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1 Febbraio 2018

PARCO DELL’ETNA

L’assenza di videosorveglianza ha permesso lo scempio ambientale lungo la strada del Salto del Cane

Microdiscarica anche in alta quota

Sul Monte Serra Pizzuta-Calvarina cumuli di lastre di eternit, mattoni e calcinacci

Siamo alle solite. All’interno del territorio facente parte del Parco dell’Etna, c’è l’ennesima microdiscarica abusiva a cielo aperto contenente rifiuti inquinanti.

Tutti bravi a parlare di rispetto dell’ambiente e di tutela del territorio e poi si finisce sempre con l’imbattersi in cumuli di spazzatura, per così dire “smaltita” illecitamente. Stavolta è toccato al Monte Serra Pizzuta-Calvarina, a quota 1700 metri, sull’Etna. E sì, perché abbandonare i rifiuti in maniera incontrollata tra la vegetazione è più semplice in alta quota, vista la possibilità di sfuggire ai sistemi di videosorveglianza ed ai controlli dei centri abitati. Così, due passi più in là di uno slargo con accesso diretto dalla carreggiata, lungo la strada del Salto del Cane, si trovano cumuli di lamiere di coperture in eternit (materiale che rilascia grandi quantità di polveri inalabili dall’uomo altamente cancero­gene) e materiale edilizio di risulta e dismesso tipo mattoni, calcinacci e laterizi.

Tutto sembrerebbe essere stato scaricato lì da un camion in modo da rendere i rifiuti ben nascosti agli occhi dei passanti ma depositati in un luogo facilmente raggiungibile con mezzi di trasporto. Ed ecco spiegata la presenza di queste quantità ingombranti. Quindi, basta addentrarsi un po’ tra arbusti e ginestre e sono subito visibili il degrado ambientale e l’ennesimo segno dello scempio che il patrimonio naturalistico pedemontano etneo è costretto a subire.
Sarebbe il caso di verificare se si tratti di un’insana abitudine di qualche azienda operante nel settore edile o se si sia trattato di un gesto isolato e comunque esecrabile da attribuire a privati. Per quanto l’Ente Parco dell’Etna abbia la competenza gestionale di un così vasto territorio non avendo a disposizione, ad oggi, personale che abbia qualifiche, requisiti e facoltà per prestare attività di vigilanza e controllo, può fare poco. In altre parole, senza l’importante figura del Guardaparco, l’area del Parco è protetta ma evidentemente non abbastanza.

Risulta evidente come le numerose e valide attività, campagne di sensibilizzazione e giornate ecologiche, per quanto riscuotano successo e partecipazione, non bastino a far capire l’importanza del rispetto dell’ambiente e quanto sia prezioso il patrimonio naturalistico che si trova alle pendici dell’Etna.

Le raccolte straordinarie ad opera dei volontari, per ripulire e bonificare alcuni siti, come l’ormai famosa manifestazione “Meglio Parco che Sporco”, fanno sempre registrare ottimi risultati ma serve tempo affinché si possa risolvere il problema, le. cui radici sono innanzitutto culturali e si comprenda appieno il messaggio che se si ha la fortuna di avere qualcosa di prezioso bisogna imparare a prendersene cura. La presenza di questi rifiuti inquinanti e la deturpazione dell’ambiente che conduce al vulcano Patrimonio dell’Unesco, non è certo un bel biglietto da visita.

E ne sono state ampie dimostrazioni le denunce e le lamentele di molti turisti che hanno visto la bellezza del “paesaggio nero” violata da immondizia di ogni genere. E dire che proprio questo tratto finale della strada Salto del Cane, protagonista degli scatti finali prima dell’arrivo della tappa del Giro d’Italia nello scorso mese di maggio, ci aveva fatto fare bella figura. Va da sé che le ricadute negative di questa continua “emergenza rifiuti” interessino sia i cittadini che gli operatori economici, per non parlare del grave danno d’immagine di cui risente l’intero territorio etneo. [Chiara Mazzaglia] - Nella foto in alto a sinistra, un sentiero dell'Etna all'interno della Pineta Saletti.



22 Novembre 2017

MEGLIO PARCO CHE SPORCO

I bambini delle scuole puliscono la città

Oggi sono dei bambini, ma domani saranno cittadini, ed al pari della matematica e della storia, imparare a rispettare la propria città è un insegnamento fondamentale. Per questo la giornata di oggi per una folta rappresentanza degli alunni delle scuole elementari e medie ha avuto valore doppio. Coordinati dal Comune i ragazzi, infatti, hanno dato vita ad una riedizione della manifestazione organizzata dal Parco dell’Etna “Meglio Parco che sporco”.

Ieri però gli alunni, invece di ripulire le zone verdi all’interno dell’Area protetta, hanno concentrato la propria attività sulle piazze ed sui parchi urbani vicino il proprio edificio scolastico. Ed i bambini hanno trovato di tutto, ma soprattutto cartacce di caramelle e cicche di sigaretta, perché tutti, piccini e grandi, devono imparare a non sporcare.

A fine manifestazione il presidente del Parco dell’Etna, Marisa Mazzaglia, ha consegnato ai bambini gadget e pubblicazioni del Parco annunciando che alla scuola verranno consegnati degli alberi che gli stessi alunni dovranno piantare e curare. “Vorremo – ha affermato il presidente – che i bambini ricordino meglio parco che sporco come un evento educativo che continui tutto l’anno. Nelle prossime settimane porteremo anche gli alberi da piantare”.

Alla manifestazione hanno partecipato il presidente del Consiglio comunale, Nino Galati e gli assessori Chetti Liuzzo ed Ernesto Di Francesco. Con loro anche il comandante del Distaccamento di Bronte del Corpo Forestale, l’ispettore superiore, Antonino Ruffino.



26 Ottobre 2017

GLI ESPERTI EUROPEI IN VISITA SULL'ETNA

«Pochi alberi, rifiuti e pascoli all'interno dei Parchi naturalistici»

«Affascinati dalla bellezza di questo territorio, dall'accoglienza della sua gente e dalla cucina, ma delusi da come tanta bellezza venga quotidianamente trattata. Pochi alberi nei pressi degli alvei dei fiumi, troppe discariche a cielo aperto e poi una domanda su tutte: perché i pascoli all'interno dei Parchi naturalistici?». E' in sintesi il pensiero degli esperti ambientalisti europei che insieme ai colleghi italiani e ai giovani volontari, hanno visitato boschi e siti naturalistici dell'Etna all'interno del workshop organizzato nell'ambito del progetto di educazione ambientale "Boschi della Biosfera" promosso dall'associazione Giacche verdi di Bronte e dalla fondazione Manfred-Hermsen-Stiftung.

Dopo aver ammirato i boschi di Maletto e Bronte, nei pressi del Ponte dei Saraceni ad Adrano gli esperti ambientalisti provenienti dalla Germania, dall'Ungheria, dalla Macedonia, dalla Romania e anche dall'Italia, hanno apprézzato le peculiarità del territorio per poi osservare: «Perché tante recinzioni che delimitano i boschi? - si è chiesto il direttore della Riserva della Biosfera Rezetat in Romania -. Perché sono presenti pascoli nei parchi siciliani?».

Non è stato da meno l'esperto forestale tedesco Rainer Kopsell che invece ha suggerito come un rimboschimento lungo le sponde dei fiumi, come il lato destro del Simeto nella zona del Ponte dei Saraceni, potrebbe definire meglio le fasce boscate. Sarebbe un posto ancora più magico». «Volete scegliere ceramiche per il bagno? - ha provocatoriamente aggiunto il dr. Florian Liedl - Ci si rechi di fronte al belvedere nella Gola del Simeto».

Insomma antichi difetti della nostra terra che non riusciamo a correggere, nonostante abbiamo in mano una risorsa importante per sfruttare l'economia legata all'ecoturismo che oggi è in crescita, come ha sottolineato Fabio Bonaccorsi, tour operator di Viagrande componente del gruppo che ha promosso il progetto. «Ci vuole educazione - ha aggiunto Gino Montagno, L'altro obbiettivo è impedire il cambiamento climatico, ha spiegato Stefanie Hermsen direttrice della fondazione Manfred-Hermsen-Stiftung di Brema, solo riducendo il consumo della energia tradizionale e piantando alberi. Agli esperti non è sfuggito che la Sicilia, terra del sole, sfrutta pochissimo l'energia solare. [Gaetano Guidotto]



15 Ottobre 20177

Nuova tappa del progetto italo-tedesco di educazione ambientale

Una passeggiata sull’Etna  visitando i “boschi della Biosfera”

Le monumentali querce di monte Egitto,in territorio di Bronte, in piena zona A del parco dell’Etna, anziane forse anche 500 anni, ieri mattina tappa fondamentale del workshop inerente il progetto di educazione ambientale “Boschi per la Biosfera” promosso dall’Associazione Giacche Verdi di Bronte e la Fondazione tedesca MHS.

Volontari e studiosi internazionali, infatti, hanno rilevato le particolarità ambientalistiche dei boschi nel Monte Egitto ed, ovviamente, hanno visitato le querce. Il gruppo di escursionisti, a piedi, si è recato dalla casermetta Piano dei Grilli fino al monte: una camminata di 5 km che li ha condotti alle querce monumentali, dove Salvatore Vinciguerra, dottore forestale, ha illustrato le peculiarità del territorio ai giovani volontari del progetto di educazione ambientale e agli esperti stranieri. Presenti, infatti, illustri personalità ambientali provenienti da diversi paesi. (…)

Lungo il percorso, sul versante occidentale dell’Etna, a quote comprese fra i 1150 e i 1600 m. gli escursionisti hanno potuto scoprire la natura della flora tipica dell’Etna caratterizzata da alberi di leccio e di roverella, arbusti di terebinto e ginestra ed esemplari di betulla che è una specie autoctona.

Il percorso che si snoda dal piano dei Grilli a 1150 metri in territorio di Bronte consente di far scoprire uno degli itinerari ancora meno noti a livello turistico, ma tra i più affascinanti dell’Etna. Può essere definito un itinerario a oggi “riservato” agli appassionati ed estimatori ben informati che hanno forza e gambe per arrampicarsi a piedi fino a queste meraviglie della natura. Nel percorso, oltre a osservare molte specie anche endemiche della flora caratteristica dell’Etna, è stato interessante scoprire le formazioni laviche, tra cui alcuni canali di scorrimento lavico e grotte laviche del XVII secolo, dalle quali vi sono stati diversi ricchi spunti di conversazione che si è fatta ancora più interessante non appena giunti davanti ai veri e propri monumenti vegetali: le querce monumentali di roverella (Quercus pubescens) che proprio sul Monte Egitto sono tutelati come tesori naturali da proteggere. (…)

Questa è stata solo una delle tante tappe del workshop che il connubio di associazioni italo-tedesche stanno organizzando per valorizzare l’ambiente e infondere cultura ambientale. [Gaetano Guidotto]

IL PROGETTO
Il progetto di educazione ambientale “Boschi per la Biosfera” è stato finanziato dal ministero tedesco dell’Ambiente,Natura,Conservazione e Sviluppo. A presentarlo sono stati la fondazione Manfred Hermsen Stiftung di Brema in Germania e l’Associazione Giacche Verdi di Bronte. I loro obiettivi sono contrastare i cambiamenti climatici attraverso la riforestazione dei territori, ridurre i livelli di anidride carbonica e la candidatura del riconoscimento di una Riserva della Biosfera nel territorio delle Valli fluviali dell’Alcantara. [Tratto da La Sicilia del 13 Ottobre 2017]


9 ottobre 2017

Il progetto promosso da “Fondazione Mhs” e da “Giacche verdi”

Da domani il workshop sui “Boschi per la biosfera”

Nell’ambito del progetto di educazione ambientale per il clima “Boschi per la Biosfera” un workshop si terrà da domani, 9 ottobre, al 15 ottobre. Il progetto “Boschi per la biosfera”, cofinanziato dal ministero tedesco dell’Ambiente (BMUB), che sarà realizzato nelle previste ‘Terre della Biosfera - le Valli fluviali dell’Etna” per il riconoscimento di una “Riserva della Biosfera” programma MaB Unesco, è stato presentato dalla Fondazione M-H-S (Manfred Hermsen Stiftung - Brerna, Germania) diretta da Stefanie Hermsen e dall’Associazione Giacche verdi di Bronte presieduta da Gino Montagno.
Oltre ai giovani volontari,’ fra cui numerosi europei, formati per realizzare il progetto di educazione ambientale nelle scuole Primarie dei Comuni che hanno aderito, prevede un workshop sul territorio delle future terre della Biosfera con esperti provenienti dall’Ungheria e dalla Germania (arrivo domani 9 ottobre) tra i quali i tedeschi: Mr. Rainer Kopsell, freelance consulente forestale ecologico , ex-direttore del Distretto Forestale Sellhorn, Mrs. Anke Nannen, “WaldWeg”, freelance consulente ecologica e turistica. Mr. Or. Florian Liedl, Alse GmbH, Architettura del paesaggio, membro attivo in diverse Ong ecologiche. Saranno presenti anche i sindaci dei Comuni. [Da La Sicilia del 8.10.2017]


15 Settembre 2017

Boschi per la Biosfera

La Germania finanzia la “salute” dei boschi

Il ministero tedesco dell’Ambiente, Natura, Conservazione e Sviluppo ha approvato e cofinanziato il progetto di educazione ambientale “Boschi per la Biosfera” presentato dalla Fondazione M-H-S (Manfred Hermsen Stiftung – Brema, Germania) e dall’associazione Giacche Verdi di Bronte.

Destinari del progetto che vivranno l’emozione di piantare con le loro mani semi e piantine per la creazione di nuovi boschi o per l’ampliamento di quelli esistenti accompagnati dai tutor, a partire da settembre e fino a febbraio 2018, sono gli alunni della scuola primaria (oltre 2.200 bambini dai 6 ai 10 anni) di numerosi Comuni che hanno aderito al progetto tra i quali Bronte, Maletto, Maniace, Randazzo, Santa Domenica Vittoria, Mascali, Fiumefreddo, Francavilla e Piedimonte.

Partner insieme ai Comuni di Bronte e Maletto, sono i Parchi del territorio, il Dipartimento regionale azienda foreste demaniali, Ispettorato ripartimentale delle foreste, Giacche Verdi di Mascali, l’Ipssa Mazzei di Giarre e l’associazione Trekking Day Etna nord.

L’obiettivo principale di questo progetto a lungo termine è di contrastare i cambiamenti climatici del pianeta tramite la riduzione dei livelli di anidride carbonica (CO2) incrementando la copertura forestale di terreni pubblici e privati. Determinante il supporto dell’Azienda Regionale Foreste Demaniali che sarà l’ente di riferimento per le attività pratiche degli studenti nel bosco.

Lunedì si è tenuto il primo degli incontri formativi (che si concluderanno domani) presso il Palazzo Virzì a Bronte tenuto da due esperti tedeschi Miriam Hermsen (Brema, esperta di educazione e formazione ambientale) e Malte Münte, ingegnere forestale, direttore della Divisione forestale di Berlino. Alla giornata augurale ha preso parte anche il sindaco di Bronte (…). [Da La Sicilia del 14.9.2017]




9 Settembre 2017

PARCO FLUVIALE DELL'ALCANTARA

Linguaglossa e Bronte le “due new entry”

4 centri nel messinese

Verso la nuova perimetrazione del Parco Fluviale dell'Alcantara. Ieri insediamento del nuovo Comitato Esecutivo e tra i primi adempimenti proprio la presa d'atto della proposta di delimitazione che porta dal 12 a 18 i comuni nel Parco Fluviale dell'Alcantara. Nel catanese entrano a far parte Linguaglossa e Bronte, mentre nel messinese entreranno Montalbano Elicona, Mongiuffi Melia, Santa Domenica Vittoria e Tripi.

Sono passati 3 anni da quando è iniziato l'iter e gli stessi Comuni ne hanno fatto richiesta

«È una fase alquanto importante, rilanciare così le attività del parco e ridisegnare l'area protetta, in un momento dove registriamo una maggiore sensibilità delle amministrazioni e delle rispettive comunità verso una maggiore tutela dell'ambiente del territorio», afferma Antonino Lo Dico, direttore dell'Ente dallo scorso aprile.

Nel nuovo comitato esecutivo entrano pure i sindaci di Castiglione, Roccella e Francavilla, eletti lo scorso giugno. (Michele La Rosa, La Sicilia)



19 Agosto 2017

Sei chilometri di incanto tra acqua, fuoco e storia: il sentiero Lago Gurrida e Sciare di Santa Venera è lungo 6 km. In esso c'è la trasparenza dell'acqua, che miracolosamente emerge dalle fratture della lava. C'è la storia, che ha lasciato testimonianze greche e bizantine. Ma soprattutto una vista mozzafiato dell'Etna, da uno dei punti che esaltano la maestosità del vulcano.

Nessun intervento sul percorso archeologico-naturalistico inaugurato l’anno scorso

Danni da fuoco e incuria

L’agonia del sentiero 75

Il fuoco ha raggiunto l’area archeologica danneggiando i resti di antiche costruzioni elleniche e bizantine, portate alla luce dagli scavi del 2015 - Oggi una nuova escursione nel sito realizzato dal Parco dell’Etna in collaborazione con la Soprintendenza e il Dipartimento per lo Sviluppo rurale e territoriale

«Centinaia di persone, oltre trecento, forse quattrocento. Uomini, donne, bambini, giovani e non più giovani. .Questi i numeri, davvero significativi, della partecipazione all’escursione, promossa dal Parco dell’Etna, per inaugurare il sentiero 751 “Sciare di Santa Venera”, il nuovo percorso naturalistico-culturale realizzato in collaborazione con la Soprintendenza e il dipartimento per lo Sviluppo rurale e territoriale Ufficio di Catania, in contrada Edera, in territorio di Bronte, zona di grande pregioio e fascino paesaggistico»
Questa la scritta che appare sul sito del Parco dell’Etna, in occasione dell’inaugurazione del sentiero 751, il 9 aprile 2016.

Poco più di un anno è passato, ma ancora una volta, dopo l’inaugurazione in pompa magna, calato il sipario sul sentiero sono rimaste solo incuria e manutenzioni mai effettuate. In più i piromani, che mai come quest’anno avevano preso di mira la zona, ma anche della mancata sorveglianza, e di una pulitura che avrebbe almeno limitato i danni.

«Inauguriamo un sentiero di archeo-trekking - aveva affermato il presidente del Parco Marisa Mazzaglia - in Sicilia sono pochi, Pantalica e ora l’Etna». Oggi, ci si rende conto di come, in un anno, tutto sia cambiato. Il fuoco è giunto fin dentro i resti di antiche costruzioni, ellenistiche e bizantine, venute fuori dopo gli scavi del 2015. La staccionata realizzata prima dell’inaugurazione, in parte è rotta e in parte ha subito danni dalle fiamme. I tratti di sentiero non interessati dal fuoco, presentano sterpaglie mai pulite. La spazzatura, lasciata dai soliti incivili, non viene ritirata da giorni fa bella mostra nelle aree adibite a parcheggio a inizio del sentiero.

All’inaugurazione c’erano tutti: presidente del Parco, Sovrintendenza, dirigenti della Forestale, assessori dei Comuni vicini con in testa Bronte nel cui territorio ricade l’area. Ora, a distanza -di un anno, nessuno ha sollevato il problema pulitura o di come mantenere e soprattutto fare fruire il sentiero; costato alla comunità diverse migliaia di euro. Abbiamo provato a contattare telefonicamente il presidente del Parco, Marisa Mazzaglia, il telefono ha squillato, ma senza risposta. Ha risposto, invece, l’ingegner Giuseppe Di Paola, funzionario dell’ente: «Non seguo direttamente questo settore - ha dichiarato l’ingegnere - so che doveva essere fatta una richiesta all’Azienda forestale, per provvedere alla pulitura, ma non ho seguito la pratica, in mano a una collega» Che non siamo riusciti a rintracciare. Così come il dirigente dell’Azienda Foreste demaniali di Catania, dott. De Marco. La settimana di Ferragosto ha sicuramente reso tutto più difficile, ma proprio questa settimana si riaccendono le luci sul sentiero, che oggi sarà teatro di un’escursione, organizzata dalla Pro loco di Giardini Naxos (…).(Luigi Saitta)



2 Maggio 2017

Le “Giacche Verdi” e i bambini studiano la qualità del Simeto

Alla scoperta della natura imparando quanto sia importante tenere puliti i nostri fiumi. È un po' in sintesi il progetto realizzato dall'associazione Giacche Verdi di Bronte con il sostegno della Fondazione Manfred-Hermsen-Stiftung e del Comune di Bronte che ha inteso contribuire all'iniziativa inserendola fra quelle finanziate con il bilancio partecipativo. Il progetto svolto in più fasi, ha visto gli scolari delle classi IV e V elementare partecipare a delle lezioni ed effettuare test sulla qualità dell'acqua del fiume Simeto.

«Un progetto che induce le nuove generazioni - ha affermato il sindaco Graziano Calanna al rispetto dell'ambiente».



, 1 Aprile 2017

URBANISTICA

La Sovrintendenza sta coinvolgendo ex Provincia, Comuni, Parco dell’Etna, Oasi del Simeto, aeroporto, porto, Ferrovie, Fce e Anas, chiamati ad uniformare i rispettivi progetti

Questo strumento di pianificazione sovraccomunale di estrema importanza, rischia di passare sulla testa dei cittadini

Veduta di Bronte dalla "Carbonara"Piano paesaggistico, i rilievi degli architetti

Scannella: «Come prima cosa occorre aggiornare le cartografie»

Le amministrazioni comunali, ad esempio, che deliberano in materia di Prg, partecipano regolarmente alle riunioni tecniche, ma senza ascoltare i suggerimenti delle forze sociali.

Sulla prossima adozione del piano paesaggistico della provincia di Catania, da parte dell’assessorato regionale ai Beni culturali, dall’Ordine degli architetti etneo arrivano proposte e richieste di nuove concertazioni. Le nuove norme e i vincoli paesaggistici, tra gli altri, si applicheranno a: ex Provincia, Comuni, Parco dell’Etna, Oasi del Simeto, aeroporto, porto, Ferrovie di Stato, Circumetnea, Anas.

Questo strumento di pianificazione (reso obbligatorio dal Codice dei beni culturali che l’ha sovraordinato ai piani regolatori generali, ai piani delle riserve naturalistiche, dei parchi e a quelli ìnfrastrutturalì), nonostante l’importanza, potrebbe essere scoperto dai cittadini troppo tardi.

Eppure, la Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali, guidata dalla dottoressa Maria Grazia Patanè, ha inviato il piano a Comuni ed enti pubblici e tenuto numerose riunioni con loro, proprio per ricevere proposte; incontri ci sono stati anche all’Assessorato a Palermo.

Tra i vari suggerimenti, recentemente sono stati formulati quelli dell’Ordine degli architetti e dei paesaggisti catanesi, il cui presidente Giuseppe Scannella, in sintesi, spiega:
«Abbiamo individuato punti su cui intervenire, come l’aggiornamento delle cartografie utilizzate e la correzione tra l’impalcatura di base e le concrete proposte progettuali, al fine di evitare danni da previsioni errate ed eccessivo atteggiamento di tutela e conservazione, che rende immodificabili intere zone.
Il piano deve essere cambiato e sottoposto a nuova e più ampia concertazione - precisa Scannella - occorre favorire la riqualificazione dei luoghi, il recupero, la valorizzazione; la propositività, anche con incentivi e progetti prioritari da realizzare. È necessario coordinare il piano con gli strumenti territoriali e urbanistici di pianificazione, in un’ottica di integrazione e non di contraddizione»

Sul piano paesaggistico, oramai inviato all’assessorato regionale, è atteso il parere dell’«Osservatorio regionale per la qualità del paesaggio», collegio in cui, di recente, l’assessore regionale ai Beni culturali, Carlo Vermìglìo ha nominato l’architetto Luigi Longhitano di Bronte, ex presidente dell’Ordine degli architetti di Catania, conoscitore del territorio ed esperto di tematiche paesaggistiche. Questa nomina, fra gli addetti ai lavori, è stata vista come un’apertura dell’assessore Vermiglio verso l’area etnea e ionica del catanese.

Il piano dovrà essere ora adottato e poi approvato tenendo conto anche delle osservazioni successive all’adozione, da parte dei soggetti interessati (pubblici e privati); tuttavia, in attesa del decreto d’approvazione definitiva, le norme di salvaguardia lo renderanno applicabile dall’adozione, il che vuol dire che eventuali nuovi vincoli saranno immediatamente operativi. In altre province, l’adozione ha suscitato parecchie polemiche mentre i decreti d’approvazione sono finiti davanti al Tar di Palermo e Catania (solo Siracusa conterebbe cinquecento ricorsi).

L’architetto Giovanni Laudani, uno dei redattori del piano: «Il piano discende dalla Convenzione europea per il paesaggio, che ha scopi sia di tutela del territorio sia di salvaguardia e creazione di posti di lavoro. Il progetto redatto rappresenta un punto di partenza aperto al confronto per arrivare a uno strumento il più possibile condiviso. Pur occupandomi della direzione del museo Casa Verga di Catania, confermo la mia disponibilità verso chiunque voglia collaborazione e chiarimenti».

La corte costituzionale, di recente (sentenza 50/2017), ha confermato «il principio di prevalenza del piano paesaggistico sugli atti di pianificazione ad incidenza territoriale posti dalle normative di settore»; dal 6 aprile, invece, entrerà in vigore il Dpr 31/2017, che individua gli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica. [Luigi Putrino].



27 Febbraio 2017

Sabato l'inaugurazione del giardino

I ragazzi del Capizzi piantano 31 alberi
in memoria e dell'impegno sociale e antimafia

Bronte ha il suo “Giardino dei Giusti”, dedicato alle donne e agli uomini che si sono opposti con responsabilità individuale ai crimini contro l'umanità e ai totalitarismi. Si trova all'interno del parco di Viale Cavalieri di Vittorio Veneto e a inaugurarlo è stato il sindaco, Graziano Calanna, grazie a un progetto realizzato dall'Istituto Superiore Ignazio Capizzi guidato dalla dirigente grazie Emanuele.

Si tratta di un progetto proposto dalla professoressa Maria Principato e a livello nazionale da “Toponomastica femminile” e dalla Federazione nazionale degli insegnanti, presieduta dalla professoressa Pina Arena, presente alla manifestazione assieme a Francesca Andreozzi, nipote di Pippo Fava in rappresentanza della “Fondazione Fava”.

Alla cerimonia, oltre a esponenti politici e delle istituzioni, una folta rappresentanza dell’Istituto Vaccarini di Catania.

Dopo la presentazione del progetto in Istituto, in corteo, ragazzi, docenti ed autorità sono arrivate fino al Parco dove è stato inaugurato un albero in ferro realizzato dai ragazzi dell'artistico Arcidiacono, Favara, Gorgone, Messina e Salmeri aiutati dalla professoressa Barbagiovanni e dall'artigiano locale Favazza. Poi sono stati piantati i 31 alberi che portano i nomi dei “giusti” scelti dai ragazzi: coloro che hanno aiutato molti ebrei durante la Shoah, di siciliani che hanno lottato contro la mafia, i brontesi Benedetto Radice e Ignazio Capizzi e la signora Francesca Minissale (fondatrice del Centro Aiuto alla Vita) cui è stato intitolato il primo albero. [L. S.]

BACINO FLUVIALE DEL SIMETO, FLORA, FAUNA E ASPETTI NATURALISTICI




29 Giugno 2016

Etna. Il forte disappunto nella testimonianza di uno studioso tedesco

Il rifugio di Monte Scavo, sito a circa 1.800 metri di quota sul versante ovest dell’Etna, è ridotto in condizioni precarie

Un Vulcano umiliato dai segni del degrado

Qualcuno deve farsi un esame di coscienza, sia chi abbandona rifiuti sia chi dovrebbe far sì che questo non succeda

L'Etna e l'ampia vallata di Contrada Difesa viste dalla RivoliaDalla “Grande Bellezza” alla “Grande Vergogna”. C’è l’infinita curiosità umana,la passione per la natura, l’irresistibile fascino di fenomeni sempre più studiati e sempre più avvolti nel mistero del vulcano. C’è tutto questo, e molto altro, fra le molle che spingono l’uomo ad approcciarsi all’Etna, conoscerla in tutti i suoi aspetti o per viverla qualche ora, immersi nei boschi davanti all’incanto del paesaggio.

Dev’esserci, però, anche qualcos’altro se, dal contatto tra la montagna e la sua gente, quello che viene fuori non è solo bellezza che crea altra bellezza, ma sempre più spesso sfregi ambientali, degrado, spazzatura. Ovunque, a macchia d’olio, fino addirittura a luoghi tanto distanti da essere sempre ritenuti al riparo da quel malcostume - l’abbandono incontrollato di rifiuti per strade, campagne, spazi pubblici - così difficile da estirpare.

C’è, quindi, davvero da arrossire d’imbarazzo quando sull’Etna si affaccia lo sguardo del mondo, nelle sembianze di migliaia fra turisti, visitatori, scienziati, studenti. L’ultimo caso portato alla ribalta dall’indignazione di coloro che vorrebbero un vulcano sempre più bello e quindi più pulito riguarda il rifugio di Monte Scavo, versante ovest, a circa 1800 metri di quota. Uno dei molti punti di ristoro sempre aperti che si incontrano lungo la pista altomontana che gira intorno all’Etna, nel cuore della zona A del Parco.

«Non mi aspettavo di trovare uno scempio del genere», confessa Boris Behncke, vulcanologo tedesco dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, che lì è giunto qualche giorno fa assieme a quattro giovanissimi studenti di scienze geologiche provenienti da Spagna, Francia, Germania, Regno Unito. E a Monte Scavo ha trovato l’accoglienza di «immondizie in quantità sparse intorno al rifugio, persino dentro la cisterna dell’acqua piovana». Eccola, la “Grande Vergogna”.

«Questo - continua Behncke - ha suscitato grande impressione nei ragazzi. Abbiamo girato per l’Etna e vedendo, poi, le condizioni delle strade sembra abbiano capito davvero quanto sia diffuso il problema». Come spesso capita, il ricercatore ha condiviso le foto dello scempio sui “socìal”, scatenando il consueto coro d’indignazione e condanna verso «la mala gestione del territorio etneo». Un coro che, ormai, non basta più: «Qualcuno deve farsi un bell’esame di coscienza - aggiunge Behncke - tanto coloro che buttano rifiuti in giro, quanto coloro che dovrebbero, per mestiere e per funzione, far sì che questo non succeda».

Per raggiungere Monte Scavo bisogna camminare per un bel po’, molto probabile dunque che i rifiuti siano stati lasciati lì da escursionisti: «È davvero inquietante che questo accada in luoghi finora risparmiati». [Francesco Vasta, La Sicilia del 29.6.2016]


'U PAGGHIARU, ACHITETTURA RURALE A BRONTE



15 Maggio 2016

Ancora un sos per l'obelisco di Serra del Mergo

«Tutelare e valorizzare l’obelisco di Nelson»

«Tuteliamo e valorizziamo l’obelisco di Serra del Mergo, quello posto fra il verde dei Nebrodi che tutti chiamano Obelisco di Nelson», E’ l’appello che il sindaco di Bronte, Graziano Calanna ed il presidente del Consiglio comunale, Nino Galati, lanciano alle autorità competenti affinché lo storico obelisco, fatto erigere nel 1905 sui Nebrodi a quota 1553 dal Duca Alexander Nelson-Hood in onore del padre morto un anno prima, venga ristrutturato, protetto e raggiunto dai turisti senza rischi.

E per sensibilizzare l’opinione pubblica l’Amministrazione comunale di Bronte, assieme a quella di Maniace, al Cai ed all’associazione Siciliantica di Bronte, alle Pro Loco di Bronte e Maniace, ma anche al Parco dei Nebrodi, al Dipartimento regionale sviluppo territoriale e del Corpo Forestale della Regione Siciliana hanno organizzato una escursione, raggiungendo l’obelisco.

«L’obelisco - ci dice il presidente del Consiglio comunale Nino Galati - si trova in pessimo stato di conservazione. La scritta in latino che tramanda ai posteri perché è stato eretto ed il suo significato è sgretolata e deturpata. I gradini in basamento sono rovinati dalle ruote delle jeep che impropriamente arrivano a ridosso del monumento, senza considerare che qualche concio di pietra è stranamente sparito. Bisognerebbe - conclude il presidente - impedire che le auto arrivino vicino all’obelisco, rendendo transitabile e l’unica che si può percorrere la vecchia trazzera regia appena sottostante».

E per il sindaco Calanna l’obelisco è l’ennesima opportunità per rilanciare il turismo: «Bisogna rilanciare il turismo storico ambientale di questo magnifico territorio in grado si offrire uno dei patrimoni ambientali più belli della Sicilia». [L. S.]

SOS PER L'OBELISCO DI SERRA DEL MERGO

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