L'OPINIONE DI ...

RIFLESSIONI al FEMMINILE

a cura di Laura Castiglione

OGNI TANTO UNO SGUARDO AL FEMMINILE AL MONDO CHE CI CIRCONDA

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Donne che sono state amate

La pianificazione della vedovanza

Ho scritto, in altre occasioni, di uomini che amano ma non come le donne vorrebbero essere amate. Non è sempre vero, alcuni uomini, sanno amare le donne.

Ho anche scritto che alcune vedove si sanno organizzare nella vedovanza. Mi devo ancora ricredere: sono alcuni uomini che pianificano la vedovanza delle loro mogli. Azzardo un’ipotesi, ricordando agli smemorati che sono minuta!

C’è un uomo che, magari, non è stato un marito perfetto: qualche scappatella non se l’è fatta mancare. Non ha amato come avrebbe dovuto, anche se, si è sforzato di dare quello che ha voluto, saputo o potuto.

Quest’uomo, però, superata l’età della “sregolatezza” si è messo in testa che sia giunto il momento di ritrovarsi, di amarsi, di non poter vivere l’uno senza l’altra e vuole dimostrarlo dando il meglio di sé.

Impersona la parte del marito, moglie-dipendente, bisognoso di continue attenzioni. Le ripete, fino allo sfinimento, come farei se non avessi te … e quanto ti amo! Anche quando lei va alla toilette, il silenzio che nasce intorno a lui lo fa sentire solo.

Ha le sue abitudini, le sue cataratte, la sua personale prostata e ogni spiffero o piccola avvisaglia di malessere, ogni novità o contrattempo di chi che sia o da “chi che cosa”, gli mettono ansia, sconvolgono il suo quieto tran tran e lo fanno sentire come un fiume che va verso la fine.

Perfino lui si meraviglia di questo amore tardivo, riscoperto, ritrovato e, costi quel che costi, con abnegazione mette in atto, giorno dopo giorno, la sua strategia. Almeno, così pare!

Fa di tutto per lasciare alla sua compagna un cattivo ricordo di sé che possa sciogliere quel nodo d’affetto che potrebbe stringerla o vincolarla, con struggente nostalgia, impedendole di ricominciare a vivere senza di lui, dopo di lui.

Per il dopo, ormai in agguato, vuole essere cremato, le sue ceneri sparse e non in un giorno di vento: potrebbero tornare in faccia alla sua amata. Vuole che lei non abbia un posto al cimitero da infiorare, visitare, e così, si potrà di lui scordare!

Caspita! Come lui, nessuno al mondo ha amato mai!

- Ma, un momento, non era solo un’ipotesi? La vedova è già a fare baldoria? -

E’ la festa della donna e ne ha avuto facoltà!

4 marzo 2015, l'8 si avvicina

Se potessi rinascere …

Desiderio di… tutt’altri genitali

“Se potessi rinascere, vorrei essere un uomo!” Questa frase, cinquant’anni addietro, aveva senso perché esprimeva un desiderio di rivalsa, di riscatto, di libertà e oggi è ormai fuori tempo e fuori luogo.

Eppure, c’è qualche donna, proprio oggi che molto è appannaggio delle donne e non più solo degli uomini, che la usa senza riflettere. E questa mattina, con mia meraviglia, ho colto al volo la stessa frase ma detta da un uomo: se potessi rinascere, vorrei essere una donna.

Certamente, la ragazza di ieri aveva tutti i motivi per desiderare di volere tutt’altri genitali: stava in casa a preparare il corredo, imparava a cucinare, ad essere prudente e silenziosa mentre, paziente, nell’attesa del principe azzurro studiava quanto bastava per non fare brutte figure in società.

Stava a guardare quanta libertà i suoi genitori davano al fratello mentre a lei era preclusa e negata. Invidiava gli uomini di casa che tornando dal lavoro erano, dalle donne di casa, serviti, viziati, perdonati per i loro errori, purché la sera si coricassero nel loro letto riscaldato.

- Caspita che bella vita! - pensava.

Poter rinascere uomo non era, per lei, un semplice desiderio o un capriccio che veniva dal capello riccio ma un’esigenza. E perfino quel santo a cui si rivolgeva per ottenere il miracolo non la esaudiva, però, l’ascoltava e le rispondeva per bocca dei suoi devoti: in verità ti dico, ragazza mia, non è tutto oro quello che luccica!

Dio ha fatto l’uomo a sua immagine e somiglianza e fra i suoi maggiori pregi gli ha donato la pazienza per ascoltare le stronzate che dicono le donne.

Certamente, dare consigli a una donna non era e non è facile e farla sentire in colpa era geniale!

Come del resto sarebbe difficile dire cosa fare ad un uomo che dice di desiderare di rinascere donna per essere al suo posto quando viene redarguito perché nulla a lei sta bene, sia che pensi, sia che taccia, sia che parli, sia che agisca: “la donna vuole tutto da un solo uomo, mentre l’uomo vuole una sola cosa da tutte le donne”.

Noi, però, non ci scoraggiamo, ci proviamo e senza essere geniali per farlo sentire in colpa, lo accompagniamo amorevolmente e spingendolo fuori dalla nostra parrocchia gli diciamo: ma, va fffa … !

12 febbraio 2015, gioveddì laddaroru

L’onore e la vergogna

Il concetto di onore è cambiato sia riguardi l’uomo sia la donna.

L’onore è un valore di moralità, onestà, integrità, rispetto della reputazione propria e altrui. E’, e deve essere meritato, guadagnato in un percorso di responsabilità intimo ma anche pubblico.

La sua trasgressione ha come conseguenza il sentimento di vergogna, d’imbarazzo, di pudore e che oggi pare sia venuto meno: è desueto.

Se si sente dire “tutto è perduto fuorché l’onore” qualcuno crede che, almeno, qualcosina sia rimasta; oppure, “te lo giuro sul mio onore” pensa che “onore” sia il nome di un congiunto passato a miglior vita.

Perfino la mafia che in nome dell’onore giustificava i suoi efferati delitti, lo ritiene inutile ed elimina anche donne e bambini.

A conferma di ciò ascoltando le interviste di alcuni politici o burocrati ci si chiede se siano consapevoli di quello che affermano senza la necessaria vergogna che merita l’evidenza dei loro comportamenti disonorevoli.

Chi è ladro non ha onore e Arsenio Lupin è un personaggio di fantasia! Chi ha occupato posti di prestigio facendoci credere di essere senza macchia ci fa provare disgusto e siamo delusi, soprattutto da noi stessi, che abbiamo capito troppo tardi questi “quaquaraquà e ominicchi”.

Nelle sconfitte non si ritirano a occhi bassi ma sfidano con arroganza e sparano col loro vecchio fucile credendo che ancora funzioni: sono gli altri che a loro insaputa li circuiscono, li sfruttano, stuprano la loro diamantina verginità e al contempo patteggiano la pena.

Potremmo far capire con armi improprie cos’è l’onore, invece, lo facciamo a modo nostro con un esempio conciso, una metafora, adatta alla loro limitata capacità di apprendimento.

Due giovani si amano, si sposano. Lui ha tutto ciò che una donna sogna di trovare in un uomo: è generoso, maturo, responsabile, un vero uomo.

Dopo qualche mese sotto lo stesso tetto la situazione evolve, precipita: quell’uomo è egoista, immaturo, inaffidabile e in quanto a vero uomo, lei, potrebbe trovare di meglio.

Quell’uomo ha perduto l’onore e non può ritrovarlo!

Se c’è ancora un uomo che vuole tenere alta la sua reputazione: resista e non si sposi!

- Ma, neppure una convivenza a distanza? -

Quella si! Almeno le penne le perde una alla volta e ha il tempo per ravvedersi!

Ultimi giorni di gennaio 2015

C’era una volta il delitto d’onore

E dava anche tante soddisfazioni!

La giustificazione morale che si dava al delitto d’onore era tutta siciliana e, in alcuni casi, rappresentava una risorsa pratica per risolvere qualche problemino.

Osserviamo un giovanotto di poche speranze e di fine cervello che si alzava presto al mattino per andare a caccia, non di tortore ma di tortorelle.

Bivaccava nel bar del paese, puntava le ragazze e sceglieva quella che per posizione sociale ed economica rispondeva ai suoi ideali. Quatto quatto, da esperto cacciatore, lanciava uno sguardo oggi e uno domani, un bigliettino e poi un altro alla ragazza che, nel pieno della turbolenza ormonale, gli apriva la sua porta.

Lui non si accontentava di uno sguardo nello sguardo della ragazza, di una mano nella mano, sparava tutte le sue cartucce là dove non avrebbe dovuto e da cosa nasceva cosa.

Scoperta l’infamia, se gli andava male, finiva sotto la lupara ma di norma gli andava bene e senza concorsi o raccomandazioni otteneva il posto fisso. Anche alla ragazza andava bene: aveva un marito “ca prova”, non avrebbe avuto sorprese né di che lamentarsi in futuro.

Solo il padre della ragazza, ferito nell’onore, reagiva furioso e col fucile in mano si faceva tenere dalle donne di casa mentre gridava: non mi tinìti... u mmazzu, su fituszu! I vicini di casa origliavano e andavano a riferire alla famiglia del giovanotto, il quale, per evitare un “forse” spargimento di sangue, dopo poche richieste di perdono, veniva perdonato solo e dopo un matrimonio riparatore, alle prime luci dell’alba.

Le due famiglie in tacito assenso, non solo evitavano anello e orologio di fidanzamento, u trattenimentu cu filletti, coszaruci, pasti ‘i mèndura, fotografie, fiori, viaggio a Taormina e debiti ma all’occhio del paese avevano salvato l’onore.

Altro che delitto d’onore! Era un business studiato a tavolino! Ma nel 1981 il parlamento ha abolito il delitto d’onore indebitando tante famiglie siciliane!

I figli, oggi, non pianificano come i padri e i nonni, posano le mani sulla prima ragazza che passa e che pretende: catering, photoshop, filmino che riprende la profonda scollatura, orchidee, orchestra, viaggio alle Maldive e, guarda guarda, tanto contenta del giovanotto non sembra: ma le piace tanto la festa!

Quando si cambia una legge non sempre piace ma ai siciliani il delitto d’onore piaceva: era un mezzo convincente che dava tante soddisfazioni!

Gennaio 2015

Il
PANETTONE
e la

CASSATA

 

Ogni paese ha le sue tradizioni dolciarie e per Natale chi più ne ha più ne mostra.

Facendo un viaggio lungo l’Italia vediamo che ad ogni dolce tradizionale corrisponde anche la diversa tipologia di un popolo, della sua cultura, del suo dialetto.

Una casalinga del nord quando mostra il suo panettone o panforte, pandoro, pandolce, intercala all’italiano: è na roba!…né?...l’è bono!

A Napoli la casalinga, orgogliosa della sua ciambella annegata nel rum, la mostra nel suo accento napoletano: hai già capì? E’ nu Babà!

Scavalchiamo lo stretto e atterriamo in Sicilia: è un altro mondo!

La casalinga siciliana, nella carta geografica dell’Italia occupa l’ultimo posto ma non certo per abilità, fantasia e cultura. Nel suo dialetto che in ogni luogo capiscono, racconta i segreti che le sono stati tramandati e spiega ogni passaggio della preparazione dei suoi carat­teristici dolci: la cassata, i cannoli, la frutta martorana.

Mettiamo a confronto il panettone e la cassata.

La sola presentazione darebbe la cassata  vincente ma al panettone diamo l’onore di essere analizzato. Si presenta incastrato nella sua carta come a proteggersi, nzamà si rumpi,* ha il nome e la forma di un grosso pane e al gusto è come mangiare un appiccicoso pane e uvetta, pane e canditi che s’incastra in cielo, in terra e in ogni luogo della bocca.

Il suo momento di gloria è il Natale, per l’Epifania è già in offerta, ma i milanesi ne vanno fieri, lo pubblicizzano posto in un vassoio d’argento come fosse un lusso da concedersi e si caratterizzano con un pirla di panettone.

La cassata è il trionfo dei sapori e dei colori: un velo trasparente di glassa, la verde pasta reale, il soffice pan di spagna, la dolce ricotta, i canditi di arance e mandarini siciliani, il fine ricamo dei decori, la zuccata a forma di petali e la ciliegina dell’Etna.

L’innamorato limoncello di verdelli la segue: ed è subito passione che travolge, oltrepassa l’ultimo gradino dei sapori e raggiunge l’apice!

E’ un fiore che si coglie tutto l’anno e l’amore che dona è ricambiato.

Sciascia scrisse che per un siciliano una bella donna è come una cassata: “una bellezza piena, corposa, sensuale, profumata di essenze mediterranee.”

Natale 2014

* nzamà si rumpi = non sia mai si dovesse rompere.

“Ddu nimici feri”

Orlando, Rinaldo e la pausa caffè

Orlando, dipendente di una piccola azienda, cita in giudizio il suo datore di lavoro, Rinaldo, perché licenziato senza giusta causa e si appella all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

E’ un giovane prestante, nel senso di aver prestato le sue attenzioni ad Angelica moglie di Rinaldo, che sostiene di non meritare il licenziamento perché non riguarda le sue mansioni né le assenze dal lavoro.

Rinaldo ribadisce che il rapporto di fiducia è venuto meno perché Orlando, pur presente sul posto, ha sottratto tempo al lavoro recandogli un danno economico oltre che d’immagine.

Orlando, invece, insiste che le sue assenze erano limitate solo alla pausa caffè, durante la quale si occupava di Angelica titolare anche lei dell’azienda.

Rinaldo si rivolge al giudice: eccellenza mi consenta, lei, quanti caffè prende al giorno?

Il giudice: non mi chiami eccellenza, ma… dipende dal caffè!

Appunto - conferma Orlando- il mio titolare, invece della macchinetta elettrica del caffè, ha messo la moglie alla moka: una “caffettina” di mattina, una dopo pranzo e se sbaglio, mi corregga, il caffè è cortesia e non si rifiuta: non ne ho potuto fare a meno!

Rinaldo: signor giudice, ha sentito stu fituzsu? Sta dicendo che mia moglie è puttana!

Il giudice: effettivamente… un po’ puttana è... ma non entro nel merito! Io devo applicare la legge e stando ai fatti non è questo il caso di licenziamento per giusta causa ma trattasi di evento estraneo al rapporto di lavoro e disciplinarmente irrilevante.
L’annullamento del licenziamento è accettato.

Così è deciso, la causa è conclusa!

Il giudice fa cenno a Rinaldo: si avvicini, per favore… ma… non le conveniva licenziare sua moglie?

Rinaldo: signor presidente, la legge mi fa cornuto tre volte:

una, perché se divorzio sono costretto a lasciare la mia casa, cercarne un’altra, pagare l’affitto, dare a mia moglie un mantenimento adeguato al suo tenore di vita e i profitti dell’azienda che ho costruito io con queste mani!

Due, perché sono stato condannato a reintegrare Orlando e a pagargli lo stipendio per tutta la durata del processo.

Tre, perché devo pagargli anche un indennizzo.

Eccellenza, la terza è l’unica che mi fa giustizia, la considero un premio da dare a Orlando… perché… detto fra uomini: mia moglie è un cesso!

Mi consigli lei, eccellenza, cosa mi conviene?

E' iniziato il dicembre del 2014

C’è sinistra e sinistra

       

Una piange e... una se la ride

Osserviamo un uomo di sinistra preso a caso fra i tanti che gli somigliano.

Abbigliamento casual, occhiali da presbite inforcati sulla fronte come a dimostrare che ancora ce la fa, ma con la tipica espressione incazzata di chi la chiede, ma nessuna gliela dà.

Con passo svelto entra ospite in una delle emittenti televisive a lui favorevole in cui la telecamera riprenderà il suo lato migliore.

Fa una capatina dal truccatore che ci mette tutta l’arte sua: il correttore sulle rughette, un tratto di matita per aprire lo sguardo, un gocciolo di botulino per rialzare il labbro, a mo’ di sorriso, che duri il tempo della ripresa. Si siede con gli altri ospiti e mostra sicurezza nel dibattito finché non si fa il nome del segretario del PD, Renzi, che alle sue orecchie è sinonimo, nel suono, al fastidioso sostantivo: raschio.

Il trucco cede, le labbra si serrano in una smorfia, cerca conforto fra le sue conoscenze mnemoniche in economia e fa il PIL e il contro PIL a questo e a quella.

Tutte le disgrazie della crisi le imputa all’ultimo arrivato, e a noi viene da dire: ma tu und’èri?

Difende i sindacati con i quali ha fatto combutta per ottenere posti di lavoro e voti, pensioni agli aventi e non aventi diritto, privilegi e stipendi ingiustificati pagati dalla comunità, dai lavoratori e dai pensionati. Pensa, e lo dice, che gl’italiani non sono ancora maturi per la democrazia non sanno pensare con la propria testa e s’invaghiscono ri cu megghiu cià cunta(*): una volta di Berlusconi, un’altra di Renzi, e della prima puttana che passa.

Poverino bisogna capirlo, è sfortunato!

Negli anni ’80 la sua sinistra si stava sedendo comoda e Craxi gli tolse la sedia; negli anni ’90 l’ha fatto Berlusconi; nel 2014 gliel’ha, addirittura, sottratta Renzi! Renzi? Renzi chi?

Mettiamoci al suo posto, noi ci comporteremmo diversamente se per mantenere il potere fosse necessario far cadere Sansone e tutti i Filistei? Forse no, però, ‘ndi trimassi a terra sutt'e peri! (**)

E se proprio non riuscissimo a controllare l’espressione del nostro viso, ci sforzeremmo di avere vergogna per ciò che abbiamo fatto, per ciò che diremmo e per ciò che faremmo.

Siamo già ai primi di Novembre

(*) Di chi meglio la sa raccontare
(**) Farsi tremare la terra sotto i piedi - avere vergogna di.

Generazione persa!

Il chiodo fisso

Sedute al bar, alcune signore, tre vedove, una divorziata e due tenenti marito, conversano. Le chiame­remo secondo il gusto della granita ordinata da ciascuna di loro: Pesca, Cioccolata, Mandorla, Limone, Gelsi, Caffè.

Caffè: degli amici mi hanno presentato un vedovo, non fresco, scaduto da due anni; ben portante, di settant’anni e senza figli. Ieri mi ha invitata a casa sua per mostrarmi il filmino di un viaggio che aveva fatto con la moglie.
Limone: una volta, la scusa, era la collezione di farfalle…
Cioccolata: messaggio chiaro: non vuole sostituire la buonanima.
Mandorla: per te, ne vedrei uno più giovane, con i tuoi sessant’anni te lo puoi permettere.
Caffè: ci sto riflettendo...
Limone: buttati, ogni lassata è persa.
Gelsi
: col vecchietto chissà quanto ne perdi…
Cioccolata: il viagra fa miracoli!
Mandorla: a mio marito non ne ha fatti.
Gelsi: ma ti sei guardata allo specchio?
Cioccolata: a settant’anni un uomo si stanca presto… e poi… va ripìgghiaru!
Limone
: da quando ho divorziato non ricevo inviti, le mogli temono che gli rubi il marito.
Gelsi: non glielo devi rubare ma… fartelo… prestare…
Limone: Non voglio perdere la mia libertà per un altro stronzo, sto bene così.
Cioccolata: non cambiamo discorso, il vedovello… a pensione come sta?
Caffè: bene… e ha una bella casa.
Gelsi: lui si gode la bella casa… e tu… la pensione con un giovanotto...
Pesca: che discorsi! Tra me e mio marito c’era un grande amore, non potrei sostituirlo mai.
Caffè: non voglio sostituire mio marito, ma iniziare una nuova vita e… non per il sesso!
Gelsi: male! Unitta ogni tanto fa bene.
Limone: se lo sposa, se ne pente, e a cu ciù torna? Prostata, cataratta, pressione… Pi ffavuri!
Pesca
: alla nostra età è brutta la solitudine.
Cioccolata: è un buon motivo per avere un compagno di viaggi, di teatro, di gioco a carte…
Gelsi: … giocare a moscacieca … casa casa
Mandorla: oppure a tri oru vinci e a tri oru perdi…
Cioccolata
: per me, chissu, vuole solo fare il canto del cigno…
Limone: allora prendilo al volo… mangitiru cu tutti i pinni….primma chi i peddi!
Il cameriere: il conto?
Gelsi:… billittu è stu caruzsu… sottraiamolo allo sfruttamento …
Mandorla: è perfetto…sfruttamento minorile…
Caffè: noi sappiamo solo parlare… siamo una generazione persa!

Seconda quindicina di Ottobre, il caldo continua

La gattamorta

'A gatta rrumazzàta e… la zòccola viva

Alcuni animali si mimetizzano per difendersi. Gli esseri umani si mimetizzano, soprattutto, nelle azioni militari.

Il mimetismo è anche una strategia di attacco a sorpresa che pianifica una donna che in dialetto brontese chiamiamo gatta rrumazzàta(*), in italiano gattamorta e Vittorio Feltri ha scritto “in ogni gattamorta c’è una zoccola viva”.

Risponde ad un tipo di donna né bella né brutta, poco curata né trascurata, taglia tra il 40/42, raramente esce fuori misura ed è di moderata o modesta conversazione.

Ma non è una stupida, riconosce di non avere frecce di seduzione al suo arco e affina quelle che un uomo cerca e ricerca in una donna: la disponibilità, la gratificazione, e perché no, il servilismo.

Ha un suo habitat ovunque, negli uffici, negli ospedali, in banca, negli istituti scolastici e universitari, nelle sedi dei giornali, nei tribunali, fra gli amici. La sua strategia non è quella di confondere il predatore, ma essere lei stessa un predatore che fagocita senza mai aggredire.

Sembra innocua perché servizievole, sottomessa e trascurabile, tanto da non destare sospetti neppure ad un uomo che non si affatica a conquistarla ma… se la ritrova un giorno, per caso, con diligente impegno inginocchiata sotto la sua scrivania.

Gli amici, i colleghi non se ne fanno una ragione e si chiedono come sia potuto accadere che il collega o l’amico, pi na gatta rrumazzata, abbia fatto torto o lasciato la moglie, donna di bell’aspetto e di intelligente conversazione in un rapporto alla pari, anche se, non sempre disponibile come è la maggior parte delle mogli.

Tutti d’accordo dicono che la moglie non si è difesa.

Riflettiamo: se la moglie invece della gattamorta avesse visto in azione una sculettante ragazza con scodinzolio, non avrebbe valutato il pericolo e si sarebbe difesa?

Ma è lecito affermare con forza che il “beato-angelico-marito” non abbia saputo riconoscere una gatta tigre da una tigre, anche se hanno lo stesso mantello tigrato. Da oggi, sempre che si possegga perspicacia, non si perda d’occhio a gatta rrumazzata, e per non dimenticare questi suggerimenti, tenere sempre pronti un inedito “requiem” e una fossa profonda per una degna e illacrimata sepoltura.

D’accordoo?

Ultimi di settembre 2014, è già arrivato l'autunno

(*) rrumazzàta = strapazzata, spelacchiata, smagrita

Chi l’ha visto?

Nulla faceva sospettare che…

Seguendo la trasmissione “Chi l’ha visto” ci si chiede perché qualcuno decida di sparire lasciando nel panico i familiari che intervistati, se fos­sero brontesi, direbbero: si vinìva un àngilu ru cielu e mu riciva non ci crirìva(*), perché lo descrivono persona tranquilla, attaccata alla fami­glia, disponibile con tutti e credono impossibile si sia allontanata volontariamente.

L’ipotesi è di un rapimento a scopo sessuale se si tratta di giovane donna e di giovanile anziana, mentre se è un uomo, per un ignoto motivo.

Ma ce ne potrebbe essere un’altra.

Quanti di noi avranno avuto voglia, almeno una volta, di sparire per infliggere sofferenza a uno o a tutti e di pianificare la fuga; lasciare indizi fuorvianti in cui gli abili investigatori si “farebbero vecchi”; di mettere da parte un gruzzoletto per non usare il bancomat che ne farebbe sco­prire l’esistenza in vita; di lasciare vestiti, cellulare, macchina, cane e gatti, e nudi come vermi strisciare di notte per le strade buie che non andranno a testimoniare il nostro passaggio.

A chi azzarda questa tesi, i parenti potrebbero obiettare che nulla faceva sospettare che il loro congiunto fosse infelice o avesse un tale disa­gio da voler sparire.

E chiusi nel loro egoismo, incapaci di vedere sotto un’altra luce la storia di quella presunta insignificante o ingombrante pre­senza, solo ora ne apprezzano, ne sentono la mancanza e non potranno, ammesso che lo vogliano, chiedere scusa a chi non c’è ad ascoltarli.

Ma siamo proprio sicuri che non sia ad ascoltarli, o sia seduta in un bar, a guardare “Chi l’ha visto” e scommettere se qualcuno ci sapi strògghjri i nnummira?(**)

Facciamoci un giro per i bar con tv sintonizzata sulla trasmissione, e se vediamo qualcuno seduto da solo e con un sogghigno soddisfatto, di sicuro è la persona che cercano.

Non facciamo la spia, offriamogli una birra e… cin cin alla nostra, gli altri si arrangino.

Se io sparisco, non mi cercate al bar, la birra non mi piace. Il mio posticino segreto è Bronte Insieme.

Settembre 2014

(*) Si vinìva un angilu ru cielu e mu riciva non ci crirìva (se fosse venuto un angelo dal cielo a dirmi cosa sarebbe accaduto non ci avrei creduto).
(**) Strògghiri i nnùmmira (snodare, interpretare i sogni e mutarli in numeri).

E' tempo di crisi

Compitini per le vacanze

Le trasmissioni televisive estive di approfondimento sulla crisi, a me piace chiamarle “compitini delle vacanze”; servono come recupero semmai qualcuno fosse rimasto indietro.

Molti interventi si basano soprattutto sulle responsabilità di chi è assente, mentre i presenti alle trasmissioni, al momento di assumersele, dicono che erano in malattia.

Tutti si lamentano, anche chi non ne avrebbe motivo e i detti antichi non vengono meno: si bbonu vo stari tà lamintàri!

Perfino i vocaboli, rivoluzione, fucilazione, ghigliottina e castrazione, sono stati licenziati dalla democrazia e sono in cerca di lavoro.

Ognuno si organizza come può: chi diminuisce i prezzi per sopravvivere e chi li aumenta per vivere; chi pensa di rinunciare ai privilegi e chi li ritiene diritti.
Tanti pagano le tasse e c’è chi non le paga, e se sorpreso con la faccia imbrattata di nutella, si difende accusando sua madre che, incinta di lui, col desiderio insoddisfatto di nutella si era toccata la faccia, invece del culo, lasciandogli la cosiddetta voglia.

Non ci meravigliamo, ogni secolo ha avuto la sua crisi e noi ci meritiamo la nostra.

Oggi però, e grazie alla tv, anche le persone di bassa cultura sono informate su come evolve la crisi, l’ignoranza non è ammessa, la scolarizzazione non ha escluso nessuno. Ma se una volta il maestro era asino, il suo alunno-asino ragliava intimorito, oggi l’alunno-asino va su internet ne sa più del suo maestro, raglia senza paura e lo prende a calci.

Per risolvere la crisi, i governanti del passato non si consultavano, non si confrontavano, non facevano patti col diavolo. Il popolo non si chiedeva se il re sarebbe riuscito a risolvere la crisi, dove avrebbe prelevato i soldi e se le caste glielo avrebbero consentito, si rivolgeva direttamente ai suoi sudditi:

- tu, cittadino, cosa vuoi? -

- ho fame, o mio signore! -

- zac… zac... -

- orsù, cittadina, cosa vuoi? -

- i miei figli hanno fame, o mio signore -

- zac…zac…zac…

Il re tagliava qualche testa e la dava in pasto al popolo affamato che ne aveva soddisfazione.

I nostri governanti, bisogna dirlo, non sono così generosi, il cervello ce lo danno impacchettato nei supermercati e ce lo fanno pagare.

- Ma almeno, sarà umano? -

- Speriamo! -

Siamo a luglio, è tempo di vacanze!

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