Genealogia di Famiglie brontesi

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Famiglie brontesi

a cura di Nunzio Longhitano e Nino  Liuzzo
 

I discendenti di mastro Tommaso Lupo e Petronilla Catania

Le famiglie Lupo

Come ha già scritto in questo sito Nicola Lupo, i Lupo brontesi sembrerebbero aver avuto inizio con Giuseppe Lupo e la moglie Nunzia che nei primi anni del 1700 partono dalla provincia di Palermo verso Bronte.
Giuseppe era come si diceva allora un “Mastru d’ascia”, attività che trasmise ai suoi figli tanto che uno di loro, Giuseppe, che doveva anche aver raggiunto una certa notorietà nel suo mestiere, nel 1778 fu chiamato da Ignazio Capizzi per soprintendere e collaborare alla costruzione del Collegio: «Chiamato a sè il capo maestro legnaiuolo Giuseppe Lupo, - scrive B. Radice - consegnatogli il disegno, gli ordinò subito il diroccamento delle case e lo sgombero del materiale.»

A Bronte Giuseppe Lupo porta il figlio Tommaso, anche lui “mastro”. Tommaso, che possiamo considerare il capostipite delle diramazioni familiari dei Lupo a Bronte, sposa in prime nozze, Anna Gentile intorno agli anni 1720 e successivamente Rosalia Piccino intorno al 1729.

Gli antichi registri della Matrice non ci danno particolari notizie di questi due matrimoni e se mastro Tommaso ha avuto figli dalle sue prime due mogli. E' certo, però, che nel 1731 si risposa a Bronte con Petronilla Catania (numero progressivo 1. dell’Albero Genealogico) che gli dà dieci figli (cinque femmine e cinque maschi):

  1 - Anna Maria Barbara (1732);
  2 - Antonina Grazia (1734);
  3 - Giuseppe Pietro Carmelo (nato nel 1735, sposa nel 1758 Maria Ciraldo);
  4 - Antonino Francesco (1738, sposa nel 1762 Illuminata Cacciola-Truscula);
  5 - Anna Maria (1740);
  6 - Rosa Vincenza (1742, sposa nel 1763 Ignazio Sanfilippo);
  7 - Antonina Tommasa (1744, sposa nel 1767 Giuseppe Destro);
  8 - Placido Vincenzo (1746, sposa nel 1768 Isabella Giuseppa Oneri );
  9 - Giovanni Pietro (1749, sposa nel 1769 Giuseppa Illuminata Cocina) e
 10 - Carmela Nunzia (1751).

I registri di matrimoniali della Matrice ci danno notizia delle nozze di soli sei figli (riportati sopra in grassetto) consentendoci così anche di rica­vare dagli altri registri (di battesimo) i rispettivi rami genealogici che, per la tipologia familiare caratterizzata da prole numerosa, racchiudono numerosissimi discendenti fra i quali risulta a volte difficile e complicato raccapezzarsi.


3. I discendenti di Giuseppe Pietro Carmelo Lupo e Maria Ciraldo

Il terzo figlio di Tommaso e Petronilla Catania, il primo dei maschi, Giuseppe Pietro Carmelo (nato nel 1735, n.ro progressivo 1a.3 dell’Albero genealogico), sposa a novembre del 1758 la ventiduenne Maria Ciraldo che genera sette figli maschi ed una femmina:

Antonino Tommaso (1759), Giuseppe Nunzio (1760), Giovanna (1761), Illuminato Mario Luigi (1762), Luigi Biagio (1764), Antonino Giuseppe (1765), Luigi Benedetto Vincenzo (1770), Mario Placido Biagio (1774).
Di questo ramo dei discendenti di mastro Tommaso Lupo e Petronilla Catania abbiamo notizie certe solo di due maschi: del sesto figlio, Antonino Giuseppe, e dell’ultimo, Mario Placido Biagio.
 

ANTONINO GIUSEPPE,

sesto figlio di Giuseppe Pietro Carmelo e Maria Ciraldo, (n. progr. 1a.3.6), si unisce in matri­mo­nio con Illuminata Concetta Saccullo (nata il 7 settembre 1773) e come la famiglia del nonno Tommaso anche quella di Antonino Giuseppe si arric­chisce ben presto di altri dieci discendenti (tre figlie femmine e sette maschi):

1) Nunzia Maria Rosalia (1793)
2) Antonino Giuseppe, (1795)
3) Nunzio Ignazio Giuseppe (1797)
4) Nunzio Cesare Michele (1799)
5) Maria Anna (1801),
6) Francesco Antonino (1804)
7) Gaetano Gregorio Biagio (1806)
8) Francesca Rosalia Illuminata (1809)
9) Luigi Antonino (1811) e
10) Salvatore Placido Giovanni (1816).

Di questi dieci figli di Antonino Giuseppe Lupo e Concetta Saccullo i Registri ci consentono di poter dare alcuni cenni solo di Maria Anna e di Gaetano Gregorio Biagio.

Maria Anna (n. progr. 1a.3.6.5.) il 1° gennaio 1831 sposa mastro Agostino Celona ed ha tre figli.

Gaetano Gregorio Biagio (nato il 12 marzo 1806, n. progr. 1a.3.6.7.) sposa Vincenza Sanfilippo (pagghiazzu).

Dalla coppia risultano nati "solo" due figli, Giuseppe e Anna Maria. Quasi un’eccezione nella tradizione dei Lupo che hanno composto, e continueranno per quasi altri due secoli, sem­pre famiglie numerose.

Nulla ci risulta di Anna Maria mentre il primo figlio Giuseppe (progr. 1a.3.6.7.1), sposando la giovanissima Luisa Moraci (nata nel 1858) rende ancor più copioso l’albero genealogico con una famiglia che raggiunge i giorni nostri con un numero elevatissimo di suoi discen­denti. Come la famiglia del capostipite, il trisavolo Tommaso, anche la sua, infatti, si arricchisce ben presto di dieci figli:

Antonia (1875); Gaetano (1878, sposa nel 1901 Nunzia Pizzuto); Nunzio (1881, n. progr. 1a.3.6.7.1.3) sposa nel 1903 Nunziata Saccullo dalla quale ha cinque figli; Antonino (1884); Benedetto (1886); Lucia (1889); Giuseppa (nata nel 1890, si unisce in matrimonio con il coetaneo Gaetano Meli e dal quale ha otto figli); Nunzia (1894); Vincenza (1896) e la decima, Antonina, nata nel 1898 che sposa Pietro Meli (n. progr. 1a.3.6.7.1.10).

Il primo figlio maschio di Giuseppe e Luisa Moraci, Gaetano (n. progr. 1a.3.6.7.1.2), il 16 febbraio 1901 sposa la ventitreenne Nunzia Pizzuto (vedi foto 1 e 3) e la genealogia dei Lupo si arricchisce di altri otto discendenti:

- Giuseppe, nato nel 1902 che si unisce in matrimonio con Nunzia Prestianni;

- Gaetano, nato nel 1904, che sposa il 28 aprile del 1934 Rosa Fiorenza (n. progr. 1a.3.6.7.1.2.2, vedi foto 2). Dal matrimonio nascono Gaetano (Tano, dirigente in quel di Toscana del Ministero delle finanze, sposa nel 1970 Maria Carmela Russo), Aurelio Vito (1940-2009) che si sposa nel 1972 con Alfia Damico e Nunzia. Con i nipoti di Gaetano Lupo e Rosa Fiorenza (Massimiliano, Giancarlo e Roberto, foto 4) si giunge oggi alla nona generazione dai progenitori mastro Tommaso Lupo e Petronilla Catania.

- Diego (1907, sposa Gina Zerbini);

- Vito (1909, per decenni è stato direttore generale al Ministero delle Finanze);

- Vincenzo (1912),

- Cesare Illuminato (1914),

- Serafino Nunzio (1918, sposatosi con Nunziatina Prestianni) e

- Rosa Vincenza (1922).


MARIO PLACIDO BIAGIO

Una altro ramo della discendenza di Giuseppe Pietro Carmelo Lupo e Maria Ciraldo, nipoti del capostipite mastro Tommaso Lupo, è quello originato da Mario Placido Biagio (n. progr. 1a.3.8.), l’ultimo loro figlio, l’ottavo, che sposa Filippa Minissale e dalla quale ha tre figli (Ignazia Maria, Gaetano Mariano Giacinto e Anna Maria).

Abbiamo notizie soltanto del figlio maschio, Gaetano Mariano Giacinto (nato il 25 luglio 1802, n. progr. 1a.3.8.2), che, a ventisei anni, il 5 ottobre 1828 sposa la trentenne Placida Cipolla e dalla quale, rispettando la secolare tradizione della famiglia numerosa, ha nove figli che convolano a nozze quasi tutti con una discreta prole:

 - Francesca Filippa (nata l’8 luglio 1829) che sposa Gaetano Greco, i cui discendenti (sette) imparentano i Lupo con i D’Aquino e i Galvagno;

 - Mariano (nato l’8 febbraio 1831, n. progr. 1a.3.8.2.2) che sposa Anna Russo (Acquavitari) del quale abbiamo già parlato (vedi in Famiglia Russo-Acquavitari, n. progr. 1.5.2.3 dell'Albero genealogico); dei cinque figli avuti, la loro prima figlia, Nunziata, imparenta i Lupo con la famiglia Serravalle, sposando Vincenzo; il secondo, Nicola, sposa Vincenza Chiofalo; la terza, Placida (nata nel 1871) imparenta i Lupo con i Destro sposando a diciannove anni, nel 1890, Nicola; la quarta Maria sposa Nunzio Avellina e l’ultimo, Gaetano (Santamatta, n. progr. 1a.3.8.2.2.5), nato il 12 novembre 1876 sposa il 26 settembre 1903, la ventiquattrenne Gaetana Schilirò (Maccella) generando nove figli fra i quali ricordiamo il primo, l’illustre prof. Mario Lupo, e l’ultima, Francesca che si unisce in matrimonio con Gaetano Immormino.

 - Maria Rosa (nata nel 1833, sposa Basilio D’Aquino);

 - Nunzio (nato nel 1836);

 - Gaetano (nato nel 1839);

 - Antonina (1841) che sposa Nunzio Cipolla;

 - Vincenza Nunzia (1844) che sposa Vincenzo Leanza (Cincunzi);

 - Anna (1845, n. progr. 1a.3.8.2.8) che imparenta i Lupo ancora con la famiglia D’Aquino, sposando Giuseppe.


4. I discendenti di mastro Antonino Francesco Lupo e Illuminata Cacciola (Truscula)

Un altro importante ramo della discendenza di mastro Tommaso Lupo e Petronilla Catania, trae origine dal loro quarto figlio, Mastro Antonino Francesco Lupo (nato il 2 febbraio 1738, progr. 1a.4).

Nel 1762, sposa la ventenne Illuminata Cacciola (Truscula) dalla quale, anche lui rispettando la feconda tradizione dei Lupo, ha dodici figli.
Dai Registri ricaviamo alcune notizie solo su tre dei dodici figli: sul quarto, Biagio Placido Vincenzo; sul quinto Nunzio Tommaso Giuseppe e su Anna Maria, l’ottava figlia.


BIAGIO PLACIDO VINCENZO (n. progr. 1a. 4. 4.)

Dai registri della Matrice risulta che il quarto figlio di mastro Antonino Francesco Lupo e Illuminata Cacciola, Biagio Placido Vincenzo (nato nel 1766), sposi il 7 ottobre 1788 la diciassettenne Anna Maria Saccullo.
Anche da questo matrimonio ben presto la genealogia di mastro Tommaso si arricchisce di altri undici discendenti.

Degli undici figli che nascono,

 - Maria Anna Venera Rosa (la terza figlia nata nel 1792, progr. 1a.4.4.3) sposa nel 1808 Giuseppe Basilio Vincenzo Agati e nascono altri dieci figli.§
I registri matrimoniali ci dicono che otto si sposano imparentando i Lupo con le famiglie Biuso, Longhitano, Cirami, Gangi, Turco, Bonanno e Bonaventura.

 - Luigi Michelangelo Antonino (il quarto figlio, nato nel 1794, progr. 1a.4.4.4) si sposa una prima volta con Rosalia Gulino nel 1820, una seconda volta con Rosalia Lazzaro nel 1862. Secondo tradizione la famiglia di Luigi e Rosalia Gulino ben presto si arricchisce di dodici figli.

Diventa considerevole a questo punto il numero dei discendenti dalla data del matrimonio, 6 dicembre 1731, dei capostipiti mastro Tommaso Lupo e Petronilla Catania come lo sono anche i numerosi legami di parentela che i Lupo intrecciano con molte famiglie brontesi:

- Nunzia Angela Venera (la prima figlia nata nel 1821, n. progr. (1a.4.4.4b.1)) a diciassette anni sposa Giuseppe Nicosia (hanno sei figli);

- Angela Anna (nata nel 1823, 1a.4.4.4b.2) sposa, ventenne nel 1843, Giuseppe Mariano Vito Barbaria (cfr. progressivo 1.1.7 dell'Albero genealogico della Fam. Barbaria); i loro quattro figli imparentano i Lupo ed i Barbaria con le famiglie Pappalardo, Longhi­ta­no (Chia­vuni), i Di Bella e i Misuraca, Mazzeo, Attinà, Gorgone ed altre famiglie bron­tesi.

- Maria (nata nel 1826, progr. 1a.4.4.4b.3) sposa Luigi Nunzio Celona;

- Venera Gaetana (nata nel 1827, progr. 1a.4.4.4b.4) sposa nel 1851 Nunzio Francesco Biagio Meli;

- Francesco Antonino (nato nel 1829, 1a.4.4.4b.5) sposa nel 1860 Maria Anna Mangani, mentre la sorella Grazia (nata nel 1832) sposa Antonino Attinà e l’altra sorella Marian­na (1835) sposa, anch’essa nel 1860, don Arcangelo Spitaleri;

- il fratello Luigi (nato nel 1839, progr. 1a.4.4.4b.9) sposa Grazia Schiros nel 1863 con i suoi nove discendenti che lo imparentano con le famiglie Amorella, Burrello, Sofia e Parlato;

- Giovanna Rosa (nata nel 1842, progr. 1a.4.4.4b.10) sposa Giosuè Isola e

- Giuseppe, il penultimo figlio, l’undicesimo, nato nel 1846 (progr. 1a.4.4.4b.11), sposa Maria Cirami nel 1868 aumentando la genealogia di altri otto discendenti.

--Nunzio Antonino, il sesto figlio di Biagio Placido Vincenzo e Maria Saccullo, (nato a novembre del 1798, n. progr. 1a.4.4.6) sposa un’altra Barbaria, Caterina Nunzia Isabella nel 1820 mentre

-- Francesco Vincenzo, il settimo, nato nel 1801 (n. progr. 1a.4.4.7) nel 1826 si unisce in matrimonio con la diciottenne Angela Francesca Carmela Nicosia; dalla coppia risultano nati ben quindici figli e quasi tutti si sposano. Tra essi ricordiamo

 - Illuminata che sposa Stefano Pannucci;

 - Clara Clorinda che sposa Salvatore Petralia;

 - Nunzio Silvestro, l’ottavo figlio nato il 31 dicembre 1838 (n. progr. 1a.4.4.7.8) che il 13 novembre 1869 sposa la ventenne Grazia Leanza ed hanno tre figli: Francesco (1870, sposa Maria Antonia Lupo), Antonino (1872) e Angela Maria (1874, sposa Giuseppe Camano).
Tra i discendenti di Francesco ricordiamo Nunzio, marito di Maria Grazia Carmela Barbaria e Tommaso Signorino (Massu Lupu, nato nel 1900) che nel 1924 sposa Maria Venia (1901). Otto i loro figli (foto 5): Maria (sposa Giuseppe Damico, Francesco (sposa Vincenza Lupo Caszamè, sorella di Nicola), Francesca, Nunzio (sposa Caterina Greco), Gina la quinta figlia moglie di Gaetano Longhitano-Bizzuni (foto 5, cfr. progr. 1.1.2.7.11.3 dell'albero genealogico dei Longhitano-Bizzuni), il salesiano Don Giuseppe, Ottavio e Italo (sposa Valeria De Francisci).

 - La nona figlia Nunzia Maria sposa ancora un Barbaria, Emanuele (foto 6, cfr. Famiglia Barbaria, progr. 1.1.3.1 dell'Albero genealogico).

-- Antonino Nunzio Tommaso Lupo, l’ottavo figlio di Biagio Placido Vincenzo e Anna Maria Saccullo (nato il 6 luglio 1804, progr. 1a.4.4.8) sposa nel 1830, Anna Maria D’Aquino; dal matrimonio di cinque dei loro di otto figli risultano legami di parentela con altre famiglie brontesi quali gli Immormino (e successivamente con i Grassia, gli Attinà, i Minio), i D’amico, Caruso, Gorgone, Bonaventura, Pace e Pettinato.

-- Rosalia Antonina (la nona figlia, nata il 30 agosto 1808, n. progr. 1a.4.4.9) sposa un parente, Nunzio Lupo e il decimo,

-- Giuseppe Ignazio (1811, progr. 1a.4.4.10) sposa nel 1833 la ventenne Anna Meli e dalla coppia, per non venir meno alla tradizione ormai secolare, nascono nove figli che, facen­dola ricca di nipoti, imparentano Giuseppe e Anna con molte altre famiglie brontesi e non quali i Salanitri (7 nipoti), Marchese (9 nipoti), Davì (13 nipoti), Pinzone (Giuseppe, 6 nipoti, e Basilio, 8 nipoti) e Isola (7 nipoti).


 


1) 1908: Nunzia Pizzuto (n.ro progr. 1a.3.6.7.1.2 del­l'Albero genealogico) con tre dei suoi otto figli: da si­nistra, Gaetano (1a.3.6.7.1.2.2) , Diego (in braccio alla madre ) e Giuseppe.


 

2) 28 Aprile 1934: I novelli sposi Gaetano Lupo e Rosa Fiorenza escono dalla chiesa del Rosario. Nella foto a destra Rosa Fiorenza con il cognato Vincenzo Lupo (n. progr. 1a.3.6.7.1.2.5).

3) Sopra, la famiglia di Gaetano Lupo e Nunzia Pizzuto (ac­can­to al marito nel­la foto a destra, n. progr. 1a.3.6. 7.1.2): da sini­stra in alto, il figlio Sera­fino Nunzio, i nipoti Vito Aurelio e Tano (figli di Gae­ta­no), i figli Gae­tano, Giu­seppe, Vito (1a3.6.7. 1.2.4), e Diego (1a.3.6.7. 1.2.3).
Seduti, da sinistra:  Elena Melillo (moglie di Vi­to) con la figlia Daniela, Ro­sa Fiorenza (moglie di Gaetano) con la figlia Nunzia, Nunzia Pizzuto e il marito Gae­tano, Gina Zerbini (mo­glie di Die­go) e Rosetta. Degli otto figli mancano: Il­lumi­nato Cesare (morto in guer­ra (1944) e Vincenzo (carabiniere, vedi foto sopra con Rosina Fioren­za).


 

4) Due dei tre figli di Gae­tano Lupo e Fiorenza Rosa: Gae­tano e Vito Aurelio.Nelle due foto a destra i nipoti Gian­carlo e Ro­berto (figli di Gae­tano e Car­me­la Russo). Con loro (progr. 1a.3.6.7.1.2.2.1.1) si giunge oggi alla nona gene­ra­zione dal 6 dicem­bre 1731, da­ta del matrimonio del capostipite mastro Tom­maso Lupo con Petro­nilla Catania.

 

5) Sopra, Maria Barba­ria (moglie di Nunzio Lupo, n. progr. 1a.4.5.7.11.1.1) con tre dei quattro figli:
Ma­riuc­cia (moglie di Gino De Luca), France­sco e Nunziatina.

In alto a de­stra, sei degli otto figli di Tommaso  Signorino Lupo e Maria Venia (n. progr. 1a.4.4.7. 8.1.4): Italo, Francesco, Pippo e Nunzio; sedute, Ma­ria e Gina. Nella foto in mez­zo, il matrimonio di Italo con Valeria De Francisci (n. progr. 1a.4.4.7.8.1.4.8); accanto ad Italo la sorella Gina, sulla sinistra il cognato Gaetano Longhitano (Ta­nu Bizzuni) e i nipoti. Nell'ultima foto a destra, Maria Lupo con figlio ed il marito Giuseppe D’Amico.

 

6) Donna Maria Nunzia Lupo (1841, nipote del trisa­volo mastro Tom­ma­so Lupo) ed il marito Emanuele Barbaria (1833, n. progr. 1a.4.4.7.9). Vedi anche progr. 1a.4.4.1 dell'Albero genea­logico della Famiglia Barbaria.

 

7) I cugini Tom­maso e Nunzio Lupo.
Tommaso (nato nel 1900, n. progr. 1a.4.5.7.11.1.2) il 27 Agosto 1924 ha spo­sato la ventitreenne Nunziata Venia (nella foto in alto a destra, a diciotto anni e, a destra, col mari­to Tommaso).

 

8) Tre discendenti dai figli nati dal matrimonio del ca­postipite mastro Tomaso Lupo con Petro­nilla Cata­nia (6 dicembre  1731):

 -  Antonino Lupo (1893-1943, numero progress. 1a.4.5.7.8a.4), padre del prof. Nicola, di­scen­de dal quarto loro figlio mastro Anto­ni­no Fran­cesco Lupo sposatosi il 21 febbraio 1762 con Illu­mi­nata Cacciola (Truscula);

 - Mario Lupo (1904, n. progr. 1a.3.8.2.2.5.1) chi­mico e professore e

 - Vito Lupo (1909, n. progr. 1a.3.6.7.1.2.4), di­ret­tore generale al Ministero delle finanze, di­scen­do­no dal terzo figlio Giuseppe Pietro Carmelo sposa­tosi il 12 novembre 1758 con Maria Ciraldo.

 


NUNZIO TOMMASO GIUSEPPE

(n. progr. 1a.4.5.)

Molto numerosa la discendenza anche di Nunzio Tommaso Giuseppe, quinto figlio di Mastro Antonino Francesco Lupo e Illuminata Cacciola-Truscula.

Oltre alla bottega di falegname mastro Nunzio gestiva pure una locanda (bruciata e devastata nei Fatti del 1860).

Nel 1776 sposa Rosalia Milazzotto dalla quale ha undici figli dei quali, nove si sposano, anche più volte, con un'altra numerosa discendenza.

Due suoi figli («Mastro Nunzio e Mastro Anto­nino, fratelli Lupo, del fu Mastro Nunzio», reci­tano gli atti del processo) furono barbara­mente uccisi durante i tragici Fatti del 1860.

-- Antonino Giuseppe Gaetano Lupo, il secondo figlio (21.04.1809-4.8.1860, n. progr. 1a.4.5.2) sposa l'11 gennaio 1858 Nunzia Avellina.
Due anni dopo, il 4 Agosto 1860, viene ucciso a fucilate in un vallone della Contrada Margiogrande dove si era nascosto.

-- Angela Maria (la terza figlia, nata il 9 gennaio 1813, progr. 1a.4.5.3) sposa nel 1818 Vincenzo Spitaleri e successivamente, nel 1838, Giuseppe Mavica.

-- Nunzio Giuseppe Mariano (1818/1860, n. progr. 1a.4.5.5), il quinto figlio sposa Rosaria Di Bella nel 1840 e Nunzia Portaro nel 1844. Seguì la stessa sorte del fratello Antonino, «snidato dalla cappa del camino del Collegio Capizzi, da un suo amico e compare» fu ucciso durante i tragici eventi del 1860.

-- Giuseppa (1819, progr. 1a.4.5.6) sposa don Benedetto Palermo nel 1842.

-- Gaetano Giuseppe (1821-1900, progr. 1a.4.5.7) detto Caszamè sposa Gaetana Celona nel 1849 dando origine alla numerosa e nutrita stirpe di discendenti Lupo-Caszamè.
Dei loro dieci figli (generare dieci o più figli per i Lupo oltre che una tradizione era quasi una normalità),

 - Agostino Nunzio sposa nel 1882 Francesca Burrello e, nel 1922, Teresa Palermo;

 - Rosalia sposa Filippo Isola;

 - Giovanni sposa Innocenza Samperi;

 - Marianna Antonina sposa Nunzio Attinà (anche loro avranno dieci figli);

 - Nicola (1863-1943, progr. 1a.4.5.7.8) sposa la sedicenne Maria Schilirò. Dal matrimonio del loro quarto figlio, Gaetano Antonino (1893-1943, progr. 1a.4.5.7.8a.4, foto 8) con Rosa Sanfilippo nascono Antonino Vittorio Maria, Nicola Salvatore Maria, Ugo, Elio, Maria e Vincenza Nunzia Maria.
Il secondo figlio, il prof. Nicola Lupo (nato nel 1919, n. progr. 1a.4.5.7.8a.4.2, settima generazione dal progenitore Tommaso), è nostro gradito e puntiglioso collaboratore; dopo aver girovagato insegnando per mezza Italia oggi vive tra Bari e Selva di Fasano nel Brindisino (dove, per "non perdere le proprie radici", quasi con nostalgia per il paese natale, ha chiamato la casa dove abita "Villa Bronte").


ANNA MARIA
(n. progr. 1a.4.8)

Anna Maria Lupo, l’ottava figlia di Mastro Antonino Lupo e Illuminata Cacciola, nata il 31 luglio 1773, sposa nel 1793, ventenne, il primogenito Giuseppe Cristoforo Aidala dal quale ha otto figli.

La famiglia si apparenta con un’altra famiglia di costruttori e dopo i Barbaria entrano a far parte dei Lupo anche gli Aidala (la famiglia Aidala sarà oggetto di una futura illustrazione).


6. Rosa Vincenza Lupo

Il sesto dei figli dei capostipiti mastro Tommaso Lupo e Petronilla Catania è una donna, Rosa Vincenza Lupo (progr. 1a.6).
A ventuno anni, nel 1763, sposa Ignazio Sanfilippo e, secondo tradizione dei Lupo, genera dieci figli che imparentano i Lupo con le famiglie Lo Castro (Florio), Luca, Costa, Scavone e Ciraldo.


7. Antonina Tommasa

Il settimo figlio di mastro Tommaso, anch’essa una donna, Antonina Tommasa (n. progr. 1a.7) sposa nel 1767 Giuseppe Destro appartenente ad un’altra famiglia di costruttori brontesi di un certo rilievo.
Questa volta dai registri ci risulta nato un unico figlio, Nunzio Giuseppe, che sposa nel 1794 Nunzia Mazzamuto.


8. Placido Vincenzo Lupo

L’ottavo, Placido Vincenzo Lupo (1a.8) sposa la sedicenne Isabella Giuseppa Oneri nel 1768. Nascono otto figli dei quali ben poco siamo riusciti a conoscere.


9. I discendenti di Giovanni Pietro e Giuseppa Illuminata Cocina

Il nono figlio di mastro Tommaso Lupo e Petronilla Catania, un altro maschio, è Giovanni Pietro (progr. 1a.9). Nato nel Febbraio del 1749, a venti anni nel 1769, sposa la diciottenne Giuseppa Illuminata Cocina dalla quale, rigorosamente rispettando anche loro la tradizionale numerosa prole dei Lupo, ha dieci figli i quali, a loro volta, sposandosi danno loro innumerevoli nipoti accrescendo ulteriormente il numero dei membri della famiglia.
Abbiamo notizie solo di Vincenzo, il loro quarto figlio, e di Maria Vittoria, la quinta.

Vincenzo (1778) è il primo a sposarsi, nel 1800, con la sedicenne Emerenziana Mancani (n. progr. 1a.9.4).
La nuova coppia ha otto figli:

 - Signorina Giovanna, nata nel 1802, sposa don Giuseppe Luca, generando 4 figli;

 - Nunzio Vincenzo, nato nel 1806, sposa nel 1834 Marianna Salvo che genera cinque figli, che li imparentano con i Rutella, Calcagno, Lizzio e danno loro una ventina di nipoti;

 - Antonino Vincenzo Francesco (1809) del quale non ci risulta il matrimonio;

 - Nunzia Filippa, nata nel 1812, sposa nel 1809 Placido Artale e, nel 1849 Calogero Franco;

 - Francesco Biagio, nato nel 1814, sposa Giuseppa Castro Florio; i suoi tre figli imparentano i Lupo con i Capizzi, i Gulino e i Batticani.

 - Maria Nunzia, nata nel 1819;

 - Maria Giuseppa, nata nel 1823;

 - Antonino, nato il 10 Settembre 1829 sposa la coetanea Gaetana Lizzio (n. progr. 1a.9.4.8) ed arricchisce la famiglia del capostipite mastro Tommaso Lupo di altri dodici discendenti che sposandosi imparentano i Lupo con le famiglie Luca, Di Marzo, Calì, ed Agati.

Maria Vittoria (1779) il 4 febbraio 1804 si unisce in matrimonio con Carmelo Giangreco.


A conclusione di quanto accennato possiamo dire che la famiglia Lupo in tre secoli è stata una delle famiglie artigiane più numerosa ed attiva di Bronte e con le parentele contratte ha permeato tutto il tessuto sociale della comunità brontese (vedi anche La casata Lupo di Bronte). Eventuali omissioni od assenze di nomi è dovuta al numero considerevole di dati che spesso il programma da noi utilizzato non è stato in grado di gestire.

Una parentela, quella dei Lupo, complessa e molto intrecciata, che si è distribuita a Bronte ma anche nel territorio nazionale ed all’estero, a volte con presenza di persone che si sono sposate anche tre volte e con molte famiglie che hanno contato una media di otto/dieci figli. tutto ciò non ci ha consentito di essere molto precisi e dettagliati nella stesura e descrizione dell’albero genealogico.

E ce ne scusiamo con i nostri visitatori.

Nunzio Longhitano
Ottobre 2009

 

I Lupo nella storia di Bronte

LIBERTA', DI P. ANNIGONISfogliando le Memorie storiche di Bronte di B. Radice od altri documenti storici troviamo qua e la diversi riferimenti ai discendenti di mastro Tommaso Lupo e Petronilla Catania. Quelli più noti quando, nel 1774, un mastro Giuseppe Lupo è chiamato da Ignazio Capizzi per soprinten­dere alla costruzione del Collegio e, un secolo dopo, alcuni fatti accaduti durante i moti rivoluzionari.
E' a mastro Giuseppe che Ignazio Capizzi consegna i disegni preparatori redatti dall’arch. Marvuglia: «Chiamato a sè il capo maestro le­gnaiuolo Giuseppe Lupo, - scrive il Radice - consegnatogli il disegno, gli ordinò subito il diroccamento delle case e lo sgombero del materiale.»

Era il primo maggio 1774.

Qualche anno dopo, scrive sempre il Radice, «mentre il maestro Giuseppe Lupo, serrate le porte della novella Casa, era intento a studiare l'esecuzione dei disegno della cappella, voltosi indietro, vide il Capizzi che l'osservava attentamente e lo salutò.»
Erano diventati amici e Ignazio Capizzi lo proteggeva. Infatti pochi mesi dopo, «Lupo Giusep­pe, caduto dalla fabbrica dall'altezza di 36 palmi, non si fece alcun male.»

Di un altro Lupo, Antonio, scrive il Radice che fece parte della Deputazione di pubblica sicurez­za, composta per la maggior parte di preti e di persone fedeli al Governo, che seguì la ban­diera palermitana nei moti del 1820.

Il 30 gennaio 1848 quando «Bronte sentì il nuovo moto, sentì le nuove speranze, e fra le grida: Viva Pio Nono! viva la Costituzione! Abbasso i Borboni!» costituì un Comitato provvisorio di 30 individui, ne fece parte ancora un Lupo, mastro Gaetano Lupo.

Nei moti rivoluzionari di quel secolo, per un verso o per l’altro, ritroviamo sempre qualcuno della famiglia Lupo. Nei tragici fatti del 1860, quando «in due fazioni era diviso il paese: comunisti da una parte, ducali dall’altra» ed erano a capo dei comunisti i fratelli Placido e Nicolò Lombardo, i fratelli Carmelo e Silvestro Minissale e il dott. Luigi Saitta; tenevano per la Ducea, oltre a «quasi tutta la classe dei civili», fra la maestranza, i Lupo e gli Isola …». E, questa volta, per i Lupo («Mastro Nunzio e Mastro Antonino, fratelli Lupo, del fu Mastro Nunzio») finì tragicamente.

Sempre B. Radice scrive che «in quei giorni di agitazione (29 luglio 1860) uno dei fratelli Lupo, Nunzio, seguito dai militi della Guardia Nazionale andò a casa Lombardo per intimorirlo.
Era il Lombardo seduto sul pianerottolo della sua casa, e ragionava con alcuni dei suoi. Il Lupo con parole arroganti e più aspri modi, gl’intimò di far cessare quelle dimostrazioni, tirandolo per la barba, che egli portava lunga.
Uno degli amici del Lombardo, Francesco Russo Scantirri Boccadivecchia, voleva vendicare l’atto insolente e provocatore; ma il Lombardo trattenne il braccio del popolano (...). Il Lupo andò via apostrofandoli: Non dubitate, siamo preparati a darvi la risposta

Ma non potè mai dar seguito alla minaccia perché pochi giorni dopo, il 3 Agosto 1860, quando «l’anar­chia infierisce sfrenandosi in voluttà omicide, la moltitudine bramosa di novello sangue, scorazza, corre qua e là sulla pesta dei fuggiti, snidato dalla cappa del camino del Collegio Capizzi, da un suo amico e compare, viene in un orto vicino ucciso Nunzio Lupo, falegname, alla cui uccisione lieti i manigoldi gridando: «Abbiamo ucciso il primo lupo».

Pochi giorni dopo il «giorno 5, che fu di domenica, alla notizia dell’arrivo dei soldati pacificatori svento­lavano per allegrezza dai balconi bandiere ed immagini di santi; le campane, cambiato il loro funebre rintocco, suonavano a doppio festosamente, e il Poulet entrò come in trionfo, fra grida universali di giubilo: Viva l’Italia! viva il Colonnello! (…)
Vegliarono quelli tutta la notte, né alcuno incidente turbò la quiete del paese. Solo al Margiogrande, veniva assassinato da una orda feroce di Malettesi il povero Antonino Lupo, fratello di Nunzio.»

Ecco in merito la testimonianza che la moglie di Gaetano Lupo (1821-1900, progr. 1a.4.5.7), «Gaetana Celona in Lupo figlia di Ago­stino di anni 26, industriosa da Bronte» (1832-1917) rese nel processo che la Commissione mista eccezionale di guerra, istituita da Bixio, tenne somma­riamente (l'aggettivo è dello stesso Bixio) a Bronte dal 7 al 9 agosto 1860:

«Signori qui in Bronte si era tramata congiura contro la classe dei Civili tendente al saccheggio, all'incendio ed agli omicidi. I promotori si furo­no, per quanto appresi da mio marito Gaetano Lupo, Don Nicolò Lombardo, Don Placido Lombardo, Dr. Don Luigi Saitta Scili­puso, Don Carmelo e Don Silvestro fratelli Minissale, Don Filippo Sanfìlippo ed altri di questa, sol perché volevano abbasso il Presi­dente del Consiglio Civico Baro­nello Don Giuseppe Meli e nominarsi a Presidente Don Nicolò Lombardo: fu qui che suscitarono i villici ad armarsi sull'idea di uccidersi i Galan­tuomini, che non avevano sinora voluto far dividere le terre a favore di essi contadini. (...)

Nel giorno Giovedì 2 corrente si udivano scaricare delle fucilate in questa Comune da una gran ciurma di Persone, quando poi verso le ore ventidue di detto giorno quei ribaldi si diedero a colpi di scure aprire e ridurre in pezzi le imposte della bottega, gridando morte ai sorcji, e salen(do) nella casa di abitazione la spogliarono di tutti i mobili, biancheria, rame ed altri, ivi esistenti, s'involarono la somma di onze cento moneta di argento, varj oggetti d'oro, con essi un paio d'orecchine con diamanti del valore di onze ottanta. Numero sette casse piene di bian­cheria di letto, per tavola e per servizio dell'intiera mia famiglia composta di cinque figli marito e moglie, del valore di onze Cento cinquan­ta, parte de' cennati oggetti li bragiarono insieme ad onze quaranta di legname ch'esisteva nelle bot­teghe e parte se li appropriarono.
In prosieguo poi andarono ad assaltare la locanda e botteghe site in questa piazza lasciate da mio Suocero (Nunzio Tommaso Giuseppe Lupo, n. progr. 1a.4.5, ndr), nella di cui eredità trovasi coerede mio marito e spogliandola di tutta la mobiglia, letti ed altro la incendiarono in una alla legname che esisteva nella bottega sottostante: quali oggetti tutti da circa onze duecento. (...)

D. Giaché siete maritata, perché non venne a querelarsi vostro marito, se vi fidate conoscere degli oggetti involatevi?

R. Lo sposo mio era stato minacciato di vita dai sudetti ribelli e bisognò fuggire per cui ignoro se trovasi in vita oppure vittima, non avendo ricevuto nessuna notizia, mi fido conoscere gli oggetti qualora mi fossero presentati.

Mi querelo per tutto l'anzidetto per venire i rei complici e fautori secondo la legge.»

E la cognata «Nunzia Avellina vedova Lupo figlia del fu Giuseppe di anni 38 industriosa da Bronte» moglie di Giuseppe Gaetano Antonino Lupo (1809-1860, n. progr. 1a.4.5.2), ucciso dai rivoltosi, così  dichiarava alla Corte:
«Signori. Io era moglie di questo Mastro Antonino Lupo il quale veniva ricercato dai ribelli di questo paese che dal due di questo mese in prosieguo commisero atroci misfatti laonde trucidarlo perché apparteneva alla Famiglia Lupo.
Egli ebbe campo di nascondersi ora in una casa ed ora in altra. Nella sera del tre corrente alle ore tre della notte se ne fuggì recandosi nella contrada Margiogrande nelle proprie vigne. La domenica andò in Maletto per ascoltare la Santa Messa ove fu scoverto dal ribelle Salvadore Spezzacatene di Bronte.
Lo sposo mio poi andò ad asilarsi nella cennata Contrada e propriamente in un vallone, quando ne andavano in cerca di lui lo Spezza­catene ed altri e rinvenutolo il suo persecutore Salvatore con una fucilata lo fé morto.
Il cadavere jeri fu trasportato in questa e sepolto nella chiesa dei Padri Cappuccini. Nel giorno due stante dai ribaldi che devastarono la locanda dei miei cognati Lupo, si processe nella mia casa laterale di detta locanda alla discassazione della porta intermedia di comu­nicazione, svaleggiandola dei mobili ed altri oggetti del valore di onze venti, diedero alle fiamme la sudetta mobiglia ed oggetti in mezzo a quelli della ripetuta locanda sulla quale mio marito aveva degli interessi come coerede di suo Padre. Ciò posto mi querelo contro gli autori, fautori e complici di tai reati per venire puniti come di legge. (...)»

«Sapete per qual causa e da chi vostro marito veniva insidiato dai rivoltosi?»
Fu chiesto dalla Corte composta da «Francesco de Felice Presidente, Biagio Cormagi Giudice, Alfìo Castro Giudice, Nicolò Boscarini Segretario Cancelliere.»

R. Qui si pretendeva dai nominati Don Nicolò Lombardo, Don Placido Lombardo, Don Carmelo e Don Silvestro fratelli Minissale, Dr. Don Luigi Saitta, ed altri, per come mio marito mi diceva, di abbassarsi il Presidente del Consiglio Civico Baronello Don Giuseppe Meli ed eliggersi per Presidente il Lombardo Don Nicolò: Desso mio marito, i di lui fratelli come primarj del Ceto dei Maestri si opponevano, dicendo di non farsi novità, essendo il Meli retto ed ottimo Cittadino.

Fu qui che i sudetti Individui congiurarono contro i Galantuomini e contro la famiglia Lupo, incitando i villici al sangue, al saccheggio ed altre atrocità di uccidere i Capelli e Mastri come quelli che non avevano fatto eseguire la ripartizione delle terre demaniali a prò dei medesimi; ed ecco la causa che diede luogo a tanti misfatti in questo Comune commessi, ignoro i nomi e cognomi di coloro che ricercavano mio marito per ucciderlo, perché io mi stava occultata altrove. Come altresì se presente e in quei dintorni si fossero trovati individui per attestare l'omicidio; quanto sopra sull'obbietto ho narrato a stento per traduzione popolare.»

Oltre all’uccisione di «Mastro Nunzio e Mastro Antonino, fratelli Lupo, del fu Mastro Nunzio», le famiglie dei Lupo subirono anche l’in­cendio ed il saccheggio di diverse case, botteghe, di una locanda proprietà degli eredi «del fu Mastro Nunzio Lupo».

«Nel giorno Giovedì due andante - dichiara un testimone, "Mastro Gaetano Isola del vivente Filippo di anni 51, pastajo" alla Commis­sione mista eccezionale di guerra - vidi venire un gran numero di villici armati, si portarono nella locanda del sudetto Lupo, la discas­sarono a colpa di scuri, la saccheggiarono, la spogliarono, e buttando oggetti fuori li davano alle fiamme.»

Analoga dichiarazione fa "Mastro Giuseppe Nicosia Quagliarello del fu Domenico di anni 48, calzolajo da Bronte": «In quanto riguarda al saccheggio della casa avvenuta nell'abitazione di Gaetana Celona moglie di Mastro Gaetano Lupo, la spogliarono interamente por­tando via ogni cosa ivi esistente e buttandone parte dai balconi poi gli diedero fuoco incendiando anche dei materazzini.»

Mastro Luigi Lupo così scriveva al "sig. Generale comandante le armi in Bronte" in una "contro supplica",  presentata in data 9 Agosto 1860: «le umilia che nella nella di lui casa successe del danno ascendente ad onze centoventi in prezzo di biancheria, rame, oro, argento, ed altri, con devastare le porte, finestre e dar fuoco». Nello stesso giorno anche Mastro Antonino Lupo di Mastro Luigi con un'altra "contro supplica" esponeva «che nella di lui bottega furono brugiati la notte del 2 Agosto da circa onze novanta di legname manifatturata, con suoi ferramenti, e legname grezza.

Di più nella di lui casa furono brugiati, e derubati da circa onze cinquanta mobili e mobilia per cui prega la di lei giustizia onde venire indennizzato e condannati i rei che furono i fratelli e Nipoti Gasparazzo, Antonino Cajno e Francesco Barbaracchio ed altri, mentre il ricorrente trovasi senza beni e spogliato.»

Sembrerà strano ma fra gli autori degli incendi e dei furti alcuni testimoni indicano anche un componente delle famiglie Lupo: mastro Placido Lupo del fu Mastro Nunzio Liscio e fra i 104 sediziosi brontesi condotti in carcere a Catania troviamo altri tre Lupo: Mastro Giuseppe Lupo di Antonino Casamia e i figli, Antonino e Domenico (di detto Mastro Giuseppe).

(aL)

 

 

CHI ERANO I NOSTRI ANTENATI?
L’albero genealogico dei brontesi

L'Autore dichiara che alcuni dati anagrafici relativi agli ultimi cen­to anni, sono stati raccolti direttamente dalla viva voce dei di­scendenti e da loro stessi autorizzato alla loro pubblicazione in un albero genealogico.

Genealogie di Famiglie brontesi
     

N. B.: Qualsiasi altra informazione in vostro possesso o cono­scen­za più precisa sull'albero genealogico è ben accetta. Mette­tela a disposizione di tutti facendola pervenire alla redazione o direttamente all’estensore dell’albero stesso, indicando il nume­ro progressivo dell’albero cui le date o le varie informazioni (es. anche foto della persona) si riferiscono. Grazie (N. Longhitano)


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