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Padre Giuseppe Gliozzo

I personaggi illustri di Bronte, insieme

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«Un altro padre ed uno strano prete»

Padre Giuseppe Gliozzo

Parroco per oltre trent'anni a Catania, nel vecchio quartiere di San Berillo.
A Bronte è stato il punto di riferimento giovanile negli anni ’60

Padre Giuseppe Gliozzo50 ANNI DI SACERDOZIO

Dopo aver compiuto gli studi superiori al Liceo Capizzi, Pippo Gliozzo scelse la via del sacerdozio al conseguimento della Maturità classica.

Entrato nel Seminario arcivescovile di Catania viene ordinato sacerdote nell'agosto del 1957 e subito rimandato a Bronte, dove inizia la sua attività sacerdotale e, dove, fra l'altro insegna nel locale Piccolo Seminario arcivescovile del quale successivamente è diventato Rettore, e, principalmente, riceve l'incarico di Assistente spirituale dell'Azione Cattolica, di cui negli anni giovanili era stato l'animatore e l'organizzatore infaticabile.

In tale ruolo diventa subito maestro e punto di riferimento per tantissimi giovani di tutte le età e di tutte le formazioni che riesce ad aggregare e coinvolgere in attività religiose, culturali e ricreative.

I cineforum, i campeggi, le Olimpiadi per i ra­gazzi, il Grest, le passeggiate in montagna, le gite ma soprattutto gli insegnamenti, la disponibilità ed i consigli del gio­va­ne “amico” prete lasciano un segno profondo e duraturo in tutti coloro che vengono a contatto con l'Associazione e con lui.

Negli anni ’60 e ’70 intere generazioni di giovani trovano in padre Gliozzo un educatore di grande umanità e spiritualità, un amico ed un confidente prezioso che fornisce un grande impulso alla formazione sia religiosa sia civile che resterà loro patrimonio indelebile per tutta la vita.

Nel 1970 padre Gliozzo viene nominato vice rettore del seminario arcivescovile di Catania, e lascia Bronte.

Successiva­mente svolge attività di assistenza per i carcerati delle case circondariali della Provincia e diventa parroco della parrocchia «Crocifisso della Buona Morte» in Catania (una parrocchia di frontiera nel vecchio quartiere di San Berillo), dove “don Pippuzzu” (anche così viene oggi amorevolmente chiamato dai suoi parrocchiani) dà sostegno a tutte le esperienze di marginalità sociale, di degrado o di povertà.

Qui, per molti anni insieme a padre Carmelo Politi, si impegna - come ci dicono alcuni suoi parrocchiani - «nell’esercizio di una pastorale essenziale Mons. Gristina e padre Gliozzodando vita ad un modello di parrocchia fondato sull’ascolto assiduo della Parola, sulla gratuità dei Sacramenti, sull’accoglienza e l’attenzione riguardo alle persone e alle situazioni più diverse».

Pragmatico, con i piedi per terra, don Pippuzzu continua a fare il suo lavoro nell'ombra mischiandosi tra la gente, soprattutto tra i poveri, tra gli afflitti e i diseredati.

Non gli piace apparire o far proclami. Ed intanto, in silenzio ma con coraggiosa determinazione, nel febbraio 1990 diventa un valido punto di riferimento del gruppo di omosessuali credenti «Fratelli dell’Elpìs» e nel dicembre 2003 organizza nei locali dell'Azione Cattolica di Catania un incontro per lo scambio di auguri tra i gay cattolici e i loro amici.

Con la coerenza, la serietà e la profondità che lo hanno sempre contraddistinto padre Giuseppe Gliozzo opera tuttora al “Crocifisso della Buona Morte” (piazza Falcone, l’ex piazza Cappellini, sita in fondo al Corso Sicilia poco dopo la Banca d'Italia) dove domenica 26 agosto 2007, con la presenza dell'arcivescovo mons. Salvatore Gristina, è stato festeggiato il cinquantenario della sua ordinazione sacerdotale.

In questa occasione molti suoi amici, che lo hanno conosciuto ed apprezzato negli anni della giovinezza e che ancora lo ricordano sempre con affetto, hanno voluto salutarlo ripercorrendo i bei tempi trascorsi con lui a Bronte, quando brillante giovane studente al Collegio, prima, prete affabile, amichevole e trascinatore dopo, ha iniziato fra i giovani i primi anni del suo lungo apostolato.


Pippo Gliozzo nei ricordi di alcuni dei tanti «giovani» che ha formato

«Caro Pippo,

conoscendo l’amicizia che ci lega da una vita, gli amici di “Bronteinsieme” mi hanno chiesto qualche flash back. La cosa mi ha certamente fatto piacere ma allo stesso tempo mi ha messo in appren­sione dato che il brevissimo tempo concessomi non mi permette di mettere bene a fuoco i tantissimi ricordi della nostra età giovanile.

Ricordo bene che, quando ancora bambino, mi iscrissi all’Azione Cattolica, allora unico punto di riferimento per i ragazzi brontesi, tu fosti uno dei pochi a mettermi a mio agio ed ad introdurmi nell’ambiente.

Questo grazie alla stima che, pur ragazzino, godevi da parte di tutti. Con l’andare del tempo, conoscendoti meglio, ho capito il perché.

La tua disponibilità verso tutti, il tuo spirito d’iniziativa, il coraggio nel manifestare le proprie idee, la coerenza nel vivere cristianamente la propria fede, facevano di te un punto di riferimento ed un esempio da imitare.

Col tempo la nostra amicizia si è sempre più rinsaldata anche grazie ad un comune sentire che ci legava. Per circa dieci anni, con gli altri nostri amici (Gino Schilirò, Ciccio Rubino, Pippo Armenia, Micenzu Maggio, Pippo Immormino, Romolo Cannata, Gino Luca, Alfio Venia, Tanuzzu Reitano, Ciccio Giarrizzi e tantissimi altri che sarebbe troppo lungo ricordare) abbiamo lavorato per far crescere la nostra cara associazione, conciliando l’aspetto ludico con l’impegno cristiano.

Ricordo, come se fosse ora, le giocate “a nascondere” o con il “passovolante”; le partite a ping-pong; le gite in campagna; i campeggi “o pammentu ra Lifisza” con padre Teodoro (cappuccino di notevole stazza) e “o Pezzu” con padre Camuto; le recite teatrali alle quali tu partecipavi sempre con una punta d’invidia da parte mia che ero del tutto negato anche se trovavo una parziale consolazione nel fatto che tu non prendevi parte alle nostre interminabili partite di calcio dato che non eri portato per lo sport; la prima mostra Grest nel 1953.

Allo stesso modo ricordo anche la puntuale frequenza alle Messe domenicali, i Rosari durante il mese di maggio, la partecipazione alle molteplici processioni, i ritiri spirituali.

Poi tu hai seguito la chiamata del Signore ed hai scelto la vita sacerdotale.

Hai coronato un tuo sogno di ragazzino che noi tuoi amici, e chi ti stava accanto, percepivamo chiaramente. E mentre, di quei “baldi” giovani, in tanti abbiamo più o meno tirato i remi in barca, tu continui a remare nella giusta direzione, senza mai stancarti, con lo stesso entusiasmo e la stessa passione giovanile.

Che i venti ti siano sempre favorevoli!

Io e, son sicuro, tutti gli altri amici ti saremo vicini con la preghiera.

E’ questo l’augurio più sincero e, conoscendoti, più gradito per i tuoi 50 anni di sacerdozio.

Con stima ed amicizia»

Tano Lupo

Pontedera, 12 Agosto 2007


«I MISERABILI DI PADRE GLIOZZO

Sono stati i veri compagni per tutta la sua vita di irriducibile testimone di Cristo

«Caro Padre Gliozzo,

quando ho ricevuto l’email di Piero Martello con la data della tua festa per il 26 agosto 2007, ci sono rimasto proprio male. Non potrò essere con voi, perché quel giorno sono a Zurigo, dove l’indomani si apre il convegno della World Association of Detectives. Un impegno preso da tempo ed indilazionabile.

Cerco di essere presente in questo modo insieme a voi, ricordando un aspetto di te che si aggiunge alle commoventi righe di Tano Lupo.

Tra i primissimi ricordi che ho di te, ci sono le travagliate discussioni alla fine delle quali sei riuscito a requisirmi una copia di I Miserabili, che conservavo gelosamente. Un volumone enorme.

Mio nonno non sapeva che Victor Hugo fosse nell’Index librorum proibitorum, quando me l’aveva comprato, da un ambulante che un paio di volte l’anno veniva a Bronte dal Continente per vendere i coloratissimi volumi dell’editore Lucchi, su una bancarella improvvisata, ai piedi della scalinata di fronte al Collegio Capizzi. Sarà stato il 1959 o il 1961.

Potrei dire che da allora non ricordo più un altro tuo gesto di incondizionato allineamento ad una ortodossia formale. Anzi, a tuo modo sei stato in pieno catturato dai miserabili (proibiti!).

La tua biografia può essere legittimamente raccontata in modo asettico, diplomatico, agiografico, ma in verità sei stato un personaggio scomodo, in macroscopico contrasto con i pari e con le gerarchie, processato e condannato ad un severo purgatorio davanti a Via delle Finanze.

Non hai fatto carriera; ti sei scontrato con un'altra maniera di intendere la fede, e deliberatamente vivi a San Berillo assediato dai rifiuti della società, in tutti i sensi.

Una scelta di vita, si potrebbe dire, ma non una scelta del tipo tra fare il dentista o l’avvocato.

Sei stato un prete davvero imbarazzante, anche per i laici, perché hai ricordato fisicamente e caparbiamente che un altro mondo esiste, o almeno dovrebbe esistere, visto che è capace di farsi rappresentare ed incarnare da ambasciatori del tuo stampo.

Quei Miserabili che mi avevi sottratto quando ero bambino, sono stati i tuoi veri compagni per tutta la tua vita di irriducibile testimone di Cristo.
Quelli come me, come Piero, come Tano e Nino Longhitano, come tanti altri tuoi ammiratori, amici, discepoli, insomma quelli che più o meno prosaicamente se la cavano, siamo rimasti in qualche modo di contorno e di giustificazione, mantenuti giusto a prova provata di un tuo inesistente razzismo nei confronti dei regolari e dei normali.

Alla stessa maniera di Tano Lupo, cinquanta anni dopo, anche io ti ricordo limpidamente come se fosse allora, quando avevo i calzoni corti: per me sei stato un altro padre ed uno strano prete, come don Orione, come i pochi che sono ricordati a rappresentazione non dell’umanità com’è, con le sue miserie, ma di un’umanità sovrumana, secondo alcuni toccata dalla Grazia e secondo altri degna della panthéonisation.

Salendo lungo Rue Soufflot, la prima cosa che impressiona del Panthéon è l’iscrizione maestosa del frontone: Aux grands hommes, la patrie reconnaissante. Intimidisce perchè impone massicciamente il confronto tra noi e loro, con le più inquietanti domande sulla grandezza, l’umanità, la riconoscen­za, la patria.

Tu, non sei stato profeta in patria, ma non agognavi tanto.

Quando ho ricevuto la notizia della tua festa, ero fresco di chiacchiere intorno ad un recente film che sta raccogliendo uno straordinario successo internazionale, Le vite degli altri; ha per tema gli uomini buoni (c’è visibile su internet una ragguardevole dissertazione, sul sito della New York Review of Books, May e July 2007).

Alla fine del film, il protagonista entra in libreria, prende un volume con il titolo Die Sonate vom guten Menschen (in italiano, Sonata per uomini buoni), la commessa gli chiede se vuole una confe­zione regalo; no, risponde, Es ist für mich, è per me.

E così si chiude la storia, con un finale travolgente, che bisogna vedere per apprezzare. Un recen­sore ha scritto che quel film sulla bontà degli uomini Es ist für uns, è per noi. Ogni memorabile favola sulla vita narra infine di noi.

Caro Padre Ghiozzo, hai fatto per una vita, delle vite degli altri la tua vita: malati, sofferenti, car­cerati, vecchi, poveri, prostitute, immigrati, drogati, disturbati e sfortunati, spiantati e sbandati, deviati e devianti di tutte le risme e di tutte le latitudini. Una vita alla grande; una vita esagerata, più di Steve McQueen.

Con gli ultimi, con i tuoi ultimi, sono tra i primi, a celebrarti come uomo e come prete e come Padre.

Non so cosa può essere un anniversario per te che vivi con un riferimento supremo fuori dal tempo e dallo spazio; non ci sarò il 26 agosto, ma, se non nella Civitas Dei, comunque, in un altro punto imprecisato dello spazio e del tempo, nel cuore vom guten Menschen, ci sei ogni giorno, per noi, per sempre.»

Francesco Sidoti

Catania, 19 agosto 2007


...CONDIVIDERE LE INQUIETUDINI, I TURBAMENTI, GLI SLANCI, I FALLIMENTI...

«Don “Pippuzzu” carissimo

Cinquant’anni di sacerdozio!! Una vita al servizio di Dio, al servizio dell’uomo. Vorrei dire tante cose, ma non è semplice.

Ho letto le considerazioni di Tano Lupo. Ho potuto apprezzare, tra l’altro, la fraternità, l’amicizia, la stima reciproca: doti che hanno accompagnato quei ragazzi fortunati per tutto il loro cammino.

Vorrei aggiungere soltanto alcune riflessioni personali, ma che, credo, siano condivise da quanti hanno avuto la fortuna di incontrarla.

Rivivo il nostro primo incontro: eravamo, una sera dell’estate 1958, nei locali della parrocchia di san Silvestro – la “Batia” - ho provato, nella circostanza, la sensazione di avere incontrato uno che non era lì per caso, uno che aveva risposto con straordinaria generosità ed immenso entusiasmo alla chiamata di Qualcuno.

Mi impressionò molto quel viso luminoso, da cui traspariva serenità e gioia di vivere. Con gli anni la sensazione divenne certezza: abbiamo potuto constatare quanto lei fosse presente nei nostri momenti di crisi nel delicato passaggio all’età adulta.

A nessuno, credo, sfuggiva quella sua particolare attenzione e quella speciale sensibilità verso quel nostro universo giovanile in tempi in cui cominciava a delinearsi una cultura sempre meno attenta alle nostre richieste interiori.

Ciò le consentiva di opporre proposte di percorsi umani e spirituali chiari, tesi a svegliare le coscien­ze, non ancora mature ma in cerca del senso profondo dell’esistenza.

Lei riusciva a condividere le inquietudini, i turbamenti, gli slanci, i fallimenti di quei ragazzi alle prese con il loro mondo “adulto”; lei sapeva parlare al cuore dei ragazzi perché straordinaria era la sua capacità di ascolto.

Poi venne il tempo, per ciascuno, di andare per la propria strada; lei scelse di stare in piazza Cap­pellini, con gli ultimi: scelse una vita sacerdotale interamente spesa al servizio degli altri nel segno di “caritas Christi urget nos”.

Grazie per tutto questo.

Con tutto l’affetto possibile e la stima di sempre»

Mario Rappazzo

Moncalieri, 20 agosto 2007


...EGLI E' SEMPRE LO STESSO, ANZI MIGLIORE...

Grazie, Padre Gliozzo,

«Dicono gli esperti di pittura che quando un ritratto è riuscito bene, allora sembra che gli occhi della persona raffigurata seguano lo spettatore ovunque si muova.

Una sensazione simile si prova ascoltando le omelie, e gli altri discorsi, di padre Gliozzo, perché si ha l'impressione, anzi la certez­za, che egli non stia facendo discorsi generali e generici, ma che si rivolga a ciascuno dei presenti, a ognuno dedicando la sua attenzione e la sua riflessione.

Credo che sia questa la cifra che identifica il modo di essere di padre Gliozzo, la sua maniera il suo stile di rapportarsi agli altri, il suo modo di intendere e di praticare la fraternità spirituale, ma anche il rapporto umano (ammesso che fra le due cose vi sia differenza).

Non ricordo di aver mai visto padre Gliozzo trattare con me, o con chiunque altro, in maniera distratta, formale, “educata”, burocratica.

Perché questo sa che io, tutti cerchiamo, e questa ci da, cioè l'autenticità e la semplicità del vero voler bene. Il che non esclude che egli distribuisca strattoni e scossoni, che fanno male ma non feriscono.

E allora mi viene da pensare al giovane prete entusiasta e rigoroso, religioso e razionale, che si mette a “perdere tempo” e a dannarsi con gli scombinati ragazzi e  giovani dell'Azione Cattolica come se dalla loro sorte dipenda la salvezza del mondo intero. E questi ragazzini e giovani fa sentire responsabili di tutto il mondo, la cui sopravvivenza dipende dall'impegno e dalla dedizione di ciascuno.

E guai a chi ha la “sventura” di prenderlo sul serio, perché allora è finito il suo quieto vivere, non ha più spazio per il conformismo, non si può più permettere di essere uno dei tanti, nel gioco come nello studio, nella religione come nelle scalate in montagna.

Con un coinvolgimento totale che faceva ingelosire mia nonna che, pur profondamente religiosa, non riusciva a capire perché suo nipote passasse le serate nelle attività organizzate da quel prete, che cosa questi avesse di diverso dai preti “normali” che lei conosceva.

Ma anche lei capiva che questo prete, a differenza dei suoi colleghi “normali”, non era un burocrate della religione, un impiegato di parrocchia, ma un uomo che credeva in ciò che diceva e che faceva ciò in cui credeva. E che voleva davvero bene ai suoi ragazzi, e che quindi a lui poteva affidare anche il suo prezioso nipote.

E allora grazie padre Gliozzo per le caramelle che Lei teneva nella borsa assieme alle riviste di informazioni e di cultura, delle quali molti di noi erano più golosi che delle prime, perché ci aprivano gli occhi a un mondo che per molti versi appariva, ed era lontano; grazie per averci abituato a pensare che nessuna realtà era lontana da noi; grazie per averci messo in condizione di percepire e di vivere i fermenti che il Concilio portava nella Chiesa così come le novità che maturavano nella società italiana.

E ancora grazie padre Gliozzo per averci fatto capire che pensare ai valori spirituali non è un alibi per estraniarsi dalla realtà, dal presente, dalla storia; e che, anzi, dovere del cristiano è anche quello di essere cittadino consapevole, responsabile, partecipe.

E questo significava “Radar Studenti” e messa sociale; Olimpiadi-Vitt e mese mariano; campeggi al Biviere e meditazione in comune; Grotta del gelo e festa del tesseramento; convegni ad Assisi e passeggiate a Bolo.  E molte altre cose,tutte fatte con una apertura al mondo, alla società, che non ci siamo più scrollati di dosso.
Poi è finito il periodo di Bronte, ma non è cambiato padre Gliozzo, che è rimasto sempre lo stesso. Per fortuna. Anzi, è migliorato. Perché ha acquistato una mitezza che non cancella il rigore, ma lo umanizza; una capacità di comprendere che non attenua la coerenza, ma la plasma.

È sempre viva è rimasta la capacità di indignarsi, pur se filtrata da una accresciuta attenzione per le debolezze umane. Gliozzo non si è mai fermato, ha sempre continuato a crescere, mantenendo vigile il suo occhio sul mondo e viva la sua attenzione alle persone.

Anche se gli è assente, anche se non lo senti, sai che c'è, che non ti dimentica, e che pronto a intervenire conoscendo qual è il tuo bisogno del momento, sapendo le cose giuste da fare e da dire, con discrezione e senza enfasi. Certo che egli è sempre lo stesso, anzi migliore.



 
Lino Burrello, Tano Lupo, Pippo Gliozzo, Gregorio Cipolla e, seduto, Enzo Burrello Pippo Gliozzo, Tano Lupo e Ciccio Rubino

1 Marzo 1949: da sinistra Lino Burrello, Tano Lupo, Pippo Gliozzo, Gregorio Cipolla e, seduto, Enzo Burrello. Nella foto a destra (del 1953) Pippo Gliozzo, Tano Lupo e Ciccio Rubino.

1951, al campeggio in Contrada Pezzo: al centro con la maglia scura ed il caschetto Pippo Gliozzo, a destra padre Luigi Camuto.

Ciccio Rubino, Gino Schilirò, Nino Paparo, Tano Lupo e Pippo Gliozzo

Primavera del 1953 nel cortile dell'Azione Cattolica: da sinistra Ciccio Rubino, Gino Schilirò, Nino Paparo, Tano Lupo e Pippo Gliozzo.

Un gruppo di giovani e giovanissimi degli anni '60 in una delle tante gite organizzate da Pippo Gliozzo (secondo da sinistra)

Gino Schilirò, Mario Sciacca, Pippo Gliozzo, Pippo Armenia, Nuccio Cartillone, Nino Chiofalo, Sciacca, Gino Mavica e Zino Luca.

Attorno al giovane prete si riconoscono (da sinistra) Gino Schilirò, Mario Sciacca, Pippo Armenia, Nuccio Cartillone, Nino Chiofalo, Sciacca, Gino Mavica e Zino Luca.

Nella foto a destra attorniano Pippo Gliozzo Nino Sgrò, Gino Sciacca, Nuccio Cartillone, Nicola Grisley e Mario Rappazzo.

Nino Sgrò, Pippo Gliozzo, Gino Sciacca, Nuccio Cartillone, Nicola Grisley e Mario Rappazzo

Nel gruppo in piedi della foto si riconoscono fra gli altri Turi Mazzaglia, Nino Meli, Pippo Armenia, Paolo Caltabiano, Gino Schilirò e Nuccio Cartillone.

Tanino di Bella, Nunzio Spanò, Peppe Batio, Franco Schilirò, Eugenio Salvia, Renzo Basile, Pippo Saitta, Pippo Gliozzo e Piero Martello

1963/64 - Posano con padre Gliozzo: Tanino Di Bella, Nunzio Spanò, Peppe Batio, Franco Schilirò, Eugenio Salvia, Renzo Basile, Pippo Saitta e Piero Martello.

Gino Saitta, Rino Calì, Tano Messina, Antonio Virzì, Pippo Gliozzo, (?), Lorenzo Capace, Giannino Saitta, Gimmi Lo Vecchio e Biagio Mineo

Attorno a Pippo Gliozzo: Gino Saitta, Rino Calì, Tano Messina, Antonio Virzì, Silio Schiliro', Lorenzo Capa­ce, Giannino Saitta, Gimmi Lo Vecchio e Biagio Mineo.


1963/64: foto di gruppo in un cortile del Real Collegio Capizzi


8 Dicembre 1962, cortile dei Cappuccini: Giornata del tesseramento all'Associazione Vico Necchi.

Zino Schilirò e Pippo Gliozzo

Giugno 1970: Zino Schilirò, oggi residente a Blumenau s.c (Brasile), posa accanto a padre Gliozzo, nel terrazzo del Piccolo Seminario.

Ma da qualche anno, lo vediamo diventare più lieve, come se si stesse liberando dalle scorie, depurandosi
dal non essenziale; e anche in ciò continua ad essere maestro e padre.

Ciao “parrino”. Grazie.»

Piero Martello

Milano, 23 Agosto 2007


UN AMICO DAL BRASILE

«Caro Padre Gliozzo,

Non é stato per caso che entrando nel sito di Bronte Insieme mi trovo davanti alla foto di un vec­chio conoscente capace di svegliare tanti buoni ricordi legati alla mia adolescenza.

Dall’Azione Cattolica della Badia poi trasferita ai Cappuccini, appare nella mia memoria un giovane prete, che dopo aver fatto il liceo ha deciso d’entrare in seminário. Sinceramente la sua scelta mi ha fatto meditare molte volte.

A quei tempi, avevo 16 o 17 anni, e mi chiedevo como mai un giovane diciottenne abbandona i piaceri mondani per dedicare la sua vita agl’altri e a Dio. La mia fede in Dio era esigua, molti conflitti esistenziali assalivano la mia mente ma, dopo averlo conosciuto all’Azione Cattolica e alle confes­sioni fatte, seduti uno di fronte all’altro e non più nel confessionale, mi sono reso conto che Lei, caro padre Gliozzo, era stato mandato da Dio per una missione sublime.

La sua dedicazione ai giovani brontesi (una generazione nuova che sorgeva) sarà stata la prima missione che Dio le ha affidato.

Il suo abbraccio fraterno, forte, assieme al brillo speciale dei suoi occhi e alla sua parola mansa, affabile e amica hanno stroncato definitivamente il mio dubbio sull’esistenza di Dio e per questo La ringrazio caro padre Gliozzo.

La fede che lei mi ha fatto capire é stata la forza motrice degli anni seguenti. Dio mi ha messo alla prova in molteplici occasioni, dalla perdita di mia mama, all’emigrazione nel Brasile, al susseguirsi di molte tempeste, difficoltà e al trovarmi davanti a molti bivi, a scelte non sempre vantaggiose ma necessarie e grazie alla fede in Dio sono rimasto incolume e vittorioso. Ancora una volta, grazie Padre Gliozzo.

Ci siamo incontrati nel luglio del 2001 nello sua Parrocchia a Catania assieme a mio fratello Antonio; brevi momenti e quell’abbraccio che solo un inviato da Dio può dare. Ed ora davanti alla sua foto, mi faccio partecipe del cinquantenario del suo sacerdozio e le confesso che non stato per caso che l’ho conosciuto.

Un forte abbraccio da

Ignazio (Zino) Schiliró»

Blumenau s.c (Brasile), Dicembre 2007


Ricordo~testimonianza della famiglia Gliozzo

Rientrato dalla Selva di Fasano, dopo due mesi di vacanze trascorse bene grazie all’assistenza di una donna tuttofare, la mia prima preoccupazione è stata quella di riprendere contatto con il mio mondo tramite Internet e la posta elettronica e fra le notizie di Bronte ho letto con piacevole sorpresa dei 50 anni di Sacerdozio di Don Pippo Ghiozzo, al quale spero possano giungere le mie più affettuose congratulazioni ed auguri per un lungo cammino da Lui scelto fin da bambino.

Colgo, però, l’occasione per stendere per Bronte Insieme un ricordo-testimonianza della famiglia Gliozzo, la quale negli anni ’40 abitava nell’appar­ta­mento gemello al nostro, in Via Giotto, di proprietà Radice-Grisley.

Essa era una famiglia oriunda da Cesarò il cui Capo-famiglia aveva ottenuto il posto di Dirigente dello Stato Civile del Comune di Bronte. Quindi forestieri che avevano bisogno di integrarsi con il nuovo ambiente.

La famiglia era composta dai genitori e quattro figli, tre maschi dei quali Giuseppe detto Pippo era il secondogenito e una femminuccia. Il padre era disponibilissimo e, per il posto che occupava, si era fatto molti amici aiutando ed agevolando coloro che gli si rivolgevano per pratiche comunali o altro. Io conservo ancora un mio estratto di nascita compilato e firmato da lui e speditomi a Bari. La moglie era una donna dolcissima e disponibile, specialmente con mia madre dopo la prematura morte di mio padre nel 1943.

Di Don Pippo mi ha dato qualche notizia mia sorella Zina, la quale lo ha incontrato nella di lui parrocchia del Crocifisso in Catania e in quella occasio­ne egli le rifiutò una offerta dicendole di darla direttamente ai bisognosi; inoltre le disse che per non avere paura dei ladri basta non avere nulla tran­ne l’indispensabile e le indicò il suo calice di legno dipinto: questo, le disse, anche se lo rubano non porta danno e con pochi euro se ne compra un altro.

Ripensando a quella famiglia posso dire che era esemplare e, sopportando tutte le avversità che la vita dispensa un po’ a tutti, ha dato prova di coraggio e rassegnazione, fiduciosa in Dio e nella Sua Divina Provvidenza. Ai membri superstiti di essa e ai suoi discendenti che possono leggere queste mie parole, vanno i miei più cordiali saluti augurali.

Nicola Lupo

Bari, 2 Settembre 2007

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