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RIFLESSIONI al FEMMINILE

Pensieri, commenti, critiche, curiosità, riflessioni, … 
su tutto e di più di una brontese doc

a cura di LAURA CASTIGLIONE

 

INDICE

La FARMACIA e il FARMACISTA

La farmacia era nel passato quasi una bottega, dove lo speziale vendeva spezie, realizzava medicinali su richiesta del medico e qualche volta anche su indicazione dell’emigrato che al ritorno in Sicilia, portava le novità dei prodotti farmaceutici d’oltre oceano e d’oltre Alpi.

Oggi è un negozio di lusso dove si vendono farmaci già preparati, prodotti cosmetici, scarpe ortopediche, alimenti senza glutine, erbe medicinali.

A noi interessa tracciare il profilo del farmacista di oggi che si attiene anche lui alle indicazioni del medico ma non miscela polverine. E’ disponibile con tutti i clienti, con le signore è anche galante e se sprovvisto del prodotto richiesto, lo procura in tempo reale.

E’ uno specialista dell’ascolto, accoglie su di sé, e le fa sue, le malattie di chi gli si confida, al punto da sostenere di aver avuto anche lui gli stessi sintomi e di averli superati con successo.

Non si può considerare al pari del suo collega del passato che nel laboratorio del retro bottega, come un alchimista, combinava l’elisir di lunga vita. Con i progressi della scienza farmaceutica oggi non si vendono illusioni ma certezze e i farmaci inefficaci il farmacista li sconsiglia.

Infatti, se ci fermiamo ad osservare e a riflettere sulle persone che escono da una qualsiasi farmacia, molte sono fiduciose, alcune allegre e in modo particolare certi arzilli anziani che tengono stretto il loro sacchetto contenente integratori, betabloccanti, cardio aspirina, vitamine e, neanche a dirlo, la magica pillolina blu.

Ci sarebbe da chiedersi: perché non si “rrizzettanu”?*

Invece la comprano, a dispetto di quella puntina di Alzheimer che li ha colpiti, in un giorno non datato e a loro insaputa che fa dimenticare come si usa o alla peggio dove l’abbiano posata.

In conseguenza di ciò, il mattino dopo, chiedono soddisfazione al farmacista, il quale da esperto professionista non si perde d’animo, anche lui è UOOmo, e dopo aver spiegato loro, con la dovuta delicatezza la corretta posologia per un risultato positivo, suggerisce un infallibile truc­chet­to: appenderla al collo, in sostituzione della medaglietta con l’effige del santo protettore che non ascolta suppliche indecenti e tenerla a portata di mano sarebbe già un eretto conforto!

Gennaio 2016

* Rrizzèttanu - riferito a oggetti: rassettare, riordinare. Riferito a persone: rassegnarsi.

L'Altarino e il Rigattiere

Non svuotate quel garage

Quanti acquisti si accumulano negli anni!

Ci s’innamora di un oggetto, si ammira finché l’amore passa e poi lo si abbandona a fare compagnia ad altri oggetti in un garage.

In quel luogo buio e triste ogni oggetto cerca di fare amicizia con un ventaglio che dice di essere dell’800; con un’insalatiera art déco; con una ribaltina francese che si lamenta di un fastidioso prurito provocato dal tarlo; con un ombrellino da sole in pizzo ormai sgualcito; con un orologio a pendolo muto, fermo alla stessa ora; con una camicia bianca ricamata della prima notte di nozze della nonna.

Tutti gli oggetti hanno in comune il rammarico d’essere finiti così in basso, dove non c’è più posto per nuovi arrivi e nuove amicizie.

Un giorno, entra nel garage un rigattiere che li osserva uno ad uno e attribuisce loro una data di nascita diversa dai nobili natali di cui ogni oggetto andava fiero, per abbassarne il prezzo d’acquisto.

Mentre fruga, dice che il suo non è un lavoro ma una passione per un’epoca in cui avrebbe voluto vivere e forse venderà qualcosa ma con poco guadagno.

Scopre un bauletto, un altarino da campo, rimasto sotto tante cianfrusaglie, in religioso silenzio, appartenuto al cappellano militare, zio del proprietario del garage.

C’è il crocefisso, il calice, i candelieri, il leggio, la campanella, la patena, il corporale, la pisside, l’aspersorio, le ampolline, un’immagine sacra, i paramenti ricamati e rifiniti con fine merletto.

Il rigattiere, sorpreso, ammette di non averne mai visto uno e gli attribuisce ugualmente un prezzo che equivale ad un’offesa!
Il proprietario si sente offeso, chiude indispettito il coperchio del bauletto, non vuole più vendere e, soprattutto, quell’altarino con cui si è celebrata la messa, si è impartita la comunione, ha unito nella preghiera per i feriti e i caduti; ha ricevuto la richiesta di tanti soldati per un ritorno sani e salvi ai propri cari e con l’aiuto di Dio li ha confortati; ha affrontato il lungo viaggio di ritorno dalla Libia e ha pianto alla vista delle coste siciliane.

Quel piccolo grande altarino uscirà da quel garage e avrà un posto d’onore che gli spetta.

Merita una medaglia e non un prezzo!

Auguri di buon Natale ai miei fedeli e ai nuovi lettori.

Dicembre 2016 

L’insostenibile peso della dignità ferita

Il BUONO e il CATTIVO

Gli aforismi brontesi o siciliani sono simili a quelli di altre regioni d’Italia e del mondo.

Si differenziano solo nei dialetti e nella lingua.

Nascono dalle osservazioni di comportamenti che si sono ripetuti nei tempi antichi e si ripetono ancora oggi, come a dire che l’uomo a qualsiasi razza, religione o cultura appartenga cade sempre sugli stessi errori.

Gli aforismi sono formati da frasi brevi ma incisive, contengono un pensiero morale tramandato dai vecchi saggi che si possono considerare comandamenti, anche se non sono stati dati da Dio scolpiti nella pietra ma nell’esperienza.

Seguirli è una libera scelta e se non si rispettano, non si fa peccato mortale ma le conseguenze potrebbero essere anche mortali.

Osserviamo i comportamenti di un amico o parente, dall’aspetto gentile, disponibile, sul quale non si è avuto mai nulla da dire o contestare perché non ama la lite, non si fa trasportare da sentimenti ostili e di prevaricazione ma da una generosità innata.

Per lui gli interlocutori sono da rispettare e non da ferire, il suo mondo è una proprietà senza recinzioni, chiunque voglia entrare non troverà ostacoli e il suo motto è: “mi casa es tu casa”.

Così come appare è, ma qualcuno potrebbe giudicarlo un uomo cui fare qualche soppruso, sicuro, di non ricevere reazioni di difesa e meno che mai di attacco.

Ma come accade a chi è una brava persona, ce lo dice l’esperienza, arriva il momento in cui la sua disponibilità ha un cedimento e scatta l’istinto dell’amor proprio, l’insostenibile peso della dignità ferita.

E’ combattuta, se chiudere garbatamente o semplicemente quella porta che ha tenuto sempre aperta, incurante del freddo che entrava anche nelle stagioni calde, oppure...

Il nostro amico che è stato tirato in ballo per spiegare un aforisma decide: oppure.

Affronta il freddo e il gelo, gli occhi gli si arrossano, i brividi della febbre lo scuotono, inveisce contro chi lo ha offeso e gli sbatte con furia e veemenza di linguaggio la porta in faccia.

La sua non è un’abnorme, inaspettata, esagerata reazione o un’improvvisa follia, vuole solo dimostrare che l’aforisma è anche un comandamento a cui si deve obbedire:

Attenti a livata ru bbonu, alla ribellione del buono!

E già siamo a Novembre inoltrato

Cronaca… a suon di aforismi

E’ proprio vero che non c’è pace!

Trascorsa, indenne, la giovinezza; superati gli anta; raggiunta l’età dei diversamente giovani, una donna sana di mente pensa che finalmente non dovrà temere né a casa né in strada di essere stuprata e, meno che mai, da un giovinastro.

Invece, la contraddice l’ultima notizia che viene dal bresciano: “Una donna di ottantasette anni, in piena notte, è violentata da un rumeno di trentadue anni, suo vicino di casa”.

Proponiamo alcune ipotesi che aspettano l’esame del DNA del presunto stupratore per sapere come siano andati realmente i fatti.

1a Ipotesi. Il giovanotto sarà miope e avrà visto, da lontano, l’anziana ben prestante anche se sfiorita, o meglio, sfocata.

2a Ipotesi. Se sarà presbite, con l’anziana da vicino, avrebbe avuto difficoltà a ‘nfirari a gugghia*, ma a detta della stessa il giovanotto ha dimostrato di non amare il cucito.

3a Ipotesi. La signora sarà affetta da Alzheimer e ricorda d’aver fatto, nel passato, sesso selvaggio ma non nel presente.

4a Ipotesi. Nonostante l’età ma nelle piene facoltà mentali, la signora ha realizzato l’evento come reato e ha denunciato il giovanotto chi non guaddà né erba e né lavùri*; per lui ogni pittuszu è potta* e affamato si sarà detto: megghiu l'ovu oggi ca ‘a gallina rumena*, a tempu ri guerra, è guerra ppi tutti*, e vivendo al nord non conoscerà il detto siciliano cu ri vecchi s’innammura si rovina ‘a vintura*.

5° Ipotesi. Il comportamento della signora ad alcuni ha fatto dire con una certa ironia: ma alla sua età, cu ci rava ddiri?* E ancora, data l’età, sarà di sicuro portatrice di protesi dentaria e u Signuri runa biscotta a cu n’avi renti*.

Sta scimunita, avia truvatu nu bonu vicinu, oggi cosa rara, non lo tiene per sé e lo comunica a quel milione di donne ottantenni che all’in­quie­tante notizia non ha avuto, per lei, cristiana pietà ma invidia, aggiunta a salutari propositi e per lo stupratore, parole di compassione: puvirellu! Sa chi ci passà ppa testa!*

Ma alla fine: cu ndi potta ‘n terra ch’impica?* Chi nicche e nnacchi*, tanto interesse?

La signora è nostra parente? Nostra amica? Abbiamo la stessa età? Un vicino di casa rumeno?

Ndavìmmu gatti a pinnari!

Fine Ottobre 2016

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* -  ‘Nfirari a gugghia (Introdurre il filo nell’ago)

-  Non guaddàri né erba e né lavùri (Non rispettare né le erbacce né il campo di grano, strafottente al massimo, insomma)

-  Ogni pittuszu è potta (Ogni buco è una porta d’ingresso, approfitta di tutto e non andar tanto per il sottile)

-  Megghiu l'ovu oggi ca ‘a gallina rumani (Meglio accontentarsi di ciò che si ha oggi anche se poco, di doman non v’è certezza).

-  Cu ri vecchi s’innammura si rovina ‘a vintura (Chi s’innamora dei vecchi si rovina la sorte)

-  Cu ci rava a ddiri? (Chi glielo doveva dire che avrebbe avuto tanta inaspettata fortuna o sfortuna?)

-  ‘U Signuri runa i biscotti a ccu non ’avi renti (Il Signore è così grande che dà saporiti biscotti a chi non ha denti)

-  A tempu ri guerra è guerra ppi tutti (Quando c'è guerra, quando i tempi sono difficili, nessuno sfugge, tutti ne subiscono le conseguenze)

-  Sa chi cci passà pa testa (Poveretto chissà cosa avrà pensato, avrà avuto un momento di follia)

-  Ma cu ndi potta ‘n terra ch’impìca (Ma chi ce lo fa fare ad avventurarci in terreni fangosi ed accidentati)

Chi nnicchi e nnacchi (Ma cosa c’entra)

-  ‘Ndavìmmu gatti a pinnari...! (Ma che? Ci mettiamo a spennare gatti quando di problemi da risolvere ne abbiamo a iosa?).

La figlia, la mamma ed anche la ...nonna

Conoscere il futuro è stato da sempre un desiderio dell’uomo. Veggenti, cartomanti e maghi si sono dati nel passato molto da fare.

Oggi possiamo fare a meno di consultare fattucchiere, perché sono sostituite dalle aziende di lingerie che non “legginu i catti”, non consultano le sfere di cristallo, non evocano il “morto che parla”, ma è sufficiente acquistare una rivista femminile o sfogliarla in una qualsiasi sala d’attesa che ci dicono come comportarci.

Non solo, “il loro responso” messo a paragone con le tariffe dei maghi di professione è a costo zero.

La figlia

Osserviamo la foto di questa bambina, poco più di dieci anni che naturalmente è stata scelta dopo un’attenta, ma non difficile, selezione.

In giro per le strade e all’uscita dalla scuola se ne vedono tante e alcune con gli occhi truccati: maliziosi e ammiccanti.

Per gli acquisti sono accompagnate dalle mamme o viceversa sono loro che accompagnano e consigliano le mamme-bambine.

La mamma

Entrambe seguono lo stesso stile di moda, parlano lo stesso linguaggio, chattano col compagnetto di giochi, almeno, ognuna col suo.

La gerarchia è assente, dicono che sono amiche e di poche parole, con uno sguardo o il gesto del dito medio, seguito da un vaffa, si capiscono!

E com’è nostra abitudine, ci facciamo domande che aspettano risposte.

La responsabilità di questo cambiamento o mutazione a chi la imputiamo?

Alle aziende che devono vendere? Ai programmi televisivi schiavi dell’audience, alle riviste che obbediscono al padrone?

Alla Boldrini, presidente della Camera, che afferma con enfasi: “non ci fermerete, facciamo quello che vogliamo”.

E chi li dovrebbe fermare se non chi ha buon senso, le nonne?

La nonna

Ma anche loro sono entrate nella trappola pubblicitaria, attirate dalla seducente speranza che ancora non tutto sia perduto, anzi, l’esperienza fa da garante: “a gallina vecchia fa buon brodo”.

A guardare riviste e tv viene, ad alcune, un certo smarrimento.

Il messaggio erotico è chiaro e chi è ancora in tempo, o appena nei limiti segnati dall’età biologica, potrebbe farci un pensierino.

Io l’ho fatto e a modo mio mi sono organizzata.

Ho acquistato una maglietta quasi monacale senza fronzoli, corta e appena appena sopra l’ombelico, e ci ho stampato sopra il mio scettico progetto.

Inizia l'Ottobre 2016

Istigazione a delinquere

Tentiamo di fare una riflessione, fuori dai canoni specialistici, sugli efferati omicidi “per gelosia” contro le donne.

Osserviamo il profilo di una donna che dopo una convivenza più o meno breve sente che le manca un “quid”. Lo cerca, e trova l’amore mai provato prima che non la fa riflettere!

Chiede al compagno fisso il diritto alla felicità e rimarca le differenze col “quid”, il quale la sa ascoltare a letto e a tavola, e si giustifica pure che è stata costretta a tradire, per colpa, del disinteresse di lui per lei.

Il compagno reagisce infierendo più volte, anche se alla prima, avrebbe potuto fermarsi, e perché non l’abbia fatto se lo chiedono in tanti.

Ricordiamo il detto ”a menti è un firu ‘i capillu”: un nulla la spezza. L’uomo perde la testa, perché non sopporta che la sua donna vada a letto con un altro.

Ma allora, dei tanti cornuti cui non si spezza u firu ‘i capillu, possiamo pensare che non sappiano amare?

Chiediamo ad alcuni uomini: questi omicida che infieriscono con tanta insistenza, sono presi da raptus o da soddisfazione? La sorpresa nella risposta: da soddisfazione!

Le donne, come è loro abitudine, hanno dato una risposta articolata. Ammettono che la voglia di uccidere il fedifrago è fortissima, minacciano di farlo ma non lo realizzano, non solo perché sono state educate a sopportare la presenza di altre donne, fisse o di passaggio ma anche perché il loro DNA non si è fatto condizionare, come quello dell’uomo, dall’ambiente.

L’aggettivo cornuto non si applica alla donna e l’orgoglio femminile non viene intaccato!

Quando è la donna a tradire, invece, vuole essere solo capita e va all’ultimo incontro col suo compagno con l’arroganza di poterlo convincere ad accettare di buon grado che lei stravede per un altro. Non capisce che le sue “parole sono pietre” e che non basta una generazione perché l’uomo impari a fare il cornuto.

Ma se si vogliono accelerare i tempi, di fronte al tradimento del proprio compagno, bisognerà prendersi almeno una soddisfazione e ben mirata: “colpirne uno per educarne cento”.

E quando “si spara, si spara e non si parla!”

Ma, attenzione al soggetto sottinteso!

A fìmmina non ciù ppizza!*

L’uomo ne ha uno solo, mentre le donne, volendo, ne possono avere tanti!

Settembre 2016

* La donna non lo perde


Il ceppo

Con tanto amore...

La cucina era un tempo luogo di aggregazione, dove genitori, figli, nuore, generi, nipoti, zie nubili, monache di casa e preti secolari, si facevano i fatti propri e quelli degli altri.

Non c’era segreto che ognuno potesse tenere per sé. Si amava, si odiava, si complottava, si sparlava e spettegolava ad alta voce.

Erano discrete solo le parole pronunciate sottovoce, con l’ammiccare degli occhi, perché non arrivassero al letto di chi attendeva la sua ora.

Oggi la cucina ha perduto, insieme al suo ruolo, anche le dimensioni ed è piccola, non a caso è chiamata angolo cottura. Contiene stipato lo stretto necessario ma trova posto e in bellavista lo status symbol per eccellenza: il ceppo dei coltelli di cui molti designer si sono interessati.

E’ un oggetto che resta inanimato per l’arco della sua esistenza, perché nei supermercati si trova tutto affettato in piccole porzioni anche precotte che si consumano velocemente: ognuno ha fretta di andare per la sua strada, solo con se stesso, fra gente sola.

La coppia però trova il tempo per litigare, anche perché la donna ha preso coraggio, dice la sua e non se ne tiene una.

Non che faccia male, ma in presenza del ceppo la prudenza non sarebbe troppa.

Le discussioni, anche per futili motivi, iniziano in camera da letto, incalzano nel soggiorno dove in questi ultimi anni, la donna, messa proprio all’angolo “cottura”, trova ad attenderla il ceppo che, potrebbe restare pacifico come fino a quel momento, invece, anche lui vuole partecipare alla lite con i suoi “argomenti” affilatissimi mai usati.

Il maledetto, grazie all’ultima parola udita e non taciuta che fa traboccare il vaso, si sente finalmente gratificato, sguaina una delle sue armi, svolge il compito per cui è stato prodotto, ed esprimere al meglio le sue potenzialità.

Non si possono imputare al ceppo tutte le responsabilità del contendere ma solo quella di aver messo “pace”.

E di fronte al mutamento di destinazione d’uso della cucina che fino a pochi anni addietro univa e oggi separa, ci chiediamo: è proprio necessario comprare un ceppo, per usarlo solo in occasioni eccezionali?

Non sarebbe meglio chiederlo in prestito, al bisogno, al vicino di pianerottolo che potrebbe non essere a casa, favorendo lo sbollire del furore?

Ed anche l'estate 2016 è andata

 

In Continente, al freddo e al gelo

A casa del figlio

Ma commu ‘ndi finì!

Quanti di noi abbiamo i figli sparsi nelle città del nord! Siamo contenti che siano sistemati ma quando la nostalgia di loro ci attanaglia, prendiamo il primo aereo e ci saltiamo sopra.

I primi giorni, baci e tenere carezze ai figli e ai nipoti per chi ce li ha, ma dopo la prima settimana, la Sicilia senza di noi soffre.

Le case dei nostri figli sono quasi tutte piccole, con un solo servizio e quando scappa, i turni si devono rispettare; al contrario delle nostre che sono spaziose e al nord ci sentiamo chiusi come in una “grotta.”

I figli lavorano tutto il giorno e li vediamo la sera, ma ci godiamo i nipoti. Li accompagniamo e li prendiamo da scuola, dal catechismo, dall’insegnante d’inglese, dalla palestra e dalle feste di compleanno.

Facciamo insieme i compiti, diversi da quelli dei nostri tempi e ce li dobbiamo studiare! Se ci va bene li capiamo, altrimenti telefoniamo ad un amico insegnante per farceli spiegare.

Quando arriva la sera, il menù che avevamo preparato per loro non è gradito, e se mancano gl’ingredienti richiesti, il nonno ormai in pigiama, s’infila il giubbotto e va al supermercato.

… “La pasta della nonna è buona ma quella della mamma è più buona!”…

Rientrati i figli si cena, ma i bambini eccitati dalla presenza dei genitori non vogliono addormentarsi senza un racconto, ed esaurite le fiabe classiche si passa a quelle inventate e, a gentile richiesta, anche mimate.

- Hai!… haiai!… simmu  rrutti! -

- ‘Nda fumammu na sicarittella? -

Al freddo e al gelo commu Gesù bambinu… ma sul balcone!

Ci si sveglia “col buio” e si sgattaiola per andare a bere un caffè nell’unico bar aperto dei cinesi che non capiscono l’italiano e sorridono sempre, anche quando gli diciamo: ma picchì non vi nni tunnati nda Cina?

Alle sette apre il “Bar Caffè I Disperati” gestito da siciliani rientrati dalla Germania che raccontano di quanto siano precisi e gentili i tedeschi, diversi dagli italiani arraffoni.

“I Disperati” però, capiscono e parlano il siciliano e alla domanda:

- Ma picchì non vi nni tunnati a Gemmania? -

Rispondono: “picchì, a gemmania, eramu i cammareri re tedeschi, cca, facimmu i patruni!

Viva l’Italia!

Maggio 2015

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Di Laura Castiglione leggi: Artigiani a Bronte-Storia, Arte, Cultura , Le donne al Collegio, Ciccio e Ciccina

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