L'OPINIONE DI ...

RIFLESSIONI al FEMMINILE

a cura di Laura Castiglione

OGNI TANTO UNO SGUARDO AL FEMMINILE AL MONDO CHE CI CIRCONDA

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La vendetta che appaga

In un mio precedente articolo ”Odio e dintorni” ho scritto che ci sono alcuni che nutrono odio per una o più persone da cui credono di avere ricevuto un torto. E per completezza ho pensato di integrarlo.

La vendetta di chi odia, temendo la galera, è verbale col detto: 'U Signuri ccià pinzari! Nel significato di incitare Dio a non distrarsi e chiamare a Sé chi odiano.

Questo arcaico detto che nei tempi antichi era in uso, lascia il tempo che trova perché, ammesso che la maledizione vada a segno, l’odiatore non otterrebbe una vendetta che paga e neppure che lo appaghi. E per avanzare una teoria che sia in parte condivisibile, bisogna sforzarsi di entrare nei panni di chi sa odiare per mestiere.

Entriamo!

L’odio é un istinto che alcuni riescono a controllare, elaborare per poi perdonare. Altri ne sono incapaci, non per limitata intelligenza, ma perché l’odio è nel loro DNA e non possono perdonare.

La religione cattolica insegna il perdono. Per i peccati meno gravi ha immaginato il purgatorio che funge da depuratore e rende le anime limpide per raggiungere il paradiso. Per i peccati gravi e senza pentimento le fiamme dell’inferno resteranno accese per sempre. Ma sembrerebbe una contraddizione sostenere la teoria del perdono congiunta alla punizione eterna, infatti, giunge a proposito la fede nella misericordia di Dio che perdona tutti i peccati anche i più efferati.

E’ certo che non si sa cosa ci sia nel dopo vita, anche perché nemmeno i santi, nelle loro apparizioni, hanno mai fornito prove. Tanto che, ci poniamo da secoli le stesse domande: esiste l’aldilà, il perdono, il castigo, le fiamme che non si spengono mai?

Dunque, che senso ha augurare la morte di chi si odia se non si è sicuri che con la sua morte soffrirà le pene dell’inferno?

E se del doman non v’é certezza, non c’è soddisfazione! Sarebbe conveniente augurare a chi si odia una lunga vita ma di solitudine e di sofferenze: lutti e lacrime. Non è un suggerimento che si vuole dare all’odiatore seriale, non ne ha bisogno, perché cambi il suo modo di agire, ma è per farlo riflettere che odiando si farà tanti nemici, anche i parenti lo abbandoneranno e, rimasto senza chi odiare, non gli rimarrà che guardarsi allo specchio: illu sa canta e illu sa sona, e finirà per odiare se stesso!

Dopo questa odiosa riflessione, causa di un forte mal di testa, vado alla Peppino De Filippo: e ho detto tutto!

Gennaio 2019, è iniziato un nuovo anno


VENDESI

L’agente immobiliare

Hai un appartamento da vendere? Ci pensiamo noi. Veniamo a vederlo, lo valutiamo gratis e senza impegno, concordiamo il prezzo più conveniente per te, facciamo le foto, lo mettiamo in pubblicità e ci lavoriamo.

Si presenta un giovanotto di bella presenza, di facile parlantina, di modi garbati, se occorre galanti, vestito casual e cravatta, borsa documenti e chiavi, scarpe lustrate, casco, moto di facile parcheggio, occhiali da sole che fa scivolare lungo il naso, solo e quando deve puntare dritto negli occhi il cliente.

Osserva con attenzione tutti i piccoli particolari che servono ad abbassare il valore dell’immobile, scatta foto da professionista per colpire l’interesse dell’acquirente che, a suo dire, lo aspetta in ufficio. Contratta e mercanteggia sul prezzo al ribasso come se fosse lui l’interessato all’acquisto.

Ispira fiducia e gli si danno le chiavi degli appartamentini arredati messi in affitto che, se gli capita, li utilizza per una sveltina ma senza nulla a pretendere perché è fedele al suo celibato. E come si dice: si lavora e si fatica pi la panza e pi la fica. Poi riprende il giro della sua vasta clientela e nel frattempo si gode la città. Conosce tanta gente e prende contatti. Che cosa può pretende di più dalla vita?

Fare l’agente immobiliare è uno fra i mestieri più antichi del mondo. Una volta, si chiamava sensale, dall’arabo simsar, mediatore che si occupava d’immobili e di terreni ma, quando combinava matrimoni, prendeva anche il soprannome di ‘ncucchia bbullichi.

Il mediatore, ieri come oggi, a ccu runa e a ccu prummetti, ha il compito di convincere il venditore e l’acquirente e se l’affare non va in porto: acqua r'avanti e ventu r'arretu, e, ndo cattàri e ndo vindìri non c’è pregiudiziu.

Ma quando l’affare è concluso e, il venditore, conta e riconta il denaro ricevuto dalla vendita, capisce, anche se in ritardo, chi fici 'a motti ru suggi! 
Pretende restituita la percentuale data all’agenzia, la quale, a sua volta, la pretende dal giovane agente che non ci ha saputo fare ma l’ha già spesa a tarallucci e vino.

Hai un appartamento da vendere?

Chi nnicchi e nnacchi! Cu joca suru, mai s’incagna... ghe pensu mi!-

Dal brontese pura lingua, al milanese: dal sud al nord la musica è la stessa!

Dicembre 2018

FACCIA A FACCIA

Genitori e figli

Sono pochi i figli che pensano di conoscere o di aver conosciuto veramente in fondo le due persone più importanti della loro vita: i genitori.

Non c’è una casistica e per farsi un’idea chi ha fratelli e sorelle può toccare con mano che ognuno di loro si è fatto degli stessi genitori un’opinione diversa, se non addirittura opposta.

Eppure, tutti i figli hanno iniziato lo stesso percorso di comunicazione con i genitori: il primo vagito e, per tutta l’infanzia, le carezze, i baci, gli abbracci che li hanno stretti come in una morsa, fino ad esserne soffocati.

Sono stati un tutt’uno indissolubile.

Ma all’improvviso scoppia in faccia l’adolescenza che a colpi di ribellione e contestazione incrinerà quell’amore fino alla giovinezza, in cui, un altro amore si frapporrà fra loro, così totalizzante da fare, a volte, dimenticare quel vincolo naturale, impresso nei geni e non sostituibile.

Ormai adulti e, diventati genitori anche loro, potrebbero capire i loro genitori ma hanno altro cui pensare o non vogliono pensare.

Il tempo scorre velocemente e presi alla sprovvista ad un tratto si accorgono dei genitori, i quali, quasi a loro insaputa, l’uno dopo l’altro li lasciano.

Piangono sui ricordi ormai sbiaditi, recriminano inesistenti e banali disparità o ingiustizie subite, rancori non spiegati, errori commessi senza le scuse che si sono fatte attendere e poi se ne sono capaci sentono il rimorso.

Molti figli, come se seguissero un copione, si comportano quasi allo stesso modo, ma perché se hanno ricevuto solo amore da due persone così sempre presenti e che ad un certo punto considerano quasi come estranei. E sono estranei, perché i figli li vedono solo come genitori e non individui con le loro aspettative, i sogni, le ambizioni cui hanno aspirato, se sono stati felici, delusi o traditi, se hanno saputo amare, se sono stati amati, se hanno odiato chi li ha feriti e poi se hanno saputo perdonare.

Chi ha la fortuna di avere ancora i genitori non abbia paura di sapere chi sono: conoscerli è una grande opportunità da non perdere e comunque vada, sono dei grandi!

I fiori sulla loro tomba sono per quietare la coscienza e non per loro.

Novembre 2018

Il “tempietto” dei sogni

L’edicola

Nel secolo scorso, nei paesi, c’era una sola edicola che vendeva, per i pochi che sapevano leggere, il quotidiano La Sicilia, i settimanali su ordinazione Il Tempo, Oggi e i libri scolastici.

Si vendevano anche le riviste Bolero, Grand Hotel, Bella, Annabella che alcune signorine si facevano comprare dal fratello per sfuggire al controllo delle mamme, perché le storie d’amore descritte distoglievano le figlie dalla realtà.

Per i giovanotti c’era Tex, un eroico cavallerizzo, sempre in difesa delle donne; domava qualsiasi cavallo che, ahimè, non somigliava lontanamente al cavallo del loro padre agricoltore. Le sue storie narrate, si svolgevano nelle praterie americane e chissà che l’idolo di Tex non abbia spinto tanti giovani ad emigrare.

Oggi, le edicole sono ad ogni angolo della strada così come le librerie che però, si dice siano in crisi: oggi non legge più nessuno! Forse perché l’hobby preferito dagli italiani sia quello di scrivere e non di leggere? Gli editori, pubblicano tutto ciò che possa soddisfare la curiosità di quel lettore che, interessato solo alla vita privata di persone famose, la segue come fosse un romanzo a puntate di scambio di coppia, avventura, amore, tradimenti, riconciliazioni, matrimoni da favola e divorzi con mantenimenti da favola.

Tanta curiosità della privacy di persone che neppure si conoscono e altrettanto disinteresse del vicino di pianerottolo. E per chi non legge, c’è Facebook dove si hanno tanti amici sconosciuti con cui scambiano idee, foto, confidenze che non farebbero neppure al confessore.

Una spiegazione, a parte quella della solitudine, si potrebbe avanzare: è l’invidia per la fortuna che è toccata ad altri, il rancore e il rimpianto per le occasioni perdute a fronte di un’insignificante esistenza che molti ritengono di avere. Sono stati deficienti, nel significato forzato di mancanza di efficienza.

Per fortuna c’è facebook che conforta e condivide!

Anche le riviste di ieri facevano sognare ma stimolavano, ad avere una vita migliore con i valori interscambiabili: amore, rispetto, coraggio. Mentre quelle di oggi con l’uso dell’italiano abbreviato, come si avesse fretta, fanno emergere il peggio in quei lettori che non sanno distinguere il gossip dalla realtà.

Ottobre 2018

Rinascere?

Voglio una vita… da cani

Non si è mai contenti di quello che si ha o si è. Alcuni uomini, dicono che se potessero rinascere, vorrebbero essere donne e, alcune donne, essere uomini; i bambini anelano essere adulti e, gli adulti, tornare bambini.

C’è anche chi non vorrebbe rinascere uomo né tornare bambina ma le piacerebbe tanto essere un cane. Ma perché?

Per fare una vita da cane!

Il cane da compagnia non se la passa così male, sta sdraiato sul tappeto tutto il giorno ad occhi chiusi, ogni tanto li apre, per fare sapere che non è morto a chi passando lo accarezza. Quando è stanco del tappeto si stravacca sul divano, guarda la tv e non ha preferenze: si accontenta e gode. Non ha orari per andare a dormire e non punta la sveglia per alzarsi. E’ disoccupato ma non invidia l’uomo che corre per andare a lavorare. Se è femmina non fa le pulizie di casa, non lava, non stira, non fa la spesa, non cucina.

Il mangiare lo trova sempre pronto, a temperatura ambiente e ne mangia in quantità perché non ha problemi di linea. Digerisce bene, fa i suoi bisogni davanti a tutti, senza inibizioni: in giardino e per strada, ma se gli girano, finge di essere incontinente e li fa pure dentro casa. Ogni tanto abbaia, per avvertire di aprire la porta a chi, bussando, lo disturba. Se fa stronzate è perfino giustificato: sempre un cane è!

Dicono che il vero amico dell’uomo è il cane; al contrario, è l’uomo amico del cane maschio e, conoscendone i gusti, gli porta perfino la femmina a casa. E qualora non gli dovesse piacere, non fa problemi, ma è l’unica volta che pensa: ogni lassata è pidduta, non me la devo sposare e sopportare la tutta la vita!

E l’uomo, è anche amico del cane femmina per gli stessi motivi di cui sopra, anzi, regala i suoi cuccioli appena nati e le toglie il problema di mantenerli finché si sposano. E non sarà mai suocera!

Il cane, dunque, non ha problemi, ma, se qualcuno, per puro caso, un giorno, senza un apparente motivo gli rompe… in latino i coleones, per mettergli in testa un pensiero: ci runa un pizzicuni e si leva u pinzeri!

Se questa è vita da cani, quella dell’uomo cos’è?

Se qualche lettore avesse qualcosa da ridire, faccia attenzione! Se lo incontro, cu rispettu parrandu, u pizzìcu! E, si campa, commu finisci a cunta!

Inizia Settembre 2018 

Odio e dintorni

Casi clinici ed aforismi

L’odio è disprezzo, ostilità, voglia di nuocere a qualcuno e non si può considerare un sentimento, perché non riguarda il mondo delle emozioni di gioia, di orgoglio, di pietà e di amore. Può accadere di provare disprezzo per qualcuno ma se alla ragionevolezza si fa strada, si domina e, nel tempo, più o meno lungo si mitiga, si supera e si dimentica.

Dipende soprattutto dal carattere e dalla maturità di ciascuno ma, ad alcuni, viene difficile se non impossibile, e dimostrano che nell’odio ci stanno bene, si sentono vivi perché capaci di forti “sentimenti”. Pare che passino il loro tempo a progettare come possono vendicarsi e dimenticano che la vendetta non paga ma li appaga. Il loro destinatario non è sempre la stessa persona che, al limite, se hanno ricevuto un’offesa imperdonabile si potrebbero anche capire, invece cambiano spesso bersaglio, ora è l’avversario politico, ora l’amico, il vicino di casa, il fratello e la sorella, la mamma o il padre, il marito o la moglie.

Se non trovano il “coraggio” di eliminare fisicamente l’oggetto del loro odio, uccidono la sua reputazione. Sono dei killer professionisti con lo spargimento di sangue dell’onore, e colpiscono con l’inganno, la calunnia, la diffamazione.

Un’altra arma che prediligono sono le maledizioni, sotto forma di aforismi: sa rùmpiri ‘u collu, chi i gambi i fanu ‘i lignu.

Fanno le cose per bene, non auspicano il male minore di rompersi le gambe che si riparano con le protesi o che abbiano un colpo di frusta: si devono rompere il collo.

Il loro profilo risponde anche a ferventi cristiani, fanno voti, esortano quel loro Dio personale a non distrarsi e che chiami il loro nemico a Se: u Signuri ci ha pinsari! Sono anche vigliacchi che delegano un Altro a fare il lavoro sporco.

Come difendersi se non con aforismi: i gastìmmi su’ commu 'i fogghi, cu ‘i manda s’i ricogghi! Le maledizioni ricadono su chi le manda. C’è anche: o cavallu gastimatu ci lluci ’u piru! Che le maledizioni provochino l’effetto contrario e ci si augura una luccicante salute.

Concludo di augurare a chi ci odia il male minore e, costatato che parla troppo e gli si secca la lingua: pipita gallinara! E’ la tipica malattia della lingua dei polli.

Giugno 2018

'I spini ra fògghia 'i lattùca

Sensibile o permaloso?

Capita, ogni tanto, d’imbattersi in alcune persone che hanno intolleranza ad un giudizio critico nei loro confronti. A volte è quasi impossibile sostenere una conversazione pacata per dimostrare loro che si sbagliano, specialmente, se sostengono tesi discutibili a volte inaccettabili e che poggiano solo sulla loro fervida fantasia.

L’intenzione di chi le ascolta non è di volerli offendere o contrastare a prescindere, ma solo per avere un dialogo e un costruttivo confronto.

Ad un occhio poco attento, questo atteggiamento potrebbe fare intendere un carattere forte, determinazione nelle proprie posizioni, anche se le presentano come principi fondamentali. A volte, usano l’aggressività e per farsi ragione, alzano la voce, sopraffanno ritenendo di essere nel giusto.

Nel caso in cui dovessero avere la peggio, non se ne assumono mai la responsabilità e accusano l’interlocutore che non sa riconoscere la loro sensibilità. E’ il caso di dire: càspita! si spina cu‘à fògghia ‘i lattùca” e “sa tuccari ca pezza o si scuzzùra”!

Al contrario c’è chi cerca il sostegno di amici o di estranei, accetta le critiche che gli vengono fatte per capire e conoscere quanto e se le proprie idee siano giuste o da cambiare, se non tutte, almeno alcune.

Sente il bisogno di confrontarsi e, quasi col timore di non essere compreso della validità delle proprie idee, cerca di esporle con chiarezza all’interlocutore, dandogli la possibilità di confutare, contraddire o condividere e, alla fine, riceve quasi sempre un insostituibile arricchimento.

La prima posizione mostra sicurezza e, l’altra, debolezza? Ma siamo sicuri che le cose vadano solo in un senso o nell’altro e che non esista una via giusta di confronto?

Il detto popolare “si spina cu‘à fògghia ‘i lattuca” non si rivolge alle persone che si ritengono sensibili ma a quelle permalose, di limitata e non elastica intelligenza.

La sensibilità è soprattutto ben altro!

Consiste nel rispetto di sapere ascoltare e accettare le critiche, per imparare a soppesare le diverse esperienze, arginare i propri limiti con quell’umiltà che faccia scudo a spinose critiche che potranno essere ben più pericolose delle spine dell’innocua lattuga.

Maggio 2018

Una nuova specializzazione

L’avvocato persista

La responsabilità di un avvocato, quando commette errori, è quasi sovrapponibile a quella di un medico. Uno potrebbe dare la morte civile e uno la morte fisica: delle due non si sa quale sia la migliore da auspicare. In entrambe le disgrazie i due professionisti condividono insulti e maledizioni.

Il nostro interesse si rivolge all’avvocato e alle sue diverse specializzazioni di penalista, civilista, amministrativista, tributarista e molte altre. Ma, pensiamo ne manchi una che meriterebbe più attenzione perché, a tutt’oggi, è sprovvista di adeguate competenze e dignità.

La giurisprudenza dovrebbe colmare questo vuoto, incoraggiare un giovane laureato, già selezionato da test specifici che ne determinino l’attitudine, a frequentare corsi tenuti da psicologi che mirino alla conoscenza profonda dei sentimenti e delle loro reazioni.

Certo, programmare una branca inedita non è compito facile, come anche darle un nome ma, a questo, possiamo dare un contributo e, tanto per intenderci, è il concetto che conta e azzardiamo: “avvocato persista”, esplicitato avvocatu ri causi persi.

- Un momento, a chi perde le cause gli si vuole dare anche un titolo? -

Gli spetterebbe di diritto e facciamo un esempio. Un signore consulta i migliori avvocati per farsi difendere in una controversia con un certo signor Tizio. Malgrado le circostanze siano a lui favorevoli, sfortunatamente, per alcuni cavilli legali perderebbe la causa e gli è sconsigliato da tutti i principi del foro d’intraprenderla.

Non gli resta altro che consultare l’avvocato persista. Durante un numero imprecisato di sedute, disteso sul lettino, espone con dovizia i misfatti del suo avversario. L’avvocato “psicologo” annota ogni postilla, traccia il profilo delle capacità reattive del signor Tizio e impianta la difesa: “sfasciare” e colpire nei punti più deboli.

Se il Tizio è attaccato al denaro, sarà costretto a cederlo ai suoi avvocati e se lo stress lo sfianca, avrà il fianco dolente.

 - Ma, così facendo, la causa durerà anni e il tarlo dell’esasperazione roderà entrambi i contendenti! Che difesa e mai questa? -

E’ il paradosso che si dimostra efficace! Il signor Tizio si dispera e l’altro se la gode.

L’avvocato persista, s’ha da fare!

Aprile 2018

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