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Gli anni del Ciclope

Bronte allo specchio

(1946 - 1950)

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Spigolando da Il Ciclope, 60 anni dopo

Il Comune, la politica, i fatti

 


Un avvenimento tragico: un violento nubifragio durato appena 35 minuti crea notevoli danni in alcune abitazioni di Bronte e fa ingrossare e straripare il Simeto, le cui acque nel percorso dalla Cantera alla Ricchisgia, a Pietra Rossa travolgono ogni cosa distruggendo ponti e strade ed invadendo migliaia di ettari di terreno coltivati a frutteti e aranceti. Purtroppo un evento, quest'ultimo, che dal 1948 si ripeterà ancora diverse volte e sempre con danni notevoli e senza speranza di soluzioni definitive.

Settembre 1948

LA FORZA È DELLA NATURA

Danni per diversi miliardi a causa del nubifragio
Lo Stato interverrà: in che misura?

Un pò tutti siamo rimasti attoniti al violento nubifragio che dalle ore 9,45 alle 10,20 del 15 settembre in appena trentacinque minuti, ha devastato la parte più fertile del nostro territorio.

Cessato il temporale, mentre in tutte le case sventrate e svuotate dalle acque si pensava a salvare il salvabile, parecchia gente accorreva trepidante nei punti più dominanti del paese, per vedere, sia pur da lontano, i danni che a ben ragione nelle campagne si temevano ingenti.

E da lontano anche noi abbiamo visto il Simeto, il candido vecchio cadente di qualche ora prima, rinvigorito tutto ad un tratto, scendere maestoso, allagando e ruinando, beffandosi con quella sua diabolica e scrosciante risata, delle fatiche degli uomini.

Le acque cretacee, con ruinosa furia sconvolgevano e devastavano, quasi avessero voluto dimostrare all'uomo, che la legge del più forte è sempre in vigore, e che al di là di determinati limiti non si deve andare perché incontrastabile dominio della natura.

Per ogni dove frutteti, oliveti, vigneti, agrumeti sommersi, devastati sdradicati. Ovunque si posasse l'occhio, dalla Cantera alla Ricchiscia, era una immensa spianata d'acqua punteg­giata quà e là dalle cime dei pochi alberi rimasti.

E non soltanto le campagne accanto al Simeto subirono danni: ma tante e tante altre cam­pagne ancora, furono addirittura schiantate dai torrentelli diventati fiumi e dai canali tra­sformatisi in torrenti.

La strada Bronte-Cesarò è stata interrotta, l'acquedotto è stato tagliato, il ponte Serravalle, il ponte Cantera, il ponte Sciara hanno subito gravi danni, mentre il ponte Passopaglia, il più importante perchè l'unico a collegare Bronte alla vastissima zona costituita dalle campagne della Fichidindia, Placa, Viscuse e Malaterra, è crollato.

Man mano che da ogni parte con curiosa rapidità giungevano le notizie dettagliate, nella popolazione (prevalentemente agricola) cresceva l'allarme ed il dolore più che per i danni immediatamente subiti, per quelli che si subiranno in seguito.

Con la distruzione di migliaia di ettari di terreno coltivabile è venuto infatti a mancare il quo­tidiano lavoro a centinaia di umili lavoratori per i quali non esisteva altra fonte di guadagno e quindi di sostentamento.

E tanti altri ancora saranno costretti a lasciare le gabbelle, perchè, in seguito al crollo del ponte Passopaglia, per raggiungere le proprie campagne dovranno fare un giro così lungo che, per coloro che sono privi di animali da soma, si rende assolutamente impossibile.

La situazione determinatasi in seguito al nubifragio, può considerarsi disastrosa, e tale rimar­rà finchè il Governo non cercherà di adottare opportune ed adeguate misure finanziarie che potranno contribuire in un certo modo ad alleviare le notevoli perdite economiche subite da buona parte della popolazione.

Bisogna innanzi tutto disporre l’annullamento delle tasse per quei terreni che sono stati distrutti o resi tali da non poter produrre per molti anni ancora. E' questo un provvedimento che deve essere attuato immediatamente, senza il rituale giro vizioso della lenta burocrazia.

Se si vuole poi che buona parte delle campagne devastate ritornino a fruttare è necessario che il Governo o chi ne fa le veci, dia un contributo adeguato ed efficace, sì da poter mettere i proprietari in condizione di poter ricostruire.

Per quanto riguarda le opere di interesse collettivo, bisogna assolutamente iniziare immedia­tamente i lavori, per sopperire ad una urgente necessità (ponti) e per ripristinare la viabilità (stradale Bronte-Cesarò), prima ancora che il sopravveniente inverno li renda impossibili.
Fidiamo che l'intervento di S. E. il Prefetto, venuto in Bronte immediatamente dopo il nubi­fragio approdi a qualche cosa di concreto.

Fidiamo pure nell'interessamento dell'On. Castorina Deputato D. C. al Parlamento Siciliano, il quale venuto in rappresentanza dell'On. Milazzo - Assessore per i Lavori Pubblici - relazionerà alla Regione nel modo più chiaro i danni sofferti nella zona, ne provocherà gli immediati prov­vedimenti per un congruo contributo ai danneggiati, ed interesserà il competente Ufficio Tecnico Catastale, per l'annullamento o moderazione delle tasse imposte sui terreni allagati o sommersi. [Nino Neri]

[Il Ciclope, anno III - n. 19, Domenica 26 Settembre 1948, direttore Giuseppe Bonina]

Leggi pure: I nubifragi di oggi “annunciati” nel 1948
 

La zona della Ricchisgia ed il ponte Passo Paglia, rico­struito dopo l'alluvione del settembre 1948. Sotto, la storia si ripete: dopo cinquant'anni ancora uno strari­pamento del Simeto distrugge frutteti ed aranceti (nel­la foto un frutteto di contrada Barbaro nel Gennaio 2009). Questa volta qualcosa è cambiato: i ponti han­no resistito ed i danni sono in milioni di euro.

 

Galleria delle GG. MM.!?!
Poteva sfuggire alla mati­ta di Angelo Mazzola ed alla satira poetica di Mar­gaglio il Capo delle guar­die comunali? Certo che no! Ecco a destra, Gioacchino Stancanelli!

con la solita "poesia" d'accompagnamento:

«E' questo Gioacchino Stancanelli,
il Capo delle Guardie Comunali,
nel suo servizio par non s'arrovelli,
non lancian gli occhi suoi tremendi strali.
Lui guida, lui coordina con zelo,
lo stuolo delle guardie a lui si prona,
s'erge possente, come un lungo stelo
sui subalterni che gli fan corona.
Se il baffo ci ricorda un dittatore...
non gli assomiglia per la tirannia,
se fa un verbal lo fa con pena al cuore...
costretto dal dover di polizia!
E' molto più felice quando a sera,
fuori servizio non ha più taccuino:
si liscia i baffi, s'alza la visiera,
mentre gli affiora in viso un sorrisino!»

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