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LUGLIO / OTTOBRE 2009

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26 Settembre 2009
PIOVE A DIROTTO E SUL SIMETO SCATTANO I CONTROLLI

Stato di preallerta per rischio idrogeologico

Il Dipartimento regionale della Protezione Civile diffonde un avviso per rischio idrogeologico sul versante nord del bacino del fiume Simeto ed a Bronte la Protezione civile, coordinata dal capo dell’Ufficio tecnico ing. Salvatore Caudullo, ha fatto scattare la fase di preallerta. Sotto i riflettori, la sponda orientale del Simeto in contrada Barbaro, dove il 21 gennaio scorso un’improvvisa esondazione ha divorato centinaia di ettari di terreni dediti a frutteti ed aranceti, allagando un intero vivaio ed alcune case rurali, oltre ad imprigionare fra le acque un anziano agricoltore salvato dai sommozzatori dei Vigili del fuoco di Catania dopo essere rimasto in balia delle acque per 5 lunghe ore.

Così, onde evitare il ripetersi di eventi simili, alla luce di dispacci del Dipartimento ed alle previsioni meteorologiche, Caudullo ha fatto pattugliare la Ss 94 che costeggia il fiume, e si è preparato eventualmente a passare alla fase di allerta, che prevede di avvertire del possibile pericolo i proprietari di terreni sulle sponde del Simeto e tutti gli allevatori che spesso sul greto del fiume fanno pascolare greggi ed armenti.
Ad effettuare dei controlli ieri anche i carabinieri della Stazione e della Compagnia di Randazzo. Attenzione anche dalle notizie provenienti dalla diga Ancipa, che quando viene superato del limite di capacità di invaso è costretta ad aprire le paratie e riversare le acque sul torrente Troina che confluisce sul Simeto proprio qualche chilometro prima della contrada Barbaro. Fortunatamente nella tarda serata di ieri la situazione era stabile, ma la fase di pre allerta è rimasta per tutta la notte.
Nel gennaio scorso i danni provocati dalla piena del fiume arrivarono a 2 milioni e 453 mila euro. Ventitre attività economiche produttive subirono danni e 20 abitazioni furono allegate, con la piena che fu capace di rompere gli argini che, nonostante siano stati costruiti con robusti blocchi di cemento armato, finirono sott’acqua. Da quel giorno la Protezione civile del Comune di Bronte, guidata dal sindaco, riserva particolare attenzione quando piove con insistenza, affinché nessun’altro rischi nuovamente la vita fra le acque.



24 Settembre 2009

Fango e terriccio nel tratto fra Maletto e Bronte

pericoli per le auto, intervento dei vigili del fuoco

Strano e pericoloso fenomeno, martedì sera, sulla Ss 120 fra Maletto e Bronte, al confine con Randazzo. Circa 500 metri di carreggiata, all'imbrunire, è stata invasa da un fiume di fango proveniente dalle collinette che sovrastano la strada. Gli automobilisti si sono imbattuti in un sottile strato di terriccio particolarmente scivoloso. Fortunatamente i primi hanno rallentato evitando di sbandare, ma in poco tempo si è formata una piccola coda di veicoli. Qualcuno opportunamente ha avvertito i vigili del fuoco di Maletto che sono sopraggiunti di gran carriera.
La strada era completamente ricoperta, ma all'arrivo dei pompieri fortunatamente dai terreni circostanti non fuoriusciva più fango. Così, pompe e manichette in mano, hanno gettato acqua a pressione sulla carreggiata. Fortunatamente non si sono verificati incidenti, ma certo le strade del versante nord dell'Etna si rivelano ancora una volta insicure e insidiose. Il tratto interessato dalla strana frana mostra alcune criticità con numerosi incroci e intersezioni. Insomma, il problema della sicurezza dovrebbe essere affrontato come giustamente pretendono i cittadini. [Gaetano Guidotto]



22 Settembre 2009

Denunciati due cacciatori per porto abusivo d’arma

Due cacciatori di Bronte sono stati denunciati dai carabinieri della locale Stazione per porto abusivo di arma da fuoco.
I due a bordo di un’auto di buon ora, ovvero alle 4 del mattino, avevano imboccato al Ss 284 in direzione di Adrano con l’intento, probabilmente di andare a caccia. Purtroppo per loro in questo momento i carabinieri sono impegnati in numerose attività di controllo delle campagne in questo momento particolarmente affollate da chi raccoglie il pistacchio, ormai maturo. Così i due sono stati fermati, con i carabinieri che sono stati subito insospettiti dal fatto che sui sedili c’erano 2 custodie di fucili.
I due cacciatori infatti viaggiavano con i fucili montati e fuori dalla custodia. Un fucile addirittura era carico, mentre la legge prevede che durante i trasferimenti in auto i fucili dei cacciatori in possesso di porto d’armi siano trasportati smontati, oppure scarichi dentro la custodia. I due così sono stati prima accompagnati in caserma a Bronte e poi denunciati a piede libero per il reato di porto abusivo di armi.



11 Settembre 2009

Previsto black out idrico in 11 Comuni per lavori Enel

Domani, martedì 15, dalle 8.30 alle 12, l’Acoset disattiverà i propri impianti delle gallerie Ciapparazzo poiché l’Enel, per lavori da eseguire sulla propria rete, in contrada Ciapparazzo di Bronte, interromperà l’energia elettrica. Il "fermo" provocherà il blocco quasi totale della distribuzione di acqua e, quindi, ci saranno disagi per le utenze dei Comuni che sono servite dalle gallerie Ciapparazzo.

I Comuni interessati sono: Adrano, Belpasso, Camporotondo Etneo, Gravina, Mascalucia, Nicolosi, Ragalna, San Pietro Clarenza, S. Maria di Licodia, Bronte e Biancavilla. A questi due ultimi Comuni, pur non essendo azionisti dell’Acoset, l’azienda deve fornire un determinato quantitativo di acqua secondo quanto stabilito dal Piano regolatore regionale delle acque, in aggiunta a quello fornito dalle proprie fonti. (...)
«L’erogazione - si legge in un comunicato diffuso dall’ufficio stampa dell’Acoset - sarà immediatamente ripristinata appena l’Enel ultimerà i lavori, ma bisogna sempre tener presente che il flusso di acqua, per raggiungere la regolare pressione di esercizio, necessita dei tempi tecnici necessari. Il che significa che il servizio non si normalizzerà ovunque contemporaneamente e che in alcune zone i disservizi potrebbero prolungarsi anche per tutta la nottata tra martedì e mercoledì».



11 Settembre 2009
MALETTO

«Mi hanno rapinato», ma non era vero

Denunciato il «corriere» di una ditta

Ha simulato una rapina per arrotondare lo stipendio. Un impiegato della “Sda corriere espresso” di 48 anni, residente ad Adrano, mercoledì sera ha denunciato ai carabinieri della stazione di Maletto di essere stato rapinato da due malviventi che, con il volto trafugato da un casco, lo avrebbero costretto a consegnare 1200 euro, frutto dei ricavi delle consegne della giornata.
Ai militari dell'Arma ha raccontato di essere stato raggiunto da una motocicletta mentre percorreva la strada Bronte-Maletto. Poi i due, pistola in pugno, lo avrebbero costretto a fermarsi e consegnare il danaro.

Per i carabinieri un episodio strano. In quella strada non si sono mai verificate imboscate simili e poi non è la prima volta che lo stesso impiegato adranita della Sda ha denunciato rapine simili. Questa, infatti, sarebbe l'ultima di 4 rapine; tutte effettuate con le stesse modalità. Così i carabinieri si sono insospettiti ed hanno deciso di perquisire il suo furgone. E' bastato guardare un più approfonditamente per trovare nascosti proprio 1200 euro in contante. L'uomo non ha saputo dare spiegazioni sulla provenienza del contante e così da vittima e diventato colpevole. L'impiegato è stato denunciato a piede libero alla magistratura. Dovrà difendersi dall'accusa di simulazione di reato e provocato allarme.


11 Settembre 2009
CARABINIERI. SMASCHERATO DAI MILITARI

Maletto, simula rapina. Denunciato corriere

Un corriere, di 48 anni, della ditta «Sda Express» è stato denunciato per simulazione di reato e procurato allarme. L'uomo, incensurato, si era presentato ai carabinieri di Maletto, denunciando di essere stato rapinato della somma di 1.250 euro, l'incasso giornaliero, da due giovani a bordo di uno scooter. Ma, durante il racconto, è caduto più volte in contraddizione, tanto da insospettire i militari, che hanno deciso di vederci chiaro. Casi è stata disposta una: perquisizione del furgone, che l'uomo guidava, ed è stata trovata l’intera somma. A questo punto l'autista è stato denunciato. Insomma, nulla a che vedere con gli assalti subiti dai camionisti nel Catanese. (...)



9 Settembre 2009

Firrarello: «Insegniamo la storia di Bronte»

Far conoscere il territorio e le sue bellezze ambientali, la storia della Sicilia e, perché no, quella di Bronte, oltre a partecipare in massa alla sagra del pistacchio. Sono solo alcune delle proposte formulate, durante un incontro, dal sindaco, Pino Firrarello, ai docenti di tutte le scuole di Bronte, nell'ottica di una fattiva collaborazione fra scuola e Comune nel processo formativo dei ragazzi. Alla riunione hanno partecipato i dirigenti, il primo cittadino, il suo vice, nonché assessore alla Pubblica istruzione, Nunzio Calanna e l'assessore alla solidarietà sociale, Maria De Luca.
«Lo scorso anno - ha affermato il sindaco - i ragazzi maturandi hanno partecipato con relativo interesse alle escursioni per conoscere i nostri boschi e il nostro ambiente. Forse il pensiero rivolto agli esami li ha distratti su un argomento che, invece, ritengo importante. E' bene, quindi, verificare se non sia il caso di coinvolgere i ragazzi delle altre classi. Parallelamente - ha continuato Firrarello - ribadisco il pensiero già esplicato gli anni scorsi, palesando la necessità di approfondire meglio la storia della Sicilia e di Bronte, facendo conoscere ai ragazzi anche alcuni testimoni di ciò che accadde a Bronte, per esempio durante la seconda guerra mondiale». Il sindaco poi ha invitato le scuole a partecipare alla giornata denominata “La scuola scende in piazza”, diventata ormai appuntamento fisso della sagra del pistacchio. «La sagra - continua Firrarello - è un patrimonio a vantaggio, non solo della nostra economia agricola, ma della città. Per un bambino parteciparvi da protagonista vuol dire ricordarsene a lungo e sentirla propria. L'idea di questa manifestazione, all’interno della sagra, risale ai tempi del prof. Mario Fioretto, ed è bello sostenerla».
L'incontro è servito per parlare anche di altre iniziative, come l'educazione alla cittadinanza. I dirigenti scolastici adesso porteranno nelle proprie assemblee quanto discusso nella sala della Giunta per preparare iniziative e progetti tesi ad ampliare i propri programmi formativi. [L. S.]



30 Agosto 2009

Scontro all’incrocio, coinvolte tre auto

Incidente fortunatamente senza feriti gravi in via Messina a Bronte, ed esattamente all’incrocio con viale Kennedy. Ad essere coinvolte tre auto: una Alfa 147 ed una Citroen C3 che si scontrate frontalmente, coinvolgendo anche una Fiat 500. Tutti brontesi alla guida, con l’Alfa che provenendo dal centro procedeva in direzione di Maletto e la C3 in senso opposto. La Fiat 500 invece proveniva da viale Kennedy. Sul posto sono arrivati gli agenti della polizia municipale che stanno ricostruendo la dinamica dello scontro che potrebbe essere stato causato dalla eccessiva velocità. Per questo l’assessore alla Polizia municipale di Bronte, Luigi Putrino, ha ricordato che nelle strade del centro urbano non bisogna superare i 50 chilometri l’ora. Per rendere più sicuro questo incrocio inoltre ha fatto redigere il progetto di una rotonda.


30 Agosto 2009
MALETTO

Salvata una poiana dalle guardie forestali

Una poiana è stata salvata a Maletto dalle Guardie forestali di Bronte. A trovarla sono stati gli operai della forestale che si sono accorti dell’animale a terra quasi immobile. Così è stato avvertito il comandante del distaccamento forestale, commissario Vincenzo Crimi che, insieme ai suoi uomini, ha consegnato il povero animale al dott. Luigi Lino del Centro recupero fauna selvatica di Catania.
Secondo Lino molto probabilmente il rapace ha ingoiato qualche boccone avvelenato e poi privo di forze è andato a sbattere contro qualche recinzione. L’animale, infatti, aveva l’ala sinistra malconcia. La poiana adesso verrà curata e poi, non appena sarà nelle condizioni di riprendere il volo, liberata nello stesso luogo del ritrovamento. Ricordiamo che dopo l’aquila, la poiana é il rapace diurno più grande che si possa trovare nel nostro territorio. [Gaetano Guidotto]



26 Agosto 2009

Il sindaco intende analizzare la direttiva ministeriale

Autovelox, sospesi i controlli dei vigili

Le multe già elevate potrebbero essere annullate

Sospeso il servizio di autovelox effettuato dal Corpo della polizia municipale di Bronte. Il servizio è stato interrotto dal sindaco, Pino Firrarello, che intende approfondire le misure previste dalla direttiva del ministro Maroni sull'uso degli strumenti di misurazione della velocità. Per questo il primo cittadino ha fatto affiggere un manifesto in città che, non solo avverte la cittadinanza dell'interruzione del servizio, ma comunica che esaminerà le modalità del servizio già svolto, al fine di garantire i cittadini. «Vista la direttiva emanata dal ministero dell'Interno, - si legge nel manifesto firmato da Firrarello - viene disposta la sospensione del servizio di autovelox al fine di verificare le novità introdotte dalla nuova direttiva. Per quanto riguarda le multe in precedenza elevate, l'Amministrazione comunale si riserva di esaminare le procedure seguite, al fine di valutare l'eventuale esercizio dell'annullamento in autotutela».

Il primo cittadino, da noi contattato, spiega poi: «Non possiamo non tenere conto dell'intervento del ministro dell'Interno e noi siamo pronti ad adeguarci. I cittadini, però, devono sapere che il servizio dell'autovelox è un valido deterrente verso il mancato rispetto dei limiti di velocità, che in passato, anche nel centro di Bronte, è stato causa di incidenti. Dai rapporti delle forze dell'ordine risulta chiaramente che l'alta velocità è una delle principali cause di incidenti stradali mortali. Per questo continuo a sostenere che è giusto - aggiunge - punire chi mette a repentaglio la sicurezza degli altri superando abbondantemente i limiti di velocità.» Firrarello conclude dicendo: «Ritengo anche che non bisogna accomunare a questi coloro che superano senza accorgersi i limiti di velocità di poco». [L. S.]



20 Agosto 2009

Fiamme a Bronte

Domato un grosso incendio sviluppatosi sul monte Egitto. Impiegati Canadair, elicotteri e velivoli leggeri Smentita l’ipotesi dolosa

Sei giorni dopo il fulmine, il rogo

Il comandante della Forestale: «Il 13 una saetta aveva bruciato un pino, poi l’effetto carbonella»
Si nota del fumo sull’Etna, a 1600 metri di altezza fra i pini di monte Egitto nel territorio di Bronte e scatta una imponente operazione di spegnimento che ha visto all’azione, oltre alle squadre antincendio della Forestale, un canadair della Protezione civile, due velivoli leggeri "Fire Boss" (che sono piccoli aerei simili ai canadair) e due elicotteri, uno della Forestale e uno della Marina Militare. L’allarme è scattato alle 7,30 e chiaramente, visto lo spiegamento di forze in campo, dopo qualche ora l’incendio era domato, anche se il bosco di monte Egitto è tutt’ora ancora a rischio e lo sarà per almeno 4 giorni. I motivi li spiega il comandante del Distaccamento della Guardia forestale di Bronte, commissario Vincenzo Crimi, che smentisce alcune notizie diffuse ieri in mattinata che ipotizzavano che il l’incendio fosse di origine dolosa.
«Questa volta i piromani non c’entrano niente - afferma Crimi - le origini di questo incendio risalgono addirittura al pomeriggio del 13 agosto, quando un fulmine ha colpito ed incendiato un grosso pino nello stesso luogo dove ieri è scoppiato l’incendio. Noi, infatti, sappiamo bene che, nonostante non sembri che ci sia ancora del fuoco, la particolare resina che caratterizza i pini fa sì che questo continui piano piano a carbonizzare le radici più profonde, divorandole metro dopo metro, senza fermarsi. Quando una radice ardente torna in superficie - spiega - basta un venticello e dell’erba secca vicino che si innesca la fiamma. Per questo motivo, personalmente il 14 agosto ho chiesto ed ottenuto che l’elicottero della Forestale effettuasse ben 11 lanci di acqua nella zona, ma evidentemente non è bastato». E dire che il 13 agosto scorso, dopo il fulmine, sulla zona si era abbattuta una burrasca, ma a sentire il comandante Crimi, l’effetto "carbonella" sotto terra si è mantenuto ugualmente. «Pensate - continua Crimi - che temendo questo fenomeno abbiamo lasciato gli operai sul bosco per 2 giorni e quindi anche per Ferragosto. Adesso abbiamo nuovamente disposto i turni e per almeno 4 giorni quest’area dovrà essere continuamente monitorata».
Alla fine il bilancio fortunatamente non è stato grave. Si è bruciato si e no 1000 mq di sottobosco. Il fuoco radente, infatti, ha solo affumicato gli alberi sovrastanti. Temendo l’origine dolosa, il segretario nazionale del Codacons, Tanasi, ha annunciato che la sua associazione si costituirà parte civile contro i piromani. [Gaetano Guidotto]



17 Agosto 2009
BRONTE: DOPO LA PRIMA VITTORIA, LE AZIENDE TESSILI MINACCIANO L’AZIONE PENALE

«Diesel non rispetta la sentenza del tribunale»

Bronte. La sentenza emessa dal Giudice del Tribunale di Bronte Giorgio Marino è stata chiara, ma la querelle fra Il “Consorzio siciliano manufatturiero” della cittadina etnea e la Diesel continua. E questo non per i già noti ricorsi alla sentenza presentati da entrambi i contendenti, ma perché la Diesel fino ad oggi non ha mostrato la volontà di rispettare la sentenza, ed a settembre ci sono centinaia di lavoratori che attendono la ripresa. Per questo il Consorzio brontese minaccia di denunciare penalmente la Diesel, rea a dire dell’azionista di riferimento della Bronte jeans, Franco Catania, di non aver ottemperato a quanto disposto dal Giudice: «Abbiamo già dato mandato ai nostri legali - afferma Catania - di verificare la possibilità di denunciare penalmente la Diesel perché non sta rispettando la sentenza del giudice di Bronte. Gli avvocati ci hanno confermato che la legge obbliga la Diesel a restituire le commesse e stiamo riflettendo sulla possibilità di ricorrere al Tribunale penale. Riflettiamo perché noi cerchiamo quel dialogo che fino ad oggi è stato negato dalla società veneta, ma di fronte al perpetrarsi di questo atteggiamento saremo costretti a procedere a salvaguardia dei nostri investimenti e soprattutto dei lavoratori che a settembre, e quindi fra 15 giorni, si aspettano di riprendere il lavoro con normalità».
Ricordiamo che il giudice a seguito del ricorso presentato dalle aziende di Bronte, dopo il taglio delle commesse da parte della Diesel del 70%, aveva ordinato alla società vicentina di mantenere il medesimo numero di commesse da effettuare alle condizioni di sempre, ovvero non meno di 890 mila capi di jeans l’anno e per almeno 5 anni. A questo punto, come è noto, entrambi i contendenti hanno presentato ricorso: i veneti perché credono di poter ribaltare la sentenza, i siciliani perché ritengono che la Diesel possa liberarsi dei contratti non in 5, ma in 10 anni. «Ad affiancare la Diesel nel ricorso - continua Franco Catania - c’è anche l’associazione veneta degli industriali. Una manifestazione di forza che dobbiamo fronteggiare anche con l’aiuto delle organizzazioni sindacali che, come hanno fatto con il primo ricorso, devono essere al nostro fianco anche adesso».
I sindacati, infatti, nel giugno scorso hanno presentato un “Atto di intervento adesivo ad adiuvandum” a sostegno delle tesi dibattute dal consorzio tessile. «Siamo pronti - afferma Gino Mavica della Cgil - a fare la stessa cosa e negli stessi termini anche per il ricorso. Non vorremo trovarci infatti a settembre nelle condizioni di dover organizzare manifestazioni eclatanti per difendere i lavoratori». «Non abbiamo mai smesso di cercare soluzioni a favore dei lavoratori anche dopo il pronunciamento del Giudice - ribadisce Salvino Luca della Uil - Esamineremo il ricorso presentato dal Consorzio e se sarà utile per i lavoratori lo sottoscriveremo. La Uil è, e sarà sempre a difesa prima di tutto dei lavoratori e poi delle aziende che il lavoro garantiscono». A fianco delle aziende di Bronte anche il sindaco Pino Firrarello: «Ogni giorno di più cresce la mia meraviglia - afferma - nel constatare come il patron della Diesel Renzo Rosso interpreti la sua riconoscenza verso la città di Bronte che gli ha conferito pure la cittadinanza onoraria. Faremo quanto possibile per garantire aziende e lavoro». [L. S.]



4 Agosto 2009

LA CERIMONIA ORGANIZZATA NEL PIENO DEI FESTEGGIAMENTI PER LA PATRONA, LA MADONNA ANNUNZIATA

Riapre piazza Spedalieri

VEDUTA DELLA NUOVA PIAZZA SPEDALIERIIl «salotto buono». Firrarello: «Abbiamo riportato lo slargo ai fasti di un tempo»

La centrale piazza Spedalieri è stata restituita alla città. Dopo 18 mesi di lavori, il sindaco Pino Firrarello, assieme alla sua Giunta, al presidente del Consiglio, Gino Prestianni ed a numerosi consiglieri comunali, al direttore generale Michelangelo Lo Monaco e soprattutto a fianco del presidente della Provincia regionale di Catania, Giuseppe Castiglione, ha tagliato il nastro inaugurale della nuova piazza, ridisegnata e ricostruita per essere il salotto bello di una cittadina sempre più viva, bella ed ospitale.

Presenti anche le forze dell’Ordine, il già «baby» sindaco Carlo Castiglione ed il consigliere provinciale Aldo Catania. E l’inaugurazione è stata effettuata nel giorno più bello per Bronte, nel pieno dei festeggiamenti della Patrona la Madonna Annunziata, e durante il passaggio della suggestiva processione che ha visto la statua della Vergine giungere in piazza Spedalieri trainata da due possenti buoi, nel rispetto della tradizione e della leggenda che caratterizza l’arrivo della statua della Madonna nella Città del pistacchio.

Così dopo la benedizione di padre Vincenzo saitta, alla presenza del clero brontese e del vicario foraneo padre Nino Longhitano, il taglio del nastro seguito da uno scrosciante applauso e dai festeggiamenti che definire pirotecnici non è certamente sbagliato.

Dopo un breve augurio rivolto dal sindaco ai brontesi, fuochi d’artificio, in parte offerti da Vaccalluzzo, hanno danzato al ritmo della musica assieme a sei getti d’acqua della fontana a scomparsa che caratterizza e rende allegra e brillante la nuova piazza. UNO SCORCIO DELLA NUOVA PIAZZA SPEDALIERIIl progetto lo ricordiamo è stato interamente redatto dall’Ufficio tecnico ed in particolare dal geometra Antonino Saitta, con l’arch. Giovanni Longhitano consulente artistico e paesaggistico e l’ing. Salvatore Caudullo Rup (responsabile unico del procedimento).
«Ogni volta che guardo questa piazza mi piace sempre di più. – ha affermato Firrarello – Abbiamo voluto ridisegnarla per riportarla ai fasti di un tempo, quando era realmente il luogo di raduno e ritrovo dei brontesi e faceva da scenografia alla vita pubblica di Bronte. Ogni paese ha una bella piazza. Noi oggi abbiamo ritrovato piazza Spedalieri».

«Questa inaugurazione – ha aggiunto il presidente Castiglione – è la dimostrazione dell’ottimo lavoro quotidiano di questa Amministrazione che riesce a rendere concrete le tante idee a vantaggio della città».

Poi sotto il portale in pietra che un tempo sorreggeva l’ingresso dell’adiacente teatro comunale, è stata scoperta una targa a ricordo di quest’inaugurazione fra un imponente disegno di fiori realizzato per buona parte dagli Scout d’Europa della parrocchia San Giuseppe.

“Il nostro sindaco – ha affermato l’assessore ai lavori pubblici Pippo Pecorino – ha raggiunto un obiettivo tutt’altro che semplice. Se i tempi dei lavori sono stati rispettati e se la piazza è così bella lo dobbiamo ai progettisti, alle maestranze ma anche al suo giornaliero interessamento che ha permesso a tutta Bronte di partecipare a questa cerimonia”. Poi l’omaggio di fiori e delle chiavi d’oro della città da parte del presidente Castiglione e del sindaco alla Madonna Annunziata a dimostrazione del legame di questa città alla sua Patrona ed a coronamento di una giornata brontese che difficilmente sarà dimenticata.

UN PINO FRA LE PALME

UNO SCORCIO DELLA NUOVA PIAZZA SPEDALIERIINAUGURATA AL PASSAGGIO DELLA PROCESSIONE DELLA MADONNA

Bronte, piazza Spedalieri rinnovata è l'emblema di una città che risorge

Si inaugura Piazza Spedalieri

Nell’ambito dei festeggiamenti in onore della Madonna Annunziata, patrona di Bronte, si apre oggi ai brontesi la nuova Piazza Spedalieri, dove alle ore 18 avverrà l'ingresso della statua della Madonna "sul carro bronzeo trainato dai buoi" con una breve sosta per l’inaugurazione. L'inaugurazione ufficiale invece, come da programma dell'«E... state con noi», avverrà alle ore 20 con spettacoli, musica e fuochi pirotecnici.
I lavori di rifacimento dell’intera piazza sono costati un milione e 350 mila euro (con un finanziamento di un milione di euro da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ed il resto con l’accensione di un mutuo). Il progetto, redatto nel 2006 da "un pool di tecnici", era stato appaltato nel novembre del 2007 con inizio dei lavori a gennaio 2007.
Rispetto al passato, oggi la superficie della nuova piazza è stata posta su un unico piano (sono rimasti solo i marciapiedi posti ai lati della piazza), con una fontana con 6 distinti getti d’acqua che partono direttamente dal suolo con attorno un apposito impianto di raccolta e dei sedili posti di fronte alle scuole elementari su una struttura ondulata in cemento. Il transito delle auto di fronte alla chiesa di San Silvestro non è più possibile con la possibilità che anche l'intera piazza resti isola pedonale.
I brontesi hanno riavuto la loro piazza con circa tre mesi di anticipo rispetto alla data di consegna dei lavori da parte della ditta appaltatrice contrattualmente prevista ad Ottobre.




5 Agosto 2009
BRONTE. «SPOGLIATI» DI BENI MOBILI, IMMOBILI, ATTIVITA' COMMERCIALI E CONTI CORRENTI PER UN VALORE NON INFERIORE A CIRCA TRE MILIONI E MEZZO DI EURO
Sproporzione fra redditi dichiarati e beni accumulati

Sequestrato dalla Guardia di finanza il «tesoretto» accumulato dai Di Marco

Le indagini patrimoniali del Nucleo di polizia tributaria hanno permesso di ricostruire l’intero patrimonio. Antonio Gaetano Di Marco era rimasto coinvolto nel blitz antimafia «Trash». L’accertamento patrimoniale ha coinvolto anche tutti i suoi congiunti.
Antonio Di Marco (da La Sicilia)Bronte. Mobili, immobili, attività commerciali e conti correnti per circa 3 milioni e mezzo di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza etnea, che in questo modo ha colpito il patrimonio di Antonio Gaetano Di Marco, arrestato nell'ambito dell'operazione «Trash».
Il Nucleo di polizia tributaria delle Fiamme gialle catanesi è riuscito a ricostruire, per procedere al sequestro e giungere alla confisca, del patrimonio della cosca di riferimento, attraverso l'individuazione dei canali di riciclaggio dei proventi, che vengono «ripuliti» e reinvestiti nel circuito legale, creando gravi ripercussioni sul mercato.
In tale contesto la Guardia di finanza ha concluso una importante operazione che ha colpito il patrimonio riconducibile all'imprenditore brontese, soggetto indiziato di appartenere ad una associazione di tipo mafioso, già tratto in arresto per associazione a delinquere di stampo mafioso o reati connessi allo spaccio di sostanze stupefacenti, estorsioni ed altro. Le indagini patrimoniali svolte dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza etnea hanno permesso di ricostruire capillarmente l'intero patrimonio del proposto e, dei prossimi congiunti, nonché le evoluzioni quantitative che lo hanno interessato negli ultimi anni, in corrispondenza con le indagini che hanno portato al suo arresto. Sulla base di queste indagini delle Fiamme gialle, la disponibilità dei beni mobili e immobili individuati non era giustificata in base a quanto dichiarato ai fini delle imposte sui redditi, e pertanto, in base alla vigente normativa antimafia, da ritenersi acquistata con proventi illeciti. Gli accertamenti economico-patrimoniali hanno rivelato una effettiva sproporzione tra i redditi dichiarati ai fini delle imposte dirette, sulla carta a mala pena sufficienti alla mera sussistenza del nucleo familiare e beni mobili, immobili e quote societarie possedute.
Su tali basi il Tribunale di Catania, su richiesta della Dda, ha emesso un provvedimento di sequestro preventivo riguardanti due immobili, due autovetture nella disponibilità del nucleo familiare e di tutti i rapporti bancari intestati o comunque riconducibili ad Antonio Di Marco e ai suoi congiunti. Il provvedimento di sequestro ha riguardato anche la ditta individuale dell'imprenditore e le società allo stesso riconducibili, vale a dire l'Inert Srl, la Ese Srl e la Di Marco Calogero e Di Marco Salvatore &C. snc, tutte con sede a Bronte ed operanti nel settore del «ciclo del cemento».
L’organizzazione criminale è ormai una impresa multinazionale - sottolinea una nota diramata dal comando Provinciale della Guardia di finanza etnea - che non teme sottrazioni di manovalanza, della quale c'è ampia offerta nel mercato; essa teme piuttosto la perdita delle risorse finanziarie e dei propri patrimoni che le conferiscono un enorme potere contrattuale nel mercato globalizzato lecito ed illecito. Ed è su questo versante che sono concentrati gli sforzi della Procura distrettuale della stessa Guardia di finanza, ai fini di un più efficace contrasto agli interessi patrimoniali dei clan mafiosi ed agli investimenti di capitali sospetti. Questi ultimi, oltre a costituire la fase più delicata di penetrazione criminale nell'economia, condizionano pesantemente il mercato, alterandone la concorrenza e la trasparenza».
Il comando Provinciale della Guardia di finanza di Catania, dall' inizio dell'anno, con l'applicazione della normativa antimafia, ha sequestrato o confiscato a seguito dell'emanazione dei provvedimenti dell'autorità giudiziaria, notevoli patrimoni alle organizzazioni mafiose facenti capo alle famiglie Santapaola, Pillera Cappello, Laudani, Montagno Bozzone, Sciuto-Tigna, ammontanti ad un valore complessivamente stimato in 19 milioni di euro. [Gaia Montagna]

4 Agosto 2009
La Guardia di finanza ritiene che Antonio Di Marco, arrestato in passato, sia referente di un clan di Bronte

Imprenditore vicino alle cosche, beni sequestrati

Il Nucleo di Polizia Tributaria ha concluso una operazione che ha consentito il sequestro di attività commerciali, beni mobili, immobili e disponibilità bancarie per circa 3,5 milioni di euro. Si tratta di beni riconducibili ad Antonio Gaetano Di Marco, 42 anni, originario di Bronte, indiziato di appartenere ad una associazione di tipo mafioso, già arrestato per associazione a delinquere di stampo mafioso o reati connessi allo spaccio di sostanze stupefacenti, ed estorsioni. […]

4 Agosto 2009
GLI AFFARI SPORCHI» - Auto, case, denaro e una cava per l'estrazione di inerti intestati al presunto reggente di una cosca decapitata dopo l’operazione «Trash»

Le mani della GdF sul «tesoretto»

Sequestrati beni per 3,6 milioni di euro riconducibili, al brontese Di Marco

Ennesimo duro colpo agli esponenti della malavita di Bronte. Ad infliggerlo è stato il Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Catania che ha sequestrato le attività commerciali, i beni mobili ed immobili e le disponibilità bancarie riconducibili al brontese Antonio Gaetano Di Marco, 42 anni, personaggio noto alle forze dell'ordine. Un capitale di circa 3 milioni e mezzo di euro composto da auto, case, denaro liquido, e pure un'intera cava per l'estrazione di inerti. Gaetano Di Marco è accusato di far parte di un'associazione a delinquere di stampo mafioso.
E' stato arrestato dai carabinieri della compagnia di Randazzo nell'ambito dell'operazione “Trash” e condannato a 12 anni e 6 mesi di reclusione, oltre a 40 mila euro di sanzione, perché indicato come il reggente della cosca brontese al posto di Francesco Bozzone Montano, già da tempo in carcere per altri motivi. Così i finanzieri hanno indagato sul patrimonio suo e dei suoi parenti più stretti, puntando i riflettori su ogni movimento.
La svolta delle indagini è arrivata esaminando la dichiarazione dei redditi. Troppo misera per giustificare la proprietà di quel “tesoretto” al punto da far sospettare che questo provenisse da affari illeciti, come recita anche la vigente normativa antimafia. In pratica, gli accertamenti economico-patrimoniali hanno rivelato un’effettiva sproporzione tra i redditi dichiarati ai fini delle imposte dirette, sulla carta a malapena sufficienti alla mera sussistenza del nucleo familiare ed i beni e quote societarie possedute. Su queste basi il Tribunale di Catania, su richiesta della Procura distrettuale, ha emesso un provvedimento di sequestro preventivo riguardante due immobili, due autovetture utilizzate dal nucleo familiare di Di Marco, tutti i rapporti bancari intestati o comunque riconducibili a Di Marco ed anche la ditta individuale e le sue società che sono “Inert Srl”, “Ese Srl” e “Di Marco Calogero di Di Marco Salvatore & C. s.a.c.”, tutte con sede sociale a Bronte ed operanti nel settore del ciclo del cemento. Il sequestro dei beni di Di Marco da parte della Guardia di Finanza chiude forse definitivamente i conti della Giustizia nei confronti della cosca brontese attualmente in carcere, perché schiacciata dalle prove fornite dai carabinieri Con questo sequestro sale a 19 milioni di euro il valore dei beni sequestrati dalla Gdf di Catania dall'inizio dell'anno ad oggi. [P. G.]




4 Agosto 2009
CARABINIERI. NEL MIRINO IL TITOLARE DI UNA AZIENDA CHE STA ESEGUENDO I LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE
La vittima, a quanto pare, non ha avuto alcuna esitazione a denunciare il caso

«Chiede soldi a impresa»

Bronte, preso ventottenne

Il costruttore agrigentino si è rivolto all’Arma alla richiesta di «pizzo»

Bronte. Ha tentato di “taglieggiare” un imprenditore edile ma è finito in carcere. Tempi duri per chi vuole “campare” sfruttando il lavoro altrui, il vento della legalità sembra infatti soffiare anche da queste parti, mettendo in guardia gli estortori.
Alfio Rubino, pregiudicato ventottenne, da ieri si trova rinchiuso nel carcere di Bicocca, accusato di tentata estorsione, un tentativo messo in atto nei confronti di un imprenditore edile originario di Agrigento.

La vicenda è iniziata quando qualche mese addietro l’appaltatore aveva iniziato a svolgere la sua attività nel territorio brontese, dove con la sua ditta era impegnato in lavori di ristrutturazione di alcuni immobili. Per Alfio Rubino la tentazione sarà stata forte, quale migliore occasione per cercare di estorcere denaro ed intascare il “pizzo”. Ma non ha fatto bene i conti, non prendendo in considerazione la ferma volontà dell’impren­ditore di non cedere alle minacce, in svariate occasione messe in atto dal malvivente.

Così senza esitare si è rivolto ai carabinieri denunciando le minacce ricevute. Da qui sono partite le indagini dei militari dell'Arma del comando stazione di Bronte e del Nucleo operativo della Compagnia di Randazzo, attraverso appostamenti e intercettazioni ambientati, al fine di incastrare l’estortore. Alla fine gli elementi d’accusa raccolti a carico del ventottenne brontese hanno portato i magistrati della Procura ad accogliere appieno le risultanze investigative dei carabinieri. Così nella giornata di ieri i militari dell'Arma hanno potuto arrestare Alfio Rubino in esecuzione di un provvedimento cautelare, emesso dal gip del Tribunale di Catania, rinchiudendo l'indagato nel carcere di Bicocca.

Adesso la giustizia farà il suo corso. Il dato confortante è che i cittadini si affidano sempre più nelle mani delle forze dell'ordine, riconoscendo questa soluzione come l'unica in grado di poter assicurare loro il rispetto per il lavoro e soprattutto la forza per andare avanti nel segno della legalità. [Gaia Montagna]

4 Agosto 2009
IMPRENDITORE SI RIBELLA

«Devi pagare il pizzo»
ma viene arrestato

Dopo le denunce di imprenditori e commercianti che hanno permesso di assicurare alla giustizia 14 malviventi nell'ambito dell'operazione “Trash”, la collaborazione del dirigente di un'impresa edile ha permesso ai carabinieri di riportare in carcere Alfio Rubino, un disoccupato di 38 anni residente a Bronte, già arrestato qualche settimana fa con l'accusa di spaccio di sostanze stupefacenti. Secondo gli investigatori, l'uomo avrebbe contattato il vertice di una delle imprese che ha realizzato la nuova piazza Spedalieri dicendo a chiare lettere: «O paghi il pizzo o non lavori più».
L'imprenditore, però, non si è fatto intimorire a già dopo il primo contatto si è recato tranquillamente in caserma per denunciare l'accaduto. Così, i carabinieri della Compagnia di Randazzo e della Stazione di Bronte hanno avviato le indagini. E’ iniziata una fitta rete di pedinamenti ed intercettazioni che hanno permesso agli inquirenti di raccogliere prove a sufficienza per incriminare l'uomo dell'accusa di tentata estorsione.
Così Rubino, che da qualche settimana era uscito dal carcere in attesa di giudizio, vi è subito tornato con un altro e ben più grave capo d'imputazione.


4 Agosto 2009
BRONTE. ARRESTATO UN PREGIUDICATO

Chiede la tangente a un imprenditore



31 Luglio 2009

Accolta la richiesta dei dei sindacati per le 60 lavoratrici tessili rimaste senza lavoro

Cassintegrazione per tre mesi

All'improvviso diventa serena l'estate per le 60 lavoratrici tessili rimaste senza lavoro a causa della diminuzione delle commesse da parte della Diesel. L'apposita commissione dell'Ufficio provinciale del lavoro di Catania ha accolto la richiesta delle aziende e delle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil, ed ha concesso la cassintegrazione ordinaria che permetterà alle lavoratrici di percepire un reddito nei mesi di giugno, luglio ed agosto.
Un risultato che premia gli sforzi della “triplice sindacale”, ma che è giunto a definizione a seguito della sentenza del Tribunale di Bronte che ha diffidato la Diesel a restituire le commesse al “Consorzio società manufattoriere” che comprende pure la Bronte jeans. La cassa integrazione ordinaria, infatti, può essere concessa solo di fronte a fermi lavorativi temporanei, con le aziende che devono dichiarare la data presunta della ripresa. E adesso che il Consorzio ha vinto il primo round della battaglia legale le prospettive di una ripresa lavorativa a settembre sono più realistiche.
«Un risultato - afferma Gino Mavica della Cgil - che riconosce i diritti dei lavoratori e premia i nostri sforzi. La battaglia, però, continua. Ci batteremo affinché l'Inps anticipi le somme dovute, e a settembre affronteremo con le aziende tessili gli aspetti occupazionali della ripresa lavorativa».
In verità il problema non è del tutto risolto. La Diesel, come preannunciato, ha presentato ricorso alla sentenza del giudice del Tribunale di Bronte, Giorgio Marino, e si è in attesa, quindi, di una nuova sentenza. «Anche noi abbiamo presentato reclamo - afferma Franco Catania, azionista di riferimento della Bronte jeans -. Avevamo chiesto che la Diesel mantenesse le commesse per i prossimi 10 anni, il giudice ce ne ha concessi solo 5». Le parti hanno tempo fino al 21 agosto per presentare le contro deduzioni. Poi la vicenda registrerà un nuovo capitolo. [Gaetano Guidotto]



22 Luglio 2009

I volontari della «Misericordia» scendono in campo contro gli incendi

Il territorio di Bronte adesso può contare sul valido contributo di nuove sentinelle contro gli incendi. Alle tradizionali vedette e squadre operative della Guardia Forestale, da ieri si aggiungono gli operosi volontari della “Misericordia” di Bronte che hanno ricevuto dal Dipartimento regionale della Protezione civile l'arduo compito di svolgere l'attività di avvistamento e di intervenire nel caso di incendi. «Le Misericordie ormai da diverso tempo – dice il Governatore della sede di Bronte, Armando Paparo - alle attività di carattere sanitario hanno aggiunto quelle di Protezione civile. E Bronte in questo è stato un precursore al punto da conquistare la fiducia del Dipartimento regionale della Protezione civile, che ci ha assegnato non solo il compito di effettuare servizi antincendio, ma anche di poter essere realmente di aiuto intervenendo con un robusto fuoristrada che ha a bordo un tecnologico serbatoio con 500 litri di acqua.»
Così i volenterosi ragazzi della “Misericordia”, spinti esclusivamente da spirito di volontariato da ieri hanno istituito una postazione di vedetta in contrada Poggio San Marco.

«Con l'avvistamento e l’intervento sugli incendi - continua Paparo - completiamo le attività antincendio che già, grazie al Comune, ci vedono ancora effettuare attività di decespugliamento delle erbacce che facilmente possono incendiarsi. Oggi la Misericordia di Bronte conta un buon numero di volontari in grado di mantenere questo servizio attivo per 12 ore al giorno, senza trascurare i servizi sanitari e di solidarietà sociale, Sono tante, però, le attività che ci piacerebbe svolgere. Per questo - conclude il governatore - invitiamo i ragazzi ad iscriversi. Avranno la possibilità di contribuire a migliorare la qualità della vita di molte persone e creare quella rete di solidarietà che fortifica la società.




17 Luglio 2009

LA SENTENZA. Quattordici in tutto gli imputati alla sbarra, ritenuti dal gup Barone collegati alla cosca catanese dei Mazzei

Mafia, processo al clan di Bronte

Inflitto quasi un secolo di carcere

Secondo l'accusa gli imputati avrebbero tenuto sotto scacco anche la ditta che si era aggiudicata l'appalto per la raccolta di rifiuti nella zona di Bronte, Randazzo, Maniace e Maletto.

Bronte. Quasi un secolo di carcere è stato inflitto ieri mattina dal gup Luigi Barone al termine del processo con rito abbreviato «Trash» che ha visto alla sbarra il clan di Bronte, ritenuto collegato alla cosca catanese dei Mazzei. Quattordici in tutto gli imputati, accusati di aver tenuto sotto scacco anche la ditta che si era aggiudicata l'appalto per la raccolta dei rifiuti solidi urbani nella zona di Bronte, Randazzo, Maniace e Maletto.

Il gup Barone ha emesso ieri mattina la sentenza, comminando pene fino a dodici anni di reclusione. La condanna più severa - dodici anni e mezzo di reclusione - è toccata ad Antonio Di Marco, indicato dalla Procura come colui che avrebbe tenuto in mano le redini del clan di Bronte decapitato dopo l'arresto del boss Francesco Montagno Bozzone, cui sono stati inflitti dieci anni di carcere.

Nove anni e otto mesi ad Eugenio Spitaleri, nove anni a Mario Rando Galati, sette anni e dieci mesi a Giovanni Sansone Galati. Cinque anni e quattro mesi di reclusione sono stati inflitti a Salvatore Parasiliti Parracello e Antonio Orefice, cinque anni e dieci mesi a Toni Rando Galati, cinque anni ciascuno a Santino Montagno Bozzone, Alfio Camuto, Gaetano Spitaleri, Giuseppe Barbagallo e Salvatore Meli.
Quattro anni a Biagio Batticani. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni. Nel collegio difensivo gli avvocati Mario Schilirò (che assisteva dodici imputati su 14), Stella Rao, Giuseppe Rapisarda, Carmelo Peluso e Salvo Epaminonda.
L'inchiesta «Trash», scattata nel 2008, fu chiamata cosi (spazzatura) perché, secondo l'accusa, l'organizzazione avrebbe tenuto sotto scacco anche la ditta piemontese che si era aggiudicata l'appalto per la raccolta dei rifiuti solidi urbani nella zona di Bronte, Randazzo, Maniace e Maletto, la «Aimeri Spa».
Alla nuova ditta non si chiedevano soldi - come sarebbe accaduto all'impresa che l'aveva preceduta - ma si volevano imporre alcuni servizi: la riparazione di autocompattatori presso l’officine «gradite» alla cosca, il noleggio dei mezzi e l'assunzione di fittizi guardiani nei depositi. Per piegare la volontà dei piemontesi i presunti aguzzini avrebbero fatto ricorso ai soliti metodi intimidatori: messaggi inequivocabili del tipo «trovatevi subito l'amico», seguiti da bottiglie incendiarie piene di liquido infiammabile, lasciate dietro ai cancelli della ditta. Stando a quanto emerso dall'inchiesta, a subire intimidazioni sarebbe stata anche la Jonia Ambiente Spa, una società a partecipazione pubblica costituita da quattordici amministrazioni comunali. [Clelia Coppone]


19 Luglio 2009

Operazione «Trash», emessa sentenza esemplare

Inflitti complessivamente 95 anni di carcere a 14 dei 16 imputati dell’inchiesta antimafia eseguita nel marzo 2008

Inflitti 95 anni di carcere

Bronte. Pene severe per 14 dei 16 imputati del blitz antimafia «Trash» che hanno chiesto il rito abbreviato

I condannati nell'operazione Trash (da La Sicilia del 19.7.09)Sono stati tutti condannati con pene esemplari i malviventi di Bronte, Maletto e Maniace, arrestati dai carabinieri della Compagnia di Randazzo e della locale stazione il 25 marzo del 2008 durante l’operazione "Trash", che in inglese significa spazzatura. Allora finirono in manette 16 uomini, a vario titolo, accusati di associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, detenzione di armi e una serie di estorsioni. Fra questi, spiccava il nome Francesco Montagno Bozzone considerato il referente di Cosa nostra a Bronte, presunto affiliato ai "carcagnusi" di Santo Mazzei.

In 14 sono ricorsi al rito abbreviato, accettando di essere giudicati celermente sulla base degli elementi di prova raccolti dal Pubblico ministero durante le indagini. Un procedimento che ha certamente giovato alla Giustizia in grado di chiudere il processo in un anno e 4 mesi, ma anche agli imputati, che hanno potuto godere dei benefici di legge che prevede lo sconto di pena fino ad un terzo.

Dicembre 2010: sentenza confermata in Appello
 

19 Luglio 2009

I «tentacoli» spezzati dal coraggio

Bronte. La cosca voleva gestire rifiuti e racket, ma ha vinto la denuncia delle vittime
In tanti a Bronte ricordano ancora quella lunga mattina del 25 marzo 2008, quando il sereno silenzio dell’alba fu squarciato dalle sirene delle gazzelle dei carabinieri che portavano in caserma gli esponenti della malavita locale.
Per mesi, infatti, gli investigatori avevano raccolto prove su un clan che intendeva infiltrarsi nelle strutture della "Aimeri Ambiente", ovvero la società del nord Italia che al momento effettua la raccolta dei rifiuti da Bronte fino a Riposto.
L’intento della mala era quello di gestire l’affare dello smaltimento dei rifiuti, proprio come fa la camorra in Campania, cominciando dall’ottenere assunzioni di personale (soprattutto guardiani), e facendo sì che i mezzi guasti o danneggiati (dallo stesso clan) fossero riparati in officine gradite agli indagati, ed i mezzi per il trasporto dei rifiuti venissero noleggiati dai cosiddetti "amici degli amici". Ma non solo: oltre a ciò, la banda ha gestito il traffico di droga e tentato di estorcere danaro al titolare di un centro benessere, che per settimane ha subito danneggiamenti alle vetrine ed alle insegne, oltre a telefonate minatorie, ed al proprietario di un autosalone che si è ritrovato fra le mani bottiglie incendiarie, messaggi inquietanti e richieste di denaro fino all’ultimo tentativo in cui alcuni "picciotti" hanno imposto all’esercente di vendergli un’auto di grande valore alla misera cifra di 6000 euro.
Questi ultimi due commercianti, però, hanno fatto la cosa giusta, decidendo di denunciare tutto ai carabinieri che hanno potuto così consolidare e rendere forti le indagini, svolte senza l’apporto di collaboratori di giustizia e con l’ausilio di intercettazioni ambientali.
Dopo due mesi l’operazione "Trash" registrò ulteriori risvolti. A Maniace i carabinieri scoprirono che alcuni esponenti già arrestati durante la prima operazione, più un nuovo esponente della cosca, avevano tentato di effettuare un’estorsione nei confronti di una ditta che si era aggiudicata la costruzione di un edificio pubblico comunale.
In pratica al titolare dell’impresa a chiare lettere avevano fatto capire che, se voleva completare i lavori in pace, non solo doveva assumere gli operai da loro indicati, senza protestare se questi non si fossero neanche recati sul posto di lavoro, ma avrebbero dovuto acquistare i materiali per finire l’opera nei magazzini dei loro amici.

Nonostante ciò il Gup ha emesso sentenze pesanti. Antonio Di Marco, indicato come il reggente della cosca al posto di Montagno, in carcere per altri motivi, è stato condannato a 12 anni e 6 mesi di reclusione, oltre a 40mila euro di sanzione. Eugenio Spitaleri a 9 anni e 8 mesi di carcere. Il boss Francesco Montagno Bozzone a 10 anni di reclusione, esattamente il doppio della pena inflitta al figlio Santino, condannato a 5 anni.

La lista continua con Mario Galati Rando con 9 anni di carcere e 3.600 euro di sanzione; Gaetano Spitaleri 5 anni; Giovanni Sansone Galati 7 anni e 10 mesi, più 2400 euro da pagare; Alfio Camuto 5 anni; Antonino Orefice 5 anni e 4 mesi di carcere, più 900 euro di sanzione; Giuseppe Barbagallo 5 anni e 24 mila euro da pagare; Biagio Batticani 4 anni e 18 mila euro; Salvatore Meli 5 anni e 6 mesi, più 28 mila euro; Salvatore Parasiliti Parracello 5 anni e 4 mesi, oltre a 900 euro di multa.
E, infine, Toni Galati Rando che dovrà rimanere in carcere per 5 anni e 10 mesi, oltre a pagare 1600 euro. Dall’elenco completo degli arrestati nell’operazione "Trash" mancano soltanto Luciano Musumeci e Biagio Currenti che, non avendo chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato, sono ancora in attesa di giudizio. Inutile dire che le condanne sono frutto del lavoro sinergico fra magistratura, carabinieri e vittime che, per non piegarsi alle vessazioni dei prepotenti, hanno fatto la cosa migliore rivolgendosi ai carabinieri ed alla giustizia con quella fiducia che oggi è stata ripagata.
I 95 anni di carcere complessivi infitti alla cosca dimostrano che imprenditori e commercianti hanno fatto bene a "ribellarsi". Dopo le prime denunce i carabinieri, infatti, hanno raccolto così tante prove da fornire alla Procura della Repubblica di Catania i giusti elementi per redigere una tesi accusatoria che gli avvocati degli imputati non sono riusciti a smontare.
Positive le reazioni a Bronte e fra le istituzioni: «Ringrazio la magistratura - ha affermato il sindaco Pino Firrarello - e i carabinieri della Compagnia e della stazione di Bronte. In particolare mi complimento con il capitano Gaetano Birtolo e con il maresciallo Roberto Caccamo, in grado di raccogliere prove ed elementi di colpevolezza tali da consentire alla giustizia di compiere il proprio ruolo fino in fondo, giudicando e condannando i colpevoli». [L. S.]




16 Luglio 2009

Strangolata dal convivente

Bronte. Arrestato il compagno della romena incinta di due mesi. A chiarire i fatti è stata l’autopsia

Alla fine è stata l’autopsia a completare le indagini dei carabinieri della Compagnia di Randazzo e a svelare, nella sua assurda e drammaticità, tutti i retroscena del ritrovamento del cadavere della donna in contrada Cuntaratti.
Il corpo era quello di Carmen Manuca di 35 anni, in stato di gravidanza da circa 2 mesi. La donna per motivi futili è stata strangolata dal convivente e padre del bimbo che la vittima portava in grembo. Si tratta di Alexandru Ichim, 21 anni. Badante lei e muratore – bracciante agricolo lui, entrambi di nazionalità romena. Abitavano a Bronte da un paio di anni. L’omicidio è stato compiuto nella notte fra il 7 e l’8 luglio quando i due, che convivevano da diverso tempo nella piccola abitazione di via Dabormida 14, nel centro di storico di Bronte, hanno violentemente litigato.
A queste conclusioni i carabinieri sono giunti dopo che la madre di Carmen è andata in caserma per denunciare la scomparsa della figlia. Gli investigatori hanno così concentrato le indagini nella folta comunità di romeni presenti in paese e sentendo parecchie persone. Fra queste pure Ichim il quale, fornendo le prime risposte, ha cominciato a contraddirsi. Chiaro che il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catania, Alessia Minicò, concentrasse su di lui l’attenzione fino ad ottenere una parziale confessione.
L’uomo, stretto nella morsa delle domande, alla fine ha raccontato che i 2 erano gia a letto quando hanno iniziato a litigare e che la donna presa dall’ira si sarebbe così tanto agitata da cadere per terra sbattendo violentemente la testa. Un urto che per lei si è rivelato fatale. Così, preoccupato per le conseguenze, l’uomo ha avvolto il cadavere nella coperta e nel lenzuolo del letto e lo ha nascosto prima di tornare a dormire. Una confessione che svelava il mistero, ma che né al Giudice, né al comandante della compagnia di Randazzo, capitano Gaetano Birtolo, e né a quello della stazione di Bronte, maresciallo Antonio Muto, è sembrata completa.
Per questo l’uomo è stato tenuto sotto torchio fino a notte fonda. Ma la verità è giunta con l’esito dell’autopsia. La donna è stata strangolata. Chiaro a questo punto che Carmen non era caduta e non aveva battuto la testa. Chiaro anche che l’unico a poterla uccidere era il convivente. Alexandru Ichin è stato, dunque, dichiarato in stato di fermo e portato in carcere a Catania. Dovrà rispondere di omicidio ed occultamento di cadavere. [Gaetano Guidotto]


15 Luglio 2009

Il cadavere è di una rumena assassinata

Bronte. Svolta sul mistero della donna dilaniata dai cani, la madre ne ha denunciato la scomparsa

16 Luglio 2009

Il romeno confessa l'uccisione della compagna

Elementi d'accusa convergenti e man mano più precisi. Poi le prime ammissioni e, infine, una dichiarazione piena di colpe­volezza: “Si, l'ho uccisa io”.
Da quell'istante la posizione di Alexandru Ichim, romeno di 21 anni, si è aggravata e l'accusa contestata è quella di omicidio volontario, per avere ucciso la convivente Mariana Carmen Manuca, 35 anni, che era incinta.
La donna - anche lei rumena - è stata trovata morta domenica scorsa nelle campagne di Bronte. Dopo un lungo interrogatorio da parte del sostituto procuratore della Repubblica, Alessia Minicò, il giovane ha detto di essere stato aggredito dalla don­na e di essersi difeso ma di non averla uccisa: la donna, secon­do il suo racconto, sarebbe morta incidentalmente.
Dall'autopsia è emerso invece che la vittima sarebbe stata strangolata. Ichim, spaventato, avrebbe nascosto il corpo. Il giovane è stato trasferito in carcere con l'accusa di omicidio volontario ed occultamento di cadavere. Pare che la vicenda culminata nell'uccisione della poveretta, sia stata originata da contrasti per sentimenti di gelosia, non del tutto aleatori. (d. c.)

Svolta nelle indagini per svelare il mistero del cadavere della giovane donna, in avanzato stato di putrefazione, rinvenuto domenica pomeriggio nelle campagne di Bronte. I Carabinieri della Compagnia di Randazzo e della locale Stazione, infatti, sono riusciti a risalire alla sua identità. In verità il nome non è stato ancora reso noto, ma la nazionalità e l’età sì. Si tratta di una rumena di 35 anni. Il quadro è diventato all’improvviso limpido ieri mattina, quando presso la caserma di Bronte si è presentata una rumena per denunciare che da diversi giorni non si avevano più notizie della figlia.

Dai racconti dell’anziana signora e dalle descrizioni fornite tutto lasciava presagire che si trattasse proprio della giovane rinvenuta in contrada Cuntarati, abbandonata in balia degli animali ai bordi di una stradella secondaria, a circa 50 metri dall’incrocio con la provinciale Bronte - Adrano. A questo punto le indagini, fino ad allora senza un punto di riferimento preciso, si sono dirette in un’unica direzione.
Una interminabile serie di persone di nazionalità rumena è finita in caserma, con i carabinieri che hanno cominciato ad interrogarle una ad una anche più volte. Presso la Compagnia di Randazzo è arrivato anche il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catania, Alessia Miniò, che ha coordinato le indagini e gli interrogatori. Sui retroscena svelati e su cosa abbiano questi detto, i carabinieri però mantengono il più assoluto riserbo.
La sensazione, tuttavia, è che i militari dell’Arma, dichiarazione dopo dichiarazione, siano riusciti a ricostruire l’accaduto, dimostrando che la morte della donna non sarebbe avvenuta per cause accidentali. Certo, questo lo confermerà ufficialmente l’autopsia effettuata ieri sera, i cui esiti non sono ancora noti, ma gli investigatori ormai stanno indagando per risolvere un caso di omicidio. Oggi ne sapremo sicuramente di più, anche perché fino a tarda serata gli interrogatori sono continuati. Ci sono rumeni che sono entrati in caserma e non sono più usciti, ma non ci sono notizie ufficiali di fermi o di arresti. Quasi certamente ci sono dei sospetti da parte degli investigatori, che adesso avrebbero delle persone con cui confrontare le tracce rinvenute, per esempio, nella coperta con cui è stato avvolto il cadavere della donna. Insomma, i carabinieri sembrano essere pronti a risolvere un mistero che ha turbato la laboriosa cittadina brontese, diventata suo malgrado teatro di un episodio brutto al di là del fatto che si tratti di omicidio, di occultamento di cadavere o, ancora peggio, di entrambi i reati. [Gaetano Guidotto]


14 Luglio 2009
Una collanina potrebbe essere determinante

Forse è una extracomunitaria

Bronte. Oggi l’autopsia sul cadavere trovato domenica in campagna
Rimane avvolto da una fitta nube di mistero il ritrovamento del cadavere di una donna in avanzato stato di decomposizione a Bronte. I carabinieri che sulla vicenda stanno indagando mantengono un riserbo così assoluto che dai "corridoi della caserma" realmente non sono trapelate indiscrezioni. La verità è che si attende l’esito dell’autopsia che (e questa è una notizia certa) verrà effettuata oggi. L’esame autoptico, infatti, ci dirà se la donna è stata uccisa o se è morta per cause naturali e di conseguenza se i carabinieri dovranno investigare per risolvere un caso di omicidio o più semplicemente di occultamento di cadavere. Già, perché è ovvio che qualcuno ha scaraventato il cadavere ai bordi di quella strada di campagna, coprendolo con una coperta che i carabinieri stanno esaminando al microscopio.
In mancanza di notizie ufficiali, ieri le voci hanno fatto il giro dei bar e dei circoli a Bronte. Le più insistenti lasciavano intendere che nei pressi del luogo dove è stato rinvenuto il cadavere è stata trovata una collanina d’oro che potrebbe appartenere alla vittima e che questa fosse una ragazza di 25 anni di nazionalità rumena. Nessuna delle 2 voci è stata confermata dagli investigatori che continuano a lavorare nel massimo riserbo. In molti ritengono anche che possa trattarsi di una extracomunitaria clandestina. In questo caso scoprire la sua identità diventerebbe veramente un obiettivo difficile. [Gaetano Guidotto]


13 Luglio 2009

Trovato cadavere dilaniato

Bronte. Mistero sul corpo di una donna reso irriconoscibile dai morsi dei cani. Forse è un omicidio
Mistero a Bronte. Il cadavere di una donna, in avanzato stato di decomposizione, è stato trovato nel pomeriggio di ieri in campagna, ed esattamente in contrada Cuntarati, ai bordi di una stradella che collega via Duca d'Aosta (nei pressi del Tribunale) con la provinciale Bronte - Adrano, che costeggia le balze sul Simeto. A rinvenire il corpo senza vita è stato un passante che, a circa 50 metri dall'incrocio con la Provinciale, ha notato un cane che tentava di trascinare un piede della donna. Così l'uomo si è precipitato in caserma a raccontare cosa aveva visto ai carabinieri. Giunti sul posto i militari dell'Arma si sono trovati di fronte ad una scena cruenta e raccapricciante.
Il cadavere della donna era riverso a terra fra le sterpaglie cresciute in mezzo ad un robusto muro di pietra lavica e il guard-rail della strada. Il corpo, oltre ad essere in decomposizione, era stato aggredito da parassiti e lacerato dalle ferite causate dai morsi inferti dagli animali, che avevano strappato anche i capelli. Il cadavere era così tanto martoriato che per gli investigatori è stato impossibile, non solo individuare elementi che potessero far risalire all'identità della donna, ma anche stabilire con certezza l'età, anche se si suppone che sia particolarmente giovane. Un particolare importante, però, c’è: la donna è stata trovata praticamente nuda. Indossava soltanto un top scuro che le copriva parte del seno. Sul posto è giunto il medico legale, dott. Giuseppe .Ragazzi, ma per stabilire come la donna sia morta bisognerà attendere l'esito dell'autopsia che verrà effettuata presso l'obitorio dell'ospedale Garibaldi di Catania.
I carabinieri, infatti, in questo momento, sono impegnati su diversi fronti: stabilire l'identità del cadavere e la causa del decesso, per poi concentrarsi sulle indagini. Di conseguenza al momento gli inquirenti mantengono il massimo riserbo su tutto. Certo è che la donna in quel tratto di strada, difficilmente percorso a piedi, c'è stata portata. Qualcuno si è sbarazzato del cadavere scaraventandolo oltre il guard-rail. Il fatto che poi fosse nuda potrebbe far ipotizzare ad un omicidio a sfondo sessuale. Potrebbe, però, anche trattarsi di una extracomunitaria non in regola che è stata abbandonata dopo essere morta. Tutto è possibile, insomma, e ogni ipotesi potrebbe essere azzardata. Solo l'autopsia potrà fornire agli inquirenti qualche elemento utile per risolvere un caso che sembra veramente misterioso. [Gaetano Guidotto]




11 Luglio 2009
INTERVENTO DELLA GUARDIA DI FINANZA

Bronte, benzina «allungata» con acqua

Pompe sequestrate, gestore denunciato

Fare benzina, ripartire di fretta magari per un viaggio o per lavoro, ma subito dopo rimanere in panne perché il motore non girà più. E' accaduto a numerosi automobilisti di Bronte che, dopo aver fatto benzina in un distributore di una nota società petrolifera, sono stati costretti a fermarsi ed a chiedere l'intervento del meccanico. Gli episodi non sono passati inosservati ai finanzieri della tenenza della Guardia di Finanza di Bronte che, avendo ricevuto anche numerose segnalazioni, nell'ambito di un'operazione in materia di controllo e sicurezza prodotti petroliferi, hanno deciso di effettuare dei controlli presso il distributore, scoprendo che il gestore ai clienti erogava benzina con l'aggiunta di acqua.

Dai controlli è emersa la presenza di acqua sia nella cisterna contenente il carburante, sia nelle varie colonnine di erogazione collegate. Acquisite le prove, l'impianto di distribuzione è stato ovviamente sequestrato e sono stati apposti i sigilli per evitare che attraverso il self service si protraesse la vendita illegale ed altri automobilisti venissero ingannati. Nella cisterna i finanzieri hanno trovato ben 12.000 litri di benzina ormai inservibile. Il gestore della stazione di servizio è stato denunciato. Dovrà difendersi dall'accusa di frode in commercio avendo posto in vendita carburante per autotrazione difforme per natura, qualità e quantità a quelle previste e per aver provocato danni a diverse auto dei clienti che certamente non andranno più da lui per fare il pieno. [L. S.]




10 Luglio 2009
L’avvocato Floridia: «Il giudice ha stoppato la delocalizzazione restituendo serenità ai lavoratori». I sindacati: «Un verdetto che chiude la crisi». Il sindaco Firrarello: «Gioia e imbarazzo»
LA CRISI MANIFATTURIERA. CLAMOROSA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI CATANIA

«A Bronte la produzione dei jeans Diesel deve garantire le commesse»

«Almeno 890mila capi ogni dodici mesi per cinque anni»

Bronte. La crisi industriale e lavorativa che sta attanagliando il Polo tessile di Bronte potrebbe essere terminata. Il giudice del Tribunale di Catania sezione distaccata di Bronte, Giorgio Marino, chiamato a pronunciarsi sul ricorso presentato dal «Consorzio società manufattoriere » della cittadina etnea, che ha contestato con tanto di carta bollata la decisione della società guidata dal patron Renzo Rosso di ridurre di oltre il 70% le commesse alle aziende di Bronte, ieri mattina ha depositato la sentenza che così recita:

«Visti gli articoli di legge, si inibisce a Diesel Spa di ridurre e/o interrompere la relazione commerciale in corso con il "Consorzio" di Bronte, e le ordina di mantenere il medesimo numero di commesse da effettuare alle usuali condizioni. La quantità di capi non può essere inferiore a 890 mila l’anno e per almeno 5 anni, si condanna la Diesel a pagare le spese processuali».

Dunque, la Diesel non potrà spostare all’estero la propria produzione di jeans. Una disposizione che ieri mattina ha fatto fare i salti di gioia non solo agli imprenditori tessili di Bronte, ma anche ai tanti lavoratori al momento in cassa integrazione con il timore di aver perso il lavoro. Il Consorzio tessile brontese rappresentato dell’avvocato Giorgio Floridia di Milano si era rivolto al giudice chiedendo che la Diesel ripristinasse le quantità di commesse pattuite in passato, poiché la loro riduzione sarebbe stata frutto dell’abuso di una posizione dominante nei rapporti commerciali.

L’avvocato della Diesel, Carlo Pancotto del Foro di Treviso, si era difeso ribadendo che la riduzione delle commesse non era frutto della delocalizzazione del lavoro a scopo economico, ma a causa della riduzione delle vendite. Tesi che Floridia ha sconfessato, dimostrando che la vendita dei capi di abbigliamento di qualità alta non è in crisi: «Il giudice – afferma il prof. Floridia – ha ritenuto che non soltanto i motivi della riduzione delle commesse devono essere addotte, ma anche valide». Infatti il dott. Marino dopo aver riflettuto sul caso per ben 44 giorni, ha dato torto alla società di Renzo Rosso su tutti i fronti.

«Il giudice – ha continuato Floridia – ha decretato un vero e proprio "stop" agli abusi di dipendenza economica riconducibili alla delocalizzazione di determinate produzioni verso paesi a basso costo».

«La soddisfazione è grande – ha affermato Franco Catania, azionista di riferimento della Bronte jeans –. Questa sentenza restituisce serenità ai lavoratori preoccupati di perdere il lavoro. Cinque anni sono sufficienti per permetterci di trovare valide alternative. Vero è che la Diesel ha la possibilità di presentare ricorso, ma la sentenza emessa dal giudice difficilmente potrà essere contestata perché ben motivata».

Catania però non chiude le porte al dialogo con Renzo Rosso, e alla domanda su cosa succederà in caso di tentativi di mediazione dal parte di Diesel risponde: «Siamo pronti a trattare. Non puntiamo a far rispettare la sentenza al 100%, vogliamo soltanto tutelare i nostri lavoratori, le nostre aziende e i nostri diritti».

12 Luglio 2009
L'AD DELLA HOLDING SULLA SENTENZA DEL GIUDICE DI BRONTE

La Diesel: «Assurdo imporci di produrre più capi di jeans di quanti ne vendiamo»

Bronte. Non tarda la replica di Diesel, condannata dal giudice del Tribunale di Bronte a restituire le commesse di jeans ridotte al «Consorzio società manufattoriere» di Bronte. Marina Tosin, ad della holding vicentina fondata da Renzo Rosso, commenta: «La sentenza ci ha lasciato allibiti perché riteniamo vada contro il principio della liberta di iniziativa economica tutelato dalla Costituzione.
«Il giudice - continua la Tosin - ci ha imposto di produrre 890 mila capi l'anno e non sappiamo se per 3 o per 5 anni (nella sentenza le date sono citate entrambe per un errore; nel dispositivo c'è scritto 5, ndr). Come se alla Fiat si imponesse di produrre auto destinate a rimanere nei magazzini. La riduzione di commesse è causa della recessione mondiale. Il jeans a 5 tasche "Made in Italy", che ribadisco noi produciamo esclusivamente in Italia, ha subito un calo e noi non possiamo produrre più capi di quelli che vendiamo, perché faremmo cattiva impresa». La Tosin smentisce pure qualsiasi accordo, anche verbale, per convincere la Bronte jeans ad investire e poi conclude: «Faremo ricorso e tuteleremo l'immagine dell'azienda in tutti i modi».
«Non ci hanno mai imposto di fare investimenti - replica Franco Catania leader della Bronte jeans - ma suggerito e consigliato sì, In verità era la “condicio sine qua non” per avere le commesse, tant'è che molti che non si sono adeguati sono stati negli anni esclusi. Noi non vogliamo per forza gli 890 mila capi l'anno, se ne potrebbero produrre anche di meno se si allungano i 5 anni previsti dal giudice».
«Il principio costituzionale della libertà di impresa non è stato violato - aggiunge l'avv. Enrico Freni coprocuratore con l'avvocato Giorgio Floridia della difesa del Consorzio tessile brontese - perché la sentenza non dice che Diesel deve per forza produrre a Bronte i propri capi, ma deve disimpegnarsi in un congruo lasso di tempo». [Gaetano Guidotto]

Intanto, la notizia ha provocato entusiasmo e considerazioni nel mondo politico e sindacale. Cgil, Cisl e Uil si erano inseriti nel ricorso del Consorzio tessile, e ora cantano vittoria: «Siamo soddisfatti – dice Gino Mavica della Cgil –. La sentenza chiude la crisi e restituisce l’attività ai lavoratori».

«Soddisfazione ma anche imbarazzo – afferma il sindaco Pino Firrarello – nel dover constatare che imprenditori di Bronte sono stati costretti a rivolgersi alla magistratura per ottenere i propri diritti da un industriale che lavora con Bronte da 30 anni e che grazie alla professionalità delle lavoratrici e delle aziende di questo paese è cresciuto, ottenendo da noi anche la cittadinanza onoraria». «In un periodo di crisi come l’attuale – aggiunge il presidente della Provincia, Castiglione – questa vittoria assume un valore doppio». [L. S.]



5 Luglio 2009

Moglie e marito spacciavano a casa

Bronte. Arrestati dai carabinieri insieme al fornitore della droga. Alfio Rubino catturato in Campania
Per loro era diventata l’occupazione principale. Una coppia di coniugi di Bronte aveva così risolto i problemi della disoccupazione spacciando droga di qualsiasi tipo, purché si vendesse. Non hanno fatto i conti, però, con i carabinieri di Bronte e della Compagnia di Randazzo che per 2 anni hanno osservato i movimenti della coppia, raccogliendo le prove necessarie per inchiodarli ed arrestare pure il fornitore che veniva da Giardini. I coniugi brontesi sono Nunzia Grassia, 41 anni, casalinga e Alfio Rubino, di 38 anni, disoccupato. Il rifornitore, invece, si chiama Massimo Musumeci, 31 anni, ufficialmente cuoco.
A sentire gli inquirenti, in due anni di appostamenti i carabinieri hanno più volte visto Alfio Rubino vendere sia marijuana, sia cocaina nelle strade di Bronte, ma spesso chi ne faceva uso era solito bussare a casa e ritirare la droga. Così, quando il marito era fuori, era la moglie a consegnare la droga. Così casa Rubino è finita sotto la lente d’ingrandimento dei carabinieri che hanno annotato spostamenti, arrivi e spostamenti sospetti e non, fino ricostruire i movimenti illegali della coppia. Ovviamente hanno notato anche la periodica presenza del fornitore che consegnava, intascava ed andava via. Così ieri notte è scattato il blitz sia a Giardini che a Bronte. Musumeci è stato arrestato senza problemi, quando i carabinieri sono arrivati in casa Rubino a Bronte, invece, hanno trovato solo la moglie. Alfio era partito da giorni e si trovava in Campania. Il timore di non riuscire ad arrestarlo, però, è durato pochi minuti. Il comandante della Compagnia di Randazzo ha informato i colleghi campani che la stessa notte hanno rintracciato l’uomo e lo hanno arrestato. Tutti e 3 adesso sono a disposizione dell’Autorità giudiziaria. Dovranno rispondere di spaccio di sostanze stupefacenti. [L. S.]

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