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MAGGIO/GIUGNO 2010

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22 Giugno 2010
GUARDIA DI FINANZA. VENTUNO I LAVORATORI IRREGOLARI NEI NOVE CONTROLLI

Maletto e Linguaglossa

Diciannove operai in nero

Verifiche nei settori manifatturiero, dell'edilizia e dell'agricoltura, in alcuni casi del cento per cento. Nel sommerso tantissima manodopera straniera.
Bronte. Lavoratori «in nero» nel settore manifatturiero, dell'edilizia e dell'agricoltura, in alcuni casi il cento per cento della forza lavoro. La Guardia di finanza della Tenenza di Bronte ha effettuato un monitoraggio in diversi comuni della provincia etnea, dove sono state riscontrate diverse irregolarità concernenti l'impiego della manodopera, come nel caso di un’azienda agricola operante nella produzione delle rinomate fragole di Maletto, dove sono stati scoperti sei lavoratori tutti in «nero». E ancora, in un avviato bar di Linguaglossa, con annessa pasticceria, sono stati trovati altri cinque lavoratori senza assunzione, fra i quali tre minorenni.

Complessivamente sono state controllate nove imprese e sono stati scoperti ventuno lavoratori irregolari, di cui diciannove «virtuali». Pesanti le sanzioni previste peri datori di lavoro. Complessivamente le violazioni amministrative ammontano ad oltre 250 mila euro. Sanzioni inasprite con la maxisanzione per l'impiego di personale in nero che prevede l'irrogazione di una sanzione amministrativa da 1.500 a 12.000 euro per ogni lavoratore maggiorata di euro 150 per ciascuna giornata di lavoro effettivo. Altresì, cinque imprese sono state segnalate all'Ispettorato del Lavoro per l'adozione del provvedimento di sospensione dell'attività (lavoratori «in nero» superiori al 20% di quelli regolarmente assunti. Infine, per un datore di lavoro, è scattata la denuncia penale poiché aveva ingaggiato dipendenti minori senza la preventiva visita medica per l’avviamento al lavoro.
Le Fiamme gialle proseguiranno l'attività ispettiva antisommerso con riguardo allo sfruttamento degli stranieri, un fenomeno che ha assunto, negli ultimi tempi, proporzioni allarmanti sia per le violazioni di norme a tutela del lavoratore e sia per i profili di ordine e sicurezza sociale, connessi al contrasto dell'immigrazione irregolare. [Orazio Caruso]



21 Giugno 2010
I CONTROLLI EFFETTUATI DAI CARABINIERI

Un mazzo di chiavi tradisce giovane con una moto rubata

Il garage della sua abitazione trasformato in officina meccanica. I ricambi a disposizione pare siano tutti di provenienza furtiva. Il fermato ai domiciliari.
Alla vista della pattuglia dei carabinieri ha abbandonato precipitosamente la moto preferendo tagliare la corda a tutto gas, potendo contare su un discreto margine di vantaggio rispetto agli inseguitori, che volevano controllarlo. Ma la fuga non è bastata per farla franca. Un diciannovenne incensurato, che è stato identificato ugualmente e sottoposto a fermo indiziario di reato: riciclaggio. II controllo e la svolta nell’arco della scorsa notte, fra venerdì e sabato, quando un equipaggio dei militari dell’Arma della Stazione di Bronte hanno avuto modo di notare un individuo a bordo di un ciclomotore Aprilia privo di targhe, che alla loro vista preferiva scappare, facendo perdere inizialmente le proprie tracce.

Il ciclomotore è stato successivamente rinvenuto, abbandonato lungo un marciapiede. L'ispezione effettuata dai militari dell'Arma ha permesso loro di rinvenire, nel vano portaoggetti, un mazzo di chiavi con un particolare portachiavi che sia per il colore che per le dimensioni hanno fatto indirizzare le indagini degli investigatori verso il diciannovenne, che è stato rintracciato presso la propria abitazione. La perquisizione effettuata all'interno del garage di sua pertinenza ha permesso di rinvenire numerose parti di ciclomotore, che sono state sottoposte a sequestro. Il veicolo precedentemente rinvenuto è risultato provento di furto, mentre sono in corso accertamenti tesi a verificare la provenienza del materiale che è stato sequestrato nel garage. Il diciannovenne, assolte le formalità di rito, è stato posto agli arresti domiciliari presso la propria abitazione, su disposizione dell'autorità giudiziaria.



20 Giugno 2010
ATO RIFIUTI

Joniambiente tenta di evitare sciopero operatori ecologici

Scongiurare lo sciopero degli operatori ecologici indetto dalle organizzazioni sindacali il 25 giugno. Questa la «mission» del vertice della società Ato-rifiuti Joniambiente, presieduto da Francesco Rubbino e composto da Giuseppe Cardillo ed Antonello Caruso.

Il consiglio di amministrazione dell'Ato, infatti, attualmente è impegnato nella difficile trattativa fra la società Aimeri, che dovendo ricevere ben 18 milioni euro per il lavoro svolto ha deciso di bloccare gli stipendi agli operai, i sindacati ed i Comuni che, non versando le somme pattuite nel capitolato d'appalto, hanno provocato questa crisi. «Purtroppo - afferma il presidente - è la verità. Noi non riscuotiamo direttamente la Tia, ma le quote dei Comuni che dagli utenti ricevono la Tarsu. Per questo motivo ho inviato la lettera a tutti i sindaci, affinché versino il dovuto. Al di là di tutto, però, oggi è necessario impegnarsi affinché gli operatori ecologici ricevano gli stipendi. Non è giusto, infatti, far pagare a loro, che sono l'anello più debole della catena, la crisi economica che attanaglia gli enti locali o eventuali lungaggini burocratiche.

Pertanto - aggiunge Rubbino - il consiglio di amministrazione, che ho convocato per domani, affronterà di petto questa crisi con l'obiettivo di scongiurare lo sciopero generale che considero ingiusto nei confronti dei quei Comuni in regola o solo leggermente in ritardo con i pagamenti e, dunque, che non meritano di vedere le proprie strade piene di rifiuti». Rubbino, al momento, preferisce non rendere pubblico l'elenco dei Comuni maggiormente morosi, però confida: «Aperta la crisi ho ricevuto le telefonate di numerosi sindaci preoccupati. Purtroppo, erano solo quelli dei Comuni in regola con i pagamenti. Dai morosi cronici - conclude - nessun segnale».


19 Giugno 2010
LA CRISI DELL'ATO JONIAMBIENTE

Dipendenti in sciopero in 14 Comuni

La protesta dei dipendenti che operano in 14 Comuni serviti dall'Ato Joniambiente farà seguito allo stato di agitazione proclamato dai sindacati ed è legata al mancato pagamento da parte della ditta Aimeri dello stipendio di maggio e all'incertezza rispetto ai tempi di corresponsione degli stessi emolumenti. Se confermato, sarà il primo sciopero nei quattro anni di gestione da parte dell'Aimeri.
Dopo l'annuncio dello stato di agitazione, le segreterie provinciali di Fit-Cisl, Fp-Cgil e Uiltrasporti hanno indetto uno sciopero di 24 ore per venerdì prossimo, 25 giugno, di tutti i dipendenti che operano nei Comuni che fanno parte dell'Ato Joniambiente (Bronte, Calatabiano, Castiglione di Sicilia, Fiumefreddo di Sicilia, Giarre, Linguaglossa, Maletto, Maniace, Mascali, Milo, Piedimonte Etneo, Randazzo, Riposto, Sant'Alfio). La protesta muove dal mancato pagamento dello stipendio del mese di maggio e sull'assoluta incertezza sui tempi dei versamenti. Allo stato - sottolineano le organizzazioni sindacali - esiste un pesante contenzioso tra l'Ato Joniambiente e l'azienda Aimeri, che rischia di paralizzare il servizio. In attesa dello sciopero, il primo in quattro anni di attività gestita dall'Aimeri Ambiente nei 14 Comuni dell'Ato, i lavoratori manterranno lo stato di agitazione proclamato già nei giorni scorsi.
Il direttore dell'Aimeri Ambiente, Alfio Agrifoglio, auspica che «la corresponsione degli stipendi possa avvenire la prossima settimana, evitando così uno sciopero che rischia di penalizzare un vasto territorio». L'assessore all'Ecologia del Comune di Giarre, Salvo Camarda, dal canto suo, accogliendo l'appello del presidente dell'Ato Joniambiente, Francesco Rubbino, che sollecitava i Comuni soci a versare le quote, si è attivato attraverso l'ufficio Territorio e Ambiente predisponendo due determine di liquidazione in favore della Joniambiente. «Da parte nostra - dice Camarda - tolta qualche piccola irrilevante somma da versare, siamo in regola con i pagamenti e auspichiamo che la situazione di stallo possa essere rapidamente superata».


18 Giugno 2010

Distretto «Taormina Etna». Verranno finanziati con fondi comunitari previsti nel Pist

Progetti per oltre 3 milioni

Il distretto «Taormina Etna» ha presentato al Pist (Piano integrato di sviluppo territoriale) «Etna - Paternò», un cospicuo pacchetto di progetti da finanziare con i fondi comunitari. Si tratta di interventi e lavori che, divisi in 3 indirizzi diversi, con più di 3 milioni e mezzo di euro, hanno l'ambizione di migliorare la fruibilità di siti e monumenti di particolare rilievo che si trovano nel ricco versante nord dell'Etna, da Bronte fino a Castiglione di Sicilia e Linguaglossa. «Parliamo di "progetti cardine" - dichiara il presidente della Sviluppo Taormina Etna spa, Ernesto Del Campo - ossia di interventi con valenza sovracomunale, tendenti a consolidare il processo di integrazione tra enti pubblici e privati già avviato con la costituzione del Distretto ed a garantire la realizzazione di progetti di grande rilievo. In pratica, si prosegue nell'obiettivo di innescare sinergie positive per lo sviluppo del territorio». Queste le tre linee di interventi ed i relativi progetti. (…)
La seconda linea di intervento è quella dei «Musei dell'identità storica etnea» che, con oltre 2 milioni di euro, prevede il piano di illuminazione del Castello Nelson di Bronte e la riqualificazione di possibili aree museali come gli ex mattatoi di Maletto e Randazzo e il museo Francesco Messina di Linguaglossa. Entrambe le linee progettuali sono state curate dall'arch. Luisa Laura Sangrigoli. (…). [Gaetano Guidotto]



18 Giugno 2010

L'Anas prova ad accelerare

Con l'estate si cerca di recuperare il tempo perduto e realizzare il nuovo ponte di Bolo

I lavori del nuovo ponte della Ss 120, Bronte-Cesarò, sul Simeto, in contrada Bolo, sono iniziati lo scorso 3 luglio e dovevano durare un anno. A neanche un mese dalla data originariamente ipotizzata per l'inaugurazione, però, non è stato tirato su neanche un pilone. Per l'Anas i ritardi sono, soprattutto, da addebitare alle frequenti piene del fiume che - per buona parte dell'autunno e dell'inverno - non solo hanno impedito agli operai di lavorare con continuità, ma hanno provocato ingenti danni, rovinando parte del lavoro già svolto. Per questo l'Anas, consapevole di dovere sfruttare il più possibile il periodo estivo, quando il fiume non fa paura, si è dotata informalmente di un crono-programma che gli permetterà di recuperare parte del tempo perduto. «Se non ci fossero state le piene del fiume, che voi stessi avete descritto e che hanno vanificato il lavoro eseguito - spiega il direttore dei lavori, l'ingegnere dell'Anas Massimiliano Campanella - saremo già in dirittura di arrivo. Ma appena le condizioni sono migliorare siamo riusciti a effettuare il 90% delle perforazioni e il 60% delle fondazioni. Le armature dei piloni sono già pronti per essere posti e le travi in acciaio sono già in fase di produzione.

Il nostro obiettivo - continua - è completare in estate tutto il lavoro che deve essere svolto nel guado del fiume, dopo di ché, quando la struttura del ponte sarà completa e i lavori si sposteranno dal letto del Simeto, né piogge, né piene ci rallenteranno più». Nonostante la frenetica corsa, per inaugurare il ponte bisognerà attendere dicembre. «Sulla vecchia passerella, che dovrà essere abbattuta - spiega Campanella - passano dei servizi. Fra questi un'importante cavo di fibra ottica che ci costringerà a lavorare con la massima precisione. Ritengo che prima di Natale il nuovo ponte potrà essere inaugurato».
Ad aggiudicarsi i lavori è stata un'impresa di Sondrio, che ha effettuato l'offerta migliore su un bando di oltre 3 milioni di euro. L'intervento prevede la ricostruzione del ponte, previa demolizione di quello esistente e la sistemazione idraulica dell'alveo del fiume. [Gaetano Guidotto]




16 Giugno 2010
TRAGEDIA A BICOCCA
Antonio Di Marco, 42 anni, già al 41 bis era stato trasferito a Livorno perché depresso. A Catania aveva già tentato due volte di ammazzarsi

Gli confiscano i beni, si suicida

Si mette una busta di plastica in testa e inala gas senza farsi vedere dalle telecamere
Si è ucciso in una cella del carcere di Bicocca mettendosi una busta di plastica in testa e inalando il gas di una bomboletta che gli serviva per alimentare un fornello da campeggio. Al terzo tentativo Antonio Gaetano Di Marco, 42 anni, è riuscito a togliersi la vita. Imprenditore di Bronte nel settore della produzione di calcestruzzo, Di Marco condannato a 12 anni di reclusione per associazione mafiosa, traffico di stupefacenti ed estorsione si trovava a Bicocca da un paio di mesi per partecipare al processo d'appello. (…) Sul caso, la Procura etnea ha aperto un'inchiesta affidata al sostituto procuratore Lina Trovato. Ieri pomeriggio l'autopsia ha confermato che si è trattato di suicidio.

(...) A Catania aveva tentato due volte il suicidio - ha rivelato il suo avvocato - una prima volta impiccandosi, un’altra tagliandosi le vene». Sulla sua compatibilità o meno con il regime carcerario esistono due diverse e opposte conclusioni e da poco, Di Marco era stato visitato da un altro medico, consulente di part della difesa, per un'ennesima valutazione del suo attuale stato di salute. (…)

Sulla sua morte è intervenuto anche il deputato del Pd Giovanni Burtone che ha invitato il ministro alla Giustizia, Angelino Alfano la intervenire subito. L'ennesimo suicidio di un detenuto avvenuto a Catania, dimostra la gravità della situazione nelle carceri italiane. Non sono più rinvia bili - ha dichiarato - interventi per migliorare la condizione di vita di quanti scontano una pena. Il governo per il momento si è dimostrato molto attivo nelle promesse e negli annunci anche su temi delicati come questo». [Carmen Greco]


«PERCHE' GLI AVEVANO LASCIATO IN CELLA GAS E BUSTA?»

«Presenteremo - ha preannunciato l'avvocato di Antonio Gaetano Di Marco, Francesco Antille - una formale denuncia al ministero della Giustizia per sapere per quali ragioni, un detenuto che aveva già tentato due volte il suicidio nello stesso carcere non fosse stato privato degli strumenti atti a compiere tale gesto, Il sistema processuale attuale, con la previsione di lunghissime carcerazioni cautelari; con l'adozione di trattamenti differenziati e di confische totalizzanti, che impongono una attenta analisi riflessiva al fine di vagliarne l’effettiva legittimità giuridica e procedurale è riuscito, purtroppo e ancora una volta a fabbricare un altro morto ed altri orfani».
«Vogliamo sapere – ha aggiunto il legale – che si accerti esattamente l'ora del rinvenimento del cadavere e si chiarisca quando e come furono avvisati i familiari ed eventualmente il difensore; se nel fascicolo personale del detenuto risultano annotati i pregressi tentativi di suicidio; se tale fascicolo personale è stato trasmesso e quando dal carcere di Livorno a quello di Catania; quali ordini di servizio sono stati eventualmente impartiti (e a chi) in ordine all’assunzione della responsabilità circa la custodia e la vigilanza carceraria di un soggetto portatore di tali precedenti; per quali ragioni egli non fosse stato privato degli strumenti atti a compiere tale gesto; quali terapie, controlli specialistici ed accertamenti clinici sono stati disposti in ambito carcerario per fronteggiare la possibile reiterazione dell’intento soppressivo nonché depressione di cui era incontestatamente affetto; chi ha stabilito e per quali motivi la compatibilità del regime carcerario con la patologia da lui contratta durante la custodia intramuraria; con quale diagnosi , prescrizioni di terapie e controlli, è stato licenziato dalla struttura ospedaliera ove fu ricoverato in via d'urgenza il 10 giugno 2010 a seguito di un malore manifestatosi durante una udienza presso la Corte di appello penale di Catania»


Adnkronos
, 15 Giugno 2010
43 anni, piccolo boss di Bronte, era stato condannato per mafia e doveva scontare ancora 10 anni. Era depresso. Si è ucciso nel carcere catanese di Bicocca.
ENNESIMO SUICIDIO IN CARCERE

Antonio Di Marco si toglie la vita con il gas di una bomboletta

Alimentava un fornelletto da campeggio nella sua cella

Catania, 15 giu. (Adnkronos) - Un detenuto del carcere catanese di Bicocca si è tolto la vita respirando il gas della bomboletta che alimentava un fornelletto da campeggio nella sua cella. Antonio Gaetano Di Marco, 43 anni, piccolo boss di Bronte, era stato condannato per mafia, e aveva altri dieci anni di pena da scontare. La morte è stata scoperta all'alba dai compagni di cella, con i quali l'uomo aveva guardato ieri sera in tv la partita dalla nazionale. Di Marco, cugino del boss Francesco Montagno Bozzone, l'uomo che Santo Mazzei aveva indicato come rappresentante della commissione provinciale di Cosa Nostra, era depresso dopo che la Procura di Catania aveva ordinato il sequestro dei suoi beni.

L'indegna dichiarazione di un deputato leghista
 

23 Giugno 2010
LA LETTERA DEL SUICIDA

«La prossima corda sarà più resistente»

«Carissimo avvocato, le scrivo per farle sapere che oggi ho tentato di farla finita... Ci ho provato di nuovo, ma per mia sfortuna, la corda si è rotta. La prossima sarà molto più resistente».
Antonio Gaetano Di Marco, 42 anni, non ha avuto bisogno di utilizzare la corda. Ha scelto un altro metodo per togliersi la vita. Purtroppo per lui molto più efficace. È morto nella sua cella del carcere di Bicocca dopo aver respirato il gas di una bomboletta da fornello indossando un sacchetto di plastica fu testa. Le sue, sono parole contenute nella lettera che pochi giorni prima di morire (il 14 giugno scorso) aveva inviato al suo avvocato, Francesco Antille.
Di Marco, imprenditore di Bronte nel settore della produzione di calcestruzzo, era stato condannato a 12 anni di reclusione per associazione mafiosa, traffico di stupefacenti ed estorsione e si trovava a Bicocca in attesa del giudizio di secondo grado. Pare che a fargli decidere di togliersi la vita (sul caso è stata aperta un'inchiesta dalla Procura) sia stato il fatto che gli abbiano confiscato tutti i beni (compresi quelli dei suoi familiari).
«Mi creda - scrive Di Marco al legale il 7 giugno scorso - non ce la faccio più. Sentirmi trattato per quello che non sono e per di più essere privato, io e tutta la mia famiglia, del nostro duro lavoro. Purtroppo sono convinto che per il giorno dell'udienza, non sarò più in questo mondo. Giorno dopo giorno perdo peso... mi sono convinto che andrà tutto male ed io non posso ancora subire queste grosse umiliazioni.
Sì è vero, ho fatto i miei sbagli ma solo il consumo di droga del resto non so se lei mi crede o no, ma sono innocente. Questo è un grido di aiuto, solo lei può tirami fuori da queste mura, sennò qualche giorno riceverà qualche brutta notizia. Oggi ho provato di nuovo, ma per sfortuna la corda si è rotta. Ma la prossima sarà molto più resistente.
Adesso la lascio, non so se avremo modo di poter parlare qualche altra volta di presenza. Se non sarà così le chiedo di andare avanti per la mia famiglia. Vedo che non ci sono strade per poter tornare libero. Gli giuro davanti a Dio che sono innocente, e questo mi pesa tanto. Ma lascio con un dolore al cuore, non si può far morire così persone innocenti, che Dio ci aiuti».
[C. G.]

Venerdì era stato visitato dallo psichiatra della struttura carceraria, ma il medico non aveva notato segni di peggioramento. Ex detenuto al 41 bis, da mesi era stato ammesso al circuito di alta sicurezza uno: in pratica avrebbe dovuto essere controllato a vista. Per commettere il suicidio, si è coperto con le lenzuola sulla sua branda.

Antonio Di Marco era stato condannato e poi assolto per il tentato omicidio di Gabriele Belletto Grillo avvenuto a Bronte nel 2007. Successivamente era stato arrestato nell'ambito dell'operazione “Trash” perché ritenuto uno dei capi del gruppo mafioso del clan di Montagno Bozzone per il quale avrebbe curato il traffico della droga, le estorsioni e la detenzione di armi.
“Dall'inizio dell'anno - si legge in una nota dell'osservatorio permanente sulle morti in carcere - 25 detenuti si sono tolti la vita impiccandosi e 4 con il gas della bomboletta da camping, mentre per altri 3 decessi causati da inalazione di gas le intenzioni suicide sono dubbie: probabilmente il detenuto ha utilizzato il butano come stupefacente, per cercare di ''sballarsi'' (abitudine piuttosto diffusa tra i tossicodipendenti in carcere), ma è subentrato un arresto cardiocircolatorio che lo ha ucciso”. “La personalità di Antonio Di Marco e le modalità con le quali ha utilizzato il gas (coprendosi la testa con un lenzuolo) fanno propendere invece per una reale intenzione suicida. Nelle carceri di Catania negli ultimi 5 anni sono morti 7 detenuti, di cui 4 suicidi. Da inizio anno i suicidi certi sono 29 (3 casi sono dubbi), mentre il totale dei detenuti morti è di 90. Negli ultimi 10 anni i suicidi salgono a 586 e a 1.688 il totale dei morti", conclude la nota.


16 Giugno 2010, pagina 11, sezione Politica interna
GONNELLA: "DICHIARAZIONI INDEGNE PER UN PAESE CHE E' LA CULLA DEL DIRITTO"

Pedofili e mafiosi, meglio che si suicidino

Il leghista Buonanno plaude alla morte di un detenuto: è bufera

ROMA - Il padano Gianluca Buonanno si è scaldato nella conferenza stampa convocata per illustrare la proposta di togliere la previdenza ai condannati di Cosa Nostra: «L' unica pensione che meritano questi animali di mafiosi è stare in galera a mangiare pane e acqua in mutande». Quindi, consegnatosi ai microfoni dei cronisti, il leghista componente dell' Antimafia ha commentato così il suicidio di Antonio Gaetano Di Marco, ex 41 bis che lunedì sera si è tolto la vita nel carcere di Catania: «Certo che se altri pedofili e mafiosi facessero la stessa cosa non sarebbe affatto male. Anzi...E sono sicuro che molti cittadini la pensano come me». Di certo non il Pd, che ha chiesto al ministro dell' Interno Roberto Maroni di censurare le «allucinanti» frasi di Buonanno, parlamentare piemontese e contemporaneamente vicesindaco di Borgosesia e sindaco di Varallo, già noto per aver disseminato per le strade poliziotti di cartone, per avere proibito l’uso del burka e del burkini e per avere inventato la dieta a punti. E così la democratica Donatella Ferranti ha invitato Maroni «a prendere immediatamente le distanze dalle gravissime parole che fanno carta straccia della vita umana e alimentano un clima di intolleranza che non aiuta la legalità».
Il segretario d' aula Roberto Giachetti ha invece parlato di «teorizzazione della pena di morte volontaria». È intervenuta anche l' associazione Antigone, che ha sottolineato come «augurarsi il suicidio di una persona, detenuta per qualunque causa, è incivile e inumano. Ormai alcune forze politiche assomigliano più a orde barbariche che non a partiti moderni». Dal governo, e dunque nemmeno dalla Lega, nessuno ha condannato o difeso le parole di Buonanno, il quale ieri sera ha detto di essere stato «male interpretato» e ha parlato di «strumentalizzazioni per oscurare la serietà del Carroccio». (...) [Alberto D'Argenio]




13 Giugno 2010

Non paga gli alimenti, condannato

Il giudice del Tribunale di Bronte, Giorgio Marino, ha condannato un padre a sei mesi di reclusione con la pena sospesa per aver interrotto arbitrariamente il pagamento dell'assegno di mantenimento di 250 euro mensili a favore della ex moglie e delle 2 figlie, una delle quali invalida civile.
Teatro delle vicenda è Bronte, dove i due genitori nel 1979 si sposano. Il matrimonio sembra funzionare benissimo e nascono pure le due bambine. Dopo ben 18 anni di vita insieme, però, qualcosa si rompe e la coppia decide di divorziare e di finire davanti al Tribunale. Il giudice esamina il contesto e la situazione e decide che il marito deve pagare un contributo di mantenimento di 500 mila lire, oggi pari a circa 250 euro, alla moglie per il mantenimento delle due figlie. A questo punto, i rapporti fra i due ex coniugi si interrompono ed i due cominciano a vedersi raramente. L'uomo parte per la Germania ma, pur tornando spesso a Bronte, si fa vedere soltanto qualche volta durante l'anno.
Nonostante ciò, fino al 2006 mantiene i suoi impegni, pagando regolarmente l'assegno. Improvvisamente decide di sparire e di non lasciare più tracce di sè. La moglie lo cerca, ma invano, ed essendo senza impiego è costretta a chiedere aiuto ai genitori propri per tirare avanti. Quindi, decide di rivolgersi all'avv. Samantha Lazzaro. Così la donna torna davanti al Giudice e questa volta per chiedere l'assegno. Il problema è che l'uomo non si trova e da ricerche effettuate in Germania sembrerebbe irreperibile. Intanto, la denuncia presentata dalla moglie arriva al giudizio finale, con il giudice che condanna l'uomo perché responsabile della mancata assistenza economica e morale della sua famiglia. Essendo sparito dalla circolazione, difficilmente la donna potrà avere presto il suo assegno ma non demorde.
L'ex marito non potrà godere all'infinito della pena sospesa relativamente a due condanne. Di conseguenza, la donna spera che reiterando la denuncia all'ex coniuge, prima o poi, questi possa essere costretto a pagare. [L. S.]



12 Giugno 2010

«Togliere il nome Bixio

la via si chiami Libertà»

«Cambiamo il nome di via Nino Bixio di Bronte con via Libertà». E' l'idea del sindaco Pino Firrarello che, per rendere giustizia alla storia della sua cittadina, ha deciso di rimuovere la targa con su scritto Bixio, all'inizio della via che si trova a 2 passi da quella piazza San Vito dove furono fucilati i brontesi nel 1860, e di porvi il più simbolico, ma più vicino alle aspirazione dei contadini del tempo, "via Libertà". Gli uffici stanno redigendo l'apposito regolamento di modifica della toponomastica che il Consiglio comunale, dopo l'insediamento, discuterà.

«Vero è - afferma il sindaco - che la voglia di giustizia sociale dei contadini nel 1860 sfociò in un massacro, ma è vero anche che ne seguì un orrendo giudizio sommario da parte di Bixio che non merita una via». I brontesi nel 1860 vivevano all'ombra di una fraudolenta usurpazione del territorio a favore dell'ospedale Maggior di Palermo e di Orazio Nelson. Garibaldi prometteva lo smantellamento dei latifondi e la spartizione delle terre, ma a Bronte fece un'eccezione onde evitare di compromettere i rapporti con il governo inglese, rappresentato dagli eredi di Nelson. Così per soffocare la rivolta dei contadini Bixio, fece fucilare l'avv. Nicolò Lombardo che era innocente e 4 popolani(

Sindaco, sfrattiamo Nino Bixio» / «Via via Nino Bixio» / «Sfrattiamo... Nino Bixio»]



  11 Giugno 2010
RICONOSCIMENTO DELL’UNIONE ITALIANA CIECHI

Giuseppe Castiglione, presidente Provincia regionale di CataniaIl premio Braille 2010 a Giuseppe Castiglione

Il presidente della Provincia di Catania e dell’Upi, Giuseppe Castiglione, ha ricevuto a Roma il premio Braille 2010, assegnato ogni anno all'uomo politico che si è maggiormente distinto per interventi, politiche, azioni, in grado di favorire pari dignità ai cittadini non vedenti.

Il Premio, giunto alla XV edizione, è assegnato dall'Unione italiana ciechi (Uic), associazione che da 90 anni tutela i diritti di non vedenti ed ipovedenti.
Il premio a Giuseppe Castiglione è stato assegnato, in particolare, «per avere - si legge nella motivazione - dato luogo ad una fattiva collaborazione tra l'Unione Italiana Ciechi e le Province d'Italia nell'ottica dell'integrazione sociale». I presidenti dell'Upi e della Uic, Giuseppe Castiglione e Tommaso Daniele, infatti, hanno recentemente firmato un protocollo che porterà ad una sempre maggiore integrazione nella comunicazione di attività e servizi.
«Un passo importante – ha dichiarato Daniele – per riuscire a costruire insieme agli enti locali nuova modalità di collaborazione e continuare ad offrire, nonostante la crisi in corso, nuovi servizi sempre più funzionati ai ciechi e agli ipovedenti italiani».
Giuseppe Castiglione, ritirando il premio, ha manifestato il suo «orgoglio e la sua soddisfazione per il riconoscimento ottenuto» e ha ricordato il prezioso ruolo delle Province nell'ambito delle Politiche sociali».



10 Giugno 2010

Il testamento era falso: condannati in cinque

Il giudice del Tribunale di Bronte, Giorgio Marino, ha condannato cinque fratelli di Bronte a un anno di reclusione, con la sospensione della pena, più il risarcimento dei danni in sede civile e il pagamento delle spese processuali e legali, per avere redatto e firmato un falso testamento del padre defunto, facendo credere che fosse olografo, con l'intento di escludere dall'eredità una sorella. Quest'ultima, infatti, affidatasi all'avvocato penalista di Bronte, Samantha Lazzaro è riuscita a dimostrare la verità: «Tutto - spiega l'avvocato - è cominciato nel settembre del 2007, quando la mia assistita mi ha raccontato di essere stata informata da una sorella del ritrovamento, nella cassaforte della casa del padre, venuto a mancare nel febbraio dello stesso anno, di un testamento olografo che la escludeva dalla eredità. Il fatto insospettì subito la mia cliente, in quanto il padre era analfabeta e in grado soltanto di porre la propria firma, non certamente di scrivere un testamento per intero.
Così - continua - ottenuta una copia del documento, abbiamo confrontato la presunta firma del padre con quella posta dallo stesso in un altro documento sottoscritto davanti a un notaio, scoprendo che i sospetti della mia cliente erano fondati: le firme erano diverse». Così l'avvocato Lazzaro, per conto , della sua cliente, ha presentato denuncia alla Procura, ottenendo che sia il pubblico ministero, sia il giudice di Bronte ordinassero due perizie distinte per effettuare i saggi grafici ai fratelli. «Le conclusioni dei 2 consulenti legali sono state le stesse - spiega l'avvocato Lazzaro -. Il testamento era falso e la firma era stata posta da uno dei fratelli».
Caso risolto anche se, in verità, l'eredità non era poi granché. Alcuni terreni, dei garage e un immobile per un valore complessivo all'incirca di 30 mila euro o al massimo 40 mila euro. La vittima ha ritrovato un sesto dell'eredità ma, contemporaneamente, ha avuto la prova di avere perso i suoi fratelli.



9 Giugno 2010
NEI 150 ANNI DELLO SBARCO DEI MILLE E DELL’UNIFICAZIONE D’ITALIA DIMENTICATO BRONTE

I fatti di Bronte del 1860

Sarebbe corretto per una fedele ricostruzione storica ricordare anche quell’avvenimento

Ho letto sul sito “Sicilia Oggi. net” del 5 giugno l’intervista a firma Giuseppe Taibi rilasciata dal sottosegretario Gianfranco Miccichè su Giuseppe Garibaldi che egli definisce “una iattura per la Sicilia e che era un assassino e un ladro” con riferimento ai festeggiamenti dei 150 anni per lo sbarco dei Mille ed alla unificazione d’Italia.

Sul quotidiano “La Sicilia” del  7 giugno il giornalista Giorgio Petta esalta nella ricostruzione storica del Risorgimento la beffa subita dai borboni il 25 maggio 1860 a Piana dei Greci ad opera di Garibaldi che con le sue truppe si dirige verso Misilmeri dove la “gioia dei cittadini esplode improvvisa con la gente che scende in strada ed un paese in festa”. Alcuni giorni dopo però la gente di Bronte anziché esplodere di gioia ha dovuto subire un autentico assedio delle truppe inviate da Garibaldi e guidate da Nino Bixio per soffocare la giusta rivendicazione dei coltivatori brontesi che avevano occupato le terre assegnate dal Regno delle due Sicilie all’ammiraglio inglese Horatio Nelson come riconoscimento – la Ducea di Nelson -  per avere represso la rivolta contro i borboni nella Città di Napoli: in quella occasione furono fucilati 5 cittadini brontesi a seguito di un processo farsa tenutosi nel Real Collegio Capizzi.

La storia che spesso viene scritta dai vincitori, come dice l’On. Miccichè, non fa per nulla cenno di questo episodio tristemente noto come “I fatti di Bronte del 1860”, che rappresentano certamente un momento tragico da dimenticare nella ricostruzione dell’epop garibaldina in Sicilia e che gli storicie voluto sottotacere.

Quanto av tramandato e ricostruito soltanto lo storico brontese Benedetto Radice che l’ha descritto nel libro sulle memorie storiche di Bronte, poi dal regista cinematografico Florestano Vancini che diresse il film “Bronte cronaca di un massacro”-che i libri di storia non hanno raccontato – recentemente restaurato e catalogato come film di interesse storico nella  Cineteca Nazionale di Cinecittà, e dopo dall’operatore e regista teatrale della Compagnia di Nuccio Caudullo che lo ha portato sulle scene teatrali.
Nell’agenda dei festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia è stato ancora una volta omesso di ricordare quei fatti per i quali negli anni ’80 sono state organizzate dal Comune di Bronte intense giornate di studio e di approfondimento storico con un dibattito che ebbe come tema “Processo a Nino Bixio”.

Sarebbe corretto per una fedele ricostruzione storica e per un giusto riconoscimento alla tradizione culturale della Città di Bronte ricordare anche quell’avvenimento perché – se è vero come dice il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che per salvaguardare l’Unità d’Italia dalle spinte secessionistiche ma certamente non dagli autentici fermenti federalistici ed autonomistici occorre “una forte coesione nazionale che non significa centralismo e burocraticismo” – è anche giusto che le cronache di quei giorni non vengano dimenticate. [Salvatore Leanza]

9 Giugno 2010
LA POLEMICA. Sul web le affermazioni del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Lo storico Renda: colossale ignoranza
Miccichè: Garibaldi era un assassino
Gli storici lo bacchettano: eroe positivo

Scoppia la polemica dopo le dichiarazioni del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio su Garibaldi. Per gli storici: lecite le interpretazioni, non lo è invece l'oltraggio

I GARIBALDINI BRONTESI

L’elenco dei brontesi che "corsero ad arruolarsi sotto la bandiera" di Garibaldi ci è fornito dallo storico brontese Benedetto Radice nelle sue “Memorie storiche di Bronte

«Furono Garibaldini: Sebastiano Casella, Schiros Vincenzo, Giovanni Longhitano Cazzitta, Luigi Mangiovì, Nunzio Meli fu Antonino, capraio, Pasquale Pettinato, Vincenzo Mazzeo, fabbro, Nunzio Pin­zone, Giuseppe Lombardo Emanuele, Placido Gangi, Giuseppe Gangi, Salvatore Zappia Biuso fu Giovanni, che, ferito alla battaglia del Volturno, mutò la camicia rossa nel saio del Cappuccino.
I fratelli Mariano ed Arcangelo Sanfilippo che si erano già arruolati a Palermo e gli altri due fratelli Pietro e Filippo, che, cercati quali promotori del tumulto, trovarono asilo sotto la bandiera.
Si arruolarono pure a Messina i caporioni delle stragi dell’agosto; Giosuè Gangi, Ignazio Quartuccio, Arcangelo Attinà Citarrella, Giuseppe Attinà Citarrella, Nunzio Meli Fallaro, ma la camicia rossa non li salvò dalla galera.»



8 Giugno 2010

Sos del consigliere provinciale Parrinello

«Ss. 284 dissestata, bisogna intervenire»

Era aprile 2009 quando sull'asfalto della Ss 284 nel tratto Bronte-Maletto si sono formate fratture che preoccuparono parecchio gli automobilisti. In particolare un tratto di strada, lungo quasi 100 metri, si è come abbassato di qualche centimetro che piano piano è cresciuto fino a provocare un dislivello che costringe soprattutto i mezzi pesanti e le ambulanze a rallentare.
Per riempire le fratture è stato posto dell'asfalto, ma il dislivello è rimasto, ed in tanti si chiedono la natura dell'abbassamento del terreno e se in qualche modo c'è il rischio di vedere un giorno il transito veicolale compromesso. Per questo il consigliere provinciale di Maletto, Nunzio Parrinello ha inviato al dirigente tecnico dell'Anas per la Sicilia orientale, Giovanni Iozza, una lettera, chiedendo un incontro: «La Ss 284 - afferma - presenta dissesti e criticità in almeno 5 punti. E' un'arteria stradale importante per la viabilità dell'Etna. E' percorsa ogni giorno da tantissimi pendolari che lamentano e si preoccupano degli avvallamenti. E' arrivato il momento di capire qualcosa di più, sapere se c'è il rischio che il transito veicolare un giorno possa essere interrotto, isolando comunità come la mia Maletto e se l'Anas ha previsto interventi strutturali atti a scongiurare questo paventato rischio». [Gaetano Guidotto]



6 Giugno 2010

Si finge ricco per ingraziarsi i suoceri

Aveva messo in campo tutta la propria competenza di ingegnere informatico per conquistare una ragazza. Lui di Catania, lei di Bronte. E percorreva 120 chilometri, andata e ritorno, quasi tutti i giorni, rimettendoci pure i soldi della benzina, con grandi sacrifici economici, visto che era disoccupato e squattrinato. Agli anziani genitori della ragazza faceva credere di essere benestante al punto che, per accattivarsi la loro stima, si offriva di pagare di tasca propria le bollette dell'acqua; si faceva dare i bollettini e poi glieli restituiva col bollo delle Poste.
Fin qui la storia potrebbe apparire persino banale se non fosse per il fatto che il giovane quelle bollette non le aveva mai pagate, ma anzi - come ha avuto modo di appurare la polizia postale di Catania - ne aveva falsificato i timbri. Gli importi, è vero, non erano salati, roba di 3050 euro alla volta, ma lui comunque quei soldi non li aveva e allora aveva realizzato, usando software grafici, le impronte dei timbri di Poste Italiane, stampandoli di volta in volta sulle bollette per simularne l'avvenuto pagamento. Ma la magagna è venuta fuori diversi mesi dopo, nell'aprile scorso, quando i «suoceri» hanno rischiato di restare coi rubinetti a secco per morosità. Così l'ingegnere, oltre ad aver perso l'amore, è stato denunciato per contraffazione di impronte di pubblica certificazione e truffa allo Stato. [Giovanna Quasimodo]


6 Giugno 2010
MALETTO

Liberate istrici e aquile adulte

trovate ferite nei giorni scorsi

In occasione della «Giornata mondiale dell'ambiente», istituita dall'Onu per sensibilizzare i cittadini e gli Stati su un tema nodale per il futuro del nostro pianeta, ieri sera l'assessorato all'Ambiente della Provincia regionale di Catania ed il Centro recupero fauna selvatica di Valcorrente (ente provinciale gestito con merito dal Fondo siciliano per la Natura, presieduto da Luigi Lino) hanno rilasciato nei boschi di Maletto delle istrici ed una coppia di aquile adulte, che nelle scorse settimane erano stati ritrovati feriti.
Gli animali selvatici, piuttosto rari nelle zone etnee, sono stati ritrovati in territorio di Ramacca, Giarre e di Ponte Barca. Alla liberazione hanno partecipato, oltre al prof. Lino ed a Franca Mucciano del fondo siciliano per la natura, l'assessore provinciale all'Ambiente, Giovanni Bulla, il dirigente Valerio Saitta, il comandante del Distaccamento Forestale di Bronte Vincenzo Crimi ed il sindaco di Maletto Giuseppe De Luca. [G. Gui.]



28 Maggio 2010

L'azionista del consorzio: «L'azienda manifestò la volontà subdola di abbandonarci»

«Dipendevamo dalla Diesel»

«A decidere se la Diesel dovrà rivedere le proprie posizioni e restituirci le commesse sarà il giudice»
E' la risposta che arriva da più parti del mondo economico brontese legato al tessile ed al Consorzio siciliano manifatturiero, dopo le dichiarazioni rese al nostro giornale dall'amministratore delegato della società di Renzo Rosso. «Capisco bene - afferma l'azionista di riferimento del consorzio brontese, Franco Catania - perché Diesel da una interpretazione tutta sua del pronunciamento del giudice di Bassano del Grappa, ma i fatti non sono come li raccontano a Molvena. Noi avremmo voluto, ma non abbiamo mai avuto la possibilità di leggere i conti della Diesel. Sappiamo, però, che il jeans Denim a 5 tasche prodotto da noi è il motore trainante dell'azienda, il cui fatturato è in crescita. E' difficile di conseguenza pensare che il fatturato societario aumenta, quando il prodotto simbolo non si vende più. Dubbio che abbiamo avuto noi e che ha avuto anche il giudice che finalmente ha disposto l'esame dei conti. La verità - continua Catania - è che la Diesel ci ha piano piano sottratto prima il taglio, poi il lavaggio e la ricamatura, lasciandoci solo la confezione e manifestando la volontà subdola di lasciare Bronte. Una scelta arbitraria - continua Catania - che, certamente moralmente ma secondo noi anche legalmente, non è possibile porre in essere nei confronti di un'azienda che per la mole di lavoro imposta aveva per forza un vincolo di dipendenza economica».
Ed in proposito Catania ci racconta un episodio oggetto del dibattimento tenuto a Bassano del Grappa, dove ha rivelato un fatto che proverebbe la dipendenza economica: «Nell'estate del 2006 - continua Catania - mi sono recato presso lo stabilimento Diesel per chiedere che venisse ridotto il numero delle commesse. La mia preoccupazione era derivata dal fatto che solo Diesel assorbiva il 70% delle nostre capacità produttive, impedendoci di accontentare le altre richieste, che in quel momento provenivano da altre aziende. Lo abbiamo chiesto per differenziare il portafoglio dei committenti e sottrarci dalla chiara dipendenza con Renzo Rosso. Bene - continua Catania - Diesel non solo non accettò la nostra proposta, ma ci avvertì che una riduzione delle lavorazioni avrebbe compromesso i rapporti. Così noi non solo continuammo, ma anzi incrementammo il lavoro per Renzo Rosso. Se non è dipendenza questa… ». [L. S.]


27 Maggio 2010

«La Diesel non tornerà indietro»

L'amministratore delegato spegne gli entusiasmi dopo che il Tribunale ha nominato un consulente

Se - nella querelle giudiziaria fra la Diesel di Renzo Rosso e il Consorzio siciliano manifatturiero brontese, che rivuole le commesse sottratte - la decisione del Tribunale di Bassano del Grappa di avvalersi di un consulente tecnico contabile per accertare «le variazioni di fatturato di Diesel», ha fatto cantare vittoria agli imprenditori etnei, i vertici della holding tessile vicentina non solo non si sentono sconfitti, ma considerano l'ordinanza del giudice, Aurelio Gatto, un punto a loro favore. Raggiunta telefonicamente l'amministratore delegato di Diesel, Marina Tosin, conferma quanto già affermatoci e si dichiara pronta a rendere pubblici conti, numeri e fatture del colosso tessile industriale, per chiudere una volta per tutte la discussione riguardo i motivi che hanno convinto Diesel prima a diminuire e poi eliminare i rapporti di lavoro con buona parte del Polo tessile brontese.
«Che il Tribunale decidesse di nominare un consulente tecnico per accertare i dati era prevedibile. - afferma -. Noi stessi lo avevamo richiesto per fugare ogni dubbio sulla tanto chiacchierata, quanto infondata, accusa di delocalizzazione del lavoro all'estero nella produzione dei jeans che confezionavamo a Bronte. Non comprendiamo quindi i toni trionfalistici della controparte - ribadisce -. Siamo certi che la perizia non farà altro che confermare quanto dai noi sostenuto da tempo, ovvero che non delocalizziamo e che siamo stati costretti ad abbassare la percentuali delle commesse solo a causa del calo delle vendite del prodotto made in Italy».
Ma non crede che l'esigenza di verificare i vostri conti scaturisca dalla necessità di calcolare il reale calo delle vendite e stabilire che la diminuzione delle commesse non possa essere decisa da voi in maniera arbitraria, ma solo in percentuale al minore fatturato?
«Non è vero. Questa è la richiesta del Consorzio brontese, ma nel pronunciamento del Tribunale non esiste alcun passaggio che lascia intendere questo principio. Il Tribunale ha deciso di verificare i nostri conti perché il Consorzio brontese sostiene che il fatturato del nostro Gruppo non è diminuito, dimenticando che noi trattiamo una serie infinita di prodotti che non hanno risentito della crisi, a differenza del jeans a 5 tasche made in Italy. Non va esaminato quindi il fatturato globale, ma quello della Diesel che produce il jeans italiano».
Da Bronte arrivano appelli a salvare i posti di lavoro e riacquistare quella fiducia persa, magari, facendo tutti un passo indietro. Per voi sarebbe possibile?
«Assolutamente no. Abbiamo annunciato la chiusura dei rapporti con il Consorzio brontese con largo preavviso e non torneremo indietro. I motivi li abbiamo già resi pubblici e derivano da una ulteriore contrazione delle vendite e dal fatto che è venuto a cessare quel rapporto di fiducia con il Consorzio brontese. Inoltre, i dati in nostro possesso non lasciano trasparire una immediata ripresa. Pertanto da dicembre il Consorzio brontese non produrrà più per noi».



26 Maggio 2010

La madre della 17enne chiama i carabinieri: arrestato un pensionato di 63 anni

Botte in testa alla figlia «ribelle»

Picchia brutalmente la figlia di 17 anni e finisce in galera. Il brutto episodio di violenza in famiglia si è verificato a Bronte, dove un pensionato di 63 anni ha cominciato a percuotere ripetutamente la ragazza, colpendola con forza al capo, sol perché lei si sarebbe azzardata a discutere un suo ordine. In preda alla rabbia, il padre non si sarebbe riuscito a trattenere, al punto da spaventare la moglie che, terrorizzata, si è decisa a chiamare i carabinieri. Quando i militari dell'Arma sono arrivati, il padre aveva in mano un coltello a serramanico, che fortunatamente non ha usato, mentre la ragazza mostrava i segni delle percosse subite. La giovane è stata accompagnata al pronto soccorso dell'ospedale «Castiglione Prestianni» di Bronte, dove i medici le hanno riscontrato una contusione cranica e un ematoma al cuoio capelluto nella regione parietale, guaribile in 6 giorni.
La madre, che in passato aveva denunciato ai carabinieri la violenza del marito, in lacrime ha raccontato ai carabinieri che non era la prima volta che la figlia veniva picchiata violentemente dal padre, intenzionato a tutti i costi a imporre alla ragazza il proprio modello educativo. L'uomo, così, è stato condotto in caserma e arrestato con l'accusa di violenza in famiglia.



25 Maggio 2010
BRONTE. DECISIONE DEL GIUDICE NELLA QUERELLE CON IL CONSORZIO MANIFATTURIERO

Ci sarà un perito per capire se la Diesel ha detto la verità

Primo pronunciamento del Tribunale di Bassano del Grappa

Saranno accertate, tra l'altro, le variazioni di fatturato della holding. «Più speranza per il futuro»

Primo pronunciamento del Tribunale di Bassano del Grappa sulla querelle fra la Diesel ed il Consorzio manifatturiero siciliano di Bronte, che di fronte ad una riduzione fino all'annullamento delle commesse per il confezionamento del jeans Demin a 5 tasche, ha portato il colosso tessile di Renzo Rosso davanti al Tribunale vicentino.
Il presidente, dott. Aurelio Gatto, infatti, dopo avere ritenuto ammissibile il ricorso del Consorzio brontese, ha deciso di avvalersi di un consulente tecnico contabile per accertare «la natura del rapporto commerciale fra Diesel ed il Consorzio», «le variazioni di fatturato di Diesel» ed infine i «criteri adottati da Diesel nell'individuazione dei fornitori italiani con cui ha interrotto i rapporti commerciali».
Per i rappresentanti del Polo tessile brontese una vittoria su diversi fronti. Una delle linee difensive degli avvocati della holding di Renzo Rosso, infatti, sosteneva che il calo delle commesse non era derivato da una presunta delocalizzazione, ma da una evidente diminuzione delle vendite. Tesi che il Consorzio siciliano aveva contestato, chiedendo la verifica dei conti. Verifica che in verità aveva auspicato anche l'amministratore delegato della Diesel, Marina Tosin, al fine di fugare ogni dubbio. In questo stato di incertezza, il giudice ha voluto vederci chiaro, affidando al dott. Mario Toso di Treviso il compito di accertare quanto richiesto. «Abbiamo ottenuto una grande vittoria - dice il prof. Giorgio Floridia del Foro di Milano che difende le ragioni del Consorzio brontese - il giudice ha recepito il nostro ragionamento. Diesel è libera di delocalizzare il lavoro dove vuole, ma non può farlo se si è assunta degli impegni in Italia con dei sub fornitori, che sono in una posizione di dipendenza economica. Oltre a ciò - ribadisce illegale - è stato accettato il principio che la riduzione delle commesse semmai debba essere in misura percentuale alla reale diminuzione delle vendite che adesso sarà accertato». Radioso anche l'azionista di riferimento del Consorzio, Franco Catania: «Una ordinanza che ci rende giustizia - ha affermato - e che ci dà speranza per il futuro non solo per il rientro dei lavoratori dalla Cassa integrazione, ma anche per un possibile incremento dell'occupazione». Oggi è atteso il commento sull'ordinanza da parte di Diesel, mentre a Bronte c'è attesa anche da parte del sindaco di Bronte, Pino Firrarello, che per difendere i posti di lavoro si è costituito "ad adiuvandum" nel procedimento, mettendosi a fianco ed a tutela dei lavoratori che rischiano il posto.


Il Giornale di Vicenza>
, 25 Maggio 2010

Tribunale. All'esame anche i criteri di individuazione dei fornitori coi quali sono stati mantenuti o interrotti i rapporti

Sotto la lente i fatturati Diesel dal 2007

Nella vertenza con il Csm di Bronte il collegio ha nominato un consulente tecnico d'ufficio

Il contenzioso legale tra il Consorzio manufatturiero siciliano di Bronte e Diesel spa, che vede le consorziate etnee chiedere al colosso di Molvena il mantenimento delle commesse in Sicilia nonostante il calo della domanda in conseguenza del prolungarsi della crisi, è giunto ad un nuovo capitolo. Il collegio del Tribunale di Bassano ha sciolto la riserva assunta in camera di consiglio il 7 maggio scorso davanti ai legali delle parti, gli avvocati Giorgio Floridia e Angelo Maiolino per il Csm catanese e Carlo Pascotto per la Diesel.

Nell'ordinanza collegiale si legge che il tribunale non ha condiviso il rilievo di inammissibilità sollevato in merito all'istanza cautelare presentata a suo tempo dal Csm poichè se al giudice monocratico di Catania il consorzio chiedeva il mantenimento delle commesse, con l'istanza al tribunale di Bassano chiede ora di poter continuare a lavorare per Diesel seppure a regime ridotto, in ragione del calo delle vendite del prodotto confezionato in Sicilia dovuto alla crisi economica.
Il tribunale ha quindi deciso di nominare un consulente tecnico d'ufficio. L'incarico sarà affidato a giugno a Mario Toso, socio di uno studio legale e commercialistico trevigiano. Sulla base della documentazione contabile delle parti, la consulenza dovrà accertare la natura del rapporto commerciale sussistente fra Diesel spa e Csm, in particolare riguardo alla individuazione della clientela di Csm e alla composizione, distinta per clienti, del suo fatturato nel corso degli esercizi commerciali successivi al 2007.

Il consulente tecnico contabile dovrà inoltre fornire una descrizione delle variazioni di fatturato di Diesel spa negli esercizi successivi al 2007, con riguardo alla particolare tipologia di prodotto fornito da Csm, ossia il Jeans denim 5 tasche e dovrà indicare i criteri adottati da Diesel nella individuazione dei fornitori in Italia nei confronti dei quali ha ritenuto di interrompere, ridurre o di lasciare inalterati i rapporti commerciali.



23 Maggio 2010
REALIZZATO DAL GAL ETNA

Un sentiero fino alla Grotta della Neve

Gli appassionati di natura ed ambiente avranno un altro validissimo motivo per venire a Bronte. L’antica grotta della “Neve” che i brontesi chiamano anche del “Collegio”, fra le suggestive lave cordate del Parco dell’Etna, sarà facilmente raggiungibile con un sentiero ben segnalato. Il progetto, voluto dal sindaco Firrarello e realizzato dal Gal Etna, attraverso l’Associazione “Cartur” di Adrano e la collaborazione del Corpo Forestale di Bronte, è stato presentato nella sala della Giunta del Palazzo municipale di Bronte.
“Il progetto – ha affermato il senatore - prevede il ripristino di un sentiero natura, la realizzazione della segnaletica e della recinzione di sicurezza. La Grotta della Neve o del Collegio, si trova a pochi passi dalla Casermetta di Piano dei Grilli che ricordo è raggiungibile comodamente in auto. E’ coperta dai resti di una volta in pietra lavica costruita per proteggere a lungo la neve dal caldo estivo. In pratica questa grotta ai tempi altro non era che un primordiale frigorifero che custodiva il ghiaccio che serviva durante i mesi caldi”. E su questa grossa il comandante della Forestale Vincenzo Crimi ha effettuato studi. “Visitarla – ha affermato – vuol dire apprezzare le bellezze naturali frutto delle eruzioni del vulcano e contemporaneamente rendersi conto degli usi di un tempo, quando era necessario servirsi di queste grotte come “neviera”, ovvero, vero e proprio magazzino da neve”.
Arrivare alla grotta della neve è abbastanza agevole da Bronte, infatti, dalla località denominata del SS. Cristo, attraverso la tipica stradella di basolato lavico che taglia la colata lavica a corde del 1651, si giunge a Piano dei grilli e qualche centinaio di metri prima della casermetta forestale, si lascia la strada, seguendo le indicazioni. Dopo circa 500 metri a piedi, si giunge alla grotta.



14 Maggio 2010

Scherzo sfocia in rissa

Ferite lievi per 3 incensurati finiti in manette

Un gesto certamente poco ortodosso. Forse uno scherzo, o forse no. Comunque alla vittima non è piaciuto, e così ieri pomeriggio è scoppiata una rissa in pieno centro a Bronte, finita prima in ospedale e poi in carcere. Protagonisti della vicenda 3 brontesi incensurati: Maurizio e Vincenzo Avellina, padre e figlio rispettivamente di 42 anni e 19 anni, contro Gaetano Vincenzino di 26 anni. Secondo una prima ricostruzione effettuata dagli inquirenti sembrerebbe che Gaetano Vincenzino abbia gettato un bicchiere pieno d'acqua in faccia a Vincenzo Avellina durante una pausa di lavoro. La cosa non sarebbe piaciuta alla vittima, che non avrebbe creduto alla tesi dello scherzo. Certo è che immediatamente è scoppiato un primo battibecco, con i 2 che si sarebbero dati appuntamento fuori per chiarire la vicenda. Così quando i contendenti si sono incontrati nella centralissima via Umberto, a 2 passi dal Real Collegio Capizzi, è scoppiata la rissa.
I carabinieri arrivati sul posto hanno trovato Vincenzino ancora agitato, tranquillizzato dai passanti e dalla Polizia municipale, intervenuta nel tentativo di sedare la rissa, e un bastone in terra. Facile per i carabinieri ricostruire la vicenda e risalire all'identità degli altri litiganti. Quando i militari dell'Arma sono giunti nella loro abitazione però nessuno dei 2 era in casa: entrambi avevano deciso di costituirsi in caserma. Tutti hanno dovuto ricorrere alle cure mediche all'ospedale Castiglione Prestianni, e tutti e 3 sono finiti nel carcere di piazza Lanza per rissa aggravata. [C. T.]



9 Maggio 2010

Sisma simulato: prova di evacuazione nelle scuole

Prova generale di evacuazione dagli edifici scolastici a Bronte. La Misericordia di Bronte, infatti, ha effettuato una esercitazione di Protezione civile insieme con le confraternite di numerosi paesi della provincia, i Rangers e gli Scout d’Europa. E’ stato simulato un evento sismico di forte intensità con danni agli edifici e numerosi feriti. Per questo è stato allestito un «Punto medico avanzato» e gli alunni delle scuole sono stati accompagnati nelle aree di raccolta. Simulato anche un incidente stradale in piazza Aldo Moro. «Lo scopo dell’esercitazione - ha spiegato Armando Paparo, governatore della Misericordia di Bronte - è stato educare la popolazione sul comportamento da tenere in caso di eventi calamitosi».




14 Maggio 2010
IL CASO. Il CONSORZIO TESSILE PORTA IN TRIBUNALE IL PATRON DEL MARCHIO DIESEL

I Conti di Bronte? In Rosso

L’azienda veneta ha trasferito all'estero la produzione che da undici anni veniva affidata alle imprese etnee. Perso un fatturato di 8 milioni di euro. «Ci ha fatto fare investimenti e poi ritirato le commesse»
RENZO ROSSO PATRON DELLA DIESELBronte. Hanno investito milioni di euro per acquistare nuovi macchinari e far fronte alle commesse che da undici anni a questa parte, la Diesel, griffe specializzata in jeans di alta moda, affidava loro. Negli anni d'oro al Consorzio società manufatturiere di Bronte si producevano 900 mila capi, 3500 al giorno, con un fatturato di 8 milioni di euro. Ora le due aziende sono finite in tribunale. Una contro l'altra. Il taglio drastico è avvenuto l'anno scorso dove il fatturato è sceso a un milione 300 mila euro con soli 100 mila jeans prodotti. Quest'anno il crack. Una situazione a cui le otto società consorziate, 300 dipendenti oggi dimezzati a 150, non vogliono sottostare. Così hanno portato in tribunale il colosso guidato da Renzo Rosso per “abuso di posizione dominante”.
Nel ricorso, il Consorzio Brontese, chiede al giudice di “inibire Diesel Spa a ridurre le commesse di lavorazione, di compiere discriminazioni di prezzo e di negare le lavorazioni accessorie”. Inoltre chiede che Diesel mantenga “le commesse in proporzione delle sue vendite, aumentandole quando queste aumentano per tutto il periodo previsto, come necessario, ai fini dell'ammortamento degli impianti realizzati nell'esclusivo interesse della stessa Diesel”. La vicenda giudiziaria va avanti da oltre un anno. Dopo aver ottenuto una sentenza favorevole al tribunale di Bronte, la vertenza legale è passata prima al tribunale di Catania (Diesel ha eccepito la competenza) e poi a Bassano del Grappa. Una delegazione guidata da Franco Catania, general manager della Bronte Jeans, la società capofila, ha preso parte all'udienza. A costituirsi “ad adiuvandum” anche il comune di Bronte (presente il sindaco Pino Firrarello) per sostenere la causa del consorzio. La decisione del giudice dovrebbe arrivare tra un paio di settimane. Anche se la cittadina etnea per tutti è la patria del pistacchio, in realtà, dagli anni 70 sono stati cuciti jeans per tutti i principali marchi della storia del casual: Carrera, Americanino, Benetton, Diesel e Levi's. «Non c'è mai stato un contratto tra noi e la Diesel - dice Franco Catania - non ce n'è mai stato bisogno. Tutto si reggeva sulla stima reciproca e sulla bontà del prodotto che noi riuscivamo a realizzare. Materiale di prima scelta. La mancanza di un contratto per noi era, al contrario di quello che si potesse pensare, una sorta di garanzia perchè significava che si poteva andare avanti senza bisogno di rinnovi. La Diesel nel tempo ci ha convinti a fare investimenti in macchinari sempre più moderni, ma poi ci ha tolto le commesse lamentando un calo delle vendite. Secondo noi ha preferito produrre all'estero dove i costi di manodopera sono più bassi, ma così non si tratta più di un “made in italy” e la qualità ne risente».
Se si considera che un jeans che al dettaglio viene venduto anche oltre i 200 euro in fabbrica costa sui 6 euro, risparmiando due euro a capo si riesce a risparmiare oltre un milione e mezzo di euro. “La cifra è importante - continua Catania, nel settore dal 1977 - ma di fronte alla qualità e alla possibilità di aumentare il costo finale (il target di Diesel non guarda di certo un piccolo r aumento) mi sembra una mossa infelice. Noi siamo disposti ad accettare il calo di vendite, ma prima vogliamo verificare i dati ufficiali e poi accettare un calo delle commesse proporzionale”.
Il consorzio recentemente aveva tentato di lanciare un proprio marchio chiedendo aiuto a Sviluppo Italia. Ma il tutto non è mai stato concretizzato. Nessuno pensava che l'idillio tra Bronte e Renzo Rosso potesse mai finire. Nel dicembre 2004 il Comune gli conferì la cittadinanza onoraria. Rosso è cresciuto a jeans e pistacchi. L'inventore dei jeans Diesel, padovano di nascita ma bassanese di adozione le prove generali del suo futuro da imprenditore le ha fatte proprio qui. Sul finire degli anni 70, il New store è stato il primo negozio che vendeva solo jeans che Rosso disegnava in paese, nel laboratorio di Nicola Petralia, amico fraterno, che a quell'epoca tentava la scalata da imprenditore. Rosso, quando poteva, ritornava a Bronte per salutare gli amici. “E gente meravigliosa, con cui mi sento sempre in debito. Io lo dico e lo ripeto a tutti i ministri che mi capita di incontrare: per aiutare il Sud va fatto l'impossibile”, ha detto in una vecchia intervista a Il Sole 24 ore. Ma i tempi cambiano. [Gia. C.]



8 Maggio 2010
LA SENTENZA ATTESA FRA UN PAIO DI SETTIMANE

A Bassano del Grappa per difendere il Polo tessile

La delegazione di Bronte davanti al Tribunale“Davide porta in tribunale Golia”. Così i giornali del nord est hanno titolato sulla querelle giudiziaria che vede il “Consorzio società manifatturiere” di Bronte sfidare senza timori la Diesel di Renzo Rosso. Già, perché anche se il consorzio tessile brontese cui fa parte la Bronte Jeans è costituito da un gruppo aziende ben consolidate, rispetto al colosso industriale di Renzo Rosso sono poca cosa. Siccome però “la legge è uguale per tutti”, gli imprenditori brontesi affiancati dal Comune, che si è costituito “ad adiuvandum” per tutelare i posti di lavoro, hanno “citato” la Diesel con l’intento di impedirgli di chiudere i rubinetti delle commesse.
E venerdì scorso a Bassano del Grappa si è svolta una importante udienza. Eccepita dalla Diesel l’incompetenza del Tribunale di Catania, il giudizio, infatti, è passato al giudice monocratico del Tribunale di Bassano, Susanna Menegazzi, che ha ascoltato le parti. E’ così in Veneto sono giunti, oltre ai vertici del Consorzio guidati dall’azionista di riferimento Franco Catania e ad un nutrito numero di lavoratori che rischiano il posto di lavoro, anche l’assessore Luigi Putrino, delegato dal sindaco Firrarello.
A rappresentare le aziende siciliane ed il Comune sono stati rispettivamente l’avvocato del Giorgio Floridia del foro di Milano e l’avvocato Angelo Maiolino. “La Diesel – hanno affermato i 2 legali - ha prima convinto il Consorzio ad investire, poi ha tolto le commesse con la scusa di un calo delle vendite. Bene, verifichiamo questo dato. Noi siamo pronti ad accettare un calo delle commesse proporzionale a quello reale delle vendite”. Vistoso lo spiegamento di forze dell’ordine fuori e dentro il Tribunale. In realtà la presenza della delegazione siciliana non ha creato alcun problema e la camera di consiglio si è svolta in assoluta tranquillità.

“Noi – ha affermato l’assessore Putrino – intendiamo difendere quasi 40 anni di storia della nostra economia, la professionalità dei lavoratori riconosciuta ovunque ed i posti di lavoro. Il legale della Diesel ha detto che la multinazionale è serena. Ci domandiamo come si possa essere sereni quando si lasciano senza lavoro oltre 200 famiglie. In Veneto – conclude - dicono che stiamo sfidando Golia. Noi sosteniamo, che oltre a Sansone è giusto che rimangano vivi anche Filistei”. La decisione del giudice dovrebbe arrivare tra un paio di settimane.


Il Giornale di Vicenza, sabato 8 Maggio 2010
TRIBUNALE. DIPENDENTI DEL CONSORZIO ETNEO E AMMINISTRATORI CATANESI IERI IN VIA MARINALI

Diesel, stop agli ordini

E Bronte va dal giudice

Delegazione siciliana in città per il braccio di ferro legale. «Va bene delocalizzare, ma si rispettino gli impegni presi»

Davide porta in tribunale Golia. Il Csm, Consorzio società manufatturiere di Bronte, nel Catanese, che da decenni lavora per Diesel, ha deciso di rivolgersi al giudice chiedendo che il colosso fondato da Renzo Rosso, che alle falde dell'Etna ha dato un decisivo impulso ad un vero e proprio polo del tessile, non chiuda i rubinetti delle commesse alle aziende consorziate siciliane per rivolgersi all'Estremo oriente.

Da 30 anni le imprese di Bronte lavorano per il gigante di Molvena, dando lavoro a 300 dipendenti ora ridottisi a 150 proprio a causa della riduzione delle commesse. Eccepita dalla Diesel l'incompetenza del tribunale di Catania, la palla è passata al giudice monocratico del tribunale di Bassano Susanna Menegazzi, ora a Treviso.

Così, ieri, dalla Sicilia, con un volo Catania-Venezia, è giunta in città una delegazione di venti lavoratori del Csm con il legale rappresentante del consorzio Franco Catania, l'assessore al bilancio di Bronte Luigi Putrino delegato dal sindaco Pino Firrarello e l'avvocato del consorzio catanese Giorgio Floridia. Il Comune etneo si è costituito "ad adiuvandum" per sostenere la causa del consorzio. La municipalità di Bronte, infatti, ha investito molto sul polo del tessile.

7 Maggio 2010

Diesel, oggi ultima chance in Tribunale

Simbolicamente è tutta Bronte che oggi parteciperà all'udienza al Tribunale di Bassano del Grappa, dove il “Consorzio società mani­fatturiere” chiederà al giudice di impedire alla Diesel di sottrarre del tutto le commesse.
Oltre all'azionista di riferimento della Bronte jeans, Franco Catania, in Veneto ieri sera giunti, non solo una folta delegazione di lavora­trici brontesi che rischiano di perdere il posto di lavoro, ma anche l'assessore comunale Luigi Putrino, in rappresentanza della Am­ministrazione comunale guidata dal sindaco Pino Firrarello ed il presidente del gruppo consiliare di maggioranza Salvatore Gullotta. Il Comune di Bronte, infatti, è intervenuto “ad adiuvandum” a favore del Consorzio siciliano manifatturiero.
«Lo avremmo fatto - dice il presidente Gullotta - per qualsiasi atti­vità produttiva a salvaguardia dei livelli occupazionali. Il Comune è particolarmente vicino a 30 anni di storia che riguarda più di 300 famiglie del comprensorio».
«Speriamo di ottenere quanto ci è stato portato via - afferma Fran­co Catania - nonostante le promesse che ci hanno spinto ad effet­tuare degli investimenti». Ed una buona notizia per le aziende tessili italiane è arrivata dal Governo: «Adesso - afferma il sindaco Pino Firrarello - chiunque voglia fregiarsi del marchio made in Italy non può pensare più produrre all'estero. L'etichettatura obbligatoria e la tracciabilità dei prodotti tessili, sono legge dello Stato. Questa è la migliore risposta che potevamo dare».

All'udienza ha partecipato anche l'avvocato bassanese Angelo Maiolino che seguirà la vicenda legale per il Comune catanese a Bassano. Vistoso lo spiegamento di forze di forze dell'ordine fuori e dentro il tribunale. In realtà la presenza della delegazione siciliana in via Marinali non ha creato alcun problema e la camera di consiglio si è svolta in assoluta tranquillità.

ll "Consorzio società manifatturiere" ha chiesto al giudice di impedire che la Diesel azzeri le commesse che sino a qualche tempo fa ammontavano a 900 mila capi l'anno e che ora si sono ridotte a poco più di 100 mila sulla base di un rapporto di subfornitura.
«Va bene delocalizzare - dicono all'unisono i legali Floridia e Maiolino - va bene anche ridurre, ma si rispettino gli accordi raggiunti a suo tempo. Sono stati fatti investimenti per la filiera, ora queste imprese e i loro lavoratori si ritrovano sulla strada». Il braccio di ferro legale potrebbe aver trovato un compromesso: non azzeramento ma riduzione in proporzione al calo delle vendite. E quanto chiedono da Bronte. La decisione del giudice dovrebbe arrivare tra un paio di settimane. Numerose aziende tessili locali della capitale del pistacchio che già si dedicavano alla produzione per conto dei grandi marchi dell'abbigliamento italiano, fin dal 1978 lavorano per la Diesel di Rosso, diventata un vero e proprio punto di riferimento e di sostegno all'intera economia locale. Nel dicembre 2004 il Comune di Bronte decise di conferire a Renzo Rosso la cittadinanza onoraria della municipalità etnea, a suggellare un rapporto di collaborazione ormai consolidato fra il colosso del jeans vicentino e il consorzio di aziende catanesi che avevano investito molto sulle commesse Diesel. Rosso si era recato personalmente in Sicilia per il conferimento della cittadinanza. I tempi sembrano davvero cambiati. [Carlo Barbieri]



7 Maggio 2010
ASSEMBLEA DEI SOCI

L'Ato Joniambiente messa in liquidazione

Ieri mattina si è svolta l'assemblea dei soci per la messa in liquidazione della società Ato Joniambiente, come previsto dalla legge di riforma regionale sugli Ato, approvata all'Ars. L'assemblea all'unanimità ha deciso di sciogliere la società e nominare i tre commissari liquidatori confermando, in tale ruolo, i tre consiglieri uscenti: Francesco Rubbino, Antonello Caruso e Giuseppe Cardillo. L'assemblea, nel deliberare i criteri ai quali devono attenersi i liquidatori, in questa fase e come previsto dalla legge regionale, ha designato quale rappresentante della società Francesco Rubbino che fino ad oggi ha ricoperto il ruolo di presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Ato Joniambiente. «Non abbiamo fatto altro che rispettare la legge - ha spiegato Rubbino - fermo restando che non ritengo affatto funzionale la normativa della riforma sugli Ato approvata all'Ars. Avrei pensato, piuttosto, ad una riforma del tutto diversa, con un ruolo dei Comuni più centralizzato e determinante e un sistema di riscossione tributi che dia garanzia della certezza delle entrate».

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