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Il territorio di Bronte

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2 Maggio 2017

Le “Giacche Verdi” e i bambini studiano la qualità del Simeto

Alla scoperta della natura imparando quanto sia importante tenere puliti i nostri fiumi. È un po' in sintesi il progetto realizzato dall'associazione Giacche Verdi di Bronte con il sostegno della Fondazione Manfred-Hermsen-Stiftung e del Comune di Bronte che ha inteso contribuire all'iniziativa inserendola fra quelle finanziate con il bilancio partecipativo. Il progetto svolto in più fasi, ha visto gli scolari delle classi IV e V elementare partecipare a delle lezioni ed effettuare test sulla qualità dell'acqua del fiume Simeto.

«Un progetto che induce le nuove generazioni - ha affermato il sindaco Graziano Calanna al rispetto dell'ambiente».



,  1 Aprile 2017

URBANISTICA

La Sovrintendenza sta coinvolgendo ex Provincia, Comuni, Parco dell’Etna, Oasi del Simeto, aeroporto, porto, Ferrovie, Fce e Anas, chiamati ad uniformare i rispettivi progetti

Questo strumento di pianificazione sovraccomunale di estrema importanza, rischia di passare sulla testa dei cittadini

Veduta di Bronte dalla "Carbonara"Piano paesaggistico, i rilievi degli architetti

Scannella: «Come prima cosa occorre aggiornare le cartografie»

Le amministrazioni comunali, ad esempio, che deliberano in materia di Prg, partecipano regolarmente alle riunioni tecniche, ma senza ascoltare i suggerimenti delle forze sociali.

Sulla prossima adozione del piano paesaggistico della provincia di Catania, da parte dell’assessorato regionale ai Beni culturali, dall’Ordine degli architetti etneo arrivano proposte e richieste di nuove concertazioni. Le nuove norme e i vincoli paesaggistici, tra gli altri, si applicheranno a: ex Provincia, Comuni, Parco dell’Etna, Oasi del Simeto, aeroporto, porto, Ferrovie di Stato, Circumetnea, Anas.

Questo strumento di pianificazione (reso obbligatorio dal Codice dei beni culturali che l’ha sovraordinato ai piani regolatori generali, ai piani delle riserve naturalistiche, dei parchi e a quelli ìnfrastrutturalì), nonostante l’importanza, potrebbe essere scoperto dai cittadini troppo tardi.

Eppure, la Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali, guidata dalla dottoressa Maria Grazia Patanè, ha inviato il piano a Comuni ed enti pubblici e tenuto numerose riunioni con loro, proprio per ricevere proposte; incontri ci sono stati anche all’Assessorato a Palermo.

Tra i vari suggerimenti, recentemente sono stati formulati quelli dell’Ordine degli architetti e dei paesaggisti catanesi, il cui presidente Giuseppe Scannella, in sintesi, spiega:
«Abbiamo individuato punti su cui intervenire, come l’aggiornamento delle cartografie utilizzate e la correzione tra l’impalcatura di base e le concrete proposte progettuali, al fine di evitare danni da previsioni errate ed eccessivo atteggiamento di tutela e conservazione, che rende immodificabili intere zone.
Il piano deve essere cambiato e sottoposto a nuova e più ampia concertazione - precisa Scannella - occorre favorire la riqualificazione dei luoghi, il recupero, la valorizzazione; la propositività, anche con incentivi e progetti prioritari da realizzare. È necessario coordinare il piano con gli strumenti territoriali e urbanistici di pianificazione, in un’ottica di integrazione e non di contraddizione»

Sul piano paesaggistico, oramai inviato all’assessorato regionale, è atteso il parere dell’«Osservatorio regionale per la qualità del paesaggio», collegio in cui, di recente, l’assessore regionale ai Beni culturali, Carlo Vermìglìo ha nominato l’architetto Luigi Longhitano di Bronte, ex presidente dell’Ordine degli architetti di Catania, conoscitore del territorio ed esperto di tematiche paesaggistiche. Questa nomina, fra gli addetti ai lavori, è stata vista come un’apertura dell’assessore Vermiglio verso l’area etnea e ionica del catanese.

Il piano dovrà essere ora adottato e poi approvato tenendo conto anche delle osservazioni successive all’adozione, da parte dei soggetti interessati (pubblici e privati); tuttavia, in attesa del decreto d’approvazione definitiva, le norme di salvaguardia lo renderanno applicabile dall’adozione, il che vuol dire che eventuali nuovi vincoli saranno immediatamente operativi. In altre province, l’adozione ha suscitato parecchie polemiche mentre i decreti d’approvazione sono finiti davanti al Tar di Palermo e Catania (solo Siracusa conterebbe cinquecento ricorsi).

L’architetto Giovanni Laudani, uno dei redattori del piano: «Il piano discende dalla Convenzione europea per il paesaggio, che ha scopi sia di tutela del territorio sia di salvaguardia e creazione di posti di lavoro. Il progetto redatto rappresenta un punto di partenza aperto al confronto per arrivare a uno strumento il più possibile condiviso. Pur occupandomi della direzione del museo Casa Verga di Catania, confermo la mia disponibilità verso chiunque voglia collaborazione e chiarimenti».

La corte costituzionale, di recente (sentenza 50/2017), ha confermato «il principio di prevalenza del piano paesaggistico sugli atti di pianificazione ad incidenza territoriale posti dalle normative di settore»; dal 6 aprile, invece, entrerà in vigore il Dpr 31/2017, che individua gli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica. [Luigi Putrino].



27 Febbraio 2017

Sabato l'inaugurazione del giardino

I ragazzi del Capizzi piantano 31 alberi
in memoria e dell'impegno sociale e antimafia

Bronte ha il suo “Giardino dei Giusti”, dedicato alle donne e agli uomini che si sono opposti con responsabilità individuale ai crimini contro l'umanità e ai totalitarismi. Si trova all'interno del parco di Viale Cavalieri di Vittorio Veneto e a inaugurarlo è stato il sindaco, Graziano Calanna, grazie a un progetto realizzato dall'Istituto Superiore Ignazio Capizzi guidato dalla dirigente grazie Emanuele.

Si tratta di un progetto proposto dalla professoressa Maria Principato e a livello nazionale da “Toponomastica femminile” e dalla Federazione nazionale degli insegnanti, presieduta dalla professoressa Pina Arena, presente alla manifestazione assieme a Francesca Andreozzi, nipote di Pippo Fava in rappresentanza della “Fondazione Fava”.

Alla cerimonia, oltre a esponenti politici e delle istituzioni, una folta rappresentanza dell’Istituto Vaccarini di Catania.

Dopo la presentazione del progetto in Istituto, in corteo, ragazzi, docenti ed autorità sono arrivate fino al Parco dove è stato inaugurato un albero in ferro realizzato dai ragazzi dell'artistico Arcidiacono, Favara, Gorgone, Messina e Salmeri aiutati dalla professoressa Barbagiovanni e dall'artigiano locale Favazza. Poi sono stati piantati i 31 alberi che portano i nomi dei “giusti” scelti dai ragazzi: coloro che hanno aiutato molti ebrei durante la Shoah, di siciliani che hanno lottato contro la mafia, i brontesi Benedetto Radice e Ignazio Capizzi e la signora Francesca Minissale (fondatrice del Centro Aiuto alla Vita) cui è stato intitolato il primo albero. [L. S.]

BACINO FLUVIALE DEL SIMETO, FLORA, FAUNA E ASPETTI NATURALISTICI




29 Giugno 2016

Etna. Il forte disappunto nella testimonianza di uno studioso tedesco

Il rifugio di Monte Scavo, sito a circa 1.800 metri di quota sul versante ovest dell’Etna, è ridotto in condizioni precarie

Un Vulcano umiliato dai segni del degrado

Qualcuno deve farsi un esame di coscienza, sia chi abbandona rifiuti sia chi dovrebbe far sì che questo non succeda

L'Etna e l'ampia vallata di Contrada Difesa viste dalla RivoliaDalla “Grande Bellezza” alla “Grande Vergogna”. C’è l’infinita curiosità umana,la passione per la natura, l’irresistibile fascino di fenomeni sempre più studiati e sempre più avvolti nel mistero del vulcano. C’è tutto questo, e molto altro, fra le molle che spingono l’uomo ad approcciarsi all’Etna, conoscerla in tutti i suoi aspetti o per viverla qualche ora, immersi nei boschi davanti all’incanto del paesaggio.

Dev’esserci, però, anche qualcos’altro se, dal contatto tra la montagna e la sua gente, quello che viene fuori non è solo bellezza che crea altra bellezza, ma sempre più spesso sfregi ambientali, degrado, spazzatura. Ovunque, a macchia d’olio, fino addirittura a luoghi tanto distanti da essere sempre ritenuti al riparo da quel malcostume - l’abbandono incontrollato di rifiuti per strade, campagne, spazi pubblici - così difficile da estirpare.

C’è, quindi, davvero da arrossire d’imbarazzo quando sull’Etna si affaccia lo sguardo del mondo, nelle sembianze di migliaia fra turisti, visitatori, scienziati, studenti. L’ultimo caso portato alla ribalta dall’indignazione di coloro che vorrebbero un vulcano sempre più bello e quindi più pulito riguarda il rifugio di Monte Scavo, versante ovest, a circa 1800 metri di quota. Uno dei molti punti di ristoro sempre aperti che si incontrano lungo la pista altomontana che gira intorno all’Etna, nel cuore della zona A del Parco.

«Non mi aspettavo di trovare uno scempio del genere», confessa Boris Behncke, vulcanologo tedesco dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, che lì è giunto qualche giorno fa assieme a quattro giovanissimi studenti di scienze geologiche provenienti da Spagna, Francia, Germania, Regno Unito. E a Monte Scavo ha trovato l’accoglienza di «immondizie in quantità sparse intorno al rifugio, persino dentro la cisterna dell’acqua piovana». Eccola, la “Grande Vergogna”.

«Questo - continua Behncke - ha suscitato grande impressione nei ragazzi. Abbiamo girato per l’Etna e vedendo, poi, le condizioni delle strade sembra abbiano capito davvero quanto sia diffuso il problema». Come spesso capita, il ricercatore ha condiviso le foto dello scempio sui “socìal”, scatenando il consueto coro d’indignazione e condanna verso «la mala gestione del territorio etneo». Un coro che, ormai, non basta più: «Qualcuno deve farsi un bell’esame di coscienza - aggiunge Behncke - tanto coloro che buttano rifiuti in giro, quanto coloro che dovrebbero, per mestiere e per funzione, far sì che questo non succeda».

Per raggiungere Monte Scavo bisogna camminare per un bel po’, molto probabile dunque che i rifiuti siano stati lasciati lì da escursionisti: «È davvero inquietante che questo accada in luoghi finora risparmiati». [Francesco Vasta, La Sicilia del 29.6.2016]


'U PAGGHIARU, ACHITETTURA RURALE A BRONTE



15 Maggio 2016

Ancora un sos per l'obelisco di Serra del Mergo

«Tutelare e valorizzare l’obelisco di Nelson»

«Tuteliamo e valorizziamo l’obelisco di Serra del Mergo, quello posto fra il verde dei Nebrodi che tutti chiamano Obelisco di Nelson», E’ l’appello che il sindaco di Bronte, Graziano Calanna ed il presidente del Consiglio comunale, Nino Galati, lanciano alle autorità competenti affinché lo storico obelisco, fatto erigere nel 1905 sui Nebrodi a quota 1553 dal Duca Alexander Nelson-Hood in onore del padre morto un anno prima, venga ristrutturato, protetto e raggiunto dai turisti senza rischi.

E per sensibilizzare l’opinione pubblica l’Amministrazione comunale di Bronte, assieme a quella di Maniace, al Cai ed all’associazione Siciliantica di Bronte, alle Pro Loco di Bronte e Maniace, ma anche al Parco dei Nebrodi, al Dipartimento regionale sviluppo territoriale e del Corpo Forestale della Regione Siciliana hanno organizzato una escursione, raggiungendo l’obelisco.

«L’obelisco - ci dice il presidente del Consiglio comunale Nino Galati - si trova in pessimo stato di conservazione. La scritta in latino che tramanda ai posteri perché è stato eretto ed il suo significato è sgretolata e deturpata. I gradini in basamento sono rovinati dalle ruote delle jeep che impropriamente arrivano a ridosso del monumento, senza considerare che qualche concio di pietra è stranamente sparito. Bisognerebbe - conclude il presidente - impedire che le auto arrivino vicino all’obelisco, rendendo transitabile e l’unica che si può percorrere la vecchia trazzera regia appena sottostante».

E per il sindaco Calanna l’obelisco è l’ennesima opportunità per rilanciare il turismo: «Bisogna rilanciare il turismo storico ambientale di questo magnifico territorio in grado si offrire uno dei patrimoni ambientali più belli della Sicilia». [L. S.]

SOS PER L'OBELISCO DI SERRA DEL MERGO

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