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9 Aprile 2022

Bus navetta sull’Etna per fini turistici, è revoca

Tolta l’autorizzazione
Niente più accesso motorizzato in zona "A"

Ambientalisti e associazioni avevano fatto ricorso al Tar

Bronte, l'Etna vista dalla contrada Difesa «Ritirata in autotutela da parte del Parco dell’Etna l’autorizzazione per l’ingresso motorizzato in Zona A per fini turistici rilasciata ai Comuni di Bronte e Maletto».

Ad annunciarlo con una nota sono le associazioni ambientaliste Lipu, Wwf, Cai, Ente Fauna Siciliana, Legambiente Catania e le associazioni di guide Assoguide, Lagap e Federescursionismo, che avevano presentato ricorso al Tar di Catania contro l’autorizzazione rilasciata dal Parco dell’Etna ai Comuni di Bronte e Maletto per l’ingresso di mezzi motorizzati per fini turistici nelle Zone A e B del Parco dell’Etna.

Si è evitata - scrivono Giuseppe Rannisi della Lipu. Vita Raiti del Wwf, Giuseppe Riggio del Cai, Viola Sorbello della Legambiente, Dario Teri di Fedescursionismo Sicilia, Claudio Scaletta di Assoguide, Agatino Reitano della Lagap Presidio Etna/Sicilia orientale e dell’Ente Fauna Siciliana - quella che a parere delle scriventi associazioni avrebbe costituito una grave violazione delle normative di tutela, nonchè una lesione dell’immagine stessa del Parco che, ricordiamolo, è entrato a far parte del patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’Unesco sin dal 2013.

Le sottoscritte Associazioni, rilevando che nello stesso atto di revoca autorizzazione viene contestualmente aperta una procedura di concertazione con altri Enti e con Associazioni direttamente interessati e coinvolti, rimangono sin da ora disponibili a valutare soluzioni e progetti che verranno presentati, fermo restando il pieno rispetto delle norme vigenti il che è certamente obiettivo di quanti hanno a cuore la salvaguardia della naturalità del Parco come è nelle finalità istitutive di riferimento».

Poi le associazioni si rivolgono direttamente all’Ente dell’Area protetta affinchè in futuro rispetti principi istitutivi del Parco: «Chiediamo adesso al Parco - infatti si continua a leggere nella nota - che avvii una politica di tutela naturalistica del suo territorio, impegnandosi a raggiungere le finalità istitutive che nel 1981 prima e nel 1987 hanno portato la Regione Siciliana a decretarlo Parco Naturale regionale, la cui fruizione deve essere fatta sempre nel pieno rispetto delle valenze naturalistiche in esso presenti. Riteniamo infine di dover, ancora una volta, sottolineare che laddove i Parchi naturali funzionano in quanto vengono rispettate le regole, essi sono ritenuti non soltanto uno strumento di tutela del patrimonio naturale, ma anche un veicolo per la valorizzazione delle comunità e delle economie locali». (Fonte La Sicilia del 9 Aprile 2022)
 


12 febbraio 2022

Bus navetta ecocompatibili sull’Etna, è scontro

La replica del sindaco Firrarello

«Non si vuole tutelare l’ambiente, ma l’esclusività d’utilizzazione dell’Area naturale protetta»

«Faccio politica dal 1963 e potete immaginare quante opinioni strane ho dovuto ascoltare in questi 59 anni. Ma, credetemi, quelle scaturite dopo l’autorizzazione rilasciata dall’Ente Parco dell’Etna per lo svolgimento di attività turistica tramite veicoli ecocompatibili in zona A e B, lasciano sbigottito anche me».

Sono le parole che il sindaco Firrarello affida ad un comunicato dopo aver appreso la notizia che non solo alcuni ambientalisti, ma anche alcuni deputati del M5s ed addirittura il Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Catania si sono schierati contro l’autorizzazione rilasciata dal Parco.

«Si, - continua – queste dichiarazioni mi lasciano sbigottito perché chi le proferisce sembra non conoscere quello che noi abbiamo chiesto ed ottenuto dal Parco, ne la realtà che si vive ogni giorno sull’Etna. Ed allora vediamo di chiarire meglio i concetti.

Noi abbiamo solo chiesto di raggiungere la zona “A” del Parco nel territorio di Bronte e Maletto con piccoli bus navetta ecocompatibili, quindi elettrici o al massimo con motore euro 6. Queste navette non sono bus enormi che non riuscirebbero a circolare, né si dovranno incuneare fra i sentieri interni del Parco. Dovranno solo percorrere le stesse piste forestali che ogni giorno vengono attraversate da decine e decine di auto di servizio della Guardia o dell’Azienda forestale, degli operai forestali ed adesso scopriamo anche degli ambientalisti autorizzati a gironzolare a proprio piacimento fra i boschi con i propri veicoli.
Di conseguenza chi protesta, o non conosce la realtà, o vuole dire che circa 60 auto, fra cui potenti fuoristrada, non inquinano, mentre le nostre 2 navette ecocompatibili si. Ed allora lancio una proposta che risolve veramente il problema.

La presenza dei veicoli a motore compromette l’equilibrio ambientale? Bene, vietiamo l’ingresso nel Parco a tutti i veicoli a motore, compreso i 4 veicoli autorizzati alla Lipu, e permettiamo l’accesso soltanto ai bus navetta ecocompatibili. Solo 2 navette al posto di 60 auto.
Questo si che annienterebbe l’impatto ambientale. I rumori e le emissioni si ridurrebbero enormemente. L’ambiente ne beneficerà. Operai, ricercatori, ambientalisti ed a questo punto anche turisti potrebbero, come tutti, utilizzare le navette. L’ambiente. – conclude - che alcuni ambientalisti si affannano a ribadire che è deturpato dal passaggio di veicoli a motore, ne troverebbe giovamento.
Un altro problema potrebbe essere l’eccesivo carico antropico?
Il nostro progetto prevede ingressi numerati e contingentati. Nessun rischio dunque, anzi si risolverebbe il problema dell’ingresso incontrollato nell’area protetta, nel rispetto della flora e della fauna che noi per primi vogliamo rispettare. Pensate – ribadisce - abbiamo anche previsto la sospensione del servizio da febbraio ad aprile, per non disturbare la riproduzione delle aquile e del gatto selvatico».
Infine Firrarello conclude: «Se neanche questa idea dovesse piacere, allora saremmo costretti a pensarla come il presidente Caputo: non si vuole tutelare l’ambiente, ma l’esclusività d’utilizzazione dell’Area naturale protetta».
 

15 Febbraio 2022

La risposta della Lipu

«I nostri mezzi autorizzati solo per fare ricerca»

In mezzo alle betulle bianche dell'EtnaContinua il dibattito fra il presidente del Parco dell’Etna, Carlo Caputo , e il sindaco di Bronte, Pino Firrarello, da una parte e dall’altra le associazioni ambientaliste che si oppongono all’autorizzazione che il Parco dell’Etna ha rilasciato ai comuni di Bronte e Maletto per portare turisti in zona “A” del parco con dei bus navetta.

In particolare il delegato della Lipu, ing. Giuseppe Rannisi, essendo stata la sua associazione più volte citata, in una nota scrive: «Riteniamo doveroso replicare al sindaco Firrarello e al presidente del Parco, Caputo, in merito all’autorizzazione rilasciata dall’Ente Parco ai Comuni di Bronte e Maletto per l’ingresso di mezzi motorizzati (pullmini) per fini turistici per 120 persone al giorno da maggio e dicembre che chiamano in causa la Lipu.
In particolare il sindaco di Bronte asserisce che la Lipu , ricorrente al Tar avverso tale autorizzazione, assieme ad altre associazioni, potrebbe entrare con 4 mezzi in zona A” di Parco quando invece i due Comuni Bronte e Maletto chiedono soltanto l’ingresso di due mezzi motorizzati.
Occorre precisare che la Lipu è stata autorizzata dall’Ente Parco e dai Servizi tecnici del Territorio ex Azienda foreste demaniali a poter entrare in Zona A di Parco esclusivamente per svolgere attività di ricerca scientifica e soltanto con un mezzo motorizzato per volta».

E Rannisi spiega anche il perchè dell’autorizzazione, valutata «in funzione delle attrezzature tecniche, anche molto pesanti, che occorre trasportare e delle distanze da percorrere.
Sono state indicate 4 targhe per assicurare comunque la disponibilità , di volta in volta, di almeno un’auto giacchè la Lipu opera con volontari. E’ chiaro, pertanto, che non possono entrare in Zona A contemporaneamente 4 autovetture!

Inoltre l’ingresso viene effettuato soltanto quando necessario, in particolare una volta al mese per effettuare i transetti e 6 volte in un anno per monitorare la fauna».
Da qui la considerazione: «Sarebbe fuorviante – conclude la nota della Lipu – paragonare i pullman che portano 120 persone al giorno per fruizione turistica con un’autovettura che entra 16 volte in un anno, con 2-3 persone per svolgere un importante servizio per il Parco». [Fonte La Sicilia - Nella foto un sentiero nel Parco dell'Etna]



11 Febbraio 2022

La deputata Josè Marano (M5S)

«Bus turistici nel Parco dell’Etna, danno ambientale»

Si allarga il fronte del Movimento 5 stelle contro i bus navetta per i turisti nel Parco dell’Etna. Dopo il no dell’onorevole Giannina Ciancio, anche la deputata Jose Marano commenta: «A seguito dello studio dell’ateneo di Catania ed in particolare del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali, è emerso il potenziale danno ambientale derivante dalle autorizzazioni rilasciate dal Parco dell’Etna ai comuni di Bronte e Maletto per lo svolgimento di attività turistica tramite autobus motorizzati in zona A e B, sul versante Ovest del vulcano.

«Ho depositato un disegno di legge, approvato in Commissione, per l’istituzione di una Giornata della memoria per la terribile eruzione dell’Etna del 1669. Un disegno di legge che prevede la creazione di un itinerario culturale, a impatto zero per l’ambiente.

«Già bastano – aggiunge – le discariche abusive purtroppo piaga del territorio e i vari reati ambientali che continuano a perpetrarsi. Non si può permettere che mezzi di dimensioni imprecisate abbiano il via libera. La stessa università definisce l’autorizzazione concesso dal Parco dell’Etna “in netto contrasto con la salvaguardia dei valori che ne contraddistinguono l’identità naturalistica e che hanno portato al riconoscimento dell’Etna come Patrimonio Mondiale dell’Unesco”. Le istituzioni – conclude – invece di creare situazioni che possono mettere a rischio il patrimonio collettivo, dovrebbero impegnarsi nel cercare diverse e migliori forme di valorizzazione». [La Sicilia, 11-2-2022]

 

7 Febbraio 2022

L’UNIVERSITA’ A DIFESA DELL’ETNA

«No ai bus navetta»

Il Dipartimento di scienze biologiche sposa la bocciatura delle autorizzazioni concesse dal Parco: «Contrarie allo sviluppo sostenibile»

Anche l’Università di Catania si schiera contro i bus navetta nel territorio di Bronte e Maletto del Parco dell’Etna. Dal Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Uni­versità di Catania, è partita una lunga nota sottolineando come l’autorizzazione rilasciata dall’Ente Parco dell’Etna ai Comuni di Bronte e Maletto per lo svolgimento di attività turistica tramite autobus motorizzati in zona A e B del suddetto Parco, sia dannosa per l’ambiente.

«Si rileva – si legge nel documento – che il Consiglio Regionale per la Protezione del Patri­monio Naturale (Crppn) non è stato interpellato, anche perché nella prima fase non era stata inviata alcuna documentazione in merito dall’Ente Parco agli uffici regionali.
Il Consiglio del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Catania ha approvato all’unanimità un documento nel quale vengono spiegate le ragioni tecnico-scientifiche per le quali l’autorizzazione in oggetto merita una valutazione più attenta al fine di salvaguardare i valori naturalistici e ambientali.

1) L’autorizzazione è stata rilasciata in contrasto con la “Disciplina delle attività esercitabili in ciascuna zona del territorio delimitato in funzione degli obiettivi da perseguire” che per la zona A recita testualmente all’art. 2.2l: “è vietato introdurre veicoli motorizzati, ad eccezione di quelli utilizzati per motivi di servizio o di sorveglianza vulcanica”. Il succitato divieto, infatti, deriva dall’esigenza di tutelare concretamente gli eccezionali valori naturalistici che caratterizzano la zona A e B del Parco dell’Etna, rendendola unica nel suo genere. Si sottolinea, inoltre, – si continua a leggere – che non risponde al vero quanto dichiarato dal presidente del Parco in merito al parere positivo rilasciato dal Comitato Tecnico Scientifico (Cts); esso infatti non esiste più, essendo stato abolito e sostituito dal Crppn che, a tale riguardo, non è stato interpellato.

2) Il vulcano nel corso degli ultimi settanta anni ha subito una pressione antropica eccessiva e a volte incontrollata. Per evitare l’aumento del carico antropico su questi versanti e per salvaguardare i versanti ancora integri, nel 1987 è stato formalmente istituito il Parco Regionale dell’Etna con l’obiettivo di tutelare un bene di eccezionale valore.

3) Il Parco in questi 35 anni ha richiamato sul nostro vulcano milioni di turisti, che fino ad oggi hanno potuto godere delle sue bellezze e delle sue peculiarità naturalistiche nel pieno rispetto della legge istitutiva.
L’autorizzazione dal Parco dell’Etna è in netto contrasto con la salvaguardia dei valori che ne contraddistinguono l’identità naturalistica e che hanno portato al suo riconoscimento come Patrimonio Mondiale dell’Unesco e va in direzione opposta al grido dall’allarme lanciato dagli scienziati di tutto il mondo sulla necessità di uno sviluppo realmente e concretamente sostenibile e sulla riduzione degli impatti antropici.

4) Infine, va sottolineato che la fruizione turistica motorizzata delle quote elevate è già una opzione ampiamente sviluppata sul vulcano. Esistono ben sette strade asfaltate che si inerpicano al di sopra dei 1.500 metri di quota».

In conclusione l’Università consiglia: «Anziché autorizzare l’ingresso di mezzi motorizzati per trasportare turisti sulle piste altomontane per visite brevi e fugaci – autorizzazione che un domani potrà essere richiesta anche dagli altri Comuni che insistono sul vulcano e su tutti gli altri parchi regionali, con conseguenze certamente molto negative sugli equilibri naturali, si auspica fortemente che venga ampliata un’offerta turistica più eco-sostenibile, che non solo potrebbe incrementare i livelli occupazionali delle comunità locali ma anche rappresen­tare un’occasione di sviluppo realmente sostenibile e duraturo per l’intera comunità che vive attorno e sul vulcano.
Tutto ciò nel pieno rispetto dell’ambiente e delle eccezionali emer­genze geomor­fologiche e vulcanologiche, vegetazionali, floristiche e faunistiche che esso ospita». [Fonte La Sicilia]

, 8 Febbraio 2022

La replica del presidente del Parco

«Autorizzazioni rilasciate sulla base della relazione del CTS»

Non è tardata ad arrivare la replica del presidente del Parco dell’Etna, Carlo Caputo, alla lettera del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Catania che si è schierato contro i bus navetta nel territorio di Bronte e Maletto del Parco dell’Etna. Il presidente legge le “accuse” e afferma:
«L’autorizzazione rilasciata su richiesta di due Comuni del Parco (onte e Maletto) è importante ricordare come sia stata assistita da appropriata relazione tecnica di valutazione ambientale sottoscritta dal prof. Giuseppe Angelo Ronsisvalle. È falsa la notizia che sarebbe giunta da parte dell’assessorato una revoca del provvedimento del Parco (semmai un’inter­locuzione formale tra assessorato e parco).Falso anche che il Parco non abbia trasmesso alcuna documentazione agli uffici regionali, infatti il Parco ha trasmesso per conoscenza all’assessorato in data 15 settembre 2021. L’autoriz­zazione non necessitava di parere del Consiglio Regionale Protezione Patrimonio Naturale (a differenza di quanto sostenuto dal Dipartimento) in quanto passano al vaglio del Crppn solo i casi che non siano stati già trattati dal soppresso Comitato tecnico scientifico (cosi prevede legge 34/1996)».

Poi Caputo sottolinea come il Parco abbia agito nella massima legittimità:
«L’autorizzazione rilasciata dal Parco – infatti spiega – è in piena coerenza con il Regolamento di Fruizione del Parco; il regolamento è assistito da apposito parere del Comitato Tecnico Scientifico n.39/2003 laddove all’articolo 7.1 sotto la rubrica “transito dei veicoli a motore” prevede: per le Zone A e B, che “… è vietato il transito e l’accesso di ogni mezzo motorizzato, compresi motocicli e ciclomotori anche se condotti a mano e con il motore spento…” ma “… sono esclusi dal divieto… g) i mezzi motorizzati delle ditte autorizzate a svolgere servizi escursionistici, limitatamente all’uso e ai percorsi di proprio diritto… ».

«Occorre chiarirci e definire cosa s’intende per viabilità forestale. – ribadisce – Il Dipartimento Scienze e Tecnologie Forestali e Ambientali, Università di Firenze, professori Chellazzi e Brachetti Montorselli scrivono: “La viabilità forestale ha lo scopo di permettere di effettuare tutte le attività che si svolgono in un bosco: attività selvicolturali, di sorveglianza del bosco, la realizzazione di sistemazioni idraulico forestali; e anche una fruizione turistico-ricreativa più regolamentata”».

Poi, Caputo avanza più di un sospetto sui motivi che vedono alcuni opporsi ai bus navetta nel Parco. «La pista forestale in discussione – infatti, aggiunge – è da tempo già attraversata da tantissimi mezzi a benzina o diesel che vi transitano quotidia­namente per finalità che vanno dalla ricerca scientifica sull’aquila reale (anche l’Associazione ricorrente Lipu è autorizzata al transito con 4 veicoli a motore), al trasporto dei disabili e dei relativi accompagnatori (come nel caso di nume­rose Associazioni di promozione sociale e senza fini di lucro), alla attività di sorveglianza, all’auto­riz­zazione al transito, con mezzi propri, del personale del Demanio Forestale, insomma decine e decine di auto. Appare, a mio modo di vedere, incoerente affermare che solo due veicoli in più (per lo più ecocompatibili a differenza degli altri) possano creare significativo impatto.

La realizzazione del servizio navetta non determinerebbe dunque alcuna significativa modifica nella gestione del quotidiano, ma consentirebbe semmai un più ordinato e monitorato accesso insieme ad una migliore fruibilità dell’area di Parco in questione.
L’istituzione di questo servizio, infatti, consentirebbe al parco di non essere più “obbligato” a rilasciare autoriz­zazione a molteplici veicoli. Insomma si passerebbe da decine di mezzi autorizzati a solo due mezzi autorizzati (forse questo preoccupa?!)».

«Se su detta pista non deve circolare nessun mezzo – conclude – il principio deve valere per tutti; altrimenti non si tutela l’Ambiente ma l’esclusività d’utilizzazione dell’Area Naturale Protetta».



25 Gennaio 2022

I bus navetta nel Parco dell’Etna

Dopo il no, i sindaci spiegano e la Regione fa dietrofront

“I bus turistici potranno accompagnare i turisti nel versante nord ovest del Parco dell’Etna”. In attesa che sull’autorizzazione concessa dal Parco dell’Etna ai Comuni si esprima il Tar, i sindaci hanno riportato da Palermo una bella vittoria.
Dopo che l’Assessorato regionale al Territorio e Ambiente, a seguito di una interrogazione, ha chiesto al Parco dell’Etna di revocare l’autorizzazione rilasciata ai Comuni di Bronte e Maletto, per “attivare un servizio di fruibilità del versante ovest del Vulcano con finalità turistiche, mediante l’accesso autorizzato di veicoli ecocompatibili”, i sindaci di Bronte e Maletto, con il presidente del Parco dell’Etna, hanno ottenuto il dietrofront da parte della Regione.
Forti delle loro idee, infatti, hanno chiesto un incontro a Palermo, riuscendo a convincere i vertici dell’Assessorato regionale sulla legittimità dell’autorizzazione.

Al vertice a Palermo, ospiti del direttore dell’Assessorato, dott. Giuseppe Battaglia presente con i dirigenti regionali Giuseppe Maurici e Giorgio Occhipinti, hanno partecipato i sindaci di Bronte e Maletto, Pino Firrarello e Giuseppe De Luca, l’avvocato del Comune di Bronte, Antonella Cordaro, il presidente del Parco dell’Etna, Carlo Caputo ed il direttore dell’Area protetta, ing. Giuseppe Di Paola. Con loro anche il deputato Giuseppe Zitelli.

«Prima gli ambientalisti si sono rivolti al Tar che si esprimerà il 12 maggio. – afferma in un comunicato il sindaco Firrarello – Poi la Regione ha chiesto al Parco di rivedere l’autorizzazione, quando io non ho mai visto l’ingegnere Di Paola concedere nulla che potesse minimamente minacciare l’ambiente. Certi di essere nel giusto abbiamo chiesto udienza chiarendo la vicenda. Appena abbiamo spiegato le peculiarità del provvedimento, i dirigenti dell’Assessorato non hanno potuto che confermare la legittimità delle nostre richieste.»
«Del resto – continua il sindaco - lo stesso assessorato mesi fa ha presentato un bando per favorire l’incremento turistico sull’Etna. Mi preme sottolineare però un aspetto. I territori sono proprietà dei Comuni ed in questi territori per 40 anni nulla è stato fatto per incrementare il turismo che tutti vogliamo realizzare nell’interesse della salvaguardia della natura. E’ arrivato il momento di valorizzare l’Etna con criteri concreti e non su radicali ideologie.»

Soddisfatto anche il sindaco di Maletto, De Luca: «Il confronto – ha affermato – ci ha permesso di chiarire ogni aspetto. Alla fine l’Assessorato, che ringrazio, non solo si è convinto della legittimità e della sostenibilità delle nostre richieste, ma anche sulla conformità dell’Autorizzazione concessa dalla direzione dell’Area protetta.»

«L'assessorato – ha affermato il presidente Caputo - ha accolto le nostre motivazioni e ritirata la richiesta di revoca del provvedimento autorizzatorio del Parco perché rilasciato coerentemente con le norme che regolano l'Area e non produce nessun impatto significativo. L'attività di trasporto con minibus ecocompatibili, infatti, avviene su pista forestale, cioè su percorso la cui funzione è proprio quella di permettere di arrivare al rifugio La Nave, percorrendo una strada forestale esistente.»



16 Settembre 2021

FIRMA STORICA

Nella zona "A" del Parco dell'Etna ora si va col bus

Una firma che per il versante ovest dell’Etna è sicuramente storica. Da decenni la richiesta di poter ogni giorno accompagnare i turisti a visitare i bellissimi boschi della zona “B” del Parco dell'Etna con dei pulmini è stata sempre osteggiata. Ieri l’ing. Giuseppe Di Paola, direttore del Parco dell’Etna, alla presenza del presidente dell’Ente, Carlo Caputo, e dei sindaci Pino Firrarello (intervenuto con l’avvocato Antonella Cordaro) e Giuseppe De Luca, ha firmato l’autorizzazione che permette ai Comuni di Bronte e di Maletto di “attivare un servizio di fruibilità del versante ovest del Vulcano con finalità turistiche, mediante l’accesso autorizzato di veicoli ecocompatibili nei tracciati esistenti che da Piano dei Grilli conducono fino all'ingresso di Monte la Nave”.

In pratica dopo anni di incontri, studi e relazioni tecniche, l’Ente Parco ed i Comuni hanno trovato il giusto equilibrio fra salvaguardia e fruizione, vedendo quella forma di "turismo lento e formativo", che si vuole attuare, come lo strumento migliore per sensibilizzare l’uomo alla tutela dell’ambiente.

“Io ringrazio il presidente Caputo ed il direttore Di Paola – ha affermato Firrarello – Al Parco abbiamo chiesto di poter raggiungere la pista altomontana, partendo da Piano dei Grilli. Come recita l’autorizzazione sottoscritta dal Parco, adesso potremo farlo con bus elettrici o con motore euro 6. Questa è una vittoria di tutti. Per il turismo sull'Etna inizia una nuova era”.

“Finalmente dopo 20 anni – aggiunge De Luca - siamo riusciti a concludere un percorso che ci porterà alla fruizione della nostra Etna ed a incrementare lo sviluppo turismo nel perfetto rispetto dell’ambiente. Da oggi possiamo programmare iniziative turistiche mettendo al centro il Vulcano”.

“L’interesse del Parco – ha affermato il presidente Caputo - è evitare che la presenza dell’uomo non crei danni all'ambiente ed alla biodiversità. E quando noi concentriamo la fruizione solo in un’area, creiamo un danno. Favorendo una via per i turisti anche nel versante ovest, di fatto distribuiamo le presenze lungo il Vulcano. Nel Parco entreranno bus che non hanno un eccessivo impatto e percorreranno solo le piste, ovvero le strade, che già normalmente vengono percorse dalle auto di servizio. Poi – conclude - il Parco verrà visitato a piedi”.

Il servizio sarà sospeso nei mesi di febbraio e aprile per non disturbare la riproduzione delle aquile e del gatto selvatico.
 

NAVETTE ECOCOMPATIBILI

Parco dell'Etna, il versante ovest del vulcano fruibile anche da anziani e disabili

Versante ovest del vulcano fruibile anche da anziani e disabili, il Parco dell’Etna ha autorizzato in questi giorni i comuni di Bronte e Maletto ad accedere in riserva, con navette ecocompatibili, e percorrere un tracciato dalla casermetta di Piano dei Grilli all’area attrezzata di Monte La Nave, passando per la pista altomontana. Soddisfatti per il risultato raggiunto i sindaci Pino Firrarello e Pippo De Luca e il presidente del Parco dell’Etna, Carlo Caputo.

L’ingegnere Giuseppe Di Paola, direttore del parco, ha concesso l’autorizzazione sottolineando il «duplice scopo di consentire a persone anziane o con deficit fisici di godere delle meraviglie di un territorio, nel pieno rispetto dello stesso, nonché di fornire il necessario supporto logistico a chi percorre, a piedi, la sentieristica di quella porzione di area protetta».

Per l’utilizzo dei veicoli (bus con motori elettrici o euro 6 e muniti di Gps), i comuni dovranno adottare un «sistema di gestione che assicuri la verifica costante sugli accessi e consenta un monitoraggio continuo e reale del carico antropico», ossia del «numero di soggetti condotti con mezzi sul vulcano», che quotidianamente non potrà superare i 120 ingressi (ripartibili in un massimo di tre turni giornalieri) da maggio a gennaio; accessi esclusi, quindi, a febbraio, marzo e aprile, in quanto «periodo di riproduzione dell’aquila reale e del gatto selvatico» ... [leggi tutto: Luigi Putrino, Giornale di Sicilia, 21 Settembre] 

27 Novembre 2021

Le associazioni si oppongono

Presentato un ricorso al Tar

No all’ingresso, a fini turistici, di pullman nella zona "A" del Parco dell’Etna. All’autorizzazione dell’Ente Parco concessa ai comuni di Bronte e di Maletto si sono opposte le associazioni Wwf Sicilia nord-orientale, Cai regionale, Ente fauna siciliana, Federescur­sio­nismo, Assoguide, Lagap che avevano chiesto all’Ente Parco il ritiro in autotutela del provvedimento, senza tuttavia ottenerlo. Le stesse associazioni si sono, quindi, rivolte al Tar presentando un ricorso tramite l’avv. Alessandro Arcifa, temendo un danno grave ed irreversibile all’ambiente naturale e alla fauna a seguito della esecuzione dell’autorizzazione.

In un comunicato, secondo le associazioni è chiaro il divieto contenuto nel decreto istitutivo del Parco naturale dell’Etna che vieta l’ingresso di mezzi motorizzati in zona A di Parco se non per servizio e sorveglianza vulcanica. Le associazioni difendono l’ultima area di parco naturale non assalita dal consumismo e dalla fruizione sfrenata che è infatti l’area ovest del parco dell’Etna, la parte più naturale e più selvaggia del Parco naturale, dove si è rifugiata la fauna più pregiata, dove non esistono edifici, dove va chi apprezza il silenzio e la tranquillità dei luoghi, o semplicemente il richiamo delle tante specie di uccelli presenti. È l’area dei paesaggi incontaminati, dove il Parco naturale raggiunge i massimi valori.

L’autorizzazione impugnata consentirebbe l’ingresso di mezzi motorizzati, pulmini, 3 turni per 6 passaggi al giorno per 120 persone lungo il percorso autorizzato di ben 25 km di cui 24 in zona A, nell’area cioè di riserva, di massima tutela, da Piano dei Grilli in territorio di Bronte (foto a destra) fino al rifugio della Galvarina e poi lungo la Pista Altomontana fino al Rifugio di Monte la Nave in territorio di Maletto, percorrendo piste e sentieri montani con pendenze di oltre il 10%, con rumore dei mezzi fuoristrada utilizzati, dovuto al rotolamento degli pneumatici, e col vociare delle persone durante le soste. (Fonte La Sicilia - Nella foto la casermetta di Piano dei Grilli)


28 Novembre 2021

Legambiente ricorre al Tar contro gli ecobus autorizzati sull’Etna

È diventato pane per gli avvocati l’autorizzazione che il Parco dell’Etna ha concesso ai Comuni di Bronte e Maletto, per «attivare un servizio di fruibilità del versante ovest del Vulcano con finalità turistiche, mediante l’accesso autorizzato di veicoli ecocompatibili».

La presidente di Legambiente Catania, Viola Sorbello, assistita dall’avvocato Elio Guarnaccia, ha presentato ricorso dinanzi al Tar di Catania contro il provvedimento. (...) «Già in precedenza – si legge in una nota di Legambiente Catania – insieme alle principali associazioni ambientaliste catanesi, Legambiente ha tentato di avviare un dialogo con l’Ente Parco preoccupata per i gravissimi impatti di tale iniziativa sull’ecosistema del vulcano. Le associazioni che fanno parte di un tavolo partecipato insieme al Parco dell’Etna, capeggiate dalla Lipu, hanno chiesto anche l’annullamento in autotutela dell’autorizzazione, sia nell’ambito del tavolo che con istanza dettagliatamente motivata. Inoltre, la vicenda è stata oggetto di un’interrogazione parlamentare all’Ars, lo scorso 27 ottobre. Tuttavia l’Ente Parco non ha ritirato il provvedimento amministrativo costringendo le associazioni ad adire le vie legali».

Per la presidente Sorbello gli atti istitutivi e regolatori del Parco dell’Etna fissano il divieto di transito con mezzi motorizzati nelle zone di interesse naturalistico, con l’autorizzazione fornita che sarebbe carente di «istruttoria e valutazione che l’Ente Parco avrebbe dovuto svolgere circa l’impatto su flora e fauna dei rumori».

«Il Parco – scrive la Sorbello – ha rilasciato questa autorizzazione senza acquisire il preventivo parere del Comitato tecnico scientifico».

Il presidente del Parco dell’Etna, Carlo Caputo però difende il provvedimento. «Da sempre in questo Parco – ha precisato – è stato animato il dibattito fra chi dice che il territorio è mummificato ed ogni tentativo di sviluppo viene bloccato, e chi invece sostiene che lì non bisogna realizzare alcuna attività. Io rispetto e ascolto sempre le associazioni ambientaliste. Loro lo sanno bene. In questo caso però questa presa di posizione mi sembra pretestuosa. Il Parco non ha mica concesso l’autorizzazione a percorrere un sentiero, ma solo una strada forestale adibita da sempre alla viabilità.
Pensate ci sono anche i cartelli stradali che indicano il limite di velocità. Io l’ho percorsa lunedì scorso incrociando e fotografando 41 veicoli: auto di operai, auto autorizzate per attività di servizio e volontariato ecc. Come, mi chiedo, la presenza di altri 2 bus navetta che accompagnano 120 turisti al giorno può compromettere l’equilibrio ambientale? Ricordo che l’autorizzazione è stata concessa su richiesta di due Comuni, ovvero di enti istituzionalmente riconosciuti che hanno ipotizzato di fare turismo regolamentato. Bene, le piste forestali servono anche a garantire la fruizione turistica regolamentata. Non si può parlare di impatto su una pista forestale dove già circolano decine di veicoli». E sull’ipotesi di una carenza d’istruttoria ha concluso: «Questo lo stabilirà il giudice. Io ho visto pagine e pagine di relazione sull’impatto ambientale. (Fonte La Sicilia)

20 Gennaio 2022

REVOCATA dalla Regione L'AUTORIZZAZIONE

Si scontra con il decreto istitutivo del Parco

L’assessorato regionale al Territorio e Ambiente ha chiesto al Parco dell’Etna di revocare l’autorizzazione rilasciata ai Comuni di Bronte e Maletto, per «attivare un servizio di fruibilità del versante ovest del Vulcano con finalità turistiche, mediante l’accesso autorizzato di veicoli ecocompatibili».

A comunicarlo è la deputata regionale del M5S, Giannina Ciancio che attraverso una nota ricorda che dopo la concessione dell’autorizzazione «la questione era stata sollevata all’Ars, lo scorso ottobre, con un’interrogazione presentata proprio da lei perché il Parco dell’Etna aveva deciso di autorizzare la circolazione degli autobus proprio nelle aree a maggior tutela ambientale, tra le zone A (riserva integrale) e B (riserva generale), tra le quote 1.150 e 1.900 metri sul livello del mare. Come risposta all’interrogazione l’assessorato ha detto no».

«Il provvedimento contestato – ricorda la deputata Ciancio – è stato oggetto anche di un ricorso al Tar da parte di diverse associazioni e si scontra con le prescrizioni del decreto istitutivo del Parco dell’Etna. Tra queste, infatti, una norma vieta esplicitamente che in zona A, quella di riserva integrale, si possano introdurre veicoli motorizzati, ad eccezione di quelli autorizzati per motivi di servizio o di sorveglianza vulcanica. Criticità sottolineate dall’ufficio competente del dipartimento Territorio e Ambiente, che ha inoltre evidenziato la mancata richiesta del parere preventivo, da parte del Parco, al Consiglio regionale per la protezione del patrimonio naturale, per le opportune valutazioni. Siamo soddisfatti. Ci auguriamo che simili iniziative “temerarie” non vengano più intraprese con tale leggerezza e che, in futuro, si ascoltino i territori che da tempo denunciavano la pericolosità, per l’ambiente, di un progetto simile».

Per il presidente del Parco dell’Etna però il provvedimento è proprio frutto dell’ascolto dei territori. «Apprendo da voi questa iniziativa da parte dell’assessorato – afferma Carlo Caputo – Il “Consiglio regionale per la Protezione del Patrimonio naturale” è organo consultivo dell’assessorato e non del Parco e non mi risulta che le autorizzazioni dei parchi debbano passare da questo Consiglio. Vorrei precisare che la richiesta parte proprio dai territori, cioè dai due Comuni proprietari e competenti territorialmente sui luoghi oggetto di autorizzazione. Ben vengano comunque tutte le valutazioni degli attori pubblici e privati coinvolti. Serviranno a giungere alla giusta soluzione”. (Fonte La Sicilia - Nella foto un sentiero della Pineta Saletti nel Parco dell'Etna)



23 novembre 2020

Ripulita la strada che sale a Piano dei Grilli

La strada in basolato lavico sarà anche videosorvegliata

Adesso la parte bassa della strada in basolato lavico che da viale Kennedy conduce fino a Piano dei Grilli sull’Etna non solo è pulita dai rifiuti, che incivilmente la gente getta, ma anche video controllata per punire chi ancora si ostina a deturpare uno degli angoli più belli della parte brontese del Parco dell’Etna.

Il vice sindaco, Antonio Leanza, infatti, dopo aver promosso nei giorni scorsi una campagna di pulizia dell’intera area con la collaborazione del Cai (Club alpino italiano), sotto lo scrupoloso controllo del Corpo Forestale, ha deciso di porre fine allo scempio, istallando lungo il percorso funzionali telecamere: “Da ora in poi – ha affermato in un comunicato Leanza – non saranno più tollerati comportamenti incivili e saranno sanzionati tutti i trasgressori. Permettetemi di ringraziare il Cai ed il Corpo forestale. Nei prossimi giorni effettueremo la pulizia anche della parte alta di questa bellissima strada in basolato lavico che è la nostra porta di accesso al Vulcano. Dovremmo tutti fare il possibile affinché venga ammirata dai turisti”.

Ed in effetti è vero. Arrampicandosi per questa strada non solo si può raggiunge la casermetta di Piano dei Grilli, punto base per l’escursionismo dell’Etna, ma si possono ammirare dei magnifici esempi di lave cordate, fra le poche a bassa quota raggiungibili in auto. Poi il panorama, come anche l’atmosfera sono stupendi, e salendo ci si può immergere in un “bagno” di ginestre grandi come alberi che introducono fitti boschi di lecci e roverelle. Meraviglie della natura a pochi minuti dall’abitato che pochi Comuni possono vantare.

Un patrimonio che l’amministrazione comunale intende valorizzare: “Certamente. – conclude il sindaco Pino Firrarello – L’Etna deve essere un volano di sviluppo per l’intero territorio. La strada in basolato lavico che porta fino a Piano dei Grilli ed ai boschi dell’Etna rappresenta essa stessa un meraviglioso esempio di manufatto dell’uomo in perfetta simbiosi con la natura. Va valorizzata quindi, non deturpata, e chi si ostina a farlo sarà duramente sanzionato”.
 

UNA LOTTA CONTINUA, ALCUNI PRECEDENTI: 2020: Discariche abusive nel Parco, in arrivo cento fototrappole  |  2018: Segnalare discariche o sporcaccioni, attiva a Bronte l'App di EtnAmbiente - Ponte di Serravalle, pulizia straordinaria - Parco dell'Etna, microdiscarica anche in alta quota  |  2016: Lotta contro le discariche, campagna di controlli della Polizia municipale  |  2014: Strada Statale 284: quindici chilo­metri di degrado, Firra­rello: «Scoveremo e sanzioneremo chi deturpa»  |  2012: 15 multati per scarico abusivo di rifiuti  |  2011: Controlli severi contro chi abbandona i rifiuti - Guerra a chi semina rifiuti ingom­branti sul territorio - La raccolta punti incastra lo sporcaccione - Ripulite le Gole della Càntera   |  2010: Multa di 200 euro a 60enne che scaricava rifiuti in strada - Ripulita contrada Sciarotta  |  2008: Parco dell’Etna, è emergenza, più di 250 discariche abusive |  2006: Rimosse le discariche all'interno del Parco dell'Etna - Telecamere contro le discariche  |  2005: Il vulcano assediato dai rifiuti  |  2003: Contrada SS. Cristo, ancora immondizie nella zona ripulita sei mesi fa



6 Novembre 2019

Campagna di informazione e formazione nelle scuole di Bronte

Tornano le lezioni sulla raccolta differenziata

Calanna: "Raggiunto il 62%"

Il Comune ripete la campagna di informazione e formazione in tutte le scuole di Bronte, affinché la raccolta differenziata non sia un’azione, ma diventi un abitudine. Per questo il sindaco Calanna, l’assessore Chetti Liuzzo, assieme al geometra Francesco Messineo del Comune e la Caruter (la società che per conto del Comune effettua al raccolta dei rifiuti) hanno organizzato una serie di incontri nelle scuole, ripetendo le lezioni effettuate nel 2017 sulla raccolta differenziata.

“Il fatto – ha dichiarato il sindaco Calanna – che in breve tempo abbiamo raggiunto il 62% di raccolta differenziata deve inorgoglirci. Esiste però quasi un 40% che ancora deve abituarsi per far si che non solo si contribuisca alla salvaguardia dell’ambiente, ma si possano creare le condizioni per risparmiare in bolletta. Siate – ha esortato il sindaco - portavoce nei confronti degli adulti, affinché a Bronte l’indice di differenziata possa crescere ancora”.

Durante le lezioni sono tate date informazioni sul servizio di raccolta, che è sempre porta a porta, sugli orari di conferimento, il calendario di raccolta, i colori dei contenitori e cosa metterci dentro.



23 Settembre 2019

ANAS

Rifiuti sulla statale per Bronte: discariche abusive nelle piazzole di sosta

Spettacolo indecoroso

L’Anas mette in sicurezza la strada statale 284 Randazzo Adrano, asfaltando anche il tratto fra Bronte e Adrano, ma nelle piazzole e lungo i bordi stradali che ricadono in territorio adranita a farla da padroni sono i soliti rifiuti lasciati da incivili, che trasformano le aree di sosta in discariche. In territorio brontese, un piccolo accumulo si è formato nello spiazzo che costeggia il curvone di contrada Passo Zingaro, ma delle piazzole di sosta fra contrada Fumata e contrada Passo Zingaro (direzione Bronte e in pieno territorio di Adrano), ne è notoria l’abituale destinazione a discariche a cielo aperto.

Secondo l’articolo 14 del codice della strada, gli enti proprietari delle strade provvedono «alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredo, nonché delle attrezzature, impianti e servizi».

Il prossimo fine settimana migliaia di automobilisti percorreranno questa strada per recarsi a Bronte, in occasione della XXX Sagra del pistacchio verde dop organizzata dal comune dal 27 al 29 settembre e dal 4 al 6 ottobre. Se nessuno farà ripulire, il primo spettacolo indecoroso al quale saranno chiamati ad assistere, loro malgrado, migliaia di turisti, sarà quello dell’«esposizione dei rifiuti sulla Ss 284» del tratto stradale in territorio adranita e sempre di proprietà dell’Anas. [Luigi Putrino, fonte Giornale di Sicilia]



26 Settembre 2019

STRADA RURALE NEL PARCO DELL'ETNA

Bronte, ruspe in azione e colata di cemento in contrada Musa

Ruspe in azione e colate di cemento in una zona protetta dell’Etna, in contrada Musa a Bronte, ma dal comune assicurano: "Lavori regolari e da completare".

Domenica scorsa, dopo un intervento di livellamento del fondo naturale con una pala meccanica, secondo quanto segnalatoci, col calcestruzzo sono stati pavimentati tratti di un sentiero ricadente in zona B del Parco dell’Etna. La strada rurale è quella che si è dovuta percorrere avanti ieri, per raggiungere il sito naturalistico, scelto dal comune, per tenere la conferenza stampa di presentazione della "XXX Sagra del pistacchio verde dop di Bronte".

Chi abita qui è rimasto incredulo nel vedere cementificare quei tratti di strada seppure mal ridotti, visti i vincoli di 'riserva generale' della zona B, secondi per restrizioni solo a quelli della 'riserva integrale' in zona A. Per saperne di più, avevamo raggiunto l’amministrazione comunale.

Il capo ufficio tecnico del comune, ingegnere Salvatore Caudullo, tramite l'ufficio stampa comunale, ha dichiarato: "Il Comune di Bronte ha aggiudicato una gara d’appalto a procedura negoziata per il rifacimento ed il consolidamento delle strade esterne al centro abitato, attraverso delle somme previste dal bilancio comunale approvato dal Consiglio comunale. Viste le numerose segnalazioni pervenute dai cittadini, dai numerosi proprietari e dai titolari delle aziende agricole e zootecniche della zona, ma soprattutto a seguito delle piogge torrenziali cadute nei giorni scorsi che hanno provocato lo scivolamento di terriccio fino al pozzo Musa, abbiamo deciso di intervenire sulla strada rurale 'Piano Palo Difesa – Musa'".

L’ingegnere Caudullo ha continuato: "Questa strada conduce a diverse aziende e residenze temporanee di cittadini che devono essere raggiunti dai tecnici del Comune (che eroga ai residenti servizi), ed è fondamentale ai fini della Protezione civile. Di conseguenza, soprattutto dopo i nubifragi dei giorni scorsi - ha precisato - , era necessario intervenire con urgenza in quei tratti in salita dove le asperità della carreggiata avevano reso difficile e pericoloso il transito dei veicoli. Detto ciò, il Comune in urgenza ha provveduto a preparare il piano di posa con uno leggero strato di calcestruzzo. I lavori però non sono ultimati. Lo strato di calcestruzzo è solo preparatorio alla posa di un particolare impasto di pietra lavica di colore nero, il cui utilizzo è stato in passato già concordato con il Parco dell’Etna - ha concluso Caudullo - per la manutenzione di tutte le strade rurali che ricadono in zona “B” dell’Area protetta". [Luigi Putrino, Giornale di Sicilia]

 



, 26 Gennaio 2019

Il periodo più importante per la programmazione territoriale

Piano paesaggistico ai raggi X

Entro 30 giorni cittadini o enti potranno presentare eventuali osservazioni

Tra i dubbi i vincoli che penalizzano le cave. Poi la differenza con la legge nazionale sull’inedificabilià nelle fasce di rispetto dei boschi

Da lunedì inizia il mese più importante per la programmazione territoriale in tutta la provincia di Catania. Iniziano i 30 giorni utili per permettere a cittadini ed enti di presentare le osservazioni al Piano paesaggistico.

Per chi ancora non ha avuto modo di avere notizie sul “Piano”, diciamo subito che si tratta di un vero e proprio strumento di pianificazione territoriale che regola le attività che è possibile svolgere nel territorio di tutta la provincia, nel rispetto dei beni paesaggistici ed ambientali. Boschi, colate laviche, zone di pregio sono evidenziate con la relativa normativa di riferimento. Lo ha redatto la Soprintendenza ai Beni Ambientali ed è utile per dare ordine e regole al territorio. Ogni proprietario di un terreno anche piccolo, però, è bene che ne prenda visione, perché ogni zona è stata classificata e quando la Regione siciliana approverà definitivamente il Piano, le regole previste per ogni “fazzoletto” di terra diventeranno legge e bisognerà rispettarle.

Per essere più chiari, se il Piano paesaggistico ha ritenuto che in un zona ci sia un bosco sottoposto all’egida della legge regionale numero 16, i proprie­tari dei terreni limitrofi al bosco, che rientrano all’interno della fascia di rispetto, avranno l’assoluto divieto di edificabilità. E questo à solo uno dei tanti esempi possibili. Per questo, poichè la legge permette ai cittadini di tutta la provincia di Catania di presentare osserva­zioni, chi ritiene che quanto individuato dal piano non sia veritiero o non chiaro, deve presentare le osservazioni. E sono tantissimi coloro che già preannunciano osservazioni.

In molti considerano il nuovo strumento di program­mazione territoriale più “cattivo” rispetto al precedente per quanto riguarda i vincoli, penaliz­zando anche i settori produttivi come quello delle cave. Non sarebbe più possibile, infatti, rinnovare le concessioni a chi estrae pietra lavica.

Inoltre diversi professionisti del settore ci hanno segnalato come all’interno del Piano ci siano boschi individuati con la legge nazionale che non prevede fascia di rispetto e boschi con quella regionale che, come detto, prevede l’inedifi­cabilità nella fascia di rispetto. Differenza che per tanti non trova spiegazione. Per molti, poi, i diversi strumenti di pianificazione territoriale dovrebbero integrarsi fra loro. (...) Insomma, per 30 giorni il dibattito è aperto, poi la parola tornerà all’asses­sorato regionale Territorio e Ambiente, chiamato ad approvare o meno le tante osservazioni che verranno presentate. [Gaetano Guidotto, La Sicilia]

28 gennaio 2019

Domani Consiglio comunale “aperto” sul Piano paesaggistico

Le tavole del nuovo Piano paesaggistico redatto dalla Soprin­tendenza ai Beni Ambien­tali, per la parte che riguardano il territorio si Bronte sono esposte nel Palazzo municipale all’interno della sala consiliare “Nicola Spedalieri”. Visionarle sarà utile per i cittadini che intendono presentare eventuali ricorsi o osser­vazioni. Per farlo avranno a dispo­sizione 30 giorni lavorativi a partire dal 7 febbraio prossimo. Diversi i tempi, invece, per coloro i cui terreni si trovano nei pressi del corsi d’acqua o dei fiumi. In questo caso a seguito del decreto dell’assessore i 30 giorni hanno inizio dal 25 di aprile.

E domani pomeriggio alle ore 17, il presidente, Nino Galati, ha convocato una seduta straordinaria del Consiglio comunale aperta al pubblico nella Pinacoteca Nunzio Sciavarrello. All'ordine del giorno l'«Illustrazione del nuovo Piano paesaggistico della Soprintendenza ai beni ambientali». Sarà presente anche l’Ammi­nistrazione comunale rappre­sentata dal vice sindaco. Gaetano Messina ed il Capo dell’ufficio tecnico, ing. Salvatore Caudullo.



20 Gennaio 2019

Convention sul Piano paesaggistico

«Troppi dubbi»

Doveva essere il convegno per presentare al territorio il Piano paesaggistico della provincia di Catania redatto dalla Soprintendenza. Alla fine l’incontro ha finito per porre sul tavolo il dubbio se il nuovo strumento favorisca o freni lo sviluppo.

Organizzato dall’associazione “Io Bronte” nei locali del Circolo di cultura Enrico Cimbali, alla presenza del presidente Salvatore Tirendi, al dibattito, moderato dal giornalista Luigi Putrino, hanno partecipato i dirigenti della Soprintendenza di Catania ed i componenti dell’Osservatorio regionale per i beni culturali di Palermo. Dopo i saluti del presidente dell’associazione, ing. Giuseppe Montagno, sono intervenuti il presidente del Consiglio comunale di Bronte, Nino Galati, che ha preannunciato una seduta consiliare aperta sull’ar­gomento, il vice presidente della Commissione consiliare all’Urbanistica, avv. Antonino Petronaci, pronto ad annunciare che valuterà gli eventuali contrasti normativi con il Prg del Comune, oltre che a recepire i suggerimenti dei cittadini. Presente anche l’ex sindaco Pino Firrarello.

Poi la relazione del dirigente della Soprintendenza, arch. Benny Caruso: «Il piano - ha affermato - rispetto ai vincoli del Parco dell’Etna ha valore ricognitivo», Un modo per fare chiarezza su tante discrasie che la gente segnala. Per questo Putrino ha evidenziato come «sarebbe opportuno esplicitare meglio la parte normativa del Piano, perché un conto è recepire in un piano gerarchicamente sovraordinato i vincoli di altri strumenti, altra cosa rinviare ad essi. Nel primo caso la competenza sembrerebbe passare alla Soprintendenza; nel secondo, invece, rimarrebbe incardinata nei precedenti enti, come il Parco dell’Etna”.

E stato poi aggiunto che urge rivedere all’assessore regionale Tusa, il suo decreto dello scorso dicembre che ha esteso i vincoli nei 150 metri lineari laterali ai corsi d’acqua, accomu­nando i fiumi ai piccoli torrenti, senza tenere conto che in alcuni punti il vincolo produce i suoi effetti in aree produttive che si trovano a un dislivello di diverse decine di metri rispetto al letto del Simeto». E se l’arch. Gigi Longhitano ha illustrato la parte del piano che riguarda Bronte, l’ing. Maurizio Erbicella, ha sottolineato la carenza di’una “cultura paesaggistica”, spesso connotata dalla filosofia del “non puoi fare” anziché del “puoi fare questo”. [P. Z., La Sicilia]


21 Gennaio 2019

«Agricolture di eccellenza»

Comincia a diventare sempre più vivace il dibattito a Bronte sul piano paesaggistico della Provincia di Catania, già depositato dalla Soprintendenza. Intanto a Bronte il Circolo di Cultura Enrico Cimbali ha già promosso un incontro in cui sono emerse sono emesse alcune criticità. Va definito con chiarezza, infatti, se ha carattere di vincolistico o ricognitivo, l'esatta individuazione dei boschi nel rispetto della norma regionale e nazionale e soprattutto la sua integrazione con gli altri strumenti di pianificazione e i decreti della Regione come quello dell'assessore regionale Tusa, che «avrebbe esteso i vincoli nei 150 metri lineari laterali ai corsi d'acqua, accomunando i fiumi ai piccoli torrenti, senza tenere conto che in alcuni punti il vincolo produce i suoi effetti in aree produttive». Per questo l'ex sottosegretario di Stato Giuseppe Castiglione, chiudendo i lavori del convegno, ha affermato: «I fiumi sono delle risorse che hanno caratterizzato economie agricole e civiltà. Attorno al Simeto sono nate agricolture di eccellenza che non possono essere penalizzate, ma valorizzate. Bisogna quindi superare il decreto Tusa. Ci sono poi troppi strumenti di pianificazione che bisogna meglio coordinare».

Nella foto a destra, un momento del convegno: il vice presidente della Commissione consiliare all’Urbanistica, Antonino Petronaci, e il giornalista Luigi Putrino - I precedenti: Dicembre 2016 /Piano paesaggistico, l’attuale bozza non piace e va ritoccataAprile 2017/La pianificazione sovraccomunale rischia di passare sulla testa dei cittadini



18 ottobre 2018

PER SEGNALARE DISCARICHE O SPORCACCIONI

Attiva a Bronte l'App di EtnAmbiente

Anche i brontesi da oggi si potranno unire all’esercito di controllori contro le microdiscariche sulle strade e nelle campagne dell’Etna. Dopo che il sindaco Calanna ha approvato il protocollo d’intesa con la Strada del Vino dell’Etna per adottare il progetto “EtnAmbiente”, da ieri è attivo anche per Bronte il servizio che, ricordiamo, permette a qualsiasi cittadino di segnalare non solo le discariche abusive che si incontrano sul territorio al fine di permettere al Comune di bonificare l’area, ma anche, eventualmente, di fotografare o filmare coloro che gettano abusivamente i rifiuti rendendosi responsabili dello scempio quotidiano al paesaggio del Vulcano.

«Considero questo progetto – afferma in un comunicato il sindaco Graziano Calanna – un grande segnale di civiltà contro la cattiva abitudine di chi, invece di fare bene la raccolta differenziata o di servirsi del ritiro gratuito direttamente da casa dei rifiuti ingombranti, decide arbitrariamente di liberarsi di sacchetti ed elettrodomestici nelle campagne.» «Grazie a questo nuovo progetto - continua - adesso avrò al mio fianco tutti quei cittadini cui stanno a cuore il decoro ed il rispetto dell’ambiente, per un territorio che spero possa essere sempre più verde e pulito».

Segnalare discariche o sporcaccioni che deturpano il territorio è semplice. Basta scaricare sul proprio smartphone la nuova app “EtnAmbiente” ed attraverso questa fare una foto alla discarica o alla persona che inquina in flagranza di reato. La segnalazione verrà girata immediatamente all’associazione “Strada del vino” che diventerà titolare della segnalazione, senza svelare l’identità di chi invia. Foto e luoghi saranno inviati al Comune che provvederà alla bonifica.

Ed a spiegare come funzione la “app” in Comune è giunto il dott. Christian Liistro, componente del Cda della “Strada del vino e dei sapori dell’Etna”, accolto dagli assessori Di Francesco e Liuzzo: “Il cittadino che ci ha inviato la segnalazione – ha spiegato – oltre a rimanere assolutamente anonimo, sempre attraverso l’applicazione potrà seguire l’iter della propria segnalazione fino alla bonifica dell’area. Nei casi di flagranza di reato Etnambiente si rivolgerà agli avvocati di Legambiente Catania affinché si vada diretti per le vie penali”.



18 Ottobre 2018

IMPARARE GIOCANDO

Educazione ambientale con il Corpo Forestale

A Maletto le prime due sessioni di didattica ambientale

Con l’inizio del nuovo anno scolastico sono riprese anche le attività di didattica ambientale svolte dal personale del Corpo Forestale rivolte agli alunni delle classi di scuola primaria e secondaria di primo grado del territorio etneo.

I punti focali riguardano temi quali l’educazione ambientale, il rispetto e la conoscenza del territorio mediante progetti educativi ad hoc in grado di coinvolgere gli studenti, stimolandone la curiosità e contribuendo a una sana coscienza ambientale.

E dalla collaborazione del dott. Matteo Grassia - appassionato ambientalista e modellista di veicoli in dotazione alla Forestale - con il Comando Provinciale di Catania del Corpo Forestale che è nato l’innovativo progetto “Imparare Giocando” che vede accostare alla realtà il mondo del modellismo dinamico con simulazioni che hanno lo scopo di rendere più chiara e fruibile ai più piccoli l’attività dello stesso Corpo.

Le prime due sessioni di didattica ambientale, rivolte agli alunni della scuola primaria e secondaria di I grado, si sono svolte lunedì e martedì a Maletto presso l’Istituto Comprensivo “G. Galilei”. Entrambe le giornate sono state aperte con l’intervento del Dirigente Scolastico, Dott.ssa Biagia Avellina che, dopo aver dato il benvenuto al personale del Distaccamento Forestale di Bronte, ha illustrato il percorso di educazione ambientale iniziato dagli alunni.Il comandante, Antonino Ruffino, e l’Isp. Sup. Piero Mirenda hanno illustrato, con l’ausilio di video e slides, il territorio etneo, la sua flora e la sua fauna ponendo maggiormente l’accento sull’importanza di non abbandonare rifiuti e su una delle piaghe che attanagliano la Sicilia: gli incendi. Facendo, pertanto, leva su temi di cittadinanza attiva e responsabile, è stato suscitato grande entusiasmo negli alunni nei riguardi della lezione frontale svolta e nei riguardi dell’esibizione di riproduzioni in scala ad opera del dott. Matteo Grassia. Un percorso didattico fortemente sostenuto dall’amministrazione comunale, il cui assessore - con delega all’istruzione ed all’ambiente – Gabriella Giangreco ne ha sottolineato l’importanza per le nuove generazioni. [M. G.]

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«Ai giovani mostro come si spengono gli incendi»

Matteo Grassia, 31 anni, militare dell'esercito, ha ereditato la passione per il Corpo forestale da suo padre. E l'ha trasformata in qualcosa di più. La costruzione di mezzi radiocomandati che ricalcano fedelmente quelli in uso alle forze dell'ordine ... (meridionews.it)



13 Maggio 2018

Operazione Isola Pulita di SiciliAntica

Ponte di Serravalle, pulizia straordinaria

Ma avrebbe bisogno di un restauro

Nella mattinata di domenica, 13 maggio, l’associazione SiciliAntica, nell’ambito dell’iniziativa a carattere regionale, “Operazione Isola Pulita”, ha organizzato una operazione di pulizia straordinaria dell’area limitrofa del ponte Serravalle, sito nell’omonima contrada in territorio di Bronte e Cesarò. L'iniziativa rientra nella cura del proprio territorio, nel rispetto e la valorizzazione culturale e ambientale, che rappresentano le basi del senso civico comune, che sono la direzione a cui il presidente della sezione di Bronte Maletto di SiciliAntica, Gino Anastasi, vuole portare i cittadini del nostro territorio, soprattutto i giovani.

Con l’occasione è stata nuovamente apposta e scoperta una riproduzione della lapide commemorativa, un tempo murata sull’ala destra del ponte, a Nord, riportante un’iscrizione in greco che ricorda l’anno della costruzione del ponte normanno, ad opera del conte Ruggero nel 1121.

Scrive lo storico brontese Benedetto Radice che «a mettere in comunicazione le varie masse della sponda sinistra del Simeto: Maniaci, Rotolo, Corvo, S. Venera, Bronte, e le altre masse con gli abitanti della sponda destra: Bolo, Cesarò, Carbone, Placa Baiana, Troina, Messina, capitale allora del Valdemone e Palermo capitale dell’Isola, il Conte Ruggiero nel 1121 fece costruire il ponte, detto dagli Arabi Cantera, che diede poi il nome alla contrada e lo dedicò alla memoria della madre sua Adelasia, morta in Patti nel 1118. Vi si leggeva questa epigrafe greca, scolpita in pietra calcarea, posta sull’ala destra del ponte, a Nord: Fu costruito questo ponte per la serenità del gloriosissimo conte Ruggiero di Calabria e di Sicilia e dei Cristiani aiutatore per l’assoluzione della defunta madre di lui Adelasia regina. 6629, ind. 14 (1121)».

La zona della Càntera e di Contrada Serravalle incornicia il congiungimento del fiume Troina con il Simeto (formato ancora dai torrenti Saracena, Cutò e Martello). Con i suoi pregiati frutteti, l'antico ponte normanno costruito sulle prime forre laviche del Simeto accanto ad un antica masseria dove spicca il prospetto dell'ex Chiesa della Placa Serravalle dedicata a San Francesco di Paola, i resti di un vecchio mulino ad acqua e la parte iniziale dell'erosione, è una delle più belle di Bronte. Trattandosi di una manifestazione che ha coinvolto sotto l’aspetto storico-culturale e ambientale il territorio pedemontano etno-nebroideo, sono stati invitati ad offrire il loro patrocinio i comuni di Bronte, Maletto, Cesarò, Troina e Maniace, che hanno volentieri aderito. Altrettanta disponibilità è stata offerta da varie associazioni locali di volontariato. C'è da ricordare, infine, che un analoga meritoria operazione di pulizia della zona adiacente il ponte normanno si è svolta nel 2011 ad iniziativa di Legambiente. Oggi, grazie a SiciliAntica, vedremo quindi per un po' più pulita l'area attorno a questo storico ponte ma, purtroppo, per salvarlo e riportarlo all'antico splendore ci vorrebbe ben altro. Nessun restauro, infatti, è previsto ancora una volta. E se ne parla, periodicamente, da alcuni decenni, sempre senza alcun risultato pratico.

Nel 2003 fu il Rotary Aetna Nord-Ovest ad affrontare l’argomento. Un anno dopo la Regione siciliana accolse l'appello decidendo di salvare l'antico ponte con la promessa di 52.884 euro per la progettazione definitiva delle opere di restauro. Ma non se ne fece nulla. Quattro anni dopo, nel 2008, ancora il Rotary organizza un meeting dedicato nuovamente al restauro del ponte Serravalle «nell’ambito della riqualificazione paesaggistica delle Forre laviche del Simeto». Anche in questo caso tante belle parole ma fino ad oggi niente di concreto. Lo storico ponte, vecchio di 900 anni, è sempre lì, malandato, pericoloso e impercorribile. Resiste imperturbabile alle intemperie ed ai disastri del tempo ed anche alla inettitudine della politica e, in parte, anche... di tutti noi brontesi.



12 Aprile 2018

Il Ventennale di SiciliAntica

I beni culturali in Sicilia

Mostra fotografica nella Pinacoteca Sciavarrello

In occasione dei suoi venti anni di attività la Sede Bronte-Maletto di SiciliAntica organizza una mostra fotografica dal titolo “I beni culturali in Sicilia”. Sarà visitabile nei locali della Pinacoteca Nunzio Sciavarrello da Sabato, 14 Aprile, al 21 dello stesso mese dalle ore 17:00 alle ore 20:00.

La mostra sarà inaugurata alle ore 18 di Sabato 14 aprile. Presenteranno l’evento Simona Modeo, presidente regionale di SiciliAntica, Piero Butera, presidente provinciale, e Gino Anastasi, presidente della Sede di Bronte-Maletto. Realizzata, come detto, in occasione della celebrazione del Ventennale di SiciliAntica, la Mostra intende comunicare un chiaro messaggio a tutti noi Siciliani e non solo. Racconta, infatti, le due facce di una stessa medaglia, la Sicilia, che sono rappresentate dalle due sezioni in cui si articola. Una sezione, SiciliAmara, è dedicata alla sensibilizzazione nei confronti del patrimonio artistico, culturale e paesaggistico della nostra isola, spesso degradato e abbandonato, che con troppa facilità mostra i segni dell'incuria da parte di cittadini e istituzioni.

L’altra, SiciliAntica, invece riguarda il volontariato culturale e le iniziative dell'Associazione realizzate nel corso dei suoi primi vent'anni da tutte le Sedi locali e finalizzate alla tutela e alla valorizzazione di siti culturali e/o naturalistici, in particolare quelli impropriamente definiti "minori", spesso caduti nell'oblio. Il messaggio è chiaro: il patrimonio culturale e naturalistico della nostra bellissima isola appartiene alla collettività e tutti abbiamo il dovere e la responsabilità di salvaguardarlo e di valorizzarlo. Ognuno di noi può dare il suo piccolo ma importante contributo attraverso il volontariato culturale, rappresentato da Associazioni come SiciliAntica. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.



1 Febbraio 2018

Educazione ambientale con i bambini nel bosco

la semina nel bosco “Brignolo” del bambini

Ha inizio la fase finale del progetto di educazione ambientale “Boschi per la Biosfera”, realizzato dalle Giacche Verdi Bronte e dalla Fondazione “Mhs”, con il cofinanziamento del ministero tedesco dell’Ambiente, Natura, Conservazione e Sviluppo. Nei prossimi giorni a Randazzo gli alunni del Circolo didattico Don Milani daranno vita alla seconda fase del progetto che prevede la raccolta di semi e l’osservazione della natura. Poi passeranno alla terza fase, cercando di far crescere una quercia piantando delle ghiande. Una magnifica occasione per insegnare ai bambini il ciclo della vita degli alberi.

A Bronte, invece, i bambini del II Circolo didattico dei plessi Sciarotta e Mazzini completeranno la semina nel bosco “Brignolo”, una ex discarica che le Giacche verdi stanno bonificando. L’obiettivo di questo progetto è diffondere la cultura ambientale per contrastare i cambiamenti climatici con la riforestazione dei territori, ridurre i livelli di anidride carbonica e la candidatura del riconoscimento di una Riserva della Biosfera nel territorio delle Valli fluviali dell’Alcantara. Per questo sono state effettuate delle lezioni a Bronte, Adrano, Biancavilla, Maniace, Maletto, Randazzo, Linguaglossa, Piedimonte, Francavilla, Fiumefreddo e Mascali. [Gaetano Guidotto]



1 Febbraio 2018

PARCO DELL’ETNA

L’assenza di videosorveglianza ha permesso lo scempio ambientale lungo la strada del Salto del Cane

Microdiscarica anche in alta quota

Sul Monte Serra Pizzuta-Calvarina cumuli di lastre di eternit, mattoni e calcinacci

Siamo alle solite. All’interno del territorio facente parte del Parco dell’Etna, c’è l’ennesima microdiscarica abusiva a cielo aperto contenente rifiuti inquinanti.

Tutti bravi a parlare di rispetto dell’ambiente e di tutela del territorio e poi si finisce sempre con l’imbattersi in cumuli di spazzatura, per così dire “smaltita” illecitamente. Stavolta è toccato al Monte Serra Pizzuta-Calvarina, a quota 1700 metri, sull’Etna. E sì, perché abbandonare i rifiuti in maniera incontrollata tra la vegetazione è più semplice in alta quota, vista la possibilità di sfuggire ai sistemi di videosorveglianza ed ai controlli dei centri abitati. Così, due passi più in là di uno slargo con accesso diretto dalla carreggiata, lungo la strada del Salto del Cane, si trovano cumuli di lamiere di coperture in eternit (materiale che rilascia grandi quantità di polveri inalabili dall’uomo altamente cancero­gene) e materiale edilizio di risulta e dismesso tipo mattoni, calcinacci e laterizi.

Tutto sembrerebbe essere stato scaricato lì da un camion in modo da rendere i rifiuti ben nascosti agli occhi dei passanti ma depositati in un luogo facilmente raggiungibile con mezzi di trasporto. Ed ecco spiegata la presenza di queste quantità ingombranti. Quindi, basta addentrarsi un po’ tra arbusti e ginestre e sono subito visibili il degrado ambientale e l’ennesimo segno dello scempio che il patrimonio naturalistico pedemontano etneo è costretto a subire. Sarebbe il caso di verificare se si tratti di un’insana abitudine di qualche azienda operante nel settore edile o se si sia trattato di un gesto isolato e comunque esecrabile da attribuire a privati. Per quanto l’Ente Parco dell’Etna abbia la competenza gestionale di un così vasto territorio non avendo a disposizione, ad oggi, personale che abbia qualifiche, requisiti e facoltà per prestare attività di vigilanza e controllo, può fare poco. In altre parole, senza l’importante figura del Guardaparco, l’area del Parco è protetta ma evidentemente non abbastanza.

Risulta evidente come le numerose e valide attività, campagne di sensibilizzazione e giornate ecologiche, per quanto riscuotano successo e partecipazione, non bastino a far capire l’importanza del rispetto dell’ambiente e quanto sia prezioso il patrimonio naturalistico che si trova alle pendici dell’Etna. Le raccolte straordinarie ad opera dei volontari, per ripulire e bonificare alcuni siti, come l’ormai famosa manifestazione “Meglio Parco che Sporco”, fanno sempre registrare ottimi risultati ma serve tempo affinché si possa risolvere il problema, le. cui radici sono innanzitutto culturali e si comprenda appieno il messaggio che se si ha la fortuna di avere qualcosa di prezioso bisogna imparare a prendersene cura. La presenza di questi rifiuti inquinanti e la deturpazione dell’ambiente che conduce al vulcano Patrimonio dell’Unesco, non è certo un bel biglietto da visita. E ne sono state ampie dimostrazioni le denunce e le lamentele di molti turisti che hanno visto la bellezza del “paesaggio nero” violata da immondizia di ogni genere. E dire che proprio questo tratto finale della strada Salto del Cane, protagonista degli scatti finali prima dell’arrivo della tappa del Giro d’Italia nello scorso mese di maggio, ci aveva fatto fare bella figura. Va da sé che le ricadute negative di questa continua “emergenza rifiuti” interessino sia i cittadini che gli operatori economici, per non parlare del grave danno d’immagine di cui risente l’intero territorio etneo. [Chiara Mazzaglia, La Sicilia] - Nella foto in alto a sinistra, un sentiero dell'Etna all'interno della Pineta Saletti.


22 Novembre 2017

MEGLIO PARCO CHE SPORCO

I bambini delle scuole puliscono la città

Oggi sono dei bambini, ma domani saranno cittadini, ed al pari della matematica e della storia, imparare a rispettare la propria città è un insegnamento fondamentale. Per questo la giornata di oggi per una folta rappresentanza degli alunni delle scuole elementari e medie ha avuto valore doppio. Coordinati dal Comune i ragazzi, infatti, hanno dato vita ad una riedizione della manifestazione organizzata dal Parco dell’Etna “Meglio Parco che sporco”.

Ieri però gli alunni, invece di ripulire le zone verdi all’interno dell’Area protetta, hanno concentrato la propria attività sulle piazze ed sui parchi urbani vicino il proprio edificio scolastico. Ed i bambini hanno trovato di tutto, ma soprattutto cartacce di caramelle e cicche di sigaretta, perché tutti, piccini e grandi, devono imparare a non sporcare.

A fine manifestazione il presidente del Parco dell’Etna, Marisa Mazzaglia, ha consegnato ai bambini gadget e pubblicazioni del Parco annunciando che alla scuola verranno consegnati degli alberi che gli stessi alunni dovranno piantare e curare. “Vorremo – ha affermato il presidente – che i bambini ricordino meglio parco che sporco come un evento educativo che continui tutto l’anno. Nelle prossime settimane porteremo anche gli alberi da piantare”.

Alla manifestazione hanno partecipato il presidente del Consiglio comunale, Nino Galati e gli assessori Chetti Liuzzo ed Ernesto Di Francesco. Con loro anche il comandante del Distaccamento di Bronte del Corpo Forestale, l’ispettore superiore, Antonino Ruffino.



26 Ottobre 2017

GLI ESPERTI EUROPEI IN VISITA SULL'ETNA

«Pochi alberi, rifiuti e pascoli all'interno dei Parchi naturalistici»

«Affascinati dalla bellezza di questo territorio, dall'accoglienza della sua gente e dalla cucina, ma delusi da come tanta bellezza venga quotidianamente trattata. Pochi alberi nei pressi degli alvei dei fiumi, troppe discariche a cielo aperto e poi una domanda su tutte: perché i pascoli all'interno dei Parchi naturalistici?». E' in sintesi il pensiero degli esperti ambientalisti europei che insieme ai colleghi italiani e ai giovani volontari, hanno visitato boschi e siti naturalistici dell'Etna all'interno del workshop organizzato nell'ambito del progetto di educazione ambientale "Boschi della Biosfera" promosso dall'associazione Giacche verdi di Bronte e dalla fondazione Manfred-Hermsen-Stiftung. Dopo aver ammirato i boschi di Maletto e Bronte, nei pressi del Ponte dei Saraceni ad Adrano gli esperti ambientalisti provenienti dalla Germania, dall'Ungheria, dalla Macedonia, dalla Romania e anche dall'Italia, hanno apprézzato le peculiarità del territorio per poi osservare: «Perché tante recinzioni che delimitano i boschi? - si è chiesto il direttore della Riserva della Biosfera Rezetat in Romania -. Perché sono presenti pascoli nei parchi siciliani?».

Non è stato da meno l'esperto forestale tedesco Rainer Kopsell che invece ha suggerito come un rimboschimento lungo le sponde dei fiumi, come il lato destro del Simeto nella zona del Ponte dei Saraceni, potrebbe definire meglio le fasce boscate. Sarebbe un posto ancora più magico». «Volete scegliere ceramiche per il bagno? - ha provocatoriamente aggiunto il dr. Florian Liedl - Ci si rechi di fronte al belvedere nella Gola del Simeto». Insomma antichi difetti della nostra terra che non riusciamo a correggere, nonostante abbiamo in mano una risorsa importante per sfruttare l'economia legata all'ecoturismo che oggi è in crescita, come ha sottolineato Fabio Bonaccorsi, tour operator di Viagrande componente del gruppo che ha promosso il progetto. «Ci vuole educazione - ha aggiunto Gino Montagno, L'altro obbiettivo è impedire il cambiamento climatico, ha spiegato Stefanie Hermsen direttrice della fondazione Manfred-Hermsen-Stiftung di Brema, solo riducendo il consumo della energia tradizionale e piantando alberi. Agli esperti non è sfuggito che la Sicilia, terra del sole, sfrutta pochissimo l'energia solare. [Gaetano Guidotto]



15 Ottobre 20177

Nuova tappa del progetto italo-tedesco di educazione ambientale

Una passeggiata sull’Etna  visitando i “boschi della Biosfera”

Le monumentali querce di monte Egitto,in territorio di Bronte, in piena zona A del parco dell’Etna, anziane forse anche 500 anni, ieri mattina tappa fondamentale del workshop inerente il progetto di educazione ambientale “Boschi per la Biosfera” promosso dall’Associazione Giacche Verdi di Bronte e la Fondazione tedesca MHS.

Volontari e studiosi internazionali, infatti, hanno rilevato le particolarità ambientalistiche dei boschi nel Monte Egitto ed, ovviamente, hanno visitato le querce. Il gruppo di escursionisti, a piedi, si è recato dalla casermetta Piano dei Grilli fino al monte: una camminata di 5 km che li ha condotti alle querce monumentali, dove Salvatore Vinciguerra, dottore forestale, ha illustrato le peculiarità del territorio ai giovani volontari del progetto di educazione ambientale e agli esperti stranieri. Presenti, infatti, illustri personalità ambientali provenienti da diversi paesi. (…)

Lungo il percorso, sul versante occidentale dell’Etna, a quote comprese fra i 1150 e i 1600 m. gli escursionisti hanno potuto scoprire la natura della flora tipica dell’Etna caratterizzata da alberi di leccio e di roverella, arbusti di terebinto e ginestra ed esemplari di betulla che è una specie autoctona. Il percorso che si snoda dal piano dei Grilli a 1150 metri in territorio di Bronte consente di far scoprire uno degli itinerari ancora meno noti a livello turistico, ma tra i più affascinanti dell’Etna. Può essere definito un itinerario a oggi “riservato” agli appassionati ed estimatori ben informati che hanno forza e gambe per arrampicarsi a piedi fino a queste meraviglie della natura. Nel percorso, oltre a osservare molte specie anche endemiche della flora caratteristica dell’Etna, è stato interessante scoprire le formazioni laviche, tra cui alcuni canali di scorrimento lavico e grotte laviche del XVII secolo, dalle quali vi sono stati diversi ricchi spunti di conversazione che si è fatta ancora più interessante non appena giunti davanti ai veri e propri monumenti vegetali: le querce monumentali di roverella (Quercus pubescens) che proprio sul Monte Egitto sono tutelati come tesori naturali da proteggere. (…)

Questa è stata solo una delle tante tappe del workshop che il connubio di associazioni italo-tedesche stanno organizzando per valorizzare l’ambiente e infondere cultura ambientale. [Gaetano Guidotto]

IL PROGETTO
Il progetto di educazione ambientale “Boschi per la Biosfera” è stato finanziato dal ministero tedesco dell’Ambiente,Natura,Conservazione e Sviluppo. A presentarlo sono stati la fondazione Manfred Hermsen Stiftung di Brema in Germania e l’Associazione Giacche Verdi di Bronte. I loro obiettivi sono contrastare i cambiamenti climatici attraverso la riforestazione dei territori, ridurre i livelli di anidride carbonica e la candidatura del riconoscimento di una Riserva della Biosfera nel territorio delle Valli fluviali dell’Alcantara. [Tratto da La Sicilia del 13 Ottobre 2017]


9 ottobre 2017

Il progetto promosso da “Fondazione Mhs” e da “Giacche verdi”

Da domani il workshop sui “Boschi per la biosfera”

Nell’ambito del progetto di educazione ambientale per il clima “Boschi per la Biosfera” un workshop si terrà da domani, 9 ottobre, al 15 ottobre. Il progetto “Boschi per la biosfera”, cofinanziato dal ministero tedesco dell’Ambiente (BMUB), che sarà realizzato nelle previste ‘Terre della Biosfera - le Valli fluviali dell’Etna” per il riconoscimento di una “Riserva della Biosfera” programma MaB Unesco, è stato presentato dalla Fondazione M-H-S (Manfred Hermsen Stiftung - Brerna, Germania) diretta da Stefanie Hermsen e dall’Associazione Giacche verdi di Bronte presieduta da Gino Montagno.
Oltre ai giovani volontari,’ fra cui numerosi europei, formati per realizzare il progetto di educazione ambientale nelle scuole Primarie dei Comuni che hanno aderito, prevede un workshop sul territorio delle future terre della Biosfera con esperti provenienti dall’Ungheria e dalla Germania (arrivo domani 9 ottobre) tra i quali i tedeschi: Mr. Rainer Kopsell, freelance consulente forestale ecologico , ex-direttore del Distretto Forestale Sellhorn, Mrs. Anke Nannen, “WaldWeg”, freelance consulente ecologica e turistica. Mr. Or. Florian Liedl, Alse GmbH, Architettura del paesaggio, membro attivo in diverse Ong ecologiche. Saranno presenti anche i sindaci dei Comuni. [Da La Sicilia del 8.10.2017]


15 Settembre 2017

Boschi per la Biosfera

La Germania finanzia la “salute” dei boschi

Il ministero tedesco dell’Ambiente, Natura, Conservazione e Sviluppo ha approvato e cofinanziato il progetto di educazione ambientale “Boschi per la Biosfera” presentato dalla Fondazione M-H-S (Manfred Hermsen Stiftung – Brema, Germania) e dall’associazione Giacche Verdi di Bronte. Destinari del progetto che vivranno l’emozione di piantare con le loro mani semi e piantine per la creazione di nuovi boschi o per l’ampliamento di quelli esistenti accompagnati dai tutor, a partire da settembre e fino a febbraio 2018, sono gli alunni della scuola primaria (oltre 2.200 bambini dai 6 ai 10 anni) di numerosi Comuni che hanno aderito al progetto tra i quali Bronte, Maletto, Maniace, Randazzo, Santa Domenica Vittoria, Mascali, Fiumefreddo, Francavilla e Piedimonte.

Partner insieme ai Comuni di Bronte e Maletto, sono i Parchi del territorio, il Dipartimento regionale azienda foreste demaniali, Ispettorato ripartimentale delle foreste, Giacche Verdi di Mascali, l’Ipssa Mazzei di Giarre e l’associazione Trekking Day Etna nord.

L’obiettivo principale di questo progetto a lungo termine è di contrastare i cambiamenti climatici del pianeta tramite la riduzione dei livelli di anidride carbonica (CO2) incrementando la copertura forestale di terreni pubblici e privati. Determinante il supporto dell’Azienda Regionale Foreste Demaniali che sarà l’ente di riferimento per le attività pratiche degli studenti nel bosco. Lunedì si è tenuto il primo degli incontri formativi (che si concluderanno domani) presso il Palazzo Virzì a Bronte tenuto da due esperti tedeschi Miriam Hermsen (Brema, esperta di educazione e formazione ambientale) e Malte Münte, ingegnere forestale, direttore della Divisione forestale di Berlino. Alla giornata augurale ha preso parte anche il sindaco di Bronte (…). [Da La Sicilia del 14.9.2017]




9 Settembre 2017

PARCO FLUVIALE DELL'ALCANTARA

Linguaglossa e Bronte le “due new entry”

4 centri nel messinese

Verso la nuova perimetrazione del Parco Fluviale dell'Alcantara. Ieri insediamento del nuovo Comitato Esecutivo e tra i primi adempimenti proprio la presa d'atto della proposta di delimitazione che porta dal 12 a 18 i comuni nel Parco Fluviale dell'Alcantara. Nel catanese entrano a far parte Linguaglossa e Bronte, mentre nel messinese entreranno Montalbano Elicona, Mongiuffi Melia, Santa Domenica Vittoria e Tripi. Sono passati 3 anni da quando è iniziato l'iter e gli stessi Comuni ne hanno fatto richiesta. Adesso la svolta. «Consegniamo ufficialmente a tutti i comuni la nuova perimetrazione per la pubblicazione e gli adempimenti di rito. Ritengo questo un fatto importante per il Parco e per il futuro dello stesso», ci dice Pippo Morano, commissario straordinario del Parco Fluviale dell’Alcantara. «È una fase alquanto importante, rilanciare così le attività del parco e ridisegnare l'area protetta, in un momento dove registriamo una maggiore sensibilità delle amministrazioni e delle rispettive comunità verso una maggiore tutela dell'ambiente del territorio», afferma Antonino Lo Dico, direttore dell'Ente dallo scorso aprile.

Nel nuovo comitato esecutivo entrano pure i sindaci di Castiglione, Roccella e Francavilla, eletti lo scorso giugno. (Michele La Rosa, La Sicilia)



19 Agosto 2017

Sei chilometri di incanto tra acqua, fuoco e storia: il sentiero Lago Gurrida e Sciare di Santa Venera è lungo 6 km. In esso c'è la trasparenza dell'acqua, che miracolosamente emerge dalle fratture della lava. C'è la storia, che ha lasciato testimonianze greche e bizantine. Ma soprattutto una vista mozzafiato dell'Etna, da uno dei punti che esaltano la maestosità del vulcano.

Nessun intervento sul percorso archeologico-naturalistico inaugurato l’anno scorso

Danni da fuoco e incuria

L’agonia del sentiero 75

Il fuoco ha raggiunto l’area archeologica danneggiando i resti di antiche costruzioni elleniche e bizantine, portate alla luce dagli scavi del 2015 - Oggi una nuova escursione nel sito realizzato dal Parco dell’Etna in collaborazione con la Soprintendenza e il Dipartimento per lo Sviluppo rurale e territoriale

«Centinaia di persone, oltre trecento, forse quattrocento. Uomini, donne, bambini, giovani e non più giovani. .Questi i numeri, davvero significativi, della partecipazione all’escursione, promossa dal Parco dell’Etna, per inaugurare il sentiero 751 “Sciare di Santa Venera”, il nuovo percorso naturalistico-culturale realizzato in collaborazione con la Soprintendenza e il dipartimento per lo Sviluppo rurale e territoriale Ufficio di Catania, in contrada Edera, in territorio di Bronte, zona di grande pregioio e fascino paesaggistico»
Questa la scritta che appare sul sito del Parco dell’Etna, in occasione dell’inaugurazione del sentiero 751, il 9 aprile 2016.

Poco più di un anno è passato, ma ancora una volta, dopo l’inaugurazione in pompa magna, calato il sipario sul sentiero sono rimaste solo incuria e manutenzioni mai effettuate. In più i piromani, che mai come quest’anno avevano preso di mira la zona, ma anche della mancata sorveglianza, e di una pulitura che avrebbe almeno limitato i danni. «Inauguriamo un sentiero di archeo-trekking - aveva affermato il presidente del Parco Marisa Mazzaglia - in Sicilia sono pochi, Pantalica e ora l’Etna». Oggi, ci si rende conto di come, in un anno, tutto sia cambiato. Il fuoco è giunto fin dentro i resti di antiche costruzioni, ellenistiche e bizantine, venute fuori dopo gli scavi del 2015. La staccionata realizzata prima dell’inaugurazione, in parte è rotta e in parte ha subito danni dalle fiamme. I tratti di sentiero non interessati dal fuoco, presentano sterpaglie mai pulite. La spazzatura, lasciata dai soliti incivili, non viene ritirata da giorni fa bella mostra nelle aree adibite a parcheggio a inizio del sentiero.

All’inaugurazione c’erano tutti: presidente del Parco, Sovrintendenza, dirigenti della Forestale, assessori dei Comuni vicini con in testa Bronte nel cui territorio ricade l’area. Ora, a distanza -di un anno, nessuno ha sollevato il problema pulitura o di come mantenere e soprattutto fare fruire il sentiero; costato alla comunità diverse migliaia di euro. Abbiamo provato a contattare telefonicamente il presidente del Parco, Marisa Mazzaglia, il telefono ha squillato, ma senza risposta. Ha risposto, invece, l’ingegner Giuseppe Di Paola, funzionario dell’ente: «Non seguo direttamente questo settore - ha dichiarato l’ingegnere - so che doveva essere fatta una richiesta all’Azienda forestale, per provvedere alla pulitura, ma non ho seguito la pratica, in mano a una collega» Che non siamo riusciti a rintracciare. Così come il dirigente dell’Azienda Foreste demaniali di Catania, dott. De Marco. La settimana di Ferragosto ha sicuramente reso tutto più difficile, ma proprio questa settimana si riaccendono le luci sul sentiero, che oggi sarà teatro di un’escursione, organizzata dalla Pro loco di Giardini Naxos (…).(Luigi Saitta, La Sicilia)



2 Maggio 2017

Le “Giacche Verdi” e i bambini studiano la qualità del Simeto

Alla scoperta della natura imparando quanto sia importante tenere puliti i nostri fiumi. È un po' in sintesi il progetto realizzato dall'associazione Giacche Verdi di Bronte con il sostegno della Fondazione Manfred-Hermsen-Stiftung e del Comune di Bronte che ha inteso contribuire all'iniziativa inserendola fra quelle finanziate con il bilancio partecipativo. Il progetto svolto in più fasi, ha visto gli scolari delle classi IV e V elementare partecipare a delle lezioni ed effettuare test sulla qualità dell'acqua del fiume Simeto.

«Un progetto che induce le nuove generazioni - ha affermato il sindaco Graziano Calanna al rispetto dell'ambiente».



1 Aprile 2017

URBANISTICA

La Sovrintendenza sta coinvolgendo ex Provincia, Comuni, Parco dell’Etna, Oasi del Simeto, aeroporto, porto, Ferrovie, Fce e Anas, chiamati ad uniformare i rispettivi progetti

Veduta di Bronte dalla "Carbonara"Questo strumento di pianificazione sovraccomunale di estrema importanza, rischia di passare sulla testa dei cittadini

Piano paesaggistico, i rilievi degli architetti

Scannella: «Come prima cosa occorre aggiornare le cartografie»

Le amministrazioni comunali, ad esempio, che deliberano in materia di Prg, partecipano regolarmente alle riunioni tecniche, ma senza ascoltare i suggerimenti delle forze sociali.

Sulla prossima adozione del piano paesaggistico della provincia di Catania, da parte dell’assessorato regionale ai Beni culturali, dall’Ordine degli architetti etneo arrivano proposte e richieste di nuove concertazioni. Le nuove norme e i vincoli paesaggistici, tra gli altri, si applicheranno a: ex Provincia, Comuni, Parco dell’Etna, Oasi del Simeto, aeroporto, porto, Ferrovie di Stato, Circumetnea, Anas. Questo strumento di pianificazione (reso obbligatorio dal Codice dei beni culturali che l’ha sovraordinato ai piani regolatori generali, ai piani delle riserve naturalistiche, dei parchi e a quelli ìnfrastrutturalì), nonostante l’importanza, potrebbe essere scoperto dai cittadini troppo tardi.

Eppure, la Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali, guidata dalla dottoressa Maria Grazia Patanè, ha inviato il piano a Comuni ed enti pubblici e tenuto numerose riunioni con loro, proprio per ricevere proposte; incontri ci sono stati anche all’Assessorato a Palermo. Tra i vari suggerimenti, recentemente sono stati formulati quelli dell’Ordine degli architetti e dei paesaggisti catanesi, il cui presidente Giuseppe Scannella, in sintesi, spiega:
«Abbiamo individuato punti su cui intervenire, come l’aggiornamento delle cartografie utilizzate e la correzione tra l’impalcatura di base e le concrete proposte progettuali, al fine di evitare danni da previsioni errate ed eccessivo atteggiamento di tutela e conservazione, che rende immodificabili intere zone. Il piano deve essere cambiato e sottoposto a nuova e più ampia concertazione - precisa Scannella - occorre favorire la riqualificazione dei luoghi, il recupero, la valorizzazione; la propositività, anche con incentivi e progetti prioritari da realizzare. È necessario coordinare il piano con gli strumenti territoriali e urbanistici di pianificazione, in un’ottica di integrazione e non di contraddizione»

Sul piano paesaggistico, oramai inviato all’assessorato regionale, è atteso il parere dell’«Osservatorio regionale per la qualità del paesaggio», collegio in cui, di recente, l’assessore regionale ai Beni culturali, Carlo Vermìglìo ha nominato l’architetto Luigi Longhitano di Bronte, ex presidente dell’Ordine degli architetti di Catania, conoscitore del territorio ed esperto di tematiche paesaggistiche. Questa nomina, fra gli addetti ai lavori, è stata vista come un’apertura dell’assessore Vermiglio verso l’area etnea e ionica del catanese. Il piano dovrà essere ora adottato e poi approvato tenendo conto anche delle osservazioni successive all’adozione, da parte dei soggetti interessati (pubblici e privati); tuttavia, in attesa del decreto d’approvazione definitiva, le norme di salvaguardia lo renderanno applicabile dall’adozione, il che vuol dire che eventuali nuovi vincoli saranno immediatamente operativi. In altre province, l’adozione ha suscitato parecchie polemiche mentre i decreti d’approvazione sono finiti davanti al Tar di Palermo e Catania (solo Siracusa conterebbe cinquecento ricorsi).

L’architetto Giovanni Laudani, uno dei redattori del piano: «Il piano discende dalla Convenzione europea per il paesaggio, che ha scopi sia di tutela del territorio sia di salvaguardia e creazione di posti di lavoro. Il progetto redatto rappresenta un punto di partenza aperto al confronto per arrivare a uno strumento il più possibile condiviso. Pur occupandomi della direzione del museo Casa Verga di Catania, confermo la mia disponibilità verso chiunque voglia collaborazione e chiarimenti». La corte costituzionale, di recente (sentenza 50/2017), ha confermato «il principio di prevalenza del piano paesaggistico sugli atti di pianificazione ad incidenza territoriale posti dalle normative di settore»; dal 6 aprile, invece, entrerà in vigore il Dpr 31/2017, che individua gli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica. [Luigi Putrino, Giornale di Sicilia].



27 Febbraio 2017

Sabato l'inaugurazione del giardino

I ragazzi del Capizzi piantano 31 alberi
in memoria e dell'impegno sociale e antimafia

Bronte ha il suo “Giardino dei Giusti”, dedicato alle donne e agli uomini che si sono opposti con responsabilità individuale ai crimini contro l'umanità e ai totalitarismi. Si trova all'interno del parco di Viale Cavalieri di Vittorio Veneto e a inaugurarlo è stato il sindaco, Graziano Calanna, grazie a un progetto realizzato dall'Istituto Superiore Ignazio Capizzi guidato dalla dirigente grazie Emanuele.

Si tratta di un progetto proposto dalla professoressa Maria Principato e a livello nazionale da “Toponomastica femminile” e dalla Federazione nazionale degli insegnanti, presieduta dalla professoressa Pina Arena, presente alla manifestazione assieme a Francesca Andreozzi, nipote di Pippo Fava in rappresentanza della “Fondazione Fava”. Alla cerimonia, oltre a esponenti politici e delle istituzioni, una folta rappresentanza dell’Istituto Vaccarini di Catania. Dopo la presentazione del progetto in Istituto, in corteo, ragazzi, docenti ed autorità sono arrivate fino al Parco dove è stato inaugurato un albero in ferro realizzato dai ragazzi dell'artistico Arcidiacono, Favara, Gorgone, Messina e Salmeri aiutati dalla professoressa Barbagiovanni e dall'artigiano locale Favazza. Poi sono stati piantati i 31 alberi che portano i nomi dei “giusti” scelti dai ragazzi: coloro che hanno aiutato molti ebrei durante la Shoah, di siciliani che hanno lottato contro la mafia, i brontesi Benedetto Radice e Ignazio Capizzi e la signora Francesca Minissale (fondatrice del Centro Aiuto alla Vita) cui è stato intitolato il primo albero. [L. S.]

BACINO FLUVIALE DEL SIMETO, FLORA, FAUNA E ASPETTI NATURALISTICI




29 Giugno 2016

Etna. Il forte disappunto nella testimonianza di uno studioso tedesco

Il rifugio di Monte Scavo, sito a circa 1.800 metri di quota sul versante ovest dell’Etna, è ridotto in condizioni precarie

Un Vulcano umiliato dai segni del degrado

Qualcuno deve farsi un esame di coscienza, sia chi abbandona rifiuti sia chi dovrebbe far sì che questo non succeda

L'Etna e l'ampia vallata di Contrada Difesa viste dalla RivoliaDalla “Grande Bellezza” alla “Grande Vergogna”. C’è l’infinita curiosità umana,la passione per la natura, l’irresistibile fascino di fenomeni sempre più studiati e sempre più avvolti nel mistero del vulcano. C’è tutto questo, e molto altro, fra le molle che spingono l’uomo ad approcciarsi all’Etna, conoscerla in tutti i suoi aspetti o per viverla qualche ora, immersi nei boschi davanti all’incanto del paesaggio.

Dev’esserci, però, anche qualcos’altro se, dal contatto tra la montagna e la sua gente, quello che viene fuori non è solo bellezza che crea altra bellezza, ma sempre più spesso sfregi ambientali, degrado, spazzatura. Ovunque, a macchia d’olio, fino addirittura a luoghi tanto distanti da essere sempre ritenuti al riparo da quel malcostume - l’abbandono incontrollato di rifiuti per strade, campagne, spazi pubblici - così difficile da estirpare. C’è, quindi, davvero da arrossire d’imbarazzo quando sull’Etna si affaccia lo sguardo del mondo, nelle sembianze di migliaia fra turisti, visitatori, scienziati, studenti. L’ultimo caso portato alla ribalta dall’indignazione di coloro che vorrebbero un vulcano sempre più bello e quindi più pulito riguarda il rifugio di Monte Scavo, versante ovest, a circa 1800 metri di quota. Uno dei molti punti di ristoro sempre aperti che si incontrano lungo la pista altomontana che gira intorno all’Etna, nel cuore della zona A del Parco.

«Non mi aspettavo di trovare uno scempio del genere», confessa Boris Behncke, vulcanologo tedesco dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, che lì è giunto qualche giorno fa assieme a quattro giovanissimi studenti di scienze geologiche provenienti da Spagna, Francia, Germania, Regno Unito. E a Monte Scavo ha trovato l’accoglienza di «immondizie in quantità sparse intorno al rifugio, persino dentro la cisterna dell’acqua piovana». Eccola, la “Grande Vergogna”.

«Questo - continua Behncke - ha suscitato grande impressione nei ragazzi. Abbiamo girato per l’Etna e vedendo, poi, le condizioni delle strade sembra abbiano capito davvero quanto sia diffuso il problema». Come spesso capita, il ricercatore ha condiviso le foto dello scempio sui “socìal”, scatenando il consueto coro d’indignazione e condanna verso «la mala gestione del territorio etneo». Un coro che, ormai, non basta più: «Qualcuno deve farsi un bell’esame di coscienza - aggiunge Behncke - tanto coloro che buttano rifiuti in giro, quanto coloro che dovrebbero, per mestiere e per funzione, far sì che questo non succeda». Per raggiungere Monte Scavo bisogna camminare per un bel po’, molto probabile dunque che i rifiuti siano stati lasciati lì da escursionisti: «È davvero inquietante che questo accada in luoghi finora risparmiati». [Francesco Vasta, La Sicilia del 29.6.2016]


'U PAGGHIARU, ACHITETTURA RURALE A BRONTE


15 Maggio 2016

Ancora un sos per l'obelisco di Serra del Mergo

«Tutelare e valorizzare l’obelisco di Nelson»

«Tuteliamo e valorizziamo l’obelisco di Serra del Mergo, quello posto fra il verde dei Nebrodi che tutti chiamano Obelisco di Nelson», E’ l’appello che il sindaco di Bronte, Graziano Calanna ed il presidente del Consiglio comunale, Nino Galati, lanciano alle autorità competenti affinché lo storico obelisco, fatto erigere nel 1905 sui Nebrodi a quota 1553 dal Duca Alexander Nelson-Hood in onore del padre morto un anno prima, venga ristrutturato, protetto e raggiunto dai turisti senza rischi.

E per sensibilizzare l’opinione pubblica l’Amministrazione comunale di Bronte, assieme a quella di Maniace, al Cai ed all’associazione Siciliantica di Bronte, alle Pro Loco di Bronte e Maniace, ma anche al Parco dei Nebrodi, al Dipartimento regionale sviluppo territoriale e del Corpo Forestale della Regione Siciliana hanno organizzato una escursione, raggiungendo l’obelisco.

«L’obelisco - ci dice il presidente del Consiglio comunale Nino Galati - si trova in pessimo stato di conservazione. La scritta in latino che tramanda ai posteri perché è stato eretto ed il suo significato è sgretolata e deturpata. I gradini in basamento sono rovinati dalle ruote delle jeep che impropriamente arrivano a ridosso del monumento, senza considerare che qualche concio di pietra è stranamente sparito. Bisognerebbe - conclude il presidente - impedire che le auto arrivino vicino all’obelisco, rendendo transitabile e l’unica che si può percorrere la vecchia trazzera regia appena sottostante». E per il sindaco Calanna l’obelisco è l’ennesima opportunità per rilanciare il turismo: «Bisogna rilanciare il turismo storico ambientale di questo magnifico territorio in grado si offrire uno dei patrimoni ambientali più belli della Sicilia». [L. S.] - Sos per l'Obelisco di Serra del Mergo-

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