L'OPINIONE DI ...

RIFLESSIONI al FEMMINILE

a cura di Laura Castiglione

OGNI TANTO UNO SGUARDO AL FEMMINILE AL MONDO CHE CI CIRCONDA

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Diventare cretini a Natale?

Potrebbe servire!

A molti sarà capitato di non rispondere alle provocazioni e di lasciare perdere, consapevoli di avere di fronte chi normalmente definiamo un cretino, di assecondarlo nelle sue idee politiche, calcistiche e d’opinione.

Se è poi un vicino di casa che crede di essere un signore, anche se il concetto di “signore” non ce l’ha ben chiaro in mente, è difficile fargli capire il vero significato “d’invadenza” che non consiste nel fare domande ovvie e normali, per esempio “come sta tua moglie o tuo marito” ma nel voler sapere se ci “sa fare a letto!”.

Il cretino ha sempre l’intenzione di non cedere e, convinto che il suo interlocutore sia ignorante, sposta con abilità i pallini del pallottoliere dal suo lato attribuendosi una convincente dialettica.
Spesso, ma è consequenziale, è di modesto calibro intellettuale e la scolarizzazione gli ha nuociuto, è commu l’ovu, “cchiù sturìa” cchiù duru diventa.

A nome di tutti i cretini di rivalsa
ringrazio Laura Castiglione della sua esi­larante riflessione e ricam­bio gli auguri per un migliore Natale e un non peg­giore 2011 per tutti!

Nicola Lupo

Non ama il confronto, non ascolta i se e i ma d‘interruzione di chi tenta invano d’inserirsi nel discorso; anzi, alza il tono di voce per meglio imporsi. E non si sa perché, costui prediliga le feste natalizie, s’insinua tra parenti e amici mettendo sotto l’albero i suoi “argomenti”.

Certamente chi è credente sa che Gesù Bambino scende dalle stelle il 25 dicembre e, anche se provocato, non commette il peccato mortale di farLo scendere in un altro giorno; digrigna i denti per non aver potuto o voluto rispondere per le rime e se ne rammarica, dopo: “l’esprit de l’escalier”.

Ma alla fine anche il cretino fa riflettere: essere come lui non è proprio un limite se contribuisce a darsi una certa importanza!

E nella speranza che funzioni si potrebbe adottare la soluzione d’imitarlo: sparare a raffica cazzate e lasciarlo finalmente senza parole!
Sono piccole rivalse che non cambiano la vita, ma sentirsi un “importante cretino” la migliora!

Ma che non diventi un’abitudine! Solo quando un “certo gonfiore” impedisce il passo leggero e spedito!

Auguri di buone feste a tutti, ma sì, anche al cretino!

Natale 2010

U ddummisciùtu!

Svegliamo il mandrillo che dorme!

Oggi si sta facendo spazio un certo giovanotto che, preso dal panico, molla la sua ragazza sull’altare non sentendosi pronto al grande passo.

Perché se la dà a gambe? Per il calo della passione o c’è qualcos’altro?

Escludiamo dalla riflessione chi enumera prestazioni sessuali a iosa durante i festeggiamenti delle sue nozze d’oro!

Ascoltiamo invece chi afferma che l’innamoramento ha i suoi tempi e non può durare tutto il tempo.

La sua considerazione non è arrivata certo dopo una “nottata di fuoco”, al contrario, il sonno gli ha portato consiglio e, magari, se avrà tenuto un diario, dove aveva segnato in rosso i giorni si e in nero i giorni no della sua performance, lo ha fatto riflettere che non tutto era filato liscio. Anzi, in alcuni casi, i no prevalevano per l’inesperienza di lei ma anche di lui che annaspava nel dove mettere le mani, pur esistendo allora come oggi, donne fredde, tiepide, calde e a scottadito!
Ma con in mente un “progetto di vita insieme”, passati gli ardenti bollori, per un’evoluzione naturale della passione, ha intrapreso una strada di risalita diversa, con sentimenti più profondi verso il compagno/a che prendono il nome di solidarietà, fiducia, amore.

E come si suole dire: chi si accontenta gode!

Oggi l’inesperienza della donna è superata, all’uomo viene indicato anche dove mettere le mani e “chissu …u ddummisciùtu …” se ne sta con le mani in mano, anzi scappa, perchè non si sente pronto al grande passo? E la sua mammina? Invece di rincorrerlo con l’ovetto sbattuto perché non gli spiega come vanno le cose?

Noi facciamo la nostra parte e rivolgiamo al giovanotto qualche domanda:

- U Signuruzzu, runa biscotti a cu n’avi renti?

- E’ la paura di un progetto di vita insieme?

- L’impulso sessuale può essere la sola guida?

- Il bottone della camicia lo sa attaccare solo la mammina?

Porca miseria, quante domande! Lo stiamo mettendo in “confusione”?

- Giovanotto … senta! Non risponde … il mandrillo si è addormentato nel bosco!

Proviamo a farlo baciare dal principe azzurro?

Dicembre 2010

A “quel figlio” di mamma!

Andiamo ad un matrimonio e osserviamo le espressioni e l’abbigliamento di due distinte signore: mamma della sposa con vestito fru frù, tacchi cm. dieci, gioielli a chi più ne ha, trucco coordinato, capigliatura “sciantosa” in competizione con la sposa, “bella la madre, bella la figlia”; mamma dello sposo con vestito sobrio, scarpa chanel, gioiello quanto basta, trucco leggero, capigliatura composta, versa lacrime di commo­zione e non certo per rovinare la festa: è delusa dal figlio che ha scelto “chilla” e se lo sente “rubatu”, lui va a vivere lontano e lei pensa a come potrebbero andare le cose.

I primi tempi il figlio le telefona: “maaamma” sulle note struggenti della vecchia canzone “Mamma, mormora la bambina”.

Le vacanze lui le passa al paesello ma sono brevi e riparte. Il lavoro, la stanchezza, la crisi c’è sempre, le telefonate si diradano.

La sua mamma gli telefona sempre ma non sa cogliere il momento giusto: lui ora sta mangiando … è tornato stanco dal lavoro … ha il telefono staccato … la notte non ha dormito. Gli anni passano e lei invecchiando perde, per sua fortuna, la memoria.

Ma ad un tratto si ricorda che deve morire: e muore!

Quel figlio di mamma prende il primo aereo che passa e piange, inconsolabile: com’era brava la sua mamma, sapeva fare delle polpette speciali, chissà cosa vi metteva dentro! Forse, se avesse trovato il tempo per chiederglielo!

Mah! … Ormai ... è inutile piangere sulle “polpette versate!” Ora lui è con lei, l’accarezza mentre le sistema il vestito, le parla a lungo sottovoce e non si capisce cosa si stiano dicendo, lei sobbalza e muove le palpebre perchè si avvia al “rigor mortis”.

Non sarà, invece, che voglia tornare in vita?

Certo che no! Almeno da morta, quel figlio di mamma le ha parlato e le parlerà ancora!

“Partire è un po’ morire”… e morire è un po’ parlare!

E meno male che Novembre sta finendo!

Una comoda casetta per ...il dopo?

Vi sono alcuni che decidono con ampio anticipo di mettere su casa al cimitero, convinti che pensandoci all’ultimo momento avrebbero di che pentirsi.

Acquistano il terreno ‘n facci o suri, per usufruire di notte del lento rilascio del calore e incaricano un tecnico di fare il progetto. Un localino per ogni familiare, un disimpegno per sgranchirsi le ossa e mansardina per un ospite improvviso in attesa che gli consegnino il suo monolocale.

Iniziano gli scavi per le fondamenta e vengono alla luce i reperti ossei del vicino che non sa stare al proprio posto e, omertosi, li ricoprono col massetto del solaio per non sospendere i lavori. Completata la struttura muraria è il momento di decidere quale colore fare alle pareti: un azzurrino? Un grigiolino? Un verdino, speranza, di trovarsi bene?

Si stanno allungando i tempi, si deve scegliere in fretta: besgiolino, è un classico e sta bene su tutto!

Assegnazione dei posti: piani alti a chi soffre d’asma, piani bassi agli altri. Sistemazione aiuole con fiori stagionali, illuminazione a giorno per chi è solito rincasare tardi la sera!

Manca il collaudo e l’inaugurazione ma, almeno a questi, danno tempo al tempo!

Ognuno, naturalmente, “a casa propria” faccia ciò che vuole, ma una saggia riflessione non è tombale: tutti sanno che la morte è rappresentata da una vecchia signora mantellata, con in mano la falce e senza il martello che miete “all’urbisca,” ma non è sorda, sente a meraviglia chi, invidioso, impreca: “a motti buttana …ri ccà, e buttana ra miseria …ri llà, na bella casza e nullu sa gori? E un puvirellu? Sutta a terra! Vi pari giustu?”

E così la vecchia signora “inca …ppucciata nera” per le ingiuriose proteste, cantando “andiamo a mietere il grano” si reca dai proprietari della casetta disabitata e anticipa la mietitura!

Non toccate lo “sferico ferro”, non basta! Sospendete i lavori! Scatenare l’invidia è piriculùszu!

2 novembre 2010

A margine di “una comoda casetta… per il dopo?” di Laura Castiglione, la quale con bo­na­ria iro­nia critica la mania di prepa­rarsi una tom­ba con relativo auto­elogio dei fu­turi fruitori, e senza offen­dere i costrut­to­ri che eserci­ta­no la loro atti­vi­tà, si po­trebbe pro­porre la crema­zione, che aumen­tereb­be il la­voro dei va­sai e da­rebbe la pos­sibi­lità ai parenti di ave­re il caro estin­to ac­canto al profuma­to e utile basi­lico, men­tre creereb­be qual­che dif­ficoltà alle coor­ti celesti nel fati­dico gior­no di rintrac­ciare tutti i giudi­candi.

Si potrebbe, nel contempo, modi­ficare la ico­no­grafia di sorella mor­te in questi ter­mini:
“Vieni, bella Signora, avvolgimi nel tuo ros­so man­tello e immergimi in un vasto mare di asfodeli!".
(n.l.)

“Cu non mori vecchiu si fa”

E poi? …basta un piatto di pasta a forno!

L’anziano dà un bel da fare. C’è chi lo piazza in una casa di riposo, chi l’affida alla badante e chi lo ospita in casa propria. L’ultima soluzione dovrebbe andargli bene, invece, parrebbe proprio di no.

La sua giornata inizia dopo l’insonne “riposo dell’anziano” e preso sonno, ndè matinati, lo lascia andare per il trambusto di chi deve uscire:
– “…non dimenticare la pillola della pressione, …rincoglionisci davanti alla tv, ...tieni le gambe alzate… per la circolazione.”

Finalmente l’anziano resta solo e, con in spalla le sue gambe circola per casa, si attacca al telefono, parla “cu l’amici di lu so partitu e si llagga 'u cori”. E’ uso comune dire che l’anziano torna bambino e fa i capricci. Le sue dimenticanze normali, sono l’inizio di una puntina di Alzheimer.

L’alimentazione è dietetica: carote e mele astringenti, poca pasta, pesce azzurro, niente fritture, niente vino, niente fumo e niente sesso: non scherziamo! Potrebbe restarci!

Sono attenzioni, d’accordo! Ma quando si esagera si chiama “terrore” che al congiunto possa “venire qual­cosa” per cui saranno costretti a “servirlo!” L’anziano non fa capricci: non gli sono mai piaciuti “i mascurini”.

Non ha l’Alzheimer: è pigro anche nel ricordare. La dentiera balla? Non vuole l’Algasil, se ne frega, se la toglie, la posa dove tutti la possono vedere e quan­do la cerca gli dicono dov’è.

Ci ha messo molti anni per diventare anziano e vuole fare e dire ciò che non ha mai fatto e detto, o continuare nelle abitudini di sempre.

Se un figlio è troppo apprensivo potrà darsi una regolata o fare al proprio anziano “separato in casa” un piacere: lo mandi a vivere da solo!

Laura Castiglione al solito
scrive dei pezzi che sono auten­ti­che pennellate di neo­ve­ri­smo, con­cluse con iro­ni­che con­side­ra­zioni che pos­so­no sem­brare dei veri e pro­pri afo­ri­smi.

Brava!

Nicola Lupo, 26 Ottobre 2010

Mangerà a scumma ccu l’ògghiu o si abbufferà di pasta a forno e… toglierà il disturbo!

Ottobre 2010

Zitella o single?

La compagnia... al bisogno

La zitella di oggi si chiama single, meno dispregiativo e di ampio respiro. La single sostiene che vivere da sola sia una scelta, dopo le delusioni che solo l’uomo sa dare: immaturo e inaffidabile. E con la puzza sotto il naso, lo racconta a chi è disposto a crederle.

Forse è un criterio nuovo di seduzione, lei stimola il narciso che, pavoneggiandosi, le dimostrerà che lui non la deluderà.

Sarà così? La single non è avvezza alle confidenze e ci viene in aiuto un uomo per la sua naturale inclinazione a parlare di donne: “la single – sostiene – non ha una strategia di seduzione, vive da sola, che è “na cummurità”, e vuole compagnia al bisogno.

E’ un punto di vista sintetizzato e l’uomo, si sa, va per le spicce, ma aggiungiamo a questo giudizio una domanda: la single, fa un gioco d’azzardo o è un bluff? Cerchiamone la risposta: l’uomo crede che oggi la donna sia disponibile e lui debba “provarci” sempre e non ha difficoltà nella scelta. E in conseguenza di ciò, s’illude di condurre lui il gioco, dimenticando il detto: “a potta si rapi ri intra”.

Ma alla fine, sia che l’uomo svolga la professione del croupier o quella di “uomo oggetto” è sicuro che non si pone problemi, non sarebbe da lui: fotte e se ne fotte!

Il problema “oggetto” se lo pone la donna, non riesce a scrollarsene e sotto le “mentite spoglie” di single si convince che finalmente è l’uomo “l’oggetto” ed è lei ad avere in mano due carte vincenti: usa e getta.

Questa single crede così di aver raggiunto la parità con l’uomo ma, purtroppo per lei, in un campo dove lui non eccelle: considerare l’altro oggetto. Ma a chi scrive e a chi leggerà queste 335 parole, chi glielo leva dalla testa che alla single piace fare “na botta e via?”

– Una sola? –
– Una va e una viene! –

Ottobre 2010

Dava meno problemi!

A “criata” di ieri

Era una volta buona abitudine del signorotto di campagna e di città utilizzare per i propri bisogni ciò che aveva sotto mano: “a criata” sulla quale si conosce il libero arbitrio dalla letteratura romanza. Lui scendeva per le scale verso la cucina, schioccava le dita ed era “subito sera”.

E si sa anche come reagiva la moglie: se le interessava il marito, defenestrava “a criata” che, per la fame che c’era, veniva rimpiazzata all’istante; e lo sportivo signorotto continuava su e giù per le scale, a sgranchirsi le gambe, per la nuova criata.

Se la signora invece mal sopportava “chillu chi ci cchianava n’collu”, per par condicio, chiedeva al suo stalliere di salire lui le scale.

Oggi, cosa è cambiato a parte l’istallazione dell’ascensore? Tante signore intraprendono, anche loro, la carriera del buttafuori: rispettabile soluzione! Ma siamo sicuri che non ci sia l’alternativa?

In ogni strategia che si rispetti è bene conoscere l’avversaria o la rivale. La ragazza è terra terra o sa usare i congiuntivi? L’uso del verbo “venire” lo inverte con “andare?”

Prima di licenziarla, ha le carte in regola come collaboratrice domestica, visto che tanto domestica non è? E sostituendola, al marito passerà la sbornia senza il pericolo di ricaduta? Guai a dare da bere a chi non regge l’alcol!

E se “l’amato” dimenticherà i doveri di manutenzione, l’uso della lingerie rosso fiamma riaccenderà la memoria? E parliamoci chiaro: rimpiazzare una collaboratrice, “sveltina”, è cosa facile? Mah! Non so se sia una buona idea e la butto qua: che fatica si deve fare per quattro entrate e quattro uscite.

Ci sono due famosi detti: “… Diu pidduna a tutti!” e anche “maritu tintu, maritu tintu, tintu è cu n’avi nè bonu e né tintu!”.

Siate disinteressate: tenetevi la collaboratrice, altrimenti, nell’inutile e ridicola tenuta osé dovreste tornare a lavare i piatti!

Settembre 2010

Il «castigo» della nuora

Origliare non è educato...

Ma può esser illuminante

Andare al mare è starsene al sole, nuotare e spettegolare. E c’è anche chi distesa sulla sdraio, tiene gli occhi chiusi e le orecchie tese ai discorsi del vicino.

Arrivano in spiaggia quattro signore: due giovani, con due bambini a testa, e le rispettive suocere. Il bagnino indica loro quattro sdraio in seconda fila, ma le giovani ne prendono due in prima fila per seguire meglio i figli sulla riva. I bambini giocano e le loro mamme conversano. Le suocere, sedute dietro sbirciano mentre parlano sotto voce, ma non tanto da non essere ascoltate da chi origlia.

Una delle due: - Hai visto? Gli abbiamo offerto l’ingresso al lido, l’ombrellone, la colazione e ci hanno lasciate “in castigo“ tutto il tempo!

L’altra: - Ma tu vuoi comprare tua nuora con un ombrellone e una brioche? -
- Figurati! Era solo per dire che ci considerano due sconosciute. -
- Perché, tu pensi che ci conoscano? -
- Se non altro conoscono il nostro nome e potrebbero ogni tanto chiamarci! -
- E per dirci cosa? -
- Magari, renderci partecipi e interessarsi a come la pensiamo! -
- Non vogliono sapere come la pensiamo e, francamente, a cosa gli servirebbe! -
- Questo è vero! Loro sanno tutto e non hanno bisogno di confrontarsi! -
- I bambini si stanno facendo la doccia. Guarda, sono nudi!
- Non vedo nulla …. di strano! -
- Ma inforca gli occhiali! Non guardare l’insieme, vai nel particolare: hanno il pisello!
- E allora? Se sono maschi… hanno il pisello! -
- Ma non è un pisello qualunque! Appartiene ai figli delle nostre nuore che, un giorno, verranno messe in “castigo” anche loro! ... Ah! Che soddisfazione! -
- Purtroppo noi non ci arriveremo a vederlo e avere … questa soddisfazione! -
- “Carusi! … simmu cunzumati … chista non ci viri e non ci senti!”

L’estate 2010 sta finendo …

Prima che sia troppo tardi!

Programmino per signore ...sprovvedute

Una volta i genitori dei fidanzati, “a tavolino”, sorseggiando un bicchierino di rosolio, s’interrogavano: cosa date a vostra figlia? E voi, a vostro figlio? Il corredo è a dodici o a ventiquattro? E la casa? E i mobili? Patti chiari e matrimonio lungo!

Oggi si sono perdute queste tradizioni e i nostalgici se ne rammaricano quando sentono:

- “Mah! Speriamo! Se non va bene, divorziamo.”  -

Ma se non ci si sforza perché vada bene il matrimonio, affidandosi alla speranza, almeno ci si impegni perché riesca il divorzio! E prima del taglio, mano sulla mano, della torta nuziale, è necessario pianificare.

La casa la “portava” la donna? Oggi non conviene, ci sarà quella dell’ex marito. Il corredo? Solo a tre: un lenzuolo in uso, uno al lavaggio e l’altro se dovesse piovere. Separazione dei conti bancari: uno in comune e quello di lei con i risparmi. Scegliere la carriera meno remunerativa, per non essere costrette a mantenere l’ex. Nell’acquisto della macchina personale pretendere ogni optional, lui, col motorino circola meglio.

Si consiglia di lasciare il marito quando i figli sono minori, altrimenti: desistere! Se si ha il compagnetto di giochi uscirlo “o chianu”, mostrarlo, dopo il divorzio, l’ex potrebbe alzare le mani!

Non si ama il cane? Non adottarlo mai, altrimenti, per non traumatizzare i figli sarà l’unico a non uscire di casa, neppure con i carabinieri.

Tenere sotto controllo gioielli e argenteria, serviranno a pagare l’avvocatessa d’assalto, anche se il bazuka non è adatto per sparare ai “piccioni”!

Non presentarsi alle udienze senza trucco, dimagrite e con le occhiaie, per intenderci a “gatta rumazzata”; il giudice, se divorziato, e ce ne sono tanti, non si fa impietosire: sfodera l’arma della solidarietà e lascia all’ex qualche soldo in tasca per ricominciare con una ragazza in carne e di sana e robusta costituzione.

Questo programmino non è niente male e vale solo per alcune signore: le sprovvedute.

E meno male che c’è Laura, ce ne vorrebbe una in ogni casa!

Giugno-luglio-settembre, mesi degli sposi!

Sono gatte furbe o “scunchiurùti”?

Un'insana invidia

Una volta la donna era tenuta fuori dalle decisioni importanti e anche da quelle di routine; ma avere un uomo che decidesse per lei le dava una certa sicurezza. Oggi, con i tempi che corrono, è quasi anacronistico che la donna si affidi ad un uomo per avere sicurezza.

Ma è altrettanto vero che ci sono ancora donne che sognano un uomo che le protegga e le difenda, per esempio, dal preside, dal capo ufficio, dal capo reparto o dall’avidità dell’idraulico o del meccanico. E poter dire “ora ci mandu a mme maritu”, sicure che lui sistemi la questione, è per loro una soddisfazione! E siamo proprio sicuri che il loro lui sistemi la questione o la complichi?

Ma queste signore ci tengono troppo e se non lo trovano pronto all’uso, l’uomo che dà sicurezza, sanno come educarlo giocando al gatto col topo. Non prendono posizione quasi mai e, a cose fatte, fanno pesare il loro dissenso spingendo il “topo” a fare meglio o di più, suggerendogli la soluzione che le farebbe felici.

Sono gatte furbe o “scunchiuruti”? è proprio questa la sicurezza di cui hanno bisogno, magari, idealizzandola?

Ad onor del vero di uomini telecomandati se ne vedono pochi in giro e quando casualmente se ne incontra uno c’è chi rimane, usando un aggettivo tornato in uso, basito.

Ma io, più che basita, vengo assalita da un’insana invidia per la capacità delle signore in questione di far sentire il proprio uomo un cavaliere senza macchia e senza paura che, allo scalpitio del “cavallo”, abbassa la visiera, sguaina la spada e va al galoppo, contro chi non si scompone di fronte a nessuno, per proteggere la propria donna, indifesa creatura!

E poi… vogliamo metterci pure che gli fanno fare la figura del coglione? e che c’è di meglio nella vita!

Overdose da inserti, ci fermeremo per un po’…

Maggio 2010

Tanto per non fare nomi

L’uomo di successo con le …caramelle

Alcune giovanissime signorine sono attratte da uomini di età, per la loro intelligenza, il loro fascino, il loro potere, la loro pancetta e per ultimo, ma proprio per ultimo, il loro denaro.

Nessuno mette in dubbio le loro capacità nel saper sollevare, anche, la propria sorte, ma diciamolo, non ci vuole poi tanta fatica, l’uomo di successo sta sempre in agguato nei giardinetti con in tasca le caramelle!

Tracciamo il suo identikit.

Tutto ha inizio dalla caduta del primo dentino della maturità e dalla conta dei capelli.
E come un vampiro cerca colli da succhiare per rinvigorirsi, scambiando l’astenia, per carenza di ferro.

La tachicardia lo fa sobbalzare, è tempo d’agire: ora o mai più!

E intreccia un mattutino interrogatorio col suo “amico” più intimo: «tornerai agl’indimenticabili “anni di piombo?” sarai ancora all’altezza?» non riceve risposta e lo mette alla prova.

Lo sguardo dell’uomo si riaccende, la sua andatura si dinoccola, i suoi vecchi jeans gli sorridono, la sua moto torna agli antichi splendori, il suo profumo si acutizza e il collutorio gli schiarisce la voce per fare chicchirichì. La sua intelligenza incomincia a perdere colpi e ogni ragionamento finisce con Dante: “non ti curar di lor ma guarda e passa.”

E lui, passa alla carica, anzi, pensava che sarebbe stato difficile, invece, carta Visa alla mano, può comprare di tutto anche la giovinezza.

Questo signore non è il primo, né sarà l’ultimo, ma a noi che amiamo riflettere non sfugge un particolare: sarà un uomo arrivato, o un politico raffinato, o un editore illuminato, o un industriale geniale, o un cantante di fama mondiale, ma in quanto a donne è un uomo comune con tutte le sue miserie, è un piccolo uomo che si accontenta di poco, o meglio, di molto poco e… finiamola qua: è un cretino!

Inserto irresistibile!

Maggio 2010

E la “cecità” può attendere!

Quando non c’era l’ecografia il sesso non si conosceva in anticipo. Appena il neonato veniva al mondo lo si mostrava afferrato per i piedi, e attirava l’attenzione su quell’escrescenza accolta con soddisfazione: “masculu è!”

Vediamo a distanza di cinquant’anni, anno più, anno meno, la strada che ha percorso quel neonato.

Il metodo educativo, usato, era comune: “non piangere, come le femminucce” e il bambino veniva “temprato” al dolore o al rifiuto. “Non dire bugie” e lui, intimorito, usava l’unica arma per difendersi che avesse in mano: il liberatorio calduccio notturno della pipì. “L’uomo è cacciatore” e gli si dava il fucile se sorpreso a giocare con la Barbie della sorellina. “Non ti masturbare o diventi cieco e l’assoluzione era concessa con la promessa di non farlo.

E mentre la femminuccia cercava il fidanzatino, “u mascurellu non s’avia impinnatu”, cioè, l’uccellino non aveva messo le piume, e giocava col trenino, la bici e il pallone. E così perde il treno della vita, cammina a piedi e gli entra il pallone in porta.

La femminuccia, invece, accolta con delusione, “è… fimmina”, con in braccio la sua bambola imparava a giocare con la bici, il trenino e il pallone.

Ma oggi è stanca: “è tutto sulle mie spalle e mi faccio un culo così”, ama dire, e vorrebbe un altro giocattolo, ma quale? ci pensa e ci ripensa: è un’insoddisfazione esistenziale!

Esistenziale? tangibile : si ritrova “stu màscuru chi ru piacìri non è”.

Ho preso visione

della rubrica “Sguardo al femminile” che Laura Castiglione cura attraver­so il no­stro sito: sono rimasto a dir poco entu­siasta, sia per la novità del­la pro­posta, sia per la qualità dei pensieri e dei ragio­namenti pre­senti nelle sue considera­zioni.

Per questo sicuramente avrà ricevuto ma­nifestazioni di stima, alle quali mi uni­sco con simpatia. (......continua)

Continui, non si stanchi: anche que­sto è un segno vivo dell’umanità che cam­mi­na.

Con cordialità

Mario Rappazzo

Il poveretto non vuole pensieri, è stato educato a fare il re e che colpa ne ha se gli è venuto a mancare il regno?

La femminuccia ha voluto la bici? e pedali! Ha voluto il trenino? e corra per non perderlo!

Ha voluto il pallone? e faccia gol!

Non le si frappongono ostacoli, ma i modi bruschi e duri non fanno parte della femminilità e di quel sex-appeal che piace tanto all’uomo.

Se la donna torna ad essere “bellezza in bicicletta” (*) l’uomo ritornerà ad essere “u masculu ru piacìri chi si bbìvi a-ccannolu” (tracannando).

Maggio 2010

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