Genealogia di famiglie brontesi

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Famiglie brontesi, genealogie ed evoluzione dei cognomi

di Nunzio Longhitano

Premessa - Registri, archivisti e scrivani alla Matrice - Registri ed organizzazione sociale - Cognomi e famiglie, errori ed anomalie
L’origine e il significato dei cognomi brontesi


Premessa

Spesso, in un certo momento della nostra esistenza, ci siamo chiesti:
- Perché quel tale lo chiamo zio o cugino, se non ho alcun rapporto recente di paren­tela cui posso risalire?
- Mia nonna diceva che eravamo parenti di... oppure
- La tale zia sosteneva che la parentela deriva da…

Insomma è vero che potrebbe dirsi che a Bronte in qualche modo siamo un po’ tutti parenti?

Raggiunta quasi l’età della pensione e dovendo escogitare un modo di essere attivo, rendendomi utile, ho voluto dare alcune risposte a queste domande.

Il mio cognome mi ha fatto anche ricordare che i Longhitano a Bronte sono distribuiti in varie Famiglie con diversi sopranomi o «‘nghiùri» ma che comunque il senso della parentela, anche se lontana, era molto sentito.

Le varie “ingiurie”, “Bastuni”, “Checchi”, “Scallipuszi”, “Cèsari”, “Puttella”, “Bizzùni”, "Saranelli",Chicchìtti”, erano nomi ricorrenti nei discorsi familiari.

Se ne parlava sempre con un sottofondo di parentela, anche se ormai si erano persi gli antichi legami, dimenticati i progenitori, determinando la frammentazione del tronco dell’albero genealogico, come è avvenuto per “il castagno dei cento cavalli” del quale è piuttosto difficile rivederne l’unità.

La mia esperienza in campo botanico mi ha spinto quindi a ricostruire l’albero genealo­gico della mia Famiglia, estendendolo a quanti hanno avuto legami di parentela me­diante i matrimoni.

Per realizzare tale desiderio, ho chiesto all’attuale Arciprete della Chiesa Madre di Bronte, Padre Vincenzo Saitta, il permesso di consultare gli archivi parrocchiali, creando i nuovi indici dei vari volumi, su supporto informatico mediante fogli Excel.

L’iniziativa è stata ben accolta e questi sono ora alcuni risultati che metto a dispo­sizione di tutti nel sito web dell’Associazione Bronte Insieme.


Registri, archivisti e scrivani alla Matrice

Tutto potrebbe dirsi degli scrivani, tranne che sapessero scrivere.

La prassi di registrazione di un battesimo credo che sia ancora la stessa di allora.
Compilazione di un foglio volante detto “squarcio”, dal quale poi venivano trascritti sul registro.

Le pagine sono numerate solo da un verso con numerazione iniziante con il registro ed in modo progressivo, a meno che qualche scrivano non sbagliava e iniziava a “dare i numeri”.

Ogni pagina era divisa in due parti; una colonna larga 4 cm. sulla quale veniva scritto il nome del Battezzato ed il numero progressivo degli atti di battesimo, quando veniva scritto, sull’altra, di 16,5 cm., veniva registrato l’atto di battesimo con il prete cele­brante, il parroco delegante, con tutti i suoi titoli e prebende, il nome dei genitori, il nome dato al neonato, il nome dei padrini, gli eventuali procuratori, l’ostetrica che aveva assistito al parto.
Il tutto scritto in latino “latinorum di manzoniana memoria”.

L’atto originale o squarcio, era redatto dal celebrante, la trascrizione sul registro era invece affidata all’archivista; il completamento della colonna di sinistra, molto probabilmente veniva affidata ad uno scrivano-copista, ed è qui che si rilevano la maggior parte degli errori di scrittura del registro.

Il nome precedeva il cognome paterno che spesso veniva scambiato con quello materno e scritto con errori ortografici così da trasformalo a volte completamente.

Ecco un esempio fra tanti: sulla colonna di sinistra è scritto – 570 - Placidus Longhi­tano; si va a destra e si legge – Die vigesimo quinto 25 martii 1848 – 286 - Ego sac. D. Josef Lombardo delic.a veri Economi huius S.M. Brontis Civ. sub tit.lo S.me Triadis baptizavi infantem hodie natum ex jugibus Josef Gangi et Maria Longhitano. Cui nomen imposui Placidum p.ni fuere D. x D. Placidus lombardus, et D.a Rosa eius soror. (Reg. Battesimi n° 4 – 1839-1850).

Il nome del battezzato, Placido Gangi, diventa quindi Placido Longhitano. Per chi cerca guardando soltanto la colonna di sinistra, avrà un’indicazione errata.

Quando poi venne dato l’ordine di appuntare sul registro l’avvenuto matrimonio con l’indicazione di moglie o marito, padre della moglie o marito, data e località, le cose si complicano.

Chi scrive l’appunto, dovrà innanzitutto trovare lo spazio ove scrivere, e scrivere in caratteri minuscoli e con le penne d’oca di allora si può capire cosa ne viene fuori. Scritte spesso illeggibili, sbavature ed eventuali correzioni, inchiostro di seppia sbiadito o troppo carico.
E’ facile anche imbattersi in duplicati in date diverse. Il suddetto atto di battesimo è ripetuto al N° 576 questa volta corretto e quindi come Placidus Gangi.

Il registro veniva periodicamente controllato e vidimato dall’Arciprete se nominato, altrimenti si andava avanti nel caos più totale.

La numerazione degli atti di solito inizia con il primo di ogni anno e termina con il 31 di dicembre.

Sul registro n° 4 il 2 gennaio del 1846 la numerazione non inizia da 1, ma continua con il 436, così di seguito fino al 12 dicembre 1846 quando, arrivati al n° 1000, si decide di ricominciare da 1.

Da questo momento inizia il caos nella numerazione degli atti. I numeri vanno avanti e indietro.

Nel 1848 dal n° 627 del 13 maggio si salta al n° 228 dello stesso mese, quindi continua fino alla fine de 1848. Da questa data si prosegue con lo stesso sistema fino alla fine del registro.
Spesso, scrivere Luca o De Luca, per lo scrivano era la stessa cosa.
Proprio per questo motivo si trascina l’annosa questione se il Cardinale si chiamasse effettiva­mente De Luca o non Luca e il De era stato aggiunto per “nobilitare la Famiglia”.

In effetti il certificato di matrimonio dei genitori del Cardinale, nel Registro dei Matri­moni n° 16 del 1777-1790, alla pag. 37 atto n°. 46, riporta la dicitura di Vincentius De Luca “Eodem die 10 7bris 1780, …Ego sac D. Antoninus Luca ex lic. Parrocchi Anto­nius filius M.i Vincenti, e Agata Luca inn. N. Giusti Brontis ann: 28 cig. Et Fran­cisca filia Sebastiani et Maria Saitta inn….anni 19 gig. In comunis Brontis ac im majori Parrocchiali Ecc.a Matrice SS. Triadis Interrogavi M.o Thomas Luca et m.o Litterio Politi:...”.

Ne consegue da ciò, che il nome era indifferentemente scritto nei due modi. In seguito, il 99% delle volte il nome viene scritto come Luca.


Registri ed organizzazione sociale

I registri della Chiesa madre riflettono e danno un’idea precisa della società brontese, rimasta pressoché inalterata fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Negli anni cinquanta, l’influsso esterno, le migrazioni tra nord e sud sia in Italia che in Europa determinarono il crollo della società patriarcale e l’inizio di un nuovo ordine sociale. Anche da tali registri si evince che la popolazione brontese era divisa in tre blocchi:

La Borghesia terriera ricca e chiusa in se stessa, la classe artigianale operosa, la classe dei diseredati o “junnatàri” che vivevano “alla giornata”, lavorando per gli altri e cercando di sbarcare il lunario alla meno peggio.

 

Genealogie di famiglie brontesi
famiglia

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Famiglia Barbaria -> Albero genealogico
Famiglia Camuto -> Albero genealogico
Famiglia Cannata -> Albero genealogico
Famiglia Di Bella -> Albero genealogico
Famiglia Liuzzo (Marrani) -> Albero genealogico
Famiglia Longhitano (Bizzuni) -> Albero genealogico
Famiglie Longhitano (Checchi-Chicchitti) -> Albero genealogico
Famiglia Longhitano (Saranelli) -> Albero genealogico
La famiglia di don Modesto Longhitano -> Albero genealogico
Famiglia Lupo -> Albero genealogico
Famiglia Meli (Bindozzu) -> Albero genealogico
Famiglia Meli (Capubanda) -> Albero genealogico
Famiglia Minissale (Tri ppiri) -> Albero genealogico
Famiglia Pannucci -> Albero genealogico
Famiglia Politi -> Albero genealogico
Famiglia Prestianni -> Albero genealogico
Famiglia Russo (Acquavitari) -> Albero genealogico
Famiglia Sciavarrello -> Albero genealogico
La casata Lupo di Bronte

 
 

NOTE PER LA CONSULTAZIONE DEL FILE PDF
Cos'è la numerazione d'Aboville?

La numerazione progressiva del file .pdf (detta d'Aboville) permet­te d'identificare rapidamente i discendenti diretti di un'unica per­so­na. Il numero 1 è attribuito alla persona della quale si calcola la discendenza (il capostipite).

Per ciascun suo discendente sono indicati:

 - Il numero progressivo del padre o della madre in funzione della sua appartenenza alla discendenza diretta del capostipite;
 - un suo proprio numero progressivo, calcolato in funzione della data di nascita.
 - i segni: «°» per la Data di nascita; «x» per Coniugato con… e data del matrimonio; † per la data di morte (se conosciuta).

Così la posizione della persona a partire dalla quale è calcolata la discen­denza avrà per numero: 1.1; quanto ai figli avranno la numera­zione se­guente in funzione del loro numero e del loro anno di nascita: 1.1.1, 1.1.2, 1.1.3 etc...

Per conoscere il numero di generazioni all’interno di un albero ge­nealo­gi­co ed il capostipite, è sufficiente computare i numero di cifre attri­buito al discendente.

Alla fine della numerazione d'Aboville è riportato un elenco in ordi­ne alfabetico di tutti i nomi presenti con l’indicazione della corri­spondente pagina dove ognuno è indicato.


Altre Genealogie di Famiglie Brontesi
su www.myheritage.it

 

Il prof. Nunzio Longhitano

Nunzio Longhitanonasce a Bronte il primo marzo 1937 ove frequenta all’inizio il picco­lo Se­mi­nario e quindi il Liceo-gin­na­sio pareggiato con sede pres­so i locali del Real Col­legio Capizzi.

Diplomatosi, prosegue gli studi a Ca­tania ove si laurea in Scienze Natu­rali nel novembre del 1960 di­scu­ten­do la tesi di laurea «Os­ser­vazioni Geologiche sulle “Argille sca­gliose” della zona compresa a Nord di Bron­te e della Serra di Vito» con il Prof. Roberto Colacicchi.

Inizia la carriera accademica come assi­stente volontario all’Istituto di Botanica e contemporanea­mente insegna all’Istituto Tecnico Commerciale di Bron­te e in altri Istituti del­la Pro­vincia, fino al 1973 quando ottie­ne la nomi­na in ruo­lo di Assistente ordinario di Botanica.

Intanto, come Prof. Incaricato e successivamente Prof. Associa­to, insegna Botanica Sistematica, Geobotanica, Palino­logia nei Corsi di Laurea in Scienze Naturali e Scienza Biolo­gica del­l’Uni­versità di Cata­nia.

Compie diverse missioni all’estero per ricerche sui pascoli tro­pi­cali dell’Arabia Saudita, Etiopia, Marocco, Algeria, Libia, Gha­na, Burkina Fasu, Mozambico, Tanzania e Guinea. Nomi­nato Prof. Associato nel 1985, si dedica agli studi Palinologici e Melissopa­linologici qualificando dal punto di vista botanico i mieli tipici sici­liani, con particolare riguardo a quelli Tipici de­gli Iblei, dei Nebrodi e dell’Etna.

Nunzio Longhitano nel 1955Attualmente sta curando la qualifica­zio­ne di tutti i mieli della Sicilia per la richie­sta del marchio I.G.P. “Mieli di Sicilia” por­tato avanti dall’Assessorato al­l’Agricoltura della Regione Siciliana.

Con l’avvicinarsi della data del pensiona­mento, si dedica come “hobby” alla Genea­logia e decide con il consenso di Padre Vin­cenzo Saitta, attuale Parroco della Chiesa Madre, di trascrivere l’Ar­chi­vio Par­rocchiale su supporto informatico creando dei data-base per i Registri di Battesimo, Matrimonio e quanto altro ...salute e vita permettendo.

Catania, Giugno 2007

- La Borghesia terriera era rappresentata dalle poche famiglie che detenevano il potere economico e sociale. Sui registri vengono sempre indicati come “Don” o “Donna”: Cimbali, Luca, successivamente diventati De Luca, Spitaleri, diventati in seguito Spedalieri o Spetalieri, Radice, Meli, Artale, Grisley, Thovez, Fiorini, Fernandez, Aidala, Catania, Longhitano, Sanfilippo, Leanza, Margaglio, Turco o Lo Turco, Zappia, Torretta, Palermo, Cannata, Cesare, Biuso, Colavecchia ecc..
I matrimoni ed i battesimi avvengono nell’ambito delle famiglie o di famiglie affini per censo e rispetto nell’ambito della Comunità.

- Gli appartenenti all’artigianato imprenditoriale sono indicati con il Mastro, nell’accezione di “Maestro”, e se hanno raggiunto un certo livello sociale, vengono anch’essi chiamati Don o Donna. Prova ne sono i Barbaria, Lupo, Aidala, Gorgone, Sofia, Camuto, Portaro, Di Bella, Samperi, Pannucci;

- Ai piccoli proprietari, ai commercianti, agli operai, non viene dato alcun titolo.

- L’ultimo gradino sociale era rappresentato dal popolo senza particolari meriti i cui membri spesso erano indicati sui registri “quilibet”.

- Le donne, infine, non hanno personalità giuridica. Esistevano in quanto “uxor”, “soror”, “mater”, “filia”, nipote di un uomo. Spesso al posto del cognome si trova l’indicazione sopra detta. Se fa da madrina in un battesimo viene indicata con il cognome soltanto se una “quilibet” e non può fregiarsi del titolo di “uxor”.
Ciò ha comportato che la mia attuale ricerca si sia dovuta fermare intorno al 1760 quando, non esistendo l’obbligo del cognome della moglie, mi diventa difficile riuscire a collegare le varie famiglie per costruire l’albero genealogico. Forse in un futuro prossimo venturo, quando avrò completato questa prima parte, passerò a risalire oltre questa data.


Cognomi e famiglie, errori ed anomalie

A convalida di quanto detto sopra che, cioè, tutto potrebbe dirsi degli scrivani, tranne che sapessero scrivere, di seguito riporto alcuni esempi di anomalie se non propri e veri errori riscontrati nei registri nella trascrizione dei cognomi.

Il cognome Aricò viene scritto: Aliquò, Ariquò, Tricò, quindi nella famiglia Franzone-Aricò, ogni figlio ha una madre di cognome diverso.
Bandieramonte Sebastiano nato a Trecastagni e sposato a Bronte, viene scritto Ballaramonte per la figlia Ballaramonte Domenica Giuseppa Rosolia nata il 3/04/1823. (Reg. 2, p. 22, atto 136).
Il Cognome Basile, intorno agli anni 1820-1830, viene scritto a volte come Di Basile, tal altre come Basile. Negli anni seguenti viene scritto semplicemente Basile.
Il cognome Batticani, sempre per problemi di dialetto, viene talora scritto “Batticane”, italianizzandolo. Calcagno, viene scritto a volta come “Carcagno” ed altre volte come “Calcagno” mentre Cariola viene scritto indifferentemente come Caliora Placido – alias Cariola Placido.
Il cognome Chiofalo viene scritto “Chiofaro” intorno al 1780. Daquino comincia ad essere scritto con l’apostrofo (D’Aquino) nel 1852 con D’Aquino Vincenzo, figlio di D’Aquino Pasquale e Milazzotto nel Vol 20 (86) dei registri di Matrimonio, e nello stesso periodo nel registro dei Battesimi.

Con la nomina ad Arciprete di Don Salvatore Politi (1859) dotto sacerdote e latinista, redattore del diario dei “Fatti di Bronte” trovato sui registri e trascritto altrove, e con l’avvento dell’unità d’Italia, inizia una tendenza ad italianizzare i Cognomi e ad avvicinarsi alla grafia attuale attraverso una serie di distorsioni e moltiplicazioni di Cognomi derivati da un unico iniziale.
Anche il cognome Di Bella, all’inizio intorno agli anni 1820-1830, viene riportato nei registri come “Bella” o “La Bella”. Negli anni successivi viene scritto con l’attuale grafia Di Bella.

Di Marco Giuseppe che sposa Maccarrone Vincenza: i figli vengono registrati una volta come Di Marco e successivamente Di Marzo, mentre i figli di Di Marzo Giuseppe che sposa Camano Ignazia non subiscono variazioni. Da questo momento (1828-31) scompaiono i Di Marco e diventano tutti Di Marzo.

Il cognome Fazzio, viene scritto sia con una, che con due “z” e spesso viene ad esso premesso il “Di”, Di Fazio.

Il cognome di Gardano Giuseppe, proveniente da Randazzo, viene scritto: Ganduni, Cardani.
I membri della famiglia Grisley: Arrivano a Bronte, provenienti da Londra nei primi anni del 1800, il padre, Samuele Grisley, la madre, Marta Grisley ed il figlio Vincenzo Samuele che viene battezzato “sub conditione” il primo di ottobre 1824, nel dubbio che fosse Anglicano. Il cognome viene trascritto nei registri in vari modi nell’arco degli anni (Grijlech, Gryslech, Grisleus).

Il cognome Lo Turco viene regolarmente accorciato in Turco dagli scrivani, abitudine poi tramandata a Bronte ai cittadini che tendono ad accorciare e trasformare i cognomi nel loro dialetto.

Un esempio evidente lo troviamo a pagina 30 (119) del volume n° 4 ove è registrato l’atto di battesimo di Turco Illuminata figlia di Don Ignazio Lo Turco e di Donna Anna Turco. Per il figlio Mariano nato il 2 aprile 1841 scompare il “Lo”, così anche per il padre che si chiama Don Ignazio Turco e per la madre D.na Anna Turco; lo stesso avviene per la sorella Nunzia nata il 13 febbraio 1836. Da questo momento la famiglia Lo Turco, negli indici e nei certificati di battesimo diventa “Turco” questo perché per lo scrivano era indifferente scrivere Turco o Lo Turco.

Il cognome Luca, segue la stessa sorte del precedente, viene scritto indifferentemente con la grafia Luca, Di Luca, De Luca. La Famiglia De Luca ha pertanto dovuto ricorrere al tribunale per unificare il cognome nell’ambito del “Clan”.

Il cognome Monciovì o Mongiovì: Deriva per alterazione o meglio “brontesizazione” del Cognome Monciout del signor Don Leonardo che, proveniente da Palermo, sposa la signorina Saporito Serafina. Da loro nasce il 14/03/1819 Monciovì Giacomo Antonino Giuseppe. Così registrato sul Vol. 1 (29) – p. 347 Atto 134.

Il cognome Pace, viene scritto spesso “Di Pace”, “Pace”, “Paci”, in funzione delle conoscenza grafiche dello scrivano.
Pettinato, uno dei cognomi più stabili graficamente, nel caso di Don Luigi Pettinato, Cappuccino, viene scritto spesso “Pettinati” intorno al 1784.

Un altro problema di italianizzazione del cognome, lo si osserva per il cognome “Prazzamà”, così è trascritto nel registro 4 in data 4/10/1840 per Placida Prazzamà di Prazzamà Felice; nello stesso registro, pagina ricostruita, la sorella Giuseppa viene invece indicata, il 2 agosto 1846, Giuseppa Bracciamà di Bracciamà Felice.

Il cognome Proto risulta dalla contrazione di Protos. Così troviamo ad es. un Protos Giuseppe nato il 01/03/1829 R. 3/29 p. 33 figlio di Protos Tommaso e Modica Anna Maria.
Lo stesso cognome Radice. Intorno al 1780, viene anche scritto con la grafia “Radicia” come può osservarsi nel caso di Don Antonino Radice, sacerdote, che talora viene scritto “Radicia” (1784). Proprio nella famiglia Radice esiste un’altra brontesizzazione di cognome, la moglie del medico Gaetano Radice nato a Bronte il 29/09/1917, rientra dalla Francia sposato con Donna Puorrasine Rosolia, alla nascita del primo figlio viene trascritto “Borragine” e così in seguito.

Il cognome Sanfilippo viene spesso abbreviato in Sanf.o intorno al 1800. Schillirò fin dal 1780 viene scritto con due o una “l” indifferentemente. Inizia a perdere una “l” e diventa Schilirò in modo definitivo nel gennaio del 1842. Infatti il 23 Gennaio è registrato Nunzio Schilirò, figlio di Illuminato Schilirò. Nel luglio dello stesso anno è registrato Schillirò Giovanni di Schilirò Francesco e di Carmela Longhitano (Vol. 4 – p. 115 (232).

Il contributo degli scrivani nell’evoluzione del cognome Schillirò in Schilirò è evidente. La transizione dura fino all’anno 1848-49, nel 1850 scompare la grafia Schillirò, per essere sostituita da quella Schilirò.
Il cognome Schiros, di origine albanese, originariamente è scritto Schirios; nell’anno 1850, è registrato l’ultimo Schirios che negli anni successi avrà la grafia Schiros perdendo la “i”. Smeriglia viene scritto anche Smeriglio (Vol. 4 – p. 308 (417).

Il cognome Spitaleri è la giusta grafia nel dialetto brontese. Nel 1843 viene registrato per la prima volta Spedalieri con Marianna Spedalieri nata da Don Giovanni Spedalieri e da Vittoria Cagnone e battezzata il 4/01/1843 i padrini furono Don Luigi Spitaleri e la moglie Marianna Cagnone (vol. 4 – p. 128 (9).
Lo stesso cognome Spitaleri viene abbreviato in Spti. e la grafia viene modificata come detto in precedenza.
Il cognome Triscali viene spesso scritto Triscari, preferendo la scrittura dialettale come Zingale che risente senz’altro degli influssi dialettali e quindi viene scritto come “Zingali” normalmente oppure come “Zingale” nella forma italianizzata.

Nunzio Longhitano

21 Giugno 2007

 I Registri dei "Nati", "Battezzati" e dei matrimoni della Matrice I Registri dei "Nati", "Battezzati" e dei matrimoni
 I Registri dei "Battezzati" (pagine del 1580) I Registri dei "Battezzati" (pagina del 1580)
 I Registri dei "Battezzati" (elenco di nomi del 1580)

I Registri dei "Nati", "Battezzati" e dei matrimoni par­tono dalla fine del 1500.

«Chi scrive dovrà innanzitutto trovare lo spazio ove scrivere, e scrivere in caratteri minuscoli e con le pen­ne d’oca di allora si può capire cosa ne viene fuori. Scritte spesso illeggibili, sbavature ed even­tuali correzioni, inchiostro di seppia sbiadito o troppo carico».

Il prof. Nunzio Longhitano, con molta pazienza ma sopratutto con impegno, metodo e competenza, sta «creando i nuovi indici dei vari volumi, su supporto informatico mediante fogli Excel» così da renderli ac­cessibili e fruibili a tutti per ricerche storiche e genealogiche. Ci permettiamo di ringraziarlo a nome di tutti i brontesi

I registri di battesimo cominciano dal 1582, quelli di matrimonio datano dal 1589 e quelli di morte dal 1613,

 

 Una pagina del Registro dei "Battezzati" (1580)La prima traccia dei re­gi­stri ana­gra­fici della chie­sa della SS. Trinità (la Ma­trice) risale all'anno 1582 quan­do, Mons. Don Luis de Torres I°, arcivescovo di Monreale dal quale dipendeva Bron­te, nella sua visita pastorale del 27-29 Settem­bre ordinava che il Vicario foraneo

« ... nella sacrestia faccia tenere quattro libri in uno dei quali si scrivono i baptezati e confirmati, nell'al­tro i comunicati, nel ter­zo i congiunti in matrimonio et nel quarto i morti et si mandi copia di essi a Mon­reale».

Per molti secoli questi libri ("i riveli") rappresente­ran­no la sola registrazione anagrafica della popola­zio­ne brontese: unica anche per l'incendio appic­ca­to al­l'archivio comunale dai rivoltosi nei tragici Fat­ti del 1860, che distrusse i libri tenuti dal Comu­ne («nella Cancelleria Comunale ossia Collegio di Maria ad onze cento trenta» scrissero quantifi­can­do i danni i periti della Commissione mista eccezio­nale di guerra nominata da Bixio nell'agosto del 1860). (aL)

 

 

Simaneri, hedo­modarii di la majuri, o matri ecclesia di Bronti

«Sono ben conservati nell’Archivio dell’attuale Chie­sa Matrice i libri battesimali, cioè i volumi nei quali sono connotati i nati e loro battesimi, ed il primo vo­lume data del 5 Settembre 1589, i sacerdoti ammi­nistratori del Battesimo s’intitolano: Simaneri, hedo­modarii di la majuri, o matri ecclesia di Bronti.

Si conservano anche le note dei matrimonii celebra­ti, e delle morti e sepolture dei fedeli. Il primo volu­me del registro dei matrimonii data del 5 Settembre 1589...»; gli «eddomodarii o cappellani della Chiesa maggiore segnavano il titolo della Chiesa, in cui bene­dicevano i matrimonii. A modo di esempio: Io D. Franciscu Portaro simaneri di la maiori ecclesia desponsai Giovanni Mavica in la stessa ecclesia maiori. Se in altra Chiesa aveano celebrato il sacra­mento nuziale, notandosi Cappellani della Chiesa maggiore, contrassegnavano il titolo della Chiesa, ove lo sposalizio era stato celebrato.

Così nel foglio I di questo primo volume leggesi: «Die 5 7embris IIII Ind. 1589. Io D. Antoni Milazzu simaneri di la majuri ecclesia di Bronti aju subbar­ratu e desponsatu a Mario figliu di Dominicu e Fran­cisca Chiozza aurifichi cu Angila figlia di Antoni e Luigia Soito in la ecclesia di S. Roco ecclesia di ditto territoriu: presenti Paulu Lucrastu, e Giovanni Milazzu, e Antoni Spitaleri. Vie 17 sett. 1589. Eu D. Angilu Lucrastu simaneri di la matri ecclesia di Bronti aju desponsatu e subrratu Dominicu fighiu di Filippu e Catarina Calanna cu Maria fighia di Filippu e Rosa Dinaro a la matri ecclesia di S. Maria di lu Sicursu».

(Gesualdo e Luca, Storia della Città di Bronte, pag. 83)

 

P. S. – Se volete potete comunicateci qualsiasi altra informazione in vostro possesso o correzione o conoscenza più precisa sull'albero genealogico. Mettetele a disposizione di tutti facendole pervenire alla redazione o direttamente direttamente all’estensore dell’albero stesso, indicando il numero progressivo dell’albero cui le date o le varie informazioni (es. anche foto della persona) si riferiscono. Grazie
N. Longhitano

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