La ducea inglese ai piedi dell'Etna (1799 - 1981)

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La Coltivazione della Vite ed il commercio dei Vini, del Marsala e dei Cognac

Il Vino della Ducea di Nelson

“Duchy of Bronte"

di Mario Carastro

 

LA DUCEA INGLESE AI PIEDI DELL'ETNA

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2. 1799/1824 - I primi tentativi

Un primo riferimento al vino della Ducea si trova nella corrispondenza del 1806 fra il II Duca, il Rev. William Nelson, e Abramo Gibbs.

Alla domanda del Duca se a Bronte si produce un vino “bevibile”, il banchiere palermitano risponde decisamente di no ma ricorda che i Woodhouse a Marsala producono un “Bronte Madeira”.(13)

E’ interessante, a proposito di quest’accostamento di nomi, scoprire che il Marsala di Woodhouse continuò ad essere chiamato Bronte Madeira, Bronti Madiera, Bronti, Bronte Marsala e addirittura solo Bronte (figura 13)(14) per molto tempo e probabil­mente su autorizzazione dello stesso Amm. Orazio Nelson, che il 19 marzo 1800 aveva sottoscritto con i Woodhouse un contratto per la fornitura di 500 botti di Marsala alla flotta inglese di stanza a Malta (figure 12a e 12b).

Solo nel 1868, quando il Lord Gen. Alexander Bridport, cominciò a interessarsi del vino della Ducea, assunse definitivamente il nome di Marsala e non vi fu più associato il nome Bronte.

La viticoltura fu subito vista come una dell’attività agricole della Ducea di partico­lare promettente espansione da James Smith, il tecnico agrario che assisteva Philip Thovez, nel 1819, nel viaggio ispettivo della Ducea all’epoca gestita da Mrs. Martha Barret(15).

Smith fu del parere che la produzione del vino doveva essere incrementata sia estendendo la coltivazione della vite ad altre zone sia migliorando le tecniche agrarie.

Quando poi fu assunto dal Duca insieme a P. Thovez, si adoperò subito per la realizzazione di questo piano, ma commise degli errori, che si rilevarono decisivi per un totale fallimento.

Aveva adottato, infatti, tecniche di coltura in uso a Castiglione e in particolare l’aratura del terreno fra le viti, che i contadini di Bronte ritenevano pericolosa per le piante.

Molte viti furono strappate dagli aratri, altre danneggiate.

I lavoratori assunti a Castiglione, inoltre, avevano praticato una potatura drastica poco giudiziosa.

La vendemmia, così, produsse meno della metà del mosto degli anni precedenti e furono necessari molti reimpianti. 

Smith fu licenziato dal Duca su consiglio di Thovez, che comunque non era da meno nel credere in un futuro radioso e ricco per la Ducea se impostato sulla viticoltura.

Nello spedire un “halfe a pipe” di vino (circa 239 l) al Duca, lo decan­tava all’altezza se non addirittura superiore al Bronte Madeira della Woodhouse(16).

Era così convinto delle potenzialità della coltivazione della vite che riteneva necessario non perdere altro tempo e assunse, al posto di Smith, un esperto enologo, tale John Causton, già attivo a Savoca, vicino Messina, nella produzione di vini e nella loro commercia­liz­zazione in Inghilterra.(17)

Sicuro della collaborazione di un esperto di alto profilo Thovez ne accettò tutte le proposte.

Fu così deciso di non inviare più in Inghilterra per mare vino se non dopo averlo invecchiato per almeno 3 anni e si programmò di esten­dere i 20 acri (8 Ha) dei vigneti esistenti al momento fra Maniace e Biviere, dove c’era il palmento (vedi figura 9), di 20 acri nel 1822 ed altri 20 acri nel 1823.

Il progetto prevedeva la creazione di un’azienda vinicola di circa 24 Ha, la cui produzione avrebbe assicurato da sola al Duca una rendita di 4.000-8.000 Sterline per anno.

Per lo scopo era anche necessario costruire una cantina della capa­cità di 500 “pipes” (circa 2.386 hl) di vino e comunque del prodotto di almeno quattro vendemmie.

Ma le finanze della Ducea erano in affanno e Causton, assunto nel 1820, già alla fine del 1821 fu licenziato.

La produzione di mosto, però, era intanto cresciuta dalle 35 salme del 1820 alle 121 salme del 1821(17).

Nel 1822, il Duca richiamò in servizio Smith, al quale perdonò l’insuc­cesso prece­dente argomentando che non era stato opportuna­mente aiutato e che l’annata 1821 era stata pessima in tutta la Sicilia.

Furono ripresi gli esperimenti colturali con i vitigni autoctoni più rustici ed adatti al posto e la coltivazione fu affidata ad inquilini locali con contratti di 6 anni.

Il vino prodotto era trasportato al porto di Riposto, dove c’era un mercato vinicolo molto attivo.

La collaborazione, però, fra Thovez e Smith entrò ancora una volta in crisi, tanto che quest’ultimo lasciò definitivamente la Ducea nell’Aprile 1824.

Il Duca, soddisfatto per il vino di Maniace ricevuto a Londra nel Novembre del 1824(18), chiedeva ragguagli sui costi di produzione, preparazione all’esportazione, trasporto al porto e spedizione via mare, in modo da poter decidere per il futuro se fare arrivare altro vino per uso proprio o anche per qualche amico; chiedeva anche di conoscere il tipo di vascello impiegato, l’annata della vendemmia ed il nome dell’esperto, Causton o Carlisle, che l’aveva preparato.

Thovez, continuò a gestire l’affare enologico seguendo i programmi delineati da Smith e Causton e così diede inizio in questi anni a piantumare i terreni del Boschetto in sponda destra della Saracena, dove esisteva già la casina costruita dai Barret destinata ad abitazione del soprintendente delle vigne(20).

Fig. 12a e 12b
Manoscritto originale del contratto per la fornitura di vino Marsala
di n° 500 pippe annuali (210.000 litri) alla flotta di sua Maestà britannica
nel Medi­terraneo, sottoscritto il 19 Marzo 1800 dall'Ammiraglio Lord Horatio Nelson, Duca di Bronte, con John Woodhouse.

"Bronte Nelson" la particolare firma apposta sul contratto dall'Ammiraglio Horatio Nelson (vedi foto sopra).

 


Fig. 13 -  Etichetta in argento per il Marsala di Woodhouse

Fig. 14 - Uva Nerello Mascalese

Fig. 15
Uva Grenache Noir

Fig. 16
Uva Palomino

Fig. 17
Uva Pedro Ximenes.



3. 1825-1871 – Arriva Louis Fabre

Monsieur Louis Fabre da CarpentrasIl periodo 1825-1871, è caratterizzato da avvenimenti decisivi per la viticoltura e la produzione dei migliori vini della Ducea.

Primo fra tutti il fatto che i Bridport, a cominciare da Samuel (1788 -1868) marito di Charlotte Nelson, III Duchessa di Bronte dopo la morte del II Duca William Nelson, e dal loro figlio Gen. Lord Alexander Bridport, avevano preso in mano i destini della Ducea.

Lord Alexander Bridport, che nel 1873 diventerà il IV Duca, fu più volte a Maniace e, in uno di questi viaggi, nel 1868(21) fu accompagnato dal futuro V Duca, di nome anche lui Alexander, che dal 1873 comincia a soggiornare stabil­mente nella proprietà.

Il Gen. Lord Alexander Bridport è anche un esperto di agricoltura tanto da essere eletto nel 1874 presidente della importante Royal Agricultural Society. In occasione del suo soggiorno a Maniace nell’aprile e maggio 1870 si era reso con­to di alcuni errori nella produzione e conservazione dei vini(22). In particolare lamentava per i vini bianchi deleteri ripetuti travasi, mentre sarebbe stato necessario, secondo il suo convincimento, lasciarli tranquilli in botti da 50-60 galloni con tappo non fissato sino alla fermentazione fresca primaverile; pretendeva inoltre che le botti fossero sempre lavate con spirito puro di vino, secondo i consigli di Mr. H. Hammick.

Dal 1865 è, infatti, in contatto con Mr. Horace Hammick(23), esperto viticultore ed enologo, che gestiva i posse­dimenti in Spagna del duca di Wellington.

Da lui rice­veva consigli, che si affrettava a far pervenire a William Thovez, che intanto era stato nominato Governa­tore della Ducea al posto del padre Philips morto.

Probabilmente deve essere stato proprio Hammick a suggerire l’ingaggio nel 1871 di Monsieur Louis Fabre da Carpen­tras (foto a destra), la cui esperienza sarebbe stata utile nella rea­lizzazione di un’azienda enologica a Maniace per la produzione di vini da destinare alla esportazione in Inghilterra, che costituiva il progetto dei Bridport.

In vista di quest’obiettivo vitigni e tecniche colturali, di vinificazione e di tratta­mento dei vini non potevano più essere quelle tradizionali locali dei Thovez.(24)

Questo periodo vede in definitiva la sinergia di tre circostanze favorevoli per il vino della Ducea: la fermezza tutta inglese dei Bridport nel perseguire lo scopo prefis­sato; la decisione di stabilirsi a Maniace di Alec Hood, che rappre­senterà in loco il padre; l’ingaggio di Louis Fabre e del suo aiuto Giuseppe Ricard, che assicureranno alla Ducea per diversi anni la loro competenza vinicola “francese”.

A proposito del riconosciuto valore di questa capacità, anni dopo, nel 1894, Jessie White Mario in un interessante articolo sui prodotti del suolo e la viticoltura in Sici­lia, ricorda simpaticamente che “…i francesi sono manipolatori di vini per eccel­lenza, al punto che il miracolo di Canaan a loro non deve sembrare miracolo”.(25)

La realizzazione dei nuovi vigneti fu il risultato di 15 anni di espe­rienze su diversi tipi di vitigni(26), scelti oltre che fra quelli italiani e locali come il Nerello Mascalese o Mascalisi (figura 14), anche fra quelli fatti giungere da Bordeaux e Roussillon come il Grenache Nero (figura 15) e l’Hermitage o Syrah, e dalla Spagna come il Tinto Nero, il Palomino (figura 16), il Pedro Ximenes (figura 17), quest’ultimo proveniente dalla azienda in Spagna del Duca di Wellington.(26)

La scelta definiva cadde sul Grenache Noir di Roussillon, il cui foglia­me era più resistente ai venti e che, oltre ad essere più precoce del Nerello nella formazione del legno del ceppo, era anche più produt­tivo e anticipato nella maturazione, con acini di maggiore contenuto zuccherino.

La scelta, come si vedrà, si rivelerà fortunata anche quando si tratterà di innestare le viti americane nel reimpianto dei vigneti a seguito della distruzione provocata dalla Filossera alla fine dell’Ottocento e all’inizio del Novecento.

Fu così che il Grenache Noir arrivò nel versante occidentale del­l’Etna e molti del posto ambirono coltivarlo.

La Ducea subì molti furti di sarmenti di Grenache: Fabre riferisce che in una sola notte nel febbraio 1883 furono rubati 3.000 sarmenti(27).

Il risultato della diffusione di questo vitigno è che ancora oggi è presente in molti vigneti di Bronte, dove è chiamato in dialetto “granazzu”.


Fig. 17a - Vigneti della Ducea nel 1970

I disordinati documenti dell’APN (Archivio Privato Nelson) sono un giacimento pre­zioso ed inesauribile di notizie e curiosità concernenti questo periodo.

Spigo­lando fra queste a caso ecco trovare le polizze di spedizione del 1839 di un “hogshead”(28), botticella di circa 240 litri di vino, destinata a Lord Bridport a Londra, con il vascello in partenza da Messina David Bayles del Master William Jolly.

Spedisce Franco Thovez a spese della Ducea ma il vino è di Savoca in provincia di Messina, della proprietà di John Causton(29), l’esperto di vini che abbiamo già visto nel 1820 a Maniace ed al quale i Thovez avevano anticipato denaro e prestate fideius­sioni, probabilmente per creare insieme un’impresa vinicola, progetto poi fallito con danni per le casse ducali.

Ancora nel 1852 W. Thovez affronta delle spese per spedire 2 botti di vino a Lon­dra con il vascello Millbay(30),ma anche questa volta non è vino di Maniace: le sigle sulle botti WHV, verosimilmente riferibile alla Woodhouse, e JAS fanno più pensare ad un vino dolce tipo Madera all’epoca molto apprezzato sulle tavole inglesi.

Altre curiosità: le vendite di vino a Bronte durante i turbolenti giorni d’inizio agosto 1860.

Nei conti dei Thovez è riportato l’incasso di onze 56.25.10 il giorno 3 agosto 1860, con la causale “Per vendita della botte N. 7 contenente 22.12.6 venduta al tempo della rivolta al prezzo di onze 3.12,8”(31).

Negli stessi conti non si riscontrano più altri incassi per vendite di vino sino al 14 agosto, come se le cantine fossero state tutte chiuse forse per decisione delle autorità.

La sospensione delle vendite, però, non deve essere stata molto gradita ai bron­tesi. Infatti successivamente è annotata nei conti una spesa per “rifatta porta Bigliardo bruciata durante “disturbance” in agosto 1860”(32).

Si apprende inoltre che sin dal 1870 si procedeva alla distillazione con apparecchiatura propria e che le dispense Carcere e Bigliardo erano affidate a dei salariati, la prima a Giuseppe Cirami e la seconda a Gaetano Lupo, per la paga di 3 tarì al giorno(33).

 

4. - 1871-1908 – Il Vino “Duchy of Bronte"




NOTE

(13) M. Pratt, “The Nelson’s Duchy. A Sicilian Anomaly”, Spellmount, 2006.

(14) N. M. Penzer, “The Book of The Wine Label”, Home & Van Thal – London, 1947.

(15) M. Pratt, “The Nelson’s Duchy. A Sicilian Anomaly”, Spellmount, 2006.

(16) M. Pratt – op. cit.

(17) M. Pratt – op. cit.

(18) APN – Faldone 352 A, Lettera del Rev. W. Nelson del 12 nov. 1824. (34).

(19) Oggi la Casina è a due piani mentre nel 1891, come si vede nelle Figure N. 5 e N.6, era ad un solo piano con finestre e porta sul giardino nella stessa posizione odierna. La sopraelevazione è successiva al 1891 ma comunque dell’epoca di Louis Fabre cui era destinata come abitazione a Maniace. Le figure mostrano chiaramente il muro di sostegno del giardino e del terrazzino a sinistra del prospetto così come sono ancora oggi.

(20) M. Pratt – op. cit.

21) A. Nelson Hood, La Ducea di Bronte”, Liceo Classico Capizzi, Bronte, 2005. Il libro The Duchy of Bronte (La Ducea di Bronte) di Alexander Nelson Hood, è liberamente scaricabile in edizione digitale dal nostro sito web (formato PDF, 108 pagine, 2.300 Kb).

(22) APN – Faldone 616 B, Manuscript by General Viscount Bridport, 1870 (74)

(23) APN – Faldone 396 cont., Lettere di Hammick del 10 ott. 1865, 8 Dicembre 1865 e 29 Dicembre 1865. (186)

(24) E’ curioso come quasi tutti gli Amministratori della Ducea abbiano avuto a che fare con il vino prima del loro ingaggio: W. Thovez aveva lavorato da Ingham di Marsala (R. Trevelyan – “Prin­ces under the Volcan”, Ed. Michael Joseph, 1972); L. Fabre era un enologo; Charles Beek lavo­rava nell’azienda vinicola del Sig. Giacomo Eaton a Buccheri (Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, “Relazione della Commissione Enotecnica dei premi del Concorso bandito con DM 6 ottobre 1881 per il miglioramento del materiale vinicolo e delle cantine”, n. 66 del 20 marzo 1886, Roma); Richard Forsyth Gray era figlio di Charles Forsyth Gray, vice Console Inglese a Marsala e manager della Ingham-Whitaker (J. W. M., “Italian Wine Making”, The Evening Post, New York, Monday. January 4. 1892); George Dubois Woods aveva lavorato da Woodhouse (M. Pratt – “The Nelson’s Duchy. A Sicilian Anomaly”, Spellmount, 2006).

(25) J. White Mario, “Prodotti del Suolo e Viticoltura in Sicilia” - Parte Prima. La Nuova Antologia, Vol 51°, Roma, 1894.

(26) Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, “Relazione della Commissione Enotecnica dei premi del Concorso bandito con DM 6 ottobre 1881 per il miglioramento del materiale vinicolo e delle cantine”, n. 66 del 20 marzo 1886, Roma.  A. Nelson Hood, “La Ducea di Bronte”, Liceo Classico Capizzi, Bronte, 2005 - W. Stigand, “Nelson’s Bronte Estate”, The New York Times, New York, 16 October 1890.

(27) APN – Faldone 593, Lettera L. Fabre del 18 Febbraio 1883. (159)

(28) APN – Faldone 354 A, Polizza Spedizione David Bayles, 1839. (5)

(29) M. Pratt – op. cit.

(30) APNFaldone 337 A cont., Lettera F. Di Giorgi 3 Luglio 1852. (199)

(31) APN – Faldone 325 cont., conti di Franco Thovez Settembre 1858-67. (34)

(32) APN – Faldone 391, Accounts of the Duchy Vol 3, 1862-63. (39)

(33) APN – Faldone 329 D, conti G. Grisley 1869-70. (31, 33)

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