La ducea inglese ai piedi dell'Etna (1799 - 1981)

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Borgo Caracciolo, una breve felice, strana parentesi

Azienda Agricola Maniace, 1941/1943

di Mario Carastro

La Ducea inglese ai piedi dell'Etna

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La fine della “breve, felice, strana parentesi”

La situazione a Maniace era rimasta confusa sino al 18 ago­sto 1943. I funzionari dell’ECLS restavano al loro posto mentre il Castello era occupato dalle truppe inglesi e la Ducea custodita più responsabil­mente dai vecchi dipendenti Sig. Mario Carastro, Dott. Alfio Nicolosi, Prof. Paolo Collura, Sig. Giuseppe Ciraldo e il Sig. Giuseppe Carastro militare in licenza agricola. M. Pratt ricorda(2) in particolare che essi “quando il castello fu occupato dalle truppe si diedero da fare per nascondere molti dei suoi tesori e gli archivi”; mio nonno raccontava che alcuni oggetti furono nascosti sotto il cumulo del frumento nel magazzino grande.

Il 18 agosto accompagnato dal Col. Gerald Wellesley, Civil Affairs Officer dell’AMGOT, giunge a Maniace anche il Cav. Dott. Luigi Modica, vice Direttore del Banco di Roma, che si considerava a ragione, in virtù della procura ricevuta dal Duca il 14 aprile 1939, ancora l’Amministratore della Ducea. Egli era rimasto dopo la par­tenza nel maggio 1940 di George Niblett a curare la amministra­zione sino agli inizi di agosto 1940, quando la cedette al Dott. Antonino Baiardi, Direttore del Banco di Sicilia, che agiva per conto dell’EGELI ente sequestra­tario dei beni dei nemici. Il Cav. Modica aveva prontamente presentato le sue credenziali al Comando delle truppe inglesi a Catania, al quale era stato probabil­mente già raccomandato da Lord Bridport, sollecitando la riconsegna della Ducea.

L’uomo è un austero gentiluomo, Vice Direttore del Banco di Roma di Catania, antifascista e legato all’aristocrazia agraria cata­ne­se. Di carattere non facile, per la sua intransigenza sembra che si rese presto insopportabile anche agli ufficiali inglesi, tanto che nel corso del 1944 ricomparvero l’Avv. Carmelo Melia, avvocato gene­rale del Duca, liberato dalla prigionia in Tunisia, e Lorenzino Hughes liberato dal campo di prigionia di Cosenza dove si trovava sin dal 1940.

Il Col. Wellesley ordinò ai fucilieri scozzesi di lasciare il castello e s’iniziò la pulizia degli ambienti; fu fatta anche una consegna da parte del Sig. Mario Carastro della rimanenza di cassa dall’ECLS alla Ammini­strazione Ducale per complessive Lire 389.138,40 in contanti, assegni e vaglia(30).

 

La fertile vallata di Maniace

Fig. 34 - La fertile vallata di Maniace, ai piedi dei Nebrodi. Nelle due foto sotto il Castello Nelson (l'antica Abbazia Benedettina).


Le Memorie di Giulio Leone

Un capitolo delle Memorie che Giulio Leone, direttore del­l’Azienda Agricola Maniace dell’ECLS, scrisse prima di morire è dedicato agli anni trascorsi a Maniace. Vi descrive fatti, perso­naggi, esperienze professionali e vita quotidiana vissuta nel Castello di Maniace, sede direzionale dell’Azienda.
Ve lo proponiamo in formato PDF.

Veduta generale della DuceaIl 1° settembre 1943 l’AMGOT- Controller of Property nella per­so­na del Col. C.R.S. Harris prese in consegna la Ducea ancora formal­mente in possesso dell’ECLS e Modica fu nominato, in attesa delle decisioni sulla proprietà dell’azienda, Agent per conto del governo di occupazione con l’obbligo di rendere conto a questo e non a Lord Bridport. Il Dott. Giulio Leone fu arrestato come detto all’inizio e gli altri funzionari dell’ECLS lasciarono Maniace.

L’attività del Cav. Modica fu da quel momento volta a fare conseguire il maggior vantaggio possibile alla Ducea appropriandosi di quanto appartenente all’Ente, a sminuire la gestione della pro­prietà da parte dell’Ente e a cercare ogni possibile appiglio utile a potere formulare una corposa richiesta di danni per l’esproprio illegale perpetrato da parte dello Stato. E così nei suoi rapporti arriva ad affermare che il sistema di conduzione dell’azienda non era stato migliorato e le varie colture si erano impoverite. I tecnici dell’Ente per la loro inca­pacità avevano distrutto strade, ponti e case e riportato le tecniche agrarie indietro; nelle colture cerealicole le macchine erano rimaste abbandonate nei magazzini e si era tornati ai vecchi sistemi dell’aratro siciliano e della zappa! Era mancato anche il necessario impiego di capitale fondiario. La produzione dei cereali in definitiva si era notevolmente ridotta rispetto al passato mentre era aumentata quella dei foraggi a causa dei contratti stipulati con i coloni, disastrosi ai fini del reddito dell’azienda.

Questi contadini, poi, erano stati abbandonati nelle loro “casotte” dai tetti cadenti, senza porte e pavimenti, in condizioni antigie­niche, per cui era necessario intervenire subito a ripararle prima dell’arrivo dell’inverno. Le uniche abitazioni degne di questo nome erano le 23 case coloniche a suo tempo costruite dall’amministrazione del Visconte Bridport.

Altro errore degli autoreferenziali tecnici agrari dell’Ente, secondo Modica, era stato quello di avere introdotto in alcuni poderi bovini di razza indigena e quindi di mediocre utilità, scelti senza competenza alcuna e assegnati ai coloni disordinatamente e da questi allevati male e tenuti in condizioni di malnutrizione.

Il Cav. Modica tralascia di spiegare all’AMGOT che prima dell’intervento dell’Ente la Ducea non commetteva gli stessi errori perché vietava ai propri contadini di tenere nelle loro quote del bestiame! Non mancano poi le critiche sui modi di tenere l’amministrazione del­l’azienda; in realtà come si deduce dai documenti in archivio l’Ente applicò per la prima volta a Maniace le normali procedure di tenuta delle scritture contabili e di formulazione dei bilanci e degli stati patrimoniali.

Altre lamentele furono aggiunte sullo stato di conservazione del Castello, che era stato suddiviso in modo da ricavare diversi appartamenti per gli impiegati dell’Azienda. Contrariamente a quanto da più parti sostenuto, il Cav. Modica si prende il merito di avere salvato da solo una parte delle “reliquie” di Nelson, portandosele, al momento del trasfe­ri­mento del possesso al Banco di Sicilia, a casa sua per poi consegnarle al Prefetto di Catania, mentre l’argenteria antica e da tavola fu conservata nelle casseforti del Banco di Sicilia stesso e i documenti più preziosi dell’Archivio, come antiche pergamene in greco e latino del Mona­stero di S. Maria di Maniace di inestimabile valore storico e letterario, furono presi in conse­gna dal Prof. Gaudioso Direttore dall’Archivio di Stato di Catania come confermato anche dall’Avv. Domenico Nicosia, legale della Ducea(29).

Dalla documentazione esaminata(29) emerge che un altro obiettivo perseguito da tutti gli attori di parte ducale, oltre a quello di screditare la gestione dell’Ente accusando, con molto sprezzo del ridicolo a dire il vero, i suoi funzionari d’inadeguatezza e inettitudine, fu quello di cercare di fare inserire negli atti ufficiali che via via erano emessi dall’AMGOT e dalle Autorità Italiane una certificazione dell’illegalità dell’atto di esproprio ai danni del duca. E’ quasi un coro unanime del Cav. Modica, Avv. Melia e Avv. Nicosia, che alla fine raggiunse lo scopo.

Infatti già nel Decreto del Prefetto di Catania del 25/2/1944 di Annullamento del Decreto di esproprio del 18/8/1941 si legge che da parte dell’ECLC “… forse per ragioni politiche e belliche più che per ragioni rispondenti alla realtà si riscontrò la sussistenza dell’art. 11 della Legge (…) sul Latifondo Siciliano, quando invece l’ex Ducea trovavasi largamente migliorata a pistacchieti, vigneti, agrumeti, uliveti, mandorleti e soprattutto perché già effettuata la quotizzazione sempre per più larghi miglioramenti ed in corso la costruzione delle case coloniche ai sensi della Legge N. 1 del 2 gennaio 1940 …”.

Quest’ Atto, peraltro sollecitato dal Ministro delle Finanze Guido Jung con dispaccio telegrafico del 22/2/1944 sarà il pilastro della lite negli anni a venire con il Governo Italiano e l’Ente di Colonizzazione, che nel frattempo, come Ente di Stato con personalità giuridica, era stato posto sotto il controllo dell’AMGOT ed affidato per disposizione del Col. C. Poletti ad un Commissario Straordinario, il Dott. Vincenzo Faravino.

L’Ente difendeva e difenderà il suo operato in esecuzione della Legge N.1 del 2/1/1940 con finalità di carattere economico-sociale; si riteneva quindi “possessore in buona fede della Ducea” e formulò le sue riserve nei confronti del Provvedimento del Prefetto di Catania, la cui accettazione passiva avrebbe significato la perdita definitiva di ogni diritto. Considerava anche il Borgo Caracciolo un bene demaniale giacché l’Ente lo aveva realizzato come Concessionario dello Stato.

La posizione dell’Ente preoccupava alquanto gli avvocati della Ducea e fu chiesto ancora una volta il 26/11/1944 l’intervento degli Alleati nei confronti del Governo Italiano, nonostante l’11/2/1944 l’amministrazione della Sicilia fosse passata dall’AMGOT all’Autorità Italiana. I rapporti fra l’Ente e la Ducea furono caratterizzati da difficoltà, quasi dispetti, opposti dal Cav. Modica a ogni richiesta, ancorché legittima come quella della restituzione di documenti e arredi, per cui si rese spesso necessario l’intervento del Controllore dei Beni dell’AMGOT. Dalle carte dell’Archivio appare chiaro che l’espropriazione fu un passaggio a tutti gli effetti di proprietà dalla Ducea all’ECLS con assunzione da parte di questo ultimo di ogni attività e passività dell’altra.

Così si scopre che i debiti verso le banche della Ducea diventano debiti dell’Azienda Maniace dell’ECLS e che quest’ultimo è anche debitore verso lo Stato delle rate ancora a scadere della Tassa di Successione del Duca Alessandro morto nel 1937.

A tal proposito con lettera del 19 febbraio 1944 il Cav. Modica comunica al Governo Militare Alleato- Controllore dei Beni che l’Ufficio del Registro gli ha chiesto il saldo di una rata di Lire 360.849 per la tassa di successione, che l’Ente non aveva pagato agli inizi di luglio. Dichiarando di trovarsi in difficoltà finanziarie dovendo impiegare tutti gli introiti della Ducea per l’ordinaria amministrazione e quella straordinaria a causa della trascuratezza dell’Ente stesso, chiede di avere a disposizione il conto corrente bancario di quest’ultimo presso il Banco di Sicilia di Randazzo con saldo attivo di Lire 360.000 circa.

Non so se fu accontentato, ma mi viene difficile convincermi che si tratta della stessa persona che appena qualche mese dopo, alla fine dell’anno, chiedeva aiuto per esportare, come già detto, all’estero sul conto di Lord Bridport la somma di Lire 1.700.000, che evidentemente eccedeva il fabbisogno per la gestione ordinaria e straordinaria della Ducea, e che inoltre nel febbraio 1945 aveva saldato tutti i debiti verso il Banco di Roma e la Banca Nazionale del Lavoro!


Il Ritorno al passato, la restaurazione

Per quanto riguardava i “coloni” la restaurazione fu rapidissima. Ci ricorda Mons. Galati che dovettero rinunziare ai contratti sottoscritti e restituire bovini ed equini assegnati loro dall’Ente.

Tutto ritorna come prima. Se non conoscessimo la realtà e leggessimo quanto dichiarava George Niblett al “The Ottawa Evening Citizen”(31) alla notizia del sequestro della Ducea, dove vivevano “… 1500 contadini felici e contenti” per i quali con l’Ente sarebbero stati “tempi duri”, dovremmo concludere che il ritorno del Duca riportava i contadini verso la originaria e persa felicità!

Qualcosa cambia anche per i dipendenti, che non seguirono l’ECLS, il cui numero fra impiegati e salariati fissi si ridusse a 48 unità circa, compresi il Cappel­lano del Castello ed il personale della Falconara a Taormina. Per non confondere le anzianità retributive fra le due gestioni, su consiglio dell’Avv. Melia furono convo­cati presso l’Ufficio Provinciale del Lavoro dove, a fronte di un indennizzo forfet­tario sottoscrissero un Verbale di Conciliazione con l’accettazione del licenziamento nel luglio 1946(32).

Quasi tutti poi furono riassunti ad eccezione del Dott. Alfio Nicolosi, direttore tecnico degli agrumeti per diciotto anni, lo stesso che nell’ottobre 1939 era stato invitato dall’amministratore George Niblett ad assistere alla posa della prima pietra delle case coloniche in “divisa fascista”. Il Nicolosi segnalato da ignoti, come spesso capitò a Bronte nell’estate 1943, fu sottoposto ad indagini quale gerarca fascista e squadrista da parte del­l’AMGOT, in quanto come dice lui stesso ex legionario fiumano, ma poi “discrimi­nato”, nel senso di assolto dal “crimine”, non fu più accettato in servizio dal Cav. Modica, che nel caso specifico mostrò un “impegno antifascista” particolare, tanto da resistere agli inviti alla riassunzione della stessa Commissione di Controllo Allea­ta. La Ducea versò come indennizzo nel luglio 1946 al Dott. Nicolosi Lire 240.000.

Nello stato di consistenza al 18 agosto 1943 dell’Azienda, redatto a richie­sta dell’AMGOT dal Cav. Modica(29), si riscontrano alcune notizie interessanti, anche se condizionate dalle intenzioni del nuovo ammini­stra­tore di sminuire sempre quanto di buono riferibile all’ECLS. Così è valutato in Lire 800.000 quanto esistente in magazzino, fra cui 45 ton. di grano, 22 ton. di fave, 6 ton di lenticchie, 7.500 litri di vino, un eccezionale ammasso di derrate alimentari nel 1943.

Si apprende che i crediti della Banca di Roma e della Banca Nazio­nale del Lavoro per i prestiti ricevuti prima del passaggio all’ECLS am­montano a complessive Lire 1.650.000. È descritto il parco macchine agricole, anche se giudicate come in pessime condi­zioni o fuori uso, comprendente fra l’altro tre trattori (erano 4 ma uno era stato requisito il 24 luglio 1943 dall’Ospedale Militare di Bronte) e tre trebbiatrici oltre un gran numero di aratri per il meto­do Del Pelo Pardi. Sono inventariate anche tre automobili: una Fiat Balilla targa CT10748, una Lancia Astura targa CT10081 ed una Fiat 514 targa CT3901.

Le notizie più interessanti, però, sono quelle che riguardano lo stato di avanza­mento dei lavori del Borgo Caracciolo al 18 agosto 1943; notizie, che sono una straordinaria testimonianza, perché del Borgo non è stata ancora trovata una valida documen­tazione fotografica, ed integrano quanto a proposito dedotto da V. Sapienza dirimendo alcuni dubbi sulla contabilità dei lavori dallo stesso studioso espressi.

Il Cav. Luigi Modica nel suo rapporto in inglese all’AMGOT indica in 11 gli edifici in costruzione nell’area del Borgo e di ognuno descrive lo stato di realizzazione. La numerazione con cui identifica ogni edificio è la stessa di quella riportata da Sapienza, tranne che per l’Ufficio Postale che indica con il numero 5 anzi­ché 6 e per le Scuole che indica con il numero 6 anziché 5. Scendendo nel par­ticolare la situazione dei vari edifici verbaliz­zata al­l’AMGOT può riassumersi come di seguito:

 -  EDIFICIO 1 - PORCH (PORTICO): Nella parte centrale fondazioni e pavimentazione a piano terra; murature elevate sino ad oltre 1,8m dal pavimetno del I° Piano.

 -  EDIFICIO 2 - TOWN HALL (Casa del Fascio): piano terra completato e coperto con il solaio del I° piano.

 -  EDIFICIO 3 - OFFICES OF THE ENTE (Casa dell'Ente): piano terra completato e coperto con il solaio del I° piano.

 -  EDIFICIO 4 - (Casa saniataria): fondazioni.

 -  EDIFICIO 4BIS - LAUNDRY (Lavatoio?): fondazioni.

 -  EDIFICIO 5 - POST OFFICE (Ufficio Postale): metà edificio completo; l'altra metà con porte e finestre provvisorie; edificio completo di di intonaci interni ed esterni.

 -  EDIFICIO 6 - SCHOOLS (Scuole): parte ad un piano completa; parte a due livelli completa sino al solaio del I° Piano.

 -  EDIFICIO 7 - INN (Trattoria e rivendita): E' anche la locanda. Edificio completo al rustico con tetto pronto a piè d'opera; soffitti e tramezzi interni completi.

 -  EDIFICIO 8 - EMPLOYES HOUSES (Alloggi impiegati):  edificio completo di soffitti, tramezzi, intonaci interni ed esterni;  tetto pronto a piè d'opera.

 -  EDIFICIO 9 - ARTIGIANS WORKSHOP AND DWELLING (case artigiani): edificio completo di soffitti, tramezzi, intonaci interni ed esterni; tetto pronto e piè d'opera.

 -  EDIFICIO 10 - CASERMA RRCC (Carabinieri): edificio completo come edificio 9.

Nel sommario proposto da Sapienza in definitiva manche­rebbero sei strut­ture (4, 4bis, 7, 8, 9 e 10), considerando le quali s’intravede il Borgo già formato attorno alle due piazze. L’edificio 4bis, chiamato “Laundry”, probabilmente corri­sponde al portico coperto dinanzi alla casa Sanitaria. Le risultanze, pertanto, di cui al Certificato di Collaudo sarebbero congrue con quanto constatato il 18 agosto 1943 ed appaiono quindi verosimili le percentuali di liquidazione dei lavori all’impresa nella misura del 30% per le opere di competenza statale e 70% per quelle di competenza dell’Ente.

L’importo lavori totale fu di Lire 4.753.000, al lordo della revisione prezzi ed al netto del ribasso d’asta, risultante dalla somma dell’importo opere a carico dello Stato (Lire 3.741.000) e di quello opere a carico dell’Ente (Lire 1.012.000).

Così finì la breve, felice, strana parentesi di Maniace. E per chiudere mi piace tornare al ricordo del Dott. Giulio Leone. Non mi rac­contò se fu arrestato perché gerarca fascista, nei cui panni nessuno mai riuscireb­be ad immaginarlo, o perché fatto inserire dal solito ignoto patriota nelle liste del­l’AMGOT dei criminali o solo perché come Direttore dell’Azienda Maniace era il capo degli usur­patori della proprietà di un Lord inglese per di più ufficiale combat­tente nella Marina di Sua Maestà Britannica.

Mi fece capire a modo suo, sempre schivo e di poche parole, quanto, nonostante l’arresto, fosse stimato a Bronte: mi raccontò che trascorse la prima notte in carcere nella camera da letto del carceriere!

Mario Carastro

Bronte, Ottobre 2012



 

Note bibliografiche

(1) A. Camilleri - “Le Pecore ed il Pastore”, Sellerio Editore Palermo, 2007.
(2) M. Pratt -“Nelson’s Duchy – A Sicilian Anomaly”, Spellemount, 2006.
(3) N. Galati - “Maniace: l’ex Ducea di Nelson”, G. Maimone Editore, Catania, 1988.
(4) M. Zaganella -“Dal fascismo alla DC - Tassinari, Medici e la bonifica nell’Italia tra gli anni Trenta e cinquanta”, Ed. Cantagalli, Siena, 2010.
(5) A. Pennacchi - “Fascio e Martello- Viaggio per le città del Duce”, Editori La Terza, Roma, 2008.
(6) M. De Benedictis - “Giulio Leone: L’Ultimo dei Bonificatori”, QA Rivista dell’Associazione Rossi Doria, n. 4, 2010, Roma.
(7) L. Dufour - “Nel Segno del Littorio – Città e Campagne Siciliane nel Ventennio”, Edizioni Lussografica, Caltanissetta, 2005.
(8) N. Mazzocchi Alemanni -“La Redenzione del Latifondo Siciliano”, Edizioni dell’Ora, Palermo, Luglio 1942.
(9) APN -Archivio Privato Nelson”, Faldone 330 B, ARCHIVIO DI STATO PALERMO – Fondo Nelson Ducea di Bronte.
(10) A. Caruso -Arrivano i Nostri”, Longanesi & C. – Milano, 2004.
(11) T. Gliozzo - “Antonio Canepa e l’Esercito per l’Indipendenza della Sicilia”, Edizioni Boemi, Catania, 1998.
(12) F. A. Giunta - “Notizie da Via Daniele”, Serarcangeli Editore, Roma, 1988.
(13) R. Mangiameli - “Saggio Introduttivo al testo del Sicily Zone Handebook 1943”, S. Sciascia Editore, Caltanissetta, 1994.
(14) Lord Bridport - “The Duchy Booklet, written in 1968 by the late Viscount Bridport And Amended in 1973 by his Son”, Maniace, 1973.
(15) APN -“Archivio Privato Nelson”, Faldone 375 F, ARCHIVIO DI STATO PALERMO – Fondo Nelson Ducea di Bronte.
(16) APN -“Archivio Privato Nelson”, Faldone 549, ARCHIVIO DI STATO PALERMO – Fondo Nelson Ducea di Bronte.

(17) F. Pollastri - “Il castello di Maniace a Bronte e la Trasformazione delle zone laviche nel Pedemontano etneo”, L’Universo, anno XXIV n.3, Firenze, Aprile-Marzo 1943.
(18) Ente Svil. Agr. ESA - “La Via dei Borghi”, Ass, Reg. Risorse Agricole e Alimentari, Palermo,2009.
(19) C. E. Gadda - “La Colonizzazione del Latifondo Siciliano”, Le Vie d’Italia, n.3, 1941, Milano.
(20) C. E. Gadda - “I nuovi Borghi della Sicilia Rurale”, Nuova Antologia, a. 76, vol. CDXIII, 1941,Roma.
(21) N. Recupero e T. Vittorio - “Le Siciliane – L’archivio fotografico di Bronzetti”, Gelka Editori, Palermo.
(22) G. Di Miceli – F. Maresco - “Eugenio Bronzetti – Lo sguardo la memoria”, La Ediprinteditrice, Palermo, 1987.
(23) F. Carapezza Guttuso - “Renato Guttuso ad Enna – I Disegni per Il Lunario”, Città Aperta Edizioni, Enna, 2010.
(24) S. Ferlita – “I contadini di Guttuso alla Luce dopo 70 anni”, La Repubblica, 13/2/2010, Sez. Palermo.
(25) N. Alemanni Mazzocchi -“Lunario del Contadino Siciliano”, Aprile, maggio, Giugno 1941, Palermo.
(26) APN - “Archivio Privato Nelson”, Faldone 617, ARCHIVIO DI STATO PALERMO – Fondo Nelson Ducea di Bronte.
(27) APN - “Archivio Privato Nelson”, Faldone 487 ARCHIVIO DI STATO PALERMO – Fondo Nelson Ducea di Bronte.
(28) V. Sapienza - “La Colonizzazione del Latifondo Siciliano – Esiti e Possibili Sviluppi”, Edizioni Lussografica, Caltanissetta, 2010.
(29) APN -“Archivio Privato Nelson”, Faldone 375 F, ARCHIVIO DI STATO PALERMO – Fondo Nelson Ducea di Bronte.
(30) APN - “Archivio Privato Nelson”, Faldone 486H, ARCHIVIO DI STATO PALERMO – Fondo Nelson Ducea di Bronte.
(31) Anonimo - “Famed Duchy of Bronte Estate Seized by Italy”, The Ottawa Evening Citizen, 17 august 1940, Ottawa.
(32) APN - “Archivio Privato Nelson”, Faldone 375L, ARCHIVIO DI STATO PALERMO – Fondo Nelson Ducea di Bronte.
(33) APN -“Archivio Privato Nelson”, Faldone 346, ARCHIVIO DI STATO PALERMO – Fondo Nelson Ducea di Bronte.
(34) E. Oliva -“La Sicilia Rurale di Bronzetti”, Reportagesicilia, blog del 2 gennaio 2012.
(35) F. Pezzino -“Il Lavoro e la Lotta-Operai e Contadini nella Sicilia degli anni 40 e 50”, C.U.E.C.M., Catania, 1987.
(36) Anonimo -“Comune di Maniace”. www.comune.maniace.ct.it.


 

Fig. 35 - Borgo F. Caracciolo, planimetria. Edifici progettati: 1. Portico; 2. Casa del Fascio; 3. Casa dell'ente; 4. Casa sanitaria; 5. Scuole; 6. Ufficio postale; 7. Trattoria e rivendita; 8. alloggi impiegati; 9. Case artigiane.(28)

Fig. 36 - Borgo F. Caracciolo, assonometria(28)

Duce Nelson, resti del Borgo Caracciolo Bronte, Borgo Caracciolo (rovine)
Duce Nelson, resti del Borgo Caracciolo Duce Nelson, resti del Borgo Caracciolo

Fig. 37, 38, 39, 40. - Un ammasso di rovine ricoperte dalla vegeta­zio­ne. E' quel che, davanti all'ingresso principale del Castello Nelson, ri­mane ancora oggi visibile del Borgo Francesco Caracciolo, costruito dall'ECLS.

«Davanti al castello, - scriveva Franco Pezzino nel 1956 - quasi rude­ri giganteschi di una immane distruzione, giacciono incompleti e ancora scoperchiati i grandi edifici del borgo Ca­racciolo, tra cui quelli che avreb­bero dovuto essere desti­nati a scuola: la loro costruzione è stata interrotta, e Lord Bridport ha intentato causa chiedendo un in­den­nizzo e la loro completa demolizione perché non sulle sgra­devoli sago­me di questi edifici, ma su un verde e tenero prato pre­fe­riscono posarsi i pre­ziosi occhi della duchessa, ché proprio di fron­te ad essi si aprono le finestre del suo appartamento.»

 

Borgo Caracciolo: C'è chi vuole ricostruirlo per farvi anche un albergo a 5 stelle

  

Azienda Agricola Maniace, 1941/1943 

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un aspetto poco noto e stu­diato nella storia dei discendenti di Nelson: la coltivazione della vite, la produzione di vini, mar­sa­la e cognac ed il loro commercio

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