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Pro e contro: sommario  |  Pro e contro: interventi

Un Terzo Polo Turistico alle pendici dell'Etna

Un'ipotesi di sviluppo economico per la nostra zona: la creazione di un terzo polo turistico nel versante nord ovest dell'Etna


La relazione tecnico-scientifica presentata dal Comitato Cittadino promotore del "Terzo Polo turistico del versante nord occidentale dell'Etna"

Comprensorio nord-ovest

"Etna, ipotesi di uno sviluppo possibile"

Comuni di Bronte, Randazzo, Maletto e Maniace

Presentazione proposta di legge per l'istituzione di una zona C alto montana

Il comitato cittadino promotore per la realizzazione del" terzo polo turistico nel versante Nord Occidentale dell'Etna" comprensorio dei comuni di Bronte, Randazzo, Maletto e Maniace nasce dalla volontà di valorizzare dal punto di vista turistico le bellezze naturalistiche e le particolari condizioni climatiche del predetto versante che favoriscono la pratica degli sports invernali e la creazione di percorsi eno-gastronomici per la valorizzazione dei prodotti tipici della zona nonché dalla necessità di rilanciare le prospettive di uno sviluppo economico che possa arrestare il continuo e considerevole flusso emigratorio che ha interessato e interessa le popolazioni dei comuni sopracitati. Da queste esigenze da circa un anno si sono tenute una serie di riunioni e convegni per delineare i contenuti della proposta inerente la nascita di una zona C alto montana ricadente nei territori dei comuni di Bronte, Maletto e Randazzo atta ad ospitare gli impianti di risalita, le infrastrutture necessarie e le relative piste di sci.
La zona territoriale individuata per la realizzazione degli impianti è sicuramente la più idonea, avendo particolari condizioni climatiche che permettono la permanenza della neve per periodi più lunghi rispetto ad altre zone (normalmente la neve permane fino a tarda primavera) ed inoltre questo comprensorio di natura prevalentemente sabbiosa e del tutto spoglia di alberi in base a ricerche effettuate dal CNR e dall’Università di Catania risulta a minore rischio sismico e vulcanico della zona etnea. Inoltre la nascita di un terzo polo turistico nel versante Nord Occidentale dell'Etna, non avendo certamente ripercussioni negative sugli attuali due poli esistenti, in considerazione della crescente domanda turistica, permetterebbe una migliore distribuzione del flusso turistico creando una sinergia con i due poli turistici esistenti nei comuni di Linguaglossa e Nicolosi.
A sostegno di quanto sopra scritto si riporta quanto affermato, già nel lontano 1985 e pubblicato nel giornale" La Sicilia" del 05 Agosto dal presidente del comitato siculo della FISI Giovanni Mento esperto in materia e grande conoscitore dei problemi dello sci isolano: "La zona non poteva essere scelta meglio, in quanto, notoriamente è quella che offre il miglior innevamento, essendo esposta a Nord-Ovest e dove il tempo di permanenza della neve è superiore a quello degli altri versanti. Questi due fattori sono già di per sé stessi determinanti, in quanto, la stagione invernale turistica si allungherebbe di oltre un mese e la qualità della neve sarebbe ottima.
Inoltre la realizzazione degli impianti di risalita non toccherebbe un solo albero perché, sarebbero tutti realizzati sopra quota 1800 metri. La zona sabbiosa e ondulata perfettamente si presterebbe alla realizzazione di piste con il minimo sforzo e senza intaccare il panorama che la montagna offre.
Il comitato cittadino promotore del terzo polo turistico del versante Nord - Occidentale dell'Etna consapevole che la zona interessata al progetto è una delle più belle dell'Etna, non solo dal punti di vista paesaggistico ma anche vegetazionale, interprete della cultura di rispetto del patrimonio naturalistico che ha caratterizzato nei decenni passati le popolazioni locali è certo che con un continuo controllo tecnico scientifico delle opere potrà essere realizzato un buon centro turistico che permetta ai cittadini di godere della bellezza dei luoghi minimizzando l'impatto ambientale. La natura deve essere protetta ma non imbalsamata e permettere un uso oculato e controllato non significa volerla distruggere ma farla amare ai cittadini educandoli ad una civile fruizione. Con questi intendimenti il comitato cittadino promotore del terzo polo turistico del versante Nord -Occidentale dell'Etna rassegna le seguenti considerazioni consapevole che questa è soltanto la prima tappa di un lungo percorso e con la collaborazione di tutti, in particolare dei Sindaci dei Comuni interessati, del Parco dell'Etna, della Provincia Regionale di Catania, del Governo Regionale e soprattutto dei CITTADINI sarà possibile raggiungere I'obiettivo prefissato.
Comitato Cittadino promotore del "Terzo Polo turistico del versante Nord occidentale dell'Etna". (Nelle due foto sopra, due vedute della Contrada Difesa, nel versante nord-ovest dell'Etna indicato dai promotori come la zona adatta per la nascita del terzo polo turistico. La Ferrovia Circumetnea passa al centro della grande vallata)


Un Terzo Polo?

Il presidente del Parco dell'Etna non è poi così d'accordo. Ecco cosa dice in merito al progetto di realizzare un Terzo Polo turistico nella zona di Bronte, Randazzo, Maletto e Maniace:

28 Dicembre 2002

Unico polo. Il presidente Bellia: «Sfruttare le risorse di tutte le zone offrendo un pacchetto di servizi»

Parco Etna, miniera turistica

”E' sbagliato continuare a discutere sulla possibilità di realizzare sull'Etna un terzo polo turistico.

Bisogna, invece, impegnare risorse mezzi per far sì che l'intero sistema Etna, visto nella sua globalità, diventi un unico polo di grande attrazione turistica». Per il presidente del Parco dell'Etna, ing. Cettino Bellia, è tutta l'Etna che bisogna arricchire di servizi al turismo eco compatibile e non una sola o più aree; affinché questo in futuro diventi possibile, è necessario che il Parco, insieme con i Comuni, ideino ed offrano un pacchetto di servizi da istituire senza bisogno di trovarsi in una terza zona C altomontana, che per Bellia poi è difficilmente realizzabile perché non individuata nel decreto istitutivo del Parco stesso.
«Sono certo - afferma il presidente dell'area protetta - della necessità di dover valorizzare al meglio le risorse naturalistiche di tutti i Comuni della cintura etnea, favorendo l'accesso regolamentato al vulcano un po' da tutti i versanti. L'Etna, infatti, non può essere solo identificata in Linguaglossa o Nicolosi, che negli anni passati hanno offerto una forma di turismo limitata ad un ristretto periodo dell'anno, ma deve avere un'identità propria, dove tutte le potenzialità dei vari territori nelle varie stagioni devono essere rispettate ed espresse. E questo è già possibile. Prendiamo Maletto, per esempio: ha individuato una zona dove ubicare una pista da sci da fondo. Insieme al Comune anche il Parco ha creduto in quest'iniziativa ed adesso questa è divenuta possibile. lo credo nella possibile esplosione del turismo nell'intero territorio del vulcano, visto come sistema turistico globale ed affinché ciò diventi realtà e possa essere percepito dai residenti, abbiamo già inaugurato anche nel versante nord sentieri naturalistici ed aree di richiamo turistico; adesso stiamo lavorando a spron battuto per inaugurare i Punti base per l'escursionismo, vere e proprie porte ai sentieri ed alle bellezze del nostro Vulcano».
Il presidente non si riferisce solo al punto base di Maletto appena approvato insieme con la scuola di sci da fondo, ma anche a quelli di Bronte e Randazzo: «Certamente. Il Punto base per l'escursionismo di Piano dei Grilli a Bronte, attende solo la firma del decreto, in quanto vanta già un progetto approvato ed il finanziamento, mentre per quello di Randazzo presto i progettisti ne completeranno la redazione. Diciamolo, siamo passati con energia ai fatti e adesso puntiamo a dare a tutta l'Etna gli strumenti giusti per far decollare il turismo» (......) [La Sicilia]


22 Marzo 2003

Parco: «Un Piano al servizio della comunità»

Etna Nord-Ovest. I sindaci approvano la nuova formulazione del piano territoriale. «Speriamo che la Regione lo approvi»

C'è fiducia nei primi cittadini della zona settentrionale dell'Etna dopo l'adozione del Piano territoriale del Parco dell'Etna. C'è fiducia perché i primi cittadini, costituendo il Consiglio del Parco, hanno inciso con i loro pareri e con le loro esperienze a modificare determinate indicazioni formulate dai progettisti del piano stesso, e soprattutto perché con la futura approvazione dello strumento da parte della Regione si troveranno di fronte uno strumento che permetterà di pianificare lo sviluppo del territorio.
«Il fatto che sia stato adottato il Piano territoriale è sicuramente un fatto positivo - afferma il sindaco di Bronte, dott. Salvatore Leanza - come positivo è il fatto che il Consiglio del Parco, dopo aver esaminato in alcune sedute lo strumento, si è reso conto che il Comitato tecnico scientifico ed i redattori del piano avevano adottato delle restrizioni rispetto ai dettami del decreto istitutivo. Noi sindaci quindi abbiamo chiesto che ciò non avvenisse perché vogliamo un piano che sia al servizio dell'ambiente e delle comunità. Si è così evitato che si restringessero le zone C pedemontane a Bronte, e si è sancito il principio che nelle zone D che non sono di parco ma di preparco fossero le amministrazioni locali a programmare. Speriamo - conclude - che la Regione approvi questo piano così come lo abbiamo adottato».
«E' stata data una grande risposta alla collettività. - afferma il primo cittadino di Maletto, Nunzio Parrinello - si tratta di un punto di partenza per favorire la giusta fruizione del vulcano. Noi sindaci più di questo non potevamo fare, evitando, nel rispetto della legge, la marea di vincoli e divieti che la bozza, come era stata presentata dai progettisti, prevedeva. Adesso, però, tutti ci aspettiamo l'ultima risposta da parte dell'Assessorato regionale al Territorio ed Ambiente che speriamo approvi il piano come noi lo abbiamo adottato».
«Dopo oltre 10 anni di travagliato iter - ribadisce il sindaco di Randazzo, Ernesto Del Campo - è arrivato a definizione lo strumento principe della pianificazione del territorio del parco stesso, che ci dà certezza dei regolamenti per lo svolgimento delle attività e soprattutto possibilità di programmazione. Si è dato ordine insomma alla crescita del Parco. Bisogna dare atto al presidente, ing. Cettino Bellia e a tutti i colleghi sindaci che compongono il Consiglio dell'area protetta, per aver spinto oltre ogni limite per arrivare a questa approvazione». [La Sicilia]


del 16 maggio 2002 ha dedicato un'intera pagina, con servizi ed interviste di Andrea Lodato, alle elezioni amministrative di Bronte.  Fra gli altri  articoli, che riportiamo nella nostra rassegna stampa elettorale, c'era anche questo.

Il terzo polo turistico, una vecchia speranza di sviluppo

E' la cittadina del versante opposto all'area metropoÌitana che vanta la migliore economia. Il pistacchio, il tessile e la frutta fresca con la caratteristica "pera coscia" sono riusciti a creare in questi anni un'economia florida, sicuramente la più movimentata dell'intero comprensorio. Le numerose agenzie bancarie del centro, ed una banca fondata dai brontesi con il nome di Bronte danno l'idea del movimento economico della ridente cittadina. Bronte poi, ormai, è la capitale dell'intero versante nord etneo vantando servizi essenziali che invece nei Comuni limitrofi sono stati soppressi. La razionalizzazione della rete ospedaliera, per esempio, ha salvato l'ospedale Castiglione Prestianni da qualsiasi tipo di ridimensionamento, ed oggi quest'ospedale è al servizio di un vasto comprensorio che va da Randazzo a Cesarò. Per non parlare poi della sezione staccata del Tribunale, istituita a Bronte, proprio quando le Preture venivano soppresse negli altri paesi. Certo parliamo del paese più grosso per numero di abitanti del comprensorio, ma se guardiamo all'economia che può sviluppare in futuro non possiamo non pensare all'ambiente, ai due parchi dell'Etna e dei Nebrodi.
La crescita dell'economia legata al turismo, infatti, passa attraverso la valorizzazione di sentieri e dei boschi. Chi si è recato a "Foresta Vecchia" sui Nebrodi non può non essere rimasto rapito dal paesaggio e dalla varietà della vegetazione. Stesso discorso per i ricchi territori dell'Etna, rimasti intatti ed incontaminati.
Tutti sono d'accordo sull'idea che l'istituzione del "terzo polo turistico" sull'Etna, proprio in questo versante, non potrebbe fare che bene. Sveglierebbe economicamente un territorio dedito naturalmente al turismo ambientale, ed una popolazione che ama la natura e sarebbe, quindi, in grado di difenderla da qualsiasi tipo di speculazione. I brontesi tutto sommato sono d'accordo: vanno bene le strutture ricettive giù in paese, lontano dalle zone "B" del Parco dell'Etna, ma lì sul vulcano ci si deve poter arrivare agevolmente, per poter praticare gli sport invernali che il territorio permette. E siccome questo versante è quello dove la neve resiste di più al sole primaverile, in città si ritiene che possa essere di aiuto anche per gli altri due poli turistici esistenti sull'Etna. Nicolosi e Linguaglossa, per esempio, potrebbero essere collegati e servirsi reciprocamente offrendo servizi diversificati, ed accontentando quindi una più -ampia fascia di turisti. Sull'Etna si giungerebbe anche da molto lontano per goderne la natura da tutti i versanti possibili; da sud, da est e da nord, ammirando le diversità e le varie culture che attorno al vulcano più alto d'Europa esistono. [A. C., La Sicilia]


26 Gennaio 2002

L'ETNA SENZA PISTE. Giubbotti e scarponi rischiano di restare chiusi negli armadi, ma per gli appassionati della neve si apre un'altro fronte sotto Punta Lucia, una zona non toccata dall'eruzione

Due comitati civici lanciano la proposta

Polo sciistico
Bronte e Maletto candidate

Una stagione malinconica per gli sciatori etnei, almeno per quelli senza "tempo o denaro per una settimana bianca in Trentino, che per almeno quest'anno dovranno vedere sci e scarponi prendere polvere nello sgabuzzino. Ma mentre la lava non smette di infierire sui miraggi degli appassionati, a Bronte e a Maletto sono nati due grossi comitati cittadini, chiamati «Sviluppo Etna» che rispolverano la vecchia questione del terzo polo sciistico. Il versante in questione è il Nord-ovest, la zona più al riparo dai primi raggi primaverili dove la neve resiste fino ai primi giorni di aprile. Il posto ideale è stato individuato oltre quota duemila metri, sono Punta Lucia.

«È lì -indica Benedetto Lazzaro (nella foto a sinistra), principale promotore del comitato di Bronte - che la neve resiste due mesi in più che al rifugio Sapienza e almeno un mese in più rispetto alla stazione sciistica di Liguaglossa. Inoltre tutta quella zona non è interessata da colate laviche da oltre mille anni». Circostanza quest'ultima importante, se il calcolo delle probabilità ha un senso e considerando che per due anni consecutivi gli impianti di Nicolosi sono stati distrutti dalla lava, che fa pensare a una diversa e più riparata morfologia dell'area di Punta Lucia rispetto a quelle su cui insistono le stazioni sciistiche.
Il principale problema, però, è la meravigliosa quanto vasta pineta che partendo da contrada Difesa si arrampica sui fianchi del vulcano fin quasi all'area delle piste di sci di fondo, alcune già tracciate altre naturali. Un bosco accessibile solo da chi, mappa alla mano, ha voglia di una lunga e salutare scarpinata o da quelli che, fortunatamente pochi privilegiati, si fanno aprire i cancelli - in un modo, o nell'altro - per accedervi col pesante fuori strada. Ma nessuno, tanto meno gli aderenti a «Sviluppo Etna», vuole che quel bosco sia sfigurato da una carreggiata asfaltata: «Lì - suggerisce Lazzaro - immaginiamo una funivia o un trenino a cremagliera che oltre a permettere di raggiungere gli impianti, renderebbe veramente godibili le meraviglie di quel luogo».

«Per rendere realizzabile questo progetto - afferma Lazzaro - occorre che amministrazioni e referenti politici di Bronte, Maletto, Maniace e Randazzo, ma anche tutti quelli che non discutono di sviluppo turistico solo a parole, pongano fine alla loro inveterata freddezza sul “terzo polo”. «Proprio nel prossimo futuro - conclude - la Regione ridiscuterà le zone del Parco dell'Etna. Un primo passo sarebbe far passare l'area del terzo polo da zona protetta «A» a zona «C» altomontana». Il resto lo faranno gli imprenditori, giacché nel territorio, cosi come i disoccupati, non mancano”.[Enzo Rossi]

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PRO E CONTRO

Interventi e lettere ai giornali


Da LETTERE A

13 Luglio 2005

«Contro il terzo Polo»

Etna, attività parossistica (2004, da Bronte)Da qualche anno, grazie alle eruzioni vulcaniche del 2001 e del 2002, si è attivato un vivace dibattito sulla opportunità, o meno di istituire un terzo polo turistico anche nel versante nord-occidentale dell'Etna, comprensorio dei comuni di Bronte, Randazzo, Maletto e Maniace. Come sempre accade, si sono formati due gruppi contrapposti: quello dei fautori di un nuovo polo turistico e l'altro dei contrari a tale "insensata" proposta. Io sono contrario a questo progetto per molteplici ragioni: prima ragione rischio di compromettere gravemente un territorio unico nel nostro continente per i suoi valori naturalistici e paesaggistici. L’attuazione di tale polo turistico implica, infatti, la costruzione di corpose strutture turistiche e sportive nell'area che dall'abitato di Bronte si estende fino a Punta Lucia (2934 m. s.l.m.), attualmente in grande parte ricadente in un'area di riserva integrale. Una seconda ragione riguarda la scarsità, imprevedibilità e breve durata della neve, la presenza di costanti attività effusive ed esplosive che, quando non distruggono le strutture, rendono molto spesso la neve non sciabile vanificherebbero gli obiettivi della proposta.
Gli sciatori locali hanno già due possibilità, a Nicolosi e Linguaglossa; gli sciatori di altre regioni non verranno mai a fare le settimane bianche, assolutamente non programmabili per il rischio di non trovare neve, sull'Etna. Una terza ragione riguarda il rischio rappresentato dall'attività vulcanica. Non è vero che il versante nord-occidentale è esente da attività eruttive: al contrario, negli ultimi anni numerose colate di lava si sono riservate in quell'area, minacciando anche l'abitato di Randazzo e Bronte. L'eccessiva vicinanza di una stazione turistica ai crateri sommitali costituisce, inoltre, un rischio per le vite umane, anche a causa di veloci colate di fango che si possono determinare per il rapido e improvviso scioglimento delle nevi durante le fasi eruttive. Va compreso, infine, che l'esistenza di luoghi dove sia possibile camminare per alcune ore senza sentire rumore di motori, respirare gas di scarico e incontrare strade asfaltate è un'esigenza di primaria importanza per la mente e lo spirito dell'uomo. I territori ancora incontaminati sono sempre più rari e più ricercati nel nostro continente e assumono dunque un valore anche economico.
I Comuni che si affacciano su questo versante dell'Etna hanno però il diritto a ricevere sostegno economico per sviluppare una proposta turistica alternativa a quella esistente negli altri versanti, promuovendo progetti e iniziative che valorizzano il turismo nel pieno rispetto del territorio, facendo sentire le popolazioni etnee non più solo destinatarie di un penalizzante sistema di vincoli e divieti ma al contrario partecipi di un bene di inestimabile valore e protagoniste di un progetto collettivo che potrà dare i suoi frutti migliori solo se questo bene sarà accuratamente tutelato. [Gaetano Bonaventura]


11 Luglio 2005

«Etna, col Terzo Polo non ci sarà scempio»

Leggo della diatriba sul terzo polo turistico del Nord-Ovest e sulle numeroso note di chi è favorevole o contro. A questo proposito ho una cartina con uno schema proposta, a suo tempo inviata ai sindaci dei quattro Comuni interessati (Bronte, Maletto, Maniace e Randazzo ). E' chiaro ed evidente: è tutta in zona C e B del Parco, solo una piccola parte in alto (quota 2.228 m) per consentire l'arrivo della funivia e seggiovia nello stesso edificio. Non saranno costruite nuove strade, si utilizzeranno quelli esistenti, tutti gli insediamenti sportivi saranno al di sotto di quota 1.400 m circa. Gli insediamenti logistici (in stile alpino al massimo due elevazioni F. T. ) saranno a ridosso della SS 284. Per ultimo si previsto anche l'utilizzo della ferrovia CE (treni della neve in inverno e verdi d'estate) per un turismo che dovrebbe durare tutto l'anno! Con questa proposta non ci sarà scempio ecologico, ma si doterà il comprensorio di una struttura di alto sviluppo socio-economico. [Nino Montalto]


10 Luglio 2005

Terzo polo, presupposto di sviluppo sul vulcano

In relazione alla lettera, a firma di Marco Tomasello pubblicata il 4 luglio, dal titolo "no al terzo polo", desidero esprimere quanto segue. Sono un neo maestro di sci e nel ritenermi grande appassionato della montagna desidero anche estendere la mia opinione da maturando futuro professionista del settore. Come più volte ribadito da numerosi costruttivi interventi nella rubrica che mi ospita, si è chiarito che il realizzo del terzo polo non significa scempio del territorio, assalto selvaggio di fazzoletti incontaminati come qualcuno in maniera fuorviante ha voluto far credere. Il progetto di tale intervento credo che non darebbe vantaggi a una minoranza di pochi sciatori, ma semmai costituirebbe un progresso economico del versante connesso ad effettivi sviluppi del prezioso patrimonio che ci regala la nostra montagna con un richiamo di turisti di tutto il mondo considerati gli aspetti peculiari che caratterizzano il versante Nord dell'Etna in termini climatici, ambientali - paesaggistici.
Rammento che per come previsto dall'innovativo realizzo del progetto, gli impianti sarebbero costruiti senza distruggere un albero e senza alcuna alterazione dei luoghi. Se così non fosse, penso proprio che migliaia di persone non avrebbero dato il consenso con relative firme autenticate depositate presso il comitato promotore sviluppo aetna, con la collaborazione di altri movimenti, al decollo della creazione di questo assetto turistico-sportivo culturale.
Se invece siamo ancorati all'ottica che in Sicilia non è possibile realizzare qualcosa di positivo, quale espressione di energia e stimolo per tante iniziative e possibilità per i giovani del nostro territorio, già tanto a rischio per molteplici motivi, allora soffochiamo ogni speranza di cambiamento e miglioramento. I Trentini, i valdostani, i lombardi, i piemontesi, gli abruzzesi, i francesi, gli svizzeri, i quali sfruttano le proprie montagne (anche all'interno dei parchi nazionali; Vedi Stelvio, Tonale, Monte Bianco, Gran-Sasso etc. etc...) sono forse considerati distruttori del territorio? Il terzo polo offrendo un ottimale innevamento apporterebbe un impulso ad altre valide alternative, quale la pratica dell'MtB, trekking, sentieri natura, etc...) nel contesto inserito in un pacchetto organizzativo con un attività senza interruzione nel corso di tutto l'anno e, ovviamente nei mesi invernali, la concreta e unica possibilità di sciare su un vulcano e a due passi dal mare. Agli oppositori del polo chiediamo di non contribuire, in aggiunta a tutti i vari ostacoli, a fare perdere questa occasione di luce e di speranza alla Sicilia ed ai Siciliani. [Dario Teri]


7 Luglio 2005

Etna, ma cos'è il terzo polo?

Sempre e a proposito del terzo polo. Non c'è giorno senza che qualcuno, compreso il sottoscritto, non faccia sentire la sua sul costituendo terzo polo. Ormai le due fazioni sono sempre le stesse: contrari e favorevoli. Non poteva essere diversamente quando si discute di problemi che riguardano l'ambiente, un ambiente protetto per di più, investono interessi vari ed impegnano risorse economiche che sono di tutti. Proporrei di fare tutti noi un passo indietro. Perché mi pare di capire che nessuno sappia in che cosa realmente consista questo famoso terzo polo. Una via d'uscita a questa tormentata diatriba ci sarebbe.
Gli onorevoli Fleres e Leanza, firmatari dei due disegni di legge in materia, spieghino all'opinione pubblica, per sommi capi, se ne abbiano voglia, il progetto che intendono portare avanti. E' un loro diritto crederci e un nostro diritto conoscerlo. Chiediamo troppo se in qualità di loro probabili elettori desideriamo conoscere meglio il loro pensiero? La conoscenza è l'unica strada che conduce alla verità e... al voto. [Saro Pafumi]


4 Luglio 2005

«No al terzo Polo»

Penso che la maggior parte delle persone favorevoli al terzo polo non abbiano mai fatto un escursione a piedi, in bici o con gli sci sul versante ovest dell'Etna, anzi penso che la maggior parte di queste persone non abbia mai messo neanche la punta di uno sci fuori da una pista battuta, non abbia mai goduto del paesaggio incantato che offre l'Etna lontano dagli impianti di risalita. La stazione a monte dello skilift dove non ti sei mai avventurato non è la vera cima della montagna, oltre le piste, la neve battuta, fresata, lavorata come materia inerte c'è un luogo dove ciascuno di noi ha la possibilità di esprimere e conoscere se stesso in piena libertà ed armonia con l'ambiente, secondo le regole della natura.
Bisogna capire e soprattutto far capire a coloro che si sentono "i signori della montagna", i padroni dell'Etna che ciò che conta in montagna è la capacita di sentirsi ospite piuttosto che padrone! Se noi intaccassimo il versante ovest dell'Etna con le orribili costruzioni che il terzo polo prevede rischieremo di far scomparire qualcosa di irripetibile. Parlo da professionista della montagna, che in montagna, sulla nostra Etna, ci lavora d'inverno come maestro di sci e d'estate come guida vulcanologica, ma parlo soprattutto da "malato di montagna", malattia che mi ha trasmesso mio padre molti anni fa quando mi ha fatto scoprire la sensazione di armonia con la natura e con noi stessi che percepiamo sciando su una montagna incontaminata, non è sport, non è tecnica, non è arte ma è un dono prezioso: rispettiamolo! [Marco Tomasello]


16 Gennaio 2004

Wwf: «Dannoso per lo sviluppo»

Da parte di Maurizio Musmeci, a nome del Wwf Catania, riceviamo: «In questi giorni si è riacceso il dibattito sullo sviluppo turistico del parco dell'Etna e su come rilanciarlo. Come fosse una soluzione ai diversi problemi spesso riemerge la proposta di creare un terzo polo turistico. Il Wwf ritiene che la realizzazione di un terzo polo turistico sia non solo dannosa dal punto di vista naturalistico ma anche controproducente in termini di sviluppo economico di lungo periodo. Innanzitutto va ricordato che il Parco è stato istituito per difendere una delle aree naturali più importanti europee se non addirittura mondiali e non possono essere realizzati interventi incompatibili con la tutela degli ambienti naturali. Il terzo polo non è previsto dall'attuale legge regionale che difende il patrimonio naturale siciliano, cercare di aggirare tale importante legge causerebbe una perdita d'immagine a livello nazionale ed internazionale che la Sicilia non può certamente permettersi.
Un secondo motivo è che la stessa idea di «polo» si dovrebbe considerare superata, infatti lo sviluppo turistico deve puntare ad avvantaggiare il più possibile le popolazioni residenti e gli operatori commerciali che operano nei Comuni del Parco, piuttosto che un polo isolato dalla vita economica e sociale dei Comuni etnei».


10 Gennaio 2004

Lipu: Sull'Etna, no a un turismo solo «invernale»

«Se ci è consentito vorremmo esporre la nostra opinione in merito allo «sviluppo» del versante nord-ovest del Parco dell'Etna. Solo da qualche tempo l'Ente Parco dell'Etna, l'Apt e la stessa Provincia stanno avviando una politica più concreta sia con l'adozione del piano territoriale del Paco che con l'avvio di un modo più nuovo e intelligente di fare ospitalità (paesi albergo, bed and breakfast. agri turismo, ecc.). Anche nei paesi che sono tradizionalmente considerati più «turistici», come Nicolosi e Linguaglossa, il turismo legato agli sport invernali paradossalmente dà poco. Ad eccezione di qualche caffè fugacemente consumato in qualche bar, nei singoli paesi non resta nulla del turismo invernale. Occorre un nuovo modello di sviluppo più coerente con la vocazione ambientale del nostro territorio e con le sue potenzialità. Si deve fare in modo che la gente si fermi nei paesi, che dorma, che consumi i pasti, che acquisti. Ciò si può fare avviando una forte politica di recupero del patrimonio edilizio esistente e di sostegno per la ristrutturazione delle case da destinare all'ospitalità, creando servizi adeguati per il turismo. Così i centri storici potranno rivivere, grazie alla presenza del Parco che fa da attrazione. Bisogna avere la forza di resistere a spinte di tipo speculativo che non hanno un ritorno economico nel medio-lungo periodo.
Pensare poi a nuovi impianti sciistici nel versante nord-ovest quando vi sono altri due poli a pochissima distanza lo riteniamo uno spreco di risorse, che andrebbero meglio indirizzate per creare una filiera di turismo che possa realmente portare benessere al singolo paese. Per non parlare del danno paesaggistico e ambientale che strade, teleferiche, cremagliere, impianti, funivie, seggiovie, edifici, presìdi, parcheggi farebbero in quello che è l'area a più alta naturalità dell’Etna, il vero parco naturale, l’elemento di eccellenza del territorio. Se poi si considera il cambiamento climatico in atto con un evidente aumento di temperatura e riduzione del periodo di utilizzazione della neve, puntare su un turismo invernale ci sembra perdente. Non è da sottovalutare, inoltre, il rischio vulcanico: a Nicolosi negli ultimi 20 anni si sono avute ben 5 eruzioni che hanno danneggiato gli impianti e Piano Provenzana è ancora oggi sommerso dalla lava.
Si propone pertanto che i Comuni si adoperino, anche mediante degli accordi con le Province, con le Aziende provinciali per il turismo, con i Parchi, affinché vengano trovate le risorse economiche e vangano snelliti gli iter amministrativi perché all'interno dei centri abitati, nei centri storici, si possa ottenere una congrua ospitalità, un congruo numero di posti letto tramite accoglienza nelle famiglie (come avviene nelle piccole isole circum-siciliane) o mediante piccole strutture alberghiere. Questa opportunità consentirà alla popolazione di trarre un beneficio diretto dal turismo senza passaggi intermedi. Tra i residenti nei comuni interessati potranno nascere tanti piccoli imprenditori turistici, mentre con un diverso modello di sviluppo avremo solo lavoratori dipendenti, magari con contratto a termine, di società multinazionali, gestori di grandi strutture le quali, poi, hanno sempre la tendenza a intrattenere relazioni economiche significative (fornitori, imprese di servizi, etc.) sulle lunghe distanze anziché nell'ambito locale.
Invece con il modello di sviluppo che si propone il turista pagherà l'alloggio direttamente al proprietario della casa, con innegabili vantaggi economici sia per il turista che paga tariffe più basse, sia per la popolazione». (Giuseppe Rannisi, delegato Lipu sez. di Catania)


8 Gennaio 2004

Cai Sicilia: «Pronti a sposare un progetto alternativo»

«Il Club alpino italiano-Sicilia aderisce e sottoscrive l'appello lanciato dai docenti dell'Università di Catania a difesa dell'integrità del versante nord-occidentale dell'Etna. Si dichiara inoltre disponi­bile a fornire la collaborazione dei propri soci e delle proprie strut­ture nei confronti dei Comuni di Bronte, Maniace, Maletto e Randaz­zo per la messa a punto di un progetto alternativo a quello proposto, che dia ai territori interessati l'opportunità di sviluppo di un'attività turistica mediante strutture a bas­so impatto ambientale, imperneata sulla fruizione delle emergenze natu­rali dell'Etna. Il progetto consisterebbe nell'individuazione di itinerari per trekking con pernot­tamento in bivacco, di escursioni giornaliere a piedi o con rac­chet­te da neve, di percorsi di sci alpinismo, di sci escursionismo, di visita alle grotte vulcaniche; la creazione di scuole per l'addestramento alle predette attività tecnico-spor­tive e l'addestramento degli accompagnatori». (Mario Vaccarella, presidente Cai-Sicilia)


7 Gennaio 2004

Touring Club Italiano: «Il Touring aderisce al documento contro il 3° polo»

«Nella qualità di rappresentante del Touring Club Italiano per Catania e Provin­cia, letto il documento redatto dai Docenti dell'Università di Catania "A difesa dell'integrità del versante nord-occidentale dell'Etna", contenente la ferma opposizione al progetto diretto a creare un terzo polo turistico invernale sul versante nord-occidentale dell'Etna, doven­dosi così modificare la legge istitutiva del Parco dell'Etna; poiché l'Etna è fornita ad oggi di due stazioni sciistiche con relativi impianti vari e numerose strade asfaltate nei versanti meridionale e nord-orientale, rispettivamente ricadenti nei Comuni di Nicolosi e Linguaglossa;
si ritiene che il terzo polo turistico del nuovo versante debba esplicarsi proprio garantendo l'esistenza di un territorio ancora incontaminato che, con un'ac­corta politica turistico amministrativa, potrebbe fornire una rilevante resa economica alle locali popolazioni, con l'offerta di attività come lo sci alpinismo e di fondo, il trekking, le escursioni con racchette da neve e, d'estate, quelle a piedi lungo sentieri attraversanti un am­biente naturale bellissimo e molto interessante dal punto di vista morfo­logico e ambientale.
Pertanto, in aderenza a quanto già espresso dalla Sede Centrale del Touring nel 1997 attraverso un elaborato del proprio Centro Studi si aderisce al citato documento, auspicando che l’Ente Parco possa svol­gere iniziative concrete in proposito, per un migliore e maggiore sfrutta­mento dell'incomparabile patri­mo­nio che - se gestito razional­mente con la valorizzazione della natura esistente - non potrà non apportare un corposo ritorno verso i Comuni interessati». (Avv. Felice Saporita)


6 Gennaio 2004

EtnaSci: Le ragioni di un terzo polo sciistico sull'Etna

«Perché il terzo polo sull'Etna? Semplice perché è il versante etneo con le migliori caratteristiche per la pratica dello sci alpino. Ovvero innevamento quasi garantito per i mesi invernali e primaverili e pendii favorevoli. Etna Sci è chiaramente favorevole alla realizzazione del terzo polo, ma non, lo ribadiamo, alla distruzione indiscriminata della montagna. E' vero che il versante oggetto della diatriba è stato anch'esso vittima di eruzioni, come è altrettanto vero che il versante ovest del vulcano offrirebbe delle insenature naturali che fungerebbero da piste da sci alpino senza dover distruggere nessun luogo esistente. Ciò si tradurrebbe in un minor impatto ambientale e minori investimenti economici.
In tutto il mondo le montagne vengono "sfruttate" turisticamente, (per chi non lo sapesse si scia anche in Israele !!!), onestamente non si comprende perché l'Etna dovrebbe fare eccezione. Il vulcano non è mai stato veramente lanciato dal punto di vista turistico, se non con qualche modesta e sporadica iniziativa privatistica. Fino a dieci anni fa lo sciatore meridionale doveva recarsi al nord per sciare, oggi l'Abruzzo ha creato piste ed infrastrutture degne di stazioni alpine e l'Etna, con investimenti adeguati e creando una sinergia tra i paesi del parco, potrebbe risultare una validissima alternativa per lo sci alpino, il fondo e l'escursionismo. Un carosello di piste tra quelle già esistenti collegate a quelle del terzo polo potrebbe rappresentare una realtà nel settore invernale. Inoltre nonostante "l'Humus'' del nostro sito sia proprio lo sci alpino pubblichiamo ugualmente articoli sullo scialpinismo-escursionismo, proprio perché la convinzione è che la montagna vada vissuta a 360°. Proprio chi pratica lo sci alpinismo sull'Etna sa perfettamente che le sensazioni che si provano scendendo dai pendii del vulcano - fronte mare - sono, non diciamo più belle, ma assolutamente diverse da quelle che potrebbe offrire qualsiasi pista alpina (e credetemi, ne ho visitate parecchie).
Se non ci sono alberghi è ovvio che non ci può essere un vero e proprio turismo, il discorso cambierebbe creando strutture e impianti adeguati, ricettività inclusa. In tal caso probabilmente i vari turisti europei e d'oltreoceano che già a flotte visitano il nostro vulcano, non si lascerebbero scappare l'occasione di sciare al mattino e di un bel bagno nel pomeriggio con il già caldo sole primaverile. Infine è vero che il versante è fruibile con altri mezzi; ma resta il fatto che lo sci alpino e lo sci alpinismo sono due discipline differenti. Lo sci alpino è praticabile da tutti e a qualsiasi età su piste battute. Lo sci alpinismo è sinonimo di fuoripista, che sull'Etna si traduce spesso in condizioni di terreno molto difficili per via del ghiaccio, della sabbia e del terreno smosso, spesso frastagliato. Insomma per praticare lo sci alpinismo bisogna già essere dei buoni sciatori. Immaginate un bambino percorrere decine di Km con gli sci e poi affrontare impegnativi fuoripista? Io no... Relegare il versante ovest al solo sci alpinismo o al trekking non è, a mio avviso, una soluzione; cercare una via di sviluppo turistica-economica, nei limiti consentiti dal parco e soprattutto del buon senso, probabilmente potrebbe esserlo». (EtnaSci) [Nella foto sopra: 22 Novembre 2003, la prima neve, l'Etna già innevato sovrasta la Città di Bronte]

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5 Gennaio 2004

Nunzio Saitta: Etna: sentire gli interessati

"Il rischio di uno sviluppo indiscriminato di un turismo che non ci appartiene è dietro l'angolo"

«Sicuramente il fatto che si sia aperto un dibattito sull'ipotesi del c.d. "terzo polo turistico" sull’Etna non può che essere costruttivo. Innanzitutto, credo che sarebbe opportuno interpellare e organizzare incontri con i "portatori di interesse" del territorio per evitare gli errori fatti nel passato. Il documento firmato da docenti universitari, anche se forse non corretto nella forma, pone l'attenzione su una questione, che vi assicuro, anche noi abitanti ci poniamo. In un momento in cui si parla di "sviluppo sostenibile" basato sul coinvolgimento delle comunità locali al fine di perseguire una crescita economica e sociale attuata dal basso, capace di esaltare le specificità locali, l'immaginare impianti sciistici, strade asfaltate, traffico indiscriminato anche sul nostro versante (come si diceva nei precedenti interventi: tra i pochi luoghi rimasti di "natura incontaminata") fa un pò paura. Il rischio di uno sviluppo indiscriminato di un turismo che non ci appartiene è dietro l'angolo.
Ciò che mi piacerebbe vedere è l'utilizzo del Parco, con le sue specificità che lo rendono unico, come una risorsa necessaria per il nostro sviluppo. Indubbiamente nel passato siamo stati pochi considerati dalle istituzioni: poco o niente, ad esempio, viene realizzato dalla Provincia regionale nel nostro versante, né opere né eventi di richiamo nazionale in grado d i "sponsorizzare" i nostri luoghi, usi, costumi e prodotti. L'Apt più vicina è quella di Nicolosi: pochi chilometri ma "interessi" non convergenti.

Fino a quando tutti gli attori coinvolti (istituzioni, imprese, docenti universitari, cittadini) non useremo come parola d'ordine concertazione, programmazione negoziata, cooperazione e non saremo in grado di "sfruttare" tutto il vulcano come un marchio unico che identifichi sia i prodotti che il territorio come una destinazione di qualità, rischiamo di rimanere nello stato della solita "guerra tra poveri”. Peraltro, questo è il percorso obbligato per arrivare a instaurare quei "sistemi turistici locali" che sono previsti anche dalla nuova legge quadro nazionale sul turismo (Legge 135/01) e che ancora la nostra regione non ha recepito. Nel ringraziare la redazione de "La Sicilia" per l'ospitalità auguro a tutti buon 2004 e che sia l'anno della Sicilia!» (Nunzio Saitta)

 
Ferma opposizione al progetto del Terzo Polo e difesa della legge istitutiva del Parco naturale regionale dell'Etna. Questo in sintesi il documento dei docenti dell'Università di Catania.

28 Dicembre 2003

150 fra docenti e ricercatori

Il Terzo Polo comprometterebbe un territorio unico nel nostro continente

I promotori, docenti dell'Università di Catania, invitano i Siciliani a difendere la legge istitutiva del Parco naturale regionale dell'Etna sottoscrivendo questo documento:
«Di fronte alle crescenti pressioni dirette a creare un terzo polo turistico invernale sul versante Nord- occidentale dell'Etna, modificando a tale scopo la legge istitutiva del Parco dell'Etna, sentiamo il dovere di esprimere la nostra ferma opposizione a questo progetto che rischia di compromettere gravemente un territorio unico nel nostro continente per i suoi valori naturalistici e paesaggistici; l'attuazione di tale polo turistico implica infatti la costruzione di corpose strutture turistiche e sportive nell'area che dall'abitato di Bronte si estende fino a Punta Lucia (2934 m s.l.m.), attualmente in gran parte ricadente in un'area di riserva integrale.
Le ragioni alla base della nostra opposizione sono molteplici, ma ciascuna di per sé sufficiente a motivarla.
L'Etna, che ha una fascia alto-montana incomparabilmente più ridotta rispetto a quella di qualunque rilievo alpino, è già in gran parte urbanizzata: sette strade asfaltate si inerpicano oltre i millecinquecento metri di quota; due strade sterrate ne raggiungono la sommità; due stazioni sciistiche, con una funivia, numerose sciovie e due seggiovie in costruzione, esistono da prima della costituzione del Parco nei versanti meridionale e nord-orientale. Un impatto di tale portata non si registra in alcuna montagna delle Alpi. Il territorio di Punta Lucia e tutto il versante nord-occidentale rappresentano l'unico lembo residuo ancora incontaminato che conserva integri i valori naturalistici e paesaggistici che danno un senso all'esistenza stessa del Parco dell'Etna; consideriamo perciò grave e inammissibile anche la sola ipotesi di creare strutture in quell'area.
Una seconda ragione riguarda la validità stessa della proposta: la scarsità, imprevedibilità e breve durata della neve, la presenza di costanti attività effusive ed esplosive che, quando non distruggono le strutture, rendono molto spesso la neve non sciabile vanificherebbero gli obbiettivi della proposta. Gli sciatori locali hanno già due possibilità, a Nicolosi e Linguaglossa; gli sciatori di altre regioni non verranno mai a fare le settimane bianche, assolutamente non programmabili per il rischio di non trovare neve, sull'Etna, peraltro priva di un'adeguata varietà di piste; preferiranno perciò rivolgersi alle più valide Alpi, rendendo l'investimento fallimentare.
Una terza ragione riguarda il rischio rappresentato dall'attività vulcanica. Non è vero che il versante nord-occidentale è esente da attività eruttive: al contrario, negli ultimi 50 anni (fino al 1999) numerose colate di lava si sono riversate in quell'area, circondando e in parte ricoprendo anche Punta Lucia e minacciando anche l'abitato di Randazzo. L'eccessiva vicinanza di una stazione turistica ai crateri sommitali costituisce inoltre un rischio per le vite umane, anche a causa di veloci colate di fango che si possono determinare per il rapido ed improvviso scioglimento delle nevi durante le fasi eruttive.
Va compreso infine che l'esistenza di luoghi dove sia possibile camminare per alcune ore senza sentire rumore di motori, respirare gas di scarico e incontrare strade asfaltate è un'esigenza di primaria importanza per la mente e per lo spirito dell'uomo. I territori ancora incontaminati sono sempre più rari e più ricercati nel nostro continente e assumono dunque un valore anche economico. Le legittime aspirazioni di miglioramento economico espresse dalle popolazioni etnee vanno dunque sostenute dirigendole verso uno sviluppo che non distrugga un bene già in loro possesso e che può essere fonte di ricchezza duratura solo se non alterato. In tutti i comprensori turistici montani si tende, ormai da diversi anni, a presentare proposte articolate di offerta turistica: insieme alle aree destinate agli impianti di risalita si lasciano intere montagne o versanti di esse allo stato naturale così da permettere lo svolgimento di attività diverse dallo sci di discesa, come lo sci alpinismo, lo sci da fondo, il trekking, le escursioni con racchette da neve, il free ride con gli sci e con lo snow board, ecc.

L'Etna non può parcellizzarsi negli innumerevoli spicchi delle competenze dei singoli comuni ma va considerato nella sua indivisibile globalità. Sul territorio dell'Etna esistono già due stazioni di sci dedicate a coloro che vogliono usufruire dei mezzi meccanici di risalita; lasciamo il versante nord -ovest a tutti coloro, e sono sempre di più, che cercano un turismo diverso. I comuni che si affacciano su quel versante dell'Etna avrebbero però diritto a ricevere sostegno economico per sviluppare una proposta turistica alternativa a quella esistente negli altri versanti, rivolgendola ai numerosi appassionati che già oggi vengono dal nord Italia e perfino dal nord Europa per fare lo sci alpinismo d'inverno o il trekking d'estate: a questa utenza, che in un prossimo futuro potrà rappresentare un mercato fiorente, vanno rivolte innanzi tutto le attenzioni dei comuni interessati, con proposte diversificate che invoglino i turisti a soggiornare nel loro territorio e a interagire con la loro economia, anche agricola ed artigianale.

La presenza turistica in questo caso non sarebbe legata ai soli mesi invernali ma coprirebbe tutto l'anno.
In quest'ottica sollecitiamo l'Ente gestore del Parco dell'Etna a promuovere progetti e iniziative che valorizzino il turismo sull'Etna nel pieno rispetto del territorio, facendo sentire le popolazioni etnee non più solo destinatarie di un penalizzante sistema di vincoli e divieti ma al contrario partecipi di un bene di inestimabile valore e protagoniste di un progetto collettivo che potrà dare i suoi frutti migliori solo se questo bene sarà accuratamente tutelato».

(seguono oltre 150 firme con una nota finale che invita ad inoltrare le adesioni «ai promotori della propria Facoltà o al Dipartimento di Biologia animale “Marcello La Greca”, via Androne 81, Catania.  E-mail vincimar@unict.it»)


25 Gennaio 2004

«Etna: anche noi del Nord Ovest reclamiamo i nostri diritti»

Ho letto in questi giorni, vari interventi sul vostro giornale, da parte di tutti, sul nostro versante dell’Etna, il versante nord-ovest, in cui alcuni vorrebbero il “terzo polo”, altri no. Mi ha molto colpito l’intervento di esimi professori universitari, che vorrebbero lasciare integro il nostro versante, per tutti i turisti che vorrebbero praticare trekking, sci di fondo ed escursionismo.

Questo versante è percorso giornalmente da centinaia di “turisti” che attraversano a piedi tutti i boschi; peccato che questi turisti siano solo pecore, mucche e maiali, che portano via dal bosco e non portano niente agli abitanti. Difatti ogni giorno, decine di alberelli vengono abbattuti da questi animali, che per “fame”, piegano gli alberelli per mangiare le foglie, e caricandosi col loro peso li rompono impedendogli di crescere, così pure i polloni lasciati dal taglio ceduo che si fa, che vengono mangiati da questi animali, ciò significa che tra non molto resteremo senza ricambi di alberi, con un bosco che va invecchiando e scomparendo.

Poi leggo nel giornale che il Parco si sta attivando per la vigilanza, ma quando mai qualcuno ha vigilato? Quando mai si è visto qualcuno del Parco nei nostri territori?

Certo l’altro giorno è venuto a Maletto il presidente Bellia, una persona che spero possa far sviluppare il Parco, ha detto molte belle parole sul nostro territorio, e l’indomani esce sul giornale un articolo sulle visite nel Parco. Casualmente non c’è un percorso che venga effettuato sul nostro versante, e meno male che abbiamo tutte le bellezze ambientali.

Infine una considerazione, in tutti i Parchi d’Italia si apre tutto per far affluire più turisti possibili, qua è il contrario, difatti per salire sui crateri con la Star si paga una bella somma, per avere l’ausilio di una guida, bisogna pagare, e se uno volesse fare la guida? Nessun problema, basta pagare 5000 euro, e tutto è fatto, è proprio così, io stesso ho fatto domanda per il corso, e mi hanno chiesto circa due anni fa, solo 9.600.000 delle vecchie lire. Infine la vigilanza, leggo in altro articolo che il Parco si sta attivando per questo, ma questo non significa che chi rovina il bosco con animali gettati dove capita pagherà, pagherà invece chi per caso si perde o ha dei problemi in montagna. Intanto chi ha avuto danni dai conigli aspetta il rimborso dovuto per legge.
Quelli del versante Nord-Ovest devono stare come sono sempre stati, senza turisti, senza guide, senza piste da sci, e …senza lavoro. A Bronte, Maletto, Maniace, Randazzo, tanti giovani stanno emigrando a cercare lavoro, e poi sento dire che la Sicilia deve puntare sul turismo, ma solo se questo è fatto nei posti indicati da alcuni politici, e purtroppo per noi, il nostro versante non è tra questi posti. Anche se non ancora per molto perché noi abbiamo rispettato i nostri doveri (divieti e vincoli) ora vogliamo i nostri diritti (piste da sci e tutto il resto). In tutto il mondo i parchi si fanno per essere visitati e non solo per i divieti o per favorire alcuni comuni a danno di altri. (L. S. - Maletto)


Lettere a

14 Febbraio 2005

Etna Nord, quali strategie?

Errare humanum est, perseverare diabolicum. Il motto dei latini, non ci ha insegnato nulla, se dopo cinquant'anni, il versante nord dell'Etna presenta le stesse deficienze. Se non c'è neve e non si può sciare, la colpa non è di nessuno. Ma se c'è neve e non si può ugualmente sciare, le cause vanno ricercate. Non suggerisco soluzioni, perché non ho la presunzione di averne, ed anche se qualcuna mi frulla per la testa, lascio «ai sapienti» il compito di trovarla nelle sedi istituzionali. Grido però con forza che è ora di affrontare il problema con strategie realistiche e radicali, perché è impensabile che una tale ricchezza turistica sia gestita in forma dilettantistica o polverizzata tra mille competenze. Non mancano certamente le intelligenze nell'affrontare i problemi, mancano piuttosto le volontà politiche e/o giusti appoggi. Parlare di «terzo polo» quando quelli esistenti sono gestiti come sono, significa ritardare il decollo di quelli esistenti ad aggravare la disistima verso il settore turistico-invernale dell'Etna nel suo insieme. Se vogliamo continuare a farci male da soli, la strada che stiamo percorrendo è la migliore. [Saro Pafumi]
  

11 Aprile 2003

Terzo polo sciistico, perché sì...

In riferimento all'articolo pubblicato su La Sicilia del 4 aprile, quale appassionato della montagna e in particolare dello sci alpino, non posso non aderire alla pressante richie­sta fatta dal Comitato "Sviluppo Aetna nord-ovest" per l'istituzione di un terzo polo turistico nel versante Nord dell'Etna, relativo al territorio dei Comuni di Randazzo, Maletto, Bronte e Maniace, con la modifica del decreto istitutivo del Parco dell'Etna e la destinazione a zona C altomontana di parte del suddetto territorio in atto classificato come zona A.

Se non vogliamo definitivamente rinunciare allo sviluppo turistico dell'Etna, si impone la necessità di modificare detto decreto istitutivo del Parco, onde consentire la realiz­zazione di tale terzo polo, con l'esecuzione delle strutture ricettive e dei necessari impianti di risalita, da collegare con gli impianti di Nicolosi Nord e di Linguaglossa-Piano Provenzana, per la creazione così di un unico e valido comprensorio sciistico.

Se in tutte le montagne d'Italia (interessate per la maggior parte da Parchi naturali), è stato possibile creare degli efficienti e validi comprensori sciistici di diverse decine o centinaia di chilometri, ogni anno rinnovati ed incrementati per raggiungere le dimen­sioni minime necessarie per uno sviluppo turistico adeguato delle varie zone (dal Trentino alla Calabria), non si capisce perché la Sicilia e l'Etna debbano essere ulte­riormente penalizzate non ponendo urgentemente in essere la richiesta di modifica della legge sul Parco. (ing. Gioacchino Cardillo)

11 Aprile 2003

...e invece perché no

Da qualche tempo leggo sulle pagine de "La Sicilia", con insistente (ed inquietante) frequenza, articoli sul "terzo polo" e sullo sfruttamento turistico del versante Nord-Ovest del vulcano. Sia chiaro, non sono assolutamente contrario allo sviluppo turistico e al rilancio economico dei paesi e delle popolazioni che ricadono in queste zone, anzi! Piuttosto mi lasciano perplesso le soluzioni che vengono prospettate.

Perché puntare tanto sullo sci alpino con relativi impianti di risalita, utilizzabili peraltro, alle nostre latitudini, per brevi periodi (senza contare il rischio delle eruzioni), pagando il caro prezzo di violare delle zone che finora, grazie dapprima all'opera della Forestale e poi del Parco dell'Etna, si sono mantenute integre e di "quasi" incontaminata bellezza? Si può sviluppare turisticamente la zona puntando su attività diverse, come lo sci di fondo, lo sci-alpinismo, l'escursionismo, utiliz­zando ed eventualmente migliorando, con l’accordo del Parco e della Forestale i rifugi già esistenti lungo la pista altomontana, istituendo dei collegamenti navetta, sia estivi che invernali, in grado di portare i turisti ad alta quota.
Sarebbe quindi inutile, anzi estremamente pericoloso, modificare la legge istitutiva del Parco e consentire la costruzione di strade asfaltate di penetrazione in zone ancora intatte, con la conseguenza di favorire un turismo di massa, ma di danneggiare irrimedia­bilmente un turismo di qualità che è l'unico, a lungo andare, che può dare dei risultati duraturi. Sarebbe utile che su questo argo­mento le varie organizzazioni ambientaliste o i semplici appassionati della natura e della montagna facessero sentire la propria voce. (Giovanni Mazzoleni)


GLI APPASSIONATI DI SCI CHIEDONO L'AIUTO DEL NOSTRO SINDACO

25 gennaio 2003

Per fare sci la nostra speranza rimane il versante di Bronte

Egregio Sig. Sindaco dott. Leanza,
ricorrendo i 20 anni di attività del Ns Sci Club, il direttivo ha voluto invitarLa alla manifestazione, come da foglio separato, perché, nell'attuale situazione di abbandono in cui vive lo Sci nel versante Etna, non solo per le recenti effusioni vulcaniche, ci siamo ricordati delle Sue «Tre Giorni Internazionali» di sci da fondo da Lei organizzate per tre anni di seguito, allorchè era vice presidente della Regione, tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta. Ricordo che Lei ci portò anche a sciare nella sua Bronte organizzando una gara di fondo nella riserva forestale riuscendo a farsi aprire i cancelli dal Corpo Forestale dello Stato essendo la zona recintata e inviolabile. Constatammo tra betulle, querce e pini la possibilità, senza abbattere un albero, di tracciare piste per lo sci nordico e a quota più alta, la predisposizione per una seggiovia e per la realizzazione di una pista per lo sci alpino. Lei stesso ebbe ad anticiparci che lo sci si poteva e doveva praticare anche sul versante in territorio di Bronte e che si sarebbe interessato per realizzare ciò, rilevando che lì a tramontana la neve rimane più a lungo.
A seguito dell'emergenza Etna lo sci alpino è finito risultando pregiudicate le strutture dei mezzi di risalita anche nel versante di Linguaglossa mentre piano Provenzana è isolato e stravolto dalle recenti colate laviche; non esiste più la pista di fondo: così a monte Baracca. Ad Etna Sud solo per il fondo resta ancora la pista di Monte Vetore dove, però, l'innevamento è scadente. Rimane la pista delle Madonie a Piano Battaglia. Nella riunione del Comitato Siculo Fisi e dei presidenti Sci Clubs, svoltasi al Comune di Linguaglossa nel novembre scorso, l'assessore allo Sport, già ex sindaco, ebbe a dire che non vi era il tempo per ricostruire la strada nei tratti distrutti dalla lava e tanto meno attivare i mezzi di risalita con i piloni sconquassati dalle scosse telluriche. Nelle riunioni dei politici, ministri, rappresentanti di Enti locali per l'emergenza vulcano, di tutto si è parlato tranne della situazione dello Sci sull'Etna. Il Parco dell'Etna ci ha tolto il Grande Albergo Etna, che non utilizza; a Serra la Nave tutto è bloccato. La nostra speranza e il versante di Bronte per fare sci; non possiamo andare sulle Madonie.
Signor Sindaco, presenti un progetto per la realizzazione di una seggiovia e piste per lo sci nordico e alpino; lei sa come aggirare gli ostacoli e se necessario indossi la fascia tricolore per aprire i cancelli della Forestale.
Sci club Monte Fusaro

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