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IL PROBLEMA ACQUA

Luglio 2003 - Novembre 2010

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Emergenza vanadio / Opinioni contrastanti

Bronte, acqua inquinata - Gli Esperti a Confronto

Fa male! No, potrebbe avere effetti benefici!

Installiamo i potabilizzatori! No, innalziamo la tollerabilità per legge. Del "problema vanadio" si discute dal 2002  ma sempre senza alcuna certezza per gli abitanti di Bronte e con opinioni contrastanti.

A chi credere?

E sopratutto come ci si deve comportare nelle abitazioni di Bronte? L'Asp ha risolto il problema dell'acqua al vanadio nel caffè preso al bar, ma una mamma può cuocere la pasta con l'acqua del rubinetto? Un bambino può berla?

In merito mentre la Confcommercio invita a fare chiarezza sulla potabilità ed il parlamentare Giovanni Burtone presenta una interrogazione al Ministero della Salute ed invita le Istituzioni a «dare una risposta che abbia una valenza di natura scientifica alle comunità interessate al fenomeno» il prof. Salvatore Sciacca, direttore del Dipartimento Igiene e Sanità pubblica dell'Università di Catania afferma che "con i tumori l'acqua dell'Etna non c'entra".

In questa pagina:

- Elevate le percentuali che possono essere presenti nell'acqua, ora è potabile
- Con i tumori l'acqua dell'Etna non c'entra
- Vanadio: male o bene, si beve
- Firrarello: Innalzare la tollerabilità
- «Il tumore alla tiroide? L'acqua non c'entra»
- Record di tumori alla tiroide nel Catanese
- «L'acqua di Bronte non fa male»
- L'Etna che fa ammalare
- «Non è mai morto alcuno»
- 'O miracolo!
«Acqua al vanadio sicura e previene patolo­gie»
- Dibattito aperto fra scienza e burocrazia


28 Novembre 2010

Prime anticipazioni dello studio del Dipartimento d'Igiene sul «giallo» che riguarda la salute di 600mila abitanti

«Con i tumori l'acqua dell'Etna non c'entra»

Il prof. Sciacca: «Nessun nesso fra vanadio e tumori»

L'alta incidenza di carcinomi alla tiroide può dipendere da un fattore atmosferico: i gas vulcanici in zona

Salvatore Sciacca, direttore del Dipartimento di Igiene e sanità pubblica “Ingrassia” della facoltà di Medicina di CataniaPunto primo: «La concentrazione di vanadio nell'acqua del versante sud-ovest dell'Etna è in progressivo aumento, anche a causa dell'attività vulcanica in corso». Secondo: «Non c'è alcun nesso fra la presenza di metalli nell'acqua e il tasso di incidenza dei carcinomi alla tiroide nell'area etnea, che potrebbero essere condizionati da altri fattori, tra i quali i gas vulcanici». Punto terzo: «I cittadini possono tranquillamente bere l'acqua». Sono le verità di Salvatore Sciacca, direttore del Dipartimento di Igiene e sanità pubblica “Ingrassia” della facoltà di Medicina di Catania. Lo staff scientifico del professore Sciacca sta provando a risolvere il “giallo” dell'acqua al vanadio, che riguarda quasi 600mila cittadini etnei.

Professore Sciacca, i cittadini sono preoccupati, c'è molta confusione sull'argomento. Vogliamo fare un po' di chiarezza?
«Il problema del vanadio si può inquadrare da due punti di vista, che sono paralleli, ma che in certi punti potrebbero scontrarsi. Un aspetto, che ci riguarda direttamente, è relativo agli effetti sulla salute del vanadio e degli altri metalli che sono presenti in eccesso nell'acqua, come ferro, manganese e boro. Dall'altro lato ci sono i limiti previsti per legge. Questi ultimi sono dei limiti di assoluta e totale sicurezza, che però sono stati, soprattutto per il vanadio, non definitivamente fissati».

In che senso?
«Sono validi fino a quando non ci saranno studi che possano chiarire meglio gli effetti del vanadio sulla salute».

Ma esistono degli studi attestati scientificamente?
«In effetti di studi ne sono stati condotti, e tanti. Un primo studio epidemiologico, commissionato a questo Dipartimento negli anni 90 da ministero della Salute, ha dimostrato che non esistono danni conclamati da vanadio o da altri elementi metallici. Non ci sono in effetti dei cluster, degli addensamenti di malattie in certe zone che possano essere correlati al vanadio, al ferro, al manganese o al boro. E questo studio epidemiologico ha evidenziato una “odds ratio” negativa: il vanadio, da questi studi, risulta addirittura un elemento protettore dell'organismo contro il diabete. Sono state effettuate, sempre per conto del ministero della Salute, approfondite indagini da parte dell'Istituto superiore di Sanità, che hanno dimostrato l'assoluta assenza di effetti negativi sulle cellule da parte del vanadio. Ora si aspetta di sottoporre le risultanze scientifiche al Consiglio superiore di Sanità per arrivare o a un aumento della concentrazione ammissibile, o addirittura alla cancellazione del limite sul vanadio. In tutta Europa non esiste alcun limite per legge di concentrazione di vanadio nell'acqua».

Eppure il limite di legge in Italia c'è e va rispettato. E poi ci sono anche i dati sull'incidenza dei tumori alla tiroide nella fascia etnea.
«Il limite c'è, va rispettato e l'Azienda sanitaria provinciale lo sta facendo legittimamente rispettare. Inoltre è subentrata una recente pubblicazione di eminenti studiosi di endocrinologia, che evidenziavano un elevato tasso di carcinomi della tiroide nella popolazione etnea: oltre 30 casi ogni 100mila abitanti. Tasso che era molto più elevato di quello ritenuto accettabile, pari a 15-18 casi per 100mila abitanti, e più elevato di quello registrato in altre popolazioni confinanti alla zona etnea messe a confronto: quelle del Calatino, del Siracusano, del Messinese».

Come si spiegano questi dati allarmanti? C'è un collegamento con l'alta concentrazione di vanadio nell'acqua dell'Etna?
«Proprio per rispondere a queste domande è partito uno studio epidemiologico-geografico, tutt'ora in corso dal Dipartimento “Ingrassia” e dall'Osservatorio epidemiologico della Regione Sicilia. Abbiamo messo in correlazione la presenza del vanadio e l'incidenza del carcinoma alla tiroide, incrociando i dati della analisi dell'acqua con quelli del registro tumori integrato di Catania, Messina e Siracusa, che poi combaciano con quelli del registro dei carcinomi della tiroide».

Ci può anticipare i primi risultati di questo studio in corso?
«L'alta concentrazione di vanadio si ritrova solamente nelle acque della parte sud e sud-occidentale dell'Etna, mentre in tutto il resto dei paesi etnei la concentrazione è nella norma. Per intenderci: il vanadio si trova nella fascia che va da Bronte fino a Misterbianco, mentre nella zona di Maletto a Linguaglossa, Fiumefreddo, Giarre, Riposto, Acireale, Sant'Alfio, Zafferana non si riscontra presenza di vanadio o si riscontra in percentuali infime. Ebbene, i tassi d'incidenza del carcinoma della tiroide sono assolutamente identici, e quindi superiori alla media, in entrambe le zone. Per capirci: il tasso registrato a Bronte lo stesso di quello che c'è ad Acireale. Se fosse stato il vanadio o fosse stata l'acqua in generale a condizionare il carcinoma alla tiroide, noi qualche dato diverso l'avremmo dovuto trovare».
Ma il tasso d'incidenza tumorale resta comunque superiore alla media.
«Sì, però non c'entrano né l'acqua, né il vanadio. Un altro dato del nostro studio: la popolazione di Messina città, che beve acqua dell'Etna, ha un tasso di incidenza tumorale quasi nella norma, 20 casi per 100mila abitanti, decisamente inferiore a quella registrata nello studio epidemiologico sulla popolazione dell'Etna».

Come si spiega la coabitazione di dati in apparenza così contraddittori?
«In atto le ipotesi sono due: o che sia un problema atmosferico da gas vulcanici dell'Etna, oppure che ci sia un “bias d'osservazione”, ovvero una particolare attenzione della classe medica verso questo tipo di carcinoma».

Quali sono i dati più aggiornati sulla presenza di vanadio nell'acqua etnea?
«In tutta l'acqua che va da Bronte a Misterbianco si va dai 60-70 microgrammi per litro fino alla concentrazione massima senza diluizione della fonte Ciapparazzo, che è di 160-170 microgrammi al litro. In questo momento le concentrazioni sono tutte in aumento, probabilmente a causa di una maggiore pressione dei gas dell'Etna, che solubilizza, ovvero scioglie tutti i sali che sono presenti nelle rocce vulcaniche con la conseguenza di un aumento della presenza di tutti gli elementi, compresi il vanadio, il ferro e il manganese».

C'è quindi un nesso fra il vanadio e l'attività eruttiva dell'Etna?
«Sì, certamente. Il giorno in cui l'Etna erutterà, diminuirà la pressione e di conseguenza diminuirà anche la concentrazione dei sali disciolti nell'acqua. In alcuni pozzi è probabile che, dopo un'eventuale attività eruttiva, i valori di concentrazione del vanadio scenderanno sotto i limiti previsti dalla legge; in altri casi, laddove si registrano dati più allarmanti, ci sarà pure una diminuzione di presenza, che resterà comunque al di sopra dei 50 microgrammi per litro».

E quindi l'unica soluzione “gratuita” è quella di fidarsi delle indicazioni della scienza: chiudere gli occhi e riprendere a bere l'acqua…
«Non c'è da chiudere gli occhi, i dati sono attestati scientificamente. Non è che il mio Dipartimento ha scherzato, né tanto meno l'ha fatto l'Istituto superiore di sanità. È una storia seria, non possiamo permetterci alcun errore. E vi assicuro che non c'è stato alcun errore. L'acqua dell'Etna si può bere, non ci sono dubbi». [Mario Barresi]




21 Novembre 2010

«Il vanadio pentavalente non va misurato»

Il sindaco Firrarello chiede, in base a una normativa, di poter utilizzare le acque del pozzo Musa

Colpo di scena nella questione acqua al vanadio a Bronte: la legge non prevede di dover misurare il vanadio pentavalente presente nell'acqua dei pozzi Musa. Lo ha scritto l'Istituto superiore di Sanità al sindaco di Bronte, Pino Firrarello, che ufficialmente aveva chiesto all'Istituto quali fossero i laboratori accreditati all'analisi del vanadio pentavalente. Se nei pozzi di Ciapparazzo il vanadio nell'acqua supera i 160 mgc/l previsti dalla deroga, nei pozzi Musa questo è appena oltre i 50. Per le autorità però non è ugualmente potabile perché il livello del vanadio pentavalente supera i 50 mgc/l che; invece, secondo l'Istituto superiore di Sanità non va misurato.

Il direttore del Dipartimento Ambiente e prevenzione primaria. Loredana Musumeci, infatti, ha confermato che non esistono laboratori in grado di misurare questo tipo di vanadio, perché la legge non lo prevede: «Dalle informazioni disponibili presso questo Istituto - si legge nella nota - non risulta l'esistenza di laboratori nazionali accreditati per l'esame del parametro “vanadio pentavalente” nelle acque destinate al consumo umano. Comunque, è da rilevare che la normativa vigente, sia a livello europeo che a livello nazionale, non prescrive l'obbligo di conformità. Ne consegue che, allo stato attuale, non è richiesto l'accreditamento dei laboratori preposti ai controlli interni o esterni della qualità dell'acqua destinata al consumo umano».

«Eppure a noi viene impedito di utilizzare l'acqua dei pozzi Musa - replica l'assessore Enzo Bonina che sta seguendo la querelle vanadio - dove il vanadio generico supera appena i 50 mgc/l e rientra perfettamente nelle prescrizioni della deroga. Viene impedito perché dalle analisi sono risultati anche 57 mgc/l di vanadio pentavalente che fino ad oggi abbiamo contestato perché misurato con un notevole margine di errore, oggi scopriamo che non doveva neanche essere misurato, anche perchè non ci sono laboratori accreditati». Il problema è sorto perché nel decreto di proroga la misurazione del vanadio pentavalente è prevista, ma a Bronte si chiedono: “Come mai il decreto obbliga ad un adempimento non previsto dalla legge?”

“Questa risposta - afferma il sindaco Pino Firrarello - chiarisce appena uno solo dei tanti dubbi che caratterizzano questa brutta vicenda, perpetrata ai danni della comunità brontese. Ho già chiesto di inviare questa nota all’Asp che si ostina a chiedere dati sul vanadio pentavalente, alla Guardia di Finanza che sulla vicenda sta indagando, alla Magistratura, e al prefetto. Non è possibile che studiosi non riescano a trovare prove sulla pericolosità del vanadio e che decreti di deroga vadano oltre la ratio delle normative cui devono ispirarsi”.


  21 Novembre 2010
Il sindaco Firrarello riceve una nota dall'Istituto di sanità: la legge non prevede la misurazione

Vanadio, altro round polemico

«Perchè ci viene impedito di utilizzare l'acqua che scorre dai rubinetti?» (...)



11 Novembre 2010
EMERGENZA VANADIO

Nuove analisi dell'acqua dei pozzi Musa

E’ iniziato il conto alla rovescia per sapere se dai pozzi Musa il livello di vanadio è rientrato all’interno dei parametri previsti dalla legge o meno. Ieri, infatti, i tecnici del dipartimento di Igiene e Sanità pubblica dell’Università di Catania hanno prelevato dei campioni di acqua che analizzeranno per verificare se il vanadio è sceso sotto la soglie dei 50 mg/l. Gli esperti concordano nel sostenere che le percentuali di vanadio sono direttamente proporzionali alla temperatura. Oltre a ciò l’Università si sarebbe dotata di strumentazione più precisa per rilevare le percentuali di vanadio pentavalente, che nelle ultime analisi superava i limiti previsti anche se calcolato con un margine di errore troppo ampio.

Per il capo dell’Ufficio tecnico ing. Salvatore Caudullo se i risultati saranno buoni si potrà chiedere l’autorizzazione in deroga per l’utilizzo dei pozzi Musa 1 e 2. I risultati delle analisi saranno pronti fra 10 giorni circa, ma nel frattempo continua a lavorare l’equipe di esperti chiamati dal sindaco per verificare la possibilità di trovare nuovi fonti di acqua di qualità migliore di quella del pozzo di Ciapparazzo, “campione” per quantitativi di vanadio.

Dai primi sondaggi effettuati dai prof. Carlo Modica ed Alberto Capisano, docenti di Costruzioni idrauliche del Dipartimento di ingegneria civile dell’Università di Catania, è emerso che le pompe che sollevano l’acqua dai pozzi Musa 1 e 2 sono sommerse ben 18 e 52 metri dal livello dell’acqua nella falda. Ciò farebbe ipotizzare che da questi pozzi si potrebbe captare molta più acqua. “Sono tutte analisi e ricerche – ha concluso l’assessore Enzo Bonina – utili a risolvere il problema in maniera definitiva, nel rispetto degli obiettivi che ci siamo posti”.



  17 Novembre 2010

FIOCCANO LE DIFFIDE A PANIFICI E LOCALI PUBBLICI: L'ACQUA DAI RUBINETTI NON E' POTABILE, ANZI FORSE SI!

Vanadio: male o bene, si beve

Confcommercio diffida l'Acoset che a sua volta spiega che è... così

Imbarazzo nel mondo del food. Smarrimento tra gli imprenditori della ristorazione che hanno attività nell'hinterland catanese. Fioccano le diffide e aumentano i rischi di cessata attività per via dell'utilizzo di acqua, pagata come potabile, ma contenente un livello superiore al consentito di vanadio e manganese. Ma il paradosso sta nel fatto che la stessa acqua è utilizzata tranquillamente dall'utenza domestica che risiede a Belpasso, Bronte, Mascalucia e in tutti i comuni forniti dall'Acoset.
La domanda sorge spontanea, l'acqua è potabile o no? La Confcommercio, per tutelare le attività degli associati, sta cercando le risposte e per richiamare l'attenzione sul problema ha anche inviato ieri una diffida all'Acoset.
Ieri, in conferenza stampa, oltre al presidente di Confcommercio Sicilia Pietro Agen, al vice direttore di Confcommercio Catania Giuseppe Cusumano, al presidente regionale della Fipe Dario Pistorio e al prof. Roberto Fallico dell'Istituto d'Igiene dell'Università di Catania, è arrivato a sorpresa il presidente dell'Acoset Fabio Fatuzzo per cercare di chiarire la questione. “Siamo di fronte a una normativa poco chiara - ha esordito il presidente di Confcommercio Agen - gli imprenditori del food pagano l'acqua come bevibile, hanno avuto rassicurazioni sulla potabilità dall'Asp, vorrebbero regolarizzare la loro posizione semmai ci fosse bisogno ma sono già arrivate un centinaio di provvedimenti di sospensione dell'Asp, che, per evitare pesanti sanzioni anche penali, porteranno alla chiusura in attesa di sviluppi della vicenda, e nessuno è in grado di spiegare come mettersi in regola”.

Se l'acqua erogata è uguale per tutti, e risultasse potabile, non si capisce perché gli esercizi pubblici in queste ultime settimane sono stati meta di numerosissime visite da parte degli organi di vigilanza che, giustamente, esercitando il loro lavoro, in alcuni casi hanno somministrato sanzioni ed in altri addirittura hanno intimato anche la sospensione dell'autorizzazione sanitaria a panifici, ristoranti, bar, pasticcerie. 54 diffide solo a Bronte, un centinaio nei vari comuni interessati. Se continua così verrà messa in ginocchio l'economia dell'intera provincia.
“Gli utenti serviti dall'Acoset sono 230mila - ha illustrato il presidente Fatuzzo - le gallerie Ciapparazzo forniscono 680 litri d'acqua al secondo, un terzo della popolazione rimarrebbe senza fornitura se chiudessimo i rubinetti. Per fare chiarezza ho chiesto un incontro col Prefetto e giovedì prossimo sarò a Palermo per esporre il problema all'assessore regionale alla Sanità Massimo Russo per chiedere la verifica delle sostanze contenute nell'acqua da tenere sotto controllo. Inoltre, mi sono già rivolto alla Protezione civile per ottenere un abbattimento delle sostanze nelle acque dell'Etna”.

Intanto fanno discutere i limiti imposti per legge alla quantità di vanadio, 160 ml per il tetravalente e 50 ml per il pentavalente, 50 ml per il manganese, che probabilmente dovrebbero essere rivisti, considerato che l'Italia è l'unico paese in cui esiste un limite mentre in tutti gli altri paesi europei è consentita l'utilizzazione di acqua ricca di vanadio.
“I rischi sono due - ha spiegato il prof. Fallico - interrompere la fornitura d'acqua e creare immani problemi di ordine igienico- sanitario o continuare a dare l'acqua col rischio che possa dare origine a spiacevoli conseguenze sulla salute. Non c'è dubbio che i limiti di vanadio e manganese andrebbero rivisti ma allo stato attuale l'acqua non rappresenta un problema per la salute”.

26 Novembre 2010

L'Acoset: «Stiamo lavorando»

Sulla questione vanadio, è giunta una nota dell'Acoset: «Il problema della presenza del vanadio nelle acque delle Gallerie Ciapparazzo, viene costantemente attenzionato dal prof. Fabio Fatuzzo, presidente dell'Acoset, il quale sta cercando di giungere alla soluzione del problema con l'aiuto del Dipartimento di Igiene della Università di Catania, del direttore sanitario dall'Asp 3 di Catania e dell'assessorato regionale alla Sanità. Della vicenda è stato informato anche il prefetto di Catania al quale è stata inviata una relazione.

«Va premesso che la presenza del vanadio nelle acque del massiccio dell'Etna ed in particolare per quanto riguarda l'Acoset, nelle acque della Gallerie Ciapparazzo, è stato oggetto di approfondito esame sin dalla metà degli anni novanta. Dalle Gallerie Ciapparazzo viene servito un notevole numero di utenti dell'Acoset e dalle stesse Gallerie vengono forniti anche quantitativi di acqua ai Comuni di Bronte e Biancavilla, non soci dell'

Questi gli ultimi interventi dell'Azienda tendenti alla soluzione:
Il prof. Salvatore Sciacca, direttore del Dipartimento di igiene dell'Università di Catania, ha redatto una relazione con la quale sostiene l'infondatezza della tesi che l'elevata concentrazione di vanadio sia causa di alcune tipologie tumorali.
Il dott. Domenico Barbagallo, direttore sanitario dell'Asp 3, ha fatto pervenire all'Acoset uno studio effettuato negli Usa circa i benefici effetti del vanadio che viene aggiunto ad alcune acque.

Il dott. Virga dell'assessorato regionale alla Sanità, in un incontro avuto con il presidente Fabio Fatuzzo, ha espresso pieno assenso a quanto affermato dal prof. Sciacca ed ha condiviso alcune ipotesi operative per scongiurare il pericolo della chiusura degli impianti.

Le ipotesi operative possono così riassumersi: chiedere all'Istituto Superiore della Sanità la sospensione del controllo sul vanadio in base alla relazione del prof. Sciacca e, al contempo, condurre una approfondita sperimentazione che fughi ogni dubbio circa le reali conseguenze; in via subordinata elevare l'attuale soglia del vanadio pentavalente fissandola temporaneamente a 250 mg.
E' stata, inoltre, presentata anche alla Protezione civile istanza per la realizzazione di un apposito impianto di abbattimento del vanadio.

Si è riscontrata anche una positiva valutazione del Presidente della Regione. Il prefetto da parte sua ha assicurato al presidente Fabio Fatuzzo che avrebbe comunicato in tempi brevissimi le determinazioni e le iniziative che riterrà di adottare.


17 Novembre 2010
IL CASO VANADIO - CONFCOMMERCIO CHIEDE CHIAREZZA SULL'ACQUA
Molti controlli in diversi esercizi commerciali di Bronte, Belpasso, Nicolosi e Mascalucia. «Paghiamo il servizio di un acquedotto che purtroppo non può essere utilizzato»

«Sull'acqua vogliamo chiarezza»

Confcommercio attacca l'Acoset.

«Deve dirci se è potabile». Replica Fatuzzo: «E' l'Asp che ha emesso le diffide»

La vicenda "vanadio" non è ancora conclusa, anzi la discussione sulla qualità dell'acqua dell'Etna sembra allargarsi, non si capisce bene se in risultati concreti, eccessivi timori, chiacchiere o "questioni politiche", ma sicuramente in diffide, trasformando in utopia l'approccio multidisci­plinare alla materia, che era stato auspicato il 5 giugno scorso in un convegno organizzato dal Parco dell'Etna dove, illustrata la ricerca sull'incidenza del tumore tiroideo nelle zone etnee, emerse il problema relativo alla qualità delle acque del nostro vulcano.
Sull'argomento sembrano susseguirsi invece solo atti d'ufficio, tra ordinanze sindacali, deroga regionale e diffide da parte degli ispettori dell'Asp agli esercenti di beni alimentari. Adesso sulla questione Confcommercio scende in campo girando l'azione legale all'azienda erogatrice del servizio di approvvigionamento idrico.
La notizia si è avuta ieri nel corso di una conferenza stampa dove si è parlato di una diffida all'Acoset già inviata il giorno prima. «Vogliamo chiarezza», questa la richiesta del presidente di Confcommercio Sicilia, Pietro Agen, che ha parlato di smarrimento degli esercenti e rischio di cessata attività. Le visite dell'Asp sono state registrate soprattutto a Bronte (58 è il numero emerso da Confcommercio), poi Belpasso, Nicolosi e qualche caso inizia a contarlo anche Mascalucia. Tutto ancora senza certezze e in attesa dei risultati che dicano quali sono adesso i valori dei minerali presenti nell'acqua delle gallerie Ciapparazzo e che consentano ai sindaci di revocare l'ordinanza.
«I nostri imprenditori usufruiscono del servizio di un acquedotto pubblico - continua Agen - e sono diffidati perché utilizzano un'acqua che non corrisponde ai requisiti di legge, ma che pagano regolarmente come se fosse acqua potabile».
Secondo Agen, l'aspetto più grave sarebbe che «le diffide piovono sull'utilizzo di un'acqua che non sembrerebbe pericolosa e che può essere utilizzata invece nelle case. Oggi abbiamo dimostrato con pareri scientifici - ha continuato Agen chiamando in causa il prof. Salvatore Sciacca dell'Istituto di Igiene dell'Università di Catania che ha inviato un documento a sua firma - che l'acqua in questione non è assolutamente pericolosa, anzi alcuni elementi, come il manganese, farebbero bene». Ma sul vanadio, invece, lo stesso Agen conferma che «non si sa né se fa bene, né se fa male».
Contraddizione che non elimina il dubbio e la lecita domanda: «L'acqua è potabile o no?». Per cercare di chiarire la questione in conferenza stampa, alla quale erano presenti anche il vice direttore di Confcommercio Catania Giuseppe Cusumano, il presidente regionale della Fipe, Dario Pistorio e il prof. Roberto Fallico dell'Istituto d'Igiene dell'Università di Catania, è intervenuto a sorpresa il presidente dell'Acoset, Fabio Fatuzzo. «Non tutti i paesi sono serviti da noi», ha risposto il presidente Fatuzzo, che sull'azione legale ha precisato: «Non è Acoset che ha emesso le diffide, ma l'Asp. Ho chiesto un incontro con il prefetto. Giovedì sarò all'assessorato regionale alla Sanità per avviare un'azione per rivedere vanadio e manganese. Mi sono già rivolto alla Protezione civile per avere l'abbattimento delle sostanze, anche se si parla di milioni di euro». [Sonia Distefano]

L'ESPERTO

«IL TUMORE ALLA TIROIDE? L'ACQUA NON C'ENTRA»

Sciacca: «A Messina meno casi, ma bevono dalla stessa sorgente»

L'atavica "questione vanadio" che riguarda 230mila utenti Acoset, forniti dalle gallerie Ciapparazzo con 680 litri d'acqua al secondo, è stata pubblicamente ripresa dal prof. Salvatore Sciacca, direttore Dipartimento Igiene Facoltà di Medicina Università di Catania, a Belpasso, nel corso di una tavola rotonda volta a promuovere il territorio, le sue risorse e quindi i suoi prodotti, tra cui anche le acque dell'Etna. Proprio nel suo intervento, Sciacca ha esordito garantendo la qualità delle acque del vulcano.

«Adesso il problema non è il vanadio. Sotto le lenti di ingrandimento è tutta l'acqua dell'Etna che contiene questi metalli pesanti, tra cui il manganese che è un attivatore enzimatico essenziale nell'organismo, e anche il ferro - spiega Sciacca - perché il ferro faccia male ci vogliono concentrazioni di 5 grammi/litro nell'acqua e noi abbiamo al massimo concentrazioni di 600 milligrammi in alcune acque, che, fra l'altro, non vengono nemmeno utilizzate».

Secondo Sciacca «la causa del tumore alla tiroide non è l'acqua, perché a Messina - dove l'incidenza è minore rispetto a Catania - il 90% della popolazione beve acqua dell'Etna. L'acqua di Fiumefreddo».
Ma gli studi condotti finora, almeno in Sicilia, non spiegano ancora quali sono gli agenti cancerogeni e le ricerche non sembrerebbero essere ancora arrivate all'approccio scientifico che presuppone e richiede l'individuazione di rapporti di causa ed effetto.
Tutto, dunque, dalla scorsa estate quando pubblicammo i dati delle alte concentrazioni dei minerali della fonte Ciapparazzo, sembrerebbe invariato. Così dal 1978 - quando il ministero della Sanità ordinò un esame epistemologico e iniziò ad emergere il problema "vanadio" con gli studi condotti dall'Istituto di Igiene e medicina preventiva di Catania, avviati tra il '94 ed il '95 - al 2004 e 2005 quando l'Istituto superiore di Sanità emise l'esame tossicologico sull'acqua etnea, si arriva all'autoriz­zazione dell'ultima deroga della Regione Sicilia di qualche mese fa, concessa a patto che il dipartimento di Igiene di Catania continui gli studi.

Adesso, davanti al riproporsi del problema e alla ricerca di chiarezza, lo stesso Sciacca dichiara che la ricerca «sta continuando», anche se «purtroppo non ci sono novità. La ricerca consiste ancora nella misura del tumore agli altri apparati. Altri cluster non ce n'è. A me hanno dato il peso di tutta questa vicenda senza incarichi ufficiali. La ricerca prosegue senza nessun finanziamento, ma con i soldi del dipartimento». [S. d.]




25 Novembre 2010
E' partita dall'assessorato regionale Sanità

I limiti del vanadio

Richiesta già a Roma

L'ipotesi è di portare i valori ammessi dal ministero ad almeno 100 microgrammi per litro
Primo passo verso la discussione al Ministero della Salute della possibilità di innalzare le percentuali minime consentite di vanadio nell'acqua, oggi fissate a 50 microgrammi per ogni litro e derogate, fino alla fine del 2011, a 160. Il dirigente del servizio Igiene e alimenti del Dipartimento per le attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico dell'assessorato regionale della Salute, dott. Antonino Virga, ha inviato a Roma la richiesta di revisione del limite del vanadio, come aveva chiesto ufficialmente il sindaco di Bronte, Pino Firrarello.

"L'Amministrazione comunale di Bronte - scrive Virga nella sua nota - ha chiesto a questo Dipartimento di farsi promotore della richiesta di revisione del parametro vanadio, elevando il limite ad un valore non inferiore a 100 mg/l. A sostegno di tale tesi vengono citati alcuni protocolli e studi scientifici secondo i quali si dimostrerebbe che dai livelli di vanadio superiori ai limiti di legge nelle acque in distribuzione potabile non derivano effetti nocivi sulla salute delle popolazioni".

Uno degli studi scientifici cui fa riferimento Virga è quello eseguito dei professori Sciacca, Castaing e D'Agati dell'Università di Catania, che dimostrano come l'insorgenza del tumore della tiroide non sia legato all'utilizzo di acqua al vanadio. "Del resto - dice l'assessore Enzo Bonina di Bronte che è anche medico di base - nello svolgimento dell'attività professionale non sembra esserci a Bronte maggiore incidenza di questo tipo di tumore rispetto agli altri Comuni del Distretto". "Attendo ancora - conclude il sindaco Firrarello - che qualcuno mi consegni uno studio o il risultato di una sperimentazione che attesti la pericolosità del vanadio".

Intanto continua a lavorare l'equipe che il sindaco ha formato per individuare altri pozzi sull'Etna o comunque altri sistemi che permettano al Comune di liberarsi dell'acqua proveniente dal pozzo di Ciapparazzo. Coordinata dal capo dell'Ufficio tecnico, ing. Salvatore Caudullo, questa mattina si riunirà nella sede dell'Ato idrico di via Coviello a Catania. Si continua a lavorare su più fronti quindi: quello legislativo per far alzare i parametri del vanadio e quello tecnico. Inoltre gli uffici del Comune a seguito della comunicazione da parte dell'Istituto superiore di Sanità che attesta come il vanadio pentavalente non andava misurato ai fini dell'accertamento della potabilità dell'acqua, sta tentando di ottenere le autorizzazioni di utilizzo in deroga dell'acqua dei pozzi Musa.


 
  6 Novembre 2010

Gli esperti lo hanno rassicurato che non c’è relazione con i tumori alla tiroide

Firrarello: innalzare la tollerabilità del vanadio

E’ partita ufficialmente la richiesta del sindaco di Bronte, Pino Firrarello, per far innalzare le percentuali minime consentite di vanadio nell’acqua, oggi fissate a 50 microgrammi per ogni litro e derogate, fino alla fine del 2011, a 160. Il primo cittadino, infatti, ha firmato una lettera da inviare all’assessorato regionale alla Sanità, chiedendogli di farsi promotore di una formale richiesta nei confronti del ministro della salute Ferruccio Fazio.
“Se avessimo avuto qualche minima prova della pericolosità del vanadio - afferma Firrarello - non avremmo mai avanzato questa richiesta.
Gli studiosi ed i ricercatori che ho interpellato in questi mesi mi hanno sempre assicurato che il vanadio semmai potrebbe avere effetti benefici per alcune patologie. Di certo - ribadisce – non c’è stato alcuno che mi abbia consegnato uno studio o il risultato di una sperimentazione che attesti la pericolosità del vanadio. Per questo, forti delle relazioni dei professori Sciacca, Castaing e D’Agati dell’Università di Catania, che dimostrano come l’insorgenza del tumore della tiroide non sia legato all’utilizzo di acqua al vanadio, abbiamo deciso di avanzare formalmente la richiesta di innalzare i limiti”.

Nella missiva Firrarello chiede che la soglia minima consentita i vanadio nell’acqua non sia minore a cento microgrami litro. “Non è solo il problema di Bronte - aggiunge il senatore-sindaco - ma dell’intero versante ovest dell’Etna servito dai pozzi di Ciapparazzo”. Intanto l’Ufficio tecnico dì Bronte, coordinato dall’ing. Salvatore Caudullo, per il problema dell’acqua, continua a lavorare su diversi fronti: “Non abbiamo accantonato l’idea di costruire un depuratore, - conclude il sindaco - come è vero che stiamo cercando altre fonti di approvvigionamento. Il problema dell’acqua è troppo grave per non percorrere tutte le strade possibili”.

7 Novembre 2010
FALDA. LA RICHIESTA E' STATA INOLTRATA ALLA REGIONE
Il sindaco di Bronte

Tolleranza sulla dose di vanadio nell'acqua

Pino Firrarello: è un elemento che non nuoce alla salute. Sempre valida l'ipotesi di realizzare il potabilizzatore. La questione interessa il versante ovest dell'Etna.


6 Novembre 2010

BRONTE, IL CASO ACQUA

Il sindaco chiede: «Percentuale di vanadio a 100 microgrammi»

E’ partita ufficialmente la richiesta del sindaco di Bronte, Pino Firrarello, per far innalzare le percentuali minime consentite di vanadio nell’acqua, oggi fissate a 50 microgrammi per ogni litro e derogate fino alla fine del 2011 a 160. [...]

6 Novembre 2010

La Confcommercio batte i pugni

«Si faccia chiarezza sulla potabilità»

La Confcommercio provinciale torna sul problema dell’acqua al vanadio che ha arrecato disagi agli operatori del comparto alimentare prima nel Comune di Bronte e adesso anche in quello di Nicolosi, e con molte probabilità la stessa preoccupazione relativa alla fornitura di acqua per uso domestico non conforme potrebbe presentarsi a Mascalucia, Adrano, Belpasso, Biancavilla, Camporotondo Etneo, Gravina, Pedara, Ragalna, S. Maria di Licodia e in altri Comuni dell’hinterland catanese.

“Vorremmo che sulla vicenda si facesse un po’ di chiarezza - afferma il presidente provinciale di Confcommercio Riccardo Galimberti - Non è stato ancora chiarito se l’acqua è potabile, perché se non lo fosse non si riesce a capire perché comunque viene utilizzata senza nessun problema dalle famiglie nelle civili abitazioni e non può essere invece utilizzata dalle attività commerciali e/o dai pubblici esercizi.
Se l’acqua erogata è uguale per tutti, e risultasse potabile, ci chiediamo perché gli esercizi pubblici in queste ultime settimane sono stati meta di visite da parte degli organi di vigilanza che, giustamente, esercitando il loro lavoro, in alcuni casi hanno somministrato sanzioni e in altri addirittura hanno intimato anche la sospensione dell’autorizzazione sanitaria”.

Ma perché - si chiede Confcommercio - l’acqua con tracce di vanadio non va bene per la somministrazione negli esercizi pubblici e va bene per le abitazioni?».



11 Novembre 2010

La cattedra di Endocrinologia studia il fenomeno da oltre 12 anni. Finora si hanno soltanto «evidenze circonstanziali»: nel bacino etneo si rileva Radon nel 40% delle sorgenti. Presenti anche vari metalli

Tumori alla tiroide

Nel territorio etneo incidenza doppia rispetto alla media

Alla ricerca delle cause. Gli studi si concentrano sull’acqua delle sorgenti dell’Etna

La notizia è di quelle che inquietano. In provincia di Catania l'incidenza del tumore alla tiroide è più del doppio rispetto alle altre zone dell'isola. Ogni anno, in Sicilia, in media, su 100.000 abitanti, si ammalano di questo tipo di tumore 14,1 donne e 3 uomini, ma nel nostro territorio questi dati salgono a 31,7 donne e a 6,4 uomini.
Quello alla tiroide è uno dei pochi tumori che colpisce di più le donne che gli uomini, in un rapporto 4 a 1, e che ha il suo picco in età «giovane», intorno a 50-55 anni, a differenza degli altri tumori che abitualmente seguono una linea ascendente progressiva. Di più. Mentre in tutti i Paesi occidentali i tumori sono in fase di decrescita, grazie alla prevenzione e alle cure, quello alla tiroide è in aumento in tutto il mondo tant'è che è passato dal 14° posto per frequenza all'8°. Gli studi internazionali hanno poi rilevato che la sua incidenza cresce esponenzialmente nelle zone dove ci sono vulcani attivi di tipo basaltico, come alle Hawaii, in Islanda, nelle Filippine.

Di qui la scelta del ministero della Sanità di finanziare i progetti di ricerca avviati da tempo dalla cattedra di Endinocrinologia dell'Università di Catania diretta dal prof. Riccardo Vigneri. Questi, con il suo gruppo, da oltre dodici anni porta avanti una ricerca complessa condotta attraverso le ventiquattro Anatomie patologiche che esistono in Sicilia, centri che hanno consentito la costituzione del «registro siciliano dei tumori alla tiroide». Ricerca condotta con la collaborazione dell'Università Cattolica di Roma, dell'Istituto di vulcanologia di Palermo e dell'Istituto Maugeri di Pavia.

Allo stato un dato è certo: nel territorio etneo l'incidenza dei tumori alla tiroide è significativamente più alta che nel resto dell'isola e persino rispetto al territorio della Piana di Catania tant'è che nelle aree di Caltagirone e Palagonia si registra soltanto il 20% dei nuovi casi di malattia. Ma se il dato è certo, altra cosa è indicare il perché di questo stato di cose e, soprattutto, scoprire quali sono le sostanze cancerogene che provocano la malattia.
Il professore Vigneri è secco. «Se mi si domanda quali sono gli agenti cancerogeni la risposta è: non lo sappiamo». Allo stato della ricerca si hanno soltanto delle «evidenze circostanziali», mentre l'approccio scientifico presuppone e richiede l'individuazione di rapporti di causa ed effetto. E a questo stadio della ricerca non si è ancora arrivati. Sappiamo che gli agenti cancerogeni possono essere inalati perché presenti nell'aria o ingeriti attraverso l'acqua o il cibo, che a sua volta li trae dalla terra. E sappiamo, grazie ad uno studio dell'Istituto di vulcanologia di Palermo, che nel 40% delle sorgenti del territorio etneo si registra la presenta di notevoli quantità di Radon, un gas radioattivo naturale che si trova nelle viscere della terra e nelle faglie dei vulcani. Se la soglia massima consentita dall'Europa è di 11 mBq (millicbequerel), in quasi la metà delle sorgenti dell'Etna raggiunge soglie di 20, 25 e persino 30 mBq. Una presenza particolarmente elevata. Ma va detto, per non creare allarmismi, che il Radon, essendo un gas, si volatilizza delle tubature.

Non solo. Gli studi dell'Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale) hanno rilevato la presenza nelle acque del bacino idrico dell'Etna - e si tratta di 1,7 milioni di metri cubi di acqua - la presenza di vari tipi di metalli: boro, ferro, manganese, vanadio ed anche palladio e persino uranio. Una presenza che non può sorprendere se si pensa che il vulcano rigassifica in continuazione e l'acqua calda acida che s'infiltra tra le rocce scioglie i metalli, ma questo non significa che ci sia alcuna prova del fatto che questi metalli possano causare il tumore alla tiroide, come non c'è alcuna prova di causa affetto neppure per quanto riguarda il Radon del quale l'unica cosa che si sa scientificamente è che provoca il tumore al polmone. Di qui le nuove analisi sui dati condotte dall'Istituto Maugeri di Pavia e la sperimentazione su topi, in corso alla Cattolica di Roma, per valutare gli effetti sulla tiroide dell'acqua carica dei metalli.

Il fatto che si sia pensato che l'acqua possa avere un'incidenza sul tumore alla tiroide è frutto, anch'esso, di alcune «evidenze circostanziali». Nel Messinese, sebbene il cono del vulcano sia più vicino a quel territorio che a Catania, l'incidenza del tumore alla tiroide è di gran lunga più bassa. Dunque l'aria incide poco. Certo va valutata l'influenza dei venti che, sul vulcano, soffiano da Ovest verso Est e Sud/Est, cioè sul territorio catanese. Ma l'ipotesi di lavoro su cui si sta studiando tiene in considerazione soprattutto l'acqua del bacino etneo. La cattedra di Endocrinologia sta effettuando studi su quella che scorre nei rubinetti e, attraverso l'analisi delle urine, sul modo in cui i vari metalli si concentrano nel corpo umano. Per saperne di più, dunque, bisogna attendere. Il prezzo che la nostra provincia paga al tumore alla tiroide - spiega il professore Vigneri - è di circa 100 nuovi casi ogni anno. Ma che non ci siano allarmismi. «Se diagnosticati per tempo, nel 90% dei casi di tumore alla tiroide la metà dei malati guarisce del tutto e l'altra metà ha una capacità di sopravvivenza dai 15 ai 20 anni e oltre». [Pinella Leocata]



22 Ottobre 2010
LO STUDIO DEL PROF. VIGNERI RILANCIATO DAL SOTTOSEGRETARIO ALLA SALUTE ALL’ON. BURTONE

Record di tumori alla tiroide nel Catanese

Nella provincia di Catania, l’incidenza del cancro della tiroide è maggiore di oltre due volte rispetto al resto della Sicilia (a Catania 31,7 per centomila residenti ogni anno nelle donne e 6,4 negli uomini; mentre nel resto della Sicilia 14,1 nelle donne e 3 negli uomini). Il dato emerge da uno studio epidemiologico, denominato Papillary thyroid cancer incidence in the volcanic area of Sicily, promosso dal ministero della Salute e coordinato dal gruppo del prof. Riccardo Vigneri dell’Università di Catania, cattedra di endocrinologia.

E’ questa la sintesi di una risposta data dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini ad una interrogazione presentata dal parlamentare catanese del Pd Giovanni Burtone. “L’ipotesi della veicolazione del carcinogeno con l’acqua potabile presente nel bacino idrico della zona etnea per la presenza di metalli (boro, ferro, manganese e vanadio) e del Radon - sottolinea Burtone - è avvalorata dal fatto che il cancro della tiroide è aumentato in un’area che coincide con il bacino di distribuzione e che riguarda circa settecentomila abitanti”.

“Il sottosegretario - spiega Burtone - ha fatto un’analisi puntuale della situazione, ha indicato anche quali progetti sono stati avviati, ma la gravità emersa dagli studi condotti credo sia tale da dover portare ad uno sforzo maggiore da parte delle nostre istituzioni. Tale sforzo deve innanzi tutto essere fatto dagli enti territoriali, in modo particolare dalla regione, ma un ulteriore passo in avanti lo deve compiere anche il Ministero. Nelle stesse acque esaminate - ricorda Burtone - l’Arpa ha rilevato che la concentrazione del boro, del ferro, del manganese e del vanadio, è superiore alla massima concentrazione ammissibile per un’acqua potabile. I dati - conclude Burtone - devono allarmare le istituzioni e indurle a fare fino in fondo il proprio dovere: occorre studiare, analizzare, continuare a sostenere la ricerca dell’Università di Catania e dare una risposta che abbia una valenza di natura scientifica alle comunità interessate al fenomeno”.



18 Ottobre 2010
«CASO VANADIO».
 IL FORUM CATANESE INTERVIENE DOPO LA SOSPENSIONE DELLE AUTORIZZAZIONI AI NEGOZI

«L'acqua di Bronte non fa male»

Anche il Forum catanese per l'acqua pubblica interviene nel «caso vanadio» per il quale a Bronte sono state sospese le autorizzazioni sanitarie ai negozi del settore alimentare.
«L'acqua contenente vanadio con un limite superiore a 50 microgl (limite imposto dal decreto legislativo 312001) - scrivono Anna Bonforte e Danilo Pulvirenti - non fa male e prova ne sono gli stessi cittadini di quella fascia dell'Etna, che bevono quotidianamente quell'acqua da sempre e per i quali non risulta ci sia un rischio di insorgenza di malattie particolari. Di fatto non vi è, come testimoniato da recenti interviste di dirigenti dell'Asp, certezza scientifica che ci3sia un nesso tra vanadio nell'acqua e insorgere di malattie nella popolazione». «Non ci sono sufficienti studi - si legge ancora nella nota - che dimostrino che il vanadio pentavalente sia in quantità preoccupanti nell'acqua come più volte ammesso dalla stessa Asp competente. Inoltre, recenti studi condotti su cavie nell'Istituto Superiore della Sanità, hanno dimostrato che la somministrazione di vanadio nell'acqua da bere a dosi fino circa 500 volte superiori a quelle misurate nelle acque della Galleria Ciapparazzo non inducono effetti genotossici».
«E' quanto meno sospetto - scrivono Bonforte e Pulvirenti - che l'unico paese a essere interessato da multe sia Bronte, mentre nessun timore e, dunque, nessuna multa interessa gli altri paesi, che pure si riforniscono della stessa acqua e per i quali i controlli degli stessi dirigenti dell'Asp risultano quiescenti. La soluzione che sta per delinearsi, ovvero l'idea di un potabilizzatore dell'acqua, risponderebbe a questa logica emergenziale, ma ancora una volta si userebbero, malamente, risorse regionali, circa 2 milioni di euro, per non risolvere il problema (solo a Bronte) e, anzi, peggiorarlo in quanto, come è noto, l'osmosi inversa producendo il 70 % di acqua non potabile che in questo caso probabilmente risulterebbe ad altissima concentrazione di vanadio e se allo scarico superasse i limiti di legge, a conti fatti, verrebbe considerata un rifiuto speciale e, dunque, si aggiungerebbe al danno la beffa degli ulteriori costi di smaltimento per la cittadinanza».
«Invece - suggeriscono gli esponenti del Forum - la soluzione più ovvia sarebbe quella di alzare o togliere il limite del vanadio, visto che il limite di legge nelle acque in bottiglia non esiste e quindi si rischierebbe di utilizzare acqua in bottiglia con un contenuto di vanadio più alto e comunque non controllato, senza che questo sia considerato nocivo per la salute dei cittadini, a dimostrazione che il vanadio nell'acqua non è un problema».



9 Novembre 2009
La ricerca. Studio pubblicato a Oxford: ferro e radon oltre i livelli massimi

L' Etna che fa ammalare

«Troppi metalli nell'acqua»

La media più alta al mondo di tumori alla tiroide.

Le cifre. Nella zona si ammalano 31 donne su 100 mila. Più del doppio rispetto al dato italiano

Catania - Ci si ammala di tumore alla tiroide a Catania, più che ogni altra parte del mondo e una delle causa potrebbe essere l'acqua potabile che arriva dall'Etna, ricca di metalli pesanti potenzialmente pericolosi. È stata accertata la presenza di ferro, boro, manganese e vanadio oltre che di radon con livelli spesso al di sopra della massima concentrazione ammissibile. Che Catania detenesse il primato per un tumore che colpisce soprattutto le donne si era capito da tempo. Ma finalmente si riesce a scoprire il motivo. Sul Journal National Cancer Institute di Oxford, una delle più importanti riviste internazionali di oncologia, è stata pubblicata una ricerca realizzata dagli istituti di endocrinologia siciliani in collaborazione con l'osservatorio epidemiologico e l'Arpa, l'Agenzia per l'ambiente.
Nel periodo 2002-2004 i ricercatori hanno accertato che l'incidenza di tumori alla tiroide in provincia di Catania è stata di 31,7 casi ogni 100 mila abitanti nelle donne e di 6,4 per gli uomini. Contro una media della metà nel resto dell'isola (simile a quella italiana): 14,1 casi per le donne e 3 per gli uomini. Nell'area etnea quindi c'è qualche fattore di rischio. Altre ricerche avevano evidenziato che questa zona dell'isola e le Hawaii sono accomunate dall'alto numero di tumori della tiroide ed era stato immediato il collegamento con l'unica cosa che hanno in comune, cioè un vulcano. Ma se fino ad ora si era data molta importanza alle emissioni di vapori lo studio pubblicato sulla rivista americana analizza anche la qualità dell' acqua. Per una ragione.
«Ci siamo accorti - spiega Riccardo Vigneri, direttore dell' istituto di Endocrinologia di Catania - che l'incidenza di tumori alla tiroide in provincia di Catania è alta anche nei comuni che sono lontani dal vulcano. Mentre non è così in aeree della provincia di Messina che sono più vicine all'Etna. Da qui gli accertamenti sull'acqua che è l'unico elemento che accomuna i residenti della provincia». Ma cosa c'è di pericoloso nell'acqua dell' Etna? Le analisi hanno accertato livelli di metalli pesanti e radon troppo spesso al di sopra del cosiddetto mac (massima concentrazione consentita). Così per il vanadio in 193 campioni d' acqua sui 280 esaminati, per il boro in 131 campioni su 468, fino al Radon che supera il Mac in 48 campioni su 119. E questo per un bacino idrico enorme: ben 1.700 milioni metri cubi d'acqua utilizzata da 750 mila persone. Ecco perché gli stessi ricercatori vogliono evitare allarmismi. «Nell' acqua ci sono metalli pesanti potenzialmente pericolosi - spiega Gabriella Pellegriti, responsabile esecutivo della ricerca - ma attenzione: non abbiamo la dimostrazione scientifica di un rapporto causa-effetto tra queste sostanze e l'insorgenza dei tumori. C'è invece una linea di ricerca sulla quale occorre continuare a lavorare».

Lo studio ha accertato l'aumento di un particolare tipo di tumore alla tiroide cosiddetto «papillifero». «Spesso - spiega la Pellegriti - l'insorgenza di questo tumore è correlata ad una mutazione genetica di un gene chiamato braf. Nei tumori tiroidei di Catania questa alterazione è più frequente che altrove ed è possibile che sia dovuta alla presenza di un carcinogeno ambientale di natura vulcanica presente nell'aria o nell'acqua». La ricerca sta suscitando grande interesse nella comunità scientifica soprattutto in altre aree del mondo in cui ci sono vulcani attivi.

[Alfio Sciacca -Corriere della Sera del 9 novembre 2009]



18 Ottobre 2010

BRONTE, EMERGENZA VANADIO

FIRRARELLO CHIAMA A RACCOLTA LA CITTA’. I COMMERCIANTI SOSPENDONO LA SERRATA DI OGGI

Il sindaco presenta il suo «piano acqua»

«Pronti a installare un potabilizzatore»

«Con la nostra acqua non è mai morto nessuno e nessuno mai morirà. Non esistono studi che provano che il vanadio faccia male, anzi il contrario. Siamo pronti a difendere la Città e i cittadini». Un grosso applauso si è levato dalla platea del teatro comunale di'Bronte alla fine del discorso del sindaco Pino Firrarello che ha chiamato a raccolta la città, per rendere pubblico il suo “piano acqua” ed eliminare alla fonte quel vanadio, che rende oggi l’acqua sulla carta non potabile, ma anche per comunicare alla città alcuni dubbi che fanno male a Bronte.

«L'acqua del pozzo di Ciapparazzo – ha affermato Firrarello – che poi è quella con un maggiore quantitativo di vanadio 180 mg/l, serve un bacino di utenza di 250 mila abitanti che comincia da noi e arriva fino a San Giovanni Galermo. Mi domando se in tutti gli altri Comuni sono state effettuate le analisi, visto che la fonte è uguale, o se le sospensioni delle autorizzazioni ai commercianti sono arrivate solo da noi».

Poi il sindaco spiega: «Che la Regione siciliana non aveva chiesto secondo prassi la normalissima proroga all'utilizzo delle acque ce ne siamo accorti a luglio, quando in Comune è arrivata la Finanza per avere informazioni. Da allora ci siamo mossi eccome, al punto da far riunire il Consiglio superiore di Sanità il 26 luglio. Risolto un problema, nel decreto di proroga ne spuntò un altro, ovvero l'obbligo di verificare la quantità di vanadio pentavalente, che nessun laboratorio in Italia è accreditato a certificare. Un cavillo che però è bastato a mettere fuori uso i nostri pozzi Musa. Per questo se non dovesse arrivarmi la comunicazione ufficiale di un laboratorio in grado di misurare il vanadio pentavalente farò ricorso al Tar a tutela di tutti i cittadini che non possono subire una imposizione che non si può esaudire».

«Adesso siamo pronti - ha concluso - a mettere in atto quando deciso i primi di agosto, quando una ditta specializzata ci consigliò di istallare un potabilizzatore. Ma ci vorrà tempo e soprattutto 2 milioni euro che la Regione non ci finanzierà, ma che noi costruiremo lo stesso». Numerosi gli interventi dei cittadini che hanno ascoltato le relazioni dell'ing. Salvatore Caudullo, del presidente del Consiglio Salvatore Gullotta e dell'assessore Enzo Bonina. Dopo il discorso del sindaco, il delegato della Confcommercio Antonello Saitta ha comunicato che i commercianti hanno annullato la serrata prevista oggi.

18 Ottobre 2010
BRONTE. IL SINDACO: PERCHE’ CI SI ACCANISCE CONTRO DI NOI… GLI ALTRI COMUNI?

Acqua al vanadio, Firrarello:

«Non è mai morto alcuno»

Confcommercio ha annunciato di avere disdetto la prevista serrata

“A causa della nostra acqua non è morto nessuno e nessuno morirà. Non esistono studi che provano che il vanadio faccia male, anzi il contrario e siamo pronti a difendere la città ed i cittadini”.

Un grosso applauso si è levato dalla platea del teatro comunale di Bronte alla fine del discorso del sindaco Pino Firrarello, che ha chiamato a rac­colta la città, per rendere pubblico il suo “piano acqua” ed eliminare dalla fonte quel “maledetto” vanadio, che rende oggi l'acqua sulla carta non potabile. Un intervento apprezzato dalla platea tanto che il delegato di Confcommercio, Antonello Saitta ha comunicato che i commercianti hanno annullato la serrata di oggi. (…)

«Quello che è mancato è stato il dialogo e la collaborazione con alcune istituzioni, che potevano evitare questa sorta di persecuzione verso i nostri operatori commerciali».




17 Luglio 2004

Il  problema maggiore rimane la condizione precaria della rete idrica

Problema acqua risolto: arriva tutto il giorno

Così almeno si afferma in un comunicato del sindaco

E’ grazie al secondo pozzo Musa, all’utilizzo dei serbatoi “Stazione, Annunziata, Sant’Antonio e Salici”, all’individuazione di alcune perdite nella rete idrica, ed alla sostituzione di parte della stessa, se a Bronte quest’anno l’acqua arriva nei rubinetti per quasi l’intera giornata. La storica emergenza idrica, che ha visto il momento peggiore nel 2002, sembra, infatti, un lontano ricordo, grazie alle ricerche e gli studi del dott. Giovanni Cavallaro, incaricato dal sindaco a trovare le soluzioni più ottimali per dare più acqua ai brontesi.

“L’attività svolta - ha affermato Leanza - ci ha consentito di erogare un servizio idrico in tutto il centro urbano nella maggior parte delle ore diurne. Questo - continua - per buona parte grazie allo scavo del secondo pozzo Musa, che ha consentito di ottenere una portata utile da entrambi i pozzi Musa di circa 45 litri al secondo”. “Poi - continua l’assessore Salvatore Pizzuto - abbiamo provveduto a rendere efficienti i serbatoi che ci hanno permesso accumulare le acque nelle ore notturne per erogarle in quelle diurne”.

Ma il problema maggiore rimane la condizione precaria della rete idrica: “Infatti - continua Leanza - stiamo cercando le perdite. 46 sono state individuate e 9 già riparate, recuperando oltre 5 litri al secondo e 15 alla fine del lavoro”.

A ciò si aggiungono le sostituzioni di tratti di rete in Viale Sardegna (intervento già finanziato e realizzato), in via Duca degli Abruzzi (intervento già finanziato, appaltato ed in fase di realizzazione) ed il viale Indipendenza (intervento in corso di finanziamento) che andranno a risolvere annosi problemi grazie a parte di fondi comunali e parte di risorse del commissariato per l’Emergenza idrica. Ma ci domandiamo: i problemi nelle zone di campagna come saranno risolti? “Anche qui siamo intervenuti. - risponde Leanza - Abbiamo attivato nel periodo estivo un’erogazione del servizio con turnazione settimanale al fine di limitare al minimo le dispersioni idriche e garantire il servizio per le utenze residenziali”. Insomma la sete estiva a Bronte sembra ormai alle spalle.



28 Agosto 2003

EMERGENZA IDRICA. Trenta litri al secondo in meno dai pozzi Musa e Ciapparazzo. Il presidente del Consorzio: abbiamo agito in linea con l'Istituto idrografico regionale

Bronte, la falda acquifera si abbassa

L’«Acoset» dimezza la portata

Il Comune interviene con quattro progetti per rifare le condotte

Paradossale per quanto possa apparire la Capitale del pistacchio pure essendo circondata da sorgenti, è costretta ad elemosinare acqua. Alla sorgente Musa dopo i recenti disagi causati da un abbassamento del primo pozzo, a causa del pompaggio più massiccio dal secondo (scavato alla profondità di 200 metri, 50 in più rispetto all'altro), è intervenuta la squadra dei tecnici del comune che ha proceduto a sincronizzare il sollevamento dei due pozzi tarando la pompa da 80 cavalli del primo a 12 litri, per cui otto in meno rispetto ai 20 precedenti. Mentre la pompa da 125 cavalli del secondo, per evitare che prosciugasse il primo, o comunque che ne facesse abbassare il livello del battente, è stata predisposta per sollevare 28 litri, anche qui 8 in meno rispetto alla portata che è appunto di 36 litri al secondo. Attualmente pertanto nella rete cittadina da Musa si immettono circa 40 litri al secondo, visto che si sollevano circa 16 litri meno; infatti in base alla singola portata da quei bocchettoni sulle falde dell'Etna, ne sarebbero dovuti sgorgare 56.

I disagi più significativi attualmente riguardano la parte del centro abitato servita dall'Acoset tramite la sorgente di Ciapparazzo. Il consorzio infatti da mercoledì scorso - ha confermato il geometra Giuseppe Greco dell'acquedotto comunale - ha fatto scendere l'approvvigionamento per la cittadina etnea portandolo esattamente da 41 a 27 litri al secondo, come ha rilevato lo strumento installato al sollevamento di contrada Rinazzo. E ai 14 litri in meno, si aggiunge la riduzione di 16 da Musa, in una rete decrepita non sono pochi. Ma sulla rete fatiscente bisogna ricordare che l'amministrazione comunale per tamponare i casi più gravi ha presentato 4 progetti da 60.000 euro ciascuno, per rifare parte della condotta, e che questi si trovano già all'attenzione del Commissario per l'emergenza idrica a Palermo in attesa del finanziamento.

Ritornando ai disagi causati dall'Acoset, il presidente del consorzio di Viale Rapisardi Giuseppe Giuffrida, raggiunto telefonicamente, ha giustificato così il taglio: «La distribuzione avviene in base alla portata della falda, requisito che può variare anche quotidianamente. E in questi giorni si è verificato un abbassamento di questa, un po' in linea con il resto dell'isola, come ha rilevato tra l'altro l'istituto idrografico regionale, che mensilmente effettua i monitoraggi. Di conseguenza abbiamo dovuto diminuire l'assegnazione, che stabiliamo secondo criteri di media aritmetica. Attualmente in base all'andamento della falda acquifera, è stata aumentata la disponibilità per Bronte fino a 32 litri». Al momento Bronte dispone pertanto di 68 litri circa rispetto al fabbisogno di circa 110 litri al secondo, poco più della metà. [Luigi Putrino]



15 Agosto 2003
Entrato in funzione il nuovo pozzo che alimenta il territorio cittadino, capace di soddisfare le esigenze della città dove l’acqua arriva a giorni alterni. L’opera voluta dal sindaco Leanza in tempi record

Dal "Musa" acqua già in rete

Dal nuovo pozzo «fatto scavare» dal sindaco Leanza sgorgano trenta litri al secondo

L'acqua sgorgata dal nuovo pozzo Musa, fatto scavare dal sindaco di Bronte Salvatore Leanza, è già nella rete idrica del paese.

I tecnici sollecitati dall'amministrazione comunale hanno terminato i lavori in tempo record, risolvendo soprattutto i problemi del trasformatore elettrico che, non essendo in grado di sopportare il lavoro necessario, è stato sostituito insieme al quadro comando.

Trenta litri al secondo in più nel paese che fino ad oggi ha ricevuto acqua solo a giorni alterni e che da sempre, un po' come tutti i Comuni dell'Etna, ha sofferto la sete. Per adesso tutti sono un po' con il fiato sospeso per verificare se tutto funziona a dovere, ma c'è fiducia e soddisfazione derivate dalla certezza che con i 30 litri in più sarà possibile erogare acqua tutti i giorni.

«Questo era uno dei nostri obiettivi - dice il sindaco Leanza -. Fin dal primo giorno in cui mi sono insediato ho lavorato per tentare di risolvere il problema idrico a Bronte. Sapevo della potenzialità del secondo pozzo in contrada Musa e per questo ho sollecitato l'iter burocratico per lo scavo rimasto bloccato per molti anni in attesa del rilascio delle necessarie autorizzazioni».

Intanto i tecnici già ieri hanno dovuto effettuare tutte le manovre alle saracinesche della rete idrica per consentire all'acqua di raggiungere tutto il paese. Così facendo in qualche quartiere l'acqua non arriverà immediatamente, ma è soltanto questione di tempo.

Bronte fino ad ieri aveva a disposizione 60 litri di acqua al secondo, di cui 20 provenienti dal primo pozzo in contrada Musa e 40 concessi dall'Acoset di Catania che divide con la città del «Pistacchio e della Cultura» l'acqua che sgorga dal pozzo Ciapparazzo. Adesso al quantitativo a disposizione si aggiungono altri 30 litri.

Per il primo cittadino, però, la strada per risolvere ulteriormente il problema della carenza idrica a Bronte necessita di alcuni passi importanti. «Certo - chiarisce - bisognerà eliminare anche tutte le perdite e le dispersioni idriche presenti nelle condutture». La rete idrica, infatti, è stata realizzata negli Anni '50 e mostra i segni della «vecchiaia».

«Abbiamo redatto e già presentato alla Prefettura di Catania - afferma in proposito Leanza - quattro progetti per la costruzione di alcuni tratti di condutture idriche del paese. Uno di questi ha già ricevuto il parere favorevole e sarà esaminato a Palermo dall'Ufficio per l'emergenza idrica. Il problema dell'acqua che si perde nel sottosuolo a Bronte esiste, e la sua soluzione permetterebbe alla città di avere ancora più acqua». [L.S.]
 

26 Agosto 2003
CRISI IDRICA. Alimentati dalla stessa falda: il pompaggio del secondo porta al prosciugamento

Bronte, la «battaglia» tra pozzi porta solo guai

Il secondo pozzo Musa da fonte d'acqua si trasforma in sorgiva di guai. Col suo pompaggio, trattandosi della stessa falda, si è abbassato il livello del primo pozzo. Da aggiungere inoltre il taglio dall'Acoset, che ha contribuito ad aumentare i disagi per i brontesi. Immessa nella rete idrica il 9 agosto, dai pozzi Musa si sollevavano 56 l/s che uniti ai 40 della sorgente di Ciapparazzo avrebbero rifornito la cittadina etnea quasi a regime del fabbisogno. Invece la distribuzione avviene in certe località come la via Messina solo la notte, e in zone come la via Trieste "mezz'ora” al mattino, in via Cosenza niente, in altre con scarsa pressione; lamentano gli abitanti. Musa per cui non ha prodotto i risultati sperati. Attingendo dal 1° pozzo alla profondità di circa 150 metri 20 l/s e dall'altro a 185 metri altri 36, quest'ultimo ha comportato un abbassamento del battente del primo pozzo (più a valle) che di conseguenza non solleva regolarmente. Inoltre mercoledì scorso l'Acoset ha ridotto la fornitura di Ciapparazzo da 40 a 28 l/s.
Dall'amministrazione un commento sulla circostanza l'ha fatto l'assessore Salvatore Pizzuto. «Purtroppo c'è stato l'inconveniente col primo pozzo che unito al taglio deciso dell'Acoset ha causato qualche piccolo disagio. Stiamo verificando la possibilità di trivellare il primo pozzo fino ai livelli del secondo, per cui da 150 a 200 metri e - conclude Pizzuto - di scavarne un terzo, considerando che la portata dell'intera falda sarebbe di circa 100 litri al secondo».
La vicenda comunque assume dei connotati quasi esilaranti visto che più volte l'amministrazione ha precisato che sui lavori a Musa erano stati eseguiti accurati studi geologici. Per cui un simile naturale inconveniente, forse poteva prevedersi. [Luigi Putrino]

Dopo le roventi polemiche ed i grandi disagi dell'estate del 2002, si canta vittoria; l'acqua finalmente dovrebbe scorrere regolarmente nei rubinetti di Bronte. Leanza afferma che l'acqua di contrada Musa "ci permetterà di risolvere definitivamente il problema idrico"

31 Luglio 2003

Un nuovo pozzo per la sete di Bronte

ACQUA OGNI GIORNO. Obiettivo possibile grazie ai lavori effettuati in contrada Musa che daranno altri 30 l/s

Finalmente acqua nei rubinetti di Bronte da un nuovo pozzo scavato in contrada Musa che ha raggiunto una falda così prolifica da far prospettare la fine dell'emergenza idrica. Da sempre, infatti, la «città del pistacchio e della cultura», d'estate, un po' come tutti i Comuni dell'Etna, soffre la sete, costringendo l'Amministrazione comunale, guidata dal sindaco, dott. Salvatore Leanza, a percorrere tutte le piste possibili per risolvere il problema particolarmente sentito dalla popolazione. In questo momento, infatti, l'acqua nei rubinetti delle abitazioni arriva a giorni alterni ed il sindaco Leanza, fin dal suo insediamento, ha lavorato per risolvere l'iter burocratico per scavare questo secondo pozzo in contrada Musa, (rimasto bloccato per molti anni in attesa del rilascio delle necessarie autorizzazioni), convinto di poter risolvere il problema dell'approvvigionamento idrico.
Così dopo aver messo a posto le carte si è proceduto allo scavo, e ieri, finalmente i tecnici alla presenza dello stesso Leanza e di alcuni assessori comunali, hanno proceduto ad effettuare le prove di portata, verificando, inoltre, se prelevando l'acqua si condizionasse in qualche modo la capacità del primo pozzo Musa. I risultati dei test sono stati più che soddisfacenti. Dal secondo pozzo Musa sono sgorgate ben 30 litri di acqua al secondo, che si aggiungono ai 20 già sollevati dal primo pozzo Musa e dai 40 concessi quotidianamente dall'Acoset.
Per il sindaco, dott. Salvatore Leanza una bella notizia e soprattutto la consapevolezza di aver mantenuto uno degli impegni presi con la gente durante le elezioni: «Sono soddisfatto del quantitativo di acqua reperito con il nuovo pozzo - afferma il primo cittadino - ci permetterà di avere una dotazione d'acqua ad uso potabile che ci permetterà di risolvere definitivamente il problema idrico. Certo - specifica - bisognerà eliminare anche tutte le perdite e le dispersioni idriche presenti nelle condutture».
Intanto le relazioni dei tecnici sono più che confortanti. Il capo dell'Ufficio tecnico comunale, ing. Salvatore Caudullo, il geologo Giovanni Cavallaro e l'assessore Salvatore Pizzuto, che hanno seguito e diretto i lavori di scavo, infatti, assicurano che, grazie al nuovo pozzo, presto l'erogazione d'acqua potrebbe essere effettuata giornalmente come chiedono i brontesi. Il sindaco di Bronte, infine, ha voluto ringraziare con una missiva il sig. Gaetano Lazzaro, proprietario del terreno.

1 Agosto 2003
In contrada Musa scavato un secondo pozzo che dà trenta litri al secondo

Più acqua dai rubinetti di Bronte

Finalmente acqua nei rubinetti di Bronte da un nuovo pozzo scavato in contrada Musa che ha raggiunto una falda così prolifica da prospettare la fine dell'emergenza idrica.
Da sempre, infatti, la città del pistacchio e della cultura, d'estate, un po' come tutti i Comuni dell'Etna, soffre la sete, costringendo l'amministrazione comunale, guidata dal sindaco, dott. Salvatore Leanza, a percorrere tutte le piste possibili per risolvere il problema particolarmente sentito dalla popolazione. (....)

«Le ricerche non sono finite. - conclude il primo cittadino - Intendiamo verificare se le attuali disponibilità idriche assicurate dai due pozzi trivellati a Musa possano essere aumentate mediante lo scavo di ulteriore pozzo contiguo. Allora sì che i brontesi sarebbero veramente al sicuro da crisi idriche». (dc)



24 Luglio 2003
L’amministrazione comunale non ridurrà le tariffe, anzi potrebbero aumentare - Iniziati gli scavi per il secondo pozzo in contrada Musa, le trivelle già a quota 195 metri

Bronte, poca acqua e pure al vanadio

An chiede la riduzione del canone

Alte concentrazioni di ferro nel pozzo di Piano dei Grilli - vietano l'uso potabile

Il consigliere comunale di Alleanza Nazionale Antonino Petronaci ha depositato due interrogazioni relative alla carenza d'acqua chiedendo chiarimenti se l'Amministrazione comunale intende procedere alla riduzione del canone e quali accorgimenti adotta per la potabilizzazione dell'acqua erogata ai brontesi e, se è stata immessa nella condotta l'acqua di «Piano dei Grilli», con quali accorgimenti per evitare rischi per la salute dei cittadini.
Il sindaco Turi Leanza ha precisato: «Il canone attuale è uno dei più bassi della Sicilia, nonostante la previsione della legge “Galli" sulla privatizzazione del servizio che potrebbe comportare maggiorazioni della tassa. Sulla questione del contratto invece c'è da dire che esso è stipulato per la fornitura di acqua ad uso domestico. Voglio ricordare anche - precisa Leanza - che recentemente è stato innalzato il livello minimo di contenuto di vanadio per definire un'acqua potabile mentre il ferro di "Piano dei Grilli" siamo riusciti a batterlo notevolmente. In atto alla sorgente Musa, stiamo scavando tra l'altro un secondo pozzo che a breve ci consentirà di avere maggiore disponibilità di acqua. Pertanto l'immissione nella rete dell'acqua di "Piano dei Grilli" è avvenuta in questi giorni proprio per soccombere a questa circostanza e comunicando ai cittadini di fame un uso per soli fini igienico-sanitari. Qualora ci fossero stati problemi per la salute pubblica - conclude il sindaco - lo avremmo saputo e reso noto visto che mensilmente procediamo al monitoraggio delle acque".
Sul problema della presenza di ferro troppo elevata nell'acqua di "Piano dei Grilli" si è appreso dall'assessore Salvatore Pizzuto che con la clorizzazione si è riusciti ad abbatterlo a meno del 10 per cento. Altri particolari non mancheranno in consiglio dove il sindaco ha detto assicurato al sua presenza.
Nel frattempo i lavori di trivellazione del secondo pozzo di contrada Musa stanno continuando e il pompaggio dell'acqua comunque aumenterà. Sempre l'assessore Pizzuto ci ha detto: "Dopo aver effettuato la pulizia del pozzo lo scorso dicembre - ha precisato Pizzuto - la portata dell'acqua si è incrementata passando da 16 litri a 20 al secondo. Inoltre la trivellazione del secondo pozzo è oramai finita e dopo aver raggiunto la profondità di 145 metri (sulla falda che alimenta il primo pozzo) questa settimana siamo scesi di altri 50 metri fermandoci a195. Attualmente si stanno calando i tubi per poi procedere alla prova di portata e così sapremo con certezza quanta acqua erogherà. In ogni caso - ha concluso Pizzuto - con questa trivellazione abbiamo creato un secondo pozzo che potrà essere usato in alterativa all'altro". [Luigi Putrino]



11 Luglio 2003

L’avviso del sindaco Turi Leanza alla cittadinanza

«Poca acqua, evitate gli sprechi»

Manifesti murali e avvisi per invitare i cittadini ad evitare sprechi e ad utilizzare l'acqua solo per scopi igienico sanitari. 
Una necessità l'ha definita il sindaco Turi Leanza nel manifesto a causa dei «lavori di scavo del secondo pozzo in contrada Musa, poiché è diminuita la erogazione del quantitativo di acqua assegnato dal consorzio Acoset al comune di Bronte». Ma al disservizio «giustificato» si è aggiunto il problema di vedere scorrere dai rubinetti delle proprie abitazioni un liquido che a tutto sembrerebbe assimilabile tranne che ad «acqua per fini igienico-sanitari» e per capirlo basta saper aprire un rubinetto e vedere scorrere quel refluo torbido color marrone.

Per l'amministrazione comunale chiarimenti in merito li ha dati l'assessore Salvatore Pizzuto: «Abbiamo fatto un ulteriore comunicato mercoledì scorso avvisando, anche tramite la televisione, di usare l'acqua solo per fini igenico-sanitari. L'attuale problema si sta verificando sempre a seguito della trivellazione del secondo pozzo in contrada Musa, che per tre quattro giorni non consentirà di attingere dall'altro pozzo, in quanto è stato chiuso per evitare che la schiuma e i detriti derivanti dalla perforazione venissero introdotti nella rete idrica insieme all'acqua di questo. Il disagio del momento pertanto è dovuto all'immissione nella condotta dell'acqua di "Piano dei Grilli", quella finora usata per la zona artigianale, soluzione adottata per non interrompere del tutto la fornitura d'acqua».

La popolazione intanto continua a rifornirsi d'acqua minerale e alcuni esercizi pubblici sono costretti a ricorrere alle autobotti di privati. [Luigi Putrino]

Altre news correlate: Luglio 2003 / Ottobre 2010

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