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La passione per la musica e l’arte della composizione gli sono state sicuramente trasmesse dal padre Giuseppe

Enzo Salvia, insegnante & cantautore

Enzo Eugenio Salvia oggiE’ il terzo cd di canzoni che pubblica il cantautore Vincenzo Claudio Eugenio Salvia (in arte Enzo Salvia ) nato a Bronte nel gennaio del 1950, primogenito di tre figli: Eugenio, Gino e Melo (quest’ultimo consigliere comunale nella passata amministrazione ed attuale assessore al Turismo della Giunta Firrarello).

La madre, Concetta Venia, una donna sempre attiva ed energica, ancora oggi, a quasi ottanta anni, collabora nel lavoro con il figlio minore; il padre, Giuseppe, nato a Bronte nel 1920 e morto nel 1981, era impiegato al Comune.

Lavoratore instancabile e uomo di grande spessore morale è stato un grande appassionato di canto, di opere liriche ed autore di romanzi, tragedie, di una raccolta di pensieri, commedie e varie poesie. “Poeti Italiani Contemporanei” (Studio Letterario Editore), così scriveva di lui: “I suoi versi scorrono musicalmente sulle forme tradizionali e , pur avendo i segni di un moderno crepuscolarismo, hanno il piccante sapore dell’iroso classicismo carducciano”.

Eugenio è vissuto a Bronte fino al conseguimento della maturità classica e, successivamente, ha frequentato l’Università a Catania dove si è laureato in Filosofia. Dopo la laurea, si è trasferito al Nord, insegnando per diversi anni materie letterarie in provincia di Como.

Ottenuto il trasferimento nella provincia di Messina, ha continuato ad esercitare la professione in diverse scuole medie e istituti superiori dedicando con entusiasmo e interesse il suo tempo libero alla musica.

E’ stato l’ideatore ed il coordinatore, insieme a Enzo Malinconico e Giuseppe Faranda, della rassegna scolastica “Nuovi Talenti”, una manifestazione artistica che si è svolta per diversi anni presso l’I.P.A. e Ambiente di Capo d’Orlando coinvolgendo, con grande successo di pubblico e di critica, quasi tutte le scuole medie del territorio nebroideo.

La musica e l’arte della composizione sono state sempre le principali passioni di Eugenio Salvia, quelle che più di ogni altra hanno ravvivato la sua esistenza, coinvolgendolo intensamente. Gli sono state sicuramente trasmesse dal padre Giuseppe.

L’entusiasmo e l’interesse per la musica dei primi anni settanta lo hanno poi spinto a far parte di vari gruppi musicali del catanese, maturando esperienze diverse di significato sul piano umano e su quello musicale.

Ha collaborato musicalmente con Sara Ricciardi, un nome noto per la grazia e la professionalità con cui affronta brani anche di notevole difficoltà e con artisti di rilievo, quali Bruno Mancini, poeta e scrittore, Presidente dell’ Associazione “Lenois”, Linda Reale Ruffino, Rosanna Affronte, i brontesi Nicolò Di Bella e Sam Di Bella.

Il suo primo cd Spiagge d’amore col quale Enzo si è presentato al pubblico nella veste di can­tante, autore delle parole e compositore vede la luce nel 2005.

Enzo Eugenio SalviaUn anno dopo, nel luglio del 2006, pubblica il suo secondo album I giorni che ci restano i cui brani hanno fatto registrare un alto indice di gradimento.

Due anni dopo, nel 2008, un suo nuovo cd porta il titolo Viva la vita, viva l’amore.

Stampato, pubblicizzato e diffuso a cura dell’Archeoclub d’Italia “Nebrodi” di Mirto (ME), contiene dieci canzoni che spiccano sia per la loro musicalità che per i testi densi di sentimento e vibranti d’emozioni.

Oltre alla voce calda e appassionata del cantautore, vi si apprezza quella melodiosa e dolce della cantante Sara Ricciardi, grazie alla quale alcuni duetti canori diventano veramente unici.

Con questo cd – scrive l’Archeoclub – Salvia «vuole sottolineare il grande valore e la forza potente e incontrollabile dell’amore che non ammette limiti, paure o timori, che non si lascia condizionare né pone condizioni.

Per i suoni sono state usate le migliori macchine del passato e i più quotati synth del presente, attraverso una miscellanea musicale equilibratamente dosata, nella quale l’azione musicale dell’autore si integra con l’importante contributo del Maestro Giuseppe Faranda.»

Enzo Claudio Eugenio Salvia ha lasciato l’insegnamento di lingua e lettere italiane ma non la musica. Ora può dedicarsi totalmente alla sua passione.

Sposato con Annamaria, insegnante, ha due figli (Josephal, cardiologo e Isabella, giornalista) e vive a Torrenova in provincia di Messina.

Maggio 2008


Il quarto cd
di Enzo Salvia ia è uscito ad Aprile 2011 con il titolo Brivido d’amore”; contiene dieci brani inediti che l'Autore ha scritto ed elaborato personalmente in questi ultimi due anni.

All’interno dell’album è presente anche un brano su Bronte, il suo paese d’origine ed il brano "Vìvimi" che ad ottobre dello stesso anno ha ricevuto a Giardini Naxos il premio speciale della giuria per la sezione "Opera musicata" del premio internazionale di "Poesia, prosa ed arti figurative" organizzato dall'Accademia Culturale "Il Convivio".

Nel maggio del 2012, sul palco del Metropolitan di Napoli, Enzo Salvia, con la sua canzone “Amami”  ha conquistato il secondo posto per la Sezione Musica del prestigioso “Premio Albatros”, la vetrina letteraria ed artistica nazionale ed internazionale che premia coloro che hanno contribuito, con il loro lavoro, a dare lustro alla cultura contemporanea.

L’ultimo sua performance è del 2016, e s’intitola “Nelle bugie dei sogni”.

Frutto della collaborazione con amici poeti, quali Bruno Mancini, Linda Reale Ruffino, Rosanna Affronte, Nicolò di Bella. Contiene il singolo, “Furbizia”, il cui testo porta la firma dell’amico Sam Di Bella.

Nel 2016 al cantautore brontese è stato assegnato il primo premio di poesia, per la sez. “Amore”, al concorso “I viali del pensiero poetico”, per il testo della sua canzone: “Silenzi d’amore” (vedi riquadro a destra) con la seguente motivazione: “Per la carica emotiva e declama­toria del testo, che con poche e semplici parole riesce a portare l’amore in un’estasi romantica e sentimentale”.

Tutti i componimenti poetici presentati al Concorso sono stati valutati, in anonimo, da una Giuria composta da sei poeti, presieduta dallo scrittore e poeta Marino Monti, attivamente collaborato dalla poetessa Anna Cappella.



Enzo Salvia

Musica e moti del cuore

Troppa freddezza nei rapporti interpersonali, carenza di sentimenti, assenza di emozioni positive vere ed autentiche hanno, purtroppo, caratterizzato molti degli anni che ci lasciamo alle spalle.
Adesso, forse, qualcosa comincia a cambiare: un rinnovamento interiore sembra caratterizzare la mentalità dei giovani e un nuovo rigoglio di vibrante sentimento riaffiora negli adulti. Tutti, insomma, giovani e meno giovani, desiderosi di nuove esaltanti emozioni, iniziano ad apprezzare il ritorno al “romantico”, alle forti passioni interiori, ai moti del cuore.
Alcune organizzazioni sociali e culturali ritornano a valorizzare le opere che fanno riferimento al periodo romantico o che ad esso si ispirano. Già vengono banditi i nuovi concorsi letterari e musicali secondo questa nuova direzione culturale e spirituale.
Forse è questo il motivo per cui la musica del cantautore siciliano, Enzo Salvia, piace e viene apprezzata. I suoi testi, gli arrangiamenti, la sua musica in generale, attraggono tutti, giovani e meno giovani, e la sua melodia fa breccia nel cuore degli ascoltatori.
Ultimamente le canzoni di Enzo Salvia stanno raggiungendo punte di ascolto veramente importanti e brani come “Silenzi d’amore” o “L’amore verrà”, quest’ultima composta insieme al suo amico Nicolò Di Bella, puntano decisamente al successo. Belle le parole, ammaliante la musica; ricca di sentimenti l’atmosfera che questi brani effondono nell’ animo degli ascoltatori. Chi vuole fare un pieno di emozioni ascolti le sue belle e romantiche canzoni. (Angelo Santaromita Villa)

27 Aprile 2012

Gruppo musicale The new kins' Stones band (anni '60)

Due gruppi musicali degli anni '60/'70 di cui ha fatto parte Enzo Salvia. Sopra «The new kins' Stones band».
Da destra, Enzo Eugenio Salvia, Nino Im­bro­sciano, Valerio Saitta, Franco Mavica, Saro La Guzza e Nunzio Lupo.

A destra il gruppo «Le antilopi» con (da destra) Salvatore Alfonso, Biagio Belfiore, Pippo Proietto, Enzo Eugenio Salvia e Salvatore Mascali.

Il gruppo musicale «Le antilopi» (anni '60)

Pubblicato e diffuso dall’Archeoclub d’Italia “Nebro­di”, il terzo CD di Enzo Salvia contiene 10 canzoni con i seguenti titoli: Dimmi che mi ami, Grazie per tut­ti quei momenti, Voglio te, Estate d’amore, Prendimi, I giorni che ci restano, Piccola, fragile stella, Amami, Io insieme a te, Viva la vita, viva l’amore. 


SILENZI D'AMORE
(testo e musica di Enzo Salvia)

Ti offro questo cielo,
il tempo veloce,
la memoria incancellabile,
l’amore che non ha mai fine.

Ti offro la mia corsa tra i campi,
i miei baci di oggi e di ieri,
i miei forti abbracci di sempre,
il presente ed il mio domani.

Fammi sentire brividi dentro,
fammi scoppiare scintille nel cuore,
fammi gridare silenzi d’amore.

Ti regalo le note del cuore,
lo sguardo di un amore sincero,
la luce di una stella lontana,
i colori del mio arcobaleno.

Il sapore di cose perdute
che rimangono strette nel cuore,
mentre cerchi te stesso lontano,
tra i volti che bruciano dentro.

Fammi sentire brividi dentro,
fammi scoppiare scintille nel cuore,
fammi gridare silenzi d’ amore.
 

ENZO EUGENIO SALVIA, 2013

TESTI E DEMO DELLE CANZONI DI ENZO SALVIA

"L'amore verrà"
(parole di N. Di Bella, musica di Enzo Salvia)




Maria Longhitano

L'artista delle terrecotte e delle ceramiche

Maria Longhitano nasce a Bronte nel 1947. Nel 1960 si trasferisce a Catania, dove frequenta l’Istituto d’Arte e successivamente l’Accademia di Belle Arti. Completati gli studi trova il suo maggiore interesse nella didattica: dal 1967, infatti, ha insegnato Educazione Artistica nella S. M. S. “Federico De Roberto” di Catania e, successivamente, nel 1988, partecipa alla sperimentazione del progetto, RIACIS (Ricerca sull’Insegnamento dell’Arte Contemporanea nell’Istruzione Secondaria), organizzata dal CEDE in Roma.

Da sempre comunque si è dedicata alla pittura e alla grafica, ma l’accostarsi, per motivi didattici, alla lavorazione della terracotta e della ceramica, l’ha entusiasmata tanto da dedicarsi quasi esclusivamente a quest’ultima attività artistica..

Molte le rassegne e le mostre alle quali ha partecipato. Nell’ottobre del 1996 partecipa con quadri in ceramica alla “Mostra Mercato” promossa dall’Assessorato Comunale di Catania.
Nel gennaio 1997, presso il Salone dei Vescovi del Palazzo Arcivescovile di Catania, presenta alcune opere sul tema: “Catania e la sua Santa”. Nell’Aprile dello stesso anno partecipa alla “Rassegna di Pittori Contemporanei” promossa dall’Associazione “Terra di S. Lucia”.

Nell’ottobre del 1997, in occasione della “Mostra dell’Arte al Femminile” svoltasi presso le Ciminiere di Catania, espone una rassegna su “Catania Antica”. Nel 2000 partecipa alla mostra “I Pionieri dell’Accademia di Belle Arti di Catania”, tenutasi a maggio presso l’Accademia di Belle Arti e Restauro NIKE.

Ha trascorso diverse estati a Milazzo dove, entusiasta delle sue antichità e dei suoi monumenti, ha riprodotto stampe e soggetti milazzesi su cotto siciliano (esposte nell’Agosto 2002 nella mostra “Milazzo antica …in ceramica” al Paladiana di Milazzo).

Al paesaggio siciliano ha dedicato diverse sue opere raccolte nella mostra d’arte “Antichi scorci di Sicilia” svoltasi a Dicembre 2007 presso il residence La Vetreria di Catania.

Nell'ottobre 2010 ha dedicato al suo paese di nascita la rassegna “Immagini di Bronte in ceramica” con una mostra svoltasi nel Palazzo Fiorini sede del Centro visite del Parco dei Nebrodi nell’ambito della XXI Sagra del Pistacchio. Nelle sue terrecotte policrome e ceramiche Maria Longhitano ha riportato con garbo e stile i paesaggi, i caratteristici cortili e le viuzze, le chiese ed alcuni monumenti di Bronte. Nelle foto accanto riportiamo alcuni scorci di quest’ultima rassegna.

Dal 2003 ha lasciato l'insegnamento e risiede a Catania dove ha il suo studio.

Ottobre 2010



L'artista brontese che trova l'ispirazione nell'Amore, nella Passione e nella Libertà

La poesia di Valeria Biuso

Valeria Biuso a New YorkValeria Biuso nasce a Bronte nel 1975. Comincia a scrivere poesie sin dall'adole­scenza dando libero corso all'immagi­nazione insolita in uno stile vicino alla lingua parlata ed alla vita quotidiana.

A vent’anni si trasferisce in Emilia per aspirazioni professionali ma non abban­dona l’arte poetica con i suoi temi pre­feriti che sono l’amore, la libertà, il so­gno, la fantasia, l’avversità per l’oppres­sione sociale.

Con i suoi versi canta passioni umane elementari in una forte compenetrazione di sogno e realtà.

La lingua fonde spontaneità e fantasia creando immagini sorprendenti e originali metafore.

La sua arte vuole dare particolari emo­zioni, mettere su carta i propri senti­menti, le proprie passioni, i propri sogni facendo da specchio al mondo contemporaneo.

A tutt'oggi,Valeria, dichiara di proseguire il cammino della poesia «intrecciando, nei momenti d'ispirazione, l'Amore, la Passione, i sogni, la libertà, la vita».

Numerosi i concorsi ai quali la poetessa brontese ha partecipato: a diciannove anni, nel Maggio del 1994, prende parte al Concorso di poesia dal titolo “Versi di lotta, verso il futuro” (risulta vincitrice ex aequo con due poesie edite in un libro omonimo al concorso).

Nel Giugno 2003 è presente nel concorso “Parole in movimento 2003” (Sezione poesia di Fonopoli – Roma) e tre mesi dopo al “Premio città di Monza” (sezione poesia-adulti); a Dicembre 2007 partecipa al Concorso di scrittura Storie di donne” (Sala Bolognese – Bologna).

L’ultima sua presenza a Febbraio 2009 al concorso milanese “Antico e futuro: poesia come energia che non finisce” (Subway – Letteratura 2009).
 

ORO VERDE

Profumi di zagare e ginestre attraversano un luogo
che da tempo non assaporavo.
Una nuova luce avvolge la terra dell’oro verde.
Il vulcano maestoso e imponente domina la terra mia...
generatrice di sogni persi, di avide ingiustizie,
di Don Chisciotte contro i mulini a vento…
energia nuova rivive dentro di me.
(Luglio 2005)

DESTINI...

Le stelle danzano nel caos della mente
l'anima giace apertamente seduta su spoglie
di lacrime pungenti che attraversano destini.
(Maggio 2007)

«La poesia sull’oro verde l’ho scritta trovando ispirazione ed energia dal vulcano. Le altre sono state ispirate da Amore, Passione, Libertà.»

IL MONDO E' QUI

Il mondo è qui…
Schiavo di questo egoismo
Di quest’omertà
di quest’indifferenza
di questa grigia crudeltà
che ci prende tutti
muti e sordi,
malinconici e apatici,
illusi e fregati
da questo male oscuro
che non è l'Aidiesse
ma la luce spenta del nostro cuore.
(1994)

IL VIAGGIO DI STELLA

La piccola Stella si era trovata d'un tratto in mezzo
a tutta quella gente.
Si sentiva vuota e sola sotto un cielo poco stellato…
Così decise di cominciare a camminare verso una
meta scintillante per i suoi occhi grandi e pieni di
una luce eterea.
Tutto le parve nitido e privo di ombre così come
quando le onde del mare lambiscono la riva e
abbandonano conchiglie sulla battigia.
Piccola Stella accarezzava sogni di rock’n’roll.
Così chiuse gli occhi e si lasciò andare verso posti incantati
dove spiegava le ali della Libertà e assaporava caldi abbracci
e semplici carezze.
Ascoltava in silenzio la sua anima forte piangere di gioia
dentro di sè. Visse in un istante percorsi di rinascite caotiche
e veloci, poi raccolse gli strascichi di sè e.....:
il sogno divenne realtà!
Stella abbracciò il suo cambiamento.
La crisalide divenne farfalla.
(1997)

LA VOGLIA DI SCRIVERE

La voglia di scrivere parole di carta è vorace e forte.
Ti coglie di notte ...all’improvviso
e sfiora le tue emozioni più intime.
Ascolti fuori l’angoscia che vive l’altro che abita,
come te, questo mondo feroce
Corri forte, sempre più forte e soffochi l’urlo…
Così credi di vincere la paura della vita, dell'altro,
e di quello che ci attende…
(Luglio 2005 – post attentato / strage di Londra)

 

L'inesplicabile esistere di Nino Russo
Giuseppe Melardi, la poetica del ricordo
Le poesie di Stefano Curcuruto




Un iniziato siciliano

Nicola Giuseppe Spedalieri

di Gaetano Lo Monaco

Nicola Giuseppe Spedalieri, nipote del famoso teologo e filosofo Nicola Spedalieri (1740-1795), nacque nel 1812 a Bronte, importante centro agricolo sulle pendici dell’Etna, dal barone Gioacchino Maria Spedalieri, proprietario di vasti vigneti nelle campagne adranesi, e da una nobildonna straniera, Maria Carolina de Grafer.

Di perspicace intelletto e grande erudizione (parlava correttamente il francese e l’inglese) lo Spedalieri si consacrò poco più che ventenne allo studio delle dottrine esoteriche, prediligendo, in particolare, il pensiero del Philosophe Inconnu, Louis Claude de Saint-Martin (1743-1803).

Nel corso di uno dei suoi numerosi viaggi il giovane aristocratico brontese conobbe a Napoli - ne siamo convinti e pertanto lo affermiamo con certezza - un monaco agostiniano, padre Antonio Marino(1), che sebbene ignorato dalla stragrande maggioranza degli studiosi, fu una figura di grande rilievo nel mondo iniziatico ottocentesco, italiano e non.

Il Marino, nato a Napoli nel 1770, ultimò gli studi ecclesiastici presso il seminario vescovile della capitale del Regno, affiliandosi nel 1772 alla loggia massonica giacobina “I Figli della Libertà” di cui era venerabile Mario Pagano (1748-1799), uomo politico .e giureconsulto napoletano, e frequentando nel contempo, con assiduità, il figlio del celebre principe alchimista e mago Raimondo Maria de Sangro di San Severo (1710-1771), Vincenzo (1743-1790), continuatore dell’opera paterna.

Col crollo della “Repubblica Partenopea” il nostro personaggio, che era stato uno dei suoi più ferventi sostenitori, fu costretto a fuggire precipitosamente da Napoli ritornandovi soltanto alcuni anni dopo, nel 1806, al seguito delle truppe napoleoniche di Giuseppe Bonaparte.

Nel 1814 il Marino aderì alla cagliostrana Massoneria di Rito Egiziano diretta all’epoca dal barone Lorenzo de Montemayor (1767-1841) che ne era Grande Cofto. Coinvolto politicamente nei moti liberali del 1820-21, l’ecclesiastico massone dovette abbandonare nuovamente, all’indomani della restaurazione borbonica, la capitale, stabilendosi dapprima in Spagna, a Barcellona, e da lì, nel 1823, in un primo tempo a Marsiglia e successivamente a Parigi, dove grazie all’amicizia che lo legava all’abbé Frère-Colonna (1786- 1858), profondo studioso del pensiero gioachinita e swedenborghiano, entrò a far parte del corpo insegnanti del piccolo seminario di Saint-Nicolas du Chardonnet di cui il Frère-Colonna era direttore.

A Saiht-Nicolas il Marino avviò agli studi occulti un giovane seminarista, Alphonse Louis Constant (1810-1875), destinato negli anni a venire ad acquisire notorietà imperitura nell’orbe iniziatico col “nom de plume” di Eliphas Levi (2).
Approfittando dell’amnistia per i reati politici concessa nel 1831 da Ferdinando II di Borbone il Marino rientrò a Napoli lo stesso anno dove gli venne affidata immediatamente la mansione di bibliotecario del convento di San Vincenzo Ferreri.

A tale innocua attività l’energico monaco affiancò ben presto quella assai più rischiosa del cospiratore divenendo in breve tempo il capo occulto di una vasta congiura antiborbonica.

IL BARONE NICOLA GIUSEPPE SPEDALIERI (1812-1898)

Il Barone Nicola Giuseppe Spedalieri (1812 - 1898) era figlio di Don Gioac­chino Speda­lieri (sindaco di Bron­te nel 1820; nel 1830 tra­sferi­tosi a Napoli con l'incarico di Capo della Se­zione per gli Affari di Sicilia) e di donna Maria Carolina Graefer figlia di An­drea, il giar­diniere chiamato da Hora­tio Nelson quale primo ammini­stratore della sua Ducea.

È all’incirca in questo periodo che il giovane Spedalieri potrebbe avere incontrato, e secondo noi lo incontrò, il Marino - che tra l’altro era divenuto uno dei maestri segreti di una importantissima corrente iniziatica denominata Ordine Egizio (3) (detto Scala di Napoli) - grazie a cui potè essere ammesso in un circolo martinista attivo a Napoli in stretto contatto, a quanto pare, con una società occultistica di Avignone, dedita a studi sul magnetismo.

Stabilitosi intorno al 1843-44 nella terra che considerava come sua seconda patria, la Francia, lo Spedalieri intrattenne rapporti con alcuni esponenti di organizzazioni iniziatiche locali, specificatamente martiniste. L’acquisto in una libreria di Marsiglia, nel luglio 1861, di una copia del Dogma e rituale dell’Alta Magia di Eliphas Levi, ex sacerdote cattolico e agitatore politico, che come si è detto fu discepolo di Antonio Marino, segnò per il barone brontese l’inizio di un rapporto di discepolato iniziatico e di amicizia che lo legherà al magista francese per ben quattordici anni, ossia fino alla morte di quest’ultimo avvenuta il 31 marzo 1875.

Le relazioni tra i due uomini cominciarono, come ha scritto un biografo del Levi; Paul Chaconrnac, “con l’invio che fece il Maestro a colui che, in poco tempo, doveva diventare il suo migliore e più sincero amico, di una copia delle Chiavi Maggiori e Clavicole di Salomone, e di un piccolo rituale, anch’esso manoscritto inserito m un esemplare dell’edizione latina del Trattato delle Cause Seconde dell’abate Tritenio, sorta di commentario occulto alle clavicole salomoniche” (4).

La corrispondenza tra il barone Spedalieri ed Éliphas Levi, comprendente più di mille lettere concernenti le più svariate tematiche iniziatiche, cominciò il 24 ottobre 1861 e terminò il 14 febbraio 1874. L’ex sacerdote, tra l’altro, fece dono all’aristocratico brontese di alcuni suoi importanti manoscritti con la promessa di pubblicarli soltanto 20 anni dopo la sua morte.

Lo Spedalieri ebbe stretti rapporti iniziatici anche con altri illustri figure esoteriche dell’epoca quali, per non citare che le più famose, Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891), fondatrice della “Società Teosofica”, di cui il barone era membro, Anna Bonus Kingsford (1846-1888) personalità di spicco nell’ambiente occultistico inglese, e Papus, al secolo Gerard Encausse (1865-1916), il “papa nero” dello occultismo francese. Inoltre sembra che l’aristocratico brontese fosse affiliato ad una importantissima organizzazione iniziatica neorosicruciana denominata Hermetic Brotherhood of Luxor, a cui pare fossero legate personalità politiche e culturali di prim’ordine (5).

Nicola Giuseppe Spedalieri si spense a Marsiglia, dove aveva sempre vissuto da quando si era trasferito in Francia dalla Sicilia, il 16 dicembre 1898, assistito amorevolmente dalla nipote, madamoiselle Laporte, che ereditò l’immensa biblioteca dello zio. Con la scomparsa dello Spedalieri si chiude un altro importante e misconosciuto capitolo della secolare storia dell’occultismo, capitolo che attende ancor oggi di essere dovutamente analizzato.

[Gaetano Lo Monaco - da Agorà, periodico di informazione culturale, Anno I, n. 3, Aprile-Giugno 2000]

Note

(1) Per le notizie sull'abate Marino riportate qui di seguito vedasi: Historia dell'Ordine R+C Egizio - Osirideo di Misraim - Memphis - Scala di Napoli dal 1745 al 1995, a cura di Michele Di Iorio (dattiloscritto inedito).

(2) Su Eliphas Levi vedasi, tra l’altro, il nostro: Eliphas Levi tra rivoluzionarismo e magismo in “Merkur”, anno I n. 7, sett. 1997.

(3) Sull’Ordine Egizio vedasi il nostro, L’Ordine Osirideo Egizio e la trasmissione pitagorica, Bassano del Grappa, 1999.

(4) P. CHACORNAC, Éliphas Levi, rénovateur de l’occultisme en France, Parigi, 1926, p. 206.

(5) Sui rapporti tra lo Spedalieri e la H. B. of Luxor si vedano: C. CHANEL, De la “Fraternite hermetique de Louxor” au “Mouvement Cosmique”: L’Oeuvre de Max Theon. Contribution à l’étude des courants ésotériques en Europe à la fin du XIXème siècle et au début du Xxème siècle. Tesi di dottorato. Paris, 1992/93; J. GODWIN., C. CHANEL, J. P. DEVENEY, The Hermetic Brotherhood of Luxor. Initiatic and Historical Documents oJ an Order of Pratical Occultism. New York, 1995.

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