La ducea inglese ai piedi dell'Etna (1799 - 1981)

Tutto sulla Città di Bronte

Site map

Ti trovi in:  Home-> Storia-> H. Nelson-> Il Castello dei Nelson

Cenni storici sulla Città di Bronte

Il Castello dei Nelson, trasformazioni e restauri

di Mario Carastro

1. Premessa, la tomba di Graefer - 2. Gli anni di Graefer, Forcella, Gibbs (1799- 1816) - 3. Gli anni di Bryant, e Martha Barret  (1817-1818) - 4. Philips e William Thovez (1819-1872) - 5. Samuel Grisley e Louis Fabre (1873-1908) - 6. Conclusione - 7. Bibliografia

 

LA DUCEA INGLESE AI PIEDI DELL'ETNA
Argomenti correlati

 

Il Castello dei Nelson

trasformazioni e restauri
Leggilo in Formato PDF



PREMESSA

1 - La tomba di Graefer

Riferendosi al primo Governatore della Ducea, J. A. Graefer (1), Alexander Nelson Hood, V Duca di Bronte, lo ricorda con molta imprecisione come “… un certo Grefer ...” , aggiungendo, però, subito dopo con molta sicurezza che “è sepolto nella Chiesa” di Maniace (2), dove però non esiste una lapide che lo confermi.

Una affermazione cosi tassativa appare un po’ strana dato che il Duca già non è così preciso, come dovrebbe, neanche quando parla di uomini molto più vicini al suo tempo come Philips Thovez e William Thovez, per i quali altera il rapporto di parentela da padre e figlio in zio e nipote, e ciò malgrado quanto inciso sulla lapide della tomba di Philips nella Chiesa (3).

Si deve solo supporre che doveva avere delle valide prove a sostegno della sua certezza sulla sepoltura di Graefer.

Una lettera del campiere Giuseppe Meli(4) (Fig. 1) del 16 gennaio 1895 conservata nell’Archivio Privato Nelson(5) (d’ora in poi APN, ndr) aiuta adesso a fare un po’ di luce sulla questione.

Maniace lì 16 gennaio 1885

Eccellenza

lei non sape che il Sig. Cappellano mi chiamò nella Chiesa,
che ci fu detto in Bronte che la Cassa
chie'ra murata nel muro della stanza dei Campiere
fu portata nella Chiesa;
e mi porto sull'uogo stesso dove fu fatta la muratura fresca,
anche ci hanno detto questo,
mi parlo a me, e vuoi non sapete tutto!
rispose io Signore io non so niente perché sempre vado Sorvegliando gli Uomini,
rispose il Signore Cappellano sulla vostra Coscienza,
Signore io non so niente di questo affare,
come uno di quello che lo portò in Chiesa lo raportò in Bronte,
Avante di 2 Prete allora, e vuoi non sapete niente!

Fig. 1 - Giuseppe Meli, cam­piere della Ducea (fo­to concessa da Lord Bridport)

Signore io non so niente e non mi metto
Nell'Affare del mio Signore Padrone, nè ora, è nè mai,
ma se l’iscere lo sa mi leva la Messa, e chiude la Chiesa,
rispose io Signore è inutile di dire questo a me non so niente,
io so che hanno levato la pancia di quel muro,
ma l'hanno messo più dentro del muro,
queste brutti gente sempre che parlano molto di tutto
non sanno tienere una cosa
Insegreta nel suo Cuore,
perché hanno il suo Cuore come una fila di paglia
che casca atterra, brutti gente.

Eccellenza lei domanda al Sign. Cappellano chi lo detto questo,
il Signor Cappellano lo sa chi lo detto.

Dell'Eccellenza Vostra
Umilissimo divotissimo Servitore
G. Meli
E spero di avere un Bellissimo
Viaggio nel Canale di Malta,
tutta la famiglia.

La lettera, confusa e sgrammaticata, si riferisce al colloquio con il Cappellano della Chiesa di Maniace, Sac. Francesco Gatto[6], che intende assicurarsi il silenzio del Meli sul trasporto in Chiesa di una cassa (contenente dei resti umani, ndr), rinvenuta nella Stanza del Campiere (Corpo di Guardia, vedi Fig. 2, ndr), angustiato perché il fatto, che doveva rimanere segreto, era già noto a Bronte e rischiava di fargli perdere l’incarico e lo stipendio per la celebrazione della Messa a Maniace.

Certo il nome di Graefer non compare nel testo, dove neanche si accen­na a resti umani, mentre sul retro del foglio si legge, scritto a mano del Duca, l’oggetto della lettera[7]: “The Chaplain and her interview of Mr Greffer’s remaines on the Church”.

Ciò significa che il Duchino o il Milordino Alexander a quando legge la lettera ne conosce bene il contenuto e dato che a Maniace nulla avveniva senza suo ordine, può dedursi che era stato proprio lui a disporre la traslazione della cassa dal muro, dove faceva “pancia”, in Chiesa, pretendendo riservatezza sulla operazione.

Non sappiamo se sulla cassa era riportato il nome del defunto oppure se la sua attribuzione a Graefer fu resa possibile da qualche Documento in pos­sesso dei Nelson Hood, come il manoscritto conservato nell’APN e intitolato Explanation of The Plan of The House of Maniaci[8], risalente probabil­mente, come vedremo più in avanti, al 1817, e che è anche citato dal Duca nelle sue memorie[9] come legenda di una planimetria dell’Abbazia preparata per il II° Duca William Nelson e sfortunatamente andata smarrita.

Nel documento si legge con chiaro riferimento al Corpo di Guardia:

“f- room formarly part of a small house belonging to the Basilians afterwards converted by Graffer into a room for the Campieri. His Body was disinterred and removed into this room and his tomb built over it”.

Senza perderci nelle varie interpretazioni della traduzione letterale il senso del testo è: la “stanza” risale al tempo dei basiliani; nel progetto di Graefer fu destinata a Corpo di Guardia; Graefer vi fu sepolto (proba­bilmente per la impraticabilità della Chiesa testimoniata dallo stesso Documento, ndr); anni dopo il cadavere, dissotterrato ed esumato, fu riposto nella stessa stanza, ma non più a terra.

Quando Giuseppe Meli scrive al Duca, siamo alla metà del periodo (gros­somodo anni 1875-1895) delle importanti trasformazioni del Castello, tese a renderlo funzionale sede della Amministrazione della Ducea e sempre più una comoda ed elegante dimora (“House”) degna del rango dei Duchi; trasformazioni che lo hanno portato all’impianto generale a grandi linee conservato (Fig. 2 e Fig. 3), sino al 1981, quando è stato venduto al Comune di Bronte.

Il ritrovamento della cassa con i resti di Graefer avviene nel 1885 proprio in quel locale (“Stanza del Campiere”) a destra dell’ingresso, che sino al 1981 fu adibito a Corpo di Guardia, dove perennemente erano presenti i campieri in servizio di sorveglianza e controllo dell’accesso.

J. A. Graefer fu il vero progettista della “Casa” di Maniace, della quale impostò l’architettura con l’esperienza ed il gusto acquisito durante gli anni trascorsi al lavoro nella Reggia di Caserta e certamente con l’equilibrio di sapersi adattare a quella che in definitiva era solo una casa di campagna anche se lussuosa residenza dei Duchi di Bronte.

Egli non vide il suo progetto completamente realizzato, giacché visse a Maniace poco più di due anni(10), ma ebbe per avviarlo la fortuna della fiducia assoluta che immediatamente ripose in lui l’Ammiraglio Orazio Nelson.

La singolare lettera del Meli del 1885 offre ora l’occasione di ricono­scergli in un certo qual modo i dovuti meriti e di commemorarlo nel ricostruire sulla scorta dei documenti conservati nell’APN, la storia delle trasfor­mazioni di quella parte dell’Abbazia destinata dai discendenti dell’Am­miraglio Orazio Nelson a loro residenza.

Non si è avuto modo di consultare, in aggiunta ai documenti dell’APN, il resoconto delle informazioni acquisite dal 1981 in poi, su questo com­ples­so storico e sotto tutela delle Soprintendenze, via via che si è proceduto ai restauri che l’hanno portato allo stato odierno.

Partendo dalla lettera del Meli si sono, comunque, formulate ipotesi e ricostruzioni logiche. In questo lavoro validi aiuti sono stati il saggio sul Castello di Mons. Nunzio Galati(11), l’attenta lettura delle memorie del V Duca(12) e l’analisi di una serie di fotografie, di difficile datazione, con­cesse, per cortese interessamento della Prof.ssa Lucy Riall, da Lord Bridport, VII Duca di Bronte.

Per facilitare la ricerca e la consultazione dei documenti nell’APN è sembrato opportuno dividere la storia delle trasformazioni facendo riferimento a ben definiti periodi temporali individuati anche dai nomi di chi amministrava all’epoca la Ducea.

E’ stata inoltre considerata valida l’ipotesi che la Chiesa di Santa Maria di Maniace avesse un vestibolo d’ingresso (nartece), così come descritto da Alvise Spadaro(13) (Fig. 4), ma che nel 1981 si presentava come in Fig. 5.

In altre parole il prolungamento del muro esterno della navata di destra della Chiesa (1, 2 e 3 nelle Fig. 4 e 5) coincideva con la delimitazione destra del nartece.

La delimitazione di sinistra, invece, era il prolungamento del muro esterno dell’altra navata (6, 7 e 8 nelle Fig. 4 e 5), che con l’altro muro all’ingresso della Chiesa (9 e 10) chiudeva un ambiente destinato sino al 1981 a legnaia e in seguito demolito (Fig. 9).

La storia della evoluzione nel tempo della Residenza Ducale è sinotti­camente riepilogata nella Fig. 6.

I capitoli che seguono illustrano le considerazioni che ne hanno permessa la ricostruzione.


 

Fig. 2 (sopra): Plani­me­tria del piano terra del Castello nel 1981 (da “Il Castello dei Nel­son”, di N. Galati).

Fig. 3 (a sinistra): Planime­tria della Resi­denza Du­cale nel 1981 (piano primo).

Fig. 4 (sotto a sx): Ipotesi rico­strut­tiva della Chiesa di Santa Maria di Maniace con nartece (da “La Chie­sa nel Castello” di A. Spadaro).

Fig. 5 (sotto a dx): Planimetria del­l’in­gresso della Chie­sa nel 1981 – “B” cor­po di Guardia; “C” legnaia; “A” una pos­sibile posi­zione della cassa con i resti di Graefer nel muro della Chiesa.

PAGINA 1 di 4

 PAGINA SUCCESSIVA  ULTIMA PAGINA

 



NOTE

[1] A. Graefer morì a Maniace il 7 Agosto 1802 come comunica il 20 settembre 1802 a Alexander Davison proprio Orazio Nelson (H. N. Nichols – “The Dispatches and Letters of Vice Admiral Lord Viscount Nelson”- Henry Colburn Publisher, London 1845). Si pensa di malaria (L. Riall - “La Rivolta. Bronte 1860”, Ed. G. Laterza e Figli SpA, Roma-Bari, 2012).

[2] A. Nelson Hood – “La Ducea di Bronte”, Liceo Classico Capizzi, Bronte, Giugno 2005.

[3] M. Carastro – “Gli Amministratori della Ducea sino al 1873”, Dicembre 2005.

[4] Giuseppe Meli (Fig. 1) è un campiere della Ducea rimasto in servizio dal 1869, quando fu assunto per la custodia dei boschi, sino alla sua morte nel 1919-20. E’ un uomo fidato , fedele e coraggioso. E’ il campiere al quale Lord Bridport, IV Duca di Bronte, regalò un orologio per l’audacia dimostrata nel 1881 nella cattura di alcuni briganti (A. N. HOOD, La Ducea di Bronte, op. cit.). Per mezzo secolo lavorò con vari incarichi nella Ducea . Anche W. Sharp nel 1903 parla del “… vecchio Meli il capocampiere con il fucile sotto il braccio sinistro…” (W. Sharp - “Attraverso la Ducea Nelson” in “La Ducea di Bronte”, op. cit.)

[5] Archivio Privato Nelson (APN), “Lettera di Giuseppe Meli del 16 gennaio 1885 ad Alexander Nelson Hood”, Faldone 592, p. 66.

[6] Il Sac. Francesco Gatto, fu Cappellano Ducale nella Chiesa di Maniace dal 1845, quando raccomandato dal padre notaio dello Stato di Bronte sostituì il Sac. Vincenzo Biuso, al 1886. Per tale funzione era retribuito come risulta dai conti della Ducea. Nel 1885 il suo compenso annuo era di 36 Onze (APN, “Accounts of the Duchy of Bronte 1884-85”, Faldone 395, p. 259).

[7] Tutta la corrispondenza del Duca Alessandro custodita nell’APN riporta sempre sul retro del foglio l’oggetto, la data e il mittente.

[8] APN, “Explanation of the Plan of the House of Maniaci”, Manoscritto, Faldone 616 B, pag 27. Vedi Nota 41

[9] A. Nelson Hood – “La Ducea di Bronte”, op. cit.

[10] Vedi nota 1

[11] N. Galati - “Il Castello dei Nelson”, G. Maimone Editore, Catania, 2006.

[12] A. Nelson Hood – “La Ducea di Bronte”, op. cit.

[13] A. Spadaro – “La Chiesa nel Castello, Foglio d’Arte, mensile di Arte e Cultura, Anno VIII, n. 1 – Gennaio 1984.
 

Cenni storici su Bronte

Il Castello dei Nelson, trasformazioni e restauri
Leggilo in Formato PDF

La Ducea inglese ai piedi dell'Etna
Argomenti correlati

Home PagePowered by Associazione Bronte Insieme Onlus - Ultimo aggiornamento: settembre 2017