La Ducea dell'ammiraglio H. Nelson

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Abbazia benedettina

Posto all’interno del Castello, l'Abbazia di Santa Maria di Maniace costituisce la maggior parte del complesso edilizio denominato Ducea o Castello Nelson.

L’antica abbazia, dedicata a Maria Santissima, fu fatta costruire da Guglielmo II° il Buono nel 1174, per espresso desiderio della madre, la regina Margherita di Navarra, a ricordo della sanguinosa battaglia vinta da Giorgio Maniace contro gli arabi nel 1040 sulla strada tra Randazzo e Troina.

Costruita su una rupe basaltica, è ubicata su terreno pianeggiante di fondo valle sulla riva sinistra del torrente Saraceno, luogo estremamente suggestivo ed anche di antiche origini e ricco di testimonianze archeologiche.

A poca distanza, infatti, nell’Aprile del 1905 a seguito di lavori nei campi, furono scoperti ambienti con "bei mosaici romani del basso impero, istoriati di animali e figure umane" che, a detta dell'archeologo Paolo Orsi erano parte di una grande villa.

Esternamente l'Abbazia si presenta come costruzione bassa con tetto alla siciliana, le finestre rettangolari e le porte incorniciate in pietra lavica.

Il complesso degli edifici, nello stato in cui ci è pervenuto, da solo una vaga idea di quella che era la struttura originaria della chiesa abbaziale, della sala capitolare, della foresteria e del chiostro del monastero.
Le notizie relative ai crolli dovuti ai frequenti terremoti (fra i quali quello devastante del 1693) ci fanno supporre che ciò che noi vediamo corrisponda in minima parte alla situazione iniziale.

E’ altrettanto probabile che la volumetria più consistente del monastero – denominata Ducea Nelson - sia quella arrivata fino a noi in migliori condizioni in quanto, una volta passata ai Nelson, fu risanata ed adibita a residenza permanente.

Tutte le altre strutture invece rimasero legate alla conduzione del vastissimo fondo agricolo.

Gli ambienti, organizzati intorno ad un cortile centrale (vedi numeri 19 e 37 nella mappa in basso), furono adibite dai Nelson a deposito, cantine, stalle e granaio.

Al centro del cortile è ubicato un pozzo (vedi n. 37) a pianta ottagonale in muratura con elementi decorativi di coronamento in pietra, perimetrato da una pedana ottagonale con cordolo.

Nel lungo ed ampio granaio dei Nelson (vedi n. 46), recen­te­mente trasformato in un grande salone con un’unica copertura lignea sostenuta da "capriate composte alla palladiana" (è diventato centro di studi e di congressi), sono stati portati alla luce interessanti resti dell’antica chiesetta di Santa Maria (tra i quali l'abside).

Lo schema planimetrico dei locali ed alcuni elementi archi­tettonici del cortile fanno pensare che l’abbazia era orga­nizzata su pianta anulare, intorno ad un cortile centrale (al quale si accede dal cortile principale d’ingresso alla Ducea).

E’ evidente anche che gli antichi torrioni d’epoca normanna che proteggevano l’abbazia, ed ancora visibili, fecero parte di un complesso edilizio di notevoli proporzioni ed importanza.

Dei torrioni, quello accanto al prospetto principale (numero 7a nella mappa a destra) è forse l’unico risalente al periodo originario; ha struttura solida e compatta con fessure verticali d’avvistamento e difesa ed è forse il resto più consistente della robusta fortificazione andata in gran parte distrutta dal terremoto del 1693.

Le due torrette di guardia sul fiume a nord-ovest e a nord-est (numeri 20a e 45) risalgono, invece, nella veste a noi pervenuta, ad epoca più recente. Hanno volumetria cilindrica con muratura grezza di grosso spessore coronata da una merlatura leggermente in aggetto su una cornice d’elementi in cotto.

Il torrione di nord-ovest (vedi n. 7a nella mappa) è stato utilizzato fino a tempi recenti come sta­zione meteorologica permanente.

Il Portico

In alto il chiostro; a seguire il cortile lastricato ed il poz­zo a pian­ta ottagonale dell'Abbazia; sulla sinistra, il pic­colo cam­pa­nile e le finestre della Chiesa di Santa Maria.
Oltre al gra­naio, oggi tra­sformato in sala convegni, insi­stono sul cortile altri lo­cali che, al tempo dei Nelson, ospi­tavano l'of­ficina del ma­ni­scal­co, le stalle ed i cani­li, la ri­messa delle carrozze, le abi­ta­zioni della ser­vitù.
Oggi il tutto è stato restaurato e modi­ficato per far po­sto ad esi­genze diverse.

Questi torrioni, che insieme al portale della chiesa di Santa Maria ricor­dano il passato medievale del monumento, han fatto sì che perdurasse la denominazione impropria di "Castello" pervicacemente data per secoli all'abazia benedettina.

Il Complesso del Castello Nelson presenta una consistenza complessiva di oltre 3.000 mq. di superficie utile (di questi circa 350 mq. sono oc­cupati dalla chiesa e circa 520 mq. dal museo Nelson che occupa tutto il primo piano dell'ala Ovest).
Inoltre il complesso è servito da oltre 1.600 mq. di superficie scoperta (cortili di stretta pertinenza ai fab­bri­cati) e di circa 4.200 di giardino e da un parco che supera i 12 ettari.
 

MAPPA DELLA ZONA - 118 Kb, 28'' a 56 ,6 K


Recenti scavi archeologici hanno dato una risposta esauriente circa la forma originaria della chiesa di Santa Maria di Maniace: nel grande vecchio granaio del Duca, oggi trasformato dal Comune di Bronte in un moderno Centro congressi, (vedi n. 46 nella mappa a destra) è stata portata alla luce la parte basamentale di tre strutture murarie semicircolari di notevole spessore.

Costituiscono senza dubbio la fondazione di tre absidi, crollate durante il terribile terremoto del 1693, di cui i grandi archi di accesso sono ben visibili sulla parte posteriore della chiesa.

Fanno pensare ad una chiesa, col corpo longitudinale basilicale a tre navate, un alto presbiterio triabsidato rivolto a oriente, un transetto poco profondo e nartece composto da due torri che affiancavano il prospetto, che aveva quasi il doppio della profondità attuale.

(vedi Ipotesi di ricostruzione)
 


 


 

LA MANIACE MEDIEVALE di Ennio Igor Mineo
(professore associato di Storia medievale presso l'Università di Palermo)

E' probabile che l'antica Maniace fosse una delle diverse Comunità cosid­dette Lombar­de che caratterizzarono la Sicilia centro-orientale tra gli anni 70 del XII secolo e la metà del XIII.

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