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Gli anni del Ciclope

Bronte allo specchio

(1946 - 1950)

La Storia di Bronte, insieme a noi

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Spigolando da Il Ciclope, 60 anni dopo

Personaggi in Pretura

 


Come i pifferi…

Da parecchio tempo Cuzzubbo Giuseppe sognava estasi paradisiache e folli gioie, allorquando, passando per la via Cirello incontrava lo sguardo assassino di certa G. N..
Il suo corteggiamento era assiduo ed anche un pò molesto, e la donna insofferente, sempre più lo seguiva con lo sguardo che avrebbe voluto dire: «Non ne posso più!»

Ma siccome Cuzzubbo Giuseppe non capiva il linguaggio degli occhi e tutto preso dalla sua insana passione interpreto lo sfavillio della pupilla della donna, come un invito a rompere gli indugi si decise ad essere più intraprendente e passando, come il solito per la via, disse alla donna: «Ti debbo parlare!» Cosa doveva dire alla donna che questa già non sapesse?

Invece era la donna che doveva dire all’uomo una cosa che costui non era riuscito a leggere sugli occhi suoi di fuoco e poichè, il linguaggio muto dello sguardo non era riuscito allo scopo, la donna si armò di un mattarello ed affidò alla forza persuasiva del duro legno l'incarico di far capire al Cuzzubbo quanto l'occhio sdegnoso non era riuscito a far comprendere!
Indi di soppiatto, il matterello calò sulla dura cervice del Cuzzubbo e con il suo colpo secco, secco gli fece finalmente capire che le donne altrui bisogna lasciarle in pace.

Il Cuzzubbo fece querela. Si vede che pur avendo capito finalmente, che certe molestie sono insensate non ha capito tuttora che certe umiliazioni non bisogna farle conoscere agli altri!

[Il Ciclope, numero unico, Domenica 12 Ottobre 1947, direttore Giuseppe Bonina]


Si offre un bacio e si danno morsi

(Cronaca)
Triscari Nunziata e Triscari Biagia si sono querelate reciprocamente per lesioni. Un fatto di cronaca come un altro, se non fosse avvenuto proprio la vigilia di Natale ed a coronamento della romantica fuga presa dalla figliola della Palermo con Meli Antonino.

Le vicine di casa, si sa, sono sempre un pò pericolose; infatti la Triscari Biagia si fece volentieri mediatrice dell'amore che aveva infiammato i giovani cuori di Meli Antonino e della figlia della Palermo e si interessò della cosa fino al punto di facilitare la fuga dei due colombi in amore.
Ma non è da escludere che anche il bel tempo vi abbia avuto la sua parte!

Soddisfatta di quanto aveva combinato, l'amabile e caritatevole vicina di casa, la vigilia di Natale andò in casa della Palermo e dopo i convenevoli d'uso volle abbracciarla.

La Triscari diede un bacio alla Palermo, e costei glielo ricambiò con molto cuore e sentimento. Si afferrò coi denti alla guancia della Triscari e le diede un morso di quello buono, tanto da lasciarne le traccie per un certo tempo: A tanta ingratitudine la Triscari reagì con percorse e calci cosicchè ora, entrambe sono ricorse al Maresciallo: la Palermo si lamenta di aver ricevuto il bacio di Giuda; e la Triscari a sua volta oppone che è troppo rispondere con un morso, ad un bacio dato... alla salute di Ninetto e della sua morosa.

(Il Ciclope, anno III, n. 2, domenica 18 Gennaio 1948, direttore Giuseppe Bonina)


Un episodio di vita… russa sul piano del codice penale

(Cronaca)
Accadde a Maletto

Con la vittoria della democrazia cristiana a Maletto, poteva sembrar tramontata la possibilità di una recrudescenza di vita russa: invece tre Russi hanno dato esca ad un episodio di violenza in materia d'amore che volevasi fosse libero.

La protagonista è Russo Antonina, diciottenne, belloccia e promettente. Costei si fidanzò con un altro Russo a nome Salvatore.

Due... russi dunque, propensi, quando sarebbe stato il tempo, a creare un altro piccolo... russo in terra italiana. Ma il guaio fu, che ancora un altro Russo, il terzo, a nome Antonino, stava in agguato e non voleva che il piccolo... russo fosse proprio creato dal suo antagonista Salvatore ed un bel giorno, il 9 maggio ideò un bel piano, che attuato, avrebbe dovuto dargli la possibilità di rapire la donna del cuore.

Così in detto giorno in contrada Lago di Maletto, il Russo Antonino, in compagnia di altri tre suoi compari affrontò la Russo Antonina ed altre due donne, che per fatalità, si chiamavano anch'esse Russo Vincenza e Russo Rosina.
Proprio come se il fatto si svolgesse fra Russi... di Russia e non fra Russi d'Italia!Mentre il Russo Antonino e gli altri compari trattenevano le due donne Russo Vincenza e Rosina, la Russo Antonina, causa di tanta russo-maglia, veniva trascinata a viva forza da uno dei quattro giovinastri, avventuratosi nell'impresa, e cioè da certo Saporito Francesco.

La povera ragazza fece resistenza, ma il Saporito, che voleva far onore al suo nome e ci aveva preso gusto, insistette dalla sua parte a non mollare la preda. Ne derivò che ad un certo punto la ragazza vistasi a mal partito, prese una pietra e colpì il Saporito alla fronte, producendogli una vasta ferita sanguinante.

Tale contegno della ragazza valse a far desistere i quattro giovani dalla impresa e fra tanti... Russi, tra uomini e donne, chi solo le prese fu il Saporito; per il momento solo costui ebbe un compenso veramente… saporito alla sua bravata, ma poichè la Russo Antonina ha presentato querela; anche gli altri certamente dovranno rendere conto della loro malvagia azione.

Ma fra tanti russi che dovranno comparire al Tribunale, non vorremmo che in definitiva anche il codice da applicare debba essere quello… russo!

(Il Ciclope, anno III, n. 10, Domenica 16 Maggio 1948, Direttore Giuseppe Bonina)


Sorprende il marito con l’amante

Amore a Pozzo Cotugno

La vita comincia a quaranta anni?
Quest'anno la primavera è venuta in ritardo: non vi sono state le belle albe rosate, ne le margheritine primaticce sui prati. I giovani che sono come le rondini della vita, quest'anno non si son visti nei loro costumi folgoranti di bei colori, ma quasi fino a poco tempo fa, erano ancora infagottati in maglioni e bluse di colore bigio.



 

Galleria degli impiegati!?!
Don Ciccio,
L'impiegato comunale, "capo ramazza" pro­mosso sul campo accalappiacani. Una figura professio­nale degli anni '50 ormai desueta e scom­parsa dalle nostre strade.

Con poche quartine e la deliziosa matita di Ange­lo Mazzola, Il Ciclope ce lo fa ricordare ancora:

«E' questo don Ciccio,
già capo ramazza,
che in modo sì spiccio
scopava la piazza.
Che poscia promosso
custode del Cesso,
divenne un molosso
davanti l'ingresso.
Ha fatto carriera,
dall'oggi al domani,
or ha la visiera
d'accalappiacani.
Diventa malvagio,
crudele, spietato
se il cane randagio
...la corda ha tagliato.
Don Ciccio, coraggio!...
l'A. M. l'avete?
Non spirerà maggio
che guardia sarete!»



 

Galleria dei calzolai!?!
Il ritratto a tutto tondo di
Peppino Maccattio,
un artigiano che oltre a risuolare scarpe ama di tutto anche di...:

«Presentarvelo? Oh benedetto Iddio!
Chi non conosce Peppino Maccattio?
E' amico degli amici, buon compagno,
ottimo genitor di cuore magno.
Di guardioni e di pizzotti gran maestro
quando però ne ha la voglie e l'estro.
Ama prima di tutto la banchitta,
poi l'arte, il canto, il ballo, la marmitta,
il caffè Calorio e, non gli è discaro,
lo squisito licor del Pecoraro.
Se scorge un deputato socialista,
come segugio ne segue la pista.
Quando c'è da far festa a qualche Santo,
glielo trovate certamente accanto.
Anche a chi muore da il suo contributo
reggendo in man il giumbo del tabuto.»

 

La ragione c'è; la primavera nella natura é venuta in ritardo e di conseguenza, anche nella vita ora, la primavera fiorisce a quarant'anni e più.

A Bronte specialmente, la primavera e l'amore, inseparabile compagno di quella, si diedero appuntamento a Pozzo Cotogno. Ivi ad Allia Nunzio, più che quarantenne, la primavera, venne incontro con tutte le sue seduzioni e le sue languidezze; ivi il maturo Allia smentendo il pessimistico detto di Guido Gozzano, che quarant'anni é l'età cupa dei vinti, steso su la tenera erbetta era solito sfogliare le margheritine con certa Spitaleri Maria Antonia.

Non voleva credervi la moglie dello Allia, Schilirò Giovanna, ma qualche ripetuta insistenza di amici, le fece sorgere la curiosità di agire come S. Tommaso di constatare cioè con i propri occhi la consistenza della diceria; e ad ogni buon conto si armò di un randello.

Non fu certo grata la sua sorpresa nel trovare il marito intento a sfogliare le margherite del prato assieme alla sua diletta compagna Maria Antonia e cercò di agire, come ogni moglie in simili casi crede di dover fare, per affermare i suoi diritti ai poziorità.

Si dice che il marito abbia cercato di reagire, ma che sia stato impedito da una folla di donne, accorse con randelli e manichi di scope in aiuto della Schilirò.
Certo è che il terzetto dovette andare in Caserma ed ivi pare che sia stato chiarito l'equivoco: il maturo Allia nulla faceva di male con la Spitaleri ma le impartiva delle lezioni si botanica.
Nessuna querela in conseguenza c’è stata, ed ora a studiare la botanica saranno in tre.

(Il Ciclope, anno III, n. 11 Domenica 30 Maggio 1948, Direttore Giuseppe Bonina)


Ucciso il gallo chiese consiglio a Dio

Ponzo Nunziata vecchietta settantenne ma ancora arzilla, non si la bene il 1 perché, ha in odio i galli e questo odio si acuì maggiormente l'altro giorno quando s’accorse che il gallo di tal Andronico Giuseppe penetrato in casa durante la sua assenza era intento a beccarle il pane.

La vecchia furente non ci stette a pensar su; assestatogli un colpo di bastone lo distese morto sul colpo. Ma alla Ponzo la cerne di pollo non piace e non volendone far gustare al gatto, buttò sotto il letto il povero gallo.

Presto però fu presa dal rimorso e non sapendo come diportarsi corse in chiesa a consigliarsi con Dio. Non si sa bene quale consiglio potè darle il Signore; certo si è però che questa volta non volle punto aiutarla e rientrando in casa vi trovò l'Andronico che tentava di far tornare in vita il gallo ed i carabinieri che la condussero filata in gattabuia.

(Il Ciclope, anno III, n. 12 Domenica 14 Giugno 1948, Direttore Nino Neri)


Dal buco l’astuta Carmela
Pescava rape e broccoli e cavolfiori

La Rosa Nunziata e Meli Carmela andavano d'amore e d'accordo secondo le norme del buon vicinato. Mentre infatti la Meli abita una cameretta al primo piano in via Card. De Luca, La Rosa gestisce una rivendita di frutta e verdura in una bottega situata sotto la casa della Meli.

Ma i loro buoni rapporti vennero a cessare per colpa d'un… buco, proprio così per colpa d'un buco, venutosi a formare nel pavimento di legno che separa la casa dalla bottega.

La Rosa Nunziata invitò gentilmente la Meli di riparare quel buco ma questa non faceva che procrastinare adducendo a scusa la mancanza di quattrini.

La fruttivendola proponeva allora di procedere alle riparazioni a sue spese; se ne adontò la vicina considerando la proposta come un'elemosina.

Ed il buco continuava cosi a rimanere aperto anzi... s'allargava ogni giorno di più con gran rammarico della La Rosa.

Finalmente una mattina la fruttivendola aprendo la bottega trovò sù un bel mazzo di cavolfiori un gancio attaccato ad una fune; venutolo a sapere la Meli, lo reclamò assicurando che il gancio era di sua proprietà.

Insospettita, l'altra corse a contare i cavoli e quale non fu la sua sorpresa quando si accorse che ne mancavano una diecina di mazzi.

Si scopri allora il mistero del buco e si capì l'interesse che la Meli aveva a mantenerlo ed a difen­derlo contro tutti: attraverso quel buco, durante le ore in cui la bottega era chiusa l'astuta Carmelina lanciava l’amo e pescava… broccoli, lattughe e cavoli a fasci.

(Il Ciclope, anno III, n. 12 Domenica 14 Giugno 1948, Direttore Nino Neri)

Galleria dei cacciatori!?!
Peppino Catania
è il re della caccia anche se la faccia che gli ha affibbiato Angelo Mazzola "...non sembra davvero":

«E' inteso Cucciuni
Peppino Catania
che a detta d'alcuni
conigli dilania.
Ha l'occhio puerile
tranquillo, pacato
ma quand'ha il fucile
diventa spietato.
Scandaglia le tane
che sembra un cirneco
nel mentre il suo cane
lo guarda di sbieco.
Rientra la sera
ripieno il carniere,
riprende la cera
del saggio messere.
Soprabito nero,
pacifico in faccia
non sembra davvero...
il re della caccia.»

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