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GIUGNO/AGOSTO 2010

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  5 Agosto 2010

DURANTE L’OMELIA AI FUNERALI DEL TREDICENNE ASSASSINATO

Mons. Gristina richiama i genitori alle responsabilità verso i figli

Bronte. Oltre 2500 persone hanno dato l’estremo saluto a Bronte, in provincia di Catania, a Matteo Galati, il tredicenne ucciso con una coltellata la notte tra domenica e lunedì scorso da un ragazzo di 16 anni, al culmine di una lite per una fidanzatina contesa. Molte persone sono dovute rimanere fuori la chiesa della Madonna del Riparo, dove si sono celebrati i funerali, officiati dall’arcivescovo metropolita di Catania monsignor Salvatore Gristina. La bara bianca è giunta in chiesa portata a spalla da parenti e amici e seguita dai familiari in lacrime, il padre Rosario, la madre Nunziata Greco e i fratelli Seby e Antonio. La mamma stringeva al petto un cuscino con sopra la foto di Matteo. Nella sua omelia Gristina si è rivolto ai genitori e alle istituzioni: «Sappiamo stare vicino ai nostri ragazzi?» si è interrogato l’arcivescovo, che rivolgendosi ai giovani ha aggiunto: «Avete condiviso con Matteo tanti momenti ora non chiudetevi in voi stessi ma camminate in una vita nuova». Ai funerali ha preso parte anche l’altro minorenne, A.S., ferito con un colpo di coltello alla mano al culmine del litigio durante il quale è stato ucciso Matteo. La bara del giovane è stata salutata con un lungo applauso sia all’entrata sia all’uscita dalla funzione, durante la quale gli amici e compagni di Matteo hanno letto alcune lettere per ricordare l’amico.

«Bronte sicuramente non meritava questo guaio», ha detto il sindaco Pino Firrarello, presente ai funerali insieme al presidente della Provincia di Catania Giuseppe Castiglione. Al termine della funzione la bara di Matteo è stata portata a spalla per il paese. Per qualche minuto il corteo funebre ha sostato davanti alla scuola frequentata dal ragazzo, la media Luigi Castiglione, e poi è stata portata verso il negozio di barbiere dello zio. Tutti gli esercizi commerciali di Bronte hanno abbassato le saracinesche in segno di lutto.


5 Agosto 2010
I FUNERALI DEL TREDICENNE UCCISO DOMENICA NOTTE. L’OMELIA DELL’ARCIVESCOVO GRISTINA: «DOBBIAMO ESSERE VICINI AI GIOVANI»

L’ultimo «ciao» a Matteo Galati

Migliaia di brontesi in lacrime

Troppo piccola la chiesa della Madonna del Riparo per contenere i tantissimi presenti
Matteo per l’ultima volta ieri ha raggiunto la sua parrocchia dalla casa di famiglia, che dalla chiesa della Madonna del Riparo dista 500 metri o poco più. Un percorso fatto tante volte in passato da questo tredicenne che il prossimo anno avrebbe dovuto cresimarsi proprio lì dove nel pomeriggio si sono tenuti i suoi funerali. È morto domenica notte per una coltellata, Matteo Galati, al termine di una lite tra ragazzi. L’ha ammazzato un ragazzo poco più grande, un sedicenne reo confesso del delitto che dal Centro di prima accoglienza del Tribunale dei minori invoca perdono. Queste, però, sono le ore delle lacrime e dello sgomento per i familiari della vittima e per i tantissimi amici che ieri hanno affollato la chiesa del Riparo. A loro, agli adolescenti disperati per la sorte toccata al compagno di studi e di giochi, si è rivolto l’arcivescovo di Catania Salvatore Gristina. Li ha voluti salutare ad uno ad uno entrando nella chiesa del Riparo. Poi, nel corso dell’omelia funebre ha detto: «Oggi annunciamo la morte del Signore per condannare ogni violenza, ogni forma di negligenza o peggio di disprezzo verso la vita degli altri. Vogliamo fare in modo che questi eventi non si ripetano».

«Ho stretto le mani ai ragazzi - ha concluso monsignor Gristina - perchè penso che loro siano le persone più colpite da questo evento: probabilmente non hanno tutte quelle risposte che noi possiamo trovare. Dobbiamo essere vicini ai giovani che devono camminare aiutati anche da noi. Quale testimonianza diamo ai nostri ragazzi? Cosa insegniamo loro?». A indirizzare l’ultimo «ciao» a Matteo sono stati in migliaia, ieri: «Più di 2500 persone», affermano alcuni. Troppo piccola la chiesa parrocchiale per contenere quanti hanno voluto salutare quella bara bianca e partecipare al dolore di mamma Nunziata, di papà Rosario, di Seby e Antonio, i fratelli di Matteo. Poco distante da loro anche il coetaneo della vittima, ferito alla mano quel maledetto domenica notte nel tentativo di disarmare li «baby-killer».  All’entrata è all’uscita del feretro, gli applausi della folla: «Bronte sicuramente non meritava questo guaio», ha esclamato il sindaco Pino Firrarello che ha partecipato alla funzione insieme con il genero e presidente della Provincia, Giuseppe Castiglione. [Gerardo Marrone]


5 Agosto 2010

LA TRAGEDIA DI BRONTE. In migliaia per tributare l’ultimo saluto al tredicenne ucciso in una serata di follia

Matteo sul Golgota di un paese affranto, «Una stella in cielo»

Lacrime preghiere, incredulità, rabbia e sudore sulla ripida salita che porta alla chiesa stracolma

Matteo non è ancora arrivato. E il cielo sopra Bronte si fa plumbeo. Il feroce sole di montagna si nasconde dietro nuvoloni che minacciano pioggia. Ma qui, in quest’interminabile pomeriggio di dolore, pioveranno soltanto lacrime. Tant’è che una mamma premurosa s’affretta a portare un fazzoletto bianco, di quelli del corredo buono, alla figlioletta impettita accanto all’altare: «Che ne devi fare di quelli di carta, c’è anche l’arcivescovo, pare brutto. Prendi questo che è meglio». Una premurosa premonizione, dentro una chiesa che scoppia di rabbia e di sudore. E fuori tutto il paese.

Centinaia, migliaia di persone per salutare l’ultimo volo dell’«angioletto»: Matteo Galati, 13 anni, accoltellato a morte domenica in una notte di follia adolescenziale. Alle quattro del pomeriggio dentro la Madonna del Riparo non c’è spazio per muoversi, si suda e si sospira. Fuori una ventina di palloncini bianchi, agitati da un venticello rassicurante e fastidioso allo stesso tempo. Entra una suora vestita di bianco, si sistema in fondo. Entra un’anziana vestita di nero, non riesce a sedersi fin quando una ragazza dagli occhi di giada non le cede il posto. Entrano sei bambine, con le mani incollate l’una all’altra.

Anche tra i banchi il paese e piccolo e la gente mormora. Si parla di due famiglie distrutte, di genitori che vivono l’incubo delle uscite serali, delle parole pesanti del sindaco. Il chiacchiericcio si mischia alla litania di alcune donne che recitano il Rosario, fin quando una voce nascosta (che sembra quasi arrivare dall’alto) gracchia al microfono: «Vi ricordiamo che siamo sempre in chiesa. E vi invitiamo a pregare per Matteo...».  L’agorà si zittisce e le donne col Rosario prendono il sopravvento, ancora più supplichevoli. Forse è arrivato Matteo. Ma la "ola" che si alza e si riabbassa dai sedili certifica che è un falso allarme. Entrava l’arcivescovo di Catania, monsignor Salvatore Gristina accolto dal parroco don Vincenzo Bonanno e da tutti i preti del paese. Poi il sindaco Pino Firrarello e il presidente della Provincia Giuseppe Castiglione, simboli istituzionali di una Bronte affranta. Che non sa darsi un perché. Intanto lo straziante corteo funebre partito da via Messina arranca sulla ripida salita che porta in chiesa, preceduto da un lenzuolo con scritto «In cielo brilla una stella in più». Quando il feretro arriva alla porta te ne accorgi anche se non lo vedi. Lo capisci. Dal gonfiore degli occhi della ragazza dagli occhi di giada, dall’affanno dell’anziana vestita di nero, dai sospiri della suora vestita di bianco, dalle mani - sempre più strette - delle bambine che si tengono per mano.

Eccolo. Matteo è arrivato. Alle 17,10 entra la candida bara ricoperta da gigli e rose bianche, sulle spalle di amici e parenti. Incollati i genitori, papà Rosario e mamma Nunziata (che stringe forte un cuscino con la foto del suo adorato figlio), i fratelli Seby e Antonio. In prima fila c’è anche Andrea,l’altro tredicenne ferito in quella notte maledetta e ieri "fuggito" dalle corsie dell’ospedale Cannizzaro. Per essere per l’ultima volta accanto all’amico di mille giochi.

Un lunghissimo applauso, il lento incedere fino ai piedi dell’altare. Il pianto inconsolabile della madre viene sopraffatto dalle note dolcemente stonate della chitarra del frate. Canta il coro, comincia la funzione.

L’arcivescovo Gristina, nell’omelia; parla di «un grave fatto di violenza, che non può avere l’ultima parola». Si rivolge ai genitori, alla scuola, alla chiesa e alle istituzioni: «Sappiamo stare vicino ai nostri ragazzi?».

Uno sguardo ai ragazzini sull’altare, cita uno striscione che ha letto all’ingresso del paese: «Matteo Galati, senza dite niente sarà più come prima». Rivoltandolo in positivo: «Avete condiviso con Matteo tanti momenti, ora non chiudetevi in voi stessi ma camminate in una vita nuova».Una frase che dedica anche al sedicenne accusato per l’omicidio: «Biagio, anche per te dev’esserci una possibilità di vita nuova». Dopo l’eucarestia parla il sindaco Firrarello. In lacrime: «Assumiamoci le nostre responsabilità, il primo a doverlo fare sono io che non sono riuscito a fare tutto quello che dovevo. Ma adesso sforziamoci, tutti assieme, per dare ai nostri giovani una coscienza del rispetto». Ma l’apice del “lacrimometro” si raggiunge quando Sara e Alessandra, le compagne di classe della 2a G, leggono le letterine «per il nostro angelo che è salito in cielo». Parole semplici, scritte nei foglietti con le righe larghe. Toccano il cuore, chiudono con il lucchetto dell’innocenza un cerchio di follia e di violenza. Ma sì, Matteo le avrà ascoltate. Sciogliendosi in uno di quei suoi meravigliosi sorrisi. [Mario Barresi]

L’INTERROGATORIO DELL’ASSASSINO. CONVALIDATO L'ARRESTO DAL GIUDICE

«Vorrei chiedere perdono ma non so come fare»

Sarà trasferito in queste ore in carcere - a Bicocca o Acireale - il sedicenne brontese reo confesso dell’omicidio di Matteo Galati e del ferimento di un altro coetaneo della vittima. Ieri, intanto, il ragazzo è stato interrogato dal giudice delle indagini preliminari Lia Castrogiovanni che ha convalidato l’arresto. E al magistrato, presente l’avvocato difensore Giovanni Milana, l’adolescente ha detto: «Vorrei chiedere perdono alla famiglia Galati ma non so come fare».
È durato circa tre ore, ieri, il faccia a faccia tra l’assassino di Matteo e il giudice: «Il mio assistito ha confermato che aveva già avuto un alterco con la vittima pochi minuti prima ma ha estratto il coltello solo quando gli sono venuti incontro più ragazzi. Lui voleva difendersi e s’è reso conto esclusivamente di avere ferito un ragazzo alla mano tant’è che, quando s’è presentato alla caserma dei carabinieri, ha fatto riferimento a questo episodio, Lui non ha mai avuto contezza di avere colpito Matteo Galati e lo ha confermato al gip». [GE. M.]

Il sedicenne ai magistrati

«Avevo paura mi sono difeso»

Catania. «No, mamma, tu esci. Con loro ci parlo io da solo». Ha chiesto di avere accanto soltanto il suo avvocato. Così B. R., il sedicenne accusato dell’omicidio di Matteo Galati, ha affrontato il lungo interrogatorio (oltre tre ore, dalle 11,30 alle 15,45) al termine del quale Lia Castrogiovanni, Gip del Tribunale dei minori di Catania ha convalidato l’arresto del minore.
A suo carico c’è un ordine di custodia cautelare in carcere per omicidio. «Non volevo ucciderlo, l’ho fatto per difendermi».Come una litania, ai magistrati l’adolescente ha ripetuto la versione che aveva già raccontato al suo avvocato, Giovanni Milana. Avrebbe ammesso di aver colpito il ragazzino, aggiungendo di «essere stato costretto a uscire il coltello per l’aggressività dei suoi avversari, che erano più di uno».
Il sedicenne ha raccontato di aver tirato fuori il suo coltello «per spaventare i due». Pare che nei ricordi del minore non ci sia traccia dell’accoltellamento di Matteo, mentre ricorda del ferimento dell’altro ragazzino «nell’ambito di una colluttazione».
La strategia della legittima difesa è confermata anche dalla richiesta del difensore: estensione del mandato del medico legale per valutare le ferite al collo e al viso che l’omicida avrebbe riportato. Una tesi seccamente respinta da Giovanni Schilirò, legale della famiglia Galati, che ha nominato due periti di parte, i medici Giuseppe Caruso e Antonio Sciabica.
«Sono amareggiato da questa scelta, tanto più da ex legale della famiglia dell’indagato (padre in carcere per reati di droga, madre con precedenti penali, ndr) e perché mi sembra una mistificazione della realtà, senza alcun pudore. Il profilo familiare e personale del minore, la scelta; premeditata di portare con sé il coltello, la differenza di corporatura fra i due minori (Matteo, nonostante avesse tre anni in meno, era molto più corpulento, ndr), le testimonianze e i riscontri dell’autopsia vanno tutti verso la medesima direzione: un’aggressione consapevole, per uccidere». [MA. B.]


  4 Agosto 2010

Il tredicenne assassinato a coltellate da un sedicenne

Un solo colpo ha perforato polmone e aorta di Matteo

I funerali si svolgeranno oggi pomeriggio alle 16,30. In piazza Municipio uno striscione ricorda il tredicenne.

Matteo Galati è morto a causa di un unico fendente al torace che ha colpito il polmone e l'aorta. Lo ha stabilito l'autopsia effettuata ieri pomeriggio sul corpo del tredicenne ucciso la notte tra domenica e lunedì scorso a Bronte. I carabinieri di Bronte e Randazzo intanto stanno ascoltando persone vicine alle vittime (è stato ferito anche un altro 13enne, colpito a una mano). I funerali di Matteo Galati, il tredicenne ucciso con una coltellata a Bronte sono stati fissati per le 16.30 a Bronte nella Chiesa della Madonna del Riparo. La data è stata decisa dopo che, a conclusione dell'autopsia il corpo del ragazzo è stato riconsegnato ai familiari. Intanto nella tarda mattinata l'avvocato Giovanni Milana, legale del sedicenne che ha sferrato la coltellata, B. R., ha incontrato il suo assistito nel centro di prima accoglienza nel quale è rinchiuso da lunedì mattina. «Piange - a detto illegale - si è pentito di quello che ha fatto e ripete che non voleva colpire nessuno».

L'interrogatorio del giovane davanti al gip è fissato per oggi alle 11 nel centro di prima accoglienza di via Franchetti. «Non ho motivo di dubitare che il ragazzo si sia costituito non sapendo di aver ucciso. Nella sua ricostruzione prevale la “prevaricazione di gruppo». Il sedicenne non ricorda di aver inferto la coltellata, ricorda solamente di aver tirato fuori il coltello», ha aggiunto illegale. Il copione, come in questi casi è identico. Sempre. Da una parte l"indicibile dolore per la perdita di un figlio e dall'altro il testo non scritto ma diffuso, delle scuse e della difesa. Anche la tragedia di Bronte si inserisce in quest'ambito senza che nessuno si interroghi sulla circostanza che un po' di colpa è anche della società, dei servizi sociali, di ciò che manca per fare crescere una comunità lontana da quel sistema di odio e di violenza e di illegalità, di un malessere che genera miti sbagliati e continua a produrre malavita. Eloquente lo striscione fatto affiggere dal Comune di Bronte, sul muro di una chiesa in piazza del Rosario. C'è scritto: «La città, di Bronte piange la morte di Matteo. Ma cosa facciamo affinchè altri nostri figli non muoiano ancora, vittime della ferocia e dell'indifferenza che imperano nella nostra comunità?». Appunto.

Un sedicenne che si trasforma in assassino, lo fa perché deve dimostrare il suo "valore", un valore pari all'eroicità considerata nel contesto in cui vive. Perchè un carcerato tornato in libertà ottiene inchini e considerazione? Strette di mano e baci... Pochi si chiedono le motivazioni che lo hanno portato in carcere; tutti si beano del suo ritorno nella società e spesso si sentono gratificati della considerazione che l'ex galeotto riserva a chi lo ossequia. B. R., il sedicenne diventato assassino, ha una storia familiare comune a quella di altri suoi coetanei che magari non ammazzano, ma vivono da bulli, prevaricano e dettano la loro regola del comando. Paolo è figlio di un detenuto, uno di bassa manovalanza che è stato più volte ospite del carcere per spaccio di droga, reati contro il patrimonio ed estorsione. Ma anche la madre ha conosciuto la sanzione ai suoi comportamenti: è stata fino all'anno scorso agli arresti domiciliari.

Ieri Bronte ha avuto un risveglio di tristezza: un ragazzino di tredici anni morto ammazzato, uno ferito a una mano che probabilmente non recupererà e uno in galera perchè è l'assassino e il feritore. Tutto per la "Cavalleria Rusticana" in chiave infantile, con i ragazzini protagonisti di una story di amore conteso. E il giorno dopo, appunto, è il giorno della recita del copione di cui dicevamo all'inizio: «Chiedo perdono, anche se questo non potrà riportare in vita il loro figlio. Anche io sono una madre e posso capire quello che stanno provando»,- dice la mamma del sedicenne che si rivolge ai genitori del ragazzino di 13 anni, Matteo Galati, ucciso da suo figlio con una coltellata all'addome. «Mi dispiace tanto quello che è successo, ma purtroppo non si può tornare indietro», dice tra le lacrime in un’ intervista televisiva ai Tg Mediaset. La donna, che l'altro ieri ha incontrato il figlio, ribadisce la tesi sostenuta anche dal suo avvocato: «Mi ha spiegato che ha uscito il coltello per difendersi, non per aggredire. Mi ha detto che si è spaventato e che non ha capito cosa è successo. Quando si è costituito non sapeva nemmeno che il ragazzo era morto».

«Angioletto nostro riposa in pace. Sarai sempre con noi. Ti amiamo». Questa la frase che a Bronte gli amici di Matteo Galati, hanno scritto su uno striscione firmato e sistemato all'entrata del paese. La vittima è ricordata da tutti come «un ragazzo bravissimo». Nella piazza del Municipio è stato appeso un altro striscione con la scritta «Matteo senza di te nulla sarà come prima». [Domenico labrò]


4 Agosto 2010

A Bronte oggi i funerali di Matteo - L'autopsia: ucciso da una coltellata netta

Oggi alle 16,30 l'ultimo saluto al tredicenne ucciso domenica da un sedicenne per futili motivi. Ieri l'autopsia, poi la salma a casa. La madre dell'omicida: «Perdono». Ma in paese c'è rabbia
Le indagini. Il medico legale: unico fendente, recisi tutti gli organi della parte sinistra. I carabinieri interrogano tutti i minori coinvolti nell'episodio. Il paese «congelato». Lenzuoli e striscioni ovunque: «Ci manchi già».
I familiari: «Perdono? Troppo presto». - Il parroco: «Cerchiamo la speranza»

«Ucciso con un colpo netto»

Matteo, l'ultima notte a casa. Ieri l'autopsia sul tredicenne accoltellato. Oggi i funerali

Bronte. Che odore ha la tristezza? Acre, come quello dei pennarelli per scriverla sui lenzuoli. E la rassegnazione che colore ha? Grigio, come quella maledetta piazzetta macchiata di rosso sangue, malcelato dai fiori e da um rosario. E la speranza che sapore ha? Dolce e amaro, come il lento deglutire di un prete-uomo che vuole dare coraggio a tutti, ma che deve trovarlo lui, prima degli altri. Ieri mattina Bronte sembrava quasi "congelata". Appena uscita dalla notte della follia, sospesa fra il giorno dell'incredulità e il pomeriggio del dolore. Oggi, infatti, alle 16,30 nella chiesa della Madonna del Riparo, ci saranno i funerali di Matteo Galati. E tutto il paese - in un giorno di lutto cittadino - saluterà il tredicenne accoltellato a morte da un altro minore (B. R., di 16 anni) domenica notte in un vicolo di piazza De Gasperi. Nel folle episodio è stato coinvolto anche un altro ragazzino, A. S., coetaneo della vittima, ferito al polso. Il baby-killer è nel centro di prima accoglienza per minori di via Franchetti, a Catania. Sulla sua giovane testa pendono le imputazioni di omicidio aggravato e lesioni.

La rabbia dei familiari. Ieri pomeriggio alle 17,30 il corpo di Matteo è stato riconsegnato ai familiari, nella casa di via Messina. «Volevano restituire la salma - spiega Nunzio Meli, vigile urbano e amico intimo della famiglia - solo domani mattina (oggi per chi legge, ndr), ma per fortuna siamo riusciti ad averla nel pomeriggio. Così la famiglia e gli amici avranno il diritto di piangere Matteo nell'intimità della propria casa per qualche ora in più. Siamo tutti distrutti, è stata una tragedia, anche se non so se si può chiamare tragedia un episodio causato da un ragazzo che esce di casa con un coltello in tasca. La mamma dell'assassino ha chiesto scusa ai Galati? Sì, l'ho saputo. Ma mi sembra inutile, in questo momento. Il perdono? Troppo presto, il dolore è ancora fortissimo».

L'autopsia e le indagini. La salma di Matteo è arrivata in paese poco dopo l'autopsia del medico legale, Carlo Rossitto, durata più di due ore (dalle 14,30 alle 16,45), dalla quale gli inquirenti - Carla Santocono, sostituto etneo che coordina i carabinieri della Compagnia di Randazzo e della Stazione di Bronte - attendeveno alcuni riscontri importanti. L'esame sulla piccola salma di Matteo avrebbe confermato la causa della morte («Un unico fendente all'emitorace che ha reciso tutti gli organi della parte sinistra del corpo, e in particolare un polmone e l'aorta»), attestando anche che si è trattato di «un colpo netto». Saranno anche ulteriori perizie, basate anche sull'altezza e sul peso dei due ragazzini, a dirci qualcosa di più sull'angolazione e soprattutto sulla tipologia del colpo, inferto dal coltello a scatto con una lama di cinque centimetri. Intanto migliorano le condizioni dell'altro tredicenne ferito. «È stato sottoposto - spiega Antonio Lazzara, direttore sanitario del "Cannizzaro" di Catania - a un intervento chirurgico per la ricostruzione nervosa, vascolare e tendinea. La ferita ha interessato strutture importanti per la funzionalità dell'arto senza però creare condizioni di rischio di vita o di perdita dell'arto stesso. Le condizioni generali del paziente sono buone, ma la prognosi resta riservata».

E i carabinieri approfondiscono i contorni dell'omicidio. La causa che ha scatenato il litigio sarebbe una ragazzina di 13 anni contesa da due coetanei. Nei giorni scorsi Matteo, uno dei due pretendenti, avrebbe avuto una discussione con l'altro corteggiatore. Parole grosse, qualche spintone, forse anche uno schiaffo. Ad avere la peggio sarebbe stato il "rivale" di Matteo, deciso a lavare l'onta con il sangue. Per questo motivo si sarebbe rivolto a un amico più grande - il sedicenne, figlio di un pregiudicato - sollecitando il suo intervento.

Il dolore del paese. Nell'epoca delle chat e delle bacheche di Facebook, ieri Bronte ha riscoperto i vecchi metodi per esprimere i propri sentimenti. Sui muri del paese i manifesti funebri dei carrozzieri e degli artigiani (colleghi di Rosario, padre della vittima). In piazza De Gasperi, sul luogo del delitto, un lenzuolo con angeli e cuoricini, altri mazzi di fiori e un rosario. «Angioletto nostro riposa in pace. Sarai sempre con noi. Ti amiamo», hanno poi scritto gli amici in piazza. Nel corso principale, in uno dei punti di ritrovo dei ragazzi, un altro lenzuolo: «Matteo senza di te nulla sarà come prima». E il Comune, in piazza del Rosario, ha esposto uno striscione: «La città di Bronte piange la morte di Matteo. Ma cosa facciamo affinché altri nostri figli non muoiano ancora, vittime della ferocia e dell'indifferenza che imperano nella nostra comunità?».

In sagrestia incontriamo don Vincenzo Bonanno, parroco della Madonna del Riparo, che oggi celebrerà i funerali. Ricorda Matteo («Un ragazzo splendido, si preparava alla cresima, era felice al Grest, aveva tanti sogni»), confessa una paura - meravigliosamente umana - per le parole che dovrà usare oggi: «È difficile consolare un dolore che è inconsolabile». Poi lancia un messaggio di speranza: «Bronte può farcela. Ci sono centinaia di ragazzi straordinari, solo che purtroppo un albero che cade fa sempre più rumore di cento che crescono. Il male è eclatante, ma il bene c'è. Non lasciamo che la morte di Matteo sia l'ultima parola, trasformiamola nel trampolino di lancio per il riscatto del nostro paese». Parole che danno una vaga sensazione di sollievo, persino di speranza. Ma quant'è difficile crederci, sotto il cielo insanguinato di un paese che piange e non sa darsi pace. [Mario Barresi]

Il legale del 16enne: «Non voleva uccidere, s'è difeso da un'aggressione». Oggi l'interrogatorio

La madre dell'omicida: «Chiedo perdono alla famiglia Galati»

Bronte. Il suo cielo in una stanza è livido. Di tristezza e di paura. «Sono distrutta. Piango per mio figlio che è in carcere, ma anche per quel ragazzo che è morto e per la sua famiglia». La piccola ma dignitosa casa, alle spalle di piazza Rosario, è una prigione di rimorsi. Che perseguitano N. G., madre di B. R., il sedicenne che ha ucciso Matteo. I rimorsi, ma anche le scuse alla famiglia della vittima, al di là del valore che possono avere per chi ha appena perso un figlio di 13 anni. «Io chiedo perdono alla famiglia Galati - dice con un filo di voce - a nome mio e di mio figlio. Anch'io sono una mamma, lo capisco bene cosa significa perdere un figlio. Quel ragazzo non tornerà in vita, ma ...». E i puntini di sospensione si sciolgono in un singhiozzo. Il marito è in carcere per reati di droga, anche lei ha precedenti. Ma rivendica di non aver fatto mancare nulla ai suoi due figli: «Anch'io ho fatto i miei sbagli, ma adesso lavoro dalla mattina alla sera per dare una vita dignitosa ai miei ragazzi». Parlando del figlio, la donna descrive un ragazzo «dal carattere buono, che non aveva mai avuto problemi né a scuola, né con gli amici». Di quella notte maledetta ricorda la faccia impaurita del figlio, che ha provato a rassicurala: «Mamma, non ti preoccupare per me». Qualche frammento anche sulla dinamica: «Piangeva, mi ha detto che ha uscito il coltello per difendersi. Era spaventato, non ha capito cosa è successo: quando è andato dai carabinieri non sapeva nemmeno che Matteo era morto».

Una dinamica che viene rilanciata anche dal legale della difesa, Giovanni Milana, alla vigilia dell'interrogatorio di oggi alle 11 a Catania, davanti al Gip del Tribunale dei minori, Lia Castrogiovanni e al sostituto Carla Santocono. Ieri mattina il legale ha incontrato il baby-killer: «Il mio assistito non ricorda di aver attinto il coltello, ma soltanto di averlo estratto per difendersi da un gruppo di ragazzi avevano ingaggiato con lui una colluttazione durante la quale è stato ferito al collo e alla testa». L'avvocato descrive il sedicenne come «un ragazzo estremamente sofferente e turbato. Piange, vorrebbe chiedere scusa ed è consapevole di aver causato l'infelicità di un'intera famiglia». E il coltello? L'avvocato non si sbilancia: «L'ha preso a casa, ma su questo aspetto ci sono tanti punti oscuri da chiarire». [Ma. B.]


3 Agosto 2010
IL SINDACO PINO FIRRARELLO:«LA COLPA È DELL'INTERA COMUNITÀ»
All'origine una lite per una ragazzina. Il «rivale» della vittima si è fa spalleggiare da un amico più grande che ha messo mano al coltello

«Duello» per amore tra due adolescenti

Ucciso un tredicenne

L'assassino ha 16 anni. Nella notte si è costituito. Un altro studente ha provato invano a fare da paciere, ma è stato ferito a una mano nel tentativo di disarmare quel ragazzo più grande di lui

Bronte. Matteo la scorsa notte è stato ucciso a coltellate. E' morto a 13 anni perché per amore di una ragazza di origine sarda aveva osato prendere a schiaffi in pubblico un coetaneo, amico di un bulletto di paese. E il bulletto,16 anni, figlio di un pregiudicato attualmente detenuto per droga, ha vendicato col sangue l'offesa. Perché a Bronte, piccola capitale del pistacchio tra Catania e l'Etna, lui ritiene che gli uomini d'onore o aspiranti tali debbano comportarsi cosi. L'assassino ha affrontato Matteo Galati poco prima di mezzanotte tra via Pierluigi da Palestrina e piazza De Gasperi, ancora affollata. Sotto gli occhi di molti testimoni, ha sferrato contro la vittima tre colpi con una lama a serramanico. Fatale quello all’addome che ha reso inutile il trasporto in ospedale per il tredicenne, prossimo studente di terza media, figlio di un carrozziere molto conosciuto a Bronte. A scongiurare il peggio, a fare da paciere, aveva provato uno studente ma è stato ferito a una mano nel tentativo di disarmare quel ragazzo più grande di lui. È attualmente ricoverato all'ospedale Cannizzaro di Catania, dove sarà operato per la ricostruzione dei tendini dell'arto.

A vedere Matteo raggiungere da via Pierluigi da Palestrina la piazza Alcide De Gasperi e qui accasciarsi in una pozza di sangue sono stati in tanti, soprattutto giovanissimi. Proprio loro hanno lanciato l'allarme e, più tardi, aiutato i carabinieri a ricostruire l'accaduto: “Nel pomeriggio - spiegano gli investigatori - due tredicenni avevano avuto un alterco anche violento per una ragazzina. Poi, si sono separati. Il rivale di Matteo, però, ha raccontato l'accaduto al sedicenne che alcune ore dopo s'è armato di coltello e, sapendo dove trovare il ragazzino, l'ha raggiunto in strada e ucciso”. Il baby-killer ha sfogato la sua furia, quindi è fuggito. Nella notte, s'è costituito nella locale caserma dei carabinieri. Raccontano che fosse “in stato di choc” e ché s'è premurato a consegnare l'arma del delitto: “Un coltello a scatto neppure di molti centimetri - sottolineano i militari - ma affilato e soprattutto in grado di uccidere, come purtroppo s'è visto”. Accusato di omicidio, il sedicenne nel corso della giornata è stato trasportato a Catania e rinchiuso nel Centro di prima accoglienza del Tribunale dei minori in via Franchetti. Già da ieri mattina qualche mazzo di fiori “segna” il punto dove Matteo Galati è caduto, ormai in fin di vita. I genitori, che abitano in periferia, hanno raggiunto il figlio in ospedale quando ormai era troppo tardi. Solo il tempo di urlare disperati il proprio dolore e invocare che almeno fosse consentito di riportare a casa la salma del loro ragazzo. Ma dovranno aspettare l'autopsia, disposta dalla Procura.

Rosario Galati, il padre della vittima, ha trovato appena la forza di raccontare: “Mi hanno svegliato di notte, sono andato e ho trovato questa sorpresa”. Quindi, incredulo: “Non so ancora cosa provo. Mio figlio era un tipo tranquillissimo, educato con tutti”. Poi, gli ultimi ricordi felici: “Era stato promosso in terza media, mi aveva chiesto in regalo la Playstation”. A ricordare Matteo anche qualche amico, un paio di compagni di classe: “Era troppo buono, davvero un bravo ragazzo”, dicono. E aggiungono: “Era amico di tutti”. Evidentemente, però, non proprio “di tutti” tanto da concludere così la propria avventura umana, vittima di un episodio che - ha detto il sindaco di Bronte e senatore, Pino Firrarello – rappresenta”una sconfitta per l'intera comunità”. Firrarello ha proclamato il lutto cittadino e sospeso tutte le manifestazioni inserite nel cartellone estivo, pure quelle in programma da ieri a domenica per ricordare i 150 anni dei “Fatti di Bronte”, la rivolta contadina e la cruenta repressione ordinata da Nino Bixio. Altro sangue innocente, nella Terra dell'Oro Verde. [Gerardo Marrone ]

3 Agosto 2010

Tredicenne ucciso in strada

Coltellata per una ragazza

Il ragazzino stava litigando con un 16enne per un'amica quando quest'ultimo ha estratto il coltello e ha colpito l'altro all'addome. Un altro giovanissimo ha tentato di strappare l'arma al ragazzo ma è rimasto gravemente ferito alla madre. L'omicida si è costituito ai carabinieri
Bronte (Catania) - Un diverbio in una serata d'estate, forse per una ragazza, e un colpo di coltello. E' finita così la vita di Matteo Galati, ucciso a coltellate la notte fra domenica e lunedì a Bronte (Catania) da un sedicenne suo rivale in amore. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, i due ragazzini stavano litigando in un vicolo vicino alla piazza del paese, per una ragazzina di 13 anni. A un certo punto il sedicenne ha estratto un coltello, con una lama di cinque centimetri, e lo ha conficcato nell'addome del tredicenne, Matteo Galati.

Gravemente ferito, l'adolescente è stato trasportato in ospedale, ma per lui non c'era nulla da fare ed è morto. L'amico, anche lui di 13 anni, con cui si trovava Galati, si è avventato contro l'aggressore per cercare di strappargli il coltello a scatto con il quale era stato colpito il ragazzo, ma nello scontro la lama gli ha tranciato i tendini della mano. E' stato operato e ora è ricoverato nel reparto di Chirurgia Plastica dell'ospedale Cannizzaro. La coltellata gli ha danneggiato i tendini della mano.

"Ho fatto una fesseria" - L'omicida, in evidente stato di shock, si è costituito ai carabinieri, consegnando anche il coltello a scatto utilizzato per accoltellare il rivale. "Ho fatto una fesseria. Non volevo arrivare a questo", ha detto il giovane omicida al momento del suo arresto, spiegando di esser convinto di aver solo ferito Matteo Galati. La causa del litigio, secondo la ricostruzione dei carabinieri, sarebbe un'amica di 13 anni. Nei giorni scorsi Matteo Galati, uno dei due pretendenti, avrebbe avuto una discussione con l'altro corteggiatore di 13 anni. Parole grosse, qualche spintone, forse anche uno schiaffo. Ad avere la peggio sarebbe stato il "rivale" di Matteo che si sarebbe rivolto a un amico più grande, un sedicenne con la fama di bullo, sollecitando il suo intervento. La notte fra domenica e lunedì, poco dopo mezzanotte, Matteo è stato fermato nel centro storico del paese dal "padrino" del suo rivale, che lo ha invitato a seguirlo in un vicolo buio per un "chiarimento". Il sedicenne ha tirato fuori dalla tasca un coltello a scatto con una lama lunga circa cinque centimetri e ha colpito all'addome il tredicenne.Ora il sedicenne, arrestato dai carabinieri, si trova ora in un centro d'accoglienza. La Procura dei Minori di Catania ha disposto il suo trasferimento presso il centro di prima accoglienza di via Franchetti e l'autopsia sul corpo dell'adolescente deceduto. Tutti i ragazzi coinvolti nell'incredibile vicenda sono studenti incensurati.

Il dolore del padre - Dolore e sconforto nella casa di Matteo Galati, dopo la notizia della sua morte. "Non so ancora cosa provo... Sono stordito", ha detto Rosario Galati, il padre di Matteo, dopo la notizia della morte del figlio. "Ero a letto - ha ricordati il padre di Matteo - mi ha chiamato al telefono uno dei miei figli era all'ospedale e aveva la voce tremolante. Ho capito subito che era successo qualcosa di grave quando sono arrivato in ospedale ho trovato questa sorpresa. Non capisco come sia successo. Matteo era un giovane tranquillo. Era stato promosson in terza media e mi aveva chiesto come regalo la play station...".
"Quello che è accaduto è una sconfitta generale della città di Bronte. Evidentemente il lavoro per aggregare i giovani, svolto in tutti questi anni, non è stato sufficiente", ha dichiarato il sindaco di Bronte e senatore del Pdl, Pino Firrarello, commentando l'omicidio. Firrarello si è detto "molto dispiaciuto" e ha invitato i genitori ad essere "sempre più vigili nei confronti dei loro figli".

Gli amici - Nel luogo dove è stato ucciso il ragazzo sono arrivati numerosi ragazzini, alcuni dei quali in lacrime, che commentano sottovoce. Nel punto dove Matteo è caduto sono stati lasciti dei mazzi di fiori, accanto alle pozze di sangue. "Matteo era un bravo ragazzo", ha detto Laura, 15 anni, amica della vittima che ha parlato con i giornalisti. "Era - aggiunge - un ragazzo troppo buono, ho saputo quello che era successo perchè stanotte alle due mi ha svegliato mio fratello raccontandomi che aveva tentato di soccorrere Matteo". Gli abitanti di Piazza De Gasperi, parlando con i giornalisti, hanno detto che la piazza la sera è frequentata da numerosi giovani, che però non hanno mai dato problemi. Una compagna di classe della vittima lo ha ricordato così: "Era il migliore. Era amico di tutti e aveva un'attitudine a mettere pace tra le persone". Il Comune di Bronte ha proclamato il lutto cittadino per il giorno dei funerali, ancora da decidere, di Matteo Galati. [Valeria Pini]
 

3 Agosto 2010

Catania. È stato arrestato un ragazzo di sedici anni, credeva di aver soltanto ferito la vittima

Tredicenne ucciso da rivale in amore

Lite per una ragazza, poi la coltellata. Si costituisce: ho fatto una fesseria Il padre «Matteo era stato appena promosso in terza media. Voleva una playstation come regalo»

BRONTE (Catania) - Adolescenti che tirano fuori parole troppo grosse per la loro età, uno zoppicante senso dell' onore e un coltellino di pochi centimetri, comunque sufficiente per uccidere. La vittima è un ragazzino di appena 13 anni, Matteo Galati, colpito da un sedicenne, B. R., con una sola coltellata al petto in un duello da cavalleria rusticana. Alla base dell' epilogo di sangue c' è infatti la contesa per una ragazzina cominciata con altre risse e promesse di vendetta. La scena finale con l' accoltellamento si consuma domenica, poco dopo la mezzanotte, in un vicolo che porta alla piazza De Gasperi in una zona semicentrale di Bronte. Ferito Matteo riesce a risalire i gradini fino alla piazza dove stramazza al suolo. L' assassino invece vaga per il paese e poi bussa alla porta dei carabinieri. «Ho fatto una stupidaggine» dice al piantone e consegna il coltello ancora sporco di sangue. Quasi in contemporanea le telefonate che segnalano la lite con un morto e un ferito. Un altro tredicenne che per far da paciere è stato colpito da un fendente al polso. Bronte è nota per essere la terra del pistacchio e della dura repressione di Nino Bixio per sedare quella rivolta che per uno gioco del caso scoppiò proprio il 2 agosto, ma del 1860. Il giorno dopo la tragedia è solo un paesone confuso col sindaco Pino Firrarello che parla di «una sconfitta per tutti» e i ragazzi che si attardano sulle versioni contrastanti e comunque ricordano Matteo come «un ragazzo buono e sempre pronto ad aiutare gli amici».

Un ricordo al quale si aggrappa il padre Rosario: «Mio figlio non era un bullo, era stato appena promosso in terza media e come regalo aveva voluto la playstation». Va a scuola, all' istituto per elettrotecnici, anche il suo assassino. E nonostante il padre abbia un sfilza di precedenti per spaccio e sia attualmente in galera non si era mai fatto notare dalle forze dell' ordine. «È confuso - spiega il suo avvocato -, dice di aver portato il coltello solo per mettere paura all' altro ragazzo, pensava di averlo solo ferito». Nelle varie ricostruzioni fornite da gli amici della vittima c' è un unico punto fermo: tutto sarebbe nato dalla contesa per una ragazzina. Anche lei tredicenne da poco rientrata in Sicilia. Secondo i carabinieri di Randazzo la disputa era nata qualche giorno prima tra Matteo ed un coetaneo. Ci sarebbe stata anche una lite nella quale quest' ultimo avrebbe avuto la peggio. Per tutta risposta il ragazzino avrebbe chiesto aiuto a B.R. che domenica sera si sarebbe presentato per chiarire la questione. I due si sono poi appartati nel vicolo dove è saltato fuori quel coltellino di appena cinque centimetri che ha ucciso Matteo e ferito il coetaneo. Questa la versione degli inquirenti anche se c' è chi racconta che anche Matteo era intervenuto in difesa di un amico interessato alla ragazzina. «Non possiamo andar dietro a tutte le voci - taglia corto il capitano Donato Pontassuglia -, magari tra qualche giorno scopriremo che dietro ci sono motivi ancor più futili di quelli che sono già emersi». [Alfio Sciacca]

3 Agosto 2010

L'ESPERTO - Il sociologo Marziale, dell’Osservatorio sui diritti dei minori

«La sconfitta è degli adulti e dei genitori che delegano»

«La sconfitta non è della città di Bronte, ma del mondo adulto senza perimetrie e confini geografici». Lo dice il sociologo Antonio Marziale, presidente dell'Osservatorio sui Diritti dei Minori e consulente della Commissione Parlamentare per l'Infanzia. Per Marziale «quanto accaduto rappresenta lo specchio di una società reale sempre più orientata a dirimere con la violenza ogni controversia, di un sistema mediatico e virtuale esaltante stili di vita eccessivi e personaggi deviati, di un sistema scolastico in profonda crisi di identità e di genitori che delegano troppo». «Anche le istituzioni governative non debbono chiamarsi fuori da responsabilità. Penso - sottolinea il sociologo - alle risicate risorse da destinarsi alle politiche sociali educative e preventive, sacrificate a tutto vantaggio di spese il più delle volte inutili. Quando due adolescenti con ruoli contrastanti fra loro assurgono al ruolo di protagonisti in storie cosi dolorose - conclude Marziale - la sceneggiatura è da attribuirsi sempre ad un mondo adulto, che si accorge di loro soltanto dopo, quando è troppo tardi».

3 Agosto 2010

Rivali in amore, ucciso a tredici anni

A Bronte, accoltellato da un sedicenne che spalleggiava il suo "avversario"
Catania. Una coltellata all'addome. Matteo Galati, tredici anni, è stato ucciso così lunedì scorso, poco prima della mezzanotte, da un altro giovanissimo, un sedicenne intervenuto per “chiarire” una vicenda di ragazze. I due si sono ritrovati faccia a faccia in una viuzza appartata di Bronte, in provincia di Catania, e la chiacchierata si è trasformata prima in una colluttazione e poi in tragedia. C'è anche un altro ferito; un tredicenne che avrebbe voluto separare i due e che invece è rimasto colpito dallo stesso coltello che ha tolto la vita a Matteo. La lama gli ha reciso un tendine della mano: si trova ricoverato al «Cannizzaro» di Catania. La tragedia si è consumata mentre il paese etneo ricordava l'eccidio di sedici civili avvenuto 150 anni fa. Matteo e il suo assassino, B. R., non erano direttamente rivali in amore. Un altro ragazzo era interessato alla ragazzina che piaceva a Matteo, una quattordicenne di origini sarde. B. R. era stato chiamato in causa da questo terzo ragazzino, che intendeva così vendicare il preteso torto subito. La discussione con la vittima è degenerata e a pochi passi dal centro, in una via secondaria, B.R. ha tirato fuori il coltello al culmine della lite colpendo a morte Matteo. (…) [Rosa Maria Di natale]

IL RAGAZZINO SICILIANO UCCISO ALL'ARMA BIANCA da un altro ragazzino siciliano per contendersi una femmina, così come poteva capitare ai loro nonni, e ai nonni dei nonni, e ai nonni dei nonni dei nonni, fa riflettere sulla permanenza, non solo nel nostro Sud, di pulsioni e culture arcaiche che nessuna rivoluzione pop o hi-tech o rap riesce davvero a scalfire: quelle sono croste esteriori, il nocciolo è irraggiungibile.
Quando si parla di «radici», molte delle quali ci sono care e ci danno orientamento nel caos post-moderno, bisogna avere in mente anche queste luride propaggini, nutrite di ignoranza e di dolore: il vero sogno rivoluzionario sarebbe reciderle, e pazienza se insieme alle radici infette se ne taglia anche qualcuna buona. I nostalgici della tradizione lamentano i nostri tempi confusi e immorali, ma omettono di dire che l'ordine che si rimpiange era spesso carico di sopraffazione e di sangue: disordinato a sua volta, dunque, tanto quanto sono disordinati la violenza e la morte. Il relativismo etico ha molti demeriti, ma il merito di non portare coltello. [Michele Serra, La Repubblica, L'amaca]


3 Agosto 2010
LUTTO CITTADINO A BRONTE IL GIORNO DEI FUNERALI DI MATTEO GALATI

Firrarello: “Serve che la cittadina reagisca

Il Comune ha proclamato il lutto cittadino per il giorno dei funerali del giovane Matte Galati, decidendo l'esposizione delle bandiere a mezz'asta e di annullare tutte le manifestazioni inserite nel programma “Estate con noi – Bronte 2010” e “150° anniversario dei Fatti di Bronte” da oggi 2 agosto, fino a sabato 7 invitando anche «i pubblici esercenti a sospendere le attività durante il funerale». A seguito del triste episodio il sindaco Firrarello, insieme con l’intera Amministrazione comunale, ha dichiarato:
“Siamo particolarmente amareggiati e, nella certezza di interpretare i sentimenti di profonda angoscia e di costernazione dell’intera popolazione di Bronte, sentiamo il dovere di unirci al dolore della famiglia e di condannare il violento assassinio che ha portato via una vita in tenera età. Non ci sono parole che possano esprimere l’indignazione e la rabbia per un così feroce gesto, cui ogni coscienza civile deve ribellarsi, per far sì che la morte di Matteo non risulti vana.
Nonostante sia ancora forte il drammatico ricordo della scomparsa del povero Salvatore Costanzo, un’altro lutto ha turbato l’intera cittadina, costretta ancora una volta a piangere una giovane vittima della violenza. Per questo urge l’esortazione da parte di tutte le agenzie educative che operano a Bronte. La Famiglia, la Chiesa e la Scuola, con determinazione, devono nuovamente ergersi a fervidi sostenitori della moralità e dell’onesta, coltivando fra i giovani comportamenti che rifiutino e disdegnino a priori ogni forma di violenza e sopraffazione. I genitori non possono sottrarsi a quel ruolo educativo che impone il rispetto per la persona altrui ed il valore della vita.
Se non facciamo qualcosa, altri nostri figli innocenti moriranno ancora, vittime della ferocia e dell’indifferenza che purtroppo esiste nella nostra comunità”.




1 Agosto 2010
Concluso lo studio disposto dal sindaco per un nuovo e più sicuro piano viario

Meno traffico e spazio ai pedoni

Favorire l'utilizzo della viabilità esterna ed evitare la sosta irregolare che, qualche volta, manda in tilt la circolazione. Ma, soprattutto, incentivare il transito pedonale creando appositi percorsi. Sono solo una piccola parte dei suggerimenti inseriti nel Piano generale del traffico urbano del Comune di Bronte, presentato dall'ingegnere Salvatore Caprì, incaricato dal sindaco Pino Firrarello a redigere il “Piano della mobilità e della sicurezza”. Uno studio frutto di una serie di incontri effettuati con il primo cittadino, intenzionato a rendere più agile il traffico, allo scopo di migliorare i livelli di vivibilità e di qualità della vita, con l'assessore al Trasporto urbano e Bilancio, Biagio Petralia e con il consigliere comunale Nunzio Saitta. «Insieme al mio gruppo di lavoro - afferma l'ing. Caprì - abbiamo svolto una indagine sulle abitudini di mobilità dei brontesi, la quantità di spostamenti effettuati ed i percorsi utilizzati. Inoltre abbiamo analizzato la rete viaria per classificarla al fine programmare gli interventi futuri. In questa fase ci siamo limitati a definire le linee strategiche sulla circolazione e sulle infrastrutture da realizzare».

Per l'ing. Caprì è necessario impedire che le strade del centro, compresa via Umberto, vengano utilizzate, dando priorità alla viabilità commerciale. Punto importante è la realizzazione di un percorso pedonale che dal centro conduca alla stazione della ferrovia Circumetnea, individuata nel piano come nodo nevralgico della viabilità e di interscambio dei sistemi di trasporto. Il piano affronta poi la possibile creazione di sensi unici e di rotonde negli incroci più difficili. «Questo piano - ha affermato l'assessore Petralia - può essere utile non solo a migliorare la viabilità, ma anche per raggiungere altri obiettivi che puntano allo sviluppo della cittadina. Tutti i progetti di recupero del centro storico, per esempio, possono concordare e trovare giustificazione con il piano che, avendo individuato i flussi di traffico, ci indicano il valore della cartellonistica pubblicitaria».



26 Luglio 2010

IL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA SANITA’ CONCEDE LA PROROGA (FINO A DICEMBRE 2011) ALL’UTILIZZO DELL’ACQUA CON VANADIO CHE DIVENTA ORA POTABILE

Contrordine: «Il vanadio fa bene alla salute!»

Gli esperti: “La soglia minima dei 50 micro grammi per litro di vanadio può essere tranquil­lamente superata, senza alcun danno per la salute pubblica”

Torna la serenità a Bronte ed in tutti i Comuni serviti dall’Acoset che attingono l’acqua proveniente da pozzo di Ciapparazzo. Il Consiglio superiore di Sanità ha approvato per tutti la proroga, fino al 31 dicembre del 2011, all’utilizzo dell’acqua contenente vanadio fino a 160 micro grammi per litri. Oltre a ciò il Consiglio ha fissato il principio che la soglia minima dei 50 micro grammi per litro di vanadio può essere tranquillamente superata, senza alcun danno per la salute pubblica. A chiedere la riunione urgente del “Consiglio” era stato il sindaco di Bronte, Pino Firrarello che questa mattina ha voluto ascoltare gli esperti dell’organo consultivo tecnico-scientifico del Ministro della Salute.

“In effetti – ci dice Firrarello – fra gli esperti non c’è convinzione che il vanadio possa essere portatore di malattie. Anzi siccome gli studi effettuati fino ad oggi dicono il contrario, il Consiglio ha accettato il principio di aumentare il limite definitivo, previa la continuazione degli studi in materia, che dovranno essere fatti dal Dipartimento di Igiene dell’Università di Catania, dall’istituto superiore di Sanità e dalla Regione. I brontesi, quindi – conclude - possono stare tranquilli”.

A questo risultato Firrarello è giunto dopo diverse settimane di grande lavoro su tutti i fronti. A seguito dell’ordinanza che ha imposto di utilizzare l’acqua dei rubinetti solo per scopi igienico sanitari, il sindaco ha incontrato tanti esperti ed anche il Prefetto cui ha chiesto un vertice alla presenza del giudice Serpotta, del direttore dell’Asp Barbagallo, del responsabile provinciale del Genio civile, Ragusa, e dei vertici provinciali della Guardia di Finanza. “Era d’obbligo – ha spiegato Firrarello – perché qualcuno è andato in giro per le attività commerciali di Bronte intimando ai gestori di utilizzare acqua proveniente da altre fonti rispetto a quella del rubinetto, altrimenti sarebbero stati costretti a chiudere l’esercizio. Ritenendo quest’azione prettamente allarmistica, immediatamente ho chiesto il vertice in Prefettura, durante il quale i tecnici dell’Asp non sono stati in grado di spiegarmi scientificamente se il vanadio fa male o meno. Tutti si basavano su una direttiva dell’Unione europea che dice che questo non poteva superare i 50 micro grammi per litro, ma nessuno ha saputo spiegarmi il perché”.

E così domenica sera Firrarello a Bronte a indetto un comizio pubblico in piazza Spedalieri annunciando l’incontro del Consiglio superiore della Sanità. Al comizio, oltre alla giunta municipale ed al consigliere Nunzio Saittà, hanno partecipato il presidente del Consiglio, Salvatore Gullotta, i deputati regionali, Fabio Mancuso e Pippo Limoli, i sindaci di Randazzo e Maletto, Ernesto Del Campo e Pippo De Luca. “Tanto clamore per nulla. – ha concluso l’assessore di Bronte Enzo Bonina che è un medico di famiglia – Pensate che il vanadio fa anche bene e contrasta il diabete ed il colesterolo”.


28 Luglio 2010

CESSATO L'ALLARME PER I COMUNI SERVITI DALL'ACOSET

«Acqua al vanadio sicura e previene patologie»

Il presidente dell' Acoset Spa, prof. Fabio Fatuzzo, ha affrontato ieri mattina, con il prof. Salva­tore Sciacca, ordinario di Igiene generale e applicata all'Università di Catania, il problema del vanadio riscontrato nelle acque delle gallerie Ciapparazzo. Sciacca ha affrontato il problema del vanadio, anche su incarico dell'Acoset, sin dal suo insorgere e ne ha seguito tutti gli sviluppi. Il docente ha voluto rassicurare il presidente Fatuzzo e tutti gli utenti circa la salubrità dell'acqua per la suddetta presenza del vanadio.

«L'Italia è l'unico paese in cui esiste un limite del vanadio - precisa il prof. Sciacca - mentre in tutti gli altri paesi dell'Europa è consentita l'utilizzazione di acqua ricca di vanadio. Ciò è giustificato dal fatto che non si determina alcun legame tra il vanadio assunto con l'acqua e gli alimenti, con qualsiasi patologia, anzi, uno studio epidemiologico retrospettivo, effettuato sulla popolazione di Adrano (che consuma acqua ricca di vanadio) e altri paesi (che consumano acqua povera di vanadio), ha dimostrato effetti benefici delle acque ricche di vanadio nel contrasto del diabete, della litiasi renale e delle aritmie cardiache. Studi lunghi e complessi effettuati direttamente dall'Istituto superiore di Sanità hanno inequivocabilmente dimostrato che non esiste alcun danno genotossico: l'acqua ricca di vanadio, cioè, non è né cancerogena, né teratogena tant'è che il Consiglio superiore della Sanità ha deciso di concedere l'utilizzo per l'acqua fino 160 microgrammi per ogni litro».

Entro il 31 dicembre il prof. Sciacca ha comunicato che saranno completati gli ulteriori studi e le ricerche necessarie a definire la efficacia della sostanza nel contrasto alle patologie citate.

 

 

27 Luglio 2010
RASSICURAZIONI DAL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA SANITA’

ACQUA AL VANADIO

Proroga fino a dicembre 2011

All'indomani del comizio del sen. Pino Firrarello sulla qualità dell'acqua delle gallerie Ciap­parazzo, che si è svolto domenica sera nella piazza di Bronte, ieri mattina al Ministero della Salute, si è riunita la terza sezione del Consiglio superiore della Sanità, per affrontare il problema delle deroghe sui limiti consentiti di vanadio nell'acqua dell'Etna.

Ieri pomeriggio il decreto del Ministero non era ancora arrivato alla Regione alla quale spetta il compito d'inoltrare la deroga, ma dall'esito dell'incontro il Comune di Bronte informa che «Per tutti i Comuni serviti dall'Acoset che attingono l'acqua proveniente dal pozzo di Ciapparazzo, il Consiglio superiore di Sanità ha approvato la proroga, fino al 31 dicembre del 2011, all'utilizzo dell'acqua contenente vanadio fino a 160 micro grammi per litri». Viste le recenti ordinanze sindacali l'urgenza sulla questione è stata determinata dalla necessità di tranquillizzare le popolazioni.

All'incontro a Roma, presieduto da Walter Ricciardi, presidente della terza sezione, hanno partecipato i tecnici del Ministero della Salute e dell'Ambiente, un dirigente dell'assessorato siciliano alla Salute, il senatore Pino Firrarello e il prof. Salvatore Sciacca ordinario di Igiene Generale e applicata dell'Università di Catania.

«Fra gli esperti - dice Firrarello - non c'è la convinzione che il vanadio possa essere portatore di malattie. Anzi siccome gli studi effettuati fino a oggi dicono il contrario, il Consiglio ha accettato il principio di aumentare il limite definitivo, previa la continuazione degli studi in materia, che dovranno essere fatti dal Dipartimento di Igiene dell'Università di Catania, dall'istituto superiore di Sanità e dalla Regione». Secondo il prof. Sciacca, che ha confermato l'autorizzazione della deroga e l'utilizzo dell'acqua nell'industria alimentare e l'innalzamento definitivo dei limiti «il problema del vanadio ha imboccato la via della risoluzione definitiva. Il vanadio non offende il genoma del corpo umano e quindi non è cargenogeno. Il Consiglio superiore della Sanità ha accettato un principio che io ho esposto: portare il limite definitivo da 50 microgrammi/litro a 100». [Sonia Distefano]


28 Luglio 2010

Respiro di sollievo per pasticcerti, panificatori e artigiani

Torna la serenità a Bronte dopo la decisione del Consiglio superiore di Sanità di prorogare fino al 31 dicembre del 2011 l'utilizzo dell'acqua contenente vanadio fino a 160 microgrammi per litro. Pasticceri, panificatori e artigiani nel settore alimentare che avevano ricevuto l'ordinanza di non utilizzare per il proprio lavoro l'acqua del rubinetto, hanno tutti tirato un sospiro di sollievo.

«Siamo stati costretti - dice il pasticcere Luca Conti Gallenti - a dovere tutelare i nostri clienti e noi stessi, svuotando le vasche di riserva e comprando le comunissime bottiglie di acqua da 2 litri dai supermarket. Adesso tutto è risolto». Dello stesso avviso il panificatore Salvatore Montagna: «Quando ci è arrivata la comunicazione di divieto di utilizzo della nostra acqua che beviamo da decenni, ho pensato a una presa in giro o a una manovra politica. Ha fatto bene Firrarello a protestare». Per molti al di là della fiducia nella propria acqua è confortante il fatto che alcuni studiosi affermino che il vanadio, nelle percentuali accettate, aiuti. (...)


  Agosto 2010
“SOLUZIONE FACILISSIMA”, DENUNCIA RICCARDO MAGGIORE, DOCENTE DI CHIMICA

Il mistero dell'acqua al vanadio

Il problema dell'acqua al vanadio esiste da almeno dieci anni, ma l'Acoset (che gestisce il servizio idrico di molti comuni) non è riuscita a risolverlo, anzi, per la verità, è riuscita solo ad aggravarlo. Intanto i cittadini di Adrano, Bronte, Biancavilla, Belpasso, Camporotondo, Ragalna, Santa Maria di Licodia, San Pietro Clarenza, Pedara, Mascalucia e Gravina, continuano a pagare un'acqua che le ordinanze dei sindaci definiscono “non potabile”. Eppure la soluzione esiste. Basta sentire il prof. Riccardo Maggiore, docente di Chimica dell'Ambiente all'Università di Catania, uno dei massimi esperti di trattamento delle acque che operano in Sicilia: “Esistono impianti composti essenzialmente da filtri che hanno un materiale (l'ossido nitrato di ferro granulare), il quale, al passaggio dell'acqua, riesce ad assorbire il vanadio. È una tecnica collaudata, conosciuta, e utilizzata altrove. In Sicilia siamo bravi solo a scavare pozzi, ma non a depurare, a riciclare e a risparmiare l'acqua. Non è un problema di tecnologia, ma di inefficienza amministrativa”

Da diverso tempo assistiamo ad allarmi, ordinanze, inchieste giornalistiche sull'acqua al vanadio proveniente dalla sorgente di Ciapparazzo (vicino Bronte). Può spiegare meglio di cosa si tratta?
“Il vanadio ha un limite di 50 microgammi per litro, un limite introdotto dall'ultima legge dello Stato del 2001 (entrata in vigore nel 2003) scaturita da uno studio effettuato dall'Istituto superiore di Sanità. La legge precedente (la 236) invece non riportava alcun limite. La norma ha fatto emergere questa anomalia non solo nella nostra zona, ma anche in altre parti della Penisola (Centro Italia e Nord Ovest). Sul vanadio, dal punto di vista scientifico, gli studi sono in fieri, nel senso che ci sono parecchie ricerche non ancora arrivate a conclusione definitive. Negli Stati Uniti (per fare un esempio) nella dieta giornaliera degli alimenti ingeriti (va detto che anche certi cibi come il grano, seppure in piccolissime percentuali, contengono vanadio) si passa da un minimo di 10 microgrammi ad un massimo di 200. Il parametro italiano, di 50 microgrammi per litro, è un limite precauzionale. È una precauzione corretta, ma non è detto che questo valore sia il migliore possibile”.

Perché?
“Perché ancora non si sa con certezza qual è la dose oltre la quale si possono avere delle conseguenze per la salute umana. Gli studi si sono concentrati maggiormente sull'esposizione al vanadio per quanto riguarda l'attività lavorativa: mi riferisco alle emissioni di fumi provenienti dalle industrie petrolifere e siderurgiche, ma anche dalle caldaie e dalle automobili. Il vanadio infatti è contenuto soprattutto nel petrolio, ma è un elemento che si trova in dosi elevate anche nei terreni, soprattutto nelle argille”.

Nelle argille?
“Per esempio nelle argille di Ciapparazzo. Una decina di anni fa venne nel nostro laboratorio un perito, un ingegnere idraulico incaricato dal tribunale di Catania per una inchiesta su quel pozzo. Portò dei campioni di quell'acqua, dove trovammo valori piuttosto elevati di vanadio. Mi chiese quali potevano essere le cause. Dissi: probabilmente le rocce o le argille della falda che, cedendo, possono dare luogo a questo fenomeno. Aggiunsi di raccogliere del materiale per studiarlo. Portò delle argille prelevate dal pozzo. Le analizzammo e riscontrammo una percentuale di vanadio pazzesca (altro che 50 microgrammi). Precedentemente, però, lo stesso pozzo aveva dato una quantità di vanadio piuttosto bassa”.

Cosa era successo nel frattempo?
“Si era abbassata la falda, e l'Azienda che gestisce Ciapparazzo (l'Acoset, n.d.r.) aveva deciso di trivellare ulteriormente per captare l'acqua in profondità. Scavando, però, si trovarono queste argille vanadiche, che stanno alla base del nostro vulcano: si tratta di sedimenti marini ricoperti dalla lava un milione di anni fa, quando l'Etna emerse dalle acque”.

Secondo le ultime analisi, si è accertato che la nostra acqua ha una quantità di vanadio di 179 microgrammi al litro, un valore superiore più del triplo rispetto al parametro stabilito.
“179 è il valore massimo. Generalmente è più basso: 70, 80 microgrammi, poco più del limite”.

Quali potrebbero essere le conseguenze?
“Non è facile generalizzare degli studi fatti soprattutto per l'esposizione professionale (dove sono presenti valori molto alti). Per comprendere le conseguenze bisogna fare queste distinzioni. In generale gli studi parlano di effetti sul sistema nervoso, di sindromi maniacali depressive, di tumore al polmone (quando parliamo di vanadio presente nell'aria) o di problemi renali (quando il minerale è presente nell'acqua). La letteratura parla anche di tumore alla tiroide, ma, ripeto, alcuni studi devono essere confermati”.

Le popolazioni dell'Etna, tuttavia, hanno sempre bevuto quell'acqua, senza conseguenze particolari.
“Il problema esiste da quando si è cominciato a scavare in profondità. Purtroppo soprattutto in Sicilia c'è un dissennato spreco di acqua, in parte dovuto alle condutture obsolete, in parte al mancato riciclaggio. È assurdo che ancora si irrigano i campi con l'acqua potabile”. [Luciano Mirone]


23 Luglio 2010

DOMENICA ALLE 20 COMIZIO IN PIAZZA SPEDALIERI DEL SINDACO

«I cittadini devono sapere»

Acqua al vanadio e ridimensionamento del "Castiglione-Prestianni"

I brontesi sono sulle spine per due problemi. Il primo è quello delle percentuali di vanadio nell’acqua di Bronte e di tutti i Comuni serviti dall’Acoset che attingono dal pozzo di Ciapparazzo. Un problema vecchio da decenni, visto che si è andati avanti a colpi di proroghe, che però recentemente ha costretto i sindaci a firmare un’ordinanza che impone di utilizzare l’acqua dei rubinetti solo per scopi igienico sanitari. Il secondo è quello del paventato ridimensionamento dell’ospedale Castiglione-Prestianni.
Problemi importanti che stanno tenendo con il fiato sospeso la città che chiede notizie. Così il sindaco sen. Pino Firrarello, dopo aver avuto alcuni incontri con le autorità competenti ha deciso di organizzare un comizio pubblico domenica 25, alle 20, in piazza Spedalieri. “I cittadini devono sapere – ha affermato il senatore in un comunicato – come mai l’acqua dei rubinetti può essere utilizzata solo per scopi igienico sanitari, e devono sapere cosa abbiamo fatto noi per risolvere il problema e garantire la salute pubblica. Il comizio, insieme con gli altri sistemi di comunicazione, mi sembra appropriato per parlare direttamente con la gente, anche per comunicare loro i rischi che corre il nostro ospedale”. Ed i rischi che il nosocomio brontese corre li ha spiegati il consigliere comunale Giancarlo Luca, pronto a depositare una interrogazione da discutere in Consiglio: “Il nostro ospedale – ha affermato – è a servizio di un bacino montano mal collegato all'area metropolitana, dove risiedono circa 60 mila persone. I risultati negativi ottenuti dal nuovo piano di rientro imposto della Regione ha già provocato lo smantellamento e la definitiva soppressione dei reparti di Psichiatria ed Urologia, oltre al ridimensionamento del reparto di ostetricia da 9 a 6 posti letto. Adesso – continua - il decreto del 25 maggio rischia di provocare la chiusura, entro un anno, dell'Ostetricia, dell'Ortopedia e della Pediatria, oltre al ridimensionamento della Chirurgia in quanto entro il prossimo anno verrà individuata solo una struttura complessa tra Paternò e Biancavilla”. “Faremo di tutto per impedirlo. – conclude Firrarello – Non permetteremo che un decreto regionale demolisca tutto quello che in questi anni è stato sapientemente costruito”.



22 Luglio 2010

Arrestate due nomadi

Aggredirono una donna tentando di estorcerle denaro

Due donne nomadi residenti ad Adrano, entrambe note alle forze dell'ordine, nel marzo scorso hanno aggredito e picchiato per strada una donna di mezza età di Bronte, nel tentativo di estorcerle denaro. Ieri sono finite in manette, arrestate dai carabinieri di Bronte e della Compagnia di Randazzo. Si tratta della 50enne Giuseppa D'Amico e della 25enne Anna Di Giovanni. Le due donne, il 6 marzo scorso, hanno notato per strada una donna sola appena uscita da casa per buttare la spazzatura in un cassonetto. Approfittando del fatto che in quel momento non passava nessuno si sono avvicinate e con violenza hanno subito sbattuto il viso della povera donna contro il muro, intimandogli di consegnargli tutti i soldi che aveva.

La povera donna non aveva con se denaro ed allora le due donne, con fare minaccioso, hanno preteso che la vittima tornasse a casa assieme a loro, prelevando il denaro per consegnarglielo, minacciandola di picchiarla nel caso in cui si fosse rifiutata. Durante il breve tragitto, però, la vittima ha iniziato ad urlare e chiedere aiuto, sperando che qualcuno la soccorresse. Le due malviventi, temendo di essere notate, hanno deciso di dileguarsi. Prima però una di loro, per vendicarsi, ha sferrato un pungo al volto della signora, provocandole delle lesioni. L'episodio non è passato impunito. La donna, infatti, dopo essersi recata in ospedale per farsi medicare, è andata in caserma per sporgere denuncia ai carabinieri che hanno iniziato le indagini e la ricostruzione dell'identikit delle due donne. All'inizio, però, tutti i tentativi sono stati vani. Poi, il 13 marzo, la svolta: il nostro giornale pubblica le foto di due donne nomade di Adrano arrestate dalla Polizia stradale di Siracusa per la classica truffa dello specchietto. La vittima ne riconosce con certezza una e poi, quando gli viene mostrata la foto della seconda, identifica anche la complice. Le due donne, arrestate, devono difendersi dall'accusa di tentata estorsione. [T. P.]



18 Luglio 2010
L'INCHIESTA – L’ACQUA DELL’ETNA
Atto dovuto. Numerosi i sindaci che hanno emesso un'ordinanza per informare i cittadini che l'acqua dei loro rubinetti proveniente dalla sorgente Ciapparazzo «non è potabile»

Quali i possibili danni alla salute?

Alta la concentrazione di vanadio

Dibattito aperto fra scienza e burocrazia: intanto si attende una nuova deroga

Torna alla memoria una vecchia questione ancora non risolta sulla qualità delle acque dell'Etna, ed in particolare sulle conseguenze che potrebbe avere sulla salute l'alta concentrazione (non di poco fuori dai parametri europei) di alcuni minerali, tra cui il vanadio. E se da una parte l'acqua dell'Etna è stata sempre utilizzata dagli abitanti del vulcano per uso potabile, senza gravi conseguenze ad essa direttamente riconducibili, dall'altro lato emerge una certa preoccupazione, o quanto meno, il desiderio di saperne di più, viste le comunicazioni che hanno formulato le amministrazioni dei Comuni di Bronte, Adrano, Biancavilla, Ragalna, Belpasso, Camporotondo Etneo, San Pietro Clarenza, Santa Maria di Licodia, Mascalucia, Gravina e Pedara. Con un'ordinanza i sindaci hanno comunicato ai propri cittadini che l'acqua dei loro rubinetti «non è potabile», o meglio, «di utilizzare l'acqua fornita dall'Acoset, e proveniente dalla sorgente Ciapparazzo in territorio di Bronte, esclusivamente per uso igienico sanitario». Le ordinanze sindacali non sarebbero altro che «atti dovuti», vista la comunicazione dell'Acoset che il 7 aprile scorso aveva trasmesso all'assessorato Regionale alla Sanità l'istanza di proroga del provvedimento di deroga per il parametro vanadio presente nelle acque potabili. La procedura per la richiesta delle deroghe non è una novità. Va ormai avanti da diversi anni e adesso, scaduta l'ultima deroga finora concessa, si attende la nuova, che dovrebbe, essere l'ultima possibile.

La materia è regolamentata dal decreto legislativo del 2 febbraio 2001. In passato, come confermano dalla Regione, «l'Acoset e altri piccoli gestori dell'area etnea hanno ottenuto due deroghe per i valori di parametro relativi al vanadio e al boro, accordate nel 2005 e nel 2007. Tale proceduta prevede l'impegno dei gestori per adottare misure atte a far rientrare i valori entro i limiti previsti dalla legge ed entro i tempi fissati dai provvedimenti di deroga (2005 e 2007). Gli stessi gestori avrebbero anche dovuto curare altri adempimenti che solo in minima parte sono stati assolti». Attualmente invece boro, ferro, manganese e vanadio, i cui massimi valori consentiti sono rispettivamente di 1000 microgrammi al litro, 200, 50 e 50, nella provincia di Catania hanno fatto registrare risultati ben più alti. «In 131 campioni su 478 - spiega il prof. Riccardo Vigneri dell'Istituto di Endocrinologia dell'Università di Catania - il massimo valore riscontrato del boro è di 2100 microgrammi al litro. In 92 campioni su 280 il massimo valore osservato del ferro è di 5300 microgrammi/litro. In 87 campioni su 264 il massimo valore del manganese è di 2600, mentre per il vanadio in 193 campioni su 280 (in più della metà il valore ha superato i 50microgrammi/litro) ed il valore massimo riscontrato è stato di 179 microgrammi al litro». Fuori scala risulta anche il radioisotopo naturale Radon, il cui valore massimo nell'acqua potabile è di 11 Bq/L, ma nell'acquifero etneo in 48 sorgenti su 119 il valore massimo rilevato è stato di 57 Bq/L). Questi i dati raccolti dalla ricerca, Papillary thiroid Cancer incidence in the Volcanic area of Sicily, condotta da quattro Istituti di endocrinologia della Sicilia (le Università di Catania, Palermo e Messina e l'Ospedale Cervello di Palermo) in collaborazione con l'Arpa (Agenzia Regionale per la protezione Ambientale) ed il centro di Epidemiologia e statistica dell'Inserm di Parigi.
Naturali quindi le perplessità sulla questione. Può una deroga rendere l'acqua potabile? Il vanadio rappresenta un reale problema per la nostra salute, o è tutta una questione burocratica? Dal punto di vista della salute della popolazione etnea, l'unica «anomalia» registrata negli ultimi anni nell'area pedemontana, e riscontrata anche in altre aree vulcaniche, è la maggiore incidenza del tumore alla tiroide, comunque considerato curabile e non particolarmente aggressivo. I valori fuori scala nell'acqua etnea rendono l'acqua dell'Etna, l'indiziato numero uno, ma tutto è ancora da dimostrare.

Secondo Rocco Favara, dell'Istituto di geofisica e vulcanologia di Palermo, «il ruolo rilevante dell'Etna nel sistema di approvvigionamento idrico della Sicilia avrebbe dovuto comportare una serie di verifiche sulla qualità delle acque, sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo, visto che le acque dell'Etna nelle zone a valle sono soggette a degassamento e rilascio di diverse componenti da parte del Vulcano». Ma quando è sorto il problema dei limiti? «Il problema - spiega il prof. Salvatore Sciacca, ordinario di Igiene generale e applicata dell'Università di Catania - è sorto nel 1978 quando il Ministero della Sanità ha dato incarico per un esame epistemologico.

Lo studio - continua Sciacca - venne condotto dall'Istituto di Igiene e medicina preventiva di Catania che completò l'indagine tra il '94 ed il '95. L'esame epistemologico non dimostro che il vanadio avesse effetti negativi, anzi si notò che tra queste popolazioni era molto bassa la percentuale di diabetici. Tra il 2004 ed il 2005 l'Istituto superiore di sanità emise l'esame tossicologico sull'acqua etnea. Ma secondo tutte queste indagini l'acqua etnea non era causa di danni alla salute». L'importanza di tali studi vengono confermati dalla stessa Acoset. «Noi ci siamo occupati della qualità delle acque per mestiere e in solitudine - spiega Pippo Giuffrida presidente Acoset, specificando che si tratta di un problema complesso, molto più ampio di quel che sembra, che deve essere trattato con le dovute cautele - Quando fu scoperta la presenza del vanadio ci fu una grandissima riunione in Prefettura, perché ci si poneva il problema se dare l'acqua o no. Quindi iniziammo a fare una serie di studi. Ci occupammo di un lavoro ingegneristico, e legato anche ad un brevetto per la riduzione del vanadio. Successivamente gli studi dell'istituto superiore della Sanità, che finanziammo - puntualizza Giuffrida - fecero capire che le dosi di vanadio assunte non erano così rilevanti per la salute. Ma il problema è capire anche che impatto tutte queste sostanze possono avere sulle attività economiche, sull'agricoltura e sui prodotti». Sullo stato dell'iter burocratico la Regione puntualizza che «nessuna deroga può essere concessa dall'Assessorato della Salute fintanto che non si sarà espresso il Consiglio superiore di Sanità e fintanto che il Ministero della Salute non avrà emesso un apposito decr quale la Regione siciliana viene autorizzata ad accordare la deroga».

La pratica, partita da Catania il 7 aprile scorso, è stata trasmessa al Dipartimento della prevenzione sanitaria del Ministero della salute che ha convocato una riunione per il 18 giugno scorso. «Nel corso della riunione - spiegano dalla Regione - il Ministero della salute e l'assessorato regionale competente formalizzarono all'Acoset e all'Asp di Catania la necessità che l'Acoset integrasse l'istanza. Le integrazioni giunsero alla Regione lo scorso 29 giugno e l'indomani furono trasmesse al Ministero della Salute per il successivo inoltro al Consiglio superiore di Sanità». Dalle informazioni fornite dagli uffici di Palermo si capisce che «all'eventuale riconoscimento della deroga dovranno seguire, da parte del gestore, interventi concreti, tangibili e documentati ai fini dell'abbattimento dei valori di parametro per l'elemento vanadio». In caso contrario «le acque della sorgente Ciapparrazzo - concludono dalla Regione - non potrebbero essere destinate al consumo umano o, in alternativa, la popolazione dovrebbe essere invitata a non utilizzarle come acqua di bevanda». [Sonia Distefano]



11 Luglio 2010

Iacp, crollano i cornicioni

Paura in via Palermo

Si sbriciolano alcuni cornicioni sotto i balconi nelle case popolari dell’Istituto autonomo case popolari, site in via Palermo a Bronte, destando seria preoccupazione fra i residenti. Alcuni, preoccupati per la propria sicurezza, hanno lanciato l’allarme e così sul posto sono arrivati i Vigili del fuoco di Maletto e di Catania, la Protezione civile comunale e il vice sindaco Melo Salvia, anch’egli preoccupato per l’incolumità dei residenti. I Vigili del fuoco hanno effettuato dei saggi nei solai, accorgendosi che piccole parti dei cornicioni di alcuni balconi erano pronti a cedere. Così hanno rimosso le parti pericolanti, ripristinando le condizioni di sicurezza. «Queste abitazioni di edilizia popolare - ha affermato Salvia - non sono di proprietà comunale, né tanto meno sono gestite dal Comune. Vi abitano, però, brontesi, cui vogliamo garantire tutta la massima assistenza. Per questo, dopo aver fatto intervenire la nostra Protezione civile, che ringrazio per aver fornito prontamente il suo apporto, effettueremo le necessarie segnalazioni all’Iacp».
Intanto, dopo l’intervento rassicurante dei Vigili del fuoco, fra i residenti è tornata la calma. Il rischio di crolli imminenti è stato scongiurato anche se la situazione merita di essere attenzionata in modo approfondito per ottenere dall’Iacp interventi di manutenzione. [L. S.]



5 Luglio 2010

FINANZIATI DALLA PROVINCIA REGIONALE DI CATANIA

Consegnati i lavori di Viale Kennedy

La conclusione è prevista per la fine dell'anno

La Provincia ha avviato i lavori di messa in sicurezza della ex strada di Bonifica n. 10 «Bosco Maletto-Barbotte», più nota alla cittadinanza brontese come viale Kennedy. Alla presenza del sindaco, sen. Pino Firrarello, dell’assessore provinciale alla Viabilità, Ottavio Vaccaro e dell’ingegnere capo della Provincia, Filippo Catalano, infatti, sono stati consegnati alla ditta affidataria i lavori voluti dal presidente della Provincia, Giuseppe Castiglione, che ha accolto l’appello del sindaco Firrarello. Per Bronte, infatti, questa strada riveste particolare importanza nel piano della viabilità in quanto collega il nuovo viale Indipendenza con la strada statale 284 all’uscita nord della cittadina, si trasforma perfettamente in una circonvallazione che permette al traffico dei mezzi pesanti di non attraversare più il centro, con benefici sulla qualità della vita dei residenti. “Abbiamo raccolto le legittime istanze di questa comunità. - ha dichiarato l’assessore provinciale Vaccaro - Il sindaco Firrarello ha voluto con forza questo intervento in questa strada importante per il traffico e di grande valenza dal punto di vista turistico”. L’intervento – spiega l’ing. Catalano – sarà principalmente mirato a porre robuste barriere metalliche ai bordi della carreggiata per rendere il transito più sicuro. Ma l’intera carreggiata – conclude – verrà riasfaltata”. In particolare, i lavori prevedono la sostituzione del guardrail divelto in seguito agli incidenti stradali che si sono verificati negli anni e ormai vetusto e l'installazione di nuove barriere metalliche di sicurezza. Inoltre, verrà aumentato lo standard di sicurezza in questi tratti dove è necessario proteggere il transito degli utenti a causa delle condizioni del rilevato o in prossimità dei ponticelli. I lavori riguarderanno anche la messa in sicurezza del sovrappasso ferroviario della Circumetnea, dove si provvederà alla posa in opera di guardrail di protezione integrato con pannelli modulari di grigliato elettrofuso a protezione dei pedoni. La conclusione dei lavori, il cui progetto iniziale prevedeva una spesa di circa 100mila euro è prevista per la fine dell'anno.

Alla cerimonia inaugurale hanno partecipato numerose autorità, fra cui gli ex assessori Pippo Pecorino e Luigi Putrino che ha ricordato la necessità di realizzare delle rotonde all’altezza degli incroci, ed i consiglieri comunali Gino Prestianni, Salvatore Gullotta, Alfio Paparo e Nunzio Saitta. Soddisfatto il sindaco Firrarello che ha anche ottenuto un altro traguardo: la posa del nuovo tappetino di asfalto non si fermerà nel tratto che va da via Indipendenza fino alla statale, ma continuerà fino alla porta naturale dell’Etna, ovvero fino a quando la pavimentazione della strada non si trasforma nel bellissimo basolato lavico che accompagna i turisti fino alle meravigliose lave cordate dell’Etna ed fino al punto base per l’escursionismo del Parco a Piano dei Grilli.

“Con questo lavoro noi risolviamo 2 problemi. – ha affermato - Infatti miglioriamo l’accesso al vulcano ai fini turistici e realizziamo nei fatti una nuova circonvallazione di Bronte veloce e sicura che ci darà la possibilità di alleggerire viale della Regione e via Etna, che ormai possono considerarsi centro urbano in tutti i sensi, dal traffico pesante”.



2 Luglio 2010
LA PROTESTA ALL’INTERNO DEL CANTIERE DELLA COSTRUENDA CASERMA DEI CARABINIERI DOVE AVEVA LAVORATO

Licenziato dopo un mese, operaio s'incatena

Intervengono i sindacati. Dura anche la reazione del sindaco Pino Firrarello: «inaccettabile»

Sperava di essere nuovamente assunto dopo la scadenza del contratto di un mese di lavoro presso il cantiere per la realizzazione della nuova caserma dei carabinieri. Invece mercoledì sera alla fine del turno il capocantiere gli ha comunicato che non avevano più bisogno di lui. Così Alfio Pinzone. operaio edile di 46 anni, padre di 2 figli di cui uno di 6 anni, ieri mattina alle 7 si è incatenato all'ingresso del cantiere. «Non lavoro da un anno - ci dice - Mi avevano promesso il rinnovo del contratto, invece mi hanno gettato per la strada».
Sul posto di buon mattino sono arrivate le organizzazioni sindacali, i carabinieri, ed il vice sindaco di Bronte, Melo Salvia, che ha convinto l'operaio a desistere momentaneamente dalla sua protesta. Così intorno le 9 del mattino l'operaio ha aperto il lucchetto che bloccava una grossa catena al suo braccio, permettendo agli operai di riprendere le attività di cantiere. «Non capiamo - ci dicono il sindacalisti Rosario Portale e Nino Barbera della Filca Cisl e Salvatore Papotto della Fillea Cgil - come possa una impresa titolare di un appalto i cui lavori da programma devono concludersi nel maggio del 2011 assumere gli operai per appena un mese. I contratti vanno fatti fino alla fine del lavoro». Più duro il sindaco Pino Firrarello che ha chiesto di incontrare i vertici delle 2 imprese di Catania e Paternò titolari dell'appalto: «Vi dico di più - ha infatti affermato il primo cittadino - è assurdo che un'impresa che si aggiudica un appalto in un Comune non assuma almeno il 50% della manodopera locale. Capisco gli interessi di impresa e tutte le ragioni di questo mondo, ma in un momento come questo non è ipotizzabile che un grosso lavoro come quello della caserma dei carabinieri non dia lavoro a tanti brontesi». [L. S.]



28 Giugno 2010
DELEGAZIONE BULGARA A BRONTE

I segreti per sviluppare il turismo

Il vice sindaco: "Bronte, esempio da esportare"
Si è creato un ponte fra il Comune di Bronte e la Bulgaria. Il vice sindaco della Città del pistacchio, Melo Salvia, ha ricevuto un folto gruppo di professionisti del turismo e di politici provenienti dall’Est europeo, interessati a conoscere le modalità e le tecniche che Bronte ha utilizzato ed utilizza per sviluppare il turismo enogastronomico ed ambientale. A Bronte, infatti, accompagnati da Loredana Scrivano, sono arrivati professori di economia del turismo dell’Università di Sofia, il sindaco ed il suo vice Comune di Yambol, un tour operator ed alcuni funzionari del ministero del Turismo. Ospitati all’interno del Castello Nelson hanno rivolto nummerose domande al vice sindaco che ha descritto i metodi utilizzati per far conoscere in tutto il mondo il verde pistacchio, che recentemente ha avuto riconosciuta la Dop. “La cooperazione – ha affermato alla fine l’assessore – è importante. Ringrazio la delegazione per aver scelto Bronte come esempio da esportare, al fine di creare sviluppo in Bulgaria. Siamo pronti ad ogni tipo di cooperazione che ci permetta di creare collaborazioni e sinergie che possano portare sviluppo ed economia sia a Bronte sia nell’est europeo”.



27 Giugno 2010

Omicidio Costanzo, chiesto il rito abbreviato per Reale

Primo atto processuale per l'omicidio del giovane Salvatore Costanzo, ucciso per errore all'età di 17 anni. Sotto accusa Alessandro Reale, di 33 anni, che secondo le indagini dei carabinieri avrebbe sparato, e Mario Bonaccorso, 32enne, ovvero l'autista dell'auto utilizzata per la fuga. Si è svolta, infatti, l'udienza preliminare davanti al Gup del Tribunale di Catania, Luigi Barone. I capi di imputazione sono pesantissimi: omicidio e tentato omicidio nei confronti di Russo Antonino, che sempre dalle indagini degli investigatori doveva essere il destinatario delle pallottole. I genitori del povero Salvatore Costanzo all'udienza si sono costituiti parte civile con l'assistenza degli avvocati Maria Cristina Castiglione e Maria Mirenda. Reale, invece è difeso dall'avvocato Antonino Lupo, mentre Bonaccorso dall'avvocato Mario Schilirò. Durante l'udienza Reale ha fatto richiesta di giudizio abbreviato subordinato all'integrazione probatoria di perizia psichiatrica, con il Gup che lo ha disposto, rinviando l'udienza al 2 luglio per il conferimento dell'incarico al perito. Sarà quindi il Giudice per le indagini preliminari a giudicarlo, mentre per Bonaccorso, avendo preferito il rito ordinario, si attende la decisione del Gup per l'eventuale rinvio a giudizio o meno.
A Bronte ancora ricordano quanto accaduto la notte dell'11 dicembre scorso. Salvatore Costanzo si trovava a bordo di una Fiat 500 guidata da Antonino Russo quando, in via Sacerdote Giuseppe Prestianni, veniva colpito da colpi di arma da fuoco esplosi da Alessandro Reale che, successivamente, si dava alla fuga a bordo della sua autovettura guidata da Mario Bonaccorso. L'unica colpa del giovane Costanzo, studente assolutamente estraneo ad ambienti malavitosi, è stata quella di trovarsi casualmente all'interno dell'auto in compagnia di altri giovani. [P. Z.]



24 Giugno 2010
STATALE 284 BRONTE-MALETTO

Risolto dall'Anas il problema degli avvallamenti con il nuovo asfalto

g.g.) Gli strani avvallamenti che caratterizzavano il tratto della Ss 284 che va da Bronte fino a Maletto non ci sono più. L'Anas ha provveduto a riasfaltare la carreggiata nei punti dove si sono formate le fratture, eliminando di fatto i pericoli che tanti automobilisti hanno segnalato. L'intervento dell'Anas segue l'incontro fra il consigliere provinciale Nunzio Parrinello e l'ing. Pier Francesco Savoia, dirigente dell'area tecnica di servizi dell'Anas. «All'Anas prima di ogni cosa - dice il consigliere Parrinello - ho chiesto di ridare al transito dei veicoli la sicurezza necessaria. Le fratture che si sono formate, infatti, mese dopo mese, ed in appena un anno, si sono allargate tantissimo, costringendo gli automobilisti a rallentare per non risentire eccessivamente del salto. Poi, però, - continua - ho chiesto esplicitamente di verificare quali fossero le cause che hanno provocato l'abbassamento del livello della carreggiata. Bene - continua Parrinello - ringrazio l'ing. Savoia per aver celermente riasfaltato la strada che, adesso, è nuovamente sicura, ma soprattutto lo ringrazio per aver garantito il suo impegno per risolvere definitivamente il problema». Le fratture sulla carreggiata si sono formate più o meno nell'aprile del 2009. In particolare un tratto di strada, lungo quasi 100 metri, si era come abbassato provocando un dislivello considerevole. Oggi il transito, almeno momentaneamente, è tornato sicuro.

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