altro molto interessante.

Ho poi seguito su YouTube il sig. Benigni che viene giudicato un genio, un artista, un poeta e nessuno può dirne il contrario perché sarebbe tacciato da ignorante.

Ma io voglio correre questo rischio nel dichiarare che per guadagnarsi il “pane” non è necessario scendere così in basso.

E’ la dimostrazione tangibile che non è affatto vero che in Italia non esiste più la democrazia se un uomo, anche se si chiama Benigni, può permettersi impunito in una trasmissione in eurovisione di mettere a disagio se non in ridicolo una signora perbene e un presidente del consiglio che piaccia o no rappresenta una gran parte degli italiani.

Mentre al contrario se il sig. Benigni pensa lui di rappresentare la genialità italiana come scomposta, volgare e scorretta verso le donne sfatando anche il mito del gentiluomo italiano, non voglio, fortissimamente non voglio e mi ribello.

Dove sono finite quelle signore femministe intellettuali?

A farsi una canna per dimenticare o per darsi il coraggio che non trovano temendo di dire cosa pensano perchè ce ne sarebbe anche per loro?

Laura

26 Febbraio 2009

Caro Bettino Craxi

Tangentopoli si, tangentopoli no.

Il livello del pool di Mila­no si, quello di Napoli no.

La destra oggi è una signora, la sinistra nel ’92 non lo fu.

Ieri era la politica che dettava le regole, oggi sono gl’im­prenditori che le impongono.

I vecchi socialisti danno consigli al loro carnefice.

Andiamoci piano potrebbe rivelarsi una bolla di sapone.

Suicidio ingiustificato, non c’era nulla di vero.

Il mago Vespa parla col morto.

Non condanniamo prima della sentenza. Fiducia piena nella magi­stratura, sì.

Di Pietro col vento in poppa esorta: “avanti Savoia”. Avrà dimen­ticato il congiuntivo?

Quante parole, quanta ipocrisia, quanto pudore vituperato, quanta sfrontatezza!

Gli unici sinceri siamo noi due, caro Bettino, l’uno di fronte all’altra, tu dalla Tunisia io dalla Sicilia brindiamo felici e lo diciamo!

Laura
18 Dicembre 2008

Appello alle trentenni in carriera

«Ti sevvu o mi suszu?»

Era in uso nell’800 che la moglie prima di lasciare il letto chiedesse al marito: “ti sevvu o mi suszu?”.

E’ evidente lo stato di sottomissione in cui una donna viveva. E come capita spesso dire: “non era buono allora ma non è buono neppure oggi”.

Ma il “ti sevvu o mi suszu” può servire da riflessione a tutte le trentenni in carriera, ma single, che idealizzano i veri uomini appartenenti ad una razza in estinzione e giudicano quelli a portata di mano bamboccioni commettendo due errori: il primo, non sanno neppure loro quale sia il vero uomo perché prima lo dominano poi non lo stimano e poi cadono fra i muscoli del palestrato; il secondo, rilasciano il permesso di caccia alle ragazze normali con un lavoro che le gratifica e qualche volta anche racchie che non applicano certo il “ti sevvu o mi suszu” ma sono esperte nel conquistare un “figlio di mamma”.

Fatevi buona solitudine care trentenni!

Auguri e complimenti alle future mamme di famiglia!

12 Maggio 2008

Personaggi brontesi e mondo femminile

Ho letto con orgoglio dei tanti personaggi brontesi che si sono distinti dentro e fuori di Bronte e, con rammarico, della prof.ssa Maria Martello, la pittrice Rosetta Zingale e Donna Maria Scafiti lasciate sole a riscattare il mondo femminile.

Non si trova accenno alle donne che hanno accompagnato questi uomini: mogli, madri, sorelle, monache di casa, e perpetue che nella riservatezza e nell’obbedienza hanno contribuito al loro successo.
Non per essere di parte ma sono fortemente convinta che senza la serenità della certezza di trovarle rincasando, magari ai fornelli spettinate e stanche, non avrebbero varcato l‘uscio di casa rimanendo seduti sulle scale a pensare.

Sarà esauriente conoscere almeno il loro nome anche se sono consapevole che la loro storia e il loro pensiero, haimè , non sono stati degni di curiosità neppure al diretto interessato rendendo oggi impossibile la ricerca.
Ma anni addietro parlando col Presidente dell’O.D.A, Padre Nino Calanna, che si annovera fra i nostri concittadini più importanti, della sorella che lo accudiva con venerazione ebbe a dirmi : “… se Angelina avesse dei difetti io non li conosco”.

Potrebbe essere questa spigolatura a dare l’avvio alla ricerca o più semplicemente a rivolgere loro un grazie ovunque si trovino.

Febbraio 2008

A proposito di suocere!

La suocera è quasi sempre la mamma del figlio maschio.

E’ finito da un secolo il matriarcato. E prima ancora delle femministe l’hanno capito le suocere che: vivono lontano dai figli, non perché costrette dalle nuore, ma per scelta; e ancora per scelta sono sempre dalla parte delle nuore diventandone complici; educano i propri figli al rispetto per la loro moglie e per il loro lavoro; condividono e le incoraggiano nella realizzazione di progetti di carriera, anche accudendo i nipoti; le garanti­scono economicamente anche a dispetto della separazione dei beni; accettano anche qualche sbandata come una rivalsa per loro stesse che non hanno avuto il coraggio di vivere.

Le vogliamo ancora chiamare suocere? e per nome come si usa oggi: “Concetta tu, Carmela fai, Marianna vieni….”

Ma fatemi il piacere! In Sicilia c’è un detto: “trovano a tavola cunzata e ’u pani sminuzzatu”.

Qualche nuora potrebbe dire: “è stata una libera scelta,chi gliel’ha chiesto?”
E’ verissimo e le vogliamo punire, frustare, lapidare nelle piazze solo per un piccolo, piccolissimo particolare: esistono, fatevene una ragione!

E voglio dare a tutte le future mamme in attesa d’Italia un caloroso: auguri e figli maschi.

24 Gennaio 2008

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Di Laura Castiglione leggi: Artigiani a Bronte-Storia, Arte, Cultura | Le donne al Collegio | Ciccio e Ciccina

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