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Attività del Comitato & Rassegna stampa
Pro e contro: sommario  |  Pro e contro: interventi

Un Terzo Polo Turistico alle pendici dell'Etna

Un'ipotesi di sviluppo economico per la nostra zona: la creazione di un terzo polo turistico nel versante nord ovest dell'Etna

E’ approdato a Palazzo dei Normanni un disegno di legge per istituire un polo turistico (sarebbe il terzo) anche nel versante nord ovest dell’Etna

29 Marzo 2005

Versante nord ovest

Etna, una legge per il terzo Polo

La proposta presentata all'Ars da Leanza e Fleres. L’attesa di Bronte, Maletto e Randazzo

Il dibattito sull'opportunità di un polo turistico anche nel versante nord ovest dell'Etna approda a Palazzo dei Normanni. I deputati regionali Lino Leanza (Udc) e Salvo Fleres (Fi) hanno presentato un disegno di legge per istituire l'area turistica anche nella parte del vulcano più generosa di vegetazione e di neve,accontentando le richieste del Comitato presieduto a Maletto da Enzo Sgrò che da tempo chiede di permettere la pratica dello sci da discesa sulle lave di Punta Lucia, e di tutta quella gente che chiede, nel rispetto della natura e dell'ambIente, di poter utilizzare il patrimonio naturalistico e ambientale dell'Etna a fini turistici.
«Permettere ai turisti di fruire anche questa parte del vulcano credo che ormai sia diventato necessario. - ci dice l'on. Lino Leanza che è originario proprio di Maletto - Intendiamoci, non vogliamo togliere niente a chi come la gente di Nicolosi e Linguaglossa da tempo si occupa di turismo sull'Etna. Riteniamo solamente di dover dare un'opportunità in più ai turisti e a quanti nel versante nord ovest dell'Etna risiedono». Per la gente di Maletto, Bronte e Randazzo dove il Comitato per il terzo polo turistico ha riscosso i maggiori consensi una notizia importante che ufficializza il reale impegno della politica a livello regionale al riconoscimento delle proprie idee: «Non dimentichiamoci - continua Lino Leanza - che esiste già una volontà politica rivolta in questa direzione: non si piegherebbe altrimenti la scelta del presidente Raffaele Lombardo di istituire un assessorato provinciale sull'Etna o la presenza, nel primo piano territoriale della Provincia, dell'idea del terzo Polo turistico. Bisognava solamente passare alla fase operativa, per consentire la fruizione del vulcano tutelando l'ambiente». Leanza sottolinea come questo risultato sia il risultato del dibattito che la gente di questo territorio è riuscita a stimolare in questi anni, credendo nelle proprie idee così profondamente da sottoporle senza paura anche al giudizio dei più scettici.
«Ringrazio l'on. Lino Leanza per aver presentato un disegno di legge per noi importantissimo. - ci dice il sindaco di Maletto, Giuseppe De Luca - Il fatto che il disegno di legge sia anche firmato da Salvo Fleres mi fa capire come sia l'intera coalizione di Governo a sostenere le nostre proposte». Adesso il disegno di legge Leanza-Fleres sarà sottoposto all'esame della quarta commissione regionale e se l'Assemblea dovesse accettare la proposta, entro la fine della legislatura questa potrebbe diventare legge. [La Sicilia]


23 Gennaio 2005
LE POTENZIALITA’ TURISTICHE MAI SFRUTTATE FINO IN FONDO

La grande voglia di Etna da sostenere e regolamentare

Non c’è solo l’assalto disordinato del weekend ma anche nuove iniziative come il progetto del «terzo polo turistico»

Di questi tempi c'è tanta voglia di Etna. Forse troppa, dovrebbe dirsi, dal momento che ogni weekend si trasforma in un bollettino di guerra, con notizie di intasamenti sino alla paralisi della circolazione, incidenti dovuti ai soliti inesperti che si improvvisano «montanari» e persino rientri di fortuna a casa. Così Prefettura e Provincia sono dovute correre ai ripari (con un po' di ritardo) cercando di organizzare meglio i servizi delle forze dell'ordine e di protezione civile. Ma il bel manto di neve (che a dire il vero si sta un pò rarefacendo) che avvolge il nostro vulcano è un richiamo fortissimo, irresistibile per tutti, sciatori più o meno esperti, appassionati o semplici amanti dell'aria pura.
E questa massa di persone che ogni fine settimana decide di trascorrere qualche ora sull'Etna, ovviamente va a mettere a durissima prova strutture e infrastrutture che perdipiù sono quelle che hanno subito l'ira del vulcano nel 2001 e 2002. […]
Ma c'è, comunque - lo ribadiamo - tantissima voglia di Etna. Lo si capisce dal movimento che sì è creato per trovare nel versante di Bronte, Maletto, ,Maniace e Randazzo la sede per un «terzo polo» turistico (la Provincia ha recentemente annunciato di avere affidato l'incarico per uno studio di fattibilità e di compatibilità). Lo si capisce dal fatto che domani sul nostro vulcano ci saranno gare di fondo (versante Nicolosi) e di sci alpino (Linguaglossa). E poi ancora dalla notizia che - per contratto sottoscritto fra Parco dell'Etna e società che si è aggiudicata l'appalto - entro il 10 luglio (ma in giro si dice che il «lieto evento» avverrà a Pasqua) riaprirà il Grande Albergo dell'Etna, una struttura che prima ancora che di turismo sa di storia e di magici ricordi per tante generazioni di catanesi.

Insomma ci sì muove su vari fronti, magari in maniera disarticolata ma con un unico obiettivo: tornare a fruire dell'Etna. E non sono solo i catanesi a sentire questo richiamo affascinante, basti vedere quanta gente giunge sul vulcano dalle altre province dell'isola e quanto interesse vi sia dappertutto. Ma, adesso, vista la situazione si pongono sul tappeto i soliti problemi, quelli di sempre: per esempio un coordinamento migliorare fra le strutture e i servizi dei due versanti (e, chissà, in futuro anche del terzo), in modo da poter assicurare certezze - e non ipotesi - soprattutto a chi viene da oltre Stretto per trascorrere qualche giorno o qualche settimana.
Ancora ci si affida alla buona volontà degli operatori (messi a durissima prova dagli ultimi eventi sismici e vulcanici) ma per l'Etna si deve «studiare» un pacchetto che sia tutto basato sulla fruizione della montagna in senso lato: innanzitutto dal punto di vista ambientale (e quindi sciistico) ma subito dopo anche da quello culturale e, non ultimo, quello enogastronomico. Solo adesso (ma in Trentino lo fanno da almeno quindici anni) si sta riuscendo a «legare» i castelli presenti sul territorio etneo in un «unicum». Soltanto adesso bed & breakfast fanno la loro comparsa, soltanto adesso i prodotti della nostra terra (per tutti il pistacchio) cominciano- ad affermarsi sul mercato. Siamo in ritardo, come sempre, e scontiamo i nostri soliti peccatucci (indolenza e superficialità soprattutto) ma i mezzi per vincere la difficile partita sul terreno di gioco del mercato turistico, ci sarebbero tutti. [Alberto Cicero, La Sicilia]


21 Gennaio 2005

PROVINCIA

Circumetnea, un progetto per la viabilità sul vulcano

La Littorina in contrada Difesa (m. 976,04)Avviato uno studio di fattibilità

Il futuro dell'Etna passa attraverso la Circumetnea, il treno che dal 1895 collega Catania a Riposto attraversando moltissimi comuni del vulcano. È una delle soluzioni a basso impatto ambientale - e per di più già esistente - per rendere più scorrevole la mobilità ed i flussi turistici sulla montagna. L'argomento era all'origine dell'incontro di martedì scorso organizzato dall'assessore provinciale alle Politiche di valorizzazione dell'Etna, Orazio Pellegrino, con gli amministratori dei comuni interessati e il Parco dell'Etna. Obiettivo della riunione era quello di mettere a punto un Piano di sviluppo del versante Nord-Ovest: lo studio di fattibilità è già stato affidato a una società di Torino. "Della riunione - dice l'ingegnere Sergio Festa, direttore generale della Fce, Ferrovia Circumetnea - ho appreso dalla televisione ma non possiamo che sentirci coinvolti manifestando interesse allo sviluppo del territorio etneo. Confido in ulteriori incontri con la Provincia".
Durante la riunione è stato messo l'accento sulle vie di accesso al vulcano e la connessione con porti e aeroporti ipotizzando interventi di "turismo sostenibile". La Fce intanto, è già al lavoro. Sarà firmato a breve un protocollo d'intesa con cui RFI (Rete Ferroviaria Italiana) cederà la tratta dismessa Alcantara-Randazzo. "E' una zona di grande rilievo paesaggistico - sottolinea Festa - che noi della Circum vogliamo prendere in carico". (cagr, Giornale di Sicilia) -Nella foto la Littorina della Circum attraversa, ai piedi dell'Etna, la Contrada Difesa a Bronte-


19 Gennaio 2005

Etna, piano di sviluppo del versante nord ovest

Le risorse naturali potranno produrre sviluppo turistico solamente se gli interventi di promozione saranno opportunamente organizzati in una visione di insieme.
A questo scopo l'assessore provinciale alle Politiche di valorizzazione dell'Etna, Orazio Pellegrino, ha organizzato un incontro per predisporre, assieme ai Comuni ed al Parco dell'Etna, un Piano di sviluppo del versante nord-ovest. Lo Studio di fattibilità prenderà in esame l'area che comprende 27 comuni, con una popolazione di circa 320 mila abitanti. Saranno analizzate e valutate le condizioni della domanda e dell'offerta, i beni e i servizi turistici, gli aspetti organizzativi e le competenze, il quadro delle risorse finanziarie attivabili, il rapporto finale, redatto dalla società torinese Itaca, definirà le linee di intervento soprattutto nell'ambito dei servizi di trasporto locale interurbano, così come previsto dalla legge regionale 9/86 (titolo III) che riconosce alle Province le competenze in merito alla predisposizione del Piano territoriale provinciale.


19 Gennaio 2005

TURISMO E SVILUPPO. Promosso dalla Provincia uno studio sul futuro delle aree comprese fra Maletto, Maniace, Bronte e Randazzo

Il «futuro» dell'Etna si trova a Nord–Ovest

Etna e turismo, Etna e sviluppo. Binomi appannaggio, finora (fortunatamente), di Nicolosi e Lingua­glossa. Da domani, però, il futuro dell'Etna potrebbe legarsi anche al versante Nord-Ovest, ovvero a quell'area ricadente nei Comuni di Bronte, Maletto, Maniace e Randazzo. Per questo l'assessore alle Politiche per l'Etna, Pellegrino, ha riunito politici, tecnici, amministratori e rappresentanti delle vocazioni del territorio. Un punto di partenza concreto culminato con l'incarico alla «Itaca srl».di Torino (la stessa impegnata nel rifare il look del Sestriere) di uno studio di fattibilità per la progettazione di un Piano integrato.

E' partita dall'assessore provinciale alle Politiche per l'Etna Orazio Pellegrino, l'idea di mettere a confronto politici, tecnici, amministratori e rappresentanti delle vocazioni di un territorio, il versante Nord-Ovest dell'Etna, che da tempo punta a colmare il «gap» che separa questo versante, ricco di risorse naturali, paesaggistiche e culturali, dai più noti di Nicolosi e Linguaglossa. L'idea dell'assessore provinciale e del suo staff, tra cui l'ing. Vanni Calì, dirigente del Dipartimento pianificazione, infrastrutture e trasporti, è stata oggetto di un incontro, svoltosi ieri, cui hanno preso parte l'on. Nino Leanza; il presidente del Consiglio provinciale, Pagano; i consiglieri provinciali, Germanà, Gullotto e Valastro; il presidente di Itaca srl, Torre; il vice presidente Ufta, Bevacqua; l'ing. Di Paola, sovrintendente tecnico del Parco; i sindaci di Maletto, Giuseppe De Luca; di Maniace, Emilio Conte; l'assessore all'Urbanistica di Randazzo, Maccarrone; il presidente del comitato «Etna nord-ovest», Sgrò; Nunzio Parrinello e molti altri amministratori e tecnici dei quattro comuni interessati.

Dall'incontro è emersa l'esigenza di un Piano di sviluppo del versante Nord-Ovest dell'Etna. Come primo atto verso questo obiettivo la Provincia - ha annunciato Pellegrino - ha assegnato l'incarico alla società Itaca srl di Torino, (la stessa impegnata nel rifare il look del Sestriere) di stilare uno Studio di fattibilità per la progettazione di un Piano Integrato Territoriale (Pit) relativo alle aree di sviluppo comprese nei comuni di Maletto, Maniace, Bronte e Randazzo, ma a quota inferiore ai 1.000 metri. Lo studio analizzerà il sistema viario che collega l'Etna con gli altri poli di attrazione turistica siciliani e con le grandi infrastrutture (porto, aeroporto, autostrade) e dovrà definire le linee di intervento nell'ambito dei servizi di trasporto locale interurbano.
«Verrà studiato - ha spiegato l'assessore Pellegrino - il modo per rendere più scorrevole il flusso turistico, utilizzando anche sistemi di trasporto già esistenti e a basso impatto ambien­tale, come la Circumetnea. Occorre però partire dalla definizione del quadro di sviluppo complessivo del sistema Etna, in cui si inquadra anche lo sviluppo del versante nord ovest». «Questa iniziativa - ha affermato l'on. Leanza - è importante per il versante Nord-Ovest che ha attrazioni straordinarie e può essere valore aggiunto per tutto il sistema turistico dell'Etna, Mi farà carico di presentare un disegno di legge a sostegno delle comunità locali che hanno dimostrato di credere in questo progetto. [Marisa Mazzaglia, La Sicilia]


Maletto, 13 Gennaio 2005

Terzo polo: richiesta di incontro

Il sindaco di Maletto, Giuseppe De Luca, facendosi portavoce delle richieste dei componenti dei due comitati "Sviluppo Aetna nord ovest" e "I figli dell'Etna", ha chiesto all'assessore regionale al Territorio ed Ambiente, Francesco Cascio, di essere ricevuto insieme ai due comitati, per portare a conoscenza della Regione il disagio dei suoi concittadini nel non poter investire in agricoltura e turismo: "La stragrande maggioranza dei 4.200 residenti, - scrive De Luca nella richiesta - che vive di agricoltura e pastorizia, attraversa nell'ultimo periodo enorme difficoltà di carattere economico e occupazionale, dovuto soprattutto alla errata interpretazione della legge e dei regolamenti attuativi sul Parco dell'Etna, spesso penalizzanti per attività, rispettose dell'equilibrio naturale, che si vogliono intraprendere".


4 Gennaio 2005

Alternativo a Linguaglossa e Nicolosi, completerebbe l'anello attorno al vulcano

”Aetna nord ovest, firme a favore del terzo polo turistico

Il 2005 si apre con una nuova iniziativa del comitato «Aetna Nord Ovest», che da tempo si batte per la realizzazione di un polo turistico nel versante ovest dell'Etna, che permetta di praticare lo sci da fondo e non solo. Un polo alternativo a Linguaglossa (versante nord) e Nicolosi (sud) e che potrebbe completare l'anello attorno al vulcano. Il coordinatore del gruppo di Maletto, Enzo Sgrò, ha riunito i sostenitori del comitato, annunciando l'inizio di una sottoscrizione di firme a supporto di un disegno di legge di iniziativa popolare da presentare alla Regione [...] All'ultimo incontro ha partecipato anche il sindaco di Maletto, Giuseppe De Luca, impegnato da tempo nella ricerca di consensi a questa idea di sviluppo del comprensorio. [...]
E proprio per questo l'amministrazione del comune più alto della provincia di Catania, assieme ai rappresentanti dei due organismi popolari, chiederà a breve un incontro con l'assessore regionale al territorio ed ambiente. [Marcello Proietto, Gazzetta del Sud]


2 Gennaio 2005

Terzo «polo» turistico, a breve raccolta di firme

Riprende il lavoro del Comitato "Aetna nord Ovest" che chiede con forza l'istituzione di un Polo turistico nel versante nord dell'Etna, che permetta di praticare lo sci da discesa. Il coordinatore del gruppo di Maletto, Enzo Sgrò, ha riunito i sostenitori del comitato che hanno deciso di iniziare la raccolta di firme per un disegno di legge di iniziativa popolare da presentare alla Regione: "E' arrivato il momento di agire. - dice Sgrò alla fine della riunione - Domenica 6 febbraio cominceremo da Maletto a raccogliere le firme, dimostrando alla Regione siciliana che a volere il terzo polo non sono in pochi, ma un intero territorio soffocato dalle restrittive norme del Parco dell'Etna. Dopo di che - continua - ci sposteremo nella provincia di Catania ed in tutti i principali Comuni della Sicilia, così la Regione sarà costretta ad affrontare seriamente la nostra richiesta".
Il Comitato chiaramente ha anche pronto il testo da sottoscrivere ovvero il disegno di legge che spiega come l'istituzione del Polo turistico "contribuirebbe ad aumentare e accrescere le opportunità occupazionali della zona e creerebbe, in sinergia con i due poli turistici esistenti dei Comuni di Linguaglossa e Nicolosi, una migliore distribuzione del flusso turistico". All'incontro ha partecipato anche il sindaco di Maletto, Giuseppe De Luca: "Purtroppo - ha dichiarato - dobbiamo evidenziare la totale inerzia da parte degli Enti sovracomunali che non hanno mai pensato di realizzare uno studio per la valorizzazione delle vaste risorse ambientali di questa parte del vulcano ai fini dello sfruttamento turistico. Un immobilismo che alla fine ha provocato la nascita a Maletto addirittura di due comitati che chiedono la modifica del decreto istitutivo del Parco. Il Comune insieme con loro chiederà un incontro con l'assessore regionale al Territorio ed Ambiente". [La Sicilia]

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28 Maggio 2004

I Sindaci hanno adottato il Piano territoriale del Parco dell'Etna che dovrà ora essere approvato dalla Regione. Poco più di 19mila ettari destinati a riserva integrale dove «la natura è conservata nella sua integrità»; oltre 25mila quelli che ricadono nella riserva generale che consente di coniugare la tutela con lo sviluppo delle attività economiche tradizionali; poco meno di 14mila ettari nell'area di «protezione a sviluppo controllato» (pre-parco). Sono venti i comuni i cui territori ricadono nel comprensorio del Parco per un totale di 58.000 ettari, Bronte è il comune che dà di più: il 18%, con oltre 10.000 ettari del suo territorio. Nessun accenno nel Piano all'ipotesi di un Terzo Polo turistico nel versante di Bronte-Randazzo.


L’Etna «vede» il suo futuro

Piano territoriale. Il Consiglio del Parco ha approvato l’atteso strumento di pianificazione

Si è concluso mercoledì, con il visto definitivo del Consiglio, il lungo e travagliato iter di approvazione del Piano territoriale di coordinamento del Parco dell'Etna. La decisione finale sull'importante documento di programmazione, il cui cammino è durato ben tredici anni, spetta adesso all'assessorato regionale al Territorio ed ambiente, cui il Piano. completo di regolamento e norme di attuazione, sarà tempestivamente trasmesso affinchè possa essere vagliato, per l'adozione definitiva, dal Consiglio regionale per la protezione dell'ambiente e dal Consiglio regionale urbanistico.
La decisione unanime del Consiglio del Parco, in cui siedono i sindaci dei venti Comuni della fascia etnea, rappresenta l'ultimo passaggio che compete all'organo deliberante del Parco, ed è il frutto di una proficua politica di concertazione adottata soprattutto negli ultimi anni. Soddisfazione per il risultato raggiunto esprime il presidente del Parco dell'Etna, Concetto Bellia, che definisce l'approvazione dell'importante documento: «un passaggio di portata storica per il Parco e le sue popolazioni».

«Mi sento di dover ringraziare - ha aggiunto Bellia - i sindaci che siedono in Consiglio e la Provincia Regionale di Catania per l'impegno profuso in un lavoro svolto all'insegna della concertazione. Il Piano costituisce uno strumento di moderna pianifica­zione territoriale integrata di tutte le risorse del territorio, che nel caso specifico è giustificata dalla necessità di una attenta politica di tutela delle peculiarità ambientali contemperata con gli aspetti di fruizione socioculturale e con la corretta utilizzazione economica da parte delle comunità etnee».
L’incarico per la redazione del Piano venne affidato, nel marzo del 1991, dal Comitato esecutivo del Parco ad un gruppo di progettazione formato da professionisti ed esperti che furono affiancati da un consulente scientifico per il settore forestale e da un consulente per gli aspetti giuridici amministrativi.
Ma il lavoro dei progettisti è stato, nei primi anni, aspramente contestato anche dal Consiglio che ha bocciato, nel 1998, lo schema di massima, rimproverando al Piano il mancato rispetto delle linee guida impartite dal Consiglio ed una eccessiva fram­mentazione del territorio diviso in cinque livelli di tutela differenziata. Venivano contestate anche le rigide limitazioni alla fruizione del territorio, che rendevano impossibile intraprendere un cammino di sviluppo economico, sia pure ecocompatibile.
Dal 1998, parte, dunque la seconda fase di progettazione del Piano fatta di raffronti diretti tra Consiglio, in cui siedono i rappresentanti delle istanze delle comunità locali, ed i progettisti, e che ha portato, dopo l'esame delle controdeduzioni, al visto definitivo del Consiglio. [Marisa Mazzaglia, La Sicilia]

MANCANO I PIANI PER LE «ZONE C»

m.m.) Il Piano territoriale di coordinamento, approvato dal Consiglio insieme ai regolamenti ed alle norme di attuazione, rappresenta il più importante strumento di pianificazione del territorio del Parco dell'Etna.
Ma il documento che passerà al vaglio dell'assessorato regionale al Territorio è stato in parte svuotato di alcuni contenuti ancora dibattuti o in via di definizione. Sono stati stralciati in questa fase, i piani particolareggiati per le zone «C»- Altomontane (le due previste dalla legge istitutiva del Parco dell'Etna, nelle quali possono essere realizzati insediamenti e infrastrutture di carattere turistico e sportivo, sono: Etna sud, sul versante di Nicolosi, Belpasso e Ragalna, ed Etna nord, sul versante di Linguaglossa), che seguiranno una procedura di appro­vazione parallela al Piano.
In sede di controdeduzioni il Consiglio ha approvato, con l'accordo del gruppo di progettazione, alcuni accor­gimenti tesi a mettere «fuori parco» le cave di estrazione e trasformazione della pietra lavica che si trovano in zona «D». Verranno predisposti anche appositi piani attuativi per risanare alcune aree che rientrano in zona «C» o «B», deturpate dall'abusivismo edilizio.
Non è stata invece esaminata, in sede di approvazione del Piano, la questione relativa all'istituzione del cosiddetto «terzo polo» turistico, sul versante di Bronte, Maletto, Randazzo, che può essere risolta solo con una modifica della legge istitutiva del Parco.

22 Maggio 2004

CONFRONTO FRA PARCO E UNIVERSITA' E ZOOLOGIA

Verso il «dop» dell’Etna

Potrebbe veder presto la luce un marchio dell’Etna per i prodotti tipici locali, utilizzabili magari nell’ancora inattivo Grande Albergo dell’Etna in cui “si dovranno trovare prodotti realizzati in prevalenza all’interno del Parco”. Sono due fra le tante proposte venute fuori da quello che il Presidente del Parco dell’Etna Cettino Bellia ha definito un momento di concertazione tra l’ente e il mondo universitario svoltosi nel salone del Museo di Zoologia, presso ilo Dipartimento di Biologia Animale “Marcello La Greca”. ”Di recente è stato varato un regolamento di fruizione del Parco - spiega Bellia - e abbiamo in cantiere molti progetti che valorizzeranno, senza dubbio, questa grande risorsa che la nostra provincia possiede". Si parla, infatti, di un sistema di sentieri, della promozione di attività agricole, della ristrutturazione di alcune cave all'interno del Parco. Per quanto riguarda l’autofinanziamento, invece, Bellia si è detto perplesso: “Noi possiamo governare, ma non gestire. I ticket serviranno soltanto per fornire servizi. Dobbiamo avere l’intelligenza di sfruttare il territorio per creare economia”. A riguardo interviene il vice presidente di Federparchi Angelo Messina, direttore del Cutgana, il centro interfacoltà dell’Università: “Vanno recuperate le- masserie, riscoprendo le attività che si svolgevano al loro interno e promuovendo tutte le attività locali”.
”Il Parco dell’Etna è stato il primo istituito in Sicilia con la legge 98 del 1981 - afferma Guglielmo Longo, direttore del Dipartimento che ha ospitato l’incontro - a ventitre anni di distanza ancora non si decolla. Soltanto negli ultimi anni siamo in una fase propositiva e ci avviamo a grandi e positivi cambiamenti”. [Al. Bo., Giornale di Sicilia]


4 maggio 2004

MA IL FRONTE DEL «SI’ ALLO SCI» RESTA COMUNQUE COMPATTO
Rimane saldo il fronte che vuole un Polo turistico del versante nord-ovest dell'Etna che permetta la pratica dello sci. Presso la sede dell'Ascom-Confcommercio di Bronte, Ospiti del presidente Elio D'Aquino e dell'intero gruppo dirigente dell'associazione, infatti, si sono riuniti, in rappresentanza del Comitato promotore sviluppo Etna nord, il presidente Benedetto Lazzaro e il dottor Aldo Russo. Scopo della riunione è stato quello di avviare quanto discusso in occasione dell'incontro al quale ha partecipato il dott. Pietro Agen, vicepresidente della Confcommercio provinciale. In quell'occasione Agen si è mostrato favorevole alla realizzazione degli impianti di risalita per lo sci da discesa in questo versante, ma ha chiaramente fatto intendere che da solo lo sci non avrebbe potuto certo risollevare le sorti economiche dell'intera zona.
«Il piano proposto e immediatamente accolto sia dalla Confcom­mercio sia dal Comitato Sviluppo Aetna nord Ovest - dice D'Aquino - consiste nel predisporre una sorta di "road map", che in tempi brevi ci permetta di creare quel necessario movimento di opinione che possa divenire volano per realizzare le iniziative che finora sono state osteggiate". A muoversi comunque non sono soltanto i commerciati di Bronte, ma anche quelli di Randazzo.


Maletto, 3 maggio 2004

In alternativa all’ipotesi di realizzare piste da sci

Ancora un progetto di sviluppo turistico

Proposto dall'Associazione "Etna vive" un sistema integrato di fruizione del territorio dell'Etna Nord-ovest

E’ la primavera a riproporre la discussione sulla valorizzazione dell’Etna ai fini turistici. Sciolta la neve, che in molti vorrebbero utilizzare per praticare lo sci da discesa, i sentieri del Vulcano più alto d’Europa, nel versante più ricco di vegetazione, sono diventate meta di turisti. Così l’associazione ambientalista catanese “Etna vive” il primo maggio ha non solo ammirato le bellezze ambientali che la Città delle Fragola offre, ma proposto all’Amministrazione comunale guidata dal sindaco, Giuseppe De Luca, un progetto turistico alternativo che, vedendo abbandonare l’ipotesi di realizzare le piste da sci, intenda valorizzare boschi e sentieri, offrendo dei servizi che in verità fino ad oggi mille divieti hanno impedito di realizzare.
Nel progetto sono individuati alcuni obiettivi come: “l’ampliamento ed affidamento in gestione a privati dell’ex casermetta di monte Spagnolo e del rifugio forestale di Monte Scavo e l’accesso motorizzato (e qui "Etna viva" propone un idea innovativa) sino al limite delle nevi, e comunque al di sotto del limite della zona A, in modo da consentire un comodo accesso ai percorsi di sci da fondo. Per realizzare ciò - secondo il Consiglio direttivo dell’Associazione - si dovrebbe creare un sistema coordinato per la valorizzazione delle discipline invernali alternative allo sci da discesa, come la “battitura” dei percorsi per lo sci da fondo, permettendo l’accesso al “gatto delle nevi” fino ai rifugi sopra indicati una volta ampliati e per finire la realizzazione di percorsi nei pressi dei rifugi da percorrere con le racchette”.
“Sulla necessità o meno - dicono il sindaco Giuseppe De Luca ed il vice sindaco Enzo Sgrò - di realizzare un Polo turistico in questo versante dell’Etna che permetta lo sci da discesa ognuno rimane della propria opinione, fermo restando che siamo pronti al dibattito. Ci piace invece l’ipotesi di sviluppo turistico proposto da “Etna Viva” che ringraziamo per averci fornito il loro autorevole contributo. Noi, infatti, - continuano gli amministratori - da tempo crediamo in questa forma di turismo, che speriamo di riuscire ad organizzare con i sentieri e le iniziative che con il Parco dell’Etna stiamo allestendo e che già metteremo in atto durante la prossima Sagra delle fragole”.
In effetti, "Etna viva" non si ferma solo a quanto già descritto. Propone ancora un sistema integrato di fruizione del vasto patrimonio naturale puntando a migliorare la ricettività nei rifugi montani, a realizzare dei percorsi per mountain bike nella vasta zona semipia­neg­giante che si trova a monte di Maletto e nel dintorni di monte Minardo, permettere a dei carri trainati da cavalli di far effettuare delle passeggiate lungo la pista altomontana, la realizzazione di un campo da golf e di sentieri tematici, entrambi già in progetto. Idee bellissime, insomma, ma fino ad oggi irrealizzabili in quanto i robusti cancelli dell’Azienda foreste demaniali hanno impedito a qualsiasi mezzo non autorizzato ad addentrarsi quotidianamente dentro il Parco dell’Etna, negando in pratica l’organizzazione dei servizi che il turista che paga e lascia economia vuole trovare.


14 Febbraio 2004

FA DISCUTERE IL PROGETTO DEL TERZO POLO TURISTICO

Sciatori sul vulcano, valanga di polemiche

Il comitato Sviluppo Etna vuole costruire nuovi impianti sul versante nord-ovest. Ma molti si oppongono

Da una parte c'è un comitato che si chiama «Sviluppo Etna», dall'altra 160 tra docenti e ricercatori universitari che hanno appena firmato un appello. Pomo della discordia, la realizzazione del cosiddetto «terzo polo turistico», quello cioè che dovrebbe far nascere impianti sciistici e strutture alberghiere sul versante nord-ovest del vulcano, dalle parti di Punta Lucia: terzo polo rispetto a quelli di Nicolosi e di Linguaglossa. In prima fila nel comitato ci sono i comuni di Bronte, Maletto, Maniace e San Teodoro, pronti a dimostrare che proprio il fronte nord-occidentale è quello per vocazione più adatto allo sci, visto che è al riparo dai raggi primaverili e che la neve resiste fino ai primi giorni di aprile. Peccato che ci siano di mezzo una pineta e una zona A, cioè di riserva integrale. Un bene che, secondo gli studiosi, sarebbe irrimediabilmente compromesso con la realizzazione del terzo polo.
Gli accademici, oltre a manifestare perplessità sulla presenza continua di neve e sulla sicurezza sismica della zona, scrivono che "il territorio di Punta Lucia e tutto il versante nord-occidentale rappresentano l'unico lembo residuo ancora incontaminato che conserva integri i valori naturalistici e paesaggistici che danno un senso all'esistenza stessa del Parco dell'Etna». Replicano a muso duro i fautori dell'iniziativa: «Non si tratta di distruggere», dice Mario Bonsignore a nome dei comuni promotori, «ma di realizzare impianti compatibili con il rispetto dell'ambiente». Un braccio di ferro che dura ormai da un anno e che ha aperto un dibattito infinito. Miniera d'oro o boomerang? Secondo il presidente dell'ente Parco, Concetto Bellia, «è sbagliato continuare a discutere di terzo polo turistico, quando bisogna impegnare risorse e mezzi per far sì che l'intero sistema Etna, visto nella sua globalità, diventi un unico polo di grande attrazione turistica». Ma il comitato non demorde. E alza il tiro, chiedendo di cambiare la legge istitutiva del Parco pur di portare gli sciatori a Bronte.


27 Gennaio 2004

Presenti i sindaci di Bronte e Maletto

Terzo Polo: Il Comitato incontra i docenti

Si è svolto a Catania, presso la sala conferenze della Cisl intitolata al sindacalista randazzese “Peppino Bonaventura”, l’incontro fra i docenti universitari e le organizzazioni sindacali ed i rappresentanti del Comitato Sviluppo Aetna nord ovest, che punta a far praticare lo sci da discesa nel versante nord ovest dell’Etna. Enzo Sgrò, Benedetto Lazzaro e Daniele Sindoni insieme con i sindaci di Bronte e Maletto, Salvatore Leanza e Giuseppe De Luca, e gli assessori La Ruota e Amato di Randazzo, moderati dal sindacalista Gaetano Camarda ed introdotti dalla professoressa Maria Teresa Vinciguerra hanno dibattuto l’argomento con i docenti ed i sindacalisti contrari all’iniziativa.

La proposta: “Realizzando degli impianti di risalita per lo sci - ha dichiarato Enzo Sgrò - amplieremo l’offerta turistica in tutta l’Etna. Oltre a ciò, si creerà lavoro in una terra abbandonata che denuncia gravi indici di spopolamento. Vista l’orografia del territorio poi e la permanenza della neve fino a primavera sarà possibile realizzare impianti a fune alta a bassissimo impatto ambientale per un turismo destagionalizzato. Gli alberghi li realizzeremo nei centri storici”.
Le perplessità dei docenti: Per il prof. Carmelo Monaco le zone interessate sono soggette all’apertura di fratture vulcaniche e quindi pericolose, mentre per l’economista Pier Luigi Catalfo gli impianti da sci porterebbero ricchezza ad un solo imprenditore, gli altri raccoglierebbero le briciole. Per la prof.ssa Angela Maccarrone bisognerebbe puntare sul turismo ambientale facendo conoscere le unicità del territorio. Ma il dito sulla piaga lo hanno posto i prof. Pietro Alicata e Nino Messina: “E’ vero - ha affermato Alicata - il Parco non ha premiato le vostre peculiarità, ma per favore non creiamo un altro mostro come quelli di Linguaglossa e Nicolosi”. “Le popolazioni - ha replicato il secondo - sentono i disagi delle promesse non mantenute da parte delle aree protette”. Di diverso avviso il prof. Angelo Ronsisvalle: “Le leggi ci sono - ha affermato - voi non ne avete saputo approfittare. Chi propone la legge d’iniziativa popolare lo fa per scavalcare i comitati scientifici”.
La risposta: “Nelle vostre considerazioni - ha risposto l’assessore di Maletto, Nicola Azzarello - c’è molta teoria e poca pratica. Noi non vediamo tutta questa massa di turisti ambientalisti arrivare a piedi sui sentieri dell’Etna portando economia. Sentiamo invece la vostra ostilità sulla nostra proposta, che è fatta da gente che l’ambiente lo ha saputo salvaguardare anche senza il Parco. Costatiamo, inoltre - ha continuato - il vostro silenzio nei confronti del cemento buttato senza alcun rispetto nei versanti di Linguaglossa e Nicolosi”.
I sindaci: “Bisogna parlare di pianeta Etna. - ha affermato il dott. Salvatore Leanza - La neve non pagherebbe e quindi bisogna puntare sul turismo naturalistico e rurale. Le leggi ci sono dobbiamo farle rispettare e metterle in atto”. “Tutti debbono fare autocritica - ha ribadito De Luca - perché il Parco, prima della nomina del presidente Bellia, ha offeso le nostre peculiarità, autorizzando, per esempio, una pista di sci da fondo lontana 5 chilometri dai cancelli dell’Azienda foreste demaniali. Come dire: non la raggiungerete mai. Per la verità con Bellia - conclude - le cose stanno cambiando”.
La proposta finale: Alla fine i docenti hanno chiesto al Comitato ed ai sindaci di firmare un documento dove “riconoscendo che le finalità del Parco dell’Etna non sono state pienamente realizzate ci si impegna a promuovere iniziative per consentire una migliore fruizione di tutti i versanti” precisando che la zona A debba essere tutelata da qualsiasi alterazione”.
Il sindaco di Bronte ha subito firmato, gli altri no. Il dibattito comunque rimane aperto come la collaborazione fra le parti. Alla fine, infatti, l’unico vero nodo da sciogliere è rimasto quello della realizzazione o meno degli impianti di risalita per lo sci da discesa, per il resto i docenti dell’Università di Catania sono concordi con il Comitato sviluppo Aetna nord ovest sulla necessità di dover sviluppare un territorio che della presenza del Parco dell’Etna ha avuto tanti vincoli e pochi vantaggi.   

La “Dichiarazione congiunta” finale

I sottoscritti firmatari del presente documento esprimono le seguenti valutazioni:
L'Etna, il più grande vulcano attivo d'Europa, è un bene di inestimabile valore per le sue eccezionali caratteristiche naturalistiche e paesaggistiche, frutto non solo dell'opera della natura ma anche delle testimonianze che le attività tradizionali dell'uomo hanno impresso al suo territorio nel corso della storia. Tali caratteristiche, riconosciute nell'istituzione del Parco dell'Etna, vanno dunque tutelate e preservate.
Questo bene è anche una risorsa di sviluppo economico e sociale per le popolazioni che vivono all'interno dei confini del Parco. Tale risorsa può dare pienamente i suoi frutti solo se i progetti e le iniziative volti a incentivare il turismo tengono conto che l'Etna va vista non come un insieme di territori comunali che perseguano politiche del territorio disarticolate o in concorrenza fra di loro ma come un tutto unico all'interno del quale vanno sviluppate e valorizzate le specificità dei diversi territori.
La zona A (riserva integrale) dell'area di nord-ovest, che è la più ricca di emergenze naturalistiche e la più integra dell'intero territorio etneo, va preservata da qualunque modifica o alterazione. La fruizione turistica di quest'area va incentivata e valorizzata nel rispetto della normativa esistente e del Piano Territoriale recentemente approvato dal Consiglio del Parco.
I sottoscritti, riconoscendo che le finalità istitutive del Parco non sono state finora pienamente realizzate, si impegnano a promuovere tutte le iniziative volte a consentire la migliore fruizione di tutti i versanti dell'Etna sotto il profilo turistico e ricreativo, dando piena attuazione alle potenzialità di sviluppo turistico previste dalla legge istitutiva del Parco dell'Etna e dal Piano Territoriale. A tal fine, individuano anche nella realizzazione della "Comunità del Parco" uno strumento efficace, previsto nella legge istitutiva del Parco, per consentire alle comunità e alle varie realtà sociali del territorio etneo di interloquire istituzionalmente con l'Ente Parco, per stimolare e promuovere gli interventi ritenuti più adeguati allo sviluppo del territorio e per la piena valorizzazione delle risorse che l'Etna offre non solo ai comuni ricadenti dentro il Parco stesso ma a tutta la Provincia di Catania.

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13 Febbraio 2004

«Una seggiovia non deturpa l’Etna»

Randazzo: Il sindaco firma il documento dei docenti pur ritenendo possibile la realizzazione dell’impianto di risalita

Il sindaco di Randazzo, Agati, si dichiara a favore della realizzazione di una seggiovia che apra ai turisti il versante nord ovest dell'Etna, contemporaneamente però firma il documento che il «Comitato per la per la difesa dell’integrità del versante nord ovest dell’Etna», costituito dai docenti dell’Università di Catania, ha proposto durante l'incontro catanese con i presentanti del Comitato «Sviluppo Aetna nord ovest», opponendosi all'istituzione di una zona «C» altomontana nel versante nord ovest del vulcano.
Per il sindaco, infatti, il testo del documento non precluderebbe la possibilità di realizzare impianti di risalita che permettano di far praticare lo sci nel versante nord ovest, né tanto meno le frasi del documento tanto contestate: «la zona A (riserva integrale) dell'area nord ovest … va preservata da qualunque modifica o alterazione. La fruizione turistica va incentivata nel rispetto della normativa esistente e del Piano territoriale», impedirebbero di far realizzare la tanto richiesta seggiovia. «Io ritengo, - ci dice il primo cittadino di Randazzo - e sono fermamente convinto, che l’integrità del versante nord ovest dell'Etna non debba essere alterata. Questo però non significa affatto che alcuni interventi, che non presuppongono trasformazione, non possano essere effettuati. A mio avviso le piste da sci possono essere costruite, purché la struttura del vulcano non venga modificata. Ritengo che la realizzazione della seggiovia non con contrasti con la salvaguardia dell'ambiente, anzi, come in tanti altri posti, si pone a difesa dello stesso».
I docenti però, hanno dichiarato di opporsi alla realizzazione della seggiovia perché i lavori e gli stessi impianti sarebbero pregiudizievoli per la salvaguardia dell'ambiente. E poi: l'attuale decreto istitutivo del Parco, in zona A, consentirebbe di costruire qualcosa? Il sindaco però rimane fermo nella sua posizione, facendo intendere che, se realmente ecocompatibile, la realizzazione di strutture sia possibile. «Io non ho partecipato alla riunione a Catania, - replica Agati - ho solamente letto questo documento che mi sento di sottoscrivere, perché non chiude la porta a qualsiasi intervento ecocompatibile». La firma fa sì che adesso siano due i sindaci che concordano con i docenti dell'Ateneo catanese. Oltre ad Agati, infatti, il documento è stato firmato al momento della presentazione dal sindaco di Bronte, Leanza. [Gaetano Guidotto, La Sicilia]


7 Gennaio 2004

Il comitato ribatte alle accuse di chi si oppone alla proposta di installare sul terzo lato dell'Etna impianti sciistici e strutture alberghiere. In ballo c'è un progetto di legge

Bronte, il polo turistico della discordia

«Non intendiamo abbattere gli alberi»

Continua senza tregua il dibattito «Terzo Polo Sì - Terzo Polo No» e, come è oramai noto, la questione riguarda non i partiti politici ma i promotori del «Terzo Polo» turistico (versante nord-ovest dell'Etna) e i 160 docenti e ricercatori universitari fautori del «No». Che a breve si ritroveranno a contrastare anche un disegno di legge, promosso dal comitato del «Si». La scorsa settimana da queste pagine si era levata anche la voce della professoressa Maria Teresa Vinciguerra, che soprattutto sottolinea il timore di un ulteriore scempio per l'ambiente, e la sostanziale inutilità di un eccesso di attrezzature sciistiche. Gli «Utopisti del 3° Polo» per voce dei membri del comitato Enzo Sgrò, Benedetto Lazzaro e Daniele Sindoni con una lettera hanno precisato: «Dai docenti avremmo voluto consigli su come realizzare il progetto senza deturpare l'ambiente, no un'opposizione che ha il sapore di un campanilismo fra chi risiede nel versante nord-ovest e chi, lavorando ed abitando nell'area metropolitana ricca di opportunità e servizi, vuole venire qui solo per respirare aria pulita. Ribadiamo che noi siamo i primi a non voler inquinare, ma vogliamo poter offrire un avvenire ai nostri figli».
Poi continuando: «Non è nostra intenzione abbattere alberi per le piste da sci, né cementificare o riempire d'asfalto il vulcano. Amiamo i nostri boschi, ne rimaniamo affascinati ogni qualvolta riusciamo a recarci nelle quote più alte dell'Etna, dove purtroppo abbiamo la possibilità di andare di rado, perché, come è noto il vulcano oltre una certa quota è chiuso da robusti cancelli che vietano l'accesso ai veicoli, permettendo il passaggio solo a piedi». Infine hanno lanciato la sfida: «Inizieremo una raccolta di firme per chiedere alla Regione siciliana di approvare il disegno di legge di iniziativa popolare per l'istituzione della zona "C" alto montana sul versante nord-ovest dell'Etna». Dei sindacati contraria la «Triplice», il si dell'UGL, lo conferma il coordinatore locale Giuseppe Di Mulo. [Luigi Putrino, Giornale di Sicilia]


3 Gennaio 2004

Nuovo polo turistico dell'Etna?

«Sì, ma a basso impatto ambientale»

Parla la prof Vinciguerra: «impianto di risalita per ogni comune è follia»

«La legge istitutiva del Parco dell'Etna non è in conflitto con le leggi europee. Quello che vogliono fare gli altri invece sì. Il versante Nord-occidentale del vulcano è un “sito di interesse comunitario”, non vedo perché dovremmo ridurre la zona A di riserva ed eliminare i vincoli di tutela; perché dovremmo costruire nuovi impianti sciistici quando sull'Etna già esistono».
Maria Teresa Vinciguerra, docente di Zoologia all'Università e portavoce dei centosessanta professori schierati a difesa del Parco dell’Etna, è contraria alla modifica della zona A di riserva integrale ma non alla costruzione di percorsi turistici alternativi e di minor impatto ambientale nella zona che va da Bronte a Punta Lucia.

Dunque l'Etna va bene così, senza toccare una virgola?
«L'Etna ha una fascia alto-montana molto più ridotta rispetto a quella di qualunque rilievo alpino ed è già in gran parte urbanizzata. Una nuova urbanizzazione comprometterebbe quanto è rimasto di interessante dal punto di vista geologico, botanico e naturalistico. Modificare i limiti del Parco significa riportare l'Etna vent'anni indietro».

Ma i comuni promotori del terzo polo turistico appuntano le aspettative di sviluppo sulla realizzazione di nuove piste, strutture di risalita...
«Nessuno vuole negare quelle aspettative di sviluppo, ma non possiamo pensare che ogni Comune debba aver un suo impianto di risalita. Esistono, già prima del Parco dell'Etna, due stazioni sciistiche, con una funivia, numerose sciovie e due seggiovie in costruzione. Eppoi sono discutibili i profitti che potrebbero produrre gli impianti sciistici...».

In che senso?
«Nel senso che uno sciatore vero non verrà mai qui a farsi la settimana bianca. Crederlo veramente è utopia. Semmai sono altre le attrazioni...».

Quali?
«L'Etna è il vulcano attivo più alto d'Europa. Basti pensare alle attività turistiche che si potrebbero legare a questi fenomeni...».

Quale modello di turismo proponete in alternativa?
«Percorsi legati ad itinerari escursionistici, per esempio. Oppure quelli legati all'alpinismo o allo sci di fondo. E ancora circuiti di turismo legati agli aspetti naturalistici e ambientali, la possibilità di aver nuovi rifugi, ma sarebbero già sufficienti quelli che il Parco dell'Etna avrebbe dovuto rendere fruibili da tempo. Ovviamente si potranno costruire alberghi panoramici nella zona C del Parco. A questi nessuno si è mai opposto e nessuno mai si opporrà». [Vincenzo Russo, Giornale di Sicilia]


2 Gennaio 2004

Un terzo polo turistico dell'Etna?

I promotori ribadiscono: perché sì

Il presidente dell'associazione dei comuni interessati replica ai 160 docenti

Sulla presa di posizione dei 160 docenti e ricercatori universitari, firmatari di un documento contrario alla realizzazione del "3° Polo turistico", schierandosi "a difesa dell'integrità del versante nordovest dell'Etna", si sono presto pronunciati l’assessore del comune di Maletto Nicola Azzarello e Mario Bonsignore, presidente dell'Associazione dei comuni "Bronte-Maletto-Maniace-San Teodoro". Nella loro "lettera appello", a difesa del Parco dell'Etna, i docenti e ricercatori dell'Università, fra le varie motivazioni, ritengono che: "L' attuazione di un polo turistico implica la costruzione di corpose strutture turistiche e sportive nell'area che dall'abitato di Bronte si estende fino a Punta Lucia (a quota 2 mila 340 metri), attualmente in gran parte ricadente in un'area di riserva integrale". L'assessore Azzarello nella sua risposta ha precisato: "Mi chiedo quanti degli aderenti al documento conoscono il nostro territorio e quanti vengono in vacanza nei nostri paesi. Non basta firmare un "dotto documento", continua Azzarello, bisognerebbe anche vivere e conoscere ciò che si vuole difendere, cosa che purtroppo fanno solo i residenti. Invito gli aderenti al documento, a far turismo alternativo sul nostro territorio, così potranno ammirare e conoscere un versante dell'Etna a tanti ancora sconosciuto. Chi verrà troverà...neve da novembre ad aprile. Se sarà necessario modificare la legge istitutiva, che ben venga".
Più approfondito il presidente dell'associazione dei comuni. "La modifica del decreto istitutivo del parco dell'Etna - ha detto Bonsignore - è necessaria per lo sviluppo turistico non solo dei comuni che chiedono il "terzo polo", ma anche di quelli che ospitano impianti e strutture”. Aggiunge Bonsignore: "Sicuramente bisogna rispettare l’ambiente, ma ciò non significa che non si possono realizzare strutture turistiche che lo rispettino e lo valorizzino. Da quando si discute di terzo polo turistico, nessuno ha mai parlato di "corpose strutture turistiche", se poi si giunge a negare anche la vocazione di questo territorio all'attività sciistica è veramente paradossale e in contrasto con le affermazioni, nel tempo fatte, da addetti ai lavori (sia imprenditori del settore, che sportivi)".
Per il presidente dell'associazione dei comuni "è necessario un confronto per una soluzione che concili il rispetto della natura con l'esigenza di dare una svolta all'economia di quei comuni che ricadono nell'area interessata dal progetto. Il rifiuto dell'iniziativa senza confronto è senz'altro penalizzante. Un punto è certo: il decreto istitutivo del Parco va modificato per realizzare strutture rispettose della natura, del paesaggio e dell'ambiente". [Luigi Putrino, Giornale di Sicilia]


3 Gennaio 2004

I coordinatori dei comitati promotori : A gennaio raccolta di firme per un DDL di iniziativa popolare

Sgrò, Lazzaro e Sindoni

«Essere uniti e non divisi da preconcetti»

In riferimento alla lettera dal titolo dal titolo «a difesa dell’integrità del versante nord occidentale dell'Etna, e firmata da tantissimi docenti dell’Università di Catania, riteniamo che l'argomento affrontato non possa essere liquidato semplicisticamente con delle affermazioni di principio senza i necessari approfondimenti finalizzati alla ricerca di un fare comune che consenta una equilibrata fruizione del nostro territorio e la contestuale crescita economica e sociale delle nostre popolazioni. Noi, infatti, non abbiamo assolutamente intenzione di deturpare l'ambiente e svilire i valori naturalistici e paesaggistici che danno senso all'esistenza stessa del Parco, ma intendiamo soltanto, nel rispetto dell'ambiente, valorizzare il nostro territorio al fine di rispondere alle legittime esigenze della gente che nel versante nord-ovest del vulcano vive e lavora, quando lavora. Perché qui il livello di disoccupazione cresce ogni giorno di più, e gli indici Istat ci dicono che, rispetto al precedente censimento, il numero della popolazione è diminuito anche a causa del nuovo fenomeno dell'immigrazione. Qui non è esagerato dire che ci troviamo di fronte allo spopolamento.
Oltre a ciò ribadiamo che non è nostra intenzione abbattere alcun albero per strutturare le piste da sci, né cementificare o riempire d'asfalto il vulcano. Noi amiamo i nostri boschi, ne rimaniamo affascinati ogni qual volta che riusciamo a recarci nelle quote più alte dell'Etna, e purtroppo abbiamo la possibilità di recarci di rado, perché, come sappiamo tutti benissimo, il vulcano oltre ad una certa quota è chiuso da robusti cancelli che vietano l'accesso ai veicoli, permettendo il passaggio solo a piedi.
Certo, anche noi siamo d'accordo sulla necessità di impedire l'ingresso dei motori nel paradiso etneo, per questo vorremmo che a portarci sulle sommità di questo versante dell'Etna sia un trenino a cremagliera, realizzato in maniera ecocompatibile, o una funivia. Dai docenti universitari, quindi, avremmo voluto consigli su come realizzare il nostro progetto senza deturpare l'ambiente, no un'opposizione che ha il sapore di un campanilismo fra chi risiede nel versante nord ovest ed ha bisogno di lavorare, e chi lavorando ed abitando nell'arca metropolitana ricca di opportunità e servizi vuole venire da noi solo per respirare aria pulita.
Ribadiamo che noi siamo i primi a non voler minimamente inquinare la nostra aria, ma vogliamo anche poter offrire un avvenire ai nostri figli. Non abbiamo, infine, alcuna intenzione di parcellizzare le aree del vulcano, tant'è che fin dall'inizio abbiamo chiesto di collegare l'impianto di risalita del versante nord ovest con quello di Linguaglossa, creando il tanto auspicato «Sistema integrato dell'Etna» che aumenti l'offerta turistico con pari opportunità per tutti i versanti. Comunichiamo, inoltre, ai docenti universitari che difendono il decreto istitutivo del Parco dell'Etna, la nostra volontà di organizzare un dibattito pubblico che ci permetta di chiarire le nostre posizioni, nella speranza di arrivare ad un accordo comune, perché, sia per salvaguardare l'ambiente, sia per promuovere servizi che svegliano l'economia abbiamo bisogno di essere uniti e non divisi da preconcetti. Per finire, coscienti della forza della nostra idea supportata da tantissimi cittadini, a gennaio inizieremo la raccolta di firme che ci permetterà di chiedere alla Regione siciliana di approvare il disegno di legge di iniziativa popolare per l’istituzione della zona «C» altomontana del versante nord ovest dell’Etna”.
Enzo Sgrò, Benedetto Lazzaro, Daniele Sindoni, Coordinatori dei comitati promotori di Maletto, Bronte e Randazzo


7 Gennaio 2004

Enzo Bonina

Terzo polo e modifica del decreto istitutivo del Parco dell’Etna

Enzo Bonina"Tutto può essere certamente realizzato nel pieno rispetto e salvaguardia dell’ambiente"
Dall’istituzione del Parco Naturale dell’Etna ad oggi, i Comuni i cui territori ricadono nel suo comprensorio, sono imbrigliati da vincoli ambientali rigidi che non permettono la fruizione del territorio e conseguentemente quello sviluppo economico-turistico-occupazionale a cui tutta la popolazione legittimamente aspira.
Appare evidente come quest’ultimo aspetto debba essere invece particolarmente privilegiato, laddove, in una realtà come la nostra, il turismo potrebbe e dovrebbe costituire fonte principale di crescita socio-economica. Riveste in tal senso grande importanza l’iniziativa volta a creare un terzo polo turistico sul versante nord-ovest dell’Etna che si estende dalla periferia di Bronte a Punta Lucia, in una zona con caratteristiche logistico-ambientali sicuramente idonee alla nascita di impianti di risalita e di strutture turistiche che possano portare alla crescita economico-culturale di tutto il comprensorio, in sinergia, e non in contrapposizione, con i due poli già esistenti. Tutto ciò può essere certamente realizzato nel pieno rispetto e salvaguardia dell’ambiente, del territorio e del paesaggio, così come è possibile ammirare nell’intero arco alpino, dove migliaia di strutture turistiche convivono armoniosamente con l’eccezionale spettacolo offerto dalla natura.
Si rende perciò necessario modificare in tale direzione il decreto istitutivo del Parco dell’Etna: ce lo aspettiamo un pò tutti, al più presto!
Enzo Bonina, Consigliere Comunale di Bronte e Componente dell’Assemblea dell’Associazione Intercomunale di Bronte, Maletto, Maniace e San Teodoro.


30 Dicembre 2003

Mario Bonsignore

Necessaria la modifica del decreto istitutivo del parco dell'EtnaMario Bonsignore

"La modifica del decreto istitutivo del parco dell'Etna è ormai necessaria al fine di consentire lo sviluppo turistico non solo dei comuni che chiedono il "terzo polo", ma anche di quelli che attualmente ospitano impianti e strutture. E' noto, infatti, che molti siciliani preferiscono altre mete per andare a sciare proprio perché le nostre strutture offrono poco. Lo scambio di opinioni su "terzo polo si", "terzo polo no", ha lo stesso sapore dell'antica disputa sulla nuova apertura di casinò che certamente ha portato vantaggi solo ed esclusivamente ad altri. E' sotto gli occhi di tutti lo sviluppo turistico di Malta a danno anche della nostra Sicilia. 
Sicuramente bisogna rispettare l'ambiente, ma ciò non significa che non si possono immaginare e realizzare strutture turistiche che lo rispettino e lo valorizzino. Da quando si discute di terzo polo turistico, nessuna ha mai parlato di "corpose strutture turistiche", se poi si giunge a negare anche la vocazione di questo territorio all'attività sciistica è veramente paradossale e in contrasto con le affermazioni, nel tempo fatte, da addetti ai lavori (sia imprenditori del settore che sportivi). Certamente è necessario aprire un confronto per giungere ad una soluzione che concili il rispetto della natura con l'esigenza di dare una svolta all'economia di quei Comuni che ricadono nell'area interessata dal progetto per non vederli soccombere, giorno dopo giorno, sotto la minaccia dell'emigrazione che li svuota e che non garantisce alcun futuro ai giovani. Il rifiuto dell'iniziativa senza un confronto è senz'altro penalizzante.Una cosa è certa, il decreto istitutivo del parco va modificato per realizzare strutture rispettose della natura, del paesaggio e dell'ambiente, vale a dire per realizzare quell'idea che viene definita un sogno ma che, con il sostegno del popolo, deve diventare realtà".
Mario Bonsignore, Presidente Assemblea "Associazione Intercomunale Bronte, Maletto, Maniace, San Teodoro"


31 Dicembre 2003

Nicola Azzarello

Chi difende l’Etna?

Come e chi difende il versante nord-occidentale dell'Etna? In riferimento al documento in difesa della legge istitutiva del Parco regionale dell'Etna promosso da alcuni docenti dell'Università di Catania, pubblicato sul vostro giornale il 28/12/2003, il sottoscritto in qualità di cittadino ed assessore comunale di Maletto (posizionato sul versante nord-occidentale dell’Etna, per chi non lo sapesse) sente il dovere di precisare quanto segue:
1) Chi chiede con forza, e da anni, la modifica della legge istitutiva del Parco dell'Etna sono gli stessi abitanti che hanno da sempre salvaguardato e rispettato il proprio territorio, facendolo definire dai sopramenzionati docenti universitari "territorio unico nel nostro continente per i suoi valori naturalistici e paesaggistici";
2) Nessuno mai ha chiesto la realizzazione di infrastrutture che possano minimamente rischiare l'integrità del nostro territorio, la sola cosa che si chiede è riavere dignità e valore sulle scelte politiche delle popolazioni abitanti nel territorio. Non si condividono le scelte liberticide dell'Ente parco dell'Etna che continua con perseveranza cinica ad escludere il Comune di Maletto, ed i suoi cittadini, nel poter usufruire delle leggi nazionali e regionali sullo sviluppo agrituristico e turismo rurale;
3) Non accettiamo di continuare a pagare la colpa di aver salvaguardato l'ambiente anche quando non esistevano i vincoli del Parco, ci sentiamo il "mezzogiorno" della repubblica del parco dell'Etna, ove tutto è vietato, anche fruire del nostro territorio. Ci sentiamo chiusi in un "pacco impenetrabile", vogliamo, invece, vivere in un parco fruibile, ove è possibile ammirare il nostro paesaggio. Chiediamo tanto?
4) Se questo nostro territorio è "l'unico lembo residuo ancora incontaminato e che da un senso al Parco dell'Etna", perché l'Ente Parco continua a ignorare questo territorio nelle manifestazioni o campagne pubblicitarie?
5) La nostra proposta è: o si dà pari opportunità a chi vive nel Parco, o si restringe il perimetro di esso, lasciando fuori le zone urbanizzate e commercializzate.

Inoltre mi chiedo, e vi chiedo, quanti degli aderenti a tale documento conoscono il nostro territorio? Quanti di loro vengono in vacanza nei nostri paesi? Non basta firmare un "dotto documento", bisognerebbe anche vivere e conoscere ciò che si vuole difendere, cosa che purtroppo fanno solo i residenti! Invito gli aderenti al documento, di cui sopra, a far turismo alternativo sul nostro territorio, così potranno ammirare e conoscere un versante dell'Etna a tanti ancora sconosciuto. Chi verrà troverà ospitalità, cordialità, genuinità dei prodotti gastronomici e… neve da novembre ad aprile. Se per ottenere così tanto sarà necessario modificare la legge istitutiva, che ben venga!
Nicola Azzarello, Assessore al Comune di Maletto


9 Dicembre 2003

I sindacati

Parco dell'Etna e lo sviluppo ecocompatibile

Le segreterie provinciali unitarie di Cgil, Cisl e Uil sono contrarie alla realizzazione di un polo turistico sull'Etna

Gino Mavica della Flai Cgil, in linea con i colleghi della «triplice», Concetta Raia, Gaetano Camarda, Paolino Pintabona, Nino Marino e Raimondo Cavallaio, è convinto anzi che questa discussione distragga dai veri problemi: «Molti parlano tanto del terzo polo turistico - esordisce Mavica - quando siamo testimoni del ritardo decennale nell'approvazione del piano territoriale, che è lo strumento per governare lo sviluppo eco-compatibile del Parco. Abbiamo verificato come gli ingressi al Parco siano spesso degli immondezzai e se non li rendiamo decorosi è inutile parlare di sviluppo ecocompatibile».
E sui posti di lavoro: «Il Parco può contare oggi su 45 unità lavorative quando ne sono previste 142 ed abbiamo perso finanziamenti per l'assunzione di 30 laureati per due anni. Su queste cose si dovrebbe discutere». Poi Mavica conclude: «Non bisogna dare l'assalto alle poche aree che si sono salvate del Parco per renderle oggetto di speculazioni. Crediamo invece che occorra rilanciare il Parco senza smantellare la parte più qualificante della normativa che lo regola». [Gaetano Guidotto, La Sicilia


30 Dicembre 2003

«Etna, il polo turistico è un errore»

Centosessanta docenti scrivono una lettera-appello a difesa del Parco

«Di fronte alle crescenti pressioni dirette a creare un terzo polo turistico invernale sul versante Nord-occidentale dell'Etna, modificando a tale scopo la legge istitutiva del Parco dell'Etna, sentiamo il dovere di esprimere la nostra ferma opposizione a questo progetto che rischia di compromettere gravemente un territorio unico nel nostro continente...».
Comincia così la lettera-appello degli oltre 160 tra docenti e ricercatori dell'Università «a difesa dell'integrità del versante». «L'attuazione di un polo turistico implica - spiegano i firmatari - la costruzione di corpose strutture turistiche e sportive nell'area che dall'abitato di Bronte si estende fino a Punta Lucia (a quota 2 mila 340 metri), attualmente in gran parte ricadente in un'area di riserva integrale». Non solo. Secondo gli studiosi ci sono almeno tre ragioni per opporsi alle nuove opere. La prima: «L'Etna è già in gran parte urbanizzato: sette strade asfaltate si inerpicano oltre i mille 500 metri di quota; due strade sterrate ne raggiungono la sommità; due stazioni sciistiche, con una funivia, esistono da prima della costituzione del Parco nei versanti meridionale e nord-orientale. Un impatto di tale portata non si registra in alcuna montagna delle Alpi e il territorio di Santa Lucia e il versante nord-occidentale rappresentano l'unico lembo ancora incontaminato...». La seconda riguarda la validità della proposta stessa: «La scarsità, imprevedibilità e breve durata della neve, la presenza di continue attività effusive ed esplosive, quando non distruggono le strutture, rendono molto spesso la neve non sciabile...». L'ultima ragione, invece, riguarda «il rischio rappresentato dall'attività vulcanica», dove negli ultimi 50 anni diverse colate si sono riversate in quell'area. [Vi. R., Giornale di Sicilia]

Il documento integrale

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