| |||||||||||
|
| |||
|
di Giovanni Longhitano
I locali della Cartiera costituiscono la parte più interessante del museo, il punto di partenza del percorso che illustra il lavoro domestico, artigianale ed agricolo, ripercorso attraverso una serie di piccoli oggetti come macchine per il caffé, pentolame in terracotta ed in rame, lampade a petrolio, attrezzi per la lavorazione del legno, recipienti per la misurazione delle granaglie e dei liquidi, vasi da notte, gioghi per buoi, aratri, seghe di boscaioli, bracieri per riscaldamento, crivelli, madie, culle in bambù (nache), basti e numerosi altri oggetti quotidiani del passato. La storia degli attrezzi e degli arnesi da lavoro è ripercorsa anche nel pergolato esterno, dove spiccano numerose basculle, bilance per corpi di grandi dimensioni e peso e, con riferimento specifico alla cultura e al lavoro agricolo della zona di Bronte, diverse macchine che raccontano l'evoluzione tecnologica della “smallatura” dei pistacchi. La sala degli abiti costituisce un altro nucleo di estremo interesse del museo; contiene tappeti di diversa provenienza, cardatrici per la lana, fusi, ferri da stiro a carbone, un antico telaio, macchine per cucire, numerosi abiti e scialli femminili, abiti di confraternite, “cappucci” e paramenti sacri, ripercorrendo così una piccola storia dei costumi. Impossibile citare tutti gli oggetti custoditi nel Museo, che sicuramente stimoleranno la curiosità e l'interesse anche dei visitatori più esigenti e suggeriranno spunti per una riflessione sugli usi ed i costumi delle civiltà che costituiscono le radici della cultura siciliana del nostro tempo.(Pubblicato su “d’inverno un viaggiatore”, anno I, n. 1, Settembre 2006)
Scolaresche al singolare «Museo della civiltà locale» La storia s'impara in Masseria Continua il flusso turistico al "Museo dell'Antica Civiltà Locale" ospitato presso la "Masseria Lombardo", che anche quest'anno grazie alle gite istruttive di scuole elementari, medie e superiori, ha dato la possibilità a migliaia di studenti provenienti da ogni angolo della Sicilia di toccare con mano realtà di tempi andati. Ineguagliabile testimone degli insediamenti sorti a Bronte nel VI secolo dopo Cristo, si possono osservare oltre 150 specie di vegetazione mediterranea, un parco zoologico e tanto altro. Visitando la cartiera araba, ritenuta prima del Mediterraneo, si fa un tuffo nell'anno mille. Poi ancora numerosi arnesi da lavoro dei contadini, tra cui gli aratri in legno e quelli in ferro. Le misure come il "due mondelli" (pari a circa 9 Kg.), la "garozza" (pari a un Kg) gli "otri" (recipienti di pelle) per il trasporto del mosto o le "maìlle" (vasche di legno per impastare il pane). Un salto alla "Bottega del Maniscalco" lascia capire come questo "calzolaio del cavallo" fosse anche un "estetista". Accanto ad essa un terrazzo funge da parcheggio per carretti da trasporto (con impressa la targhetta comunale, come ricevuta di pagamento della "tassa di circolazione") e da officina per la convergenza, che anche al carro andava fatta. Ma di oggetti che appartengono alla realtà e non al mondo delle favole ce ne sono a migliaia e tra questi la: "cintura di castità"; con tanto di lucchetto. Si è poi attratti dal "Viale delle campane", dalla "Torre di Guardia Medievale" e da tanto altro con a sfondo il sorridente "Monte Barca". Dopo questo viaggio fantastico fra le memorie della civiltà brontese, Nunzio Lombardo, padre di questa singolare iniziativa privata nonché titolare e direttore del Museo, ci ha parlato del programma di sviluppo che intende perseguire e di cui ha già ipotizzato la realizzazione: «Oltre al potenziamento del parco botanico e di quello zoologico con il recupero, la cura, il mantenimento degli animali abbandonati - ha spiegato Lombardo - si continuerà con l'incrementare la dotazione degli oggetti da esporre al Museo, con l'apertura di nuove sale di esposizione per le nuove collezioni e per l'ampliamento di quelle esistenti. Si continuerà poi con le iniziative prettamente culturali - ha concluso il direttore Lombardo - utilizzando le strutture in dotazione e privilegiando mostre, incontri culturali e spettacoli di autori siciliani». [Luigi Putrino] | |||||
| |||||
(tratto da Artigianato e industria a Catania dal Settecento al Novecento, di Giuseppe Arcidiacono, pagg. 75-89, Manifatture ed industrie miste; edito dall’Amministrazione provinciale di Catania) «A poco più di due chilometri dalla Cartiera Nelson, in contrada Cuntarati si trova la Masseria Lombardo, che presenta altre interessanti testimonianze di attività protoindustriali. La presenza di vasche, di una grande cisterna e di un canale, scavato nella roccia, fanno pensare ad attività legate a fabbisogno idrico, storicamente collocabili prima del 1651, anno in cui la terribile eruzione protrattasi fino al 1654 cancellò il ramo del Simeto o la sorgente che scorreva nella zona, sotto il monte Barca(1). La tradizione popolare vuole questa contrada abitata dai monaci, fin dal tempo dei Normanni(2); d’altra parte, anche se non è databile, questa presenza religiosa sembra essere confermata, nel manufatto, dalle due croci segnate in rilievo nell’ambiente di lavoro più grande(3). Quali fossero le originali forme di produzione industriale non è ancora possibile stabilirlo con certezza: la presenza di un numero elevato di vasche e la loro notevole capienza, la grande cisterna che erogava l’acqua secondo quantità stabilite, la presenza del fiume o di una sorgente vicina, soprattutto l’esistenza di un probabile calcinaio fanno pensare ad una attività di conciatura delle pelli degli ovini; attività del resto molto praticata nella stessa Bronte, come dimostrano i riveli del 1593(4). Tuttavia le grandi dimensioni dell’impianto “industriale” fanno pensare non tanto ad una produzione organizzata per imponenti quantità di uno stesso materiale da lavorare, quanto piuttosto ad un insieme di attività parallele secondo quella stessa consuetudine che abbiamo riscontrato nella Cartiera Nelson. Altre attività potevano essere, ad esempio, la lavorazione della lana ricavata dalla tosatura delle pelli “scalcinate”, la gualcheria del panno di lana oltre che delle stesse pelli, la produzione di pergamena, tutte in qualche modo affini o derivate dalle operazioni della concia(5); ma non sono da escludere altre attività: come la fabbricazione della carta, la cui produzione solo alla fine del XVIII secolo nella Cartiera Nelson apparirebbe casuale senza il riferimento ad una tradizione più antica(6).
Ad ovest l’elemento di maggiore interesse è costituito dal grande serbatoio (m. 10,50 x m. 10,50 a filo interno) profondo tre metri, collegato alle vasche di lavoro da un canale in terracotta affiorante da terra. Il serbatoio è rivestito da intonaci idraulici di colore giallo e rosso; probabilmente era coperto da una volta a botte che impediva un’eccessiva evaporazione dell’acqua, secondo quanto si può rileggere dalle tracce che rimangono sul muro di recinzione tangente la vasca. A nord-ovest si innalza un casolare composto da due stanze per i contadini e da un ovile; si tratta di una costruzione del secolo scorso, che usa molti materiali provenienti dalla spogliazione del fabbricato maggiore, ormai abbandonato. Il fabbricato maggiore si eleva a nord del recinto, ed è costituito da una serie di locali giustapposti. Il primo elemento è la casa a torre del proprietario, con due stanze al piano terra ed una al primo piano. Accostata ad essa si sviluppa una costruzione più antica, costituita da una grande aula rettangolare nella quale si collocano su diversi piani sette vasche da lavoro, di differenti dimensioni e forme, alcune delle quali sono in comunicazione tra di loro.
L’aula internamente è rivestita da una fascia di intonaco rosa, che in punti simmetrici forma due croci in rilievo; frammenti di intonaco giallo sono leggibili intorno alle porte e all’esterno; le finestre sono strombate. La stanza seguente è stata realizzata probabilmente in un periodo successivo, perchè le murature di contenimento a nord e sud non sono ammorsate, ma solo accostate a quelle delle aule contigue. Si giunge infine alla terza ed ultima stanza che contiene cinque vasche piuttosto piccole. I tre locali di lavoro sono messi in comunicazione da porte centrali, disposte in asse fra di loro ed oggi murate.
La presenza di un probabile elemento monastico collegato ad attività industriali che richiedono un gran consumo d’acqua, riproduce a soli due chilometri di distanza un doppione della Cartiera Nelson; cosa piuttosto improbabile per i consumi ridotti di una comunità religiosa o anche di un borgo piccolo e povero come Bronte: sembra pertanto lecito supporre una connessione tra queste due strutture architettoniche, delle quali la Cartiera alla Ricchisgia potrebbe aver preso il posto di quella esistente a Cuntarati, come luogo di produzione industriale, dopo il 1654, quando venne a mancare l’acqua che alimentava quest’ultima(7). Non è da sottovalutare, infatti, la forte analogia distributiva che lega tra loro queste due architetture, confermando, in qualche modo, la dipendenza dell’una dall’altra. Non è improbabile che la Masseria Lombardo di Piana Cuntarati sia rimasta abitata ed abbia funzionato come centro di produzione anche dopo l’eruzione del 1651-54 e il terremoto del 1693, per la robustezza e la grandezza delle strutture architettoniche, che bene si prestavano ad un riuso; ma con un incisivo cambiamento delle funzioni, spinte verso quel settore agricolo e pastorizio che ancora la caratterizzava agli inizi del nostro secolo.» (Giuseppe Arcidiacono)
Note: 1) Cfr. Benedetto Radice Memorie Storiche di Bronte, vol. I. Stabilimento Tipografico Sociale, Bronte 1926; pag. 71 e pag. 90.
|