L'OPINIONE DI ...

RIFLESSIONI al FEMMINILE

a cura di Laura Castiglione

OGNI TANTO UNO SGUARDO AL FEMMINILE AL MONDO CHE CI CIRCONDA

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“Du nimici feri”

Orlando, Rinaldo e la pausa caffè

Orlando, dipendente di una piccola azienda, cita in giudizio il suo datore di lavoro, Rinaldo, perché licenziato senza giusta causa e si appella all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

E’ un giovane prestante, nel senso di aver prestato le sue attenzioni ad Angelica moglie di Rinaldo, che sostiene di non meritare il licenziamento perché non riguarda le sue mansioni né le assenze dal lavoro.

Rinaldo ribadisce che il rapporto di fiducia è venuto meno perché Orlando, pur presente sul posto, ha sottratto tempo al lavoro recandogli un danno economico oltre che d’immagine.

Orlando, invece, insiste che le sue assenze erano limitate solo alla pausa caffè, durante la quale si occupava di Angelica titolare anche lei dell’azienda.

Rinaldo si rivolge al giudice: eccellenza mi consenta, lei, quanti caffè prende al giorno?

Il giudice: non mi chiami eccellenza, ma… dipende dal caffè!

Appunto - conferma Orlando- il mio titolare, invece della macchinetta elettrica del caffè, ha messo la moglie alla moka: una “caffettina” di mattina, una dopo pranzo e se sbaglio, mi corregga, il caffè è cortesia e non si rifiuta: non ne ho potuto fare a meno!

Rinaldo: signor giudice, ha sentito stu fituzsu? Sta dicendo che mia moglie è puttana!

Il giudice: effettivamente… un po’ puttana è... ma non entro nel merito! Io devo applicare la legge e stando ai fatti non è questo il caso di licenziamento per giusta causa ma trattasi di evento estraneo al rapporto di lavoro e disciplinarmente irrilevante.
L’annullamento del licenziamento è accettato.
Così è deciso, la causa è conclusa!

Il giudice fa cenno a Rinaldo: si avvicini, per favore… ma… non le conveniva licenziare sua moglie?

Rinaldo: signor presidente, la legge mi fa cornuto tre volte:

una, perché se divorzio sono costretto a lasciare la mia casa, cercarne un’altra, pagare l’affitto, dare a mia moglie un mantenimento adeguato al suo tenore di vita e i profitti dell’azienda che ho costruito io con queste mani!

Due, perché sono stato condannato a reintegrare Orlando e a pagargli lo stipendio per tutta la durata del processo.

Tre, perché devo pagargli anche un indennizzo.

Eccellenza, la terza è l’unica che mi fa giustizia, la considero un premio da dare a Orlando… perché… detto fra uomini: mia moglie è un cesso!

Mi consigli lei, eccellenza, cosa mi conviene?

E' iniziato il dicembre del 2014

C’è sinistra e sinistra

       

Una piange e... una se la ride

Osserviamo un uomo di sinistra preso a caso fra i tanti che gli somigliano.

Abbigliamento casual, occhiali da presbite inforcati sulla fronte come a dimostrare che ancora ce la fa, ma con la tipica espressione incazzata di chi la chiede, ma nessuna gliela dà.

Con passo svelto entra ospite in una delle emittenti televisive a lui favorevole in cui la telecamera riprenderà il suo lato migliore.

Fa una capatina dal truccatore che ci mette tutta l’arte sua: il correttore sulle rughette, un tratto di matita per aprire lo sguardo, un gocciolo di botulino per rialzare il labbro, a mo’ di sorriso, che duri il tempo della ripresa. Si siede con gli altri ospiti e mostra sicurezza nel dibattito finché non si fa il nome del segretario del PD, Renzi, che alle sue orecchie è sinonimo, nel suono, al fastidioso sostantivo: raschio.

Il trucco cede, le labbra si serrano in una smorfia, cerca conforto fra le sue conoscenze mnemoniche in economia e fa il PIL e il contro PIL a questo e a quella.

Tutte le disgrazie della crisi le imputa all’ultimo arrivato, e a noi viene da dire: ma tu und’èri?

Difende i sindacati con i quali ha fatto combutta per ottenere posti di lavoro e voti, pensioni agli aventi e non aventi diritto, privilegi e stipendi ingiustificati pagati dalla comunità, dai lavoratori e dai pensionati. Pensa, e lo dice, che gl’italiani non sono ancora maturi per la democrazia non sanno pensare con la propria testa e s’invaghiscono ri cu megghiu cià cunta(*): una volta di Berlusconi, un’altra di Renzi, e della prima puttana che passa.

Poverino bisogna capirlo, è sfortunato!

Negli anni ’80 la sua sinistra si stava sedendo comoda e Craxi gli tolse la sedia; negli anni ’90 l’ha fatto Berlusconi; nel 2014 gliel’ha, addirittura, sottratta Renzi! Renzi? Renzi chi?

Mettiamoci al suo posto, noi ci comporteremmo diversamente se per mantenere il potere fosse necessario far cadere Sansone e tutti i Filistei? Forse no, però, ‘ndi trimassi a terra sutt'e peri!(**)

E se proprio non riuscissimo a controllare l’espressione del nostro viso, ci sforzeremmo di avere vergogna per ciò che abbiamo fatto, per ciò che diremmo e per ciò che faremmo.

Siamo già ai primi di Novembre

(*) Di chi meglio la sa raccontare
(**) Farsi tremare la terra sotto i piedi - avere vergogna di.

Generazione persa!

Il chiodo fisso

Sedute al bar, alcune signore, tre vedove, una divorziata e due tenenti marito, conversano. Le chiame­remo secondo il gusto della granita ordinata da ciascuna di loro: Pesca, Cioccolata, Mandorla, Limone, Gelsi, Caffè.

Caffè: degli amici mi hanno presentato un vedovo, non fresco, scaduto da due anni; ben portante, di settant’anni e senza figli. Ieri mi ha invitata a casa sua per mostrarmi il filmino di un viaggio che aveva fatto con la moglie.
Limone: una volta, la scusa, era la collezione di farfalle…
Cioccolata: messaggio chiaro: non vuole sostituire la buonanima.
Mandorla: per te, ne vedrei uno più giovane, con i tuoi sessant’anni te lo puoi permettere.
Caffè: ci sto riflettendo...
Limone: buttati, ogni lassata è persa.
Gelsi
: col vecchietto chissà quanto ne perdi…
Cioccolata: il viagra fa miracoli!
Mandorla: a mio marito non ne ha fatti.
Gelsi: ma ti sei guardata allo specchio?
Cioccolata: a settant’anni un uomo si stanca presto… e poi… va ripìgghiaru!
Limone
: da quando ho divorziato non ricevo inviti, le mogli temono che gli rubi il marito.
Gelsi: non glielo devi rubare ma… fartelo… prestare…
Limone: Non voglio perdere la mia libertà per un altro stronzo, sto bene così.
Cioccolata: non cambiamo discorso, il vedovello… a pensione come sta?
Caffè: bene… e ha una bella casa.
Gelsi: lui si gode la bella casa… e tu… la pensione con un giovanotto...
Pesca: che discorsi! Tra me e mio marito c’era un grande amore, non potrei sostituirlo mai.
Caffè: non voglio sostituire mio marito, ma iniziare una nuova vita e… non per il sesso!
Gelsi: male! Unitta ogni tanto fa bene.
Limone: se lo sposa, se ne pente, e a cu ciù torna? Prostata, cataratta, pressione… Pi ffavuri!
Pesca
: alla nostra età è brutta la solitudine.
Cioccolata: è un buon motivo per avere un compagno di viaggi, di teatro, di gioco a carte…
Gelsi: … giocare a moscacieca … casa casa
Mandorla: oppure a tri oru vinci e a tri oru perdi…
Cioccolata
: per me, chissu, vuole solo fare il canto del cigno…
Limone: allora prendilo al volo… mangitiru cu tutti i pinni….primma chi i peddi!
Il cameriere: il conto?
Gelsi:… billittu è stu caruzsu… sottraiamolo allo sfruttamento …
Mandorla: è perfetto…sfruttamento minorile…
Caffè: noi sappiamo solo parlare… siamo una generazione persa!

Seconda quindicina di Ottobre, il caldo continua

La gattamorta

'A gatta rrumazzàta e… la zòccola viva

Alcuni animali si mimetizzano per difendersi. Gli esseri umani si mimetizzano, soprattutto, nelle azioni militari.

Il mimetismo è anche una strategia di attacco a sorpresa che pianifica una donna che in dialetto brontese chiamiamo gatta rrumazzàta(*), in italiano gattamorta e Vittorio Feltri ha scritto “in ogni gattamorta c’è una zoccola viva”.

Risponde ad un tipo di donna né bella né brutta, poco curata né trascurata, taglia tra il 40/42, raramente esce fuori misura ed è di moderata o modesta conversazione.

Ma non è una stupida, riconosce di non avere frecce di seduzione al suo arco e affina quelle che un uomo cerca e ricerca in una donna: la disponibilità, la gratificazione, e perché no, il servilismo.

Ha un suo habitat ovunque, negli uffici, negli ospedali, in banca, negli istituti scolastici e universitari, nelle sedi dei giornali, nei tribunali, fra gli amici. La sua strategia non è quella di confondere il predatore, ma essere lei stessa un predatore che fagocita senza mai aggredire.

Sembra innocua perché servizievole, sottomessa e trascurabile, tanto da non destare sospetti neppure ad un uomo che non si affatica a conquistarla ma… se la ritrova un giorno, per caso, con diligente impegno inginocchiata sotto la sua scrivania.

Gli amici, i colleghi non se ne fanno una ragione e si chiedono come sia potuto accadere che il collega o l’amico, pi na gatta rrumazzata, abbia fatto torto o lasciato la moglie, donna di bell’aspetto e di intelligente conversazione in un rapporto alla pari, anche se, non sempre disponibile come è la maggior parte delle mogli.

Tutti d’accordo dicono che la moglie non si è difesa.

Riflettiamo: se la moglie invece della gattamorta avesse visto in azione una sculettante ragazza con scodinzolio, non avrebbe valutato il pericolo e si sarebbe difesa?

Ma è lecito affermare con forza che il “beato-angelico-marito” non abbia saputo riconoscere una gatta tigre da una tigre, anche se hanno lo stesso mantello tigrato. Da oggi, sempre che si possegga perspicacia, non si perda d’occhio a gatta rrumazzata, e per non dimenticare questi suggerimenti, tenere sempre pronti un inedito “requiem” e una fossa profonda per una degna e illacrimata sepoltura.

D’accordoo?

Ultimi di settembre 2014, è già arrivato l'autunno

(*) rrumazzàta = strapazzata, spelacchiata, smagrita

Chi l’ha visto?

Nulla faceva sospettare che…

Seguendo la trasmissione “Chi l’ha visto” ci si chiede perché qualcuno decida di sparire lasciando nel panico i familiari che intervistati, se fos­sero brontesi, direbbero: si vinìva un àngilu ru cielu e mu riciva non ci crirìva(*), perché lo descrivono persona tranquilla, attaccata alla fami­glia, disponibile con tutti e credono impossibile si sia allontanata volontariamente.

L’ipotesi è di un rapimento a scopo sessuale se si tratta di giovane donna e di giovanile anziana, mentre se è un uomo, per un ignoto motivo.

Ma ce ne potrebbe essere un’altra.

Quanti di noi avranno avuto voglia, almeno una volta, di sparire per infliggere sofferenza a uno o a tutti e di pianificare la fuga; lasciare indizi fuorvianti in cui gli abili investigatori si “farebbero vecchi”; di mettere da parte un gruzzoletto per non usare il bancomat che ne farebbe sco­prire l’esistenza in vita; di lasciare vestiti, cellulare, macchina, cane e gatti, e nudi come vermi strisciare di notte per le strade buie che non andranno a testimoniare il nostro passaggio.

A chi azzarda questa tesi, i parenti potrebbero obiettare che nulla faceva sospettare che il loro congiunto fosse infelice o avesse un tale disa­gio da voler sparire.

E chiusi nel loro egoismo, incapaci di vedere sotto un’altra luce la storia di quella presunta insignificante o ingombrante pre­senza, solo ora ne apprezzano, ne sentono la mancanza e non potranno, ammesso che lo vogliano, chiedere scusa a chi non c’è ad ascoltarli.

Ma siamo proprio sicuri che non sia ad ascoltarli, o sia seduta in un bar, a guardare “Chi l’ha visto” e scommettere se qualcuno ci sapi strògghjri i nnummira?(**)

Facciamoci un giro per i bar con tv sintonizzata sulla trasmissione, e se vediamo qualcuno seduto da solo e con un sogghigno soddisfatto, di sicuro è la persona che cercano.

Non facciamo la spia, offriamogli una birra e… cin cin alla nostra, gli altri si arrangino.

Se io sparisco, non mi cercate al bar, la birra non mi piace. Il mio posticino segreto è Bronte Insieme.

Settembre 2014

(*) Si vinìva un angilu ru cielu e mu riciva non ci crirìva (se fosse venuto un angelo dal cielo a dirmi cosa sarebbe accaduto non ci avrei creduto).
(**) Strògghiri i nnùmmira (snodare, interpretare i sogni e mutarli in numeri).

E' tempo di crisi

Compitini per le vacanze

Le trasmissioni televisive estive di approfondimento sulla crisi, a me piace chiamarle “compitini delle vacanze”; servono come recupero semmai qualcuno fosse rimasto indietro.

Molti interventi si basano soprattutto sulle responsabilità di chi è assente, mentre i presenti alle trasmissioni, al momento di assumersele, dicono che erano in malattia.

Tutti si lamentano, anche chi non ne avrebbe motivo e i detti antichi non vengono meno: si bbonu vo stari tà lamintàri!

Perfino i vocaboli, rivoluzione, fucilazione, ghigliottina e castrazione, sono stati licenziati dalla democrazia e sono in cerca di lavoro.

Ognuno si organizza come può: chi diminuisce i prezzi per sopravvivere e chi li aumenta per vivere; chi pensa di rinunciare ai privilegi e chi li ritiene diritti.
Tanti pagano le tasse e c’è chi non le paga, e se sorpreso con la faccia imbrattata di nutella, si difende accusando sua madre che, incinta di lui, col desiderio insoddisfatto di nutella si era toccata la faccia, invece del culo, lasciandogli la cosiddetta voglia.

Non ci meravigliamo, ogni secolo ha avuto la sua crisi e noi ci meritiamo la nostra.

Oggi però, e grazie alla tv, anche le persone di bassa cultura sono informate su come evolve la crisi, l’ignoranza non è ammessa, la scolarizzazione non ha escluso nessuno. Ma se una volta il maestro era asino, il suo alunno-asino ragliava intimorito, oggi l’alunno-asino va su internet ne sa più del suo maestro, raglia senza paura e lo prende a calci.

Per risolvere la crisi, i governanti del passato non si consultavano, non si confrontavano, non facevano patti col diavolo. Il popolo non si chiedeva se il re sarebbe riuscito a risolvere la crisi, dove avrebbe prelevato i soldi e se le caste glielo avrebbero consentito, si rivolgeva direttamente ai suoi sudditi:

- tu, cittadino, cosa vuoi? -

- ho fame, o mio signore! -

- zac… zac... -

- orsù, cittadina, cosa vuoi? -

- i miei figli hanno fame, o mio signore -

- zac…zac…zac…

Il re tagliava qualche testa e la dava in pasto al popolo affamato che ne aveva soddisfazione.

I nostri governanti, bisogna dirlo, non sono così generosi, il cervello ce lo danno impacchettato nei supermercati e ce lo fanno pagare.

- Ma almeno, sarà umano? -

- Speriamo! -

Siamo a luglio, è tempo di vacanze!

Altro che maschi… fìmmini ci vòrunu!

La mamma che vive cent’anni

Una volta si facevano tanti figli sia per ignoranza sia perché si andava alla ricerca spasmodica del maschio. E oggi come vanno le cose?

I contraccettivi si trovano accanto alla cassa dei supermercati, semmai si dovessero dimenticare. Si programma un solo figlio a quarant’anni; un secondo, se la coppia ha coraggio o se il primo è maschio: si va alla ricerca della femmina.

Come mai questa inversione di preferenza? Le esigenze di paternità verso il maschio sono venute meno?
No, la donna ha preso piede anche sulla scelta del sesso dei “suoi” figli.

Ma cosa hanno in comune mamma e figlia? Sono donne di generazioni diverse ma legate da un complesso nodo di intimità e amore senza conflitto; condividono e parlano di sessualità, di politica, delle stagioni della vita, di lavoro, di religione, di relazioni.


(acrilico di Caterina Giganti)

La mamma addestra la figlia a realizzare i suoi sogni spezzati e la figlia impara a non farsi spezzare i propri. La loro complicità esclude i rispettivi compagni e se il marito è bravo, lo considerano un coglione e se per puro caso fa l’uomo rispondono in duetto: ma chi vvori chissu?

Questo stato di grazia dura tutta una vita e non è circoscritto al solo periodo dell’infanzia come è, e sarebbe, naturale, tanto da scatenare l’invidia della mamma di figlio che non prova a nasconderla, anzi va oltre… “aldilà”.

Se ci guardiamo intorno, la mamma di figlio si ricogghj ’i pupa, secondo le statistiche, intorno ai settant’anni mentre la mamma di figlia supera i novanta e raggiunge anche i cento.

La mia consuocera ha tre figlie, non ci voglio pensare a che età arriverà! E io non ci sarò per dimostrare, con prove alla mano, la mia tesi!

La mamma di figlia vive meglio e a lungo, troppo a lungo, un’esagerazione! Al contrario della mamma di figlio che si rode il fegato: l’organo più complesso del nostro corpo con preziosissime funzioni e fra tutte, quella di catturare e distruggere sostanze e “circostanze” tossiche che il corpo assume. L’eccessiva produzione di bile dà origine a patologie mentali e mortali: malinconia e depressione.

Mens sana in corpore sano… e ho detto tutto!

Ancora giugno, 40° all’ombra

Le nozze d’oro

C'è veramenti ri ciàngiri!

Una coppia festeggia le nozze d’oro. Ma perché si chia­mano d’oro?

Perché c’è una denominazione tradizionale per indicare il regalo che è d’uso farsi reciprocamente nelle ricorrenze degli anni trascorsi insieme. Venticinque: nozze d’ar­gento; cinquanta: nozze d’oro; sessanta: nozze di diamante… tirrurii!

Cinquant’anni iniziati e trascorsi con un estraneo che si festeggiano con un estraneo e ci si premia pure con un regalo d’oro.

Il ricordo di emozioni e di sguardi; brevi attese che sembravano lunghe e interminabili attese; si addormentavano abbracciati e non per scaldarsi i piedi; lui sognava una mogliettina dolce e carina; lei era orgogliosa del suo principe azzurro che sguainava la spada contro chi osava con interesse guardarla; lui la cullava e lei lo viziava.

Cara Laura,

ho letto il tuo ultimo pezzo e mi vie­ne di dire che esso è un lungo, ap­pas­sio­nato e dolce rim­pianto del­la vita tra­scorsa con il tuo pa­ziente Gino.

E scusa se è poco, an­che se la tua fine ironia lo vorreb­be smi­nuire ma senza riuscirvi.
Un caro abbraccio a entram­bi

Nicola Lupo

 

Il mondo era solo il loro mondo, la luna la loro luna, il sole sorgeva solo per loro.

E oggi? Senza pudore festeggiano le nozze d’oro e a chi li osserva sembrano di piombo: il mondo, la luna, il sole, appartengono a tutti e la spada della gelosia resta nella guaina. Si rimproverano, si stuzzicano e un po’ insofferenti si scaldano i piedi gelati.

Le giovani coppie temono di diventare come loro perché li vedono un po’ brutti, un po’ vecchi e forse, qualche volta, anche un po’ cattivi. Si chiedono se è responsabile quel maledetto innamoramento che li aveva accecati mettendo al buio la realtà; cercano risposte e trovano in una consensuale e salutare separazione una via di scampo per questi poveretti!

Gli interessati, anche a volerlo, non sono più in tempo mentre i giovani lo sono per fare una domanda diretta ai festeggiati: ma perché dopo mezzo secolo state ancora insieme?

Ricevono una risposta che li spiazza: la più convincente e carica di umanità, un flash su tutta la loro esistenza, una carezza commovente: - perché ci siamo affezionati! -

Questa è la riflessione più breve che io abbia fatto, non ci vogliono tante parole, non ci sono segreti da custodire: ci vuole una forte dose di amore, una fortissima di affetto e poi…

Giugno 2014

Ah! Quanto è bello, essere malati… mentali!

I freni inibitori… che non frenano!

L’inibizione è un processo che reprime un’azione; è un ritardo nella reazione agli stimoli, ad una pulsione o ad un desiderio.

La psicoanalisi non è una scienza esatta ma sostiene con certezza che quando si perdono i freni inibitori è malattia.

E a noi conviene condividere questa affermazione!

Se siamo alla guida della nostra macchina, chi ci segue strimpella insofferente il clacson, anche per futili motivi, e noi esasperati reagiamo; quando in tv alcuni perdono le staffe e le loro voci si sovrappongono le une sulle altre alzandone il tono, noi al di qua dello schermo inveiamo con turpiloquio sfrenato anche se ci stanno appena appena antipatici.

Abbiamo tutti perduto i freni inibitori e siamo tutti malati?

Certo che a rifletterci un po’ è una bella malattia che fa stare meglio e senza rischiare una denunzia.

E’ un lusso che ci si può permettere solo stando protetti dal televisore, perché nella quotidianità riceveremmo ben altro e per ovviare al rischio un’idea ce l’avrei: fingersi malati! Iniziare gradualmente, come ho consigliato in altre occasioni, scusandoci e meravigliandoci di noi stessi: non mi riconosco, non sono più io!

Le reazioni, non necessariamente alle provocazioni, le lasciamo libere senza che passino da quel filtro che ci faceva apparire sani, prudenti e controllati.

Possiamo essere certi che la voce circolerà come un venticello e chi ci verrà vicino deporrà le armi di attacco; ci lascerà dire ogni genere di stronzate senza che reagisca perché noi, poveretti, siamo malati!

Certo non è bello essere considerati malati mentali o, ad una certa età, rincoglioniti ma a noi che ce ne frega! Quando si pensa che non si ha nulla da perdere, almeno, si faccia qualcosa per avere tutto da guadagnare anche se una vita spericolata.

Abbiamo voglia di dire coglione ad un tizio? Diciamoglielo!

Vogliamo mandare qualcuno a quel paese, facciamolo, e senza pensare: va ffa ‘nculo tu e 'a buttana 'i to soru!

Ah! Quanto è bello, essere malati… mentali!

Io oggi ne ho servito un paio, dei miei lettori, e sono appena agli inizi della malattia, constaterete in seguito come si evolverà!

Quasi fine Maggio 2014

Buon I° Maggio, Luigi!

Da 58 anni “all’attacco” de' l‘Unità

Luigi a vent’anni parte dal sud per recarsi al nord. Trova lavoro, casa e la sede del circolo del PCI. Si tessera al partito e ha un incarico di responsabilità: la divulgazione delle idee comuniste.

Ogni mattina, da cinquantotto anni, affigge o “attacca” l’Unità, foglio dopo foglio, ad una bacheca da lui costruita. Chi passa legge, s’informa, commenta insieme a Luigi, detto Gigi, che tutti conoscono da sempre e l’hanno visto invecchiare insieme alla sua tracolla sgualcita.

Quanti segretari di partito gli sono passati sotto gli occhi che via via si sono allontanati dalla madre Russia senza che lui ne abbia capito i perché!

Il PCI di Togliatti e di Berlinguer ora PD per Gigi non è più lo stesso. I suoi sogni gli tornano in mente e le promesse sono state deluse. Ormai in pensione, è rimasto “all’attacco” ma fa il suo dovere col suo berretto elmetto come un soldato.

Luigi, detto Gigi, "all'attacco" de L'Unità

Ogni mattina, tranne che piova, acquista una copia de’ l’Unità a spese del partito e un’altra con i suoi soldi che leggerà dopo pranzo, con calma, per cercare di capire chi è ancora comunista, chi ha tradito o chi sta per tradire gli ultimi ideali.

Non si lamenta della sua pensione di milleduecento euro mensili e, per la causa, trecentosettanta l’anno li spende per comprare l’Unità e cinquanta per la tessera del partito.

Gigi non discute, non vede o non vuole vedere che i suoi vecchi compagni sono cambiati.

Molti si sono fatti i soldi tranne lui, molti sono diventati importanti tranne lui; qualcuno si è fatta la barca tranne lui; molti hanno i figli sistemati e lui disoccupati; molti hanno la donna tranne lui che ha sempre la sua vecchietta che lavora ancora ad ore; tutti negano di essere stati comunisti tranne lui che ne va orgoglioso; molti dicono di essere onesti ma lui lo è.

Gigi è rimasto fedele, ci crede ancora e fiero alza il braccio col pugno chiuso alla sua bandiera rossa con la falce e il martello mentre la saluta:
 - ciao, bella ciao!

Caro Gigi, anche la musica non è più la stessa… Goran Bregovic ha fatto di “Bella ciao” un arrangiamento inedito, allegro e sfrenato.

Buon I° Maggio!

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