Aspetti storici e culturali del territorio

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Il patrimonio culturale ed ambientale nel versante Nord-ovest dell'Etna

Aspetti storici e culturali del territorio

di Giorgio M. Luca


Il patrimonio archeologico

Periodo Preistorico e Greco – Romano

Un qualunque discorso sul patrimonio culturale del comprensorio non può prescindere da un accenno a ciò che essi sono allo stato dell'attuale conoscenza, agli studi e ricerche sinora effettuati, nonché alle pubblicazioni che hanno trattato di questa zona.
Il materiale su cui discutere è molto vasto. Della storia dei singoli comuni: Maletto, Maniace e Bronte (Randazzo), dei loro monumenti, chiese, palazzi, centri storici, esiste un livello di conoscenza abbastanza diffuso. L'aspetto meno conosciuto e pubblicizzato è quello propriamente archeologico e, quindi, quel che concerne le testimonianze del periodo preistorico e greco – romano.


Le cellette sepolcrali

CELLETTE SEPOLCRALI DI CONTRADA CONTURALo storico brontese Benedetto Radice nelle sue "Memorie storiche di Bronte", degli anni ’20, cerca di fare un compendio di ciò specificatamente per la zona attorno a Bronte e per quella compresa fra Bronte, Maletto e Maniace.
Egli descrive ed enumera le cellette sepolcrali dei Siculi, i quali cacciati da Catania dai Greci vennero a stabilirsi nel versante occidentale dell'Etna. Di questa presenza, oltre che la famosa città del Mendolito, posta tra Bronte e Adrano e lungo il corso del Simeto, si notano numerose cellette sepolcrali sparse nel territorio: in contrada Primaria Soprana, alla Contura Soprana accanto alle quali è scavato anche un tino con pigiatoio; a Fontanamurata di Bronte (due, ben rifinite), al Margiogrande e (una con pigiatoio inglobata dentro una costruzione); altre nella collina del Castello di Bolo; ai piedi della Rocca Calanna e a Canalaci; una di recente scoperta nel territorio di Maletto in contrada Tartaraci, altre nei pressi di Maniace.

Queste cellette sono state visitate e descritte anche da Saverio Cavallari, nella seconda metà dell’800, che tratta della zona tenendo pure conto dei mutamenti geologici, per cui i sepolcri risultano scavati solo in zone non toccate dalle eruzioni laviche, mentre nelle zone laviche, i sepolcri risultano collocati o in grotte naturali o negli anfratti. Di ciò scrive anche Sartorius nella sua opera dedicata all'Etna.


Le Grotte della Saracena

Notevoli sono anche le Grotte dette “della Saracena”, lungo l’omonimo torrente a poca distanza dall’Abbazia di S. Maria di Maniace (Castello Nelson), ove nei pressi venne combattuta nel 1040, come detto prima, la battaglia fra i bizantini di Giorgio Maniace e gli arabi.

E’ probabile che esse siano escavazioni del tardo periodo del Bronzo (1.400 –1.100 a.C.) per la sepoltura dei morti, riutilizzate in vario modo nelle epoche successive, dai Greci, Romani e Bizantini, finché alla fine dell’800 il Duca Nelson fece scavare una condotta sotterranea per convogliare le acque a monte del torrente Saracena con l’obiettivo di utilizzazione ai fini irrigui; opera che però non fu mai completata.

Le grotte sono tre, una a piè della rocca ha la forma di un corridoio, è alta due metri, larga 1,5 mt.; la seconda, più in alto, è divisa in due stanze, con pilastri scavati intorno intorno; all’altezza di due metri vi sono scavate delle mensolette; ha forma quadrata ed è larga circa 4 mq. L’antica condotta sotterranea che era munita di scalini in ferro è oggi sommersa delle acque del Saracena a seguito dei lavori di contenimento delle acque. A. Holm le descrive“Grotte antichissime scavate dall’uomo……”

Presentano delle analogie con le grotte e le escavazioni in contrada Feudo di Randazzo denominate grotte della Pizzicata che presentano una molteplicità di tipologie riferite a varie epoche.


La Città di Maniace

Nel 1154 Idrisi, geografo arabo alla corte del re Ruggero II, così definisce la vicina città di Maniace: “E’ questo Maniace che si chiama altresì Ghiran ed-Dequiq”. “Un prospero villaggio in pianura, con mercato e mercanti, terre fertili e opulenza per ogni dove. Maniaci, allineata con il versante settentrionale dell’Etna da cui discosta cinque miglia, si trova situata su un fiume che scaturisce alla distanza di tre miglia circa e lungo il quale sorgono mulini”. Sarebbero “Grotte della Farina”, secondo Michele Amari, massimo studioso degli arabi in Sicilia nell’800.

Quindi un importante insediamento che ebbe una sua continuità, dal periodo ellenistico – romano, bizantino, arabo e normanno divenendo Magna Universitas, ove era assegnato un bajulo alla stregua della altre città del regno. E’ significativo che Idrisi, descrivendo le città della zona, parli solo di Randazzo, Troina e Maniace, tralasciando altri casali di cui era nota l’esistenza.

Maniace scompare per motivi sconosciuti, forse a causa di alluvione, agli inizi del 1400 e i suoi abitanti probabilmente andarono a Bronte. I mulini del periodo arabo - normanno, dovevano invece trovarsi nell’omonima contrada “Farina” ubicata nei pressi.

T. Fazello, nel De Rebus Siculis (1537) parla di Casalino, quali rovine di Maniace, un tempo centro fortificato a circa un miglio a occidente dal Monastero di S. Maria di Maniace.

Il Sac. Nunzio Galati, nella sua opera storica su Maniace del 1988 e nei successivi studi e ricerche, approfondisce e descrive chiaramente la vicenda storica di Maniace medioevale, dell’Abbazia e della Ducea Nelson, sino alla costituzione del Comune.

Anche il Prof. Paolo Orsi, come prima detto, il grande archeologo, scopritore della Sicilia, è venuto ed ha scavato in questi posti tra la fine dell’800 e i primi del ‘900, studiando il materiale rinvenuto, portando, tra l’altro, alla luce la città sicula del Mendolito e scoprendovi il più grande deposito dell’età del Bronzo.
Rilevò anche, agli inizi del ‘900, il già citato edificio termale dell’Erranteria, con dei mosaici definiti “ai tempi della decadenza romana” detta comunemente “Villa romana”, di recente tornata all’attenzione, che potrebbe essere stato trasformata o usato nel periodo bizantino.
Gli scavi poi non continuarono forse perché l’illustre archeologo fu impegnato in siti ben più importanti di quel periodo.

Successivamente vi sono state sporadiche indagini e qualche scoperta di reperti esposti nel Museo di Adrano.


I ritrovamenti archeologici

Quanto detto riguarda le più importanti scoperte e studi effettuati nel passato. Ma i ritrovamenti casuali ad opera di contadini nel lavorare la terra, oppure di appassionati locali su segnalazioni varie, nonché da parte di attrezzati o improvvisati tombaroli sono sempre continuati nei diversi siti del comprensorio.

Da circa venticinque anni, però, grazie anche alle iniziative di ricerca e conoscenza delle Associazioni culturali presenti nel territorio, in particolare l’Archeoclub prima e SiciliAntica dopo, in ausilio all’attività istituzionale della Soprintendenza, prima di Siracusa e poi di Catania, anche questa zona è stata, in modo sempre più sistematico, oggetto di indagine, colmando, anche ufficialmente questa zona d’ombra che andava da Adrano a Randazzo.

Le relazioni che seguono da parte dei rappresentanti della Soprintendenza, daranno compiutamente un quadro delle scoperte archeologiche. Quì si espone semplicemente qualche notizia per rappresentare un quadro complessivo e molto sommario e necessariamente impreciso della zona nelle sue varie fasi e componenti.


Il sito di Tartarici

E' stato rilevato il sito nella contrada "Tartaraci", nei Comuni di Bronte e Maletto, che veniva indicato di interesse storico ed archeologico in quanto "sito di insediamenti abitativi e di necropoli di età greca e romana" e dalla constatazione di "frammenti ceramici e di altri manufatti visibili sul soprassuolo".

Il sito è posto,in gran parte, su un terreno di lave antiche. Negli anfratti naturali delle rocce, ricoperti da un poco profondo strato di terra vulcanica, si trova quel che rimane di molte sepolture e di insediamenti abitativi. Migliaia di frammenti ceramici di idrie, pissidi, coppe, ythos, vasellame di tutte le dimensioni, frammenti di pithos. Tutta la zona è ricca di grandi massi lavici lavorati e squadrati, disseminati ovunque, avanzi di mura, strumenti di lavoro in pietra lavorata, macine, un pozzo a tholos perfettamente conservato e una gran massa di frammenti di tegoloni di tipo greco e romano.

Inoltre è stato rinvenuto un frammento di ceramica nera con iscrizione in greco non decifrabile assieme ad una punta di lancia in bronzo di età preistorica, forse proveniente da un ripostiglio.

Il sito è “di sicuro interesse archeologico”, data anche la presenza nelle vicinanze di una celletta sepolcrale scavata nella roccia, di altro materiale analogo distribuito in misura più sporadica attorno a Tartaraci, nelle contrade Marullo e Pizzo Filicia di Maletto, ove c'è anche un pigiatoio con tino scavato nella roccia, conosciuto da molto tempo e sottoposto a tutela nel 1996 in quanto di interesse etno – antropologico e di un’altro pigiatoio più grande recentemente scoperto nelle vicinanze.

Ma soprattutto è la presenza, nella parte alta della contrada Tartaraci, di una grotta a scorrimento lavico che offre una fondamentale testimonianza della presenza umana nella zona sin dal Neolitico.

Essa "presenta uno sviluppo longitudinale aprendosi in diversi ambienti pseudo-circolari collegati fra loro da cunicoli. Lo scavo ivi eseguito ha restituito interessanti materiali ceramici e litici che costituiscono un'importante testimonianza della frequentazione della grotta in epoca preistorica, a partire dalla fine del neolitico medio fino alla media età del bronzo, come attestano i numerosi frammenti ceramici appartenenti alle facies culturali di Capri, Diana, Serraferlicchio, San'Ippolito, Malpasso, i molti frammenti a impasto bruno inquadrabili cronologicamente tra la seconda metà del III e la seconda metà del II millennio a.C.. Frammenti di vaso, stile di Capri della fine del IV millennio a.C., altri frammenti con decorazioni simulanti figurine schematiche sono stati anche i ritrovamenti di strumenti vari ossei e soprattutto quarzite, selce e ossidiana, fra i quali due cuspidi di selce e una piccola ascia in giadeite".


Casitta, Gurrida e Edera

Successivamente la conoscenza si è estesa alle contrade Casitta e Gurrida di Bronte e Randazzo ove sono stati rilevati avanzi di insediamenti e necropoli del tipo di Tartaraci, con la presenza di costruzioni circolari di diversa dimensione in pietra lavica, frammenti di ceramica e di tegoloni.

Recentemente è stato trovato in zona un vasetto di ceramica nera perfettamente conservato, un’Askos del periodo greco.

Nel 1986, l'Archeoclub scopre gli avanzi di una grande cinta muraria nelle contrade Edera-Balze del Comune di Bronte. Subito interessata la Soprintendenza di Siracusa, questa a seguito di ulteriore sopralluogo del Dott. Umberto Spigo, accerta “la presenza di una robusta struttura muraria in blocchi lavici appena sbozzati, dell'ampiezza di circa 3 mt. che, pur con diverse lacune, è possibile seguire per quasi 2 chilometri e mezzo di lunghezza... Per i caratteri costruttivi,che farebbero pensare ad una probabile cinta muraria e per la presenza nelle aree limitrofe di frammenti di tegole di età greca e di ceramica ad impasto".

La stessa Soprintendenza riteneva "la struttura di interesse archeologico" predisponendo le misure per la conseguente tutela. Sono state così che avviate due campagne di scavo, nel 1987 e 88, da parte della sopravvenuta Soprintendenza di Catania e un'altra nel 1992.


Campagne di scavo

Secondo quanto pubblicato dal bollettino dell’Amministrazione dei BB. CC. e AA. della R. S. n. 3, 1988/89, "gli scavi e le esplorazioni eseguite sul posto, hanno rivelato che tutta la fascia di territorio attraversata dalla strada statale n. 120 e comprendente le contrade Balze Soprane, Mangiasarde, S. Venera, Edera Casitta, Tartaraci e Gurrida, è interessata da numerosissime testimonianze che, quasi senza soluzione di continuità, attestano la presenza umana sul posto dall'epoca preistorica fino a quella tardoromana.
Stazioni di epoca preistorica sono documentate in particolare nei territori della Casitta e Gurrida dai molti frammenti ceramici rinvenuti in superficie,che coprono un arco di tempo che va dall'età del bronzo all'età del ferro,e fra i quali prevalgono quelli inquadrabili cronologicamente nelle facies culturali tra S. Ippolito e Castelluccio.

Alle prevalenti stazioni di epoca preistorica delle contrade Casitta e Gurrida sopradette,si susseguono prendendo maggiore consistenza,nelle contrade Balze Soprane, Mangiasarde, S. Venera, Edera, le testimonianze di epoca protostorica, greca e romana fino a giungere in qualche caso,come a S. Venera, all'omonimo casale bizantino.

Si riscontrano strutture di tipo perfettamente circolare,che potrebbero anche essere abitazioni, alle quali a tratti, come in contrada Edera, si affiancono strutture abitative di tipo rettangolare o squadrata,che verosimilmente riporta 1e stesse ad epoca leggermente posteriore rispetto alle prime.
Gli scavi condotti nel 1987 e 88 hanno restituito materiali cronologicamente collocabili tra il VII sec .a.C. e il IV - V sec. d.C., fra i quali numerosi frammenti di ceramica corinzia, di vasi a vernice nera, cui sono da aggiungere i moltissimi frammenti di pithos, di tegole, con o senza orlo, di chiodi e utensili metallici vari, oltre ad un vaso di collana in pasta vitrea blu con tratti gialli al centro, rinvenuto nello strato d'uso sul piano di calpestio di un ambiente abitativo",
nonché qualche moneta del periodo siracusano.

In contrada Balze Soprane viene rilevata la presenza di una costruzione a caratteristica planimetria spiraliforme costituita da larghi lastroni in pietra lavica conficcati obbliquamente nel terreno, probabilmente collegata da un muro ad altra costruzione, secondo uno schema compositivo che ricorda le decorazioni tombali castellucciane.

A tutto ciò, riferito dalla Soprintendenza negli anni 1987 e 1987 va aggiunto quanto rilevato nella campagna di scavi del 1992, ove sono state scavate altre capanne ed altri ambienti abitativi con ritrovamento di abbondante ceramica di diversi periodo.


Un museo a Maletto

Durante queste tre campagne di scavo è stato rinvenuto numeroso materiale archeologico che raccolto e classificato in decine di cassette e pezzi vari sciolti, è stato collocato dai funzionari della Soprintendenza presso il deposito dei beni culturali del Comune di Maletto che ha messo a disposizione appositi locali.

Su richiesta ed interessamento di SiciliAntica, succeduta nel frattempo all’Archeoclub, è stato individuato un altro locale del Comune di Maletto, ove la Soprintendenza nel 1998 ha autorizzato il deposito del numerosissimo materiale archeologico rinvenuto nel territorio, in attesa dell’avvio di un vero e proprio museo già progettato e in attesa di finanziamento e per il quale il Comune e la stessa Associazione hanno firmato nel 2002 apposita convenzione per la sua gestione culturale.


Altri siti archeologici

Emergono, inoltre, interessanti siti lungo il torrente Saracena, nei pressi di Maniace e delle Grotte dei Saraceni, ove, nel 1992, occasionali scavi per lavori in contrada Zirilli di Maniace, hanno portato alla luce alcuni resti, classificati dalla Soprintendenza, all'uopo prontamente intervenuta, come appartenenti ad insediamenti ellenistici del 3° - 4° secolo a.C.

Sarebbe interessante, in proposito un'accurata esplorazione con saggi di scavi lungo tutto il fiume,a partire dalla contrada Fioritta, Saracena, Zirilli, nei pressi del Castello Nelson, sino a sotto Bronte. Infatti tutta la fascia litoranea al fiume, nonché l’entroterra delle due sponde di Maniace e di Bronte hanno restituito in passato e continuano a restituire resti di insediamenti abitativi, tegoloni, lastre di pietra per sepoltura ed altro materiale vario. Da ultimo anche una tomba del periodo tardo – imperiale romano, il cui scheletro è conservato presso il deposito di Maletto.


Le grotte a scorrimento lavico

Discorso a parte meritano le grotte a scorrimento lavico delle quali il nostro comprensorio e particolarmente ricco.

Della grotta di Tartaraci già si é detto. Un'altra grotta particolarmente importante è la grotta di Mangiasarde, erroneamente descritta da Sebastiano Tusa, nella sua opera sulla preistoria in Sicilia, come grotta Maniace in territorio di Randazzo, mentre si trova in territorio di Bronte, la quale "ha restituito numerosi frammenti castellucciani, tra i quali uno con motivo naturalistico".

Questa grotta, già sede di una necropoli è stata, nei decenni scorsi, interamente saccheggiata, mentre i resti del villaggio, soprastante alla grotta, castellucciano anch'esso, che erano abbastanza appariscenti, sono stati spazzati via da lavori privati e dai tralicci dell'Enel.

Si hanno però notizie di altre grotte a scorrimento lavico a monte di Maletto ove sono stati trovati occasionalmente resti di antichi insedia­menti e frequentazioni.

Un'altra grotta ancora da esplorare, già individuata dalla Soprintendenza è sempre nella zona di Mangiasarde, nella parte rivolta alle balze a suo tempo minacciata per lavori di captazione idrica, come della valle del Saracena interessata a lavori di bonifica che hanno in parte sconvolto l'ambiente ivi esistente con quanto era ancora conservato nel sottosuolo e che poteva avere un interesse archeologico.

Posa del metanodotto in C.da Erranteria (2005)Anche i lavori di costruzione del metanodotto, negli anni scorsi hanno sconvolto e danneggiato i vari siti.
Su ciò l’Archeoclub prima e SiciliAntica dopo hanno richiesto una maggiore tutela. E così nei recenti lavori è stata prevista la costante presenza di archeologi che, sotto la direzione della Soprintendenza, ha consentito importanti ritrovamento.

In proposito nel 1993, la Soprintendenza relazionando l’Assessorato, tra l’altro scriveva: “Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare per il suo aspetto roccioso e desolato, la zona é apparsa, alle ricognizioni e ai primi scavi, ricca di testimonianze archeologiche di varia consistenza, che coprono un lunghissimo arco di tempo. Gli elementi più caratteristici ritrovati consistono in vari nuclei di costruzioni circolari, sorta di capanne o recinti di blocchi e lastre di pietra che si alternano ad altri edifici rettangolari. All’interno di essi sono stati trovati reperti che vanno dall’epoca protostorica a quella medioevale. Nelle conche tra le colate, dove si abbia cioè, un certo interro, è inoltre frequente il rinvenimento di materiali (cocci e strumenti litici) di epoca preistorica, dal neolitico all’antica età del bronzo… Anche le grotte presenti sui margini dell’area sono ricchissime di materiali riferibili alla stessa età”.

Migliore e più ufficiale attestazione sugli antichi insediamenti nel comprensorio non ci potrebbe essere.

Si aggiunge la constatazione che tutta la zona a valle di Maletto, sulla grande coltre di lava, scesa da monte La Nave oltre 10.000 anni fa, la cui evoluzione sarà ampiamente e tecnicamente illustrata in una successiva relazione si evidenziano, oltre a quanto rilevato, tracce, a volta consistenti, di insediamenti, manufatti e frammenti di vario tipo, delle diverse epoche.Interessanti anche i siti di Castellaci di Bronte e lungo il Simeto ove si nota la presenza di ceramica di vari periodi preistorici e greco- ellenistica.


Il patrimonio archeologico

Periodo Greco - Romano

Bolo e Tissa

B. Radice continua la sua descrizione trattando dell’epoca greco-romana, scrivendo che in contrada Margiogrande, nel 1870 è stato scoperto un bellissimo busto in bronzo, con occhi di platino, barba e capelli e che lo stesso si trova custodito nel Museo di Londra da lui visitato nel 1900. Descrive anche una vasta mole di ritrovamenti: avanzi di mura di abitazioni, grossi orcioli per olio, mattoni, tegole, sarcofagi con dentro il morto e con tutto il corredo funerario, anforette, necropoli, monete con effige di imperatori romani, lucerne etc..

Questi ritrovamenti si trovano per lo più lungo la via consolare fluviale nelle contrade Spedalieri, Saragodio, Sciarotta, Fontanazza, Cuntarati, La Piana, Rinazzo, nella collina di Bolo ove furono trovate monete d'argento siracusane, greche e romane. Queste ultime ritrovate anche di recente a seguito di massicci scavi clandestini. Descrive anche i mosaici romani scoperti da Paolo Orsi nei pressi di Maniace, di cui si è detto prima.

Notevole il ritrovamento, riportato dal Radice, avvenuto nel 1692 in territorio di Bronte di oltre cinquecento monete d'oro e d'argento con l'effige di divinità e di imperatori romani, conferiti all’epoca al Real Patrimonio di Palermo.

Della presenza greca nel nostro comprensorio, la più importante testimonianza è data dal ritrovamento alla fine del secolo scorso, della necropoli in contrada Sant'Anastasia - Mischi di Randazzo ad opera di Paolo Vagliasindi, ricchissima di corredi funerari. Gli scavi condotti dallo stesso Vagliasindi e poi, nel 1889/90, dal Prof. Antonio Salinas, Direttore del Museo di Palermo, portarono alla luce preziosissime anfore di diversa forma, monete ed altri oggetti, ripartiti fra il Museo di Palermo e il locale museo Vagliasindi. Il pezzo più bello e raro è senz'altro l'Oinochòe col mito dei Boreadi di cui ha scritto di recente il Prof. Salvatore Agati.

Anche Emanuele Rizzo, Ispettore del Museo Nazionale di Roma, nel 1905, descrive questi scavi e ritrovamenti.

Interessante l’insediamento sulla collina di Bolo, ove l’area presenta numerosi cocci, avanzi di costruzioni e frammenti ceramici vari, di probabile epoca greco - romana.

Alcuni studiosi, tra cui Totò Gliozzo, storico e ricercatore di Cesarò, avevano ipotizzato che questo sito fosse l’antica città di Apollonia, oggi invece ufficialmente individuata nel sito archeologico di S. Fratello. A Bolo sono state trovate anche monete greche e, in particolare siracusane (Tetragrammi di Lisimaco). Purtroppo negli ultimi anni il sito è stato preda di indiscriminati scavi da parte di tombaroli che hanno massicciamente impiegato scavatori meccanici e metal – detectors, sconvolgendo gli strati ed asportando grandi quantità di materiale archeologico e monete d’argento.

Rimane irrisolta l’ubicazione della città di Tissa, descritta da Cicerone nelle “Verrine”, che dovrebbe trovarsi nel territorio del comprensorio. Per alcuni sarebbe una delle città della pentacoli da cui sorse Randazzo (Trinacria ?), oppure potrebbe identificarsi in qualcuno dei numerosi siti della zona.


Gli ultimi ritrovamenti

Infine c’è da accennare alle recentissime scoperte avvenute nell’ultimo anno, durante i lavori di scavo della terza trincea del metanodotto, le quali saranno oltre illustrate. Si accenna soltanto al ritrovamento di un gruppo di tombe perfettamente conservate del Neolitico (periodo Diana), di enorme importanza scientifica per la diversa datazione da attribuire a tale periodo.

Per concludere l’aspetto archeologico del comprensorio è opportuno e necessario ora accennare, in quanto nelle successive relazioni l’argo­mento sarà approfondito, alla straordinaria presenza nella zona degli archeologi dell’Università inglese di Durham che, a seguito di apposita convenzione con la Soprintendenza di Catania, da circa un mese stanno effettuando specifiche ricognizioni del territorio e che, in base ai loro ritrovamenti hanno sicuramente trovato la zona di particolare interesse, specie a Maniace e alla Casitta, ove sono stati individuati due grossi insediamenti.

Questa presenza, con i loro risultati, conferisce finalmente al comprensorio un riconoscimento a carattere scientifico, dopo oltre ottanta anni dagli auspici del Radice. Dopo sì lungo periodo, si doveva attendere l’opera di una istituzione universitaria straniera per avere il nostro territo­rio tale riconoscimento.

Di ciò va dato atto all’intraprendenza della Soprintendenza di Catania, all’Università di Durham e ai rispettivi funzionari e docenti, dott.ssa Branciforti, dott. Spigo, dott. Privitera, prof.ssa Anna Leone, prof. Robert Witcher, dott.ssa Anna Galloni e a tutti i loro collaboratori.

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