La ducea inglese ai piedi dell'Etna (1799 - 1981)

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Chi era Graefer?

di Mario Carastro

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Amministratore del Duca

Il 26 settembre 1801 Graefer scrive al Duca (4): “Sono fiero dell’onore fattomi da Vostra Signoria, di giudicarmi degno di amministrare il Ducato di Bronte. Sacrificherò con gioia la mia salute, ed anche la mia vita, per tutelare gli interessi di Vostra Signoria. Basteranno pochi anni per dimostrare quanto validamente il mio tempo sarà stato impegnato nel miglioramento della tenuta, ma devo tuttavia informare Vostra Signoria che non mi sarà possibile portare il reddito della proprietà da 6000 once a 30000 sterline.
Non posso prometterlo su base economica essendo ignorante d’aerostatica ed incapace di costruire castelli in aria. Né posso ottenerlo utilizzando la via politica, per la repulsione istintiva che questa strada mi suscita…”
.

Graefer mostra un humour tipicamente inglese ma tradisce anche le sofferenze che deve aver sopportato a causa della gotta, di cui soffriva, ed un certo parare le mani innanzi convinto come doveva essere della difficoltà di assicurare le rendite attese al nuovo proprietario.

Se qualcuno trasferendosi dall’Inghilterra, pensasse di fare fortuna con questo feudo certo si sbaglierebbe. Però qualora si limitasse a divertirsi, coltivandolo e miglioran­dolo, potrebbe farlo senza rimetterci. In ogni caso l’impresa richiederebbe almeno due anni di studio del terreno e del clima.” (7).

Flora Fraser (5) ricorda che le sue lettere a Nelson sono piene di sconforto “parlando della mancanza di ogni svago che non fosse quella di dissodare il magro terreno”. L’espressione a noi brontesi sembra certamente esagerata ma rende l’idea della tristezza che doveva averlo preso completamente.

L’amministrazione quindi non solo non rendeva ma egli stesso si era lanciato nella costruzione del palazzo di città del Duca e richiedeva sempre nuovi fondi. Il palazzo in questione doveva essere probabilmente il vecchio palazzo ducale ancora oggi in parte esistente lungo il Corso Umberto, anche se suddiviso in varie unità abitative, che vanno da di fronte la Chiesa dei Cappuccini sino alla Via Roma e che comprendeva un giardino, la cui area è occupata dall’attuale Palazzo Comunale e dal parcheggio di Piazza Venia.

“Nel feudo non esiste una sola abitazione degna di ospitare una famiglia inglese... vi sono soltanto capanne…”(7).

Nelson, convinto dalle sue insistenze o anche perché totalmente preso dalla sua frenetica attività, accettò le sue proposte rinunziando per due anni a percepire la rendita per investirla nella costruzione del palazzo di città e nelle migliorie agricole.

Le spese per la costruzione del palazzo furono consistenti e Nelson stesso ammetteva (7): “Mi dicono che la casa costruita è assurda. Al posto di una residenza per il fattore è stato eretto un palazzo principesco: una vera follia da parte di Graefer”.

Di certo Graefer non teneva in grande considerazione i brontesi stante che scriveva come riporta Carlo Knight (3): “Niente mi renderebbe più felice dell’avere con me quattro o cinque famiglie di coloni inglesi. Ciò basterebbe a cambiare in breve tempo il sistema, detestabile e nato dall’ignoranza, con il quale si coltivano le terre in Sicilia”.

E ancora:”I fattori salvo rare eccezioni trascorrono metà della giornata bighellonando al mer­cato. Il lunedì basta un pò di vento e la mano d’opera se la squaglia. In quei giorni contadini oziano in paese, a fare capannelli per strada. Quando si decidono a partire sono già stanchi…”.

La gestione della Ducea da parte di Graefer fu in definitiva un vero disastro, tanto che Horatio Nelson, per coprire le perdite, fu costretto anche a vendere un pacchetto di azioni della Compagnia delle Indie.(3) Carlo Kight riassume: “Quell’uomo spendeva senza misura, versava elargizioni, concedeva pensioni. Quando venne a saperlo Nelson sbottò che l’intendente pensava di dirigere un istituto di beneficenza: “Graefer thought that I approved giving to the poor”(7).


Morte di Graefer

Il 21 agosto 1802 il banchiere inglese Abraham Gibbs, operante a Palermo e di cui si serviva Horatio Nelson e che poi diventerà anch’esso amministratore "a latere" della Ducea, scrive all’Ammiraglio (7):
”Mi permetto di allegare alla presente una lettera della Signora Graefer, la quale, mi rincresce dirlo, trasmette a Vostra Signoria il triste annunzio dell’improvviso decesso del povero Graefer.
Giudicando dai miei sentimenti, e dalla pena provocatami dalla scomparsa di una persona tanto degna, posso immaginare quanta mestizia ciò possa generare nell’animo di Vostra Signoria, e quanto dolore debba provare la signora Graefer in un momento così duro. Ho fatto del mio meglio per cercare di consolarla,augurandomi che riesca a sopportare la perdita con forza di carattere e rassegnazione.
La signora Graefer mi supplicò di intercedere presso il Generale Acton, affinché le fosse consentito di portare avanti l’amministrazione della proprietà, in attesa di una decisione di Vostra Signoria.
Il Generale però mi disse questo pomeriggio che, dietro richiesta del Cavaliere Forcella, è già stato nominato a tal fine altra persona idonea, onde evitare che gli interessi di Vostra Signoria risultino danneggiati”.

Un'immagine del giardino interno del Castello Nelson.

La proprietà dei Nelson a Bronte (in verde l'am­pio giardino) in una map­pa del 1875. La zona a verde è oggi occupata dal Palazzo Municipale, da alcune abitazioni private (che danno sulla via Roma) e dal par­ cheggio di Piazza Venia.
 

Una delle poche abitazioni che an­cora conservano tracce dell'origi­naria struttura architettonica del Palazzo Ducale.
Il V° duca nel suo "The duchy of Bron­te" scrive che "la prima ed uni­ca volta che ho dormito lì" è stato nel 1868, all'età di 14 anni in occa­sione della sua prima visita al feu­do.

Al dolore sincero di Gibbs non corrisponde un analogo sentimento da parte di Nelson. Scrive il 20 settembre 1802 l’Ammiraglio al suo amico banchiere ed “agente delle prede” Alexander Davison (2): “…abbiamo sofferto la mancanza di alcuni amici. …(omissis) … Ho anche perso Mr. Graefer, il mio governatore di Bronte: egli è morto il 7 agosto 1802. Mi imbarazza un po’ ma io cerco di trarre il meglio da ogni situazione ed è possibile che ciò si risolva a mio vantaggio dal punto di vista pecuniario. Ho a mia disposizione una stima accurata della (rendita potenziale della) mia proprietà; più di £. 3000 nette all’anno, ed una rivalutazione sempre in crescita ogni anno…. (omissis)”.


La moglie Elisa

Il Duca è scottato dalle perdite subite a causa della cattiva gestione, secondo il suo giudizio, di Graefer a tal punto di sperare di essersi liberato della causa. La ducea viene a trovarsi con la scomparsa di Graefer amministrata a Palermo dal Marchese Antonio Forcella scelto da Lord Acton, primo ministro del regno, ed a Bronte da Mrs. Elisa Graefer.

Il Duca, comunque, non doveva essere molto soddisfatto della scelta. Nel suo epistolario (2) non si rinviene alcuna lettera scritta al Forcella mentre risulta una intensa corrispondenza con il banchiere Abraham Gibbs.

Da bordo della Victory al largo di Tolone scrive a Gibbs l’11 agosto 1803:
”mio caro Signore, ho ricevuto ieri la vostra del 5 luglio con molto piacere e le sarò grato se ella nella sua infinità bontà vorrà indirizzare la mia proprietà di Bronte su un binario tale che, se io non posso ricavare la sua rendita, almeno possa ricevere un affitto; perché io non accetto di rimetterci altri 6 pences ma sarò contento nel pagare una provvigione a persone rispettabili che possano riscuotere per conto mio l’affitto e rimettermelo a Londra. Dato che lei si offre per questo delicato affare le parlerò più esplicitamente. Avevo detto a Graefer nel nostro primo colloquio che avrei rinunziato a due anni di rendita per l’allestimento di una casa e le migliorie.
Ho servito un re straniero con più attenzione che il mio re; se Bronte donatomi dal re non si risolvesse a mio vantaggio per tanto tempo, mi costerebbe una fortuna e sarebbe un dono non godibile e molta gelosia avrei potuto evitare. Non sono contento dei miei conti. Ho fatto il mio dovere, secondo la mia coscienza di siciliano, e sono soddisfatto.
E’ necessario, prima che lei faccia dei passi, sapere da Sir John Acton cosa è stato fatto e cosa si intende fare. Tutto ciò che chiedo è giustizia immediata e che sia definitiva. Io non firmerò altri ordini sulla proprietà. Se il possesso non mi viene restituito, ricevendone il pieno valore, mi dovrebbe essere pagato lo stesso ricavo netto, che riceveva l’Ospedale, e che era di 6.700 onze sulla media dei sette anni precedenti. La sua gentile assistenza mi obbligherà a considerarmi, mio caro signore, suo umile servo.
Nelson and Bronte”.

Si rileva l’insoddisfazione del Duca per il fatto che lo stato di Bronte non gli rende niente ed è causa di liti giudiziarie per il suo completo possesso e godimento, tanto da avere più volte chiesto aiuto ad Acton. A curargli questi affari è Gibbs, del quale ha piena fiducia e con il quale stabilisce un legame di amicizia. Ed è Gibbs che gestisce i rapporti di Nelson con la vedova di Graefer, Mrs. Elisabetta.

Dalla morte del marito ella continua a stare a Bronte ed ad occuparsi della Ducea. La revisione dei conti dell’amministrazione da parte di Gibbs fa emergere una condotta dei coniugi Graefer prima e della vedova Graefer dopo probabilmente non proprio corretti o quantomeno molto condizionata da interessi privati. Tanto che dalla corrispondenza di Nelson si rileva il suo proposito di liberarsi della donna.

Da bordo della Victory scrive infatti a Lady Hamilton il 24 agosto 1803 (4): “Ricevetti ieri alcune lettere di Mrs Graefer… Vorrebbe che le facessi ottenere una pensione dal re delle Due Sicilie… Sostiene che se anch’io mi fossi trovato sul posto, le spese per mandare avanti Bronte non sarebbero state inferiori.
Ciò è possibile ma dimostra ben poco. Anzi mi convince ancor più a credere nelle scorrettezze sue e del marito. Cosa significa che la casa è costata troppo? Chi l’ha costruita? Certo non sono stati eseguiti i miei ordini… Nella situazione in cui mi trovo, non ho certo tempo per gli affari privati. Eppure quelle lettere sono riuscite egualmente a mandarmi in bestia. Fortuna che m’è passata…”
.

E poi il 14 marzo 1803 sempre da bordo della Victory al largo di Tolone (2): “…In riferimento alla Signora Graefer - cosa ella ha fatto, Dio e lei stessa lo sanno; ma ho deciso che Gibbs le offrirà 100 pounds l’anno: se accetterà, acconsentirò e ho chiuso. Ti mando l’ultima lettera della Signora Graefer…”.

Ed ancora il 1 luglio 1804: “…Gibbs è ancora a Palermo: io sono sicuro che farà buone cose per la mia proprietà; quindi mi auguro di aver concluso. Mi ha scritto poco tempo fa proponendomi che gli dessi il suggerimento (ma senza fare notare che la proposta è venuta da lui) di dire che ho pensato che era meglio che la Signora Graefer e la figlia si trasferissero in Inghilterra per la educazione di quest’ultima. Ma io non voglio avere a che fare con questa raccoman­dazione: finirebbe per farla venire da me Inghilterra; ed a dire che non può vivere con quello che ha e che le avevo detto io di venire in Inghilterra e che lei non aveva pensato questa evenienza. In poche parole Gibbs si vuole liberare di lei….”

Horatio Nelson

Horatio Nelson

L'ammiraglio Horatio Nelson. Sono molte le stampe che lo ritraggono conservate nel Museo che il Comu­ne di Bronte gli ha dedicato negli appartamenti dell'ex Ducea di Maniace ("il Castello")


La morte del Duca Nelson

Il 21 ottobre 1805 Horatio Nelson muore a Trafalgar. Duca di Bronte diventa il fratello Reverendo William e si apre per la Ducea un’altra pagina della sua storia.
La signora Graefer continuerà a vivere a Bronte, dove la figlia Maria Carolina ha sposato uno dei maggiorenti della cittadina, Gioacchino Spedalieri, e percepirà dalla Ducea sino alla morte, avvenuta nel 1817, una pensione annua di 100 onze. Ciò a dimostrazione che né Nelson né Gibbs sono riusciti a liberarsi di lei.

E’ certo che la posizione di moglie di Graefer prima, di rappresentante locale del Marchese Forcella dopo ed il legame famigliare con gli Spedalieri le hanno consentito di occupare un posto di rilievo nella società brontese e di acquisire una certa agiatezza.

Il 29 ottobre 1807, come ci ricorda F. Fraser (5), la troviamo fra gli invitati della festa di compleanno di Horatia, la figlia dell’ammiraglio e di lady Emma, a Merton Place, la lussuosa villa acquistata da Nelson a pochi chilometri da Londra nel 1801 per 9.000 sterline.

Ella resterà sempre in contatto epistolare con Lady Hamilton, l’amica all’origine della sua storia napoletana, che malgrado le difficoltà in cui si trovava dopo la scomparsa di Nelson era ancora disposta a scrivere nel novembre del 1808 alla Regina di Napoli per chiedere l’erogazione di una pensione per lei (2).

Ma dal settembre 1808 sul trono di Napoli sedeva Gioacchino Murat; i reali erano di nuovo dovuti fuggire a Palermo e poco poteva oramai la regina; la stessa Mrs Graefer scriveva quindi all’amica Emma il 27 agosto 1809:” ...La Regina mi scrisse dichiarando d’essere pronta a concedermi una pensione, sempre però che fossi in grado di esibire un documento dal quale risultasse tale mio diritto. Dimmi tu se questa è una risposta degna di una Regina! Come ci si può attendere giustizia dalla Corte di Palermo? Non me la sento di ripeterti ancora una volta le mie ragioni. Ti rivolgo soltanto una preghiera: non indirizzare mai più un rigo a quella miserabile ingrata…”.


Conclusioni

Così si chiude la storia dei Graefer a Bronte. A Caserta alla conduzione del Giardino Inglese come abbiamo visto erano rimasti i figli di J. Andrew Graefer sin dal 1798. Il lavoro dei Graefer si è protratto sotto il regno di Gioacchino Murat e di Giuseppe Bonaparte, e poi, dopo il periodo napo­leonico, di nuovo sotto la monarchia borbonica sino alla fine della stessa nel 1860.

Concludendo mi piace fare un’ipotesi tutta da verificare: è possibile che Graefer si sia interessato anche del giardino del Castello di Maniace, per esempio impostandolo?

Quella che viene chiamata la Villa Vecchia al di la del muro di recinzione del giardino all’italiana non assomiglia molto ad un giardino paesaggistico, informale?

Sono convinto come ho già riportato che le spese folli fatte da Graefer per la costruzione di un palazzo principesco, come lo definisce Nelson, si riferiscano verosimilmente al palazzo ducale di Bronte. Il complesso dell’Abbazia di Maniace nel 1799 doveva essere un cumulo di rovine, ubicato in un sito malsano e difficilmente raggiungibile.

La ricostruzione e trasformazione dell’Abbazia nella residenza che vediamo oggi sono probabilmente di epoca più tarda: certamente dall’arrivo dei Thovez e dopo la conclusione della grande lite, quando il Duca perdeva parte del suo interesse per Bronte.

Al suo arrivo a Bronte nel 1799, secondo me, Graefer, nella continuità del potere feudale, doveva essersi insediato nel palazzotto che era stato forse la sede dell’amministrazione e dei magazzini del vecchio feudatario, cioè dell’Ospedale Vecchio e Nuovo di Palermo, che egli decise, spendendo cifre enormi, di ampliare e rendere più confortevole e più idoneo alla dignità del nuovo padrone, che immaginava a Bronte in un prossimo futuro a godere un piacevole e meritato riposo dopo le fatiche di guerra.

Infatti sempre nella lettera del 26 settembre 1801 (4) scriveva a Nelson:”...Spero che Vostra Signoria potrà presto riposarsi dalle fatiche…, e che le gloriose ed indimenticabili azioni di Vostra Signoria varranno ad affrettare il raggiungimento della pace… Allora forse vedremo Vostra Signoria e la sua eletta compagnia venire qui in guisa di pastori e pastorelle, o di pacifici contadini, a godere della serenità agreste…”.
E’ poi accertato che nell’ultimo decennio del 17° secolo l’Ospedale gestì “in economia” come usava dirsi all’epoca, cioè direttamente, lo stato di Bronte e quindi necessitava per questo uffici e magazzini sia a Bronte che a Maniace (8).

Ma se la realtà fosse diversa?

Se la lettera del 26 settembre 1801 si riferiva all’Abbazia e Graefer, pur risiedendo nel palazzo di Bronte, avesse anche cominciato subito i lavori di trasformazione delle strutture di Maniace e nel 1802, anno della sua morte, avesse già ultimato la costruzione del corpo del castello corrispondente agli appartamenti ducali, tanto da rendere credibile che le lamentele di Nelson fossero riferite a questi, allora si può anche ragionevolmente pensare che lui, che era stato il grande architetto del giardino inglese della Reggia di Caserta, abbia potuto interessarsi anche del giardino del castello.

La guida distribuita ai visitatori, la cui lettura mi ha spinto a questa sommaria indagine su Andrea Graefer, dovrebbe riportare a parere mio questa interessante ipotesi, tutta da verificare, che legherebbe ancora di più Bronte ad avvenimenti importanti e a personaggi di grande prestigio.

Mario Carastro
Napoli, 3 Giugno 2005


Bibliografia

[1] T. Coleman “Nelson”. Mondadori 2003.
[2] H. N. Nicholas “The dispatches and letters of Vice Admiral Lord Viscount Nelson”. Vol. III e IV. Henry Colburn Publisher, London 1845.
[3] C. Knight “Hamilton a Napoli”. Electa, Napoli, 2003.
[4] C. Knight “Il Giardino Inglese di Caserta. Un’avventura settecentesca”. Napoli,1986.
[5] F. Fraser “Lady Emma”. Mondadori, 2001.
[6] B. Radice “Memorie Storiche di Bronte” Ed. Banca Mutua Popolare di Bronte, 1984.
[7] T. J. Pettigrew “Memoirs of the life of Vice-Admiral Lord Viscount Nelson”, London, 1849.
[8] G. Lo Giudice “Comunità rurali della Sicilia moderna. Bronte (1747-1853)” Università degli Studi di Catania. Facoltà di Economia. Catania 1969.
 

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