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La mia Etna

Dialogo con la Muntagna

di Nicola Lupo

 

Non è, come leggete in nota, un mio lavoro, ma un simpatico libretto di 102 pagine, con una bella copertina sulla quale è riprodotto un olio su cartone telato, cm. 40x30 di Renato Tosini, Etna e verdi campi, 2004, che l’Autore gentilmente ha voluto mandarmi e che io ho letto tutto d’un fiato e con grande diletto e commozione.(1)

Ho detto commozione perché mi ha piacevolmente sorpreso come un giornalista palermitano di 48 anni, lasciato il suo mestiere, esercitato con soddisfazione nella sua città per 18 anni, e trasferitosi a Nicolosi come responsabile dell’Uf­ficio Stampa dell’Ente Parco dell’Etna, abbia preso tanto a cuore il nuovo incarico da innamorarsi della nostra Munta­gna alla quale dedica questo appassionato monologo, che egli definisce dialogo perché sente come se la montagna gli rispondesse con la sua attività o con i suoi benefici, ma che io definirei una lunga poesia d’amore come usavano gli antichi poeti della scuola siciliana.

Il Perricone dimostra questo suo amore per l’Etna fin dal titolo: infatti usa un possessivo da innamorato, oltre che nel primo sottotitolo, ma poi specifica che ricorderà luoghi, storie e personaggi.
Fra i luoghi mi piace riportare, per i “visi­ta­tori di Bronte Insieme”, quanto egli scrive sulla veduta della Muntagna dal territorio di Bronte:

“E cosa può esserci, ancora, di più rasserenante che fermarsi, in una giornata di sole, in quel piccolo distributore di benzina, sulla suggestiva strada che unisce i paesi di Bronte e Maletto, a guardarti scolpita nel cielo in tutta la tua maestosità? L’occhio si fissa su di te, come l’obbiettivo di un esperto fotografo che non verrebbe mai abbandonare la sua “preda”; e un inebriante senso di pace pervade lo spirito.

Come sei bella, irresistibilmente bella vista da quell’osservatorio privilegiato, a mio avviso il più panoramico e spettacolare dell’ intero territorio: stai di fronte, quanto mai attraente nella tua sinuosa sagoma; alla tua sinistra quel piccolo suggestivo rilievo che prende il nome di Rocca Calanna; ai tuoi piedi quel godibile avvallamento, una volta sede di esemplari tipici della più caratteristica tradizione rurale etnea, chiamato contrada Difesa per reminiscenze belliche.
“Alla simpatica coppia di anziani che gestisce quel distributore di benzina ho chiesto, serio, più di una volta:
- Perché non mettete su un piccolo belvedere a pagamento? Potreste farvi un bel po’ di soldi.-
Mi hanno sempre guardato con una faccia strana, come se li prendessi in giro. Forse neanche loro sono consapevoli della grande fortuna che si ritrovano nel potere ammirarti quando vogliono nel massimo del tuo splendore.”
(2)
Un’ altra citazione su Bronte si trova quando il Perricone parla dei prodotti tipici della zona dell’ Etna, espresso nel seguente brano:
“Per non parlare del sublime pistacchio di Bronte, paese che va senza alcun dubbio considerato la vera capitale mondiale della produzione e della lavorazione pasticcera di questo frutto assolutamente particolare, prodotto da un albero sempre suggestivo a vedersi. Non ho alcun dubbio nel dichiarare, mia cara Montagna, che un piatto di pennette condite con il pesto di pistacchio o il gelato al pistacchio dei bar del cento brontese, valgono sicuramente da soli una gita al tuo territorio. Pensa che, circa il famoso pesto del quale credo di essere diventato un ottimo promotor, ho in corso ormai da anni una gustosa - è il caso proprio di dirlo - querelle gastronomica con numerosi amici ristoratori: va amalgamato con la panna oppure va lasciato al naturale, al massimo integrandolo con un po’ di burro e pancetta?
Io propendo decisamente per questa seconda ipotesi, convinto che gusti particolari come quello del pesto di pistacchio vadano apprezzati dal palato umano nella loro piena naturalezza. Va da sé che, ogni volta che mi presento con clienti sempre diversi e che parlano lingue diverse dai suddetti ristoratori, quelli che mi conoscono sanno ormai bene che ci devono propinare il pesto al naturale…
”(3)
Fra le storie e i personaggi l’Autore del libretto in esame ha occasione di nominare per la terza volta Bronte; dei personaggi il Perricone ha deciso di non fare i nomi, facendo però eccezione per quattro persone: il compagno di lavoro di nome Ettore, morto improvvisamente a soli 40 anni; Nino Carbonaro, guida, di cui,fra l’altro dice:
Mi raccontò anche, l’ultimo dei mulattieri, con gli occhioni attenti solcati dalle lacrime, la struggente e leggendaria storia di Umberto Cagni, una delle più famose e in fondo rare vittime dell’Etna, scomparso improvvisamente il 28 febbraio del 1956 durante una troppo audace ascesa verso l’Osservatorio etneo, mentre era in corso una violenta tempesta di vento. Le ricerche furono intense e sempre più angosciose: intervennero perfino i militari, ma Cagni fu trovato morto, dopo novanta giorni, in una zona nei pressi di Bronte. Capii subito, cara Muntagna, dalla tristissima espressione del signor Nino, quanto questo doloroso evento, del quale peraltro non fu diretto protagonista, lo avesse turbato: era difficile per lui, che ti ha amato tanto, accettare l’idea che al tuo nome rimanesse per sempre legata una storia luttuosa.
“Gli chiesi, alla fine dell’ intervista, di dirmi in tutta sincerità com’era stato il suo rapporto con te, cosa poteva dirmi di questa avvincente ed intensa convivenza. La sua risposta fu semplice e toccante:
- Forse qualche volta l’ho pure odiata, ho faticato tanto e le ho dato tutto me stesso; ma Lei con me è stata buona, è stata davvero tutta la mia vita. -

Una bellissima dichiarazione d’amore vero per te, dal piccolo grande uomo. Ecco perché l’ appassionante incontro con l’ultimo dei mulattieri mi resterà sempre nel cuore.” (4)

“Il terzo è un grande amico, Giovanni. Ne faccio il nome, terza volta in queste pagine […] perché è Giovanni e basta. Per tutti, innanzitutto per te. Vi conoscete a fondo e vi amate moltissimo a vicenda. Lui grande professionista della telecamera, ti fa ammirare in tutto il mondo facendo circolare immagini di una bellezza sconvolgente; tu gli regali stimoli, sfaccettature, sfumature, sempre nuove. Tutti sanno e vedono dell’Etna princi­palmente grazie a Giovanni; è forse il tuo migliore ambasciatore, le sue splendide inqua­drature, permeate di sapienza tecnica e di passione viscerale, fanno il giro del pianeta, […] e ti raccontano nei tuoi momenti più esaltanti e in quelli più inquietanti, ma sempre affascinanti. […] (5)

“Non posso, mia Montagna, chiudere questa carrellata di ritratti di tuoi figli “doc” senza parlarti di un personaggio che mi ha fortemente stimolato, e tanto, a capirti ed amarti.

E’ anche lui, anzi era - da pochissimo è in pensione - un uomo del Parco: si chiama Orazio (per l’ ultima volta, trasgredisco la regola dell’anonimato che mi sono imposto e voglio citarne il nome), per me è stato in questi anni un importante punto di riferimento.

Immagini dell'Etna e dell'ampia vallata di Contrada Dife­sa in diversi periodi dell'anno. «L’occhio si fissa su di te, come l’obbiettivo di un esperto fotografo che non verreb­be mai abbandonare la sua “preda”; e un inebriante sen­so di pace pervade lo spirito».

L'etna da Contrada Difesa (Bronte)



L'Etna dichiarata Patrimonio dell’Umanità

Il vulcano in bianco e nero

Mi ha aiutato a conoscerti sempre meglio, mi ha costantemente trasmesso ideali di profondo rispetto per te e i tuoi valori, mi ha soprattutto fatto comprendere quali sono le regole da seguire per una sana e serena convivenza con te e con tutto ciò che tu rappresenti.

Con passione e prudenza, a seconda delle circostanze, con grinta e ironia, sempre con molta competenza, questo distinto signore, certamen­te carismatico, mi ha insegnato a distinguere con chiarezza e tempestività coloro che ti amano davvero da coloro che, per arroganza o insi­pienza, tendono o tentano di aggredirti. Credo, cara Etna, che abbia fatto molto per te e il tuo territorio e mi è sembrato quasi doveroso citarlo.” (6)

Chiudendo con le citazioni devo aggiungere che il Perricone vede l’Etna come un personaggio dalla doppia identità: come vulcano lo considera padre serio a volte burbero e anche punitivo; come Muntagna la vede madre affettuosa, comprensiva e benefica. Egli descrivendo pregi e difetti dell’ uno e dell’ altra e amandoli di un unico grande amore, ne diventa ambasciatore nel mondo con questo piacevole libretto scritto in genuino stile giornalistico, non privo di un pizzico di retorica, come egli stesso ammette con sincera onestà intellettuale.(7)

Auguro a questo atto d’ amore per l’Etna di potersi aggiungere alle numerose opere scritte da autori italiani e stranieri e di potere trovare traduttori in tutti i paesi in cui è conosciuta la nostra Muntagna, cioè in tutto il mondo.

Bari, 8 dicembre 2004

Nicola Lupo


Note:

(1) Perricone Gaetano, La mia Etna - Dialogo con la “Muntagna” - Luoghi, storie, personaggi. Giuseppe Maimone Editore - Catania, novembre 2004 € 10,00.

(2) Ibidem, op. cit. pagg.29/30 - Su questi suggestivi periodi voglio fare due notazioni: credevo che il distributore di cui si parla sorgesse sul posto, alla fine della salita, dove ricordo un piccolo e rustico ristorantino chiamato ‘a barracca, ma, da informazioni assunte, ho saputo che esso si trova un po’ più lontano verso Maletto. Tuttavia la veduta veramente estasiante, descritta dal Perricone, è quella che si gode dal posto dov’era il vecchio e scomparso ristorante. La seconda notazione si riferisce alla Rocca Calanna, dalla quale prende il nome il “piccolo suggestivo rilievo”, che presenta dei piccoli vani (probabilmente vecchie tombe), in cui noi ragazzi ci nascondevamo quando assistevamo alle manovre di qualche reparto del nostro esercito. (N. d. A.)

(3) Ibidem, op. cit. pagg. 79/80
(4) Ibidem, op. cit. pag. 40
(5) Ibidem, op. cit. pag. 44
(6) Ibidem, op. cit. pagg. 97/98
(7) Ibidem, op. cit. pag. 99

       

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