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Lo storico Benedetto Radice

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Benedetto Radice

Benedetto Radice

La “supplica” al V Duca per un posto alla Ducea

Sfogliando alcune pagine dell’Archivio storico dei Nelson l’ing. Mario Carastro si è imbattuto in una vera chicca: una richiesta di assunzione alla Ducea fatta dallo storico brontese Benedetto Radice.

Tre paginette scritte con deferenza e rispetto al fine di ottenere un posto fra gli impiegati della Ducea e rivolte ad Alexander Nelson Hood, figlio di Lord Bridport, IV Duca di Bronte.

«Eccellenza,

Conoscendo la bontà d’animo di V. E. mi faccio ardito scriverle la presente per supplicarla di un affare che potrebbe assicurare il mio avvenire.»

Una frase che non ha niente di particolare o di insolito.

Era il modo di scrivere nell'800 (ma in genere in ogni tempo) di chi cerca lavoro e vuole assicurarsi il futuro, ma questa richiesta, del 16 febbraio 1884, assume un significato particolare se andiamo alla fine e leggiamo il nome di chi scrive, Benedetto Radice, e soprattutto dell’eccellenza a cui era indirizzata la “supplica”.

L’«Eccellenza» era il “Duchino” Alexander Nelson Hood, figlio del IV Duca di Bronte Lord Bridport, il futuro V Duca cioè il “drago” come negli anni successivi lo definì lo stesso Radice(1), ma nei panni più gloriosi del dotto Ciclops Brontensis.

Il trentenne Radice si rivolgeva al giovane figlio del Duca, Alexander Nelson-Hood, il quale dopo aver visitato per la prima volta la Ducea, giovanissimo, nel 1868, a diciannove anni aveva ottenuto dal padre la gestione del feudo e viveva quasi stabilmente tra Maniace e Taormina sino alla morte avvenuta nel 1937.

Il giovane Duca aveva gli stessi anni di Benedetto Radice (erano nati ambedue nel 1854, il Duchino il 28 giugno, Benedetto quattro mesi prima, il 1° febbraio).

Nel 1884 Radice aveva compiuto da pochi giorni trent'anni.

Attorno al 1872/73, a diciannove anni, aveva conseguito la licenza liceale presso l’Istituto Nicola Spe­dalieri di Catania e proseguito gli studi presso la locale Regia Università per laurearsi in Giurisprudenza.

Nel 1884 si era quindi laureato da alcuni anni ma evidentemente non gli piaceva l’attività forense o non riusciva a trovare una adeguata sistemazione nella sua città.

«Ebbi sentore – continua nella sua supplica il giovane avvocato Radice - dell’allon­tanamento del signor Grisley dall’impiego che occupava nella amministrazione della Ducea.»

Il Grisley che aveva perso il lavoro era William, figlio del vecchio e fedele Samuele impiegato della Ducea che fu anche amministratore dal 1873 al 1874 quando morì. La madre di William era una Stancanelli, mentre la moglie era Cecilia Spedalieri figlia di Nicolò, delegato di pubblica sicurezza nell’agosto 1860.

William era un uomo brillante, di bell’aspetto ed elegante ma pare fosse spesso vittima del demone del gioco(2) tanto da essere allontanato (o si allontanò) dalla Ducea verosimilmente nel 1884.

Nell’archivio Nelson ci sono lettere di monsieur Fabre, amministratore della Ducea dal 1874 al 1891, al Duca del 1882, 1883 con lamentele su William.

M. Pratt scrive(2) che aveva perso al gioco tutti i suoi beni e del denaro del suocero e che quando questi non volle pagare più i suoi debiti si suicidò nel 1887 in un hotel di Catania.

In realtà il suicidio avvenne nel 1889: nell’archivio Nelson c’è, infatti, una lettera di Fabre del 22 dicembre 1889, diretta al Duca per annunciargli il suicidio di William Grisley con un colpo di revolver alla tempia destra avvenuto a Catania alle sette di sera del 17 dicembre 1889 in una camera dell’Hotel du Globe.

Quell’anno il Grisley era consigliere comunale; il 26 Ottobre figurava fra i 30 com­ponenti il Consiglio comunale, sindaco Leotta Guglielmo.

Ma torniamo alla supplica continuando a leggere.

«Io – continua il Radice - ho mostrato sempre nel mio cuore dell’affetto per la nobile famiglia Nelson, come l’E.V. potrà argomentarlo dalla epigrafe da me fatta per incarico datomi dall’egregio signor Padre, nella fausta occasione del centenario del Capizzi, fondatore del Real Collegio, che la munificenza e liberalità della famiglia dell’E. V. rese più splendido.»

Il centenario della morte del ven. Ignazio Capizzi era stato solenne­mente cele­brato cinque mesi prima, il 27 settembre 1883, ed è lo stesso Radice a raccon­tarcelo, questa volta nella sua fortunata versione di storico(3):


Dall'Archivio storico dei Nelson

 

La «supplica» del Radice

Eccellenza,

Conoscendo la bontà d’animo di V. E. mi faccio ardito scri­verle la presente per supplicarla di un affare che potrebbe assicurare il mio avvenire.

Ebbi sentore dell’allontanamento del signor Grisley dal­l’im­piego che occupava nella amministrazione della Ducea.

Io ho mostrato sempre nel mio cuore dell’affetto per la no­bi­le famiglia Nelson, come l’E.V. potrà argomentarlo dalla epi­grafe da me fatta per incarico datomi dall’egregio signor pa­tre, nella fausta occasione del centenario del Capiz­zi, fon­da­tore del Real Collegio, che la munificenza e liberalità della famiglia dell’E. V. rese più splendido.

Vacando ora il posto del Grisley, prego l’E. V. che si abbia la degnazione di conferirmi tale impiego per assicurare l’av­ve­nire della mia sussistenza; essendo io sempre prontis­simo a coadiuvare in tutti i modi, nella pochezza delle mie facoltà intellettuali, codesta nobilissima famiglia che in nes­sun tem­po ha mai smentito il glorioso nome del Grande Am­miraglio, po­tendo l’E. V. adoperarmi nella multiplicità degli affari in tutto che crederà potere io adempire con decoro e abilità della nobile famiglia dell’E. V..

I fatti non smentiranno le mie parole.

Nella speranza che l’E. V. si degnerà accogliere la mia pre­ghiera, essendomi ben nota la grandezza dell’animo dell’E. V. mi onoro di essere con ogni ossequio e rispetto.

Dell’Eccellenza Vostra
Devotissimo umilissimo servitore

Benedetto Radice

Bronte, 16 Febbraio 1884

Benedetto Radice (Foto conservata nella Biblioteca Riccardiana - Firenze)Benedetto Radice,
in una foto del 1892/93, all'età di circa 40 anni. La foto è con­ser­vata nella Biblio­teca Riccar­diana di Firenze che ringra­zia­mo per l'autorizza­zio­ne dataci alla pubblicazione.
Nella biblioteca fiorentina si conserva­no anche 25 lettere scritte dal Radice a Renato Fucini e proprio in una di queste si trova questa foto inviata all’amico con la dedica “Benedetto Radice al suo benefattore, Renato Fucini”.

Per scrivere le sue "Memorie storiche di Bronte", il Radice per oltre quindici si dedicò «con ardore a frugare archivi e documenti, a percorrere le campagne, rovistare, indagare, interrogare rovine, tombe, monete» ma non potè consultare i documenti più importanti: l'Archivio storico della Ducea Nelson gli fu negato. Il Duca non gli diede il permesso.

«Archi di trionfo a verdura, fiori e drappi antichi sciorinati su per balconi e finestre, trasparenti con varii episodi della vita del Capizzi, inaugurazione di un suo busto di marmo, bande musicali, canti, baldorie, illuminazione, fuochi d’artificio, tennero il paese in festa. Era l’apoteosi del venerabile Ignazio Capizzi. Non mancò la solita accademia, ove in molte favelle fu data la stura a versi e a prose.»

Ed appunto anche ad epigrafi come quella scritta dallo stesso Radice su incarico del Duca e che dovrebbe essere quella "buona iscrizione" di cui parla padre Gesualdo De Luca nella sua Storia della Città di Bronte: «il prospetto della casa ducale per ordine del signor Duca Nelson Bridport era convenientemente adorno, e con buona iscrizione al portone»(4).

Il giovane Radice coglie la palla al balzo: la sua epigrafe aveva fatto buona impressione ed un posto di lavoro si era reso disponibile alla Ducea. Con estrema deferenza ed umiltà prova ad averlo.

«Vacando ora il posto del Grisley, - continua nella “supplica” - prego l’E. V. che si abbia la degnazione di conferirmi tale impiego per assicurare l’avvenire della mia sussistenza; essendo io sempre prontissimo a coadiuvare in tutti i modi, nella pochezza delle mie facoltà intellettuali, codesta nobilissima famiglia che in nessun tempo ha mai smentito il glorioso nome del Grande Ammiraglio, potendo l’E. V. adoperarmi nella multiplicità degli affari in tutto che crederà potere io adempire con decoro e utilità della nobile famiglia dell’E. V..»

Massima riverenza e deferenza nel presentarsi con una prosa tortuosa ed un tantino ingarbugliata, certo non del Radice che conosceremo dopo.

Ma è una richiesta di lavoro e Radice va al sodo.

Certo leggendola tornano facilmente in mente le frasi di tutt'altro tono che scrisse nei decenni successivi quando Horatio Nelson diventa “il boia di Caracciolo” o «l’E. V.» (il duca a cui scrive la supplica, il V) viene descritto come “il Drago” o ciò che scrisse, sempre il Radice, sull’«origine delit­tuosa della ducea ed il vecchio adagio» dei due «più grandi mali che affliggono Bronte: l'Etna e la ducea».

«A Maniaci - scriverà nel 1923 lo storico brontese ne "Il supplizio di Tantalo"(1) - stava (...) un antico mostro, un drago. Gli occhi gli schizzavano fiamme, le sue zampe erano insanguinate e sangue colavagli dalla bocca, sferzavasi i fianchi con la coda, e colle grandi ali ventava intorno, irrigi­dendo chiunque si accostasse. Il drago, da secoli ce l'aveva coi Ciclopi brontesi, perchè nelle rivoluzioni avevan tentato liberarsene, ma egli aiutato da alcuni traditori Ciclopi, ne era sempre uscito vittorioso (...).»

Ma tutto questo verrà dopo. Nel 1884 altri pensieri tormentavano la mente del giovane avvocato Radice: un posto di lavoro per rendersi indipen­dente dai suoi familiari.

Sappiamo che già due anni prima, nel 1882, aveva rivolto un altro accorato appello all'illustre amico, Enrico Cimbali, per chiedere una “raccoman­dazione” per un concorso ad un posto di cancelliere di pretura.

«Io - scriveva - mi sento molto avvilito, scoraggiato, pensando che, alla mia età, (ho 28 anni) per un cattivo indirizzo, debba vivere alle spalle del mio povero padre. E' cosa questa che mi tiene in una perplessità, in un dubbio amaro del mio avvenire ch'io intravedo molto scuro(5).»

La raccomandazione non aveva sortito alcun effetto e questa volta, due anni dopo, il giovane Radice ci sperava proprio:

«I fatti non smentiranno le mie parole. – conclude la sua "supplica" - Nella speranza che l’E.V. si degnerà accogliere la mia preghiera, essendomi ben nota la grandezza dell’animo dell’E. V. mi onoro di essere con ogni ossequio e rispetto

Dell’Eccellenza Vostra

Devotissimo umilissimo servitore
Benedetto Radice

Bronte, 16 Febbraio 1884»

Che dire?

Solo un grande grazie al Duca Alexander Nelson-Hood per non aver accolto la “supplica” del giovane avvocato Benedetto Radice.

Con il suo sì non avremmo sicuramente avuto le “Memorie storiche di Bronte”!

Non avendo probabilmente ottenuto la desiderata risposta Benedetto Radice maturò l’idea di lasciare Bronte («la mia quasi fuga da Bronte», la definì in "Ricordando"(6)), da dove partirà a fine 1887 o tutt’al più all’inizio dell’anno successivo.

Che peccato se il Duca avesse detto un sì ed assunto il Radice alle sue dipendenze trasformandolo nel solito travet dedito «con decoro e utilità» «nella multiplicità degli affari» «della nobile famiglia dell’E. V.».

I brontesi gli saranno sempre riconoscenti perchè difficilmente avreb­bero avuto il loro storico!

Quel no ha destinato Benedetto Radice a Bronte, della cui storia volle sapere tutto e, scrivendola, farla conoscere agli altri.

Senza di lui nessuno avrebbe messo in luce ed analizzato i momenti nodali del nostro passato; nessuno avrebbe scritto sulle origini di Bronte, sull'ammiraglio Nelson e la Ducea, sul Collegio Capizzi, sui moti rivoluzionari del 1820, sulle agitazioni del '48 e '49 e, sopratutto, sull'insurrezione del 1860 e la dura repressione fatta da Nino Bixio; senza di lui nessuno si sarebbe ricordato del liberale avv. Nicolò Lombardo e degli altri 4 brontesi sbrigativamente fucilati per ordine di Bixio.

Un decennio dopo Benedetto Radice, nelle vesti di serio ed accurato ricercatore di storia locale, tornò a bussare alle porte della Ducea.

Chiedeva di poter consultare gli archivi storici.

Come ci ricorda lui stesso nelle sue Memorie storiche di Bronte voleva in particolare consultare i «libri e volumi consegnati alla Duchessa di Bronte con atto del 4 e 9 marzo del 1857 in Notar Francesco Palermo» dall'Ospedale Grande e Nuovo di Palermo. «Tutti i volumi sono 131 riguardanti Bronte e 46 quelli relativi a Maniace». «Molte notizie, che potrebbero gittare nuova luce sui fatti narrati, si contengono in questi volumi, che a me dal Duca Nelson non è stato permesso leggere(7).»

Ma anche questa volta gli fu ancora una volta detto no!

Ancora una volta gli fu vietato l'ingresso nella Ducea.

Ma questo, l'intelligente e raffinato Alexander Nelson-Hood non avrebbe dovuto farlo!

(nL)

Maggio 2012


Bibliografia
(1) Radice B. - “Il Supplizio di Tantalo. Novella Ciclopica”. L’Ora, Palermo 5-6 gennaio 1923. La novella è stata ripubblicata a pag. 117 de "Il Radice sconosciuto".
(2) Pratt M. – “The Nelson’s Duchy. A Sicilian Anomaly” - Spellmount, 2006.
(3) Radice B. – “Memorie Storiche di Bronte”, Edizione Banca Mutua Popolare di Bronte, Bronte, 1984, pag. 596.

 

B. Radice, lettera al Duca Nelson13 Aprile 1901

GLI ARCHIVI SONO MIEI

In quest'altra lettera indiriz­za­ta al Duca, 17 anni dopo la sua "supplica", il 13 aprile 1901, Benedetto Radice prean­nuncia l'uscita di un suo libro "Il Casale e l'Abbazia di Santa Maria di Maniace" rim­proverando al Duca di non avergli dato il permesso di consultare gli archivi della Ducea. Altro è il tono della lettera, questa volta la firma è del "Prof. Benedetto Radice".

«Le annunzio - scrive Radice - che in quest'anno uscirà il mio lavoro "Il Casale e l'Abbazia di S. Maria di Maniace", appunti storici con documenti inediti.

Mi duole di non aver potuto scrivere dell'Archivio di Maniace. Forse molti punti oscuri avrebbero potuto trovare un po' di lume in quei documenti che io invano tante volte ho richiesto alla E.V..

Porto a Sua conoscenza che la Società di Storia Patria ha deliberato di fare un inven­tario di tutti gli atti antichi esistenti nei Comuni o nelle famiglie. Io ho parlato a qual­cu­no di quei soci dell'Archivio di Maniace.

Se l'E. V. fosse disposto a fruire di questa occasione il socio verrebbe a Maniace purchè la Ducea gli appresti le spese di viaggio, vitto e alloggio.

Credo che la proposta si accettabilissima.
All'E. V. lascio il giudizio».

Per il prof. Radice era un modo per aggirare il primo divieto, ma anche questa volta, ancora il IV Duca di Bronte, Alexander Nelson Hood, si rifiutò di consentire la visione dei "suoi" documenti storici, a lui gentilmente concessi quasi in esclu­siva dal Re Borbone nel 1803 e nel 1857. 

(4) De Luca G. - “Storia della Città di Bronte”, Edizione per la Banca Mutua Popolare di Bronte, Atesa Editrice, Bologna, 1987. (Sc
(5) F. Cimbali e N. Lupo, Il Radice sconosciuto, nostra ediz. digitale, pag. 178.
(6) Idem, nostra ediz. digitale, pag. 93.
(7) Radice B. - "
Memorie storiche di Bronte", nostra edizione digitale, pag. 135.

BENEDETTO RADICE

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