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IDEE E PROGETTI PER UN NUOVO OSPEDALE

LUGLIO 2015 / GENNAIO 2016

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Il Castiglione Prestianni


7 Gennaio 2016

Direttiva dell’Azienda sanitaria dà disposizione al primario del reparto del «Castiglione-Prestianni» di dirottate le donne incinte all’ospedale «Maria Addolorata»

Fra novanta giorni il provvedimento sarà revocato se dalla Regione non verranno allestite le strutture richieste dal protocollo

Le puerpere di Bronte partoriscono a Biancavilla

OSPEDALE CASTIGLIONE-PRESTIANNIPer riavete l’unità operativa adesso occorre, entro Pasqua, allestire la sala Rianimazione, l’Utin e aumentare l’organico per istituire il servizio giorno e notte di cosiddetta «guardia attiva»

Il Punto nascita di Bronte chiude per mancanza di comunicazione fra politici e tecnici. I primi ne hanno annunciato il mantenimento in deroga dal 31 dicembre, per 90 giorni, ad insaputa dei secondi, che l’hanno chiuso.

A disporre la chiusura, il 30 dicembre scorso, è stato il direttore del dipartimento infantile-materno dell’Asp di Catania, Rosario La Spina, perché né l’assessorato regionale alla Salute, né il ministero della Salute gli hanno comunicato di lasciarlo aperto. Sul mantenimento del Punto nascita di Bronte (che serve una zona montana svantaggiata con una popolazione di circa 50 mila abitanti), in deroga a quelli da 500 parti all’anno (che non si raggiungono a causa del depotenziamento di organico e di strumenti disposte dall’assessorato regionale alla Sanità) avevano avuto rassicurazioni sia l’ex sindaco Pino Firrarello e il sottosegretario di Stato Giuseppe Castiglione, sia l’attuale sindaco Graziano Calanna.
L’attuale primo cittadino, addirittura, a capodanno ha diffuso manifesti di ringraziamenti agli assessori regionali Baldo Gucciardi e Antony Barbagallo e al presidente della Regione Rosario Crocetta che il 31 dicembre gli aveva comunicato la deroga. Il giorno prima, però, il direttore del Dipartimento infantile-materno dell’Asp aveva soppresso la struttura neonatale. «Nel punto nascita di Bronte - scrive Rosario La Spina - in atto si trovano in servizio ginecologi, ostetriche, pediatri ed anestesisti con dotazione ridotta, tale situazione determina un aumentato rischio per le pazienti che vi afferiscono per espletare il parto».

In attuazione di una disposizione ministeriale del 21 maggio 2015, non revocata, a tutela delle partorienti, il dirigente dell’Asp etnea ha chiesto al direttore di Ginecologia e ostetricia di Bronte “di indirizzare le gravide, per espletare il parto, presso strutture diverse dotate di punto nascita che offre maggiore sicurezza”. Il più vicino è quello di Biancavilla. Nel frattempo, oggi alle 16, il sindaco Graziano Calanna ha annunciato un altro incontro, con i sindaci della zona, per “coordinare sforzi e interventi”. Nessuno avrebbe ancora pensato di avvisare o fare avvisare il direttore del dipartimento Infantile-materno dell’Asp etnea della deroga, visto che dal 30 dicembre attende disposizioni dall’assessore regionale Baldo Gucciardi.

A questo punto, potrebbe essere utile pure che qualcuno avvisasse l’assessore regionale e il presidente Rosario Crocetta che in 90 giorni (entro Pasqua per intendersi), se si vuol riaprire il punto nascita, dovranno dotarlo come le strutture da 500 parti e quindi, fra l’altro, con una sala Rianimazione, l’Utin (Unità trattamento intensivo neonatale), nonché l’aumento dell’organico del personale sanitario, con l’istituzione di un servizio giorno e notte di “guardia attiva” di ginecologia e anestesista. Intanto, il reparto Ostetrico dell’ospedale di Bronte funziona da ambulatorio (visite e controlli), per i parti solo in casi d’urgenza indifferibile, come per qualsiasi ospedale. [Luigi Putrino]


, 5 Gennaio 2016

Sindaco fiducioso, ma entro 90 giorni bisognerà dotare l’ospedale di servizi e personale che mancano

«Sul Punto Nascita ora c’è la deroga»

«Quella concessa dal Ministero della Salute al Punto nascita dell’ospedale di Bronte non è una proroga a tempo, ma una vera e propria deroga definitiva. Effettuare meno di 500 parti l’anno, quindi, non è più un problema, a patto, però, che vengano garantiti tutti gli standard operativi, tecnologici e di sicurezza. Di conseguenza, dobbiamo dotare l’ospedale di tutti i servizi e del personale che attualmente ancora mancano e dobbiamo farlo entro novanta giorni».

E’ il commento ufficiale del sindaco di Bronte, Graziano Calanna, dopo aver esaminato la documen­tazione della Regione che salva il Punto nascita di Bronte. Nella nota, infatti, si legge chiaramente che la prose­cuzione delle attività è subordinata al rispetto delle indicazioni contenute in un protocollo metodologico. Leggendo il protocollo si capisce che in tutti i Punti nascita e quindi anche a Bronte non possono mancare risorse umane adeguate, personale ostetrico, ginecologico e soprattutto aneste­siologico 24 ore su 24, guardia attiva aneste­siologica, pediatrica e neonatologica h 24, due sale parto, una sala operatoria sempre pronta e riservata per il Punto nascita, un valido sistema di soccorso di emergenza ed un efficiente servizio di laboratorio analisi.

Ma soprattutto in ogni letto del Punto nascita deve esserci un cardiotocografo che consente di effettuare un esame importante per la valutazione del benessere del feto e, importante, deve essere a disposizione un servizio di rianimazione e terapia intensiva generale o un collegamento formalizzato attraverso un protocollo operativo. Ed a Bronte mancano personale ed attrezzature. «Per questo - continua il sindaco Graziano Calanna - il tempo è prezioso. Ho già contat­tato il direttore generale dell’Asp, Giuseppe Giammanco, per un incontro operativo, mentre prestissimo mi incontrerò con i colleghi sindaci del territorio per informarli ufficialmente della bella notizia. L’aver ottenuto la deroga ai 500 parti - continua - è una grande vit­toria a vantaggio di tutto il territorio, che ovviamente adesso si attende il potenziamento della struttura». Potenziamento che a quanto pare l’Azienda sanitaria provinciale è pronta ad attuare: «Alla definizione delle indicazioni ministeriali e conseguentemente regionali - informa in una nota - si adegueranno gli interventi di adeguamento strutturale del presidio ospedaliero di Bronte». [L. S.]


Bronte e Licata ecco le prescrizioni per mantenere i punti nascita

Nessuna speranza per Petralia Sottana. Le carte parlano chiaro: «poten­zial­mente acco­glibili» le richieste per i punti nascita di Bronte e di Licata, «a condi­zione che venga imple­mentato un processo di riorganizzazione e di reclutamento delle partorienti del bacino di utenza». Per tutti gli altri ospedali siciliani - ma in questo caso il rife­rimento più atteso era quello di Petralia - nulla da fare. È il verdetto del Comitato Percorso Nascita chiamato dal ministero della Salute a rispon­dere alla richiesta di dero­ghe alla chiusura dei punti nascita con meno di 500 parti l’anno presentata dalla Regione.

Bronte: Il punto nascita etneo registra 267 parti nel 2014. Primo step di constatazione: «Non tutte le donne residenti a Bronte hanno partorito nel Pn della città e che anche tra le par­torienti dei Comuni più vicini c’è la tendenza, come si evince dalle sottostanti tabelle, a partorire in altri Pn», si legge nel report del ministero. Scendendo nel dettaglio: sui 267 parti, 100 sono di resi­denti a Bronte (il 69% delle mamme locali), mentre 167 arrivano da altri centri. Soprattutto da Maniace (40 parto­rienti su 51 hanno scelto il punto nascita brontese, ovvero il 78%) e Randazzo (41 su 94, ovvero il 43%), molto meno da Adrano (23 donne sulle 362 che hanno dato alla luce nel 2014). Nessuna partoriente di Centuripe, Troina e Belpasso ha deciso di far nascere il proprio figlio a Bronte.

Nonostante ciò i tecnici del ministero sono convinti che «con efficaci strategie di reclu­tamento» il punto nascita di Bronte, a regime, può «essere superiore alla soglia di 500 parti/anno». La prospettiva è «un’unica Unità operativa di Oste­tricia e gineco­logia, all’interno del Diparti­mento Materno infantile» che va inserita «nell’organiz­zazione del previsto Distretto ospe­daliero Paternò-Bian­cavilla-Bronte». Con una precisa strategia che passa dalla «completa condivi­sione di atti di indirizzo dipartimentali», ma soprat­tutto dalla «rotazione moni­torata» di tutto il personale tra i due punti nascita, di Bianca­villa e di Bronte». Ma la priorità riguarda soprattutto i «requisiti operativi, tecno­logici e di sicu­rezza» del punto nascita. Dove, scrivono gli esperti del ministero, non è garantita «la guardia attiva h24 di ginecologo, anestesista e neona­tologo necessari a garantire gli standard» previsti dalla legge. (…) [Mario Barresi, La Sicilia, 5 Gennaio 2016]


“PUNTI NASCITA, I CASI DI BRONTE E LICATA

Sanità e chiusura Punti nascite in Sicilia. Dopo la comunicazione del ministero alla vigilia di Capodanno, hanno chiuso i battenti i reparti di Petralia, Santo Stefano di Quisquina, Mus­someli e Lipari. Gli unici 2 punti nascita salvati sono Bronte e Licata, a cui è stata con­ces­sa la deroga ministeriale vincolata però al potenziamento dei reparti. Al momento, però, non vi sono le condizioni di sicurezza previste e anche i due reparti “graziati”, Bronte e Licata, hanno chiuso le porte a mezzanotte del 31 dicembre.

Per Bronte il ministero ha chiesto l’adeguamento delle strutture e ammodernamenti tecno­logici. A Licata invece non vi è abbastanza personale per garantire la guardia oste­trica 24 ore su 24. L’assessore Gucciardi spiega: “I direttori generali hanno gli strumenti per mettere in sicurezza i reparti. Per quanto riguarda il personale, evidentemente avevo ragione a dire che bisogna sbloccare al più presto le assunzioni mettendo in atto il decreto Balduzzi. Entro gennaio definiremo il percorso con le aziende, subito dopo partiranno i concorsi”


Sicilia, chiudono altri quattro punti nascita

DA SINDACI E SINDACATI CORO DI NO

Niente deroghe del Ministero anche per Santo Stefano di Quisquina, Lipari e Mussomeli. Salvi Bronte e Licata. Insorgono gli amministratori delle Madonie, contraria anche la Cgil. Stamane assemblea a Petralia

Nel 2016 appena iniziato non nasceranno più bambini a Petralia Sottana, Santo Stefano di Quisquina, Lipari e Mussomeli. Come annunciato nelle settimane scorse, hanno chiuso i battenti i punti nascita con meno di 500 parti ritenuti al di sotto degli standard di sicurezza. Il ministero non ha concesso la deroga che aveva chiesto l'assessore Baldo Gucciardi. Solo i reparti di Licata e Bronte sono stati salvati in extremis dal ministro Beatrice Lorenzin. Un'accelerazione annunciata subito dopo il caso Nicole, la neonata nata alla clinica Gibiino di Catania e morta poco dopo mentre si cercava un posto in Rianimazione, e rimessa in discussione dal nuovo assessore che aveva provato a giocarsi l'ultima carta con Roma rimettendo rivedendo la rete varata dal suo predecessore Lucia Borsellino.
(...) Nonostante la chiusura annunciata, le proteste non mancano. "I diritti fondamentali dei cittadini non possono dipendere dalle logiche partitiche, non possiamo permettere a nessuno di considerare la salute come un privilegio da distribuire col manuale Cencelli - dice dice Magda Culotta, sindaco di Pollina e deputato del Pd -. La chiusura del punto nascite di Petralia Sottana oltre a essere uno sfregio al territorio madonita, ci consegna una riflessione politica sugli equilibri di potere in Sicilia e sull'influenza degli stessi sul Ministero della Salute". (...) [Giusi Spica, La Repubblica, 2 Gennaio 2016]
 

7 Gennaio 2016

Castiglione

«Sull’ospedale impegno silenzioso»

Eccolo il dossier che il sottosegretario, Giuseppe Castiglione, nel novembre scorso ha inviato al ministro Beatrice Lorenzin, per convincerla a non chiudere il Punto nascita dell’ospedale di Bronte.
Un corposo documento che ha evidenziato come nel 2014, nell’intero territorio che fa riferimento all’ospedale di Bronte ci siano state 498 nascite e che, fino a quando l’ospedale non è stato vittima di un depauperamento di servizi e personale il numero dei parti sfiorava la fatidica quota 500:
«Al ministro - spiega il sottosegretario - ho fornito i dati, dimostrando che fino a quando il reparto di Ostetricia e Ginecologia era nelle condizioni migliori, furono supe­rati i 400 parti l’anno. I problemi iniziarono con le dimissioni del primario Enzo Meli, la sua sostituzione a scavalco, i lavori murari e il personale ridotto».  Poi Castiglione continua: «Intervengo per poter fare chiarezza su una vicenda molto delicata perché riguarda la qualità dei servizi sanitari in un territorio lontano da Catania, che ogni giorno vede diminuire l’offerta sanitaria, mentre il potenzia­mento dei servizi territoriali è rimasto pura chimera. Intervengo anche - ribadisce - per evitare la guerra dei territori, perché di fronte alla salute dei cittadini la politica dovrebbe offrire proposte piuttosto che polemi­che. E allora, prima di tutto la sicurezza delle nostre strutture ospedaliere, grazie a elevati standard strut­turali e tecnologici. E’ vero - conclude - che le società scientifiche ritengono che sotto i 500 parti i rischi per l’assi­stenza aumentano, ma è anche vero che si prevedono deroghe per i territori particolarmente disagiati. Su questo abbiamo lavorato in silenzio per mesi».
Adesso però è necessario dotare il Punto nascita di Bronte di tutti i requisiti di sicurezza. Per questo il sindaco Graziano Calanna, che nei mesi scorsi si è pure recato a Roma per difendere l’ospedale, ha convocato alle 16 un vertice in Comune con l’Asp e i sindaci del territorio:
«Abbiamo appena 90 giorni di tempo - afferma - per dotare il reparto di quel personale, della strumentazione e dei servizi previsti dai protocolli di sicurezza. Solo se riusciremo a rendere in poco tempo l’ospedale di Bronte efficiente e sicuro, il Punto nascita sarà salvo definitivamente». [fonte La Sicilia, 7 gennaio 2016]

31 dicembre 2015

Crocetta al sindaco

“Per adesso salvo il Punto nascita dell’ospedale di Bronte”

Arriva a fine anno il regalo più bello ed atteso non solo per Bronte, ma per gli oltre 50 mila abitanti dell’intero versante nord dell’Etna. Questo pomeriggio il presidente della Regione, Rosario Crocetta, ha telefonato al sindaco Graziano Calanna per informarlo che il Punto nascita dell’ospe­dale Castiglione Prestianni, destinato da domani ad essere soppresso, per adesso non chiuderà. «Attendevo questa notizia da giorni. – ha affermato il primo cittadino in un comu­nicato – Voci non confermate ci invitavano alla fiducia, ma noi abbiamo preferito aspettare l’uffi­cialità della notizia prima di informare la cittadinanza. Adesso che il presidente Crocetta in persona mi ha tele­fonato per dirmi che il Punto nascita di Bronte per adesso non sarà chiu­so, è giusto rendere pubblica la notizia.
Per tutti noi e per il diritto alla Salute della nostra gente non ci poteva essere migliore fine del 2015 ed inizio del nuovo anno. Ringrazio il presi­dente Crocetta, e gli assessori regionali Baldo Gucciardi ed Anthony Barbagallo per l’atten­zione che hanno rivolto a Bronte ed al suo territorio». Per il sindaco però il lavoro a difesa dell’ospedale non finisce: «Certo che non finisce, – ribadisce – anzi adesso è d’obbligo maggiore incisività. Intanto non conosciamo i contenuti ed i tempi del documento che ha evitato la chiusura. Vedremo già da sabato se si è trat­tato di un’ulteriore proroga o di qualcos’altro. Poi è necessario continuare a lavo­rare per dotare il Punto nascita di tutti i servizi previsti dalle linee guida. Solo allora – conclude - potremo di essere al riparo da future soppressioni».

L’assessore alla Salute, Baldo Gucciardi

Ha annunciato che convocherà il Comitato regionale “Punti nascita” per valu­tare se è possibile chiedere al ministro un’ennesima deroga per i centri nascita con meno di 500 parti l’anno. «A breve, comunque, non ci saranno deroghe senza il rispetto delle regole - ha ribadito l’assessore -. A rischio ci sono anche i punti na­scita di Bronte e Licata se non dimostreranno di avere applicato i parametri richiesti». Il Movi­mento 5 Stelle Sicilia chiede all’asses­sore Gucciardi di rela­zionare urgentemente in aula, oltre che in Commissione all’Ars, «sullo scellerato provvedimento assunto dalla ministra Lorenzin, definendolo «un atto di pirateria».

Il Ministro della Salute

«La vita di una donna e del suo bambino non possono essere lasciate in mano alla disorganiz­zazione di strutture con perso­nale generoso e attento ma numericamente insufficiente, privo di strumenti per la diagnostica, con aperture part time.
La Regione deve strutturare centri efficienti; deve dotare la propria rete territoriale di servizi di trasporto, am­bu­lanze ed elicotteri, che garantiscano il collegamento in sicurezza con i centri idonei a soddisfare i requi­siti del parto; è la Regione Siciliana, attraverso i nuovi concorsi e nel frat­tempo attraverso una migliore distri­buzione delle risorse umane disponibili, a doversi impegnare per dotare i punti nascita di medici e di infer­mieri in numero sufficiente per una copertura h24 delle strutture.
In attesa di tutto questo, il lavoro svolto dal Comitato Percorso Nascita nazionale ci indica in modo inequivo­cabile la strada da seguire. E nessuna deroga può essere concessa lì dove il Comi­tato intravede fattori di rischio superiori al finto beneficio di avere una struttura si vicino casa ma del tutto inadeguata a supportare la donna in caso di eventuali situazione di emer­genza che dovessero presentarsi in tutto il peri-partum, trava­glio, parto, e post parto.
La Regione Siciliana, con la spinta di tutti voi che rappre­sentate le comunità locali, lavori per adeguare la rete sanitaria regio­nale. I siciliani, che pagano tasse elevatis­sime per ottenere il servizio, meritano una qualità migliore del sistema. E se è questa la battaglia, allora sappiate che il ministro della Salute sarà sempre al vostro fianco.»
Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute

Alla nota del ministro replicano i sindaci dei nove comuni delle Madonie che parlano di un “gioco a scarica barile sulla Regione e sull’Asp. Il ministro non affronta la questione vera: la disparità di trattamento tra il punto nascita di Petralia e quelli di Bronte e Licata, ai quali è stata concessa la deroga”. «Politicamente – ha dichiarato il sottosegretario Giuseppe Castiglione – sono fiero di poter dire d’essermi battuto per l’ospedale in cui sono nato».



, 18 Dicembre 2015

CASTIGLIONE-PRESTIANNI

Da alcuni giorni in ospedale finalmente pasti caldi

Finalmente una buona notizia per l’ospedale di Bronte, grazie al ricorso vinto da una ditta, per l’appalto dei pasti da consumare dentro il nosocomio. Infatti, da qualche giorno, con il cambio della ditta è cambiato anche il sistema di preparazione e distribuzione dei pasti in diversi ospedali dell’Asp, tra cui, appunto, Bronte. I pasti che finora venivano portati da fuori, e che arrivavano circa 30-50 minuti dopo la cottura, e che spesso erano stati causa di lamentele da parte dei degenti, dalla nuova ditta vengono portati precotti, ma la cottura definitiva avviene proprio nei locali dell’ospedale, completando la cottura e distribuendo i pasti caldi a tutti i pazienti dei vari reparti.

Addirittura la colazione, a viene interamente preparata in loco e non portata da chilometri di distanza. Un notevole passo avanti per un ospedale che ultimamente è salito gli onori delle cronache solo per guasti e problemi. Ora, invece, un piccolo miglioramento a cui devono seguire anche le definitive soluzioni di altri problemi, primo fra tutti il completamento dei lavori che si prolungano da anni, poi i completamento della pianta organica e la deroga per il mantenimento del Punto nascite, che a breve rischia di scomparire. Soddisfatto a metà il sindaco Graziano Calanna, che in una nota scrive: «L’optimum sarebbe cucinare direttamente e sempre in ospedale, ma considero il nuovo servizio di ristorazione un passo in avanti verso un miglioramento della qualità dei cibi. La ristorazione in qualsiasi ospedale è importante, per questo verificheremo la sua qualità anche fra qualche mese, a tutela dei diritti dei pazienti». [Luigi Saitta]


, 11 Novembre 2015

Ospedale carente

Il sindaco non molla: «Incontrerò il dg dell’Asp»

E’ calato il sipario sugli ormai annosi problemi dell’ospedale di Bronte che, come spesso accade, si vede sempre più privato di medici e attrezzature e penalizzato nel raggiungere gli standard previsti dalle leggi per restare in vita. La Tac guasta quasi ogni settimana non fa più notizia, è in uso da diversi anni e sarebbe necessario sostituirla. Uno dei problemi più gravi, è quello del Punto nascite che dovrebbe effettuare almeno 500 parti l’anno, ma che ha difficoltà ad arrivare a questi numeri, anche per la mancanza di posti in Ostetricia. E a questo si aggiunge la mancanza di una guardia attiva di rianimazione (cioè la presenza in ospedale di un rianimatore H24) e gli anestesisti ora sono rimasti in quattro e non possono nemmeno assicurare le normali operazioni di routine.

Infatti, se manca l’anestesista, la sala operatoria deve restare chiusa e ciò comporta il rinvio delle operazioni o in caso di urgenza il trasferimento in altra sede, con i conseguenti rischi per i pazienti. La cosa strana è che ospedali con un numero minore di unità operative ne hanno in servizio otto o anche nove. Le visite di diversi esponenti politici, avvenute tempo fa e che avevano promesso attrezzature e il riordino della pianta organica, non sono servite a nulla. Anzi, ogni giorno nascono problemi che rendono difficoltoso il lavoro dei medici. Sul piede di guerra il sindaco di Bronte, Graziano Calanna: «Non accettiamo il depauperamento di un ospedale che deve garantire il diritto alla salute ad un territorio di oltre 50mila abitanti, anzi chiediamo un forte potenziamento. Nei prossimi giorni chiederò un incontro con il neo direttore generale dell’Asp che deve capire che non accetteremo che l’ospedale venga ridimensionato o chiuso». [Luigi Saitta]



, 29 Ottobre 2015

Ospedale, clima teso con l'ASP

I lavori da ultimare. Consiglieri esclusi dall’incontro con Faraoni

Parte del Consiglio comunale di Bronte ai ferri corti con il Direttore ammini­strativo dell’Asp, Daniela Faraoni, prota­gonista lunedì pome­riggio di in incontro sulla possibile ripresa dei lavori dell’ospedale di Bronte iniziati nel 2007 e mai completati. All’incontro con i tecnici ha partecipato il sindaco Calanna, l’ex sindaco Pino Firra­rello, ma a leggere una lettera di 8 consiglieri comunali non hanno potuto parte­cipare i rappresentanti dell’assemblea consiliare di Bronte, (…)
L’Asp ha preferito non commentare. (L. S.)  

La lettera degli 8 consiglieri

«Dall’incontro tenuto presso l’ospedale di Bronte, alla presenza del direttore Ammini­stra­tivo dell’Asp di Catania, dottoressa Daniela Faraoni, sono emerse delle criticità relative alle modalità di ripresa dei lavori nel nosocomio brontese, ormai fermi da troppo tempo. Alla pre­senza di 8 consi­glieri comunali, tra cui il presidente Anto­nino Galati, il suo vice Giuseppe Di Mulo ed i consiglieri Vittorio Triscari, Antonio Petronaci, Ange­lica Catania, Ernesto Di France­sco, Samanta Longhitano e Salvino Luca, dopo i saluti di circo­stanza, il direttore ammini­strativo, con un senso civico poco rispettoso nei confronti del Consiglio comunale in particolare e delle istitu­zioni, vista la presenza anche di 2 assessori, Nuccio Biuso e Francesco Bortiglio, ha preteso che i suddetti consiglieri e gli assessori abbando­nassero la seduta, prefe­rendo prose­guire l’incontro con la sola presenza del sindaco e di alcuni dirigenti dell’Asp.
Così facendo si è nascosto ai rappresentanti dei cittadini le linee program­matiche che l’Asp intende adottare per la risoluzione dei problemi che attanagliano l’ospedale di Bronte. Pur sentendoci ampiamente rappresentati dal sindaco Graziano Calanna, in rappresentanza della Giunta municipale, riteniamo che il rispetto dei ruoli obbligasse il direttore ammini­stra­tivo dell’Asp ad accettare anche una rappresentanza del Consiglio comunale. Invece non è stato così e tale com­por­tamento, “forse dettato da qualcosa o da qualcuno”, non solo e risultato grave ed in contrasto con i principi di rappresentanza, ma ha disco­nosciuto l’inizia­tiva assunta nel mese di agosto dal Consiglio comunale di Bronte che, riunito in seduta straor­dinaria, ha adottato un documento congiunto che illustra le ragioni per le quali l’ospe­dale di Bronte deve essere mante­nuto e potenziato. I Consiglieri comunali con grande senso di responsabilità hanno lasciato la seduta, pur ritenen­dosi profondamente offesi per il com­portamento tenuto dal Direttore amministrativo che ha proseguito i lavori senza la presenza dei suddetti consiglieri. In merito a quanto accaduto verrà sollecitata la convoca­zione urgente del Consiglio comu­nale, per richiedere il coinvol­gimento dei rappre­sentanti dei cittadini in tutte le iniziative che da oggi in avanti verranno assunte dall’Asp.»
Bronte lì 27 ottobre 2015
I Consiglieri comunali Antonino Galati, Giuseppe Di Mulo, Vittorio Triscari, Antonio Petronaci, Angelica Catania, Ernesto Di Francesco, Samanta Longhitano, Salvino Luca


26 Ottobre 2015

VISITA DEL DIRETTORE AMMINISTRATIVO DELL'ASP - TAVOLO TECNICO RISERVATO A POCHI INTERLOCUTORI

Ripresa dei lavori dell'Ospedale: fumata grigia

Completati solo se il Punto nascita non viene soppresso

Visita ufficiale questo pomeriggio all’ospedale Castiglione Prestianni del direttore ammini­strativo dell’Asp, Daniela Faraoni. Da decidere un argomento spinoso ed importante come la ripresa dei lavori di ristruttu­razione del nosocomio, iniziati nel 2007, ma che ancora non sono terminati a chiaro danno, fino ad oggi, dei pazienti e della qualità dei servizi resi. Chi si immaginava però che l’incontro fosse immedia­tamente risolutivo dei tanti problemi e che si determinasse la data di ripresa dei lavori, è rimasto deluso.

Quella di ieri, infatti, è stata soltanto una riunione interlo­cutoria, in attesa di conoscere quali saranno i servizi che la nuova rete ospedaliera concederà a Bronte. A sentire il sindaco Calanna, infatti, sembra quasi che solo se verrà concessa una proroga definitiva al permanenza del Punto nascita i lavori potranno essere completati come da progetto, quando invece questi sono importanti per tutti i reparti dell’ospedale. «Proprio così. – afferma il primo cittadino – Alla fine dopo una lunga discussione con i tecnici, riuniti dalla dottoressa Faraoni attorno un tavolo tecnico riservato a pochi interlocutori, sembra proprio che la ripresa dei lavori sia condizionata dall’effettiva volontà a salvare il Punto nascita, che si è deciso di chiudere ben prima del nostro arrivo..

Per quanto riguarda i lavori nelle altre Unità operative, tanto dipenderà dai servizi che il nostro ospedale otterrà. Un principio – continua - che come sindaco ho il dovere di contestare. Da una parte il Punto nascita non è stato messo in condizione di raggiungere i 500 parti l’anno anche a causa dei disservizi derivanti dai lavori, dall’altra mi si dice che i lavori verranno completati se e solo se il Punto nascita non viene soppresso.»

«Un controsenso – continua – confermato anche dal fatto che a soffrire dell’eterno perdurare dei lavori sono un po tutti gli altri reparti, con i pazienti posti in stanze sovraffollate e dove non funzionano neanche i campanelli di emergenza. Oltre a ciò non possiamo sempre rimanere nel limbo, nell’attesa infinita che la sanità siciliana venga definita amministrativamente. Se si vuole il bene di questa comunità, sarebbe giusto continuare i lavori già progettati.» Nelle prossime settimane comunque ci saranno altri incontri.

«Io per l’ospedale dei miei concittadini sono disposto a parlare sempre ed in ogni momento, - ribadisce Calanna - ma l’Asp, la Regione ed il Ministero sanno che una politica saggia a servizio della gente impone di salvaguardare ed anzi potenziare i servizi esistenti di questo ospedale. Questo perché quello di Bronte è un ospedale a servizio di una comunità disagiata, distante e collegata con i grandi centri da una mobilità difficile. Per questo continueremo a batterci.»

I lavori all'Ospedale:: 13 anni di annunci, promesse e ...

Marzo 2015: Serve una perizia di variante.  il vecchio progetto non va bene e va modificato | Dicembre 2014: «A gennaio il cantiere tornerà vivo» | Novem­bre 2014: «Chiede­remo l'inter­vento del prefetto» | Gen­naio 2014: «Subito respon­sabilità e solu­zioni» | Novembre 2012: L'impresa chie­de il collaudo dei lavori | Aprile  2012: Fine lavori forse nel 2013 | Agosto 2011: «Massima attenzione per l'ospedale» | Febbraio 2010: «L’ospedale non sarà ridimensionato» | Settembre 2009: Fine lavori forse nel 2010 | Febbraio 2006: Fine lavori nel 2006  | Marzo 2004: Progetto appro­vato | Novembre 2002: Il primo annuncio


, 20 Ottobre 2015

Ospedale, ascensore fuori servizio

Continuano i disservizi: problemi per chi deve salire in Pediatria o in sala prelievi

Peggio di una telenovela, così si possono definire le lunghe vicissitudini che giornalmente coinvolgono l’ospedale di Bronte, sempre più abbandonato da quelle stesse istituzioni che dovrebbero tutelarlo e renderlo fruibile. Dopo l’ennesimo guasto alla Tac, riparata sabato scorso, come riferito dall’Asp, neanche il tempo di prendere fiato e si rompe qualcos’altro. Infatti, l’ascensore che sale alla pediatria e al laboratorio analisi, è fuori servizio, ma al contrario della Tac, questo è stato messo in servizio da poco, ed è spesso bloccato, e in passato è rimasto chiuso dentro anche personale, liberato dai Vigili del Fuoco. L’ascensore, dopo l’ennesimo blocco, ieri è stato visionato dai tecnici della ditta, e messo comple­tamente fuori servizio, e questo comporta dei disagi non indifferenti, ad esempio, se si deve salire un bimbo in barella, occorre fare un trasporto con l’ambulanza (se libera), mentre se un disabile dovrebbe fare delle analisi, al momento è impossibilitato ad accedere alla sala prelievi.

Tutto questo mentre i lavori di ristrutturazione, che hanno in progetto anche una nuova ala con degli ascensori ampi e capienti, sono fermi, la struttura è stata realizzata ma mai completata. Ma sono numerosi i problemi che affliggono la struttura di Bronte, dove le sale chiuse o interessate dagli interminabili lavori non si possono contare. Problemi che si uniscono alla cronica mancanza di personale, e alla graduale riduzione che avviene in sordina. Come per gli anestesisti, rimasti solo in 4 ad assicurare un servizio necessario per fare funzionare in maniera ottimale sia il punto nascite, sia l’unità di chirurgia. Nonostante la proroga, i medici continuano a mancare, e spesso, con la reperibilità, si trovano fuori e non possono garantire un soccorso immediato. Ma purtroppo, come sempre, in pochi si rendono conto di come sia difficile lavorare in certe condizioni, e veramente, sarebbe ora, di finire di parlare o fare inutili passerelle, e di lavorare veramente per rendere l’ospedale di Bronte, unico presidio sanitario in una zona impervia e lontana dai grossi centri, adatto a ricevere i pazienti. [Luigi Saitta]


13 Ottobre 2015

Calanna: «Ministero disposto alla deroga in presenza di Rianimazione, Utin, anestesisti e ginecologi»

Sì al Punto nascita di Bronte

Ostacolo le strutture che mancano

Il senatore Firrarello e i sindaci di Randazzo e Maniace a colloquio con il manager Asp

Sul mantenimento del punto nascita di Bronte convergono sia l’Assessorato regionale alla Salute sia il Ministero della Salute di Roma, il cui sottosegretario di stato, Vito De Filippo (Pd), mercoledì scorso a Roma ha rassicurato il sindaco di Bronte, Graziano Calanna (Pd). Ora servono: sala rianimazione, Utin e anestesisti e ginecologi giorno e notte. All’incontro, c’erano il deputato regionale Antony Barbagallo e l’onorevole Teresa Piccione, oltre a Calanna che, in sintesi, ha spiegato: “Ho evidenziato come il Punto nascita, prima dell’inizio dei lavori dell’ospedale e della riduzione del personale e dei posti letto, i 500 parti l’anno li raggiungesse. Ringrazio il sottosegretario, il presidente Rosario Crocetta e l’asses­sore Baldo Gucciardi, per la difesa dell’ospedale, che tutto il territorio, al di là dei colori politici, chiede di potenziare. Con l’ex sindaco Pino Firrarello ed il sottose­gretario Giusep­pe Castiglione - ha concluso Calanna - si è in contatto e ci si scambiano informazioni per salvare il Punto nascita e potenziare l’ospedale”.

Mentre Calanna era a Roma, Firrarello e i sindaci di Randazzo e Maniace, Michele Man­gione e Antonino Cantati, incontravano il direttore generale dell’Asp3, Giuseppe Giam­manco, per sollecitare il riavvio dei lavori di ristrutturazione. Il sottosegretario De Filippo a Calanna ha detto: “Siamo pronti a mantenerlo aperto, in deroga, di fronte ad una ragionevole indicazione della Regione siciliana”. Questo vuol dire che il punto nascita deve avere i requisiti delle strutture da 500 parti, per cui la Regione dovrà dotarlo della sala rianimazione e dell’Utin (Unità trattamento intensivo neonatale), oltre ad aumentarne l’organico del personale sanitario e istituirvi il servizio h24 di “guardia attiva” di ginecologo e anestesista. Al momento, di anestesisti c’è carenza, i reperibili notturni non sono obbligati a permanere a Bronte e possono arrivare in ospedale in un ora. Quanto ai ginecologi, in quattro fareb­bero i servizi dei sei effettivi, perché presenti ve ne sono cinque e non tutti ruoterebbero nella turnazione. [Luigi Putrino]


, 13 Ottobre 2015

«Strumento indispensabile»

Tac di nuovo guasta

Il sindaco Calanna ha chiesto al ministero il mantenimènto del Punto nascite e attrezzature efficienti

Non c’è pace per l’ospedale di Bronte, che nonostante l’impegno del sindaco, Graziano Calanna, tornato da Roma da poco, per portare al Ministero della Salute le motivazioni per lasciare in funzione il Punto Nascite, rendere efficiente l’ospedale, rinnovando le attrezzature, ormai vetuste e che spesso sono inservibili. Infatti la Tac è di nuovo fuori uso, come accaduto a luglio quando è rimasta ferma per 20 giorni. Una Tac efficiente è l’unico strumento che può dare un preciso referto, sia in caso di emorragie interne, sia in caso di problemi cerebrali, spesso causati anche da ictus. In questi casi, il personale del Pronto soccorso deve portare il paziente in ambu­lanza fino a Paternò o Biancavilla, causando ritardi per avere una diagnosi precisa, oltre ad un costo in termini di uomini e mezzi non indifferente, basta pensare che anche le ambu­lanze del 118, in caso di incidente o ictus, se hanno bisogno della Tac devono andare fuori, tenendo impegnato un mezzo di emer­genza per un lasso di tempo parecchio lungo.

«La Tac - dice il sindaco Calanna - è uno strumento di diagnostica che non può man­care, il fatto che si guasti spesso, abbassa il livello di qualità di un ospedale al servizio di un vasto territorio montano. Sono certo che verrà riparata immediatamente, e spero che i tecnici verifichino subito il guasto e provvedano a ripristinare la normale funzio­nalità. Nel caso in cui i tempi dovessero allungarsi, mi rivolgerò direttamente al direttore dell’Asp». [Luigi Saitta]


29 Settembre 2015

CHIUSURA DEL PUNTO NASCITA DELL’OSPEDALE

La Regione concede la deroga fino al 31 dicembre

Altri tre mesi di sopravvivenza

La notizia che a Bronte aspettavamo da tempo è arrivata oggi, quando al sindaco Graziano Calanna è stato ufficialmente comunicato che il Punto nascita dell’ospedale per adesso non verrà chiuso. Il Dipartimento per la pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute, infatti, ha inviato una nota al Direttore generale dell’Asp di Catania, comunicando la deroga alla chiusura del servizio prevista per oggi, fino alla fine dell’anno. Altri 3 mesi di sopravvivenza quindi, con la gente che si augura che non venga chiuso più.

“A seguito delle evidenze rappresentate dal sindaco – si legge nella nota – con particolare riferimento alle difficoltà della viabilità nel periodo invernale, questo Assessorato ha avanzato nuovamente istanza di deroga alla chiusura del Punto nascita di Bronte al ministero della Salute. Fermo restando – continua la nota – che la struttura deve garantire gli standard di sicurezza previsti dalla normativa, requisito fondamentale per la continuazione del servizio”. «Dobbiamo ringraziare l’on. Anthony Barbagallo e l’assessore regionale Baldo Gucciardi per aver accolto le richieste mie e dell’intero territorio. – ha affermato il sindaco – Ma abbiamo vinto solo la prima battaglia. Le altre per difendere sia il Punto nascita, sia l’intero ospedale la combatteremo giorno 7 ottobre, quando assieme all’on. Barbagallo sarò ricevuto dal sottosegretario di Stato alla Salute Vito De Filippo. A Roma spiegherò quanto importante sia l’ospedale per un intero territorio di oltre 50 mila abitanti. Un territorio che chiede un ospedale capace di soddisfare le esigenze di una popolazione distante dai grandi centri anche a causa di una mobilità nervosa ed anacronistica.»

«Per adesso ci godiamo questa vittoria – conclude il sindaco Calanna – che ci conferisce fiducia e determinazione per il futuro. Bronte e l’intero territorio nord dell’Etna hanno diritto ad avere un ospedale vero. Faremo il possibile affinché il Castiglione Prestianni venga potenziato”.



, 22 Settembre 2015

Sciopero della fame

Disabile protesta per il parcheggio occupato in ospedale

Il 66enne Biagio Anastasi già in passato ha protestato perchè gli stalli riservati ai disabili vengono occupati da auto non autorizzate.
Urge un intervento per scoraggiare i «furbi»

Nel novembre del 2009, per lo stesso motivo, si è incatenato nel posteggio dell’ospedale “Castiglione Prestianni” di Bronte. Ieri Biagio Anastasi, 66 anni, paraplegico dal 1982, constatando che nonostante le sue proteste le arie di sosta riservate ai portatori di handicap dell’ospedale sono sempre incivilmente occulte, ha deciso di iniziare lo sciopero della fame. «Ho già comunicato tutto ai Carabinieri - ci dice - ed ho pure scritto una lettera al prefetto. Non è possibile arrivare in ospedale e constatare come nel parcheggio antistante il Pronto soccorso imperi la sosta selvaggia. Neanche l’ambulanza riesce a passare agevolmente. Si tratta di inciviltà e soprattutto mancanza di rispetto verso coloro che, diversamente abili, hanno il diritto di andare in ospedale come gli altri. Un tempo vigeva una convenzione con il Comune per permettere i controlli della Polizia municipale nelle aree di competenza dell’ospedale. Da anni l’Asp non ne permette il rinnovo». E sull’argomento è intervenuto il sindaco Calanna: «A tutela della sua salute, invito il mio concittadino a desistere da questa forma di protesta. Certo, però, ha ragione. Ho già verificato che in ospedale sono tante le cose da rivedere». [L. S.]


23 settembre 2015
POSTEGGI SELVAGGI DENTRO L’OSPEDALE

Biagio Anastasi ha vinto la sua battaglia

L’Azienda sanitaria, su sollecitazione del Prefetto di Catania, ha deciso di sbloccare una situazione ferma da mesi e iniziare l’iter per rinnovare la convenzione con il Comune di Bronte. Servirà per mettere la Polizia municipale nelle condizioni di elevare le contravvenzioni all’interno dell’area ospedaliera. “Ringrazio tutti – ha affermato Biagio Anastasi – . Adesso interrompo lo sciopero della fame, anche se avrei preferito che l’Asp regolasse il traffico all’ingresso dell’ospedale con del personale che, per carenza di fondi, mi è stato detto non può essere assunto”. Già perché all’ospedale di Bronte mancano i medici nei reparti, figuriamoci chi deve stare all’ingresso. Dal Comune la risposta è stata celere, anche se sembra assurdo che un disabile per ottenere un suo diritto in un luogo pubblico oggi debba scrivere al Prefetto ed iniziare lo sciopero della fame. ( Fonte “La Sicilia” )


, 9 Settembre 2015

SERVIZI SANITARI RIDOTTI AL LIMITE

Allarme del consigliere comunale Salvatore Calamucci, che sollecita la fine dei lavori di ristrutturazione, ancora in corso da circa otto anni. Lanciato anche un forte appello affinché nella struttura sanitaria vengano rimpinguati l’organico di medici e la strumentazione

«L’ospedale di Bronte rimasto escluso dai fondi derivanti dall’accordo di programma quadro»

«Ma la Regione siciliana intende chiudere l’ospedale di Bronte?». A porsi l’interrogativo è il consigliere comunale Salvatore Calamucci (foto a destra), che lascia ad una nota il compito di trasmettere i propri sospetti. E, poiché la somma di vari indizi lascia, quasi sempre, trasparire una verità, per Calamucci è il momento di preoccuparsi. «Nonostante gli impegni formali e le dichiarazioni rilasciate da diversi rappresentanti politici - spiega nella missiva - mi sorge il dubbio che l’ospedale di Bronte sia stato dimenticato e questa impressione è suffragata da un paio di circostanze che mi hanno fatto preoccupare. Apprendo, infatti, con stupore; da un articolo di stampa, che sono stati sbloccati 400 milioni per le Aziende sanitarie provinciali siciliane. Si tratta di fondi dell’Accordo di programma quadro, congelati dal 2002».
«A beneficiarne - continua - saranno molti ospedali siciliani, ad eccezione di quello di Bronte. Al “Garibaldi” arriveranno 5,7 milioni di euro, al Cannizzaro 12,2 milioni, al Policlinico 12,7. Ma arriveranno anche 4,2 milioni di euro agli ospedali di Acireale, Palagonia, Paternò e al San Giovanni di Dio di Giarre. Nella lista manca l’ospedale di Bronte, che certamente necessita di risorse ed investimenti. Mi auguro - conclude - che si tratti di una dimenticanza, altrimenti sarebbe la prova che a rischio non è solo il “punto nascita” ma l’intero ospedale». E questo è solo uno degli indizi resi pubblici da Calamucci. «Sempre da un articolo di stampa - continua - apprendo che il “punto nascita” dell’ospedale di Nicosia, a seguito di un incontro con l’assessore regionale Gucciardi, ha ottenuto garanzie sul suo mantenimento».

«In più - prosegue Calamucci - l’assessore ha autorizzato le assunzioni del personale sanitario per il funziona­mento dell’ospedale del Comune dell’ennese. Bene - conclude il consigliere - anche noi chiediamo che per il nostro ospedale vengano autorizzate le assunzioni». Per Calamucci è bene che i politici passino dalle parole ai fatti e preannuncia già battaglie a difesa del nosocomio brontese.

«L’ospedale è un bene troppo importante per le nostre comunità - aggiunge - e nessuno può pensare che con promesse e incontri di circostanza tutto il processo di potenziamento venga lasciato morire per inerzia e assenza di provvedimenti concreti». Ed uno dei provvedimenti concreti cui l’ospedale di Bronte avrebbe di bisogno è certamente la conclusione dei lavori di ristrutturazione, che si prolungano in maniera ingiustificata da circa 8 anni. Nell’attesa bisognerebbe impinguare la struttura sanitaria di medici e strumentazione. Se l’ospedale di Bronte dovesse malauguratamente chiudere l’intero versante nord dell’Etna da Biancavilla a Giarre o ancor peggio ad Acireale rimarrebbe senza un ospedale vero [T. P.]

Strumentazione antiquata: Nell’agosto scorso un blitz nell’ospedale da parte del sindaco di Bronte, Graziano Calanna, aveva eviden­ziato varie disfunzioni, a comin­ciare dai lavori in corso che occupano ambienti di rilevante impor­tanza e restrin­gono quelli utilizzabili.
Il primo cittadino, poi, si è accorto che le apparec­chiature tecno­logi­che erano anti­quate, a cominciare dai lettini del pronto soccorso per conti­nuare con la colonna laparo­scopica e gli attrezzi chirur­gici che non si cambiano da decenni. Il personale, inoltre, era carente in tutti i reparti, in particolare in “Medicina”, dove mancano quattro medici.




31 Agosto 2015

La chiusura dei reparti con meno di 500 parti l’anno è prevista a dicembre. Da Petralia a Licata la protesta dei sindaci;: «Priorità alla salvaguardia della salute»

La Regione: ridurre il taglio dei punti nascita

L’assessore Gucciardi:«Chiederemo nuove deroghe al ministero.
Chi resterà aperto dovrà adeguarsi alle norme di sicurezza»

[...] Sindaci e comitati cittadini di mezza Sicilia sono sul piede di guerra. Le nuove regole del ministero della Salute stabiliscono che gli ospedali che non rispettano certi standard di sicurezza o che hanno meno di 500 parti l’anno debbano chiudere, ma le comunità locali non ci stanno. Nuove speranze arrivano adesso dall’assessore regionale alla Salute, Baldo Gucciardi, che è pronto a riaprire la vertenza: «La competenza esclusiva è del ministero - chiarisce l’ex capogruppo del Pd - ma chiederemo di riaprire il tavolo di trattative sui punti nascita e assicurare altre deroghe». Il conto alla rovescia è scattato per i reparti degli ospedali di Mussomeli, Bronte, Lipari, Mistretta, Licata, Santo Stefano di Quisquina e per l’ospedale Madonna dell’Alto di Petralia. La chiusura era fissata per la fine dell’anno ma una circolare dell’assessorato ha già invitato i manager a smobilitare i reparti che non garantiscono gli standard minimi di sicurezza e a concludere l’operazione entro settembre.

«Chiederemo le deroghe - chiarisce Gucciardi - ma con l’obbligo tassativo per tutti di adeguarsi alle norme per la sicurezza». Gli ospedali devono garantire ad esempio l’assistenza con personale ostetrico e ginecologico giorno e notte e devono assicurare la presenza costante di anestesisti e pediatri. Ma la regola che sta scatenando maggiori polemiche è quella che introduce la soglia minima dei 500 parti l’anno che ha già portato alla cancellazione di diversi centri nell’Isola. La scorsa primavera la Regione era riuscita a strappare al ministro Beatrice Lorenzin una deroga alla chiusura dei reparti di Nicosia, Corleone, Pantelleria e Cefalù mentre non c’è stato niente da fare per le altre strutture.

Ora il nuovo assessore proverà a far leva sul suo maggior peso politico nel rapporto con Roma puntando soprattutto sull’emergenza viabilità scoppiata nell’Isola dopo il crollo del viadotto Himera sull’autostrada Palermo-Catania. È questa l’unica chance, ammettono i tecnici dell’assessorato, perchè in realtà i numeri sui parti registrati condannerebbero i centri alla chiusura. Se Licata è al limite con 422 parti, 273 sono stati quelli di Paternò, 267 a Bronte, 204 a Mussomeli, 135 alla casa di cura Attardi, 13 a Lipari e 128 a Petralia. Tutti inferiori ai 500 previsti dalla legge, ma per sindaci e politici ci sarebbero validi motivi per mantenere in vita i reparti. [...] (Riccardo Vescovo)


, 14 Agosto 2015

Ospedale, riattivato il gruppo di continuità

La sostituzione dello strumento ha consentito la riapertura delle sale operatorie e parto

Si è conclusa positivamente la vicenda del gruppo di continuità guasto, che ha bloccato per quattro giorni l’attività delle sale operatoria e parto dell’ospedale di Bronte. Ieri pomeriggio, i tecnici della ditta che esegue i lavori di manutenzione all’ospedale, dopo molte ore di lavoro ininterrotto, hanno sostituito il gruppo guasto con quello che era giunto da Frosinone e, dopo averlo montato e collaudato, hanno dato il via libera ai medici, per il ripristino dell’attività nelle due sale. (...) Così è stato possibile fare tornare subito in funzione le sale operatoria e parto. Sono stati giorni caldi per l’ospedale che, nell’ultimo periodo, ha dovuto fare i conti con una serie di avversità, partendo dal guasto alla “tac”, rimasta fuori uso per alcuni giorni, all’annuncio della chiusura del punto nascite, per finire con questo episodio che sembrava dovesse assestare il colpo di grazia alla struttura sanitaria.

Invece, grazie ad un impegno serio e celere, un problema che sembrava difficilmente risolvibile è stato superato nello spazio di pochi giorni e molti “leggono” questo aspetto come un auspicio di carattere positivo, che magari finalmente qualcosa inizi a cambiare e, quindi, l’ospedale di Bronte abbia, da parte di tutti, l’attenzione che merita, considerato che si tratta dell’unico avamposto sanitario in un territorio tra i monti e con strade che impercorribili specie d’inverno. A Bronte, però, i problemi non sono finiti, gli operatori sanitari, ancora aspettano le nuove strumentazioni che sono state promesse nel corso delle numerose visite effettuate da diversi politici, prima delle elezioni, unico periodo in cui l’ospedale è stato sotto i riflettori. Poi il silenzio. E nessuna visita per stabilire cosa serva o le priorità. Poi solo cattive notizie e i guasti che coinvolgono sempre più spesso attrezzature ormai obsolete. Fino a quando dureranno i lavori? Quando si potrà avere un ospedale degno di questo nome? La gente aspetta ancora, ma fino a quando durerà la pazienza? Interrogativi, questi, che attendono risposte. [Luigi Saitta]


, 12 Agosto 2015

Fuori uso il gruppo di continuità dell’ospedale. Interventi chirurgici sospesi per precauzione

Sale operatorie chiuse per guasto

Un bacino di 8 Comuni. L’apparecchiatura funzionava da 17 anni, forse lunedì arriveranno i tecnici per sistemarla.

Non c’è pace per l’ospedale di Bronte, giunto ormai al capolinea e con la gente stufa di essere trattata come cittadini di serie B e privata di servizi essenziali. Un ospedale che serve otto Comunì montani, in territori spesso isolati, e con un bacino di ben 50 mila utenti. A causa di un guasto al gruppo di continuità, un dispositivo che in mancanza di corrente elettrica fa funzionare tutti gli impianti fino al momento in cui si mette in funzione il gruppo elettrogeno, è stata sospesa tutta l’attività della sala operatoria, della sala parto, e di parte della diagnostica.

Senza questo essenziale “gruppo”, e con i temporali che in questi giorni hanno colpito il versante nord dell’Etna provocando anche dei black out, potrebbe capitare che durante un’operazione chirurgica o un parto, le sale operatorie rimangano al buio, senza l’ausilio di importanti macchinari tra cui respiratori automatici e diffusori di ossigeno. Un autentico colpo di grazia per l’intero territorio servito da questo presidio sanitario, ormai da anni lasciato sempre più privo di innovazioni tecnologiche e di attrezzature al passo con i tempi.

Nella sala operatoria si effettuano mediamente circa 30 interventi la settimana, tra chirurgia, ortopedia, urologia e qualche cesareo, oltre a eventuali urgenze improvvise. A denunciare la situazione è stato l’ex sindaco Pino Firrarello, che personalmente ha seguito la vicenda: «Ho saputo la notizia e anche che, per sistemare il tutto ci vorrebbe più di un mese - ha dichiarato - Il guasto di questo gruppo, in funzione da ben 17 anni, ha bloccato l’intero ospedale, sia la parte delle sale operatorie, sia la sala parto. Ho chiamato la dott. Faraone, dirigente amministrativa dell’Asp3, che dopo aver svolto un’inda­gine, mi ha assicurato che la ditta che ha fabbricato il “gruppo’’ potrà intervenire subito, molto probabilmente già lunedì 17 per sistemare il pezzo e metterlo in funzione entro i 2-3 giorni successivi. Considerato il periodo, credo che di più non si poteva fare».

Amareggiato anche il sindaco di Bronte, Graziano Calanna, che qualche giorno fa aveva effettuato un blitz in ospedale evidenziando gravi carenze: «E’ l’ennesimo problema che colpisce una struttura di periferia e spesso isolata - dice - ho subito contattato i vertici locali, che stanno lavorando per risolvere il problema. Chiederò immediatamente un incontro con il nuovo direttore dell’Asp 3 appena nominato. Ora non si può più perdere tempo, prima che succeda qualcosa di grave».

Sul piede di guerra anche il sindacato Nursind infermieri. «Da anni segnaliamo le criticità di Bronte - dice Salvo Tirendi - tra cui la grave carenza di personale specie in pediatria nelle ore notturne. Molte cose sono state segnalate alla direzione, ma ancora nulla è cambiato». [Luigi Saitta]

Intervento dell’Asp

L’indispensabile apparecchio era stato messo fuori uso dai temporali che si sono registrati nei giorni scorsi - Molti interventi programmati sono stati posticipati mentre qualche parto è stato dirottato all’ospedale di Biancavilla

Ospedale, entro oggi la normalità

Giunto ieri da Frosinone un nuovo gruppo di conti­nuità che sostituirà quello guasto e non riparabile
Finalmente una buona notizia per l’ospedale di Bronte, che pur nella cruciale settimana di ferra­gosto, vede inter­venire l’Azienda sanitaria provinciale 3 con cele­rità, per sistemare il guasto che ha messo fuori uso il gruppo di continuità, con conse­guente blocco delle sale opera­torie e parto. Molti interventi programmati sono stati posticipati; qualche parto è stato, invece, dirottato all’ospedale di Biancavilla, ma fortuna­tamente non si sono registrati molti disagi.
L’Asp 3, attraverso una nota, ha comunicato che entro la sera di oggi il guasto sarà eliminato. «Nei giorni scorsi - si legge nella nota - a causa dei tempo­rali il gruppo di conti­nuità ha subito un guasto irrepa­rabile; sul posto è stato effettuato un sopral­luogo anche da parte dei tecnici della casa produt­trice, i quali hanno accertato l’impos­sibilità di sistemarlo. Per questa ragione, è stata attivata la procedura d’urgenza al fine di proce­dere con l’immediata sostitu­zione del gruppo. Ieri, un grup­po idoneo, è stato reperito a Frosinone e, con un tra­sporto aereo, trasferito a Catania per essere portato a Bronte e sostituire il gruppo guasto». (...) [da La Sicilia, 13.8.15]




6 Agosto 2015

Bronte, Randazzo, Maletto, Maniace, Cesarò, San Teodoro, Santa Domenica Vittoria e Floresta

OTTO COMUNI INSIEME CHIEDONO UN OSPEDALE EFFICIENTE E DIFENDONO IL PUNTO NASCITA

Uniti per difendere il diritto alla salute

Calanna: «Avremo più forza per garantire i diritti dei nostri concittadini»

L’intero territorio e tutte le forze politiche del versante nord ovest dell’Etna chiedono non solo di mantenere il Punto nascita, ma di potenziare il "Castiglione-Prestianni", unico avamposto di ospedalità in un territorio montano troppo lontano, soprattutto in inverno, dai grandi ospedali. Questo il messaggio finale di un partecipato Consiglio comunale che il presidente Nino Galati ha riunito nell’insolita sede del Castello Nelson per ospitare anche i sindaci ed i colleghi consiglieri dei Comuni vicini, che insieme a Bronte si stanno battendo affinché il Punto nascita non venga chiuso.

E tutti hanno risposto all’invito. I primi cittadini e buona parte dei consiglieri comunali di Randazzo, Maletto, Maniace, Cesarò, San Teodoro, Santa Domenica Vittoria e Floresta hanno partecipato all’assise brontese che il presidente Galati ha introdotto così: “Siamo qui per difendere non solo il Punto nascita, ma l’intero ospedale affinché possa vantare Unità operative complete secondo le esigenze dei pazienti”. Ed al presidente ha fatto eco il sindaco, Graziano Calanna: «Siamo qui per parlare dell’ovvio.

 Non è possibile che 8 sindaci ed altrettanti Consigli comunali debbano riunirsi per difendere il diritto alla salute. Evidentemente ciò che per noi è ovvio, non lo è per chi ci governa. Questo territorio ha tutte le ragioni per pretendere non solo un funzionale Punto nascita, ma un ospedale efficiente. Eppure negli anni la struttura è stata depotenziata, lasciando al Punto nascita, per esempio, appena 7 posti letto, insufficienti per raggiungere i 500 parti l’anno richiesti».

«Proprio in queste ore – ha continuato - una severa ispezione sanitaria ha sancito che la sala parto del nostro ospedale è in regola, sarebbe un peccato ed uno spreco semmai chiuderla. L’ospedale – ha concluso - è di tutti i cittadini siano essi di destra o di sinistra, sarebbe deleterio farne una battaglia di bottega. Tutti abbiamo l’obbligo di far sentire imponente la nostra voce a Roma o Palermo che sia, pur di vedere garantito uno dei diritti più importanti, quello alla Salute». Ed a dimostrazione di ciò il sindaco Calanna in persona ha invitato al Consiglio l’ex sindaco sen. Pino Firrarello che già nel 2012 si era battuto per difendere il Punto nascita.

«Condivido con voi – ha affermato il senatore – che non bisogna soltanto salvare il Punto nascita, ma pretendere un ospedale funzionante, altrimenti anche la vita delle future mamme sarebbe a repentaglio. Non si possono, infatti, gestire le urgenze con le reperibilità degli anestesisti. La verità è che la Sanità in Sicilia è allo sfascio, di fatto ha cancellato l’ospedale del territorio, invece utilissimo anche per non affollare gli ospedali specialistici della città. E’ una nuova è funzionale piana organica che bisogna chiedere attraverso la ritrovata disponibilità dell’assessore regionale. Nuove attrezzature – ha concluso - si potrebbero acquistare con il ribasso d’asta degli eterni lavori di ristrutturazione fortunatamente ancora non spesi».

E tutti i sindaci hanno ribadito come sentano proprio l’ospedale di Bronte ed insieme ai Consigli comunali sono pronti a dare battaglia. Si inizia con un documento inviato a Palermo, dove si chiede non solo il mantenimento del Punto nascita, ma anche un ospedale efficiente.

“Ringraziamo i sindaci, i presidenti dei Consigli comunali e tutti gli intervenuti. – hanno concluso Calanna ed il presidente Galati – Oggi è stato sancito un patto fondante a vantaggio di tutta la comunità. Insieme avremo più forza per garantire i diritti dei nostri concittadini”.

LA STORIA SI RIPETE

L'imponente manifestazione del 18 Febbraio 2012, organizzata dall'allora sindaco sen. Firrarello a difesa del Punto nascita e dell'ospe­dale Castiglione-Prestianni.
Fra migliaia di citta­dini sfilarono allora i sindaci Firrarello (Bronte), Del Campo (Randazzo), De Luca (Maletto), Pinzone Vecchio (Maniace), Pinzone (Santa Domenica Vittoria), Agliozzo (San Teodoro) e Caputo (Cesarò). Con loro i presidenti dei rispettivi Consigli comunali, i rappre­sen­tanti di tutte le asso­ciazioni del circondario, numerose autorità fra cui gli onorevoli Pippo Limoli e Nino D’Asero ed i consiglieri provinciali Nunzio Parrinello ed Aldo Catania.
Un anno dopo, il 29 marzo del 2013, il presidente della Regione, Rosa­rio Cro­cetta, an­nunciò che il Punto nascita  «non sareb­be stato chiuso, ma anzi poten­ziato».
In effetti fino ad oggi ha operato, ma con posti letto notevol­mente ridotti e personale dimezzato rispet­to alle necessità. Quindi se non è stato chiuso è stato con­dan­nato a morte, perché non è stato messo in condi­zione di raggiun­gere gli obiettivi previsti dal Ministero.
«Dopo 87 anni l'ospedale muore», così cinque anni fa, nel Di­cem­bre 2010 si leggeva nello striscione davanti a sindaci e citta­dini in corteo in difesa del Casti­glione-Prestianni.


31 luglio 2015

Punto nascite, forse c'è uno spiraglio

Incontro tra i sindaci della zona e l'on. Burtone

«Ogni possibile deroga deve derivare da una funzionale concertazione con la Regione»

Si apre un altro spiraglio per salvare il Punto nascita dell’ospedale Castiglione Prestianni, dichiarato chiuso perché effettua meno di 500 parti l’anno. L’on. Giovanni Burtone, ospite dell’Amministrazione e del Consiglio comunale, ha annunciato che oggi lo stesso Ministero sarebbe pronto a rivedere la decisione, bisogna però che inizi una seria interlo­cuzione con la Regione siciliana pronta a far emergere, non tanto le esigenze di campa­nile, ma le reali necessità dei territori.

All’incontro con Burtone, svolto nella sala consiliare del Comune alla presenza del presi­dente dell’assemblea consiliare Galati, oltre che del sindaco Calanna con la sua Giunta, hanno partecipato i primi cittadini ed i rappresentanti dei Comuni di Randazzo, Maletto, Maniace, Cesarò, San Teodoro e Santa Domenica Vittoria tutti al fianco di Bronte nella battaglia per salvare il Punto nascita.

“E la nostra non è una battaglia di campanile – ha affermato Calanna in apertura – ma è frutto della legittima considerazione che il territorio nord ovest dell’Etna, essendo mon­tano e caratterizzato da una mobilità lenta e difficile, non può fare a meno di un servizio così importante.
Oltre a ciò – ha continuato – all’ospedale di Bronte, prima che inizias­sero gli intermina­bili lavori di ristrutturazione, quando i servizi erano considerati di eccel­lenza, si effet­tuavano più di 600 parti l’anno. Allora – ha concluso – se per cause pret­ta­mente economiche dobbiamo raggiungere determinati risultati è bene che l’ospedale di Bronte venga messo nelle stesse condizioni di operatività degli altri”.

“Il numero minimo di 500 parti l’anno – ha affermato Burtone all’assemblea – deriva da un dettato dell’Organizzazione mondiale della Sanità che considera sicuri gli ospedali che effet­tuano 1000 parti l’anno. Noi abbiamo dimezzato la quota. Ci rendiamo conto di alcune differenze ed il Ministero, discutendo una mia interrogazione ha deciso di rivedere alcune posizioni. Ogni possibile deroga deve derivare da una fun­zio­nale concer­tazione con la Regione. Che si faccia subito quindi un incontro fra Ministro, Sottosegretario ed Assessore regionale. Attenzione però - ha concluso – la stessa Regione poi deve utilizzare il tempo della deroga per rendere efficiente l’ospedale perché poi se si rimane sotto i 500 parti l’anno il problema di ripropone”. Significativi gli interventi dei sindaci e dei consiglieri di Bronte, Ernesto Di Francesco, Salvino Luca, Valeria Franco, Vittorio Triscari, Giuseppe Di Mulo e dello stesso presi­dente Galati. Alla fine ha prevalso la speranza e la fiducia anche grazie all’impegno assunto a Palermo con il sindaco Calanna dall’assessore regionale alla Salute, Baldo Gucciardi.


28 luglio 2015

Incontro di Calanna con il nuovo assessore alla Salute della Regione

«Il Punto nascita deve rimanere in vita»

Sì di Gucciardi alla deroga

Il sindaco Calanna nella battaglia per non far chiudere il Punto nascita del "Castiglione Prestianni" trova nel neo assessore regionale alla Salute, Baldo Gucciardi, un formidabile alleato. L’assessore, infatti, dopo aver ascoltato a lungo il primo cittadino che ha ricevuto a Palermo, ha deciso di chiedere per Bronte, al Ministero della Salute, la deroga al decreto che prevede la soppressione dei Punti nascita che effettuano meno di 500 parti l’anno.

“Con il sindaco Calanna – ha affermato l’assessore Gucciardi alla fine dell’incontro - abbiamo affrontato lo spinoso problema dei Punti nascita degli ospedali di montagna e di Bronte in particolare. Concordo con lui in pieno sulla difficoltà che le comunità saranno costretti a subire nel caso in cui questi servizi verranno ad essere soppressi. Per chiesto mi faro portavoce presso il Ministero della Salute, affinché il Punto nascita dell’ospedale di Bronte venga mantenuto. Territori – ha concluso – che hanno difficoltà di natura orografica e di mobilità non possono perdere un servizio ospedaliero così importante”. Al vertice ha partecipato anche l’on. Anthony Barbagallo, anch’egli intervenuto per difendere il Punto nascita brontese: “La politica e le istituzioni non possono che essere per il mantenimento del Punto nascita brontese. Combatteremo questa battaglia a testa alta e con autorevolezza, consci che l’atteggiamento del Ministero verso i Punti nascita vada corretto. La competenza dell’assessore Gucciardi sarà un valore aggiunto nella trattativa con Roma. L’ho sempre ribadito: quando si parla di salute – conclude – i crudi numeri non possono avere sempre ragione”. Più che soddisfatto il sindaco Calanna: “Non solo io, ma un intero territorio ringraziano l’assessore Gucciardi e l’on. Barbagallo. – ha affermato - Certo la battaglia sarà ancora lunga e difficile, ma i cittadini di Bronte e del versante nord dell’Etna da oggi sanno che la Regione siciliana difenderà il loro sacrosanto diritto alla Salute”.


15 luglio 2015

Santa Domenica Vittoria, Randazzo, Cesarò, Maniace e Bronte

Nessuna rassegnazione, il punto nascita va difeso fino alla fine

«Abbiamo tutta la ragione del mondo per chiedere la deroga alla soppressione”

“Non c’è spazio per la rassegnazione. Il Punto nascita dell’ospedale di Bronte va difeso. I Consigli comunali approveranno delle mozioni da consegnare alla Regione, organizzeranno manifestazioni e soprattutto chiederanno al nuovo assessore regionale alla Salute, Baldo Gucciardi, di essere ricevuti”. E’ la voce unanime dei presidenti e dei Consigli comunali del territorio, da Santa Domenica Vittoria, a Cesarò, passando da Randazzo, Maniace è Bronte. Riuniti dal neo presidente dell’Assemblea consiliare di Bronte, Nino Galati, hanno nuovamente sancito il loro no alla chiusura del Centro nascita del Castiglione-Prestianni, addirittura anticipata al 30 settembre.

All’incontro hanno partecipato diversi consiglieri comunali di Bronte e degli altri Comuni, ma anche i sindaci di Cesarò, Salvatore Calì e naturalmente di Bronte, Graziano Calanna, pronto a tornare dall’Assessore regionale anche per contestare la decisione di anticipare la chiusura del servizio. Presente anche il vice sindaco, Angela Saitta. I consiglieri Vittorio Triscari, Massimo Castiglione, Antonio Petronaci, Carlo Castiglione e Giuseppe Di Mulo, assieme al sindaco Calì ed ai presidente dei Consiglio comunali di Randazzo Nino Grillo, Salvatore Pinzone Vecchio di Maniace e Rosa Santamaria di Santa Domenica Vittoria, hanno ribadito la necessità di intervenire con fermezza e prontezza. “Per questo motivo – hanno poi ribadito alla fine il presidente Galati ed il sindaco Calanna – forti del mandato che abbiamo ricevuto dal territorio, prepareremo una delibera da far approvare a tutti i Consigli comunali. Poi chiederemo udienza al nuovo assessore. Bronte è un Comune montano distante dai grandi ospedali, ha diritto alla Salute e tutta la ragione del mondo per chiedere la deroga alla soppressione del Punto nascita”.



, 7 Luglio 2015

L’ospedale di Bronte sembra segnato come un presidio da immolare sull’altare del risparmio

Tac fuori uso, odissea senza fine

Dopo 17 giorni di stop, non si è riuscito ancora a riparare il guasto e nemmeno ad individuarlo

Continua l’odissea dei medici dell’ospedale di Bronte, costretti a non potere usare la Tac da ben 17 giorni e che ancora non sanno con certezza quando potranno affidarsi al prezioso strumento diagnostico. In un primo momento, si era detto che la causa del guasto fosse un condizionatore; adesso, dopo che gli addetti alla manutenzione hanno sostituito il condizio­natore, nulla è cambiato. Lo stop al delicato e costoso macchinario, quindi, sarebbe da imputare a un’altra ragione, forse da cercarsi nella stessa Tac. Al momento, comunque, la vicenda è avvolta nel mistero. Nel frattempo, continuano i viaggi delle ambulanza verso ospedali più vicini, provvisti di Tac. Assieme al danno anche la beffa, perché, considerando che sono almeno tre al giorno i pazienti trasferiti, con impiego di ambulanze e personale spesso anche in reperibilità, se si fanno due conti, si può tranquillamente dire che le cifre spese potevano benissimo essere impiegate per sistemare la Tac, con un notevole risparmio per l’Azienda sanitaria provinciale. Il nosocomio di Bronte, però, ormai è segnato come un presidio da immolare sull’altare del risparmio, privando la città e i centri vicini di un essenziale servizio, nonostante molti medici e infermieri lavorino quasi sempre in condizioni al limite. A tal proposito, di rilievo risulta la testimonianza di una coppia di Maletto che ha avuto dall’ospedale un’ottima risposta.

«Mia moglie, una donna di 36 anni alla 35’ settimana di gravidanza - racconta Nino Minissale - ha avvertito forti dolori e l’ho subita accompagnata in ospedale, dove è stata visitata dall’unico ginecologo presente, il quale stava assistendo altre gestanti. Il medico ha constatato che mia moglie aveva subito il distacco della placenta e la piccola in grembo era in pericolo di vita. Subito è stata portata in sala operatoria e operata». «Grazie alla loro tempestività - conclude Minissale - e alla loro bravura la piccola Irene, di oltre 2 chilogrammi, e la mamma sono state salvate. Voglio personalmente ringraziare il ginecologo, il neonatologo e tutto lo staff sanitario: non avremmo mai avuto il tempo di recarci in un altro ospedale». [Luigi Saitta]


, 3 Luglio 2015

Dopo la chiusura del Punto di primo intervento pediatrico ora bisognerà recarsi ad Adrano

Dal 1° luglio chiuso il Ppip

Uno «scippo» anche per i piccoli pazienti

Non c’è pace, per la città di Bronte, che si vede conti­nuamente privare di servizi essenziali o che ancora aspetta interventi di ripristino che dovevano essere fatti con una certa urgenza.con una certa urgenza. Da poco si è parlato della chiusura futura del Punto nascita, del locale ospedale, ma intanto, dal primo luglio, è stato chiuso il Punto di primo intervento pediatrico (Ppip), situato nel viale Catania. Una grossa perdita per i bambini della zona, che adesso, in caso di bisogno di cure nei prefestivi o nei festivi, saranno costretti ad andare al Ppip di Adrano, oppure a rivolgersi al Pronto soccorso dell’ospe­dale, che già affronta molti casi al giorno spesso con un solo medico di turno. Una situazione parados­sale, visto che nello stesso ospedale, i prefestivi ed i festivi, non è di servizio un medico pediatra, ma lo stesso è reperibile. Un servizio, quello del Ppip, che ha effettuato circa 1300 accessi nel 2014, di cui solo una ventina hanno avuto la necessità di essere ricoverati in ospedale. Un servizio “tagliato” in alcuni Comuni, tra cui Bronte, e che invece, almeno per ora, rimane in altri, in nome di numeri e risparmi, che vengono valutati da chi dirige la Sanità, senza tenere conto di altri importanti fattori che sono più importanti dei numeri. Basti pensare che da oggi un bimbo di Cesarò, S. Teodoro, o Randazzo, dovrà viaggiare per almeno un ora, in condizioni buone, per potere avere una visita pediatrica.

Migliora, forse, la situazione della Tac dell’ospedale, ferma da 14 giorni, per un guasto ad un condizio­natore. Un guasto banale, ad uno strumento non diagnostico, che però ha privato i sanitari del “Casti­glione Prestianni” di un importante strumento diagnostico, con le ambulanze costrette ad arrivare a Biancavilla, Paternò ed anche a Catania, con pazienti con gravi problemi cerebrali e che necessitavano della Tac. Un guasto che poteva e doveva essere riparato con più celerità, ma che come sempre si ripercuote su un ospedale abbandonato dai vertici sanitari, con i lavori di ristrutturazione fermi da anni e con gli operatori costretti a lavorare in condizioni sempre più pessime e senza validi interlocutori. In una zona in cui i cittadini hanno sempre più doveri e sempre meno diritti. [Luigi Saitta]


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