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22 ottobre 2020

Parte da Bronte il Museo diffuso dei Gagini

Tre diocesi, tante opere d’arte ed ecco che la Soprintendenza ai Beni culturali di Catania fa nascere il museo diffuso siciliano. Le diocesi sono quelle di Catania, Acireale e Caltagirone; le opere sono quelle scolpite nel rinascimento dai Gagini. Si è svolta a Bronte, nel Santuario dell’Annunziata, infatti, la prima di 6 conferenze che daranno vita al museo diffuso delle opere dei Gagini che a Bronte ha regalato una bellissima Annunciazione, recentemente restaurata.

Alla conferenza, ospiti di padre Nunzio Capizzi rettore del Santuario, hanno partecipato il sindaco Firrarello e la professoressa Rosalba Panvini soprintendente ai Beni culturali di Catania. Con loro la dott.ssa Carmela Cappa della Soprintendenza, l’arch. Luigi Longhitano direttore del restauro del gruppo marmoreo dell’Annunziata di Bronte e la restauratrice Maria Scalisi.

“E’ un momento importante – ha affermato la prof. Panvini - perché i Gagini segnano il rinascimento italiano. Domenico, Antonino ed Antonello hanno lasciato tantissime tracce nelle chiese della Sicilia. Fino a Caltabellotta troviamo una bellissima Madonna con il Bambino. E con questo progetto finanziato dall’Assessorato regionale dei Beni culturali cerchiamo di far conoscere i Gagini. All’inizio avevamo pensato ad una mostra, ma le opere sono intrasportabili, allora abbiamo ideato il museo diffuso che ha il vantaggio di avvicinare le comunità alla storia di questi illustri artisti del rinascimento”.

Il restauro della nostra Madonna Annunziata – ha affermato Firrarello - da inizio ad un processo positivo di valorizzazione delle risorse del nostro territorio”. Interessanti gli interventi dell’architetto Longhitano e delle dottoresse Cappa e Scalisi che hanno evidenziato come oltre al restauro della Madonna sia stata data luce all’arco nell’altare del Santuario, con le sculture del vecchio e del nuovo testamento fino all’Annunciazione.



1 Ottobre 20200

Bronte. Il monumento che si trova nelle sciare di Santa Venera a Balze Soprane, ricorda i “cromlech” anglosassoni ed è stato scoperto durante i lavori di metanizzazione.

La spirale megalitica, enigma e mistero

Sembra che fosse utilizzato per le cerimonie di tipo iniziatico

L’equinozio di autunno appena trascorso ci porta alla scoperta di un monumento preistorico tra i più affascinanti e meno conosciuti dell’isola. Siamo nel territorio di Bronte, nel Parco dell’Etna, dove nelle sciare di Santa Venera, in contrada Balze Soprane, si trova la cosiddetta “spirale megalitica”, un monumento che ricorda i famosi cromlech anglosassoni, “riscoperto” durante i lavori di metanizzazione del secolo scorso.

Si tratta di un’area sicuramente frequentata in età preistorica per la presenza di tre grotte di scorrimento lavico di uso rituale e funerario, una necropoli tardo neolitica, compresa una possibile struttura di combustione di età neolitica.

La terrazza su cui sorge la struttura megalitica si affaccia su un’ampia valle percorsa dal torrente Saracena, nella sella tra i fiumi Alcantara e Simeto.

Questa ‘spirale di pietra’ è formata da lastroni di pietra lavica alti circa 1,70 m, scelti e semilavorati in modo che combaciassero perfettamente. L’andamento è vistosamente a spirale per una larghezza di 3 metri e presenta un corridoio che le gira attorno.

La struttura misura complessivamente 5 metri. In base alla tecnica costruttiva si può collegare all’architettura megalitica attestata in Sicilia tra la fine dell’età del Rame e l’età del Bronzo Antico (seconda metà del III millennio a.C.).

Si tratta di una architettura tanto affascinante quanto enigmatica. La mancanza di una vera e propria camera funeraria e di un percorso diretto verso di essa dall’esterno rende poco plausibile l’ipotesi che si sia trattato di una struttura funeraria, mentre sembra più probabile una destinazione rituale forse collegata a cerimonie di tipo iniziatico.

Lo studio archeoastronomico condotto dall’astrofisico Andrea Orlando avvalora la seconda ipotesi, cioè che la ‘spirale megalitica’ abbia avuto una valenza cultuale. «L’orientamento dell’ingresso della struttura megalitica è astronomico, ed in particolare equinoziale, spiega Andrea Orlando – ovvero i costruttori di tale architettura hanno costruito l’ingresso orientandolo verso il punto in cui il Sole tramonta nei giorni prossimi agli equinozi (primavera ed autunno)».

Ma l’analisi sull’orientamento della struttura megalitica di Balze Soprane non è il primo studio su un monumento preistorico che viene condotto in Sicilia. Pioniere degli studi archeoastronomici siciliani è infatti Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale tragicamente scomparso nel marzo 2019 nell’incidente aereo in Etiopia.

«Pochi sanno infatti – continua Orlando – che fu proprio Tusa agli inizi degli anni ’90 dello scorso secolo ad iniziare una prima campagna di studio di astronomia culturale sull’isola. Il primo studio considerò i Sesi di Pantelleria, monumenti funerari megalitici risalenti all’età del Bronzo Antico siciliano (2200-1400 a.C.), e fu condotto insieme a Giorgia Foderà Serio, astronoma palermitana, e Michael Hoskin, storico inglese.

 Il secondo studio, svolto insieme all’astronoma siciliana, riguardò una parte delle architetture rituali siciliane costruite dal IV al II millennio a.C., come per esempio le necropoli a pozzetto eneolitiche di Tranchina e Roccazzo a Sciacca, e le tombe a grotticella del Bronzo Antico di Castelluccio e Cava Lazzaro nel siracusano».

[Salvatore Zappulla, La Sicilia, 28 Settembre 2020. Nella foto, di Emilio Messina, la "Spirale di Balze Soprane" con il dott. Orlando]

Per saperne di più:

Spirale megalitica (video di Gaspare Mannoia, Youtube)
La cosiddetta spirale megalitica di contrada Balze Soprane
Analisi archeoastronomiche della spirale megalitica di Balze Soprane (Bronte, CT) nell'area nord-occidentale dell'Etna - Atti del XVI Convegno della Società Italiana di Archeoastronomia (di Andrea Orlando, Orazio Palio e Maria Turco)
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