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Lo scultore Domenico Girbino

I personaggi illustri di Bronte, insieme

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Domenico Girbino

Ogni porta è una scommessa con se stesso

DOMENICO GIRBINODomenico Girbino, scultore nato a Bronte dove ha compiuto i suoi stu­di. Catanese di adozione, è inse­gnan­te al Liceo Artistico di Catania ed autore di meravigliose opere quali vetrate, bassorilievi e sculture che figurano in molte piazze e presso la sede di numerosi enti pubblici e privati.

Fra le altre opere ricordiamo la fontana di Piazza Europa a Catania, il monumento ai caduti del 1860 in Piazza San Vito inaugurato a Bronte in occasione del "Processo a Bixio" tenutosi nell'Ottobre del 1985, la Via Crucis composta da 14 stazioni realizzata lungo la scalinata che da Taormina porta al Santuario della Rocca, il Cristo monumentale della Chiesa Virgillito in Paternò e le porte bronzee delle chiese della Madonna della Catena, del Rosario e del Santuario dell'Annunziata, a Bronte.

Per la piazza di Cosentini (una frazione del comune di Santa Venerina), Girbino ha scolpito il monumento ai caduti (bassorilievo in bronzo) e dei pannelli raffiguranti scene di guerra.

La grande stagione delle porte girbiniane, iniziata nel 1973, non ha conosciuto stasi, anzi in questi ultimi anni è apparsa quanto mai viva per i felici risultati che l'artista, con sorprendente continuità, è riuscito a raggiungere.

Ricordiamo le porte (cen­trale e laterale) della Catte­drale di Taormina, quella della chiesa madre di Paceco (vedi foto a destra), le porte realiz­zate con bassorilievi in bronzo del santuario di Sant'Alfio a Trecastagni (1974), i portali in bronzo del Santuario di San Sebastiano Martire a Melilli, i bassorilievi e le vetrate della Parrocchia di S. Francesco di Sales a Palermo.

Ed ancora il monumento ai conta­dini, nei pressi della scuola Madonnuzza a Mazzarino e la porta del convento della chiesa Madonna del Carmelo (1977) e, ultima realizzazione in ordine cronologico, le porte bronzee per la chiesa di San Gregorio di Catania.

«...Ogni porta è una scommessa con se stesso. Può sembrare retorica e non lo è, perchè delle sue por­te Girbino è l'artista che disegna lo schizzo ed il plastico che modella le forme, il fabbroferraio che costruisce l'intelaiatura e l'artigiano che monta di persona l'intera opera realizzata ...» (M. D.)

L’astrattismo di Girbino non crea contrasti con gli am­bienti che ospitano le sue opere che si cristal­lizzano in forme essenziali ed equilibrate.

Le sculture di Girbino, scrive Gaetano Palumbo, rive­la­no «uno spazio che coinvolge l’osservatore in una dimen­sione attiva dove la complessità della realtà e la tensione individuale si chiariscono a vicenda e trovano una integrale coerenza.»

Nella foto a destra, il monumento opera di Domenico Girbino eretto a Bronte in memoria dei cinque brontesi, presunti colpevoli di stragi e d'incendi nei fatti di Bronte del 1860, fatti fucilare da Nino Bixio.

Nella foto sopra, Mimmo Girbino, premiato nel 1987 con il XXIV Casali per la scultura "per aver saputo esprimere con la sua arte creativa i più profondi sentimenti dell'animo".
 

Mimmo Girbino (a sinistra), l'avv. Renato Radi­ce (figlio dello storico brontese Benedetto Radi­ce) con il figlio Benedetto (in fondo) e (a destra) il prof. Nunzio Sciavarrello, fotografati nel 1973 in occasione della "Mostra degli Artisti Bronte­si di ieri e di oggi", tenutasi nel Collegio Capizzi.
 

E' stato eretto dal Comune di Bronte a conclusione di un
Convegno-processo sui fatti del 1860, svoltosi nell'Ottobre del 1985 che ebbe risonanza nazionale; è posto ai piedi della scalinata che immette sul piazzale della Chiesa di San Vito dove, appunto la mattina del 10 Agosto 1860 avvenne la fucilazione di cinque malcapitati brontesi.

Cristo, di Mimmo Girbino

Cristo (part.), di Mimmo Girbino

La statua di Cristo risorto scolpita da Mimmo Gir­bi­no nel 1998 per il 50mo anniversario della Parroc­chia Cristo Re a Catania (1998). Dello stesso scultore sono le vetrate policrome (1975) e la porta di bronzo con pannelli che illustrano le allegorie evangeliche sul Regno di Dio (1992).

Santuario dell'Annunziata, il PortaleSantuario dell'Annunziata, porta di D. Girbino

Sopra, la porta del San­tua­rio dell'An­nun­zia­ta. Nei rilievi in bronzo sono riportati i no­mi di tutte le contrade (i 24 Ca­sa­li) che dal 1535 al 1548 si riuni­ro­no per ordine di Carlo V nel­l'an­tica Bronte. A destra, particolare di un altra porta di Girbino del­la Chiesa del­la Cate­na, iden­tica nella for­ma e nello stile a quel­la del­l'An­nun­ziata.

Bronte, Chiesa della Madonna del Rosario, particolari della porta in bronzo realizzata da Mimmo Girbino.


Domenico Girbino

di Gaetano Palumbo

L'atteggiamento estetico lungo i secoli è stato vissuto in modi, talora opposti, che, tuttavia, si sono affermati volta a volta co­me criterio esclusivo del bello e dell'arte. Ciò vanifica l'asso­luti­smo estetico proclamato dagli assertori di posizioni defini­tive. Unica eterna ed invariata è la facoltà estetica, ma diversi sono i modi di viverla.
Con ciò non si vuole l'esigenza ideale; ma tale esigenza, nella con­cretezza storica, si atteggia variamente, poiché l'ideale estetico è condizionato dall'ideale umano realmente vissuto nel tempo.

L'arte, ci insegna allora la storia, è traduzione di una situazione estetica interiormente vissuta e trasmessa in una espressione rivelante. Il discorso che Girbino viene facendo con le sue scul­ture rivela, appunto, uno spazio che coinvolge l'osservatore in una dimensione attiva dove la complessità della realtà e la ten­sione individuale si chiariscono a vicenda e trovano una integrale coerenza.

Le composizioni di Girbino si cristallizzano in forme essenziali ed equilibrate dove tuttavia si individuano il particolare e il contra­sto che diventeranno i motivi della successiva scultura.

In ogni scultura c'è quindi il germe di quella che verrà dopo.

Taormima: le “porte del Paradiso”

Nell'apertura principale delle “porte del Paradiso” realizzate da Girbino per la Catte­drale di Taormina (quella che s'affaccia sullo slargo impreziosito dalla fontana dei Giurati), si pos­sono notare le figure di S. Pan­crazio, il Patrono della “Perla dello Jonio” e S. Nicolò di Bari, a cui è stata intitolata la chiesa. Nella parte superiore sono raffi­gu­rati Cristo e le pecore a ricordare l'attività del “Buon pa­store” del Salvatore.
Nell'altra apertura, quella laterale che s'affaccia davanti alla casa municipale taorminese, spiccano in particolare gli stemmi della Cattedrale e del vescovo.

E il passaggio avviene con la naturalezza di uno svolgimento neces­sario attraverso un processo di decantazione del motivo e della successiva metamorfosi, ben evidente nei suoi nessi ideali.

Artisti brontesi tra sette e ottocento

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