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Benedetto Radice

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Benedetto Radice, "Memorie storiche di Bronte"

Florilegio di Nicola Lupo

Florilegio delle Memorie storiche di Bronte - Indice


BENEDETTO RADICE

Con gli occhi della memoria di un ragazzino delle scuole elementari degli ultimi anni ’20 vedo risalire per Via Annunziata, partendo dalla sua abitazione di fronte alla chiesa di S. Blandano e costeggiando il vecchio convento dei Padri Basiliani, allora sede del Comune ed ora della Biblioteca Comunale e dell’Ufficio del Lavoro, don Benedetto Radice, il professore, il quale con il suo passo lento e stanco, procede con la sua figura minuta ed elegante, caratterizzata dai lunghi baffi bianchi spioventi e il suo orologio da taschino tradizionalmente agganciato ad una grossa catena d’oro passante attraverso l’asola del panciotto, e devia su via Scafiti per raggiungere la piazzetta, ora, G. Castiglione e il Circolo “Enrico Cimbali”, volgarmente chiamato “Casino dei Civili”, dove si fermerà a leggere il giornale e a chiacchierare con qualche amico per commentare i fatti del giorno.


La vita

Egli nacque a Bronte il 1° febbraio 1854 dove studiò “grammatica, umanità e retorica “al Collegio Capizzi, quindi presso l’Università di Catania conseguì il diploma di “causidico” che lo abilitava alla professione forense, ma dopo una breve esperienza di avvocato, si dedicò all’insegnamento in una scuola di Bronte per ragazzi del popolo.

Ma le non floride condizioni economiche e il disagio di vivere in un paese dal quale, tradizionalmente, ogni persona colta era fuggita, lo portarono alla decisione di trasferirsi prima a Roma e poi in Toscana, a Fiesole,dove conobbe e frequentò Ermenegildo Pistelli, Pietro Fanfani, Ferdinando Martini, Olindo Guerrini e Renato Fucini, al quale si legò di tenace amicizia.

Benedetto Radice

In seguito si spostò ad Empoli dove, con l’aiuto del Martini e del Fucini, si sistemò in quel ginnasio per insegnare francese (del suo amore per la letteratura francese ci resta una traduzione delle Favole del La Fontaine). A Empoli fondò una cooperativa contadina e pubblicò studi su “L’Italia e il Papato” e “Gli Inglesi nel Risorgimento italiano”.

Nel 1903 tornò in Sicilia, a Palermo, dove conobbe e frequentò Verga, Capuana, (che era stato anche lui allievo del Collegio Capizzi), Pirandello, Gentile e Giuseppe Lombardo-Radice, il quale oltre che amico gli era parente. A Palermo iniziò a indagare in biblioteche e archivi sulla Storia di Bronte.

“Tornato nella sua città natale, forse verso il 1909, e sposata, in seconde nozze, la vedova Giuseppina Spedalieri, nel 1910 (1) ebbe il tanto sospirato figlio maschio, che chiamò Renato in onore del caro amico Fucini, e una vita più florida economicamente, che gli permise di dedicare il resto della sua esistenza a riordinare le sue ricerche storiche e curarne la pubblicazione, che era iniziata nel 1906 con la monografia “L’Etna e le sue eruzioni intorno a Bronte”. Altre ne pubblicò nel ’909, nel ‘910, nel ‘919 e nel ’925, mentre nel 927 riesce a stampare il I° volume delle “Memorie storiche di Bronte” pubblicate nell’anno successivo; invece il II volume, iniziato a stampare nel ’28, come risulta dalla copertina interna, sarà pubblicato dal figlio nel 1936.”(2)

Morì nella sua città natale il 15 Maggio del 1931 mentre lavorava ancora ai suoi scritti già pubblicati e in fase di pubblicazione.

“La vita di Benedetto Radice è stata quella di un uomo colto, di studi severi e di indipendente giudizio […] per stabilire sul piano della storia una verità - su cui menzogne e retorica si erano accumulate a nasconderla - già appresa, indubbiamente, negli anni dell’infanzia, sul piano dei sen­timenti, dei rapporti umani, dei ricordi delle persone a lui vicine. La verità su quelli che furono detti “i fatti di Bronte “, gli atroci fatti corsi nell’estate del 1860 nel povero paese etneo che gli aveva dato i natali. Partendo da questi fatti, a cercarne le lontane ragioni, Benedetto Radi­ce si trovò a ripercorrere tutta la storia moderna e contemporanea del paese attraverso serie e accurate ricerche d’archivio. […] egli si diede a mettere in luce e analizzare i momenti nodali della storia di Bronte, delle istituzioni e dei personaggi più rappresentativi. […] Bronte gli deve molto. E anche la cultura italiana, per una più esatta visione e giudizio dei fatti risorgimentali, gli deve riconoscenza. Non ha detto male di Garibaldi, ma ha detto male di Nino Bixio. Che è già qualcosa.” (Marzo 1983, Leonardo Sciascia.)(3)


Le “Memorie…”

Le Memorie sono una raccolta sistematica di 16 monografie scritte in epoche diverse, alcune delle quali erano state pubblicate prima, come diremo nelle note, e sono le seguenti:

1. Origine di Bronte; pag. 15

2. Epoca greco-romana e saracena pag. 27 con Documenti a pag. 57;

3. Idrografia e orografia pag. 61

4. L’Etna e le sue eruzioni intorno a Bronte; pag. 71

5. Notizie storiche sui casali (ventiquattro) estinti intorno a Bronte (quindici); pag. 89 (4)

6. Demanialità di Maniace e di Bronte; pag. 127

7. Bronte sotto “il mero e misto impero” di Randazzo pag. 145 con Documenti a pag. 163;

8. La gran lite pag. 173 con Documenti a pag. 185;

9. Notizie varie sullo Stato Amministrativo Finanziario, Economico Sociale del Casale Bronte dal secolo XIV al sec. XIX pag. 193 con Documenti a pag. 217;

10. Chiese (25+1) e Conventi (5+1) pag. 229 con Documenti a pag. 322; (5)

11. L’apoteosi dell’Ammiraglio Orazio Nelson in Palermo e la Ducea di Bronte pag. 339 con Documenti a pag.  355;

12. Bronte nella Rivoluzione del 1820 pag. 359 (6)

13. Il 1848 e il 1849 in Bronte pag. 383; (7)

14. Nino Bixio a Bronte pag. 427 con Documenti a pag. 509;(8)

15. Il Collegio Capizzi pag. 523 (9)

16. L’Etna : eruzioni, miti e leggende pag. 611(10)


Le Edizioni

La raccolta delle varie monografie in un primo tempo fu divisa in due volumi: il primo conte­ne­va le prime 10 e fu stampato nel settembre del 1927 e pubblicato nel 1928; il secondo volume, contenente le ultime 6, fu stampato nello stesso anno 1927 ma pubblicato nel 1936, come risulta dalle copertine interna ed esterna, e dall’Avvertenza del figlio Renato Radice a pag. 635. (11)

La memoria Uomini e cose del mio tempo di cui parla nella suddetta Avvertenza l’Avv. Renato, non è stata pubblicata neppure nell’edizione del 1984.
Come mai? Sussistevano, forse, ancora i “motivi” di cui parla nella predetta Avvertenza?
Si potrà scoprire la verità nell’archivio di casa Radice? Speriamo!

Nella Prefazione Benedetto Radice, tra l’altro, dice: “Nell’ordinare e scrivere le presenti memorie invece di seguire l’ordine strettamente cronologico […] ho stimato opportuno raggruppare e accentrare le varie notizie raccolte e i dati per periodo e per soggetto. Questa disposizione data da me alla materia, trattandola per monografie,[…] mi obbliga a frequenti ripetizioni e richiami […] Ho voluto dire questo per allontanare da me la taccia di noioso ripetitore.”(12)

Osservazioni sulle edizioni

L’edizione di cui ci siamo serviti si presenta bene perché è un grosso volume rilegato in tela verde con scritte in oro, con copertina in carta patinata con gli acquerelli di cui abbiamo detto sopra, carta discreta e scrittura chiara; ma se questa è la forma che bene impressiona a prima vista, quando si passa alla lettura si nota, dalle prime pagine, la mancanza della professionalità dell’Editore. Il quale avrebbe curato, servendosi di un buon proto, di evitare i refusi tipografici che in questo volume sono frequenti, numerosi e anche gravi.

Anche il saggio di Leonardo Sciascia, che precede la monografia “Nino Bixio a Bronte”, da un Editore avrebbe avuto un titolo e sarebbe stato collocato dopo la monografia, a commento della stessa, e non avanti come una prefazione.

L’edizione precedente, stampata dallo Stabilimento Tipografico Sociale di Bronte, fondato dal sac. prof. Vincenzo Schilirò, negli anni 1927/28 in due volumi, dei quali il primo pubbli­cato nel 1928 e il secondo nel 1936, è modesta sia per carta che per stampa, ma all’avan­guardia per i tempi e la città in cui vedeva la luce.

Illustrazioni

Il volume unico dell’edizione del 1984 è corredato da 7 pregevoli acquerelli o chine di Mario Schilirò (vedi riquadro a destra) che sono: “Chiesa di S. Vito” (acquerello in copertina); “Banca Mutua Popolare di Bronte“ (china a pag. 335); “Chiesa di S. Giovanni“ (da acquerello pag. 395 ); “Portale della Chiesa di Maniace“ (china a pag. 463); “Santuario di M. SS. Annunziata“ (china a pag. 501); “Ponte Serravalle“ (china a pag. 553) ; e “Tetti della Chiesa Madre“ (acquerello in retrocopertina).


Altri storici di Bronte

Due sono gli storici Brontesi citati ed utilizzati da Benedetto Radice nelle sue Memorie: P. Gesualdo De Luca(14) ed Antonino Cimbali(15). Mentre un terzo, molto più giovane e nostro contemporaneo, è Biagio Saitta(16).

Per completezza d’informazione bisogna citare altri due brontesi che si sono interessati di Storia locale: Antonino Radice(17) e Pasquale Spanò(18).

Benedetto Radice, quindi, era il più giovane degli altri due storici brontesi di cui fu per molti anni contemporaneo, conoscente e forse amico, e di cui conosceva la vita e l’opera storica che ha utilizzato e commentato.

Della “Storia della città di Bronte“ di P. Gesualdo De Luca(19), il Radice nelle sue Memorie fa almeno una ventina di citazioni di cui riferiremo nella trattazione delle stesse.
Mentre dei “Ricordi e lettere ai figli” di Antonino Cimbali parla quasi esclusivamente nella seconda parte delle Memorie a partire dalla Rivoluzione del 1848(20).

Ed ora, fatta una panoramica della storiografia brontese, passiamo alla disamina delle Memorie di Benedetto Radice nella molteplicità delle sue monografie, ma anche nel suo intento di dare della scarsa e triste storia di Bronte una visione d’insieme, specialmente per quanto riguarda il periodo risorgimentale; ed evidenziamo in primo luogo quanto egli cita all’inizio del suo lavoro d’insieme: “Turpe est in patria vivere et patriam ignorare. (Plinio il vecchio)”.

Il Radice sconosciuto,
l'ultimo libro su Bene­detto Radice, a cura di N. Lupo e F. Cim­bali. Pubblicato dal­l'Asso­ciazione Bron­te In­sieme contiene ine­diti racconti, novelle, commemo­razioni, epigrafi, scritti vari, pubblicati su vari giornali dal 1881 al 1924.
E' distribuito gratui­tamente dalla nostra Associazione.

Copertina de "Il Radice sconosciuto"

  

MARIO SCHILIRO'

Mario SchiliròNato a Bronte il 4 Novembre del 1952, di professione medico, pittore e scultore.

Sposato e con una figlia, studi classici se­guiti nel Collegio Ca­pizzi della sua città, laurea in Me­dicina e Chirurgia consegui­ta presso l’Uni­versità di Cata­nia, specialista in Geriatria e Gerontologia, svolge la profes­sione di Medico.

Tra i giovani pittori brontesi, è senz'altro quello che ha ricevuto i maggiori consensi da parte del pubblico.
Per quanto concerne i soggetti, la sua produzione po­treb­be essere suddivisa in due filoni fondamentali: i paesaggi ed i ritratti; ma a conferire unità all'opera tut­ta interviene l'ispirazione fondamentale del pittore, che si realizza nel felice contrasto tra le linee tenui dei contorni e l'uso forte e deciso dei colori.

“Autodidatta di ispirazione classica, istintivamente predisposto all’arte figurativa, trae la sua ispirazione dalle impressioni suscitategli dalla gente e dai luoghi del suo paese.”

Ha sempre ricevuto molti consensi di pubblico e di cri­tica. E’ inserito nel volume “Artisti del XX secolo”. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in varie città, tra cui Bronte, Randazzo, Catania e Firenze.

Nel luglio dell'80, ha vinto il primo premio nel corso di pittura di Via Tasso, organizzato dalla Pro-Loco di Bronte. Ha partecipato a numerosi concorsi vincen­done molti e classificandosi sempre tra i primi. Ha studiato incisione con il Maestro incisore Giuseppe Guzzone.
Sue opere si trovano presso il Palazzo Comunale di Bronte, presso l’Archivio di Stato di Catania, in col­lezioni private. Per la Chiesa di S. Sebastiano di Ma­niace ha realizzato una porta in bronzo.



Note:

(1) Ma nel 1910 era ancora a Palermo, come risulta  dalla data apposta alla monografia “Nino Bixio a Bronte” (pag. 122); forse vi andava per finire il lavoro.

(2) Questo periodo tra  “… ” è stato inserito da me con i dati anagrafici fornitimi dalla Prof. Giuseppina Radice.

(3) Radice Benedetto, “Memorie storiche di Bronte”, edito dalla Banca Mutua Popolare di Bronte, 1984 pagg. 9/10.

(4) “Il casale e l’abazia di Santa Maria di Maniaci fu pubblicato più estesamente e con documenti nell’Archivio storico siciliano, anno XXXIII 1909 in Palermo.

(5) Idem come sopra; un sunto è stato pubblicato nel 1923.

(6) Pubblicato la prima volta nell’Archivio storico siciliano anno 1906 fascicolo I e II.

(7) La lunga nota di Leonardo Sciascia (pagg. 407/421) non andava meglio dopo pag. 519?

(8) La presente monografia fu pubblicata nel 1910 nell’Archivio storico della Sicilia orientale,Catania anno VII, fasc. III.

(9) La monografia fu pubblicata la prima volta nel 1919 nello Stabilimento Tipografico Sociale di Bronte. Si ripubblica con aggiunte.

(10) Questa monografia fu pubblicata la prima volta dalla “Nuova Antologia” nel febbraio 1925, e tradotta poi in olandese. E’ dedicata a Renato Fucini.

(11) Radice Renato, nato a Bronte il 10 maggio 1910, compì tutti i suoi studi presso il Collegio Capizzi e si laureò in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Roma. Partecipò alla II guerra mondiale e negli anni ’50 si occupò di politica. Invitato a trasferirsi a Roma per avviare una carriera politica di più ampio respiro, rifiutò per non sentirsi costretto a rinunziare ad una sua totale autonomia di pensiero. Morì in Bronte nel 1995.

(12) B. Radice, Memorie… cit. pag. 12

(14) Giuseppe Ignazio (de) Luca, in religione Gesualdo, nasce a Cesarò (Messina) il 5.8.1814 da Giosuè e Maria Savoca; muore a Bronte il 26.2.1892 ed è sepolto nella Cappella dell’Ordine Francescano, proprio sotto l’altare. Egli firmerà sempre le sue opere Gesualdo De Luca da Bronte. Le sue pubblicazioni edite vanno dal 1843 e sono oltre 40; quelle di prossima pubblicazione e/o inedite sono una diecina e si trovano a Messina. Gesualdo nel 1887, in occasione della morte di Enrico Cimbali, scrisse l’elogio funebre (che conservo assieme ad altre sue lettere). Autore di numerose e dotte opere: teologiche, canoniche ed oratorie, eccezion fatta per la sua “Storia della città di Bronte“. Cappuccino, Priore, Lettore di Teologia, Professore di diritto canonico c/o la R. Università di Palermo (cattedra che rifiutò per non allontanarsi da Bronte e poter accudire gli anziani genitori), Professore di Filosofia e Letteratura presso il Collegio borbonico di Bronte. Proposto per un Vescovado, venne scartato per il suo carattere focoso (soprannominato mongibello) e attaccaliti; patì pure il carcere allorquando cercò di occupare parte dei locali del Convento che erano divenuti proprietà del Municipio.” I frati, a seguito delle leggi sulla soppressione dei Conventi (Ottobre 1866), dovevano entro 8 giorni sloggiare, per cui il 24.10.1866, di sera, furono buttati sul lastrico ed andarono ad abitare tuguri che poterono procurarsi alla meglio. ”Il libro “Consecratur Cristiani matrimonii” venne messo all’indice, a suo dire, perché: ”La santa chiesa, nostra madre, in quanto retta dagli uomini, veste qualche volta gli stessi difetti degli uomini”. Il ritratto del De Luca, posto all’indice del volume, trovasi nella quadreria del corridoio della direzione (del Collegio Capizzi, nota .dell’A.) ed è stato restaurato a cura del Rettore P. G. Zingale, dietro mio suggerimento. (Franco Cimbali, bibliotecario del Collegio (borbonico) Capizzi).

(15) Cimbali Antonino, “Ricordi e lettere ai figli“ edito postumo dai Fratelli Bocca Editori - Roma 1903, ristampato dalla Banca Popolare di Bronte a cura di Biagio Saitta - Tipolito Centrostampa - Bronte 2002. Egli era nato a Bronte nel 1822 da Giacomo e da Nunzia Palermo. “ Rimasto orfano a 13 anni, dopo i primi studi fatti sotto la guida illuminata e severa di mons. Giuseppe Saitta, vescovo di Patti, suo parente per parte materna, e dopo una prima deludente esperienza di lavoro presso il Collegio Capizzi, si recò a Palermo per seguire i corsi, mai potuti completare, di medicina.” Si trasferì a Palermo sperando nella protezione dei suoi due concittadini, l’abate Giuseppe Castiglione e il sacerdote Giacomo Meli, della Congregazione dei Padri Olivetani, ma deluso nelle sue aspettative, si trasferì a Napoli, sperando sempre nella protezione di un altro suo concittadino, Antonino De Luca, il futuro Cardinale, già allora vescovo di Aversa; ma deluso anche da questo, dopo qualche mese, ritornò a Bronte, dove “ fu capitano giustiziere, esercitò, senza i titoli prescritti,per cui fu presto impedito, la professione medica, concorse addirittura per la Cattedra di Patologia Generale presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Catania. Sposatosi nel 1855 con Marianna Leanza, […] divenne Ricevitore del Registro in Bronte. Non smise comunque di interessarsi alla vita pubblica né di indossare i panni del grande mediatore, si attivò nei fatti di Bronte del 1860, giustificando appieno l’intervento di Bixio e segnalandosi come uno degli elementi di spicco del fronte dei “cappelli”, cosa che gli valse, a movimento finito, la carica di Delegato di Pubblica sicurezza. Fu anche Sindaco, e per più anni, […] “tre volte e in momenti difficili, 1848, 1860 e 1870, mi sono messo alla testa della cosa pubblica, ho salvato il paese… ricevendone l’infamia e il più nero tradimento.” Ottenne il Liceo a Bronte, sebbene contrario; “ …e si riesce ad essergli grati per tutte le cose buone fatte per Bronte: dalle provvidenze ottenute in favore del Liceo Capizzi, alla transazione, della quale si rese protagonista nel 1861, con cui si poneva fine al contenzioso tra il Comune e la Ducea di Nelson, un prezioso contributo per rasserenare gli animi dopo le tragiche giornate dell’agosto 1860.” Morì a Bronte il 23 aprile 1897, dopo aver scritto su esortazione del figlio Enrico i “Ricordi…” pubblicati postumi, assieme alle lettere, nel 1903. (Il virgolettato è di Biagio Saitta, Premessa alla ristampa, pag. VI e segg.).

(16) Saitta Biagio, è nato a Bronte nel 1939 e ivi ha fatto i suoi studi primari e secondari. Laureatosi presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Catania, ha insegnato Italiano e Latino al Liceo Capizzi e quindi Italiano e Storia all’Istituto Tecnico Commerciale “Benedetto Radice” di Bronte. Passato all’insegnamento universitario, in atto è professore ordinario di Storia medievale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania. Nei suoi scritti si è occupato di Storia civile e religiosa. Ha studiato il mondo barbarico e la sua collocazione nell’Europa medievale (vedi le monografie: La “civilitas“ di Teodorico, Rigore amministrativo, “tolleranza” religiosa e recupero dell’Antico nell’Italia ostrogota, L’Erma di Bretschneider, Roma 1993 e, per la stessa Casa editrice, L’antisemitismo nella Spagna visigotica,1995); si è pure interessato con numerose trascrizioni di fonti alla storia di Catania nell’età aragonese (vedi Catania nell’età medievale, CUECM, Catania 1996). Si è occupato della Storia di Bronte con un saggio dal titolo Per una storia di Bronte che è apparso come Premessa al volume di A. Corsaro su Il Real Collegio Capizzi col quale si è celebrata la traslazione dei resti mortali del Venerabile da Palermo a Bronte. Per quanto attiene ai temi più specificamente religiosi, oltre a saggi sul Pontefice Gregorio Magno, ha partecipato, come relatore, su invito della Conferenza Episcopale spagnola, al 1° Congresso Internazionale di Toledo in occasione del 14° Centenario del 3° Concilio di Toledo del 589, anno nel quale avveniva la conversione al cattolicesimo dei Visigoti di Spagna. Per le celebrazioni centenarie dell’Arcidiocesi di Catania, ha partecipato nel 1993 al 2° Convegno Internazionale con un intervento su “La chiesa catanese tra i Martiri e Alfonso il Magnanimo”.

(17) Radice Antonino, nato a Bronte nel 1917, storico e scrittore che è vissuto ed ha lavorato a Trento. Ha scritto, fra l’ altro, “Risorgimento perduto - Origini antiche del malessere nazionale” edito dalla De Martinis & C. di Catania - 1995, nel quale, sostenuta dall’ analisi dei documenti giudiziari ed epistolari, dà un’ interpretazione non tradizionale della spedizione garibaldina in Sicilia nell’ambito del Risorgimento che egli definisce “perduto” perché non ha unito socialmente la Sicilia e tutto il meridione al resto dell’ Italia, come emblematicamente indica la copertina che rappresenta l’ Isola molto distaccata dal Continente; e i fatti dell’ agosto 1860 in Bronte rappresentano un libro nel libro, ricalcando e approfondendo le orme del suo omonimo Benedetto.

(18) Spanò Pasquale, nato a Bronte il 19 luglio 1918, saggista e poeta, (è stato mio compagno di collegio salesiano a Pedara dal 1930 al 1933, e poi al Capizzi della nostra città) laureatosi in Lettere a Messina, ha insegnato in Italia e in Svizzera, dove ha assorbito l’ ideale di “ libertà democratica” e di “federalismo”. Quindi si è stabilito a Torino dove è stato Preside di un Liceo. Fra i libri di “ricostruzione storica” che egli definisce “ studi particolari”, ci sono: “C’era una volta il Rizzonito (Bronte nella storia d’Europa) Torino 1993, dedicato “Ai ragazzi di Bronte affinché non dimentichino”, e “Uniti nella diversità (La Svizzera vista da un Italiano)” L’Aquila 1998.

(19) De Luca Gesualdo, Storia della città di Bronte, edita dalla Tipografia di S. Giuseppe, Via S. Calogero, 9 Milano 1883, ristampata da Atesa editrice - Bologna 1987 per la Banca Mutua Popolare di Bronte. Essa è divisa in tre parti: la prima: Epoca storica favolosa capp. I-VIII pagg. 15-84; la seconda : Epoca luminosa capp. I- XXI pagg. 85-358; la terza: il Territorio capp. I-VI pagg. 359-440. Contiene 47 illustrazioni riproducenti luoghi, chiese, personaggi e fregi vari.
(20) Vedi pag. 388 delle Memorie cit. e pag. 64 dei Ricordi cit.

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