I FATTI DEL 1860

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ANTEFATTI - DECRETI DI GARIBALDI - SITUAZIONE LOCALE - I FATTI DAL 2 AL 9 AGOSTO - DIBATTITI E RICOSTRUZIONI

Analisi del carattere e delle motivazioni del personaggio per tanti versi poco romantico che diventa il punto di riferimento della borghesia siciliana in funzione anticontadina.

Nino Bixio, personaggio controverso

Bixio sembra rappresentare l’anima borghese e conservatrice della spedizione dei Mille. Una figura emblematica che si presta alla perfezione agli intenti mitologici che gli storiografi garibaldini curarono nella costruzione dell’epopea dei Mille

I Fatti del 1860

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(Conferenza tenuta nel 2010 dal prof. Vincenzo Pappalardo al “Colegio D. Alighieri” di San Paolo del Brasile)

Io devo iniziare questo intervento con un doveroso ringraziamento al dott. Lucani, che da poco conosco nella sua vulcanica attività, e che mi ha da subito onorato di una straordinaria fiducia e considerazione, al punto di volermi qui, in questo posto lontano dalle mie abituali frequentazioni e in questo viaggio fino al mese scorso così lontano dalle mie aspettative.

Ringrazio il sindaco e gli amministratori di Vittoria che ho conosciuto solo in questi giorni, e che mi hanno anche loro onorato di straordinaria fiducia volendo accogliere, senza conoscermi, il ruolo scientifico della mia presenza in questa missione.

E infine ringrazio voi, convenuti in questa sede, che avete sacrificare questo magnifico pomeriggio primaverile, preferendo stare qui ad ascoltare storie di uomini ed avvenimenti lontani, anche se poi non tanto, piuttosto che passeg­giare e prendere il bagno in questo straordinario paradiso che credo non basta l’abitudine a sottovalutare.


Perché Bixio in questa circostanza?

Perché cioè, per riempire di contenuti culturali questa missione che tende a rinsaldare i rapporti tra l’Italia, la Sicilia in particolare, e questa area dell’America Latina, si è sentito il bisogno di parlare di questo avventuriero, sconosciuto fino al 1860, e all’improvviso entrato nella leggenda con la spedizione garibaldina dei Mille, successivamente destinato ad un decennio di paludata rispettabilità borghese nell’Italia sabauda, sugli scranni del Senato italiano e al comando di divisioni del Regio esercito, e infine ricatturato dalla sua passione del mare o – come ebbe a dire De Sanctis – convertito all’idea che la costruzione della nuova Italia stesse ora nella riapertura dei grandi canali commerciali che avevano una volta fatta grande l’Italia?

La risposta può essere da un canto banale: Bixio ha la capacità di riunificare, con la sua biografia, in uno straordinario triangolo l’Italia – che egli contribuì in maniera decisiva a costruire – la Sicilia di Vittoria e di Scoglitti – il cui carico di vino riempì la stiva della nave che per la prima volta a 13 anni lo portò a Pernambuco –, quella di Bronte – in cui scrisse la pagina più controversa dell’impresa dei Mille - e tutta quest’area atlantica e subtropicale dell’America che egli, negli stessi anni di Garibaldi, di Rossetti, Cuneo, Zambeccari, frequentava anche se non come esule ma come marinaio – la prima volta Pernambuco e Para, poi nel 1851 a Montevideo, come secondo del Popolano e come capitano del San Giambattista che fa la tratta da Montevideo a Bahia, dove scarica charque e carica cotone e caffè per Genova.

In realtà, io credo che vi siano in lui, nel suo rapporto col mare e con i com­merci, nella sua idea patriottica, quindi anche nel suo rapporto con l’emigrazione italiana e il Sud America, alcuni elementi di discussione originale ed interessante; e su questo voglio appuntare la mia riflessione in questo incontro che spero sia gradevole e interessante.

Il mio intervento si distribuirà allora in due parti:

- Nella prima cercherò di ricostruire per grandissime linee la biografia di questo personaggio che, ancorché conosciutissimo in Italia, ha tuttavia sofferto l’ombra del mito di Garibaldi rimanendo perciò in gran parte misterioso.

- Nella seconda parte, metterò in rilievo qualche spunto di riflessione storica e politica, quale emerge dall’analisi del carattere e delle motivazioni di questo personaggio per tanti versi poco romantico.


LA VITA

Bisogna subito sottolineare la difficoltà di conoscere la verità di questi personaggi ottocenteschi, immersi nella retorica e nell’esaltazione romantica di quell’epoca.

Così le biografie che abbiamo di Bixio, come di tanti altri personaggi di que­st’epo­ca, sono spesso iperboliche, scintillanti, ricche di episodi che tendono ad esaltare la personalità ma che poi risultano ma che poi non resistono ai tentativi di verifica storica.

Le biografie classiche di Abba e Guerzoni dipingono un eroe senza macchia e senza paura, infarcendo le sue gesta di una ricchezza di episodi che risultano spesso inattendibili.

L’anno scorso la bibliografia su Bixio si è arricchita di un nuovo libro, scritto in forma romanzata, da un pronipote francese di Bixio, Jean Jacques Villard, che utilizza come fonti memoriali inediti di Bixio conservati in famiglia, che gettano luce su aspetti privati del generale e sugli anni giovanili.

Anche questo libro, scritto in realtà negli anni ’60, non sfugge alla retorica sul personaggio e all’uso disinvolto e a volte fantasioso delle fonti, ma è comunque testimone di alcuni interessanti stati d’animo con i quali Bixio visse tanti fran­genti della storia italiana, e del suo rapporto con queste terre d’America con le quali venne almeno due volte in contatto.

Nino Bixio nasce a Genova, nel 1821, un anno di moti importanti per la storia italiana: appartiene perciò ad una generazione successiva a quella dei grandi padri dell’Unità, Mazzini e Garibaldi.

Il padre, orafo, diventa stimato direttore della Zecca di Genova; la madre muore nel 1830. La matrigna, Maria Chichizolla, sarà la fonte delle sue sventure gio­vanili: indispettita dal carattere ribelle di Nino convincerà il marito ad allontanare il figlio da casa e ad imbarcarlo come mozzo della nave Oreste e Pilade, con il rude capitano Caffarena.

Così, a 13 anni, Bixio parte per il Brasile, destinazione Pernambuco, imbarcando botti di vino di “Scoglietti”; è l’unica testimonianza che abbiamo di rapporti tra Bixio e il commercio di vino vittoriese, e le fonti indicano comunque un carico avvenuto nel porto di Genova che non portò il giovane Nino in Sicilia.

A Pernambuco il giovane mozzo tenta la fuga, che si conclude con la scoperta per lui sconvolgente che in questa zona al di là della città c’è il nulla, una foresta senza fine e pericolosa, popolata di serpenti ed enormi lucertole.

Catturato, torna sulla nave che per due anni fa cabotaggio tra Buenos Aires e il Rio delle Amazzoni sino a Para – dove tenta una nuova fuga, subito però abortita – fino al ritorno a Genova che ha 16 anni.

Dopo un periodo che passa andando a zonzo, facendosi anche cacciare di casa, si imbarca il 1° novembre ’37 nella Marina Militare, col capitano Millelire che gli insegna la disciplina e il giusto rigore militare.

In questo periodo viene in contatto con la Giovine Italia, che però non apprezza per lo spirito settario.

 

Vincenzo PappalardoVINCENZO PAPPALARDO,
laureato in Filo­sofia, è nato a Bronte nel 1963, insegna Filosofia e Storia nei Licei di Stato, collabora con la Cattedra di Storia del Cristia­ne­simo dell'Università di Catania.

Sulla città di Bronte, la sua storia e i suoi intellettuali, oltre a La Corte spirituale di Bronte -  La vigilanza ecclesiastica sulle piaghe familiari nei secoli XVIII e XIX, (Rubettino Editore, Messina, 1993) ha pubblicato Nicola Spedalieri, Quaresimale (Bronte 1995), La Storia d'Irlanda del card. De Luca (in Siculorum Gymnasium, Catania 1995), Un destino feudale (in La Ducea di Bronte di A. Nelson Hood, Bronte 2005).

Per Maimone Editore ha pubblicato Santi e demoni del­l'Etna, in AA. VV., Il vulcano e l'uomo, Catania 1999. Nel 2009, con i tipi di Giuseppe Maimone Editore, ha pubblicato L’identità e la macchia - Il battesimo della coscienza civile a Bronte nel dibattito sulla strage del 1860 (pagg. 340, Cata­nia, 2009, edizione fuori commercio).

Alcuni brani di quest'ultimo libro riferiti ai testimoni oculari dei Fatti del 1860 (il Frate Gesualdo De Luca, il Capitano Antonino Cimbali, ed Il Professore Benedetto Radice), sono riportati nel nostro sito.

 


  

 1985, Bronte processa Bixio"

Leggi gli atti del convegno, il dibattimento processuale e la sentenza della Corte istituita nel 1985 dalla Città di Bronte

Il Diario di Nino Bixio

Leggi la parte del diario che Bixio scrisse nei giorni trascorsi a Bronte, «una sorta di taccuino di appunti, dove elabora i testi dei decreti da emanare, degli avvisi da diffondere alla popolazione, degli ordini da conferire ai suoi subalterni e della corrispondenza da spedire», di A. Petronaci


  

«Nel processo di Bronte e nelle sue conclusioni l’errore era evi­dente perché colpiva chi non doveva essere colpito ma pro­ce­deva di pari passo con un concetto offensivo ed impre­ciso di “patria” quale era presente nella mente di questo milita­re privo di cultura ed afflitto da assoluta incapacità di rifles­sione e di scarso rispetto verso le ragioni degli altri.

La patria, quella vera, non andava certo in cerca di inutili stra­gi decise con poco fondamento.

La crudeltà introdotta invece con forza dal Bixio al­l’interno d’una finzione proces­suale mirante fin dal principio alla distru­zione fisica di individui dell’in­cer­ta colpevo­lezza, dive­ni­va il segno non solo di un proce­dimento chiara­mente illecito, ma creava subi­to una frattura politica e psicolo­gica fra Patria e citta­dini, lì per lì di piccole dimen­sioni, ma desti­nata ad allar­gar­si sempre di più nel tempo e nelle perso­ne, fra la ca­te­goria dei liberatori venuti dal Nord e dei siciliani appena liberati.»

(Antonino Radice, Risorgimento perduto)

Nino BixioRimane in Marina sei anni e otto mesi, congedandosi perciò nell’estate del ’44, per insofferenza all’impossibilità di manifestare liberamente le proprie opinioni liberali.

Lui e due amici si imbarcano sulla nave americana Baxter, con un equipaggio quacchero in viaggio verso Sumatra, che impone un’insopportabile stile di vita puritano. In prossimità delle coste di Atchin si danno ad una avventurosa fuga a nuoto, che porta uno dei fuggiaschi ad essere divorato dagli squali e gli altri a trovare rifugio in una isoletta con una sola palma, che sarà probabilmente la stessa isola in cui Bixio verrà sepolto.

Dopo il ritorno in Europa, nel 46 incontra Mazzini e nel 47 conoscerà il grande amico Mameli.

Nel 48 partecipa alla 1° guerra d’indipendenza, come volontario avendo il battesimo del fuoco nello scontro di Governolo.

Nel 49 fa la conoscenza di Garibaldi a Ravenna e combatte per la difesa di Roma. Dopo la sconfitta della Repubblica romana, si apre una parentesi privata con l’amore per la nipote Adelaide e il matrimonio che finalmente arriverà nel 55 a Firenze.

Cercando di darsi un mestiere che mantenesse la fidanzata, nel 1851 si imbarca come secondo sulla nave Popolano diretta a Montevideo.

Qui la nave viene rottamata e dopo un periodo di cabotaggio nei corsi fluviali della zona incontra alcuni commercianti italiani. Tra questi Giambattista Razzetto che lo fa capitano della sua nave San Giambattista. Con questa il 9 marzo 53 riparte alla volta di Genova, dopo uno scalo a Bahia.

Tenta l’avventura commerciale in proprio varando il mercantile Goffredo Mameli, con il quale cerca di aprile vie commerciali in Australia e nelle Filippine; ma si ammala, la nave subisce danni, i creditori lo mollano ed è costretto a vendere. Dopo questo fallimento commerciale, riprende i contatti con gli ambienti liberali si dedica ad una attività giornalistica, dove pone posizioni moderate e filosabaude.

Nel 60, in un periodo di condizioni disagiate, partecipa alla spedizione dei Mille. Garibaldi usa le sue doti marinare facendogli prendere e comandare i due traghetti Piemonte e Lombardo.


LA SPEDIZIONE DEI MILLE

Come militare, occupa all’inizio ruoli secondari, con gradi intermedi di ufficiale. In realtà sarà proprio in Sicilia che metterà in luce il suo carattere determinato e ardito, costruendo all’interno dei Mille il suo mito. In realtà, possiamo dire che la sua figura diventa emblematica e si presta alla perfezione agli intenti mitologici che gli storiografi garibaldini curarono nella costruzione dell’epopea dei Mille.

La brigata di Bixio segue un percorso centrale nell’Isola, passando da Piana dei Greci, Corleone, scendendo a mare a Girgenti, passando da Licata dove seda una rivolta contadina che chiede l’applicazione del decreto del 2 giugno, con la fucilazione il 24 giugno di componenti della Guardia municipale. Bixio si specializza insomma nel contrasto alle rivolte contadine.

A Vittoria arriva il 25 luglio e qui dà luogo ad un episodio “leggendario” con il cavalier Spatafora, accusato di aver sottratto una bandiera. L’episodio è comunque testimoniato dal cavalier Paternò. A Vittoria fu ospitato in casa del cavalier Salvatore Cantarella, in una via che allora prese il nome di via Bixio.

Il 27 luglio fa il suo ingresso a Catania, accolto come un eroe dalla borghesia locale: Bixio diventa insomma il punto di riferimento della borghesia siciliana in funzione anticontadina. Forse questo ruolo amplifica l’importanza militare via via assunta in momenti cruciali come quello di Bronte. E’ possibile che questo ruolo fosse affidato da Garibaldi, nella dialettica della parti a lui, proprio perché giudicato l’uomo caratterialmente e politicamente più compatibile per questi compiti.

A Bronte arriva il 6 agosto del 1860, orchestrando la repressione celebre della rivolta. Bronte è comunque una realtà particolare, per la presenza della ducea di Orazio Nelson.

Nino BixioA Bronte, Bixio racconta di incontrare gente barbara e vigliacca, assassini che disonorano la giustizia dell’Italia, iene che terrorizzano la gente onesta.

Viene raccontato l’episodio di un sesto condannato a morte, graziato da Bixio all’immagine della moglie Adelaide. Bixio ammette: può darsi che i giudici abbiano compiuto qualche errore e non si siano astenuti nei casi dubbi.

Il 24 ottobre a Maddaloni subisce una ferita alla gamba, che gli lascerà per sempre una leggera zoppia.

Dopo la fine della guerra, mentre Garibaldi torna a Caprera, Bixio entra nei quadri regolari dell’esercito. Comincia un periodo borghese, in cui siede al Senato e ottiene comandi nell’esercito.

La sua prima seduta è il 28 febbraio 61; siede alla Sinistra ma sarà considerato con sprezzo da chi gli rimprovera il massacro di Bronte.

Pronunzia il suo primo discorso il 18 aprile, contestando al Cavour la presentazione governativa della mozione che propone Vittorio Emanuele re d’Italia; tale proclamazione spetta al Parlamento e la proposta da questo deve partire. Comincia presto una disillusione nei confronti della politica italiana, che gli appare incomprensibile. Sembrano disturbarlo i tempi e la dialettica della democrazia.

Nel 63 Assume il comando della divisione di Alessandria; nel 66 durante la guerra assume il comando della piazza di Piacenza. La sconfitta di Custoza lo disgusta dell’esercito: dirige una compagnia di assicurazioni utile in caso di inondazioni e di incendi.

Comincia a rinascere la passione per il mare. Costruisce a arma la Maddaloni, che salpa da Liverpool il 30 giugno 1873 e attraversa il canale di Suez; a Batavia è colpito da febbre biliare, poi da colera.

Il 15 dicembre 1873 muore.

Viene deposto in una doppia cassa e seppellito nell’isolotto di Polo Juan, sotto l’unica palma. Una ricognizione condotta il 20 dicembre rileva la scomparsa della bara. Indagini olandesi del febbraio 1876 scoprono che la bara era stata scavata da cinque indigeni che pensavano di trovarvi un tesoro; trovando un uomo bianco avevano razziato gli abiti seppellito il corpo in una spiaggia.

La bara viene ritrovata a Limburo, non si sa nulla del corpo. Estorta la testimonianza dell’unico sopravvissuto, alcune ossa vengono scoperte in più round in una vasta area della spiaggia alla foce del Blang kala, e ricomposte in un’urna. Il 2 maggio 1877, l’esercito olandese con gli onori militari rende le spoglie agli ufficiali della nave italiana Cristoforo Colombo.

Il 9 maggio a Singapore una cerimonia funebre solenne nei giardini del consolato italiano, alla presenza del console del Belgio e del governatore inglese, dà fuoco alle ossa di Bixio: in Italia rientreranno solo le ceneri. Il 10 maggio una cerimonia religiosa si svolgerà nella chiesa cattolica di Singapore. La nave Batavia il 20 agosto parte alla volta dell’Italia con le spoglie di Bixio. Il 30 settembre la nave entra a Genova. Viene seppellito a Staglieno.


SPUNTI DI RIFLESSIONE

Nino Bixio1 - Bixio sembra rappresentare l’anima borghese e conservatrice della spedizione dei Mille. Non vi è dubbio che il ruolo sembra essere concordato in una dialettica rivoluzionaria con Garibaldi, che capisce come l’impresa non possa riuscire senza il consenso del ceto borghese e latifondista del Meridione; sta di fatto che Bixio è il personaggio che meglio si presta, non solo per spregiudicatezza militare, ma anche per convincimento politico a rivestire questo ruolo.

2 - Bixio sembra possedere una coscienza borghese assai emancipata e moderna sotto il profilo dello sviluppo economico e commerciale del paese, che in fondo è il portato della sua esperienza di lavoro.

Incarna una figura singolare di rivoluzionario dell’epoca: non è un avventuriero, non patriota di professione come Garibaldi, non è un militare di professione, nonostante le tante esperienze in Marina e nell’esercito, non è uno studente romantico. E’ un genovese cresciuto nella tradizione di commerci marittimi della città, prestato per passione alla rivoluzione italiana. Questo gli darà una fisionomia e una coscienza particolare rispetto ai suoi compagni d’arme, una coscienza sociale indiscutibile circa il ruolo che la borghesia e le sue attività giocano nella costruzione di un moderno paese dell’800 industriale e capitalistico.

3 - Questo spiega l’appoggio dato alle borghesie meridionali nel contrasto con le lotte contadine, ma anche il disgusto nei confronti di tutta la società siciliana, assunta nella sua interezza, stigmatizzata per la scarsa propensione all’agire, per la sonnolenza, per le richieste di incarichi pubblici che, egli dice, gli arrivarono così numerose che messe una accanto all’altra sarebbe stato possibile stendere come una coperta l’intera Isola.

Bixio insomma mostra contezza dello scarso spessore borghese del notabilato locale, cui mancavano proprio i caratteri di intraprendenza e tenacia delle borghesie europee. A Bronte Bixio rimprovera ai borghesi locali proprio la vigliaccheria e l’incapacità di difendersi da soli.

4 - Questo spiega anche perché Bixio legga con toni patriottici l’abbandono della stucchevole vita parlamentare l’avvio di nuovi rapporti commerciali con la Maddaloni, sicuro che la costruzione della patria ora prosegua nella direzione del suo rafforzamento economico in un mondo che i colonialismi stanno mettendo nelle mani delle nazioni che percorrono le strade dei commerci e del mare.

5 - Queste considerazioni restituiscono allora un Bixio più complesso dell’irruente Attila caro alla storiografia garibaldina e anche del frettoloso assassino, strumento asservito dei giochi più prosaici e politici nelle cui acque limacciose navigava la spedizione garibaldina con il quale è stato spesso liquidato l’artefice della repressione di Bronte.

6 - La stessa immagine del giovane sventato, che le vicende risorgimentali liberarono da un destino votato alla devianza e alla sciagurataggine non regge all’analisi del personaggio. Bixio ebbe senz’altro un’infanzia difficile, del resto comune in un’epoca certo non facile ed agiata come la sua, ma attraverso sempre esperienze di forte valenza formativa e temprò un carattere determinato e lucido. Del resto, anche sulla pretesa ferocia del suo carattere c’è da fare qualche precisazione, non per metterla in dubbio – De Sanctis dice che “…la folla amava Garibaldi e gli si avvicinava, ammirava Bixio ma in lontananza”.
Lo stesso Bixio ammette la forza e l’irruenza di un demone che in certe occasioni gli prende il sopravvento. Ma sembra averne paura lui stesso, sembra avere coscienza di un negativo che appartiene alle sue corde più profonde e che non gli procura sentimenti di orgoglio e soddisfazione.

Proprio nei giorni di Bronte scrive alla sua amata Adelaide, lamentando come si trovasse dentro una “maledetta missione, che ad un uomo del suo spirito non dovrebbe mai essere affidata”. E quando ad Alessandria, negli anni del comando di quella divisione, vede alcuni ufficiali ammaliati dal suo modello, bruschi e feroci con i sottoposti, lui li rimprovera con asprezza, raccomandando loro di prendere il buono del loro comandante, non il cattivo. Bixio vive insomma il tormento dei demoni che assalgono il suo carattere, senza l’indifferenza marmorea e balorda dell’Attila senza cuore che la storiografia garibaldina costruì su di lui.

7 - Bronte rimase sempre il suo cono d’ombra, la macchia d’infamia da cui non riuscì mai a liberarsi. Già nel parlamento piemontese del ’61, quando viene isolato e disprezzato dai deputati liberali; poi dalle polemiche che seguirono le analisi storiche e giuridiche compiute nel processo di Catania del 63. Per questo i fantasmi di quel fatto lo tormentarono sino al viaggio finale, se sono veri i ricordi del dottore Saluzzo che raccolse dalle sue labbra parole di tormento per quel fatto. E dovettero tormentarlo sino al punto di storpiare la storia, se ha un fondamento l’episodio raccontato dal pronipote Villard che dal memoriale dell’antenato lesse l’inverosimile episodio di un sesto condannato, graziato da Bixio davanti al plotone alla richiesta di abbracciare per l’ultima volta la famiglia.

Vincenzo Pappalardo

(Conferenza tenuta nel 2010 dal prof. Vincenzo Pappalardo al “Colegio D. Alighieri” di San Paolo del Brasile)


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