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Settembre 2020 / Luglio 2021

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3 Luglio 2021

Un dipinto di Incorpora donato alla Pinacoteca

“Al mare” realizzato negli anni 80

La Pinacoteca "Nunzio Sciavar­rello", mostra permanente di opere d’arte tra le più importanti del panorama artistico italiano del 900, si arricchisce di una nuova “perla” e suggella l’incontro di 2 artisti che hanno fatto la storia dell’arte del secolo scorso.

I figli dell’indimenticato artista di Linguaglossa, Salvatore Incorpora, hanno donato alla pinacoteca brontese un bellissimo quadro. Si tratta del dipinto “Al mare” che l’artista ha realizzato intorno agli anni 80.

Presenti alla cerimonia, ospiti del sindaco di Bronte, Pino Firrarello e dott. Carmelo Indriolo presidente dell’“Associazione Culturale di Studi, Formazione Ricerche e Servizi Nicola Spedalieri” che gestisce la pinacoteca, i figli dell’artista linguaglossese Gemma, Giovanni ed Egidio Incorpora e la professoressa Giuseppina Radice, che con una dotta relazione ha spiegato i significati di una “unione” fra artisti contemporanei ricca di contenuti e significati.

“La donazione dell’opera d’arte del maestro Incorpora – ha affermato il dott. Indriolo - segna un momento augurale per la Pinacoteca, che riapre di fatto le attività culturali. Inoltre appartiene alle dinamiche proprie di una pinacoteca, che voglio ricordare non è soltanto un tempio dell’arte, ma è il “luogo dell’anima”, capace di custodire la memoria storica e di svolgere un grande ruolo educativo verso i giovani che si avvicinano alla dimensione della bellezza”.

Emozionante l’intervento di Gemma Incorpora che ha ricordato come il padre ed il maestro Sciavarrello, pur nelle diversità del carattere e delle scelte artistiche, fossero non solo grandi amici, ma si stimassero particolarmente. “Se fossero qui – ha affermato infatti – sarebbero stati felici di questa cerimonia”.



10 Febbraio 2021

IL COMPLEANNO

Bronte celebra nonna Fioretta

Brindisi virtuale per i suoi 104 anni

Festa a distanza per i 104 anni di nonna Fioretta a Bronte, i familiari, infatti, le sono stati vicini con un brindisi virtuale, per la prudenza che la pandemia da Covid-19 impone, senza affollarsi nella sua abitazione. La bisnonna, a figli, nipoti e pronipoti non ha fatto mancare, però, il suo sorriso e, nel giorno del suo compleanno, si è concessa per una foto-ricordo, con le 104 candeline su un cuore di cioccolatini, che la ritrae nella sua quotidianità.

Originaria di Sortino, nel siracusano, la signora Sofia Cannata, per tutti Fioretta, il 5 febbraio 1917 nasceva da Vincenzo e Marietta Papa e nel 1944 convolava a nozze con Vincenzo Russo da Bronte (rimanendone vedova nel 1982.

La signora Fioretta è mamma di due figli (Arturo, professore di matematica a Udine, e Aldo, chirurgo all’ospedale di Bronte, entrambi in pensione), nonna di 4 nipoti (Cristina, Valentina, Vincenzo e Sofia), bisnonna di 7 pronipoti (Matilde, Luca e Daniele, Damiana, Elena, Nora e Giulia).

Il professore Arturo Russo (foto a destra) ripercorre la love story dei suoi genitori: «Uno zio di mio papà, Antonino Di Bella, era un brontese commerciante di frutta secca, che viveva a Sortino, dove intratteneva rapporti con Vincenzo Cannata (mio futuro nonno materno), anche lui commerciante nel settore. Mio padre con mio nonno, sempre per motivi di commercio, periodicamente andavano a trovare zio Nino, fu lui l’artefice di quel matrimonio».

Continua il professore: «Si fidanzarono nel 1938, ma papà fu richiamato alle armi, per la guerra d’Etiopia e per la Seconda guerra mondiale, così mia madre attese il suo ritorno e si sposarono dopo quasi 6 anni, l’8 gennaio 1944. Dapprima si stabilirono a Sortino ma, ad aprile del ’45, si trasferirono a Bronte, portando con loro me ancora neonato di 6 mesi. A Bronte mio padre continuò l’attività di famiglia, dopo 7 anni mi regalarono il mio caro fratellino Aldo, anche lui nato però a Sortino, perché la mamma volle darlo alla luce avendo accanto nonna Marietta».

«Devota di padre Pio - ricorda Arturo Russo -, fino a due anni fa mamma leggeva il mensile dedicato al santo, oltre a tanti altri libri di orazioni. Oggi, recita le preghiere quotidiane e si diletta con i pronipoti nel ripetere loro le poesie imparate in quinta elementare». Infine, una curiosità sul nome della nostra ultracentenaria: «Appena si fidanzarono - racconta il figlio Arturo -, mio padre propose alla mamma di farsi chiamare Fioletta, perché Sofia a Bronte era diffuso come cognome. Mia mamma accettò con entusiasmo, ma da Fioletta per tutti diventò Fioretta. E per noi è sempre stata ed è uno splendido fiore».

A nonna Fioretta gli auguri del presidente del Consiglio comunale, Aldo Catania, anche a nome dei consiglieri, e del sindaco di Bronte Pino Firrarello e della sua giunta. Per concludere, formuliamo alla signora Fioretta i più sentiti auguri e la ringraziamo per aver condiviso con i nostri lettori la foto-ricordo del suo 104° compleanno. [Luigi Putrino, Giornale di Sicilia]



21 Gennaio 2021

Didattica al Benedetto Radice di Bronte

Borse di studio, campus di cinese online per 11 studenti

Campus universitario on line di cinese per undici studenti dell’Istituto d’istruzione superiore Benedetto Radice, vincitori delle borse di studio per il «Chinese Bridge online winter campus» alla Dongbei University of Finance and Economics di Dalian (Cina). Superata la selezione internazionale nel 2020, da inizio mese i ragazzi hanno partecipato a un ciclo di 4 lezioni sincrone e ieri c’è stata la cerimonia di consegna degli attestati di frequenza. La dirigente scolastica dell’Istituto Radice, professoressa Maria Pia Calanna, annuncia che da quest’anno, gli studenti conseguiranno la certificazione linguistica HSK, equivalente cinese delle certificazioni Cambridge per l’inglese e che vista l’importanza della Cina per i mercati internazionali e l’economia mondiale, nel suo Istituto è stato attivato lo studio curriculare del cinese, con 99 ore annue nel triennio, in un corso di economia e relazioni internazionali per il marketing (RIM) ... (leggi tutto, Luigi Putrino, Giornale di Sicilia)



22 ottobre 2020

Parte da Bronte il Museo diffuso dei Gagini

Tre diocesi, tante opere d’arte ed ecco che la Soprintendenza ai Beni culturali di Catania fa nascere il museo diffuso siciliano. Le diocesi sono quelle di Catania, Acireale e Caltagirone; le opere sono quelle scolpite nel rinascimento dai Gagini. Si è svolta a Bronte, nel Santuario dell’Annunziata, infatti, la prima di 6 conferenze che daranno vita al museo diffuso delle opere dei Gagini che a Bronte ha regalato una bellissima Annunciazione, recentemente restaurata.

Alla conferenza, ospiti di padre Nunzio Capizzi rettore del Santuario, hanno partecipato il sindaco Firrarello e la professoressa Rosalba Panvini soprintendente ai Beni culturali di Catania. Con loro la dott.ssa Carmela Cappa della Soprintendenza, l’arch. Luigi Longhitano direttore del restauro del gruppo marmoreo dell’Annunziata di Bronte e la restauratrice Maria Scalisi.

“E’ un momento importante – ha affermato la prof. Panvini - perché i Gagini segnano il rinascimento italiano. Domenico, Antonino ed Antonello hanno lasciato tantissime tracce nelle chiese della Sicilia. Fino a Caltabellotta troviamo una bellissima Madonna con il Bambino. E con questo progetto finanziato dall’Assessorato regionale dei Beni culturali cerchiamo di far conoscere i Gagini. All’inizio avevamo pensato ad una mostra, ma le opere sono intrasportabili, allora abbiamo ideato il museo diffuso che ha il vantaggio di avvicinare le comunità alla storia di questi illustri artisti del rinascimento”.

Il restauro della nostra Madonna Annunziata – ha affermato Firrarello - da inizio ad un processo positivo di valorizzazione delle risorse del nostro territorio”. Interessanti gli interventi dell’architetto Longhitano e delle dottoresse Cappa e Scalisi che hanno evidenziato come oltre al restauro della Madonna sia stata data luce all’arco nell’altare del Santuario, con le sculture del vecchio e del nuovo testamento fino all’Annunciazione.



1 Ottobre 20200

Bronte. Il monumento che si trova nelle sciare di Santa Venera a Balze Soprane, ricorda i “cromlech” anglosassoni ed è stato scoperto durante i lavori di metanizzazione.

La spirale megalitica, enigma e mistero

Sembra che fosse utilizzato per le cerimonie di tipo iniziatico

L’equinozio di autunno appena trascorso ci porta alla scoperta di un monumento preistorico tra i più affascinanti e meno conosciuti dell’isola. Siamo nel territorio di Bronte, nel Parco dell’Etna, dove nelle sciare di Santa Venera, in contrada Balze Soprane, si trova la cosiddetta “spirale megalitica”, un monumento che ricorda i famosi cromlech anglosassoni, “riscoperto” durante i lavori di metanizzazione del secolo scorso.

Si tratta di un’area sicuramente frequentata in età preistorica per la presenza di tre grotte di scorrimento lavico di uso rituale e funerario, una necropoli tardo neolitica, compresa una possibile struttura di combustione di età neolitica.

La terrazza su cui sorge la struttura megalitica si affaccia su un’ampia valle percorsa dal torrente Saracena, nella sella tra i fiumi Alcantara e Simeto.

Questa ‘spirale di pietra’ è formata da lastroni di pietra lavica alti circa 1,70 m, scelti e semilavorati in modo che combaciassero perfettamente. L’andamento è vistosamente a spirale per una larghezza di 3 metri e presenta un corridoio che le gira attorno.

La struttura misura complessivamente 5 metri. In base alla tecnica costruttiva si può collegare all’architettura megalitica attestata in Sicilia tra la fine dell’età del Rame e l’età del Bronzo Antico (seconda metà del III millennio a.C.).

Si tratta di una architettura tanto affascinante quanto enigmatica. La mancanza di una vera e propria camera funeraria e di un percorso diretto verso di essa dall’esterno rende poco plausibile l’ipotesi che si sia trattato di una struttura funeraria, mentre sembra più probabile una destinazione rituale forse collegata a cerimonie di tipo iniziatico.

Lo studio archeoastronomico condotto dall’astrofisico Andrea Orlando avvalora la seconda ipotesi, cioè che la ‘spirale megalitica’ abbia avuto una valenza cultuale. «L’orientamento dell’ingresso della struttura megalitica è astronomico, ed in particolare equinoziale, spiega Andrea Orlando – ovvero i costruttori di tale architettura hanno costruito l’ingresso orientandolo verso il punto in cui il Sole tramonta nei giorni prossimi agli equinozi (primavera ed autunno)».

Ma l’analisi sull’orientamento della struttura megalitica di Balze Soprane non è il primo studio su un monumento preistorico che viene condotto in Sicilia. Pioniere degli studi archeoastronomici siciliani è infatti Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale tragicamente scomparso nel marzo 2019 nell’incidente aereo in Etiopia.

«Pochi sanno infatti – continua Orlando – che fu proprio Tusa agli inizi degli anni ’90 dello scorso secolo ad iniziare una prima campagna di studio di astronomia culturale sull’isola. Il primo studio considerò i Sesi di Pantelleria, monumenti funerari megalitici risalenti all’età del Bronzo Antico siciliano (2200-1400 a.C.), e fu condotto insieme a Giorgia Foderà Serio, astronoma palermitana, e Michael Hoskin, storico inglese.

 Il secondo studio, svolto insieme all’astronoma siciliana, riguardò una parte delle architetture rituali siciliane costruite dal IV al II millennio a.C., come per esempio le necropoli a pozzetto eneolitiche di Tranchina e Roccazzo a Sciacca, e le tombe a grotticella del Bronzo Antico di Castelluccio e Cava Lazzaro nel siracusano».

[Salvatore Zappulla, La Sicilia, 28 Settembre 2020. Nella foto, di Emilio Messina, la "Spirale di Balze Soprane" con il dott. Orlando]

Per saperne di più:

Spirale megalitica (video di Gaspare Mannoia, Youtube)
La cosiddetta spirale megalitica di contrada Balze Soprane
Analisi archeoastronomiche della spirale megalitica di Balze Soprane (Bronte, CT) nell'area nord-occidentale dell'Etna - Atti del XVI Convegno della Società Italiana di Archeoastronomia (di Andrea Orlando, Orazio Palio e Maria Turco)
Esplorazioni e saggi di scavo archeologico
L'archeologia nel territorio di Bronte e l'opera di B. Radice
Il patrimonio archeologico
Altre testimonianze di antichi insediamenti


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