I FATTI DEL 1860

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I dibattiti e le ricostruzioni dei Fatti di Bronte

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I Fatti del 1860

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Dipinti e disegni di maestri italiani sui Fatti del 1860


Pietro Annigoni

"Libertà", di Alberto Gianquinto,1988

Alberto Gianquinto

Per ricordare i tragici fatti del 1860, nel 1988, negli antichi granai del Castello Nelson, si è svol­ta una straordinaria mostra di "Dipinti e disegni di maestri italiani ispirati alla novella di Giovanni Verga o all'oppressione".

La mostra, iniziativa dell’artista brontese Nunzio Sciavarrello, fu realizzata dall'Istituto per la Cul­tura e l'Arte di Catania con la partecipazione di numerosissimi artisti italiani.

Fra gli altri, mandarono le loro opere Pietro Annigoni, Remo Brindisi, Agenore Fabbri, Pericle Fazzini, Renato Guttuso, Emilio Greco, Sante Monachesi, Domenico Spinosa, Orfeo Tamburi, Ernesto Treccani...
 

Libertà, di Orfeo Tamburi
Orfeo Tamburi

"Libertà, di Ernesto Treccani, 1988
Ernesto Treccani


Agenore Fabbri

"Libertà", di Saro Mirabella, 1988

Saro Mirabella


Domenico Spinosa

San Vito, di Nunzio Sciavarrello
Nunzio Sciavarrello

Libertà, di Emilio Greco
Emilio Greco

Dipinti e disegni di maestri contemporanei nell'antica cornice del castello

dell'ex Abbazia dei Benedettini, libere espressioni realizzate in riferimento alla nota novella di Giovanni Verga «Libertà» per sottolineare il fatto che un grande narratore della statura del Verga ha voluto dedicare un suo scritto ad una vicenda di sangue occorsa a Bronte nel 1860, paese dell'Etna, provato da secoli e travagliato dalle ingiuste angherie dovute a disparità sociali.

Bronte trae origini da un gruppo di casali popolati un tempo di contadini e pastori sempre in lotta per l'esistenza, che in uno sfortunato giorno divennero protagonisti di gravi eventi sottolineati da significative date: 1849 e 1860.
E al '60 si riferiscono fatti che vengono «tacciati» di ribellione e condanne sommarie eseguite da Nino Bixio, responsabile artefice di un massacro che soffocò nel sangue l'anelito di libertà da secoli sospirata.
Libertà pagata a carissimo prezzo: tragico epilogo del secolare vassallaggio nutrito e cresciuto all'ombra dei Nelson, nella ricca ducea, dal 1799 allogata nel castello.

Oggi, con soddisfazione unanime rivediamo il castello con l'ex Abbazia, prima basiliana e dal 1173 benedettina, restituito alla comunità, ed è anche motivo di plauso per l'amministrazione civica che ne ha operato il riscatto.

La mostra è ordinata negli antichi granai. Accanto alle opere sopra accennate si raccolgono altri significativi dipinti ispirati all'oppressione con ampia apertura artistica quale documentazione di quanto oggi avviene nel mondo dell'arte.

La cornice è stupenda anche perché racchiude la realizzazione di un sogno da tempo celato nella memoria dei padri. La chiesa di S. Maria di Maniace, con le sue preziose sculture e dipinti appare più fulgida e più suggestiva.
Nunzio Sciavarrello
Luglio 1988


«L’idea di dedicare una mostra alla libertà o alla repressione

nacque qualche anno addietro forse quando Bronte celebrò, dopo oltre cento anni, il processo a carico di Nino Bixio, il prode garibaldino responsabile della cruenta repressione dei contadini in rivolta, avvenuta in Sicilia ai tempi dell’impresa dei Mille, per la divisione della terra, contro il potere dei «galantuomini», proprietari terrieri.

In breve tempo il proposito di Nunzio Sciavarrello (di promuovere e sollecitare gli artisti) trovò sostanza nel rispettivo messaggio e l’immediata disponibilità dello scrivente.

Presto ci mettemmo all’opera, si scrissero lettere a noti artisti alcuni dei quali protagonisti della Resistenza ora con le sole armi della cultura ora con quelle effettive e reali per difendere i Paesi oppressi della dittature e soprattutto per conquistare all’uomo lo sua piena dignità e lo sua completa affermazione nell’ambito del processo storico.

L’invito fu accompagnato da una copia della novella del Verga Libertà che appunto si riferiva a quel massacro affinché si comprendesse lo spirito della nostra iniziativa, anche perché le opere dei maestri avrebbero dato una nuova veste al racconto verghiano che l’Istituto per lo cultura e l’arte avrebbe, per l’occasione pubblicato.

Fummo lieti di ricevere i primi riscontri che furono parecchi.

Libertà, di Ennio Calabria
Ennio Calabria

Una macchia di sangue nel cielo purissimo della Sicilia, di Quinto Ghermandi
Quinto Ghermandi

Libertà, di D’Inessa
Dinessa

Libertà, di Piero Guccione
Piero Guccione

Altre riproduzioni di opere degli artisti che parteciparono alla mostra sono visibili nelle pagine Libertà, Verga e la libertà (di L. Sciascia) ed I fatti di Bronte (di L. Sciascia).

Molte delle opere realizzate sono esposte nella Pinacoteca Nunzio Sciavarrello-Bronte.


Remo Brindisi

Come altre volte notammo lo signorilità e lo squisita solidarietà umana e artistica di gente sensibile ai problemi dell’arte; come altre volte sentimmo il calore (non si può non ricordare lo slancio di Remo Brindisi o lo grande nobilità d’animo di Pietro Annigoni, i primi a mandare le loro opere) degli uomini di cultura pronti a dare una mano alla gente della nostra terra cosi lontana dal Nord, dove le cose si fanno e tutto acquista dimensioni diver­se.

Oggi le vecchie mura del castello, che fu amena dimora dei Nelson, ritornato al demanio di Bronte dopo secoli di vassallaggio, onorano i maestri della originale rassegna: Pietro Annigoni, Remo Brindisi, Ennio Calabria, Agenore Fabbri, Pericle Fazzini, Quinto Ghermandi, Alberto Gianquinto, Emilio Greco, Piero Guccione, Sante Monachesi, Domenico Spinosa, Orfeo Tamburi, Ernesto Treccani, e poi Saro Mirabella, Renato Guttuso. Ci sono an­che Nunzio Sciavarrello, D’Inessa, Michelangelo Spampinato, Nunzio Urzì che fanno gli onori di casa.

Questo particolare incontro con l’arte, di lontani e cari ricordi spesso assai dolorosi ai figli di Bronte, sarà certamente di spinta ai giovani cui addi­tiamo i valori dell’uomo e dell’artista che sono indivisibili, ponendo in prima l’uomo che ci guida alla ricerca e comprensione del secondo.»

D’Inessa (Giuseppe Finocchiaro)

Luglio 1988



I DIBATTITI E LE RICOSTRUZIONI DEI FATTI DI BRONTE

Simposio Internazionale di Scultura

Nel 1990, anche questo organizzato da Nunzio Sciavarrello, si è svolto a Bronte nel parco del Castello Nelson un Simposio Internazionale di Scultura per la creazione di un Museo all'aperto.

Anche questa volta il riferimento ai "fatti di Bronte del 1860" è stato palese.

Il sen. Pino Firrarello, presidente del Comitato organizzatore, così apriva i lavori del Simposio:
"Il tema trattato dagli artisti è "La Libertà", argomento a cui Bronte è legata da antiche vicende che non vanno dimenticate perchè la storia deve servire a progettare e a meglio vivere il divenire".
Le 19 opere esposte in mezzo ai plurisecolari platani e agli eucaliptus, fanno parte del museo di sculture in pietra lavica all’aperto del Castello Nelson.

Sono presenti sculture di artisti italiani e stranieri tra i più affermati e noti come Simon Benetton, Raffaele Biolchini e Domenico Difilippo, Nello Bocci, il randazzese Antonio Portale e i siciliani Gaetano Arrigo, Giovanni Migliara, Gianni Pasotti e Giuseppe Pravato.
Fra gli artisti stranieri citiamo Pablo Atchugarry, lo statunitense David Campbell e Toshihiko Minamoto e Nèlida Mendoza.



I DIBATTITI E LE RICOSTRUZIONI DEI FATTI DI BRONTE

Il monumento
ai cinque fucilati

Nelle foto a destra, il monumento eretto nel 1985 in ricordo dei cinque fucilati ed un murales che ricorda il tragico l'episodio.

Il monumento, eretto in occasione del Processo a Bixio, è posto ai piedi della scalinata che immette sul piazzale antistante il convento e la chiesa di S. Vito, dove all'alba del 10 Agosto 1860, vicino al portone della Selva (così detto perché immetteva in una spaziosa selva di pertinenza del convento di San Vito), in presenza di tutta la popolazione brontese

«col secondo grado di pubblico esempio», Nino Bixio fece fucilare i cinque presunti colpevoli di stragi e incendi avvenuti durante i tragici Fatti di Bronte del 1860.

MONUMENTO AI FUCILATI DEL 1860

Le due targhe apposte sul monumento recitano: «Ad perpetuam rei memoriam che nell'agosto 1860 di cittadini brontesi donò la vita in olocausto»  «Amministrazione Comunale, 10 ottobre 1985».
Il monumento è opera dello scultore brontese Domenico Girbino.

Gli atti del processo, unitamente a quelli del convegno-dibattito fra gli storici interve­nuti ed a una severa ricostruzione dei fatti di Bronte, sono stati pubblicati nel 1991 dall’editore Giuseppe Maimone nel libro "Il Processo a Bixio" a cura di Salvatore Scalia.
 

Processo a Bixio

Gli atti del convegno, il dibattimento e la sentenza della Corte sono stati da noi pubblicati in una

 edizione digitale liberamente scaricabile

Bronte, piazza S. Vito, lapidi a ricordo dei Fatti del 1860

Una lapide per i 16 "cappelli" trucidati

I sedici "cappelli" trucidati dai rivoltosi brontesi sono stati dimenticati per oltre 150 anni, fino al 2010 quando, nella ricorrenza del 150° anniversario dei Fatti, il Comu­ne di Bronte, ha voluto ricordare e commemorare tutti, accomunando  vittime e presunti carnefici, con un piccolo semplice monumento e con due lapidi comme­morative murate su una parete del Convento di San Vito.
Le lapidi, scoperte il 10 agosto 2010, ricor­dano, accomunandoli, le 21 persone che o per mano dei rivoltosi (16) od a causa di Bixio (5), trovarono la morte 150 anni prima.

Nella foto sinistra il semplice monumento e le due lapidi. Quella in alto, dedicata ai 5 fatti fucilare da Bixio, riporta la scritta: «La Città di Bronte, ad imperituro ricor­do nel 150° anniversario del sacri­ficio dei cinque concittadini brontesi fucilati. Vit­time di una giustizia sommaria, applicata in guerra in nome di una presunta ragio­ne di stato. Bronte 10 agosto 2010, Il sindaco, sen. Giuseppe Firrarello».

L'altra targa ricorda (La Città di Bronte in memoria di:), accomunandoli, i nomi del­le 16 vittime barbaramente trucidate dai rivoltosi in quei tragici giorni e, a seguire, quelli dei 5 loro presunti carnefici, fatti fucilare da Bixio, a loro volta vittime di un sbrigativo processo «tutte vittime del cruento eccidio avvenuto a Bronte nel 1860. Il loro perenne ricordo nella storia e nei nostri cuori a custodia della pace»


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