Famiglie brontesi, genealogie ed evoluzione dei cognomi

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FAMIGLIE BRONTESI

a cura di Nunzio Longhitano

La famiglia Liuzzo (Marrani)

I discendenti di Placido Liuzzo e Rosa Papotto

La Famiglia Liuzzo è detta dei “Marrani” in quanto sicuramente il capostipite, di chiare origini spagnole aveva, nel passato, dovuto forse cambiare fede da islamica o ebrea a cristiana, e pertanto considerato dalla comunità un traditore o marrano o forse meglio, con un termine moderno “voltagabbana”.
Era una famiglia sicuramente di agricoltori, dato che negli antichi registri della Chiesa Madre a
nessuno dei suoi membri è stato mai aggiunto il termine “mastro” o “don”.

Come risulta anche dall'Albero genealogico, i Liuzzo “Marrani” sono ben radicati e numerosi nella comunità brontese ed anche all'estero (specie in Australia, ma anche in America) tanto da poterne oggi descrivere ben otto generazioni.

Il capostipite in atto conosciuto risulta dai registri esplorati fin dalla fine del 1700: quando tale Placido Liuzzo “Marranu” si unisce in matrimonio con Rosa Papotto.

Risulta anche dai registri che la coppia ha un unico primo figlio, Sebastiano (numero progressivo 1.1 dell’Albero genealogico) nato a Bronte nel 1786 che a venticinque anni, nel 1811, sposa Sebastiana Filippa Antonina Plastani detta “Liodara”.

Da questo matrimonio nascono 5 figli: Grazia Antonina (1812), Giuseppa Nunzia (1818), Maria Domenica (1821), Placido Nunzio (1823) e Francesco (11 ottobre 1826).

Soltanto quest’ultimo, Francesco, (n. progr. 1.1.5) risulta dai Registri che si sia sposato a Bronte: nel 1858 si unisce in matrimonio con la ventenne Rosalia Antonina Costa dando vita all’attuale numerosa genealogia.

La coppia ha quattro figli maschi e due femmine: Nunzio (1862, non ci risulta che si sia sposato); Placido (1865-1953) che nel 1892 sposa Teresa Meli (1874-1955) della famiglia dei “Guardarutari”, Mariano (1867, n. progr. 1.1.5.3) che il 2 maggio 1892 sposa la diciassettenne Maria Marino, Antonino (1871-1961, n, progr. 1.1.5.4) sposatosi nel 1896 con Ignazia Fallico e che dà origine ai Liuzzo-Marrani d'Australia, Agata Angela (1875) e Giuseppa (1877, n. progr. 1.1.5.6.) nata nel 1877 sposatasi con Giuseppe Russo.


I discendenti di Placido Liuzzo e Teresa Meli

La parte più numerosa della famiglia dei Liuzzo-Marrani, discende dai coniugi Placido (1865-1953) e Teresa Meli (n. progr. 1.1.5.2).

Generano, infatti, 10 figli (7 maschi e 3 femmine), quasi tutti sposati, abbastanza prolifici e dalla lunga vita (uno, Salvatore, addirittura ultracentenario):

Giuseppe (1893-1979), Salvatore (1896-1997), Francesco (1898-1966), Nunzia (1901-1986), Vincenza (1903-1943), Gaetano (1906-1995), Caterina (1908-1974), Alfio (1910-2004), Nunzio (1914-1997) e Felice (nato nel 1917 e disperso, presumibilmente nel 1943-44, nella guerra di Russia).

Dei dieci fratelli non hanno discendenti soltanto Caterina (non si è voluta sposare) ed il più giovane, Felice, che non ne ha avuto il tempo.

Rispettando poi una rigorosa tradizione dei tempi antichi gli otto figli sposati di Placido Liuzzo e Teresa Meli hanno voluto tramandare i nomi dei genitori dando ognuno ad un figlio maschio il nome di Placido (era anche quello del capostipite) e di Teresa alla figlia femmina, così che abbiamo contato ben otto cugini Placido (o Dino) Liuzzo in altrettanto famiglie.

1) Giuseppe (1893-1979, n. progr. 1.1.5.2.1), il primo figlio di Placido Liuzzo e Teresa Meli, sposa nel 1922-23? Scolastica Nociforo (Nuciforo sui registri) e, per primo stringe un solido rapporto di parentela dei Liuzzo con i Nociforo (altrettan­to faranno sua sorella Nunzia ed il fratello Alfio con i germani Giovanni e Giusep­pina Nociforo ed il fratello Nunzio con la figlia di Agata, un altra sorella Nociforo).

Dal matrimonio di Giuseppe e Scolastica nascono 5 figli: Carmelina (1924-1984, suora), Teresa che sposando Giuseppe Catania (Cullarittu) imparenta i Liuzzo con i Catania fra i quali sono da citare Franco Catania (giovane imprenditore e deputato all’Assemblea Regionale per 2 legislature) che sposa Aurora Spanò dei Pasquarini; Caterina (Rina) (n. progr. 1.1.5.2.1.3) che sposando Angelo Lupo (per tutti Angelino) imparenta i Liuzzo con la famiglia Lupo (tra i discendenti sono da citare Gina (1.1.5.2.1.3.1) stimata anestesista negli ospedali catanesi, e Valeria (1.1.5.2.1.3.5) che sposa Vincenzo Chiofalo attuale Preside della Facoltà di Agraria dell’Università di Messina); Placido (Placidinu u marranu) e Gino.

2) Salvatore (il secondo figlio, n. progr. 1.1.5.2.2), sposa Illuminata Romano (1904-1980) generando 3 figli: Chinuccia (sposatasi con Biagio D’amico), Placido (sposatosi con Nunziatina Gangi) e Ignazio (sposatosi con Giuseppa Pellegrini).

3) Due anni dopo Salvatore, nel 1908, nasce Francesco (1.1.5.2.3) che nel 1940 sposa Vita Messineo (1904-1994); da loro nascono Placido (sposa Concetta Paparo) e Nunzio (sposa Angela Rinaldo).

4) La quarta figlia di Placido Liuzzo e Teresa Meli è Nunzia (n. progr. 1.1.5.2.4) che segue le orme del fratello Giuseppe sposando anch’essa un Nociforo (Giovanni, 1900-1981).

Dalla coppia nascono Mauro, Placido (n. progr. 1.1.5.2.4.2), uno dei primi medici di famiglia brontesi che nel 1960 sposa Agata Maugeri, e Carmelina nata nel 1933 e sposata nel 1956 con Salvatore Petralia (commerciante in frutta secca) il cui primogenito, Nicola (n. progr. 1.1.5.2.4.3.1), è stato mio alummo all’I.T.C. “C. Gemmellaro” verso la fine degli anni ’60.

5) Due anni dopo Nunzia, i coniugi Liuzzo-Meli generano nel 1903 Vincenza (n. progr. 1.1.5.2.5).

Sposatasi con Alfio Caudullo ha quattro figli ma, a quarant’anni la coglie una fine drammatica: l’8 agosto del 1943 durante un bombardamento degli alleati, Vincenza, il marito Alfio, i figli Salvatore (1936) e Nunzio (1939) più un altro che portava in grembo, rifugiatisi in un ingrottato lavico ubicato nella parte alta del Corso Umberto nelle vicinanze dell’ospedale, vengono colpiti da una bomba a mano lanciata da un tedesco e muoiono tragicamente.

Riposano nel cimitero di Bronte in una tomba posta davanti alla cappella dei Liuzzo. Il figlio maggiore, Sebastiano, ha lasciato Bronte e vive negli Stati Uniti.

Un altro figlio, Placido, sfuggito ai bombardamenti, scappa varie volte dall'orfano­trofio in cui fu accolto ed è salvato da un soldato tedesco in una delle sue fughe.

All'età di circa 8 anni viene poi preso in casa, ma mai adottato, da una sua cugina di primo grado da parte di padre, Carmelina Caudullo sposata con un paternese Fallica Francesco.

Placido, che vive a Paternò, sposa Domenica Palumbo da cui ha 8 otto figli, 7 femmine e uno maschio, Alfio.

6) Il sesto figlio di Placido e Teresa Meli, Gaetano (n. prog. 1.1.5.2.6) nato nel 1906, sposa il 28/12/1927 Maria Venera Longhitano (Saranelli).

Da questa unione nascono Teresa (sposa nel 1964 Vincenzo Meli); Antonino (n. progr. 1.1.5.2.6.2, dal 1972 sposato con Giuliana Russo), attuale presidente dell’Associazione Bronte Insieme nonché egregio collaboratore alla redazione della “Genealogia di Famiglie Brontesi” (un suo nipote, Antonio Petronio, figlio di Alessandro è nell’ottava generazione dai capostipiti Placido Liuzzo e Rosa Papotto l’ultimo arrivato); Placido (Dino) sposatosi con Concetta Camiola e Maria Franca (sposata con Franco Ramistella, primario di Pediatria nell’ospedale di Gela, dove si è trasferita).

7 - 8) Da Placido e Teresa Meli, due anni dopo Gaetano, nasce Caterina ed ancora due anni dopo Alfio (n. progr. 1.1.5.2.8).

Nel 1910, come avevano fatto il fratello Giuseppe e la sorella Nunzia, sposa una Nociforo, Giuseppina, che gli da tre figli: Mauro (Dino) che sposa Maria Milazzo, Antonino (nel 1971 sposa Rosa Longo) e Felice (sposa una Saranelli, Antonina Longhitano).

9) Nunzio (n. progr. 1.1.5.2.9), il nono figlio di Placido e Teresa, nato nel 1914 si sposa con Carmela Pannucci (figlia di Stefano e di un'altra Nociforo, Agata, sorella di Giovanni, Scolastica e Giuseppina).

I suoi quattro discendenti portano il nome di Placido (sposatosi con Adriana Malaponte), Agata (lega la famiglia Liuzzo-Marrani con i romagnoli Tozzi, sposando Quinto), Stefano (sposatosi con Daniela Costanzo) e Teresa sposatasi prima con Antonino Schilirò (1956-1986) e, successivamente con Roberto Cartillone (1961-2007).

10) L’ultimo figlio, Felice (n. progr. 1.1.5.2.10), il decimo, nato tre anni dopo Nunzio nel 1917, ha una tragica fine: chiamato alle armi, è mandato al fronte in Russia da dove non ritorna più risultando disperso.


I Liuzzo-Marrani dell’Australia

Numerosi sono anche i discendenti di Antonino (1871-1961, n. progr. 1.1.5.4), quarto figlio di Francesco Liuzzo e Rosalia Antonina Costa (n. progr. 1.1.5), con la particolarità che questa volta daranno origine ad una nuova ed articolata ramificazione dei Liuzzo-Marrani in Australia.

Antonino («'u zzù 'Ntoni» era chiamato dai nipoti, figli del fratello Placido) che sposa nel 1896 la sedicenne Ignazia Fallico (1881-1962), ha sette figli: Nunziata (1898-1990), Illuminata (1900-1980), Giosuè (1906-1993), Nunziato (1911-1997), Antonina (1914-1998), Ignazio (1917) e Francesco (1922-2005).

Molti di loro ed anche i loro discendenti emigrarono in periodi successivi in Australia dove si stabilirono definitivamente e dove vivono oggi i loro figli, nipoti e pronipoti.

Il primo a farlo è stata Antonina (n. progr. 1.1.5.4.5), la quinta figlia: nata nel 1914, sposa l’amico d’infanzia Carmelo D’Aquino (1909-2002, visse fino alla bella età di 100 anni e 9 mesi).

Carmelo, ritornato appositamente a Bronte dall’Australia dov’era emigrato nel 1926, sposa Antonina ed insieme ritornano definitivamente a Sidney.

Antonina e Carmelo, che diventò un affermato viticoltore noto in tutta l’Australia e pure in vari paesi asiatici, hanno due figli: Vincenzina e Illuminato (Leo), noto e benvoluto avvocato a Griffith, morto nel 2005. Fu - scrive Bruno Spedalieri - «il primo avvocato italiano in Sydney, il solo che potesse trattare con gli emigrati Italiani senza bisogno di interpreti.»

Dopo la Seconda Guerra mondiale lascia Bronte per l’Australia anche Ignazio Liuzzo (n. progr. 1.1.5.4.6), fratello di Antonina.

Nel 1953, dalla nave “Sorrento”, sbarcarono a Sydney l’altro fratello Francesco (n. progr. 1.1.5.4.7.), la moglie Maria Imbrosciano e la figlioletta di 3 anni Ignazina, attuale moglie di Bruno Spedalieri, collaboratore di Bronte Insieme, con il quale ho diviso il banco e i pomeriggi a studiare in quinta ginnasiale al “Capizzi”, anno in cui mio padre partì per l’Australia (era il 1954) a Sidney ove rimase per nove anni, rientrando in Italia nel 1963.

Ignazio e Francesco, dopo anni difficili, riuscirono ad aprire un negozio di frutta e verdura (il «Liuzzo Bros») a Kirribilli, uno dei posti più suggestivi di Sydney  «... ed erano fieri - scrive Bruno Spedalieri - d’essere stati scelti come fornitori della residenza del Primo Ministro Australiano in Sydney.»

Anche la secondogenita Illuminata nata a Bronte nel 1900 (n. progr. 1.1.5.4.2), sposa di Antonino Liuzzo (credo non appartenente al “clan Marrani”), vive in Australia con i figli Giuseppe, Carmela, Mary, Tony, Mario e Nancy ed i loro discendenti.

Nunziatina Liuzzo, figlia di Giosuè (n. progr. 1.1.5.4.3, terzo figlio di Antonino e Ignazia Fallico), lascia Bronte per l’Australia nell’ottobre 1962 unitamente al marito Nunzio Imbrosciano ed al loro figliolo Antonino (ora professore a Sydney).

Questa è la Famiglia Liuzzo (Marrani) per quanto sono riuscito a ricavare dai registri parrocchiali e dalle informazioni fornitemi dai pareti e dai ricordi personali.

Nunzio Longhitano

Luglio 2008


 

I MARRANI

Nella Spagna del XVII secolo, oppressa e terrorizzata dallo spettro dell’Inquisizione, Marrani erano chiamati gli ebrei o gli islamici convertitisi forzatamente al cristianesimo per sfuggire alla persecuzione. Dominatrice incontrastata sul resto del mondo per la sua cultura ed il suo contributo artistico, la Spagna, all’epoca era infatti soffocata da un violento rigurgito di xenofobia rivolto contro la sua stessa gente e destinato a inqui­nare la coscienza nazionale per più di quattro secoli.

I MARRANI?
Erano dei veri cattolici!
Così Fritz Heymann, uno studioso tedesco vittima della Shoah, scrive in un suo libro: Morte o battesimo. Una storia dei marrani (Giuntina, pagg.153, euro 13).

Secondo il ricercatore, gli ebrei battezzati emigrarono da Spagna e Portogallo che li persegui­tavano con l’Inquisizione, per motivi economici e sociali, non religiosi.

Ma – scrive Adriano Prosperi in una sua recensione al libro apparsa su Repubblica del 12 gen­naio 2008, «c'è solo un particolare da correggere: la scelta editoriale del titolo.

Bisognerebbe scrivere non «Morte o battesimo», ma «Battesimo e morte». Perché nella sto­ria dei marrani non ci fu un alternativa se battezzarsi o morire, ma al contrario: proprio in quanto battezzati il tribunale religioso dell’Inquisizione li poté accusare di apostasia e con­dan­narli a morte.»

Marrano è anche un insultò, lo si usava allora per indicare ebrei e islamici all'interno del mon­do cristiano, cioè propriamente un ebreo o un islamico battezzato.

Il sospetto e l’odio verso di loro prendevano argomento dal fatto che quel battesimo era sta­to originariamente imposto a minoranze in paese cristiano. Il ricordo di quella violenza alimen­tava il sospetto e l’odio.

«Si immaginava – continua Prosperi – che tutti gli ebrei battezzati continuassero a serbarsi segretamente fedeli all’antica religione - tutti, anche a distanza di diverse generazioni. Così si giustificavano le vessazioni, i pogrom, le radici dell'antisemitismo.

Oggi, finita l'epoca dei pogrom, il marrano continua ad essere nei libri di storia ancora quella stessa figura inquieta, portatrice di un’identità di confine, spinta a muoversi sul crinale di fedi diverse, perennemente in movimento tra paesi diversi - l'Ebreo errante, insomma, che battez­zato cerca di tornare all’antica fede e intanto abbandona e tradisce ogni fede. (…)

«Intorno al 1937, Fritz Heymann, pubblicista affermato, si dedicò a ricerche sulla storia dei marrani. Aveva lasciato quella Germania a cui aveva dedicato tutto se stesso e per la quale, giovanissimo, era andato volontario nella prima guerra mondiale.

Si era rifugiato ad Amsterdam. Considerava la persecuzione antisemita tedesca iniziata nel 1933 come uno di quei grandi cicli della storia ebraica segnati dall'esodo dall'Egitto, da Geru­salemme, dalla Spagna nel 1492 e ora, dal 1933, dalla Germania. Dove sarebbero andati ora non era chiaro: forse in America, forse in Eretz Israel.

Con questi pensieri si dedicò alla storia dei marrani: esplorò molti archivi soprattutto spagnoli, raccolse una gran quantità di documenti in vista di una storia esauriente della questione che però non scrisse.
Scelse la forma di una narrazione storica in forma di conferenze che tenne forse ad Amster­dam davanti ad altri emigranti come lui.
Dopo l'occupazione tedesca visse nascosto in Olanda finché, catturato nel 1942 dalle SS, finì i suoi giorni ad Auschwitz. (…)

«Per Frizt Heymann era evidente un fatto: i marrani erano generalmente dei cristiani cattolici, vivevano in un mondo cristiano e chiedevano soltanto di fare il loro lavoro. Perché emigraro­no?
Non per motivi religiosi, ma per motivi economici e sociali. Ve li costrinse l'ostilità del contesto spagnolo e portoghese, dove un popolo miserabile e una nobiltà invidiosa del loro livello di ric­chezza e di cultura si servirono dell'Inquisizione per eliminarli.

E dove andarono? Anche qui Heymann rovescia lo stereotipo tradizionale che, vedendo nel­l'ebreo il diverso, lo associava al vitello d'oro della Bibbia e immaginava che il marrano creasse ricchezza dove andava: la Spagna decadde economicamente perché i marrani se ne andaro­no?
No: i marrani lasciarono la Spagna fiutando la decadenza del paese; Livorno e Amsterdam fiorirono perché gli ebrei vi si trasferirono?
No: i marrani seguivano le correnti del commercio e della finanza di cui erano esperti e se lasciavano un luogo per un altro era perché percepivano tempestivamente i mutamenti in atto. (…)» (a. l.)
 

L'ordine di espulsione dei re cattolici di Spagna Ferdinando di Aragona e Isabella di Castiglia firmato al Palazzo dell'Alhambra a Granada il 31 marzo 1492.

«Essendo stati informati che certi cattivi cristiani dei nostri regni, a causa delle loro numerose collusioni con gli ebrei, continuavano a ebreizzare e ad alterare la nostra Santa Fede Cattolica, decretammo alle Cortes riunite a Toledo nel 1480, che gli ebrei avessero dimora separata in tutte le città, piccole e gran­di, e in tutti i villaggi dei nostri Stati.

Li confinammo così nelle Juderias, sperando che un tale isolamento avrebbe posto fine ai nostri guai. Inoltre, istituimmo dei tribunali d'Inquisizione nei nostri regni e nelle nostre province. Questi tribunali fun­zionano ormai da dodici anni e hanno già condannato molte persone ritenute colpevoli.

Ciò nonostante continua a sussistere il grave danno arrecato ai cristiani, a causa della partecipazione di molti a pratiche religiose degli ebrei, i quali in tutti i modi hanno dimostrato di perseguire un programma di sovversione allo scopo di allontanare i cristiani dalla nostra Santa Fede, convertirli e corromperli, av­vian­doli verso detestabili credenze, insegnando i riti e l'osservanza delle loro leggi, facendoli circonci­dere insieme con i figli, offrendo pane azzimo e carne di animali uccisi secondo le usanze ebraiche e per­suadendoli a osservare come uniche e autentiche le Leggi di Mosè.
Tutto questo è provato dalle con­fessioni e dalle dichiarazioni rilasciate non solo dagli ebrei, ma anche da quelli che da loro sono stati corrotti e condotti al male, causando alla nostra Santa Fede Cattolica grave ingiuria disonore e detrimento...

«Per queste ragioni, e con il consenso e il parere di molti prelati, nobili e cavalieri dei nostri regni e di altre persone sapienti e coscienziose, e dopo una debita considerazione della faccenda, abbiamo deci­so di ordinare che tutti indistintamente i suddetti ebrei, uomini e donne, lascino i nostri regni e non vi facciano mai più ritorno.
Con la sola eccezione di coloro che accetteranno d'essere battezzati; tutti gli altri dovranno lasciare i nostri territori il primo giorno di luglio del 1492 e non farvi più ritorno, pena la morte e la confisca tutti i loro averi...»

Placido Liuzzo (1865-1953) Meli Teresa (1874-1955)

Liuzzo Placido (1865-1953, pronipote dei capostipiti Placido e Rosa Papotto, numero progressivo 1.1.5.2 del­l'Albero genealogico) e la moglie Teresa Meli

Vincenza Liuzzo ed il figlio Sebastiano Caudullo I fratelli Alfio e Gaetano Liuzzo

Nella foto a sinistra (degli anni '30) Vincenza Liuzzo ed il figlio Sebastiano Caudullo (oggi residente negli Stati Uniti). Nella foto a destra, Alfio Liuzzo col fratello Gae­tano posano in Piazza Spedalieri davanti al Monu­mento ai caduti

Giuseppe, Salvatore, Francesco, Gaetano, Alfio e Nunzio Liuzzo

Sei dei dieci figli di Placido Liuzzo e Teresa Meli in una foto del maggio 1953: da sinistra Giuseppe, Salvatore, Francesco, Gaetano, Alfio e Nunzio. Mancano le tre donne (Nunzia, Vincenza e Caterina) ed il decimo figlio Felice (disperso nel '43 in Russia)

 

Giuseppe Liuzzo (1893-1953) Salvatore Liuzzo (1896-1997) Francesco Liuzzo (1898-1966)
Nunia Liuzzo (1901-1986) Vincenza Liuzzo (1903-1943) Gaetano Liuzzo (1906-1995)
Caterina Liuzzo (1908-1974) Alfio Liuzzo (1910-2004) Nunzio Liuzzo (1914-1997)

I 10 figli di Placido e Meli Teresa:
 Giuseppe (1893-1979), Salvatore (1896-1997), Francesco (1898-1966), Nunzia (1901-1986), Vincenza (1903-1943), Gaetano (1906-1995), Caterina (1908-1974), Alfio (1910-2004), Nunzio (1914-1997) e Felice (1917-1943, disperso in Russia)

Felice Basilio Vittorio Liuzzo (1917-1945)

 A destra:
un giovanissimo Felice Liuzzo posa con i suoi muli nei terreni della Contrada Placa che il padre Placido ed i suoi fratelli maggiori avevano disboscato e trasformato in terre coltivabili

Una gita in campagna nell'aprile 1947 (lunedì di Pasqua)

Aprile 1947: i Liuzzo Marrani in una gita in campagna (lunedì di Pasqua)

Maggio 1953: un gruppo "Marrani" al matrimonio del nipote Sebastiano

 

Nunzia Liuzzo, il marito Giovanni Nociforo  e la sorella Scolastica

Giovanni Nociforo con, a sinistra, la nuora Agatina Maugeri e la moglie Nunzia Liuzzo

Nunzia Liuzzo, il marito Giovanni Nociforo e la sorella Scolastica (moglie di Giuseppe Liuzzo). Nella foto a destra Giovanni Nociforo con, a sinistra, la nuora e la moglie Nunzia Liuzzo. Nella foto sotto i loro tre figli: Mauro, Placido (Dino) e Carmelina.

Mauro Nociforo Placido (Dino) Nociforo Carmelina Nociforo

Giuseppa Nociforo, moglie di Alfio Liuzzo, Nunzia Liuzzo ed il fratello Salvatore

Giuseppa Nociforo, moglie di Alfio Liuzzo, Nunzia Liuzzo ed il fratello Salvatore

I quattro figli di Gaetano Liuzzo (n. prog. 1.1.5.2.6) e Longhitano Maria Venera: Placido, Mariella, Teresa e Antonino.

 

1950: Antonio Liuzzo (1871-1961) e la moglie Ignazia Fallico (1881-1962, n. prog. 1.1.5.4).
«'U zzù 'Ntoni» (così lo chiama­vano i nipoti, fi­gli del fratello Pla­cido) era il quarto figlio di Fran­cesco e Rosa­lia Antonina Costa. Molti dei suoi discendenti sono andati via da Bronte e vivono oggi in Australia

Antonio Liuzzo  e la moglie Ignazia Fallico

Una foto del 1985 scattata a Sidney nel negozio di frutta e verdura di Francesco e Ignazio Liuzzo («Liuzzo Bros»): da sinistra, Tony Liuzzo (n. progr. 1.1.5.4.7.3), la madre Maria Imbrosciano, Ignazio Liuzzo (n. progr. 1.1.5.4.6), il fratello Francesco (n. progr. 1.1.5.4.7), Sam Liuzzo di Francesco con la figlia Sarah, Bruno Spedalieri; in basso, Carla Marèe Liuzzo di Tony e Flavio Spedalieri di Bruno.

 

CHI ERANO I NOSTRI ANTENATI?
L’albero genealogico dei brontesi

L'Autore dichiara che alcuni dati anagrafici relativi agli ultimi cento anni, sono stati raccolti direttamente dal­la viva voce dei discendenti e da loro stessi auto­rizza­to alla loro pubblicazione in un albero genea­logico.
N. B.: Qualsiasi altra informazione in vostro pos­sesso o conoscenza più precisa sull'albero genea­logico è ben accetta. Mettetela a disposizione di tutti facen­dola pervenire alla redazione o direttamente al­l’esten­sore dell’albero stesso, indicando il numero progres­sivo dell’albero cui le date o le varie infor­mazioni (es. anche foto della persona) si riferiscono.
Grazie, N. Longhitano


L’origine e il significato dei cognomi brontesi

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